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    <title>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</title>
    <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/</link>
    <description>Ciò che dice il titolo: un piccolo spazio virtuale in cui l&#39;internauta che si firma &#34;Cretino di Crescenzago&#34; pubblica pensieri sparsi.</description>
    <pubDate>Thu, 21 May 2026 17:21:31 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Da Reggio Calabria a Milano-Cortina</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/da-reggio-calabria-a-milano-cortina</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Questo articolo parlerà, come mio solito, di scienze sociali e massimi sistemi, ma per una volta sarà prevalente il taglio autobiografico da vero e proprio diario online. Se non vi interessa, pregovi di passare oltre senza insultare (per favore :( ).&#xA;&#xA;Quando mi sono trasferito a Milano, nel 2023, sono entrato in un gruppo di volontariato che erogava innanzitutto forniture alimentari nei quartieri di Turro-Gorla e di Lorenteggio-Giambellino, ma mirava a occuparsi anche di diritto all&#39;abitare, nel quadro più ampio di contrastare il carovita e la speculazione edilizia. Visto che sulla città incombeva la spada di Damocle delle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026, mi chiesi se ci fossero modi per fare agitpropaganda contro l&#39;economia rapace dei grandi eventi, e trovai uno spunto nella memoria dei moti di Reggio Calabria del luglio 1970-febbraio &#39;71. &#xA;Per chi non lo sapesse (immagino, chiunque non sia un secchione sinistronzo come me) il capoluogo della regione Calabria doveva essere (e tuttora è) collocato a Catanzaro, ma la sezione reggina del Movimento Sociale Italiano colse l&#39;occasione per scatenare in città mesi e mesi di tumulti di protesta, grazie ai quali i neofascisti si costruirono un notevole consenso locale e strapparono importanti meccanismi di clientele al governo nazionale... ovviamente senza che, alla fin fine, il capoluogo fosse davvero spostato a Reggio; fra le altre cose, il 22 luglio &#39;70 ci fu un incidente ferroviario mortale alla stazione di Gioia Tauro, e se la magistratura non ha mai del tutto chiarito i fatti, molta storiografia (me compreso) lo annovera fra le stragi dinamitarde neofasciste del &#39;68-&#39;80, assieme a piazza Fontana, il treno Italicus, piazza della Loggia e la stazione di Bologna. E lo annoveriamo come tale anche perché cinque giovani militanti della Federazione Anarchica reggina, in nemmeno due mesi, misero assieme un dossier di controinformazione che collocava i moti di Reggio entro un più ampio disegno nazionale di eversione nera... e furono ammazzati il 27 settembre in un incidente stradale proprio mentre protavano il plico a Roma, alla redazione del settimanale anarchico «Umanità Nova». I loro nomi erano Gianni Aricò, Annelise &#34;Muki&#34; Borth, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso, gli &#34;anarchici della Baracca&#34;, e per chi si riconosce nella A cerchiata rossa e nera, i loro nomi sono stelle polari, assieme a quelli di Giuseppe &#34;Pino&#34; Pinelli e Franco Serantini.&#xA;&#xA;Ora, al di là del sacrificio di sangue pagato dal movimento anarchico, tutte le formazioni di Sinistra calabresi fecero del loro meglio per sviare la popolazione dalla demagogia dei missini e dimostrare che la povertà strutturale della Calabria non si sarebbe certo risolta con una guerra fra poveri per accaparrarsi la mangiatoia della pubblica amministrazione regionale: l&#39;apice fu raggiunto nel settembre &#39;72 con la marea umana di operai del Nord (e chissà in quanti erano meridionali migrati) confluiti a Reggio per una manifestazione nazionale, narrata ne &#34;I treni per Reggio Calabria&#34; di Giovanna Marini, ma già l&#39;anno precedente il Partito Comunista reggino aveva commissionato agli omologhi bolognesi una canzone di propaganda ad hoc: &#34;La rabbia esplode a Reggio Calabria&#34; del Canzoniere delle Lame. &#xA;&#xA;Ebbene, io sono nato e cresciuto in Lombardia ma mio padre è nato e cresciuto proprio in provincia di Reggio ed era bambino durante i mesi dei moti, e a quanto pare mio nonno paterno, in quei giorni, tolse il saluto a un cugino (ben più ricco) che si era schierato coi missini. Per cui, la riscrittura della canzone venne da sé: mi bastò scambiare il sindaco reggino Pietro Battaglia con il meneghino Giuseppe Sala e il suo assessore Piefrancesco Maran, e sostituire il rione delle Sbarre, periferia della periferia di Reggio, con i quartieri popolari milanesi storicamente dormitorio per i migranti prima padani, poi meridionali, ora terzomondisti. Poi certo, aggiunsi la lobby cattolica di Comunione &amp; Liberazione, da decenni una potenza entro la Destra lombarda, e quanto alla mafia..., ah la mafia non manca mai. &#xA;&#xA;  «Contro le Olimpiadi di Milano-Cortina»&#xA;&#xA;  Piazza Corvetto esplode: / la miccia brucia già&#xA;Ma chi l’ha accesa / sono gli stessi / che ruban case qua.&#xA;Quest’Olimpiade serve / solo al PD e ai mafiosi&#xA;per ottenere ancor più potere / di quello che hanno già&#xA;Maran e Beppe Sala servon da copertura&#xA;dietro han le banche, i palazzinari&#xA;pure Ci-Elle e Lega.&#xA;Che importa dare un tetto / alla povera gente?&#xA;Che cosa importa se chi lavora / non può comprare niente?&#xA;Piazza Loreto esplode: / la miccia brucia già&#xA;Ma chi l’ha accesa / sono gli stessi / che ruban case qua.&#xA;Musocco, San Siro, e Gola / la gente insorge già&#xA;contro gli sfratti, contro la fame, contro questo PD!&#xA;Fascisti con le guardie, mafiosi col potere&#xA;i proletari sole le braccia hanno da far valere.&#xA;Padroni i vostri giochi / vi esploderanno in mano&#xA;Perché Milano a questo schifo / ora risponde no!&#xA;Milano adesso esplode / la gente adesso sa&#xA;contro chi deve usare la rabbia / la mafia non passerà.&#xA;&#xA;Alla fine non la incidemmo mai, questa riscrittura. Il gruppo di volontariato è andato pressoché in bancarotta, io ho cambiato quartiere e mi sono spostato su altri progetti un filino più solidi, le Olimpiadi del 2026 sono andate e venute lasciandosi dietro le proprie macerie di opere inutili, e purtroppo non siamo statu capaci di fare i tumulti &#34;contro il PD e i mafiosi&#34;; certo, a Settembre 2025 si è vandalizzato il cantiere dell&#39;ennesimo grattacielo obbrobrioso eretto dal solito architetto ammanicato, ma poca roba, niente di paragonabile ai moti contro l&#39;Expo 2015, che comunque non furono neanche lontanamente sufficenti. &#xA;&#xA;Per cui, piuttosto che lasciarla per sempre nel mio taccuino, la pubblico qui, la mia poesiola; una piccola testimonianza di cosa sognavamo di fare a Milano in attesa della tempesta delle Olimpiadi, un tassello su cui costruire i progetti da qui al 2030 e oltre... un filo riannodato nella storia della mia famiglia, di quel percorso tortuoso che l&#39;altro ieri ci vedeva sottoproletari nella Piana di Goia Tauro e ora alto-proletari fra la profonda Brianza e le periferie di Milano. Da cinquant&#39;anni classe lavoratrice, da cinquant&#39;anni gente del Sud testardo e martoriato, di quel Sud che va da Lampedusa a certi quartieri popolari, qui in Padania, che &#34;etnicamente&#34; fanno provincia a Reggio, a Napoli o a Bari.&#xA;&#xA;Nei miei trent&#39;anni di vita ho certamente dovuto affrontare tanto razzismo antimeridionalista interiorizzato, e tante tensioni sociali con quella parte della mia famiglia che la mia visione di mondo non la sposa (anzi), ma quando ripenso alla presa di posizione di mio nonno, ai trascorsi da sindacalista di mio padre, e alla pacata flemma mediterannea che riconoscono in me sia i compagni e le compagne polentoni, sia quellu che come me sono figliu della Diaspora terrona, oggi non ho dubbi: almeno in parte, su calabrisi e calabrisi sugnu [...] fazzu li cosi mei cu’ forza e ‘mpegnu e casa mia, come posso, la difendo. Come la cinquina della Baracca ieri, come le case occupate di via Emilo Gola oggi, come chiunque arriverà domani a lottare con noi.&#xA;&#xA;  Da Reggio a Milano, ogni città trasformata,&#xA;solidarietà, non più &#34;libero&#34; mercato;&#xA;con tanti abbracci e tanta commozione&#xA;noi ancora la vogliamo, la rivoluzione. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo articolo parlerà, come mio solito, di scienze sociali e massimi sistemi, ma per una volta sarà prevalente il taglio autobiografico da vero e proprio diario online. Se non vi interessa, pregovi di passare oltre senza insultare (per favore :( ).</p></blockquote>

<p>Quando mi sono trasferito a Milano, nel 2023, sono entrato in un gruppo di volontariato che erogava innanzitutto forniture alimentari nei quartieri di Turro-Gorla e di Lorenteggio-Giambellino, ma mirava a occuparsi anche di diritto all&#39;abitare, nel quadro più ampio di contrastare il carovita e la speculazione edilizia. Visto che sulla città incombeva la spada di Damocle delle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026, mi chiesi se ci fossero modi per fare agitpropaganda contro l&#39;economia rapace dei grandi eventi, e trovai uno spunto nella memoria dei moti di Reggio Calabria del luglio 1970-febbraio &#39;71.
Per chi non lo sapesse (immagino, chiunque non sia un secchione sinistronzo come me) il capoluogo della regione Calabria doveva essere (e tuttora è) collocato a Catanzaro, ma la sezione reggina del Movimento Sociale Italiano colse l&#39;occasione per scatenare in città mesi e mesi di tumulti di protesta, grazie ai quali i neofascisti si costruirono un notevole consenso locale e strapparono importanti meccanismi di clientele al governo nazionale... ovviamente <em>senza</em> che, alla fin fine, il capoluogo fosse davvero spostato a Reggio; fra le altre cose, il 22 luglio &#39;70 ci fu un incidente ferroviario mortale alla stazione di Gioia Tauro, e se la magistratura non ha mai del tutto chiarito i fatti, molta storiografia (me compreso) lo annovera fra le stragi dinamitarde neofasciste del &#39;68-&#39;80, assieme a piazza Fontana, il treno Italicus, piazza della Loggia e la stazione di Bologna. E lo annoveriamo come tale anche perché cinque giovani militanti della Federazione Anarchica reggina, in nemmeno due mesi, misero assieme un dossier di controinformazione che collocava i moti di Reggio entro un più ampio disegno nazionale di eversione nera... e furono ammazzati il 27 settembre in un incidente stradale proprio mentre protavano il plico a Roma, alla redazione del settimanale anarchico «Umanità Nova». I loro nomi erano Gianni Aricò, Annelise “Muki” Borth, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso, gli “anarchici della Baracca”, e per chi si riconosce nella A cerchiata rossa e nera, i loro nomi sono stelle polari, assieme a quelli di Giuseppe “Pino” Pinelli e Franco Serantini.</p>

<p>Ora, al di là del sacrificio di sangue pagato dal movimento anarchico, tutte le formazioni di Sinistra calabresi fecero del loro meglio per sviare la popolazione dalla demagogia dei missini e dimostrare che la povertà strutturale della Calabria non si sarebbe certo risolta con una guerra fra poveri per accaparrarsi la mangiatoia della pubblica amministrazione regionale: l&#39;apice fu raggiunto nel settembre &#39;72 con la marea umana di operai del Nord (e chissà in quanti erano meridionali migrati) confluiti a Reggio per una manifestazione nazionale, narrata ne <a href="https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=4067" rel="nofollow">“I treni per Reggio Calabria” di Giovanna Marini</a>, ma già l&#39;anno precedente il Partito Comunista reggino aveva commissionato agli omologhi bolognesi una canzone di propaganda ad hoc: <a href="https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=4699&amp;lang=it" rel="nofollow">“La rabbia esplode a Reggio Calabria” del Canzoniere delle Lame</a>.</p>

<p>Ebbene, io sono nato e cresciuto in Lombardia ma mio padre è nato e cresciuto proprio in provincia di Reggio ed era bambino durante i mesi dei moti, e a quanto pare mio nonno paterno, in quei giorni, tolse il saluto a un cugino (ben più ricco) che si era schierato coi missini. Per cui, la riscrittura della canzone venne da sé: mi bastò scambiare il sindaco reggino Pietro Battaglia con il meneghino Giuseppe Sala e il suo assessore Piefrancesco Maran, e sostituire il rione delle Sbarre, periferia della periferia di Reggio, con i quartieri popolari milanesi storicamente dormitorio per i migranti prima padani, poi meridionali, ora terzomondisti. Poi certo, aggiunsi la lobby cattolica di Comunione &amp; Liberazione, da decenni una potenza entro la Destra lombarda, e quanto alla mafia..., ah la mafia non manca mai.</p>

<blockquote><p>«Contro le Olimpiadi di Milano-Cortina»</p>

<p>Piazza Corvetto esplode: / la miccia brucia già
Ma chi l’ha accesa / sono gli stessi / che ruban case qua.
Quest’Olimpiade serve / solo al PD e ai mafiosi
per ottenere ancor più potere / di quello che hanno già
Maran e Beppe Sala servon da copertura
dietro han le banche, i palazzinari
pure Ci-Elle e Lega.
Che importa dare un tetto / alla povera gente?
Che cosa importa se chi lavora / non può comprare niente?
Piazza Loreto esplode: / la miccia brucia già
Ma chi l’ha accesa / sono gli stessi / che ruban case qua.
Musocco, San Siro, e Gola / la gente insorge già
contro gli sfratti, contro la fame, contro questo PD!
Fascisti con le guardie, mafiosi col potere
i proletari sole le braccia hanno da far valere.
Padroni i vostri giochi / vi esploderanno in mano
Perché Milano a questo schifo / ora risponde no!
Milano adesso esplode / la gente adesso sa
contro chi deve usare la rabbia / la mafia non passerà.</p></blockquote>

<p>Alla fine non la incidemmo mai, questa riscrittura. Il gruppo di volontariato è andato pressoché in bancarotta, io ho cambiato quartiere e mi sono spostato su altri progetti un filino più solidi, le Olimpiadi del 2026 sono andate e venute lasciandosi dietro le proprie macerie di opere inutili, e purtroppo non siamo statu capaci di fare i tumulti “contro il PD e i mafiosi”; certo, a Settembre 2025 <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/09/06/al-via-il-primo-corteo-per-il-leoncavallo-5mila-in-piazza.-blitz-nel-cantiere_09fe0c1a-2003-4102-962a-2ed989a05bd7.html" rel="nofollow">si è vandalizzato il cantiere dell&#39;ennesimo grattacielo obbrobrioso eretto dal solito architetto ammanicato</a>, ma poca roba, niente di paragonabile ai moti contro l&#39;Expo 2015, che comunque non furono neanche lontanamente sufficenti.</p>

<p>Per cui, piuttosto che lasciarla per sempre nel mio taccuino, la pubblico qui, la mia poesiola; una piccola testimonianza di cosa sognavamo di fare a Milano in attesa della tempesta delle Olimpiadi, un tassello su cui costruire i progetti da qui al 2030 e oltre... un filo riannodato nella storia della mia famiglia, di quel percorso tortuoso che l&#39;altro ieri ci vedeva sottoproletari nella Piana di Goia Tauro e ora alto-proletari fra la profonda Brianza e le periferie di Milano. Da cinquant&#39;anni classe lavoratrice, da cinquant&#39;anni gente del Sud testardo e martoriato, di quel Sud che va da Lampedusa a certi quartieri popolari, qui in Padania, che “etnicamente” fanno provincia a Reggio, a Napoli o a Bari.</p>

<p>Nei miei trent&#39;anni di vita ho certamente dovuto affrontare tanto razzismo antimeridionalista interiorizzato, e tante tensioni sociali con quella parte della mia famiglia che la mia visione di mondo non la sposa (anzi), ma quando ripenso alla presa di posizione di mio nonno, ai trascorsi da sindacalista di mio padre, e alla pacata flemma mediterannea che riconoscono in me sia i compagni e le compagne polentoni, sia quellu che come me sono figliu della Diaspora terrona, oggi non ho dubbi: almeno in parte, <em>su calabrisi e calabrisi sugnu [...] fazzu li cosi mei cu’ forza e ‘mpegnu</em> e casa mia, come posso, la difendo. Come la cinquina della Baracca ieri, come le case occupate di via Emilo Gola oggi, come chiunque arriverà domani a lottare con noi.</p>

<blockquote><p>Da Reggio a Milano, ogni città trasformata,
solidarietà, non più “libero” mercato;
con tanti abbracci e tanta commozione
noi ancora la vogliamo, la rivoluzione.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/da-reggio-calabria-a-milano-cortina</guid>
      <pubDate>Sun, 10 May 2026 15:12:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A proposito di sale giochi, immaginario (di nuovo), e convivialità (sempre)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/di-sale-giochi-immaginario-di-nuovo-e-convivialita-sempre</link>
      <description>&lt;![CDATA[  È inizio Maggio, sono indietro di due mesi, ma quel reazionario guerrafondario del mio insegnante di scienze motorie delle superiori mi inculcò che &#34;barcolli, ma non molli&#34;, per cui ecco il mio articolo di Marzo per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano lanciata dal mio admin locale Ed Tamarro &amp; Antifascista (sì Ed, continuerò a citare in ogni intro il tuo nick mensile, stacce).&#xA;&#xA;Bilanciare i pixel e gli atomi (di nuovo)&#xA;Scrivo queste righe dopo una primavera piuttosto piena in cui, fra le altre cose, ho rivalutato il concetto stesso di social network, siccome a fine Aprile ho abusato del mio profilo Mastodon per berciare sulla pubblica piazza certi miei pensieri aggressivi, senza filtraggio preventivo né rispetto per chi poteva soffrirne... il che, due anni fa, fu lo stesso punto di non ritorno dopo il quale sono fuggito da Instagram, ragion per cui penso ancor più di prima che il concetto stesso di social network tiri fuori il peggio di me (e &#34;forse&#34; non solo di me) e che ci converrebbe fare due passi indietro verso il web dei siti tematici e dei forum, pensandolo come strumento per rafforzare la vita nel mondo reale anziché per sostituirla... ma di questo riparlerò se e quando riusciremo a cucinare qualcosa con le ame hacker qui a Milano (se mi leggete, ciao regaz &lt;3).&#xA;&#xA;Per cui, dicevo, sono un po&#39; di giorni che ho ridotto la mia esistenza virtuale per, proverbialmente, toccare di più l&#39;erba, e mi sono lanciato in avventure inconcepibili al me tredicenne che stava tappato in casa davanti alla Nintendo Wii... tipo scendere al bar sottocasa un giovedì sera di inizio ponte, alzare un pochino il gomito e flirtare con un&#39;affascinante persona sconosciuta che è avventrice assidua (se mi leggi, ciao anche a te &lt;3). A sapere che mi accingo a parlare di videogiochi, fresco di un&#39;avventura del genere, il mio cugino quasi quarantenne buon padre di famiglia (sic) rispolvererebbe i cari vecchi argomenti a sfavore del digitale tutto, presentandoci come auto-evidente che bisogni &#34;spegnere il piccì e andare a scpare&#34; (immaginatelo detto con inflessione calabrese di Reggio).  &#xA;&#xA;Per quanto sarei tentato di dargli ragione e concludere almeno questo articolo, per una volta, con una posizione garbatamente conservatrice, in effetti ci tengo troppo al patentino di intellettuale di sinistra sfaccendato, per cui mi toccherà esaminare la posizione del Cuggino ed estrapolarne ciò che può servirci.&#xA;&#xA;Discere ludendo (per la gente normale, &#34;imparare giocando&#34;)&#xA;Da insegnante di ruolo ma ancora in gavetta, mi accorgo sempre di più che non sarei mai diventato un drago in storia e geografia senza lo stimolo dei videogiochi di simulazione politica-militare: tuttora le mie lezioni di storia del Mediterraneo antico prendono le mosse da suggestioni di storia militare romana imparata tramite la serie Imperium, e dentro di me vorrei tanto poter valutare lu studentu sul colonialismo europeo rinascimentale mettendo davanti a ogni allievu una qualche versione semplificata di Europa Universalis e assegnando l&#39;incarico &#34;Scegli una civiltà amerindia, cerca di respingere i coloni europei e relazionami come hai vinto oppure fallito&#34;. Allo stesso modo, i simulatori di capitalismo mercantile come Anno e Patrician mi hanno insegnato concetti economici di base quali filiera produttiva, domanda e offerta, e partita doppia (oltreché tangente), e devo alla mia breve incursione nella simulazione di guerra meccanizzata di Company of Heroes 1 (ma francamente preferivo il fratello maggiore fantascientifico WarHammer 40k: Dawn of War 1) la scoperta che il retro dei carriarmati è costitutivamente più delicato del muso (sperando che questa nozione non mi serva mai durante una ferma militare...).&#xA;Allo stesso modo, il mio vocabolario e la mia percezione dei meccanismi drammaturgici devono non poco ai videogiochi dalla forte impronta narrativa: certamente sono in debito con avventure punta-e-clicca classiche quali i Monkey Island dal 1 al 3 (non ho amato il 4 e il 5 mi è rimasto colpevolmente a metà), i Runaway (solo 1 e 2, mi impantanai subito con il 3) e i Sam &amp; Max (sia Hit the Road sia Save the World... che scopro or ora essere stato pubblicato vent&#39;anni fa, porcoddue), ma ricordo con affetto pure il mio primo videogioco di ruolo, il tenero e derivativo Puzzle Quest 1 con i suoi comprimari monodimensionali e matti in culo... e sopratutto Life is Strange 1, la più bella avventura parla-e-scegli di sempre (sì sono molto obiettivo, lo so...), quella che a 20 anni mi mise nei panni di una ragazza mia coetanea e socialmente impedita al quinto anno di superiori (insomma, la me di due anni prima), ma dotata di tutti gli strumenti per trovare la propria gente e costruirsi una comunità affiatata e felice, ivi compresa la possibilità di pomiciare sia con il nerd assurdamente impacciato sia con la punk un po&#39; teppistella. &#xA;A distanza di più di un decennio, Maxine Caulfield di LiS 1 resta una delle mie eroine immaginarie del cuore, oltreché la protagonista dell&#39;unica fanfiction che io abbia mai scritto e pubblicato (non ci credo, compirà 10 anni esattamente due settimane dopo la stesura di questo articolo)... e l&#39;anello di congiunzione col prossimo punto del nostro discorso.&#xA;&#xA;Vale più un&#39;ora di gioco che un anno di conversazione&#xA;Gente ben più studiata di me (segnalo giusto il doc Francesco Toniolo, che è &#34;amico di amici&#34;) analizza da decenni la possibilità di insegnare col gioco gli elementi tecnico-disciplinari delle materie scolastiche, non solo per l&#39;ambito umanistico di cui mi occupo io ma vieppiù per gli ambiti scientifici facilmente allenabili attraverso il rompicapo logico-matematico (scommetto che tutti gli ingegneri che mi leggono siano giocatori di Factorio oppure di InfiniFactory); e del resto, a ben vedere, i miei primi videogiochi sono stati proprio software di edu-intrattenimento progettati per rafforzare la prima alfabetizzazione, per lo più enigmistica animata e musicata prodotta dalla benemerita DeAgostini (molti anni dopo, ho insegnato spalla a spalla con una docente di inglese che lavorava per loro ai contenuti di anglistica, e scoprirlo mi ha fatto sorridere), più un titolo sviluppato dai Walt Disney Interactive Studios a tema Winnie Pooh (sì, ho imparato i punti cardinali con il minigioco in cui si doveva guidare Tigro su una mappa del tesoro). &#xA;Di converso, negli ultimi (almeno) dieci anni si baltera tanto di sviluppare nei discenti le soft skills e trattare dettagliatamente l&#39;Educazione Civvvica come percorso interdisciplinare, il che, se volete la mia, è la solita porcheria aziendalista per togliere dignità e urgenza allo sviluppo (diciamolo come si deve) delle facoltà sociali-relazionali e della sensibilità politica, sì da intrappolarci in una società atomizzata ed egoista (ma di questo parlo già troppo...); e che c&#39;entra questo coi videogiochi, chiederete voi? C&#39;entra, perché la mia partita a Life is Strange 1 ha dato al me ventenne socialmente impacciato degli strumenti di analisi e azione sul mondo che successivamente, piano piano e giorno dopo giorno, ho messo a frutto nel mondo reale, fino a diventare così socialmente capace da riconoscere un&#39;anima affine al bar sotto casa e instaurarci un&#39;interazione significativa e bella. Allo stesso modo, ormai due anni fa, il delizioso Unpacking mi ha fatto esperire una narrativa emergente in cui noi utenti ricostruiamo l&#39;esistenza dell&#39;eroina disfacendole i bagagli dopo ogni trasloco della sua vita... esperienza che mi ha preparato al mio, di trasloco dalla cameretta in affito all&#39;appartamentino di proprietà (con una tappa in ostello).&#xA;E ancora, che dire di Hades 1, un gioco che a livello prettamente meccanico abitua alla pazienza e alla perseveranza, perché paziente e perseverante è il dio greco Zagreo nella sua fuga da casa, atta a mettere la giusta distanza con i suoi immortali parenti e, incidentalmente, a rimettere ordine nei propri rapporti sentimentali con Lui, Lei e l&#39;Altra (sì, giocandoci mi sono convinto ad andare a vivere per conto mio e a praticare attivamente il poliamore)? &#xA;E poi, come non citare Persona 5 Royal, il videogioco mainstream più komunista mai uscito da una compagnia giapponese, in cui uno studente di campagna trasferito a Tokyo impara a coltivare i rapporti sociali nella grande città e a tenere in piedi un collettivo scolastico di agitpropaganda in salsa urban fantasy? L&#39;ho concluso questa primavera, dopo anni che lo giocavo in grossi spezzoni intervallati con grosse pause (ho anche fatto in tempo a far mettere l&#39;eroe con la personaggia che più assomigliava alla mia morosa dei tempi), ed è stato commovente congedarmi dai Ladri Fantasma nel momento in cui, ufficialmente, ho dimesso i panni di campagnolo fuori sede che portavo all&#39;avvio della partita, e ho indossato la maschera di adulto naturalizzato nella grande città.&#xA;&#xA;Dove voglio arrivare, con questa mia raffica di fatti miei? A comprovare che il medium videogioco è medium, quindi comunicazione culturale, quindi non solo può trasmettere contenuti tecnici e/o allenare al pensiero logico e astratto, quindi risultare &#34;educativo&#34; nel senso libresco del termine, ma può allenare i muscoli dell&#39;emozione e della socialità, e lo sappiamo bene che l&#39;homo sapiens è animale sociale.&#xA;&#xA;Otro mondo es posible&#xA;Non mi stanco mai di raccontare che la mia educazione politica è merito di Zerocalcare e del suo lavoro indefesso per costruire un immaginario eroico attorno a noi sfigatu malandatu della Sinistra di movimento. Non mi stanco mai neppure di sostenere che il mondo stia andando sempre più a rotoli da una ventina d&#39;anni, dopo che la sconfitta del G8 di Genova ha massacrato il movimento No Global e la fase di Onda Anomala, Occupy Wall Street eccetera non ha saputo reagire con abbastanza forza alla crisi economica del 2008. &#xA;Ora, vi faccio notare che, nelle sue memorie a fumetti, Calcare non nasconde mai che la sua generazione aveva accesso alle PlayStation 1, console supremamente facili da piratare e con una libreria di titoli stratosferica, in cui il gioco komunista per eccellenza era quel Final Fantasy VII in cui una cellula ecoterrorista combatte contro un mercenario pazzo che ha disertato le milizie private di una multinazionale; ma quella generazione aveva ancora accesso alla sala giochi, lo spazio aggregativo nazionalpopolare dove il bar di quartiere conviveva con l&#39;angolo hobbistico in cui giocare spalla a spalla a Metal Slug oppure testa a testa a Street Figther... e chissà se poi non si limonava sul retro, magari fra due maski che ancora per vent&#39;anni non avrebbero potuto certo definirsi &#34;gaymer&#34;, o fra due ragazze che magari già si beccavano brutte occhiate perché uniche avventirci donne, figurarsi far sapere che erano &#34;leccaciuffe&#34;... o magari si formava la comitiva per andare tutt&#39;assieme al concerto di musica strana nel centro sociale occupato. E anche chi era un bravo bambino casa e chiesa, comunque la mancetta della comunione poteva investirla in un GameBoy con allegato Pokémon Rosso o Blu, e vai di baratto di figurine virtuali con gli amichetti, in un multiplayer locale che spostava la sala giochi nel parchetto. E infine, non scordiamo gli smanettoni matti capaci di far girare sui computer giochi astrusi e intellettualoidi, gli stessi smanettoni probabilmente capaci di collegarsi a internet e aggiornarsi in tempo quasi reale sui fatti del mondo... tipo l&#39;andamento dell&#39;alterglobalismo tramite il network federato IndyMedia.&#xA;&#xA;Oggi, che panorama videoludico hanno a disposizione le nostre giovani testoline? Un panorama videoludico coerente con lo stato generale del mondo virtuale.&#xA;Console e computer sempre più costosi per l&#39;inflazione galoppante, accesso relativamente facile a smartphone pensati, essenzialmente, come terminali dei social network centralizzati, una ludificazione dei social e del commercio online mirata a suscitare assuefazione... e un&#39;offerta di videogiochi mainstream che sembra aver preso e rafforzato a bella posta i limiti peggiori dei Massive Multiplayer Online Games di una volta: enfasi sul gioco competitivo mordi e fuggi, demolizione delle possibilità di socializzazione fra utenti, gratuità apparente che nasconde acquisti ad abbonamento esacerbati con elementi di azzardo (e qui non neghiamolo, il boom dei giochi di carte collezionabili dei nostri tempi ha fatto da apripista). Non oso negare che ci siano delle ottime intuizioni di design alla base di Brawl Stars o Fortnite o Clash Royal (altrimenti non farebbero di certo milioni e milioni di utenti!), ma sinceramente mi pare che tali meriti vengano allegramente massacrati dall&#39;infrastruttura imposta del modello commerciale assuefacente, e a momenti rimpiango i tempi in cui noi adolescenti di ieri bozzavamo con i genitori per mettere le mani su dei Call of Duty che erano &#34;solo&#34; propaganda imperialista yankee VM18.&#xA;&#xA;Videogiocare a trent&#39;anni&#xA;Scrivo queste righe dopo aver concluso, con una maratona un po&#39; faticosa (non ho più 15 anni...), il delizioso strategico Unicorn Overlord, che ha saputo gasarmi il giusto con il suo lieto fine da storia high fantasy. &#xA;Il giorno prima, uno stimato conoscente mi ha invitato a sorpresa al concerto milanese del compositore Nobuo Uematsu, e c&#39;era un teatro di prestigio straripante di gente pronta a cantare e ballare sia sulle note dell&#39;acid rock più recebte di Uematsu, sia sulla musica chiptune che rese Final Fantasy I un fenomeno di cultura pop nel lontano 1987.&#xA;Il giorno ancora prima, ero a cena dal mio amico che fu mio partner ai tempi dell&#39;università, e come ai vecchi tempi gli ho fatto da navigatore delle mappe mentre si dilettava con il simpatico sparatutto di fantascienaza horror Saros; abbiamo anche speculato sull&#39;ipotesi di un sottotesto omoerotico achilleo, dopo i tanti colpi di scena saffici nei giochi della Sony odierna.&#xA;&#xA;Nelle abusate parole del mio intellettuale cristiano preferito, il professor John Tolkien, l&#39;arte di qualità è quella &#34;escapista&#34; nel senso di permettere a un prigioniero di resistere alla galera e concertare la propria evasione. &#xA;&#xA;Ebbene, io lo dico spesso, su queste pagine web: il mondo moderno è una galera che ci vuole isolatu e interiormente distruttu, pertanto evadere significa anche co-spirare assieme per realizzare un&#39;esistenza con-viviale. E se il sistema ci impone una vita grigia, la convivialità deve prevedere anche l&#39;arte, un&#39;arte che ci dia strumenti cognitivi e sociali funzionali alla nostra vita felice. &#xA;&#xA;Per cui gente, io dico sì, ben vengano i videogiochi: ben venga l&#39;edu-intrattenimento per insegnarci l&#39;ingegneria gestionale e le grammatiche verbali, ben vengano i videogiochi competitivi che insegnano il fair play*, ben vengano i videogiochi strappalacrime sugli amori omoerotici e il lutto per malattia, ben venga l&#39;emulazione di titoli antichi, l&#39;acquisto collettivo di opere nuovissime, e lo sviluppo di titoli indie fatto in tre amicu con un macinino che fa girare Linux. &#xA;Ben vengano i cabinati dismessi dalla sala giochi ricondizionati nei circoli di quartiere, e negli spazi occupati.&#xA;Ben vengano i videogiochi come strumento per spezzare l&#39;eurocentrismo e conoscere le istanze e i pensieri di artistu che vengono dal Sud Globale.&#xA;&#xA;Ben venga il videogioco, purché il virtuale intensifichi e rafforzi il reale.&#xA;&#xA;Ben venga videogiocare, oggi, nel 2026, se il gioco diventa mezzo o premessa per abbracciarsi dolcemente con altre belle persone, e proporre loro di cambiare assieme il mondo.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>È inizio Maggio, sono indietro di due mesi, ma quel reazionario guerrafondario del mio insegnante di scienze motorie delle superiori mi inculcò che “barcolli, ma non molli”, per cui ecco il mio articolo di Marzo per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano lanciata dal mio admin locale Ed Tamarro &amp; Antifascista (sì Ed, continuerò a citare in ogni intro il tuo nick mensile, stacce).</p></blockquote>

<h2 id="bilanciare-i-pixel-e-gli-atomi-di-nuovo">Bilanciare i pixel e gli atomi (di nuovo)</h2>

<p>Scrivo queste righe dopo una primavera piuttosto piena in cui, fra le altre cose, ho rivalutato il concetto stesso di social network, siccome a fine Aprile ho abusato del mio profilo Mastodon per berciare sulla pubblica piazza certi miei pensieri aggressivi, senza filtraggio preventivo né rispetto per chi poteva soffrirne... il che, due anni fa, fu lo stesso punto di non ritorno dopo il quale sono fuggito da Instagram, ragion per cui penso ancor più di prima che il concetto stesso di social network tiri fuori il peggio di me (e “forse” non solo di me) e che ci converrebbe fare due passi indietro verso il web dei siti tematici e dei forum, pensandolo come strumento per <em>rafforzare</em> la vita nel mondo reale anziché per sostituirla... ma di questo riparlerò se e quando riusciremo a cucinare qualcosa con le ame hacker qui a Milano (se mi leggete, ciao regaz &lt;3).</p>

<p>Per cui, dicevo, sono un po&#39; di giorni che ho ridotto la mia esistenza virtuale per, proverbialmente, toccare di più l&#39;erba, e mi sono lanciato in avventure inconcepibili al me tredicenne che stava tappato in casa davanti alla Nintendo Wii... tipo scendere al bar sottocasa un giovedì sera di inizio ponte, alzare un pochino il gomito e flirtare con un&#39;affascinante persona sconosciuta che è avventrice assidua (se mi leggi, ciao anche a te &lt;3). A sapere che mi accingo a parlare di videogiochi, fresco di un&#39;avventura del genere, il mio cugino quasi quarantenne buon padre di famiglia (sic) rispolvererebbe i cari vecchi argomenti a sfavore del digitale tutto, presentandoci come auto-evidente che bisogni “spegnere il piccì e andare a sc*pare” (immaginatelo detto con inflessione calabrese di Reggio).</p>

<p>Per quanto sarei tentato di dargli ragione e concludere almeno questo articolo, per una volta, con una posizione garbatamente conservatrice, in effetti ci tengo troppo al patentino di intellettuale di sinistra sfaccendato, per cui mi toccherà esaminare la posizione del Cuggino ed estrapolarne ciò che può servirci.</p>

<h2 id="discere-ludendo-per-la-gente-normale-imparare-giocando"><em>Discere ludendo</em> (per la gente normale, “imparare giocando”)</h2>

<p>Da insegnante di ruolo ma ancora in gavetta, mi accorgo sempre di più che non sarei mai diventato un drago in storia e geografia senza lo stimolo dei videogiochi di simulazione politica-militare: tuttora le mie lezioni di storia del Mediterraneo antico prendono le mosse da suggestioni di storia militare romana imparata tramite la serie <em>Imperium</em>, e dentro di me vorrei tanto poter valutare lu studentu sul colonialismo europeo rinascimentale mettendo davanti a ogni allievu una qualche versione semplificata di <em>Europa Universalis</em> e assegnando l&#39;incarico “Scegli una civiltà amerindia, cerca di respingere i coloni europei e relazionami come hai vinto oppure fallito”. Allo stesso modo, i simulatori di capitalismo mercantile come <em>Anno</em> e <em>Patrician</em> mi hanno insegnato concetti economici di base quali filiera produttiva, domanda e offerta, e partita doppia (oltreché tangente), e devo alla mia breve incursione nella simulazione di guerra meccanizzata di <em>Company of Heroes 1</em> (ma francamente preferivo il fratello maggiore fantascientifico <em>WarHammer 40k: Dawn of War 1</em>) la scoperta che il retro dei carriarmati è costitutivamente più delicato del muso (sperando che questa nozione non mi serva mai durante una ferma militare...).
Allo stesso modo, il mio vocabolario e la mia percezione dei meccanismi drammaturgici devono non poco ai videogiochi dalla forte impronta narrativa: certamente sono in debito con avventure punta-e-clicca classiche quali i <em>Monkey Island</em> dal 1 al 3 (non ho amato il 4 e il 5 mi è rimasto colpevolmente a metà), i <em>Runaway</em> (solo 1 e 2, mi impantanai subito con il 3) e i <em>Sam &amp; Max</em> (sia <em>Hit the Road</em> sia <em>Save the World</em>... che scopro or ora essere stato pubblicato vent&#39;anni fa, <strong>porcoddue</strong>), ma ricordo con affetto pure il mio primo videogioco di ruolo, il tenero e derivativo <em>Puzzle Quest 1</em> con i suoi comprimari monodimensionali e matti in culo... e sopratutto <em>Life is Strange 1</em>, la più bella avventura parla-e-scegli di sempre (sì sono molto obiettivo, lo so...), quella che a 20 anni mi mise nei panni di una ragazza mia coetanea e socialmente impedita al quinto anno di superiori (insomma, la me di due anni prima), ma dotata di tutti gli strumenti per trovare la propria gente e costruirsi una comunità affiatata e felice, ivi compresa la possibilità di pomiciare <em>sia</em> con il nerd assurdamente impacciato <em>sia</em> con la punk un po&#39; teppistella.
A distanza di più di un decennio, Maxine Caulfield di LiS 1 resta una delle mie eroine immaginarie del cuore, oltreché la protagonista dell&#39;<a href="https://www.fanfiction.net/s/11951377/1/Life-gets-Stranger-in-Gravity-Falls" rel="nofollow">unica fanfiction che io abbia mai scritto e pubblicato</a> (non ci credo, compirà 10 anni esattamente due settimane dopo la stesura di questo articolo)... e l&#39;anello di congiunzione col prossimo punto del nostro discorso.</p>

<h2 id="vale-più-un-ora-di-gioco-che-un-anno-di-conversazione">Vale più un&#39;ora di gioco che un anno di conversazione</h2>

<p>Gente ben più studiata di me (segnalo giusto il doc <a href="https://www.francescotoniolo.com/" rel="nofollow">Francesco Toniolo</a>, che è “amico di amici”) analizza da decenni la possibilità di insegnare col gioco gli elementi tecnico-disciplinari delle materie scolastiche, non solo per l&#39;ambito umanistico di cui mi occupo io ma vieppiù per gli ambiti scientifici facilmente allenabili attraverso il rompicapo logico-matematico (scommetto che tutti gli ingegneri che mi leggono siano giocatori di <em>Factorio</em> oppure di <em>InfiniFactory</em>); e del resto, a ben vedere, i miei primi videogiochi sono stati proprio software di edu-intrattenimento progettati per rafforzare la prima alfabetizzazione, per lo più enigmistica animata e musicata prodotta dalla benemerita DeAgostini (molti anni dopo, ho insegnato spalla a spalla con una docente di inglese che lavorava per loro ai contenuti di anglistica, e scoprirlo mi ha fatto sorridere), più <a href="https://disney.fandom.com/wiki/Winnie_the_Pooh_Kindergarten" rel="nofollow">un titolo sviluppato dai Walt Disney Interactive Studios a tema <em>Winnie Pooh</em></a> (sì, ho imparato i punti cardinali con il minigioco in cui si doveva guidare Tigro su una mappa del tesoro).
Di converso, negli ultimi (almeno) dieci anni si baltera tanto di sviluppare nei discenti le <em>soft skills</em> e trattare dettagliatamente l&#39;Educazione Civvvica come percorso interdisciplinare, il che, se volete la mia, è la solita porcheria aziendalista per togliere dignità e urgenza allo sviluppo (diciamolo come si deve) delle facoltà sociali-relazionali e della sensibilità politica, sì da intrappolarci in una società atomizzata ed egoista (ma di questo parlo già troppo...); e che c&#39;entra questo coi videogiochi, chiederete voi? C&#39;entra, perché la mia partita a <em>Life is Strange 1</em> ha dato al me ventenne socialmente impacciato degli strumenti di analisi e azione sul mondo che successivamente, piano piano e giorno dopo giorno, ho messo a frutto nel mondo reale, fino a diventare così socialmente capace da riconoscere un&#39;anima affine al bar sotto casa e instaurarci un&#39;interazione significativa e bella. Allo stesso modo, ormai due anni fa, il delizioso <em>Unpacking</em> mi ha fatto esperire una narrativa emergente in cui noi utenti ricostruiamo l&#39;esistenza dell&#39;eroina disfacendole i bagagli dopo ogni trasloco della sua vita... esperienza che mi ha preparato al mio, di trasloco dalla cameretta in affito all&#39;appartamentino di proprietà (con una tappa in ostello).
E ancora, che dire di <em>Hades 1</em>, un gioco che a livello prettamente meccanico abitua alla pazienza e alla perseveranza, perché paziente e perseverante è il dio greco Zagreo nella sua fuga da casa, atta a mettere la giusta distanza con i suoi immortali parenti e, incidentalmente, a rimettere ordine nei propri rapporti sentimentali con Lui, Lei e l&#39;Altra (sì, giocandoci mi sono convinto ad andare a vivere per conto mio e a praticare attivamente il poliamore)?
E poi, come non citare <em>Persona 5 Royal</em>, il videogioco mainstream più komunista mai uscito da una compagnia giapponese, in cui uno studente di campagna trasferito a Tokyo impara a coltivare i rapporti sociali nella grande città e a tenere in piedi un collettivo scolastico di agitpropaganda in salsa urban fantasy? L&#39;ho concluso questa primavera, dopo anni che lo giocavo in grossi spezzoni intervallati con grosse pause (ho anche fatto in tempo a far mettere l&#39;eroe con la personaggia che più assomigliava alla mia morosa dei tempi), ed è stato commovente congedarmi dai Ladri Fantasma nel momento in cui, ufficialmente, ho dimesso i panni di campagnolo fuori sede che portavo all&#39;avvio della partita, e ho indossato la maschera di adulto naturalizzato nella grande città.</p>

<p>Dove voglio arrivare, con questa mia raffica di fatti miei? A comprovare che il medium videogioco è <em>medium</em>, quindi comunicazione culturale, quindi non solo può trasmettere contenuti tecnici e/o allenare al pensiero logico e astratto, quindi risultare “educativo” nel senso libresco del termine, ma può allenare i muscoli dell&#39;emozione e della socialità, e lo sappiamo bene che l&#39;homo sapiens è animale sociale.</p>

<h2 id="otro-mondo-es-posible"><em>Otro mondo es posible</em></h2>

<p>Non mi stanco mai di raccontare che la mia educazione politica è merito di Zerocalcare e del suo lavoro indefesso per costruire un immaginario eroico attorno a noi sfigatu malandatu della Sinistra di movimento. Non mi stanco mai neppure di sostenere che il mondo stia andando sempre più a rotoli da una ventina d&#39;anni, dopo che la sconfitta del G8 di Genova ha massacrato il movimento No Global e la fase di Onda Anomala, Occupy Wall Street eccetera non ha saputo reagire con abbastanza forza alla crisi economica del 2008.
Ora, vi faccio notare che, nelle sue memorie a fumetti, Calcare non nasconde mai che la sua generazione aveva accesso alle PlayStation 1, console supremamente facili da piratare e con una libreria di titoli stratosferica, in cui <em>il</em> gioco komunista per eccellenza era quel <em>Final Fantasy VII</em> in cui una cellula ecoterrorista combatte contro un mercenario pazzo che ha disertato le milizie private di una multinazionale; ma quella generazione aveva ancora accesso alla sala giochi, lo spazio aggregativo nazionalpopolare dove il bar di quartiere conviveva con l&#39;angolo hobbistico in cui giocare spalla a spalla a <em>Metal Slug</em> oppure testa a testa a <em>Street Figther</em>... e chissà se poi non si limonava sul retro, magari fra due maski che ancora per vent&#39;anni non avrebbero potuto certo definirsi “gaymer”, o fra due ragazze che magari già si beccavano brutte occhiate perché uniche avventirci donne, figurarsi far sapere che erano “leccaciuffe”... o magari si formava la comitiva per andare tutt&#39;assieme al concerto di musica strana nel centro sociale occupato. E anche chi era un bravo bambino casa e chiesa, comunque la mancetta della comunione poteva investirla in un GameBoy con allegato <em>Pokémon Rosso</em> o <em>Blu</em>, e vai di baratto di figurine virtuali con gli amichetti, in un multiplayer locale che spostava la sala giochi nel parchetto. E infine, non scordiamo gli smanettoni matti capaci di far girare sui computer giochi astrusi e intellettualoidi, gli stessi smanettoni probabilmente capaci di collegarsi a internet e aggiornarsi in tempo quasi reale sui fatti del mondo... tipo l&#39;andamento dell&#39;alterglobalismo tramite il network federato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Independent_Media_Center" rel="nofollow">IndyMedia</a>.</p>

<p>Oggi, che panorama videoludico hanno a disposizione le nostre giovani testoline? Un panorama videoludico coerente con lo stato generale del mondo virtuale.
Console e computer sempre più costosi per l&#39;inflazione galoppante, accesso relativamente facile a smartphone pensati, essenzialmente, come terminali dei social network centralizzati, una ludificazione dei social e del commercio online mirata a suscitare assuefazione... e un&#39;offerta di videogiochi mainstream che sembra aver preso e rafforzato a bella posta i limiti peggiori dei <em>Massive Multiplayer Online Games</em> di una volta: enfasi sul gioco competitivo mordi e fuggi, demolizione delle possibilità di socializzazione fra utenti, gratuità apparente che nasconde acquisti ad abbonamento esacerbati con elementi di azzardo (e qui non neghiamolo, il boom dei giochi di carte collezionabili dei nostri tempi ha fatto da apripista). Non oso negare che ci siano delle ottime intuizioni di design alla base di <em>Brawl Stars</em> o <em>Fortnite</em> o <em>Clash Royal</em> (altrimenti non farebbero di certo milioni e milioni di utenti!), ma sinceramente mi pare che tali meriti vengano allegramente massacrati dall&#39;infrastruttura imposta del modello commerciale assuefacente, e a momenti rimpiango i tempi in cui noi adolescenti di ieri bozzavamo con i genitori per mettere le mani su dei <em>Call of Duty</em> che erano “solo” propaganda imperialista yankee VM18.</p>

<h2 id="videogiocare-a-trent-anni">Videogiocare a trent&#39;anni</h2>

<p>Scrivo queste righe dopo aver concluso, con una maratona un po&#39; faticosa (non ho più 15 anni...), il delizioso strategico <em>Unicorn Overlord</em>, che ha saputo gasarmi il giusto con il suo lieto fine da storia high fantasy.
Il giorno prima, uno stimato conoscente mi ha invitato a sorpresa al concerto milanese del compositore Nobuo Uematsu, e c&#39;era un teatro di prestigio <em>straripante</em> di gente pronta a cantare e ballare sia sulle note dell&#39;acid rock più recebte di Uematsu, sia sulla musica chiptune che rese <em>Final Fantasy I</em> un fenomeno di cultura pop nel lontano 1987.
Il giorno ancora prima, ero a cena dal mio amico che fu mio partner ai tempi dell&#39;università, e come ai vecchi tempi gli ho fatto da navigatore delle mappe mentre si dilettava con il simpatico sparatutto di fantascienaza horror <em>Saros</em>; abbiamo anche speculato sull&#39;ipotesi di un sottotesto omoerotico achilleo, dopo i tanti colpi di scena saffici nei giochi della Sony odierna.</p>

<p>Nelle abusate parole del mio intellettuale cristiano preferito, il professor John Tolkien, l&#39;arte di qualità è quella “escapista” nel senso di permettere a un prigioniero di resistere alla galera e concertare la propria evasione.</p>

<p>Ebbene, io lo dico spesso, su queste pagine web: il mondo moderno è una galera che ci vuole isolatu e interiormente distruttu, pertanto evadere significa anche co-spirare assieme per realizzare un&#39;esistenza con-viviale. E se il sistema ci impone una vita grigia, la convivialità deve prevedere anche l&#39;arte, un&#39;arte che ci dia strumenti cognitivi e sociali funzionali alla nostra vita felice.</p>

<p>Per cui gente, io dico sì, ben vengano i videogiochi: ben venga l&#39;edu-intrattenimento per insegnarci l&#39;ingegneria gestionale e le grammatiche verbali, ben vengano i videogiochi competitivi che insegnano il <em>fair play</em>, ben vengano i videogiochi strappalacrime sugli amori omoerotici e il lutto per malattia, ben venga l&#39;emulazione di titoli antichi, l&#39;acquisto collettivo di opere nuovissime, e lo sviluppo di titoli indie fatto in tre amicu con un macinino che fa girare Linux.
Ben vengano i cabinati dismessi dalla sala giochi ricondizionati nei circoli di quartiere, e negli spazi occupati.
Ben vengano i videogiochi come strumento per spezzare l&#39;eurocentrismo e conoscere le istanze e i pensieri di artistu che vengono dal Sud Globale.</p>

<p>Ben venga il videogioco, purché il virtuale intensifichi e rafforzi il reale.</p>

<p>Ben venga videogiocare, oggi, nel 2026, se il gioco diventa mezzo o premessa per abbracciarsi dolcemente con altre belle persone, e proporre loro di cambiare assieme il mondo.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/di-sale-giochi-immaginario-di-nuovo-e-convivialita-sempre</guid>
      <pubDate>Sun, 03 May 2026 22:07:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A proposito di hacking, tecnologie conviviali e cospirazione</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-hacking-tecnologie-conviviali-e-cospirazione</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Con la lentezza che mi è caratteristica, finalmente compongo e pubblico, a fine Marzo, il mio articolo di Febbraio per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano proposta dal mio admin locale Ed Gruul. Il buon Xab aveva proposto come tema lo stato del Fediverso, e con la prolissità che mi è caratteristica avanzo quanto segue.&#xA;&#xA;Lottare contro la tirannia degli adulti&#xA;&#xA;Quand&#39;ero bambino, nella campagna brianzola, ero già palesemente strambo e inadatto all&#39;educazione convenzionale destinata ai cisimaschi italiani, in più la mia famiglia era abbastanza benestante e un po&#39; intellettualoide, così che mi sono risparmiato la proposta &#34;culturale&#34; mainstream con cui stavano crescendo buona parte dei miei compagni di scuola, ovverosia il mix di telegionarli populisti, reality show misogini, animazione yankee per adulti trasmessa in fascia protetta e animazione giapponese per adolescenti malamente censurata che formavano il palinsesto di Italia 1 dei tempi d&#39;oro di Forza Italia. Viceversa, ho avuto accesso precoce (e pericolosamente non sorvegliato) all&#39;animazione oso dire avanguardistica dei gloriosi Cartoon Network Studios (pace all&#39;anima loro) e a questo punto, dopo più di 25 anni, credo sia merito de Le Superchicche se ho interiorizzato che le donne sono persone, e non un&#39;altra specie, e la relativa naturalezza con cui esprimo le mie stramberie probabilmente si deve a Ed, Edd &amp; Eddy e Mucca &amp; Pollo (più lo spinoff Io sono Donato Fidato). Ora, fra queste produzioni ce n&#39;era una che è stata probabilmente il mio riferimento culturale prediletto a cavallo fra la fine delle elementari e le piene scuole medie, complice la proposta inedita di una trama orizzontale avvincente ben diluita in episodi autoconclusivi variegati e inventivi, e una fighissima escalation della portata del conflitto di stagione in stagione: mi riferisco a Kommando Nuovi Diavoli (adattamento secondo me geniale dell&#39;originale Kids Next Door).&#xA;&#xA;KND Logo&#xA;&#xA;La premessa del programma: esiste una cabala internazionale di persone adulte più o meno supercriminali che complottano per mantenere un giogo tirannico su chi ha da 0 a 12 anni, con strumenti che passano dal caricaturale dell&#39;igiene dentale e del cibo sano e sciapo, al dolorosamente satirico dello spedire in orbita la prole dei propri dipendenti per schiavizzarli in ufficio, oppure con la distruzione sistematica di parchi giochi e piscine comunali in nome della quiete pubblica, fino allo schierare come propri agenti sul campo adolescenti conniventi ben più agguerriti delle truppe d&#39;assalto imperiali in Guerre Stellari. Un&#39;organizzazione internazionale chiamata  Kommando Nuovi Diavoli, in sigla K.N.D., lotta contro questo stato di cose mobilitando ragazzini e ragazzine in una struttura di intelligence paramilitare alimentata da tanto entusiasmo e da &#34;tecnologie 2x4&#34;: generatori di energia alimentati a ruote di criceti, mecha degni di un design giapponese messi assieme con bottiglie di vetro e assi di legno da 2x4 pollici (capito la battuta?), case sugli alberi in tutti i paesi del mondo (e in Antartide. E sulla Luna) dotate di assistenti IA, aerodromi e mense. &#xA;E questo affascinante scenario di avventura sci-fi leggera era messo al servizio di trame a volta semplicemente comiche (penso ai pirati razziatori di dolci il cui galeone viaggia per terra e per mare), molto più spesso profonde e formative: eleganti parodie di narrativa di genere da Alien a Indiana Jones, rapporti turbolenti fra genitori e figlie e fra figli maggiori e minori, esplicite tematiche antisessite che stigmatizzavano sia il machismo egemone sia i prodromi di quel &#34;femminismo&#34; di destra che oggi si esprime nel TERFismo, episodi da kolossal in cui l&#39;&#34;internazionale della tirannide adulta&#34; tenta di colpire al cuore il K.N.D. attraverso infiltrati, sabotaggi e assalti diretti, con alcune scene di battaglia campale fra legioni di mecha il cui budget probabilmente era assurdo, per una serie concepita per durare molte stagioni da decine di episodi. &#xA;&#xA;Ah, e non scordiamoci le puntate in cui il rappresentante degli studenti della 4a elementare tradiva le promesse elettoriali in nome del proprio ego; un ragazzino texano vestito da cowboy. Erano gli anni di George Bush Jr. presidente USA intento a devastare l&#39;Iraq.&#xA;&#xA;Nella storia dell&#39;animazione statunitense, giustamente si ricorda Avatar: La Leggenda di Aang come pietra miliare che ha sdoganato anche negli USA le opere a trama orizzontale forte, allontanando il paradigma artistico dalla serie episodica infinita, e recuperare Avatar da 18enne fu sicuramente una grande esperienza che mi ha lasciato tanto (non ultimo, un passettino verso il mio risveglio religioso), ma c&#39;è poco da fare, per me il grande imprinting di narrativa epica animata è venuto dal Kommando Nuovi Diavoli, tanto che, quando ho compiuto io 13 anni, mi ero ripromesso di non tradire i valori del Kommando e sforzarmi di non diventare davvero un &#34;adolescemo&#34; sgherro degli adulti. Giuramento ovviamente fra me e me, visto che, come tutti miei riferimenti culturali dell&#39;infanzia, non avevo con chi condividerlo.&#xA;&#xA;Dentro e contro la III Guerra Mondiale&#xA;&#xA;17 e più anni dopo, sono un adulto professionalmente sistemato (più o meno) e cerco di restare funzionante mentre attorno a noi, mese dopo mese, escala la III Guerra Mondiale. Mentre scrivo, abbiamo i trasporti navali e aerei attraverso l&#39;Asia totalmente bloccati dall&#39;assalto statunitense alla teocrazia iraniana, non abbiamo idea di come evolverà lo stato di polizia trumpista negli USA né di quanto ancora il regime putiniano in Russia possa reggere la guerra d&#39;attrito in Donbass, il regime sionista persiste nei suoi progetti genocidari, non sappiamo quali disegni covi il Partito Comunista Cinese, né se l&#39;internazionale nera riuscirà ad accaparrarsi per via elettorale ulteriori governi in Europa e America meridionale. &#xA;E intanto la recessione economica è dietro l&#39;angolo (anzi, ma è mai finita dal 2008 a oggi?), le forniture di cibo e medicinali sono potenzialmente compromesse dai blocchi alla filiera globalizzata, il collaso ecologico accelera grazie alle emissioni carboniche delle bombe e alla scommessa delirante dei tecnocrati convinti di poter robotizzare tutta la filiera economica attraverso data center faraonici dedicati ai Language Learning Model... strumento, casualmente, a disposizione degli Stati Nazione di tutto il mondo per attuare il panottico orwelliano.&#xA;&#xA;Fra una crisi e l&#39;altra causata dalla sovraesposizione ai media di notiziario, e da un tempo-schermo eccessivo che ancora non ho saputo abbattere, negli ultimi due mesi ho cercato di ripigliarmi uscendo di casa, battendo le vie della mia città e approcciandomi a spazi in cui poter imparare cose nuove, e ho inanellato tante esperienze arricchenti: il Collettivo Trickster e un gruppo di lavoro estemporaneo del centro culturale Bagnomaria ci hanno parlato, rispettivamente, di &#34;attivismo spirituale&#34; e di performance artistica come risposte emotive ed epistemologiche necessarie al lavaggio del cervello del realismo capitalista; persone afferenti al Centro Studi Filosofia Postumanista ci hanno delineato l&#39;antispecismo come grado radicale, sul piano filosofico ed economico, di quella stessa lotta che su un livello più evidente è antirazzista e antiabilista; prima col gruppo studi C.I.R.C.E., e poi con il collettivo di hacking del Centro Sociale Cantiere abbiamo indagato la concezione moderna dello strumento informatico come gabbia funzionale, appunto, all&#39;indottrinamento e allo svuotamento di energia; infine, proprio in questi giorni, ho partecipato alla kermesse di hacking del centro sociale S.O.C.S., dove tanti di questi spunti si sono mescolati e sedimentati, accompagnati da vino annacquato e torte vegane.&#xA;&#xA;Ed è stato a S.O.C.S., fra una conferenza e l&#39;altra, che mi è scattata la lampadina nel cervello, e ho capito cos&#39;ho da dire sullo stato del Fediverso.&#xA;&#xA;Siamo noi contro di loro, prendiamolo sul serio&#xA;&#xA;La pratica della Magia del Caos mi ha insegnato che ogni persona abita nella propria percezione del mondo, e che il filtro cognitivo di ciascuno colora in tinte radicalmente diverse quelli che in astratto sono gli stessi fatti quantificabili. Da persona che ci crede davvero, al socialismo libertario per come ce lo delineano Angela Davis, Abdullah Öcalan, il subcomandante Marcos, bell hooks e tutte le persone che piacciono a noi zecche, vi dico come lo vedo io, il mondo: esiste una cabala internazionale di persone straricche e malvagie, politicanti affaristi capi criminali, che complottano per mantenere un giogo tirannico sui miliardi di forme di vita che popolano la Terra, con strumenti che passano dal patetico dei media spazzatura, allo spietato dei bombardamenti a tappeto sulle scuole e della distruzione sistematica di foreste e ghiacciai, fino all&#39;indottrinamento di determinate fasce demografiche del popolo oppresso perché fungano da sbirri e aguzzini a danni di altre fasce più oppresse.&#xA;Dal momento in cui si è sviluppata la società di massa, sono esistite tante (troppe?) Internazionali che hanno provato a mettere a sistema le masse oppresse per rivoltarsi contro i tiranni, complessivamente sono tutte fallite, e al momento ci troviamo sottopostu a un grado di repressione e frantumazione terrificante e inedito, per l&#39;appunto un panottico orwelliano che prende forma ogni giorno di più.&#xA;Io, che sono uno qualunque, non penso sia già detta l&#39;ultima parola, e anzi credo che questa accelerazione della III Guerra Mondiale possa aprire delle crepe profonde e segnare dei punti di non ritorno, ponendo fine al mondo come lo abbiamo conosciuto sinora e lasciandoci lo spazio per attuare qualcosa di nuovo. Durante il precedente scossone, Rosa Luxemburg arguì che la scelta dicotomica era &#34;socialismo o barbarie&#34;, io mi permetto una chiosa, faccio presente che &#34;socialismo&#34; vuol dire &#34;società&#34; e società nasce da &#34;convivialità&#34;, pertanto affermo: &#xA;&#xA;  Convivialità, o barbarie.&#xA;&#xA;In Kommando Nuovi Diavoli, ogni casa sull&#39;albero dispone di ampi spazi ricreativi per far vivere assieme e socializzare i ragazzini in servizio al suo interno, e ogni squadra di pronto intervento consiste innanzitutto di persone amiche, prima ancora che commilitone; una delle cose più belle del S.O.C.S. è la grande disponibilità di divanetti e tavolini (più un cabinato arcade) per stravaccarsi assieme e chiacchierare e smanettare, e la kermesse di hacking è stata ordita in modo tale che io, l&#39;ultimo arrivato, mi sono ritrovato ad abbracciare tutto il tempo persone amiche provenienti dai contesti più diversi, dal gruppo di volontariato cui mi ero unito appena arrivato a Milano alla conferenza antispecista della settimana precedente, sino a amicizie di penna conosciute sul Fediverso.&#xA;Già, il nostro punto di partenza: il Fediverso.&#xA;&#xA;In K.N.D., come vi accennavo, i piccoli eroi dispongono di tecnologie autoprodotte surreali quanto efficaci, dalla pistoletta laser alla navicella spaziale, e ricordo almeno un paio di episodi che portavano in scena differenze fondamentali di design e funzionamento fra l&#39;arsenale del K.N.D. e le dotazioni dell&#39;&#34;internazionale adulta&#34; e dei loro lacché adolescemi. Questo dettaglio mi è rispuntato in testa al S.O.C.S., fra le descrizioni tecniche dell&#39;architettura di Autistici/Inventati, le lamentele sullo scollamento fra l&#39;inventiva dei tecnici e i bisogni reali delle persone, e l&#39;invito a non assumere mai un atteggiamento assistenzialista verso chi &#34;sta peggio di te&#34;, bensì a trovare i punti di contatto e agire assieme da pari a pari (grazie, persona che me l&#39;ha fatto presente; grazie davvero). Mi è rispuntato in testa, perché se vogliamo sopravvivere fino a una frattura che permetta l&#39;insurrezione, e vincerla quell&#39;insurrezione, dobbiamo iniziare da subito a risolvere questi scollamenti, e darci strumenti radicalmente diversi da quelli dei padroni, funzionali a una vita liberata come la vogliamo noi: strumenti di interazione sociale, strumenti di produzione artistica, strumenti di produzione economica... strumenti di comunicazione di massa. Macchine che espandano le comunità preesistenti, anziché sostituirsi ad esse o addirittura degradarle: insomma, quelle che Ivan Illich chiamava &#34;macchine conviviali&#34;.&#xA;&#xA;E quindi, collegando Illich a Luxemburg, macchine socialiste contro la barbarie dei padroni.&#xA;&#xA;Il mio rapporto con il cyberspazio è ben lungi dall&#39;essere pienamente sano, non dopo essere cresciuto nel boom di Facebook e degli smartphone, ma scappando a Milano, finalmente, ho trovato la mia gente, e non sono più lo strambo bambino eremita che fa giuramenti con sé stesso, né l&#39;adolescente che deve aggrapparsi agli spazi online di hobbistica nerd per godere di un minimo di contatto umano con persone solidali: sono un adulto militante che vive i suoi valori entro una comunità di compagni e compagne, ben radicata nel nostro territorio e memore delle generazioni che ci hanno preceduto. E alcune di queste persone compagne le ho conosciute proprio passando per il Fediverso (ciao a tuttu &lt;3), e sempre grazie al Fediverso cerco di restituire e diffondere quegli strumenti che stiamo mettendo assieme come comunità, nella speranza che arrivino ad altre comunità e le agevolino nel proprio percorso, specialmente a comunità piccole e periferiche che ancora non esistono appieno, ma consistono di persone sole e disorientare come lo era il piccolo me, che non sanno come muoversi per coagularsi e diventare un nodo della nostra internazionale.&#xA;&#xA;Perché nella mia visione utopica vedo un mondo di comunità solidali e confederate, dotate di risorse e competenze autosufficienti e diffuse, dai campi a coltura alimentare al server per le telecomunicazioni, e indubbiamente io non ho le competenze tecniche per costruire né l&#39;una né l&#39;altra cosa; ho solo le mie parole, per trasmettere questo immaginario a voi che mi leggete, e orientare assieme un agire collettivo attraverso le rispettive risorse.&#xA;&#xA;Per cui, cosa serve secondo me al Fediverso italiano? &#xA;Serve che resti un progetto libertario, e triplichi gli sforzi in questo senso per crescere come cyberspazio conviviale, atto a rafforzare e amplificare i legami di solidarietà locale, e a mettere a rete chi si occupa di temi affini in contesti diversi.&#xA;&#xA;Voi compagnu smanettonu che già lavorate in tal senso, avete tutta la mia stima e rispetto, e vi invito &#34;solo&#34; a fare vostro un motto a me molto caro che regolarmente ritiro fuori: contro la tirannide dei signori del mondo, cospiriamo assieme e iniziamo già adesso a disertare le loro regole, a costruire un contro-mondo diverso.&#xA;&#xA;Io ci sto, e voi?&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Con la lentezza che mi è caratteristica, finalmente compongo e pubblico, a fine Marzo, il mio articolo di Febbraio per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano proposta dal mio admin locale Ed Gruul. Il buon Xab aveva proposto come tema <a href="https://www.andreacorinti.com/posts/ita/sagra-indie-web-2026-02/" rel="nofollow">lo stato del Fediverso</a>, e con la prolissità che mi è caratteristica avanzo quanto segue.</p></blockquote>

<h2 id="lottare-contro-la-tirannia-degli-adulti">Lottare contro la tirannia degli adulti</h2>

<p>Quand&#39;ero bambino, nella campagna brianzola, ero già palesemente strambo e inadatto all&#39;educazione convenzionale destinata ai cisimaschi italiani, in più la mia famiglia era abbastanza benestante e un po&#39; intellettualoide, così che mi sono risparmiato la proposta “culturale” <em>mainstream</em> con cui stavano crescendo buona parte dei miei compagni di scuola, ovverosia il mix di telegionarli populisti, reality show misogini, animazione yankee per adulti trasmessa in fascia protetta e animazione giapponese per adolescenti malamente censurata che formavano il palinsesto di Italia 1 dei tempi d&#39;oro di Forza Italia. Viceversa, ho avuto accesso precoce (e pericolosamente non sorvegliato) all&#39;animazione oso dire avanguardistica dei gloriosi Cartoon Network Studios (pace all&#39;anima loro) e a questo punto, dopo più di 25 anni, credo sia merito de <em>Le Superchicche</em> se ho interiorizzato che le donne sono persone, e non un&#39;altra specie, e la relativa naturalezza con cui esprimo le mie stramberie probabilmente si deve a <em>Ed, Edd &amp; Eddy</em> e <em>Mucca &amp; Pollo</em> (più lo spinoff <em>Io sono Donato Fidato</em>). Ora, fra queste produzioni ce n&#39;era una che è stata probabilmente <strong>il</strong> mio riferimento culturale prediletto a cavallo fra la fine delle elementari e le piene scuole medie, complice la proposta inedita di una trama orizzontale avvincente ben diluita in episodi autoconclusivi variegati e inventivi, e una fighissima escalation della portata del conflitto di stagione in stagione: mi riferisco a <em>Kommando Nuovi Diavoli</em> (adattamento secondo me geniale dell&#39;originale <em>Kids Next Door</em>).</p>

<p><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/a/a9/KNDLogo.png" alt="KND Logo"></p>

<p>La premessa del programma: esiste una cabala internazionale di persone adulte più o meno supercriminali che complottano per mantenere un giogo tirannico su chi ha da 0 a 12 anni, con strumenti che passano dal caricaturale dell&#39;igiene dentale e del cibo sano e sciapo, al dolorosamente satirico dello <strong>spedire in orbita</strong> la prole dei propri dipendenti per schiavizzarli in ufficio, oppure con la distruzione sistematica di parchi giochi e piscine comunali in nome della quiete pubblica, fino allo schierare come propri agenti sul campo adolescenti conniventi ben più agguerriti delle truppe d&#39;assalto imperiali in <em>Guerre Stellari</em>. Un&#39;organizzazione internazionale chiamata  <em>Kommando Nuovi Diavoli</em>, in sigla K.N.D., lotta contro questo stato di cose mobilitando ragazzini e ragazzine in una struttura di intelligence paramilitare alimentata da tanto entusiasmo e da “tecnologie 2x4”: generatori di energia alimentati a ruote di criceti, mecha degni di un design giapponese messi assieme con bottiglie di vetro e assi di legno da 2x4 pollici (capito la battuta?), case sugli alberi in tutti i paesi del mondo (e in Antartide. E sulla Luna) dotate di assistenti IA, aerodromi e mense.
E questo affascinante scenario di avventura sci-fi leggera era messo al servizio di trame a volta semplicemente comiche (penso ai pirati razziatori di dolci il cui galeone viaggia per terra e per mare), molto più spesso profonde e formative: eleganti parodie di narrativa di genere da <em>Alien</em> a <em>Indiana Jones</em>, rapporti turbolenti fra genitori e figlie e fra figli maggiori e minori, esplicite tematiche antisessite che stigmatizzavano sia il machismo egemone sia i prodromi di quel “femminismo” di destra che oggi si esprime nel TERFismo, episodi da kolossal in cui l&#39;“internazionale della tirannide adulta” tenta di colpire al cuore il K.N.D. attraverso infiltrati, sabotaggi e assalti diretti, con alcune scene di battaglia campale fra legioni di mecha il cui budget probabilmente era assurdo, per una serie concepita per durare molte stagioni da decine di episodi.</p>

<p>Ah, e non scordiamoci le puntate in cui il rappresentante degli studenti della 4a elementare tradiva le promesse elettoriali in nome del proprio ego; un ragazzino texano vestito da cowboy. Erano gli anni di George Bush Jr. presidente USA intento a devastare l&#39;Iraq.</p>

<p>Nella storia dell&#39;animazione statunitense, giustamente si ricorda <em>Avatar: La Leggenda di Aang</em> come pietra miliare che ha sdoganato anche negli USA le opere a trama orizzontale forte, allontanando il paradigma artistico dalla serie episodica infinita, e recuperare <em>Avatar</em> da 18enne fu sicuramente una grande esperienza che mi ha lasciato tanto (non ultimo, un passettino verso il mio risveglio religioso), ma c&#39;è poco da fare, per me il grande imprinting di narrativa epica animata è venuto dal <em>Kommando Nuovi Diavoli</em>, tanto che, quando ho compiuto io 13 anni, mi ero ripromesso di non tradire i valori del Kommando e sforzarmi di non diventare <em>davvero</em> un “adolescemo” sgherro degli adulti. Giuramento ovviamente fra me e me, visto che, come tutti miei riferimenti culturali dell&#39;infanzia, non avevo con chi condividerlo.</p>

<h2 id="dentro-e-contro-la-iii-guerra-mondiale">Dentro e contro la III Guerra Mondiale</h2>

<p>17 e più anni dopo, sono un adulto professionalmente sistemato (più o meno) e cerco di restare funzionante mentre attorno a noi, mese dopo mese, escala la III Guerra Mondiale. Mentre scrivo, abbiamo i trasporti navali e aerei attraverso l&#39;Asia totalmente bloccati dall&#39;assalto statunitense alla teocrazia iraniana, non abbiamo idea di come evolverà lo stato di polizia trumpista negli USA né di quanto ancora il regime putiniano in Russia possa reggere la guerra d&#39;attrito in Donbass, il regime sionista persiste nei suoi progetti genocidari, non sappiamo quali disegni covi il Partito Comunista Cinese, né se l&#39;internazionale nera riuscirà ad accaparrarsi per via elettorale ulteriori governi in Europa e America meridionale.
E intanto la recessione economica è dietro l&#39;angolo (anzi, ma è mai finita dal 2008 a oggi?), le forniture di cibo e medicinali sono potenzialmente compromesse dai blocchi alla filiera globalizzata, il collaso ecologico accelera grazie alle emissioni carboniche delle bombe e alla scommessa delirante dei tecnocrati convinti di poter robotizzare tutta la filiera economica attraverso data center faraonici dedicati ai Language Learning Model... strumento, casualmente, a disposizione degli Stati Nazione di tutto il mondo per attuare il panottico orwelliano.</p>

<p>Fra una crisi e l&#39;altra causata dalla sovraesposizione ai media di notiziario, e da un tempo-schermo eccessivo che ancora non ho saputo abbattere, negli ultimi due mesi ho cercato di ripigliarmi uscendo di casa, battendo le vie della mia città e approcciandomi a spazi in cui poter imparare cose nuove, e ho inanellato tante esperienze arricchenti: il <a href="https://collettivotrickster.net/" rel="nofollow">Collettivo Trickster</a> e un gruppo di lavoro estemporaneo del centro culturale Bagnomaria ci hanno parlato, rispettivamente, di “attivismo spirituale” e di performance artistica come risposte emotive ed epistemologiche necessarie al lavaggio del cervello del realismo capitalista; persone afferenti al <a href="https://www.filosofiapostumanista.it/" rel="nofollow">Centro Studi Filosofia Postumanista</a> ci hanno delineato l&#39;antispecismo come grado radicale, sul piano filosofico <em>ed</em> economico, di quella stessa lotta che su un livello più evidente è antirazzista e antiabilista; prima col gruppo studi <a href="https://circex.org/it" rel="nofollow">C.I.R.C.E.</a>, e poi con il <a href="https://www.cantiere.org/category/eventi/dibattiti/machinebreakers/" rel="nofollow">collettivo di hacking del Centro Sociale Cantiere</a> abbiamo indagato la concezione moderna dello strumento informatico come gabbia funzionale, appunto, all&#39;indottrinamento e allo svuotamento di energia; infine, proprio in questi giorni, ho partecipato alla <a href="https://hackingsocs-b0b28c.frama.io/2026.html" rel="nofollow">kermesse di hacking del centro sociale S.O.C.S.</a>, dove tanti di questi spunti si sono mescolati e sedimentati, accompagnati da vino annacquato e torte vegane.</p>

<p>Ed è stato a S.O.C.S., fra una conferenza e l&#39;altra, che mi è scattata la lampadina nel cervello, e ho capito cos&#39;ho da dire sullo stato del Fediverso.</p>

<h2 id="siamo-noi-contro-di-loro-prendiamolo-sul-serio">Siamo noi contro di loro, prendiamolo sul serio</h2>

<p>La pratica della Magia del Caos mi ha insegnato che ogni persona abita nella propria percezione del mondo, e che il filtro cognitivo di ciascuno colora in tinte radicalmente diverse quelli che in astratto sono gli stessi fatti quantificabili. Da persona che ci crede davvero, al socialismo libertario per come ce lo delineano Angela Davis, Abdullah Öcalan, il subcomandante Marcos, bell hooks e tutte le persone che piacciono a noi zecche, vi dico come lo vedo io, il mondo: esiste una cabala internazionale di persone straricche e malvagie, politicanti affaristi capi criminali, che complottano per mantenere un giogo tirannico sui miliardi di forme di vita che popolano la Terra, con strumenti che passano dal patetico dei media spazzatura, allo spietato dei bombardamenti a tappeto sulle scuole e della distruzione sistematica di foreste e ghiacciai, fino all&#39;indottrinamento di determinate fasce demografiche del popolo oppresso perché fungano da sbirri e aguzzini a danni di altre fasce <em>più</em> oppresse.
Dal momento in cui si è sviluppata la società di massa, sono esistite tante (troppe?) Internazionali che hanno provato a mettere a sistema le masse oppresse per rivoltarsi contro i tiranni, complessivamente sono tutte fallite, e al momento ci troviamo sottopostu a un grado di repressione e frantumazione terrificante e inedito, per l&#39;appunto un panottico orwelliano che prende forma ogni giorno di più.
Io, che sono uno qualunque, non penso sia già detta l&#39;ultima parola, e anzi credo che questa accelerazione della III Guerra Mondiale possa aprire delle crepe profonde e segnare dei punti di non ritorno, ponendo fine al mondo come lo abbiamo conosciuto sinora e lasciandoci lo spazio per attuare qualcosa di nuovo. Durante il precedente scossone, Rosa Luxemburg arguì che la scelta dicotomica era “socialismo o barbarie”, io mi permetto una chiosa, faccio presente che “socialismo” vuol dire “società” e società nasce da “convivialità”, pertanto affermo:</p>

<blockquote><p>Convivialità, o barbarie.</p></blockquote>

<p>In <em>Kommando Nuovi Diavoli</em>, ogni casa sull&#39;albero dispone di ampi spazi ricreativi per far vivere assieme e socializzare i ragazzini in servizio al suo interno, e ogni squadra di pronto intervento consiste innanzitutto di persone amiche, prima ancora che commilitone; una delle cose più belle del <em>S.O.C.S.</em> è la grande disponibilità di divanetti e tavolini (più un cabinato arcade) per stravaccarsi assieme e chiacchierare e smanettare, e la kermesse di hacking è stata ordita in modo tale che io, l&#39;ultimo arrivato, mi sono ritrovato ad abbracciare tutto il tempo persone amiche provenienti dai contesti più diversi, dal gruppo di volontariato cui mi ero unito appena arrivato a Milano alla conferenza antispecista della settimana precedente, sino a amicizie di penna conosciute sul Fediverso.
Già, il nostro punto di partenza: il Fediverso.</p>

<p>In <em>K.N.D.</em>, come vi accennavo, i piccoli eroi dispongono di tecnologie autoprodotte surreali quanto efficaci, dalla pistoletta laser alla navicella spaziale, e ricordo almeno un paio di episodi che portavano in scena differenze fondamentali di design e funzionamento fra l&#39;arsenale del K.N.D. e le dotazioni dell&#39;“internazionale adulta” e dei loro lacché <em>adolescemi</em>. Questo dettaglio mi è rispuntato in testa al S.O.C.S., fra le descrizioni tecniche dell&#39;architettura di <a href="https://www.autistici.org/" rel="nofollow">Autistici/Inventati</a>, le lamentele sullo scollamento fra l&#39;inventiva dei tecnici e i bisogni reali delle persone, e l&#39;invito a non assumere mai un atteggiamento assistenzialista verso chi “sta peggio di te”, bensì a trovare i punti di contatto e agire assieme da pari a pari (grazie, persona che me l&#39;ha fatto presente; grazie davvero). Mi è rispuntato in testa, perché se vogliamo sopravvivere fino a una frattura che permetta l&#39;insurrezione, e vincerla quell&#39;insurrezione, dobbiamo iniziare da subito a risolvere questi scollamenti, e darci strumenti radicalmente diversi da quelli dei padroni, funzionali a una vita liberata come la vogliamo noi: strumenti di interazione sociale, strumenti di produzione artistica, strumenti di produzione economica... strumenti di comunicazione di massa. Macchine che espandano le comunità preesistenti, anziché sostituirsi ad esse o addirittura degradarle: insomma, quelle che Ivan Illich chiamava “macchine conviviali”.</p>

<p>E quindi, collegando Illich a Luxemburg, macchine socialiste contro la barbarie dei padroni.</p>

<p>Il mio rapporto con il cyberspazio è ben lungi dall&#39;essere pienamente sano, non dopo essere cresciuto nel boom di Facebook e degli smartphone, ma scappando a Milano, finalmente, ho trovato la mia gente, e non sono più lo strambo bambino eremita che fa giuramenti con sé stesso, né l&#39;adolescente che deve aggrapparsi agli spazi online di hobbistica nerd per godere di un minimo di contatto umano con persone solidali: sono un adulto militante che vive i suoi valori entro una comunità di compagni e compagne, ben radicata nel nostro territorio e memore delle generazioni che ci hanno preceduto. E alcune di queste persone compagne le ho conosciute proprio passando per il Fediverso (ciao a tuttu &lt;3), e sempre grazie al Fediverso cerco di restituire e diffondere quegli strumenti che stiamo mettendo assieme come comunità, nella speranza che arrivino ad altre comunità e le agevolino nel proprio percorso, specialmente a comunità piccole e periferiche che ancora non esistono appieno, ma consistono di persone sole e disorientare come lo era il piccolo me, che non sanno come muoversi per coagularsi e diventare un nodo della nostra internazionale.</p>

<p>Perché nella mia visione utopica vedo un mondo di comunità solidali e confederate, dotate di risorse e competenze autosufficienti e diffuse, dai campi a coltura alimentare al server per le telecomunicazioni, e indubbiamente io non ho le competenze tecniche per costruire né l&#39;una né l&#39;altra cosa; ho solo le mie parole, per trasmettere questo immaginario a voi che mi leggete, e orientare assieme un agire collettivo attraverso le rispettive risorse.</p>

<p>Per cui, cosa serve secondo me al Fediverso italiano?
Serve che resti un progetto libertario, e triplichi gli sforzi in questo senso per crescere come cyberspazio conviviale, atto a rafforzare e amplificare i legami di solidarietà locale, e a mettere a rete chi si occupa di temi affini in contesti diversi.</p>

<p>Voi compagnu smanettonu che già lavorate in tal senso, avete tutta la mia stima e rispetto, e vi invito “solo” a fare vostro un motto a me molto caro che regolarmente ritiro fuori: contro la tirannide dei signori del mondo, cospiriamo assieme e iniziamo già adesso a disertare le loro regole, a costruire un contro-mondo diverso.</p>

<p>Io ci sto, e voi?</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-hacking-tecnologie-conviviali-e-cospirazione</guid>
      <pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:38:22 +0000</pubDate>
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      <title>Al di là dell&#39;alba</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/al-di-la-dellalba</link>
      <description>&lt;![CDATA[Un racconto dell’Alberghetto&#xA;&#xA;In memoria di Esther Garber, James Colvin, Keith Hammond e Two-Gun Bob&#xA;&#xA;  Avviso di contenuto: assunzione di psicotropi; una breve istanza di turpiloquio misogino; una scena erotica esplicita dalla consensualità deliberatamente ambigua.&#xA;&#xA;Successe almeno una dozzina d’anni fa, quando andavo in villeggiatura sulla costa e la sera mi accomodavo sotto la pergola dell’alberghetto: il vento denso di salsedine mi solleticava la barba, le montagne alle mie spalle si specchiavano nel mare placido con tutta la loro corona di boschetti, e gli altri avventori sorbivano il caffè, tracannavano vin rosso con le tagliatelle al ragù, giocavano a tressette e scopone cristonando tutti i santi del Paradiso e probabilmente pure le animelle del Purgatorio. &#xA;Fra tutti i giocatori v’era una donnina curva curva, con una zazzera di ricci color topo, di nome — mi pare — Maria Rosa Bellagamba, per tutti Rosella. Si sapeva bene in paese che, quand’era ragazza, Rosella era andata a lavorare oltralpe per una decina d’anni ed era rientrata abbiente e navigata delle cose del mondo. Cosa avesse fatto davvero, non lo sapeva nessuno: Don Pompeo, malalingua, diceva ch’era stata donna di malaffare; il mio albergatore raccontava di raccolte di sale nella Camargue fra stormi di aironi; il mio compagno di bevute Ginetto, invece, che si fosse mascherata da uomo per fare la marinaia sui bastimenti da Lisbona fino a Goa. Sia come sia, la storia segreta della Rosella la racconto un’altra volta, ora ho da raccontare quella della Rosella e del texano e — ma andiamo con calma!&#xA;&#xA;C’era una brutta pioggia di fine estate e tutto il paese era tappato in casa, a cacciar via l’umidità con i brodi e i camini accesi. La Rosella era arrivata presto al caffè dell’albergo per giocare a carte con Antonio “Mastro Catrame” e altri due che non mi ricordo; quando scoppiò il temporale, allungarono i giri di carte cambiando da scopone a tressette e poi rubamazzo e scala quaranta. Dopo un’oretta o due io, che mi giravo i pollici, chiesi loro se volessero una lettura di tarocchi — l’avevo imparato a fare quando vivevo ancora a Marsiglia — e la Rosella si rifiutò, dicendo che di demoni e “mesmerimismi” ne aveva avuti abbastanza quando aveva conosciuto il texano. Com’è come non è, tutti la tempestammo di domande, e chi è il texano, e quando è stata Oltreoceano, e se ha visto le miniere d’oro e il cavallo a vapore, eccetera eccetera. E lei con uno sguardo d’avvoltoio ci mise a tacere e fece cenno di accomodarci, che bisognava raccontare dal principio. Il padrone le portò un fiaschetto di vino e due fette di pane scaldate sulla brace, e questa è la storia della Rosella per come me la ricordo io dalla sua bocca.&#xA;&#xA;«Fu l’anno che ero arrivata in vapore a Nuova Orléans, dove il fiume Mississippi sfocia nell’oceano in mille isolotti di sabbia su cui si nascondevano bucanieri che vendevano rum di contrabbando, e il fiume e le isolette creano fango e acquitrini e tutta una regione di terra marcia dove vivono i coccodrilli e i cimarroni scappati dalle piantagioni di cotone (povere anime!). Lì a Nuova Orléans zio D’Aloisio mi trovò un posto da sguattera in una pensione vicino alla biblioteca civica e un pensionante fra i vari era questo bel figliolo texano con il collo da toro, le spalle da armadio e i bracci d’un pescatore che si tira su le reti tutto da solo. Questo giovanotto usciva ogni dì al primo albeggiare, si tappava in biblioteca sino alla chiusura e anche la notte teneva il lume acceso finché fuori dall’abbaino non gli splendevano le stelle; quando la mattina entravo a rigovernare la sua camera, trovavo sempre sullo scrittoio pacchi di carta inchiostrata con figure tutte ritorte, conti come di prestasoldi e ghirigori che sembravano lettere in cinese.» «Senonché una di quelle mattine io non trovai la porta chiusa, bensì mi aprì il giovanotto stesso e mi chiese: “Cameriera, non è che vorreste farmi un servizio?”&#xA;Io mi feci tutta rossa, mi capite, e gli risposi nel mio più bell’inglese: “Comandate, ma se la mancia è buona e non porta via troppo tempo, ché ho ancora un paio di camere!”&#xA;“Allora facciamo che voi finite il vostro turno e poi tornate qui con me; la questione è semplice, mi serve che voi mi sorvegliate mentre fa effetto una certa medicina.”»&#xA;«Io allora finii il mio giro di camere, tornai dal texano e lo trovai che aveva apparecchiato la stanza con sei o sette candele odorose di canfora, incenso e chissà quali altre misture – mi sembrava di stare alla Santa Messa! In più, alla parete era appeso un grande foglio tutto scritto a mano in inchiostro nerissimo che conteneva parole astruse come SYSTEMA SEPHIROTICO, tutto in maiuscolo, oppure Synaptic network of Black Stones in un corsivo sghembo. Quanto al giovanotto, si era messo in camicia e calzoni con bretelle, le maniche tirate all’indietro sulle braccia muscolose, gli occhi grigi luccicanti di gioia come perle.»&#xA;«“Bene signorina, ora vi spiego tutto” e prese da una valigia un flacone pieno di non so che bevanda trasparente. “Adesso io ingerirò questa droga e resterò come svenuto per non più di un’oretta.” Io trasalii, ma lui mi mise in mano un’altra boccetta, piena di polveri scarlatte. “Voi per favore vegliate su di me e mettetemi sotto il naso questi sali se mi dovessero venire le convulsioni. Clyde m’ha garantito che non accadrà, ma non è certo di prudenza che si muore.”»&#xA;«Detto ciò, il texano si tolse le scarpe e si sdraiò sul letto, io invece trascinai una seggiola accanto al comodino, mi misi comoda e poggiai i sali sul mio grembiulone bianco. Il giovanotto mi fece il pollice verso, bevette il suo intruglio e subito si assopì. E lì feci la più colossale porcata della mia vita, ché la medicina odorava proprio di mandorla, e io era un mese e mezzo che campavo del pane e acqua che ci dava il padrone, e mancava poco al mio onomastico e io la sera mi sognavo le paste che mi regalava il babbo tutti gli anni per festeggiare un pochettino – così ho preso la boccettina dalle mani di quel bel figliolo addormentato e ho lappato qualche goccia di mistura, giusto per bagnare le labbra. Due secondi da che ho ingoiato e sono crollata pure io come un sacco di patate, là sulla mia seggiola. Quel che successe poi è stato un mesmerimismo, ve lo dico io.»&#xA;&#xA;Dopo due secondi che avevo chiuso gli occhi mi risvegliai, ma attorno non v’era più la pensione di Nuova Orléans: c’era un mare d’erba alta dalle foglie larghe e verde-giallastro, sotto una cupola di cielo celeste da far male agli occhi, con riccioli di nuvole che scorrevano lente. Mi guardai le mani ed erano più chiare e morbide, senza calli da lavoro, e al posto del grembiulone indossavo una tonaca di cotone morbidissimo  tinta di verde. Davanti a me c’era un bel puledro baio, già bardato di sella e finimenti, e io senza neppur pensarci montai all’amazzone e lo lanciai al galoppo attraverso la pianura. Andavamo verso est, perché sapevo che mi aspettavano al di là dell’alba. &#xA;Caracollammo per ore e ore, pian piano il sole mi calava alle spalle e la mia ombra si stagliava sul mare d’erba, e l’oro dell’erba diventava un indaco profondo; quando sopra di me iniziarono a splendere la Croce del Nord, il Corsiero e il Sultano, vidi dritto avanti a me una colonna di fumo e alla base un fuoco scoppiettante circondato di tendaggi, che luccicava sulla superficie cristallina di un lago: la mia prima tappa.&#xA;Fra i sentieri dell’accampamento trovai orsi in zimarra e cappello piumato che scommettevano sul lancio di astragali, minuti putti dalla zazzera bionda che giravano sul fuoco spiedi di porco grondanti grasso, un rigattiere dalla pelle a scaglie che mercanteggiava con una gelatina parlante sul prezzo di corde e chiodi da arrampicata, un santone del Dio Pavone appartato davanti a un melo solitario a salmodiare i canti del vespero. Una massaia con un infante al seno e un fungo dotato di piccole braccia mi salutarono con un delicato inchino, ma io ricambiai distratta. Smontai, legai il cavallo al melo solitario e mi diressi alla tenda di panno purpureo decorata di lettere d’oro. Dentro mi attendevano una penombra rischiarata da molte paia d’occhi di gatti, un odore fresco di tè e menta, e infine una figura immersa nella luce fioca. Sedeva a gambe incrociate, in volto la maschera laccata a muso di lince, sul collo le scintillava una rete di fili d’oro; con un dito dall’unghia acuminata mi fece cenno di sedermi.&#xA;“La pace sia con te, viandante verde di un’altra sfera. Cosa ti porta in questo svincolo delle strade di raggi lunari?”&#xA;Mi accomodai a gambe conserte al centro della tenda, poggiata a terra fra me e la donna vi era una tela intessuta di orbite concentriche.&#xA;“Sapevo che ti avrei trovata qui a Snodo della Pozza, Strega Bianca. Mi occorre la tua guida per ritrovare il Sacrificio.”&#xA;Si portò la mano al grembo e lanciò sulla tela una manciata di pietruzze, poi le scrutò:&#xA;“Il granito è saldo nella casa del Fiore Nero, il diaspro interseca sia il Grande Rospo sia il Re Usurpato, l’ambra è rimasta sospesa nell’intermundia, v’è sostanziale equilibrio su ambo i lati della bilancia cosmica… Il Sacrificio resterà sospeso, almeno per questo ciclo.”&#xA;“E sia, tu nondimeno conducimi da lui.”&#xA;Allungai la mano sopra la tela, senza toccarla. La Strega Bianca si curvò su di me con uno spillo fra le dita; una puntura sul mio palmo, cinque gocce di sangue sull’ambra, un urlo agghiacciante di invocazione all’Immondo Motore Immobile. Poi un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti…&#xA;&#xA;Un’arida pianura densa d’arbusti e tamerici è incastonata tra un fiume impetuoso a occidente e colline scabre a oriente. Una falange in assetto d’armi marcia verso meridione, cimieri impiumati e scudi dipinti di gorgoni e grifoni scintillanti alla luce violetta dell’aurora, volti che sbuffano madidi di traspirazione; ad affrontarli, guerrieri abbronzati dai capelli neri e ricci che indossano pelli conciate e brandiscono mazze e accette, in piccole bande sparpagliate fra la sponda e i rilievi. La falange accelera il passo, si apre a ventaglio contro i guerriglieri. S’alza un urlo dalle schiere, è un uomo barbuto dalla corazza dorata:&#xA;“Avanti, cani randagi! Spolpate queste pecorelle! Meritatevi il soldo di Akregas!”&#xA;La falange cala le sarisse, il porcospino di ferro si lancia alla carica; i guerrieri abbronzati corrono incontro al nemico, alcuni impattano sulle punte letali, altri spaccano le aste e trascinano i falangiti fuori della formazione, e li macellano come porci. &#xA;Io osservo tutto dal cielo. Cerco il mio Sacrificio.&#xA;Lo trovo in cima alle colline. È acquattato dietro ai macigni, uno fra decine di arcieri abbronzati dai capelli neri e ricci che accordano le armi. Due occhi grigi scintillano sotto l’elmetto di peltro nero, le braccia muscolose sono coperte di cicatrici. Al suo fianco, un segugio da guerra che trasuda la disciplina di un fedele scudiero. Solleva il capo, osserva la battaglia, alza un braccio. La brigata incocca le armi, tende, mira, e infine tira.&#xA;Il sibilio delle sagitte sferza l’aria, la battaglia si interrompe e le teste si alzano, i lottatori con accette e mazze si disperdono; la pioggia di frecce prende la falange da sopra e apre vuoti nella formazione. Il generale barbuto richiama all’ordine, ma l’orda nemica ritorna alla carica e spezza la formazione.&#xA;È il mio momento.&#xA;Plano in picchiata verso le colline, schivo le frecce tirate troppo in alto, miro all’arciere dagli occhi grigi, lo vedo, lo scruto, lo ghermisco. Si dibatte fra le mie grinfie, mi colpisce con l’arco, sguaina invano la spada, urla, bestemmia il suo dio; il segugio salta e salta per azzannarmi alle cosce, alcuni tiratori mi mirano e scoccano, ma io mi libro troppo veloce, troppo alta. Siamo sopra la pianura, si vede lontano il borgo in legno e calcare dei guerrieri delle colline, ancora più in là la città di marmo e mattone donde sono marciati i falangiti. Da un lato la resilienza primordiale dei fedeli della Capra Ridente, dall’altro la ricerca d’apoteosi dei figli della Lupa.&#xA;La mia preda sembra arrendersi al mio abbraccio e osserva il panorama; è il primo uomo a volare in questa sfera. Poi si contorce verso di me e mi grugnisce contro: “A che devo questo onore? Ilmarinen vuole fare di me la sua puttana? Mi porti in pasto ai seguaci di Nyogatha? Devo essere sacrificato a Kathulos o all’Uomo Nero del nord?”&#xA;Lo ignoro e volo verso oriente. Mi lancio nel disco solare: un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti… Siamo attesi al di là dell’alba.&#xA;&#xA;Siamo in cima alla rupe e guardiamo sulla piana del mondo. Sotto di noi brulicano le nazioni della terra e i sacerdoti intonano canti da sicofanti ai loro numi. Vediamo le genti di Sardopolis bruciare ladri e assassini sull’altare di Iod, il Cacciatore-Che-Salta-Fra-I-Mondi; i diabolisti di Saba salmodiano il nome di Droom-Avista sul suo trono d’acciaio nella fortezza di Dite; uomini e donne di buona volontà donano le primizie a Manorama come a Crisopelea. Ma non sono gli dèi della Terra, i miei mandanti. Il mio Padrone sta giungendo ora, dal paese al di là del tramonto. Dalle sue sei ali nasce vento di tramontana che sconquassa la montagna, e il mio Sacrificio rabbrividisce, lacrima e stride i denti. Il Sire atterra sulla rupe presso di noi, io lo onoro con la proscinesi.&#xA;“O Pastore degli Eserciti, Ti consegno il Sacrificio prescelto, sangue del sangue e carne della carne di colui che macellò i Re Serpenti; il suo seme è forte. Sappi però, o Pastore, che ho consultato la Strega Bianca che siede al crocevia dei mondi, ed ella Ti informa che Zhothaqquah e Vorvadoss sono concordi nel garantire l’Equilibrio empireo; puoi consumare ora la ierogamia, ma l’esito si potrà avvertire solo nella prossima Congiunzione di Sfere, se non oltre.”&#xA;Il Sire assente sotto il suo cappuccio di cielo stellato, ripiega le ali e solleva un braccio lungo e delicato, tendendo la mano verso il Sacrificio. Il guerriero nerboruto si accosta meccanicamente, come un pupazzo tirato da fili. Il Sire lascia cascare il suo mantello di firmamento. Si svelano le membra color del miele, gli occhi profondi come materia oscura, il petto senza capezzoli e il pube senza sesso. Egli prende delicatamente fra le braccia il guerriero, che depone ogni terrore e cinge i fianchi del Pastore degli Eserciti; gli si accende negli occhi grigi il fuoco di lussuria; lecca sinuosamente il Suo collo e strofina le brache su Suoi fianchi. &#xA;Il Sire si libra in volo assieme al suo Sacrificio, si porta sopra il disco del sole; gli dissolve gli indumenti e lo esplora nei suoi anfratti più segreti, una mano dalle dita lunghe si insinua fra i glutei marmorei e una lingua biforcuta sibila nelle orecchie. Il membro eretto e rubicondo del Sacrificio struscia sulle gambe del Sire, questi trasmuta il suo corpo carnale e si lascia penetrare in un grembo. Il corpo mortale del Sacrificio è forte ma pur sempre umano e l’orgasmo lo scuote in brevi istanti, il suo seme scorre dentro il Sire e questi si ribalta in volo; i due fluttuano capovolti. Il Sire afferra il Sacrificio con una mano, lo rovescia e ne porta il volto sul proprio pube; il guerriero si abbevera da un membro apparso ove prima era il grembo, intanto il Sire sugge e morde i glutei del Sacrificio.&#xA;È il mio momento. Afferro l’arco di cristallo, incocco la freccia d’oro e la scocco alla schiena del Sacrificio, là dov’è il cuore; lo trapasso, lo uccido, la punta trafigge anche il mio Sire, icore dorato sgorga frammisto al sangue e al seme. L’essenza mistica trasuda dai due corpi cinti e va a bagnare il disco del sole. La luce bianca si fa azzurra, il calore intenso consuma i due corpi trapassati, il pulviscolo si disperde ai cinque punti cardinali.&#xA;La ierogamia è compiuta e s’è fatta luce, sulla rupe al di là dell’alba. &#xA;&#xA;«E fu a quel punto che mi svegliai di soprassalto nella stanza a Nuova Orléans, con fuori dalla finestra il puzzo della terra marcia, e sul letto il povero texano in preda alle convulsioni! Berciava e abbaiava come una bestia con la rabbia, e fra un grugnito e l’altro riuscii a intendere qualche frase da cristiano: “La mia ascia… quest’ascia è il mio scettro!”, “Mia Regina, mia Regina della Costa Nera, dove sei?!”, “Gli Abitatori… gli Abitatori dei Cunicoli!” Io svelta gli misi sotto il naso i sali e quello si alzò di soprassalto madido di sudore, i capelli neri tutti spettinati e gli occhi grigi che ancora lacrimavano.»&#xA;«Vi fu un momento di silenzio, poi quel bell’uomo così sfregiato dal terrore si mise a sussurrare una canzone, ma io ne sentii solo qualche frase:&#xA;&#xA;“Così ci siamo mescolati alla Terra:&#xA;chi ci ricorda è il vento fra i rami,&#xA;e le nubi e la marina procella,&#xA;non più voci di poeti umani.” &#xA;&#xA;Detto ciò alzò il capo, mi guardò, sbiancò, s’alzò e se ne andò di corsa dalla stanza, urlando qualcosa del tipo “L’arpia! L’arpia! L’arpia verde che viene dall’aldilà dell’alba!”»&#xA;&#xA;«Il texano abbandonò Nuova Orléans un paio di giorni dopo e io continuai con il mio servizio nella pensione, finché non mi spostai nell&#39;Arkansas per fare la boscaiola di pini. Non lo incontrai mai più, ma tuttora credo e giuro sul mio babbo buonanima che quel ragazzo così bello fosse un uomo di malaffare e avesse bevuto del laudano, dell’oppio liquido, dell’eroina o una di quelle porcherie che usano i feticisti per fare i mesmerimismi. Ed ecco, signori miei, perché non voglio le letture dei tarocchi: mi basta e avanza per tutta la vita quella che mi fece la Strega Bianca mentre andavo a cercare il Sacrificio per il Pastore degli Eserciti.»&#xA;&#xA;Così disse la Rosella, poi tacque e sorseggiò le ultime gocce di vino. Io, Mastro Catrame, il padrone e tutti gli altri tornammo pure noi con la testa all’alberghetto, alla pioggia, alle carte e alle bruschette, come lei stessa e il texano erano tornati a Nuova Orléans dal loro viaggio nei fumi allucinogeni. Sono passati tanti anni da allora e Rosella probabilmente sarà pure morta, però tutta questa fantasmagoria su Vorvadoss e Kathulos e l’uccisore dei re Serpenti, la Strega Bianca e il paese al di là dell’alba non mi è mai uscita dalla mente, e la volta che passai per Fort Worth di strada verso El Paso mi fermai in una libreria occulta in cerca del De Vermis Mysteriis e dell’Unaussprechlichen Kulten, e sentii in effetti due pelandroni barbuti sussurrare di un “Veggente di Callahan County” che viveva come in simbiosi con il suo “segugio scudiero” e attendeva l’inizio del “nuovo ciclo cosmico” per “ricongiungersi con il suo Amante e Pastore”. Non dissero, però, se quel veggente attendesse la Congiunzione delle Sfere con sacro terrore, o bensì con trasporto erotico.&#xA;&#xA;  Nota autoriale: ho composto questo racconto nell&#39;inverno 2021 per proporlo alla rivista «Alkalina», e fu rifiutato perché la struttura a cornici narrative non convinceva la redazione; venne successivamente accettato e pubblicato nella primavera 2023 sulla webfanzine gargolla.eu, nel frattempo chiusa; lo ripropongo qui, come sua sede definitiva.&#xA;Avrete intuito che si tratta di una lettera d&#39;amore alla letteratura sword &amp; sorcery; se volete saperne di più, wikipediatevi le persone cui è dedicato.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="un-racconto-dell-alberghetto">Un racconto dell’Alberghetto</h2>

<p><em>In memoria di Esther Garber, James Colvin, Keith Hammond e Two-Gun Bob</em></p>

<blockquote><p><strong>Avviso di contenuto:</strong> assunzione di psicotropi; una breve istanza di turpiloquio misogino; una scena erotica esplicita dalla consensualità deliberatamente ambigua.</p></blockquote>

<p>Successe almeno una dozzina d’anni fa, quando andavo in villeggiatura sulla costa e la sera mi accomodavo sotto la pergola dell’alberghetto: il vento denso di salsedine mi solleticava la barba, le montagne alle mie spalle si specchiavano nel mare placido con tutta la loro corona di boschetti, e gli altri avventori sorbivano il caffè, tracannavano vin rosso con le tagliatelle al ragù, giocavano a tressette e scopone cristonando tutti i santi del Paradiso e probabilmente pure le animelle del Purgatorio.
Fra tutti i giocatori v’era una donnina curva curva, con una zazzera di ricci color topo, di nome — mi pare — Maria Rosa Bellagamba, per tutti Rosella. Si sapeva bene in paese che, quand’era ragazza, Rosella era andata a lavorare oltralpe per una decina d’anni ed era rientrata abbiente e navigata delle cose del mondo. Cosa avesse fatto davvero, non lo sapeva nessuno: Don Pompeo, malalingua, diceva ch’era stata donna di malaffare; il mio albergatore raccontava di raccolte di sale nella Camargue fra stormi di aironi; il mio compagno di bevute Ginetto, invece, che si fosse mascherata da uomo per fare la marinaia sui bastimenti da Lisbona fino a Goa. Sia come sia, la storia segreta della Rosella la racconto un’altra volta, ora ho da raccontare quella della Rosella e del texano e — ma andiamo con calma!</p>

<p>C’era una brutta pioggia di fine estate e tutto il paese era tappato in casa, a cacciar via l’umidità con i brodi e i camini accesi. La Rosella era arrivata presto al caffè dell’albergo per giocare a carte con Antonio “Mastro Catrame” e altri due che non mi ricordo; quando scoppiò il temporale, allungarono i giri di carte cambiando da scopone a tressette e poi rubamazzo e scala quaranta. Dopo un’oretta o due io, che mi giravo i pollici, chiesi loro se volessero una lettura di tarocchi — l’avevo imparato a fare quando vivevo ancora a Marsiglia — e la Rosella si rifiutò, dicendo che di demoni e “mesmerimismi” ne aveva avuti abbastanza quando aveva conosciuto il texano. Com’è come non è, tutti la tempestammo di domande, e chi è il texano, e quando è stata Oltreoceano, e se ha visto le miniere d’oro e il cavallo a vapore, eccetera eccetera. E lei con uno sguardo d’avvoltoio ci mise a tacere e fece cenno di accomodarci, che bisognava raccontare dal principio. Il padrone le portò un fiaschetto di vino e due fette di pane scaldate sulla brace, e questa è la storia della Rosella per come me la ricordo io dalla sua bocca.</p>

<p>«Fu l’anno che ero arrivata in vapore a Nuova Orléans, dove il fiume Mississippi sfocia nell’oceano in mille isolotti di sabbia su cui si nascondevano bucanieri che vendevano rum di contrabbando, e il fiume e le isolette creano fango e acquitrini e tutta una regione di terra marcia dove vivono i coccodrilli e i cimarroni scappati dalle piantagioni di cotone (povere anime!). Lì a Nuova Orléans zio D’Aloisio mi trovò un posto da sguattera in una pensione vicino alla biblioteca civica e un pensionante fra i vari era questo bel figliolo texano con il collo da toro, le spalle da armadio e i bracci d’un pescatore che si tira su le reti tutto da solo. Questo giovanotto usciva ogni dì al primo albeggiare, si tappava in biblioteca sino alla chiusura e anche la notte teneva il lume acceso finché fuori dall’abbaino non gli splendevano le stelle; quando la mattina entravo a rigovernare la sua camera, trovavo sempre sullo scrittoio pacchi di carta inchiostrata con figure tutte ritorte, conti come di prestasoldi e ghirigori che sembravano lettere in cinese.» «Senonché una di quelle mattine io non trovai la porta chiusa, bensì mi aprì il giovanotto stesso e mi chiese: “Cameriera, non è che vorreste farmi un servizio?”
Io mi feci tutta rossa, mi capite, e gli risposi nel mio più bell’inglese: “Comandate, ma se la mancia è buona e non porta via troppo tempo, ché ho ancora un paio di camere!”
“Allora facciamo che voi finite il vostro turno e poi tornate qui con me; la questione è semplice, mi serve che voi mi sorvegliate mentre fa effetto una certa medicina.”»
«Io allora finii il mio giro di camere, tornai dal texano e lo trovai che aveva apparecchiato la stanza con sei o sette candele odorose di canfora, incenso e chissà quali altre misture – mi sembrava di stare alla Santa Messa! In più, alla parete era appeso un grande foglio tutto scritto a mano in inchiostro nerissimo che conteneva parole astruse come SYSTEMA SEPHIROTICO, tutto in maiuscolo, oppure <em>Synaptic network of Black Stones</em> in un corsivo sghembo. Quanto al giovanotto, si era messo in camicia e calzoni con bretelle, le maniche tirate all’indietro sulle braccia muscolose, gli occhi grigi luccicanti di gioia come perle.»
«“Bene signorina, ora vi spiego tutto” e prese da una valigia un flacone pieno di non so che bevanda trasparente. “Adesso io ingerirò questa droga e resterò come svenuto per non più di un’oretta.” Io trasalii, ma lui mi mise in mano un’altra boccetta, piena di polveri scarlatte. “Voi per favore vegliate su di me e mettetemi sotto il naso questi sali se mi dovessero venire le convulsioni. Clyde m’ha garantito che non accadrà, ma non è certo di prudenza che si muore.”»
«Detto ciò, il texano si tolse le scarpe e si sdraiò sul letto, io invece trascinai una seggiola accanto al comodino, mi misi comoda e poggiai i sali sul mio grembiulone bianco. Il giovanotto mi fece il pollice verso, bevette il suo intruglio e subito si assopì. E lì feci la più colossale porcata della mia vita, ché la medicina odorava proprio di mandorla, e io era un mese e mezzo che campavo del pane e acqua che ci dava il padrone, e mancava poco al mio onomastico e io la sera mi sognavo le paste che mi regalava il babbo tutti gli anni per festeggiare un pochettino – così ho preso la boccettina dalle mani di quel bel figliolo addormentato e ho lappato qualche goccia di mistura, giusto per bagnare le labbra. Due secondi da che ho ingoiato e sono crollata pure io come un sacco di patate, là sulla mia seggiola. Quel che successe poi è stato un mesmerimismo, ve lo dico io.»</p>

<p>Dopo due secondi che avevo chiuso gli occhi mi risvegliai, ma attorno non v’era più la pensione di Nuova Orléans: c’era un mare d’erba alta dalle foglie larghe e verde-giallastro, sotto una cupola di cielo celeste da far male agli occhi, con riccioli di nuvole che scorrevano lente. Mi guardai le mani ed erano più chiare e morbide, senza calli da lavoro, e al posto del grembiulone indossavo una tonaca di cotone morbidissimo  tinta di verde. Davanti a me c’era un bel puledro baio, già bardato di sella e finimenti, e io senza neppur pensarci montai all’amazzone e lo lanciai al galoppo attraverso la pianura. Andavamo verso est, perché sapevo che mi aspettavano al di là dell’alba.
Caracollammo per ore e ore, pian piano il sole mi calava alle spalle e la mia ombra si stagliava sul mare d’erba, e l’oro dell’erba diventava un indaco profondo; quando sopra di me iniziarono a splendere la Croce del Nord, il Corsiero e il Sultano, vidi dritto avanti a me una colonna di fumo e alla base un fuoco scoppiettante circondato di tendaggi, che luccicava sulla superficie cristallina di un lago: la mia prima tappa.
Fra i sentieri dell’accampamento trovai orsi in zimarra e cappello piumato che scommettevano sul lancio di astragali, minuti putti dalla zazzera bionda che giravano sul fuoco spiedi di porco grondanti grasso, un rigattiere dalla pelle a scaglie che mercanteggiava con una gelatina parlante sul prezzo di corde e chiodi da arrampicata, un santone del Dio Pavone appartato davanti a un melo solitario a salmodiare i canti del vespero. Una massaia con un infante al seno e un fungo dotato di piccole braccia mi salutarono con un delicato inchino, ma io ricambiai distratta. Smontai, legai il cavallo al melo solitario e mi diressi alla tenda di panno purpureo decorata di lettere d’oro. Dentro mi attendevano una penombra rischiarata da molte paia d’occhi di gatti, un odore fresco di tè e menta, e infine una figura immersa nella luce fioca. Sedeva a gambe incrociate, in volto la maschera laccata a muso di lince, sul collo le scintillava una rete di fili d’oro; con un dito dall’unghia acuminata mi fece cenno di sedermi.
“La pace sia con te, viandante verde di un’altra sfera. Cosa ti porta in questo svincolo delle strade di raggi lunari?”
Mi accomodai a gambe conserte al centro della tenda, poggiata a terra fra me e la donna vi era una tela intessuta di orbite concentriche.
“Sapevo che ti avrei trovata qui a Snodo della Pozza, Strega Bianca. Mi occorre la tua guida per ritrovare il Sacrificio.”
Si portò la mano al grembo e lanciò sulla tela una manciata di pietruzze, poi le scrutò:
“Il granito è saldo nella casa del Fiore Nero, il diaspro interseca sia il Grande Rospo sia il Re Usurpato, l’ambra è rimasta sospesa nell’intermundia, v’è sostanziale equilibrio su ambo i lati della bilancia cosmica… Il Sacrificio resterà sospeso, almeno per questo ciclo.”
“E sia, tu nondimeno conducimi da lui.”
Allungai la mano sopra la tela, senza toccarla. La Strega Bianca si curvò su di me con uno spillo fra le dita; una puntura sul mio palmo, cinque gocce di sangue sull’ambra, un urlo agghiacciante di invocazione all’Immondo Motore Immobile. Poi un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti…</p>

<p>Un’arida pianura densa d’arbusti e tamerici è incastonata tra un fiume impetuoso a occidente e colline scabre a oriente. Una falange in assetto d’armi marcia verso meridione, cimieri impiumati e scudi dipinti di gorgoni e grifoni scintillanti alla luce violetta dell’aurora, volti che sbuffano madidi di traspirazione; ad affrontarli, guerrieri abbronzati dai capelli neri e ricci che indossano pelli conciate e brandiscono mazze e accette, in piccole bande sparpagliate fra la sponda e i rilievi. La falange accelera il passo, si apre a ventaglio contro i guerriglieri. S’alza un urlo dalle schiere, è un uomo barbuto dalla corazza dorata:
“Avanti, cani randagi! Spolpate queste pecorelle! Meritatevi il soldo di Akregas!”
La falange cala le sarisse, il porcospino di ferro si lancia alla carica; i guerrieri abbronzati corrono incontro al nemico, alcuni impattano sulle punte letali, altri spaccano le aste e trascinano i falangiti fuori della formazione, e li macellano come porci.
Io osservo tutto dal cielo. Cerco il mio Sacrificio.
Lo trovo in cima alle colline. È acquattato dietro ai macigni, uno fra decine di arcieri abbronzati dai capelli neri e ricci che accordano le armi. Due occhi grigi scintillano sotto l’elmetto di peltro nero, le braccia muscolose sono coperte di cicatrici. Al suo fianco, un segugio da guerra che trasuda la disciplina di un fedele scudiero. Solleva il capo, osserva la battaglia, alza un braccio. La brigata incocca le armi, tende, mira, e infine tira.
Il sibilio delle sagitte sferza l’aria, la battaglia si interrompe e le teste si alzano, i lottatori con accette e mazze si disperdono; la pioggia di frecce prende la falange da sopra e apre vuoti nella formazione. Il generale barbuto richiama all’ordine, ma l’orda nemica ritorna alla carica e spezza la formazione.
È il mio momento.
Plano in picchiata verso le colline, schivo le frecce tirate troppo in alto, miro all’arciere dagli occhi grigi, lo vedo, lo scruto, lo ghermisco. Si dibatte fra le mie grinfie, mi colpisce con l’arco, sguaina invano la spada, urla, bestemmia il suo dio; il segugio salta e salta per azzannarmi alle cosce, alcuni tiratori mi mirano e scoccano, ma io mi libro troppo veloce, troppo alta. Siamo sopra la pianura, si vede lontano il borgo in legno e calcare dei guerrieri delle colline, ancora più in là la città di marmo e mattone donde sono marciati i falangiti. Da un lato la resilienza primordiale dei fedeli della Capra Ridente, dall’altro la ricerca d’apoteosi dei figli della Lupa.
La mia preda sembra arrendersi al mio abbraccio e osserva il panorama; è il primo uomo a volare in questa sfera. Poi si contorce verso di me e mi grugnisce contro: “A che devo questo onore? Ilmarinen vuole fare di me la sua puttana? Mi porti in pasto ai seguaci di Nyogatha? Devo essere sacrificato a Kathulos o all’Uomo Nero del nord?”
Lo ignoro e volo verso oriente. Mi lancio nel disco solare: un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti… Siamo attesi al di là dell’alba.</p>

<p>Siamo in cima alla rupe e guardiamo sulla piana del mondo. Sotto di noi brulicano le nazioni della terra e i sacerdoti intonano canti da sicofanti ai loro numi. Vediamo le genti di Sardopolis bruciare ladri e assassini sull’altare di Iod, il Cacciatore-Che-Salta-Fra-I-Mondi; i diabolisti di Saba salmodiano il nome di Droom-Avista sul suo trono d’acciaio nella fortezza di Dite; uomini e donne di buona volontà donano le primizie a Manorama come a Crisopelea. Ma non sono gli dèi della Terra, i miei mandanti. Il mio Padrone sta giungendo ora, dal paese al di là del tramonto. Dalle sue sei ali nasce vento di tramontana che sconquassa la montagna, e il mio Sacrificio rabbrividisce, lacrima e stride i denti. Il Sire atterra sulla rupe presso di noi, io lo onoro con la proscinesi.
“O Pastore degli Eserciti, Ti consegno il Sacrificio prescelto, sangue del sangue e carne della carne di colui che macellò i Re Serpenti; il suo seme è forte. Sappi però, o Pastore, che ho consultato la Strega Bianca che siede al crocevia dei mondi, ed ella Ti informa che Zhothaqquah e Vorvadoss sono concordi nel garantire l’Equilibrio empireo; puoi consumare ora la ierogamia, ma l’esito si potrà avvertire solo nella prossima Congiunzione di Sfere, se non oltre.”
Il Sire assente sotto il suo cappuccio di cielo stellato, ripiega le ali e solleva un braccio lungo e delicato, tendendo la mano verso il Sacrificio. Il guerriero nerboruto si accosta meccanicamente, come un pupazzo tirato da fili. Il Sire lascia cascare il suo mantello di firmamento. Si svelano le membra color del miele, gli occhi profondi come materia oscura, il petto senza capezzoli e il pube senza sesso. Egli prende delicatamente fra le braccia il guerriero, che depone ogni terrore e cinge i fianchi del Pastore degli Eserciti; gli si accende negli occhi grigi il fuoco di lussuria; lecca sinuosamente il Suo collo e strofina le brache su Suoi fianchi.
Il Sire si libra in volo assieme al suo Sacrificio, si porta sopra il disco del sole; gli dissolve gli indumenti e lo esplora nei suoi anfratti più segreti, una mano dalle dita lunghe si insinua fra i glutei marmorei e una lingua biforcuta sibila nelle orecchie. Il membro eretto e rubicondo del Sacrificio struscia sulle gambe del Sire, questi trasmuta il suo corpo carnale e si lascia penetrare in un grembo. Il corpo mortale del Sacrificio è forte ma pur sempre umano e l’orgasmo lo scuote in brevi istanti, il suo seme scorre dentro il Sire e questi si ribalta in volo; i due fluttuano capovolti. Il Sire afferra il Sacrificio con una mano, lo rovescia e ne porta il volto sul proprio pube; il guerriero si abbevera da un membro apparso ove prima era il grembo, intanto il Sire sugge e morde i glutei del Sacrificio.
È il mio momento. Afferro l’arco di cristallo, incocco la freccia d’oro e la scocco alla schiena del Sacrificio, là dov’è il cuore; lo trapasso, lo uccido, la punta trafigge anche il mio Sire, icore dorato sgorga frammisto al sangue e al seme. L’essenza mistica trasuda dai due corpi cinti e va a bagnare il disco del sole. La luce bianca si fa azzurra, il calore intenso consuma i due corpi trapassati, il pulviscolo si disperde ai cinque punti cardinali.
La ierogamia è compiuta e s’è fatta luce, sulla rupe al di là dell’alba.</p>

<p>«E fu a quel punto che mi svegliai di soprassalto nella stanza a Nuova Orléans, con fuori dalla finestra il puzzo della terra marcia, e sul letto il povero texano in preda alle convulsioni! Berciava e abbaiava come una bestia con la rabbia, e fra un grugnito e l’altro riuscii a intendere qualche frase da cristiano: “La mia ascia… quest’ascia è il mio scettro!”, “Mia Regina, mia Regina della Costa Nera, dove sei?!”, “Gli Abitatori… gli Abitatori dei Cunicoli!” Io svelta gli misi sotto il naso i sali e quello si alzò di soprassalto madido di sudore, i capelli neri tutti spettinati e gli occhi grigi che ancora lacrimavano.»
«Vi fu un momento di silenzio, poi quel bell’uomo così sfregiato dal terrore si mise a sussurrare una canzone, ma io ne sentii solo qualche frase:</p>

<p>“Così ci siamo mescolati alla Terra:
chi ci ricorda è il vento fra i rami,
e le nubi e la marina procella,
non più voci di poeti umani.”</p>

<p>Detto ciò alzò il capo, mi guardò, sbiancò, s’alzò e se ne andò di corsa dalla stanza, urlando qualcosa del tipo “L’arpia! L’arpia! L’arpia verde che viene dall’aldilà dell’alba!”»</p>

<p>«Il texano abbandonò Nuova Orléans un paio di giorni dopo e io continuai con il mio servizio nella pensione, finché non mi spostai nell&#39;Arkansas per fare la boscaiola di pini. Non lo incontrai mai più, ma tuttora credo e giuro sul mio babbo buonanima che quel ragazzo così bello fosse un uomo di malaffare e avesse bevuto del laudano, dell’oppio liquido, dell’eroina o una di quelle porcherie che usano i feticisti per fare i mesmerimismi. Ed ecco, signori miei, perché non voglio le letture dei tarocchi: mi basta e avanza per tutta la vita quella che mi fece la Strega Bianca mentre andavo a cercare il Sacrificio per il Pastore degli Eserciti.»</p>

<p>Così disse la Rosella, poi tacque e sorseggiò le ultime gocce di vino. Io, Mastro Catrame, il padrone e tutti gli altri tornammo pure noi con la testa all’alberghetto, alla pioggia, alle carte e alle bruschette, come lei stessa e il texano erano tornati a Nuova Orléans dal loro viaggio nei fumi allucinogeni. Sono passati tanti anni da allora e Rosella probabilmente sarà pure morta, però tutta questa fantasmagoria su Vorvadoss e Kathulos e l’uccisore dei re Serpenti, la Strega Bianca e il paese al di là dell’alba non mi è mai uscita dalla mente, e la volta che passai per Fort Worth di strada verso El Paso mi fermai in una libreria occulta in cerca del <em>De Vermis Mysteriis</em> e dell’<em>Unaussprechlichen Kulten</em>, e sentii in effetti due pelandroni barbuti sussurrare di un “Veggente di Callahan County” che viveva come in simbiosi con il suo “segugio scudiero” e attendeva l’inizio del “nuovo ciclo cosmico” per “ricongiungersi con il suo Amante e Pastore”. Non dissero, però, se quel veggente attendesse la Congiunzione delle Sfere con sacro terrore, o bensì con trasporto erotico.</p>

<blockquote><p><strong>Nota autoriale:</strong> ho composto questo racconto nell&#39;inverno 2021 per proporlo alla rivista <a href="https://www.alkalina.net/" rel="nofollow">«Alkalina»</a>, e fu rifiutato perché la struttura a cornici narrative non convinceva la redazione; venne successivamente accettato e pubblicato nella primavera 2023 sulla webfanzine gargolla.eu, nel frattempo chiusa; lo ripropongo qui, come sua sede definitiva.
Avrete intuito che si tratta di una lettera d&#39;amore alla letteratura <em>sword &amp; sorcery</em>; se volete saperne di più, wikipediatevi le persone cui è dedicato.</p></blockquote>
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      <pubDate>Thu, 26 Feb 2026 15:52:05 +0000</pubDate>
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      <title>A proposito della responsabilità personale e collettiva</title>
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      <description>&lt;![CDATA[  Se non l&#39;avete ancora notato, questo mio blog è ospitato sul server Livello Segreto, un &#34;nodo&#34; italofono di una rete di siti web indipendenti che se ne stanno al di fuori dell&#39;Internet controllato dalle grandi aziende. Questo mese il nostro amministratore tecnico Edoardo il Casoncello ha lanciato l&#39;idea di una Sagra Indie Web in cui i siti interessati danno contributi sul tema dell&#39;accountability. Questo articolo è il mio contributo: è l&#39;esatto opposto di un intervento puntuale, è un testo divulgativo semi-narrativo che, spero, risulti innanzitutto intrattenente, e in seconda battuta vi metta nel cervello del carburante per ragionare sul tema proposto da Ed.&#xA;&#xA;Ante Scriptum: sì alla fin fine ho terminato questo pezzo che già era febbraio. Fottesega, tutte le fregnacce sulla vita lenta si applicano anche così.&#xA;&#xA;Un processo fra le macerie&#xA;Vi racconterò una storia: non l&#39;ho inventata io, è la mia versione di una storia che si racconta da quasi due millenni e mezzo.&#xA;&#xA;Siamo nel 399 a.C. ad Atene, ma non è l&#39;Atene che avete tutti in mente: l&#39;Atene dei templi e delle sculture di marmo, delle bevute di vino rosso al suono delle cetra, dei festival teatrali che inizavano all&#39;alba e finivano al tramonto per quattro o cinque giorni di seguito; l&#39;Atene crocevia culturale, in cui tutti gli artisti e gli intellettuali greci dovevano passare se speravano di diventare qualcuno (sì tipo la Milano di oggi, purtroppo); l&#39;Atene laboratorio politico dove era stata inventata la democrazia diretta e le decisioni le prendevano votando tutti gli uomini liberi (sottolineiamo: uomini, liberi. Niente schiavi, e le donne tutte in casa). Ecco, non è quell&#39;Atene.&#xA;Quella che pensate voi era l&#39;Atene del 450 a.C. circa: l&#39;Atene che aveva insediato (con le buone o le cattive) governi amici in tutte le altre città greche affacciate sul mar Egeo, e in tal modo controllava tutti i commerci da Cipro alla Sicilia, e ogni anno spillava alle città &#34;alleate&#34; argento sonante con cui costruire i templi, finanziare le sagre teatrali, e assicurare agli uomini liberi poveri un misto di salario minimo garantito (ebbene sì!) e di impieghi statali (ebbene sì bis!), così che potessero partecipare alle assemblee di governo tanto quanto i ricchi.&#xA;&#xA;Quell&#39;Atene di ricchezza e benessere è morta: si è suicidata combattendo e perdendo una guerra di trent&#39;anni contro Sparta, l&#39;altra grande città greca, che invece è proprio la Sparta che vi immaginate: un&#39;oligarchia totalitaria in cui tutti gli uomini delle famiglie libere sono irreggimentati nell&#39;esercito, tutte le donne delle famiglie libere devono sfornare figli per rimpolpare l&#39;esercito, e l&#39;esercito deve regolarmente assaltare e terrorizzare le enormi masse di schiavi (e, talvolta, le città &#34;alleate&#34;) che tengono in piedi l&#39;economia, garantendo ai cittadini liberi un tenore di vita decente senza alzare un dito. Anno dopo anno, battaglia dopo battaglia, gli Ateniesi si sono bruciati tutti i propri migliori generali, fra morti sul campo e faide interne, e hanno perso il controllo di tutti i propri &#34;alleati&#34;, a furia di spremerli come limoni e mandarli a morire in operazioni già perse, così che un bel giorno Atene si è svegliata piena di case spopolate, di fosse comuni fresche, e con le sue Lunghe Mura demolite dai soldati spartani al suono festoso dei flauti. Già che c&#39;erano, gli Spartani hanno anche messo al potere trenta collaborazionisti ateniesi, tutti più che felici di cancellare il sistema democratico e importare il metodo spartano, e costoro in neanche un anno hanno allegramente fatto strage di chiunque non gli andasse a genio, meglio se persone ricche cui confiscare il patrimonio; la situazione si era fatta così calda che, a una certa, un gruppo di nazionalisti democratici si è rivoltato contro i Trenta Tiranni ed è riuscito a farli fuori... non prima che costoro cercassero di allestire una fortezza di emergenza nella cittadina di Eleusi, sobborgo di Atene, e per l&#39;occasione massacrassero tutti gli Eleusini.&#xA;&#xA;Per cui, siamo nell&#39;Atene del 399 a.C., una città che esce da trent&#39;anni di guerra internazionale e di guerra civile, in cui intere famiglie non esistono più, i vicini di casa si sono sgozzati a vicenda, e l&#39;indipendenza appena ripristinata, in ogni caso, deve sottostare alla mano di ferro dell&#39;egemone spartano. Ed è in questa città, già signora del mar Egeo, ora borgo di fantasmi, che è nato il nostro protagonista.&#xA;&#xA;Storia comune di Greci particolari&#xA;Si chiama Socrate, figlio di Sofronisco, del distretto di Alopece, e ha settant&#39;anni; è sposato con Santippe, più giovane di almeno vent&#39;anni, e da lei ha avuto tre figli, Menesseno Sofronisco e Lamprocle. Socrate quasi certamente faceva lo scultore, come suo padre prima di lui, e durante la guerra era benestante: ha combattuto nella fanteria pesante pagandosi da solo lancia e corazza, non come i pezzenti che diventavano marinai della marina militare, stipendiati dallo Stato. Ma a un certo momento, dopo il congedo, Socrate è uscito di testa: ha smesso di lavorare, è diventato quasi nullatenente, e si è messo a gironzolare tutto il tempo su e giù per Atene, in piazza nei templi nelle palestre sotto i portici su in città alta giù al porto. E dovunque va, attacca bottone con chiunque, Ateniesi o stranieri, ricchi o poveri, poeti o sacerdoti, fabbri o pittori, e li sfinisce a parlar con loro di cosa siano la bellezza, la giustizia, la perizia tecnica e tutte queste cose qua. In città lo chiamano &#34;il tafano&#34;, e il commediografo Aristofane, il meglio del meglio nel suo settore, lo ha inserito una commedia intitolata Le Nuvole... non proprio lusinghiera: il &#34;Socrate personaggio&#34; di Aristofane dimostra a un ragazzo che è giusto maltrattare i genitori e spendere tutto alle corse dei cavalli, e gli amici che chiacchierano con Socrate, a quanto pare, sono dei matti in culo che si fanno sollevare con le carrucole per scoprire di cosa son fatte le nuvole.&#xA;&#xA;Già, gli amici di Socrate. Si dà il caso che Socrate sia stato amico e confidente di Alcibiade figlio di Clinia, il generale che durante la guerra ha vandalizzato le statue portafortuna del dio Hermes, e piuttosto che andare a processo è scappato... a combattere per Sparta. E come se non bastasse, frequentava pure Crizia il Giovane figlio di Callescro, il capo supremo dei Trenta Tiranni. E poi, ovviamente, c&#39;è il giovane Senofonte figlio di Grillo, che aveva partecipato al massacro degli Eleusini sotto il comando di Crizia; casualmente Senofonte è irreperibile, scappato in Persia, e si dice che gliel&#39;abbia consigliato Socrate stesso. Ah e non scordiamoci di Aristocle figlio di Aristone, quello che fa pugilato ed è soprannominato Platone, &#34;Spallone&#34;: è pronipote di Crizia, e la mela non cade lontana dall&#39;albero.&#xA;&#xA;Per cui, vi pare che la democrazia ateniese, ripristinata dopo tanti anni di dolore, possa tollerare Socrate a piede libero, questo ideologo del partito aristocratico? Ovviamente no, per cui ecco che un simpatizzante democratico cita in giudizio il signor Tafano:&#xA;&#xA;  «[...] questo ha sottoscritto e giurato Meleto di Meleto, Pitteo, contro Socrate di Sofronisco, Alopecense. &#34;Socrate è colpevole di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre Divinità nuove; ed è anche colpevole di corrompere i giovani. Pena: la morte&#34;.»&#xA;&#xA;Un processo un po&#39; sconclusionato&#xA;Parole pesanti come una lancia pesante, ed ecco che Socrate, il nullatenente logorroico, si deve preparare a processo. Ma qui iniziano le cose strane.&#xA;Per la legge ateniese, l&#39;imputato deve esporre personalmente il suo discorso di auto-difesa, quella che in Ateniese si chiamava apologia, e la professione di avvocato consisteva proprio nello scrivere il discorso e preparare il cliente (infatti &#34;avvocato&#34; si diceva logografo = scrittore di discorsi). In questo momento, il logografo più bravo di Atene è Lisia figlio di Cefalo, nato ad Atene ma di famiglia immigrata da Siracusa: Lisia non è cittadino ateniese, è &#34;solo&#34; uno straniero residente con, diremmo oggi, permesso di soggiorno lavorativo, e per il regime dei Trenta Tiranni questo era grasso che colava: non solo gli hanno confiscato i beni e costretto a fuggire a Megara (città allegramente alleata con Sparta), ma gli hanno pure ammazzato il fratello Polemarco. Ora Lisia è sul piede di guerra contro i superstiti del regime e vuole giustizia per sé e la sua famiglia, e infatti si offre volontario per comporre l&#39;arringa di accusa contro Socrate... Aspettate, no! È l&#39;esatto contrario! Lisia si offre di difendere Socrate, ed è il signor Tafano che cordialmente declina e si prende la responsabilità di fare da sé.&#xA;&#xA;E le sorprese non finiscono qui. Perché Socrate inizia la sua apologia con un bel riepilogo dei propri meriti come onesto cittadino: durante la guerra, dopo il suo servizio militare ineccepibile, il Tafano di Atene è stato sorteggiato per partecipare al comitato che, diremmo oggi, detiene collettivamente la presidenza della repubblica, e durante il suo mandato (siamo nel 406 a.C.) la flotta ateniese aveva sconfitto clamorosamente quella spartana alle isole Arginuse... ma gli ammiragli non erano riusciti a soccorrere i marinai naufragati, e per questo il popolo li voleva morti. Per tutto il suo mandato, Socrate bloccò il procedimento con tutte le proprie forze, non poté ovviamente impedire che il suo successore lo avviasse, e così gli ammiragli vennero giustiziati... e Atene perse la guerra.&#xA;Ma non solo: saltiamo avanti di qualche anno, al 404 a.C., durante le purghe dei Trenta Tiranni. Crizia e i suoi lacché vogliono desaparire Leonte di Salamina, un immigrato benestante (proprio come la famiglia di Lisia), bisogna comporre la squadraccia della morte, ed esigono che partecipi anche Socrate (chissà se per la parlantina sciola o per le manone da scultore): il signor Tafano non riesce a salvare Leonte, ma si rifiuta di servire nella polizia politica, e per questo avrebbero fatto fuori anche lui... se i democratici nazionalisti non avessero sconfitto il regime.&#xA;&#xA;Un quadro ben strano, gente: Socrate era amico di Alcibiade, il disertore, ma ha cercato di salvare gli Ateniesi dalla propria stessa dabbenaggine; si è rivoltato contro la tirannia di Crizia, eppure ha aiutato Senofonte a fuggire in esilio; e durante il processo, a parteggiare per lui, ci sono tanto Lisia quanto Aristone detto Platone. Dove sta la coerenza di quest&#39;uomo?&#xA;&#xA;Incominciò con un demone a posto&#xA;L&#39;Apologia di Socrate ci è stata tramandata in due versioni: quella trascritta da Platone è considerata una delle prose più belle composte in Greco Antico (anche da me medesimo), quella trascritta da Senofonte non se la fila nessuno (e neppure io l&#39;ho mai letta, ma dovrei), per cui mi soffermerò sul nodo centrale del resoconto platonico.&#xA;&#xA;Socrate prende di petto l&#39;accusa contro di lui, e nega fortemente sia la presunta empietà sia la presunta cattiva influenza sulla gioventù. Anzi, costruisce una catena argomentativa che demolisce dalle fondamenta tutto il teorema accusatorio (che paroloni, mi sento un giornalista di cronaca):&#xA;Tutto parte dalla curiosità di Cherefonte, amico storico di Socrate, che anni addietro è andato nella città di Delfi per interrogare l&#39;oraclo del dio Apollo e scoprire se davvero l&#39;amico Socrate eccelle fra gli Ateniesi. L&#39;oracolo delfico era sempre ben disposto a paracularsi (vedasi nel 550 a.C. circa, quando gli chiesero chi avrebbe vinto la guerra fra gli imperi di Persia e di Lidia e rispose &#34;Un grande impero cadrà&#34;. Grazie tante...), ma stavolta, stranamente, rispose senza ambiguità: sì, Socrate primeggia fra gli Ateniesi per virtù morale e intellettuale.&#xA;A complicare le cose, da che ne ha memoria, Socrate ha particolare devozione verso quello che, da Greco antico, chiamava &#34;demone&#34;: un essere sovrannaturale che non è fisico e mortale, a differenza di piante e animali e umani, ma non è nemmeno potente e imperituro quanto gli dèi del cielo del mare e del sottosuolo, e si potrebbe equiparare, quindi, alle ninfe femminee che, per l&#39;appunto, animano e vegliano gli alberi e le sorgenti e le spiagge. Perché questo demone, da sempre, veglia su Socrate, e davanti a una decisione lo ammonisce, lo stuzzica e lo trattiene perché si astenga dalla via disonesta.&#xA;Forte del demone che lo accompagna, Socrate decide di sondare la correttezza del verdetto di Apollo, e inizia a interrogare uno a uno tutti gli Ateniesi e tutti gli stranieri che incrocia, confidando che prima o poi troverà certamente qualcuno migliore di lui... ma così non accade. Perché il buon Socrate, ogni singola volta, constata uno di due casi: i lavoratori che padroneggiano un mestiere tecnico si persuadono che tutti gli altri saperi siano concettualmente subordinati alla propria professione, e pertanto si arrogano a priori la padronanza di tutto lo scibile umano; i benestanti che hanno avuto una formazione umanistica finalizzata all&#39;attività politica (un po&#39; di diritto, un po&#39; di belle lettere, un po&#39; di scienze della comunicazione) non conoscono assolutamente niente di significativo, ma sono meramente capaci di ammaliare e intortare l&#39;interlocutore per convincerlo di sapere tutto. E in entrambi i casi, sia i tecnici sia i letterati non possono resistere alla metodologia demolitrice di Socrate: a furia di chiedere &#34;Che cos&#39;è?&#34;, &#34;Che cosa ne consegue?&#34; e &#34;Ma ipotizziamo il suo contrario...&#34;, il signor Tafano li manda in crisi e in bestia, e a quel punto ci sono altri due casi: chi se ne va via offeso ed esasperato, e chi si appassiona a questo modo di ragionare e diventa amico di Socrate, per cercare di partorire assieme una verità più solida e profonda di quella che insegnano i cosidetti sofisti (da cui il nostro &#34;sofisticare&#34;): i professoroni di saperi umanistici che, per lo più, sono stranieri immigrati ad Atene per fare fortuna parassitando i benestanti.&#xA;&#xA;Ed ecco che il resoconto di Platone si intreccia con i Ricordi della vita di Socrate raccolti da Senofonte: ricordi in cui Senofonte mette bene in chiaro, sin da subito, che nella sua ricerca Socrate puntava a individuare, nei saperi tecnici, la massima efficienza attraverso il giusto sforzo, tanto nella costruzione di un portico quanto nell&#39;addestramento di un cavallo; che nelle questioni etiche perseguiva la conciliazione e la concordia, ad esempio quando mediava le liti fra la moglie e i figli; e che sia Alcibiade sia Crizia frequentavano Socrate nella speranza di apprendere da lui la sua inconfondibile perizia retorica, da riciclare in politica per assicurarsi consenso e prestigio... e ambedue si allontanarono dal Tafano, allorché questi mise in chiaro che non c&#39;era trippa per gatti. E a questa caterva di testimonianze aggiungiamo, già che ci siamo, anche l&#39;incipit dell&#39;Anabasi (sarebbe a dire &#34;Viaggio di andata e ritorno&#34;. No, non è una traduzione de Lo Hobbit), il diario degli anni di esilio che Senofonte trascorse da mercenario nell&#39;impero di Persia: egli mette in chiaro che Socrate non gli consigliò esplicitamente di espatriare, ma lo invitò a consultare l&#39;oracolo di Delfi (aridaje) e il responso fu palese. &#xA;&#xA;Insomma, abbiamo ampi elementi per ipotizzare che Socrate rappresentasse una verruca sui glutei sia per i nazionalisti democratici sia per gli aristocratici filospartani, e che, per paradosso, nel suo giro di amici convivessero le menti migliori di ambo gli schieramenti, più tanta altra gente non propriamente schierata: Senofonte afferma che Socrate nutrisse stima reciproca per Aspasia di Mileto, concubina del generale Pericle (l&#39;artefice degli anni d&#39;oro dell&#39;impero ateniese), mentre Platone racconta di un&#39;istruzione spirituale impartita a Socrate da Diotima di Mantinea, misteriosa sacerdotessa e mistica che, forse, non è mai esistita, ma se fosse esistita sarebbe non solo donna straniera (come Aspasia), ma pure nativa di un territorio filospartano. E se vi par poco che Socrate, forse, fosse amico di donne colte, considerate che la segregazione di genere praticata ad Atene aveva poco da invidiare alla misoginia delle peggiori teocrazie cristiane e musulmane di oggi. &#xA;&#xA;Per cui, ricchi ateniesi, dotti forestieri, concubine e sacerdotesse, pugili e mercenari: questi gli amici di Socrate, e a tenerli assieme, a quanto pare, c&#39;era un atteggiamento anti-dogmatico rispetto all&#39;istruzione tradizionale, oltre che un certo rispetto verso la voce del demone, l&#39;esperienza spirituale che animava l&#39;indole del Tafano. &#xA;&#xA;  «Ergh, cretinodicrescenzago, perdonami, ma io ero qui per un discorso sull&#39;accountability: se mi interessava la storia greca cercavo una puntata a tema nei podcast di Barbero...»&#xA;&#xA;Ci sto arrivando, giuro che adesso ci arrivo.&#xA;&#xA;Che tutto continui in fiumi di dubbio&#xA;&#xA;Il processo, Socrate lo perse. Fu giudicato colpevole di stretta misura, come da prassi gli fu richiesto di proporre lui una pena alternativa, e come atto di spregio richiese la pensione vitalizia in ricompensa a un servizio pubblico eroico, al che lo condannarono a morte invitandolo, fra le righe, a fuggire in esilio (di nuovo, come da prassi)... e fu così che il signor Tafano accettò di farsi incarcerare, rifiutò il piano di evasione ed esilio proposto dai suoi amici più cari, e il giorno stabilito fu giustiziato assumendo veleno di cicuta.&#xA;&#xA;I suoi discepoli si sparsero ai quattro venti, e nei decenni successivi costruirono tutte le grandi scuole di pensiero della filosofia greca: cinismo, platonismi (al plurale, perché Platone ebbe un bel numero di discepoli creativi), aristotelismo (ecco, Aristotele era il più volpone dei platonici), epicureismo, stoicismo, scetticismo. Insomma, tutte quelle dottrine scientifiche, etiche, politiche e teologiche che nei secoli successivi si sarebbero ibridate direttamente con i saperi dell&#39;Egitto faraonico e del Vicino Oriente semita (e, indirettamente, con suggestioni iraniche e addirittura indiane), andando a costituire la visione di mondo delle èlite europee per il successivo millennio e mezzo.&#xA;&#xA;E qui, gente, ecco arrivare il mio punto&#xA;&#xA;  E meno male...&#xA;&#xA;Alla base della cultura pan-occidentale, c&#39;è un uomo fortemente religioso che ha riconosciuto dentro di sé un bisogno profondo e irresistibile, e ha dedicato tutta la sua vita a perseguirlo: ore, giorni, settimane e mesi di chiacchiere con altre persone per condividere con loro che domandarsi &#34;Che cos&#39;è?&#34; vale infinitamente di più del memorizzare &#34;È fatto così e cosà&#34;; innumerevoli scelte di vita analizzate nell&#39;ottica di identificare il punto intermedio virtuoso tra due possibili estremi viziosi, in accordo con il motto &#34;Mai troppo&#34; esposto sul tempio di Apollo a Delfi; innumerevoli situazioni in cui quel punto intermedio virtuoso ha significato deporre le proprie certezze (&#34;So di non sapere&#34;, diceva il Tafano) e riunciare a ciò che sembrava comodo in favore di ciò che risultava profondamente giusto, e non a caso Socrate ha rinunciato prima alla benestanza e poi alla vita, perché un&#39;esistenza senza dibattito e senza ricerca, per come era fatto lui, sarebbe stata indegna di essere vissuta (e infatti l&#39;altro motto delfico recitava &#34;Conosci te stesso&#34;). &#xA;&#xA;Indagare le cose anziché ripetere a pappagallo; indagare assieme anziché in solipsismo; perseguire la curiosità anziché il bigottismo; restare fedele a un senso morale profondo, potenzialmente divino, a scapito dell&#39;opportunismo egocentrico. Sono tutte pratiche di vita che l&#39;Occidente tecnocratico ha allegramente polverizzato nel tritacarne dello scientismo e dell&#39;autocrazia, ma che in un tempo lontano sono state alla base del pensiero pagano di lingua greca, quel pensiero che avrebbe incontrato il pragmatismo curioso dei popoli italici a Ovest e la grande tradizione magica egizia, siriaca e mesopotamica a Est, e da tutto questo calderone sarebbe scaturito quel cristianesimo che ha consegnato alla storia sia la violenza dispotica di Papi e imperatori sia le &#34;guerre sante dei pezzenti&#34;, dai moti contadini del Milleduecento fino alla teologia della liberazione latinoamericana. E del resto, c&#39;è un certo consenso storiografico attorno alla tesi che il falegname Yeshua bar Ioseph da Nazareth fosse, a conti fatti, un rabbino-lavoratore di provincia aderente alla corrente più democratica del monoteismo giudaico, e a un certo momento abbia mollato tutto e iniziato a girare per la Palestina predicando una morale di mutualismo concreto e di resistenza pacifica all&#39;occupazione romana... finché non è stato arrestato e giustiziato come bestemmiatore della fede giudaica e ribelle al potere legittimo.&#xA;&#xA;Vi ricorda un certo scultore greco?&#xA;&#xA;Di domande restiamo pienu&#xA;&#xA;Insomma, credo abbiate capito il mio punto: possiamo raccontarci tutte le storielle di psicologia spicciola possibili rispetto al concetto di accountability, ma, a mio giudizio, ciò che ci vuole è un passo indietro, fino a quell&#39;epoca in cui il Mediterraneo era ancora un punto di intreccio fra Europa, Africa e Asia, e noi Europei non l&#39;avevamo ancora trasformato irrimediabilmente nella frontiera cimiteriale fra il &#34;nostro&#34; mondo civile e la barbarie &#34;altrui&#34;. Facendo questo passo indietro, ci accorgiamo che un ragionamento sull&#39;analisi profonda dei propri valori e delle proprie azioni era già ben presente nelle nostre culture, e aveva una connotazione spirituale che francamente trovo molto salutare, a fronte di una mentalità materialista &#34;delle evidenze e dei fatti&#34; che ha prodotto non già una laicità di convivenza pacifica fra materialistu, spiritualu e scetticu (ciascun gruppo con le sue declinazioni infinite), bensì l&#39;equazione dicotomica &#34;ateismo : civiltà : bianchezza = religione : barbarie : popoli colorati&#34;. &#xA;Facendo questo passo indietro, quando avevo 16 anni e stavo ascoltando la prima lezione di filosofia in terza superiore, io stesso ho imparato che fa bene, ogni tanto, togliersi di proposito il terreno sotto i piedi e scoprire cosa c&#39;era sotto, ed estraniarsi da sé quel tanto che basta da chiedersi &#34;Che cosa sto facendo? Dove voglio andare?&#34;... e stare in silenzio abbastanza a lungo da udire la vocina del demone, che ci bisbiglia quello che davvero sentiamo sia giusto e necessario.&#xA;&#xA;Si suol dire che la modernità colonialista occidentale è iniziata allorché René Descartes ha teorizzato la separazione netta fra la materia inerte e il pensiero razionale, bollando come falsa qualunque prospettiva filosofica altra proveniente dai popoli indigeni dell&#39;Asia, dell&#39;Africa e delle Americhe (tertium non datur, avrebbe scritto lui), e in tal sede Descartes si avvalse dell&#39;immagine di un &#34;genio maligno&#34; da aggirare per approdare alla sua verità. Se davvero l&#39;Occidente cartesiano non ci piace, forse forse per smontarlo e rimontarlo meglio vale la pena di togliere la maschera al genio maligno e restituirgli la sua identità originaria di demone socratico, che ci accompagni nella ricerca infinita di una Verità che non è mai data una volta per tutte. &#xA;E a questo proposito, sarebbe molto opportuno fare spazio sull&#39;altarino dedicato al demone e riscoprire anche le dottrine della sacerdotessa Diotima sulla funzione cosmica ed etica dell&#39;amore, o ancora di più coinvolgere nel nostro dialogo socratico anche la povera Santippe, cui nessuno ha mai chiesto com&#39;è stato vivere con un marito che manteneva lei e i tre figlioli con le elemosine degli amici e ha reputato più giusto morire, lasciandoli in miseria, piuttosto che rifarsi una vita altrove tutt&#39;assieme. Io non sono un necromante abbastanza abile da evocare lo spirito di Santippe e dialogare con lei, e chiederle &#34;Cos&#39;è la libertà, per chi non esce di casa?&#34; oppure &#34;Cos&#39;è la giustizia, per chi non può lavorare?&#34;, ma sono piuttosto certo che il mondo sia pieno di Santippi da coinvolgere nei nostri discorsi: alcune di loro si chiamano Angela Yvonne Davis, Sakîne &#34;Sara&#34; Cansiz, Marielle Franco o Gloria Evangelina Anzaldúa, altre sono &#34;las compas marchando en Reforma [...] las morras peleando en Sonora [...] las Comandantas luchando por Chiapas [...] las madres buscando en Tijuana&#34;, altre ancora probabilmente mi state leggendo adesso (e ve ne sono grato).&#xA;&#xA;Per cui, gente, facciamolo assieme questo passo all&#39;indietro, e facciamolo tuttu. &#xA;Comincio io, che un Tafano non lo sono, però sono un cretino: &#xA;&#xA;  &#34;Cosa vuol dire, secondo te, comunità?&#34;&#xA;&#xA;Appendice bibliografica&#xA;Per chi, giustamente, non vuole prendere per oro colato la mia lezioncina di storia, procuratevi e datevi una lettura a queste fonti primarie o quasi primarie:&#xA;Aristofane, Le nuvole.&#xA;Platone, I Tetralogia composta da Eutifrone, Apologia di Socrate, Critone e Fedone. Più il Simposio dalla III Tetralogia.&#xA;Senofonte, Memorabili (traduzione convenzionale e stupida dell&#39;originale &#34;Ricordi&#34;), Apologia di Socrate. Più, volendo l&#39;Anabasi e le Elleniche (traduzione convenzionale aulica dell&#39;originale &#34;Storia della Grecia&#34;).&#xA;Tucidide, La Guerra del Peloponneso.&#xA;Diogene Laerzio, capitolo su Socrate nelle Vite e dottrine dei filosofi illustri.&#xA;Schalom Ben-Chorin, Fratello Gesù. Un punto di vista ebraico sul Nazareno &#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Se non l&#39;avete ancora notato, questo mio blog è ospitato sul server Livello Segreto, un “nodo” italofono di una rete di siti web indipendenti che se ne stanno al di fuori dell&#39;Internet controllato dalle grandi aziende. Questo mese il nostro amministratore tecnico Edoardo il Casoncello ha lanciato l&#39;idea di una <a href="indieweb.org/IndieWeb_Carnival" rel="nofollow">Sagra Indie Web</a> in cui i siti interessati danno contributi sul tema dell&#39;<a href="https://cantina.ragnate.la/accountability-sagra-indieweb-gennaio-2026/" rel="nofollow"><em>accountability</em></a>. Questo articolo è il mio contributo: è l&#39;esatto opposto di un intervento puntuale, è un testo divulgativo semi-narrativo che, spero, risulti innanzitutto intrattenente, e in seconda battuta vi metta nel cervello del carburante per ragionare sul tema proposto da Ed.</p></blockquote>

<p><strong>Ante Scriptum</strong>: sì alla fin fine ho terminato questo pezzo che già era febbraio. Fottesega, tutte le fregnacce sulla vita lenta si applicano anche così.</p>

<h2 id="un-processo-fra-le-macerie">Un processo fra le macerie</h2>

<p>Vi racconterò una storia: non l&#39;ho inventata io, è la mia versione di una storia che si racconta da quasi due millenni e mezzo.</p>

<p>Siamo nel 399 a.C. ad Atene, ma non è l&#39;Atene che avete tutti in mente: l&#39;Atene dei templi e delle sculture di marmo, delle bevute di vino rosso al suono delle cetra, dei festival teatrali che inizavano all&#39;alba e finivano al tramonto per quattro o cinque giorni di seguito; l&#39;Atene crocevia culturale, in cui tutti gli artisti e gli intellettuali greci <strong>dovevano</strong> passare se speravano di diventare qualcuno (sì tipo la Milano di oggi, purtroppo); l&#39;Atene laboratorio politico dove era stata inventata la democrazia diretta e le decisioni le prendevano votando tutti gli uomini liberi (sottolineiamo: <em>uomini</em>, <em>liberi</em>. Niente schiavi, e le donne tutte in casa). Ecco, non è quell&#39;Atene.
Quella che pensate voi era l&#39;Atene del 450 a.C. circa: l&#39;Atene che aveva insediato (con le buone o le cattive) governi amici in tutte le altre città greche affacciate sul mar Egeo, e in tal modo controllava tutti i commerci da Cipro alla Sicilia, e ogni anno spillava alle città “alleate” argento sonante con cui costruire i templi, finanziare le sagre teatrali, e assicurare agli uomini liberi poveri un misto di salario minimo garantito (ebbene sì!) e di impieghi statali (ebbene sì bis!), così che potessero partecipare alle assemblee di governo tanto quanto i ricchi.</p>

<p>Quell&#39;Atene di ricchezza e benessere è morta: si è suicidata combattendo e perdendo una guerra di trent&#39;anni contro Sparta, l&#39;<em>altra</em> grande città greca, che invece è proprio la Sparta che vi immaginate: un&#39;oligarchia totalitaria in cui tutti gli uomini delle famiglie libere sono irreggimentati nell&#39;esercito, tutte le donne delle famiglie libere devono sfornare figli per rimpolpare l&#39;esercito, e l&#39;esercito deve regolarmente assaltare e terrorizzare le enormi masse di schiavi (e, talvolta, le città “alleate”) che tengono in piedi l&#39;economia, garantendo ai cittadini liberi un tenore di vita decente senza alzare un dito. Anno dopo anno, battaglia dopo battaglia, gli Ateniesi si sono bruciati tutti i propri migliori generali, fra morti sul campo e faide interne, e hanno perso il controllo di tutti i propri “alleati”, a furia di spremerli come limoni e mandarli a morire in operazioni già perse, così che un bel giorno Atene si è svegliata piena di case spopolate, di fosse comuni fresche, e con le sue Lunghe Mura demolite dai soldati spartani al suono festoso dei flauti. Già che c&#39;erano, gli Spartani hanno anche messo al potere trenta collaborazionisti ateniesi, tutti più che felici di cancellare il sistema democratico e importare il metodo spartano, e costoro in neanche un anno hanno allegramente fatto strage di chiunque non gli andasse a genio, meglio se persone ricche cui confiscare il patrimonio; la situazione si era fatta così calda che, a una certa, un gruppo di nazionalisti democratici si è rivoltato contro i Trenta Tiranni ed è riuscito a farli fuori... non prima che costoro cercassero di allestire una fortezza di emergenza nella cittadina di Eleusi, sobborgo di Atene, e per l&#39;occasione massacrassero tutti gli Eleusini.</p>

<p>Per cui, siamo nell&#39;Atene del 399 a.C., una città che esce da trent&#39;anni di guerra internazionale e di guerra civile, in cui intere famiglie non esistono più, i vicini di casa si sono sgozzati a vicenda, e l&#39;indipendenza appena ripristinata, in ogni caso, deve sottostare alla mano di ferro dell&#39;egemone spartano. Ed è in questa città, già signora del mar Egeo, ora borgo di fantasmi, che è nato il nostro protagonista.</p>

<h2 id="storia-comune-di-greci-particolari">Storia comune di Greci particolari</h2>

<p>Si chiama Socrate, figlio di Sofronisco, del distretto di Alopece, e ha settant&#39;anni; è sposato con Santippe, più giovane di almeno vent&#39;anni, e da lei ha avuto tre figli, Menesseno Sofronisco e Lamprocle. Socrate quasi certamente faceva lo scultore, come suo padre prima di lui, e durante la guerra era benestante: ha combattuto nella fanteria pesante pagandosi da solo lancia e corazza, non come i pezzenti che diventavano marinai della marina militare, stipendiati dallo Stato. Ma a un certo momento, dopo il congedo, Socrate è uscito di testa: ha smesso di lavorare, è diventato quasi nullatenente, e si è messo a gironzolare tutto il tempo su e giù per Atene, in piazza nei templi nelle palestre sotto i portici su in città alta giù al porto. E dovunque va, attacca bottone con chiunque, Ateniesi o stranieri, ricchi o poveri, poeti o sacerdoti, fabbri o pittori, e li sfinisce a parlar con loro di cosa siano la bellezza, la giustizia, la perizia tecnica e tutte queste cose qua. In città lo chiamano “il tafano”, e il commediografo Aristofane, il meglio del meglio nel suo settore, lo ha inserito una commedia intitolata <em>Le Nuvole</em>... non proprio lusinghiera: il “Socrate personaggio” di Aristofane dimostra a un ragazzo che è giusto maltrattare i genitori e spendere tutto alle corse dei cavalli, e gli amici che chiacchierano con Socrate, a quanto pare, sono dei matti in culo che si fanno sollevare con le carrucole per scoprire di cosa son fatte le nuvole.</p>

<p>Già, gli amici di Socrate. Si dà il caso che Socrate sia stato amico e confidente di Alcibiade figlio di Clinia, il generale che durante la guerra ha vandalizzato le statue portafortuna del dio Hermes, e piuttosto che andare a processo è scappato... a combattere per Sparta. E come se non bastasse, frequentava pure Crizia il Giovane figlio di Callescro, <strong>il</strong> capo supremo dei Trenta Tiranni. E poi, ovviamente, c&#39;è il giovane Senofonte figlio di Grillo, che aveva partecipato al massacro degli Eleusini sotto il comando di Crizia; casualmente Senofonte è irreperibile, scappato in Persia, e si dice che gliel&#39;abbia consigliato Socrate stesso. Ah e non scordiamoci di Aristocle figlio di Aristone, quello che fa pugilato ed è soprannominato Platone, “Spallone”: è pronipote di Crizia, e la mela non cade lontana dall&#39;albero.</p>

<p>Per cui, vi pare che la democrazia ateniese, ripristinata dopo tanti anni di dolore, possa tollerare Socrate a piede libero, questo ideologo del partito aristocratico? Ovviamente no, per cui ecco che un simpatizzante democratico cita in giudizio il signor Tafano:</p>

<blockquote><p>«[...] questo ha sottoscritto e giurato Meleto di Meleto, Pitteo, contro Socrate di Sofronisco, Alopecense. “Socrate è colpevole di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre Divinità nuove; ed è anche colpevole di corrompere i giovani. Pena: la morte”.»</p></blockquote>

<h1 id="un-processo-un-po-sconclusionato">Un processo un po&#39; sconclusionato</h1>

<p>Parole pesanti come una lancia pesante, ed ecco che Socrate, il nullatenente logorroico, si deve preparare a processo. Ma qui iniziano le cose strane.
Per la legge ateniese, l&#39;imputato deve esporre personalmente il suo discorso di auto-difesa, quella che in Ateniese si chiamava <em>apologia</em>, e la professione di avvocato consisteva proprio nello scrivere il discorso e preparare il cliente (infatti “avvocato” si diceva <em>logografo</em> = scrittore di discorsi). In questo momento, il logografo più bravo di Atene è Lisia figlio di Cefalo, nato ad Atene ma di famiglia immigrata da Siracusa: Lisia non è cittadino ateniese, è “solo” uno straniero residente con, diremmo oggi, permesso di soggiorno lavorativo, e per il regime dei Trenta Tiranni questo era grasso che colava: non solo gli hanno confiscato i beni e costretto a fuggire a Megara (città allegramente alleata con Sparta), ma gli hanno pure ammazzato il fratello Polemarco. Ora Lisia è sul piede di guerra contro i superstiti del regime e vuole giustizia per sé e la sua famiglia, e infatti si offre volontario per comporre l&#39;arringa di accusa contro Socrate... Aspettate, no! È l&#39;esatto contrario! Lisia si offre di <em>difendere</em> Socrate, ed è il signor Tafano che cordialmente declina e si prende la responsabilità di fare da sé.</p>

<p>E le sorprese non finiscono qui. Perché Socrate inizia la sua apologia con un bel riepilogo dei propri meriti come onesto cittadino: durante la guerra, dopo il suo servizio militare ineccepibile, il Tafano di Atene è stato sorteggiato per partecipare al comitato che, diremmo oggi, detiene collettivamente la presidenza della repubblica, e durante il suo mandato (siamo nel 406 a.C.) la flotta ateniese aveva sconfitto clamorosamente quella spartana alle isole Arginuse... ma gli ammiragli non erano riusciti a soccorrere i marinai naufragati, e per questo il popolo li voleva morti. Per tutto il suo mandato, Socrate bloccò il procedimento con tutte le proprie forze, non poté ovviamente impedire che il suo successore lo avviasse, e così gli ammiragli vennero giustiziati... e Atene perse la guerra.
Ma non solo: saltiamo avanti di qualche anno, al 404 a.C., durante le purghe dei Trenta Tiranni. Crizia e i suoi lacché vogliono <em>desaparire</em> Leonte di Salamina, un immigrato benestante (proprio come la famiglia di Lisia), bisogna comporre la squadraccia della morte, ed esigono che partecipi anche Socrate (chissà se per la parlantina sciola o per le manone da scultore): il signor Tafano non riesce a salvare Leonte, ma si rifiuta di servire nella polizia politica, e per questo avrebbero fatto fuori anche lui... se i democratici nazionalisti non avessero sconfitto il regime.</p>

<p>Un quadro ben strano, gente: Socrate era amico di Alcibiade, il disertore, ma ha cercato di salvare gli Ateniesi dalla propria stessa dabbenaggine; si è rivoltato contro la tirannia di Crizia, eppure ha aiutato Senofonte a fuggire in esilio; e durante il processo, a parteggiare per lui, ci sono tanto Lisia quanto Aristone detto Platone. Dove sta la coerenza di quest&#39;uomo?</p>

<h2 id="incominciò-con-un-demone-a-posto">Incominciò con un demone a posto</h2>

<p>L&#39;Apologia di Socrate ci è stata tramandata in due versioni: quella trascritta da Platone è considerata una delle prose più belle composte in Greco Antico (anche da me medesimo), quella trascritta da Senofonte non se la fila nessuno (e neppure io l&#39;ho mai letta, ma dovrei), per cui mi soffermerò sul nodo centrale del resoconto platonico.</p>

<p>Socrate prende di petto l&#39;accusa contro di lui, e nega fortemente sia la presunta empietà sia la presunta cattiva influenza sulla gioventù. Anzi, costruisce una catena argomentativa che demolisce dalle fondamenta tutto il teorema accusatorio (che paroloni, mi sento un giornalista di cronaca):
1. Tutto parte dalla curiosità di Cherefonte, amico storico di Socrate, che anni addietro è andato nella città di Delfi per interrogare l&#39;oraclo del dio Apollo e scoprire se davvero l&#39;amico Socrate eccelle fra gli Ateniesi. L&#39;oracolo delfico era sempre ben disposto a paracularsi (vedasi nel 550 a.C. circa, quando gli chiesero chi avrebbe vinto la guerra fra gli imperi di Persia e di Lidia e rispose “Un grande impero cadrà”. Grazie tante...), ma stavolta, stranamente, rispose senza ambiguità: sì, Socrate primeggia fra gli Ateniesi per virtù morale e intellettuale.
2. A complicare le cose, da che ne ha memoria, Socrate ha particolare devozione verso quello che, da Greco antico, chiamava “demone”: un essere sovrannaturale che non è fisico e mortale, a differenza di piante e animali e umani, ma non è nemmeno potente e imperituro quanto gli dèi del cielo del mare e del sottosuolo, e si potrebbe equiparare, quindi, alle ninfe femminee che, per l&#39;appunto, animano e vegliano gli alberi e le sorgenti e le spiagge. Perché questo demone, da sempre, veglia su Socrate, e davanti a una decisione lo ammonisce, lo stuzzica e lo trattiene perché si astenga dalla via disonesta.
3. Forte del demone che lo accompagna, Socrate decide di sondare la correttezza del verdetto di Apollo, e inizia a interrogare uno a uno tutti gli Ateniesi e tutti gli stranieri che incrocia, confidando che prima o poi troverà certamente qualcuno migliore di lui... ma così non accade. Perché il buon Socrate, ogni singola volta, constata uno di due casi: i lavoratori che padroneggiano un mestiere tecnico si persuadono che tutti gli altri saperi siano concettualmente subordinati alla propria professione, e pertanto si arrogano a priori la padronanza di tutto lo scibile umano; i benestanti che hanno avuto una formazione umanistica finalizzata all&#39;attività politica (un po&#39; di diritto, un po&#39; di belle lettere, un po&#39; di scienze della comunicazione) non conoscono assolutamente niente di significativo, ma sono meramente capaci di ammaliare e intortare l&#39;interlocutore per convincerlo di sapere tutto. E in entrambi i casi, sia i tecnici sia i letterati non possono resistere alla metodologia demolitrice di Socrate: a furia di chiedere “Che cos&#39;è?”, “Che cosa ne consegue?” e “Ma ipotizziamo il suo contrario...”, il signor Tafano li manda in crisi e in bestia, e a quel punto ci sono altri due casi: chi se ne va via offeso ed esasperato, e chi si appassiona a questo modo di ragionare e diventa amico di Socrate, per cercare di partorire assieme una verità più solida e profonda di quella che insegnano i cosidetti sofisti (da cui il nostro “sofisticare”): i professoroni di saperi umanistici che, per lo più, sono stranieri immigrati ad Atene per fare fortuna parassitando i benestanti.</p>

<p>Ed ecco che il resoconto di Platone si intreccia con i <em>Ricordi</em> della vita di Socrate raccolti da Senofonte: ricordi in cui Senofonte mette bene in chiaro, sin da subito, che nella sua ricerca Socrate puntava a individuare, nei saperi tecnici, la massima efficienza attraverso il giusto sforzo, tanto nella costruzione di un portico quanto nell&#39;addestramento di un cavallo; che nelle questioni etiche perseguiva la conciliazione e la concordia, ad esempio quando mediava le liti fra la moglie e i figli; e che sia Alcibiade sia Crizia frequentavano Socrate nella speranza di apprendere da lui la sua inconfondibile perizia retorica, da riciclare in politica per assicurarsi consenso e prestigio... e ambedue si allontanarono dal Tafano, allorché questi mise in chiaro che non c&#39;era trippa per gatti. E a questa caterva di testimonianze aggiungiamo, già che ci siamo, anche l&#39;incipit dell&#39;<em>Anabasi</em> (sarebbe a dire “Viaggio di andata e ritorno”. No, non è una traduzione de <em>Lo Hobbit</em>), il diario degli anni di esilio che Senofonte trascorse da mercenario nell&#39;impero di Persia: egli mette in chiaro che Socrate non gli consigliò esplicitamente di espatriare, ma lo invitò a consultare l&#39;oracolo di Delfi (aridaje) e il responso fu palese.</p>

<p>Insomma, abbiamo ampi elementi per ipotizzare che Socrate rappresentasse una verruca sui glutei sia per i nazionalisti democratici sia per gli aristocratici filospartani, e che, per paradosso, nel suo giro di amici convivessero le menti migliori di ambo gli schieramenti, più tanta altra gente non propriamente schierata: Senofonte afferma che Socrate nutrisse stima reciproca per Aspasia di Mileto, concubina del generale Pericle (l&#39;artefice degli anni d&#39;oro dell&#39;impero ateniese), mentre Platone racconta di un&#39;istruzione spirituale impartita a Socrate da Diotima di Mantinea, misteriosa sacerdotessa e mistica che, forse, non è mai esistita, ma se fosse esistita sarebbe non solo donna straniera (come Aspasia), ma pure nativa di un territorio filospartano. E se vi par poco che Socrate, forse, fosse amico di donne colte, considerate che la segregazione di genere praticata ad Atene aveva poco da invidiare alla misoginia delle peggiori teocrazie cristiane e musulmane di oggi.</p>

<p>Per cui, ricchi ateniesi, dotti forestieri, concubine e sacerdotesse, pugili e mercenari: questi gli amici di Socrate, e a tenerli assieme, a quanto pare, c&#39;era un atteggiamento anti-dogmatico rispetto all&#39;istruzione tradizionale, oltre che un certo rispetto verso la voce del demone, l&#39;esperienza spirituale che animava l&#39;indole del Tafano.</p>

<blockquote><p>«Ergh, cretinodicrescenzago, perdonami, ma io ero qui per un discorso sull&#39;<em>accountability</em>: se mi interessava la storia greca cercavo una puntata a tema nei podcast di Barbero...»</p></blockquote>

<p>Ci sto arrivando, giuro che adesso ci arrivo.</p>

<h1 id="che-tutto-continui-in-fiumi-di-dubbio">Che tutto continui in fiumi di dubbio</h1>

<p>Il processo, Socrate lo perse. Fu giudicato colpevole di stretta misura, come da prassi gli fu richiesto di proporre lui una pena alternativa, e come atto di spregio richiese la pensione vitalizia in ricompensa a un servizio pubblico eroico, al che lo condannarono a morte invitandolo, fra le righe, a fuggire in esilio (di nuovo, come da prassi)... e fu così che il signor Tafano accettò di farsi incarcerare, rifiutò il piano di evasione ed esilio proposto dai suoi amici più cari, e il giorno stabilito fu giustiziato assumendo veleno di cicuta.</p>

<p>I suoi discepoli si sparsero ai quattro venti, e nei decenni successivi costruirono tutte le grandi scuole di pensiero della filosofia greca: cinismo, platonismi (al plurale, perché Platone ebbe un bel numero di discepoli creativi), aristotelismo (ecco, Aristotele era il più volpone dei platonici), epicureismo, stoicismo, scetticismo. Insomma, tutte quelle dottrine scientifiche, etiche, politiche e teologiche che nei secoli successivi si sarebbero ibridate direttamente con i saperi dell&#39;Egitto faraonico e del Vicino Oriente semita (e, indirettamente, con suggestioni iraniche e addirittura indiane), andando a costituire la visione di mondo delle èlite europee per il successivo millennio e mezzo.</p>

<p>E qui, gente, ecco arrivare il mio punto</p>

<blockquote><p>E meno male...</p></blockquote>

<p>Alla base della cultura pan-occidentale, c&#39;è un uomo fortemente religioso che ha riconosciuto dentro di sé un bisogno profondo e irresistibile, e ha dedicato tutta la sua vita a perseguirlo: ore, giorni, settimane e mesi di chiacchiere con altre persone per condividere con loro che domandarsi “Che cos&#39;è?” vale infinitamente di più del memorizzare “È fatto così e cosà”; innumerevoli scelte di vita analizzate nell&#39;ottica di identificare il punto intermedio virtuoso tra due possibili estremi viziosi, in accordo con il motto “Mai troppo” esposto sul tempio di Apollo a Delfi; innumerevoli situazioni in cui quel punto intermedio virtuoso ha significato deporre le proprie certezze (“So di non sapere”, diceva il Tafano) e riunciare a ciò che sembrava comodo in favore di ciò che risultava profondamente giusto, e non a caso Socrate ha rinunciato prima alla benestanza e poi alla vita, perché un&#39;esistenza senza dibattito e senza ricerca, per come era fatto lui, sarebbe stata indegna di essere vissuta (e infatti l&#39;altro motto delfico recitava “Conosci te stesso”).</p>

<p>Indagare le cose anziché ripetere a pappagallo; indagare <em>assieme</em> anziché in solipsismo; perseguire la curiosità anziché il bigottismo; restare fedele a un senso morale profondo, potenzialmente divino, a scapito dell&#39;opportunismo egocentrico. Sono tutte pratiche di vita che l&#39;Occidente tecnocratico ha allegramente polverizzato nel tritacarne dello scientismo e dell&#39;autocrazia, ma che in un tempo lontano sono state alla base del pensiero pagano di lingua greca, quel pensiero che avrebbe incontrato il pragmatismo curioso dei popoli italici a Ovest e la grande tradizione magica egizia, siriaca e mesopotamica a Est, e da tutto questo calderone sarebbe scaturito quel cristianesimo che ha consegnato alla storia sia la violenza dispotica di Papi e imperatori sia le “guerre sante dei pezzenti”, dai moti contadini del Milleduecento fino alla teologia della liberazione latinoamericana. E del resto, c&#39;è un certo consenso storiografico attorno alla tesi che il falegname Yeshua bar Ioseph da Nazareth fosse, a conti fatti, un rabbino-lavoratore di provincia aderente alla corrente più democratica del monoteismo giudaico, e a un certo momento abbia mollato tutto e iniziato a girare per la Palestina predicando una morale di mutualismo concreto e di resistenza pacifica all&#39;occupazione romana... finché non è stato arrestato e giustiziato come bestemmiatore della fede giudaica e ribelle al potere legittimo.</p>

<p>Vi ricorda un certo scultore greco?</p>

<h1 id="di-domande-restiamo-pienu">Di domande restiamo pienu</h1>

<p>Insomma, credo abbiate capito il mio punto: possiamo raccontarci tutte le storielle di psicologia spicciola possibili rispetto al concetto di <em>accountability</em>, ma, a mio giudizio, ciò che ci vuole è un passo <strong>indietro</strong>, fino a quell&#39;epoca in cui il Mediterraneo era ancora un punto di intreccio fra Europa, Africa e Asia, e noi Europei non l&#39;avevamo ancora trasformato irrimediabilmente nella frontiera cimiteriale fra il “nostro” mondo civile e la barbarie “altrui”. Facendo questo passo indietro, ci accorgiamo che un ragionamento sull&#39;analisi profonda dei propri valori e delle proprie azioni era già ben presente nelle nostre culture, e aveva una connotazione spirituale che francamente trovo molto salutare, a fronte di una mentalità materialista “delle evidenze e dei fatti” che ha prodotto non già una laicità di convivenza pacifica fra materialistu, spiritualu e scetticu (ciascun gruppo con le sue declinazioni infinite), bensì l&#39;equazione dicotomica “ateismo : civiltà : bianchezza = religione : barbarie : popoli colorati”.
Facendo questo passo indietro, quando avevo 16 anni e stavo ascoltando la prima lezione di filosofia in terza superiore, io stesso ho imparato che fa bene, ogni tanto, togliersi di proposito il terreno sotto i piedi e scoprire cosa c&#39;era sotto, ed estraniarsi da sé quel tanto che basta da chiedersi “Che cosa sto facendo? Dove voglio andare?”... e stare in silenzio abbastanza a lungo da udire la vocina del demone, che ci bisbiglia quello che davvero sentiamo sia giusto e necessario.</p>

<p>Si suol dire che la modernità colonialista occidentale è iniziata allorché René Descartes ha teorizzato la separazione netta fra la materia inerte e il pensiero razionale, bollando come falsa qualunque prospettiva filosofica altra proveniente dai popoli indigeni dell&#39;Asia, dell&#39;Africa e delle Americhe (<em>tertium non datur</em>, avrebbe scritto lui), e in tal sede Descartes si avvalse dell&#39;immagine di un “genio maligno” da aggirare per approdare alla sua verità. Se davvero l&#39;Occidente cartesiano non ci piace, forse forse per smontarlo e rimontarlo meglio vale la pena di togliere la maschera al genio maligno e restituirgli la sua identità originaria di demone socratico, che ci accompagni nella ricerca infinita di una Verità che non è mai data una volta per tutte.
E a questo proposito, sarebbe <strong>molto</strong> opportuno fare spazio sull&#39;altarino dedicato al demone e riscoprire anche le dottrine della sacerdotessa Diotima sulla funzione cosmica ed etica dell&#39;amore, o ancora di più coinvolgere nel nostro dialogo socratico anche la povera Santippe, cui nessuno ha mai chiesto com&#39;è stato vivere con un marito che manteneva lei e i tre figlioli con le elemosine degli amici e ha reputato più giusto morire, lasciandoli in miseria, piuttosto che rifarsi una vita altrove tutt&#39;assieme. Io non sono un necromante abbastanza abile da evocare lo spirito di Santippe e dialogare con lei, e chiederle “Cos&#39;è la libertà, per chi non esce di casa?” oppure “Cos&#39;è la giustizia, per chi non può lavorare?”, ma sono piuttosto certo che il mondo sia pieno di Santippi da coinvolgere nei nostri discorsi: alcune di loro si chiamano <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Angela_Davis" rel="nofollow">Angela Yvonne Davis</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sak%C3%AEne_Cansiz" rel="nofollow">Sakîne “Sara” Cansiz</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marielle_Franco" rel="nofollow">Marielle Franco</a> o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gloria_Anzald%C3%BAa" rel="nofollow">Gloria Evangelina Anzaldúa</a>, altre sono <a href="https://www.ildeposito.org/canti/cancion-sin-miedo" rel="nofollow">“las compas marchando en Reforma [...] las morras peleando en Sonora [...] las Comandantas luchando por Chiapas [...] las madres buscando en Tijuana”</a>, altre ancora probabilmente mi state leggendo adesso (e ve ne sono grato).</p>

<p>Per cui, gente, facciamolo assieme questo passo all&#39;indietro, e facciamolo tuttu.
Comincio io, che un Tafano non lo sono, però sono un cretino:</p>

<blockquote><p>“Cosa vuol dire, secondo te, comunità?”</p></blockquote>

<h3 id="appendice-bibliografica">Appendice bibliografica</h3>

<p>Per chi, giustamente, non vuole prendere per oro colato la mia lezioncina di storia, procuratevi e datevi una lettura a queste fonti primarie o quasi primarie:
1. Aristofane, <em>Le nuvole</em>.
2. Platone, I Tetralogia composta da <em>Eutifrone</em>, <em>Apologia di Socrate</em>, <em>Critone</em> e <em>Fedone</em>. Più il <em>Simposio</em> dalla III Tetralogia.
3. Senofonte, <em>Memorabili</em> (traduzione convenzionale e stupida dell&#39;originale “Ricordi”), <em>Apologia di Socrate</em>. Più, volendo l&#39;<em>Anabasi</em> e le <em>Elleniche</em> (traduzione convenzionale aulica dell&#39;originale “Storia della Grecia”).
4. Tucidide, <em>La Guerra del Peloponneso</em>.
5. Diogene Laerzio, capitolo su Socrate nelle <em>Vite e dottrine dei filosofi illustri</em>.
6. Schalom Ben-Chorin, <em>Fratello Gesù. Un punto di vista ebraico sul Nazareno</em></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-della-responsabilita-personale-e-collettiva</guid>
      <pubDate>Sun, 01 Feb 2026 17:33:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A proposito di linguaggio, immaginario e prassi concreta</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-linguaggio-immaginario-e-prassi-concreta</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Questo articolo è una prosecuzione ideale di A proposito di guru laici, autenticità e utopia; raccomando caldamente di recuperarsi la &#34;scorsa puntata&#34;.&#xA;&#xA;Le ferie con Unicorn Overlord&#xA;&#xA;Sono le vacanze di Natale, e sei attaccato ai videogiochi. C&#39;è un impero dispotico che ha sottomesso tutto il mondo conosciuto, grazie a una magia nera che fa il lavaggio del cervello agli oppositori e li riduce a docili servi del regime. C&#39;è un legittimo principe dai capelli blu a capo di una piccola banda di guerrieri lealisti, con in pugno un&#39;arma segreta: un anello sacro, una reliquia del culto del Padre Celeste, la cui carica mistica può sciogliere l&#39;ipnosi dell&#39;imperatore malvagio. Ci sono piccoli gruppi di insorti irriducibili sparsi per tutto il mondo, dalla foresta lussureggiante degli Elfi alle tundre gelate dei Feridi, tutti messi all&#39;angolo dalla repressione imperiale... tutti perfettamente capaci di riprendersi e vincere, se al momento giusto il nobile principe arriverà a colpire il nemico dove fa più male e a ribaltare le sorti della battaglia. &#xA;&#xA;Sono le vacanze di Natale e stai liberando dalla tirannide un mondo di codice dove sono solo i soldati imperiali a morire, mentre i ribelli si riprendono sempre, e dove l&#39;interfaccia ti preavvisa prima chi prevarrà in uno scontro fra due battaglioni. E dove ci sono abbastanza risorse naturali, pronte alla raccolta, da rimettere in sesto l&#39;economia di tutti i borghi che l&#39;impero ha devastato e ultratassato, assicurando un benessere pan-continentale attraverso un&#39;economia pre-industriale.&#xA;&#xA;Fin qui va tutto bene...&#xA;&#xA;In casa tua.&#xA;&#xA;Fuori di casa tua, nel mondo di atomi, i più ricchi e potenti Stati del mondo sono tutti già in mano a despoti guerrafondai, in ciascun Paese la repressione arresta sfratta e ammazza, e non c&#39;è nessun Padre Celeste a donarci il miracolo salvifico. A ben guardare, non abbiamo nemmeno il principe carismatico benedetto dal Signore Iddio che possa guidare la guerra di liberazione: abbiamo i vari tiranni pronti a sganciarsi le bombe atomiche l&#39;uno contro l&#39;altro.&#xA;E la nostra economia potrebbe robotizzarsi e assicurare benessere diffuso, invece ci sta trascinando verso l&#39;inabitabilità del pianeta. &#xA;&#xA;Però fin qui tutto bene...&#xA;&#xA;Fra il manganello e la cattedra&#xA;&#xA;Qui nel mondo di atomi, sono cinque mesi che qui in Italia i nostri simpatici despoti mussoliniani demoliscono quelle che, a loro giudizio, sono le cittadelle dei ribelli facinorosi: a luglio, qui a Milano, il centro sociale Leoncavallo è stato espugnato a sorpresa mentre la piazzaforte era bella che vuota (e molti sarcastici complimenti ai suoi difensori assenteisti); pochi giorni fa, a Torino, l&#39;Askatasuna è caduto sotto un assalto di proporzioni bibliche, e in effetti quello spiegamento di armati è servito a ricacciare indietro una tentata controffensiva. Da bravo sinistronzo abitante delle metropoli, sono colpevolmente ignorante di cosa accade in provincia, ma il passaparola delle staffette parla di nubi addensate su tutto il Triveneto, di tempesta lungo il medio Adriatico dalle Marche all&#39;Abruzzo, di una morsa che si stringe nel cuore di Roma attorno al Forte Prenestino; ma se tutte le strade portano ancora a Roma, e se il Forte è il centro sociale più grande d&#39;Europa, il sacco del Forte segnerebbe la disfatta di tutto quel mondo che crede a un&#39;alternativa rispetto alle gerarchie finalizzate al lucro, un&#39;alternativa fatta di autogestione e condivisione.&#xA;&#xA;Ma esiste davvero, quel mondo alternativo? &#xA;&#xA;No raga, perché ora vi invito a dare un occhio alle valutazioni in merito (per altro, proficuamente discordanti sul alcuni punti) che propongono Valerio Mattioli su «Rivista Studio» e Christian Raimo su «Jacobin Italia» (e grazie all&#39;Archivio Grafton9 per la segnalazione degli articoli!). &#xA;&#xA;Letto? Bene&#xA;&#xA;La percepite anche voi, questa patina di distanza e astrazione nell&#39;analisi, questo mantenere il discorso su un piano teoretico e cerebrale, tutto a parlare di &#34;laboratori culturali&#34;, &#34;glitch nella matrice urbana&#34;, &#34;desiderio&#34;, &#34;dispositivo immaginifico&#34;... e autoproduzione editoriale?  &#xA;Insomma, a sentire Mattioli e Raimo, i centri sociali sarebbero stati un&#39;esperienza cruciale nel panorama italiano perché hanno fatto da volano alle avanguardie sia musicali sia letterarie di fine millennio: le posse rap, i gruppi punk, la nicchia di sperimentazione narrativa da cui è uscito il New Italian Epic...&#xA;&#xA;E poi quasi basta.&#xA;&#xA;Con tutto il rispetto per Raimo e Mattioli, tanti paroloni sofisticati e filosofeggianti per blaterare tanto senza dire nulla.&#xA;&#xA;Perché l&#39;elaborazione di un&#39;alternativa non deriva solo dalla sala concerti e dallo spazio stamperia, Sacripante!&#xA;&#xA;Il desiderio che muove le masse&#xA;&#xA;Da troppi anni, c&#39;è uno spettro che avvelena quella manciata di persone convinte di poter tenere in piedi una parvenza di attività politica progressista, in questo paese che precipita nel neofascismo. &#xA;È lo spettro dell&#39;intellettualismo vuoto e borioso, figlio di quella pedagogia borghese della lingua italiana per cui non si &#34;fanno i compiti&#34; bensì si &#34;eseguono i compiti&#34;, il fenomeno tal dei tali non è &#34;cultura giovanile&#34; bensì &#34;tipico dei ragazzi&#34;, non esistono i &#34;ruoli di genere nella cultura&#34; bensì &#34;la figura della donna nella cultura&#34; (evviva l&#39;oggettificazione per cui la donna non agisce mai, bensì è analizzata dall&#39;uomo)... e soprattutto, non esiste la &#34;rilevanza immediata e personale&#34; di un tema, esiste l&#39;&#34;attualità&#34; di quel tema: asettica, emotivamente piatta, ovviamente orientata in partenza a mantenere eternamente &#34;attuale&#34; ciò che la cultura del padronato ha elevato a canone (La poesia lirica cinquecentesca sarebbe ancora attuale? Sì, e io allora ho una vagina...).&#xA;&#xA;  «Ma cretinodicrescenzago, tu ti stai lamentando della retorica con cui la cultura di regime anestetizza preventivamente tutti i temi caldi! Noi siamo l&#39;opposizione democratica, noi diciamo le cose come sono!»&#xA;&#xA;Oh per favore, caru compagnu, non diciamoci bugie. Davvero non parlate mai in finto compagnese settantasettino, infilando in ogni dove la &#34;soddisfazione dei bisogni materiali&#34; o &#34;l&#39;innalzameno del livello di scontro&#34; oppure il &#34;salto di qualità della repressione&#34; solo perché suonano bene? E davvero non parlate mai in finto compagnese femminista-finocchio, spargendo qua e là come prezzemolo il &#34;potenziale trasformativo&#34; o lo &#34;sguardo dettato dal posizionamento&#34; oppure le &#34;alleanze fra i margini&#34;? E davvero non fate mai anche voi come Raimo e Mattioli, pappagallando la santa trinità dei &#34;comunisti critici&#34; Michel Foucault-Gilles Deleuze-Felix Guattari, più una spruzzatina della buonanima di Primo Moroni?&#xA;&#xA;Ammettetelo, ammettiamolo. Lo facciamo tuttu: parliamo in un accademicese che non capiamo davvero ma che ci dà un tono, ci fa sembrare informati e profonde e capaci di analisi elaborata, capaci di decostruire (ah, altra bella parolona) il sistema del padronato fin nei suoi atomi costitutivi.&#xA;Ma è tutta una farsa, come i processi finti di Forum: l&#39;accademicese è solo un comodo strumento per girare attorno al segreto di Pulcinella, all&#39;elefante in mezzo alla stanza.&#xA;&#xA;  Intermezzo: in lingua inglese elephant in the room (&#34;elefante nella stanza&#34;) è la metafora equivalente al nostro &#34;segreto di Pulcinella&#34;. Da quando l&#39;ho scoperto, voglio sceneggiare uno sketch comico in cui Pulcinella tenta invano di nascondere un elefante in una stanza.&#xA;Ahahaha che genio che sono... &#xA;&#xA;Dall&#39;azione al pensiero e di ritorno all&#39;azione&#xA;&#xA;Nell&#39;ultimo lustro, lo sappiamo, è esploso il dibattito pubblico sul linguaggio inclusivo, e ci sono state costruite sopra delle piccole fragili carriere; personalmente, trovo che tale dibattito incapsuli perfettamente il peccato originale accademista della sinistra italiana, tanto più che, mi sembra, nessunu si sta degnando di sbloccare l&#39;empasse grazie al percorso tracciato dalla compagna Brigitte Vasallo (la mia filosofa vivente preferita; ecco, l&#39;ho detto) nel suo splendido Linguaggio inclusivo ed esclusione di classe. &#xA;Ci spertichiamo a mappare tutte le forme di linguaggio irrispettoso, nella speranza che stigmatizzarle spinga le persone a &#34;parlare pulito&#34; e, a catena, ad &#34;agire pulito&#34;, ma non ci poniamo mai il problema che la lingua è uno strumento, e come tutti gli strumenti può essere monopolizzata o quasi dai padroni, ma se i ceti subalterni creano una propria versione di uno strumento, essa viene svilita e confiscata, proprio perché non faccia concorrenza alla versione padronale. &#xA;Ora, chi ha accesso agli strumenti del padrone e si professa progressista ha gioco estremamente facile a confondere i confini fra povertà materiale e culturale ed eguagliare l&#39;ignoranza col fascismo, marchiando di un peccato originale inespiabile chi certi strumenti concettuali non ce li ha, perché è già tanto se arriva a fine mese con un lavoro di fatica: in un certo senso l&#39;ho esperito io stesso, con amara ironia, alla presentazione milanese di Linguaggio inclusivo ed esclusione di classe, allorché il pubblico che capiva il Castigliano dell&#39;autrice si metteva sistematicamente a ridere e applaudire sopra la traduzione in Italiano a beneficio degli ignoranti come me.&#xA;&#xA;Dove voglio arrivare, con questa filippica? Alla mia convinzione che l&#39;analisi di Vasallo sia il controincantesimo necessario per spezzare quel sortilegio velenoso che rincoglionisce il progressismo italiano: se il linguaggio è uno strumento, e un linguaggio democratico deve essere inclusivo, la comunicazione deve demolire tutti i livelli intermedi di astrazione e mistificazione che confondono le acque e allontanano il pensiero dal mondo degli atomi. La comunicazione politicamente schierata deve smetterla di procedere per goffe citazioni scolastiche da un canone di teoria filosofica che tuttu fingono di conoscere ma quasi nessunu ha letto davvero: deve farsi strumento di emancipazione con cui la singola persona subalterna possa pensare e descrivere sé stessa e la sua condizione, verbalizzare i propri bisogni concreti (materiali o spirituali che siano, differenza non ve n&#39;è), e progettare una prassi trasformativa con cui migliorare il proprio vivere.  &#xA;E questa che sto formulando io non è la fusione atomica, eh: è solo la sintesi di ciò che ho imparato leggendomi da cima a fondo Pedagogia degli oppressi del compagno Paulo Freire (un classico sessantottino terzomondista), e facendo amicizia con vecchi militanti di Avanguardia Operaia che in gioventù si sono sporcati le mani e spaccati le ossa a fare scontri di piazza, contrastare lo spaccio di eroina, e occupare spazi abbandonati per restituirli alla comunità.&#xA;&#xA;E qui torniamo al mio punto di partenza.&#xA;&#xA;Le vere geografie del desiderio&#xA;&#xA;  Non chiedermi chi è stato il primo,&#xA;  non chiedermi come si fa,&#xA;  non chiedermi chi erano i Beatles:&#xA;  chiedi chi era Davide Dax!&#xA;  Chiedilo a chi gli è restato vicino&#xA;  a chi ora è qua nel nome di Dax.&#xA;  Gridalo forte a chi non ha capito&#xA;  cosa vuol dire davvero antifa!&#xA;&#xA;Sono le barre del rapper Aban in memoria di Davide &#34;Dax&#34; Cesare, militante del centro sociale milanese ORSO, assassinato da neofascisti il 16 marzo 2003. Qui in Lombardia, i graffiti &#34;Dax odia ancora&#34; sono una presenza fissa e rassicurante, e un punto di ingresso alla militanza politica per tantu fra noi: lo sono stati per me, che mi trasferii a Milano giusto in tempo per il ventennale della morte di Dax, e la sera del 16 marzo 2023 mi recai lì, sotto la lapide in memoria di Davide, all&#39;angolo fra via Brioschi e via Zamenhof, tutto tremante e intimorito davanti a quel mondo nuovo e sconosciuto, quella sottocultura dell&#39;antagonismo che conoscevo solo dai fumetti di Zerocalcare... finché non abbiamo guardato il documentario sulla vita e il ricordo di Davide, e poi è partito il corteo, e il sound system del furgone ha sparato a tutto volume le barre di Aban. E allora ho capito di essere a casa.&#xA;&#xA;Ad accogliermi nella sinistra di movimento non sono state le elucubrazioni professorali e decontestualizzate sul desiderio, il prisma intersezionale, e la declinazione femminile dei sostantivi: è stato il peana funebre per un camionista delle case popolari di Rozzano che si faceva il culo quadro per mantenere la figliola (quasi mia coetanea) e tenere in piedi uno spazio sociale, e ci è stato ammazzato a coltellate a ventisei anni. Ma, come rappa Aban, la comunità di Davide ha &#34;trasformato il dolore in azione&#34;, a partire dai suoi genitori Arcangelo e Rosa, e anche se l&#39;ORSO è stato sgomberato, tuttavia in via Gola sopravvive il quadrilatero delle case occupate, con la sua vertenza perpetua per ottenere la sanatoria, e il volto fiero di Dax che campeggia sul muro all&#39;angolo con via Pichi; poco lontano, sopravvive anche il Cox18, con l&#39;archivio storico di tutta la stampa autoprodotta che il movimento milanese (e non solo) ha accumulato nei decenni e che la biblioteca nazionale di Firenze di sicuro non ha mai catalogato. Un bel po&#39; più a nordovest, c&#39;è lo Spazio Micene, il luogo di ritrovo e coordinamento per chi abita le case popolari del quartiere di San Siro, quella comunità che ieri pianse l&#39;omicidio di Giuseppe Pinelli e ora protegge dalla repressione i suoi figli che parlano un po&#39; Italiano e un po&#39; Egiziano, che hanno il cuore un po&#39; ai piedi dello stadio Giuseppe Meazza e un po&#39; nelle campagne fra il Nilo e il Mediterraneo. Si va tutta a Est, e si raggiunge il SOCS, un seminterrato del plesso di scienze naturali dell&#39;Università Statale, un&#39;aula studio con mensa autogestita che ospita seminari e hacklab, unico piccolo grande risultato del movimento delle Tende in Piazza del 2023 (essendo che la questura li sgomberò dal cinema abbandonato di viale Abruzzi, ma dettagli). &#xA;&#xA;E questi sono solo alcuni, degli spazi sociali variegati e litigiosi sparsi per questa grande metropoli che è Milano. Ciascuno con i suoi limiti, le sue storie, i suoi progetti, il suo sogno di rendere la vita più bella a chi abita il suo territorio.&#xA;E come Milano ha i suoi, sono certo che ogni piccolo spazio ancora attivo in ogni centro di provincia abbia le sue storie, i suoi progetti, i suoi sogni. &#xA;&#xA;Questi sono i centri sociali, questa è la sinstra di movimento: non paroloni sui libri di filosofia, ma progetti collettivi per migliorare la vita, per dare una risposta a bisogni reali e accrescere un po&#39; il benessere di tutti. È con il progetto collettivo che le famiglie senza tetto rioccupano case abbandonate lasciate a marcire, che chi non spiccica una parola di Italiano impara quantomeno le basi grazie ai corsi gratuiti, che le donne bisognose di supporto hanno accesso a consultorie autogestite e a gruppi di sport popolare che, fra le righe, insegnano anche l&#39;autodifesa.&#xA;&#xA;Non è coi paroloni, che bisogna raccontare questi sogni: è con il linguaggio della leggenda urbana, della poesia rappata, della mitologia moderna.&#xA;&#xA;I sogni si raccontano col cuore.&#xA;&#xA;Olio di gomito, e immaginario di lotta&#xA;&#xA;C&#39;è un motivo, se da cinquant&#39;anni a questa parte vanno forte le storie high fantasy che scopiazzano male quel pezzo da novanta che è Il signore degli anelli: perché è rassicurante sognare mondi in cui la Divinità designa chiaramente un Cristo che possa dissipare il Male incarnato, e gli fornisce pure gli strumenti infallibili per riuscirci. A quel punto, ovvio che ci accodiamo tuttu al carro del vincitore, per guadagnarci l&#39;accesso al nuovo Eden in terra.&#xA;&#xA;Ma questa teologia è una semplificazione consumista, non è la vera visione cattolica del prof. Tolkien, e non è certo l&#39;unica teologia possibile. Ci sono altre storie mitiche, con cui dare forma alla nostra visione del mondo atomico e orientare di conseguenza il nostro agire. &#xA;La compagna Ursula Kroeber Le Guin ha raccontato ne I reietti dell&#39;altro pianeta una società anarchica in dialettica con un blocco capitalista e uno sovietista, e il suo romanzo, per me, è stato più educativo di mille ore di ciance con anarchici viventi che venerano in modo masturbatorio il pensiero di Errico Maltatesta.&#xA;Zerocalcare sono quindici anni che si batte con carta e inchiostro per rappresentare l&#39;antagonismo di sinistra come una scelta nobile e gratificante, ed è anche grazie a lui che abbiamo idea, qui in Europa, di ciò che sta facendo il movimento libertario curdo (e ormai non più solo curdo) per costruire un&#39;utopia fra i monti Zagros e il fiume Eufrate.&#xA;Il defunto Nanni Balestrini si sarà anche adagiato su sé stesso, ma intanto Vogliamo tutto ci racconta in presa diretta le lotte sindacali auto-organizzate della Fiat di Torino nel &#39;69... e a leggerlo, ti dici che avresti voluto essere lì con gli operai insorti, nella battaglia di corso Traiano.&#xA;E ben prima di Mattioli e Raimo, una difesa dei centri sociali c&#39;è in Al sole come i gatti di Marta Baroni, alla quale sarò per sempre debitore, perché parlando della sua Roma mi ha insegnato cosa vuol dire amare un isolato, un quartiere, una città... È grazie a lei se ora amo la mia via, la mia Affori, la mia Milano.&#xA;&#xA;I compagni di Dax hanno scritto sulla sua lapide che:&#xA;&#xA;  [...] Contro la rassegnazione pensare l&#39;impensabile!&#xA;  Contro la paura imparare il coraggio!&#xA;  Cospirare vuol dire respirare insieme. [...]&#xA;&#xA;Pensare l&#39;impensabile, a casa mia, si chiama pensare il fantastico: si chiama scrivere fantascienza, fantasy, horror, realismo magico. Si chiama non cedere all&#39;obbligo eurocentrico scientista di pensare il mondo solo in termini materialisti, e liberare un pensiero spirituale, se non (eresia!) religioso. &#xA;Pensare l&#39;impensabile è prendere il mondo atomico per come lo esperiamo, e immaginarsi un di più, un&#39;eccedenza, un&#39;anomalia. Un fuori fase che ci permette di intuire un&#39;altra prospettiva.&#xA;E la buona letteratura fantastica parte dalle eccedenze che la comunità avverte ma non verbalizza, le porta alla luce, e innesca il ragionamento collettivo su cosa fare, di quelle eccedenze. È la chiave di volta dell&#39;afrofuturimo di Octavia Butler, Samuel &#34;Chip&#34; Delany e Charles Saunders. È una possibile sfaccettatura della resistenza palestinese al colonialismo sionista. È un pilastro della sopravvivenza delle persone finocchie come me; chiedetelo alla compagna Filomena Sottile.&#xA;&#xA;Poul Anderson fu uno dei maggiori autori statunitensi di fantascienza in quella generazione che vinse la Seconda Guerra Mondiale e reputava la NATO una forza del bene, destinata a sconfiggere la barbarie sovietica e portare l&#39;umanità verso un futuro di benessere tecnocratico. Nel suo racconto &#34;Gypsy&#34; (mi risulta inedito, in Italiano), del Cinquanta-qualcosa, il giovane Anderson si scatena in un immaginario utopico, a pensare l&#39;impensabile: un futuro neanche troppo distante in cui gli esseri umani potranno scegliere se colonizzare pianeti ecologicamente simili alla Terra, ma privi di vita intelligente, o viaggiare da nomadi fra i sistemi stellari, per il gusto di esplorare lo spazio aperto e conoscere altre specie senzienti.&#xA;Questa è la costruzione di una prospettiva mitica, di un sogno cui tendere, e questo immaginario, al tempo, dava forma alla classe intellettuale statunitense, quella grazie alla quale siamo arrivatu al computer in ogni casa. Poi il vento dell&#39;immaginario è mutato, e ora viviamo nella peggiore delle distopie che aveva immaginato la generazione del cyberpunk.&#xA;&#xA;Compagnu e compagne e compagni, c&#39;è poco da fare.&#xA;Se vogliamo invertire il vento, dobbiamo scendere dal piedistallo fatto di libroni di filosofia che nemmeno capiamo, e farci umili e laboriosu: dobbiamo parlare come mangiamo per capire i nostri bisogni reali, sporcarci le mani assieme per soddisfare assieme quei bisogni, e sognare assieme un&#39;utopia in cui stiamo meglio... e raccontare quell&#39;utopia sì da renderla accattivante, attraente, bella.&#xA;&#xA;Se sapremo raccontare con onestà quell&#39;utopia, e se costruiremo con sincerità i nostri sogni strada per strada e casa per casa, forse ci sarà ancora una possibilità.&#xA;&#xA;Forza amicu, cospiriamo assieme.&#xA;&#xA; &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo articolo è una prosecuzione ideale di <a href="https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-guru-laici-autenticita-e-utopia" rel="nofollow">A proposito di guru laici, autenticità e utopia</a>; raccomando caldamente di recuperarsi la “scorsa puntata”.</p></blockquote>

<h2 id="le-ferie-con-unicorn-overlord-https-unicornoverlord-atlus-com-index-html-lang-it">Le ferie con <a href="https://unicornoverlord.atlus.com/index.html?lang=it" rel="nofollow"><em>Unicorn Overlord</em></a></h2>

<p>Sono le vacanze di Natale, e sei attaccato ai videogiochi. C&#39;è un impero dispotico che ha sottomesso tutto il mondo conosciuto, grazie a una magia nera che fa il lavaggio del cervello agli oppositori e li riduce a docili servi del regime. C&#39;è un legittimo principe dai capelli blu a capo di una piccola banda di guerrieri lealisti, con in pugno un&#39;arma segreta: un anello sacro, una reliquia del culto del Padre Celeste, la cui carica mistica può sciogliere l&#39;ipnosi dell&#39;imperatore malvagio. Ci sono piccoli gruppi di insorti irriducibili sparsi per tutto il mondo, dalla foresta lussureggiante degli Elfi alle tundre gelate dei Feridi, tutti messi all&#39;angolo dalla repressione imperiale... tutti perfettamente capaci di riprendersi e vincere, se al momento giusto il nobile principe arriverà a colpire il nemico dove fa più male e a ribaltare le sorti della battaglia.</p>

<p>Sono le vacanze di Natale e stai liberando dalla tirannide un mondo di codice dove sono solo i soldati imperiali a morire, mentre i ribelli si riprendono sempre, e dove l&#39;interfaccia ti preavvisa prima chi prevarrà in uno scontro fra due battaglioni. E dove ci sono abbastanza risorse naturali, pronte alla raccolta, da rimettere in sesto l&#39;economia di tutti i borghi che l&#39;impero ha devastato e ultratassato, assicurando un benessere pan-continentale attraverso un&#39;economia pre-industriale.</p>

<p>Fin qui va tutto bene...</p>

<p>In casa tua.</p>

<p>Fuori di casa tua, nel mondo di atomi, i più ricchi e potenti Stati del mondo sono tutti già in mano a despoti guerrafondai, in ciascun Paese la repressione arresta sfratta e ammazza, e non c&#39;è nessun Padre Celeste a donarci il miracolo salvifico. A ben guardare, non abbiamo nemmeno il principe carismatico benedetto dal Signore Iddio che possa guidare la guerra di liberazione: abbiamo i vari tiranni pronti a sganciarsi le bombe atomiche l&#39;uno contro l&#39;altro.
E la nostra economia potrebbe robotizzarsi e assicurare benessere diffuso, invece ci sta trascinando verso l&#39;inabitabilità del pianeta.</p>

<p>Però fin qui tutto bene...</p>

<h2 id="fra-il-manganello-e-la-cattedra">Fra il manganello e la cattedra</h2>

<p>Qui nel mondo di atomi, sono cinque mesi che qui in Italia i nostri simpatici despoti mussoliniani demoliscono quelle che, a loro giudizio, sono le cittadelle dei ribelli facinorosi: a luglio, qui a Milano, il centro sociale Leoncavallo è stato espugnato a sorpresa mentre la piazzaforte era bella che vuota (e molti sarcastici complimenti ai suoi difensori assenteisti); pochi giorni fa, a Torino, l&#39;Askatasuna è caduto sotto un assalto di proporzioni bibliche, e in effetti quello spiegamento di armati è servito a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7GKmECVD4Ro&amp;cbrd=1" rel="nofollow">ricacciare indietro una tentata controffensiva</a>. Da bravo sinistronzo abitante delle metropoli, sono colpevolmente ignorante di cosa accade in provincia, ma il passaparola delle staffette parla di nubi addensate su tutto il Triveneto, di tempesta lungo il medio Adriatico dalle Marche all&#39;Abruzzo, di una morsa che si stringe nel cuore di Roma attorno al Forte Prenestino; ma se tutte le strade portano ancora a Roma, e se il Forte è il centro sociale più grande d&#39;Europa, il sacco del Forte segnerebbe la disfatta di tutto quel mondo che crede a un&#39;alternativa rispetto alle gerarchie finalizzate al lucro, un&#39;alternativa fatta di autogestione e condivisione.</p>

<p>Ma esiste davvero, quel mondo alternativo?</p>

<p>No raga, perché ora vi invito a dare un occhio alle valutazioni in merito (per altro, proficuamente discordanti sul alcuni punti) che propongono <a href="https://www.rivistastudio.com/centri-sociali-sgomberi-governo-meloni/" rel="nofollow">Valerio Mattioli su «Rivista Studio»</a> e <a href="https://jacobinitalia.it/le-citta-del-desiderio/" rel="nofollow">Christian Raimo su «Jacobin Italia»</a> (e grazie all&#39;<a href="https://archive.org/search?query=collection%3Agrafton9" rel="nofollow">Archivio Grafton9</a> per la segnalazione degli articoli!).</p>

<p>Letto? Bene</p>

<p>La percepite anche voi, questa patina di distanza e astrazione nell&#39;analisi, questo mantenere il discorso su un piano teoretico e cerebrale, tutto a parlare di “laboratori culturali”, “glitch nella matrice urbana”, “desiderio”, “dispositivo immaginifico”... e autoproduzione editoriale?<br>
Insomma, a sentire Mattioli e Raimo, i centri sociali sarebbero stati un&#39;esperienza cruciale nel panorama italiano perché hanno fatto da volano alle avanguardie sia musicali sia letterarie di fine millennio: le posse rap, i gruppi punk, la nicchia di sperimentazione narrativa da cui è uscito il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/New_Italian_Epic" rel="nofollow">New Italian Epic</a>...</p>

<p>E poi quasi basta.</p>

<p>Con tutto il rispetto per Raimo e Mattioli, tanti paroloni sofisticati e filosofeggianti per blaterare tanto senza dire nulla.</p>

<p>Perché l&#39;elaborazione di un&#39;alternativa non deriva solo dalla sala concerti e dallo spazio stamperia, Sacripante!</p>

<h2 id="il-desiderio-che-muove-le-masse">Il desiderio che muove le masse</h2>

<p>Da troppi anni, c&#39;è uno spettro che avvelena quella manciata di persone convinte di poter tenere in piedi una parvenza di attività politica progressista, in questo paese che precipita nel neofascismo.
È lo spettro dell&#39;intellettualismo vuoto e borioso, figlio di quella pedagogia borghese della lingua italiana per cui non si “<em>fanno</em> i compiti” bensì si “<em>eseguono</em> i compiti”, il fenomeno tal dei tali non è “cultura giovanile” bensì “tipico dei ragazzi”, non esistono i “<em>ruoli di genere</em> nella cultura” bensì “la <em>figura della donna</em> nella cultura” (evviva l&#39;oggettificazione per cui la donna non agisce mai, bensì è analizzata dall&#39;uomo)... e soprattutto, non esiste la “rilevanza immediata e personale” di un tema, esiste l&#39;“attualità” di quel tema: asettica, emotivamente piatta, ovviamente orientata in partenza a mantenere eternamente “attuale” ciò che la cultura del padronato ha elevato a canone (La poesia lirica cinquecentesca sarebbe ancora attuale? Sì, e io allora ho una vagina...).</p>

<blockquote><p>«Ma cretinodicrescenzago, tu ti stai lamentando della retorica con cui la cultura di regime anestetizza preventivamente tutti i temi caldi! Noi siamo l&#39;opposizione democratica, noi diciamo le cose come sono!»</p></blockquote>

<p>Oh per favore, caru compagnu, non diciamoci bugie. Davvero non parlate mai in finto compagnese settantasettino, infilando in ogni dove la “soddisfazione dei bisogni materiali” o “l&#39;innalzameno del livello di scontro” oppure il “salto di qualità della repressione” solo perché <strong>suonano bene</strong>? E davvero non parlate mai in finto compagnese femminista-finocchio, spargendo qua e là come prezzemolo il “potenziale trasformativo” o lo “sguardo dettato dal posizionamento” oppure le “alleanze fra i margini”? E davvero non fate mai anche voi come Raimo e Mattioli, pappagallando la santa trinità dei “comunisti critici” Michel Foucault-Gilles Deleuze-Felix Guattari, più una spruzzatina della buonanima di Primo Moroni?</p>

<p>Ammettetelo, ammettiamolo. Lo facciamo tuttu: parliamo in un accademicese che non capiamo davvero ma che ci dà un tono, ci fa sembrare informati e profonde e capaci di analisi elaborata, capaci di decostruire (ah, altra bella parolona) il sistema del padronato fin nei suoi atomi costitutivi.
Ma è tutta una farsa, come i processi finti di <em>Forum</em>: l&#39;accademicese è solo un comodo strumento per girare attorno al segreto di Pulcinella, all&#39;elefante in mezzo alla stanza.</p>

<blockquote><p><strong>Intermezzo</strong>: in lingua inglese <em>elephant in the room</em> (“elefante nella stanza”) è la metafora equivalente al nostro “segreto di Pulcinella”. Da quando l&#39;ho scoperto, voglio sceneggiare uno sketch comico in cui Pulcinella tenta invano di nascondere un elefante in una stanza.
Ahahaha che genio che sono...</p></blockquote>

<h2 id="dall-azione-al-pensiero-e-di-ritorno-all-azione">Dall&#39;azione al pensiero e di ritorno all&#39;azione</h2>

<p>Nell&#39;ultimo lustro, lo sappiamo, è esploso il dibattito pubblico sul linguaggio inclusivo, e ci sono state costruite sopra delle piccole fragili carriere; personalmente, trovo che tale dibattito incapsuli perfettamente il peccato originale accademista della sinistra italiana, tanto più che, mi sembra, nessunu si sta degnando di sbloccare l&#39;empasse grazie al percorso tracciato dalla compagna Brigitte Vasallo (la mia filosofa vivente preferita; ecco, l&#39;ho detto) nel suo splendido <a href="https://tamuedizioni.com/tproduct/467310025-161995903151-linguaggio-inclusivo-ed-esclusione-di-cl" rel="nofollow"><em>Linguaggio inclusivo ed esclusione di classe</em></a>.
Ci spertichiamo a mappare tutte le forme di linguaggio irrispettoso, nella speranza che stigmatizzarle spinga le persone a “parlare pulito” e, a catena, ad “agire pulito”, ma non ci poniamo mai il problema che la lingua è uno strumento, e come tutti gli strumenti può essere monopolizzata o quasi dai padroni, ma se i ceti subalterni creano una propria versione di uno strumento, essa viene svilita e confiscata, proprio perché non faccia concorrenza alla versione padronale.
Ora, chi ha accesso agli strumenti del padrone e si professa progressista ha gioco estremamente facile a confondere i confini fra povertà materiale e culturale ed eguagliare l&#39;ignoranza col fascismo, marchiando di un peccato originale inespiabile chi certi strumenti concettuali non ce li ha, perché è già tanto se arriva a fine mese con un lavoro di fatica: in un certo senso l&#39;ho esperito io stesso, con amara ironia, alla presentazione milanese di <em>Linguaggio inclusivo ed esclusione di classe</em>, allorché il pubblico che capiva il Castigliano dell&#39;autrice si metteva sistematicamente a ridere e applaudire <strong>sopra</strong> la traduzione in Italiano a beneficio degli ignoranti come me.</p>

<p>Dove voglio arrivare, con questa filippica? Alla mia convinzione che l&#39;analisi di Vasallo sia il controincantesimo necessario per spezzare quel sortilegio velenoso che rincoglionisce il progressismo italiano: se il linguaggio è uno strumento, e un linguaggio democratico deve essere inclusivo, la comunicazione deve demolire tutti i livelli intermedi di astrazione e mistificazione che confondono le acque e allontanano il pensiero dal mondo degli atomi. La comunicazione politicamente schierata deve smetterla di procedere per goffe citazioni scolastiche da un canone di teoria filosofica che tuttu fingono di conoscere ma quasi nessunu ha letto davvero: deve farsi strumento di emancipazione con cui la singola persona subalterna possa pensare e descrivere sé stessa e la sua condizione, verbalizzare i propri bisogni concreti (materiali o spirituali che siano, differenza non ve n&#39;è), e progettare una prassi trasformativa con cui migliorare il proprio vivere.<br>
E questa che sto formulando io non è la fusione atomica, eh: è solo la sintesi di ciò che ho imparato leggendomi da cima a fondo <a href="https://edizionigruppoabele.it/prodotto/pedagogia-degli-oppressi/" rel="nofollow"><em>Pedagogia degli oppressi</em></a> del compagno Paulo Freire (un classico sessantottino terzomondista), e facendo amicizia con vecchi militanti di Avanguardia Operaia che in gioventù si sono sporcati le mani e spaccati le ossa a fare scontri di piazza, contrastare lo spaccio di eroina, e occupare spazi abbandonati per restituirli alla comunità.</p>

<p>E qui torniamo al mio punto di partenza.</p>

<h2 id="le-vere-geografie-del-desiderio">Le vere geografie del desiderio</h2>

<blockquote><p>Non chiedermi chi è stato il primo,
non chiedermi come si fa,
non chiedermi chi erano i Beatles:
chiedi chi era Davide Dax!
Chiedilo a chi gli è restato vicino
a chi ora è qua nel nome di Dax.
Gridalo forte a chi non ha capito
cosa vuol dire davvero antifa!</p></blockquote>

<p>Sono le barre del rapper Aban in memoria di Davide “Dax” Cesare, militante del centro sociale milanese ORSO, assassinato da neofascisti il 16 marzo 2003. Qui in Lombardia, i graffiti “Dax odia ancora” sono una presenza fissa e rassicurante, e un punto di ingresso alla militanza politica per tantu fra noi: lo sono stati per me, che mi trasferii a Milano giusto in tempo per il ventennale della morte di Dax, e la sera del 16 marzo 2023 mi recai lì, sotto la lapide in memoria di Davide, all&#39;angolo fra via Brioschi e via Zamenhof, tutto tremante e intimorito davanti a quel mondo nuovo e sconosciuto, quella sottocultura dell&#39;antagonismo che conoscevo solo dai fumetti di Zerocalcare... finché non abbiamo guardato il <a href="https://bruciancoradentro.it/" rel="nofollow">documentario sulla vita e il ricordo di Davide</a>, e poi è partito il corteo, e il sound system del furgone ha sparato a tutto volume le barre di Aban. E allora ho capito di essere a casa.</p>

<p>Ad accogliermi nella sinistra di movimento non sono state le elucubrazioni professorali e decontestualizzate sul desiderio, il prisma intersezionale, e la declinazione femminile dei sostantivi: è stato il peana funebre per un camionista delle case popolari di Rozzano che si faceva il culo quadro per mantenere la figliola (quasi mia coetanea) e tenere in piedi uno spazio sociale, e ci è stato ammazzato a coltellate a ventisei anni. Ma, come rappa Aban, la comunità di Davide ha “trasformato il dolore in azione”, a partire dai suoi genitori Arcangelo e Rosa, e anche se l&#39;ORSO è stato sgomberato, tuttavia in via Gola sopravvive il quadrilatero delle case occupate, con la sua vertenza perpetua per ottenere la sanatoria, e il volto fiero di Dax che campeggia sul muro all&#39;angolo con via Pichi; poco lontano, sopravvive anche il Cox18, con l&#39;archivio storico di tutta la stampa autoprodotta che il movimento milanese (e non solo) ha accumulato nei decenni e che la biblioteca nazionale di Firenze di sicuro non ha mai catalogato. Un bel po&#39; più a nordovest, c&#39;è lo Spazio Micene, il luogo di ritrovo e coordinamento per chi abita le case popolari del quartiere di San Siro, quella comunità che ieri pianse l&#39;omicidio di Giuseppe Pinelli e ora protegge dalla repressione i suoi figli che parlano un po&#39; Italiano e un po&#39; Egiziano, che hanno il cuore un po&#39; ai piedi dello stadio Giuseppe Meazza e un po&#39; nelle campagne fra il Nilo e il Mediterraneo. Si va tutta a Est, e si raggiunge il SOCS, un seminterrato del plesso di scienze naturali dell&#39;Università Statale, un&#39;aula studio con mensa autogestita che ospita seminari e <em>hacklab</em>, unico piccolo grande risultato del movimento delle Tende in Piazza del 2023 (essendo che la questura li sgomberò dal cinema abbandonato di viale Abruzzi, ma dettagli).</p>

<p>E questi sono solo alcuni, degli spazi sociali variegati e litigiosi sparsi per questa grande metropoli che è Milano. Ciascuno con i suoi limiti, le sue storie, i suoi progetti, il suo sogno di rendere la vita più bella a chi abita il suo territorio.
E come Milano ha i suoi, sono certo che ogni piccolo spazio ancora attivo in ogni centro di provincia abbia le sue storie, i suoi progetti, i suoi sogni.</p>

<p>Questi sono i centri sociali, questa è la sinstra di movimento: non paroloni sui libri di filosofia, ma progetti collettivi per migliorare la vita, per dare una risposta a bisogni reali e accrescere un po&#39; il benessere di tutti. È con il progetto collettivo che le famiglie senza tetto rioccupano case abbandonate lasciate a marcire, che chi non spiccica una parola di Italiano impara quantomeno le basi grazie ai corsi gratuiti, che le donne bisognose di supporto hanno accesso a consultorie autogestite e a gruppi di sport popolare che, fra le righe, insegnano anche l&#39;autodifesa.</p>

<p>Non è coi paroloni, che bisogna raccontare questi sogni: è con il linguaggio della leggenda urbana, della poesia rappata, della mitologia moderna.</p>

<p>I sogni si raccontano col cuore.</p>

<h2 id="olio-di-gomito-e-immaginario-di-lotta">Olio di gomito, e immaginario di lotta</h2>

<p>C&#39;è un motivo, se da cinquant&#39;anni a questa parte vanno forte le storie <em>high fantasy</em> che scopiazzano male quel pezzo da novanta che è <em>Il signore degli anelli</em>: perché è rassicurante sognare mondi in cui la Divinità designa chiaramente un Cristo che possa dissipare il Male incarnato, e gli fornisce pure gli strumenti infallibili per riuscirci. A quel punto, ovvio che ci accodiamo tuttu al carro del vincitore, per guadagnarci l&#39;accesso al nuovo Eden in terra.</p>

<p>Ma questa teologia è una semplificazione consumista, non è la vera visione cattolica del prof. Tolkien, e non è certo l&#39;unica teologia possibile. Ci sono altre storie mitiche, con cui dare forma alla nostra visione del mondo atomico e orientare di conseguenza il nostro agire.
La compagna Ursula Kroeber Le Guin ha raccontato ne <em>I reietti dell&#39;altro pianeta</em> una società anarchica in dialettica con un blocco capitalista e uno sovietista, e il suo romanzo, per me, è stato più educativo di mille ore di ciance con anarchici viventi che venerano in modo masturbatorio il pensiero di Errico Maltatesta.
<a href="https://www.zerocalcare.net/" rel="nofollow">Zerocalcare</a> sono quindici anni che si batte con carta e inchiostro per rappresentare l&#39;antagonismo di sinistra come una scelta nobile e gratificante, ed è anche grazie a lui che abbiamo idea, qui in Europa, di ciò che sta facendo il movimento libertario curdo (e ormai non più solo curdo) per costruire un&#39;utopia fra i monti Zagros e il fiume Eufrate.
Il defunto Nanni Balestrini si sarà anche adagiato su sé stesso, ma intanto <a href="https://deriveapprodi.com/libro/vogliamo-tutto/" rel="nofollow"><em>Vogliamo tutto</em></a> ci racconta in presa diretta le lotte sindacali auto-organizzate della Fiat di Torino nel &#39;69... e a leggerlo, ti dici che avresti voluto essere lì con gli operai insorti, nella battaglia di corso Traiano.
E ben prima di Mattioli e Raimo, una difesa dei centri sociali c&#39;è in <a href="https://baopublishing.it/prodotti/al-sole-come-i-gatti/" rel="nofollow"><em>Al sole come i gatti</em></a> di Marta Baroni, alla quale sarò per sempre debitore, perché parlando della sua Roma mi ha insegnato cosa vuol dire amare un isolato, un quartiere, una città... È grazie a lei se ora amo la mia via, la mia Affori, la mia Milano.</p>

<p>I compagni di Dax hanno scritto sulla sua lapide che:</p>

<blockquote><p>[...] Contro la rassegnazione pensare l&#39;impensabile!
Contro la paura imparare il coraggio!
Cospirare vuol dire respirare insieme. [...]</p></blockquote>

<p>Pensare l&#39;impensabile, a casa mia, si chiama pensare il fantastico: si chiama scrivere fantascienza, fantasy, horror, realismo magico. Si chiama non cedere all&#39;obbligo eurocentrico scientista di pensare il mondo solo in termini materialisti, e liberare un pensiero spirituale, se non (eresia!) religioso.
Pensare l&#39;impensabile è prendere il mondo atomico per come lo esperiamo, e immaginarsi un di più, un&#39;eccedenza, un&#39;anomalia. Un fuori fase che ci permette di intuire un&#39;altra prospettiva.
E la buona letteratura fantastica parte dalle eccedenze che la comunità avverte ma non verbalizza, le porta alla luce, e innesca il ragionamento collettivo su cosa fare, di quelle eccedenze. È la chiave di volta dell&#39;afrofuturimo di Octavia Butler, Samuel “Chip” Delany e Charles Saunders. È una <a href="https://www.lorussoeditore.it/prodotto/palestina-2048/" rel="nofollow">possibile sfaccettatura della resistenza palestinese al colonialismo sionista</a>. È un pilastro della sopravvivenza delle persone finocchie come me; chiedetelo alla compagna <a href="https://filosottile.noblogs.org/" rel="nofollow">Filomena Sottile</a>.</p>

<p>Poul Anderson fu uno dei maggiori autori statunitensi di fantascienza in quella generazione che vinse la Seconda Guerra Mondiale e reputava la NATO una forza del bene, destinata a sconfiggere la barbarie sovietica e portare l&#39;umanità verso un futuro di benessere tecnocratico. Nel suo racconto “Gypsy” (mi risulta inedito, in Italiano), del Cinquanta-qualcosa, il giovane Anderson si scatena in un immaginario utopico, a pensare l&#39;impensabile: un futuro neanche troppo distante in cui gli esseri umani potranno scegliere se colonizzare pianeti ecologicamente simili alla Terra, ma privi di vita intelligente, o viaggiare da nomadi fra i sistemi stellari, per il gusto di esplorare lo spazio aperto e conoscere altre specie senzienti.
Questa è la costruzione di una prospettiva mitica, di un sogno cui tendere, e questo immaginario, al tempo, dava forma alla classe intellettuale statunitense, quella grazie alla quale siamo arrivatu al computer in ogni casa. Poi il vento dell&#39;immaginario è mutato, e ora viviamo nella peggiore delle distopie che aveva immaginato la generazione del cyberpunk.</p>

<p>Compagnu e compagne e compagni, c&#39;è poco da fare.
Se vogliamo invertire il vento, dobbiamo scendere dal piedistallo fatto di libroni di filosofia che nemmeno capiamo, e farci umili e laboriosu: dobbiamo parlare come mangiamo per capire i nostri bisogni reali, sporcarci le mani assieme per soddisfare assieme quei bisogni, e sognare assieme un&#39;utopia in cui stiamo meglio... e raccontare quell&#39;utopia sì da renderla accattivante, attraente, bella.</p>

<p>Se sapremo raccontare con onestà quell&#39;utopia, e se costruiremo con sincerità i nostri sogni strada per strada e casa per casa, <em>forse</em> ci sarà ancora una possibilità.</p>

<p>Forza amicu, cospiriamo assieme.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-linguaggio-immaginario-e-prassi-concreta</guid>
      <pubDate>Mon, 29 Dec 2025 01:36:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Glitchat* a metà nel tempo</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/glitchat-a-meta-nel-tempo</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Oggi voglio scrivere in modo diverso. Sì &#34;diverso&#34; come siamo diversi noi culatton quando siamo sulla bocca di vostra madre.&#xA;&#xA;La febbre a 38 a volte vale la candela. Vale l&#39;annichilimento delle energie e gli incubi in cui non puoi mai smettere di essere l&#39;organizzatore responsabile. Vale, se quella febbre inizia in una serata mistica di musica elettronica e chiacchiere sugli autobus notturni, e ti concede tre giorni di isolamento per riprovare a vivere come se fosse il 1998.&#xA;&#xA;Perché se il mondo è andato in vacca nel 2001, allora l&#39;unico modo per preservare la sanità mentale è mantenere l&#39;orologio fermo a prima del Millenium Bug, allestire un diorama funzionante di com&#39;era la vita allora, e da lì produrre in vitro i successivi 25 anni tentando di dargli una piega migliore, almeno su scala micro.&#xA;&#xA;Tre giorni per fare finta che la tua Nintendo Switch 1 sia una Sony PlayStation 1... non che cambi la tua mostruosità che non è ludopatia ma forse ci si avvicina un pochino. &#xA;Tre giorni per fare finta di non avere tutti i media del mondo on demand e giocare a farsi un palinsesto. Il palinsesto con le sue scadenze insindacabili che dovevi essere pronto davanti alla TV giusto giusto, se no ti perdevi i pezzi, e allora assimilavi la puntualità e ti costruivi di conseguenza le routine. &#xA;&#xA;  Mi manca La Melevisione dopo scuola alle elementari. Dio che sfigato.&#xA;&#xA;Tre giorni per spingere la rievocazione storica ancora più all&#39;indietro e provarci pure con la radio. Perché la radio ce l&#39;ha ancora il palinsesto, e quella tua mostruosità che è ossessiva-compulsiva delle cause perse può palinsestare persino i podcast che nascono per l&#39;on demand*.&#xA;&#xA;Tre giorni, e un paio d&#39;ore per ricablare daccapo per la terza volta tutto il tuo portale sull&#39;Internet e abilitarti sul browser SearXNG.&#xA;&#xA;  Ho eretto nel cuore del deserto&#xA;  una porta verso lo spazio.&#xA;  Sabbia su sabbia, una voragine aperta sul cosmo.&#xA;  Ci ho caduto dentro&#xA;  il mio vispissimo occhietto.&#xA;    Lo spazio è morte e lerciume.&#xA;&#xA;Il 1998 è morto. Fuori dalla rievocazione storica, là fuori, non si può fare altro che piegarsi di vomito.&#xA;&#xA;Oppure nascondersi sotto il letto, e darsi del tempo analogico.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Oggi voglio scrivere in modo diverso. Sì “diverso” come siamo diversi noi culatton* quando siamo sulla bocca di vostra madre.</p></blockquote>

<p>La febbre a 38 a volte vale la candela. Vale l&#39;annichilimento delle energie e gli incubi in cui non puoi mai smettere di essere l&#39;organizzatore responsabile. Vale, se quella febbre inizia in una serata mistica di musica elettronica e chiacchiere sugli autobus notturni, e ti concede tre giorni di isolamento per riprovare a vivere come se fosse il 1998.</p>

<p>Perché se il mondo è andato in vacca nel 2001, allora l&#39;unico modo per preservare la sanità mentale è mantenere l&#39;orologio fermo a prima del Millenium Bug, allestire un diorama funzionante di com&#39;era la vita allora, e da lì produrre in vitro i successivi 25 anni tentando di dargli una piega migliore, almeno su scala micro.</p>

<p>Tre giorni per fare finta che la tua Nintendo Switch 1 sia una Sony PlayStation 1... non che cambi la tua mostruosità che non è ludopatia ma forse ci si avvicina un pochino.
Tre giorni per fare finta di non avere tutti i media del mondo <em>on demand</em> e giocare a farsi un palinsesto. Il palinsesto con le sue scadenze insindacabili che dovevi essere pronto davanti alla TV giusto giusto, se no ti perdevi i pezzi, e allora assimilavi la puntualità e ti costruivi di conseguenza le routine.</p>

<blockquote><p>Mi manca <em>La Melevisione</em> dopo scuola alle elementari. Dio che sfigato.</p></blockquote>

<p>Tre giorni per spingere la rievocazione storica ancora più all&#39;indietro e provarci pure con la radio. Perché la radio ce l&#39;ha ancora il palinsesto, e quella tua mostruosità che è ossessiva-compulsiva delle cause perse può palinsestare persino i podcast che nascono per l&#39;<em>on demand</em>.</p>

<p>Tre giorni, e un paio d&#39;ore per ricablare daccapo per la terza volta tutto il tuo portale sull&#39;Internet e abilitarti sul browser <a href="https://docs.searxng.org/" rel="nofollow">SearXNG</a>.</p>

<blockquote><p>Ho eretto nel cuore del deserto
una porta verso lo spazio.
Sabbia su sabbia, una voragine aperta sul cosmo.
Ci ho caduto dentro
il mio vispissimo occhietto.</p>

<p>Lo spazio è morte e lerciume.</p></blockquote>

<p>Il 1998 è morto. Fuori dalla rievocazione storica, là fuori, non si può fare altro che piegarsi di vomito.</p>

<p>Oppure nascondersi sotto il letto, e darsi del tempo analogico.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/glitchat-a-meta-nel-tempo</guid>
      <pubDate>Wed, 17 Dec 2025 20:32:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ormai è troppo tardi, quindi agite le nostre storie!</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/ormai-e-troppo-tardi-quindi-agite-le-nostre-storie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Suppergiù 6 anni fa, nella primavera del 2019, venne pubblicata su Nintendo Switch la conversione rimasterizzata di Final Fantasy X, originariamente uscito per PlayStation 2 nel lontano 2001. Il mio partner di allora era ed è un grande estimatore di tutto ciò che è videogioco di ruolo giapponese, mi invitò caldamente a procurarmi il gioco e farne il mio primo Final Fantasy, e io seguii il consiglio. Avviai il software a mente sgombra e senza aspettative, e fui accolto da questo filmato introduttivo.&#xA;&#xA;Fra lo struggimento del sottofondo di pianoforte, la malinconia dei personaggi a bivacco in mezzo alle macerie, e l&#39;unica linea di dialogo fuori campo al termine della clip, questo prologo incapsula egregiamente il nucleo tematico centrale che avrei esperito nelle successive ore di gioco: una storia di miseria e lutto, di flebili speranze, di rivolta contro la tradizione e l&#39;aspettativa, di conoscenze perdute e recuperate dagli interstizi, di sguardi estranei e stranieri che proprio in quanto tali riescono a proclamare che il re è nudo, di un&#39;epoca che finisce per lasciare spazio a un futuro gravido di incertezza. E tutto ciò sta già in quella battuta solitaria al termine della cinematica:&#xA;&#xA;  Listen to my story.&#xA;This...may be our last chance.&#xA;&#xA;Di sicuro, FF X è un&#39;opera meno apertamente eversiva di quanto sarebbe stato Persona 5 nel 2016, ma era decisamente schierata in senso iconoclasta e libertario (e nel suo piccolo anche antirazzista), e non fu un caso se un annetto dopo, nei miei primissimi giorni da insegnante durante la DAD, feci analizzare da una classe proprio questa stessa cinematica, come caso studio di ritmo narrativo.&#xA;&#xA;Saltiamo avanti di 4 anni, al momento in cui nel mondo primario il re si è denudato senza che alcuno osasse stupirsi: il momento in cui il regime sionista ha avviato in via definitiva il genocidio del popolo palestinese gazawo, protetto e foraggiato da questa schifo che chiamiamo Occidente democratico. In quei giorni dell&#39;autunno 2023 io stavo aspettando con gioia che una compagnia di attoru gazawu giungesse in Italia grazie al supporto dell&#39;APS Scighera (realtà davvero virtuosa a Milano Est), e già nei primi giorni di massacro nella Striscia è giunta la notizia che uno degli attori, Abraham Saidam, era stato ucciso dalle bombe israeliane; pochi giorni dopo, il mio coinquilino libanese ci ha informati che la sua amica giornalista Christina Assi era stata gravemente mutilata dal fuoco israeliano deliberato contro la sua troupe, che esibiva i suoi pass stampa ben al di là del confine nazionale. Già allora, per la prima volta nella mia vita di bianco benestante nel Nord globale, ho avuto la decenza di capire che queste stragi erano anche le mie stragi, che è doveroso sputare sulla &#34;bandiera bianca e azzurra con la stella, perché là sotto c&#39;è sepolta mia sorella&#34; (parafrasando i Malasuerte Fi Sud, che lo dicevano già nel &#39;21), e ho composto una lunga poesia in solidarietà alla Palestina resistente e a chi le è solidale. Non l&#39;ho mai pubblicata, né credo oserò mai farlo, perché la fiammella di ottimismo nella strofa finale mi sembra trionfia e buonista, dopo due anni di strage e di rapina nell&#39;impunità generale.&#xA;E soprattutto, credo che nessun verso di supporto proveniente da una bocca bianca possa valere una lettera dell&#39;ultima poesia del professor Rifaʿat al-ʿAriʿīr, ucciso dai macellai sionisti non molti giorni dopo Abraham Saidam:&#xA;&#xA;  If I must die,&#xA;  you must live&#xA;  to tell my story,&#xA;  to sell my things&#xA;  to buy a piece of cloth&#xA;  and some strings,&#xA;  (make it white with a long tail)&#xA;  so that a child, somewhere in Gaza&#xA;  while looking heaven in the eye&#xA;  awaiting his dad who left in a blaze—&#xA;  and bid no one farewell&#xA;  not even to his flesh&#xA;  not even to himself—&#xA;  sees the kite, my kite you made, flying up above&#xA;  and thinks for a moment an angel is there&#xA;  bringing back love&#xA;  If I must die&#xA;  let it bring hope&#xA;  let it be a tale.&#xA;&#xA;L&#39;arte mi (ci) aveva preparato alla vita, e davanti a vite indigene spezzate dallo stragismo fascista, in quel momento, sapevamo solo ascoltare le loro storie postume, quando ormai era troppo tardi.&#xA;&#xA;Saltiamo avanti ancora di 2 anni: la soluzione finale in Palestina procede implacabile come lo fu quella contro i popoli indigeni del Nord America, fra le mattanze nella Striscia di Gaza e lo stato di polizia in Cisgiordania, il tempo è sempre più scarso, e sempre meno voci sopravvivono per difendere sé stesse. Ma forse qualcosa si è finalmente mosso, nell&#39;Occidente putrescente, e il 22 settembre scorso abbiamo saputo far soffiare un minimo alito di autunno caldo contro le guglie di vetro e cemento dei grandi oligarchi: per qualche ora abbiamo osato bloccare tutto e dissanguare i protafogli dei nostri padroni, e per qualche minuto abbiamo osato, timidamente, spaccare tutto e rifilare qualche livido a chi di &#34;mestiere&#34; spacca la testa ai dannati della Terra per conto dei nostri padroni. E l&#39;abbiamo fatto non meramente per il nostro interesse di inferiori entro la casta dominante degli Occidentali, ma perché non un solo chiodo vada a vantaggio del regime di Tel Aviv: se &#34;ogni colpo sparato sul nemico sionista in Italia colpisce chi comanda&#34;, allora ogni colpo sottratto al nemico sionista prolunga una vita palestinese.&#xA;&#xA;Ma non ci possiamo fermare qui.&#xA;&#xA;Lu compagnu della Global Sumud Flotilla stanno letteralmente portando avanti una mossa kamimaze non violenta: o il regime sionista lascia che la Flotilla attracchi a Gaza, e allora l&#39;embargo si spezza per tutti e tutte, o dovrà ammazzare in un colpo solo molte più vite bianche (quelle che contano...) di quante i suoi propagandisti potranno giustificare, gli stessi propagandisti che a suo tempo ebbero un bel daffare per screditare i sacrifici individuali di Rachel Corrie e di Vittorio &#34;Vik&#34; Arrigoni. Ma questa scommessa funziona solo se, qui in Occidente, chi ha capito che il re è nudo ha il coraggio di insorgere ancora e ancora, e bloccare tutto finché chi comanda non avrà la tremarella a continuare a foraggiare il regime sionista. E in questa battaglia, Final Fantasy X, per come io l&#39;ho esperito, è il racconto paradigmatico che ci fornisce una necessaria lettura mitica dello scontro storico: ogni persona fra noi può essere un Tidus, pronto a puntare il dito contro il marciume del mondo (che come l&#39;immaginaria Spira del gioco, del resto, sprofonda in una spirale di necrocrazia); ogni persona può essere una Yuna e farsi pastore della protesta, sia brandendo in prima linea una bandiera di libertà, sia dispensando cure premurose a chi soffre per lacrimogeni e manganellate; ogni persona può emanciparsi dalla schiavitù mentale del pregiudizio introiettato, come Wakka, od offrire alla lotta la propria prospettiva unica determinata dal proprio margine, come Rikku. La cosa importante è non cedere alla falsa pacificazione che il nostro padronato ci propone, in tutto identica alla falsa pacificazione del ciclo di Sin propugnata dal culto di Yevon: il tempo è scaduto, Gaza è rasa al suolo, e noi non vogliamo una tregua di facciata. Vogliamo il disarmo dei sionisti, e poi di tutti i despoti.&#xA;Noi vogliamo tutto. &#xA;&#xA;Per cui, consapevoli che le storie di chi resiste ci servono disperatamente per fortificarci, per organizzare la nostra resistenza solidale e complice e per proteggere chi di noi cadesse in lotta (penso alla macchina repressiva che qui a Milano si è accanita contro i nostri &#34;cuccioli del Settembre&#34;), non ci limiteremo a leggerle e apprezzarle: dobbiamo farle nostre e riprodurle, e spezzare la spirale. È questa la dignità del sumud palestinese, è questo &#34;restare umani&#34;. &#xA;&#xA;Che gli aquiloni volino e alti e accompagnino il trapasso dei nostri morti. Intanto, noi che viviamo, bloccheremo tutto.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Suppergiù 6 anni fa, nella primavera del 2019, venne pubblicata su Nintendo Switch la conversione rimasterizzata di <em>Final Fantasy X</em>, originariamente uscito per PlayStation 2 nel lontano 2001. Il mio partner di allora era ed è un grande estimatore di tutto ciò che è videogioco di ruolo giapponese, mi invitò caldamente a procurarmi il gioco e farne il mio primo <em>Final Fantasy</em>, e io seguii il consiglio. Avviai il software a mente sgombra e senza aspettative, e fui accolto da <a href="https://archive.org/details/youtube-kilrRiclUFY" rel="nofollow">questo filmato introduttivo</a>.</p>

<p>Fra lo struggimento del sottofondo di pianoforte, la malinconia dei personaggi a bivacco in mezzo alle macerie, e l&#39;unica linea di dialogo fuori campo al termine della clip, questo prologo incapsula egregiamente il nucleo tematico centrale che avrei esperito nelle successive ore di gioco: una storia di miseria e lutto, di flebili speranze, di rivolta contro la tradizione e l&#39;aspettativa, di conoscenze perdute e recuperate dagli interstizi, di sguardi estranei e stranieri che proprio in quanto tali riescono a proclamare che il re è nudo, di un&#39;epoca che finisce per lasciare spazio a un futuro gravido di incertezza. E tutto ciò sta già in quella battuta solitaria al termine della cinematica:</p>

<blockquote><p>Listen to my story.
This...may be our last chance.</p></blockquote>

<p>Di sicuro, <em>FF X</em> è un&#39;opera meno apertamente eversiva di quanto sarebbe stato <em>Persona 5</em> nel 2016, ma era decisamente schierata in senso iconoclasta e libertario (e nel suo piccolo anche antirazzista), e non fu un caso se un annetto dopo, nei miei primissimi giorni da insegnante durante la DAD, feci analizzare da una classe proprio questa stessa cinematica, come caso studio di ritmo narrativo.</p>

<p>Saltiamo avanti di 4 anni, al momento in cui nel mondo primario il re si è denudato senza che alcuno osasse stupirsi: il momento in cui il regime sionista ha avviato in via definitiva il genocidio del popolo palestinese gazawo, protetto e foraggiato da questa schifo che chiamiamo Occidente democratico. In quei giorni dell&#39;autunno 2023 io stavo aspettando con gioia che una compagnia di attoru gazawu giungesse in Italia grazie al supporto dell&#39;<a href="https://apsscighera.com/rec-palestina-teatro/" rel="nofollow">APS Scighera</a> (realtà davvero virtuosa a Milano Est), e già nei primi giorni di massacro nella Striscia è giunta la notizia che uno degli attori, Abraham Saidam, era stato ucciso dalle bombe israeliane; pochi giorni dopo, il mio coinquilino libanese ci ha informati che la sua amica giornalista Christina Assi era stata gravemente mutilata dal fuoco israeliano deliberato contro la sua troupe, che esibiva i suoi pass stampa ben al di là del confine nazionale. Già allora, per la prima volta nella mia vita di bianco benestante nel Nord globale, ho avuto la decenza di capire che queste stragi erano anche le mie stragi, che è doveroso sputare sulla “bandiera bianca e azzurra con la stella, perché là sotto c&#39;è sepolta mia sorella” (parafrasando i <a href="https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=63368&amp;lang=it" rel="nofollow">Malasuerte Fi Sud</a>, che lo dicevano già nel &#39;21), e ho composto una lunga poesia in solidarietà alla Palestina resistente e a chi le è solidale. Non l&#39;ho mai pubblicata, né credo oserò mai farlo, perché la fiammella di ottimismo nella strofa finale mi sembra trionfia e buonista, dopo due anni di strage e di rapina nell&#39;impunità generale.
E soprattutto, credo che nessun verso di supporto proveniente da una bocca bianca possa valere una lettera dell&#39;ultima poesia del professor Rifaʿat al-ʿAriʿīr, ucciso dai macellai sionisti non molti giorni dopo Abraham Saidam:</p>

<blockquote><p>If I must die,
you must live
to tell my story,
to sell my things
to buy a piece of cloth
and some strings,
(make it white with a long tail)
so that a child, somewhere in Gaza
while looking heaven in the eye
awaiting his dad who left in a blaze—
and bid no one farewell
not even to his flesh
not even to himself—
sees the kite, my kite you made, flying up above
and thinks for a moment an angel is there
bringing back love
If I must die
let it bring hope
let it be a tale.</p></blockquote>

<p>L&#39;arte mi (ci) aveva preparato alla vita, e davanti a vite indigene spezzate dallo stragismo fascista, in quel momento, sapevamo solo ascoltare le loro storie postume, quando ormai era troppo tardi.</p>

<p>Saltiamo avanti ancora di 2 anni: la soluzione finale in Palestina procede implacabile come lo fu quella contro i popoli indigeni del Nord America, fra le mattanze nella Striscia di Gaza e lo <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/9/24/israel-kills-teen-in-jenin-raid-as-it-pushes-west-bank-annexation-plan" rel="nofollow">stato di polizia in Cisgiordania</a>, il tempo è sempre più scarso, e sempre meno voci sopravvivono per difendere sé stesse. Ma forse qualcosa si è finalmente mosso, nell&#39;Occidente putrescente, e il 22 settembre scorso abbiamo saputo far soffiare un minimo alito di autunno caldo contro le guglie di vetro e cemento dei grandi oligarchi: per qualche ora abbiamo osato bloccare tutto e dissanguare i protafogli dei nostri padroni, e per qualche minuto abbiamo osato, timidamente, spaccare tutto e rifilare qualche livido a chi di “mestiere” spacca la testa ai dannati della Terra per conto dei nostri padroni. E l&#39;abbiamo fatto non meramente per il nostro interesse di inferiori entro la casta dominante degli Occidentali, ma perché non un solo chiodo vada a vantaggio del regime di Tel Aviv: se “ogni colpo sparato sul nemico sionista in Italia colpisce chi comanda”, allora ogni colpo sottratto al nemico sionista prolunga una vita palestinese.</p>

<p>Ma non ci possiamo fermare qui.</p>

<p>Lu compagnu della Global Sumud Flotilla stanno letteralmente portando avanti una mossa kamimaze non violenta: o il regime sionista lascia che la Flotilla attracchi a Gaza, e allora l&#39;embargo si spezza per tutti e tutte, o dovrà ammazzare in un colpo solo molte più vite bianche (quelle che contano...) di quante i suoi propagandisti potranno giustificare, gli stessi propagandisti che a suo tempo ebbero un bel daffare per screditare i sacrifici individuali di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rachel_Corrie" rel="nofollow">Rachel Corrie</a> e di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Arrigoni" rel="nofollow">Vittorio “Vik” Arrigoni</a>. Ma questa scommessa funziona solo se, qui in Occidente, chi ha capito che il re è nudo ha il coraggio di insorgere ancora e ancora, e bloccare tutto finché chi comanda non avrà la tremarella a continuare a foraggiare il regime sionista. E in questa battaglia, <em>Final Fantasy X</em>, per come io l&#39;ho esperito, è il racconto paradigmatico che ci fornisce una necessaria lettura mitica dello scontro storico: ogni persona fra noi può essere un Tidus, pronto a puntare il dito contro il marciume del mondo (che come l&#39;immaginaria Spira del gioco, del resto, sprofonda in una spirale di necrocrazia); ogni persona può essere una Yuna e farsi pastore della protesta, sia brandendo in prima linea una bandiera di libertà, sia dispensando cure premurose a chi soffre per lacrimogeni e manganellate; ogni persona può emanciparsi dalla schiavitù mentale del pregiudizio introiettato, come Wakka, od offrire alla lotta la propria prospettiva unica determinata dal proprio margine, come Rikku. La cosa importante è non cedere alla falsa pacificazione che il nostro padronato ci propone, in tutto identica alla falsa pacificazione del ciclo di Sin propugnata dal culto di Yevon: il tempo è scaduto, Gaza è rasa al suolo, e noi non vogliamo una tregua di facciata. Vogliamo il disarmo dei sionisti, e poi di tutti i despoti.
Noi vogliamo tutto.</p>

<p>Per cui, consapevoli che le storie di chi resiste ci servono disperatamente per fortificarci, per organizzare la nostra resistenza solidale e complice e per proteggere chi di noi cadesse in lotta (penso alla macchina repressiva che <a href="https://www.infoaut.org/divise-e-potere/milano-convalida-degli-arresti-ai-domiciliari-e-divieto-di-andare-a-scuola-per-i-due-minori-fermati-il-22-settembre" rel="nofollow">qui a Milano si è accanita contro i nostri “cuccioli del Settembre”</a>), non ci limiteremo a leggerle e apprezzarle: dobbiamo farle nostre e riprodurle, e spezzare la spirale. È questa la dignità del <em>sumud</em> palestinese, è questo “restare umani”.</p>

<p>Che gli aquiloni volino e alti e accompagnino il trapasso dei nostri morti. Intanto, noi che viviamo, bloccheremo tutto.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/ormai-e-troppo-tardi-quindi-agite-le-nostre-storie</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Sep 2025 21:14:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Un bilancio poco prima dei trent&#39;anni</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/un-bilancio-poco-prima-dei-trentanni</link>
      <description>&lt;![CDATA[Per la prima volta mi servo di questo blog per mettere in ordine fatti puramente miei personali, senza pretesa di estrapolarne ramificazioni sistemiche.&#xA;&#xA;Ieri con l&#39;associazione ludica cui partecipo abbiamo svolto qui a Milano (o meglio, nel verde sobborgo di Cologno Monzese) la quinta LudiCon, una due giorni di partite a giochi di società auto-organizzata e autogestita, e per la prima volta ci abbiamo pure inserito una conferenza divulgativa di game design (quando sarà disponibile in streaming, inserirò qui il link). Ne sono uscito assai soddisfatto, giacché nel corso della convention mi sono goduto quattro appaganti partite ad altrettanti giochi di ruolo:&#xA;&#xA;Il quarto collaudo di Sogni di Luce e Tenebra, un mio pacchetto di regole aggiuntivo per Archipelago, grazie al quale giocare le atmosfere dei romanzi dark fantasy di Tanith Lee. Finalmente il nucleo centrale del pacchetto è pronto e funzionante e posso pensare di espanderlo un po&#39; e predisporne la pubblicazione.&#xA;Una partita a Dawn of the Orcs in lingua inglese, perché facilitava il gioco una coppia italo-yankee, al termine della quale abbiamo dissezionato assieme tutto il potenziale lasciato inespresso da un design approssimativo e poco sistematico... e dopodiché la cosa è spontaneamente escalata in uno scambio di considerazioni sulla didattica e la letteratura di genere.&#xA;Poche settimane dopo essermi rigiocato il mio amato Lady Balckbird dal ciclo dei Tales from the Wild Blue Yonder, finalmente ho provato il gioco prequel Lord Scurlock... e ho recitato un androide elettroplasmico in lite di eredità con la sorella strega e il fratello pirata dei cieli. È stato estremamente appagante infilare tutto il mio autismo nel povero robot &#34;socialmente inetto&#34; in mezzo alle cospirazioni da &#34;umani normali&#34;.&#xA;In totale improvvisata, ho rispolverato Microfiction (la casa editrice ha chiuso ma è ancora reperibile qui), un titolo di cui sono stato playtester e conosco come le mie tasche ma non proponevo da tempo, e ne abbiamo ricavato una miniserie sword &amp; sorcery all&#39;insegna del trash, con ampie ed estese parodie (se non proprio satire?) di quella cinemtografia pop anni Ottanta che piace fin troppo ai millenial conservatori.&#xA;&#xA;E alle quattro partite, aggiungiamo infinite chiacchiere inerenti lo stato del design del medium GDR ad oggi; la possibilità di tassonomizzare i giochi di ruolo fra giochi OSR e &#34;giochi non OSR e quindi per persone finocchie&#34; (spoiler: fa ridere perché la sottocultura OSR è spaccata fra uomini GenX reazionari e donne transgenere neurodivergenti); le disfunzioni di un&#39;accademia che si finge progressista come specchio per allodole per nascondere la sua piena adesione al capitalismo; la discreta qualità hardware della Nintendo Switch 1 Lite; la socializzazione con una conoscente (via via sempre più amica) che condivide con me neurodivergenza e gusti ludici; gli aggiornamenti sui casi della vita di persone che non incrociavo da anni (menzione speciale alla conoscente che ha iniziato la terapia ormonale per la transizione di genere ed è raggiante di &#34;seconda pubertà&#34; estrogenica &lt;3 ).&#xA;&#xA;E qui viene il momento bello, il momento in cui ho fatto un bilancio. Durante questa convention, ho riso come un matto davanti alle affettuose imitazioni caricaturali che un conoscente (via via sempre più un amico) fa dei miei manierismi più astrusi, per poi abbracciarmi; persone nuove mi hanno definito estremamente interessante, grazie alle riflessioni e ai contenuti che ho portato nella conversazione; ho partecipato a ragionamenti sofisticati di analisi del design, dissezionando regolamenti e l&#39;interazione fra le loro parti mobili, proprio come da novellino vedevo fare agli &#34;anziani&#34;; e soprattutto, durante l&#39;ultima cena mi sono seduto spalla a spalla con un pischello del 2004 che si è trovato ad assimiliare aneddoti e ritualità condivise da tutta la comitiva, risalenti, in alcuni casi, addirittura a 15 anni fa... e in alcuni di questi aneddoti appariva pure il me ventenne appena entrato nel giro.&#xA;&#xA;Insomma, la cosa più bella che mi porto a casa da queste giornate è la sensazione di volere molto bene al me stesso ventenne, che per dieci anni ha abitato l&#39;ambiente ludico con tante gaffe, tanti incespichi, tanti buchi nell&#39;acqua, tante fasi alterne, ma sempre con umiltà, curiosità e propositività (e questo voglio riconoscermelo): ho seminato bene per dieci anni, e ora mi porto a casa un bel raccolto, a distanza di un mese e mezzo circa dal mio trentesimo compleanno, un trentesimo compleanno che mi vedrà dotato di contratto indeterminato e casa di proprietà, in un territorio che amo e dove sto cercando di seminare bene, ieri come oggi. Se ripenso al me stesso timido e impacciato e spesso insicuro del tardo 2015-inizio 2016, non posso che essere fiero di lui e della strada che ha fatto, negli hobby culturali come nella militanza sociale (che poi per me si intrecciano assieme nella Controcultura con la maiuscola, e formano un tutt&#39;uno).&#xA;&#xA;Per altro, proprio in quegli anni tre mie canzoni del cuore erano, in ordine di pubblicazione, &#34;It&#39;s Time&#34; (Imagine Dragons), &#34;Wake Me Up&#34; (Aloe Blacc) e &#34;Top of the World&#34; (Greek Fire): tre canzoni scoperte in quanto colonne sonore ufficiali o ufficiose di film e cartoni animati del periodo, in particolare La leggenda di Korra e Noi siamo infinito; tre canzoni che parlano della transizione da una fase a un&#39;altra, della malinconia di abbandonare ciò che è noto e confortevole, dell&#39;energia positivamente strafottente di gettarsi nelle nuove sfide, dell&#39;irrequietezza languorosa di barcamenarsi in un equilibrio nuovo, della determinazione di non abbandonare né il passato che ci ha dato forma né i sogni prescelti come bussola del proprio futuro... tre canzoni che inserii in una playlist per il mio partner di fine università (nonché mia prima relazione romantica), il quale mi pronosticò un bel futuro, una volta diventato wiser and older (citando &#34;Wake Me Up&#34;).&#xA;Ora che i primi capelli grigi mi sono arrivati, e sono stato definito &#34;un saggio della montagna&#34; e &#34;un ottimo cartomante&#34;, mi permetto di riconoscermi che un pezzo del viaggio bello denso di cose l&#39;ho completato con successo, arricchendo la comunità attorno a me, e posso iniziare la nuova fase citando un&#39;altra canzone del cuore di dieci anni fa: &#34;Go ahead and tell everybody I&#39;m the man. Yes, I am.&#34; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta mi servo di questo blog per mettere in ordine fatti puramente miei personali, senza pretesa di estrapolarne ramificazioni sistemiche.</p>

<p>Ieri con <a href="https://www.ludicon.it/" rel="nofollow">l&#39;associazione ludica cui partecipo</a> abbiamo svolto qui a Milano (o meglio, nel verde sobborgo di Cologno Monzese) la quinta LudiCon, una due giorni di partite a giochi di società auto-organizzata e autogestita, e per la prima volta ci abbiamo pure inserito una conferenza divulgativa di game design (quando sarà disponibile in streaming, inserirò qui il link). Ne sono uscito assai soddisfatto, giacché nel corso della convention mi sono goduto quattro appaganti partite ad altrettanti giochi di ruolo:</p>
<ul><li>Il quarto collaudo di <em>Sogni di Luce e Tenebra</em>, un mio pacchetto di regole aggiuntivo per <a href="https://mammutrpg.itch.io/archipelago" rel="nofollow"><em>Archipelago</em></a>, grazie al quale giocare le atmosfere dei romanzi dark fantasy di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tanith_Lee" rel="nofollow">Tanith Lee</a>. Finalmente il nucleo centrale del pacchetto è pronto e funzionante e posso pensare di espanderlo un po&#39; e predisporne la pubblicazione.</li>
<li>Una partita a <a href="https://lymetime.itch.io/dawnoftheorcs" rel="nofollow"><em>Dawn of the Orcs</em></a> in lingua inglese, perché facilitava il gioco una coppia italo-yankee, al termine della quale abbiamo dissezionato assieme tutto il potenziale lasciato inespresso da un design approssimativo e poco sistematico... e dopodiché la cosa è spontaneamente escalata in uno scambio di considerazioni sulla didattica e la letteratura di genere.</li>
<li>Poche settimane dopo essermi rigiocato il mio amato <em>Lady Balckbird</em> dal ciclo dei <a href="https://ladyblackbird.org/" rel="nofollow"><em>Tales from the Wild Blue Yonder</em></a>, finalmente ho provato il gioco prequel <em>Lord Scurlock</em>... e ho recitato un androide elettroplasmico in lite di eredità con la sorella strega e il fratello pirata dei cieli. È stato estremamente appagante infilare tutto il mio autismo nel povero robot “socialmente inetto” in mezzo alle cospirazioni da “umani normali”.</li>
<li>In totale improvvisata, ho rispolverato <a href="https://www.dreamlord.it/prodotto/microfiction/" rel="nofollow"><em>Microfiction</em></a> (la casa editrice ha chiuso ma è ancora reperibile <a href="https://www.terradeigiochi.it/giochi-di-ruolo/1469-microfiction-versione-digitale-9788899351205.html" rel="nofollow">qui</a>), un titolo di cui sono stato playtester e conosco come le mie tasche ma non proponevo da tempo, e ne abbiamo ricavato una miniserie <em>sword &amp; sorcery</em> all&#39;insegna del trash, con ampie ed estese parodie (se non proprio satire?) di quella cinemtografia pop anni Ottanta che piace fin troppo ai millenial conservatori.</li></ul>

<p>E alle quattro partite, aggiungiamo infinite chiacchiere inerenti lo stato del design del medium GDR ad oggi; la possibilità di tassonomizzare i giochi di ruolo fra <a href="https://storiediruolo.com/editoriali/introduzione-osr-old-school-renaissance/" rel="nofollow">giochi OSR</a> e “giochi non OSR e quindi per persone finocchie” (spoiler: fa ridere perché la sottocultura OSR è spaccata fra uomini GenX reazionari e donne transgenere neurodivergenti); le disfunzioni di un&#39;accademia che si finge progressista come specchio per allodole per nascondere la sua piena adesione al capitalismo; la discreta qualità hardware della Nintendo Switch 1 Lite; la socializzazione con una conoscente (via via sempre più amica) che condivide con me neurodivergenza e gusti ludici; gli aggiornamenti sui casi della vita di persone che non incrociavo da anni (menzione speciale alla conoscente che ha iniziato la terapia ormonale per la transizione di genere ed è raggiante di “seconda pubertà” estrogenica &lt;3 ).</p>

<p>E qui viene il momento bello, il momento in cui ho fatto un bilancio. Durante questa convention, ho riso come un matto davanti alle affettuose imitazioni caricaturali che un conoscente (via via sempre più un amico) fa dei miei manierismi più astrusi, per poi abbracciarmi; persone nuove mi hanno definito estremamente interessante, grazie alle riflessioni e ai contenuti che ho portato nella conversazione; ho partecipato a ragionamenti sofisticati di analisi del design, dissezionando regolamenti e l&#39;interazione fra le loro parti mobili, proprio come da novellino vedevo fare agli “anziani”; e soprattutto, durante l&#39;ultima cena mi sono seduto spalla a spalla con un pischello del 2004 che si è trovato ad assimiliare aneddoti e ritualità condivise da tutta la comitiva, risalenti, in alcuni casi, addirittura a 15 anni fa... e in alcuni di questi aneddoti appariva pure il me ventenne appena entrato nel giro.</p>

<p>Insomma, la cosa più bella che mi porto a casa da queste giornate è la sensazione di volere molto bene al me stesso ventenne, che per dieci anni ha abitato l&#39;ambiente ludico con tante gaffe, tanti incespichi, tanti buchi nell&#39;acqua, tante fasi alterne, ma sempre con umiltà, curiosità e propositività (e questo voglio riconoscermelo): ho seminato bene per dieci anni, e ora mi porto a casa un bel raccolto, a distanza di un mese e mezzo circa dal mio trentesimo compleanno, un trentesimo compleanno che mi vedrà dotato di contratto indeterminato e casa di proprietà, in un territorio che amo e dove sto cercando di seminare bene, ieri come oggi. Se ripenso al me stesso timido e impacciato e spesso insicuro del tardo 2015-inizio 2016, non posso che essere fiero di lui e della strada che ha fatto, negli hobby culturali come nella militanza sociale (che poi per me si intrecciano assieme nella Controcultura con la maiuscola, e formano un tutt&#39;uno).</p>

<p>Per altro, proprio in quegli anni tre mie canzoni del cuore erano, in ordine di pubblicazione, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=sENM2wA_FTg" rel="nofollow">“It&#39;s Time” (Imagine Dragons)</a>, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=M_o6axAseak&amp;list=RDM_o6axAseak&amp;start_radio=1" rel="nofollow">“Wake Me Up” (Aloe Blacc)</a> e <a href="https://www.youtube.com/watch?v=udrDshXdC4Q" rel="nofollow">“Top of the World” (Greek Fire)</a>: tre canzoni scoperte in quanto colonne sonore ufficiali o ufficiose di film e cartoni animati del periodo, in particolare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_leggenda_di_Korra" rel="nofollow"><em>La leggenda di Korra</em></a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Noi_siamo_infinito" rel="nofollow"><em>Noi siamo infinito</em></a>; tre canzoni che parlano della transizione da una fase a un&#39;altra, della malinconia di abbandonare ciò che è noto e confortevole, dell&#39;energia positivamente strafottente di gettarsi nelle nuove sfide, dell&#39;irrequietezza languorosa di barcamenarsi in un equilibrio nuovo, della determinazione di non abbandonare né il passato che ci ha dato forma né i sogni prescelti come bussola del proprio futuro... tre canzoni che inserii in una playlist per il mio partner di fine università (nonché mia prima relazione romantica), il quale mi pronosticò un bel futuro, una volta diventato <em>wiser and older</em> (citando “Wake Me Up”).
Ora che i primi capelli grigi mi sono arrivati, e sono stato definito “un saggio della montagna” e “un ottimo cartomante”, mi permetto di riconoscermi che un pezzo del viaggio bello denso di cose l&#39;ho completato con successo, arricchendo la comunità attorno a me, e posso iniziare la nuova fase citando <a href="https://www.youtube.com/watch?v=HGy9i8vvCxk&amp;list=RDHGy9i8vvCxk&amp;start_radio=1" rel="nofollow">un&#39;altra canzone del cuore di dieci anni fa</a>: “Go ahead and tell everybody I&#39;m the man. Yes, I am.”</p>
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      <pubDate>Sun, 27 Jul 2025 21:39:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A proposito di guru laici, autenticità e utopia</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-guru-laici-autenticita-e-utopia</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Premessa linguistica: in questo articolo userò le parole &#34;froci-&#34;, &#34;ricchion-&#34;, &#34;invertit-&#34; e affini come insulti riappropriati, cioè termini derogatori che io ribalto in termini di auto-elogio, per rimarcare la mia anormalità di persona non eterosessuale rispetto a una &#34;normalità&#34; che rifiuto in quanto malsana. In questo senso, si tratta dell&#39;adattamento italiano del vocabolo inglese queer, che ha dietro lo stesso identico etimo.&#xA;&#xA;Un lunedì mattina come tanti&#xA;Da quando mi sono trasferito dalla Brianza a Milano  (o dovrei dire &#34;da quando sono emigrato&#34;? A volte me lo chiedo), ho iniziato a fare attività sociale e politica, e nelle ultime tre settimane circa ho contribuito con il mio pezzettino a far succedere un progetto cui tenevo tantissimo: la Marciona di Milano, ovverosia il corteo dell&#39;orgoglio ricchione auto-organizzato dai gruppi politici froci di sinistra, in opposizione aperta a un Pride comunale che ormai è diventato un mega-evento turistico di pubblicità per grandi aziende, totalmente svuotato del suo significato politico di anniversario dei Moti di Stonewall del &#39;69.&#xA;&#xA;  Nota storica breve: sì i Pride commemorano un tumulto in cui persone frocie newyorkesi (per lo più transgenere e per lo più afroamericane e latinoamericane) riempirono di botte la polizia e pretesero la decriminalizzazione delle identità queer (represse in quanto malattie mentali e crimini contro il decoro), nel quadro più ampio del movimento del &#39;68, e collegandosi direttamente alle mobilitazioni contro la Guerra del Vietnam e a quelle per la desegregazione della popolazione nera. Di fatto, queste manifestazioni sono un po&#39; il corteo del Primo Maggio specifico per noi ricchioni, e se non lo sapevate, è ulteriore indice che troppi Pride moderni fanno pena.&#xA;&#xA;Non starò qui a commentare l&#39;esito della Marciona (quello spetta a tutta la rete usando il nostro blog... appena lo rimettiamo in sesto), bensì ne farò una lente di analisi per un fatto curiosissimo che mi è successo stamane. Alcuni mesi fa, su consiglio di una mia amica (ricchiona anche lei) che si interessa di scienze sociali, mi sono iscritto alla newsletter «Ciclostyle», in cui l&#39;antropologa culturale Carolina Boldoni e il giornalista/formatore Enrico Di Palma commentano fatti vari ed eventuali attraverso le rispettive lenti di analisi, e nel numero di stamane Boldoni ha dato una restituzione del campeggio di formazione antropologica che ha tenuto nei giorni scorsi.&#xA;Raccomando di sfogliare la newsletter qui e poi tornare qua per sentirmi fare il puntacazzista comunistone.&#xA;&#xA;Gioire perché la montagna ha partorito un topolino&#xA;&#xA;A quanto pare, Boldoni considera un successo il suo antropocamp (ovviamente indicato con anglicismo) perché 8 partecipanti hanno imparato a fare vita comunitaria attraverso la condivisione del lavoro domestico, ivi compreso quello in cucina, e grazie alla buona fede reciproca necessaria per costruire legami di condivisione senza filtri e senza pressioni. 8 partecipanti che mi aspetto avere circa la mia età e il mio status sociale di &#34;alto proletario-piccolo borghese&#34; (considerando l&#39;utenza cui si rivolge il progetto Ciclostyle), e che hanno scelto di pagarsi una vacanza didattica organizzata apposta per imparare... che non sono persone asociali in toto, bensì gli mancava l&#39;educazione affettiva minima per saper selezionare le proprie frequentazioni e costruire legami autentici.&#xA;&#xA;Confesso che questa newsletter mi ha dato la stessa sensazione di quando parlo di giochi di ruolo e vedo la gente in estasi perché per anni ha giocato unicamente a Dungeons &amp; Dragons o qualche sua derivazione e ha appena scoperto che esistono GDR&#xA;&#xA;Di ambientazione non high fantasy&#xA;e/o&#xA;Meno complessi meccanicamente di un wargame vecchio stampo&#xA;e/o&#xA;Che non richiedono 3 ore di preparazione preliminare per ogni ora di gioco effettivo&#xA;&#xA;In casi simili, la mia reazione di pancia sarebbe sempre di sottoporre queste persone a una terapia d&#39;urto per allargare i loro schemi preconcetti da 0 a 1000 – ad esempio proponendo loro un gioco monosessione totalmente dialogico e di ambientazione realistica contemporanea (tipo Alice è scomparsa); tendenzialmente poi mi trattengo, ma ne parlerò in un altro momento.&#xA;&#xA;Al momento, mi interessa evidenziare che la clientela di Boldoni (e, presumo, Di Palma?) è come il giocatore di ruolo insoddisfatto medio: gente che per anni si è torturata a scegliere un&#39;opzione sbagliata per sé, credendo che non ci fosse una vera scelta bensì un&#39;unica strada possibile, ha appena fatto un passettino per capire meglio la vastità del mondo, e ora suona la fanfara del trionfo come se avesse raggiunto il Nirvana. Non so mai se provare pietà per gli anni che queste persone hanno sprecato e che non riavranno mai indietro, o piuttosto schernirle per la sicumera con cui sopravvalutano il proprio primo passo in un percorso che sarà lungo e complesso e richiederà tanta umiltà e curiosità. O ancora, se indirizzare un po&#39; di disprezzo verso chi capitalizza sull&#39;ignoranza altrui, abbandonando la deontologia dell&#39;insegnante ed entrando nel linguaggio disfunzionale del guru.&#xA;&#xA;Abbiamo svenduto l&#39;educazione affettiva&#xA;&#xA;Io non conosco personalmente Boldoni (né Di Palma), non ero al suo antropocamp, e non posso certo giudicare lo sforzo organizzativo messo nel progetto né l&#39;impatto concreto sulle vite delle 8 persone partecipanti. Però conosco benissimo la sensazione di essere &#34;sbagliato&#34; per la comunità circostante e incapace di inserirvisi, considerando che sono un uomo autistico e bisessuale cresciuto nella provincia lombarda in piena epoca leghista, senza uno straccio di supporto terapeutico specifico per le neurodivergenze né una rete amicale realmente progressista e attenta alle questioni femministe-finocchie (anzi, avevamo dentro un paio di trumpisti). Se non sono esploso malamente per l&#39;intreccio fra le mie due marginalità, e tutto lo stress conseguente, è perché dai 17 anni in poi ho cercato col lanternino persone e contesti sociali che potessero essere affini al mio carattere e ai miei interessi, e mi sono preso l&#39;accollo di scremare i (tanti) buchi nell&#39;acqua dalle (tante) situazioni fertili: da lì è scaturita la mia passione per il gioco di ruolo e il paio di anni a fare partite &#34;matte e disperatissime&#34;, sia di persona sia in videoconferenza, con tante persone straordinarie che mi hanno offerto uno spazio sicuro per esprimere me stesso, rendermi vulnerabile, e imparare con errori e tentativi a compensare i miei deficit di intelligenza sociale. &#xA;Ricorderò sempre il mio primo lavoretto come traduttore per Dreamlord Games, il cui direttore scelse di dare fiducia allo sbarbatello logorroico che apriva sempre discussioni tecniche sul forum ufficioso di Fate, o quella partita a Dungeon World che iniziò con me collassato per lo stress universitario e uno dei miei compagni di gioco pronto a tirarmi su di morale. O la demo di Lady Blackbird in cui conobbi la coppia, allora appena andata a convivere, che adesso ha un figliolo adorabile; o il playtest al bellissimo gioco di edu-intrattenimento Stonewall 1969, in cui imparai la storia dei Moti di Stonewall e la definizione di lotta di classe auto-organizzata.&#xA;&#xA;E tornando circolarmente al punto di impartenza, è grazie a quei bellissimi anni di educazione affettiva mediata dall&#39;hobby ludico, se a 27 anni mi sono trasferito a Milano e, come primissima cosa, ho mappato le realtà politiche che ancora cercano di portare avanti progetti di sinistra, in una città che da praticamente un decennio sta venendo massacrata per trasformarla in un luna park per milionari, e mi sono buttato a capfitto dentro quel marasma di militanza. Ho partecipato a picchetti, cortei, cene sociali, mostre d&#39;arte e cabaret gratuiti, alla pulizia di centri sociali e alla preparazione di collette alimentari, ho composto e declamato comunicati pubblici in manifestazione e partecipato a dibattiti aperti... E soprattutto, ho stretto connessioni autentiche. Compagni e compagne con cui volevo inizialmente mantenere un rapporto puramente politico (&#34;per non dare troppa confidenza&#34;) sono ormai amici e amiche che considero di famiglia; persone che rispettavo mi hanno deluso allorché le ho messe davanti a una prova dei fatti, e ho saputo rivalutarle senza stracciarmi le vesti; persone di cui diffidavo hanno dimostrato più serietà e apertura di quanto pensassi, e ora sono solo contento di lottare al loro fianco; militanti che potrebbero essere i miei genitori mi raccontano volentieri, con la commozione in volto, degli amici di un tempo stroncati dai fascisti e dall&#39;eroina; militanti che potrebbero essere mie sorelle e miei fratelli minori si interfacciano con me da pari a pari; DJ veterani della scena musicale underground mi salutano calorosamente ogni volta che ci becchiamo in manifestazione ... altre persone della rete Marciona mi invitano agli hacklab e io contraccambio invitandole alle convention di GDR (di nuovo, il cerchio si chiude e tutto sta insieme).&#xA;&#xA;Dove voglio arrivare? &#xA;Al fatto che io, già da ragazzo, ho saputo individuare un&#39;idea approssimativa di chi volevo essere e l&#39;ho perseguita e affinata col tempo; e ho avuto la fortuna di sentirmi a casa nella Controcultura, quella con la maiuscola, dove consideriamo un valore la libera autoespressione e la condivisione di saperi senza creare poteri (per citare la buon&#39;anima del compagno Primo Moroni). Di conseguenza, ho imparato organicamente a costruire legami autentici, prendendo esempio da persone che già avevano fatto quel percorso e mi hanno guidato e consigliato, e ora sono in condizione di guidare e consigliare io chi è più giovane di me. Tutto questo, senza pagare guru che mi facciano dei workshop sul senso vero dell&#39;esistenza.&#xA;Davvero ci sta bene che le storie come la mia siano l&#39;anomalia? Davvero vogliamo che la norma sia, invece, dover assumere un/-a guru per imparare a vivere in comunità e darsi una progettualità?&#xA;&#xA;Agire l&#39;utopia&#xA;&#xA;Giusto perché le cose seguono spesso uno schema (sì sono anche neopagano, ma ne parliamo dopo), nelle ore intercorse fra la Marciona e la lettura di «Ciclostyle» avevo proseguito la mia lettura di «Un&#39;Ambigua Utopia», bellissima fanzine di critica culturale marx/z/iana (sic!) curata fra &#39;77 e &#39;82 da un collettivo di nerd sinistri della prima generazione che militavano nell&#39;Avanguardia Operia e leggevano fantascienza, i quali l&#39;hanno riavviata a partire dal &#39;20 come progetto della pensione. Ebbene, come da titolo la rivista si poneva e si pone il problema di uscire dalla concezione consolatoria e prescrittiva dell&#39;utopia e passare a una concezione pragmatica di agire l&#39;utopia nel qui e ora, e proprio iersera ho letto l&#39;editoriale del numero 6 (Marzo/Aprile 1979), in cui la redazione fece il punto proprio su questa dialettica in ottica di problematizzazione aperta, in particolare domandandosi se possa esistere un&#39;utopia di sinistra o se invece il concetto stesso di utopia non si colleghi intrinsecamente all&#39;automiglioramente individuale capitalista e all&#39;ottimizzazione della macchina statale. &#xA;&#xA;Non ho potuto non collegare fra loro quell&#39;editoriale, la newsletter, la Marciona, e il festival con corteo finale che «Un&#39;Ambigua Utopia» organizzò a Milano nel &#39;78 (rendicontato nel numero 4). Da un lato, c&#39;è un capitalismo ormai così pervasivo che per tante persone della mia età vivere atomizzate ed esistere per lavorare è la norma ineluttabile, l&#39;affiliazione politica (se c&#39;è) non va oltre i meme, portare avanti hobby propri e viverli come fortemente identitari è inconcepibile, e non può mancare la caccia alla relazione sentimentale (rigorosamente monogamica) come status symbol di adultità. Dall&#39;altro lato, ci siamo ieri come oggi noi teste calde antagoniste, che ci ostiniamo a scendere in piazza agghindate da marx/z/iane e da raver, a bordo di risciò sgangherati decorati con artistici cartelli in cartone, esibendo fiere il quadricolore palestinese e la bandiera dell&#39;orgoglio finocchio (rigorosamente la versione nuova, però), e prima durante e dopo queste manifestazioni di dissenso e di disordine costruiamo altre socialità, altre culture, altre prospettive. &#xA;&#xA;Cantavano cinquant&#39;anni fa i cori di Lotta Continua:&#xA;&#xA;  La scuola dei padroni non funziona più &#xA;  ma solo come base rossa;&#xA;  la cultura dei borghesi non ci frega più, &#xA;  l&#39;abbiamo messa nella fossa.&#xA;&#xA;Canta oggi Carenza503, rapper torinese con cui ho l&#39;onore di militare:&#xA;&#xA;  Sogno con te solo di stare bene.&#xA;  Sembra banale ma è radicale:&#xA;  la forma più pura dell&#39;anarchia&#xA;  che ci potesse mai capitare.&#xA;&#xA;Mi pare che la sostanza sia sempre quella. Non abbiamo, al momento, le condizioni materiali per ribaltare il sistema, ma abbiamo le possibilità di costruire delle alternative interstiziali, e il dovere morale di tirarci dentro più persone che possiamo, senza farle intortare da una falsa alternativa erogata dal capitalismo.&#xA;Perché l&#39;utopia non verrà domani: l&#39;utopia è oggi, giorno dopo giorno, in ogni istante di vita degna e autentica che riusciamo a mettere insieme, costruendolo assieme.&#xA;E questa, per me, è la base vera del socialismo libertario.&#xA;&#xA;Per il comunismo e per la frocità, riprendiamoci la città.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Premessa linguistica:</strong> in questo articolo userò le parole “froci-”, “ricchion-”, “invertit-” e affini come insulti riappropriati, cioè termini derogatori che io ribalto in termini di auto-elogio, per rimarcare la mia anormalità di persona non eterosessuale rispetto a una “normalità” che rifiuto in quanto malsana. In questo senso, si tratta dell&#39;adattamento italiano del vocabolo inglese <em>queer</em>, che ha dietro lo stesso identico etimo.</p></blockquote>

<h2 id="un-lunedì-mattina-come-tanti">Un lunedì mattina come tanti</h2>

<p>Da quando mi sono trasferito dalla Brianza a Milano  (o dovrei dire “da quando sono emigrato”? A volte me lo chiedo), ho iniziato a fare attività sociale e politica, e nelle ultime tre settimane circa ho contribuito con il mio pezzettino a far succedere un progetto cui tenevo tantissimo: la Marciona di Milano, ovverosia il corteo dell&#39;orgoglio ricchione auto-organizzato dai gruppi politici froci di sinistra, in opposizione aperta a un <em>Pride</em> comunale che ormai è diventato un mega-evento turistico di pubblicità per grandi aziende, totalmente svuotato del suo significato politico di anniversario dei <a href="https://www.britannica.com/event/Stonewall-riots" rel="nofollow">Moti di Stonewall del &#39;69</a>.</p>

<blockquote><p><strong>Nota storica breve:</strong> sì i <em>Pride</em> commemorano un tumulto in cui persone frocie newyorkesi (per lo più transgenere e per lo più afroamericane e latinoamericane) riempirono di botte la polizia e pretesero la decriminalizzazione delle identità <em>queer</em> (represse in quanto malattie mentali e crimini contro il decoro), nel quadro più ampio del movimento del &#39;68, e collegandosi direttamente alle mobilitazioni contro la Guerra del Vietnam e a quelle per la desegregazione della popolazione nera. Di fatto, queste manifestazioni sono un po&#39; il corteo del Primo Maggio specifico per noi ricchioni, e se non lo sapevate, è ulteriore indice che troppi <em>Pride</em> moderni fanno pena.</p></blockquote>

<p>Non starò qui a commentare l&#39;esito della Marciona (quello spetta a tutta la rete usando <a href="https://marciona.noblogs.org/" rel="nofollow">il nostro blog</a>... appena lo rimettiamo in sesto), bensì ne farò una lente di analisi per un fatto curiosissimo che mi è successo stamane. Alcuni mesi fa, su consiglio di una mia amica (ricchiona anche lei) che si interessa di scienze sociali, mi sono iscritto alla newsletter «Ciclostyle», in cui l&#39;antropologa culturale Carolina Boldoni e il giornalista/formatore Enrico Di Palma commentano fatti vari ed eventuali attraverso le rispettive lenti di analisi, e nel numero di stamane Boldoni ha dato una restituzione del campeggio di formazione antropologica che ha tenuto nei giorni scorsi.
Raccomando di sfogliare la newsletter <a href="https://ciclostyle.substack.com/p/200-non-siamo-asociali-ma-selettivi?r=1l9tki" rel="nofollow">qui</a> e poi tornare qua per sentirmi fare il puntacazzista comunistone.</p>

<h2 id="gioire-perché-la-montagna-ha-partorito-un-topolino">Gioire perché la montagna ha partorito un topolino</h2>

<p>A quanto pare, Boldoni considera un successo il suo <em>antropocamp</em> (ovviamente indicato con anglicismo) perché 8 partecipanti hanno imparato a fare vita comunitaria attraverso la condivisione del lavoro domestico, ivi compreso quello in cucina, e grazie alla buona fede reciproca necessaria per costruire legami di condivisione senza filtri e senza pressioni. 8 partecipanti che mi aspetto avere circa la mia età e il mio status sociale di “alto proletario-piccolo borghese” (considerando l&#39;utenza cui si rivolge il progetto Ciclostyle), e che hanno scelto di pagarsi una vacanza didattica organizzata apposta per imparare... che non sono persone asociali in toto, bensì gli mancava l&#39;educazione affettiva minima per saper selezionare le proprie frequentazioni e costruire legami autentici.</p>

<p>Confesso che questa newsletter mi ha dato la stessa sensazione di quando parlo di giochi di ruolo e vedo la gente in estasi perché per anni ha giocato unicamente a <em>Dungeons &amp; Dragons</em> o qualche sua derivazione e ha appena scoperto che esistono GDR</p>
<ul><li>Di ambientazione non <em>high fantasy</em>
e/o</li>
<li>Meno complessi meccanicamente di un <em>wargame</em> vecchio stampo
e/o</li>
<li>Che non richiedono 3 ore di preparazione preliminare per ogni ora di gioco effettivo</li></ul>

<p>In casi simili, la mia reazione di pancia sarebbe sempre di sottoporre queste persone a una terapia d&#39;urto per allargare i loro schemi preconcetti da 0 a 1000 – ad esempio proponendo loro un gioco monosessione totalmente dialogico e di ambientazione realistica contemporanea (tipo <em>Alice è scomparsa</em>); tendenzialmente poi mi trattengo, ma ne parlerò in un altro momento.</p>

<p>Al momento, mi interessa evidenziare che la clientela di Boldoni (e, presumo, Di Palma?) è come il giocatore di ruolo insoddisfatto medio: gente che per anni si è torturata a scegliere un&#39;opzione sbagliata per sé, credendo che non ci fosse una vera scelta bensì un&#39;unica strada possibile, ha appena fatto un passettino per capire meglio la vastità del mondo, e ora suona la fanfara del trionfo come se avesse raggiunto il Nirvana. Non so mai se provare pietà per gli anni che queste persone hanno sprecato e che non riavranno mai indietro, o piuttosto schernirle per la sicumera con cui sopravvalutano il proprio primo passo in un percorso che sarà lungo e complesso e richiederà tanta umiltà e curiosità. O ancora, se indirizzare un po&#39; di disprezzo verso chi capitalizza sull&#39;ignoranza altrui, abbandonando la deontologia dell&#39;insegnante ed entrando nel linguaggio disfunzionale del guru.</p>

<h2 id="abbiamo-svenduto-l-educazione-affettiva">Abbiamo svenduto l&#39;educazione affettiva</h2>

<p>Io non conosco personalmente Boldoni (né Di Palma), non ero al suo <em>antropocamp</em>, e non posso certo giudicare lo sforzo organizzativo messo nel progetto né l&#39;impatto concreto sulle vite delle 8 persone partecipanti. Però conosco benissimo la sensazione di essere “sbagliato” per la comunità circostante e incapace di inserirvisi, considerando che sono un uomo autistico e bisessuale cresciuto nella provincia lombarda in piena epoca leghista, senza uno straccio di supporto terapeutico specifico per le neurodivergenze né una rete amicale realmente progressista e attenta alle questioni femministe-finocchie (anzi, avevamo dentro un paio di trumpisti). Se non sono esploso malamente per l&#39;intreccio fra le mie due marginalità, e tutto lo stress conseguente, è perché dai 17 anni in poi ho cercato col lanternino persone e contesti sociali che potessero essere affini al mio carattere e ai miei interessi, e mi sono preso l&#39;accollo di scremare i (tanti) buchi nell&#39;acqua dalle (tante) situazioni fertili: da lì è scaturita la mia passione per il gioco di ruolo e il paio di anni a fare partite “matte e disperatissime”, sia di persona sia in videoconferenza, con tante persone straordinarie che mi hanno offerto uno spazio sicuro per esprimere me stesso, rendermi vulnerabile, e imparare con errori e tentativi a compensare i miei deficit di intelligenza sociale.
Ricorderò sempre il mio primo lavoretto come traduttore per Dreamlord Games, il cui direttore scelse di dare fiducia allo sbarbatello logorroico che apriva sempre discussioni tecniche sul forum ufficioso di <em>Fate</em>, o quella partita a <em>Dungeon World</em> che iniziò con me collassato per lo stress universitario e uno dei miei compagni di gioco pronto a tirarmi su di morale. O la demo di <em>Lady Blackbird</em> in cui conobbi la coppia, allora appena andata a convivere, che adesso ha un figliolo adorabile; o il playtest al bellissimo gioco di edu-intrattenimento <em>Stonewall 1969</em>, in cui imparai la storia dei Moti di Stonewall e la definizione di lotta di classe auto-organizzata.</p>

<p>E tornando circolarmente al punto di impartenza, è grazie a quei bellissimi anni di educazione affettiva mediata dall&#39;hobby ludico, se a 27 anni mi sono trasferito a Milano e, come primissima cosa, ho mappato le realtà politiche che ancora cercano di portare avanti progetti di sinistra, in una città che da praticamente un decennio sta venendo massacrata per trasformarla in un luna park per milionari, e mi sono buttato a capfitto dentro quel marasma di militanza. Ho partecipato a picchetti, cortei, cene sociali, mostre d&#39;arte e cabaret gratuiti, alla pulizia di centri sociali e alla preparazione di collette alimentari, ho composto e declamato comunicati pubblici in manifestazione e partecipato a dibattiti aperti... E soprattutto, ho stretto connessioni autentiche. Compagni e compagne con cui volevo inizialmente mantenere un rapporto puramente politico (“per non dare troppa confidenza”) sono ormai amici e amiche che considero di famiglia; persone che rispettavo mi hanno deluso allorché le ho messe davanti a una prova dei fatti, e ho saputo rivalutarle senza stracciarmi le vesti; persone di cui diffidavo hanno dimostrato più serietà e apertura di quanto pensassi, e ora sono solo contento di lottare al loro fianco; militanti che potrebbero essere i miei genitori mi raccontano volentieri, con la commozione in volto, degli amici di un tempo stroncati dai fascisti e dall&#39;eroina; militanti che potrebbero essere mie sorelle e miei fratelli minori si interfacciano con me da pari a pari; DJ veterani della scena musicale <em>underground</em> mi salutano calorosamente ogni volta che ci becchiamo in manifestazione ... altre persone della rete Marciona mi invitano agli hacklab e io contraccambio invitandole alle convention di GDR (di nuovo, il cerchio si chiude e tutto sta insieme).</p>

<p>Dove voglio arrivare?
Al fatto che io, già da ragazzo, ho saputo individuare un&#39;idea approssimativa di chi volevo essere e l&#39;ho perseguita e affinata col tempo; e ho avuto la fortuna di sentirmi a casa nella Controcultura, quella con la maiuscola, dove consideriamo un valore la libera autoespressione e la condivisione di saperi senza creare poteri (per citare la buon&#39;anima del compagno <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/primo-moroni_%28Dizionario-Biografico%29/" rel="nofollow">Primo Moroni</a>). Di conseguenza, ho imparato organicamente a costruire legami autentici, prendendo esempio da persone che già avevano fatto quel percorso e mi hanno guidato e consigliato, e ora sono in condizione di guidare e consigliare io chi è più giovane di me. Tutto questo, senza pagare guru che mi facciano dei <em>workshop</em> sul senso vero dell&#39;esistenza.
Davvero ci sta bene che le storie come la mia siano l&#39;anomalia? Davvero vogliamo che la norma sia, invece, dover assumere un/-a guru per imparare a vivere in comunità e darsi una progettualità?</p>

<h2 id="agire-l-utopia">Agire l&#39;utopia</h2>

<p>Giusto perché le cose seguono spesso uno schema (sì sono anche neopagano, ma ne parliamo dopo), nelle ore intercorse fra la Marciona e la lettura di «Ciclostyle» avevo proseguito la mia lettura di <a href="https://www.unambiguautopia.it/" rel="nofollow">«Un&#39;Ambigua Utopia»</a>, bellissima <em>fanzine</em> di critica culturale marx/z/iana (sic!) curata fra &#39;77 e &#39;82 da un collettivo di nerd sinistri della prima generazione che militavano nell&#39;Avanguardia Operia e leggevano fantascienza, i quali l&#39;hanno riavviata a partire dal &#39;20 come progetto della pensione. Ebbene, come da titolo la rivista si poneva e si pone il problema di uscire dalla concezione consolatoria e prescrittiva dell&#39;utopia e passare a una concezione pragmatica di agire l&#39;utopia nel qui e ora, e proprio iersera ho letto l&#39;editoriale del <a href="https://archive.org/details/uau-06/mode/2up" rel="nofollow">numero 6</a> (Marzo/Aprile 1979), in cui la redazione fece il punto proprio su questa dialettica in ottica di problematizzazione aperta, in particolare domandandosi se possa esistere un&#39;utopia di sinistra o se invece il concetto stesso di utopia non si colleghi intrinsecamente all&#39;automiglioramente individuale capitalista e all&#39;ottimizzazione della macchina statale.</p>

<p>Non ho potuto non collegare fra loro quell&#39;editoriale, la newsletter, la Marciona, e il festival con corteo finale che «Un&#39;Ambigua Utopia» organizzò a Milano nel &#39;78 (rendicontato nel <a href="https://archive.org/details/uau-04/mode/2up" rel="nofollow">numero 4</a>). Da un lato, c&#39;è un capitalismo ormai così pervasivo che per tante persone della mia età vivere atomizzate ed esistere per lavorare è la norma ineluttabile, l&#39;affiliazione politica (se c&#39;è) non va oltre i meme, portare avanti hobby propri e viverli come fortemente identitari è inconcepibile, e non può mancare la caccia alla relazione sentimentale (rigorosamente monogamica) come <em>status symbol</em> di adultità. Dall&#39;altro lato, ci siamo ieri come oggi noi teste calde antagoniste, che ci ostiniamo a scendere in piazza agghindate da marx/z/iane e da <em>raver</em>, a bordo di risciò sgangherati decorati con artistici cartelli in cartone, esibendo fiere il quadricolore palestinese e la bandiera dell&#39;orgoglio finocchio (rigorosamente la versione nuova, però), e prima durante e dopo queste manifestazioni di dissenso e di disordine costruiamo altre socialità, altre culture, altre prospettive.</p>

<p>Cantavano cinquant&#39;anni fa i cori di Lotta Continua:</p>

<blockquote><p>La scuola dei padroni non funziona più
ma solo come base rossa;
la cultura dei borghesi non ci frega più,
l&#39;abbiamo messa nella fossa.</p></blockquote>

<p>Canta oggi Carenza503, rapper torinese con cui ho l&#39;onore di militare:</p>

<blockquote><p>Sogno con te solo di stare bene.
Sembra banale ma è radicale:
la forma più pura dell&#39;anarchia
che ci potesse mai capitare.</p></blockquote>

<p>Mi pare che la sostanza sia sempre quella. Non abbiamo, al momento, le condizioni materiali per ribaltare il sistema, ma abbiamo le possibilità di costruire delle alternative interstiziali, e il dovere morale di tirarci dentro più persone che possiamo, senza farle intortare da una falsa alternativa erogata dal capitalismo.
Perché l&#39;utopia non verrà domani: l&#39;utopia è oggi, giorno dopo giorno, in ogni istante di vita degna e autentica che riusciamo a mettere insieme, costruendolo assieme.
E questa, per me, è la base vera del socialismo libertario.</p>

<p><em>Per il comunismo e per la frocità, riprendiamoci la città.</em></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-guru-laici-autenticita-e-utopia</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Jul 2025 10:23:54 +0000</pubDate>
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