DI CALDO SI MUORE
«Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo», queste le lungimiranti dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa. La verità è che siamo arrivati al punto in cui è impossibile ignorare o, peggio, negare il cambiamento climatico. La Terra brucia perché il capitalismo ha bisogno di una crescita infinita per sopravvivere, anche a costo di consumare l'aria che respiriamo.
ALCUNI DATI
Mentre i dividendi degli azionisti crescono, la crisi climatica presenta il conto direttamente sulla carne delle classi subalterne. A livello globale, 7 lavoratori su 10 sono esposti a un calore eccessivo sul posto di lavoro, il che provoca 19 milioni di morti e 22,8 milioni di infortuni ogni anno (dati ILO). In Italia, le temperature estreme causano una media di 4.000 infortuni all'anno (dati INAIL), concentrati soprattutto nei settori di edilizia, agricoltura e logistica. Il sistema selvaggio dei subappalti frammenta i contratti e rende impossibile applicare persino le tutele basilari, costringendo operai e braccianti a spaccarsi la schiena sotto il sole a 40°C. A fine giugno si sono succeduti ben cinque decessi sul lavoro a distanza di poche ore.
IL DIVARIO NORD-SUD
Nel nostro Paese, poi, questa crisi accelera la storica “questione meridionale”. Mentre la povertà energetica nazionale si attesta all'8,5%, nel Sud e nelle Isole schizza oltre il 14% (dati OIPE). Le reti idriche meridionali — devastate da anni di privatizzazioni e tagli — disperdono il 50% dell'acqua (con picchi del 60% in Sicilia e Sardegna) contro il 30% del Nord. Inoltre, l’ISPRA avverte che ben il 70% del territorio a rischio desertificazione si trova proprio al Sud.
SCUOLE AL COLLASSO
La crisi climatica ha trasformato le scuole italiane in vere e proprie serre di cemento, svelando i danni storici causati dai tagli all'istruzione pubblica. Secondo i dati della Flc-Cgil, solo il 7% degli istituti ha un impianto di climatizzazione o raffrescamento funzionante. A fine giugno, durante gli esami di Stato, le aule hanno superato regolarmente i 35°C – 38°C, violando apertamente il D.Lgs. 81/08 sulla sicurezza, che raccomanda temperature estive tra i 24°C e i 27°C. Si sono così susseguiti malori e collassi dovuti al caldo estremo, sia tra gli studenti che tra gli insegnanti.
IL CASO ENI
I “Carbon Majors” — appena 57 entità commerciali e statali — sono responsabili dell'80% delle emissioni globali di CO2 dal 2016 a oggi. In Italia, il simbolo di questo estrattivismo speculativo è ENI. Calcolando le emissioni Scope 3 (quelle generate dall'uso effettivo dei combustibili che commercializza), l'impronta carbonica di ENI supera quella dell'intera nazione. Mentre l'azienda accumula utili netti miliardari grazie alle speculazioni geopolitiche sulle tariffe, lo Stato continua a garantirle miliardi di euro l'anno in Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD). Si tratta di risorse pubbliche sottratte a sanità, trasporti e scuola, utilizzate per finanziare chi sta distruggendo il futuro e che, nel frattempo, entra nelle classi per ripulirsi la coscienza con progetti di greenwashing educativo.
LA GENTRIFICAZIONE CLIMATICA
Nei centri urbani assistiamo alla gentrificazione climatica: i quartieri centrali vengono riqualificati con parchi, alberi e soluzioni architettoniche sostenibili, facendo però impennare i prezzi degli affitti. I lavoratori e le famiglie a basso reddito vengono così espulsi verso periferie sempre più cementificate, prive di verde e schiacciate dall'effetto “isola di calore”. Il diritto al fresco e a un ambiente salubre sta diventando lo status symbol delle classi agiate, mentre i quartieri popolari rimangono trappole d'asfalto invivibili.
NON C'È AMBIENTALISMO SENZA SOCIALISMO
Non esiste una soluzione di mercato a una crisi creata dal mercato stesso. I crediti di carbonio, le auto elettriche di lusso e le eco-tasse che colpiscono i consumi popolari servono solo a creare nuovi settori di speculazione. Per fermare il collasso climatico serve un programma politico radicale di rottura: 1. Nazionalizzazione e socializzazione senza indennizzo delle grandi multinazionali dell'energia, per sottrarle alla borsa e metterle sotto il controllo democratico dei lavoratori e delle comunità. 2. Riduzione drastica dell'orario di lavoro a parità di salario, per sottrarre i corpi dei lavoratori all'esposizione del calore estremo. 3. Piano strutturale di investimenti pubblici per rifondare l'edilizia scolastica, azzerare le dispersioni idriche al Sud e mettere in sicurezza i territori dal dissesto idrogeologico, finanziato interamente con l'esproprio degli extra-profitti fossili. La transizione ecologica o è una rivoluzione sociale, o sarà solo la ristrutturazione verde del capitale sulla pelle dei più deboli.