Non ho letto bene Madame Bovary (forse)

Attenzione, spoiler sulla trama

Di recente ho letto il famosissimo, scandaloso romanzo di Gustave Flaubert e, alla fine, come faccio spesso, sono andata a leggermi le note critiche; fatto, questo, che mi ha portata a pensare che forse non avevo letto bene l’intera opera. Ho perciò approfondito la ricerca, leggendo altre note critiche. Essendo Madame Bovary un classico della letteratura, che ai tempi della sua prima pubblicazione costò un processo per immoralità al suo autore, testi di questo genere non mancano di certo, ma l’approfondimento non ha dissipato i miei dubbi. Sostanzialmente la maggioranza dei critici – o, almeno, di quelli di cui ho letto le recensioni – asserisce che Emma Bovary è un’eroina moderna, una donna dai grandi sogni ma impossibili da realizzarsi nel suo tempo, una creatura imprigionata in un mondo provinciale e misogino e il testo una spietata critica all’ipocrita borghesia del XIX secolo.

Il punto è che la mia visione d’insieme non si discosta un po’ da questa lettura: ne è quasi agli antipodi! Da qui il dubbio che io non abbia letto bene Madame Bovary. Secondo me Emma è una ragazzina viziata e con il cervello imbottito da letture fantastiche (questa cosa della lettura, in tutta onestà, viene evidenziata anche da svariati recensori e critici), perennemente insoddisfatta e sempre alla ricerca della felicità facile. Ha una famiglia amorevole e una discreta posizione sociale, ma sogna il matrimonio e la fuga dalla casa paterna. Ha un marito che la venera, un brav’uomo un po’ sempliciotto e certamente non un luminare della medicina, ma che ha una posizione come medico della piccola cittadina in cui vivono, è benvoluto, la ama e la tratta con rispetto; eppure lei non lo sopporta, lo trova sciatto e inetto, lo spinge a operazioni superiori alle sue capacità (con esito disastroso), lo tradisce ripetutamente. Ha una bella e dignitosa casetta in un villaggio che però trova banale e provinciale. Ha un amante ricco, un signorotto locale, che si stanca di lei non appena l’ha ottenuta, come un bambino capriccioso farebbe con un giocattolo nuovo, eppure Emma dice di amarlo e vuole spingerlo a una fuga di coppia; la fuga fallisce, perché lui chiaramente nemmeno ci pensa a prendersi sto accollo, ma se fosse andata a buon fine è facile intuire che Emma si sarebbe stancata dell’amante in quattro e quattr’otto, come in effetti avviene col successivo. Ha una figlia, ma la mette a balia e sostanzialmente se ne disinteressa nel modo più completo, salvo sporadici eccessi di affetto dettati dal suo cervello bacato.

Dal mio punto di vista, Emma non è un’eroina, è una bambina viziata mai cresciuta. La sua non è una critica – che lei concretizza con la sua intera esistenza terrena – alla società bigotta e misogina dell’Ottocento, è un incessante susseguirsi di capricci privi di senso. Se avesse voluto cambiare davvero, cambiare in meglio, avrebbe potuto dare un senso ai suoi giorni, mettendo impegno e amore nel suo agire, anziché sognare in grande limitandosi però a sognare e, peggio ancora, cambiando sogno ogni volta che la sua completa, assoluta inettitudine le faceva sbattere il nasino contro la dura realtà. Dunque è possibile che io abbia letto male Madame Bovary, perché le mie conclusioni sono parecchio distanti da quelle della critica. Ma forse il bello della lettura sta proprio nel fatto che ciascuno può trarre conclusioni e insegnamenti del tutto personali e soggettive. Anche in contrasto con quelle della critica. Anche da un classico.