I silenzi delle carte

Vi siete mai chiesti perché una carta geografica (il termine “mappa”, sebbene spesso venga usato impropriamente, indica solo carte a grandissima scala, come ad esempio quelle catastali) possa apparire molto diversa da un'altra, sebbene rappresenti la stessa porzione di territorio? La risposta si trova (anche) indagando lo scopo per cui quelle carte sono state realizzate.

Bisogna premettere che, nonostante attualmente risulti difficile immaginare una carta metricamente scorretta (prima o poi torneremo ad analizzare questo punto), prima della “riscoperta di Tolomeo” risalente al 1400 d.C. le carte geografiche non pretendevano di rappresentare fedelmente la realtà, seppure in scala.

Piccolo spoiler: non è realizzabile una carta che sia una fedele riproduzione della realtà, nemmeno con gli strumenti tecnologici a nostra disposizione attualmente e non sarà possibile neanche in futuro, per motivi strettamente tecnici e pratici.

Dovete sapere che le carte, di qualunque tipo, sono una rappresentazione simbolica e mediata della realtà, prodotto di una selezione operata dal cartografo sulla base dello scopo e del contesto. Grazie al lavoro di Brian Harley la carta geografica viene attualmente considerata al pari di un testo storico (si parla nello specifico di “testo cartografico”), per cui risulta necessario ricollocarla nel contesto di produzione per darne un'interpretazione corretta.

Ma cos'è il contesto di produzione? Può essere suddiviso in tre categorie: 1. Contesto del cartografo (che può essere anonimo, o la carta può essere il risultato del lavoro di più persone) 2. Contesto delle altre carte (si rapporta la carta da analizzare con altre carte, aventi delle caratteristiche in comune – autore, area, periodo o tipologia) 3. Contesto sociale (che guida la rappresentazione della carta in relazione al potere)

Si deve inoltre considerare che ogni carta è frutto della selezione degli elementi presenti realmente sul territorio. Indagando le omissioni, cioè i “silenzi”, è possibile ricavare maggiori informazioni che osservando ciò che la carta mostra. Questi silenzi possono essere di due tipi, “intenzionali” (dovuti a segreti militari, commerciali o forme di censura) e “non intenzionali” (derivanti unicamente dall'impossibilità di rappresentare ogni cosa, per via della scala). Questi ultimi però non sono silenzi “casuali”, il cartografo in base alle finalità della carta e ai limiti tecnici della stessa sceglie coscientemente cosa inserire e con quale simbologia.

Quindi, per riassumere, la rappresentazione cartografica è strettamente legata ai rapporti di potere, alla cultura e all'ideologia, è la materializzazione di un mondo sociale oltre che di quello fisico. Non è dunque giusto cercare di classificare e valutare le carte verificando quanto queste siano metricamente corrette, ma analizzandole secondo il metodo storico si rivelano essere degli utili testimoni ed espressioni del contesto di produzione.

Spero che questa piccola introduzione al mondo della cartografia storica si sia rivelata interessante e non eccessivamente confusionaria, e che quando vi capiterà di osservare una carta, oltre che ammirarne la bellezza, potrete soffermarvi anche a riflettere sulle sue finalità e sull'attento lavoro di selezione che il cartografo ha dovuto operare :)