Gli eventi sociali mi prosciugano. Posso divertirmi, stare con persone che mi piacciono, può essere un ambiente tranquillo, ma mi polverizzano lo scheletro sempre. A volte anche una persona alla volta, basta che non sia estremamente intima o convivente.
Il peggio “altro” possibile è l'istituzione. L'età e la pratica mi avvicinano sempre di più ad un'interfaccia taoista/zen nei confronti del mondo esterno ma fra i limiti più ostici c'è l'ipocrisia e la pratica disumana di istituzionalizzare, impacchettare, inquadrare, intellettualizzare la sensibilità creativa di chi spontaneamente si trova di traverso nella matrice e ha il coraggio di restarci. Vivo in bolle e in tane. Metter la testa fuori per approvvigionarsi è sempre più faticoso.