Prima poesia dei miei 31 anni
In queste settimane appiccicose di fine estate, mi sono fatto piovere addosso una valanga relazionale. È successo che con due persone è accelerata vertiginosamente la costruzione di confidenza, in modi antipodici e speculari. Lui lo ho conosciuto un anno fa, mentre era incasinato, e ho battuto il ferro per tenerlo caldo, finché ora, effettivamente, ha trovato disponibilità anche per me. Lei me l'ha presentata di sfuggita una conoscenza comune e l'avevo derubricata ad “amica di...”, ma dopo parecchi mesi si è fatta sentire di sua iniziativa e mi ha braccato il giusto per accalappiarmi; non mi capita quasi mai, e già questo stimola. Con Lui sto parlando un sacco di pedagogia ed estetica, con Lei di etica e della fine del mondo (sì sto facendo una smaccata réclame occulta alla bella rivista di fumetti «La fine del mondo»); con ambedue di scopate sadomasochiste e di costruzioni sociali dissidenti. Mentre scrivo, sono appena tornato da uno spettacolo teatrale di Lui, e sulla via di casa ho ascoltato il nuovo album dei Bull Brigade e l'ho consigliato, con buon riscontro, pure a Lei; domani beccherò Lei per apericena vegano (sì sì lo so, “Milano c'ha la carota in ano”), invece Lui mi farà sapere che ne pensa del bigliettino di compleanno che gli ho recapitato in ritardo. Non avevo voglia di infilarmi in casa a ciondolare invano come uno scapolo medio, quindi ho girato per il mio isolato e sono rimasto apposta appeso alla recinzione della stazione, per guardare l'ultimo treno notturno transitare orrendamente lento. Alla fin fine, cena con yogurt di soia bianco cosparso di marmellata al limone; Lei stuzzicherebbe la mia paura di essere un cliché ambulante e direbbe che sì, è stereotipico, quanto ascoltare i Brigade e guardare L'odio. Lui invece spero sia rincasato, dal suo rientro spericolato in bici.
E in aggiunta a tutto questo, a questa mia serata media da cretinodicrescenzago, ho pure composto una poesia su Lui e Lei. La pubblico qui con i loro nomi sostituiti da pseudonimi metricamente equivalenti, perché se ambedue hanno ragione, non voglio il rimpianto di non aver cantato nell'etere, prima del collasso.
“Lety” e “Giulio”, spero di non aver detto troppo, e spero che sia a te sia a te non dispiaccia se, non avendo altro, ti e ti dedico questo pezzo.
Balletto finocchio di Apollo e Bacco
7 settembre 2026, 23:01
Lety mi ricorda dove stiamo andando: a ramengo, e lo sapevo da un sacco - – da quando, non dico, mi tagliavo però mi pestavo, viscido, marcendo.
Giulio mi scuote, mi sveglia, mi energizza, mi dice sincero “creativo” e io non so se illudermi se sono ancora in tempo per farvi tutt* ridere.
Non so se posso crederci o è una malattia se è tutto un grande inganno o resta dello spazio per un grammo di utopia.