ordinariafollia

brevi fabulazioni di chi tende a dare realtà alle creazioni della propria fantasia.

C'erano due neuroni o forse tre nella mia testa dopo la consegna delle chiavi.

Uno era maschio, per così dire. L'altro no, per contraddire.

Venne loro data una consegna, un foglio nel quale c'era scritto come lavorare. E lessero. Il primo disse: ho capito, bene! si farà così e cosà, facile. L'altro rimase sul divano.

Intanto la macchina attendeva a folle. Motore caldo, carrozzeria fiammante, due dadi di peluche che non avevano mai rotolato pendenti sotto allo specchietto. Il primo neurone disse al secondo: alzati, dobbiamo lavorare. Il secondo gli rispose: sì, ma prima giochiamo a nascondino.

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Aspetto sdraiato sul cofano all'autosalone e taglio erba nella speranza che ricresca. Aspetto te, camminando avanti e indietro. A volte immaginando che ogni mattonella sia come la sola cosa reale ed io un equilibrista sul tetto del mondo.

Aspetto seduto su una sdraio avvelenata, sul ciglio della collina da dove si vede il mare. Sotto gli ulivi. Pieno di zanzare. Aspetto contando i petali dei fiori in un valzer americano dove sono sia cowboy sia indiano. Dove sono vestito con un abito leggero ed ho sempre una pistola nascosta e pronta.

Aspetto in piedi tra gli altri pilastri minerali intanto che una palla rimbalza e la figura di una giovane donna cammina sulla sabbia. Aspetto la mano di mia madre che venga a carezzarmi mentre non prendo sonno.

Aspetto e sono forse quello che sta ancora nascosto. Aspetto e sono forse quella che è rimasta.

i testi e i disegni sono di Saio Giampaolettiordinariafollia.net

Passavo pomeriggi ad ascoltare dischi. Un angolo dell'immenso salone di marmo dove c'era l'impianto di alta fedeltà nel suo autoritario mobiletto; il divano, due poltrone e sopra al tappeto di pelle di vacca il tavolino di vetro infrangibile.

Passavo pomeriggi interi seduto ad ascoltare dischi e sognare. Era il vinile. Segnali dal futuro, su microsolchi passati.

Prima del vinile c'era il pallone. Prima del vinile c'era la bicicletta.

Prima del vinile la noia era una cantilena insistente. Oh ma' che posso fa'? (non penso sia necessario tradurre). Oh ma', che posso fa'? Che posso fa'? Oh ma'! Che posso fa'? Dopo il vinile la noia ha indossato un velo tessuto con fili di esuberanza, entusiasmo, benzina, mutande, umidità, correre correre correre, birra. Luoghi comuni.

Quando il velo è caduto, ormai liso, svilito e polveroso, ho visto di nuovo per bene i lineamenti della noia, le irregolarità del suo viso così simile al mio. Me la ricordavo più brutta. Più alta.

Sapevo leggere, sapevo disegnare, sapevo pure scrivere. Sapevo ascoltare. Sapev osserv. Sap asp. Sa.

Oggi disegno e ripensando ai tempi prima del vinile, mettendoli con la matita su un quadernone, mi accorgo di sentirli come se appartenessero anche ad ogni personaggio che esce dalle traiettorie della punta della mia matita, che vedo comparire in danze di pixel. Mi pare che le storie inventate e quelle vissute hanno infine lo stesso sapore nella bocca del mio cuore. O altro organo interno in sua vece.

Forse è un'esigenza, quella di comunicare. Esigenza di esprimere, piuttosto. Bucatini all'Avvelenata.

Non ricordo il primo libro che ho letto per intero, alle scuole elementari ero tra quelli che sperava di cavarsela imbrogliando all'interrogazione.

Non ricordo neppure il primo disegno che ho fatto (e mi piace utilizzare questo verbo in questa frase). Forse un autoritratto dentro la pancia di mia madre.

La prima storia che ho scritto riguardava un coccodrillo che finiva, per lo meno buona parte della sua pelle, in un negozio di moda.

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Potrei anticipare che sono ciò che dalla mia immaginazione traggo e riesco ad esprimere per poi comunicare. Sarebbe riduttivo parlare di mitomania. Preferisco ordinaria follia.

i testi e i disegni sono di Saio Giampaolettiordinariafollia.net