8 anni in #IVS – parte 1 : come tutto ebbe inizio

So che vi aspettavate un primo post sulla Slovenia, ma per farlo ho bisogno di partire dall'inizio e quindi parlare di come sono arrivato a conoscere la Slovenia. Vale a dire, di come sono entrato nel mondo del Volontariato Internazionale, altrimenti noto come IVS. Era il 2015 quando, tramite una conoscenza, mi viene suggerito di contattare una associazione di mobilità giovanile (più che altro, per rimediare al fatto che al loro infoday non si fosse presentato nessuno) e decisi di farlo. Si prospettava davanti a me l'idea di fare un progetto di volontariato in un'altra nazione europea, uno short-term, tra l'altro incentrato sul teatro – il mio argomento preferito! – e non potevo non coglierla! Soprattutto perché avrei compiuto 30 anni a giugno e – almeno così credevo – quella sarebbe stata la mia ultima occasione di poter partecipare al programma Erasmus+. Tutto pronto, sarei partito il 1° ottobre (o meglio, il 30 settembre dalla Basilicata alla volta di Torino, per poi prendere il bus notturno per Grenoble) e per un mese avrei fatto il volontario dello SVE (Servizio di Volontariato Europeo) tramite un'associazione del posto presso una compagnia teatrale. Non stavo più nella pelle! Pur non essendo la mia prima esperienza all'estero nè di convivenza fuori casa, tutto quel viaggio aveva qualcosa di entusiasmante! (che rischiava di sfumare dopo le ore di treno in uno scompartimento con l'aria condizionata rotta, la gente che lasciava rifiuti dappertutto, con la musica a palla e altro...ma vabbé, sorvoliamo!). Qualche giorno per adattarmi al nuovo ambiente, alla nuova casa, al mio nuovo coinquilino e al francese, soprattutto e poi l'avventura ebbe inizio. Ricordo bene l'incontro con i ragazzini a scuola, durante le lezioni pomeridiane, con le signore del laboratorio, i momenti con Loghan e Stephanie a studiare il loro copione e a cercare di pronunciare nel miglior modo possibile le parole in francese e le camminate con Mathieu in cui mi insegnava un po' di vocabolario utile. Ricordo il localino in un pied-a-terre, con un piccolo palco, il bar, una minuscola sala cinema e una stanza in cui si giocava a carte e giochi di società. Ricordo la sede dell'associazione e come il tragitto col bus per arrivarci mi ricordasse tantissimo il villaggio de La Bella e La Bestia. Le facce, gli incontri, la soddisfazione in alcuni incontri con il sindaco e alcuni delegati della comunità dell'Isère per aver messo insieme delle frasi di senso compiuto, non avendo mai studiato francese in vita mia. E poi arrivò la fine del mese, e con essa l'APV (o, come la pronunciavano loro, l' “APeVè”), l'Advanced Planning Visit, ovvero un preincontro in cui i team leader di uno Youth Exchange (ossia di uno scambio giovanile) visitano il luogo in cui lo scambio avrà luogo per capire come muoversi, gli spazi a disposizione e conoscersi preventivamente. E complice la pausa scolastica, l'APV divenne il mio terreno di prova per mettere alla prova ciò che avevo imparato in quel mese. E quindi mi fu affidato il compito di “responsabile degli energizer” per il gruppo, che era composto da due ragazzi macedoni, due italiani (tra cui la responsabile per il sending della mia associazione) più me e il mio coinquilino, tre ragazzi francesi di seconda generazione, una ragazza polacca e due ragazze dalla Slovenia (ma non è stato quello il momento in cui me ne sono innamorato!).

Grenoble, 2015

Furono dei giorni meravigliosi, soprattutto per come si concluse il tutto. Tornai a casa soddisfatto, con nuovo materiale da portare nel mio bagaglio culturale, nuova gente conosciuta con cui ancora oggi sono in contatto e la consapevolezza che quella che credevo sarebbe stata la mia prima ed ultima esperienza nel mondo dell'IVS e di Erasmus+ aveva totalmente cambiato il mio modo di essere. E di questo ne sarò sempre grato.