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    <title>@sirmarcoserra</title>
    <link>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/</link>
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    <pubDate>Wed, 20 May 2026 18:38:52 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Ciao, come stai?</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/ciao-come-stai</link>
      <description>&lt;![CDATA[Di sparizioni e ritorni - Log#02&#xA; img src=&#34;https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/506/443/598/035/966/original/c67f6d0353d1b1fc.jpg&#34; alt=&#34;sparizioni&amp;ritorni&#34; &#xA;&#xA;Mi rendo conto di essere un po&#39; sparito. Da ragazzini c&#39;era questa risposta a effetto, del tipo &#34;si sparisce sempre in due&#34;, e mi viene un po&#39; da sorridere: decisamente non è questo il caso.&#xA; &#xA;Perché effettivamente sono sparito, o quasi. Nessuna canzone in un anno e mezzo, i poetry slam li avevo accannati già prima. Non ricordo neanche più quale sia stato l&#39;ultimo. Attività &#34;artistica&#34; sui social non reperita, e da gennaio ho pure disinstallato IG dal cellulare.&#xA;&#xA;Mi viene da chiedermi se qualcunx se ne sia accorto. Se a qualcunx io sia in qualche modo un po&#39; mancato. [che fai ti sorprendi? per un po&#39; ho girato l&#39;italia di tasca mia per recitare poesie davanti a sconosciuti che ti danno un voto, non dovrebbe sorprenderti se a volte mi]&#xA;&#xA;Ma un po&#39; mi dispiace, perché al di là del mio apporto oggettivamente quasi nullo al movimento artistico italiano, e al di là d&#39;un certo-qual-simil-narcisismo-nondiagnosticato-latente, là fuori c&#39;era davvero qualcunx che credeva in me (probabilmente più di quanto non ci credessi io, col senno di poi). Lo so perché me lo avete detto, qualcunx mi ha ringraziato, me lo ricordo e ci posso giurare, per le mie parole o per la mia storia ed averla messa a nudo su un palco, ed io quei grazie ora non posso far altro che tenermeli caldi in tasca nell&#39;attesa. [l&#39;attesa che]&#xA;&#xA;Perciò ora, ora ahinoi, ora non riesco a non sentirmi non dico colpevole, ma almeno responsabile, e non solo nei miei confronti, anche nei confronti di quelle persone, le persone che mi hanno detto: &#34;non smettere!&#34; e invece ho smesso, [o meglio ho rallentato, ma il problema è che a un certo punto ero talmente lento da essere praticamente fermo, ed è successo senza accorgermene, anzi di sicuro se piazzi l&#39;origine del sistema di riferimento su un vagone, uno qualunque, del treno della vita, ed ignori tutto il resto, e consideri solo il mio stato di quiete rispetto al moto di tale vagone di tale treno della vita, o rispetto a quello ancora più rapido del mercato di oggi, che dico del mercato?, dell&#39;industria, allora di sicuro il mio moto sarà senz&#39;altro un moto in senso opposto, retromarcia relativa] non riesco a non sentirmi responsabile, dicevo, di questo silenzio. &#xA;&#xA;Le persone che stanno in silenzio e si sentono responsabili di tale silenzio di solito hanno due opzioni rispetto al silenzio: assecondarne l&#39;inerzia o romperlo. Io per un tot ho seguito la a) ma sento che ora mi sta stretta e quindi andiamo di b). Ma come procedere?&#xA;&#xA;La questione è delicata, layerata. E per snocciolarla devo prima sbucciarla, ma non per buttare la buccia. Sacrilegio: sono contro lo spreco alimentare [e comunque la maggior parte delle bucce che buttiamo sono in realtà commestibili, e anzi la parte più nutriente del frutto stesso, tu dirai eh ma allora i pesticidi?, io ti risponderò: sfatiamo questo mito, evolviti caro, siamo nel terzo millennio, l&#39;essere umano si è ormai adattato ai veleni che lui stesso ha progettato, altrimenti saremmo già tutti morti, anche i sassi sanno che siamo fatti al 70% di microplastiche e si sa che le plastiche sono immuni ai pesticidi, e se anche così non fosse sarà selezione naturale, no? tu continua così e non mangiarti questa buona buccia zuccherina e piena di kryptonite, così alla prossima nucleare avrai le difese immunitarie bassine, è la legge del più forte e da che mondo è mondo è mondo è molto noto che la forza della frutta risieda nella sua buccia che come uno scudo la protegge da]&#xA;&#xA;E quindi è deciso: partirò dalla buccia, cioè dallo strato più esterno, che è quello che vedi. E quello che vedi di questo mio goffo ritorno [?] è che tutte queste minchiate che leggi sono su questo sito che sembra un blog e che si chiama log. E quindi la prossima volta, se mai ci sarà, parlerò di perché sto scrivendo qui, e del perché al momento non ho intenzione di tornare indietro. Poi vediamo.&#xA;&#xA;Abbi cura di te,&#xA;&#xA;MS&#xA;&#xA;-------&#xA;&#xA;24 aprile 2026, su un treno tra Zurigo e Milano&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Di sparizioni e ritorni – Log#02</em>
 <img src="https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/506/443/598/035/966/original/c67f6d0353d1b1fc.jpg" alt="sparizioni&amp;ritorni"></p>

<p>Mi rendo conto di essere un po&#39; sparito. Da ragazzini c&#39;era questa risposta a effetto, del tipo “si sparisce sempre in due”, e mi viene un po&#39; da sorridere: decisamente non è questo il caso.</p>

<p>Perché effettivamente sono sparito, o quasi. Nessuna canzone in un anno e mezzo, i poetry slam li avevo accannati già prima. Non ricordo neanche più quale sia stato l&#39;ultimo. Attività “artistica” sui social non reperita, e da gennaio ho pure disinstallato IG dal cellulare.</p>

<p>Mi viene da chiedermi se qualcunx se ne sia accorto. Se a qualcunx io sia in qualche modo un po&#39; mancato. [che fai ti sorprendi? per un po&#39; ho girato l&#39;italia di tasca mia per recitare poesie davanti a sconosciuti che ti danno un voto, non dovrebbe sorprenderti se a volte mi]</p>

<p>Ma un po&#39; mi dispiace, perché al di là del mio apporto oggettivamente quasi nullo al movimento artistico italiano, e al di là d&#39;un certo-qual-simil-narcisismo-nondiagnosticato-latente, là fuori c&#39;era davvero qualcunx che credeva in me (probabilmente più di quanto non ci credessi io, col senno di poi). Lo so perché me lo avete detto, qualcunx mi ha ringraziato, me lo ricordo e ci posso giurare, per le mie parole o per la mia storia ed averla messa a nudo su un palco, ed io quei grazie ora non posso far altro che tenermeli caldi in tasca nell&#39;attesa. [l&#39;attesa che]</p>

<p>Perciò ora, ora ahinoi, ora non riesco a non sentirmi non dico colpevole, ma almeno responsabile, e non solo nei miei confronti, anche nei confronti di quelle persone, le persone che mi hanno detto: “non smettere!” e invece ho smesso, [o meglio ho rallentato, ma il problema è che a un certo punto ero talmente lento da essere praticamente fermo, ed è successo senza accorgermene, anzi di sicuro se piazzi l&#39;origine del sistema di riferimento su un vagone, uno qualunque, del treno della vita, ed ignori tutto il resto, e consideri solo il mio stato di quiete rispetto al moto di tale vagone di tale treno della vita, o rispetto a quello ancora più rapido del mercato di oggi, che dico del mercato?, dell&#39;industria, allora di sicuro il mio moto sarà senz&#39;altro un moto in senso opposto, retromarcia relativa] non riesco a non sentirmi responsabile, dicevo, di questo silenzio.</p>

<p>Le persone che stanno in silenzio e si sentono responsabili di tale silenzio di solito hanno due opzioni rispetto al silenzio: assecondarne l&#39;inerzia o romperlo. Io per un tot ho seguito la a) ma sento che ora mi sta stretta e quindi andiamo di b). Ma come procedere?</p>

<p>La questione è delicata, layerata. E per snocciolarla devo prima sbucciarla, ma non per buttare la buccia. Sacrilegio: sono contro lo spreco alimentare [e comunque la maggior parte delle bucce che buttiamo sono in realtà commestibili, e anzi la parte più nutriente del frutto stesso, tu dirai eh ma allora i pesticidi?, io ti risponderò: sfatiamo questo mito, evolviti caro, siamo nel terzo millennio, l&#39;essere umano si è ormai adattato ai veleni che lui stesso ha progettato, altrimenti saremmo già tutti morti, anche i sassi sanno che siamo fatti al 70% di microplastiche e si sa che le plastiche sono immuni ai pesticidi, e se anche così non fosse sarà selezione naturale, no? tu continua così e non mangiarti questa buona buccia zuccherina e piena di kryptonite, così alla prossima nucleare avrai le difese immunitarie bassine, è la legge del più forte e da che mondo è mondo è mondo è molto noto che la forza della frutta risieda nella sua buccia che come uno scudo la protegge da]</p>

<p>E quindi è deciso: partirò dalla buccia, cioè dallo strato più esterno, che è quello che vedi. E quello che vedi di questo mio goffo ritorno [?] è che tutte queste minchiate che leggi sono su questo sito che sembra un blog e che si chiama log. E quindi la prossima volta, se mai ci sarà, parlerò di perché sto scrivendo qui, e del perché al momento non ho intenzione di tornare indietro. Poi vediamo.</p>

<p>Abbi cura di te,</p>

<p>MS</p>

<hr>

<p>24 aprile 2026, su un treno tra Zurigo e Milano</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/ciao-come-stai</guid>
      <pubDate>Sat, 02 May 2026 18:22:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Am Fluss(o)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/am-fluss-o</link>
      <description>&lt;![CDATA[Pensieri tra la Limmat e Höngg - Log#01&#xA;&#xA;tra la Limmat e Höngg&#xA;&#xA;C&#39;è questa cosa del tempo che mi spaventa e mi innervosisce, che sono terrorizzato dal suo scorrere e al tempo stesso mi sembra non sia mai abbastanza. In 365 giri del sole intorno alla terra (almeno apparenti, capiscimi) non è cambiato poi tanto, a parte lo Stato, finiti i 20, un paio di chili in più, mezza casa che fu dei nonni, gli amici che iniziano a figliare e mille altre cose che quasi non riesco già a ricordare.&#xA;&#xA;Negli occhi dei figli neonati dei miei amici (un conglomerato di amore impotente e inadatto alla vita) qualcosa mi ricorda mio nonno poco prima che morisse. Il ciclo della vita, all&#39;inizio e alla fine restano bisogni fisiologici, esprimersi solo con la faccia, senza parole, a gemiti; poi addormentarsi profondamente con la bocca socchiusa subito dopo la poppata.&#xA;&#xA;Negli occhi degli amici che sono padri; delle amiche che sono madri; vedo una luce che non ho. Forse dovremmo procreare anche noi, amore mio, per scrollarci di dosso questo terrore nel futuro, quest&#39;ansia che il mondo finisca, se non domani fra cinquant&#39;anni, spremuto tra le dita di un manipolo di tiranni e techbro sociopatici che boostano con la cocaina la produttività e vedono nel sonno una perdita di tempo. Nell&#39;altro, un pollo da spennare, nel pollo, ormoni per avere più carne da divorare.&#xA;&#xA;L&#39;artificio è compiuto. Giuravo che non sarebbe successo, ma anche io sono diventato dipendente dall&#39;IA, anche io prostituisco i miei dati ai techbro. Mi ero detto che sarebbe stato solo a lavoro, solo qualche volta, ma questa roba è una droga, limitless, sentirsi prestativi. Poco importa se sono gli algoritmi a prestare, e noi a regalare prompt spesso evitabili. Ho il terrore che il mio capo sappia che senza IA sono solo un inetto, perciò continuo. Delegare il processo mentale e la ricerca faticosa al di fuori di sé atrofizza il cervello e la fantasia. E non lo dico, io lo dice la scienza, e forse è per questo che ho disinstallato Instagram sul mio telefono, per sentirmi meno in colpa, o forse perché lo spettro della guerra era troppo pesante per la mia psiche, troppo pesante per continuare la mia vita un po&#39; distrattamente facendo finta che andasse tutto bene.&#xA;&#xA;E senza IG posso fingere meglio.&#xA;O forse l&#39;ho disinstallato per la pubblicità, e perché Zuckerberg è uno di quei techbro di cui sopra. Non mi ricordo più. Vorrei scappare da questo loop di catene digitali, di big corps che vendono info alle intelligence sioniste per ammazzare gazawi in maniera più vicina all&#39;ottima. Il capitalismo dei corpi: colpi di spugna a cancellare popoli, non potranno vendicarsi se son tutti morti. Ma rimangono spettri dentro resort per miliardari che si lamentano della cancel culture.&#xA;&#xA;Tisana di miele e propoli: allevare api per rubare loro il miele e sostituirlo con acqua e zucchero, poi spacciarsi per paladini della biodiversità. Poco importa che le specie di api da miele si contano sulle dita di una mano, le altre 20mila non si contano perché non contano, perché sul mero polline non sappiamo ancora monetizzare. Che si estinguano grazie, più fiori per le nostre api.&#xA;&#xA;Ma nel mondo c&#39;è ancora del bello, c&#39;è ancora del buono per parafrasare Samvise sull&#39;orlo del vulcano. A me ogni tanto sembra possa bastare l&#39;acqua fresca, ma poi ci ripenso e grido no, voglio l&#39;acqua fresca per tutt, e miele per le api as it was meant to be. E se questo vuol dire rivoluzione, che rivoluzione sia, penso sorridendo sotto i baffi (non in senso figurato, un&#39;altra novità di quest&#39;ultimo anno è che me li sono fatti crescere e ora assomiglio ancora di piu a mio padre alla mia età).&#xA;&#xA;Ma il bus sta quasi per arrivare a lavoro e la giornata credo andrà come tutte le altre: l&#39;unica rivoluzione è quella terrestre (non in senso figurato nel senso di terra che si ribella ahimè, ma nel senso che gira intorno al sole). E se ci sarà evoluzione non credo sarà mia, o forse è solo così lenta da non potermene accorgere. &#xA;&#xA;Il problema di questa routine è che ti dà abbastanza per sopravvivere ma che prende troppo per vivere come vorrei davvero. Il guaio delle nostre prigioni è che hanno l&#39;acqua calda. Ma la temperatura sta crescendo lenta, rana bollita, brodo di umana.&#xA;&#xA;A volte ho la sensazione di aver sacrificato tutto quello in cui credevo per queste catene fatte di meeting e giorni tutti uguali. All&#39;inizio mi dicevo che era un compromesso, che era un&#39;esperienza, che sarei tornato poi dove non so ma insomma che non sarei rimasto. Poi un giorno avevo l&#39;emicrania e ho preso un moment di troppo e ora non ho più un momento per me. Queste parole le sto scrivendo di nascosto in ufficio, che comunque non ho voglia di lavorare, che comunque tra poco è Pasqua e subito dopo Natale, e se credi che ci sia una morale temo tu abbia capito male.&#xA;&#xA;1 aprile 2026, Zurigo]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Pensieri tra la Limmat e Höngg – Log#01</em></p>

<p><img src="https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/333/977/914/355/926/original/4b1d975dfa294330.jpg" alt="tra la Limmat e Höngg"></p>

<p>C&#39;è questa cosa del tempo che mi spaventa e mi innervosisce, che sono terrorizzato dal suo scorrere e al tempo stesso mi sembra non sia mai abbastanza. In 365 giri del sole intorno alla terra (almeno apparenti, capiscimi) non è cambiato poi tanto, a parte lo Stato, finiti i 20, un paio di chili in più, mezza casa che fu dei nonni, gli amici che iniziano a figliare e mille altre cose che quasi non riesco già a ricordare.</p>

<p>Negli occhi dei figli neonati dei miei amici (un conglomerato di amore impotente e inadatto alla vita) qualcosa mi ricorda mio nonno poco prima che morisse. Il ciclo della vita, all&#39;inizio e alla fine restano bisogni fisiologici, esprimersi solo con la faccia, senza parole, a gemiti; poi addormentarsi profondamente con la bocca socchiusa subito dopo la poppata.</p>

<p>Negli occhi degli amici che sono padri; delle amiche che sono madri; vedo una luce che non ho. Forse dovremmo procreare anche noi, amore mio, per scrollarci di dosso questo terrore nel futuro, quest&#39;ansia che il mondo finisca, se non domani fra cinquant&#39;anni, spremuto tra le dita di un manipolo di tiranni e techbro sociopatici che boostano con la cocaina la produttività e vedono nel sonno una perdita di tempo. Nell&#39;altro, un pollo da spennare, nel pollo, ormoni per avere più carne da divorare.</p>

<p>L&#39;artificio è compiuto. Giuravo che non sarebbe successo, ma anche io sono diventato dipendente dall&#39;IA, anche io prostituisco i miei dati ai techbro. Mi ero detto che sarebbe stato solo a lavoro, solo qualche volta, ma questa roba è una droga, limitless, sentirsi prestativi. Poco importa se sono gli algoritmi a prestare, e noi a regalare prompt spesso evitabili. Ho il terrore che il mio capo sappia che senza IA sono solo un inetto, perciò continuo. Delegare il processo mentale e la ricerca faticosa al di fuori di sé atrofizza il cervello e la fantasia. E non lo dico, io lo dice la scienza, e forse è per questo che ho disinstallato Instagram sul mio telefono, per sentirmi meno in colpa, o forse perché lo spettro della guerra era troppo pesante per la mia psiche, troppo pesante per continuare la mia vita un po&#39; distrattamente facendo finta che andasse tutto bene.</p>

<p>E senza IG posso fingere meglio.
O forse l&#39;ho disinstallato per la pubblicità, e perché Zuckerberg è uno di quei techbro di cui sopra. Non mi ricordo più. Vorrei scappare da questo loop di catene digitali, di big corps che vendono info alle intelligence sioniste per ammazzare gazawi in maniera più vicina all&#39;ottima. Il capitalismo dei corpi: colpi di spugna a cancellare popoli, non potranno vendicarsi se son tutti morti. Ma rimangono spettri dentro resort per miliardari che si lamentano della cancel culture.</p>

<p>Tisana di miele e propoli: allevare api per rubare loro il miele e sostituirlo con acqua e zucchero, poi spacciarsi per paladini della biodiversità. Poco importa che le specie di api da miele si contano sulle dita di una mano, le altre 20mila non si contano perché non contano, perché sul mero polline non sappiamo ancora monetizzare. Che si estinguano grazie, più fiori per le nostre api.</p>

<p>Ma nel mondo c&#39;è ancora del bello, c&#39;è ancora del buono per parafrasare Samvise sull&#39;orlo del vulcano. A me ogni tanto sembra possa bastare l&#39;acqua fresca, ma poi ci ripenso e grido no, voglio l&#39;acqua fresca per tutt, e miele per le api as it was meant to be. E se questo vuol dire rivoluzione, che rivoluzione sia, penso sorridendo sotto i baffi (non in senso figurato, un&#39;altra novità di quest&#39;ultimo anno è che me li sono fatti crescere e ora assomiglio ancora di piu a mio padre alla mia età).</p>

<p>Ma il bus sta quasi per arrivare a lavoro e la giornata credo andrà come tutte le altre: l&#39;unica rivoluzione è quella terrestre (non in senso figurato nel senso di terra che si ribella ahimè, ma nel senso che gira intorno al sole). E se ci sarà evoluzione non credo sarà mia, o forse è solo così lenta da non potermene accorgere.</p>

<p>Il problema di questa routine è che ti dà abbastanza per sopravvivere ma che prende troppo per vivere come vorrei davvero. Il guaio delle nostre prigioni è che hanno l&#39;acqua calda. Ma la temperatura sta crescendo lenta, rana bollita, brodo di umana.</p>

<p>A volte ho la sensazione di aver sacrificato tutto quello in cui credevo per queste catene fatte di meeting e giorni tutti uguali. All&#39;inizio mi dicevo che era un compromesso, che era un&#39;esperienza, che sarei tornato poi dove non so ma insomma che non sarei rimasto. Poi un giorno avevo l&#39;emicrania e ho preso un moment di troppo e ora non ho più un momento per me. Queste parole le sto scrivendo di nascosto in ufficio, che comunque non ho voglia di lavorare, che comunque tra poco è Pasqua e subito dopo Natale, e se credi che ci sia una morale temo tu abbia capito male.</p>

<p>1 aprile 2026, Zurigo</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/am-fluss-o</guid>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:00:34 +0000</pubDate>
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