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    <title>allibragi</title>
    <link>https://log.livellosegreto.it/allibragi/</link>
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    <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 19:18:17 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>La maga trans Harriet Porber e la fanfiction per la challenge letteraria di febbraio</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Harriet era rannicchiata sotto il tronco enorme dell&#39;albero caduto. Il sapore di sangue in bocca, il puzzo di sudore e di zolfo le entrava nella testa provocandole fitte dolorose.&#xA;&#34;Stanno arrivando, state fermi immobili&#34; sussurrò Rhonda al gruppo. E così fecero i quattro maghi. Ok, tre maghi e un bardo, per essere precisi. Fermi immobili, rannicchiati sotto l&#39;enorme tronco mentre i dissennacosi, con i loro lunghi mantelli, perlustravano il piccolo rilievo in cerca di nuove emozioni di cui nutrirsi. E fu così che stettero, per minuti che parvero ore.&#xA;&#34;Se ne sono andati&#34; disse Roberto con il suo inconfondibile accento dell&#39;Avana, facendo capolino da dietro il tronco. &#34;Pensavo fiutassero i nuestros sentimenti o qualcosa del genere.&#34;&#xA;&#34;Per fortuna l&#39;autore di questa fanfiction ha visto Il signore degli anelli e non il film da cui è tratta la nostra storia,&#34; commentò Snabe &#34;ma non saremo sempre così fortunati.&#34;&#xA;Harriet osservò in silenzio il suo ragazzaccio: se ne stava in posa plastica a osservare i meandri della foresta proibita. La leggera brezza della sera muoveva la sua camicia facendola aderire al suo petto muscoloso, gli ultimi raggi del sole al crepuscolo riflettevano il sudore sulle sue scaglie mettendo in risalto i suoi lineamenti possenti da parasaurolophus. Come faceva a essere così figo anche in una situazione del genere? Lei era conciata da sbattere via, esausta e ricoperta di fango.&#xA;&#34;Sono sicura che quello che hai detto abbia qualche senso, ma ora che facciamo?&#34; Rhonda si lisciò il pelo arruffato. La donna-cane era rimasta seduta assieme ad Harriet sotto il tronco e stava controllando il contenuto di uno zaino. &#34;Non abbiamo molte provviste, e siamo ancora lontani dalla scuola di magia.&#34;&#xA;&#34;No te preocupes, mi amor&#34; le disse dolcemente Roberto, stringendo le mani alle sue. &#34;Ce la faremo.&#34; Detto questo la aiutò ad alzarsi. &#xA;!--more--&#xA;Per sfuggire agli scagnozzi di Colei-che-non-può-essere-nominata procedevano cambiando spesso direzione, tornando sui propri passi, cercando di non lasciare tracce. Questo li rallentò molto e ben presto calò la notte. A guidare il gruppo era Rhonda, conosceva bene la foresta proibita e con i suoi sensi, più sviluppati di quelli di un umano, poteva accorgersi del pericolo ben prima degli altri.&#xA;Per lo stesso motivo Snabe chiudeva il gruppo, lui non era mai stato alla scuola di magia ma grazie al suo essere un parasaurolophus antropomorfo ci vedeva bene al buio. &#34;O forse no, ma l&#39;autore non ne capisce di dinosauri e ha deciso così&#34; aveva spiegato al gruppo per giustificare la sua posizione nella formazione. Rhonda e Roberto lo avevano guardato con fare spaesato ma Harriet li aveva subito rassicurati: &#34;Snabe è un metabardo e per tanto è a conoscenza di informazioni che vanno oltre la nostra conoscenza e il nostro spaziotempo. Fidatevi di me, ormai ho imparato a capirlo. Se ci dice che ci vede al buio, è vero.&#34; Harriet lo frequentava ormai da qualche anno e, sebbene la maggior parte delle volte non capisse il senso delle sue parole, aveva imparato a conoscere e a capire l&#39;uomo dietro esse, quindi non aveva del tutto mentito.  &#xA;&#xA;Ore dopo Rhonda fece cenno al gruppo di fermarsi mentre annusava nervosamente l&#39;aria.&#xA;&#34;Dissennacosi!&#34; gridò &#34;Dietro di noi!&#34;.&#xA;Roberto, bacchetta in pugno, evocò delle luci attorno al gruppo per permettere a tutti di capire meglio la situazione: tre figure incappucciate stavano avanzando velocemente verso di loro lasciandosi dietro una scia di fumo nero. Harriet fece qualche passo di lato, per rompere la fila, evocò dei dardi di forza e gli scagliò contro i nemici per ostacolare la loro carica. Un dissennacoso fu preso in pieno e si dissolse all&#39;istante in una nube di fuliggine, gli altri due continuarono la loro planata per colpire il gruppo. Snabe intonò un motivetto che aveva lo scopo di erigere una barriera tra loro e i nemici. L&#39;idea funzionò solo parzialmente: il primo dissennacoso riuscì a passare e a scagliarsi contro Rohonda mentre il secondo si schiantò contro il canto del bardo e incontrò il suo creatore.&#xA;Il mostro teneva la donna-cane per la gola e, con gli occhi brillanti di odio, si nutriva dei suoi respiri togliendole a poco a poco l&#39;essenza vitale dal corpo. Il giovane cubano raccolse un grosso sasso e si scagliò furiosamente contro il nemico. Lo colpì ripetutamente alla schiena finché non mollò la presa. Il dissennacoso emise un rantolo di dolore. Cercò di allontanarsi dai due emettendo piccoli sbuffi di miasma; cosa che non gli riuscì perché Harriet e Snabe erano già pronti con un potente sortilegio che lo carbonizzò.&#xA;&#xA;&#34;Mi amor!&#34; esclamò Roberto stringendo Rhonda a sé e baciandole il pelo della fronte. &#34;Sei ferita? Stai bene?&#34;&#xA;&#34;Sto bene… credo&#34; rispose la ragazza, rigoli di lacrime le solcavano il viso. &#34;Scusatemi. Non li ho sentiti arrivare in tempo. Sono un disastro, avreste potuto morire per colpa mia.&#34;&#xA;&#34;No, mi amor. Non parlare così. Ci hai salvato con il tuo fiuto sopraffino e ci guiderai fuori da questa foresta. Arriveremo alla scuola e racconteremo al preside quello che è successo.&#34;&#xA;Gli occhi dei due maghi si incontrarono ed entrambi videro lo sguardo di un amico, un amante, un complice che non avrebbe mai abbandonato l&#39;altro. Si baciarono appassionatamente per poi posare la fronte tra di loro e rimasero così, abbracciati, ad ascoltare il proprio respiro.&#xA;Il nemico era stato sconfitto, per il momento, ma avrebbero potuto arrivarne di altri perciò Harriet, con fare imbarazzato, cercò di separare i due; Snabe la fermò, appoggiandole delicatamente una mano sulla spalla, poi un&#39;occhiata, seguimi. Poco più in là la foresta si apriva su un precipizio che dava su uno scorcio della valle. All&#39;orizzonte il castello della scuola di magia spiccava infuocato dal sole che sorgeva dietro di esso, nel naso l&#39;odore della rugiada mattutina e nelle orecchie il risuonare della foresta.&#xA;&#34;Siamo salvi, Porber&#34; sussurrò il parasaurolophus abbracciandola.&#xA;&#34;L&#39;alba?&#34; chiese Harriet ridacchiando dal piacere poiché Snabe la stava baciando sul collo.&#xA;&#34;È il tema della challenge, vuol dire che il racconto è finito&#34; continuò lui abbassandosi per assaggiare altre parti di lei.&#xA;&#xA;---&#xA;---&#xA;&#xA;Anno nuovo, nuovo post che partecipa al a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall/a,  maggiori informazioni a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/2023/12/09/challenge-dicembre-2023-tema/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;qui/a. Questo racconto credo si possa considerare la prima fanfiction che scrivo. Tra tutti i racconti, libri, settings, universi o come volete chiamarli non avrei mai pensato che avrebbe avuto proprio questo. C&#39;est la vie.&#xA;&#xA;Allibragi&#xD;&#xA;Home - a rel=&#34;me&#34; target=&#34;_blank&#34; href=&#34;https://livellosegreto.it/@allibragi&#34;Mastodon/a]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Harriet era rannicchiata sotto il tronco enorme dell&#39;albero caduto. Il sapore di sangue in bocca, il puzzo di sudore e di zolfo le entrava nella testa provocandole fitte dolorose.
“Stanno arrivando, state fermi immobili” sussurrò Rhonda al gruppo. E così fecero i quattro maghi. Ok, tre maghi e un bardo, per essere precisi. Fermi immobili, rannicchiati sotto l&#39;enorme tronco mentre i dissennacosi, con i loro lunghi mantelli, perlustravano il piccolo rilievo in cerca di nuove emozioni di cui nutrirsi. E fu così che stettero, per minuti che parvero ore.
“Se ne sono andati” disse Roberto con il suo inconfondibile accento dell&#39;Avana, facendo capolino da dietro il tronco. “Pensavo fiutassero i <em>nuestros</em> sentimenti o qualcosa del genere.”
“Per fortuna l&#39;autore di questa fanfiction ha visto <em>Il signore degli anelli</em> e non il film da cui è tratta la nostra storia,” commentò Snabe “ma non saremo sempre così fortunati.”
Harriet osservò in silenzio il suo ragazzaccio: se ne stava in posa plastica a osservare i meandri della foresta proibita. La leggera brezza della sera muoveva la sua camicia facendola aderire al suo petto muscoloso, gli ultimi raggi del sole al crepuscolo riflettevano il sudore sulle sue scaglie mettendo in risalto i suoi lineamenti possenti da <em>parasaurolophus</em>. Come faceva a essere così figo anche in una situazione del genere? Lei era conciata da sbattere via, esausta e ricoperta di fango.
“Sono sicura che quello che hai detto abbia qualche senso, ma ora che facciamo?” Rhonda si lisciò il pelo arruffato. La donna-cane era rimasta seduta assieme ad Harriet sotto il tronco e stava controllando il contenuto di uno zaino. “Non abbiamo molte provviste, e siamo ancora lontani dalla scuola di magia.”
“<em>No te preocupes, mi amor</em>” le disse dolcemente Roberto, stringendo le mani alle sue. “Ce la faremo.” Detto questo la aiutò ad alzarsi.

Per sfuggire agli scagnozzi di Colei-che-non-può-essere-nominata procedevano cambiando spesso direzione, tornando sui propri passi, cercando di non lasciare tracce. Questo li rallentò molto e ben presto calò la notte. A guidare il gruppo era Rhonda, conosceva bene la foresta proibita e con i suoi sensi, più sviluppati di quelli di un umano, poteva accorgersi del pericolo ben prima degli altri.
Per lo stesso motivo Snabe chiudeva il gruppo, lui non era mai stato alla scuola di magia ma grazie al suo essere un <em>parasaurolophus</em> antropomorfo ci vedeva bene al buio. “O forse no, ma l&#39;autore non ne capisce di dinosauri e ha deciso così” aveva spiegato al gruppo per giustificare la sua posizione nella formazione. Rhonda e Roberto lo avevano guardato con fare spaesato ma Harriet li aveva subito rassicurati: “Snabe è un metabardo e per tanto è a conoscenza di informazioni che vanno oltre la nostra conoscenza e il nostro spaziotempo. Fidatevi di me, ormai ho imparato a capirlo. Se ci dice che ci vede al buio, è vero.” Harriet lo frequentava ormai da qualche anno e, sebbene la maggior parte delle volte non capisse il senso delle sue parole, aveva imparato a conoscere e a capire l&#39;uomo dietro esse, quindi non aveva del tutto mentito.</p>

<p>Ore dopo Rhonda fece cenno al gruppo di fermarsi mentre annusava nervosamente l&#39;aria.
“Dissennacosi!” gridò “Dietro di noi!”.
Roberto, bacchetta in pugno, evocò delle luci attorno al gruppo per permettere a tutti di capire meglio la situazione: tre figure incappucciate stavano avanzando velocemente verso di loro lasciandosi dietro una scia di fumo nero. Harriet fece qualche passo di lato, per rompere la fila, evocò dei dardi di forza e gli scagliò contro i nemici per ostacolare la loro carica. Un dissennacoso fu preso in pieno e si dissolse all&#39;istante in una nube di fuliggine, gli altri due continuarono la loro planata per colpire il gruppo. Snabe intonò un motivetto che aveva lo scopo di erigere una barriera tra loro e i nemici. L&#39;idea funzionò solo parzialmente: il primo dissennacoso riuscì a passare e a scagliarsi contro Rohonda mentre il secondo si schiantò contro il canto del bardo e incontrò il suo creatore.
Il mostro teneva la donna-cane per la gola e, con gli occhi brillanti di odio, si nutriva dei suoi respiri togliendole a poco a poco l&#39;essenza vitale dal corpo. Il giovane cubano raccolse un grosso sasso e si scagliò furiosamente contro il nemico. Lo colpì ripetutamente alla schiena finché non mollò la presa. Il dissennacoso emise un rantolo di dolore. Cercò di allontanarsi dai due emettendo piccoli sbuffi di miasma; cosa che non gli riuscì perché Harriet e Snabe erano già pronti con un potente sortilegio che lo carbonizzò.</p>

<p>“<em>Mi amor</em>!” esclamò Roberto stringendo Rhonda a sé e baciandole il pelo della fronte. “Sei ferita? Stai bene?”
“Sto bene… credo” rispose la ragazza, rigoli di lacrime le solcavano il viso. “Scusatemi. Non li ho sentiti arrivare in tempo. Sono un disastro, avreste potuto morire per colpa mia.”
“No, <em>mi amor</em>. Non parlare così. Ci hai salvato con il tuo fiuto sopraffino e ci guiderai fuori da questa foresta. Arriveremo alla scuola e racconteremo al preside quello che è successo.”
Gli occhi dei due maghi si incontrarono ed entrambi videro lo sguardo di un amico, un amante, un complice che non avrebbe mai abbandonato l&#39;altro. Si baciarono appassionatamente per poi posare la fronte tra di loro e rimasero così, abbracciati, ad ascoltare il proprio respiro.
Il nemico era stato sconfitto, per il momento, ma avrebbero potuto arrivarne di altri perciò Harriet, con fare imbarazzato, cercò di separare i due; Snabe la fermò, appoggiandole delicatamente una mano sulla spalla, poi un&#39;occhiata, <em>seguimi</em>. Poco più in là la foresta si apriva su un precipizio che dava su uno scorcio della valle. All&#39;orizzonte il castello della scuola di magia spiccava infuocato dal sole che sorgeva dietro di esso, nel naso l&#39;odore della rugiada mattutina e nelle orecchie il risuonare della foresta.
“Siamo salvi, Porber” sussurrò il <em>parasaurolophus</em> abbracciandola.
“L&#39;alba?” chiese Harriet ridacchiando dal piacere poiché Snabe la stava baciando sul collo.
“È il tema della challenge, vuol dire che il racconto è finito” continuò lui abbassandosi per assaggiare altre parti di lei.</p>

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<p>Anno nuovo, nuovo post che partecipa al <a href="https://raynorshall.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall</a>,  maggiori informazioni <a href="https://raynorshall.wordpress.com/2023/12/09/challenge-dicembre-2023-tema/" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui</a>. Questo racconto credo si possa considerare la prima fanfiction che scrivo. Tra tutti i racconti, libri, settings, universi o come volete chiamarli non avrei mai pensato che avrebbe avuto proprio questo. <em>C&#39;est la vie.</em></p>

<p>Allibragi
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/allibragi/la-maga-trans-harriet-porber-e-la-fanfiction-per-la-challenge-letteraria-di</guid>
      <pubDate>Mon, 12 Feb 2024 21:20:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Un principe tutto suo</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/allibragi/un-principe-tutto-suo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Mark prese nuovamente il cellulare per controllare se Lily avesse finalmente risposto. Niente. Le aveva mandato alcuni messaggi durante la giornata. All’inizio non aveva dato peso alla cosa, ma era dalla sera precedente che non si faceva sentire, cosa molto strana da parte sua. Da quando avevano iniziato a frequentarsi, qualche mese addietro, gli aveva sempre dato il buongiorno e, dei due, era sicuramente lei quella più dipendente dallo smartphone. Decise quindi di chiamarla per capire se fosse successo qualcosa. Il telefono squillò per diversi secondi per poi andare alla segreteria.  &#xA;!--more--&#xA;Arrivato al villaggio Mark parcheggiò al Mall e si diresse a passo spedito verso la boutique di Lily. Lungo la strada aveva provato a contattarla diverse volte ma la chiamata andava sempre in segreteria. Entrato nel negozio le sue paure si placarono vedendola seduta dietro al bancone.&#xA;&#34;Meno male che stai bene. Mi hai fatto preoccupare!&#34; esclamò Mark in un misto tra rimprovero e fiato corto.&#xA;&#34;Con che coraggio ti fai vedere qui!&#34; gli replicò Lily.&#xA;&#34;Cosa? Non capisco.&#34;&#xA;&#34;Bugiardo! Ti ho visto ieri!&#34; Le parole della ragazza erano strozzate dal singhiozzio, delle lacrime le solcavano il volto. &#34;Ero venuta a trovarti a casa e ti ho visto assieme a Julia!&#34;&#xA;&#34;Si, le ho chiesto io di venire da me, era...&#34;&#xA;&#34;Allora non lo neghi!&#34; esplose Lily. &#34;Mi tradisci così e non hai problemi ad ammetterlo!&#34;&#xA;&#34;Ma cosa stai dicendo. L&#39;ho chiamata per comprare la vecchia fabbrica di scarpe... Il nostro progetto, ne stiamo parlando da mesi.&#34; Mark era in palese confusione.&#xA;&#34;Se non mi ami puoi dirlo, non c&#39;è bisogno di nascondersi.&#34;&#xA;&#34;Lily, ma che stai dicendo. La... la tua reazione mi sembra spropositata. Ieri quando ci hai visto perché non ci hai raggiunto? O perché non mi hai chiamato stamattina per chiedermelo?&#34;&#xA;&#34;In che senso? Chiederti cosa?&#34; Lei lo guardò.&#xA;&#34;Perché ero con Julia. Potevi semplicemente chiedermelo.&#34;&#xA;Lily osservò Mark per diversi secondi, anzi no, stava fissando oltre, lo sguardo perso nel vuoto.&#xA;&#34;Tutto ok?&#34; chiese lui agitandole una mano davanti al viso.&#xA;Lily rimase a scrutare il vuoto per qualche altro secondo, poi rinvenne, come un computer appena resettato. &#34;Addio!&#34; esclamò per poi uscire dalla boutique.  &#xA;&#xA;Mark rimase immobile, non del tutto capace di comprendere cosa fosse appena successo. Da quando ara arrivato al villaggio aveva dovuto abituarsi agli strani comportamenti dei suoi abitanti ma alcune stranezze non riusciva proprio a capirle. Tornando verso la macchina cercava un modo per chiarire la situazione con Lily, non che ci fosse alcunché da chiarire, quando il cellulare iniziò a squillare. Mark si affrettò a rispondere, forse la ragazza aveva finalmente ritrovato il senno.&#xA;&#xA;&#34;Buongiorno principino,&#34; disse una voce maschile dall&#39;altro capo della linea. &#34;Devo avvisarla che suo padre, Re Alfonso, sta venendo negli Stati Uniti per riportarla a casa.&#34;&#xA;&#34;Ma che cazzo?!&#34; &#xA;&#xA;Mi chiamo Kanzaki Takumi, e questa è la storia di quella volta che sono morto e mi sono reincarnato dentro un film d&#39;amore per la tv statunitense.&#xA;&#xA;---&#xA;---&#xA;&#xA;Il post partecipa al a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall/a, potete trovare maggiori informazioni a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/2023/09/08/challenge-settembre-2023-tema/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;qui/a. Ci avviciniamo a Dicembre e ricomincia la somministrazione di film statunitensi per la tv a tema natalizio 24/7, che hanno sempre la stessa trama di quelli d&#39;amore ma con la neve e gli addobbi di mezzo. C&#39;è a chi piace, io invece guardo a href=&#34;https://www.crunchyroll.com/it/series/GVDHX8504/reborn-as-a-vending-machine-i-now-wander-the-dungeon&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;isekai stupidi/a. Il testo è venuto da se.&#xA;&#xA;Allibragi&#xD;&#xA;Home - a rel=&#34;me&#34; target=&#34;blank&#34; href=&#34;https://livellosegreto.it/@allibragi&#34;Mastodon/a]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Mark prese nuovamente il cellulare per controllare se Lily avesse finalmente risposto. Niente. Le aveva mandato alcuni messaggi durante la giornata. All’inizio non aveva dato peso alla cosa, ma era dalla sera precedente che non si faceva sentire, cosa molto strana da parte sua. Da quando avevano iniziato a frequentarsi, qualche mese addietro, gli aveva sempre dato il buongiorno e, dei due, era sicuramente lei quella più dipendente dallo smartphone. Decise quindi di chiamarla per capire se fosse successo qualcosa. Il telefono squillò per diversi secondi per poi andare alla segreteria.<br>

Arrivato al villaggio Mark parcheggiò al Mall e si diresse a passo spedito verso la boutique di Lily. Lungo la strada aveva provato a contattarla diverse volte ma la chiamata andava sempre in segreteria. Entrato nel negozio le sue paure si placarono vedendola seduta dietro al bancone.
“Meno male che stai bene. Mi hai fatto preoccupare!” esclamò Mark in un misto tra rimprovero e fiato corto.
“Con che coraggio ti fai vedere qui!” gli replicò Lily.
“Cosa? Non capisco.”
“Bugiardo! Ti ho visto ieri!” Le parole della ragazza erano strozzate dal singhiozzio, delle lacrime le solcavano il volto. “Ero venuta a trovarti a casa e ti ho visto assieme a Julia!”
“Si, le ho chiesto io di venire da me, era...”
“Allora non lo neghi!” esplose Lily. “Mi tradisci così e non hai problemi ad ammetterlo!”
“Ma cosa stai dicendo. L&#39;ho chiamata per comprare la vecchia fabbrica di scarpe... Il nostro progetto, ne stiamo parlando da mesi.” Mark era in palese confusione.
“Se non mi ami puoi dirlo, non c&#39;è bisogno di nascondersi.”
“Lily, ma che stai dicendo. La... la tua reazione mi sembra spropositata. Ieri quando ci hai visto perché non ci hai raggiunto? O perché non mi hai chiamato stamattina per chiedermelo?”
“In che senso? Chiederti cosa?” Lei lo guardò.
“Perché ero con Julia. Potevi semplicemente chiedermelo.”
Lily osservò Mark per diversi secondi, anzi no, stava fissando oltre, lo sguardo perso nel vuoto.
“Tutto ok?” chiese lui agitandole una mano davanti al viso.
Lily rimase a scrutare il vuoto per qualche altro secondo, poi rinvenne, come un computer appena resettato. “Addio!” esclamò per poi uscire dalla boutique.</p>

<p>Mark rimase immobile, non del tutto capace di comprendere cosa fosse appena successo. Da quando ara arrivato al villaggio aveva dovuto abituarsi agli strani comportamenti dei suoi abitanti ma alcune stranezze non riusciva proprio a capirle. Tornando verso la macchina cercava un modo per chiarire la situazione con Lily, non che ci fosse alcunché da chiarire, quando il cellulare iniziò a squillare. Mark si affrettò a rispondere, forse la ragazza aveva finalmente ritrovato il senno.</p>

<p>“Buongiorno principino,” disse una voce maschile dall&#39;altro capo della linea. “Devo avvisarla che suo padre, Re Alfonso, sta venendo negli Stati Uniti per riportarla a casa.”
“Ma che cazzo?!”</p>

<p>Mi chiamo Kanzaki Takumi, e questa è la storia di quella volta che sono morto e mi sono reincarnato dentro un film d&#39;amore per la tv statunitense.</p>

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<p>Il post partecipa al <a href="https://raynorshall.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall</a>, potete trovare maggiori informazioni <a href="https://raynorshall.wordpress.com/2023/09/08/challenge-settembre-2023-tema/" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui</a>. Ci avviciniamo a Dicembre e ricomincia la somministrazione di film statunitensi per la tv a tema natalizio 24/7, che hanno sempre la stessa trama di quelli d&#39;amore ma con la neve e gli addobbi di mezzo. C&#39;è a chi piace, io invece guardo <a href="https://www.crunchyroll.com/it/series/GVDHX8504/reborn-as-a-vending-machine-i-now-wander-the-dungeon" target="_blank" rel="nofollow noopener">isekai stupidi</a>. Il testo è venuto da se.</p>

<p>Allibragi
<a href="https://log.livellosegreto.it/allibragi/" rel="nofollow">Home</a> – <a target="_blank" href="https://livellosegreto.it/@allibragi" rel="nofollow noopener">Mastodon</a></p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/allibragi/un-principe-tutto-suo</guid>
      <pubDate>Tue, 14 Nov 2023 19:32:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Angel Hotel 2</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/allibragi/angel-hotel-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[Jack correva a perdifiato lungo il corridoio, era tallonato da inimmaginabili orrori armati delle più brutte intenzioni, maleducazione, ingratitudine e arroganza. Arrivò allo sgabuzzino degli inservienti e ribaltò il carrello delle pulizie in mezzo al passaggio, sperando che questa volta potesse rallentare in qualche modo gli inseguitori. Svoltò l&#39;angolo e si lasciò dietro gli ascensori, inutile provarci: gli orrori lo aspettavano sempre al piano che sceglieva, e si infilò nella sala delle colazioni. Scavalcò il bancone e si rannicchiò sotto la macchina del caffè e rimase in silenzio per cogliere eventuali rumori. Tutto quello che riusciva a sentire però era il cuore pulsargli forsennatamente nelle orecchie. &#xA;!--more--&#xA;Passato qualche minuto fece capolino dal riparo e si guardò attorno: tutto tranquillo. Avanzò nella stanza e osservò il corridoio: neanche lì nessun orrore in vista. Forse il carrello ribaltato era riuscito veramente a fermarli. Gli orrori erano molto veloci, ma ogni tanto questi piccoli ostacoli riuscivano a bloccarli completamente. Ora Jack doveva solo riuscire a non farsi trovare. Tornò dietro il bancone, prese un cornetto alla marmellata e una bottiglietta d&#39;acqua, sgattaiolò dalla porta di servizio e raggiunse la scala antincendio. Trovandola sgombera scese mangiando una meritata colazione.  &#xA;&#xA;Tre piani più in basso, entrò nella sala manutenzione del seminterrato e provò, senza successo, a chiudere la porta facendo scattare la serratura con il suo coltello multiuso. Ripiegò sul barricare la porta. Ma si apre verso il dentro o verso il fuori? pensò mentre spingeva un grosso armadio, non c&#39;era tempo per controllare. Riprese la corsa verso un altro corridoio, un altro, e poi un altro ancora che lo avrebbero portato al locale caldaie dell&#39;albergo: lì si trovava la salvezza.  &#xA;&#xA;La porta era comparsa due giorni addietro. Tornato dalle lezioni pomeridiane, Jack aveva fatto una doccia veloce e, dopo essersi preparato un sandwich con burro d&#39;arachide e marmellata, si era accomodato al tavolo della sala da pranzo per lavorare sulla ricerca di storia da consegnare la settimana successiva. Immerso dalla consultazione dell&#39;enciclopedia non aveva dato troppo peso ai rumori provenienti dal giardino ed aveva continuato a studiare. Qualche ora dopo, Jack leggeva il retro di una bottiglia di shampoo seduto sulla tazza quando finalmente prestò attenzione ai rumori. I suoi genitori non erano ancora tornati dalla casa al lago, quindi non poteva essere il padre a fare giardinaggio. Restava Brandon, il Jack Russel dei vicini, che aveva la brutta abitudine di sconfinare e fare danni.  &#xA;&#xA;Jack uscì e chiamò il cane un paio di volte mentre si avvicinava al capanno degli attrezzi, sentì abbaiare al di la dello steccato, lontano dai rumori, e si bloccò. Se non era Brandon chi stava facendo quei rumori? Cercò di ascoltare meglio l&#39;ambiente circostante, il suono era ritmico, come di un martello che batte sull&#39;incudine. Lo seguì fino al lato ovest della casa. Il rumore era cambiato: sembrava il crepitio di un fuoco acceso nel camino. Si ritrovò all&#39;ingresso secondario dell&#39;abitazione, quello che dava sulla cantina. Quando aprì la porta, il rumore era più simile a un ronzio, lo seguì; il ronzio si trasformò in una specie di grido, sempre più forte man mano che avanzava. Giunto alla sala della caldaia il rumore si fermò di colpo, lì una porta dorata era apparsa sul muro che aveva sempre ospitato lo stendi panni. Trasportato da un sentimento che non riusciva a spiegare, e in contrasto con quello che il suo istinto e il buon senso gli stavano dicendo, Jack l’aprì.  &#xA;&#xA;Nel locale caldaie dell&#39;albergo Jack si avventò sulla porta dorata, girò il pomolo, prima spinse, poi tirò ma l&#39;uscio non voleva aprirsi. In lontananza sentì rumori di oggetti rovesciati e passi pesanti: gli orrori lo stavano raggiungendo. Preso dal panico provò a forzare la porta dapprima con il coltello multiuso, poi con un piede di porco, infine lanciandogli contro un pupazzetto di peluche che aveva trovato in una delle camere. Disperato provò ancora tirando e spingendo con tutte le sue forze. La porta cominciò a urlare, continuò così per minuti che sembrarono ore, l&#39;urlo della porta era sempre più forte. Poi si ammutolì, zuppo di sudore e ansimante dalla fatica Jack smise di strattonare e si voltò: gli orrori erano lì.&#xA;&#xA;“Hai provato con il piede di porco?“ chiese Gianna.&#xA;“Sì, non si apre. Ho anche provato con il peluche.” Mario sbuffò ricaricando la partita.&#xA;“Questa volta prova a lanciarlo contro gli orrori, magari si fermano.”&#xA;&#xA;---&#xA;---&#xA;&#xA;Anche questo post da parte del a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall/a, potete trovare maggiori informazioni a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/2023/10/02/challenge-speciale-halloween-2023/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;qui/a. Ringrazio le deadline scadenze dettate da queste challenge sfide che al momento sono l&#39;unica cosa che mi &#34;obbliga&#34; a scrivere. A presto su questi schermi.&#xA;&#xA;Allibragi&#xD;&#xA;Home - a rel=&#34;me&#34; target=&#34;_blank&#34; href=&#34;https://livellosegreto.it/@allibragi&#34;Mastodon/a]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Jack correva a perdifiato lungo il corridoio, era tallonato da inimmaginabili orrori armati delle più brutte intenzioni, maleducazione, ingratitudine e arroganza. Arrivò allo sgabuzzino degli inservienti e ribaltò il carrello delle pulizie in mezzo al passaggio, sperando che questa volta potesse rallentare in qualche modo gli inseguitori. Svoltò l&#39;angolo e si lasciò dietro gli ascensori, inutile provarci: gli orrori lo aspettavano sempre al piano che sceglieva, e si infilò nella sala delle colazioni. Scavalcò il bancone e si rannicchiò sotto la macchina del caffè e rimase in silenzio per cogliere eventuali rumori. Tutto quello che riusciva a sentire però era il cuore pulsargli forsennatamente nelle orecchie.

Passato qualche minuto fece capolino dal riparo e si guardò attorno: tutto tranquillo. Avanzò nella stanza e osservò il corridoio: neanche lì nessun orrore in vista. Forse il carrello ribaltato era riuscito veramente a fermarli. Gli orrori erano molto veloci, ma ogni tanto questi piccoli ostacoli riuscivano a bloccarli completamente. Ora Jack doveva solo riuscire a non farsi trovare. Tornò dietro il bancone, prese un cornetto alla marmellata e una bottiglietta d&#39;acqua, sgattaiolò dalla porta di servizio e raggiunse la scala antincendio. Trovandola sgombera scese mangiando una meritata colazione.</p>

<p>Tre piani più in basso, entrò nella sala manutenzione del seminterrato e provò, senza successo, a chiudere la porta facendo scattare la serratura con il suo coltello multiuso. Ripiegò sul barricare la porta. <em>Ma si apre verso il dentro o verso il fuori?</em> pensò mentre spingeva un grosso armadio, non c&#39;era tempo per controllare. Riprese la corsa verso un altro corridoio, un altro, e poi un altro ancora che lo avrebbero portato al locale caldaie dell&#39;albergo: lì si trovava la salvezza.</p>

<p>La porta era comparsa due giorni addietro. Tornato dalle lezioni pomeridiane, Jack aveva fatto una doccia veloce e, dopo essersi preparato un sandwich con burro d&#39;arachide e marmellata, si era accomodato al tavolo della sala da pranzo per lavorare sulla ricerca di storia da consegnare la settimana successiva. Immerso dalla consultazione dell&#39;enciclopedia non aveva dato troppo peso ai rumori provenienti dal giardino ed aveva continuato a studiare. Qualche ora dopo, Jack leggeva il retro di una bottiglia di shampoo seduto sulla tazza quando finalmente prestò attenzione ai rumori. I suoi genitori non erano ancora tornati dalla casa al lago, quindi non poteva essere il padre a fare giardinaggio. Restava Brandon, il Jack Russel dei vicini, che aveva la brutta abitudine di sconfinare e fare danni.</p>

<p>Jack uscì e chiamò il cane un paio di volte mentre si avvicinava al capanno degli attrezzi, sentì abbaiare al di la dello steccato, lontano dai rumori, e si bloccò. Se non era Brandon chi stava facendo quei rumori? Cercò di ascoltare meglio l&#39;ambiente circostante, il suono era ritmico, come di un martello che batte sull&#39;incudine. Lo seguì fino al lato ovest della casa. Il rumore era cambiato: sembrava il crepitio di un fuoco acceso nel camino. Si ritrovò all&#39;ingresso secondario dell&#39;abitazione, quello che dava sulla cantina. Quando aprì la porta, il rumore era più simile a un ronzio, lo seguì; il ronzio si trasformò in una specie di grido, sempre più forte man mano che avanzava. Giunto alla sala della caldaia il rumore si fermò di colpo, lì una porta dorata era apparsa sul muro che aveva sempre ospitato lo stendi panni. Trasportato da un sentimento che non riusciva a spiegare, e in contrasto con quello che il suo istinto e il buon senso gli stavano dicendo, Jack l’aprì.</p>

<p>Nel locale caldaie dell&#39;albergo Jack si avventò sulla porta dorata, girò il pomolo, prima spinse, poi tirò ma l&#39;uscio non voleva aprirsi. In lontananza sentì rumori di oggetti rovesciati e passi pesanti: gli orrori lo stavano raggiungendo. Preso dal panico provò a forzare la porta dapprima con il coltello multiuso, poi con un piede di porco, infine lanciandogli contro un pupazzetto di peluche che aveva trovato in una delle camere. Disperato provò ancora tirando e spingendo con tutte le sue forze. La porta cominciò a urlare, continuò così per minuti che sembrarono ore, l&#39;urlo della porta era sempre più forte. Poi si ammutolì, zuppo di sudore e ansimante dalla fatica Jack smise di strattonare e si voltò: gli orrori erano lì.</p>

<p>“Hai provato con il piede di porco?“ chiese Gianna.
“Sì, non si apre. Ho anche provato con il peluche.” Mario sbuffò ricaricando la partita.
“Questa volta prova a lanciarlo contro gli orrori, magari si fermano.”</p>

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<p>Anche questo post da parte del <a href="https://raynorshall.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall</a>, potete trovare maggiori informazioni <a href="https://raynorshall.wordpress.com/2023/10/02/challenge-speciale-halloween-2023/" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui</a>. Ringrazio le <del>deadline</del> scadenze dettate da queste <del>challenge</del> sfide che al momento sono l&#39;unica cosa che mi “obbliga” a scrivere. A presto su questi schermi.</p>

<p>Allibragi
<a href="https://log.livellosegreto.it/allibragi/" rel="nofollow">Home</a> – <a target="_blank" href="https://livellosegreto.it/@allibragi" rel="nofollow noopener">Mastodon</a></p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/allibragi/angel-hotel-2</guid>
      <pubDate>Sat, 28 Oct 2023 14:41:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Avanti Veloce</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/allibragi/avanti-veloce</link>
      <description>&lt;![CDATA[Aurora premeva ripetutamente il pulsante del piano a cui doveva andare. Stupido ascensore pensava mentre attendeva che le porte si chiudessero. Aveva mangiato velocemente, scambiando qualche chiacchiera rapida con i colleghi, ed era arrivato il momento di tornare alla sua postazione per poter approfittare dell&#39;ufficio vuoto e continuare le lezioni di tedesco online. Non che le servisse per lavoro ma la sua migliore amica si era trasferita lì da qualche anno e sarebbe stato bello non dipendere completamente da lei quando andava a trovarla. Seduta alla scrivania inforcò le cuffie e, dopo aver preso un paio di pastiglie per il mal di testa, iniziò la lezione del giorno. Venti minuti, e una trentina di nuove parole incomprensibili dopo, era già l&#39;ora di tornare al lavoro.&#xA;!--more--&#xA;Finite le slide di presentazione e le statistiche da presentare l&#39;indomani ai capireparto, Aurora guardò l&#39;orologio, era già mezz&#39;ora dopo l&#39;orario di ufficio. Significava che era in ritardo. Indossò di corsa il cappotto e, agguantata la borsa, sfrecciò giù dalle scale, non aveva tempo per l&#39;ascensore. Raggiunto in fretta il parcheggio salì sulla sua fedele macchinina e si diresse al palazzetto dello sport, in meno di un mese sarebbe iniziato il campionato ed era importante sfruttare quegli ultimi giorni di preparazione appieno. Finiti gli allenamenti, e dopo una bella doccia calda, era tempo di un bell&#39;aperitivo con la squadra in un bar non troppo distante dal campo.&#xA;&#xA;Finito l&#39;aperitivo Aurora salutò le compagne di squadra e si diresse verso il centro, aveva appuntamento in un pub appena aperto con dei vecchi compagni di università. Era tardi e non aveva tempo per cenare a casa, avrebbe preso un hamburger o delle patatine una volta arrivata al locale. Il locale era colorato, la musica buona e il cibo altrettanto, questo la mise di buon umore dopo le tribolazioni del cercare parcheggio, sempre raro in quella zona. Finita la serata tra birre e aneddoti dei tempi andati provarono a organizzare altro ma, tra lavoro e famiglie, decisero di concludere la serata.&#xA;&#xA;Tornata alla macchina Aurora diede diversi colpi di telefono per vedere se qualcuno volesse fare after, o magari andare in discoteca. Preso atto di essere rimasta sola avviò l&#39;auto e si diresse mestamente verso casa. Nel tempo necessario per raggiungere l&#39;appartamento il mal di testa era tornato prepotentemente a far sentire la sua presenza. Subito dopo essersi liberata delle scarpe Aurora riempì un bicchiere d&#39;acqua e si diresse all&#39;armadietto dei medicinali per rifocillare la sua dose giornaliera di antidolorifici. Seduta nel buio della stanza appoggiò la testa allo schienale del divano e provò a dormire. Rivoli di lacrime le solcarono il volto. Con una smorfia atta a contenere il singhiozzio e con l&#39;emicrania ancora pulsante, riaprì gli occhi ancora umidi, prese lo smartphone e iniziò a scorrere tra video di gatti e meme sperando di iniziare presto un nuovo giorno.&#xA;&#xA;---&#xA;---&#xA;&#xA;Nuovo post, nuova sfida del a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall/a, potete trovare maggiori informazioni a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/2023/06/08/challenge-giugno-2023-tema/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;qui/a.&#xA;Il tema della stanza che cade ha pezzi mi ha fatto subito pensare a quei periodi più o meno lunghi, e più o meno gravi, in cui la stanza siamo noi. &#xA;Sfortunatamente, anche se non lo sono, mi è venuto un mezzo blocco dello scrittore e non credo di essere riuscito a far passare proprio quello che volevo, magari un giorno (quindi mai) potrei riprovarci.&#xA;&#xA;Allibragi&#xD;&#xA;Home - a rel=&#34;me&#34; target=&#34;_blank&#34; href=&#34;https://livellosegreto.it/@allibragi&#34;Mastodon/a]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Aurora premeva ripetutamente il pulsante del piano a cui doveva andare. <em>Stupido ascensore</em> pensava mentre attendeva che le porte si chiudessero. Aveva mangiato velocemente, scambiando qualche chiacchiera rapida con i colleghi, ed era arrivato il momento di tornare alla sua postazione per poter approfittare dell&#39;ufficio vuoto e continuare le lezioni di tedesco online. Non che le servisse per lavoro ma la sua migliore amica si era trasferita lì da qualche anno e sarebbe stato bello non dipendere completamente da lei quando andava a trovarla. Seduta alla scrivania inforcò le cuffie e, dopo aver preso un paio di pastiglie per il mal di testa, iniziò la lezione del giorno. Venti minuti, e una trentina di nuove parole incomprensibili dopo, era già l&#39;ora di tornare al lavoro.

Finite le slide di presentazione e le statistiche da presentare l&#39;indomani ai capireparto, Aurora guardò l&#39;orologio, era già mezz&#39;ora dopo l&#39;orario di ufficio. Significava che era in ritardo. Indossò di corsa il cappotto e, agguantata la borsa, sfrecciò giù dalle scale, non aveva tempo per l&#39;ascensore. Raggiunto in fretta il parcheggio salì sulla sua fedele macchinina e si diresse al palazzetto dello sport, in meno di un mese sarebbe iniziato il campionato ed era importante sfruttare quegli ultimi giorni di preparazione appieno. Finiti gli allenamenti, e dopo una bella doccia calda, era tempo di un bell&#39;aperitivo con la squadra in un bar non troppo distante dal campo.</p>

<p>Finito l&#39;aperitivo Aurora salutò le compagne di squadra e si diresse verso il centro, aveva appuntamento in un pub appena aperto con dei vecchi compagni di università. Era tardi e non aveva tempo per cenare a casa, avrebbe preso un hamburger o delle patatine una volta arrivata al locale. Il locale era colorato, la musica buona e il cibo altrettanto, questo la mise di buon umore dopo le tribolazioni del cercare parcheggio, sempre raro in quella zona. Finita la serata tra birre e aneddoti dei tempi andati provarono a organizzare altro ma, tra lavoro e famiglie, decisero di concludere la serata.</p>

<p>Tornata alla macchina Aurora diede diversi colpi di telefono per vedere se qualcuno volesse fare after, o magari andare in discoteca. Preso atto di essere rimasta sola avviò l&#39;auto e si diresse mestamente verso casa. Nel tempo necessario per raggiungere l&#39;appartamento il mal di testa era tornato prepotentemente a far sentire la sua presenza. Subito dopo essersi liberata delle scarpe Aurora riempì un bicchiere d&#39;acqua e si diresse all&#39;armadietto dei medicinali per rifocillare la sua dose giornaliera di antidolorifici. Seduta nel buio della stanza appoggiò la testa allo schienale del divano e provò a dormire. Rivoli di lacrime le solcarono il volto. Con una smorfia atta a contenere il singhiozzio e con l&#39;emicrania ancora pulsante, riaprì gli occhi ancora umidi, prese lo smartphone e iniziò a scorrere tra video di gatti e meme sperando di iniziare presto un nuovo giorno.</p>

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<p>Nuovo post, nuova sfida del <a href="https://raynorshall.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall</a>, potete trovare maggiori informazioni <a href="https://raynorshall.wordpress.com/2023/06/08/challenge-giugno-2023-tema/" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui</a>.
Il tema della stanza che cade ha pezzi mi ha fatto subito pensare a quei periodi più o meno lunghi, e più o meno gravi, in cui la stanza siamo noi.
Sfortunatamente, anche se non lo sono, mi è venuto un mezzo blocco dello scrittore e non credo di essere riuscito a far passare proprio quello che volevo, magari un giorno (quindi mai) potrei riprovarci.</p>

<p>Allibragi
<a href="https://log.livellosegreto.it/allibragi/" rel="nofollow">Home</a> – <a target="_blank" href="https://livellosegreto.it/@allibragi" rel="nofollow noopener">Mastodon</a></p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/allibragi/avanti-veloce</guid>
      <pubDate>Sun, 13 Aug 2023 12:39:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il commissario Tommasino e l&#39;uovo rubato</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/allibragi/il-commissario-tommasino-e-luovo-rubato</link>
      <description>&lt;![CDATA[l commissario Tommasino osservava silenziosamente la teca di cristallo: l&#39;anta aperta e il piedistallo vuoto gridavano a gran voce l&#39;assenza dell&#39;uovo. Una volta sigillato il perimetro, la squadra intorno a lui aveva iniziato lo scrupoloso controllo della sala alla ricerca di indizi preziosi.&#xA;&#34;Qui non si può fumare&#34; disse qualcuno alle spalle del detective.&#xA;&#34;Che chiamino la polizia&#34; commentò serafico Tommasino, facendo un altro tiro. &#34;Che cosa sappiamo?&#34; aggiunse infine, voltandosi verso la voce.&#xA;L&#39;ispettore Orso, pelo arruffato e giacca in disordine, leggeva da un taccuino che teneva tra le zampe. &#34;Ieri la signora Oca, in fondo alla sala, cappello con i fiori, seduta vicino a Rex, chiude la galleria d&#39;arte come tutte le sere alle ore 21:00 precise. Questa mattina torna per l&#39;apertura e l&#39;uovo è sparito. Nessun allarme, niente segni di effrazione. A parte l&#39;anta aperta non c&#39;è nulla fuori posto.&#34;&#xA;&#34;Che hai fatto al pelo?&#34; chiese Tommasino.&#xA;&#34;Che c&#39;entra?&#34;&#xA;&#34;Assecondami&#34; insistette il commissario, facendo un altro tiro alla sigaretta.&#xA;“Stavo dormendo quando il questore ha chiamato, oggi è il mio giorno libero e non ho avuto tempo di prepararmi.”&#xA;Tommasino fissò il collega con sguardo deluso.&#xA;&#34;Lo so commissario,&#34; disse lamentoso Orso &#34;ma c&#39;è quel concorso per il posto in montagna e sa com&#39;è il questore.”&#xA;&#34;Orso io ti voglio bene lo sai, ma il questore in montagna non ti manda. Ci abbiamo già provato chissà quante volte. Dai su, non fare quella faccia. C&#39;è altro? Qualche sospettato?&#34;&#xA;&#34;C&#39;è Giuliano in città, il ragazzo di Anna. Quando è in giro sparisce sempre qualcosa.&#34;&#xA;Tommasino annuì. &#34;Andiamo a parlarci.&#34;&#xA;!--more--&#xA;&#34;Il commissario Tommasino e l&#39;ispettore Orso! Qual buon vento vi porta qui?&#34; disse in tono sprezzante Giuliano appena li vide entrare.&#xA;&#34;Dov&#39;eri ieri tra le nove e mezzanotte?&#34;&#xA;&#34;Al cinema con Anna, è successo qualcosa?&#34;&#xA;Tommasino fulminò il sospettato assaporando la sua sigaretta. “Le faccio io le domande!”&#xA;Giuliano alzò i palmi in segno di resa.&#xA;&#34;Cosa sai dell&#39;uovo nella teca?&#34; lo incalzò il commissario.&#xA;&#34;Quale uovo?&#34;&#xA;&#34;Lo sai benissimo, quello che…&#34; La porta della stanza da letto sbatté di colpo. &#34;Tommaso! Basta!&#34;. Anna, la ragazza di Giuliano. L&#39;ispettore scambiò uno sguardo d&#39;intesa con Orso, era meglio andarsene prima di assistere all&#39;ennesima scenata:  se fosse stato solo forse avrebbe parlato, dopo l’arrivo della donna era proprio da escludere.&#xA;&#xA;Il sospettato successivo era la signora Maria, un&#39;anziana signora, all&#39;apparenza tanto cara ma capace di un furto come questo.&#xA;&#34;Ma chi abbiamo qui? Tommaso e il signor Orsacchitto.”&#xA;&#34;Commissario, e lui è l&#39;ispettore Orso&#34; rispose secco Tommasino, mettendo particolare enfasi sul grado del collega.&#xA;&#34;Ah, sì sì… Mi scusi ispettore&#34; replicò la signora.&#xA;&#34;Bene, sa qualcosa a riguardo del furto signora Maria?&#34;&#xA;&#34;L&#39;uovo? Era nell&#39;armadio in salotto.&#34;&#xA;&#34;La teca nel salone del museo&#34; la corresse Tommasino.&#xA;&#34;Esatto, esatto. Io l&#39;ho visto lì l&#39;ultima volta. Ieri sera.&#34;&#xA;&#34;Ieri sera? Era al museo?&#34;&#xA;&#34;Sì, ho portato una cosa a… il custode, il signor Franco.&#34;&#xA;Tommasino si diede uno schiaffo in fronte. Il custode, che stupido che era stato. Nessun segno di effrazione, la signora Oca da sola nel museo all&#39;apertura. La soluzione del crimine era così ovvia che gli era sfuggita. Franco il custode aveva rubato l&#39;uovo approfittando della sua conoscenza del luogo.&#xA;&#xA;I due agenti salutarono l&#39;anziana Maria e si diressero di gran fretta al museo, dove il custode aveva dimenticato la pipa. Tommasino l&#39;aveva subito notata e, se c&#39;è una cosa che tutti in città sanno, è che Franco non si separa mai dalla sua pipa. Come il più scontato dei libri il colpevole sarebbe tornato sul luogo del delitto per recuperare l&#39;oggetto; sarebbe stato allora che Tommasino e Orso lo avrebbero preso. Arrivati al museo i due si misero comodi su un paio di poltrone e attesero pazientemente l&#39;arrivo del ladro.&#xA;&#xA;&#34;Tommy! Svegliati che papà è arrivato!&#34;&#xA;Il commissario si svegliò di soprassalto, si era addormentato durante l&#39;appostamento? Era il questore che lo chiamava? Si stropicciò gli occhi e guardò verso la direzione da cui proveniva il grido. &#34;L&#39;uovo?&#34; chiese.&#xA;&#34;L&#39;ha spostato papà sennò finisce che te lo mangi tutto e stai male.&#34; Poi notò il bastoncino sporgente dalla bocca del bambino. &#34;Quello è un chupa-chups? Se non mangi tutto vedi che fine fa l’uovo! E lascia l&#39;orsacchiotto a casa che poi in montagna lo sporchi.&#34;&#xA;&#xA;---&#xA;---&#xA;Anche questo post si rifà ad una sfida del a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall/a. Il tema è la Pasqua, potete trovare maggiori informazioni a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/2023/03/22/challenge-speciale-pasqua-2023/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;qui/a. La festività è già passata da un po&#39; ma l&#39;importante è aver scritto qualcosa suppongo.&#xA;&#xA;Volevo intitolare il racconto &#34;La Pipa&#34;, per fare una cosa alla Camilleri e richiamare un dettaglio della storia. Ho deciso di evitare questo virtuosismo e virare su un titolo più classico da romanzo giallo sui generis. Che è meglio, come diceva Puffo Quattrocchi.&#xA;&#xA;Allibragi&#xD;&#xA;Home - a rel=&#34;me&#34; target=&#34;_blank&#34; href=&#34;https://livellosegreto.it/@allibragi&#34;Mastodon/a]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>l commissario Tommasino osservava silenziosamente la teca di cristallo: l&#39;anta aperta e il piedistallo vuoto gridavano a gran voce l&#39;assenza dell&#39;uovo. Una volta sigillato il perimetro, la squadra intorno a lui aveva iniziato lo scrupoloso controllo della sala alla ricerca di indizi preziosi.
“Qui non si può fumare” disse qualcuno alle spalle del detective.
“Che chiamino la polizia” commentò serafico Tommasino, facendo un altro tiro. “Che cosa sappiamo?” aggiunse infine, voltandosi verso la voce.
L&#39;ispettore Orso, pelo arruffato e giacca in disordine, leggeva da un taccuino che teneva tra le zampe. “Ieri la signora Oca, in fondo alla sala, cappello con i fiori, seduta vicino a Rex, chiude la galleria d&#39;arte come tutte le sere alle ore 21:00 precise. Questa mattina torna per l&#39;apertura e l&#39;uovo è sparito. Nessun allarme, niente segni di effrazione. A parte l&#39;anta aperta non c&#39;è nulla fuori posto.”
“Che hai fatto al pelo?” chiese Tommasino.
“Che c&#39;entra?”
“Assecondami” insistette il commissario, facendo un altro tiro alla sigaretta.
“Stavo dormendo quando il questore ha chiamato, oggi è il mio giorno libero e non ho avuto tempo di prepararmi.”
Tommasino fissò il collega con sguardo deluso.
“Lo so commissario,” disse lamentoso Orso “ma c&#39;è quel concorso per il posto in montagna e sa com&#39;è il questore.”
“Orso io ti voglio bene lo sai, ma il questore in montagna non ti manda. Ci abbiamo già provato chissà quante volte. Dai su, non fare quella faccia. C&#39;è altro? Qualche sospettato?”
“C&#39;è Giuliano in città, il ragazzo di Anna. Quando è in giro sparisce sempre qualcosa.”
Tommasino annuì. “Andiamo a parlarci.”

“Il commissario Tommasino e l&#39;ispettore Orso! Qual buon vento vi porta qui?” disse in tono sprezzante Giuliano appena li vide entrare.
“Dov&#39;eri ieri tra le nove e mezzanotte?”
“Al cinema con Anna, è successo qualcosa?”
Tommasino fulminò il sospettato assaporando la sua sigaretta. “Le faccio io le domande!”
Giuliano alzò i palmi in segno di resa.
“Cosa sai dell&#39;uovo nella teca?” lo incalzò il commissario.
“Quale uovo?”
“Lo sai benissimo, quello che…” La porta della stanza da letto sbatté di colpo. “Tommaso! Basta!”. Anna, la ragazza di Giuliano. L&#39;ispettore scambiò uno sguardo d&#39;intesa con Orso, era meglio andarsene prima di assistere all&#39;ennesima scenata:  se fosse stato solo forse avrebbe parlato, dopo l’arrivo della donna era proprio da escludere.</p>

<p>Il sospettato successivo era la signora Maria, un&#39;anziana signora, all&#39;apparenza tanto cara ma capace di un furto come questo.
“Ma chi abbiamo qui? Tommaso e il signor Orsacchitto.”
“Commissario, e lui è l&#39;<em>ispettore</em> Orso” rispose secco Tommasino, mettendo particolare enfasi sul grado del collega.
“Ah, sì sì… Mi scusi <em>ispettore</em>” replicò la signora.
“Bene, sa qualcosa a riguardo del furto signora Maria?”
“L&#39;uovo? Era nell&#39;armadio in salotto.”
“La teca nel salone del museo” la corresse Tommasino.
“Esatto, esatto. Io l&#39;ho visto lì l&#39;ultima volta. Ieri sera.”
“Ieri sera? Era al museo?”
“Sì, ho portato una cosa a… il custode, il signor Franco.”
Tommasino si diede uno schiaffo in fronte. Il custode, che stupido che era stato. Nessun segno di effrazione, la signora Oca da sola nel museo all&#39;apertura. La soluzione del crimine era così ovvia che gli era sfuggita. Franco il custode aveva rubato l&#39;uovo approfittando della sua conoscenza del luogo.</p>

<p>I due agenti salutarono l&#39;anziana Maria e si diressero di gran fretta al museo, dove il custode aveva dimenticato la pipa. Tommasino l&#39;aveva subito notata e, se c&#39;è una cosa che tutti in città sanno, è che Franco non si separa mai dalla sua pipa. Come il più scontato dei libri il colpevole sarebbe tornato sul luogo del delitto per recuperare l&#39;oggetto; sarebbe stato allora che Tommasino e Orso lo avrebbero preso. Arrivati al museo i due si misero comodi su un paio di poltrone e attesero pazientemente l&#39;arrivo del ladro.</p>

<p>“Tommy! Svegliati che papà è arrivato!”
Il commissario si svegliò di soprassalto, si era addormentato durante l&#39;appostamento? Era il questore che lo chiamava? Si stropicciò gli occhi e guardò verso la direzione da cui proveniva il grido. “L&#39;uovo?” chiese.
“L&#39;ha spostato papà sennò finisce che te lo mangi tutto e stai male.” Poi notò il bastoncino sporgente dalla bocca del bambino. “Quello è un chupa-chups? Se non mangi tutto vedi che fine fa l’uovo! E lascia l&#39;orsacchiotto a casa che poi in montagna lo sporchi.”</p>

<hr>

<hr>

<p>Anche questo post si rifà ad una sfida del <a href="https://raynorshall.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall</a>. Il tema è la Pasqua, potete trovare maggiori informazioni <a href="https://raynorshall.wordpress.com/2023/03/22/challenge-speciale-pasqua-2023/" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui</a>. La festività è già passata da un po&#39; ma l&#39;importante è aver scritto qualcosa suppongo.</p>

<p>Volevo intitolare il racconto <em>“La Pipa”</em>, per fare una cosa alla Camilleri e richiamare un dettaglio della storia. Ho deciso di evitare questo virtuosismo e virare su un titolo più classico da romanzo giallo sui generis. Che è meglio, come diceva Puffo Quattrocchi.</p>

<p>Allibragi
<a href="https://log.livellosegreto.it/allibragi/" rel="nofollow">Home</a> – <a target="_blank" href="https://livellosegreto.it/@allibragi" rel="nofollow noopener">Mastodon</a></p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/allibragi/il-commissario-tommasino-e-luovo-rubato</guid>
      <pubDate>Sun, 16 Apr 2023 19:41:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Bulletin Board System</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/allibragi/bulletin-board-system</link>
      <description>&lt;![CDATA[Mario era fermo dinnanzi al cancello in ferro battuto, lo stava guardando da qualche minuto. Barre verticali si innalzavano per poi unirsi nella parte superiore in una specie di giglio meccanico, qua e là alcuni punti di ruggine: attorno ai rivetti che univano le varie parti e lungo una putrella storta, probabilmente frutto di qualche manovra poco attenta.&#xA;&#xA;Gianna e gli altri della Bulletin Board System lo aspettavano oltre al cancello, dentro alla villa. Cosa avrebbero pensato una volta conosciuto dal vivo? La sicurezza e l&#39;anonimato garantito dal web sarebbero caduti definitivamente, il suo costume da arlecchino sarebbe stato sufficiente a nascondere il suo disagio e le sue paure? Forse avrebbe dovuto spenderci di più, un costume più pregiato avrebbe fatto un&#39;impressione migliore o dissimulato meglio il suo imbarazzo?&#xA;&#xA;Uno sguardo all&#39;orologio e poi qualche passo verso il citofono. La prima volta che aveva visto un articolo sulle BBS, Mario aveva sentito riaccendersi qualcosa dentro, qualcosa che era rimasta assopita da anni. L&#39;idea di poter comunicare con altre persone sparse in tutta Italia e, perché no, nel mondo intero lo affascinava ed eccitava. Avrebbe potuto raggiungere persone con interessi simili ai suoi, fare nuove amicizie, conoscere cose nuove ma, soprattutto, incominciare da capo. Un nuovo Mario.&#xA;!--more--&#xA;La mascherina nera di arlecchino giaceva sul sedile del passeggero. Con la fronte appoggiata sul volante e con gli occhi chiusi, Mario respirava profondamente per recuperare un minimo di calma: la paura aveva preso il sopravvento e, con la coda tra le gambe, era tornato all’auto parcheggiata in una traversa poco distante. Era arrivato, come suo solito, con abbastanza anticipo. Non era quindi ancora formalmente in ritardo per la festa ma di quel passo lo sarebbe stato. Con gli altri della BBS era stato vago e già aveva paventato una sua non presenza per motivi tanto personali quanto fittizi. La questione era semplice: mettere in moto e farsi altri 100 chilometri per tornare a Piacenza vestito come un cretino o decidersi e andare alla festa.&#xA;&#xA;E se qualcuno lo avesse visto allontanarsi dalla villa? Se lo avessero riconosciuto mentre spiava la villa dal cancello? Magari qualcuno dentro o un altro utente che a sua volta era diretto alla festa? Che figura di merda. Perché non poteva essere il Mario virtuale anche nella vita vera? Il Mario del web però non doveva sopportare gli sguardi che giudicavano il suo aspetto fisico. Il Mario del web aveva tutto il tempo del mondo per trovare le parole più adatte per Gianna. Il Mario vero giocava a una difficoltà più alta, niente tempo per pensare, niente salvataggi, niente scuse. Guardando fuori dal finestrino, verso il fondo della via che svoltava verso la villa, Mario assaporò il pensiero di essere lui quello più forte. Inforcata la mascherina, scese nuovamente dall’auto e tornò verso la villa cercando di convincersi a fare l&#39;ultimo passo.&#xA;&#xA;Finite le scuole aveva troncato i rapporti con tutti, era stato abbastanza facile. Nessuno lo aveva cercato per sapere come stava o altro, il che era abbastanza scontato in realtà, poiché, dai suoi compagni di classe, non aveva ricevuto nulla all’infuori di angherie e sofferenza. Aveva fatto una specie di patto non scritto con sé stesso: non tentare più di avvicinarsi a qualcuno per non soffrire più. Qualche anno dopo il Mario del web avrebbe scoperto, grazie a Gianna, che questa cosa si chiama dilemma del porcospino.&#xA;&#xA;Svoltato l&#39;angolo, il cancello di ferro battuto, ormai familiare, lo aspettava in fondo alla via. Le persone che lo avevano ferito non avrebbero saputo neanche come accendere un computer, figuriamoci connettersi al web ed entrare in una BBS. Inoltre si era allontanato abbastanza da Piacenza da non rischiare di incontrare qualche vecchio compagno di scuola. Non c&#39;era quindi particolare motivo di temere incontri con facce conosciute. Però certe cose, certe paure, ti rimangono dentro e non è facile liberarsene.&#xA;&#xA;Quegli ultimi anni di avventura telematica lo avevano portato lì: davanti al citofono. Per questa ragione si era iscritto alla BBS, andare via ora avrebbe vanificato tutto lo sforzo. E poi cosa avrebbe potuto succedere di brutto, peggio di quello che aveva già passato a scuola? Il pensiero che non c&#39;è limite al peggio cercò di insinuarsi tra le meningi di Mario, come se intrappolato in una stanza che si riempie d’acqua, la paura e l’ansia iniziarono a risalire: prima le gambe, poi su lungo la vita ed il petto, arrivando fino alla gola impedendogli di respirare.&#xA;&#xA;Raccogliendo tutto il suo coraggio deglutì, come per ricacciare giù la paura, inspirò profondamente e puntò il dito, con fare intimidatorio, in direzione del pulsante del citofono.&#xA;&#34;Harlock non scappa mai. Ricordalo Tadashi!&#34;&#xA;&#34;Mario sei tu?&#34; disse una voce femminile alle sue spalle.&#xA;Mario si voltò di scatto, tutto il coraggio svanì improvvisamente, la marea della paura tornò ad alzarsi, sudava freddo e sentiva il cuore palpitare forsennatamente in gola. Una ragazza vestita in un abito ottocentesco e con il volto adornato da una maschera di pizzo guardava sorridendo.&#xA;&#34;Si, sono io&#34; riuscì a rispondere in un filo di fiato con la bocca impastata.&#xA;&#34;Lo sapevo!&#34; esclamo la ragazza gioiosamente. &#34;È una di quelle frasi che ripete sempre Mario, cioè che ripeti sempre tu.&#34;&#xA;Mario deglutì con fatica, aveva parlato a voce alta mentre era immerso nei suoi pensieri? Non aveva ancora premuto il citofono e già collezionava la prima figuraccia. Se iniziamo così chissà cosa penseranno gli altri di uno sfigato che minaccia un citofono. Poi gli venne un dubbio, che la ragazza di fronte a lui fosse proprio Gianna? Nonostante la maschera il suo sorriso era proprio come se lo era immaginato, la voce era sincera e non sembrava giudicarlo. Ma era davvero felice di vederlo? Di conoscerlo? Era davvero Gianna? Mario ricambiò il sorriso e suonò il campanello, avrebbe avuto tutta la serata per scoprirlo.&#xA;&#xA;---&#xA;---&#xA;&#xA;Questo post partecipa fuori concorso, come i film impegnati, alla challenge di Febbraio del a href=&#34;https://raynorshall.wordpress.com/&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall/a. La sfida prevede di scrivere un testo, di massimo 8000 caratteri, seguendo un tema sorteggiato.&#xA;&#xA;Quello di questo mese è cose proibite e carnevale. La mia prima idea era quella di mettere il protagonista su un treno diretto da qualche parte con qualcosa a presso che rappresentasse il proibito. Poi quando ho iniziato a scrivere è apparso Mario davanti ad un cancello negli anni 80 e sono finito tristemente (nel senso che il racconto è triste) fuori tema.&#xA;&#xA;Non sono sicuro dell&#39;utilizzo di BBS al femminile, sono arrivato su internet quando ormai erano tramontate. Facendo qualche ricerca ho trovato una specie di 50 e 50, le pagine più datate però sembrano usare il femminile, quindi per questo testo ho deciso in questo senso.&#xA;&#xA;Ringrazio Alessia per l&#39;aiuto nella correzione e l&#39;editing del testo, potete trovarla a href=&#34;https://livellosegreto.it/@Alessia&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;qui nel fediverso/a e a href=&#34;https://linktr.ee/lacorteblog&#34; target=&#34;blank&#34; rel=&#34;noopener noreferrer&#34;qui nel non fediverso/a, e voi lettori se siete arrivati fin qui.&#xA;&#xA;Fatti e personaggi di questo romanzo sono puramente immaginari. I luoghi no. Ma tanto loro non si offendono. - Andrea G. Pinketts&#xA;&#xA;Allibragi&#xD;&#xA;Home - a rel=&#34;me&#34; target=&#34;_blank&#34; href=&#34;https://livellosegreto.it/@allibragi&#34;Mastodon/a]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Mario era fermo dinnanzi al cancello in ferro battuto, lo stava guardando da qualche minuto. Barre verticali si innalzavano per poi unirsi nella parte superiore in una specie di giglio meccanico, qua e là alcuni punti di ruggine: attorno ai rivetti che univano le varie parti e lungo una putrella storta, probabilmente frutto di qualche manovra poco attenta.</p>

<p>Gianna e gli altri della <em>Bulletin Board System</em> lo aspettavano oltre al cancello, dentro alla villa. Cosa avrebbero pensato una volta conosciuto dal vivo? La sicurezza e l&#39;anonimato garantito dal web sarebbero caduti definitivamente, il suo costume da arlecchino sarebbe stato sufficiente a nascondere il suo disagio e le sue paure? Forse avrebbe dovuto spenderci di più, un costume più pregiato avrebbe fatto un&#39;impressione migliore o dissimulato meglio il suo imbarazzo?</p>

<p>Uno sguardo all&#39;orologio e poi qualche passo verso il citofono. La prima volta che aveva visto un articolo sulle BBS, Mario aveva sentito riaccendersi qualcosa dentro, qualcosa che era rimasta assopita da anni. L&#39;idea di poter comunicare con altre persone sparse in tutta Italia e, perché no, nel mondo intero lo affascinava ed eccitava. Avrebbe potuto raggiungere persone con interessi simili ai suoi, fare nuove amicizie, conoscere cose nuove ma, soprattutto, incominciare da capo. Un nuovo Mario.

La mascherina nera di arlecchino giaceva sul sedile del passeggero. Con la fronte appoggiata sul volante e con gli occhi chiusi, Mario respirava profondamente per recuperare un minimo di calma: la paura aveva preso il sopravvento e, con la coda tra le gambe, era tornato all’auto parcheggiata in una traversa poco distante. Era arrivato, come suo solito, con abbastanza anticipo. Non era quindi ancora formalmente in ritardo per la festa ma di quel passo lo sarebbe stato. Con gli altri della BBS era stato vago e già aveva paventato una sua non presenza per motivi tanto personali quanto fittizi. La questione era semplice: mettere in moto e farsi altri 100 chilometri per tornare a Piacenza vestito come un cretino o decidersi e andare alla festa.</p>

<p>E se qualcuno lo avesse visto allontanarsi dalla villa? Se lo avessero riconosciuto mentre spiava la villa dal cancello? Magari qualcuno dentro o un altro utente che a sua volta era diretto alla festa? Che figura di merda. Perché non poteva essere il Mario virtuale anche nella vita vera? Il Mario del web però non doveva sopportare gli sguardi che giudicavano il suo aspetto fisico. Il Mario del web aveva tutto il tempo del mondo per trovare le parole più adatte per Gianna. Il Mario vero giocava a una difficoltà più alta, niente tempo per pensare, niente salvataggi, niente scuse. Guardando fuori dal finestrino, verso il fondo della via che svoltava verso la villa, Mario assaporò il pensiero di essere lui quello più forte. Inforcata la mascherina, scese nuovamente dall’auto e tornò verso la villa cercando di convincersi a fare l&#39;ultimo passo.</p>

<p>Finite le scuole aveva troncato i rapporti con tutti, era stato abbastanza facile. Nessuno lo aveva cercato per sapere come stava o altro, il che era abbastanza scontato in realtà, poiché, dai suoi compagni di classe, non aveva ricevuto nulla all’infuori di angherie e sofferenza. Aveva fatto una specie di patto non scritto con sé stesso: non tentare più di avvicinarsi a qualcuno per non soffrire più. Qualche anno dopo il Mario del web avrebbe scoperto, grazie a Gianna, che questa cosa si chiama <em>dilemma del porcospino</em>.</p>

<p>Svoltato l&#39;angolo, il cancello di ferro battuto, ormai familiare, lo aspettava in fondo alla via. Le persone che lo avevano ferito non avrebbero saputo neanche come accendere un computer, figuriamoci connettersi al web ed entrare in una BBS. Inoltre si era allontanato abbastanza da Piacenza da non rischiare di incontrare qualche vecchio compagno di scuola. Non c&#39;era quindi particolare motivo di temere incontri con facce conosciute. Però certe cose, certe paure, ti rimangono dentro e non è facile liberarsene.</p>

<p>Quegli ultimi anni di avventura telematica lo avevano portato lì: davanti al citofono. Per questa ragione si era iscritto alla BBS, andare via ora avrebbe vanificato tutto lo sforzo. E poi cosa avrebbe potuto succedere di brutto, peggio di quello che aveva già passato a scuola? Il pensiero che non c&#39;è limite al peggio cercò di insinuarsi tra le meningi di Mario, come se intrappolato in una stanza che si riempie d’acqua, la paura e l’ansia iniziarono a risalire: prima le gambe, poi su lungo la vita ed il petto, arrivando fino alla gola impedendogli di respirare.</p>

<p>Raccogliendo tutto il suo coraggio deglutì, come per ricacciare giù la paura, inspirò profondamente e puntò il dito, con fare intimidatorio, in direzione del pulsante del citofono.
“<em>Harlock non scappa mai. Ricordalo Tadashi!</em>“
“Mario sei tu?” disse una voce femminile alle sue spalle.
Mario si voltò di scatto, tutto il coraggio svanì improvvisamente, la marea della paura tornò ad alzarsi, sudava freddo e sentiva il cuore palpitare forsennatamente in gola. Una ragazza vestita in un abito ottocentesco e con il volto adornato da una maschera di pizzo guardava sorridendo.
“Si, sono io” riuscì a rispondere in un filo di fiato con la bocca impastata.
“Lo sapevo!” esclamo la ragazza gioiosamente. “È una di quelle frasi che ripete sempre Mario, cioè che ripeti sempre tu.”
Mario deglutì con fatica, aveva parlato a voce alta mentre era immerso nei suoi pensieri? Non aveva ancora premuto il citofono e già collezionava la prima figuraccia. Se iniziamo così chissà cosa penseranno gli altri di uno sfigato che minaccia un citofono. Poi gli venne un dubbio, che la ragazza di fronte a lui fosse proprio Gianna? Nonostante la maschera il suo sorriso era proprio come se lo era immaginato, la voce era sincera e non sembrava giudicarlo. Ma era davvero felice di vederlo? Di conoscerlo? Era davvero Gianna? Mario ricambiò il sorriso e suonò il campanello, avrebbe avuto tutta la serata per scoprirlo.</p>

<hr>

<hr>

<p>Questo post partecipa fuori concorso, come i film impegnati, alla challenge di Febbraio del <a href="https://raynorshall.wordpress.com/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Circolo di Scrittura Creativa Raynor’s Hall</a>. La sfida prevede di scrivere un testo, di massimo 8000 caratteri, seguendo un tema sorteggiato.</p>

<p>Quello di questo mese è <strong>cose proibite e carnevale</strong>. La mia prima idea era quella di mettere il protagonista su un treno diretto da qualche parte con qualcosa a presso che rappresentasse il proibito. Poi quando ho iniziato a scrivere è apparso Mario davanti ad un cancello negli anni 80 e sono finito tristemente (nel senso che il racconto è triste) fuori tema.</p>

<p>Non sono sicuro dell&#39;utilizzo di BBS al femminile, sono arrivato su internet quando ormai erano tramontate. Facendo qualche ricerca ho trovato una specie di 50 e 50, le pagine più datate però sembrano usare il femminile, quindi per questo testo ho deciso in questo senso.</p>

<p>Ringrazio Alessia per l&#39;aiuto nella correzione e l&#39;editing del testo, potete trovarla <a href="https://livellosegreto.it/@Alessia" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui nel fediverso</a> e <a href="https://linktr.ee/lacorte_blog" target="_blank" rel="nofollow noopener">qui nel non fediverso</a>, e voi lettori se siete arrivati fin qui.</p>

<p><em>Fatti e personaggi di questo romanzo sono puramente immaginari. I luoghi no. Ma tanto loro non si offendono.</em> – <strong>Andrea G. Pinketts</strong></p>

<p>Allibragi
<a href="https://log.livellosegreto.it/allibragi/" rel="nofollow">Home</a> – <a target="_blank" href="https://livellosegreto.it/@allibragi" rel="nofollow noopener">Mastodon</a></p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/allibragi/bulletin-board-system</guid>
      <pubDate>Mon, 13 Mar 2023 21:41:38 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>No one cares when you&#39;re out on the street</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/allibragi/no-one-cares-when-youre-out-on-the-street</link>
      <description>&lt;![CDATA[La macchina corre nella notte buia, i fari illuminano la segnaletica orizzontale come in Mulholland Drive, almeno credo perché sono seduto dietro. Gioco con un leoncino di peluche trovato sulla cappelliera. Stringo le zampe posteriori con la destra e le anteriori con la sinistra, lo punto fuori dal finestrino e fingo di sparare come se fosse un fucile.&#xA;&#xA;Questa notte buia buia che ci culla nella Brianza in cerca di un posto che possa conciliare la necessità di riposare le nostre stanche membra e i nostri portafogli vuoti.&#xA;&#xA;Il primo tentativo ci vede all&#39;esterno di un gay bar dall&#39;aspetto asettico. La sua insegna fuxia sembra volerci dire che siamo troppo pezzenti per poterci permettere anche solo un&#39;acqua minerale.&#xA;&#xA;Ha ragione.&#xA;&#xA;Gli altri dicono che prima era un locale più modesto con ottime patatine. Il tempo è una brutta bestia, a volte ti cambia in peggio e altre ancora in locali costosi.&#xA;!--more--&#xA;Picking up the pieces to make ends meet&#xA;&#xA;La macchina cigola ogni volta che sterza, è abbastanza inquietante ma finché va… poi Luca deve risparmiare, non può mica spendere soldi per un’auto nuova se vuole sposarsi. Perché lui vuole, solo che ancora non lo sa e, se lo dice Lei, io ci credo.&#xA;&#xA;&#34;Smettila con ‘sto coso!&#34; si lamenta Mattia mentre spingo il culo di pezza del peluche contro la sua guancia.&#xA;&#xA;Secondo tentativo: un piccolo bar in mezzo a una strada che si biforca. Ci accoglie un gruppo di quattordicenni palestrati rasati, lampadati e forse un po&#39; nostalgici.&#xA;&#xA;Prima era un localino per famiglie dove ci si poteva intrattenere anche con giochi in scatola. Inizio a interrogarmi sul significato di &#34;prima&#34;. Il tempo è una brutta bestia, a volte ti cambia in meglio e altre ancora in locali avanguardisti.&#xA;&#xA;Il motore si riaccende e siamo di nuovo in marcia.&#xA;&#xA;No one cares when you’re down in the gutter&#xA;&#xA;“Potremmo andare al Mexicali”&#xA;&#xA;“È chiuso”. Sono tutti chiusi, rimpiazzati da ristoranti egiziani. Il Dottor. ingegnere Hayder Mahfuz, ricco magnate del petrolio e con un odio profondo per il simpatico popolo centro americano, se li è comprati tutti. Ecco che succede quando hai tanti soldi e ti stanno sul cazzo i messicani.&#xA;&#xA;“Smettila con ‘sta minchia di coso!” Sono di nuovo io che spingo il culo del peluche contro la guancia di Mattia.&#xA;&#xA;Il terzo tentativo, nel senso che era il terzo di tre, è comunque pessimo ma migliore degli altri. Ai bei tempi andati, le macchine erano parcheggiate fino alla fine della via e il locale era sempre colmo di avventori, ma poi hanno sparato al gestore. Siamo solo noi e un’altra ventina di persone, tra parenti e amici, venuti a vedere la band che suonerà dal vivo da lì a poco. Hanno pure finito la panna, quindi niente White Russian: il mio Drugo interiore ripiegherà su un Long Island.&#xA;&#xA;Got no friends got no lover&#xA;&#xA;Tutte le consumazioni costano un euro in più per colpa della band. Lei vuole indietro il suo euro.&#xA;&#xA;Una giovane Carrà all’altoparlante mi ripete incessantemente che dovrei cominciare io a fare l’amore. Lo farei anche, ma c’è troppa gente e poi sempre da solo mi rattrista. Nel frattempo, al tavolo scorrono un po’ di topic: lavoro, università, amici, vestiti, vacanze, fame nel mondo, quelle strane immagini che se le fissi e strizzi gli occhi ne vedi altre.&#xA;&#xA;Finalmente arriva il Long Island Ice Tea, lo assaggio. Devono aver preso troppo sul serio l’“Ice Tea” del nome.&#xA;&#xA;La band attacca con un brano dei Deep Purple. Adesso anche Mattia rivuole indietro il suo euro. Arrivano le patatine abbondantemente salate, nella vana speranza di indurci alla seconda consumazione.&#xA;Cambio brano, assistiamo in diretta allo stupro di Learn To Fly. Rivoglio indietro il mio euro. Immagino Dave Grohl esanime su un letto di lenzuola bianche con un rigolo di sangue che sgorga dall’orecchio. La band passa a un brano dei Cranberries.&#xA;&#xA;“Luca non lo rivuoi indietro il tuo euro?”. Ci ha portato qui lui quindi, per la sua incolumità, preferisce non chiedere risarcimenti.&#xA;&#xA;For what it’s worth&#xA;&#xA;La macchina corre nella notte buia, i fari illuminano la segnaletica orizzontale bagnata da una calda pioggia incessante come in Mulholland Drive, almeno credo perché sono sempre seduto dietro. Questa notte buia e piovosa che ci culla nella Brianza ha saputo conciliare la necessità di riposare le nostre stanche membra e i nostri portafogli vuoti, anche se a discapito dei nostri timpani.&#xA;&#xA;“Ti ho detto di smetterla con ‘sto cazzo di coso!” Sono sempre io che spingo il culo del peluche contro la guancia di Mattia.&#xA;&#xA;“Ti ricordo che tra pochi mesi è il nostro decimo anniversario.”&#xA;&#xA;“… cazzo è spenta!” Esclama Luca nel panico, il volume non si alza se la radio non è accesa.&#xA;&#xA;“Dieci e dico dieci anni che stiamo assieme. Voglio un bel regalo hai capito? E ho dei testimoni, giusto?”&#xA;&#xA;“Sì” rispondiamo dai sedili posteriori.&#xA;&#xA;“Ma sì, cosa!?”.&#xA;&#xA;Got no lover&#xA;&#xA;E pensare che neanche li ascolto i Placebo.&#xA;&#xA;Got no friends got no lover&#xA;&#xA;&amp;nbsp;&#xA;&amp;nbsp;&#xA;---&#xA;&#xA;Questo è un breve racconto, leggermente rimaneggiato, che pubblicai anni fa sul mio primo blog, a distanza di anni è l&#39;unico mio scritto che supera la prova del tempo. Tutto il resto, riletto con gli occhi di oggi, è veramente indecente. &#xA;&#xA;Quel primo blog era già allora un progetto condiviso che precedeva inconsapevolmente questa piattaforma che mi vede ricondividere questo testo oggi.&#xA;&#xA;Allibragi&#xD;&#xA;Home - a rel=&#34;me&#34; target=&#34;_blank&#34; href=&#34;https://livellosegreto.it/@allibragi&#34;Mastodon/a]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La macchina corre nella notte buia, i fari illuminano la segnaletica orizzontale come in <em>Mulholland Drive</em>, almeno credo perché sono seduto dietro. Gioco con un leoncino di peluche trovato sulla cappelliera. Stringo le zampe posteriori con la destra e le anteriori con la sinistra, lo punto fuori dal finestrino e fingo di sparare come se fosse un fucile.</p>

<p>Questa notte buia buia che ci culla nella Brianza in cerca di un posto che possa conciliare la necessità di riposare le nostre stanche membra e i nostri portafogli vuoti.</p>

<p>Il primo tentativo ci vede all&#39;esterno di un gay bar dall&#39;aspetto asettico. La sua insegna fuxia sembra volerci dire che siamo troppo pezzenti per poterci permettere anche solo un&#39;acqua minerale.</p>

<p>Ha ragione.</p>

<p>Gli altri dicono che prima era un locale più modesto con ottime patatine. Il tempo è una brutta bestia, a volte ti cambia in peggio e altre ancora in locali costosi.
</p>

<h2 id="picking-up-the-pieces-to-make-ends-meet">Picking up the pieces to make ends meet</h2>

<p>La macchina cigola ogni volta che sterza, è abbastanza inquietante ma finché va… poi Luca deve risparmiare, non può mica spendere soldi per un’auto nuova se vuole sposarsi. Perché lui vuole, solo che ancora non lo sa e, se lo dice <em>Lei</em>, io ci credo.</p>

<p>“Smettila con ‘sto coso!” si lamenta Mattia mentre spingo il culo di pezza del peluche contro la sua guancia.</p>

<p>Secondo tentativo: un piccolo bar in mezzo a una strada che si biforca. Ci accoglie un gruppo di quattordicenni palestrati rasati, lampadati e forse un po&#39; nostalgici.</p>

<p>Prima era un localino per famiglie dove ci si poteva intrattenere anche con giochi in scatola. Inizio a interrogarmi sul significato di “prima”. Il tempo è una brutta bestia, a volte ti cambia in meglio e altre ancora in locali avanguardisti.</p>

<p>Il motore si riaccende e siamo di nuovo in marcia.</p>

<h2 id="no-one-cares-when-you-re-down-in-the-gutter">No one cares when you’re down in the gutter</h2>

<p>“Potremmo andare al Mexicali”</p>

<p>“È chiuso”. Sono tutti chiusi, rimpiazzati da ristoranti egiziani. Il Dottor. ingegnere Hayder Mahfuz, ricco magnate del petrolio e con un odio profondo per il simpatico popolo centro americano, se li è comprati tutti. Ecco che succede quando hai tanti soldi e ti stanno sul cazzo i messicani.</p>

<p>“Smettila con ‘sta minchia di coso!” Sono di nuovo io che spingo il culo del peluche contro la guancia di Mattia.</p>

<p>Il terzo tentativo, nel senso che era il terzo di tre, è comunque pessimo ma migliore degli altri. Ai bei tempi andati, le macchine erano parcheggiate fino alla fine della via e il locale era sempre colmo di avventori, ma poi hanno sparato al gestore. Siamo solo noi e un’altra ventina di persone, tra parenti e amici, venuti a vedere la band che suonerà dal vivo da lì a poco. Hanno pure finito la panna, quindi niente <em>White Russian</em>: il mio Drugo interiore ripiegherà su un <em>Long Island</em>.</p>

<h2 id="got-no-friends-got-no-lover">Got no friends got no lover</h2>

<p>Tutte le consumazioni costano un euro in più per colpa della band. <em>Lei</em> vuole indietro il suo euro.</p>

<p>Una giovane Carrà all’altoparlante mi ripete incessantemente che dovrei cominciare io a fare l’amore. Lo farei anche, ma c’è troppa gente e poi sempre da solo mi rattrista. Nel frattempo, al tavolo scorrono un po’ di topic: lavoro, università, amici, vestiti, vacanze, fame nel mondo, quelle strane immagini che se le fissi e strizzi gli occhi ne vedi altre.</p>

<p>Finalmente arriva il <em>Long Island Ice Tea</em>, lo assaggio. Devono aver preso troppo sul serio l’“<em>Ice Tea</em>” del nome.</p>

<p>La band attacca con un brano dei <em>Deep Purple</em>. Adesso anche Mattia rivuole indietro il suo euro. Arrivano le patatine abbondantemente salate, nella vana speranza di indurci alla seconda consumazione.
Cambio brano, assistiamo in diretta allo stupro di <em>Learn To Fly</em>. Rivoglio indietro il mio euro. Immagino Dave Grohl esanime su un letto di lenzuola bianche con un rigolo di sangue che sgorga dall’orecchio. La band passa a un brano dei <em>Cranberries</em>.</p>

<p>“Luca non lo rivuoi indietro il tuo euro?”. Ci ha portato qui lui quindi, per la sua incolumità, preferisce non chiedere risarcimenti.</p>

<h2 id="for-what-it-s-worth">For what it’s worth</h2>

<p>La macchina corre nella notte buia, i fari illuminano la segnaletica orizzontale bagnata da una calda pioggia incessante come in <em>Mulholland Drive</em>, almeno credo perché sono sempre seduto dietro. Questa notte buia e piovosa che ci culla nella Brianza ha saputo conciliare la necessità di riposare le nostre stanche membra e i nostri portafogli vuoti, anche se a discapito dei nostri timpani.</p>

<p>“Ti ho detto di smetterla con ‘sto cazzo di coso!” Sono sempre io che spingo il culo del peluche contro la guancia di Mattia.</p>

<p>“Ti ricordo che tra pochi mesi è il nostro decimo anniversario.”</p>

<p>“… cazzo è spenta!” Esclama Luca nel panico, il volume non si alza se la radio non è accesa.</p>

<p>“Dieci e dico dieci anni che stiamo assieme. Voglio un bel regalo hai capito? E ho dei testimoni, giusto?”</p>

<p>“Sì” rispondiamo dai sedili posteriori.</p>

<p>“Ma sì, cosa!?”.</p>

<h2 id="got-no-lover">Got no lover</h2>

<p>E pensare che neanche li ascolto i Placebo.</p>

<h2 id="got-no-friends-got-no-lover-1">Got no friends got no lover</h2>

<p> 
 </p>

<hr>

<p>Questo è un breve racconto, leggermente rimaneggiato, che pubblicai anni fa sul mio primo blog, a distanza di anni è l&#39;unico mio scritto che supera la prova del tempo. Tutto il resto, riletto con gli occhi di oggi, è veramente indecente.</p>

<p>Quel primo blog era già allora un progetto condiviso che precedeva inconsapevolmente questa piattaforma che mi vede ricondividere questo testo oggi.</p>

<p>Allibragi
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      <pubDate>Sun, 15 Jan 2023 21:06:24 +0000</pubDate>
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