Periodi
La vita è quell'intertempo – Log#04

Ci sono capitoli della vita che neanche realizzi siano iniziati, sono già finiti.
Scrivo senza rileggermi, cammino lento via dall'RFL, razionalizzando emozioni ho le luci di un tramonto di fine estate dietro, davanti un bus che mi aspetta. Per una volta non corro: che parta pure senza di me, non mi interessa oggi. Anzi, quasi spero che mi lasci ancora un po' qui, in questo limbo: il campus semideserto nelle luci postapocalittiche, un crepuscolo un po' alticcio in cui non mi sento nulla, ma sento finalmente tutto.
Da quando vivo all'estero mi sembra di non sentire più le cose, solo un po' di fatica, a volte un po' di noia. Ma non è davvero così, credo di essermi solo isolato, ein bisschen. È la routine, mein Schatz (l'ho già scritto?), (forse anche detto?) che mi anestetizza un poco, però dentro sento ancora degli smottamenti, e prima o poi portano a eruzioni.
Ho detto a Tobi che lo porterò sempre con me, perché a volte basta un po' di gentilezza per lasciare il segno. Lui era ubriaco e forse per questo mi ha capito ancora di più. Poi il 69 parte, in un battito scende a Bucheggplatz e salto giù.
Mi sembra la magia stia scemando già. 7 minuti al 32, spero rosicchi tempo sulla tabella di marcia, voglio andare a casa, non ho più nulla da dare alla serata. Tra poco sarà settembre, sarà autunno; e non lo so se sono pronto, ma un modo lo si troverà: come sempre, come mai.
18 agosto 2026, la solita tratta ma stavolta in senso opposto, Zurigo