Adry

2 anni di Marameo. 2 anni di questa nuova vita. Riguardo le foto di quand'era piccino e mi manca. Lo so che è qui con me, ma più passa il tempo più mi manca quello che non potrà più essere. Per questo mi godo ogni istante.

Da quando vivo una vita minimalista ci sono alcune cose che ho smesso di comprare e che ho scoperto non mi mancano assolutamente.

  1. acqua in bottiglia; non riuscirò mai a capacitarmi di come sia possibile che esistano persone che spendono soldi per avere una cosa che esce dal rubinetto di casa. E lo so che ci sono realtà in cui l’acqua di casa (ci viene detto) non è sicura, ma cerchiamo di consultare le strutture preposte alle verifiche invece di dare retta a cosa dicono fonti non accreditate.

  2. fast fashion; ovvero tutte quelle firme che ti permettono di portarti a casa una maglietta a 5 euro per poi ritrovarti tutte le cuciture spostate, buchi o un colore diverso dopo il primo lavaggio. Meglio pochi capi, ma scelti con cura, adatti a me, alla mia figura, alla mia personalità, ai miei bisogni.

  3. libri cartacei; le biblioteche sono la più meravigliosa invenzione che l’umanità potesse concepire. Compro ancora qualche libro fisico, ma si tratta di artbook, manuali o libri che mi servono per il lavoro. Per il resto: romanzi, saggi, tutto quello che posso lo prendo in prestito. Il prestito non occupa spazio, non prende polvere e non richiede sacrificio di carta.

  4. cd, dvd, vinili; da quando frequento il fediverso ho scoperto valide alternative open al comprare fisicamente musica, film o serie.

  5. gioielli; ho passato in rassegna la mia collezione di bigiotteria e l’ho decimata. Oggi non ne compro più. I gioielli in oro o argento che non mi piacevano li ho scambiati in gioielleria per acquistare regali.

  6. cibo spazzatura; questa è una scelta che oltre che al pianeta e alle tasche fa bene anche alla salute.

  7. souvenir; quando viaggio non compro più quelle chincaglierie per turisti che servono solo a ingombrare ulteriormente casa. Come se avessi bisogno di un oggetto per ricordarmi di una vacanza, molto meglio le foto.

  8. creme, cremine, lozioni, olii…; più cose ci mettiamo addosso peggio è. La pelle sa già ripararsi e proteggersi da sola. Quando hai una crema per il viso con fattore di protezione solare e una lozione per pulire il viso la sera non ti serve altro.

Che cos’è (per me) il Minimalismo?

Molto probabilmente ne avrete già sentito parlare in rete. Quasi sicuramente lo avrete trovato associato a foto di case vuote, asettiche, dai colori che vanno dalla gamma dei bianchi al beige, molto probabilmente abitate da giovani donne bianchissime, magrissime, “acqua e sapone”*, con una crocchia di capelli biondo platino elegantemente disordinata…

Ebbene l’estetica minimalista può piacere (non nascondo che a me piace molto) ma non è questo il Minimalismo™.

Minimalismo vuol dire prendere coscienza dell’immagine di noi che vogliamo dare tramite le cose che possediamo. Capire se questa immagine ci riflette davvero. E realizzare quanto della nostra vita, del nostro tempo, della nostra serenità abbiamo sacrificato per avere ciò che abbiamo oggi e se ne sia o meno valsa la pena.

Userò come esempio il guardaroba perché è forse l’unica cosa che accomuna ogni essere umano di quello che definirò il mondo occidentale. Ci troviamo spesso ad avere miriadi di capi che teniamo pur non usandoli per i più disparati motivi: perché è un regalo, perché è carino anche se non mi sta, perché l’ho pagato tanto… spesso perché non mi ricordavo neanche di averlo. Ma tutto ciò che non indossiamo è solo ingombro. Conosco persone che hanno armadi stracolmi di vestiti, al punto da non avere spazio per metterne di nuovi. E poi indossano sempre le solite cose. Due o tre maglie che alternano con due paia di pantaloni. E spesso sono anche cose di scarso valore, trasandate. Magari hanno nell’armadio cose graziose, che gli starebbero meglio, e che valgono di più, ma vanno sempre “sul sicuro” coi soliti capi. Io ero una di queste persone.

Il punto è che tutto ciò crea una condizione di frustrazione anche se inconscia perché sentiamo di avere il nostro spazio (e di conseguenza la nostra mente) ingombro di cose che sfuggono al nostro controllo.

È scientificamente dimostrato che uno spazio ingombro e disordinato è fonte di stress. L’armadio è un luogo fisico che apriamo ogni giorno (più o meno), vogliamo davvero che quello che vediamo sia caos, oggetti alla rinfusa, uno spazio ingombro?! Le nostre case (o stanze se viviamo con la nostra famiglia) sono lo specchio della nostra personalità. Che immagine vogliamo vedere ogni volta che apriamo l’armadio? Che immagine vogliamo che le nostre scelte ci rimandino?!

Oltre al benessere psico-fisico il minimalismo porta con se anche l’effetto collaterale non trascurabile del risparmio di denaro.

Ma è sul risparmio di materiali (spazzatura) che mettiamo in circolo che personalmente cerco di concentrami di più.

Quando è successo che l’essere umano ha sviluppato il “bisogno” di possedere 10 (quando è parsimoniosə) maglioni? 50 magliette? 10 paia di jeans?!? Il consumismo è ciò che ha creato quel mostro ingoia-pianeta che è la fast fashion. Non farò nomi di aziende ma sappiamo tuttə quali sono. Una T-shirt non può costare 5,99 euro. Non è matematicamente possibile. A meno che non si tagli pesantemente sui materiali e sui costi di produzione. Tagliare i costi di produzione vuol dire che da qualche parte nel cosiddetto sud del mondo c’è un uomo, una donna o molto più probabilmente unə bambinə che lavora 16 ore al giorno per 2 o 3 dollari alla settimana in un edificio privo delle più basilari norme di sicurezza e benessere. Persone che muoiono giovanissime per tumori sviluppati a causa dei vapori degli agenti chimici usati per lavorare tessuti scadenti, pieni di micro-plastiche, che finiranno per inquinare il pianeta. E no, non sono i “rischi del mestiere”. Perché l’alternativa sicura c’è. È solo che costa troppo per chi vuole vendere T-shirt a 5,99 euro guadagnandoci l’80%.

Io penso spesso a quello che resterà di me dopo che avrò lasciato questo pianeta. Mi preoccupo di cosa troveranno lə miə eredi nel mio armadio, ma anche nel mio computer. E mi preoccupo dell’impatto che avrò avuto, pur nel mio piccolo, sull’ambiente. E quando parlo di ambiente mi riferisco sia alla natura, sia alle vite di coloro che verranno dopo di me. Che non sono per forza i miei figli, ma chiunque dovrà ripulire dopo che me ne sarò andata. Siamo su questo pianeta per pochi anni e io voglio lasciare il minimo di immondizia possibile. Tanto so che niente di quello che possiedo verrà con me nella bara.

Mi rendo conto che forse ho concluso il mio discorso in modo un po’ nichilistico. Dopotutto alcunə aspirano giustamente a lasciare allə propriə eredi una casa, dei possedimenti materiali che rendano loro la vita più agevole. Ma vogliamo che lə nostrə eredi trovino una casa pulita, un piccolo scrigno di tesori, magari gioielli, investimenti... o un armadio pieno di stracci che dovranno preoccuparsi di smaltire?

*ho messo “acqua e sapone” tra virgolette perché la ragazza acqua e sapone non esiste, mettetevela via signori. L'acqua e sapone è solo un sapiente uso di trucco e parrucco

Che cos'è? Un decluttering premorte, diciamo così. Decluttering significa liberarsi di tutto quello che ingombra la mia vita. Death decluttering significa liberarsi di tutto quello che ingombra la vita mia e quella di chi dovrà sistemare quello che resterà dopo di me.

Si poteva dire in italiano? Non esattamente. Non esiste una parola che esprima alla perfezione tutto quello che comprende clutter, a mio parere. Disordine, sì, ma anche groviglio e confusione. Non solo ingombro fisico ma anche mentale.

Diventare genitore ti porta a pensare inevitabilmente a cosa resterà di te. E non importa se sei ancora giovane e in salute. L'imprevisto è sempre dietro l'angolo. E più vedo i miei di genitori invecchiare più non posso fare a meno di pensare a cosa resterà a me. E mi rendo conto di gioire ogni volta che i miei annunciano di avere intenzione di buttare via cose. Cose vecchie, inutili, magari investite di un valore affettivo ma che è un valore per loro, non per me. So che quando sarà il momento sarà dura dover sgrovigliare tutto quel mucchio di ricordi che avevano un valore per i miei ma non ne hanno per me. E sarà devastante. Per questo li ringrazio quando mi annunciano che faranno loro quel lavoro anziché lasciarlo a me.

Per questo farò io quel lavoro anziché lasciarlo a mio figlio.

Il tempo è ciò che mi spaventa di più. Perché è l'unica cosa su cui non c'è modo di avere controllo. Per questo non sopporto di perderlo, di sprecarlo. Il tempo passa e non torna indietro. Eppure non posso fare a meno di vedermelo scivolare tra le dita come sabbia senza riuscire a fare niente per fermarlo.

Vivo nella costante paura di stare sprecando il mio tempo, che la mia vita sia vuota e senza senso. Così continuo a vagare tra mille idee in attesa di trovare quella giusta, quella che darà uno scopo alla mia intera esistenza. Ma sapere che più il tempo passa e più le possibilità si riducono mi riempie di angoscia. Non riesco a prendere una decisione. E resto paralizzata.

E intanto gli anni passano... e la mia vita scivola via.