In difesa di Autistici/Inventati, e una chiamata all'azione
Scrivo questo articolo fresco da un mese di vacanze, in cui mi ero concesso di prendere le cose con calma, godermi le persone care, ponderare bene i miei impegni e decidere di staccare da quelli più stressanti che gratificanti, così da recuperare del sano tempo di gioco e scopat- ehm, godimento estetico.
Ma i tempi della Storia raramente ci lasciano fiato.
Perché il 26 agosto il governo statunitense ha classificato come organizzazione terroristica il collettivo italiano Autistici/Inventati, e ci ha scatenato contro una grandine di sanzioni economiche, atte a renderlo insostenibile e farlo collassare su sé stesso: la famossa tattica di primo assalto letale tanto cara alla dottrina del Pentagono, ed efficace solo contro bersagli piccoli, fragili e mal strutturati come l'Iraq baathista della I Guerra del Golfo o il regime personalistico di Maduro in Venezuela. Ma che ha fatto A/I di criminoso, agli occhi della cricca MAGA? In buona sostanza, delitti affini a quelli della relatrice ONU Francesca Albanese, che nell'ultimo anno è stata bersagliata da sanzioni discretamente simili: aver tenuto posizione contro la marea nera neofascista.
Facciamo un passo indietro. A/I nasce dal movimento No Global degli anni Novanta, quel momento di alta marea in cui speravamo di poter arrestare e invertire il cammino inarrestabile della Storia verso un mondo dominato dalle multinazionali e inquinato da far schifo, e credevamo che anche Internet potesse diventare uno strumento di liberazione: un mezzo di comunicazione accessibile, democratico e autogestito. Trenta e rotti anni fa, in Italia crescevano come funghi i progetti di attivismo hacker, e la fusione osmotica fra il collettivo milanese degli Autistici (sic) e quello fiorentino degli Inventati (sic) ha dato alla luce proprio A/I, il cui battesimo del fuoco venne a luglio 2001: tante persone del gruppo neonato erano a Genova durante il G8, per gestire l'ufficio stampa, anzi no, il centro media del Genoa Social Forum, e furono in prima linea nella grande opera di giornalismo popolare che ha ricostruito le violenze di quei giorni e bucato la propaganda della stampa ufficiale, quella che oscillava allegramente fra le “orde di manifestanti facinorosi” sobillate dal Social Forum, e le fantomatiche “cellule di infiltrati in mezzo alla gente perbene”.
Da allora è passato un quarto di secolo e lu compagnu di A/I hanno messo su qualcosa di clamoroso: un'infrastruttura informatica finanziata unicamente con donazioni e lavoro volontario, costruita su software libero in costante rifinitura e aggiornamento, e messa a disposizione di qualunque realtà nel mondo si riconosca nei principi di “antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antiomofobia, antitransfobia, antimilitarismo e non commercialità” (cito), così che tali realtà possano abitare il ciberspazio in modo, appunto, accessibile, democratico e autogestito... e soprattutto, il più possibile blindato contro le talpe e le ispezioni della forza pubblica, perché sappiamo benissimo che, quando le autorità si muovono contro un progetto antifascita/antirazzista/antisessista/antiqeerfobico/antimilitarista, probabilmente quelle autorità hanno la coscienza sporca e il portafogli pieno di mazzette. È grazie ad A/I se esiste un portale di coordinamento della campagna Free All Antifas, a supporto dellu compagnu accusatu di scontri coi neonazisti ungheresi nel febbraio '23, fra cui Ilaria Salis è scampata alla galera grazie a un miracolo elettorale, ma Maja Worach è stata estradata illegalmente e sbattuta a marcire fra gli scarafaggi (e adesso è tassativo mobilitarci per salvare Gino e Zaid); è tramite A/I che la compagna siculopiemontese Filomena “Filo” Sottile ci racconta dei suoi lavori meravigliosi di scrittura e teatro, con cui porta dritto nei nostri cuoricini quel nesso magico quasi tolkieniano che corre fra gli assalti ai cantieri della TAV e il furto dei farmaci ormonali per persone transgenere; è tramite A/I che la Rete Sotterranea Transfemminista raccoglie su scala nazionale articolate testimonianze di misoginia e queerfobia entro progetti che, evidentemente, sono “progressisti” a targhe alterne e guardano con favore, piuttosto, ora l'inciucio elettorale coi progetti centristi patinati, ora il machismo sanguinario dell'URSS stalinista.
E questo lavoro risulta tanto più fondamentale oggi, dopo 10 se non 15 anni di rimbambimento generale, in cui troppu di noi hanno totalmente disimparato cosa fosse l'Internet dei piccoli siti e dei ritmi umani, e si sono fattu infinocchiare dal miraggio di cambiare il mondo infiltrandosi nei social media delle grandi corporazioni, in un Internet ipnotico fatto apposta per succhiarci via la privacy, i dati personali e la salute mentale stessa.
Il regime trumpista negli USA ha già avviato da quasi un anno una campagna di criminalizzazione dei movimenti antifascisti, complementare alla pioggia di verdoni sui gruppi neo-hitleriani e neo-mussoliniani, e più che gradita agli amici putiniano con cui si gioca alle guerre per procura senza fine (un po' di Sudamerica a Washington, un po' di Sahel a Mosca, e siamo tutti felici); cecchinare in testa A/I è un altro tassello di questo progetto, perché vuol dire distruggere un angolo di ciberspazio creato da compagnu per compagnu, una piattaforma che dà la parola sia a un progetto secchione cileno di filosofia neo-marxista sia a un sito polacco che credo parli di geografia economica ed ecologia... oltreché, per quanto ne so io, a compagnu in Russia e Bielorussia che usano e-mail altamente cifrate per organizzare gli attentati incendiari contro fabbriche di munizioni e ferrovie militari, in modo da inceppare almeno un pochino la macchina bellica di regime e assistere oltreconfine lu loro compagnu in Ucraina.
Eh ebbene sì, lo ho detto. Su su, non scandalizzatevi. È inutile andare ogni 25 Aprile a omaggiare le lapidi dei bisnonni partigiani che hanno vinto per noi la guerra civile del '43-'45, ma poi fare finta che oggi, magicamente, non sia più necessario resistere con la forza e la violenza alle angherie dei potenti. O al più che sia necessario unicamente dove lo decidete voi, ed è tanto più accettabile quanto più è lontano da casa vostra. Non sarò io a dirvi che dovete assumervi personalmente il rischio di vestire i panni di Robin Hood o Luke Skywalker o Guglielmo Tell, e rischiare la pellaccia sulle barricate; sarò io a dirvi, però, che dietro ogni eroe rivoluzionario c'è una comunità intera che prende posizione e si ribella, anche disarmata, e anche con l'agire quotidiano. Lo sapevano bene i bisnonni partigiani, che hanno vinto la guerra civile anche grazie a chi li nascondeva nei pagliai e rifocillava di nascosto con pane e formaggio, e per questo ha pure subito stragi di rappresaglia da parte del regime.
Dopo quei giorni a Genova del luglio 2001, in cui Carlo Giuliani morì in uno scontro con le autorità (autorità che si affrettarono seduta stante a inquinare le prove, alla faccia delle “regole di ingaggio pienamente rispettate”), a Giuliani è stata attribuita una massima, non so dirvi se spuria, ma, a quanto pare, coerente con come lo ricorda chi lo conosceva:
Ognuno di noi deve dare qualcosa, per per fare in modo che alcuni non siano costretti a dare tutto.
Persone che mi leggete, la guerra non è laggiù in Donbass, in Cisgiordania, nel Minnesota, o in qualche foresta del Bengala Occidentale. La guerra è globale, è nelle vostre case, ed è guerra fra tutti i popoli della Terra e i tiranni che vogliono spappolarci. Distruggere Autistici/Inventati vuol dire distruggere un pezzo di comunicazione libera, indipendente e responsabile di sé stessa, e spingerci un altro po' nel ciberspazio-galera; difendere Autistici/Inventati, e riprodurre il loro lavoro a casa nostra, vuol dire nascondere in casa una partigiana dalle scarpe rotte che tira il fiato nella notte.
Vuol dire dare il vostro pezzetto, per non obbligare quella partigiana a dare tutto.
Non sappiamo come finirà questa storia, considerando che A/I si sta ancora riprendendo da un attacco hacker di sabotaggio apertamente firmato dai MAGA e, a quanto ne sappiamo, potenzialmente commissionato dalla polizia politica trumpista. Sappiamo che lu compagnu di Sabot Media hanno delineato in aiuto di A/I un'analisi della situazione, con tanto di primi spunti su come organizzarsi nell'arco di questo mese.
Sappiamo, so, che non vinceremo, se non ci schieriamo tuttu con serietà e disciplina, ciascuna persona nel suo modo, facendo il suo pezzetto.
Come tentammo di fare a Genova, in quei giorni di Luglio. Come tenteremo di fare oggi, con immutata rabbia e amore nel pugno.