Amazon (ma non quella che pensate)

Qualche tempo fa su Mastodon si barriva, con ju e qualche altro amico dalla possente dentatura, di stereotipi di genere, di quanto il rosa-è-da-femmina e affini avessero rabbuiato svariate giornate di infanzie altrimenti gioiose e spensierate. Da quello scambio è emerso un mio ricordo che, però, penso meriti più degli stringati caratteri disponibili su quella piattaforma tanto utile per allenare la capacità di sintesi: la storia di Amazon. No, non intendo parlare del colosso delle vendite via web, dell’elusione fiscale e del superfluo: di ben altra Amazon si tratta, e di tutt'altra epoca.

Siamo nel I secolo dopo Cristo e nell'arena, a combattere con lame e scudi, c'è lei, Amazon, che si scontra con Achillia. A raccontarci di questo combattimento è un bassorilievo su frammento lapideo, oggi conservato al British Museum ma rinvenuto negli scavi di Alicarnasso, in Turchia, che ci ha tramandato anche i nomi delle due gladiatrici, probabilmente pseudonimi scelti proprio per la loro attività agonistica, incisi in lettere greche sulla pietra.

Immagine del frammento

Purtroppo il frammento poco lascia evincere della storia di queste due combattenti e poco si sa sulle gladiatrici della Roma antica: il termine stesso gladiatrix, traducibile con gladiatrice, non è parola arcaica, ma soltanto una latinizzazione coniata nell'Ottocento, mentre i testi dei primi secoli dopo Cristo ci parlano di ludia (donne che prendevano parte ai ludi), mulieres (donne, anche intese come donne adulte) e solo raramente di feminae (femmine, donne). Va detto che i ludi erano spettacoli pubblici tra i più diversi, originariamente ideati come celebrazioni per le divinità, che spaziavano dalle corse di carri alle rappresentazioni teatrali, dalle battaglie navali ai combattimenti tra gladiatori, ed è dunque comprensibile che alcuni studiosi abbiano tentato di relegare le ludia al ruolo di attrici teatrali, ignorando o negando il loro possibile contributo ad altri tipi di manifestazioni pubbliche. La Tabula Larinas però – così chiamata perché rinvenuta negli scavi di Larinum, odierna Larino, in Molise – è una tavoletta di bronzo su cui è inciso parte di un decreto senatoriale di Tiberio, emanato nel 19 d.C., che, tra le altre cose, vietava a uomini e donne, legati da parentela verso senatori o verso equites, di apparire sulla scena o di mostrarsi nelle vesti gladiatorie. Nel testo si fa riferimento anche a una normativa precedente, un decreto dell'11 d.C., in cui si impediva alle giovani di meno di vent'anni di esibirsi nell'arena. Il fatto che il Senato fosse chiamato a emanare decreti che regolamentassero i combattimenti femminili lascia intendere che l'attività fosse tutt'altro che sporadica.

Larinum

Anche la letteratura ci rimanda immagini di donne combattenti: Svetonio, nelle Vite dei Cesari, riporta che l'imperatore Domiziano (I sec. d.C.) aveva offerto venationes e combattimenti gladiatori alla luce delle torce, in cui a fronteggiarsi erano anche donne, e pure lo spagnolo Marziale, che nel corso della sua vita a Roma conobbe il massimo successo proprio sotto l'imperatore Domiziano, menziona nei suoi componimenti i combattimenti tra gladiatrici. Ad oggi, però, nessuno scritto ci dà ulteriori notizie circa Amazon e la sua avversaria Achillia. Chissà cosa amavano, quali erano i loro pensieri, che aspirazioni avevano... Chissà se combattevano per bisogno o perché desideravano farlo. Chissà quali colori piacevano loro.