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Dighe mobili e astensionismo. Un bollettino delle elezioni municipali in Francia dopo il secondo turno.

Mentre in Italia, tra domenica e lunedì, l’attenzione collettiva era interamente rivolta al risultato del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, in Francia più di trentamila sindaci si stavano insediando nei rispettivi consigli comunali dopo i due turni elettorali svoltisi tra 14-15 e 22-23 marzo. L’importanza delle elezioni municipali francesi è dovuta, in generale, a differenza di quanto solitamente accade in Italia, al fatto che quasi tutti i cittadini sono chiamati al voto contemporaneamente e soprattutto nelle grandi città. Questa congiuntura permette dunque di valutare da vicino lo stato dei rapporti di forza tra partiti: più nel dettaglio, le ultime elezioni avevano già in partenza significato politico del tutto particolare considerata la presenza – molto più diffusa rispetto al 2020 – di liste autonome de La France Insoumise, il partito rappresentante della sinistra francese antiliberale guidato da Jean-Luc Mélenchon.

Un’analisi complessiva dell’esito elettorale risulta abbastanza difficile per la sua incertezza di fondo e per la differenza di prospettiva a seconda, com’è evidente, delle interpretazioni di campo e soprattutto del peso che si attribuisce, nella valutazione, ai risultati ottenuti nelle grandi città. Di certo, la riconferma del Parti Socialiste a Parigi e Marsiglia e dei verdi a Lione, tramite, rispettivamente, le elezioni al secondo turno di Emmanuel Grégoire, Benoit Payan e Gregory Doucet ha consentito di tirare l’ormai estremo sospiro di sollievo della tenuta (social)democratica contro l’avanzata delle destre, rappresentate a Parigi dalla candidata repubblicana Rachida Dati (sostenuta dal ritiro, al secondo turno, della candidata di estrema destra e consigliera di Eric Zemmour Sarah Knafo), a Marsiglia dal candidato del Rassemblement National Franck Allisio e a Lione dal macronista e patrizio (è l’ex presidente della squadra di calcio della città) Jean-Michel Aulas. Il trionfalismo esasperato per la “resistenza” e l’opposizione alla destra, repubblicana o neofascista che sia, simile alle scene di giubilo nelle piazze delle città italiane per il risultato del referendum, ha per la verità anche in Francia respiro cortissimo e mostra, più che nascondere, due temi che da anni si impongono dopo ogni chiamata al voto: l’alleanza precaria a tra LFI e coalizione socialdemocratica in funzione di “barrage” contro il Rassemblement National e, soprattutto, l’astensionismo.

Per quanto riguarda il primo punto, il rifiuto dell’alleanza con gli “insoumis” da parte del PS, incalzato soprattutto dall’ostracismo dell’ala destra (rappresentata da Raphael Glucksmann e dall’ex presidente François Hollande) ha provocato risposte diverse da parte dei candidati melenchonisti: a Parigi, ad esempio, Sophie Chikirou non ha ritirato la candidatura pur invitando a considerare l’incertezza dell’esito elettorale e consegnando, di fatto, una percentuale decisiva di voti a favore del socialista Gregoire; diversamente, a Marsiglia, Sébastien Delogu ha rinunciato a presentarsi al secondo turno in seguito alle manifestazioni di piazza dello scorso fine settimana, e a Lione Anais Belouassa-Cherifi ha optato per la fusione con le liste del PS garantendo a LFI l’immagine di unico e vero anticorpo istituzionale contro il RN per la messa in campo di una, ancorché soltanto decente, vera visione politica. In altre città, come a Tolosa, Brest o Limoges, LFI e PS hanno scelto inutilmente di fare comune opposizione alla destra per difendere o riconquistare la maggioranza nei diversi consigli comunali, suscitando forti critiche (sempre dell’ala destra dei Glucksmann e degli Hollande, pronti alla chiamata di un congresso che probabilmente revocherà l’attuale direzione di partito) al segretario socialista Olivier Faure. Tali prese di posizione confermano di fatto la natura centrista, moderata e conservatrice di una enorme fetta dell’ormai decrepito Parti Socialiste, che da decenni (dalle privatizzazioni del governo Jospin sulle esequie del quale la sinistra istituzionale, compatta, ha versato lacrime) adotta, quando al potere, misure di austerità e securitarismo.

Già non aveva stupito, nei mesi scorsi, la vergognosa campagna elettorale antiLFI anche da parte del blocco socialdemocratico, rafforzata spregevolmente nei toni soprattutto in seguito alla morte del militante fascista Quentin Deranque per la quale si è levata, univoca, la voce dell’intero arco parlamentare contro il partito di Mélenchon. Non sarà mai inutile ricordare le accuse di antisemitismo per l’incrollabile presa di posizione di LFI contro il genocidio dei palestinesi da parte di Israele cui fece seguito, nell’autunno del 2023, il ritiro del PS dall’intergruppo della NUPES nell’Assemblea nazionale (Nouvelle Union Populaire Ecologique et Sociale), coalizione nata in vista delle elezioni presidenziali del 2022 per contrastare la conferma di Macron – poi riproposta come nulla fosse per le elezioni legislative del luglio 2024. Anche considerando quelle città dove l’alleanza ha funzionato, a Nantes, a Tours, a Grenoble, è evidente che l’incompatibilità politica tra PS (e membri delle sue coalizioni, come ecologisti o PCF) e LFI sia “il” tema interno alla sinistra istituzionale e rileva della precaria strategia delle “dighe mobili” erette all’occorrenza contro i neofascisti (o repubblicani: ma se si prende come esempio Nizza ogni distinzione sembra ormai cadere) tra campagne di delegittimazione reciproca, soprattutto a parte socialista.

LFI, pur non essendo dichiaratamente partito rivoluzionario, resta ad oggi, per il programma ecosocialista e antiliberista che propone, con l’opposizione continua agli accordi commerciali europei come il Mercosur, la minaccia più grande alle future elezioni per l’enorme blocco moderato-conservatore che comprende tanto i socialisti quanto la sfaccettata ala destra, ancor più grande – così sembra sentendo sbraitare ai microfoni socialisti e macronisti - rispetto alla catastrofe che potrebbe rappresentare la presa di potere da parte del Rassemblement National alle ormai prossime elezioni del 2027. Il programma di LFI, dove più attuabile, in comuni operai e storicamente attraversati da profondissimi disagi sociali come Roubaix o Saint-Denis (dove, oltre alla vittoria degli “insoumis” va sottolineata la presenza in consiglio comunale di due membri di Révolution Permanente, partito rivoluzionario trotzkista) verosimilmente non assomiglierà a quanto potrebbe accadere qualora Mélenchon riuscisse a trionfare alle presidenziali. Il problema si riproporrà infatti, ancora una volta, dentro i due corpi del suo partito che sono anche in parte i due corpi dello stesso Mélenchon: da una parte, l’aspro critico dei PS e degli ecologisti, designati come irresponsabili “commercianti” della politica, e dall’altra il commosso custode della memoria storica dello stesso partito contro cui oggi alza feroce i toni; storia che coincide negli ultimi trent’anni con le misure economiche e sociali a esclusivo danno della classe lavoratrice francese, ulteriormente indebolita dagli ultimi dieci anni di presidenza Macron.

Eppure, senza alleanze (e soprattutto senza voti socialisti o verdi), la speranza di conquista della guida della nazione, per Mélenchon, si ridurrebbe in maniera probabilmente decisiva: al contrario, tramite coalizione, l’instaurazione della “rivoluzione cittadina” e l’applicazione di misure a favore della classe lavoratrice come l’aumento dei salari, la riduzione dell’orario lavorativo settimanale, l’anticipazione dell’età pensionabile alle cui spalle stanno i cicli di lotte degli ultimi dieci anni in Francia, si allontanerebbe, considerata la natura irrimediabilmente centrista del blocco socialdemocratico. Senza coalizione, senza, soprattutto, i voti di verdi ed ecologisti, l’unico vero soggetto politico in grado di sovvertire l’ordine delle cose a livello elettorale sembrerebbe quello di chi alle urne nemmeno si è presentato, spropositato in termini strettamente numerici (più di quattro su dieci) già al primo turno delle municipali, anche in virtù della differenza di peso di queste elezioni rispetto a quelle presidenziali. Se l’auspicio di LFI è in ogni caso rivolgersi al bacino degli astenuti, soltanto la corsa solitaria alle presidenziali e l’attuazione di un programma più radicale potrebbero convincere a una mobilitazione maggiore.

La fisionomia di questa nebulosa composta da precari, poveri, giovani o soltanto indifferenti, consente di asserire che è sempre e soltanto attraverso l’interpretazione del momento storico, attraverso la presenza massiccia nelle piazze (che già nel 2022 diede i suoi enormi frutti), e al di là, dunque, delle logiche di contrabbando politico con i partiti moderati, che LFI può rappresentare anche soltanto parzialmente gli interessi di una classe stremata in particolare dall’ultimo dei due mandati di Macron, coincidente con l’intensificarsi dei conflitti su scala internazionale. Tanto basterebbe, considerando che la risposta all’attuale durissima crisi, da parte dell’attuale presidente – cresciuto politicamente, ricordiamolo, tra i ranghi del Parti Socialiste come ministro dell’economia, è stata la promessa di autonomia difensiva attraverso l'ampliamento della potenza nucleare mentre tutt’intorno si alzava solenne l’inno nazionale.

STATUTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA

PREAMBOLO Il Collettivo nasce con l’obiettivo di costruire a Pesaro e provincia uno spazio politico, sociale e culturale fondato sui principi del marxismo – e quindi della lotta anticapitalista, dell’antifascismo, dell’internazionalismo, dell’antirazzismo, dell’ecologismo anticapitalista, del transfemminismo e dell’antisessismo. Rifiutiamo ogni forma di oppressione e sfruttamento, e riteniamo necessario un progetto politico che unisca studio, lotta, solidarietà e organizzazione dal basso.

PARTE I — PRINCIPI FONDAMENTALI Art. 1 — Anticapitalismo e Marxismo ● Il Collettivo riconosce che il capitalismo è un sistema ● basato sull’alienazione del lavoro e della vita e sullo sfruttamento del lavoro salariato per il profitto di pochi ● che vive di crisi, disuguaglianze e sfruttamento strutturali ● che subordina i bisogni umani alla logica del profitto 1.2 Il Collettivo sostiene le lotte per la redistribuzione reale delle risorse, per l’accesso universale ai diritti fondamentali e per l’abbattimento delle disuguaglianze economiche e sociali. 1.3 Il nostro riferimento teorico è il marxismo nelle sue diverse interpretazioni critiche e rivoluzionarie. 1.4 Il Collettivo rifiuta ogni forma di compatibilità con logiche socialdemocratiche, neoliberali, aziendaliste o individualiste. 1.5 Il Collettivo combatte ogni forma di sfruttamento, sostenendo l’autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici e la difesa dei diritti sul posto di lavoro. 1.6 Il Collettivo riconosce che il cambiamento nasce dal conflitto sociale organizzato: scioperi, mobilitazioni, campagne e lotte sono strumenti fondamentali per trasformare i rapporti di forza nella società.

Art. 2 — Antifascismo e Democrazia partecipata e laica 2. 1 Il Collettivo prende posizione contro le organizzazioni e le ideologie fasciste, naziste e di estrema destra e si riconosce in un antifascismo consapevole e partecipato, inteso come pratica politica, sociale e culturale volta alla difesa dei valori democratici, dell’uguaglianza e della giustizia sociale. 2. 2 Il Collettivo fonda la propria organizzazione sulla partecipazione attiva, sulla discussione democratica e sull’assenza di gerarchie permanenti, valorizzando la decisione collettiva e condivisa.

Art. 3 — Internazionalismo 3.1 Il Collettivo riconosce che i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo condividono gli stessi interessi e lo stesso nemico di classe: le lotte non possono essere confinate entro i confini nazionali, ma devono costruire solidarietà concreta oltre le frontiere. 3.2 L’internazionalismo implica il rifiuto di ogni forma di dominio economico, politico o militare esercitato da uno Stato su un altro. Il Collettivo sostiene i popoli oppressi nelle loro lotte di autodeterminazione e liberazione. 3.3 L’internazionalismo è incompatibile con qualunque ideologia nazionalista, sciovinista o xenofoba. Il Collettivo promuove invece cooperazione, scambio e solidarietà tra i popoli.

Art. 4 — Antirazzismo e Anticolonialismo 4.1 Il Collettivo ripudia ogni forma di razzismo, suprematismo o discriminazione etnica, culturale o religiosa. 4.2 Sosteniamo le lotte anticoloniali e antimperialiste, riconoscendo che il capitalismo globale riproduce gerarchie tra popoli e nazioni. 4.3 Il Collettivo si oppone al militarismo e rifiuta l’uso della guerra e della forza militare come strumenti di dominio, controllo o risoluzione dei conflitti. 4.4. Il collettivo rivendica il diritto alla resistenza e all'autodeterminazione dei popoli, rifiutando l’equiparazione tra la violenza degli sfruttati e degli oppressi con quella degli sfruttatori e degli oppressori. 4.6 Il Collettivo sostiene la cooperazione internazionale, il dialogo interculturale e la tutela dei diritti dei popoli oppressi, promuovendo un internazionalismo concreto e anti-xenofobo.

Art. 5 — Ecologismo anticapitalista 5.1 Il collettivo afferma che la crisi climatica è una conseguenza diretta del modello produttivo capitalistico. 5.2 Il collettivo sostiene una transizione ecologica radicale, giusta e guidata dai bisogni popolari, non dal profitto. 5.3 Il collettivo rifiuta il greenwashing e l’ecologismo fine a sé stesso. Una critica ecologica – consapevole e coerente – non può che essere anticapitalista e mettere in questione il modello di sviluppo capitalista.

Art. 6 — Femminismo e Lotta contro il Patriarcato 6.1 Il Collettivo si impegna per la parità reale, l’autodeterminazione e la lotta contro ogni forma di oppressione di genere. 6.2 La liberazione delle donne e delle soggettività oppresse dal sistema patriarcale è parte centrale del progetto rivoluzionario. Non sono, quindi, ammesse posizioni sessiste o misogine.

Art. 7 — Antisessismo, Diritti LGBTQIA+ e Liberazione Sessuale 7.1 Il Collettivo sostiene pienamente i diritti e le lotte delle persone LGBTQIA+. 7.2 Non sono tollerate posizioni omo-lesbo-bi-trans-fobiche, queerfobiche o che negano l’esistenza e i diritti delle persone trans e non binarie. 7.3 Viene sostenuta una cultura politica basata sul rispetto, sul consenso e sulla solidarietà.

PARTE II — ORGANIZZAZIONE DEL COLLETTIVO Art. 8 — Assemblearismo e Democrazia Interna 8.1 Il Collettivo si organizza in modo democratico, con assemblee periodiche aperte ai membri ed eventuali interessati. 8.2 Le decisioni vengono prese attraverso discussione collettiva, ricerca del consenso ove possibile o voto a maggioranza. 8.3 Sono rifiutate pratiche autoritarie, leaderismo carismatico e gestione antidemocratica.

Art. 9 — Gruppi di Lavoro 9.1 Potranno essere costituiti gruppi di lavoro tematici e organizzativi. 9.2 I gruppi di lavoro operano in modo orizzontale: le decisioni vengono prese collettivamente, senza ruoli gerarchici fissi. Ogni membro del Collettivo può partecipare liberamente, portare contributi e assumere responsabilità operative. 9.3 Ogni gruppo è tenuto a: ● riferire regolarmente all’assemblea del Collettivo; ● documentare le proprie attività, presentando analisi, proposte, materiali e programmi; ● mantenere coerenza politica con le linee generali del Collettivo. Il lavoro prodotto deve essere accessibile a tutti i membri del Collettivo. 9.4 L’assemblea rimane lo spazio decisionale finale, mentre i gruppi garantiscono continuità e approfondimento.

Art. 10 —Portavoce, ruoli organizzativi e Finanze 10.1 Tutti i ruoli organizzativi, inclusi portavoce, tesoriere e responsabile dei rapporti con la stampa, devono essere decisi collettivamente, revocabili e temporalmente limitati. 10.2 Ove possibile tutti i ruoli di cui sopra devono essere ruotati regolarmente per evitare personalismi e accumulo di ruoli. I gruppi restano sempre aperti a nuovi membri, favorendo inclusione, apprendimento e crescita collettiva. 10.3 Le finanze, le spese e le raccolte fondi devono essere pubbliche e trasparenti, con report aggiornati all’inizio di ogni riunione e resi disponibili ad ogni membro del Collettivo.

PARTE III — ATTIVITÀ POLITICA Art. 11 — Incompatibilità Politica 11.1 Sono incompatibili con la militanza nel Collettivo: ● fascismo, neofascismo e sionismo ● razzismo, suprematismo e xenofobia ● militarismo e nazionalismo autoritario ● sessismo e misoginia ● omofobia, transfobia, queerfobia 11.2 La partecipazione al Collettivo non è compatibile con ruoli ● di vertice, di direzione e di rappresentanza in partiti e in forze politiche che partecipano a giunte, consigli o governi locali di collaborazione di classe ● in aziende partecipate espressione diretta del governo locale o ad esso legate.

Art. 12 — Formazione Politica 12.1 Il Collettivo considera la formazione politica uno strumento indispensabile per comprendere le dinamiche sociali, economiche e storiche del capitalismo. Lo studio collettivo è parte integrante della militanza, e si svolge attraverso gruppi di lettura, seminari, discussioni guidate, percorsi tematici, e/o cineforum. 12.2 La formazione deve essere inclusiva, accessibile e orientata a sviluppare capacità critiche autonome. Ogni militante è incoraggiato a contribuire con competenze e prospettive diverse, promuovendo un sapere condiviso che non riproduca gerarchie accademiche ma favorisca la crescita politica del collettivo nel suo insieme.

Art. 13 — Lotta e Conflitto 13.1 Il Collettivo partecipa alle mobilitazioni studentesche, alle vertenze sul lavoro, alle lotte ambientali e territoriali. 13.2 Il Collettivo promuove pratiche solidali e mutualistiche. 13.3 Si possono costruire alleanze con altri gruppi, purché rispondenti ai principi di questo Manifesto e non operanti in contrasto con esso.

Art. 14 — Comunicazione e Spazio Pubblico 14.1 Il Collettivo utilizza strumenti di comunicazione inclusivi e accessibili: assemblee, conferenze, seminari, social media, volantini. 14.2 Nessun contenuto discriminatorio, offensivo o denigratorio può essere prodotto o diffuso a nome del Collettivo.

CONCLUSIONE 15.1 Questo Manifesto rappresenta la base politica, etica ed organizzativa del Collettivo. 15.2 L’adesione al Collettivo richiede la sottoscrizione del Manifesto. 15.3 La partecipazione è personale. Si aderisce come singole persone, non in forma associata (altri collettivi, organizzazioni, circoli, partiti). 15.4 Chiunque voglia partecipare deve rispettarlo e contribuire alla costruzione di una comunità militante, inclusiva e radicale.

MANIFESTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA

CHI SIAMO

Siamo un collettivo di compagne e compagni della provincia di Pesaro che:

● rifiuta la rassegnazione e l’adattamento all’esistente e vuole contribuire alla costruzione di un altro mondo nuovo e possibile; ● vuole assumere, rimettere al centro ed approfondire l’analisi marxista (che racchiude al suo interno una prospettiva di classe, trans-femminista, ecologica, internazionalista, anti-imperialista e anti-colonialista) come strumento quanto mai attuale per comprendere e trasformare la realtà; ● vuole fare formazione ed auto-formazione politica per intervenire nelle lotte locali e globali.

A CHI CI RIVOLGIAMO

Il Collettivo è aperto:

● a chiunque si riconosca in queste esigenze e in questi valori e voglia contribuire alla crescita di questo progetto; ● a chi vive sulla propria pelle sfruttamento e alienazione; ● a chi non si riconosce nelle risposte istituzionali o nella sinistra adattata all’esistente; ● a chi riconosce che questo sistema non è riformabile, ma va trasformato radicalmente; ● a chi vuole studiare, organizzarsi e lottare collettivamente per costruire conflitto, coscienza e solidarietà.

PERCHÉ A PESARO

Siamo periferia rispetto a molte lotte, ma parte viva delle contraddizioni del capitalismo. Precarizzazione del lavoro, povertà, speculazione, crisi ambientale, attacco ai diritti umani attraversano anche questo territorio e colpiscono tutte e tutti noi.

Vogliamo organizzare un’alternativa con chi vuole costruire resistenza, conflitto e solidarietà (anche internazionale) nella nostra città.

Vogliamo mettere insieme sensibilità diverse per superare la frammentazione della sinistra antagonista, radicale, e di classe, dare forza all’analisi marxista e costruire reti di resistenza e partecipazione alle lotte.