Abracadabra, accountability!
Le parole creano mondi. Sul serio. Dio dice “Sia la luce!” e la luce fu (Genesi 1-3), ad esempio. E circa l’abracadabra, se vogliamo prendere per buona l’etimologia che la attesta come derivante dall’aramaico Avrah KaDabra, abbiamo un magnifico “Io creerò come parlo”. È con le parole che noi creiamo la nostra realtà, le diamo forma e spessore e colori e sfumature. È attraverso le parole che il nostro cervello incamera, elabora, memorizza e restituisce informazioni. E quindi non è che accountability mi stia particolarmente simpatica, perché così, di primo acchito, il mio sistema rettile ha sentito un moto di disgusto e il limbico gli ha dato man forte ricordando un tizio pieno di spocchia e vuoto di contenuti che era solito imbastire frasi del tipo “OK, meeting domani alle nove per un brainstorming” giusto per darsi un tono. “Ecco, accountability è senza dubbio una parola che avrebbe usato con sommo godimento”, ha detto il limbico, strizzando l’occhio al rettile. Poi però la neocorteccia ha ricondotto i due alla ragione, li ha portati a concentrarsi sul fatto che quel termine in inglese, come qualsiasi altra parola, non è né buono né cattivo in sé e che tutto dipende dal contesto e dalla finalità per cui viene utilizzato. Ebbene: il contesto è la versione italiana dell’IndieWeb Carnival, idea proposta da ed, e la finalità è quella di allargare e movimentare un po’ la bolla del fediverso, anche al di là di Mastodon, che è solo un puntino nelle galassie di opportunità di comunicazione possibili. Insomma, cari rettile e limbico, val ben la pena di accantonare il ricordo di quell’ex collega e concentrarsi sul presente. Accountability, dunque, che taluni dizionari traducono come responsabilità: parola in sé abbastanza giovane, attestata dalla metà del XVIII secolo e che, fatto buffo, deriva dal francese responsabilité, a sua volta mutuato dall’inglese responsability. Dunque accountability non può essere soltanto responsabilità, la quale, comunque, facendo un ulteriore paso indietro dall’inglese, ci riporta al nostro caro, vecchio latino respondere; non è a caso, infatti, che noi rispondiamo di ciò di cui siamo responsabili. Accountability, poi, viene spesso utilizzata in contesti di gruppo, mentre responsability è intesa individualmente: semplificando, in un’azienda sarebbero i responsabili di reparto ad avere l’accountability, mentre i loro sottoposti – parola orrenda, ma efficace – hanno ciascuno la responsabilità personale del proprio operato. Il rettile e il limbico, a questo punto, si scambiano un’occhiatina d’intesa e sfoderano un sorrisetto, anche la neocorteccia è con loro: non era solo il ricordo del collega spocchiosetto né l’uso della lingua inglese a infastidirmi, era proprio il fatto che io non ho, né ho mai avuto, il desiderio né l’interesse di controllare le azioni e l’operato di altre persone. Vivo i miei giorni facendo scelte e assumendomene la responsabilità, in prima persona. Questo è tutto. Abracadabra.





