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    <title>Kenobit</title>
    <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/</link>
    <description>Pensieri sovversivi in bassa risoluzione</description>
    <pubDate>Wed, 22 Apr 2026 00:49:47 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>XMPP E LA LIBERTÀ DI FARCI I CAZZI NOSTRI</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/come-creare-un-account-su-xmpp</link>
      <description>&lt;![CDATA[XMPP E LA LIBERTÀ DI FARCI I CAZZI NOSTRI&#xA;&#xA;Nella mia avventura per liberarmi da Google e in generale da tutto il software non libero che utilizzo, sono arrivato al tema della messaggistica istantanea. Esiste un servizio di messaggistica come WhatsApp e Telegram, ma che a loro differenza è rispettoso dei miei dati, della mia riservatezza e del mio diritto di sapere cosa anima il software installato sul mio telefono? Ci sono varie risposte interessanti, ma quella che mi piace di più è XMPP.&#xA;&#xA;XMPP è un protocollo rodatissimo, con una lunga storia, che come il Fediverso ha una struttura decentralizzata. In pratica, laddove WhatsApp ha dei server centrali, controllati dall&#39;azienda proprietaria (in questo caso META), XMPP è una rete di tanti piccoli e grandi server. Tutti i server possono comunicare tra di loro e chiunque può crearne uno. Il risultato è un servizio che offre le stesse feature di WhatsApp e Telegram, ma con la trasparenza del software libero. XMPP è un servizio creato dalla collettività, per la collettività, che non raccoglie dati personali e ci lascia il pieno controllo della cifratura dei nostri messaggi. Se volete scoprirlo più nel dettaglio, questo video racconta bene la storia di XMPP e include anche una splendida spiegazione del concetto di decentralizzazione. Se sapete l&#39;inglese e avete venti minuti, ve lo consiglio di cuore.&#xA;&#xA;In Italia c&#39;è XMPP-IT, una bellissima comunità con un suo server. Nello spirito della decentralizzazione, io e FDA ne abbiamo fondato un altro, aperto a chiunque voglia usarlo. Abbiamo scelto un nome evocativo...&#xA;&#xA;logo cazzi nostri&#xA;&#xA;Il nostro server racchiude la sua dichiarazione di intenti nel nome. Vogliamo parlare con le nostre persone care e farci i fatti nostri, senza che qualche azienda distopica si arricchisca alle spese della nostra riservatezza. Si chiama: cazzinostri.kenobit.it&#xA;&#xA;Volete iniziare a usarlo anche voi? Vi aspettiamo a braccia aperte.&#xA;Farlo è molto semplice! Come spesso succede con il free software, troverete client e programmi per usare XMPP su tutte le piattaforme, da quelle desktop (Windows, MacOS e GNU/Linux) a quelle mobile (Android e iOS). Volendo, potete persino usarlo da web.&#xA;&#xA;COME CREARE UN ACCOUNT&#xA;&#xA;Creare un account XMPP è facile e non richiede nemmeno un numero di telefono. Avrete un nome utente, una password e niente più. Se avete un po&#39; di pratica, il procedimento è semplicissimo: scegliete un&#39;app per la vostra piattaforma preferita e create un account, specificando kenobit.cazzinostri.it come server (o XMPP-IT, o qualsiasi altro server vi aggradi). Non sono necessarie email di conferma e altri fastidi. Ovviamente, la password ve la dovete segnare!&#xA;&#xA;Se invece è la prima volta che vi avventurate fuori dal software proprietario, vi propongo questa guida passo passo.&#xA;&#xA;Cominceremo dal client web, che trovate su:&#xA;https://blabla.kenobit.it/&#xA;&#xA;client web&#xA;&#xA;Vi basterà cliccare su Crea account e inserire i vostri dati. Il vostro nome utente sarà qualcosa di simile:&#xA;&#xA;nomeutente@nome.istanza.it&#xA;&#xA;Nel caso del nostro esempio, abbiamo malatesta@cazzinostri.kenobit.it.&#xA;&#xA;Immaginate il vostro nome utente come se fosse un indirizzo email, anche perché il funzionamento è lo stesso. A sinistra della chiocciola c&#39;è il vostro nome utente, a destra il server sul quale è ospitato il vostro account. Esattamente come gandalf@hotmail.it può inviare una mail a saruman@alice.it, il vostro account XMPP potrà parlare con tutti gli account di tutti i server del mondo.&#xA;&#xA;Dopo averlo fatto, potrete iniziare a chattare usando il client web, ma vi consiglio di installare un buon client dedicato sul vostro computer e sul vostro telefono. Qualunque sia il vostro client, vi basterà inserire il vostro nome utente completo (come per esempio malatesta@cazzinostri.kenobit.it) e la vostra password. Su Android, consiglio l&#39;eccellente Conversations, che potete scaricare gratuitamente da F-Droid. Se lo scaricate da Google Play Store, invece, costa 5 euro.&#xA;&#xA;Su PC consiglio Gajim, tanto su GNU/Linux quanto su Windows.&#xA;&#xA;Mi trovate come kenobit@cazzinostri.kenobit.it. Venite a fare due chiacchiere! E ovviamente, se vi fa piacere, invitate le vostre persone care. Il server sarà sempre gratuito e aperto a chiunque!]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="xmpp-e-la-libertà-di-farci-i-cazzi-nostri">XMPP E LA LIBERTÀ DI FARCI I CAZZI NOSTRI</h2>

<p><em>Nella mia avventura per liberarmi da Google e in generale da tutto il software non libero che utilizzo, sono arrivato al tema della messaggistica istantanea. Esiste un servizio di messaggistica come WhatsApp e Telegram, ma che a loro differenza è rispettoso dei miei dati, della mia riservatezza e del mio diritto di sapere cosa anima il software installato sul mio telefono? Ci sono varie risposte interessanti, ma quella che mi piace di più è XMPP.</em></p>

<p>XMPP è un protocollo rodatissimo, con una lunga storia, che come il Fediverso ha una struttura decentralizzata. In pratica, laddove WhatsApp ha dei server centrali, controllati dall&#39;azienda proprietaria (in questo caso META), XMPP è una rete di tanti piccoli e grandi server. Tutti i server possono comunicare tra di loro e chiunque può crearne uno. Il risultato è un servizio che offre le stesse feature di WhatsApp e Telegram, ma con la trasparenza del software libero. XMPP è un servizio creato dalla collettività, per la collettività, che non raccoglie dati personali e ci lascia il pieno controllo della cifratura dei nostri messaggi. Se volete scoprirlo più nel dettaglio, <a href="https://youtu.be/GurbaZzwYvU" rel="nofollow">questo video</a> racconta bene la storia di XMPP e include anche una splendida spiegazione del concetto di decentralizzazione. Se sapete l&#39;inglese e avete venti minuti, ve lo consiglio di cuore.</p>

<p>In Italia c&#39;è <a href="https://www.xmpp-it.net/" rel="nofollow">XMPP-IT</a>, una bellissima comunità con un suo server. Nello spirito della decentralizzazione, io e FDA ne abbiamo fondato un altro, aperto a chiunque voglia usarlo. Abbiamo scelto un nome evocativo...</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/WCiHQYYp9fGwX4P?file=/&amp;fileId=35902&amp;x=3839&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=196ac3b9a2bb679962fd2701ce427188" alt="logo cazzi nostri"></p>

<p>Il nostro server racchiude la sua dichiarazione di intenti nel nome. Vogliamo parlare con le nostre persone care e farci i fatti nostri, senza che qualche azienda distopica si arricchisca alle spese della nostra riservatezza. Si chiama: <strong>cazzinostri.kenobit.it</strong></p>

<p>Volete iniziare a usarlo anche voi? Vi aspettiamo a braccia aperte.
Farlo è molto semplice! Come spesso succede con il free software, troverete client e programmi per usare XMPP su tutte le piattaforme, da quelle desktop (Windows, MacOS e GNU/Linux) a quelle mobile (Android e iOS). Volendo, potete persino usarlo da web.</p>

<h1 id="come-creare-un-account">COME CREARE UN ACCOUNT</h1>

<p>Creare un account XMPP è facile e non richiede nemmeno un numero di telefono. Avrete un nome utente, una password e niente più. Se avete un po&#39; di pratica, il procedimento è semplicissimo: scegliete <a href="https://xmpp.org/software" rel="nofollow">un&#39;app</a> per la vostra piattaforma preferita e create un account, specificando kenobit.cazzinostri.it come server (o XMPP-IT, o qualsiasi altro server vi aggradi). Non sono necessarie email di conferma e altri fastidi. Ovviamente, la password ve la dovete segnare!</p>

<p>Se invece è la prima volta che vi avventurate fuori dal software proprietario, vi propongo questa guida passo passo.</p>

<p>Cominceremo dal client web, che trovate su:
<a href="https://blabla.kenobit.it/" rel="nofollow">https://blabla.kenobit.it/</a></p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/645n9rfK9anTxib?file=/&amp;fileId=35917&amp;x=3839&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=7ecb6ec1087cf91a96849a27a0b596c2" alt="client web"></p>

<p>Vi basterà cliccare su Crea account e inserire i vostri dati. Il vostro nome utente sarà qualcosa di simile:</p>

<p><strong>nomeutente@nome.istanza.it</strong></p>

<p>Nel caso del nostro esempio, abbiamo <strong>malatesta@cazzinostri.kenobit.it</strong>.</p>

<p>Immaginate il vostro nome utente come se fosse un indirizzo email, anche perché il funzionamento è lo stesso. A sinistra della chiocciola c&#39;è il vostro nome utente, a destra il server sul quale è ospitato il vostro account. Esattamente come gandalf@hotmail.it può inviare una mail a saruman@alice.it, il vostro account XMPP potrà parlare con tutti gli account di tutti i server del mondo.</p>

<p>Dopo averlo fatto, potrete iniziare a chattare usando il client web, ma vi consiglio di installare un buon client dedicato sul vostro computer e sul vostro telefono. Qualunque sia il vostro client, vi basterà inserire il vostro nome utente completo (come per esempio malatesta@cazzinostri.kenobit.it) e la vostra password. Su Android, consiglio l&#39;eccellente Conversations, che potete scaricare gratuitamente da <a href="https://f-droid.org/" rel="nofollow">F-Droid</a>. Se lo scaricate da Google Play Store, invece, costa 5 euro.</p>

<p>Su PC consiglio Gajim, tanto su GNU/Linux quanto su Windows.</p>

<p>Mi trovate come kenobit@cazzinostri.kenobit.it. Venite a fare due chiacchiere! E ovviamente, se vi fa piacere, invitate le vostre persone care. Il server sarà sempre gratuito e aperto a chiunque!</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/come-creare-un-account-su-xmpp</guid>
      <pubDate>Mon, 16 Sep 2024 16:04:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ARRIVANO I SOCIALINI</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/questo-post-e-copiato-dalla-settimana-sovversiva-la-mia-newsletter</link>
      <description>&lt;![CDATA[ARRIVANO I SOCIALINI&#xA;&#xA;Questo post è copiato dalla Settimana Sovversiva, la mia newsletter. Lo pubblico anche qui per diffonderlo più comodamente sul Fediverso.&#xA;&#xA;Oggi lanciamo un progetto al quale tengo moltissimo, frutto di mesi di pensieri e lavoro. Parlo al plurale perché siamo un collettivo, nato con la consapevolezza che l’obiettivo è ambizioso e lo raggiungeremo solo lottando insieme, come gruppo, e che dobbiamo strutturarci in modo che chiunque possa decidere di unirsi a noi. Ma non divaghiamo.&#xA;&#xA;Vi presento Socialini.it.&#xA;&#xA;logo socialini&#xA;&#xA;Il progetto dei Socialini nasce da una domanda scomoda. Come facciamo a preparare le nuove generazioni alla vita su Internet? Che opzioni ci sono se abbiamo un figlio o una figlia di 6 anni? Allo stato attuale, ci troviamo davanti a una scelta che mi sembra perdente a prescindere.&#xA;&#xA;Possiamo:&#xA;&#xA;Darlǝ accesso subito accesso a Internet. Per quanto possiamo impegnarci e cercare di essere presenti, non avremo mai modo di proteggerlǝ dai meccanismi predatori delle grandi piattaforme, ai quali lǝ bambinǝ sono ancor più vulnerabili, e dagli altri ovvi pericoli derivanti dalla presenza di sconociuti e contenuti problematici;&#xA;Non darlǝ accesso a Internet e aspettare che sia più grande. Stiamo solo rinviando il problema, per giunta a un momento dell’esistenza in cui siamo particolarmente fragili. Se aspettiamo i 12 anni, per dirne una, arriverà sui social completamente privǝ degli strumenti per difendersi, magari in un momento cruciale della ricerca della sua identità, nel quale la cultura dell’immagine di Instagram e affini può arrecare danni devastanti. Ricordiamo che su TikTok sono stati proposti allǝ adolescenti account che promuovono l’uso dell’Ozempic, un farmaco antidiabete, come strumento per dimagrire. Metà del business dei social commerciali è dirci che siamo sbagliatǝ per poi venderci la soluzione sotto forma di prodotto.&#xA;&#xA;La situazione, purtroppo, è chiara. La scuola non prepara alla vita su Internet. Non ne racconta la storia, i meccanismi e i pericoli. Di fatto, non ci insegna a gestire una parte gigantesca delle nostre vite. Scherzosamente, dico sempre che è un po’ come se non ci insegnasse l’algebra.&#xA;&#xA;Lo stato ha fallito. La scuola è piena di insegnanti che fanno un lavoro cruciale, forse il più importante di tutta la società, ma non hanno gli strumenti e le risorse per avviare un percorso didattico sulla rete. Tutto è delegato alle famiglie, che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno le competenze necessarie per insegnare la consapevolezza dei mezzi informatici. E, sottolineo, non ne hanno colpa.&#xA;&#xA;Cosa succede quando lo stato lascia un vuoto problematico e non soddisfa un’esigenza chiave del popolo? Si materializza una grande occasione di organizzarsi dal basso e di mettere in atto le pratiche del mutuo soccorso, riaffermandone il valore e la necessità. Possiamo avere un ruolo attivo, riprenderci un po’ di potere e ridistribuirlo in maniera orizzontale.&#xA;&#xA;Ed ecco, quindi, che nascono i Socialini. Cosa sono?&#xA;&#xA;Un Socialino è un server Mastodon, un piccolo social network con tutte le funzioni del caso: condivisione di foto, frasi, link. Fa parte del Fediverso, ma in un modo speciale. Parliamo sempre di Fediverso per la sua possibilità di unire tutto il mondo online in una grande federazione, ma quasi mai di come possa fare l’opposto: creare un’isola indipendente, completamente separata dal resto di Internet. Sicura, privata, protetta.&#xA;&#xA;Il Socialino, dunque, è un social network giocattolo, per imparare a vivere e conoscere Internet, ma in un contesto realmente sicuro, dove i meccanismi tossici dei social commerciali non possono attecchire.&#xA;&#xA;Il Socialino è il vostro social di famiglia e ha una tripla funzione pedagogica.&#xA;&#xA;Per i genitori. I genitori riceveranno da noi le chiavi del loro server e una breve spiegazione su come usarlo. Saranno lǝ admin, di fatto. La gestione di un Socialino è semplicissima e non richiede competenze informatiche avanzate, ma al tempo stesso vi permetterà di capire perfettamente i meccanismi della Federazione e di Internet. Vi restituirà la complessità di cui Meta e soci vi hanno privato;&#xA;Per lǝ bambinǝ. Il gioco è il nostro strumento per capire il mondo e imparare a vivere. È normale che lǝ bambinǝ, crescendo in un mondo così connesso, vogliano giocare a condividere i loro pensieri o i loro disegni su Internet. Nel Socialino di famiglia potranno farlo in totale sicurezza, perché sul server saranno presenti solo i genitori ed eventuali amici di famiglia (chiunque venga approvato dallǝ admin, ossia i genitori). Giocando, potranno capire i meccanismi di Internet, ma su una piattaforma che non è progettata per rubare il loro tempo e la loro attenzione;&#xA;Per la terza età. Anche nonne e nonni hanno bisogno di sviluppare un rapporto più consapevole con la tecnologia. Facebook è un letamaio che lǝ espone a truffe e contenuti avvilenti (ultimamente generati in gran parte dall’IA), del resto. Nel Socialino di famiglia potranno interagire con lǝ nipoti, commentare, raccontare, il tutto usando software libero e imparando a usare uno strumento che non è progettato per turlupinarlǝ.&#xA;&#xA;Abbiamo già fatto dei primi test con un paio di famiglie e possiamo dire che il concept funziona. Ora, dunque, siamo prontǝ a partire con la prima fase ufficiale del progetto: trovare 10 famiglie che vogliono un Socialino, per stringere i bulloni del progetto e rodarlo su scala più ampia. L’idea è di definire le pratiche, scrivere guide e documenti e attirare altrǝ alleatǝ, su tutti i fronti, per poter in futuro creare altri 10, 100, 1000 Socialini.&#xA;&#xA;Se vorreste essere una di quelle 10 famiglie, scrivete a ciao@socialini.it e diteci in due righe chi siete e perché vi farebbe piacere partecipare. In questa fase, per motivi prettamente numerici, dovremo fare una selezione, nella quale cercheremo di privilegiare la varietà, alla ricerca delle tante forme diverse che una famiglia può assumere.&#xA;&#xA;Il progetto è totalmente no profit e lo sarà sempre. Socialini non è un business, ma un progetto di mutuo soccorso volto alla creazione di saperi e competenze digitali per il presente e il futuro. Ogni Socialino ha un costo di mantenimento di circa 3 euro al mese, che in questa fase assorbiremo noi (o ci finanzieremo con un concerto o un giro di donazioni). Tutto il lavoro svolto è volontario e gratuito. Un domani, quando il progetto sarà avviato, l’unico costo per le famiglie sarà quello mensile del server, che puntiamo a ridurre ulteriormente, magari trovando uno spazio per tenere delle macchine. Ma non bruciamo le tappe...&#xA;&#xA;Parte del progetto sarà anche la Piazzetta, un’istanza Mastodon a parte dove raccoglieremo contenuti fidati, sempre open e senza pubblicità, per chi vorrà del materiale per arricchire il suo Socialino. Ne parleremo nel dettaglio nei mesi a venire.&#xA;&#xA;Sono sinceramente emozionato di svelare questo progetto. Ci abbiamo messo il cuore (io, FDA, Morloi e Kzk) e qualcosa mi dice che questa idea bizzarra potrà realmente cambiare qualcosa in positivo. Ho tanta voglia di parlarne e di confrontarmi, quindi non esitate a scrivermi, rispondendo al nostro piccione viaggiatore.&#xA;&#xA;Riprendiamoci Internet.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="arrivano-i-socialini">ARRIVANO I SOCIALINI</h2>

<p><em>Questo post è copiato dalla Settimana Sovversiva, la mia newsletter. Lo pubblico anche qui per diffonderlo più comodamente sul Fediverso.</em></p>

<p>Oggi lanciamo un progetto al quale tengo moltissimo, frutto di mesi di pensieri e lavoro. Parlo al plurale perché siamo un collettivo, nato con la consapevolezza che l’obiettivo è ambizioso e lo raggiungeremo solo lottando insieme, come gruppo, e che dobbiamo strutturarci in modo che chiunque possa decidere di unirsi a noi. Ma non divaghiamo.</p>

<p>Vi presento <a href="https://socialini.it/" rel="nofollow">Socialini.it</a>.</p>

<p><img src="https://settimana.kenobit.it/uploads/Immagine-2024-06-10-152648.png" alt="logo socialini"></p>

<p>Il progetto dei Socialini nasce da una domanda scomoda. <strong>Come facciamo a preparare le nuove generazioni alla vita su Internet?</strong> <strong>Che opzioni ci sono se abbiamo un figlio o una figlia di 6 anni?</strong> Allo stato attuale, ci troviamo davanti a una scelta che mi sembra perdente a prescindere.</p>

<p>Possiamo:</p>
<ul><li><strong>Darlǝ accesso subito accesso a Internet.</strong> Per quanto possiamo impegnarci e cercare di essere presenti, non avremo mai modo di proteggerlǝ dai meccanismi predatori delle grandi piattaforme, ai quali lǝ bambinǝ sono ancor più vulnerabili, e dagli altri ovvi pericoli derivanti dalla presenza di sconociuti e contenuti problematici;</li>
<li><strong>Non darlǝ accesso a Internet e aspettare che sia più grande.</strong> Stiamo solo rinviando il problema, per giunta a un momento dell’esistenza in cui siamo particolarmente fragili. Se aspettiamo i 12 anni, per dirne una, arriverà sui social completamente privǝ degli strumenti per difendersi, magari in un momento cruciale della ricerca della sua identità, nel quale la cultura dell’immagine di Instagram e affini può arrecare danni devastanti. Ricordiamo che su TikTok sono stati proposti allǝ adolescenti account che promuovono l’uso dell’Ozempic, un farmaco antidiabete, come strumento per dimagrire. Metà del business dei social commerciali è dirci che siamo sbagliatǝ per poi venderci la soluzione sotto forma di prodotto.</li></ul>

<p>La situazione, purtroppo, è chiara. La scuola non prepara alla vita su Internet. Non ne racconta la storia, i meccanismi e i pericoli. Di fatto, non ci insegna a gestire una parte gigantesca delle nostre vite. Scherzosamente, dico sempre che è un po’ come se non ci insegnasse l’algebra.</p>

<p>Lo stato ha fallito. La scuola è piena di insegnanti che fanno un lavoro cruciale, forse il più importante di tutta la società, ma non hanno gli strumenti e le risorse per avviare un percorso didattico sulla rete. Tutto è delegato alle famiglie, che nella stragrande maggioranza dei casi non hanno le competenze necessarie per insegnare la consapevolezza dei mezzi informatici. E, sottolineo, non ne hanno colpa.</p>

<p>Cosa succede quando lo stato lascia un vuoto problematico e non soddisfa un’esigenza chiave del popolo? Si materializza una grande occasione di organizzarsi dal basso e di mettere in atto le pratiche del mutuo soccorso, riaffermandone il valore e la necessità. Possiamo avere un ruolo attivo, riprenderci un po’ di potere e ridistribuirlo in maniera orizzontale.</p>

<p>Ed ecco, quindi, che nascono i Socialini. Cosa sono?</p>

<p><strong>Un Socialino è un server Mastodon, un piccolo social network con tutte le funzioni del caso: condivisione di foto, frasi, link.</strong> Fa parte del <a href="https://socialini.it/fediverso/" rel="nofollow">Fediverso</a>, ma in un modo speciale. Parliamo sempre di Fediverso per la sua possibilità di unire tutto il mondo online in una grande federazione, ma quasi mai di come possa fare l’opposto: creare un’isola indipendente, completamente separata dal resto di Internet. Sicura, privata, protetta.</p>

<p>Il Socialino, dunque, è un social network giocattolo, per imparare a vivere e conoscere Internet, ma in un contesto realmente sicuro, dove i meccanismi tossici dei social commerciali non possono attecchire.</p>

<p><strong>Il Socialino è il vostro social di famiglia e ha una tripla funzione pedagogica.</strong></p>
<ul><li><strong>Per i genitori.</strong> I genitori riceveranno da noi le chiavi del loro server e una breve spiegazione su come usarlo. Saranno lǝ admin, di fatto. La gestione di un Socialino è semplicissima e non richiede competenze informatiche avanzate, ma al tempo stesso vi permetterà di capire perfettamente i meccanismi della Federazione e di Internet. Vi restituirà la complessità di cui Meta e soci vi hanno privato;</li>
<li><strong>Per lǝ bambinǝ.</strong> Il gioco è il nostro strumento per capire il mondo e imparare a vivere. È normale che lǝ bambinǝ, crescendo in un mondo così connesso, vogliano giocare a condividere i loro pensieri o i loro disegni su Internet. Nel Socialino di famiglia potranno farlo in totale sicurezza, perché sul server saranno presenti solo i genitori ed eventuali amici di famiglia (chiunque venga approvato dallǝ admin, ossia i genitori). Giocando, potranno capire i meccanismi di Internet, ma su una piattaforma che non è progettata per rubare il loro tempo e la loro attenzione;</li>
<li><strong>Per la terza età.</strong> Anche nonne e nonni hanno bisogno di sviluppare un rapporto più consapevole con la tecnologia. Facebook è un letamaio che lǝ espone a truffe e contenuti avvilenti (ultimamente generati in gran parte dall’IA), del resto. Nel Socialino di famiglia potranno interagire con lǝ nipoti, commentare, raccontare, il tutto usando software libero e imparando a usare uno strumento che non è progettato per turlupinarlǝ.</li></ul>

<p>Abbiamo già fatto dei primi test con un paio di famiglie e possiamo dire che il concept funziona. Ora, dunque, siamo prontǝ a partire con la prima fase ufficiale del progetto: trovare 10 famiglie che vogliono un Socialino, per stringere i bulloni del progetto e rodarlo su scala più ampia. L’idea è di definire le pratiche, scrivere guide e documenti e attirare altrǝ alleatǝ, su tutti i fronti, per poter in futuro creare altri 10, 100, 1000 Socialini.</p>

<p><strong>Se vorreste essere una di quelle 10 famiglie, scrivete a ciao@socialini.it e diteci in due righe chi siete e perché vi farebbe piacere partecipare.</strong> In questa fase, per motivi prettamente numerici, dovremo fare una selezione, nella quale cercheremo di privilegiare la varietà, alla ricerca delle tante forme diverse che una famiglia può assumere.</p>

<p>Il progetto è totalmente no profit e lo sarà sempre. Socialini non è un business, ma un progetto di mutuo soccorso volto alla creazione di saperi e competenze digitali per il presente e il futuro. Ogni Socialino ha un costo di mantenimento di circa 3 euro al mese, che in questa fase assorbiremo noi (o ci finanzieremo con un concerto o un giro di donazioni). Tutto il lavoro svolto è volontario e gratuito. Un domani, quando il progetto sarà avviato, l’unico costo per le famiglie sarà quello mensile del server, che puntiamo a ridurre ulteriormente, magari trovando uno spazio per tenere delle macchine. Ma non bruciamo le tappe...</p>

<p>Parte del progetto sarà anche la Piazzetta, un’istanza Mastodon a parte dove raccoglieremo contenuti fidati, sempre open e senza pubblicità, per chi vorrà del materiale per arricchire il suo Socialino. Ne parleremo nel dettaglio nei mesi a venire.</p>

<p>Sono sinceramente emozionato di svelare questo progetto. Ci abbiamo messo il cuore (io, FDA, Morloi e Kzk) e qualcosa mi dice che questa idea bizzarra potrà realmente cambiare qualcosa in positivo. Ho tanta voglia di parlarne e di confrontarmi, quindi non esitate a scrivermi, rispondendo al nostro piccione viaggiatore.</p>

<p>Riprendiamoci Internet.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/questo-post-e-copiato-dalla-settimana-sovversiva-la-mia-newsletter</guid>
      <pubDate>Mon, 10 Jun 2024 13:50:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ZONA WARPA STA TORNANDO</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/zona-warpa-sta-tornando</link>
      <description>&lt;![CDATA[Riporto anche qui sul blog la mail inviata alla mailing list di Zona Warpa.&#xA;&#xA;Contiene tutte le informazioni che vi servono per partecipare, come relatorǝ, espositorǝ o volontariǝ.&#xA;&#xA;Innanzitutto, le date:&#xA;10-11 maggio - ROMA - Forte Prenestino&#xA;17-18 maggio - BARI - Bread&amp;Roses&#xA;&#xA;Come vedete, quest&#39;anno abbiamo optato per delle doppie date su venerdì e sabato. Lo scopo è duplice:&#xA;Valorizzare al massimo i talk e gli interventi, evitando le sovrapposizioni dell&#39;anno scorso (a causa delle quali alcuni talk non hanno avuto l&#39;attenzione che meritavano)&#xA;Ottimizzare la resa per lǝ sviluppatorǝ che affronteranno un viaggio per partecipare.&#xA;&#xA;Come si partecipa?&#xA;Se volete portare un gioco o proporre un talk o un workshop, visitate www.zonawarpa.it e cliccate su &#34;Partecipa alla call for proposals&#34;. Compilate accuratamente il modulo per aiutarci nell&#39;organizzazione. Ovviamente, vi invitiamo a condividere la call con chiunque possa essere interessato.&#xA;&#xA;Se preferite, qui trovate il link diretto.&#xA;&#xA;La call è aperta anche ai giochi da tavolo e alle autoproduzioni?&#xA;Zona Warpa è un evento che nasce intorno ai videogiochi, ma l&#39;anno scorso abbiamo ospitato con piacere anche giochi da tavolo e altri progetti legati al game design. Compilate tranquillamente il form!&#xA;&#xA;Ci saranno tappe intermedie?&#xA;Sì! Tra Roma e Bari faremo tappa all&#39;Aquila, fermandoci tre giorni alle Case Matte. Sarà un evento più informale, uno spazio sperimentale che definiremo insieme a voi. Siete tuttǝ invitatǝ a giocare, creare e immaginare con noi. Chi vorrà potrà esporre i propri giochi, ma consigliamo caldamente di farlo anche in una delle due date principali (a Roma e a Bari), dove l&#39;affluenza sarà più alta.&#xA;&#xA;Ci saranno altre date?&#xA;Sì, ma in futuro. Abbiamo in programma anche un minitour al nord, ma non sarà prima dell&#39;autunno.&#xA;&#xA;Ci sarà modo di partecipare come volontariǝ?&#xA;Certamente. Ne parleremo in una mail futura. Grazie &lt;3&#xA;&#xA;In questo momento stiamo finalizzando il flyer (al quale sta lavorando Ratigher) e ci prepariamo a partire con la comunicazione sui social e sul Fediverso. Se avete dubbi, scriveteci a ciao@zonawarpa.it!&#xA;&#xA;A presto!&#xA;Collettivo Warpo]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Riporto anche qui sul blog la mail inviata alla <a href="https://noise.autistici.org/mailman/listinfo/zonawarpa" rel="nofollow">mailing list di Zona Warpa</a>.</p>

<p>Contiene tutte le informazioni che vi servono per partecipare, come relatorǝ, espositorǝ o volontariǝ.</p>

<p>Innanzitutto, le date:
<strong>10-11 maggio</strong> – ROMA – <em>Forte Prenestino</em>
<strong>17-18 maggio</strong> – BARI – <em>Bread&amp;Roses</em></p>

<p>Come vedete, quest&#39;anno abbiamo optato per delle doppie date su venerdì e sabato. Lo scopo è duplice:
– Valorizzare al massimo i talk e gli interventi, evitando le sovrapposizioni dell&#39;anno scorso (a causa delle quali alcuni talk non hanno avuto l&#39;attenzione che meritavano)
– Ottimizzare la resa per lǝ sviluppatorǝ che affronteranno un viaggio per partecipare.</p>

<p><strong>Come si partecipa?</strong>
Se volete portare un gioco o proporre un talk o un workshop, visitate www.zonawarpa.it e cliccate su “Partecipa alla call for proposals”. Compilate accuratamente il modulo per aiutarci nell&#39;organizzazione. Ovviamente, vi invitiamo a condividere la call con chiunque possa essere interessato.</p>

<p>Se preferite, <a href="https://cloud.kenobisboch.it/apps/forms/s/iem8f9XMQTQZwabbbSN8TBTa" rel="nofollow">qui</a> trovate il link diretto.</p>

<p><strong>La call è aperta anche ai giochi da tavolo e alle autoproduzioni?</strong>
Zona Warpa è un evento che nasce intorno ai videogiochi, ma l&#39;anno scorso abbiamo ospitato con piacere anche giochi da tavolo e altri progetti legati al game design. Compilate tranquillamente il form!</p>

<p><strong>Ci saranno tappe intermedie?</strong>
Sì! Tra Roma e Bari faremo tappa all&#39;Aquila, fermandoci tre giorni alle Case Matte. Sarà un evento più informale, uno spazio sperimentale che definiremo insieme a voi. Siete tuttǝ invitatǝ a giocare, creare e immaginare con noi. Chi vorrà potrà esporre i propri giochi, ma consigliamo caldamente di farlo anche in una delle due date principali (a Roma e a Bari), dove l&#39;affluenza sarà più alta.</p>

<p><strong>Ci saranno altre date?</strong>
Sì, ma in futuro. Abbiamo in programma anche un minitour al nord, ma non sarà prima dell&#39;autunno.</p>

<p><strong>Ci sarà modo di partecipare come volontariǝ?</strong>
Certamente. Ne parleremo in una mail futura. Grazie &lt;3</p>

<p>In questo momento stiamo finalizzando il flyer (al quale sta lavorando Ratigher) e ci prepariamo a partire con la comunicazione sui social e sul Fediverso. Se avete dubbi, scriveteci a ciao@zonawarpa.it!</p>

<p>A presto!
<em>Collettivo Warpo</em></p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/zona-warpa-sta-tornando</guid>
      <pubDate>Thu, 14 Mar 2024 10:26:11 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>LAERTE</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/laerte</link>
      <description>&lt;![CDATA[In questi giorni mi sento su una zattera nella burrasca. È uno di quei momenti in cui i pensieri e i sentimenti sono così tanti che diventano rumore bianco. Assordante, sfiancante. Solo una cosa mi è stata chiara da subito: questo dolore così intimo Instagram non se lo merita. Mi fa vomitare l&#39;idea di regalare il ricordo del mio amico a una piattaforma che lo userebbe come contenuto usa e getta. E visto che è prezioso, non vorrei mai che venisse deformato dai suoi meccanismi.&#xA;&#xA;Però di parlarne ho bisogno, perché è il mio modo di elaborare le cose. Più che di un social network, in questo momento ho bisogno della mia rete sociale, e so che c&#39;è. Non sarò diventato ricco e famoso ma, facendo le cose a modo mio, negli anni ho trovato tante persone che mi vogliono bene e mi fanno sentire meno solo. Le piattaforme sono disumane, noi no. So che ci siete.&#xA;&#xA;C&#39;è una voce che mi dice che devo attraversare questo momento di lutto in maniera consapevole, senza anestetizzarmi. Sento di dover salvare i pensieri di questo momento così difficile, perché forse un giorno troverò un senso che ora mi sfugge. Non ho mai tenuto un diario, ma ho sempre invidiato chi sapeva farlo. Sento che scrivere mi farà bene.&#xA;&#xA;Se vi va, leggetemi. Sappiate solo che tratterò argomenti un po&#39; intensi. Ho paura, ma cominciamo.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Sabato notte una tragedia improvvisa si è portata via il nostro amico Laerte.&#xA;&#xA;È una di quelle notizie surreali, arrivata una domenica mattina, in una giornata di sole perfetta, senza una nuvola. Pensi di aver capito male, ti rifiuti, poi ti disperi, poi ti interroghi, poi ripensi, ricordi, chiami gli amici, piangi, ti chiedi cosa fare. E la cosa più infame è che sotto sotto sai che non cambia un cazzo. Laerte non c&#39;è più.&#xA;&#xA;Nel viaggio in auto verso Siena, con i bagagli fatti di corsa, non ho pensato ad altro. Cerchiamo di fare un sorriso per rassicurare chi ci sta vicino, ma chi vogliamo prendere in giro? La mente gira ossessivamente su quello.&#xA;&#xA;Ripenso alla volta che Laerte mi portò al museo della Tartuca, che mi raccontò con la passione di un contradaiolo e la competenza di uno storico. Mi aprì le porte di un luogo speciale, importantissimo per lui. Chi conosce Siena sa che non è una cosa da poco. Mi invitò persino a una cena della vittoria, perché quell&#39;anno ci sarebbe stato uno spettacolo di projector mapping e noi ci emozionavamo insieme per la tecnologia.&#xA;&#xA;Penso alla nostra usanza di Natale, la tradizionale maratona di Civilization 6: tutti allo stesso tavolo, a bere infinite birre, raccolti in una bolla di sacra improduttività per due giorni. La aspettavo tutto l&#39;anno. Amava i giochi strategici, pure quelli complicatissimi di Paradox. Una volta ci siamo chiusi in casa con Victoria 3, mentre lui si riprendeva dall&#39;operazione al piede, determinati a far scoppiare la rivoluzione anarchica in Italia. Ce l&#39;abbiamo fatta, e poi ci siamo lamentati di come il gameplay non la rappresentasse in maniera adeguata.&#xA;&#xA;Parlavamo di massimi sistemi, a volte. Laerte aveva una cultura sconfinata e una sensibilità quadridimensionale. Era facile raccontargli le cose che mi stanno a cuore, perché le capiva senza bisogno di premesse. Che beffa che un giornale l&#39;abbia ricordato come &#34;un ragazzo solare&#34;! Se da qualche parte c&#39;è ancora, si sta facendo una grassa risata, con quel suo vocione baritonale.&#xA;&#xA;Per me Laerte era un meraviglioso crepuscolo, pieno di colori e sfumature. Tra le pieghe delle sue tristezze si nascondeva una profondità rara, che a volte dev&#39;essere stata un peso da portare, ma era unica e speciale. Sarà quella, credo, a mancarmi di più. Eravamo diversi ma simili. Ho sempre pensato che, dietro la sua facciata di pessimismo cosmico, mi considerasse un idealista squinternato, ma poi verso l&#39;utopia remava anche lui, con tutte le sue forze. Non è un caso che ci sia un&#39;intera città a piangerlo.&#xA;&#xA;La sua salma è stata esposta al museo della Tartuca. Credo che si sarebbe evitato il disturbo, ma gli sarebbe piaciuto. Siena è baciata dal sole, le bandiere gialle e blu sono a mezz&#39;asta, il paggio monturato che gli fa la guardia ha gli occhi rossi e il magone. Una tristezza perfetta.&#xA;&#xA;Entriamo. È il momento in cui tutto diventa vero.&#xA;&#xA;In quella stanza, davanti ai Palii di cui mi aveva raccontato la storia, c&#39;è lui. Immobile.&#xA;&#xA;Cerchiamo di farcene una ragione, ma con scarsi risultati. Abbracciarsi non lo riporterà indietro, ma aiuta. In quella stanza c&#39;è tanto dolore, ma anche tantissimo amore.&#xA;&#xA;Usciamo.&#xA;&#xA;Piangiamo. È surreale. Non ha senso. Sono arrabbiato. Non voglio più stare lì. Ogni volta che l&#39;occhio mi cade su una bandiera a mezz&#39;asta inizio a singhiozzare. Penso che Laerte ci avrebbe preferito con in mano un Campari.&#xA;&#xA;Rapisco D, messo più o meno come me, e andiamo nel baretto dove ci portava lui. Sulla via incontriamo una donna che potrebbe avere l&#39;età di mia madre. Ci sorride, allunga la mano e chi chiede se abbiamo una moneta. Certo che ce l&#39;abbiamo. Ha una dolcezza in viso che mi tocca nel profondo.&#xA;&#xA;Pochi minuti dopo, con il suo deambulatore, arriva anche lei al bar. Chiede due panini piccoli. Io e D ci intromettiamo: &#34;I panini, se possiamo, glieli offriamo noi.&#34;&#xA;&#xA;&#34;Grazie, ma uno almeno lo pago io.&#34;&#xA;&#xA;&#34;No, no, signora, offriamo noi, ché oggi festeggiamo.&#34;&#xA;&#xA;Ci ringrazia, felice.&#xA;&#xA;Ci presentiamo. Lei ha un nome bellissimo, da libro. Si chiama C. L&#39;umanità di questa interazione mi distrugge. Nella mia testa, C diventa il simbolo di un mondo che non vuole bene, pieno di miseria e solitudine. Andrei a rapinare una banca per garantirle panini infiniti. Il suo sorriso mi cura e mi fa male al tempo stesso. Vedo tutto nero. Il mondo mi sembra solo cattivo, un oceano spietato di ingiustizia. Mi arrabbio con chi fa finta che sia tutto a posto. Ripenso a Laerte, che invece davanti a quella sofferenza non era cieco, e infatti ogni tanto soffriva a sua volta.&#xA;&#xA;Di solito sono ottimista e battagliero, ma per un momento mi sembra tutto inutile. Tutto troppo doloroso. Ho solo voglia di piangere. Mi viene da vomitare.&#xA;&#xA;Continuo a pensare a C, e mi fa schifo l&#39;idea di un mondo che non si prende cura di lei. Non ci voglio stare, in questo mondo. Vorrei un mondo in cui chiedere non fa pena perché condividere è la norma. So che è lontano. Normalmente lo vedo all&#39;orizzonte e mi affretto per raggiungerlo, ma in questo momento mi sembra soltanto un miraggio. Un&#39;allucinazione, forse un capriccio, persino. Una voce mi dice che non lo è, che domani sarò di nuovo pronto a lottare, ma in questo momento ho le pile scariche e mi sento come se mi avessero picchiato.&#xA;&#xA;&#34;Che mondo di merda&#34;, diceva sempre Lae.&#xA;&#xA;Ceniamo tuttǝ insieme, perché chi ha voglia di andare a casa a guardare il soffitto? Siamo una strana banda: c&#39;è chi si conosce da una vita, chi da poco, chi solo di vista. Laerte aveva tantǝ amicǝ in compartimenti stagni. Brindiamo, raccontiamo le gesta di Laerte, ridiamo. Ogni tanto qualcuno piange. La vicinanza che si crea è istantanea, perché anche se fino a ieri non ci conoscevamo, in questo momento condividiamo lo stesso terrificante vuoto. Ci abbracciamo.&#xA;&#xA;Che gesto primitivo e affascinante, l&#39;abbraccio. Sono felice di una cosa: abbraccio sempre i miei amici e l&#39;ultima volta che l&#39;ho visto ho abbracciato anche Laerte. Non tenetevi gli abbracci nelle braccia. Sono gesti magici e potenti.&#xA;&#xA;Laerte non ha avuto un funerale, ma un ricordo laico, che è come un funerale, ma con l&#39;ad blocker su Gesù e sui preti. Scelta stilosa, amico mio.&#xA;&#xA;C&#39;erano centinaia di persone, chi con i fazzoletti della Tartuca, chi con le maglie della Robur. E io, vestito da maestro da sci, perché quando ho saputo non mi sono nemmeno fermato per prendere un cappotto. Ci aggrappiamo a qualsiasi scampolo di humour per non piangere troppo e farci forza a vicenda. E a farlo ci aiuta proprio Laerte, il cui spirito è così presente e concreto che riesce a strapparci un sorriso: quando un&#39;elegia di circostanza lo definisce &#34;rispettoso delle istituzioni&#34;, noi che lo conosciamo davvero non possiamo fare a meno di ridere, pur tra i singhiozzi.&#xA;&#xA;Poi il rullante della contrada, la bara, la processione, il carro funebre. Che strazio. Un climax di dolore, il gran finale, prima che la ritualità ci dica che è il momento di ricominciare con la vita di tutti i giorni. Che poi è quel che più ci fa paura.&#xA;&#xA;Quando è mancato mio nonno ho sofferto molto, ma lui aveva fatto tutto quello che doveva fare. Era vecchio ed era il suo momento. Fu un dolore grande, ma con una parvenza di senso. Laerte invece se n&#39;è andato troppo presto. L&#39;enorme perdita non è quel che è già stato, perché non ce lo toglierà mai nessuno, ma tutto ciò che non sarà. Mi sento derubato di risate, spunti, idee. Il vuoto che lascia non è retorico.&#xA;&#xA;Ed è qui che inizio a parlarti in seconda persona, Lae. È un cliché, lo so, ma me ne fotto. È terapeutico.&#xA;&#xA;Sono arrabbiato, non con te, ma con il mondo. Mi sento le fiamme dentro, perché non è giusto. E se un giorno ci sei e quello dopo no, così, senza preavviso e senza appello, allora che senso ha aspettare? Che senso ha moderarsi? Tanto vale alimentare quelle fiamme e bruciare più forte che possiamo. Che cosa abbiamo da perdere? Alla peggio illumineremo un po&#39; tutto questo buio.&#xA;&#xA;Al tuo funerale c&#39;erano tantissimǝ ragazzinǝ in lacrime. Non so se fossero della pallavolo, della scuola o della contrada, ma anche loro avevano la faccia di chi ha perso un punto di riferimento. Hai seminato tanto, per essere uno che si definiva pessimista. Sono fierissimo di te.&#xA;&#xA;È inevitabile, in questi momenti, pensare alla vita dopo la morte. Per me esiste in un modo molto concreto, senza bisogno di scomodare la religione. Ti racconto come, perché il fatto che tu sia morto non vuol dire che ti sia messo al riparo dai miei pipponi da fricchettone idealista.&#xA;&#xA;Penso al nonno tutti i giorni. Ogni tanto, quando mi succede qualcosa di bello o quando sono indeciso su cosa fare, il mio primo pensiero è &#34;telefono al nonno&#34;. Le sinapsi scattano più velocemente del ricordo.&#xA;&#xA;Quell&#39;assenza è una potentissima forma di presenza. Il nonno Tino non c&#39;è più fisicamente, ma nel percepire il vuoto che ha lasciato ritrovo la sua forma. E ti giuro che c&#39;è, perché quando non so cosa fare, le sue parole le sento. Pensa, sono così vere che a volte gli chiedo consiglio, ma so che lui era troppo prudente (&#34;Sono il signor Prudenzio,&#34; mi diceva) e allora decido di fare di testa mia.&#xA;&#xA;Tenetevi ChatGPT, io non ho bisogno dell&#39;IA per parlare con lui. In un modo strano ma concreto, è con me.&#xA;&#xA;Sarà così anche con te, Laerte. Semplicemente, invece che essere la presenza saggia e rassicurante del nonno, sarai un compagno di viaggio che, come me, sta ancora cercando di capirci qualcosa. Il tuo input sarà prezioso. E come lo sarà per me, lo sarà per tuttǝ quellǝ ragazzinǝ e per le tante vite che hai toccato.&#xA;&#xA;Per questo, anche se sono in lacrime e non ne posso più, voglio tenermi stretto questo dolore così straziante.&#xA;&#xA;Questo dolore è un dono, perché è la cosa più viva e concreta che ci lasci. In questo momento sei il vuoto che si dimena nei nostri pensieri, ma col tempo la ferita guarirà e potremo accarezzare la cicatrice. A volte ci farai piangere, a volte ci farai ridere, ma nel farlo ci sarai. Ci porteremo dietro i pezzi di te che ci sono rimasti addosso. E sappilo, ho tutta l&#39;intenzione di fare onore a quello che hai lasciato a me.&#xA;&#xA;Penso al tuo lavoro sociale e antropologico sulle contrade, a quando ti dicevo che negli angoli di Siena che mi mostravi trovavo il mutuo aiuto che vorrei vedere nel mondo. Sarà una bussola, sempre. &#xA;&#xA;Per questo, mi sembrerebbe molto triste ricordarti con un cero. Non ti sarebbe piaciuto.&#xA;&#xA;Ti celebreremo accendendo fiammiferi, tutte le volte che vorremo illuminare questo mondo, o dargli fuoco per distruggerlo e ricostruirlo, ogni volta che ci sembrerà di merda come dicevi tu.&#xA;&#xA;Abbiamo già delle idee, perché la tua scomparsa è il primo fiammifero e ha acceso un impellente bisogno di creare, insieme, per provare a colmare il vuoto che lasci. Le cose che abbiamo in mente ti piaceranno, vedrai.&#xA;&#xA;Forse mi diresti che sono un sognatore che vede simboli ovunque. E sì, magari ci sto anche leggendo troppo, ma ho un disperato bisogno di significato e mi aggrappo a tutte le briciole che trovo. Ripenso alla signora C, all&#39;oceano di sofferenza, a quanto ci mancherai, e lottare mi sembra l&#39;unica cosa sensata.&#xA;&#xA;Cercherò di fare qualcosa di buono. Ti porterò con me.&#xA;&#xA;Ciao Laerte.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>In questi giorni mi sento su una zattera nella burrasca. È uno di quei momenti in cui i pensieri e i sentimenti sono così tanti che diventano rumore bianco. Assordante, sfiancante. Solo una cosa mi è stata chiara da subito: questo dolore così intimo Instagram non se lo merita. Mi fa vomitare l&#39;idea di regalare il ricordo del mio amico a una piattaforma che lo userebbe come contenuto usa e getta. E visto che è prezioso, non vorrei mai che venisse deformato dai suoi meccanismi.</em></p>

<p><em>Però di parlarne ho bisogno, perché è il mio modo di elaborare le cose. Più che di un social network, in questo momento ho bisogno della mia rete sociale, e so che c&#39;è. Non sarò diventato ricco e famoso ma, facendo le cose a modo mio, negli anni ho trovato tante persone che mi vogliono bene e mi fanno sentire meno solo. Le piattaforme sono disumane, noi no. So che ci siete.</em></p>

<p><em>C&#39;è una voce che mi dice che devo attraversare questo momento di lutto in maniera consapevole, senza anestetizzarmi. Sento di dover salvare i pensieri di questo momento così difficile, perché forse un giorno troverò un senso che ora mi sfugge. Non ho mai tenuto un diario, ma ho sempre invidiato chi sapeva farlo. Sento che scrivere mi farà bene.</em></p>

<p><em>Se vi va, leggetemi. Sappiate solo che tratterò argomenti un po&#39; intensi. Ho paura, ma cominciamo.</em></p>



<p>Sabato notte una tragedia improvvisa si è portata via il nostro amico Laerte.</p>

<p>È una di quelle notizie surreali, arrivata una domenica mattina, in una giornata di sole perfetta, senza una nuvola. Pensi di aver capito male, ti rifiuti, poi ti disperi, poi ti interroghi, poi ripensi, ricordi, chiami gli amici, piangi, ti chiedi cosa fare. E la cosa più infame è che sotto sotto sai che non cambia un cazzo. Laerte non c&#39;è più.</p>

<p>Nel viaggio in auto verso Siena, con i bagagli fatti di corsa, non ho pensato ad altro. Cerchiamo di fare un sorriso per rassicurare chi ci sta vicino, ma chi vogliamo prendere in giro? La mente gira ossessivamente su quello.</p>

<p>Ripenso alla volta che Laerte mi portò al museo della Tartuca, che mi raccontò con la passione di un contradaiolo e la competenza di uno storico. Mi aprì le porte di un luogo speciale, importantissimo per lui. Chi conosce Siena sa che non è una cosa da poco. Mi invitò persino a una cena della vittoria, perché quell&#39;anno ci sarebbe stato uno spettacolo di projector mapping e noi ci emozionavamo insieme per la tecnologia.</p>

<p>Penso alla nostra usanza di Natale, la tradizionale maratona di Civilization 6: tutti allo stesso tavolo, a bere infinite birre, raccolti in una bolla di sacra improduttività per due giorni. La aspettavo tutto l&#39;anno. Amava i giochi strategici, pure quelli complicatissimi di Paradox. Una volta ci siamo chiusi in casa con Victoria 3, mentre lui si riprendeva dall&#39;operazione al piede, determinati a far scoppiare la rivoluzione anarchica in Italia. Ce l&#39;abbiamo fatta, e poi ci siamo lamentati di come il gameplay non la rappresentasse in maniera adeguata.</p>

<p>Parlavamo di massimi sistemi, a volte. Laerte aveva una cultura sconfinata e una sensibilità quadridimensionale. Era facile raccontargli le cose che mi stanno a cuore, perché le capiva senza bisogno di premesse. Che beffa che un giornale l&#39;abbia ricordato come “un ragazzo solare”! Se da qualche parte c&#39;è ancora, si sta facendo una grassa risata, con quel suo vocione baritonale.</p>

<p>Per me Laerte era un meraviglioso crepuscolo, pieno di colori e sfumature. Tra le pieghe delle sue tristezze si nascondeva una profondità rara, che a volte dev&#39;essere stata un peso da portare, ma era unica e speciale. Sarà quella, credo, a mancarmi di più. Eravamo diversi ma simili. Ho sempre pensato che, dietro la sua facciata di pessimismo cosmico, mi considerasse un idealista squinternato, ma poi verso l&#39;utopia remava anche lui, con tutte le sue forze. Non è un caso che ci sia un&#39;intera città a piangerlo.</p>

<p>La sua salma è stata esposta al museo della Tartuca. Credo che si sarebbe evitato il disturbo, ma gli sarebbe piaciuto. Siena è baciata dal sole, le bandiere gialle e blu sono a mezz&#39;asta, il paggio monturato che gli fa la guardia ha gli occhi rossi e il magone. Una tristezza perfetta.</p>

<p>Entriamo. È il momento in cui tutto diventa vero.</p>

<p>In quella stanza, davanti ai Palii di cui mi aveva raccontato la storia, c&#39;è lui. Immobile.</p>

<p>Cerchiamo di farcene una ragione, ma con scarsi risultati. Abbracciarsi non lo riporterà indietro, ma aiuta. In quella stanza c&#39;è tanto dolore, ma anche tantissimo amore.</p>

<p>Usciamo.</p>

<p>Piangiamo. È surreale. Non ha senso. Sono arrabbiato. Non voglio più stare lì. Ogni volta che l&#39;occhio mi cade su una bandiera a mezz&#39;asta inizio a singhiozzare. Penso che Laerte ci avrebbe preferito con in mano un Campari.</p>

<p>Rapisco D, messo più o meno come me, e andiamo nel baretto dove ci portava lui. Sulla via incontriamo una donna che potrebbe avere l&#39;età di mia madre. Ci sorride, allunga la mano e chi chiede se abbiamo una moneta. Certo che ce l&#39;abbiamo. Ha una dolcezza in viso che mi tocca nel profondo.</p>

<p>Pochi minuti dopo, con il suo deambulatore, arriva anche lei al bar. Chiede due panini piccoli. Io e D ci intromettiamo: “I panini, se possiamo, glieli offriamo noi.”</p>

<p>“Grazie, ma uno almeno lo pago io.”</p>

<p>“No, no, signora, offriamo noi, ché oggi festeggiamo.”</p>

<p>Ci ringrazia, felice.</p>

<p>Ci presentiamo. Lei ha un nome bellissimo, da libro. Si chiama C. L&#39;umanità di questa interazione mi distrugge. Nella mia testa, C diventa il simbolo di un mondo che non vuole bene, pieno di miseria e solitudine. Andrei a rapinare una banca per garantirle panini infiniti. Il suo sorriso mi cura e mi fa male al tempo stesso. Vedo tutto nero. Il mondo mi sembra solo cattivo, un oceano spietato di ingiustizia. Mi arrabbio con chi fa finta che sia tutto a posto. Ripenso a Laerte, che invece davanti a quella sofferenza non era cieco, e infatti ogni tanto soffriva a sua volta.</p>

<p>Di solito sono ottimista e battagliero, ma per un momento mi sembra tutto inutile. Tutto troppo doloroso. Ho solo voglia di piangere. Mi viene da vomitare.</p>

<p>Continuo a pensare a C, e mi fa schifo l&#39;idea di un mondo che non si prende cura di lei. Non ci voglio stare, in questo mondo. Vorrei un mondo in cui chiedere non fa pena perché condividere è la norma. So che è lontano. Normalmente lo vedo all&#39;orizzonte e mi affretto per raggiungerlo, ma in questo momento mi sembra soltanto un miraggio. Un&#39;allucinazione, forse un capriccio, persino. Una voce mi dice che non lo è, che domani sarò di nuovo pronto a lottare, ma in questo momento ho le pile scariche e mi sento come se mi avessero picchiato.</p>

<p>“Che mondo di merda”, diceva sempre Lae.</p>

<p>Ceniamo tuttǝ insieme, perché chi ha voglia di andare a casa a guardare il soffitto? Siamo una strana banda: c&#39;è chi si conosce da una vita, chi da poco, chi solo di vista. Laerte aveva tantǝ amicǝ in compartimenti stagni. Brindiamo, raccontiamo le gesta di Laerte, ridiamo. Ogni tanto qualcuno piange. La vicinanza che si crea è istantanea, perché anche se fino a ieri non ci conoscevamo, in questo momento condividiamo lo stesso terrificante vuoto. Ci abbracciamo.</p>

<p>Che gesto primitivo e affascinante, l&#39;abbraccio. Sono felice di una cosa: abbraccio sempre i miei amici e l&#39;ultima volta che l&#39;ho visto ho abbracciato anche Laerte. Non tenetevi gli abbracci nelle braccia. Sono gesti magici e potenti.</p>

<p>Laerte non ha avuto un funerale, ma un ricordo laico, che è come un funerale, ma con l&#39;ad blocker su Gesù e sui preti. Scelta stilosa, amico mio.</p>

<p>C&#39;erano centinaia di persone, chi con i fazzoletti della Tartuca, chi con le maglie della Robur. E io, vestito da maestro da sci, perché quando ho saputo non mi sono nemmeno fermato per prendere un cappotto. Ci aggrappiamo a qualsiasi scampolo di humour per non piangere troppo e farci forza a vicenda. E a farlo ci aiuta proprio Laerte, il cui spirito è così presente e concreto che riesce a strapparci un sorriso: quando un&#39;elegia di circostanza lo definisce “rispettoso delle istituzioni”, noi che lo conosciamo davvero non possiamo fare a meno di ridere, pur tra i singhiozzi.</p>

<p>Poi il rullante della contrada, la bara, la processione, il carro funebre. Che strazio. Un climax di dolore, il gran finale, prima che la ritualità ci dica che è il momento di ricominciare con la vita di tutti i giorni. Che poi è quel che più ci fa paura.</p>

<p>Quando è mancato mio nonno ho sofferto molto, ma lui aveva fatto tutto quello che doveva fare. Era vecchio ed era il suo momento. Fu un dolore grande, ma con una parvenza di senso. Laerte invece se n&#39;è andato troppo presto. L&#39;enorme perdita non è quel che è già stato, perché non ce lo toglierà mai nessuno, ma tutto ciò che non sarà. Mi sento derubato di risate, spunti, idee. Il vuoto che lascia non è retorico.</p>

<p>Ed è qui che inizio a parlarti in seconda persona, Lae. È un cliché, lo so, ma me ne fotto. È terapeutico.</p>

<p>Sono arrabbiato, non con te, ma con il mondo. Mi sento le fiamme dentro, perché non è giusto. E se un giorno ci sei e quello dopo no, così, senza preavviso e senza appello, allora che senso ha aspettare? Che senso ha moderarsi? Tanto vale alimentare quelle fiamme e bruciare più forte che possiamo. Che cosa abbiamo da perdere? Alla peggio illumineremo un po&#39; tutto questo buio.</p>

<p>Al tuo funerale c&#39;erano tantissimǝ ragazzinǝ in lacrime. Non so se fossero della pallavolo, della scuola o della contrada, ma anche loro avevano la faccia di chi ha perso un punto di riferimento. Hai seminato tanto, per essere uno che si definiva pessimista. Sono fierissimo di te.</p>

<p>È inevitabile, in questi momenti, pensare alla vita dopo la morte. Per me esiste in un modo molto concreto, senza bisogno di scomodare la religione. Ti racconto come, perché il fatto che tu sia morto non vuol dire che ti sia messo al riparo dai miei pipponi da fricchettone idealista.</p>

<p>Penso al nonno tutti i giorni. Ogni tanto, quando mi succede qualcosa di bello o quando sono indeciso su cosa fare, il mio primo pensiero è “telefono al nonno”. Le sinapsi scattano più velocemente del ricordo.</p>

<p>Quell&#39;assenza è una potentissima forma di presenza. Il nonno Tino non c&#39;è più fisicamente, ma nel percepire il vuoto che ha lasciato ritrovo la sua forma. E ti giuro che c&#39;è, perché quando non so cosa fare, le sue parole le sento. Pensa, sono così vere che a volte gli chiedo consiglio, ma so che lui era troppo prudente (“Sono il signor Prudenzio,” mi diceva) e allora decido di fare di testa mia.</p>

<p>Tenetevi ChatGPT, io non ho bisogno dell&#39;IA per parlare con lui. In un modo strano ma concreto, è con me.</p>

<p>Sarà così anche con te, Laerte. Semplicemente, invece che essere la presenza saggia e rassicurante del nonno, sarai un compagno di viaggio che, come me, sta ancora cercando di capirci qualcosa. Il tuo input sarà prezioso. E come lo sarà per me, lo sarà per tuttǝ quellǝ ragazzinǝ e per le tante vite che hai toccato.</p>

<p>Per questo, anche se sono in lacrime e non ne posso più, voglio tenermi stretto questo dolore così straziante.</p>

<p>Questo dolore è un dono, perché è la cosa più viva e concreta che ci lasci. In questo momento sei il vuoto che si dimena nei nostri pensieri, ma col tempo la ferita guarirà e potremo accarezzare la cicatrice. A volte ci farai piangere, a volte ci farai ridere, ma nel farlo ci sarai. Ci porteremo dietro i pezzi di te che ci sono rimasti addosso. E sappilo, ho tutta l&#39;intenzione di fare onore a quello che hai lasciato a me.</p>

<p>Penso al tuo lavoro sociale e antropologico sulle contrade, a quando ti dicevo che negli angoli di Siena che mi mostravi trovavo il mutuo aiuto che vorrei vedere nel mondo. Sarà una bussola, sempre.</p>

<p>Per questo, mi sembrerebbe molto triste ricordarti con un cero. Non ti sarebbe piaciuto.</p>

<p>Ti celebreremo accendendo fiammiferi, tutte le volte che vorremo illuminare questo mondo, o dargli fuoco per distruggerlo e ricostruirlo, ogni volta che ci sembrerà di merda come dicevi tu.</p>

<p>Abbiamo già delle idee, perché la tua scomparsa è il primo fiammifero e ha acceso un impellente bisogno di creare, insieme, per provare a colmare il vuoto che lasci. Le cose che abbiamo in mente ti piaceranno, vedrai.</p>

<p>Forse mi diresti che sono un sognatore che vede simboli ovunque. E sì, magari ci sto anche leggendo troppo, ma ho un disperato bisogno di significato e mi aggrappo a tutte le briciole che trovo. Ripenso alla signora C, all&#39;oceano di sofferenza, a quanto ci mancherai, e lottare mi sembra l&#39;unica cosa sensata.</p>

<p>Cercherò di fare qualcosa di buono. Ti porterò con me.</p>

<p>Ciao Laerte.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/laerte</guid>
      <pubDate>Wed, 31 Jan 2024 11:17:53 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>STRATEGIE PER LA DIFESA DEL TEMPO DA INSTAGRAM</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/strategie-per-la-difesa-del-tempo-da-instagram</link>
      <description>&lt;![CDATA[In un recente post ho parlato dei motivi per cui ho deciso di continuare a usare Instagram per comunicare i miei progetti. È una scelta sofferta, perché è un luogo che mi intristisce e mi fa sentire un prodotto, ma sono convinto che in questo momento sia quella giusta per i miei scopi.&#xA;&#xA;Affinché lo sia realmente, però, è cruciale che ridefinisca il rapporto che ho con il social. Cosa gli do? Quanto e quando? E soprattutto, cosa ricevo in cambio?&#xA;&#xA;Se ci poniamo queste domande e osserviamo freddamente le risposte, senza lasciarci intortare dalle bugie che le condiscono, emerge un chiaro rapporto di potere tra noi e la piattaforma. Quando diciamo che &#34;Instagram ci serve per lavoro&#34;, stiamo già usando la parola chiave giusta: LAVORO. Ed è proprio il concetto di lavoro che dobbiamo mettere a fuoco, per riprendere le redini di ciò che facciamo e non diventare vittime di uno sfacciato furto di tempo.&#xA;&#xA;Questo post contiene le strategie di guerriglia social che ho elaborato in questo periodo. Posso ottenere ciò che voglio dalla piattaforma senza cadere nella sua trappola? Scopriamolo insieme.&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Spesso si sente dire che Instagram (o qualsiasi altro social) ci &#34;serve per lavoro&#34;, ma è la prima affermazione che dobbiamo smontare e analizzare, per evadere dalla gabbia.&#xA;&#xA;INSTAGRAM È LAVORO&#xA;Che lo usiate per promuovere un progetto, per condividere le foto delle vacanze o anche solo per guardare reel di gattini e ricette vegane in coda alle poste, Instagram è lavoro. Lavoro non pagato, per essere precisi.&#xA;&#xA;Il business di Meta è vendere spazi pubblicitari e dati personali. Guardando un contenuto, stiamo producendo valore per Meta, diventando un target vendibile ai suoi inserzionisti. Mettendo un like, stiamo creando dati che vanno a definire profili di gusto e consumo. E infine, creando contenuti, allestiamo la vetrina, garantendo la continuità di questa linea produttiva. Come si dice quando ci rechiamo in un luogo specifico a svolgere attività che creano ricchezza per un ente terzo?&#xA;&#xA;A prescindere dal fatto che ci serva effettivamente &#34;per lavoro&#34;, Instagram è lavoro, in misura variabile, per tutte le persone che abitano la piattaforma. In quest&#39;ottica, cito un passaggio da Cronofagia di Davide Mazzocco:&#xA;&#xA;  Lavoriamo per Mark Zuckerberg con la stessa passione che riserviamo ai nostri hobby, ma con una continuità assolutamente inedita nella storia dell’umanità. Alla mattina appena svegli, nel corso della giornata, nelle pause fra un lavoro e l’altro, sulla metropolitana e sul treno che ci riportano a casa, sul divano quando ci rilassiamo, in cucina mentre aspettiamo che l’acqua bolla, nel letto prima di spegnere la luce controlliamo se abbiamo ricevuto nuove notifiche, se qualcuno ha apprezzato un nostro status o se qualcuno ci ha contattati privatamente. Siamo i nodi di un reticolo di due miliardi e 270 milioni di persone, mittenti e destinatari di messaggi pubblici e privati che alimentano un gigantesco Leviatano che si nutre di dati.&#xA;&#xA;Una volta riconosciuta questa dinamica, diventa evidente anche che Instagram, inteso proprio come app sui nostri smartphone, è un luogo di lavoro. E quando lo apriamo per guardare una notifica alle 23:30, è come se stessimo andando in ufficio, o rispondessimo a una mail inviata fuori orario da quel capo che non rispetta i confini delle nostre vite private.&#xA;&#xA;Ci portiamo in tasca un luogo di lavoro che si insinua nei tempi morti delle nostre giornate. Se vogliamo ridefinire il nostro rapporto con Instagram, dobbiamo cominciare proprio dall&#39;app.&#xA;&#xA;INSTAGRAM SU DESKTOP&#xA;Realizzata la portata della fregatura, la mia prima idea è stata quella di rimuovere l&#39;app dallo smartphone e usare Instagram solo da computer. Facile, no? Purtroppo no.&#xA;&#xA;L&#39;esperienza desktop di Instagram non è completa. Permette di pubblicare post, ma non storie. Supporta i messaggi privati, ma per vedere quelli che contengono alcuni tipi di foto è necessario aprire l&#39;app. Inoltre, semplicemente, funziona male. Le notifiche desktop perdono pezzi e leggere tutti i commenti è impossibile.&#xA;&#xA;Vogliamo davvero credere che Meta, un&#39;azienda con una capitalizzazione di mercato che ha recentemente superato il trilione di dollari, non abbia il budget per rifinire l&#39;esperienza web del suo prodotto di punta? Manca la volontà, perché queste limitazioni sono funzionali al business. Instagram non sarebbe redditizio, senza il nostro lavoro a titolo gratuito.&#xA;&#xA;Il luogo di lavoro è progettato per seguirci, per ottimizzare il nostro output produttivo. A Instagram non interessa se sei una scrittrice, uno streamer, una fumettista o un cuoco.&#xA;&#xA;Ciò che fai è secondario.&#xA;&#xA;Devi usare l&#39;app.&#xA;&#xA;Devi averla in tasca, per guardare un reel in coda alla cassa del supermercato, per controllare se ci sono nuovi commenti mentre aspetti il cappuccino al bar, per elemosinare una dose di dopamina quando la conversazione a tavola diventa noiosa. Questo è il business di Meta e questa è la natura del lavoro che svolgiamo per lui.&#xA;&#xA;Quando l&#39;ho realizzato, mi sono sentito vittima di un ricatto. Vuoi comunicare in maniera efficace i tuoi progetti, sfruttando le potenzialità promesse dalla piattaforma? Allora devi lasciare entrare il cavallo di Troia. L&#39;app mobile è un luogo di lavoro travestito da parco giochi, una sanguisuga che ci ruba la nostra risorsa più preziosa, il tempo.&#xA;&#xA;Riprenderci il nostro tempo, a prescindere dal potere liberatorio del farlo, è anche il modo più concreto per raggiungere i nostri obiettivi. Quanti dischi avrei scritto, nel tempo che ho investito scrollando il feed come uno zombie? Che idee mi sarebbero venute?&#xA;&#xA;TATTICHE DI GUERRIGLIA&#xA;Alla luce di tutte queste considerazioni, ecco le tattiche che ho ideato e messo in pratica, ispirandomi al concetto di guerriglia. &#xA;&#xA;La disparità di potere tra noi e la piattaforma è immensa. Non possiamo competere con le sue risorse e siamo costrettǝ a combattere nel suo territorio, dove ha il pieno controllo delle regole di ingaggio. Non vinceremo mai una guerra di logoramento. Non c&#39;è possibilità di riforma perché non è un dialogo alla pari.&#xA;&#xA;L&#39;unica possibilità è concentrare i nostri sforzi in azioni mirate, attacchi mordi e fuggi pianificati per ottenere un risultato, per poi sparire come ninja nel fumo.&#xA;&#xA;Instagram è un luogo di lavoro, quindi trattiamolo come tale. E non so voi, ma io voglio lavorare il meno possibile e dedicare la mia vita alle cose che mi rendono felice. Cominciamo.&#xA;&#xA;Ho disinstallato Instagram dal mio telefono e l&#39;ho installato su un vecchio smartphone scassato che ho riesumato. Se da un lato è vero che l&#39;app è fondamentale per curare a dovere la comunicazione, lo è anche che non siamo obbligati a portarcela sempre dietro. Ho un vecchio smartphone con lo schermo crepato, senza SIM, attaccato alla rete wifi di casa mia. Se uso Instagram, lo uso lì. Ha tutto quello che serve per farne un uso efficace in termini di comunicazione. Non solo mi tutela dai furti di tempo, ma mi permette di collocare il lavoro che svolgo entro un preciso confine spaziotemporale. Il lavoro che faccio su Instagram inizia e finisce, e lo ottimizzo per sbrigarmi il prima possibile. Prendere in mano quel vecchio cellulare è come indossare la giacca e andare in ufficio. Quando lo metto giù, sono libero. Non avere Instagram mentre sono in giro, nel mondo reale, è bellissimo.&#xA;&#xA;Ho identificato le cose da fare per gestire in maniera efficiente il mio account, per poi quantificare le ore necessarie per farlo. Devo pubblicare un tot di storie, fare circa un post a settimana, rispondere ai commenti, commentare sotto i post di account affini al mio e rispondere ai messaggi privati. A tutto questo, chiaramente, si aggiunge il tempo necessario per creare i contenuti che pubblico, dall&#39;ideazione alla realizzazione su Photoshop e affini. Nel mio caso, si parla di circa quattro ore a settimana.&#xA;&#xA;Concentro le ore di lavoro in momenti dedicati e circoscritti. Prendo il vecchio cellulare, &#34;vado in ufficio&#34;, mi concentro e lavoro per un&#39;ora, solitamente prima di pranzo. Posto, commento, interagisco. Terminata l&#39;ora, la mia giornata lavorativa su Instagram si è conclusa. Non esiste messaggio o commento così urgente da non poter attendere dodici ore. Rimetto lo smartphone nel cassetto e ne riparliamo domani. Quando &#34;esco dall&#39;ufficio&#34;, posso effettivamente dedicarmi alle cose che voglio fare. Quattro sessioni infrasettimanali da un&#39;ora l&#39;una sono sufficienti.&#xA;&#xA;A Instagram non regalo niente. Il content, per definizione, è effimero. La pubblicità e il mercato dell&#39;attenzione esigono sempre carne fresca, da scagliare verso l&#39;obsolescenza algoritmica nell&#39;arco di 48 ore. Ha senso lavorare tanto a un post, sapendo che tra un mese sarà storia antica, invisibile ai più? E soprattutto, la voracità della piattaforma non finisce per plasmare ciò che facciamo, limitandone la portata? Pianificare e concentrare i miei sforzi mi obbliga a ragionare in maniera lucida su questo tema. Le mie storie contengono pensieri fatti altrove e i miei post sono concepiti per essere utilizzati anche in altri contesti (il Fediverso, le zine, i post di questo blog, etc.). Non faccio &#34;content&#34;, faccio cose che trovo significative a prescindere, per poi prestarle alla piattaforma. Instagram è uno sprecone. Io invece tengo alle cose che faccio e non le affido in toto a chi le butterà nell&#39;umido.&#xA;&#xA;RISULTATI&#xA;La promessa di questo anno di assalto alle piattaforme è documentare i risultati, oltre alle pratiche. Quindi, alla fine di questo primo mese, possiamo tirare le prime somme.&#xA;&#xA;Partiamo da un risultato che non si misura con i numeri: la felicità. Non avere Instagram perennemente in tasca mi ha fatto stare istantaneamente meglio. Finché non te ne liberi, non capisci realmente quanto potere avesse sulla tua vita, specie facendo il &#34;content creator&#34;. Giuro, funziona.&#xA;&#xA;A livello numerico, il mio account ha guadagnato più di 500 follower (numero irrilevante per un grande account, ma significativo per uno posizionato come il mio) e ha visto un incremento del 34% degli account che hanno interagito. Molte di queste interazioni si sono rivelate significative e hanno portato pubblico ed energie verso i progetti che voglio promuovere. Incredibile: lavorando di meno, ma in modo più mirato, ho ottenuto di più.&#xA;&#xA;A livello creativo, non c&#39;è paragone. Dall&#39;inizio dell&#39;anno, ho pubblicato quattro lunghi post di analisi su questo blog, un disco, 4 video sulla mia Videoteca (che saranno 6 ora della fine del mese), ho curato altrettante trasmissioni dal vivo, ho prodotto asset grafici per l&#39;identità delle piattaforme di Tele Kenobit (Owncast, Peertube, Castopod), ho contribuito al lancio di Stereo (dove ho caricato in prima persona 24 album e 3 podcast), ho portato avanti con Nick il progetto dello Scanlendario e delle sue stampe, ho ristampato le vecchie maglie Kenobit e ho stampato quelle nuove, con la grafica di Ratematica. Nel mentre, ho portato avanti &#34;Il manuale delle giovani marmottǝ&#34;, la zine che racconta tutto il progetto, che dovrei pubblicare a metà febbraio. Ah, ho anche lavorato con il collettivo Warpo per le date di Zona Warpa 2024 (sarà bellissimo!), portato avanti un progetto con i Cybercirujas in Argentina e organizzato un concerto.&#xA;&#xA;Odio la parola produttivo, quindi non la userò. È stato un mese fertile, nel quale ho fatto tante cose di cui vado fiero. A parità di sforzi, ho raggiunto più persone e mi sono divertito di più.  &#xA;&#xA;La guerriglia social funziona. Se anche Instagram è un terreno con il quale dobbiamo misurarci per raggiungere i nostri obiettivi, nulla ci obbliga a sottometterci alle sue dinamiche predatorie. La libertà è una scelta vincente.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>In un <a href="https://log.livellosegreto.it/kenobit/instagram-come-strumento-di-promozione-risorsa-o-inganno" rel="nofollow">recente post</a> ho parlato dei motivi per cui ho deciso di continuare a usare Instagram per comunicare i miei progetti. È una scelta sofferta, perché è un luogo che mi intristisce e mi fa sentire un prodotto, ma sono convinto che in questo momento sia quella giusta per i miei scopi.</p>

<p>Affinché lo sia realmente, però, è cruciale che ridefinisca il rapporto che ho con il social. Cosa gli do? Quanto e quando? E soprattutto, cosa ricevo in cambio?</p>

<p>Se ci poniamo queste domande e osserviamo freddamente le risposte, senza lasciarci intortare dalle bugie che le condiscono, emerge un chiaro rapporto di potere tra noi e la piattaforma. Quando diciamo che “Instagram ci serve per lavoro”, stiamo già usando la parola chiave giusta: <strong>LAVORO</strong>. Ed è proprio il concetto di lavoro che dobbiamo mettere a fuoco, per riprendere le redini di ciò che facciamo e non diventare vittime di uno sfacciato furto di tempo.</p>

<p>Questo post contiene le strategie di guerriglia social che ho elaborato in questo periodo. Posso ottenere ciò che voglio dalla piattaforma senza cadere nella sua trappola? Scopriamolo insieme.</p>



<p>Spesso si sente dire che Instagram (o qualsiasi altro social) ci “serve per lavoro”, ma è la prima affermazione che dobbiamo smontare e analizzare, per evadere dalla gabbia.</p>

<p><strong>INSTAGRAM È LAVORO</strong>
Che lo usiate per promuovere un progetto, per condividere le foto delle vacanze o anche solo per guardare reel di gattini e ricette vegane in coda alle poste, Instagram <em>è</em> lavoro. Lavoro non pagato, per essere precisi.</p>

<p>Il business di Meta è vendere spazi pubblicitari e dati personali. Guardando un contenuto, stiamo producendo valore per Meta, diventando un target vendibile ai suoi inserzionisti. Mettendo un like, stiamo creando dati che vanno a definire profili di gusto e consumo. E infine, creando contenuti, allestiamo la vetrina, garantendo la continuità di questa linea produttiva. Come si dice quando ci rechiamo in un luogo specifico a svolgere attività che creano ricchezza per un ente terzo?</p>

<p>A prescindere dal fatto che ci serva effettivamente “per lavoro”, <strong>Instagram è lavoro</strong>, in misura variabile, per tutte le persone che abitano la piattaforma. In quest&#39;ottica, cito un passaggio da <em>Cronofagia</em> di Davide Mazzocco:</p>

<blockquote><p>Lavoriamo per Mark Zuckerberg con la stessa passione che riserviamo ai nostri hobby, ma con una continuità assolutamente inedita nella storia dell’umanità. Alla mattina appena svegli, nel corso della giornata, nelle pause fra un lavoro e l’altro, sulla metropolitana e sul treno che ci riportano a casa, sul divano quando ci rilassiamo, in cucina mentre aspettiamo che l’acqua bolla, nel letto prima di spegnere la luce controlliamo se abbiamo ricevuto nuove notifiche, se qualcuno ha apprezzato un nostro status o se qualcuno ci ha contattati privatamente. Siamo i nodi di un reticolo di due miliardi e 270 milioni di persone, mittenti e destinatari di messaggi pubblici e privati che alimentano un gigantesco Leviatano che si nutre di dati.</p></blockquote>

<p>Una volta riconosciuta questa dinamica, diventa evidente anche che Instagram, inteso proprio come app sui nostri smartphone, è un luogo di lavoro. E quando lo apriamo per guardare una notifica alle 23:30, è come se stessimo andando in ufficio, o rispondessimo a una mail inviata fuori orario da quel capo che non rispetta i confini delle nostre vite private.</p>

<p>Ci portiamo in tasca un luogo di lavoro che si insinua nei tempi morti delle nostre giornate. Se vogliamo ridefinire il nostro rapporto con Instagram, dobbiamo cominciare proprio dall&#39;app.</p>

<p><strong>INSTAGRAM SU DESKTOP</strong>
Realizzata la portata della fregatura, la mia prima idea è stata quella di rimuovere l&#39;app dallo smartphone e usare Instagram solo da computer. Facile, no? Purtroppo no.</p>

<p>L&#39;esperienza desktop di Instagram non è completa. Permette di pubblicare post, ma non storie. Supporta i messaggi privati, ma per vedere quelli che contengono alcuni tipi di foto è necessario aprire l&#39;app. Inoltre, semplicemente, funziona male. Le notifiche desktop perdono pezzi e leggere tutti i commenti è impossibile.</p>

<p>Vogliamo davvero credere che Meta, un&#39;azienda con una capitalizzazione di mercato che ha recentemente superato il trilione di dollari, non abbia il budget per rifinire l&#39;esperienza web del suo prodotto di punta? Manca la volontà, perché queste limitazioni sono funzionali al business. Instagram non sarebbe redditizio, senza il nostro lavoro a titolo gratuito.</p>

<p>Il luogo di lavoro è progettato per seguirci, per ottimizzare il nostro output produttivo. A Instagram non interessa se sei una scrittrice, uno streamer, una fumettista o un cuoco.</p>

<p>Ciò che fai è secondario.</p>

<p>Devi usare l&#39;app.</p>

<p>Devi averla in tasca, per guardare un reel in coda alla cassa del supermercato, per controllare se ci sono nuovi commenti mentre aspetti il cappuccino al bar, per elemosinare una dose di dopamina quando la conversazione a tavola diventa noiosa. Questo è il business di Meta e questa è la natura del lavoro che svolgiamo per lui.</p>

<p>Quando l&#39;ho realizzato, mi sono sentito vittima di un ricatto. Vuoi comunicare in maniera efficace i tuoi progetti, sfruttando le potenzialità promesse dalla piattaforma? Allora devi lasciare entrare il cavallo di Troia. L&#39;app mobile è un luogo di lavoro travestito da parco giochi, una sanguisuga che ci ruba la nostra risorsa più preziosa, il tempo.</p>

<p>Riprenderci il nostro tempo, a prescindere dal potere liberatorio del farlo, è anche il modo più concreto per raggiungere i nostri obiettivi. Quanti dischi avrei scritto, nel tempo che ho investito scrollando il feed come uno zombie? Che idee mi sarebbero venute?</p>

<p><strong>TATTICHE DI GUERRIGLIA</strong>
Alla luce di tutte queste considerazioni, ecco le tattiche che ho ideato e messo in pratica, ispirandomi al concetto di guerriglia.</p>

<p><strong>La disparità di potere tra noi e la piattaforma è immensa.</strong> Non possiamo competere con le sue risorse e siamo costrettǝ a combattere nel suo territorio, dove ha il pieno controllo delle regole di ingaggio. Non vinceremo mai una guerra di logoramento. Non c&#39;è possibilità di riforma perché non è un dialogo alla pari.</p>

<p>L&#39;unica possibilità è concentrare i nostri sforzi in azioni mirate, attacchi mordi e fuggi pianificati per ottenere un risultato, per poi sparire come ninja nel fumo.</p>

<p><strong>Instagram è un luogo di lavoro, quindi trattiamolo come tale.</strong> E non so voi, ma io voglio lavorare il meno possibile e dedicare la mia vita alle cose che mi rendono felice. Cominciamo.</p>

<p><strong>Ho disinstallato Instagram dal mio telefono e l&#39;ho installato su un vecchio smartphone scassato che ho riesumato.</strong> Se da un lato è vero che l&#39;app è fondamentale per curare a dovere la comunicazione, lo è anche che non siamo obbligati a portarcela sempre dietro. Ho un vecchio smartphone con lo schermo crepato, senza SIM, attaccato alla rete wifi di casa mia. Se uso Instagram, lo uso lì. Ha tutto quello che serve per farne un uso efficace in termini di comunicazione. Non solo mi tutela dai furti di tempo, ma mi permette di collocare il lavoro che svolgo entro un preciso confine spaziotemporale. Il lavoro che faccio su Instagram inizia e finisce, e lo ottimizzo per sbrigarmi il prima possibile. Prendere in mano quel vecchio cellulare è come indossare la giacca e andare in ufficio. Quando lo metto giù, sono libero. Non avere Instagram mentre sono in giro, nel mondo reale, è bellissimo.</p>

<p><strong>Ho identificato le cose da fare per gestire in maniera efficiente il mio account, per poi quantificare le ore necessarie per farlo.</strong> Devo pubblicare un tot di storie, fare circa un post a settimana, rispondere ai commenti, commentare sotto i post di account affini al mio e rispondere ai messaggi privati. A tutto questo, chiaramente, si aggiunge il tempo necessario per creare i contenuti che pubblico, dall&#39;ideazione alla realizzazione su Photoshop e affini. Nel mio caso, si parla di circa quattro ore a settimana.</p>

<p><strong>Concentro le ore di lavoro in momenti dedicati e circoscritti.</strong> Prendo il vecchio cellulare, “vado in ufficio”, mi concentro e lavoro per un&#39;ora, solitamente prima di pranzo. Posto, commento, interagisco. Terminata l&#39;ora, la mia giornata lavorativa su Instagram si è conclusa. Non esiste messaggio o commento così urgente da non poter attendere dodici ore. Rimetto lo smartphone nel cassetto e ne riparliamo domani. Quando “esco dall&#39;ufficio”, posso effettivamente dedicarmi alle cose che voglio fare. Quattro sessioni infrasettimanali da un&#39;ora l&#39;una sono sufficienti.</p>

<p><strong>A Instagram non regalo niente.</strong> Il content, per definizione, è effimero. La pubblicità e il mercato dell&#39;attenzione esigono sempre carne fresca, da scagliare verso l&#39;obsolescenza algoritmica nell&#39;arco di 48 ore. Ha senso lavorare tanto a un post, sapendo che tra un mese sarà storia antica, invisibile ai più? E soprattutto, la voracità della piattaforma non finisce per plasmare ciò che facciamo, limitandone la portata? Pianificare e concentrare i miei sforzi mi obbliga a ragionare in maniera lucida su questo tema. Le mie storie contengono pensieri fatti altrove e i miei post sono concepiti per essere utilizzati anche in altri contesti (il Fediverso, le zine, i post di questo blog, etc.). Non faccio “content”, faccio cose che trovo significative a prescindere, per poi <em>prestarle</em> alla piattaforma. Instagram è uno sprecone. Io invece tengo alle cose che faccio e non le affido in toto a chi le butterà nell&#39;umido.</p>

<p><strong>RISULTATI</strong>
La promessa di questo anno di assalto alle piattaforme è documentare i risultati, oltre alle pratiche. Quindi, alla fine di questo primo mese, possiamo tirare le prime somme.</p>

<p>Partiamo da un risultato che non si misura con i numeri: la felicità. Non avere Instagram perennemente in tasca mi ha fatto stare istantaneamente meglio. Finché non te ne liberi, non capisci realmente quanto potere avesse sulla tua vita, specie facendo il “content creator”. Giuro, funziona.</p>

<p>A livello numerico, il mio account ha guadagnato più di 500 follower (numero irrilevante per un grande account, ma significativo per uno posizionato come il mio) e ha visto un incremento del 34% degli account che hanno interagito. Molte di queste interazioni si sono rivelate significative e hanno portato pubblico ed energie verso i progetti che voglio promuovere. Incredibile: lavorando di meno, ma in modo più mirato, ho ottenuto di più.</p>

<p>A livello creativo, non c&#39;è paragone. Dall&#39;inizio dell&#39;anno, ho pubblicato quattro lunghi post di analisi su questo blog, <a href="https://stereo.kenobit.it/library/albums/13" rel="nofollow">un disco</a>, 4 video sulla mia <a href="https://videoteca.kenobit.it/" rel="nofollow">Videoteca</a> (che saranno 6 ora della fine del mese), ho curato altrettante trasmissioni dal vivo, ho prodotto asset grafici per l&#39;identità delle piattaforme di Tele Kenobit (<a href="https://tele.kenobit.it/" rel="nofollow">Owncast</a>, <a href="https://videoteca.kenobit.it/" rel="nofollow">Peertube</a>, <a href="https://podcast.kenobit.it/" rel="nofollow">Castopod</a>), ho contribuito al lancio di <a href="https://stereo.kenobit.it/library/albums/?page=1&amp;paginateBy=25" rel="nofollow">Stereo</a> (dove ho caricato in prima persona 24 album e 3 podcast), ho portato avanti con Nick il progetto dello <a href="https://kenobit.bigcartel.com/" rel="nofollow">Scanlendario</a> e delle sue stampe, ho ristampato le <a href="https://kenobit.bigcartel.com/product/chainsaw-t-shirt-nera-rosa-art-by-spugna" rel="nofollow">vecchie maglie</a> Kenobit e ho stampato quelle nuove, con la grafica di <a href="https://kenobit.bigcartel.com/product/ratematica-vs-kenobit-t-shirt" rel="nofollow">Ratematica</a>. Nel mentre, ho portato avanti “Il manuale delle giovani marmottǝ”, la zine che racconta tutto il progetto, che dovrei pubblicare a metà febbraio. Ah, ho anche lavorato con il collettivo Warpo per le date di Zona Warpa 2024 (sarà bellissimo!), portato avanti un progetto con i <a href="https://cybercirujas.rebelion.digital/" rel="nofollow">Cybercirujas</a> in Argentina e organizzato un concerto.</p>

<p>Odio la parola produttivo, quindi non la userò. È stato un mese fertile, nel quale ho fatto tante cose di cui vado fiero. A parità di sforzi, ho raggiunto più persone e mi sono divertito di più.</p>

<p>La guerriglia social funziona. Se anche Instagram è un terreno con il quale dobbiamo misurarci per raggiungere i nostri obiettivi, nulla ci obbliga a sottometterci alle sue dinamiche predatorie. La libertà è una scelta vincente.</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/strategie-per-la-difesa-del-tempo-da-instagram</guid>
      <pubDate>Mon, 29 Jan 2024 12:33:04 +0000</pubDate>
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      <title>LE FAQ DI STEREO</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/le-faq-di-stereo</link>
      <description>&lt;![CDATA[STEREO è una piattaforma di streaming musicale gratuita e autogestita.&#xA;&#xA;Offre all’utenza le stesse funzionalità di Spotify, ma non ha pubblicità ed è fondata sulla cooperazione tra artistǝ, invece che sulla competizione.&#xA;&#xA;Caricare musica su STEREO è gratis. Ascoltarla è gratis. Non c’è monetizzazione perché non ci sono pubblicità/sponsor/paywall, ma l’utenza è incoraggiata a sostenere direttamente lǝ artistǝ/band che ama.&#xA;&#xA;STEREO, come Spotify, funziona da qualsiasi computer o cellulare.&#xA;Se vuoi scoprire di più su questa realtà, vuoi contribuire e/o vuoi metterci anche la tua musica, ecco alcune FAQ sul suo funzionamento.&#xA;&#xA;COS’È STEREO?&#xA;STEREO è un’istanza Funkwhale e fa parte del Fediverso, una realtà fatta di piattaforme che parlano una lingua comune, il protocollo ActivityPub. Un’internet fatta di ponti, invece che di barriere.&#xA;&#xA;Immagina di avere un solo account, sulla piattaforma che più ti piace, e di poterlo usare per seguire tutte le cose che ti interessano. È come se potessi seguire un account di Twitter da Facebook, usare il tuo profilo Twitch per commentare un video di YouTube o trovare nella timeline di Instagram la nuova release di un*artista su Spotify.&#xA;&#xA;Funkwhale è un software libero e open source. Significa che mai nessuno potrà comprarlo o cambiarlo senza il nostro consenso. È una piattaforma decentralizzata, senza capi.&#xA;All’atto pratico, è un luogo digitale autogestito.&#xA;&#xA;COME SI SOSTIENE, SE NON C’È MONETIZZAZIONE?&#xA;STEREO verrà sempre gestito in maniera trasparente, anche dal punto di vista economico. Al momento, il costo del server è molto contenuto e viene assorbito dal progetto Tele Kenobit e dal collettivo che lo gestisce.&#xA;&#xA;Sarà un luogo a offerta libera. Chi vorrà, potrà sostenerlo con una donazione tramite Liberapay (per donazioni ricorrenti) o Paypal (per donazioni una tantum). L’idea è che sia sostenuto da chi può permettersi di farlo, in modo che sia gratis anche per chi non può farlo.&#xA;&#xA;E se diventerà così grande da avere costi significativi, potremo finanziarlo con concerti, benefit e iniziative varie. Non è una startup, non è un’azienda privata. È della collettività.&#xA;&#xA;COME SI FA AD AVERE UN ACCOUNT?&#xA;Per avere un account basta iscriversi. Non è necessario farlo per ascoltare musica, ma è carino per gestire le proprie playlist. Gli account normali non hanno la possibilità di caricare musica.&#xA;&#xA;COME FACCIO A CARICARCI LA MIA MUSICA?&#xA;Al momento il processo di caricamento della nuova musica è gestito dal collettivo di STEREO. Il motivo è molto semplice: trattandosi di un software ancora giovane, la procedura non è esattamente immediata e affinché tutto sia in ordine preferiamo occuparcene in prima persona.&#xA;&#xA;Se vuoi la tua musica su STEREO, scrivi a kenobit@protonmail.com.&#xA;&#xA;Avremo bisogno di:&#xA;Un’immagine per il profilo (1400x1400)&#xA;Un testo/bio per il profilo, che includa anche il link per supportare la band/artista&#xA;Il genere della musica (anche a grandi linee, solo per fini di indicizzazione)&#xA;&#xA;Poi, per ogni album, ci servirà:&#xA;La copertina (1400x1400)&#xA;Gli MP3 dei brani, a 192 o 320 kbps, già taggati&#xA;&#xA;GESTISCO UN’ETICHETTA E/O UNA REALTÀ CHE COINVOLGE MOLTE BAND. VORREI POTER CARICARE MUSICA IN AUTONOMIA. SI PUÒ?&#xA;Sì. L’idea di STEREO è di formare alleanze concrete e di reclamare il piacere di collaborare e fare cose insieme. Entra in contatto con noi tramite kenobit@protonmail.com. Conosciamoci, parliamo, facciamo amicizia.&#xA;&#xA;Ti creeremo un account e ti spiegheremo per filo e per segno come caricare i dischi.&#xA;&#xA;SE È UNA REALTÀ COLLETTIVA E AUTOGESTITA, COME MAI È SU KENOBIT.IT?&#xA;STEREO nasce nell’ambito del progetto di Tele Kenobit, che si propone di divulgare l’esistenza delle piattaforme libere tramite l’arte, creando spazi digitali condivisi basati sul software libero. Il messaggio è semplice: le alternative ci sono, ma dobbiamo iniziare a usarle per spostare gli equilibri del feudalesimo digitale.&#xA;&#xA;Al momento si chiama STEREO.KENOBIT.IT per due motivi.  &#xA;È hostato sui server di Tele Kenobit ed è sostenuto dal suo budget&#xA;Fa parte di un progetto di comunicazione delle piattaforme libere, insieme ad altri servizi di Tele Kenobit (Peertube, Owncast, Castopod, etc.). Lo scopo è ottimizzare gli sforzi comunicativi per divulgare l’esistenza di questi spazi.&#xA;&#xA;Detto questo, lo scopo è decentralizzare, non accentrare. Superata la fase di lancio, potremo decidere insieme il futuro di STEREO. Banalmente, potremmo decidere di spostarlo su un altro dominio e di fissare incontri regolari per il collettivo, aperti a tuttǝ.&#xA;&#xA;QUALSIASI TIPO DI MUSICA VA BENE?&#xA;Tendenzialmente sì, ma con due precisazioni.&#xA;&#xA;La prima è importantissima: uno spazio di libertà rimane libero finché rispetta la libertà di tutte le persone che lo attraversano. Questo vuol dire che non è il posto adatto per musica sessista, razzista, omolesbobitransfobica e/o fascista.&#xA;&#xA;La seconda riguarda le risorse che abbiamo a disposizione. Visto che sono limitate, vi chiediamo di proporci progetti realizzati con cura e di proporci cose belle e fatte con amore. Insomma, non usateci come servizio di storage per demo incomplete. Per il resto, ogni genere è benvenuto.&#xA;&#xA;QUALSIASI TIPO DI PODCAST VA BENE?&#xA;Stesso discorso della musica. Se hai dubbi, scrivici!&#xA;&#xA;Per qualsiasi altra domanda, scrivi pure a kenobit@protonmail.com &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="https://stereo.kenobit.it" rel="nofollow">STEREO</a> è una piattaforma di streaming musicale gratuita e autogestita.</em></p>

<p><em>Offre all’utenza le stesse funzionalità di Spotify, ma non ha pubblicità ed è fondata sulla cooperazione tra artistǝ, invece che sulla competizione.</em></p>

<p><em>Caricare musica su STEREO è gratis. Ascoltarla è gratis. Non c’è monetizzazione perché non ci sono pubblicità/sponsor/paywall, ma l’utenza è incoraggiata a sostenere direttamente lǝ artistǝ/band che ama.</em></p>

<p><em>STEREO, come Spotify, funziona da qualsiasi computer o cellulare.
Se vuoi scoprire di più su questa realtà, vuoi contribuire e/o vuoi metterci anche la tua musica, ecco alcune FAQ sul suo funzionamento.</em></p>

<p><strong>COS’È STEREO?</strong>
STEREO è un’istanza <a href="https://www.funkwhale.audio/" rel="nofollow">Funkwhale</a> e fa parte del <a href="https://fediverso.info/" rel="nofollow">Fediverso</a>, una realtà fatta di piattaforme che parlano una lingua comune, il protocollo ActivityPub. Un’internet fatta di ponti, invece che di barriere.</p>

<p>Immagina di avere un solo account, sulla piattaforma che più ti piace, e di poterlo usare per seguire tutte le cose che ti interessano. È come se potessi seguire un account di Twitter da Facebook, usare il tuo profilo Twitch per commentare un video di YouTube o trovare nella timeline di Instagram la nuova release di un*artista su Spotify.</p>

<p>Funkwhale è un software libero e open source. Significa che mai nessuno potrà comprarlo o cambiarlo senza il nostro consenso. È una piattaforma decentralizzata, senza capi.
All’atto pratico, è un luogo digitale autogestito.</p>

<p><strong>COME SI SOSTIENE, SE NON C’È MONETIZZAZIONE?</strong>
STEREO verrà sempre gestito in maniera trasparente, anche dal punto di vista economico. Al momento, il costo del server è molto contenuto e viene assorbito dal progetto Tele Kenobit e dal collettivo che lo gestisce.</p>

<p>Sarà un luogo a offerta libera. Chi vorrà, potrà sostenerlo con una donazione tramite Liberapay (per donazioni ricorrenti) o Paypal (per donazioni una tantum). L’idea è che sia sostenuto da chi può permettersi di farlo, in modo che sia gratis anche per chi non può farlo.</p>

<p>E se diventerà così grande da avere costi significativi, potremo finanziarlo con concerti, benefit e iniziative varie. Non è una startup, non è un’azienda privata. È della collettività.</p>

<p><strong>COME SI FA AD AVERE UN ACCOUNT?</strong>
Per avere un account basta iscriversi. Non è necessario farlo per ascoltare musica, ma è carino per gestire le proprie playlist. Gli account normali non hanno la possibilità di caricare musica.</p>

<p><strong>COME FACCIO A CARICARCI LA MIA MUSICA?</strong>
Al momento il processo di caricamento della nuova musica è gestito dal collettivo di STEREO. Il motivo è molto semplice: trattandosi di un software ancora giovane, la procedura non è esattamente immediata e affinché tutto sia in ordine preferiamo occuparcene in prima persona.</p>

<p>Se vuoi la tua musica su STEREO, scrivi a kenobit@protonmail.com.</p>

<p>Avremo bisogno di:
* Un’immagine per il profilo (1400x1400)
* Un testo/bio per il profilo, che includa anche il link per supportare la band/artista
* Il genere della musica (anche a grandi linee, solo per fini di indicizzazione)</p>

<p>Poi, per ogni album, ci servirà:
* La copertina (1400x1400)
* Gli MP3 dei brani, a 192 o 320 kbps, già taggati</p>

<p><strong>GESTISCO UN’ETICHETTA E/O UNA REALTÀ CHE COINVOLGE MOLTE BAND. VORREI POTER CARICARE MUSICA IN AUTONOMIA. SI PUÒ?</strong>
Sì. L’idea di STEREO è di formare alleanze concrete e di reclamare il piacere di collaborare e fare cose insieme. Entra in contatto con noi tramite kenobit@protonmail.com. Conosciamoci, parliamo, facciamo amicizia.</p>

<p>Ti creeremo un account e ti spiegheremo per filo e per segno come caricare i dischi.</p>

<p><strong>SE È UNA REALTÀ COLLETTIVA E AUTOGESTITA, COME MAI È SU KENOBIT.IT?</strong>
STEREO nasce nell’ambito del progetto di <a href="https://tele.kenobit.it" rel="nofollow">Tele Kenobit</a>, che si propone di divulgare l’esistenza delle piattaforme libere tramite l’arte, creando spazi digitali condivisi basati sul software libero. Il messaggio è semplice: le alternative ci sono, ma dobbiamo iniziare a usarle per spostare gli equilibri del feudalesimo digitale.</p>

<p>Al momento si chiama STEREO.KENOBIT.IT per due motivi.<br>
1. È hostato sui server di Tele Kenobit ed è sostenuto dal suo budget
2. Fa parte di un progetto di comunicazione delle piattaforme libere, insieme ad altri servizi di Tele Kenobit (Peertube, Owncast, Castopod, etc.). Lo scopo è ottimizzare gli sforzi comunicativi per divulgare l’esistenza di questi spazi.</p>

<p>Detto questo, lo scopo è decentralizzare, non accentrare. Superata la fase di lancio, potremo decidere insieme il futuro di STEREO. Banalmente, potremmo decidere di spostarlo su un altro dominio e di fissare incontri regolari per il collettivo, aperti a tuttǝ.</p>

<p><strong>QUALSIASI TIPO DI MUSICA VA BENE?</strong>
Tendenzialmente sì, ma con due precisazioni.</p>

<p>La prima è importantissima: uno spazio di libertà rimane libero finché rispetta la libertà di tutte le persone che lo attraversano. Questo vuol dire che non è il posto adatto per musica sessista, razzista, omolesbobitransfobica e/o fascista.</p>

<p>La seconda riguarda le risorse che abbiamo a disposizione. Visto che sono limitate, vi chiediamo di proporci progetti realizzati con cura e di proporci cose belle e fatte con amore. Insomma, non usateci come servizio di storage per demo incomplete. Per il resto, ogni genere è benvenuto.</p>

<p><strong>QUALSIASI TIPO DI PODCAST VA BENE?</strong>
Stesso discorso della musica. Se hai dubbi, scrivici!</p>

<p>Per qualsiasi altra domanda, scrivi pure a kenobit@protonmail.com</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/le-faq-di-stereo</guid>
      <pubDate>Sun, 21 Jan 2024 16:33:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>LE STAMPE DELLO SCANLENDARIO</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/le-stampe-dello-scanlendario</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questo post serve a raccogliere le foto delle edizioni 2023 e 2024 dello Scanlendario, finalmente acquistabili come stampe fineart in alta qualità. Tutto il ricavo, come nel caso dello Scanlendario, va ai progetti di mutuo aiuto dell&#39;Ex OPG di Napoli. Le foto sono di Nicola Bernardi! Questo post è una sorta di catalogo per poi preordinarle su Bigcartel.&#xA;&#xA;Super Nintendo  &#xA;SNES&#xA;&#xA;Megadrive  &#xA;MEGADRIVE&#xA;&#xA;Vampire  &#xA;VAMPIRE&#xA;&#xA;Virtual Boy  &#xA;VIRTUAL BOY&#xA;&#xA;Atari Lynx  &#xA;ATARI LYNX&#xA;&#xA;PC Engine  &#xA;PC Engine&#xA;&#xA;GameCube  &#xA;GameCube&#xA;&#xA;Intellivision  &#xA;Intellivision&#xA;&#xA;NES  &#xA;NES&#xA;&#xA;Game Boy  &#xA;Game Boy&#xA;&#xA;ZX Spectrum  &#xA;ZX Spectrum&#xA;&#xA;PSP  &#xA;PSP&#xA;&#xA;Analogue Pocket  &#xA;Analogue&#xA;&#xA;Meta Quest 3  &#xA;meta&#xA;&#xA;Playdate  &#xA;Playdate&#xA;&#xA;PS5  &#xA;PS5&#xA;&#xA;Steamdeck  &#xA;Steamdeck&#xA;&#xA;Miyoo Mini Plus  &#xA;Miyoo&#xA;&#xA;Dreamcast  &#xA;Dreamcast&#xA;&#xA;Neo Geo Pocket  &#xA;NeoGeo&#xA;&#xA;Xbox Series S&#xA;Xbox&#xA;&#xA;Nintendo Switch  &#xA;Switch&#xA;&#xA;Vectrex  &#xA;Vectrex&#xA;&#xA;Commodore 64  &#xA;C64]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post serve a raccogliere le foto delle edizioni 2023 e 2024 dello Scanlendario, finalmente acquistabili come stampe fineart in alta qualità. Tutto il ricavo, come nel caso dello Scanlendario, va ai progetti di mutuo aiuto dell&#39;Ex OPG di Napoli. Le foto sono di Nicola Bernardi! Questo post è una sorta di catalogo per poi preordinarle su <a href="https://kenobit.bigcartel.com/" rel="nofollow">Bigcartel</a>.</em></p>

<p>Super Nintendo<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/pGsGtw6wCQoBBbS?file=/&amp;fileId=24504&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=f72c6b46bf7d90a03d425e6f38e4b9d4" alt="SNES"></p>

<p>Megadrive<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/c6twsTWArXJKnGB?file=/&amp;fileId=24502&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=0072ceefe63e3620363a0b4028dd376d" alt="MEGADRIVE"></p>

<p>Vampire<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/MNPyDbPzrcjLmzG?file=/&amp;fileId=24501&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=efd1245d55c4914e3e33376c81f66045" alt="VAMPIRE"></p>

<p>Virtual Boy<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/frkKMLZ9XYg23Yg?file=/&amp;fileId=24500&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=6cf8b439eb746fe5f2ffd991b4f518ca" alt="VIRTUAL BOY"></p>

<p>Atari Lynx<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/65M96e9HLQdjK34?file=/&amp;fileId=24499&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=530ae271b0ad30663a148691bef8c87d" alt="ATARI LYNX"></p>

<p>PC Engine<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/XRWZdN2tdNaJeo8?file=/&amp;fileId=24503&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=1865ac6996c7ebea655297cf345fedef" alt="PC Engine"></p>

<p>GameCube<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/37tMBHcRsx7eBxP?file=/&amp;fileId=24506&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=e66b8d07e1069cef50844f1964f4a531" alt="GameCube"></p>

<p>Intellivision<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/qtrKP338Gd3iCjg?file=/&amp;fileId=24505&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=e7356abadb1c52ffd2ea9a389f581e7a" alt="Intellivision"></p>

<p>NES<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/GjzDJpqSGkiwrdH?file=/&amp;fileId=24509&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=36d34c64abd856c5a0c438f1085d1bd3" alt="NES"></p>

<p>Game Boy<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/opTfd6b7aQ7xQ5W?file=/&amp;fileId=24524&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=473c976f957917c2f674506d6e40fb87" alt="Game Boy"></p>

<p>ZX Spectrum<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/Kn6tnsmytaRQ4im?file=/&amp;fileId=24515&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=9e3277be96df251c6a9f4aa405cfb4be" alt="ZX Spectrum"></p>

<p>PSP<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/MZeNA3WWZDLXyif?file=/&amp;fileId=24508&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=1451d8281b0e26aa78a8fbb5e5bd6df5" alt="PSP"></p>

<p>Analogue Pocket<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/sCKm43NCPwAjj6e?file=/&amp;fileId=24425&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=1dacc3488503dbbc42cdd795da3f8b0f" alt="Analogue"></p>

<p>Meta Quest 3<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/EBsGZHjSAGFrkoa?file=/&amp;fileId=24428&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=245ab41717a8c3122c675bfe410ab26d" alt="meta"></p>

<p>Playdate<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/dgTRgq8FsqX9ZRp?file=/&amp;fileId=24426&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=114c5e8f2ba6300f48ef72960242e66f" alt="Playdate"></p>

<p>PS5<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/ofnMibSm3Ci25Et?file=/&amp;fileId=24427&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=c2641dfd6993e6d65672ba6c4ea6c4a3" alt="PS5"></p>

<p>Steamdeck<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/3ZDNRwdTetA8tgL?file=/&amp;fileId=24399&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=fc154b15cb331038881c0e96d10ffd5e" alt="Steamdeck"></p>

<p>Miyoo Mini Plus<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/2SnyBBmyZyt2FMc?file=/&amp;fileId=24398&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=a8ce55754dcb9859d43f6b10c702ca94" alt="Miyoo"></p>

<p>Dreamcast<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/bRcmN5byESTynj2?file=/&amp;fileId=24397&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=a51dd3305f1badb45d4bbab65e825bc1" alt="Dreamcast"></p>

<p>Neo Geo Pocket<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/mxCRj93zjAaznzW?file=/&amp;fileId=24396&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=fbccffbcae12760d7de8d207c4450826" alt="NeoGeo"></p>

<p>Xbox Series S
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/5CpQ8xKKLHJtLea?file=/&amp;fileId=24401&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=49b89e1aa440a3544431eb2a5d7f62c1" alt="Xbox"></p>

<p>Nintendo Switch<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/eBryTXJHsCT4Jm3?file=/&amp;fileId=24407&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=fed2a433856fcb5c3cdd592c4153ce52" alt="Switch"></p>

<p>Vectrex<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/Aw8LeesjxrEfS6G?file=/&amp;fileId=24408&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=7b612644de027f2168428dac5572cc4f" alt="Vectrex"></p>

<p>Commodore 64<br>
<img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/mHqpMzaaEir4q2e?file=/&amp;fileId=24406&amp;x=1080&amp;y=1920&amp;a=true&amp;etag=f6283bca585c5f151944faf3efdd6502" alt="C64"></p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/le-stampe-dello-scanlendario</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jan 2024 12:08:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>INSTAGRAM COME STRUMENTO DI PROMOZIONE: RISORSA O INGANNO?</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/instagram-come-strumento-di-promozione-risorsa-o-inganno</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questo post fa parte del lavoro di ricerca e sperimentazione che sto portando avanti con Tele Kenobit. Se vuoi scoprire di cosa si tratta o vuoi sostenere i miei sforzi, fai un salto sul mio Liberapay. Se vuoi seguire il mio viaggio verso la libertà, iscriviti alla mia mailing list, la Settimana Sovversiva!&#xA;&#xA;Io Instagram lo farei esplodere con un cannone orbitale. Penso a tutto il tempo che mi ha rubato, ma anche ai danni concreti che ha inflitto alla società.  Il barman di Meta ci serve un cocktail letale di alienazione e iperindividualizzazione, che ci fa sentire solǝ nei nostri dolori e nelle nostre paure. La fame chimica di like ci mette in competizione tra noi, vendendoci l&#39;illusione di un mondo in cui tuttǝ sono vincenti, tranne noi. I postumi della sbornia saranno terrificanti.&#xA;&#xA;Sono fermamente convinto che creare, usare e supportare spazi online alternativi e autogestiti non sia un capriccio, ma una necessità. Se vogliamo riscoprire il potere della solidarietà e della cooperazione, dobbiamo rivendicare luoghi in cui volerci bene, ottimizzati per la nostra socialità invece che per la vendita di pubblicità. Tra Livello Segreto e il progetto di Tele Kenobit, tutte le mie energie sono rivolte in quella direzione, anche perché credo che i social commerciali, pur presentandosi come una roccaforte inespugnabile, siano in realtà un castello di carte.&#xA;&#xA;Eppure uso Instagram per promuovere i miei progetti. Perché?&#xA;&#xA;Ha senso usare una piattaforma tossica per lottare per il cambiamento? E non solo: ha senso utilizzarla per la promozione di un qualsiasi progetto, sia esso artistico, hobbistico o commerciale? La risposta non è scontata e richiede una riflessione strategica.&#xA;&#xA;Per quanto l&#39;idea di fuggire e rintanarci nelle nostre isolette felici sia allettante, il tema della promozione nell&#39;era del feudalesimo digitale deve essere affrontato in maniera lucida, senza cedere a facili manicheismi. Se vogliamo scardinare il monopolio dell&#39;attenzione instaurato da Instagram, dobbiamo prendere atto della sua esistenza ed elaborare strategie per contrastarlo.&#xA;&#xA;Anche perché, diciamolo, rifiutare lo sfruttamento non significa necessariamente rinunciare alla possibilità di diffondere le proprie idee e trovare persone con cui condividerle.&#xA;&#xA;La prima domanda da porci è: ne vale la pena?&#xA;&#xA;Al momento è innegabile che il grande pubblico sia su Instagram. Per quanto il concetto di &#34;grande pubblico&#34; sia una trappola (della quale parleremo in futuro), la piattaforma rimane un luogo nel quale si annidano centinaia di persone potenzialmente interessate a ciò che abbiamo da dire. La visibilità è governata da un algoritmo non trasparente, ma la possibilità di raggiungerle, se pur in minima parte, è concreta.&#xA;&#xA;Farlo ha un prezzo. Affinché i nostri post non siano come quel famoso albero che cade nella foresta e nessuno lo sente, dobbiamo sacrificare tempo prezioso sull&#39;altare del content. Come dimostrano i tantissimi articoli con le strategie per &#34;avere successo su Instagram&#34;, l&#39;utilizzo della piattaforma deve essere continuativo, regolare, pianificato e capace di cavalcare i trend del momento.&#xA;&#xA;La divinità dell&#39;algoritmo è misteriosa e capricciosa, quindi i gesti rituali da eseguire per appagarla cambiano di frequente e senza preavviso (tanto che esiste un&#39;intera categoria professionale che li studia), ma possiamo riassumerli così:&#xA;&#xA;Postare con regolarità&#xA;Interagire con i commenti sotto i propri post, per aumentare l&#39;engagement&#xA;Usare il proprio account per commentare i post di account affini e/o popolari&#xA;Studiare l&#39;evoluzione della piattaforma e usare gli strumenti che sta boostando per i suoi obiettivi di mercato (poco tempo fa erano i Reel, domani chissà)&#xA;Pianificare i propri contenuti in base ai risultati di cui sopra&#xA;Creare gli asset che verranno pubblicati&#xA;&#xA;Questa cosa ha un nome: LAVORO. Volendo fare i pignoli è pure lavoro non pagato perché, a prescindere dai potenziali risultati promozionali, genera valore per Instagram, che grazie ai contenuti dell&#39;utenza può vendere spazi pubblicitari e addestrare le macchine neurali delle sue IA. Su Instagram siamo vetrinisti e allestiamo la vetrina che noi stessi guarderemo. Kafka avrebbe avuto qualcosa da dire in proposito, ma non divaghiamo.&#xA;&#xA;Se ci viene chiesto un simile investimento di tempo ed energie, dobbiamo valutare in maniera oggettiva i risultati che otteniamo. A parità di abilità e lavoro svolto, un account con 100.000 follower otterrà molto più di un account con un migliaio di seguaci. È lapalissiano, ma implica l&#39;esistenza di una soglia sotto la quale il gioco non vale la candela.&#xA;&#xA;Se investo quattro ore a settimana su Instagram e i miei post fanno meno di un centinaio di like e una manciata di commenti, come la stragrande maggioranza di quelli che vengono pubblicati tutti i giorni, devo guardare la situazione in modo obiettivo e chiedermi: &#34;Questa risposta è proporzionata al mio impegno?&#34;&#xA;&#xA;In moltissimi casi, la risposta è no.&#xA;&#xA;La fallacia è che farlo abbia comunque senso, perché &#34;se non sei sui social non esisti&#34; e &#34;Instagram è fondamentale&#34;. Di questo ci hanno convinto, ma è la più grande delle bugie, anche perché ci sono tipologie di contenuti che, semplicemente, non funzionano.&#xA;&#xA;Concedetemi una provocazione: se quattro ore di lavoro mi fanno raggiungere al massimo una decina di persone reali (dove con persone reali non intendiamo il numero di like, ma di esseri umani che andranno effettivamente a fruire di ciò che voglio promuovere), avrei avuto più risultati stampando 100 fotocopie e andando in giro per strada a distribuirle a mano. Nel momento in cui smettiamo di considerare Instagram l&#39;unica via possibile, le nostre energie recuperano il loro peso e la loro importanza.&#xA;&#xA;C&#39;è chi considera questo lavoro un investimento volto alla crescita del proprio account. In effetti, è esattamente un investimento, e come tale va giudicato. La somma che investiamo non è da poco, perché quelle quattro ore a settimana, nell&#39;arco di un anno, diventano più di otto giorni del nostro tempo. Crescere non è impossibile, ma è poco probabile, soprattutto su una piattaforma già matura e assestata. La dinamica è simile a quella degli schemi Ponzi: chi arriva presto ha un rientro concreto e crea una promessa di successo che attira nuova gente. Quella nuova gente, salvo eccezioni rarissime, non raggiungerà mai gli stessi traguardi, ma si limiterà ad arricchire gli account già affermati. Guardando in quest&#39;ottica la nostra crescita, possiamo facilmente capire in che punto della piramide ci troviamo.&#xA;&#xA;Alla luce di queste valutazioni, credo che per la stragrande maggioranza dei progetti indipendenti Instagram non sia una risorsa, ma una trappola. Tutto questo discorso è partito dalla domanda che mi sono posto all&#39;alba del progetto Tele Kenobit, al quale ho deciso di dedicare tutte le mie energie del 2024, con l&#39;obiettivo di intrattenere e al tempo stesso divulgare la realtà delle piattaforme federate e autogestite. Dopo tutto questo pippone, mi pare onesto dirvi la conclusione a cui sono giunto, nel più trasparente dei modi, numeri alla mano.&#xA;&#xA;Al momento della stesura di questo articolo ho circa 11.000 follower. Un numero minuscolo rispetto allǝ influencer, ma non irrilevante, almeno sulla carta. Analizziamo gli insight di tre post.&#xA;&#xA;post di instagram per il lancio di Pixel&#xA;&#xA;Questo è un post andato benissimo. È diventato quasi virale e ha raggiunto moltissima gente che non mi seguiva. Il risultato concreto è stato l&#39;arrivo di centinaia di persone su PIXEL. Una vittoria, inutile girarci intorno.&#xA;&#xA;post di instagram di lancio di Tele Kenobit&#xA;&#xA;Questo post ha funzionato, almeno a livello di numeri. Non ho modo di misurare l&#39;impatto diretto che ha avuto, ma sono convinto che abbia aiutato.&#xA;&#xA;post promozionale dei decostruttori&#xA;&#xA;Questo post è stato un flop, perché ero in shadowban per aver scritto &#34;Palestina libera&#34; nel post precedente. Ho raggiunto un quinto della gente che mi segue e le interazioni sono state pressoché nulle, nonostante si trattasse di artwork incredibili, fatti da Luca Font.&#xA;&#xA;Ci sono post che hanno funzionato un po&#39; meno, ma questo campione è attendibile. Ecco le conclusioni a cui sono giunto.&#xA;&#xA;Instagram non è affidabile e sarebbe una follia basare interamente la comunicazione del mio progetto su di esso, soprattutto alla luce degli shadowban. Mi occupo spesso di battaglie e temi caldi, quindi il rischio che il duro lavoro venga ricompensato con una sospensione del mio account è sempre dietro l&#39;angolo. Tutto quello che costruisco su Instagram non è realmente mio. Il vero investimento saggio, in quest&#39;ottica, è il Fediverso.&#xA;&#xA;Nel mio caso specifico, il rapporto dare/avere di Instagram è accettabile, almeno per il momento. Lo scopo del mio progetto attuale è divulgare le criticità dei social commerciali e proporre alternative open e libere, e il malessere su Instagram si sta rivelando un terreno fertile per quei discorsi. Inoltre, ironicamente, l&#39;algoritmo a volte mi aiuta, perché i post di critica e polemica tendono a innescare meccaniche di condivisione ed engagement. Per quanto mi faccia schifo, Instagram è sensato a livello strategico per la comunicazione del mio progetto. Dico &#34;per il momento&#34;, perché ho intenzione di riesaminare la situazione ogni mese.&#xA;&#xA;Il Fediverso è il futuro. Quello che costruiamo qui rimane nostro, quello che costruiamo su Instagram è solo in prestito. Su Instagram devo investire costantemente energie per ricordare alla piattaforma che esisto. Il posizionamento vantaggioso/accettabile che ho al momento richiede un mantenimento impegnativo. Devo fare fatica per comunicare le cose che faccio, e farlo mi toglie il tempo per fare le cose. Sul Fediverso, invece, le cose che faccio si comunicano da sole e chi mi segue ha tutti gli strumenti per scoprirle, senza perdersi nulla. È la differenza tra l&#39;avere una struttura che lavora per me e il dover lavorare per una struttura. Anche volendo fare un discorso di numeri, ciò che il Fediverso ci restituisce è più abbondante e concreto, al netto dell&#39;ovvia differenza di bacino d&#39;utenza. Su Livello Segreto ho più condivisioni e più risposte (bonus: le risposte non sono tre emoji del fuoco e hanno spesso qualcosa da dire). Inoltre, mentre Instagram è progettato per metterci in competizione, il Fediverso ci offre strumenti incredibili per la cooperazione. Ho dei piani per iniziare a sfruttarli, di cui vi parlerò molto durante quest&#39;anno. Non abbiamo ancora colto né esplorato il loro potenziale e credo che ci sorprenderanno.&#xA;&#xA;Userò Instagram, ma alla luce di queste riflessioni è urgente ridefinire il rapporto che ho con la piattaforma. Instagram è un luogo di lavoro tossico e ho intenzione di trattarlo come tale. Ho elaborato e messo in pratica delle strategie alle quali dedicherò un post a parte, ma il succo è che ho confinato il suo uso a una dimensione strettamente professionale, ben circoscritta in un breve momento della giornata, e che ho preso provvedimenti affinché non sconfini nella mia vita personale e nella gioia di curare i miei progetti su piattaforme libere.&#xA;&#xA;Sono convinto che il giorno in cui potrò smettere di usarlo del tutto non sia troppo lontano.&#xA;&#xA;Alla luce delle riflessioni di questo articolo, penso che moltissimi progetti indipendenti, professionali o amatoriali che siano, sprechino energie preziose stando su Instagram, e che in ogni caso tuttǝ dovremmo quantomeno rivedere il rapporto che abbiamo con la piattaforma, analizzando con freddezza ciò che diamo e che riceviamo.&#xA;&#xA;A proposito di potenzialità del Fediverso, se volete potete seguire questo blog da qualsiasi piattaforma federata. Vi basta cercare @kenobit@log.livellosegreto.it. Potete persino commentare direttamente lì o boostare questo post. Parlavamo di strumenti che lavorano per noi, no?]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post fa parte del lavoro di ricerca e sperimentazione che sto portando avanti con Tele Kenobit. Se vuoi scoprire di cosa si tratta o vuoi sostenere i miei sforzi, fai un salto sul mio <a href="https://it.liberapay.com/Kenobit/" rel="nofollow">Liberapay</a>. Se vuoi seguire il mio viaggio verso la libertà, iscriviti alla mia mailing list, la <a href="https://settimana.kenobit.it/subscription/form" rel="nofollow">Settimana Sovversiva</a>!</em></p>

<p>Io Instagram lo farei esplodere con un cannone orbitale. Penso a tutto il tempo che mi ha rubato, ma anche ai danni concreti che ha inflitto alla società.  Il barman di Meta ci serve un cocktail letale di alienazione e iperindividualizzazione, che ci fa sentire solǝ nei nostri dolori e nelle nostre paure. La fame chimica di like ci mette in competizione tra noi, vendendoci l&#39;illusione di un mondo in cui tuttǝ sono vincenti, tranne noi. I postumi della sbornia saranno terrificanti.</p>

<p>Sono fermamente convinto che creare, usare e supportare spazi online alternativi e autogestiti non sia un capriccio, ma una necessità. Se vogliamo riscoprire il potere della solidarietà e della cooperazione, dobbiamo rivendicare luoghi in cui volerci bene, ottimizzati per la nostra socialità invece che per la vendita di pubblicità. Tra Livello Segreto e il progetto di Tele Kenobit, tutte le mie energie sono rivolte in quella direzione, anche perché credo che i social commerciali, pur presentandosi come una roccaforte inespugnabile, siano in realtà un castello di carte.</p>

<p>Eppure uso Instagram per promuovere i miei progetti. Perché?</p>

<p>Ha senso usare una piattaforma tossica per lottare per il cambiamento? E non solo: ha senso utilizzarla per la promozione di un qualsiasi progetto, sia esso artistico, hobbistico o commerciale? La risposta non è scontata e richiede una riflessione strategica.</p>

<p>Per quanto l&#39;idea di fuggire e rintanarci nelle nostre isolette felici sia allettante, il tema della promozione nell&#39;era del feudalesimo digitale deve essere affrontato in maniera lucida, senza cedere a facili manicheismi. Se vogliamo scardinare il monopolio dell&#39;attenzione instaurato da Instagram, dobbiamo prendere atto della sua esistenza ed elaborare strategie per contrastarlo.</p>

<p>Anche perché, diciamolo, rifiutare lo sfruttamento non significa necessariamente rinunciare alla possibilità di diffondere le proprie idee e trovare persone con cui condividerle.</p>

<p>La prima domanda da porci è: ne vale la pena?</p>

<p>Al momento è innegabile che il grande pubblico sia su Instagram. Per quanto il concetto di “grande pubblico” sia una trappola (della quale parleremo in futuro), la piattaforma rimane un luogo nel quale si annidano centinaia di persone potenzialmente interessate a ciò che abbiamo da dire. La visibilità è governata da un algoritmo non trasparente, ma la possibilità di raggiungerle, se pur in minima parte, è concreta.</p>

<p>Farlo ha un prezzo. Affinché i nostri post non siano come quel famoso albero che cade nella foresta e nessuno lo sente, dobbiamo sacrificare tempo prezioso sull&#39;altare del content. Come dimostrano i tantissimi articoli con le strategie per “avere successo su Instagram”, l&#39;utilizzo della piattaforma deve essere continuativo, regolare, pianificato e capace di cavalcare i trend del momento.</p>

<p>La divinità dell&#39;algoritmo è misteriosa e capricciosa, quindi i gesti rituali da eseguire per appagarla cambiano di frequente e senza preavviso (tanto che esiste un&#39;intera categoria professionale che li studia), ma possiamo riassumerli così:</p>
<ul><li>Postare con regolarità</li>
<li>Interagire con i commenti sotto i propri post, per aumentare l&#39;engagement</li>
<li>Usare il proprio account per commentare i post di account affini e/o popolari</li>
<li>Studiare l&#39;evoluzione della piattaforma e usare gli strumenti che sta boostando per i suoi obiettivi di mercato (poco tempo fa erano i Reel, domani chissà)</li>
<li>Pianificare i propri contenuti in base ai risultati di cui sopra</li>
<li>Creare gli asset che verranno pubblicati</li></ul>

<p>Questa cosa ha un nome: LAVORO. Volendo fare i pignoli è pure lavoro non pagato perché, a prescindere dai potenziali risultati promozionali, genera valore per Instagram, che grazie ai contenuti dell&#39;utenza può vendere spazi pubblicitari e addestrare le macchine neurali delle sue IA. Su Instagram siamo vetrinisti e allestiamo la vetrina che noi stessi guarderemo. Kafka avrebbe avuto qualcosa da dire in proposito, ma non divaghiamo.</p>

<p>Se ci viene chiesto un simile investimento di tempo ed energie, dobbiamo valutare in maniera oggettiva i risultati che otteniamo. A parità di abilità e lavoro svolto, un account con 100.000 follower otterrà molto più di un account con un migliaio di seguaci. È lapalissiano, ma implica l&#39;esistenza di una soglia sotto la quale il gioco non vale la candela.</p>

<p>Se investo quattro ore a settimana su Instagram e i miei post fanno meno di un centinaio di like e una manciata di commenti, come la stragrande maggioranza di quelli che vengono pubblicati tutti i giorni, devo guardare la situazione in modo obiettivo e chiedermi: “Questa risposta è proporzionata al mio impegno?”</p>

<p>In moltissimi casi, la risposta è no.</p>

<p>La fallacia è che farlo abbia comunque senso, perché “se non sei sui social non esisti” e “Instagram è fondamentale”. Di questo ci hanno convinto, ma è la più grande delle bugie, anche perché ci sono tipologie di contenuti che, semplicemente, non funzionano.</p>

<p>Concedetemi una provocazione: se quattro ore di lavoro mi fanno raggiungere al massimo una decina di persone reali (dove con persone reali non intendiamo il numero di like, ma di esseri umani che andranno effettivamente a fruire di ciò che voglio promuovere), avrei avuto più risultati stampando 100 fotocopie e andando in giro per strada a distribuirle a mano. Nel momento in cui smettiamo di considerare Instagram l&#39;unica via possibile, le nostre energie recuperano il loro peso e la loro importanza.</p>

<p>C&#39;è chi considera questo lavoro un investimento volto alla crescita del proprio account. In effetti, è esattamente un investimento, e come tale va giudicato. La somma che investiamo non è da poco, perché quelle quattro ore a settimana, nell&#39;arco di un anno, diventano più di otto giorni del nostro tempo. Crescere non è impossibile, ma è poco probabile, soprattutto su una piattaforma già matura e assestata. La dinamica è simile a quella degli schemi Ponzi: chi arriva presto ha un rientro concreto e crea una promessa di successo che attira nuova gente. Quella nuova gente, salvo eccezioni rarissime, non raggiungerà mai gli stessi traguardi, ma si limiterà ad arricchire gli account già affermati. Guardando in quest&#39;ottica la nostra crescita, possiamo facilmente capire in che punto della piramide ci troviamo.</p>

<p>Alla luce di queste valutazioni, credo che per la stragrande maggioranza dei progetti indipendenti Instagram non sia una risorsa, ma una trappola. Tutto questo discorso è partito dalla domanda che mi sono posto all&#39;alba del progetto Tele Kenobit, al quale ho deciso di dedicare tutte le mie energie del 2024, con l&#39;obiettivo di intrattenere e al tempo stesso divulgare la realtà delle piattaforme federate e autogestite. Dopo tutto questo pippone, mi pare onesto dirvi la conclusione a cui sono giunto, nel più trasparente dei modi, numeri alla mano.</p>

<p>Al momento della stesura di questo articolo ho circa 11.000 follower. Un numero minuscolo rispetto allǝ influencer, ma non irrilevante, almeno sulla carta. Analizziamo gli insight di tre post.</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/q8wtFNRTeH4rTfb?file=/&amp;fileId=23468&amp;x=1920&amp;y=1080&amp;a=true&amp;etag=8d5daa5c6c3bf58679080d996cc17397" alt="post di instagram per il lancio di Pixel"></p>

<p>Questo è un post andato benissimo. È diventato quasi virale e ha raggiunto moltissima gente che non mi seguiva. Il risultato concreto è stato l&#39;arrivo di centinaia di persone su PIXEL. Una vittoria, inutile girarci intorno.</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/QfxrSGzkR3Z4DbQ?file=/&amp;fileId=23469&amp;x=1920&amp;y=1080&amp;a=true&amp;etag=86cb14ad913380bdbe46a931f033f92d" alt="post di instagram di lancio di Tele Kenobit"></p>

<p>Questo post ha funzionato, almeno a livello di numeri. Non ho modo di misurare l&#39;impatto diretto che ha avuto, ma sono convinto che abbia aiutato.</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/4JHbAPng2fRDazf?file=/&amp;fileId=23467&amp;x=1920&amp;y=1080&amp;a=true&amp;etag=13a5fca0fea1f8883054ecbf833003a6" alt="post promozionale dei decostruttori"></p>

<p>Questo post è stato un flop, perché ero in shadowban per aver scritto “Palestina libera” nel post precedente. Ho raggiunto un quinto della gente che mi segue e le interazioni sono state pressoché nulle, nonostante si trattasse di artwork incredibili, fatti da Luca Font.</p>

<p>Ci sono post che hanno funzionato un po&#39; meno, ma questo campione è attendibile. Ecco le conclusioni a cui sono giunto.</p>

<p><strong>Instagram non è affidabile e sarebbe una follia basare interamente la comunicazione del mio progetto su di esso, soprattutto alla luce degli shadowban.</strong> Mi occupo spesso di battaglie e temi caldi, quindi il rischio che il duro lavoro venga ricompensato con una sospensione del mio account è sempre dietro l&#39;angolo. Tutto quello che costruisco su Instagram non è realmente mio. Il vero investimento saggio, in quest&#39;ottica, è il Fediverso.</p>

<p><strong>Nel mio caso specifico, il rapporto dare/avere di Instagram è accettabile, almeno per il momento.</strong> Lo scopo del mio progetto attuale è divulgare le criticità dei social commerciali e proporre alternative open e libere, e il malessere su Instagram si sta rivelando un terreno fertile per quei discorsi. Inoltre, ironicamente, l&#39;algoritmo a volte mi aiuta, perché i post di critica e polemica tendono a innescare meccaniche di condivisione ed engagement. Per quanto mi faccia schifo, Instagram è sensato a livello strategico per la comunicazione del mio progetto. Dico “per il momento”, perché ho intenzione di riesaminare la situazione ogni mese.</p>

<p><strong>Il Fediverso è il futuro.</strong> Quello che costruiamo qui rimane nostro, quello che costruiamo su Instagram è solo in prestito. Su Instagram devo investire costantemente energie per ricordare alla piattaforma che esisto. Il posizionamento vantaggioso/accettabile che ho al momento richiede un mantenimento impegnativo. Devo fare fatica per comunicare le cose che faccio, e farlo mi toglie il tempo per fare le cose. Sul Fediverso, invece, le cose che faccio si comunicano da sole e chi mi segue ha tutti gli strumenti per scoprirle, senza perdersi nulla. È la differenza tra l&#39;avere una struttura che lavora per me e il dover lavorare per una struttura. Anche volendo fare un discorso di numeri, ciò che il Fediverso ci restituisce è più abbondante e concreto, al netto dell&#39;ovvia differenza di bacino d&#39;utenza. Su Livello Segreto ho più condivisioni e più risposte (bonus: le risposte non sono tre emoji del fuoco e hanno spesso qualcosa da dire). Inoltre, mentre Instagram è progettato per metterci in competizione, il Fediverso ci offre strumenti incredibili per la cooperazione. Ho dei piani per iniziare a sfruttarli, di cui vi parlerò molto durante quest&#39;anno. Non abbiamo ancora colto né esplorato il loro potenziale e credo che ci sorprenderanno.</p>

<p>Userò Instagram, ma alla luce di queste riflessioni è urgente ridefinire il rapporto che ho con la piattaforma. Instagram è un luogo di lavoro tossico e ho intenzione di trattarlo come tale. Ho elaborato e messo in pratica delle strategie alle quali dedicherò un post a parte, ma il succo è che ho confinato il suo uso a una dimensione strettamente professionale, ben circoscritta in un breve momento della giornata, e che ho preso provvedimenti affinché non sconfini nella mia vita personale e nella gioia di curare i miei progetti su piattaforme libere.</p>

<p>Sono convinto che il giorno in cui potrò smettere di usarlo del tutto non sia troppo lontano.</p>

<p>Alla luce delle riflessioni di questo articolo, penso che moltissimi progetti indipendenti, professionali o amatoriali che siano, sprechino energie preziose stando su Instagram, e che in ogni caso tuttǝ dovremmo quantomeno rivedere il rapporto che abbiamo con la piattaforma, analizzando con freddezza ciò che diamo e che riceviamo.</p>

<p><em>A proposito di potenzialità del Fediverso, se volete potete seguire questo blog da qualsiasi piattaforma federata. Vi basta cercare <a href="https://log.livellosegreto.it/@/kenobit@log.livellosegreto.it" class="u-url mention" rel="nofollow">@<span>kenobit@log.livellosegreto.it</span></a>. Potete persino commentare direttamente lì o boostare questo post. Parlavamo di strumenti che lavorano per noi, no?</em></p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/instagram-come-strumento-di-promozione-risorsa-o-inganno</guid>
      <pubDate>Sun, 14 Jan 2024 15:39:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>COMUNICAZIONE E PIATTAFORME</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/comunicazione-e-piattaforme</link>
      <description>&lt;![CDATA[Oggi parte ufficialmente il piano che ho per il 2024. La più grande sfida sarà raccontarlo, perché ha varie parti mobili ed è frutto di tantissimi ragionamenti. Per fortuna, il concept è semplice e sono convinto che il modo più potente per chiarirlo sia metterlo in atto. A fine di archivio, anche nell&#39;ottica della produzione del manuale/libro, riporto qua sotto le slide che ho creato per Instagram. E colgo l&#39;occasione per riflettere sulla prima, grande domanda: in un progetto di liberazione dal feudalesimo digitale, ha senso comunicare su Instagram?&#xA;&#xA;Dopo tanto lavoro dietro le quinte per tirare su i server e le piattaforme, è giunto il momento di svelare il progetto. Visto che molte delle persone che mi seguono sono ancora su Instagram, ho deciso di preparare delle slide. Prima riflessione: crearle mi è costato molto lavoro. Teniamo a mente questa parola, perché è la chiave di volta del nuovo rapporto che voglio con la piattaforma di Zuckerberg.&#xA;&#xA;prima slide&#xA;&#xA;La scelta della bomba non è casuale. Dico sempre che su Instagram bisogna comunicare con le bombe a mano, bisogna urlare per farsi sentire in un mare di content. Questa esigenza di fare rumore per farsi notare è un perfetto esempio di come le dinamiche delle piattaforme influenzano persino la forma di ciò che facciamo.&#xA;&#xA;seconda slide&#xA;&#xA;Ironico, vero, dover scrivere il testo sulle immagini per farsi leggere?&#xA;&#xA;terza slide&#xA;&#xA;Di Tele Kenobit avrei voluto parlare molto di più, anche perché ho pronto il palinsesto dei primi tre mesi e non vedo l&#39;ora di condividerlo, ma volevo chiarire il concetto che intorno a Tele Kenobit orbiterà un ecosistema di servizi. Una dimensione parallela dove facciamo le stesse cose, quelle che amiamo, ma smettiamo di regalarle alle aziende (e le regaliamo invece alla collettività).&#xA;&#xA;tele kenobit&#xA;&#xA;videoteca&#xA;&#xA;stereo&#xA;&#xA;Dietro le quinte, si stanno muovendo tantissime cose, sul fronte di Stereo. Non sono l&#39;unico artista che odia Spotify e che non vede l&#39;ora di organizzare qualcosa di collettivo. Presto, oltre alla mia musica, vedrete anche tantissimǝ altrǝ artistǝ.&#xA;&#xA;podcast&#xA;&#xA;mail&#xA;&#xA;La mailing list è la chiave di volta di tutto il progetto. In questo 2024 farò tante cose, tra Fediverso, eventi e concerto, tutto nell&#39;ottica di questa impresa. Con la mail settimanale (oggi spedirò la prima!) avrete la sicurezza di non perdervi niente. Anche perché, diciamolo, il bello di fuggire dalle piattaforme commerciali è che i contenuti smettono di essere effimeri e restano lì ad aspettarti. È un sistema più rispettoso del mio tempo, e del vostro. Iscrivetevi!&#xA;&#xA;obiettivi&#xA;&#xA;Sugli obiettivi tornerò, ma con un post su questo blog. Dover comunicare con le bombe a mano ci impedisce di raccontare le sfumature, e le sfumature sono importantissime. E sono pure belle. Io non voglio una vita senza sfumature.&#xA;&#xA;call to action&#xA;&#xA;Ho lavorato un giorno intero per trovare queste parole e per fare le grafiche. Ripetiamo la parola: LAVORO. L&#39;obiettivo di questo progetto non è fare l&#39;eremita, buttare tutti i miei vestiti e coprirmi le pudenda con una botte, stile Diogene.&#xA;&#xA;Voglio ridefinire il mio rapporto con queste piattaforme. Al momento è innegabile come gran parte del pubblico sia su Instagram e affini. Questo oligopolio dell&#39;attenzione è esattamente uno dei problemi che dobbiamo affrontare, ma non possiamo ignorarlo. Non ancora, se non altro.&#xA;&#xA;Ho investito del tempo per creare queste slide e oggi ne investirò dell&#39;altro per curare il post su Instagram, rispondendo ai commenti per aumentare l&#39;engagement ed entrare nelle grazie dell&#39;algoritmo. Mi piace farlo? Assolutamente no. Vedo l&#39;ironia del tutto? Certo che sì. Lo sto vivendo come un lavoro e penso che sia fondamentale riflettere sul concetto.&#xA;&#xA;Quando qualcuno mi dice &#34;Eh, ma Instagram mi serve per lavorare,&#34; nella mia testa si susseguono molti pensieri.&#xA;&#xA;Il primo è che, in moltissimi casi, il fatto che &#34;serva&#34; è un&#39;illusione. Chi ha account con pochi follower ha spesso un rientro risibile, rispetto al tempo investito. In quel caso, se è un lavoro, è lavoro malpagato.&#xA;&#xA;Il secondo è: benissimo, l&#39;hai detto tu. Stare su Instagram è LAVORO. Se dici che ci stai perché devi promuovere un&#39;attività, un libro, un disco, un locale, stai affermando che la piattaforma è un luogo di lavoro. Non c&#39;è niente di male e io non ho alcun diritto di metterci becco, anche perché un luogo di lavoro lo è anche per me.&#xA;&#xA;Semplicemente, se lo interiorizziamo come lavoro, dobbiamo fare in modo che il lavoro occupi uno spazio adeguato nella nostra vita. Se Instagram è un luogo di lavoro, guardare reel sul divano dopo cena è un po&#39; come restare in ufficio a fissare il monitor. La sovrapposizione tra luogo di lavoro e luogo di svago è uno dei più grandi inganni di Meta e forse il primo che dobbiamo smontare.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Oggi parte ufficialmente il piano che ho per il 2024. La più grande sfida sarà raccontarlo, perché ha varie parti mobili ed è frutto di tantissimi ragionamenti. Per fortuna, il concept è semplice e sono convinto che il modo più potente per chiarirlo sia metterlo in atto. A fine di archivio, anche nell&#39;ottica della produzione del manuale/libro, riporto qua sotto le slide che ho creato per Instagram. E colgo l&#39;occasione per riflettere sulla prima, grande domanda: in un progetto di liberazione dal feudalesimo digitale, ha senso comunicare su Instagram?</em></p>

<p>Dopo tanto lavoro dietro le quinte per tirare su i server e le piattaforme, è giunto il momento di svelare il progetto. Visto che molte delle persone che mi seguono sono ancora su Instagram, ho deciso di preparare delle slide. Prima riflessione: crearle mi è costato molto <strong>lavoro</strong>. Teniamo a mente questa parola, perché è la chiave di volta del nuovo rapporto che voglio con la piattaforma di Zuckerberg.</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/j9mW757DsYWJ7Sm?file=/&amp;fileId=23085&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=de04221c91f7f3ba891d1c3614111145" alt="prima slide"></p>

<p>La scelta della bomba non è casuale. Dico sempre che su Instagram bisogna comunicare con le bombe a mano, bisogna urlare per farsi sentire in un mare di content. Questa esigenza di fare rumore per farsi notare è un perfetto esempio di come le dinamiche delle piattaforme influenzano persino la forma di ciò che facciamo.</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/zqL2zxg8SDqxddi?file=/&amp;fileId=23080&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=ee3a661973d8ff9258c9d94af2770b54" alt="seconda slide"></p>

<p>Ironico, vero, dover scrivere il testo sulle immagini per farsi leggere?</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/J9YYLk5nSjWwH8N?file=/&amp;fileId=23081&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=0a4ab589b2f280e8324d3006e5873705" alt="terza slide"></p>

<p>Di <a href="https://tele.kenobit.it/" rel="nofollow">Tele Kenobit</a> avrei voluto parlare molto di più, anche perché ho pronto il palinsesto dei primi tre mesi e non vedo l&#39;ora di condividerlo, ma volevo chiarire il concetto che intorno a Tele Kenobit orbiterà un ecosistema di servizi. Una dimensione parallela dove facciamo le stesse cose, quelle che amiamo, ma smettiamo di regalarle alle aziende (e le regaliamo invece alla collettività).</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/sBi7JwfCAYao3Dw?file=/&amp;fileId=23083&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=156e101743679edcadc48f0db2356d5a" alt="tele kenobit"></p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/J3SsbML6SqPTzeA?file=/&amp;fileId=23086&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=add82a7b9adeb9bdfbad0c0ce2bcbc40" alt="videoteca"></p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/iCqkXAYjSnSLPof?file=/&amp;fileId=23100&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=cd585a064dc3aa642ec6145d94a4ba7c" alt="stereo"></p>

<p>Dietro le quinte, si stanno muovendo tantissime cose, sul fronte di Stereo. Non sono l&#39;unico artista che odia Spotify e che non vede l&#39;ora di organizzare qualcosa di collettivo. Presto, oltre alla mia musica, vedrete anche tantissimǝ altrǝ artistǝ.</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/XKwBzZoMH7tjLSL?file=/&amp;fileId=23098&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=e6c9932a88acf4694537ab7ecd31cb4a" alt="podcast"></p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/crDJHBjLnSX8Pye?file=/&amp;fileId=23084&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=64c43561d1e67c860871e9902e1f0bd7" alt="mail"></p>

<p>La mailing list è la chiave di volta di tutto il progetto. In questo 2024 farò tante cose, tra Fediverso, eventi e concerto, tutto nell&#39;ottica di questa impresa. Con la mail settimanale (oggi spedirò la prima!) avrete la sicurezza di non perdervi niente. Anche perché, diciamolo, il bello di fuggire dalle piattaforme commerciali è che i contenuti smettono di essere effimeri e restano lì ad aspettarti. È un sistema più rispettoso del mio tempo, e del vostro. <a href="https://settimana.kenobit.it/subscription/form" rel="nofollow">Iscrivetevi!</a></p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/AfnAWGzw4kqdTqH?file=/&amp;fileId=23079&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=8f12db24d203edb59e8021111066b966" alt="obiettivi"></p>

<p>Sugli obiettivi tornerò, ma con un post su questo blog. Dover comunicare con le bombe a mano ci impedisce di raccontare le sfumature, e le sfumature sono importantissime. E sono pure belle. Io non voglio una vita senza sfumature.</p>

<p><img src="https://cloud.kenobisboch.it/apps/files_sharing/publicpreview/CbDwCcrWo2psAXw?file=/&amp;fileId=23082&amp;x=3840&amp;y=2160&amp;a=true&amp;etag=8a76a7159cb2d7fe59cb5f1a4661d2f0" alt="call to action"></p>

<p>Ho lavorato un giorno intero per trovare queste parole e per fare le grafiche. Ripetiamo la parola: LAVORO. L&#39;obiettivo di questo progetto non è fare l&#39;eremita, buttare tutti i miei vestiti e coprirmi le pudenda con una botte, stile Diogene.</p>

<p>Voglio <strong>ridefinire il mio rapporto</strong> con queste piattaforme. Al momento è innegabile come gran parte del pubblico sia su Instagram e affini. Questo oligopolio dell&#39;attenzione è esattamente uno dei problemi che dobbiamo affrontare, ma non possiamo ignorarlo. Non ancora, se non altro.</p>

<p>Ho investito del tempo per creare queste slide e oggi ne investirò dell&#39;altro per <em>curare</em> il post su Instagram, rispondendo ai commenti per aumentare l&#39;engagement ed entrare nelle grazie dell&#39;algoritmo. Mi piace farlo? Assolutamente no. Vedo l&#39;ironia del tutto? Certo che sì. Lo sto vivendo come un lavoro e penso che sia fondamentale riflettere sul concetto.</p>

<p>Quando qualcuno mi dice “Eh, ma Instagram mi serve per lavorare,” nella mia testa si susseguono molti pensieri.</p>

<p>Il primo è che, in moltissimi casi, il fatto che “serva” è un&#39;illusione. Chi ha account con pochi follower ha spesso un rientro risibile, rispetto al tempo investito. In quel caso, se è un lavoro, è lavoro malpagato.</p>

<p>Il secondo è: benissimo, l&#39;hai detto tu. Stare su Instagram è LAVORO. Se dici che ci stai perché devi promuovere un&#39;attività, un libro, un disco, un locale, stai affermando che la piattaforma è un luogo di lavoro. Non c&#39;è niente di male e io non ho alcun diritto di metterci becco, anche perché un luogo di lavoro lo è anche per me.</p>

<p>Semplicemente, se lo interiorizziamo come lavoro, dobbiamo fare in modo che il lavoro occupi uno spazio adeguato nella nostra vita. Se Instagram è un luogo di lavoro, guardare reel sul divano dopo cena è un po&#39; come restare in ufficio a fissare il monitor. La sovrapposizione tra luogo di lavoro e luogo di svago è uno dei più grandi inganni di Meta e forse il primo che dobbiamo smontare.</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/kenobit/comunicazione-e-piattaforme</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Jan 2024 11:04:35 +0000</pubDate>
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      <title>PER UN 2024 SOVVERSIVO: RIPRENDIAMOCI TUTTO</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kenobit/per-un-2024-sovversivo-riprendiamoci-tutto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sono stanco del content.&#xA;&#xA;E forse anche il content è stanco, a ben pensarci.&#xA;&#xA;Sono dieci anni che faccio il &#34;content creator&#34;, tra Twitch, YouTube e un altro paio di piattaforme ormai defunte. Insieme ai miei soci ho prodotto migliaia di ore di trasmissioni in diretta sui temi che mi appassionano: i videogiochi, la musica, la tecnologia, la politica. Questo percorso mi ha dato grandi soddisfazioni, inutile negarlo. Mi ha fatto conoscere persone incredibili e ha gettato le basi di una comunità affiatata e solidale, che spesso, negli ultimi anni, mi ha fatto sentire meno solo. A scanso di equivoci e al netto delle critiche che sto per muovere, rifarei tutto.&#xA;&#xA;Detto questo, la vita da streamer si è rivelata anche una catena.&#xA;&#xA;Le piattaforme commerciali che popoliamo, da Instagram a Twitch, si nutrono di &#34;content&#34;, ossia del contenuto che allestisce la vetrina, attira lo sguardo dei passanti e permette di vendere spazi pubblicitari. Per questo deve essere costantemente rinnovato, aggiornato, svecchiato. Chi vuole rimanere rilevante deve produrlo con costanza, possibilmente a intervalli regolari, cavalcando le onde dell&#39;algoritmo per rimanere nelle sue grazie.&#xA;&#xA;Il content è un severo maestro. Non ci sono vacanze, malattie, festività.&#xA;&#xA;La competizione è spietata, perché la guerra per le briciole di visibilità ci mette le une contro gli altri. Anche chi vince, sotto sotto, perde.&#xA;&#xA;Ed è così che ciò che nasceva come svago diventa fonte di ansia e stress. La produzione costante è logorante, anche perché l&#39;accelerazione delle piattaforme fa sì che i ritmi siano sempre più intensi e serrati.&#xA;&#xA;So di non essere solo, se dico di essere stanco. Questo sistema di produzione non è sostenibile, né per noi, né per la nostra creatività. Vedo una sproporzione immane tra ciò che diamo alle piattaforme e ciò che riceviamo in cambio. Sento che la frusta dell&#39;iperproduttività sta limitando i nostri orizzonti, spingendoci a produrre contenuti effimeri invece che opere pensate per durare.&#xA;&#xA;Penso che sia il momento di rimettere tutto in discussione.&#xA;&#xA;Sì, ma come? Ho un piano concreto, al quale dedicherò tutto il 2024. Lo metterò in atto, lo documenterò e vi racconterò l&#39;esperienza. Smetterò di essere una vending machine del content e farò un passo verso il passato, perché sono convinto che il futuro non sia nella direzione in cui stiamo andando adesso.&#xA;&#xA;Nel 2024, Tele Kenobit sarà la mia bottega rinascimentale. Sarà piccola, ma sarà mia. Da un lato sarà un progetto artistico, dall&#39;altro sarà un&#39;opera di esplorazione e divulgazione lunga un anno.&#xA;&#xA;Nei prossimi giorni vi racconterò esattamente cosa intendo.&#xA;&#xA;Sono emozionato. Mandatemi le vostre energie!&#xA;&#xA;(E se volete iscrivetevi alla mia mailing list, rigorosamente autogestita e autohostata, dove terrò le fila del progetto!)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sono stanco del content.</p>

<p>E forse anche il content è stanco, a ben pensarci.</p>

<p>Sono dieci anni che faccio il “content creator”, tra <em>Twitch</em>, <em>YouTube</em> e un altro paio di piattaforme ormai defunte. Insieme ai miei soci ho prodotto migliaia di ore di trasmissioni in diretta sui temi che mi appassionano: i videogiochi, la musica, la tecnologia, la politica. Questo percorso mi ha dato grandi soddisfazioni, inutile negarlo. Mi ha fatto conoscere persone incredibili e ha gettato le basi di una comunità affiatata e solidale, che spesso, negli ultimi anni, mi ha fatto sentire meno solo. A scanso di equivoci e al netto delle critiche che sto per muovere, rifarei tutto.</p>

<p>Detto questo, la vita da streamer si è rivelata anche una catena.</p>

<p>Le piattaforme commerciali che popoliamo, da <em>Instagram</em> a <em>Twitch</em>, si nutrono di “content”, ossia del contenuto che allestisce la vetrina, attira lo sguardo dei passanti e permette di vendere spazi pubblicitari. Per questo deve essere costantemente rinnovato, aggiornato, svecchiato. Chi vuole rimanere rilevante deve produrlo con costanza, possibilmente a intervalli regolari, cavalcando le onde dell&#39;algoritmo per rimanere nelle sue grazie.</p>

<p>Il content è un severo maestro. Non ci sono vacanze, malattie, festività.</p>

<p>La competizione è spietata, perché la guerra per le briciole di visibilità ci mette le une contro gli altri. Anche chi vince, sotto sotto, perde.</p>

<p>Ed è così che ciò che nasceva come svago diventa fonte di ansia e stress. La produzione costante è logorante, anche perché l&#39;accelerazione delle piattaforme fa sì che i ritmi siano sempre più intensi e serrati.</p>

<p>So di non essere solo, se dico di essere stanco. Questo sistema di produzione non è sostenibile, né per noi, né per la nostra creatività. Vedo una sproporzione immane tra ciò che diamo alle piattaforme e ciò che riceviamo in cambio. Sento che la frusta dell&#39;iperproduttività sta limitando i nostri orizzonti, spingendoci a produrre contenuti effimeri invece che opere pensate per durare.</p>

<p>Penso che sia il momento di rimettere tutto in discussione.</p>

<p>Sì, ma come? Ho un piano concreto, al quale dedicherò tutto il 2024. Lo metterò in atto, lo documenterò e vi racconterò l&#39;esperienza. Smetterò di essere una vending machine del content e farò un passo verso il passato, perché sono convinto che il futuro non sia nella direzione in cui stiamo andando adesso.</p>

<p>Nel 2024, <em>Tele Kenobit</em> sarà la mia bottega rinascimentale. Sarà piccola, ma sarà mia. Da un lato sarà un progetto artistico, dall&#39;altro sarà un&#39;opera di esplorazione e divulgazione lunga un anno.</p>

<p>Nei prossimi giorni vi racconterò esattamente cosa intendo.</p>

<p>Sono emozionato. Mandatemi le vostre energie!</p>

<p>(E se volete <a href="https://settimana.kenobit.it/subscription/form" rel="nofollow">iscrivetevi alla mia mailing list</a>, rigorosamente autogestita e autohostata, dove terrò le fila del progetto!)</p>
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      <pubDate>Thu, 28 Dec 2023 10:13:06 +0000</pubDate>
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