8 anni in #IVS – parte 3 : 2.0

photo by Nejc Kavka
Dopo la frattura e l'esser stato “fermo” tra stampelle e sedia a rotelle, arrivò la chiamata per un altro youth exchange. Questo stavolta sarebbe stato a un'ora e mezzo di auto da casa (sì, si possono fare Youth Exchange nella propria nazione) e ovviamente avrei fatto il team leader italiano. Pur essendo a un'ora e mezzo di auto, mi toccava prendere il treno e poi un bus, anzi due. Ricordo che avevo questo zainone sulle spalle, un materasso da campeggio ed un sacco a pelo (che ci avevan chiesto di portare). E una valigia. Il tema del progetto era il trekking, eppure di trekking non ne abbiamo fatto troppo, perchè ha piovuto quasi tutto il tempo e gli unici giorni in cui non ha piovuto non avevamo attività all'esterno. Nonostante questo, questo progetto è stato per me il mio 2.0, la mia rinascita, il mio nuovo inizio. Innanzitutto perché ho ricominciato a far progetti, a fare rete, a conoscere nuove persone, ad imparare nuove cose. Pur riscoprendomi man mano più fragile, più esposto ai triggers, ho dovuto rifare i conti con uno dei miei più temibili “nemici”: gli attacchi di panico. Ma è stato grazie a questo progetto che ho conosciuto l'amore della mia vita, la Slovenia. Nella camerata in cui dormivo eravamo in 8: divisi in spazi da quattro. Io ero insieme ai due ragazzi che, assieme ad Albert dalla Danimarca, io considero i miei bros, i miei fratelli da madri diverse, Ilias dalla Grecia e quello che poi ha ispirato il mio nick “slovenskibrat” ossia il mio fratello sloveno: Blaž.

da sinistra: Albert, io, Blaž e Ilias
Voi direte “ah, ecco la passione da dove viene!” e invece no! Pur essendo Blaž una delle persone più importanti per me in quel periodo e ancora oggi, la mia passione per la Slovenia non è dipesa del tutto da lui. Ma dal suo intero team e da una ragazza che, durante un'attività in cui eravamo nello stesso gruppo, viene vicino a me e mi mostra delle frasi in sloveno. Mi sono così appassionato a quella lingua, alla presentazione della loro nazione che me ne sono appassionato e – tornato a casa – ho cominciato a studiarne la storia, la lingua, la cultura...tanto che poi ci sono partito per la Slovenia, ma ve lo racconterò più in là!
Quel progetto sul trekking mi ha insegnato un sacco di cose: prima fra tutti il poter contare sui miei “bros”, a non arrendermi più di tanto, da Albert ho visto cosa vuol dire essere un team leader (specie dal suo modo di affrontare i problemi di un team) e quanto è bello poter essere un volontario IVS (in soli due anni aveva fatto qualcosa come 24 progetti). E mi ha lasciato delle belle sensazioni, legate alle bellissime persone conosciute, ai luoghi visti, ai momenti di divertimento (come il cantare “I want it that way” per strada, mentre eravamo di ritorno verso il nostro ostello all'una di notte, in una via di Maratea). Magari non è stato il migliore in assoluto a livello atmosferico, ma tutta quella pioggia mi ha insegnato quanto è importante il problem solving quando sei nell'organizzazione di un progetto e – porcaccia miseria! – i ragazzi di problem solving ne han dovuto fare un sacco! E, come ho già detto, quello è stato il mio 2.0, il mio punto da cui è ricominciato tutto e che mi ha fatto ancora di più rendere conto di quanto sia importante far parte del mondo IVS per me.