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    <title>VegeVale 🌱</title>
    <link>https://log.livellosegreto.it/vegevale/</link>
    <description>Una Vale al vegetale: i miei primi passi nel mondo del veganismo.</description>
    <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 17:33:14 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Assaggi di (non) formaggi - parte 1: al supermercato</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/vegevale/assaggi-di-non-formaggi-parte-1-al-supermercato</link>
      <description>&lt;![CDATA[Incuriosita dalle tante proposte di formaggi vegani che noto intorno a me, nelle ultime settimane ho deciso di provarne qualcuno e vedere che sapore hanno. Il formaggio è sempre stato uno dei miei cibi preferiti da onnivora e sono sempre stata disposta a provarne di nuovi!&#xA;!--more--&#xA;Il primo che ho provato è stato della Valsoia, lo Spalmabile classico. Che nella mia mente chiamo la Soiadelphia, perché la consistenza è fatta per richiamare quella della Philadelphia.&#xA;Ammetto che non è la prima volta che l&#39;assaggio: l&#39;avevo già provato un po&#39; di tempo fa, forse un annetto, credo. Era tra le offerte del supermercato e l&#39;ho preso senza avere chissà quali ispirazioni culinarie. Come tutti i generici della Philadelphia, pensavo di spalmarlo su un panino e bon.&#xA;&#xA;Il primo assaggio l&#39;ho fatto però senza pane, volevo sentirne il sapore e ammetto che non è stato amore a prima vista. Il profumo e la consistenza richiamavano molto la Phila, ma il sapore non era quello a cui ero abituata, neanche per i formaggi spalmabili del supermercato. È stato allora che ho ripreso in mano la scatola e notato che non era un prodotto fatto con il latte.&#xA;Non era di certo il mio sapore preferito ma una volta spalmata su una fetta di pane e ricoperta di olive e affettato si lasciava mangiare!&#xA;&#xA;Ho ricomprato questo spalmabile un paio di settimane fa e la mia impressione rimane sempre la stessa: ottima consistenza, buon profumo ma sapore così così. Devo essere sincera, però: il sapore della Philadelphia non è così buono da solo, secondo me, ma la densità e la morbidezza di questo formaggio sono le caratteristiche più importanti per me.&#xA;&#xA;Insomma, non penso che ricomprerò lo Spalmabile classico Valsoia per mangiarlo dalla vaschetta con i cracker come faccio con l&#39;hummus, ma da tenere in frigo per fare un paninetto al volo, perché no?&#xA;&#xA;Dopo aver parlato così tanto di un formaggio che non è Philadelphia, passiamo alla Philadelphia vegetale! Che non sapevo neanche che esistesse, fino a quando non mi ci è caduto l&#39;occhio sopra al banco frigo.&#xA;Ovviamente l&#39;ho subito acchiappato e portato a casa! Una piccola nota per i distrattoni come me: il packaging della Philadelphia vegetale ricorda quello della Philadelphia al salmone norvegese, occhio a quale pacchetto prendete!&#xA;&#xA;Anche in questo caso, promossi a pieni voti su profumo e consistenza. La differenza nel sapore non è eccessiva ma è comunque percepibile.&#xA;Secondo me la Phila classica ha un sapore leggermente più delicato rispetto a quella vegana, mentre lo spalmabile della Valsoia ha un sapore più deciso della Phila vegana. Sarà che sono tre formaggi a base di alimenti diversi, eh. La Philadelphia classica è fatta col latte, la Philadelphia vegana è a base di mandorle e avena e lo spalmabile Valsoia è a base di soia (chi l&#39;avrebbe mai detto con un nome così).&#xA;&#xA;Però, pure qui mi viene da dire: buona in un panino, la mangio volentieri.&#xA;&#xA;Parlando di panini mi viene in mente uno dei miei pasti veloci preferiti: piadina con roba dentro®. E che cosa c&#39;è di meglio di una piadina con formaggio vegano e affettato vegano? Okay, forse tante altre cose, ma lo ritengo comunque un pasto accettabile quando sono appena tornata a casa dal lavoro, sono le 9 passate e l&#39;idea di accendere i fornelli e spadellare mi pare un incubo. Mi piace cucinare ma ci sono dei momenti in cui dico mi rifiuto categoricamente.&#xA;&#xA;Quindi, cosa ne penso del formaggio affettato vegetale Vemondo British style? Che in casi di necessità può salvarmi le chiappette, quindi è sufficiente a placare la mia fame da lupi. Dall&#39;aspetto sembrano fette di formaggio cheddar e se assaggiato da solo, tirandolo fuori dal pacchetto e basta, il sapore è scarso e la consistenza un po&#39; gommosetta.&#xA;Se scaldato all&#39;interno di una piadina o di un toast, come dovrebbe essere mangiato, assume invece una consistenza migliore. Si scioglie ma rimane più compatto delle sottilette normali, quindi non va a colare da tutte le parti e sporcarmi la piastra. Il sapore però rimane un po&#39; particolare. Sarà che è a base di olio di cocco, ma non è tra i miei preferiti.&#xA;&#xA;La Vemondo produce anche il grattugiato vegano, che se non erro nei paesi anglofoni è venduto come &#34;vegan pizza topping&#34;. Siccome sono molto intelligente (e modesta!), nel momento in cui i miei occhi hanno incontrato questo pacchettino verde mi si è accesa immediatamente la lampadina: grattugiato veg + pizza veg alla bruschetta = pizza filante tutta Vemondo.&#xA;Effettivamente devo dire che sparso sulla pizza prima di infornarla dà un tocco discretamente formaggioso. Non è la pizza filante che si vede nei film, però dà soddisfazione e il sapore non va a coprire quello degli altri ingredienti.&#xA;Sconsiglierei di metterla sulla pasta o su altri alimenti, in forno va bene ma non so se può avere altre applicazioni altrettanto soddisfacenti.&#xA;&#xA;Tirando le somme, posso dire di essere abbastanza soddisfatta di ciò che ho provato finora. Non ho trovato niente che mi facesse andare in visibilio, ma non sono neanche rimasta delusa. Tutti questi prodotti fanno esattamente ciò che pubblicizzano. Le sottilette non saranno mai un cibo gourmet e il formaggio grattuggiato ha usi a mio parere limitati, che sia fatto con il latte o meno.&#xA;&#xA;Secondo me è importante parlare di questi prodotti che si trovano al supermercato, alla portata di (quasi) tutti. La prossima volta però vi parlerò di formaggi vegani un po&#39; diversi, quelli prodotti artigianalmente. Appena finisco di assaggiarli vi do un giudizio ;)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Incuriosita dalle tante proposte di formaggi vegani che noto intorno a me, nelle ultime settimane ho deciso di provarne qualcuno e vedere che sapore hanno. Il formaggio è sempre stato uno dei miei cibi preferiti da onnivora e sono sempre stata disposta a provarne di nuovi!

Il primo che ho provato è stato della <strong>Valsoia, lo Spalmabile classico</strong>. Che nella mia mente chiamo la Soiadelphia, perché la consistenza è fatta per richiamare quella della Philadelphia.
Ammetto che non è la prima volta che l&#39;assaggio: l&#39;avevo già provato un po&#39; di tempo fa, forse un annetto, credo. Era tra le offerte del supermercato e l&#39;ho preso senza avere chissà quali ispirazioni culinarie. Come tutti i generici della Philadelphia, pensavo di spalmarlo su un panino e bon.</p>

<p>Il primo assaggio l&#39;ho fatto però senza pane, volevo sentirne il sapore e ammetto che non è stato amore a prima vista. Il profumo e la consistenza richiamavano molto la Phila, ma il sapore non era quello a cui ero abituata, neanche per i formaggi spalmabili del supermercato. È stato allora che ho ripreso in mano la scatola e notato che non era un prodotto fatto con il latte.
Non era di certo il mio sapore preferito ma una volta spalmata su una fetta di pane e ricoperta di olive e affettato si lasciava mangiare!</p>

<p>Ho ricomprato questo spalmabile un paio di settimane fa e la mia impressione rimane sempre la stessa: ottima consistenza, buon profumo ma sapore così così. Devo essere sincera, però: il sapore della Philadelphia non è così buono da solo, secondo me, ma la densità e la morbidezza di questo formaggio sono le caratteristiche più importanti per me.</p>

<p>Insomma, non penso che ricomprerò lo Spalmabile classico Valsoia per mangiarlo dalla vaschetta con i cracker come faccio con l&#39;hummus, ma da tenere in frigo per fare un paninetto al volo, perché no?</p>

<p>Dopo aver parlato così tanto di un formaggio che non è Philadelphia, passiamo alla <strong>Philadelphia vegetale</strong>! Che non sapevo neanche che esistesse, fino a quando non mi ci è caduto l&#39;occhio sopra al banco frigo.
Ovviamente l&#39;ho subito acchiappato e portato a casa! Una piccola nota per i distrattoni come me: il packaging della Philadelphia vegetale ricorda quello della Philadelphia al salmone norvegese, occhio a quale pacchetto prendete!</p>

<p>Anche in questo caso, promossi a pieni voti su profumo e consistenza. La differenza nel sapore non è eccessiva ma è comunque percepibile.
Secondo me la Phila classica ha un sapore leggermente più delicato rispetto a quella vegana, mentre lo spalmabile della Valsoia ha un sapore più deciso della Phila vegana. Sarà che sono tre formaggi a base di alimenti diversi, eh. La Philadelphia classica è fatta col latte, la Philadelphia vegana è a base di mandorle e avena e lo spalmabile Valsoia è a base di soia (chi l&#39;avrebbe mai detto con un nome così).</p>

<p>Però, pure qui mi viene da dire: buona in un panino, la mangio volentieri.</p>

<p>Parlando di panini mi viene in mente uno dei miei pasti veloci preferiti: piadina con roba dentro®. E che cosa c&#39;è di meglio di una piadina con formaggio vegano e affettato vegano? Okay, forse tante altre cose, ma lo ritengo comunque un pasto accettabile quando sono appena tornata a casa dal lavoro, sono le 9 passate e l&#39;idea di accendere i fornelli e spadellare mi pare un incubo. Mi piace cucinare ma ci sono dei momenti in cui dico mi rifiuto categoricamente.</p>

<p>Quindi, cosa ne penso del formaggio affettato vegetale <strong>Vemondo British style</strong>? Che in casi di necessità può salvarmi le chiappette, quindi è sufficiente a placare la mia fame da lupi. Dall&#39;aspetto sembrano fette di formaggio cheddar e se assaggiato da solo, tirandolo fuori dal pacchetto e basta, il sapore è scarso e la consistenza un po&#39; gommosetta.
Se scaldato all&#39;interno di una piadina o di un toast, come dovrebbe essere mangiato, assume invece una consistenza migliore. Si scioglie ma rimane più compatto delle sottilette normali, quindi non va a colare da tutte le parti e sporcarmi la piastra. Il sapore però rimane un po&#39; particolare. Sarà che è a base di olio di cocco, ma non è tra i miei preferiti.</p>

<p>La Vemondo produce anche il <strong>grattugiato vegano</strong>, che se non erro nei paesi anglofoni è venduto come “vegan pizza topping”. Siccome sono molto intelligente (e modesta!), nel momento in cui i miei occhi hanno incontrato questo pacchettino verde mi si è accesa immediatamente la lampadina: grattugiato veg + pizza veg alla bruschetta = pizza filante tutta Vemondo.
Effettivamente devo dire che sparso sulla pizza prima di infornarla dà un tocco discretamente formaggioso. Non è la pizza filante che si vede nei film, però dà soddisfazione e il sapore non va a coprire quello degli altri ingredienti.
Sconsiglierei di metterla sulla pasta o su altri alimenti, in forno va bene ma non so se può avere altre applicazioni altrettanto soddisfacenti.</p>

<p>Tirando le somme, posso dire di essere abbastanza soddisfatta di ciò che ho provato finora. Non ho trovato niente che mi facesse andare in visibilio, ma non sono neanche rimasta delusa. Tutti questi prodotti fanno esattamente ciò che pubblicizzano. Le sottilette non saranno mai un cibo gourmet e il formaggio grattuggiato ha usi a mio parere limitati, che sia fatto con il latte o meno.</p>

<p>Secondo me è importante parlare di questi prodotti che si trovano al supermercato, alla portata di (quasi) tutti. La prossima volta però vi parlerò di formaggi vegani un po&#39; diversi, quelli prodotti artigianalmente. Appena finisco di assaggiarli vi do un giudizio ;)</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/vegevale/assaggi-di-non-formaggi-parte-1-al-supermercato</guid>
      <pubDate>Tue, 28 Nov 2023 11:24:36 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Permettetemi di gongolare per un secondo</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/vegevale/permettetemi-di-gongolare-per-un-secondo</link>
      <description>&lt;![CDATA[!--more--&#xA;&#xA;Non una, bensì due dottoresse, professioniste mediche sanitarie mi hanno confermato che una dieta vegana varia e bilanciata, se correttamente integrata di vitamina B12, è sana e non va a influire negativamente sullo stato di salute della sottoscritta.&#xA;&#xA;HA! &amp;ast;agita ditini medi tutto intorno a sé&amp;ast;&#xA;&#xA;Okay, adesso posso ricominciare a scrivere cose vagamente un po&#39; più serie, dovevo solo togliermi questo sassolino dalla scarpa.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[

<p>Non una, bensì <em>due</em> dottoresse, professioniste mediche sanitarie mi hanno confermato che una dieta vegana varia e bilanciata, se correttamente integrata di vitamina B12, è sana e non va a influire negativamente sullo stato di salute della sottoscritta.</p>

<p>HA! *agita ditini medi tutto intorno a sé*</p>

<p>Okay, adesso posso ricominciare a scrivere cose vagamente un po&#39; più serie, dovevo solo togliermi questo sassolino dalla scarpa.</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/vegevale/permettetemi-di-gongolare-per-un-secondo</guid>
      <pubDate>Tue, 14 Nov 2023 18:05:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Skincare vegana</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/vegevale/skincare-vegana</link>
      <description>&lt;![CDATA[Approcciandomi al veganismo ho scoperto che non si tratta solo di un cambiamento di dieta, ma di uno stile di vita che prende in esame tutti gli ambiti della nostra quotidianità che vanno a influire in qualche modo sul benessere animale.&#xA;Ad esempio la skincare e i prodotti per la cura di viso e corpo possono non solo contenere derivati di origine animale, ma anche aver causato sofferenza ad altri esseri viventi.&#xA;&#xA;Quando ho iniziato a controllare in bagno tra i miei prodotti, ho scoperto con piacere che la maggior parte di quelli che usavo regolarmente erano già vegani. È da qualche anno che uso i prodotti di The Ordinary, perché mi hanno aiutata tantissimo a gestire l&#39;acne e le conseguenti cicatrici e macchie da iperpigmentazione che spesso i simpatici brufoli lasciano come regalino quando se ne vanno. Pensate un po&#39;, sia il niacinamide che l&#39;acido lattico e anche gli idratanti erano tutti vegani.&#xA;&#xA;Guardando sul sito ho avuto conferma che questa marca è sia cruelty free (cosa che in realtà sapevo già, ma una rinfrescata alla memoria è sempre utile) che completamente vegana.&#xA;&#xA;Per quanto riguarda i prodotti per la pulizia del viso, ammetto di essere un po&#39; pigra: di solito li compravo al supermercato o nelle catene di negozi dedicati alla cura della persona come Caddy&#39;s, Acqua e sapone.&#xA;Però di recente ha aperto un dm, o DrogerieMarkt, lungo il percorso che faccio tutti i giorni per andare al lavoro. Al mattino quando ci passo davanti è ancora chiuso, ma al ritorno lo trovo aperto.&#xA;&#xA;Ci avevo comperato prima un latte detergente e poi una schiuma per il viso, entrambi delicati e per pelli sensibili, perché ogni tanto soffro di allergie. Non spesso fortunatamente, ma ogni tanto la mia pelle ha delle reazioni non proprio ideali, quindi cerco di orientarmi sempre su una detersione di questo tipo.&#xA;&#xA;Quando ho fatto il passaggio su uno stile di vita plant-based, ho scoperto che questi detergenti erano vegani! La marca, Balea, non è esclusivamente vegana, ma questi prodotti nello specifico lo sono. Ne sono molto contenta perché sono dei validi prodotti che mi fanno ottenere due risultati in contemporanea: puliscono la pelle dal trucco e dalle impurità, senza renderla secca né disidratata.&#xA;Purtroppo di solito i detergenti fanno o una cosa o l&#39;altra e non mi è capitato spesso di riuscire a trovarne facessero entrambe le cose, quindi sono soddisfatta! Oltre a essere ben felice di non dover andare alla ricerca di altri prodotti che funzionino altrettanto bene ;)&#xA;&#xA;Piccola postilla finale: ovviamente niente di tutto ciò che è riportato in questo post è sponsorizzato, anche perché siamo onesti: a me, chi mi calcola? :D]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Approcciandomi al veganismo ho scoperto che non si tratta solo di un cambiamento di dieta, ma di uno stile di vita che prende in esame tutti gli ambiti della nostra quotidianità che vanno a influire in qualche modo sul benessere animale.
Ad esempio la skincare e i prodotti per la cura di viso e corpo possono non solo contenere derivati di origine animale, ma anche aver causato sofferenza ad altri esseri viventi.</p>

<p>Quando ho iniziato a controllare in bagno tra i miei prodotti, ho scoperto con piacere che la maggior parte di quelli che usavo regolarmente erano già vegani. È da qualche anno che uso i prodotti di The Ordinary, perché mi hanno aiutata tantissimo a gestire l&#39;acne e le conseguenti cicatrici e macchie da iperpigmentazione che spesso i simpatici brufoli lasciano come regalino quando se ne vanno. Pensate un po&#39;, sia il niacinamide che l&#39;acido lattico e anche gli idratanti erano tutti vegani.</p>

<p>Guardando sul sito ho avuto conferma che questa marca è sia cruelty free (cosa che in realtà sapevo già, ma una rinfrescata alla memoria è sempre utile) che completamente vegana.</p>

<p>Per quanto riguarda i prodotti per la pulizia del viso, ammetto di essere un po&#39; pigra: di solito li compravo al supermercato o nelle catene di negozi dedicati alla cura della persona come Caddy&#39;s, Acqua e sapone.
Però di recente ha aperto un dm, o DrogerieMarkt, lungo il percorso che faccio tutti i giorni per andare al lavoro. Al mattino quando ci passo davanti è ancora chiuso, ma al ritorno lo trovo aperto.</p>

<p>Ci avevo comperato prima un latte detergente e poi una schiuma per il viso, entrambi delicati e per pelli sensibili, perché ogni tanto soffro di allergie. Non spesso fortunatamente, ma ogni tanto la mia pelle ha delle reazioni non proprio ideali, quindi cerco di orientarmi sempre su una detersione di questo tipo.</p>

<p>Quando ho fatto il passaggio su uno stile di vita plant-based, ho scoperto che questi detergenti erano vegani! La marca, Balea, non è esclusivamente vegana, ma questi prodotti nello specifico lo sono. Ne sono molto contenta perché sono dei validi prodotti che mi fanno ottenere due risultati in contemporanea: puliscono la pelle dal trucco e dalle impurità, senza renderla secca né disidratata.
Purtroppo di solito i detergenti fanno o una cosa o l&#39;altra e non mi è capitato spesso di riuscire a trovarne facessero entrambe le cose, quindi sono soddisfatta! Oltre a essere ben felice di non dover andare alla ricerca di altri prodotti che funzionino altrettanto bene ;)</p>

<p><em>Piccola postilla finale</em>: ovviamente niente di tutto ciò che è riportato in questo post è sponsorizzato, anche perché siamo onesti: a me, chi mi calcola? :D</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/vegevale/skincare-vegana</guid>
      <pubDate>Fri, 10 Nov 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>WVD e pensieri vagheggianti</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/vegevale/wvd-e-pensieri-vagheggianti</link>
      <description>&lt;![CDATA[A quanto pare il 1° di Novembre c&#39;è stato il World Vegan Day. L&#39;ho anche visto abbreviato come WVD, ma i miei occhi cercano di interpretare il testo come una strana emoticon o un kaomoji finito male, quindi mi sa che continuerò a scriverlo per esteso.&#xA;&#xA;Il World Vegan Day sembra una bella idea, un modo per parlare di questo stile di vita e creare un dialogo. Peccato che io questo dialogo l&#39;abbia visto solo online.&#xA;&#xA;Sarà perché vivo in una città piccola, sarà che magari è una celebrazione più sentita in altri Paesi, sarà che Halloween e i Santi sono due tradizioni molto più popolari, fatto sta che se non fosse stato per il Fediverso non mi sarei mai ricordata del World Vegan Day.&#xA;&#xA;Però, è successa una cosa buffa. Manco l&#39;avessi fatto apposta, durante il World Vegan Day ho fatto “coming out” e ho ufficialmente parlato ai miei genitori della mia intenzione di mangiare vegano da ora in poi.&#xA;Lasciate che ve lo dica, era andato molto meglio quando avevo fatto il vero coming out e detto ai miei genitori che sono bisessuale.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Mia mamma ha risposto un “No” secco, quasi tagliando l&#39;aria con le mani tipo cartone animato giapponese. Mio papà ha fatto la faccia di una persona che morde accidentalmente una cipolla pensando che si tratti di una mela. Una cipolla andata a male da un paio di mesi.&#xA;&#xA;Diciamo che avrebbe potuto andare meglio. Soprattutto perché il discorso più ampio era riguardo a ciò che mi aveva detto la mia nutrizionista, i consigli che mi aveva dato e il piano alimentare che aveva stilato per me, apposta per farmi mantenere un&#39;alimentazione sana ed equilibrata. Ma insomma, cosa vogliono di più di così, verrebbe quasi da chiedersi.&#xA;&#xA;Però capisco i loro dubbi. Capisco l&#39;appunto che mi ha fatto mio padre, facendomi notare che io sono solo una persona, non cambierò niente. E che le stime di quel report del WWF che ho già linkato qualche tempo fa sono solo quello: stime. Teorie. Non sono fatti.&#xA;Capisco la preoccupazione di mia madre, il suo: “E le proteine dove le prendi?” e anche l&#39;immediato: “Io la carne continuo a cucinartela!” con i successivi dubbi: “Ma i vegani le mangiano le uova? E possono mangiare il formaggio? Il latte? L&#39;alcol?!”. La risposta è abbastanza ovvia, ma nell&#39;ordine: no, no, no e sì.&#xA;&#xA;Capisco quello che mi hanno detto in famiglia e che mi hanno detto degli amici: sono sicura che questa non sia solo un&#39;altra fase della depressione in cui mi incaponisco a fare qualcosa ben più grande di me, che poi fallirò miseramente per poi sentirmi una cacca completa?&#xA;Insomma: VegeVale, sei in fase di up? No, non sono bipolare né ho mai avuto una diagnosi in merito, però ho la tendenza a innamorarmi di cose, concetti, per poi stancarmene dopo qualche tempo. Che può variare da qualche settimana, mese o anno, ma mi è stato rinfacciato più volte che non riesco a mantenere degli interessi per un periodo di tempo che le persone intorno a me considerano essere abbastanza.&#xA;&#xA;Insomma, capisco tutti questi se e questi ma che mi sono stati posti davanti. Me li sono chiesti anch&#39;io, quando ho iniziato a pensare di intraprendere questo percorso. Le risposte che ho trovato sia da evidenze scientifiche che dentro di me mi hanno soddisfatta. Ora quello che devo fare è vivere la mia vita e la mia verità, per quanto suoni pomposo.&#xA;&#xA;Onestamente? Non sento di dover provare niente a nessuno. Se il mio corpo e la mia dieta saranno sani, questo sarà già un ottimo risultato, ma il mio obiettivo è questo: sentire di star facendo qualcosa per migliorare lo stato delle cose. Quindi ridurre la violenza sugli animali, lo sfruttamento degli esseri animali e degli esseri umani, ma anche cercare di impattare di meno sulla salute del pianeta. Sull&#39;inquinamento, sulle emissioni di CO2, sull&#39;utilizzo della terra e di campi coltivati a soia per nutrire non noi vegani bensì gli animali che poi verranno macellati.&#xA;&#xA;Mi sento molto infervorata mentre scrivo queste righe perché la realtà è che questi temi mi sono sempre stati cari. E adesso ho deciso di fare un passo in avanti, andando oltre la semplice raccolta differenziata, il bere l&#39;acqua del rubinetto, l&#39;acquisto di prodotti sfusi invece che confezionati, la spesa dal fruttivendolo sotto casa invece di comprare la verdura che viene dall&#39;altra parte del mondo...&#xA;&#xA;Diciamocelo onestamente: io non posso cambiare il mondo. Lo so, sono più che conscia del fatto che queste mie azioni non risolveranno la fame nel mondo, non ci aiuteranno a rispettare l&#39;obiettivo europeo di diventare climaticamente neutri entro il 2050, non è una strategia che mira alla perfezione. Ciò a cui miro è sentirmi un po&#39; meglio, ridurre la mia ansia climatica e fare qualcosa, cazzo.&#xA;&#xA;E forse, finalmente, mi rendo conto che questo piccolo blogghettino altro non è che una mano tesa: una ricerca di anime affini che la pensano come me, che non mi diranno “Eh, tanto non c&#39;è niente da fare” ma che invece penseranno “Ehi, anch&#39;io mi sento così” e si batteranno per qualcosa di più. Un obiettivo comune, uno sforzo per migliorare la situazione.&#xA;&#xA;Una sola persona non basta, ma tante persone fanno una folla e una folla può portare del bene. Perché almeno non provarci?]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>A quanto pare il 1° di Novembre c&#39;è stato il World Vegan Day. L&#39;ho anche visto abbreviato come WVD, ma i miei occhi cercano di interpretare il testo come una strana emoticon o un kaomoji finito male, quindi mi sa che continuerò a scriverlo per esteso.</p>

<p>Il World Vegan Day sembra una bella idea, un modo per parlare di questo stile di vita e creare un dialogo. Peccato che io questo dialogo l&#39;abbia visto solo online.</p>

<p>Sarà perché vivo in una città piccola, sarà che magari è una celebrazione più sentita in altri Paesi, sarà che Halloween e i Santi sono due tradizioni molto più popolari, fatto sta che se non fosse stato per il Fediverso non mi sarei mai ricordata del World Vegan Day.</p>

<p>Però, è successa una cosa buffa. Manco l&#39;avessi fatto apposta, durante il World Vegan Day ho fatto “coming out” e ho ufficialmente parlato ai miei genitori della mia intenzione di mangiare vegano da ora in poi.
Lasciate che ve lo dica, era andato molto meglio quando avevo fatto il vero coming out e detto ai miei genitori che sono bisessuale.</p>



<p>Mia mamma ha risposto un “No” secco, quasi tagliando l&#39;aria con le mani tipo cartone animato giapponese. Mio papà ha fatto la faccia di una persona che morde accidentalmente una cipolla pensando che si tratti di una mela. Una cipolla andata a male da un paio di mesi.</p>

<p>Diciamo che avrebbe potuto andare meglio. Soprattutto perché il discorso più ampio era riguardo a ciò che mi aveva detto la mia nutrizionista, i consigli che mi aveva dato e il piano alimentare che aveva stilato per me, apposta per farmi mantenere un&#39;alimentazione sana ed equilibrata. Ma insomma, cosa vogliono di più di così, verrebbe quasi da chiedersi.</p>

<p>Però capisco i loro dubbi. Capisco l&#39;appunto che mi ha fatto mio padre, facendomi notare che io sono solo una persona, non cambierò niente. E che le stime di quel report del WWF che ho già linkato qualche tempo fa sono solo quello: stime. Teorie. Non sono fatti.
Capisco la preoccupazione di mia madre, il suo: “E le proteine dove le prendi?” e anche l&#39;immediato: “Io la carne continuo a cucinartela!” con i successivi dubbi: “Ma i vegani le mangiano le uova? E possono mangiare il formaggio? Il latte? L&#39;alcol?!”. La risposta è abbastanza ovvia, ma nell&#39;ordine: no, no, no e sì.</p>

<p>Capisco quello che mi hanno detto in famiglia e che mi hanno detto degli amici: sono sicura che questa non sia solo un&#39;altra fase della depressione in cui mi incaponisco a fare qualcosa ben più grande di me, che poi fallirò miseramente per poi sentirmi una cacca completa?
Insomma: VegeVale, sei in fase di up? No, non sono bipolare né ho mai avuto una diagnosi in merito, però ho la tendenza a innamorarmi di cose, concetti, per poi stancarmene dopo qualche tempo. Che può variare da qualche settimana, mese o anno, ma mi è stato rinfacciato più volte che non riesco a mantenere degli interessi per un periodo di tempo che le persone intorno a me considerano essere abbastanza.</p>

<p>Insomma, capisco tutti questi se e questi ma che mi sono stati posti davanti. Me li sono chiesti anch&#39;io, quando ho iniziato a pensare di intraprendere questo percorso. Le risposte che ho trovato sia da evidenze scientifiche che dentro di me mi hanno soddisfatta. Ora quello che devo fare è vivere la mia vita e la mia verità, per quanto suoni pomposo.</p>

<p>Onestamente? Non sento di dover provare niente a nessuno. Se il mio corpo e la mia dieta saranno sani, questo sarà già un ottimo risultato, ma il mio obiettivo è questo: <em>sentire di star facendo qualcosa per migliorare lo stato delle cose</em>. Quindi ridurre la violenza sugli animali, lo sfruttamento degli esseri animali e degli esseri umani, ma anche cercare di impattare di meno sulla salute del pianeta. Sull&#39;inquinamento, sulle emissioni di CO2, sull&#39;utilizzo della terra e di campi coltivati a soia per nutrire non noi vegani bensì gli animali che poi verranno macellati.</p>

<p>Mi sento molto infervorata mentre scrivo queste righe perché la realtà è che questi temi mi sono sempre stati cari. E adesso ho deciso di fare un passo in avanti, andando oltre la semplice raccolta differenziata, il bere l&#39;acqua del rubinetto, l&#39;acquisto di prodotti sfusi invece che confezionati, la spesa dal fruttivendolo sotto casa invece di comprare la verdura che viene dall&#39;altra parte del mondo...</p>

<p>Diciamocelo onestamente: io <em>non posso</em> cambiare il mondo. Lo so, sono più che conscia del fatto che queste mie azioni non risolveranno la fame nel mondo, non ci aiuteranno a rispettare l&#39;obiettivo europeo di diventare climaticamente neutri entro il 2050, non è una strategia che mira alla perfezione. Ciò a cui miro è sentirmi un po&#39; meglio, ridurre la mia ansia climatica e fare qualcosa, cazzo.</p>

<p>E forse, finalmente, mi rendo conto che questo piccolo blogghettino altro non è che una mano tesa: una ricerca di anime affini che la pensano come me, che non mi diranno “Eh, tanto non c&#39;è niente da fare” ma che invece penseranno “Ehi, anch&#39;io mi sento così” e si batteranno per qualcosa di più. Un obiettivo comune, uno sforzo per migliorare la situazione.</p>

<p>Una sola persona non basta, ma tante persone fanno una folla e una folla può portare del bene. Perché almeno non provarci?</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/vegevale/wvd-e-pensieri-vagheggianti</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Nov 2023 10:43:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Swap party, swap party, swap party!</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/vegevale/swap-party-swap-party-swap-party</link>
      <description>&lt;![CDATA[Camminando i miei due chilometrini giornalieri per andare al lavoro, mi capita spesso di guardare i cartelloni pubblicitari a lato della strada. A volte vengo attirata dalle immagini, altre dai colori, altre ancora dalle parole.&#xA;&#xA;È stato così che ho scoperto che nella mia città ci sarebbe stato uno swap party, uno scambio di abbigliamento gestito da un&#39;organizzazione no profit locale nata da poco. Cercando più informazioni ho scoperto che si tratta di ragazzi giovani che pensano alla sostenibilità come uno dei metodi per ridurre l’impatto ambientale inestricabilmente collegato alla moda come industria.&#xA;&#xA;Il progetto mi piaceva un sacco e sembrava un&#39;idea carina per passare un pomeriggio diverso dal solito, così ho deciso di partecipare.&#xA;Sono arrivata circa un&#39;oretta dopo l&#39;inizio dell&#39;evento e con mia somma sorpresa ho scoperto che c&#39;era la coda per entrare! Ho passato più di mezz&#39;ora in coda (il che fa capire quanto ero motivata!), ma l&#39;ho sfruttata al mio meglio: cercando di interagire con altri esseri umani!&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Ora, non è che io sia timida, però sono un po&#39; un orso. Ma ogni tanto mi costringo a socializzare e spesso ne esce anche qualche chiacchiera simpatica, come in questo caso. Le due ragazze che erano di fronte a me erano studentesse all&#39;università e mi hanno raccontato un po&#39; dei loro studi e dei lavoretti che fanno per guadagnare due soldini e potersi pagare un pieno di benzina ogni tanto.&#xA;&#xA;La ragazza dietro di me invece si è rivelata essere un&#39;esperta degli swap party. Anche lei era perplessa dalla coda e ha spiegato a me e a un altro paio di ragazze che l&#39;ascoltavano che la situazione in altre città è diversa. Ad esempio, a Torino e Milano basta pagare un biglietto d&#39;entrata e poi si possono prendere tutti i vestiti che si desidera, o portare tutti quelli che si vuole.&#xA;&#xA;Questa organizzazione della mia città ha scelto un metodo differente, forse sapendo che da queste parti siamo un po&#39; tirchi e pagare 10 € all&#39;ingresso avrebbe fatto storcere il naso a qualche avventore.&#xA;Hanno creato un sistema a punti, in cui ogni capo aveva un punteggio. Ad esempio:&#xA;una maglietta, 2 punti;&#xA;una felpa, 4 punti;&#xA;un paio di jeans: 6 punti;&#xA;un cappotto vintage cucito a mano da una famosa modista con ancora attaccato il cartellino del prezzo: 8 fantastilioni di punti, e così via.&#xA;&#xA;Per ogni capo portato si ottenevano appunto dei punti, che si potevano &#34;spendere&#34; per prendere dei capi con un punteggio pari o inferiore.&#xA;Insomma, per fare un esempio pratico: porto 10 t-shirt, mi danno 20 punti che posso usare prendendo altre 10 t-shirt oppure 5 felpe oppure 3 jeans e una maglietta... La riprova di quanto avevo torto quando da bambina mi lamentavo che la matematica non mi sarebbe mai servita XD&#xA;&#xA;La cosa carina è che all&#39;ingresso si potevano dare i propri contatti e venir registrati, in modo da poter uilizzare i punti non spesi all&#39;evento successivo.&#xA;Io di mio ho portato un po&#39; di cose che non indossavo più: due maglioni di Natale adorabilmente kitch, dei pantaloni di un paio di taglie troppo grandi, magliette che erano in mio possesso da abbastanza tempo che viaggiavano se non per la maggior età almeno verso l&#39;adolescenza...&#xA;&#xA;Ho mostrato questi capi all&#39;ingresso, mi sono registrata, ho preso il mio foglietto con i punti e poi sono entrata in questo mondo variopinto: attaccapanni con vestiti di tutte le taglie, tavoli cosparsi di felpe, maglie, magliette e maglioni, gonne e pantaloni, chi più ne ha più ne metta. Alcuni capi mi hanno attirato per i loro colori, altri per i materiali, ma alla fine mi sono limitata a prendere tre capi di cui ero sicura: un maglioncino blu, una camicia a scacchi bianca e nera, una maglia rossa a manica lunga.&#xA;&#xA;Avrei tanto voluto prendere anche una camicia a scacchi rossa e blu, ci ho lasciato dietro il cuore, ma era di quelle che vanno stirate o magari anche portate in tintoria. Ho dovuto essere onesta con me stessa e ammettere che non l&#39;avrei mai indossata perché odio stirare e sono troppo pelandrona per passare in tintoria. Però se ne ritrovo una simile ho tutte le intenzioni di prenderla: la camicia a scacchi da boscaiola lesbica canadese sarà mia, un giorno!&#xA;&#xA;Mentre giravo fra le pile di vestiti mi divertivo a scambiare due parole con le altre persone, che erano principalmente donne ma non solo. C&#39;era anche qualche ragazzo, e ho visto persone di tutte le età che curiosavano fra gli attaccapanni.&#xA;Mi è piaciuta quest&#39;esperienza condivisa, e ammetto che mi sono anche fatta una risatina sotto i baffi quando ho notato che i miei due maglioni natalizi sono stati accaparrati nel giro di pochi minuti da un ragazzo e da una ragazza. Non ho la più pallida idea di che fine abbiano fatto gli altri capi che ho portato, ma quei due lì erano molto, molto vistosi e mi ha fatto piacere che qualcuno se li sia portati a casa.&#xA;&#xA;Senza neanche rendermene conto ho passato 40 minuti a girare, frugare fra vestiti e libri. E sì, perché c&#39;era anche un banchetto per lo scambio di libri! Era gestito da un&#39;associazione che ha un club del libro, devo assolutamente andarci. O meglio, devo ricordarmi di andarci. Fortunatamente mi hanno dato i loro link social, così posso reperire le informazioni su luoghi e orari con più facilità.&#xA;&#xA;L&#39;esperienza è stata più che positiva, mi ha fatto felice dare nuova vita a quei capi che non avrei mai più indossato e fare shopping in questo modo alternativo. Un pomeriggio davvero piacevole, spero di poterlo ripetere presto.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Camminando i miei due chilometrini giornalieri per andare al lavoro, mi capita spesso di guardare i cartelloni pubblicitari a lato della strada. A volte vengo attirata dalle immagini, altre dai colori, altre ancora dalle parole.</p>

<p>È stato così che ho scoperto che nella mia città ci sarebbe stato uno swap party, uno scambio di abbigliamento gestito da un&#39;organizzazione no profit locale nata da poco. Cercando più informazioni ho scoperto che si tratta di ragazzi giovani che pensano alla sostenibilità come uno dei metodi per ridurre l’impatto ambientale inestricabilmente collegato alla moda come industria.</p>

<p>Il progetto mi piaceva un sacco e sembrava un&#39;idea carina per passare un pomeriggio diverso dal solito, così ho deciso di partecipare.
Sono arrivata circa un&#39;oretta dopo l&#39;inizio dell&#39;evento e con mia somma sorpresa ho scoperto che c&#39;era la coda per entrare! Ho passato più di mezz&#39;ora in coda (il che fa capire quanto ero motivata!), ma l&#39;ho sfruttata al mio meglio: cercando di interagire con altri esseri umani!</p>



<p>Ora, non è che io sia timida, però sono un po&#39; un orso. Ma ogni tanto mi costringo a socializzare e spesso ne esce anche qualche chiacchiera simpatica, come in questo caso. Le due ragazze che erano di fronte a me erano studentesse all&#39;università e mi hanno raccontato un po&#39; dei loro studi e dei lavoretti che fanno per guadagnare due soldini e potersi pagare un pieno di benzina ogni tanto.</p>

<p>La ragazza dietro di me invece si è rivelata essere un&#39;esperta degli swap party. Anche lei era perplessa dalla coda e ha spiegato a me e a un altro paio di ragazze che l&#39;ascoltavano che la situazione in altre città è diversa. Ad esempio, a Torino e Milano basta pagare un biglietto d&#39;entrata e poi si possono prendere tutti i vestiti che si desidera, o portare tutti quelli che si vuole.</p>

<p>Questa organizzazione della mia città ha scelto un metodo differente, forse sapendo che da queste parti siamo un po&#39; tirchi e pagare 10 € all&#39;ingresso avrebbe fatto storcere il naso a qualche avventore.
Hanno creato un sistema a punti, in cui ogni capo aveva un punteggio. Ad esempio:
* una maglietta, 2 punti;
* una felpa, 4 punti;
* un paio di jeans: 6 punti;
* un cappotto vintage cucito a mano da una famosa modista con ancora attaccato il cartellino del prezzo: 8 fantastilioni di punti, e così via.</p>

<p>Per ogni capo portato si ottenevano appunto dei punti, che si potevano “spendere” per prendere dei capi con un punteggio pari o inferiore.
Insomma, per fare un esempio pratico: porto 10 t-shirt, mi danno 20 punti che posso usare prendendo altre 10 t-shirt oppure 5 felpe oppure 3 jeans e una maglietta... La riprova di quanto avevo torto quando da bambina mi lamentavo che la matematica non mi sarebbe mai servita XD</p>

<p>La cosa carina è che all&#39;ingresso si potevano dare i propri contatti e venir registrati, in modo da poter uilizzare i punti non spesi all&#39;evento successivo.
Io di mio ho portato un po&#39; di cose che non indossavo più: due maglioni di Natale adorabilmente kitch, dei pantaloni di un paio di taglie troppo grandi, magliette che erano in mio possesso da abbastanza tempo che viaggiavano se non per la maggior età almeno verso l&#39;adolescenza...</p>

<p>Ho mostrato questi capi all&#39;ingresso, mi sono registrata, ho preso il mio foglietto con i punti e poi sono entrata in questo mondo variopinto: attaccapanni con vestiti di tutte le taglie, tavoli cosparsi di felpe, maglie, magliette e maglioni, gonne e pantaloni, chi più ne ha più ne metta. Alcuni capi mi hanno attirato per i loro colori, altri per i materiali, ma alla fine mi sono limitata a prendere tre capi di cui ero sicura: un maglioncino blu, una camicia a scacchi bianca e nera, una maglia rossa a manica lunga.</p>

<p>Avrei tanto voluto prendere anche una camicia a scacchi rossa e blu, ci ho lasciato dietro il cuore, ma era di quelle che vanno stirate o magari anche portate in tintoria. Ho dovuto essere onesta con me stessa e ammettere che non l&#39;avrei mai indossata perché odio stirare e sono troppo pelandrona per passare in tintoria. Però se ne ritrovo una simile ho tutte le intenzioni di prenderla: la camicia a scacchi da boscaiola lesbica canadese sarà mia, un giorno!</p>

<p>Mentre giravo fra le pile di vestiti mi divertivo a scambiare due parole con le altre persone, che erano principalmente donne ma non solo. C&#39;era anche qualche ragazzo, e ho visto persone di tutte le età che curiosavano fra gli attaccapanni.
Mi è piaciuta quest&#39;esperienza condivisa, e ammetto che mi sono anche fatta una risatina sotto i baffi quando ho notato che i miei due maglioni natalizi sono stati accaparrati nel giro di pochi minuti da un ragazzo e da una ragazza. Non ho la più pallida idea di che fine abbiano fatto gli altri capi che ho portato, ma quei due lì erano molto, <em>molto</em> vistosi e mi ha fatto piacere che qualcuno se li sia portati a casa.</p>

<p>Senza neanche rendermene conto ho passato 40 minuti a girare, frugare fra vestiti e libri. E sì, perché c&#39;era anche un banchetto per lo scambio di libri! Era gestito da un&#39;associazione che ha un club del libro, devo assolutamente andarci. O meglio, devo ricordarmi di andarci. Fortunatamente mi hanno dato i loro link social, così posso reperire le informazioni su luoghi e orari con più facilità.</p>

<p>L&#39;esperienza è stata più che positiva, mi ha fatto felice dare nuova vita a quei capi che non avrei mai più indossato e fare shopping in questo modo alternativo. Un pomeriggio davvero piacevole, spero di poterlo ripetere presto.</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/vegevale/swap-party-swap-party-swap-party</guid>
      <pubDate>Fri, 20 Oct 2023 20:11:00 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Si mangia, e anche bene</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/vegevale/si-mangia-e-anche-bene</link>
      <description>&lt;![CDATA[Si sta organizzando una serata in compagnia di due amiche che non vedevo da un po&#39;. Tra vari messaggi siamo riuscite a scovare un giorno in cui siamo tutte libere nello stesso momento e abbiamo anche deciso il luogo dove mangiare. Una pizzeria dove siamo già state in passato, era piaciuta a tutte e tre ed è facilmente raggiungibile sia in macchina che a piedi.&#xA;&#xA;Decido di dare una sbirciatina al menù per vedere che pizze propongono. Non ci sono simboli che indichino se le pizze sono vegane o meno, ma mi sto abituando a leggere gli ingredienti su tutti i prodotti che compro, mi sento preparata.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Tutte le pizze sono condite con formaggio o affettati o formaggi e affettati. Tranne una, che si erge a mia paladina e difenditrice! Rileggo gli ingredienti: pomodoro, aglio, origano. Be&#39;, ecco, preferirei qualche condimento in più, se possibile. E magari non rischiare di stendere le mie commensali ogni volta che apro bocca. Di sicuro è un&#39;ottima pizza anti vampiro, ma non è quello che cerco. Rileggo il menù.&#xA;&#xA;Mozzarella, stracciatella, bufala, gorgonzola. Prosciutto, wurstel, acciughe, salmone, mortadella. D&#39;un tratto mi coglie l&#39;illuminazione: e se mi facessi rimuovere un ingrediente?&#xA;Alcune pizze ruotano chiaramente intorno ai derivati animali e non avrebbe senso farli togliere. Se chiedo la gorgonzola e pere senza gorgo mi rimangono solo le pere, stessa cosa per salsiccia e friarielli.&#xA;&#xA;Però ci sono un paio di altre pizze papabili. La vegetariana non sarebbe male con &#34;solo&#34; pomodoro, zucchine, melanzane e peperoni. Noto altre due possibilità interessanti, una con pesto e l&#39;altra con pesto e patate. Insomma, non male. Le opzioni ci sono, quando sarò al ristorante avrò abbastanza scelta.&#xA;&#xA;Chiudo il sito e decido di non decidere: sceglierò cosa prendere sul momento, quando saremo al ristorante. Mentre chiudo il browser un pensiero fa capolino e rimbalza momentaneamente nella mia scatola cranica: dato che ormai siamo a ottobre, sarebbe divertente se proprio questa settimana cambiassero il menù e mettessero quello autunnale. Già, sarebbe proprio divertente...&#xA;&#xA;Le ultime parole famose!&#xA;&#xA;È finalmente arrivata l&#39;agognata serata tra ragazze, i soliti saluti e &#34;Da quanto tempo&#34; poi si entra nel locale. Dopo il benvenuto con convenevoli iniziali ci danno un tavolo, ci sediamo sulle cadreghe e apriamo il menù. Ed è già quello della nuova stagione, porca paletta!&#xA;Calma e sangue freddo, mi dico, le pizze classiche non sono cambiate. Mal che vada posso prendermi la vegetariana senza formaggio.&#xA;&#xA;Noto che adesso sul menù è anche specificato che la farina degli impasti è a km 0 e a basso impatto ambientale, informazioni interessanti ma il mio obiettivo è un altro. Fortunatamente siamo tutte immerse nella lettura, quindi posso dedicare tutta la mia attenzione alla prioritaria ricerca di cibo delizioso.&#xA;&#xA;Sono quasi alla fine della lista quando trovo lei, la miniera d&#39;oro: pizza al padellino. Impasto multicereale con tre tipi di farina, semi di sesamo, d&#39;avena e di miglio e fiocchi d&#39;orzo e di avena. Sopra la pizza: burrata, melanzane, zucchine, carote, olive e pomodori secchi. Abbiamo una vincitrice stasera, e sono io!&#xA;&#xA;Quando arriva il cameriere ordiniamo e nessuno fa una piega alla mia richiesta di rimuovere la burrata. Si ritorna a chiacchierare e nel frattempo arrivano la birra e l&#39;acqua, brindisi e via con gli aggiornamenti sulle varie novità tra lavoro, partner e amici in comune.&#xA;&#xA;Arrivano le pizze e vorrei tanto aver fatto una foto alla mia. Bellissima presentazione, la base aveva un colore leggermente dorato e le verdure erano vibranti e molto profumate.&#xA;Il cornicione era alto e morbido, l&#39;impasto super particolare e diverso da qualsiasi cosa abbia mai provato, e le verdure! Devono aver fatto la spesa dal contadino, quelle non erano le solite tristi verdure sciape del supermercato. Oltre che belle esteticamente erano anche fresche, ricche di sapore e cotte bene. Insomma, un successone!&#xA;&#xA;Non è la prima volta che mi capita di mangiare una pizza vegana, ma rimango sempre stupita dal fatto che non sia necessario il formaggio. L&#39;ho sempre considerato un legante essenziale, che dà quella marcia in più, ma se la pizza è davvero buona non ce n&#39;è bisogno.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Si sta organizzando una serata in compagnia di due amiche che non vedevo da un po&#39;. Tra vari messaggi siamo riuscite a scovare un giorno in cui siamo tutte libere nello stesso momento e abbiamo anche deciso il luogo dove mangiare. Una pizzeria dove siamo già state in passato, era piaciuta a tutte e tre ed è facilmente raggiungibile sia in macchina che a piedi.</p>

<p>Decido di dare una sbirciatina al menù per vedere che pizze propongono. Non ci sono simboli che indichino se le pizze sono vegane o meno, ma mi sto abituando a leggere gli ingredienti su tutti i prodotti che compro, mi sento preparata.</p>



<p>Tutte le pizze sono condite con formaggio o affettati o formaggi <em>e</em> affettati. Tranne una, che si erge a mia paladina e difenditrice! Rileggo gli ingredienti: pomodoro, aglio, origano. Be&#39;, ecco, preferirei qualche condimento in più, se possibile. E magari non rischiare di stendere le mie commensali ogni volta che apro bocca. Di sicuro è un&#39;ottima pizza anti vampiro, ma non è quello che cerco. Rileggo il menù.</p>

<p>Mozzarella, stracciatella, bufala, gorgonzola. Prosciutto, wurstel, acciughe, salmone, mortadella. D&#39;un tratto mi coglie l&#39;illuminazione: e se mi facessi rimuovere un ingrediente?
Alcune pizze ruotano chiaramente intorno ai derivati animali e non avrebbe senso farli togliere. Se chiedo la gorgonzola e pere senza gorgo mi rimangono solo le pere, stessa cosa per salsiccia e friarielli.</p>

<p>Però ci sono un paio di altre pizze papabili. La vegetariana non sarebbe male con “solo” pomodoro, zucchine, melanzane e peperoni. Noto altre due possibilità interessanti, una con pesto e l&#39;altra con pesto e patate. Insomma, non male. Le opzioni ci sono, quando sarò al ristorante avrò abbastanza scelta.</p>

<p>Chiudo il sito e decido di non decidere: sceglierò cosa prendere sul momento, quando saremo al ristorante. Mentre chiudo il browser un pensiero fa capolino e rimbalza momentaneamente nella mia scatola cranica: dato che ormai siamo a ottobre, sarebbe divertente se proprio questa settimana cambiassero il menù e mettessero quello autunnale. Già, sarebbe proprio divertente...</p>

<p>Le ultime parole famose!</p>

<p>È finalmente arrivata l&#39;agognata serata tra ragazze, i soliti saluti e “Da quanto tempo” poi si entra nel locale. Dopo il benvenuto con convenevoli iniziali ci danno un tavolo, ci sediamo sulle cadreghe e apriamo il menù. Ed è già quello della nuova stagione, porca paletta!
Calma e sangue freddo, mi dico, le pizze classiche non sono cambiate. Mal che vada posso prendermi la vegetariana senza formaggio.</p>

<p>Noto che adesso sul menù è anche specificato che la farina degli impasti è a km 0 e a basso impatto ambientale, informazioni interessanti ma il mio obiettivo è un altro. Fortunatamente siamo tutte immerse nella lettura, quindi posso dedicare tutta la mia attenzione alla prioritaria ricerca di cibo delizioso.</p>

<p>Sono quasi alla fine della lista quando trovo lei, la miniera d&#39;oro: pizza al padellino. Impasto multicereale con tre tipi di farina, semi di sesamo, d&#39;avena e di miglio e fiocchi d&#39;orzo e di avena. Sopra la pizza: burrata, melanzane, zucchine, carote, olive e pomodori secchi. Abbiamo una vincitrice stasera, e sono io!</p>

<p>Quando arriva il cameriere ordiniamo e nessuno fa una piega alla mia richiesta di rimuovere la burrata. Si ritorna a chiacchierare e nel frattempo arrivano la birra e l&#39;acqua, brindisi e via con gli aggiornamenti sulle varie novità tra lavoro, partner e amici in comune.</p>

<p>Arrivano le pizze e vorrei tanto aver fatto una foto alla mia. Bellissima presentazione, la base aveva un colore leggermente dorato e le verdure erano vibranti e molto profumate.
Il cornicione era alto e morbido, l&#39;impasto super particolare e diverso da qualsiasi cosa abbia mai provato, e le verdure! Devono aver fatto la spesa dal contadino, quelle non erano le solite tristi verdure sciape del supermercato. Oltre che belle esteticamente erano anche fresche, ricche di sapore e cotte <em>bene</em>. Insomma, un successone!</p>

<p>Non è la prima volta che mi capita di mangiare una pizza vegana, ma rimango sempre stupita dal fatto che non sia necessario il formaggio. L&#39;ho sempre considerato un legante essenziale, che dà quella marcia in più, ma se la pizza è davvero buona non ce n&#39;è bisogno.</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/vegevale/si-mangia-e-anche-bene</guid>
      <pubDate>Fri, 13 Oct 2023 21:44:32 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>E i miei cibi preferiti?</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/vegevale/e-i-miei-cibi-preferiti</link>
      <description>&lt;![CDATA[Quando presi la decisione di diventare vegana, mi resi conto che le mie scelte alimentari sarebbero cambiate drasticamente e non avrei più mangiato alcuni dei piatti che amavo. Decisi quindi di scrivere una lista dei miei piatti preferiti, dividendoli in diverse categorie, e iniziai a notare qualcosa di interessante.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Piatti già vegetali 🍴&#xA;Alcuni dei miei piatti invernali preferiti sono già totalmente privi di prodotti e derivati animali, come ad esempio le patate al forno con olio e rosmarino, le mille zuppe di verdure e legumi che mi hanno scaldato cuore e stomaco negli infiniti e nebbiosi mesi tra novembre e febbraio.&#xA;Per l&#39;estate, sicuramente il piatto che mi preparo più spesso è la classica insalatona mista, anche denominata &#34;Apro il frigo e lo riverso in questa terrina&#34;. Immancabile anche l&#39;insalatona di patate e fagioli, di solito borlotti. Di solito ne preparo in abbondanza per poterla mangiare nei giorni successivi, ma siamo onesti: nel giro di massimo massimo due pasti me la sarò già scofanata tutta.&#xA;&#xA;Piatti veganizzabili 🍴&#xA;Neologismo alquanto interessante, come potete immaginare &#34;veganizzabile&#34; fa riferimento a quei piatti che si possono trasformare in vegani con poche sostituzioni. Mi vengono in mente i vari flan e pasticci, si può usare l&#39;agar agar per addensare un flan di piselli e renderlo buonissimo.&#xA;I toast e le piadine, invece di essere conditi con sottilette e mortadella che non sono manco così sani, possono contenere verdure grigliate e salsine deliziose come l&#39;hummus.&#xA;La pizza non deve essere solo ai quattro formaggi ma può anche essere condita con altri ingredienti, non è incredibile? Se avete un locale nei dintorni che la prepara con i porri o con la zucca vi prego provatela, sono degli abbinamenti fantastici!&#xA;&#xA;Piatti animali 🍴&#xA;Questo è un punto sul quale vorrei soffermarmi un po&#39; di più, non tanto per la tipologia di cibo quanto per ciò che provo pensando a questi cibi. I miei piatti preferiti in questa categoria sono, nell&#39;ordine: gli agnolotti, la pasta tonno e piselli, le lasagne e gli hamburger.&#xA;&#xA;Io ho un forte legame emotivo con tutti questi cibi:&#xA;Gli hamburger mi ricordano le grigliate fatte in famiglia, in cui di solito mi sfondavo di patate e mangiavo la bistecchina più piccola che riuscivo a trovare (sono sempre stata una grande carnivora, né).&#xA;Le lasagne sono il classico piatto fatto dalla mamma, di solito solo per le grandi occasioni e per celebrare eventi speciali.&#xA;La pasta al sugo con tonno e piselli è la pasta che si era &#34;inventata&#34; nonna Pina, quella che mi ha preparato innumerevoli volte, che mi faceva trovare pronta alle 2 quando arrivavo a casa dopo la scuola e guardavamo insieme i cartoni animati su Italia1.&#xA;E gli agnolotti. Che mi preparava nonna Bice con le verdure del suo orto e la carne degli animali che allevava lei. Il pasto del giorno di festa, la Domenica in cui si mangiava tutti insieme. Gli agnolotti, che quando la nonna ha iniziato a star male abbiamo imparato a preparare la mamma ed io, in una cucina così piccola che ci ingombravamo ad ogni passo. Impastare e tirare la pasta, metterla sullo stampo, mettere la giusta dose di ripieno (non troppo che sennò scappa, non troppo poco che sennò non ti basta la pasta), altro strato di pasta e giù di mattarello e poi di rotella per tagliarli.&#xA;&#xA;Questi per me non sono mero cibo, sono ricordi. Sono piatti che mi hanno accompagnata durante l&#39;infanzia e l&#39;adolescenza e di cui ho cercato di ritrovare i sapori per tanto tempo. Ho mangiato tonnellate di agnolotti, ho provato e riprovato a farmi la pasta tonno e piselli con differenti spezie e ingredienti ma la verità è che non ho mai scovato l&#39;agnolotto perfetto come lo faceva nonna Bice, né sono mai riuscita a replicare la pasta tonno e piselli come la faceva nonna Pina.&#xA;&#xA;Sono sapori confortanti ma purtroppo l&#39;originale che è impresso nella mia mente, nel mio DNA, nel mio cuore non sembra esistere in natura. Vuoi per gli ingredienti diversi, vuoi per le dosi, le spezie, le cotture, le proporzioni, ma quei meravigliosi piatti ormai esistono solo nella mia testa.&#xA;C&#39;è anche da dire che i ricettori del sapore cambiano con gli anni, magari la mie papille avevano davvero percepito questi gusti in un modo diverso, un modo che adesso non sono più in grado di fare.&#xA;&#xA;Sta di fatto che per me questi piatti sono legati a delle persone, a un&#39;emotività più che al loro reale contenuto. Sono sicura che se da piccola le nonne mi avessero preparato pasta e broccoli, farinata e taralli alle cipolle, li adorerei nello stesso modo in cui amo i piatti della mia tradizione.&#xA;&#xA;Insomma, per farla breve: non sono triste perché non assaggerò più queste pietanze, sono felice di averle mangiate da piccola e di portarle nel mio cuore.&#xA;Ma non ho bisogno di mangiarle per sentirmi connessa con le mie radici. Posso fare le mie scelte alimentari senza necessariamente sentirmi vincolata dal passato e posso creare delle nuove tradizioni e dei nuovi ricordi con questo mio nuovo stile di vita.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Quando presi la decisione di diventare vegana, mi resi conto che le mie scelte alimentari sarebbero cambiate drasticamente e non avrei più mangiato alcuni dei piatti che amavo. Decisi quindi di scrivere una lista dei miei piatti preferiti, dividendoli in diverse categorie, e iniziai a notare qualcosa di interessante.</p>



<h3 id="piatti-già-vegetali">Piatti già vegetali 🍴</h3>

<p>Alcuni dei miei piatti invernali preferiti sono già totalmente privi di prodotti e derivati animali, come ad esempio le patate al forno con olio e rosmarino, le mille zuppe di verdure e legumi che mi hanno scaldato cuore e stomaco negli infiniti e nebbiosi mesi tra novembre e febbraio.
Per l&#39;estate, sicuramente il piatto che mi preparo più spesso è la classica insalatona mista, anche denominata “Apro il frigo e lo riverso in questa terrina”. Immancabile anche l&#39;insalatona di patate e fagioli, di solito borlotti. Di solito ne preparo in abbondanza per poterla mangiare nei giorni successivi, ma siamo onesti: nel giro di massimo massimo due pasti me la sarò già scofanata tutta.</p>

<h3 id="piatti-veganizzabili">Piatti veganizzabili 🍴</h3>

<p>Neologismo alquanto interessante, come potete immaginare “veganizzabile” fa riferimento a quei piatti che si possono trasformare in vegani con poche sostituzioni. Mi vengono in mente i vari flan e pasticci, si può usare l&#39;agar agar per addensare un flan di piselli e renderlo buonissimo.
I toast e le piadine, invece di essere conditi con sottilette e mortadella che non sono manco così sani, possono contenere verdure grigliate e salsine deliziose come l&#39;hummus.
La pizza non deve essere solo ai quattro formaggi ma può anche essere condita con altri ingredienti, non è incredibile? Se avete un locale nei dintorni che la prepara con i porri o con la zucca vi prego provatela, sono degli abbinamenti fantastici!</p>

<h3 id="piatti-animali">Piatti animali 🍴</h3>

<p>Questo è un punto sul quale vorrei soffermarmi un po&#39; di più, non tanto per la tipologia di cibo quanto per ciò che provo pensando a questi cibi. I miei piatti preferiti in questa categoria sono, nell&#39;ordine: gli agnolotti, la pasta tonno e piselli, le lasagne e gli hamburger.</p>

<p>Io ho un forte legame emotivo con tutti questi cibi:
4. Gli hamburger mi ricordano le grigliate fatte in famiglia, in cui di solito mi sfondavo di patate e mangiavo la bistecchina più piccola che riuscivo a trovare (sono sempre stata una grande carnivora, né).
3. Le lasagne sono il classico piatto fatto dalla mamma, di solito solo per le grandi occasioni e per celebrare eventi speciali.
2. La pasta al sugo con tonno e piselli è la pasta che si era “inventata” nonna Pina, quella che mi ha preparato innumerevoli volte, che mi faceva trovare pronta alle 2 quando arrivavo a casa dopo la scuola e guardavamo insieme i cartoni animati su Italia1.
1. E gli agnolotti. Che mi preparava nonna Bice con le verdure del suo orto e la carne degli animali che allevava lei. Il pasto del giorno di festa, la Domenica in cui si mangiava tutti insieme. Gli agnolotti, che quando la nonna ha iniziato a star male abbiamo imparato a preparare la mamma ed io, in una cucina così piccola che ci ingombravamo ad ogni passo. Impastare e tirare la pasta, metterla sullo stampo, mettere la giusta dose di ripieno (non troppo che sennò scappa, non troppo poco che sennò non ti basta la pasta), altro strato di pasta e giù di mattarello e poi di rotella per tagliarli.</p>

<p>Questi per me non sono mero cibo, sono ricordi. Sono piatti che mi hanno accompagnata durante l&#39;infanzia e l&#39;adolescenza e di cui ho cercato di ritrovare i sapori per tanto tempo. Ho mangiato tonnellate di agnolotti, ho provato e riprovato a farmi la pasta tonno e piselli con differenti spezie e ingredienti ma la verità è che non ho mai scovato l&#39;agnolotto perfetto come lo faceva nonna Bice, né sono mai riuscita a replicare la pasta tonno e piselli come la faceva nonna Pina.</p>

<p>Sono sapori confortanti ma purtroppo l&#39;originale che è impresso nella mia mente, nel mio DNA, nel mio cuore non sembra esistere in natura. Vuoi per gli ingredienti diversi, vuoi per le dosi, le spezie, le cotture, le proporzioni, ma quei meravigliosi piatti ormai esistono solo nella mia testa.
C&#39;è anche da dire che i ricettori del sapore cambiano con gli anni, magari la mie papille avevano davvero percepito questi gusti in un modo diverso, un modo che adesso non sono più in grado di fare.</p>

<p>Sta di fatto che per me questi piatti sono legati a delle persone, a un&#39;emotività più che al loro reale contenuto. Sono sicura che se da piccola le nonne mi avessero preparato pasta e broccoli, farinata e taralli alle cipolle, li adorerei nello stesso modo in cui amo i piatti della <em>mia</em> tradizione.</p>

<p>Insomma, per farla breve: non sono triste perché non assaggerò più queste pietanze, sono felice di averle mangiate da piccola e di portarle nel mio cuore.
Ma non ho bisogno di mangiarle per sentirmi connessa con le mie radici. Posso fare le mie scelte alimentari senza necessariamente sentirmi vincolata dal passato e posso creare delle nuove tradizioni e dei nuovi ricordi con questo mio nuovo stile di vita.</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/vegevale/e-i-miei-cibi-preferiti</guid>
      <pubDate>Fri, 06 Oct 2023 10:34:56 +0000</pubDate>
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      <title>Com&#39;è iniziato tutto</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Quest&#39;estate è stata davvero calda. Non rovente come l&#39;anno scorso, il 2022, che mi ha fatta penare molto di più, ma sempre e comunque troppo calda.&#xA;&#xA;La persona della mia famiglia che ha risentito di più di queste temperaure è stata la mia mamma. Ha passato i mesi di luglio e agosto a sudare copiosamente e lamentarsi dell&#39;afa. Si sentitva spossata, senza energie né voglia di fare, anche le piccole azioni quotidiane sembravano richiedere uno sforzo sovrumano.&#xA;&#xA;Ha iniziato a prendere degli integratori sia per darsi un tono che per cercare di reintrodurre ciò che il suo corpo perdeva, ma non era abbastanza e la stanchezza non passava.&#xA;Neanche l&#39;acquisto di un ventilatore, un elettrodomestico che i miei genitori avevano bollato come &#34;superfluo&#34; per decenni, è riuscito a risolvere la situazione. Come tutti, anche mia mamma ha dovuto aspettare che la stagione iniziasse a cambiare e finalmente arrivasse settembre.&#xA;&#xA;Pensando a quei momenti e alla preoccupazione che ho provato per i miei genitori non più giovanissimi ho iniziato a domandarmi: è questo il futuro che ci aspetta? Se anche il Piemonte, una delle regioni più a nord d&#39;Italia inizia a diventare rovente, cosa succederà in futuro?&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Era ormai qualche anno che il cambiamento climatico aveva iniziato ad angosciarmi, ma quest&#39;estate ha amplificato i miei timori e li ha trasformati in ansia e senso di impotenza. Cosa stiamo facendo al nostro mondo, mi chiedevo, ed esiste un modo per fermare tutto ciò?&#xA;&#xA;La risposta ai miei dubbi esistenziali è arrivata in maniera inaspettata: sotto forma di pdf. Mi è infatti capitato a portata di pollice il link a un report in lingua inglese sul sito del WWF, che potete trovare qui. Si tratta di un rapporto il cui titolo può tradursi in questo modo: &#34;Mangiare per zero emissioni nette: come un cambiamento della dieta può consentire una positiva transizione a favore della natura verso zero emissioni nette nel Regno Unito&#34;.&#xA;&#xA;So di sembrare drammatica, ma in meno di 40 pagine ho iniziato a ritrovare la speranza per un futuro migliore. Il cambiamento di dieta suggerito nel rapporto mi sembrava molto approcciabile, riassumendolo in tre punti consiste nel:&#xA;ridurre il consumo di prodotti ricchi di grassi, sale e zucchero;&#xA;ridurre il consumo di carne, pesce e derivati animali;&#xA;aumentare le quantità di legumi, frutta, verdura e cereali integrali.&#xA;&#xA;Niente di trascendentale, insomma. Qualcosa di così semplice che anch&#39;io, una persona mooolto abitudinaria, avrei potuto adattare facilmente il mio stile di vita. Ma qual era il mio stile di vita in quel momento? Mi sono messa a riflettere sulla mia alimentazione e ho scoperto che in realtà avevo già ridotto drasticamente il consumo di cibi animali.&#xA;&#xA;Avevo passato l&#39;estate snobbando quasi del tutto la carne e il pesce, mangiandoli solo quando uscivo con gli amici o sotto forma di prosciutto e formaggio, in una triste piadina preparata al volo e ingurgitata ancor più velocemente.&#xA;La mia dieta si era basata più su frutta e verdura, insalatone miste con pasta o riso. Senza accorgermene avevo aumentato i legumi e frutta a guscio, che mi erano sempre piaciuti molto, sostituendo e integrando le proteine che servivano al mio corpo.&#xA;&#xA;Avrei potuto eliminare del tutto i cibi e i derivati animali e mangiare in modo più sano e sostenibile per il pianeta, che meraviglia! Ma questa nuova alimentazione era sana anche per me? Dopo un veloce scambio con la nutrizionista che mi aveva seguito anni prima ho avuto la conferma che sì, stavo facendo una cosa che anche la comunità medica approvava. Per sicurezza fissai un nuovo appuntamento con la dottoressa per una chiacchierata faccia a faccia e per verificare insieme che il mio piano alimentare fosse appropriato.&#xA;&#xA;Insomma, l&#39;inizio del mio percorso è stato molto naturale. Potrei anche dire che il mio primo approccio al veganesimo è stato quasi inconscio: non l&#39;ho fatto apposta, ma quando ho realizzato la strada che stavo percorrendo ho deciso di andare fino in fondo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#39;estate è stata davvero calda. Non rovente come l&#39;anno scorso, il 2022, che mi ha fatta penare molto di più, ma sempre e comunque troppo calda.</p>

<p>La persona della mia famiglia che ha risentito di più di queste temperaure è stata la mia mamma. Ha passato i mesi di luglio e agosto a sudare copiosamente e lamentarsi dell&#39;afa. Si sentitva spossata, senza energie né voglia di fare, anche le piccole azioni quotidiane sembravano richiedere uno sforzo sovrumano.</p>

<p>Ha iniziato a prendere degli integratori sia per darsi un tono che per cercare di reintrodurre ciò che il suo corpo perdeva, ma non era abbastanza e la stanchezza non passava.
Neanche l&#39;acquisto di un ventilatore, un elettrodomestico che i miei genitori avevano bollato come “superfluo” per decenni, è riuscito a risolvere la situazione. Come tutti, anche mia mamma ha dovuto aspettare che la stagione iniziasse a cambiare e finalmente arrivasse settembre.</p>

<p>Pensando a quei momenti e alla preoccupazione che ho provato per i miei genitori non più giovanissimi ho iniziato a domandarmi: è questo il futuro che ci aspetta? Se anche il Piemonte, una delle regioni più a nord d&#39;Italia inizia a diventare rovente, cosa succederà in futuro?</p>



<p>Era ormai qualche anno che il cambiamento climatico aveva iniziato ad angosciarmi, ma quest&#39;estate ha amplificato i miei timori e li ha trasformati in ansia e senso di impotenza. Cosa stiamo facendo al nostro mondo, mi chiedevo, ed esiste un modo per fermare tutto ciò?</p>

<p>La risposta ai miei dubbi esistenziali è arrivata in maniera inaspettata: sotto forma di pdf. Mi è infatti capitato a portata di pollice il link a un report in lingua inglese sul sito del WWF, <a href="https://www.wwf.org.uk/eating-for-net-zero-technical" rel="nofollow">che potete trovare qui</a>. Si tratta di un rapporto il cui titolo può tradursi in questo modo: “Mangiare per zero emissioni nette: come un cambiamento della dieta può consentire una positiva transizione a favore della natura verso zero emissioni nette nel Regno Unito”.</p>

<p>So di sembrare drammatica, ma in meno di 40 pagine ho iniziato a ritrovare la speranza per un futuro migliore. Il cambiamento di dieta suggerito nel rapporto mi sembrava molto approcciabile, riassumendolo in tre punti consiste nel:
* ridurre il consumo di prodotti ricchi di grassi, sale e zucchero;
* ridurre il consumo di carne, pesce e derivati animali;
* aumentare le quantità di legumi, frutta, verdura e cereali integrali.</p>

<p>Niente di trascendentale, insomma. Qualcosa di così semplice che anch&#39;io, una persona mooolto abitudinaria, avrei potuto adattare facilmente il mio stile di vita. Ma qual era il mio stile di vita in quel momento? Mi sono messa a riflettere sulla mia alimentazione e ho scoperto che in realtà avevo già ridotto drasticamente il consumo di cibi animali.</p>

<p>Avevo passato l&#39;estate snobbando quasi del tutto la carne e il pesce, mangiandoli solo quando uscivo con gli amici o sotto forma di prosciutto e formaggio, in una triste piadina preparata al volo e ingurgitata ancor più velocemente.
La mia dieta si era basata più su frutta e verdura, insalatone miste con pasta o riso. Senza accorgermene avevo aumentato i legumi e frutta a guscio, che mi erano sempre piaciuti molto, sostituendo e integrando le proteine che servivano al mio corpo.</p>

<p>Avrei potuto eliminare del tutto i cibi e i derivati animali e mangiare in modo più sano e sostenibile per il pianeta, che meraviglia! Ma questa nuova alimentazione era sana anche per me? Dopo un veloce scambio con la nutrizionista che mi aveva seguito anni prima ho avuto la conferma che sì, stavo facendo una cosa che anche la comunità medica approvava. Per sicurezza fissai un nuovo appuntamento con la dottoressa per una chiacchierata faccia a faccia e per verificare insieme che il mio piano alimentare fosse appropriato.</p>

<p>Insomma, l&#39;inizio del mio percorso è stato molto naturale. Potrei anche dire che il mio primo approccio al veganesimo è stato quasi inconscio: non l&#39;ho fatto apposta, ma quando ho realizzato la strada che stavo percorrendo ho deciso di andare fino in fondo.</p>
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      <pubDate>Mon, 25 Sep 2023 08:49:33 +0000</pubDate>
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