LA RACCOLTA FONDI LEGATA A CUPE VAMPE È STATA CHIUSA E noi vogliamo raccontare cos'è successo. Questa è la nostra restituzione pubblica sulla raccolta fondi per Gaza in collaborazione con A.O.I, sui fondi e sugli strumenti che non useremo più.
Care tutte e tutti,
dopo più di due anni abbiamo deciso, con molto dolore e molta rabbia, di chiudere definitivamente l’account GoFundMe di Cupe Vampe, la raccolta fondi per Gaza con A.O.I. Vogliamo dirlo subito nel modo più netto possibile: non è il progetto Cupe Vampe ad essere scomparso. Non pariscono le iniziative nate attorno, non svanisce il sostegno materiale che abbiamo costruito e non cambia la parte dalla quale abbiamo scelto di stare. Chiude una sua parte precisa: l’account e la pagina GoFundMe attraverso cui, dal 2024, abbiamo raccolto una parte dei fondi. Chiudiamo uno strumento che qualcun altro aveva già reso inoperativo e al quale non intendiamo più affidare la continuità, la memoria e le possibilità concrete di questa esperienza.
Cupe Vampe nasce nel 2024 da un gesto insieme artistico e politico, maturato da noi come singoli e come band, Le Piccole Morti (e in seguito come rete di cooperazione artistica e editoriale, Miceliø): riportare nel presente 'Cupe Vampe' del C.S.I., un brano nato dentro un’altra guerra, e rifiutare che quella scelta rimanesse soltanto una presa di posizione musicale. Non volevamo usare Gaza come sfondo simbolico di una canzone o come occasione per esibire un posizionamento. Volevamo che quel gesto producesse qualcosa di concreto. Da qui è nata la raccolta fondi con A.O.I.; da qui sono nate giornate, concerti, incontri, discussioni e iniziative di solidarietà per la Palestina, e non solo. La raccolta ha continuato a vivere oltre il primo evento. Nel 2025 è entrata nel percorso di SPORE, la rassegna culturale di Miceliø, intrecciando ancora una volta musica, cultura dal basso, pensiero politico, relazioni e sostegno materiale a Gaza. A portare avanti ostinatamente questa esperienza siamo stati noi, per chi ci conosce Eleonora e Alessandro, insieme a Le Piccole Morti, alle altre persone di Miceliø e a tutte quelle che hanno scelto di attraversarla, sostenerla, condividerla e farla circolare.
Attraverso GoFundMe, 31 donazioni hanno portato Cupe Vampe a raccogliere 1.660 euro complessivi. Dai movimenti registrati dalla piattaforma risultano 1.604,08 euro effettivamente accreditati e trasferiti sul conto aperto appositamente e destinato alla donazione. La differenza tra la somma donata e quella accreditata è quindi di 55,92 euro e consta in commissioni. Manteniamo distinte le due cifre per mostrare sia quanto le persone hanno affidato alla raccolta sia quanto è stato effettivamente trasferito. Quando abbiamo scoperto della sospensione, quei 1.604,08 euro erano già fuori da GoFundMe. Erano sul conto predisposto per la donazione e non sono stati congelati, bloccati o resi indisponibili. Questa è una cosa che oggi possiamo dire con sollievo: la piattaforma non ha potuto trattenere nessuno dei fondi già accreditati. I 1.660 euro rappresentano soltanto ciò che è transitato attraverso GoFundMe. Attraverso iniziative successive e modalità diverse abbiamo raccolto altri fondi, non compresi in questa cifra, che abbiamo progressivamente destinato allo stesso scopo, anche e soprattutto grazie alla collaborazione con Modena per la Palestina, un gruppo aperto di persone che organizza momenti dedicati alla stessa causa. Quelle iniziative non vengono chiuse: intendiamo mantenerle attive e continuare a costruirne altre senza dipendere da GoFundMe o simili. Abbiamo conservato la documentazione della raccolta, delle singole donazioni, degli accrediti e dei trasferimenti. Conserveremo e renderemo verificabili i passaggi economici necessari, proteggendo i dati personali di chi ha donato. La trasparenza verso chi ci ha affidato cinque, dieci, venti, cinquanta o centinaia di euro non è un adempimento accessorio: fa parte della stessa responsabilità politica da cui Cupe Vampe è nata.
Dietro questi numeri non stanno semplici transazioni. Ci sono anni di lavoro, energie, relazioni, serate organizzate, persone incontrate e fiducia ricevuta. E c’è una convinzione che non è cambiata di un millimetro: davanti al genocidio in atto, all’occupazione e alla violenza esercitata sulla popolazione palestinese, stare a guardare non era e non è un’opzione. Così come non lo è nei numerosi altri contesti in cui la sopraffazione domina.
Nelle ultime settimane è diventato impossibile continuare a trattare come neutrali le infrastrutture digitali e finanziarie attraverso cui costruiamo le nostre reti.
Il 26 agosto 2026, l’Office of Foreign Assets Control — OFAC — del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, guidato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, ha sanzionato Autistici/Inventati inserendolo nella Specially Designated Nationals and Blocked Persons List con la qualifica di Specially Designated Global Terrorist — SDGT, nell’ambito dell’Executive Order 13224. Non si è trattato di una sentenza pronunciata da un tribunale italiano o europeo, né dell’esito di un procedimento giudiziario nel quale il collettivo abbia potuto conoscere e contestare pubblicamente le prove a proprio carico. Si è trattato di un provvedimento amministrativo statunitense che, attraverso il peso internazionale delle infrastrutture tecnologiche e finanziarie americane e la minaccia di sanzioni secondarie, ha prodotto conseguenze materiali immediate anche in Europa. Nei giorni successivi il dominio autistici.org è stato posto in stato serverHold dal registro del dominio .org, diventando irraggiungibile. PayPal ha bloccato l’account usato dal collettivo per ricevere donazioni. Banca Etica, pur dichiarando che il conto di A/I aveva sempre avuto un’operatività regolare e non aveva mai destato particolari problemi sotto il profilo antiriciclaggio, ha comunicato la sospensione temporanea della sua operatività e la concreta possibilità di doverlo chiudere per non esporre l’intera banca alle conseguenze delle sanzioni secondarie. Poco dopo A/I ha annunciato la chiusura dei propri servizi, spiegando di non voler trasferire sulle persone che li utilizzavano rischi legali, finanziari e personali diventati ormai incontrollabili. Supportiamo e comprendiamo profondamente le ragioni delle persone che hanno coltivato A/I. La catena degli effetti è importante: una decisione amministrativa presa negli Stati Uniti ha inciso su un collettivo italiano, su un dominio internazionale, su un servizio di pagamento statunitense e sul rapporto con una banca italiana. Non perché in Italia o in Europa fosse intervenuta una sentenza equivalente, ma perché una parte decisiva delle infrastrutture da cui dipendono comunicazioni e pagamenti risponde direttamente o indirettamente al sistema statunitense.
Negli stessi giorni NoBlogs, la piattaforma gestita da Autistici/Inventati che per anni ha ospitato migliaia di blog di movimenti, collettivi e singole persone, ha subito una compromissione. Parallelamente Jennica Pounds, conosciuta online come DataRepublican, ha pubblicato ciò che ha chiamato TrumpBlogs: una banca dati interrogabile e una mappatura di circa 7.600 blog anarchici, antifascisti, ecologisti, anticarcerari, solidali con migranti e appartenenti ad altre aree di movimento. I blog sono stati classificati, geolocalizzati e messi in relazione attraverso mappe e grafi che mostrano prossimità, rimandi reciproci e reti di lettura. Pounds ha dichiarato di aver costruito autonomamente il progetto attraverso lo scraping dei contenuti pubblicamente accessibili di NoBlogs. Dal luglio 2026 è anche una Special Government Employee del Dipartimento della Difesa statunitense, circostanza confermata dal Pentagono alla stampa. Non abbiamo elementi per affermare che TrumpBlogs sia stato realizzato nell’ambito del suo incarico governativo: abbiamo però ogni ragione per considerare politicamente rilevante che chi ha costruito una simile mappatura delle reti anarchiche e antifasciste lavori contemporaneamente per l’apparato statale e militare degli Stati Uniti.
Non disponiamo dei documenti necessari per dimostrare che la compromissione di NoBlogs, TrumpBlogs, le sanzioni contro A/I e gli effetti successivi appartengano a un’unica operazione governata da una sola catena di comando. Ma non abbiamo nemmeno bisogno di immaginare una stanza segreta nella quale ogni decisione venga coordinata. Il potere non agisce soltanto attraverso ordini diretti. Agisce anche e soprattutto attraverso sistemi diversi che condividono interessi, classificazioni e criteri di rischio: un’autorità inserisce un soggetto in una lista; registri, banche e servizi di pagamento reagiscono; le piattaforme incorporano quelle regole nei propri termini e nelle proprie procedure; reti politiche e relazioni diventano insiemi di dati da analizzare, classificare e mappare. Che esista o meno una regia unica non cambia la convergenza concreta di questi effetti.
È dentro questo contesto che, oggi 11 settembre 2026, siamo entrati nel nostro account GoFundMe con l’intenzione di occuparci della raccolta e abbiamo scoperto qualcosa che non avevamo deciso noi: le donazioni erano già state sospese dalla piattaforma. Non avevamo messo in pausa e non avevamo chiesto che venisse bloccata. Non avevamo ricevuto, per quanto ci risulta, una comunicazione che ci rendesse consapevoli del provvedimento. Accedendo alla pagina abbiamo trovato semplicemente l’indicazione:
“Donazioni sospese. Questa raccolta fondi al momento non accetta donazioni.”
Fino a quel momento non sapevamo che la raccolta fosse stata resa inoperativa. Mentre scriviamo, GoFundMe non ci ha comunicato quale regola, segnalazione, verifica o procedura interna abbia prodotto la sospensione. Questo è tuttavia, l’unico elemento che non conosciamo. La causa politica non è misteriosa. GoFundMe si presenta come un’organizzazione globale con sede negli Stati Uniti. La sua informativa sulla privacy dichiara che i servizi sono ospitati negli Stati Uniti e che i dati di chi utilizza la piattaforma da altri Paesi possono essere trasferiti, conservati e trattati negli USA e altrove; precisa inoltre che, in determinate circostanze, quei dati possono essere accessibili alle autorità statunitensi incaricate dell’applicazione della legge e della sicurezza nazionale. Per chi utilizza GoFundMe dall’Italia, il contratto è formalmente stipulato con GoFundMe Ireland Limited. Gli stessi Termini stabiliscono però che GoFundMe Inc. può applicare il contratto ed esercitarne i diritti per conto della società europea. I Termini di servizio in vigore dal 23 giugno 2026 attribuiscono alla piattaforma poteri molto ampi. GoFundMe dichiara di poter modificare, sospendere o interrompere in qualunque momento una parte o la totalità dei servizi e ammette che, in alcuni casi, potrebbe non fornire un preavviso. Si riserva inoltre, a propria discrezione, il diritto di rifiutare, condizionare, sospendere, congelare o vietare donazioni, account, raccolte e trasferimenti quando ritenga che possano violare i Termini o esporre la piattaforma, i partner o altre persone a un rischio che considera inaccettabile. Gli stessi Termini vietano attività che coinvolgano Paesi, regioni, governi, persone o soggetti sottoposti a sanzioni economiche statunitensi o di altre giurisdizioni e richiamano espressamente le liste dell’Office of Foreign Assets Control. GoFundMe dichiara inoltre, nelle proprie pagine di assistenza, che in quanto società statunitense è soggetta alle leggi e ai regolamenti degli Stati Uniti, comprese le sanzioni amministrate dall’OFAC. C’è poi un elemento direttamente legato alla nostra esperienza: GoFundMe afferma che tutte le raccolte relative a Gaza vengono sottoposte a revisione. La piattaforma e i suoi partner di pagamento possono chiedere informazioni aggiuntive sull’identità dei destinatari, sul rapporto tra chi organizza la raccolta e chi ne riceverà i fondi, sui luoghi in cui il denaro arriverà e sulle modalità con cui sarà trasferito. Questo ci era già successo nel 2024, quando faticosissimamente siamo infine riusciti ad aprire la raccolta fondi. Sarebbe quindi falso raccontare GoFundMe come un supporto puramente tecnico sul quale compaiono notifiche inspiegabili. Le raccolte per Gaza si muovono dentro un sistema finanziario e tecnologico che le considera fin dall’inizio attività da sottoporre a sorveglianza e verifica rafforzate. Quel sistema aderisce esplicitamente all’apparato sanzionatorio statunitense, traduce le sue prescrizioni in procedure interne e conferisce alla piattaforma il potere materiale di decidere se una raccolta possa continuare a ricevere e trasferire denaro.
Non possiamo documentare che la sospensione del nostro account sia stata ordinata direttamente dal governo statunitense. Non sappiamo se l’interruttore sia stato azionato da una revisione automatica, da una segnalazione, da una verifica umana, da un partner di pagamento o da una specifica valutazione di rischio. Ma non serve un ordine rivolto personalmente a noi per riconoscere ciò che sta accadendo. La motivazione procedurale non ci è stata comunicata, ma la causa politica è davanti ai nostri occhi. La solidarietà con Gaza viene classificata come un’attività eccezionale, sottoposta a controlli speciali e condizionata da regole sulle quali non esercitiamo alcun potere. Nel momento in cui quelle regole o il margine di rischio della piattaforma cambiano, qualcun altro può togliere dall’alto a una rete costruita da noi, da chiunque, la possibilità di raccogliere denaro. È esattamente ciò che abbiamo trovato entrando nel nostro account. Noi non l’abbiamo deciso. E questo non è un problema informatico. Fortunatamente non hanno potuto bloccare ciò che ci era già stato affidato: i fondi accreditati erano stati trasferiti. Ma l’episodio ha mostrato con chiarezza quanta parte della nostra autonomia avevamo consegnato a un’infrastruttura per la quale non contiamo assolutamente nulla (e nei confronti della quale non possiamo nulla). Una raccolta ideata, costruita, curata e tenuta aperta da noi per anni è stata resa inoperativa attraverso una decisione alla quale non abbiamo partecipato. La piattaforma custodisce dati, relazioni, cronologia e flussi economici e si riserva di stabilire quando e in quale forma possano continuare a esistere al suo interno.
Questa dipendenza, però, non è un destino. La sospensione non ci lascia immobili e la chiusura dell’account non è la semplice presa d’atto di una sconfitta. È una nostra decisione: sottrarre per quanto possibile parte della memoria e il futuro tutto di Cupe Vampe a una piattaforma commerciale tutt’altro che neutrale e spostare altrove il terreno sul quale continueremo ad agire. Sappiamo che chiudere un account non cancella automaticamente tutti i dati che una piattaforma ha già raccolto e può conservare secondo le proprie regole. Non fingiamo di poter recuperare retroattivamente un controllo che non avevamo. Possiamo però smettere di alimentare quel sistema, conservare direttamente la nostra documentazione, rendere conto delle somme senza delegare alla piattaforma la memoria dell’esperienza e costruire i prossimi passaggi con strumenti differenti.
Per questo chiuderemo definitivamente l’account GoFundMe di Cupe Vampe, non Cupe Vampe. Continueremo le iniziative già attive. Continueremo a raccogliere e destinare fondi con modalità diverse. Continueremo a rendere verificabili le somme raccolte e la loro destinazione. Continueremo a costruire mutuo aiuto, complicità, relazioni e sostegno concreto insieme a Le Piccole Morti, a Miceliø e alle persone che in questi anni hanno deciso di esserci e continueranno a farlo. Non smettiamo di denunciare e non prendiamo le distanze dal genocidio. Non arretriamo di un passo nell'intento resistente. E non abbiamo intenzione di diventare meno solidali, meno antifascisti, meno ostili alla guerra, all’occupazione, al colonialismo, alle dinamiche capitaliste sfrenate e ai dispositivi di repressione perché gli spazi nei quali ci muoviamo stanno diventando sempre più ostili. Se qualcosa cambia, cambieranno gli strumenti. Mai la parte dalla quale abbiamo scelto di stare. Cominciamo da qui: riportare fuori dalle piattaforme commerciali la memoria delle iniziative; costruire strumenti più autonomi e meno centralizzati; moltiplicare i passaggi diretti; impedire, per quanto ci è possibile, che ogni relazione debba diventare un profilo, ogni comunità un grafo e ogni gesto di solidarietà una riga nel database di qualcun altro.
A chi ha donato, a chi ha condiviso, suonato, organizzato, parlato, lavorato e attraversato Cupe Vampe insieme a noi va il nostro grazie. Quei fondi sono stati molto più della cifra registrata da una piattaforma: sono una delle tracce concrete di persone che hanno espresso l'intenzione più lontana possibile dall'indifferenza. La rete di iniziative costruita attorno a Cupe Vampe continuerà a esistere e a produrre sostegno materiale.
Grazie per questa esperienza insieme. Avanti pure.