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    <title>kipple</title>
    <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/</link>
    <description>Considerazioni, ricordi e altre cose inutili che si accumulano. Contenuti di scarsa rilevanza.</description>
    <pubDate>Mon, 13 Apr 2026 03:15:49 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Remualdo e le 5.000 lire a Wonder Boy</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/remualdo-e-le-5-000-lire-a-wonder-boy</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Breve contributo, poco focalizzato, all&#39;appuntamento di marzo 2026 della Sagra IndieWeb.&#xA;&#xA;Romualdo, probabilmente, era il nome corretto: nessuno lo chiamava così, era Remauldo/Lemuardo/Limuardo, che per la potenza del dialetto diventavano Remua&#39;, Lemua&#39;, Limua&#39;.&#xA;Remualdo non è mai invecchiato perché non è mai stato giovane: conoscerete quel tipo di persone, sono già vecchie a... quanto, quaranta anni? E poi restano vecchie fino alla morte, così come è stato per Remualdo: dopo la chiusura delle sale, l&#39;abbiamo visto ancora per qualche tempo girare sul suo motorino, un Ciao (non lo stesso di sempre, prima ne aveva uno scuro, poi uno rosso, ma sempre lo stesso modello), poi non lo abbiamo visto più e abbiamo deciso che fosse morto. Sarà morto di sicuro, ora.  &#xA;&#xA;Vicino alla sala giochi gestita da Remualdo c&#39;era, c&#39;è ancora, una rosticceria famosa localmente per i tramezzini. Cosa sono i tramezzini? Non quello che pensate voi: dalle parti dove abitavo, sono quelle che il resto del pianeta chiama parigine.&#xA;Il mio budget settimanale, all&#39;epoca, era di 1.000 lire e, solitamente, lo usavo per comprarmi il tramezzino, la domenica mattina; torniamo a Remualdo, comunque.&#xA;&#xA;Era apparentemente, probabilmente, privo di sentimenti, pure i rarissimi sconfinamenti in un accenno di risata erano gelidi come chicchi di grandine; forse la sua vera identità era stata di gerarca, chissà.&#xA;Gestiva la sala con la freddezza e la prevedibilità di un automa: un classico la sua filosofia applicata al cambio delle 200 lire: se ti presentavi con degli spiccioli e chiedevi di cambiarteli nella moneta da 200 lire, l&#39;unica accettata in quella sala, ti rispondeva che non ce n&#39;erano, erano finite.&#xA;Sempre tu, immediatamente dopo, senza neanche allontanarti dal banchetto, sfoderavi il biglietto da 1.000 e, ecco, te lo cambiava. Le 200 lire erano ricomparse.  &#xA;&#xA;Il titolo principe della sala, in quei mesi, era Wonder Boy, il primo, quello con le musiche che ti si incidevano in testa, consistendo in quei quattro temi in croceripetuti a ogni giro dei livelli: per i più giovani in ascolto, dovessero essercene, ricordo che i quadri, ovvero i livelli, erano sempre gli stessi in ordine, cambiavano il livello di difficoltà, la posizione dei nemici eccetera. In quei mesi, decisi di fare a meno dei tramezzini settimanali, la scorpacciata che volevo fare era di Wonder Boy. Così risparmiai per cinque settimane e decisi di monopolizzare il cassone, ovvero il cabinato, per l&#39;intera mattinata.  &#xA;&#xA;Incredulo, partecipai probabilmente all&#39;unico momento di umanità mai esibito da Remualdo: vedendomi consumare quel piccolo capitale, disse così, più o meno:&#xA; «Ma non è che stai spendendo troppi soldi?»  &#xA;&#xA;Non ricordo la risposta, ma quel momento mi è rimasto impresso. Abbiamo continuato a odiarlo, ma ora sapevamo di odiare un essere umano.&#xA;&#xA;SagraIndieWeb]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Breve contributo, poco focalizzato, all&#39;appuntamento di marzo 2026 della Sagra IndieWeb.</p>

<p><strong>Romualdo,</strong> probabilmente, era il nome corretto: nessuno lo chiamava così, era <em>Remauldo/Lemuardo/Limuardo,</em> che per la potenza del dialetto diventavano <em>Remua&#39;, Lemua&#39;, Limua&#39;.</em>
Remualdo non è mai invecchiato perché non è mai stato giovane: conoscerete quel tipo di persone, sono già vecchie a... quanto, quaranta anni? E poi restano vecchie fino alla morte, così come è stato per Remualdo: dopo la chiusura delle sale, l&#39;abbiamo visto ancora per qualche tempo girare sul suo motorino, un Ciao (non lo stesso di sempre, prima ne aveva uno scuro, poi uno rosso, ma sempre lo stesso modello), poi non lo abbiamo visto più e abbiamo deciso che fosse morto. Sarà morto di sicuro, ora.</p>

<p>Vicino alla sala giochi gestita da Remualdo c&#39;era, c&#39;è ancora, una rosticceria famosa localmente per i <em>tramezzini</em>. Cosa sono i <em>tramezzini</em>? Non quello che pensate voi: dalle parti dove abitavo, sono quelle che il resto del pianeta chiama <em>parigine</em>.
Il mio budget settimanale, all&#39;epoca, era di 1.000 lire e, solitamente, lo usavo per comprarmi il tramezzino, la domenica mattina; torniamo a Remualdo, comunque.</p>

<p>Era apparentemente, probabilmente, privo di sentimenti, pure i rarissimi sconfinamenti in un accenno di risata erano gelidi come chicchi di grandine; forse la sua vera identità era stata di gerarca, chissà.
Gestiva la sala con la freddezza e la prevedibilità di un automa: un classico la sua filosofia applicata al cambio delle 200 lire: se ti presentavi con degli spiccioli e chiedevi di cambiarteli nella moneta da 200 lire, l&#39;unica accettata in quella sala, ti rispondeva che non ce n&#39;erano, erano finite.
Sempre tu, immediatamente dopo, senza neanche allontanarti dal banchetto, sfoderavi il biglietto da 1.000 e, ecco, te lo cambiava. Le 200 lire erano ricomparse.</p>

<p>Il titolo principe della sala, in quei mesi, era <strong>Wonder Boy,</strong> il primo, quello con le musiche che ti si incidevano in testa, consistendo in quei quattro temi in croceripetuti a ogni giro dei livelli: per i più giovani in ascolto, dovessero essercene, ricordo che <em>i quadri,</em> ovvero i livelli, erano sempre gli stessi in ordine, cambiavano il livello di difficoltà, la posizione dei nemici eccetera. In quei mesi, decisi di fare a meno dei tramezzini settimanali, la scorpacciata che volevo fare era di Wonder Boy. Così risparmiai per cinque settimane e decisi di monopolizzare <em>il cassone,</em> ovvero il cabinato, per l&#39;intera mattinata.</p>

<p>Incredulo, partecipai probabilmente all&#39;unico momento di umanità mai esibito da Remualdo: vedendomi consumare quel piccolo capitale, disse così, più o meno:
 <strong><em>«Ma non è che stai spendendo troppi soldi?»</em></strong></p>

<p>Non ricordo la risposta, ma quel momento mi è rimasto impresso. Abbiamo continuato a odiarlo, ma ora sapevamo di odiare un essere umano.</p>

<p><a href="/kipple/tag:SagraIndieWeb" class="hashtag" rel="nofollow"><span>#</span><span class="p-category">SagraIndieWeb</span></a></p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/remualdo-e-le-5-000-lire-a-wonder-boy</guid>
      <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 20:01:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Toccare gli alberi per sfuggire al logorio della vita moderna</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/toccare-gli-alberi-per-sfuggire-al-logorio-della-vita-moderna</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Come è giusto che sia, perché è giusto sia così, non amo l&#39;automobile. Mi piacevano i modelli di una volta come oggetti di design, sia fuori che dentro, ma ora sono tutte orrende. Fuori e dentro.&#xA;Non amo l&#39;automobile, ma l&#39;ho ereditata e devo tenermela, serve per mia madre e in Italia non posso farne a meno. Faccio, fortunatamente, pochi chilometri all&#39;anno, circa 1.200 così distribuiti: un 10% per andare da parenti tossici che abitano vicino, 15% per la spesa, 4% per &#34;divertimento&#34; e quel che resta tra ospedali, visite specialistiche e simili.&#xA;Capirete: non amo l&#39;automobile, specie quando decide di rompersi e farmi spendere ulteriori soldi che non potremmo permetterci. Stavolta c&#39;è stato un problema ai fari, restavano fissi gli abbaglianti e non è bello accecare la gente, considerando pure che ne possono scaturire diverbi e risse.&#xA;!--more--&#xA;Appena possibile sono andato dall&#39;elettrauto, abbiamo creduto di identificare la causa, sostituito il pezzo presumibilmente scassato e... niente, il malfunzionamento era ancora lì.&#xA;Forse difettoso il ricambio? L&#39;elettrauto rismonta il volante, piglia la sua macchinina, va dal rivenditore e torna. Proviamo il nuovo ricambio e niente, decide di andarne a prenderne un altro, di un&#39;altra marca.  &#xA;&#xA;Il tempo passa, penso a quanto ne sto perdendo per una cosa che schifo ma devo tenermi, mi innervosisco; appena fuori, però, la strada è disseminata di pioppi, spogli in questo periodo di finto inverno. Visto che devo aspettare, mi avvicino e ci poggio la mano, tocco questa creatura splendida, non so quanti anni abbia, so per certo che venti anni fa era già di quelle dimensioni maestose. Non so se sia più vecchia di me, so per certo che arriverà a esserlo, che mi sopravvivrà, il contatto con la natura mi rimette, una volta in più, al mio posto.&#xA;Una volta in più perché so benissimo quale è il mio posto su questo pianeta, ovvero quello di una cosa destinata a durare un battito di ciglia e di cui nessuno e niente si ricorderà. Questa cosa l&#39;ho capita presto e ho imparato a accettarla, il pioppo me l&#39;ha solo gentilmente ricordato.  &#xA;&#xA;Mi sono rilassato, molto, poi ho pensato alle persone che vanno nei boschi a provare questa esperienza in maniera più strutturata e profonda. Ho pensato a quegli orrendi servizi televisivi che ne parlano, imbarazzanti; ho pensato a quelle persone, che quei servizi orrendi ci mostrano come un po&#39; strane, come se avessero un numero insufficiente di rotelle.&#xA;Ho pensato che hanno ragione le persone che toccano gli alberi, le pietre, la natura e che hanno torto quelli che si infilano in una prigione ambulante alla prima possibilità, come se ciò rientrasse legittimamente nell&#39;unico modo sensato e certificato di vivere la vita.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Come è giusto che sia, perché è giusto sia così, non amo l&#39;automobile. Mi piacevano i modelli di una volta come oggetti di design, sia fuori che dentro, ma ora sono tutte orrende. Fuori e dentro.
Non amo l&#39;automobile, ma l&#39;ho ereditata e devo tenermela, serve per mia madre e in Italia non posso farne a meno. Faccio, fortunatamente, pochi chilometri all&#39;anno, circa 1.200 così distribuiti: un 10% per andare da parenti tossici che abitano vicino, 15% per la spesa, 4% per “divertimento” e quel che resta tra ospedali, visite specialistiche e simili.
Capirete: non amo l&#39;automobile, specie quando decide di rompersi e farmi spendere ulteriori soldi che non potremmo permetterci. Stavolta c&#39;è stato un problema ai fari, restavano fissi gli abbaglianti e non è bello accecare la gente, considerando pure che ne possono scaturire diverbi e risse.

Appena possibile sono andato dall&#39;elettrauto, abbiamo creduto di identificare la causa, sostituito il pezzo presumibilmente scassato e... niente, il malfunzionamento era ancora lì.
Forse difettoso il ricambio? L&#39;elettrauto rismonta il volante, piglia la sua macchinina, va dal rivenditore e torna. Proviamo il nuovo ricambio e niente, decide di andarne a prenderne un altro, di un&#39;altra marca.</p>

<p>Il tempo passa, penso a quanto ne sto perdendo per una cosa che schifo ma devo tenermi, mi innervosisco; appena fuori, però, la strada è disseminata di pioppi, spogli in questo periodo di finto inverno. Visto che devo aspettare, mi avvicino e ci poggio la mano, tocco questa creatura splendida, non so quanti anni abbia, so per certo che venti anni fa era già di quelle dimensioni maestose. Non so se sia più vecchia di me, so per certo che arriverà a esserlo, che mi sopravvivrà, il contatto con la natura mi rimette, una volta in più, al mio posto.
Una volta in più perché so benissimo quale è il mio posto su questo pianeta, ovvero quello di una cosa destinata a durare un battito di ciglia e di cui nessuno e niente si ricorderà. Questa cosa l&#39;ho capita presto e ho imparato a accettarla, il pioppo me l&#39;ha solo gentilmente ricordato.</p>

<p>Mi sono rilassato, molto, poi ho pensato alle persone che vanno nei boschi a provare questa esperienza in maniera più strutturata e profonda. Ho pensato a quegli orrendi servizi televisivi che ne parlano, imbarazzanti; ho pensato a quelle persone, che quei servizi orrendi ci mostrano come un po&#39; <em>strane</em>, come se avessero un numero insufficiente di rotelle.
Ho pensato che hanno ragione le persone che toccano gli alberi, le pietre, la natura e che hanno torto quelli che si infilano in una prigione ambulante alla prima possibilità, come se ciò rientrasse legittimamente nell&#39;unico modo sensato e certificato di vivere la vita.</p>
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      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/toccare-gli-alberi-per-sfuggire-al-logorio-della-vita-moderna</guid>
      <pubDate>Tue, 17 Feb 2026 16:07:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Quello che mi ha insegnato Top Gun sui piloti americani e sulla vita, in genere</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/quello-che-mi-ha-insegnato-top-gun-sui-piloti-americani-e-sulla-vita-in-genere</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Scritto diverso dalle solite tristezze che mi caratterizzano, ma di sola tristezza non si vive e, a volte, si muore.&#xA;Cosa vecchia, risale a un periodo in cui mi andava di scrivere cose ironiche, parodistiche, nell&#39;intenzione divertenti, tutte accomunate dall&#39;inutilità di fondo; intanto, una parentesi su quel che penso di Tony Scott e Top Gun, quello del 1986, non ho alcun interesse a vedere quello nuovo. Ho già dato.&#xA;&#xA;Qualcuno ha detto che Tony è quello bravo dei fratelli Scott. No. Non nell&#39;universo in cui viviamo. Non in universi paralleli o alternativi. Ha fatto anche cose buone, si dice così, ma Ridley Scott avrebbe potuto girare solo Alien e Blade Runner e poi andarsene in pensione in Portogallo, sarebbe rimasto un pilastro del cinema degli ultimi decenni e ci avrebbe evitato cose inspiegabili come Prometheus e compagnia brutta bella.&#xA;Tra le cose buone di Tony Scott non c&#39;è il montaggio insensato frenetico degli ultimi film, con tagli ogni due fotogrammi.&#xA;Ho finito col testo barrato e con Tony Scott, adesso Top Gun.&#xA;!--more--&#xA;È un&#39;opera di pura propaganda, nessun mistero. Come buona parte di un certo cinema, di una certa provenienza geografica. Contemporaneamente, è una pagliacciata che potrebbe solo scatenare risate e sarcasmo, invece... invece no, qualcuno l&#39;ha preso sul serio, per qualcuno è un film di culto e per qualcuno Tony è il fratello bravo.  &#xA;&#xA;Bene, cioè, male: ho già straparlato di un film che non mi piace, diretto da un regista che non mi appartiene e interpretato, tra gli altri, da Tom Cruise che meno lo vedo e meglio è.&#xA;A voi, un concentrato di Top Gun.&#xA;---&#xA;I piloti di caccia si svegliano verso le 10.30-11.00 e si dicono:&#xA;&#xA;I: Ho una gran voglia di sfogliata riccia.&#xA;M: Una frolla, per me.&#xA;I: M, per una sfogliatella al top andiamo da Attanasio, alle spalle della stazione di Napoli.&#xA;&#xA;Dalla base di Miramar, a nord di San Diego, parte uno stormo di F-14 accompagnato da una mezza dozzina di aerei per il rifornimento, con la scorta della USS Dwight D. Eisenhower.&#xA;Sfogliatella e poi lungomare di Mergellina fatto tutto in moto, impennando, con sosta al chiosco per birra e taralli. Al ritorno, partita di beach volley per smaltire le calorie e seratona in discoteca. Il 27, stipendio accreditato automaticamente sul conto corrente.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Scritto diverso dalle solite tristezze che mi caratterizzano, ma di sola tristezza non si vive e, a volte, si muore.
Cosa vecchia, risale a un periodo in cui mi andava di scrivere cose ironiche, parodistiche, nell&#39;intenzione divertenti, tutte accomunate dall&#39;inutilità di fondo; intanto, una parentesi su quel che penso di <strong>Tony Scott</strong> e <strong>Top Gun,</strong> quello del 1986, non ho alcun interesse a vedere quello nuovo. Ho già dato.</p>

<p>Qualcuno ha detto che Tony è quello bravo dei fratelli Scott. No. Non nell&#39;universo in cui viviamo. Non in universi paralleli o alternativi. Ha fatto anche cose buone, si dice così, ma Ridley Scott avrebbe potuto girare solo Alien e Blade Runner e poi andarsene in pensione in Portogallo, sarebbe rimasto un pilastro del cinema degli ultimi decenni e ci avrebbe evitato cose inspiegabili come Prometheus e compagnia <del>brutta</del> bella.
Tra le cose buone di Tony Scott non c&#39;è il montaggio <del>insensato</del> frenetico degli ultimi film, con tagli ogni due fotogrammi.
Ho finito col testo barrato e con Tony Scott, adesso Top Gun.

È un&#39;opera di pura propaganda, nessun mistero. Come buona parte di un certo cinema, di una certa provenienza geografica. Contemporaneamente, è una pagliacciata che potrebbe solo scatenare risate e sarcasmo, invece... invece no, qualcuno l&#39;ha preso sul serio, per qualcuno è un film di culto e per qualcuno Tony è il fratello bravo.</p>

<p>Bene, cioè, male: ho già straparlato di un film che non mi piace, diretto da un regista che non mi appartiene e interpretato, tra gli altri, da Tom Cruise che meno lo vedo e meglio è.
A voi, un concentrato di Top Gun.</p>

<hr>

<p>I piloti di caccia si svegliano verso le 10.30-11.00 e si dicono:</p>

<p><strong>I:</strong> <em>Ho una gran voglia di sfogliata riccia.</em>
<strong>M:</strong> <em>Una frolla, per me.</em>
<strong>I:</strong> <em>M, per una sfogliatella al top andiamo da Attanasio, alle spalle della stazione di Napoli.</em></p>

<p>Dalla base di Miramar, a nord di San Diego, parte uno stormo di F-14 accompagnato da una mezza dozzina di aerei per il rifornimento, con la scorta della USS Dwight D. Eisenhower.
Sfogliatella e poi lungomare di Mergellina fatto tutto in moto, impennando, con sosta al chiosco per birra e taralli. Al ritorno, partita di beach volley per smaltire le calorie e seratona in discoteca. Il 27, stipendio accreditato automaticamente sul conto corrente.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/quello-che-mi-ha-insegnato-top-gun-sui-piloti-americani-e-sulla-vita-in-genere</guid>
      <pubDate>Wed, 11 Feb 2026 07:55:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il linguaggio dei cani ai tempi di Usenet</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/il-linguaggio-dei-cani-ai-tempi-di-usenet</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Faccio il giro largo, nulla di nuovo per me. Ai tempi di Usenet, quando eravamo giovani e il web con noi, in molti accedevano ai newsgroup con Forté Agent, storico newsreader legittimamente registrato da tutti quelli che legittimamente registravano mIRC per chattare.  &#xA;&#xA;Anch&#39;io usavo Mirc e Forté Agent: il primo quasi esclusivamente per parlare di anime e fumetti e il secondo per temi più vari; non chiedetemi perché, non ho nessuna risposta sensata, ma seguivo anche quello che, probabilmente doveva essere it.cultura.filosofia (o qualcosa del genere). Un newsgroup di filosofia, insomma, materia di cui non ho mai saputo e capito nulla in ogni fase della mia vita.  &#xA;Seguivo per curiosità, la stessa curiosità che spero continui ad accompagnarmi in ogni fase della mia vita.&#xA;Mi sono imbattuto, una volta, in una conversazione sul linguaggio degli animali.&#xA;!--more--&#xA;I filosofi del gruppo (e non so se sia la posizione di tutti i filosofi del mondo, o di tanti filosofi) negavano categoricamente il semplice concetto.&#xA;Per quegli individui, non c&#39;era comunicazione possibile tra gli animali che non bazzicano Usenet, per certi credenti gli animali non hanno anima, la gente in generale dice che gli manca solo la parola.&#xA;Sembra sempre mancare qualcosa, a questi animali.&#xA;&#xA;Ho sempre frequentato lo stesso bar, negli anni in cui frequentavo i bar: una volta, mi capitò di traslocare e vivere, per alcuni anni, in un posto più lontano del solito dal nostro punto storico di ritrovo, una distanza tranquillamente percorribile a piedi, forzatamente percorribile a piedi perché giusto quelli avevo come mezzo di trasporto.&#xA;Il bar chiudeva alle 22.30 circa, anche prima nelle serate più fiacche, e mi facevo tutto quel bel pezzo di strada in una cittadina che ben presto diventava un luogo di desolazione, movimentata giusto dai soliti criminali in macchina, a velocità proibite, sui rettilinei. La mia non è critica e non è rimpianto di una movida trascinata fino all&#39;alba: preferisco la tranquillità e di tirar tardi non me ne importa nulla, è solo cronaca.&#xA;&#xA;In queste serate buie e desolate, per qualche periodo, ero spesso accompagnato da un cagnolino randagio, piccino, silenzioso, amichevole, che mi trotterellava a fianco, non appena entravo nella sua zona di competenza. Tutto scodinzolante, mi seguiva fino a casa e poi se ne tornava da dove era venuto. Così non ero solo, ogni volta che ci incontravamo.  &#xA;&#xA;Una sera che ero solo, credevo di esserlo, con troppa leggerezza mi avvicino a due cani di taglia ben più importante, che dormivano sotto la veranda di un bar, anch&#39;esso già chiuso a quell&#39;ora. Si svegliano e fanno per avvicinarsi minacciosi, ringhiando e abbaiando, ovviamente ne ho paura e cerco di comportarmi come si dovrebbe fare in questi casi, quando sento trotterellare alle mie spalle, passettini veloci, leggeri e conosciuti: è il solito cagnolino, stavolta in una sua veste che non conoscevo, quella di salvatore.&#xA;Senza agitarsi e senza che ne sia seguita una disputa sonora fisica, abbaia un paio di volte senza neanche agitarsi troppo: i due cagnoni smettono di ringhiare e se ne tornano al loro posto, lui pure torna al suo posto che è al mio fianco, trotterellando fino a casa.  &#xA;&#xA;Era forse un boss, quel cagnolino? I due cani, grandi abbastanza da ammazzarlo con un solo morso, ne hanno forse avuto paura? C&#39;è stata una comunicazione tra loro, direi anche ben precisa?&#xA;Fate voi, io non posso che escludere le prime due ipotesi.  &#xA;&#xA;Agli animali non manca la parola: mancheranno le nostre, di parole, quelle che abbiamo eletto a unica forma di comunicazione approvata e normata, ma di sicuro si comunicano tra loro tutto quel che deve essere comunicato, lo fanno da prima che esistessimo e continueranno a farlo quando come specie non esisteremo più; negar loro questa capacità non è filosofia e non so cos&#39;altro non debba essere, di sicuro è solo presunzione e egocentrismo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Faccio il giro largo, nulla di nuovo per me. Ai tempi di <strong>Usenet,</strong> quando eravamo giovani e il web con noi, in molti accedevano ai newsgroup con <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Fort%C3%A9_Agent" rel="nofollow">Forté Agent</a>,</strong> storico <em>newsreader</em> legittimamente registrato da tutti quelli che legittimamente registravano <strong>mIRC</strong> per chattare.</p>

<p>Anch&#39;io usavo Mirc e Forté Agent: il primo quasi esclusivamente per parlare di anime e fumetti e il secondo per temi più vari; non chiedetemi perché, non ho nessuna risposta sensata, ma seguivo anche quello che, probabilmente doveva essere it.cultura.filosofia (o qualcosa del genere). Un newsgroup di filosofia, insomma, materia di cui non ho mai saputo e capito nulla in ogni fase della mia vita.<br>
Seguivo per curiosità, la stessa curiosità che spero continui ad accompagnarmi in ogni fase della mia vita.
Mi sono imbattuto, una volta, in una conversazione sul linguaggio degli animali.

I filosofi del gruppo (e non so se sia la posizione di tutti i filosofi del mondo, o di tanti filosofi) negavano categoricamente il semplice concetto.
Per quegli individui, non c&#39;era comunicazione possibile tra gli animali che non bazzicano Usenet, per certi credenti gli animali non hanno anima, la gente in generale dice che gli manca solo la parola.
<em>Sembra sempre mancare qualcosa, a questi animali.</em></p>

<p>Ho sempre frequentato lo stesso bar, negli anni in cui frequentavo i bar: una volta, mi capitò di traslocare e vivere, per alcuni anni, in un posto più lontano del solito dal nostro punto storico di ritrovo, una distanza tranquillamente percorribile a piedi, forzatamente percorribile a piedi perché giusto quelli avevo come mezzo di trasporto.
Il bar chiudeva alle 22.30 circa, anche prima nelle serate più fiacche, e mi facevo tutto quel bel pezzo di strada in una cittadina che ben presto diventava un luogo di desolazione, movimentata giusto dai soliti criminali in macchina, a velocità proibite, sui rettilinei. La mia non è critica e non è rimpianto di una movida trascinata fino all&#39;alba: preferisco la tranquillità e di tirar tardi non me ne importa nulla, è solo cronaca.</p>

<p>In queste serate buie e desolate, per qualche periodo, ero spesso accompagnato da un cagnolino randagio, piccino, silenzioso, amichevole, che mi trotterellava a fianco, non appena entravo nella sua zona di competenza. Tutto scodinzolante, mi seguiva fino a casa e poi se ne tornava da dove era venuto. Così non ero solo, ogni volta che ci incontravamo.</p>

<p>Una sera che ero solo, credevo di esserlo, con troppa leggerezza mi avvicino a due cani di taglia ben più importante, che dormivano sotto la veranda di un bar, anch&#39;esso già chiuso a quell&#39;ora. Si svegliano e fanno per avvicinarsi minacciosi, ringhiando e abbaiando, ovviamente ne ho paura e cerco di comportarmi come si dovrebbe fare in questi casi, quando sento trotterellare alle mie spalle, passettini veloci, leggeri e conosciuti: è il solito cagnolino, stavolta in una sua veste che non conoscevo, quella di salvatore.
Senza agitarsi e senza che ne sia seguita una disputa sonora fisica, abbaia un paio di volte senza neanche agitarsi troppo: i due cagnoni smettono di ringhiare e se ne tornano al loro posto, lui pure torna al suo posto che è al mio fianco, trotterellando fino a casa.</p>

<p>Era forse un boss, quel cagnolino? I due cani, grandi abbastanza da ammazzarlo con un solo morso, ne hanno forse avuto paura? C&#39;è stata una comunicazione tra loro, direi anche ben precisa?
Fate voi, io non posso che escludere le prime due ipotesi.</p>

<p>Agli animali non manca la parola: mancheranno le nostre, di parole, quelle che abbiamo eletto a unica forma di comunicazione approvata e normata, ma di sicuro si comunicano tra loro tutto quel che deve essere comunicato, lo fanno da prima che esistessimo e continueranno a farlo quando come specie non esisteremo più; negar loro questa capacità non è filosofia e non so cos&#39;altro non debba essere, di sicuro è solo presunzione e egocentrismo.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/il-linguaggio-dei-cani-ai-tempi-di-usenet</guid>
      <pubDate>Thu, 30 Oct 2025 15:48:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sfuggire alla bruttezza in motorino</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/sfuggire-alla-bruttezza-in-motorino</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Mio padre, alle medie, mi disse che mi avrebbe comprato il motorino, al compimento dei quattordici anni, così ci sarei potuto andare a scuola. Non era l&#39;indirizzo scolastico che avrei voluto scegliere, non era neanche tra i primi dieci, ma la sede era abbastanza lontana.  &#xA;&#xA;Ho iniziato le superiori a tredici anni, i mesi passavano, io fantasticavo sul motorino, sul suo colore. Nello specifico, la promessa era quella di una Vespa, in quel periodo ne era uscito un restyling che aveva portato le marce a tre, ma la questione tecnica non mi interessava particolarmente: tre marce, quattro, volevo solo andarmene in giro sulla mia Vespa rossa; intanto, i mesi passavano e la Vespa sembrava allontanarsi sempre più.&#xA;La promessa della Vespa era un tentativo (poco nascosto, ma riuscito), di tenermi lontano dalla bicicletta che avevo sempre chiesto.&#xA;&#xA;Gli anni delle superiori passavano, &#34;tanto a diciotto anni prendi la patente e ti prendo la macchina&#34;. Chissà quale sarebbe stata la progressione: la bisarca a ventuno e il tram a venticinque. Cosa mi aspetta al compimento dei cento anni? Il Millennium Falcon, almeno.&#xA;&#xA;Non so guidare il motorino, credo, non ho motivo di credere diversamente, non ho mai avuto modo di provarci. Neanche la bisarca e l&#39;aliante.&#xA;!--more--&#xA;Premetto di esser nato nella parte fortunata del mondo, tant&#39;è che sto qui a scrivere sciocchezze per potenziali lettori in condizioni analoghe.  &#xA;&#xA;Non sto scappando da una guerra, sotto il fuoco incrociato dei proiettili di qualche guardia costiera e quello del razzismo di chi vuol trincerarsi nello status privilegiato, regalatogli dal caso.&#xA;Nessuno mi sta bombardando nel nome di certe pretese contenute in un libro &#34;sacro&#34; di decine di secoli fa, tutte parole scritte dai suoi stessi antenati.&#xA;Non sto morendo letteralmente di fame e l&#39;acqua la posso prendere da uno dei rubinetti che ho in casa, oppure alle fontanelle pubbliche.&#xA;Premesso ciò, sono nato e ho vissuto troppo a lungo in un posto orrendo (secondo i canoni di chi è nato nella parte fortunata del mondo), senza aver avuto il coraggio e l&#39;intelligenza di fuggire quando ne avrei avuto la possibilità e la forza.&#xA;Una cittadina di medie dimensioni, brutta come la fame, la stessa bruttezza che ne impregna troppi abitanti. Una di quelle terre di mezzo, per popolazione e dimensioni, sospesa tra paese e città, con tutti i difetti di entrambi e nessuno dei pregi.&#xA;Il caos, il traffico e il cemento abusivo della città e l&#39;aridità culturale di un paesotto in disfacimento, animato a morte da mentalità da età del bronzo.&#xA;&#xA;Un posto così brutto, una quella bruttura che viene anche dall&#39;assoluta mancanza di personalità, di un qualsiasi tratto riconoscibile nell&#39;ambiente antropizzato (perché di quello naturale non c&#39;è granché da dire, si tratterebbe di fantasticare su cose che non esistono).&#xA;Una sensazione di squallore diffuso, ecco; neanche a dirlo, tutte le cittadine confinanti, pur soffrendo in diversa misura degli stessi problemi, erano sicuramente più piacevoli alla vista. Tutti posti in cui era più sensato, umano, trovare un posto dove fare una passeggiata, fermarsi a un bar, mangiare un gelato.  &#xA;&#xA;Il caso sfavorevole ha voluto, quindi, che nascessi nell&#39;epicentro della bruttura. E che ci vivessi, perché i miei in quella bruttura ci sono andati a vivere intenzionalmente, è stata una scelta. Nessuno dei miei antenati è nativo del posto, valli a capire.  &#xA;&#xA;A parte un paio di eccezioni, nella mia cerchia di amicizia eravamo tutti morti di fame, l&#39;unico modo per evadere temporaneamente era saltare su un autobus o camminare fino alla stazione e andarcene in un paese confinante. A Napoli, quando avevamo voglia di qualcosa di livello superiore, quando volevamo vivere la metropoli.&#xA;Il treno ce lo concedevamo quando avevamo i soldi per il biglietto, per l&#39;autobus ci affidavamo alla bontà del conducente o al caso, sperando che non salissero i controllori e ci facessero scendere. Non era un gran danno, potevamo aspettare il prossimo mezzo o camminare, avevamo la vitalità strabordante dei ragazzi, i piedi buoni e nessuna paura di usarli.&#xA;Così riuscivamo a sfuggire, per qualche ora, alla desertificazione esistenziale che ci assediva, prima di finire di nuovo risucchiati dalla sua devastante attrazione gravitazionale.  &#xA;&#xA;Il motorino, però, era tutt&#39;altra cosa.&#xA;Quanto era potente il concetto &#34;ora prendo il motorino e me ne vado a Napoli&#34;. Non è una domanda, non sto chiedendo di quantificare: era potentissimo.&#xA;Non si doveva dar conto a nessuno, autisti e controllori compresi, non si doveva aspettare, c&#39;era solo da sfrecciare e vincere sul traffico.&#xA;L&#39;unico ostacolo erano i temuti vigili, perché c&#39;era sempre qualcosa che non era in regola. Anche se quella cosa non c&#39;era, l&#39;essere in difetto era uno stato dell&#39;anima, anche in quei tempi abbastanza laschi da non imporre neanche il casco. La fobia, a prescindere, del posto di blocco.  &#xA;&#xA;Questa libertà l&#39;ho vissuta solo da passeggero, cosa che mi pone in un sistema di caste mi porrebbe un gradino più in basso. O una persona di serie B, con una più modesta metafora calcistica.&#xA;Sì, inconsciamente si fa questa distinzione tra guidatore e passeggero, specie negli anni delle scuole.  &#xA;&#xA;Sia quel che sia, ogni occasione di scappare da certe realtà è un&#39;occasione perduta. A piedi, in Vespa, in bisarca, perchè no? Anche in Millennium Falcon, dalla metà del sellino destinata al passeggero.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p><strong>Mio padre, alle medie, mi disse che mi avrebbe comprato il motorino, al compimento dei quattordici anni, così ci sarei potuto andare a scuola.</strong> Non era l&#39;indirizzo scolastico che avrei voluto scegliere, non era neanche tra i primi dieci, ma la sede era abbastanza lontana.</p>

<p>Ho iniziato le superiori a tredici anni, i mesi passavano, io fantasticavo sul motorino, sul suo colore. Nello specifico, la promessa era quella di una <em>Vespa,</em> in quel periodo ne era uscito un restyling che aveva portato le marce a tre, ma la questione tecnica non mi interessava particolarmente: tre marce, quattro, volevo solo andarmene in giro sulla mia Vespa rossa; intanto, i mesi passavano e la Vespa sembrava allontanarsi sempre più.
La promessa della Vespa era un tentativo (poco nascosto, ma riuscito), di tenermi lontano dalla bicicletta che avevo sempre chiesto.</p>

<p>Gli anni delle superiori passavano, “tanto a diciotto anni prendi la patente e ti prendo la macchina”. Chissà quale sarebbe stata la progressione: la bisarca a ventuno e il tram a venticinque. Cosa mi aspetta al compimento dei cento anni? Il Millennium Falcon, almeno.</p>

<p>Non so guidare il motorino, credo, non ho motivo di credere diversamente, non ho mai avuto modo di provarci. Neanche la bisarca e l&#39;aliante.

Premetto di esser nato nella parte fortunata del mondo, tant&#39;è che sto qui a scrivere sciocchezze per potenziali lettori in condizioni analoghe.</p>

<p>Non sto scappando da una guerra, sotto il fuoco incrociato dei proiettili di qualche guardia costiera e quello del razzismo di chi vuol trincerarsi nello status privilegiato, regalatogli dal caso.
Nessuno mi sta bombardando nel nome di certe pretese contenute in un libro “sacro” di decine di secoli fa, tutte parole scritte dai suoi stessi antenati.
Non sto morendo letteralmente di fame e l&#39;acqua la posso prendere da uno dei rubinetti che ho in casa, oppure alle fontanelle pubbliche.
Premesso ciò, sono nato e ho vissuto troppo a lungo in un posto orrendo (secondo i canoni di chi è nato nella parte fortunata del mondo), senza aver avuto il coraggio e l&#39;intelligenza di fuggire quando ne avrei avuto la possibilità e la forza.
Una cittadina di medie dimensioni, brutta come la fame, la stessa bruttezza che ne impregna troppi abitanti. Una di quelle terre di mezzo, per popolazione e dimensioni, sospesa tra paese e città, con tutti i difetti di entrambi e nessuno dei pregi.
Il caos, il traffico e il cemento abusivo della città e l&#39;aridità culturale di un paesotto in disfacimento, animato a morte da mentalità da età del bronzo.</p>

<p>Un posto così brutto, una quella bruttura che viene anche dall&#39;assoluta mancanza di personalità, di un qualsiasi tratto riconoscibile nell&#39;ambiente antropizzato (perché di quello naturale non c&#39;è granché da dire, si tratterebbe di fantasticare su cose che non esistono).
Una sensazione di squallore diffuso, ecco; neanche a dirlo, tutte le cittadine confinanti, pur soffrendo in diversa misura degli stessi problemi, erano sicuramente più piacevoli alla vista. Tutti posti in cui era più sensato, umano, trovare un posto dove fare una passeggiata, fermarsi a un bar, mangiare un gelato.</p>

<p>Il caso sfavorevole ha voluto, quindi, che nascessi nell&#39;epicentro della bruttura. E che ci vivessi, perché i miei in quella bruttura ci sono andati a vivere intenzionalmente, è stata una scelta. Nessuno dei miei antenati è nativo del posto, valli a capire.</p>

<p>A parte un paio di eccezioni, nella mia cerchia di amicizia eravamo tutti morti di fame, l&#39;unico modo per evadere temporaneamente era saltare su un autobus o camminare fino alla stazione e andarcene in un paese confinante. A Napoli, quando avevamo voglia di qualcosa di livello superiore, quando volevamo vivere la metropoli.
Il treno ce lo concedevamo quando avevamo i soldi per il biglietto, per l&#39;autobus ci affidavamo alla bontà del conducente o al caso, sperando che non salissero i controllori e ci facessero scendere. Non era un gran danno, potevamo aspettare il prossimo mezzo o camminare, avevamo la vitalità strabordante dei ragazzi, i piedi buoni e nessuna paura di usarli.
Così riuscivamo a sfuggire, per qualche ora, alla desertificazione esistenziale che ci assediva, prima di finire di nuovo risucchiati dalla sua devastante attrazione gravitazionale.</p>

<p>Il motorino, però, era tutt&#39;altra cosa.
Quanto era potente il concetto <strong>“ora prendo il motorino e me ne vado a Napoli”.</strong> Non è una domanda, non sto chiedendo di quantificare: era potentissimo.
Non si doveva dar conto a nessuno, autisti e controllori compresi, non si doveva aspettare, c&#39;era solo da sfrecciare e vincere sul traffico.
L&#39;unico ostacolo erano i temuti vigili, perché c&#39;era sempre qualcosa che non era in regola. Anche se quella cosa non c&#39;era, l&#39;essere in difetto era uno stato dell&#39;anima, anche in quei tempi abbastanza laschi da non imporre neanche il casco. La fobia, a prescindere, del posto di blocco.</p>

<p>Questa libertà l&#39;ho vissuta solo da passeggero, cosa che mi pone in un sistema di caste mi porrebbe un gradino più in basso. O una persona di serie B, con una più modesta metafora calcistica.
Sì, inconsciamente si fa questa distinzione tra guidatore e passeggero, specie negli anni delle scuole.</p>

<p>Sia quel che sia, ogni occasione di scappare da certe realtà è un&#39;occasione perduta. A piedi, in Vespa, in bisarca, perchè no? Anche in Millennium Falcon, dalla metà del sellino destinata al passeggero.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/sfuggire-alla-bruttezza-in-motorino</guid>
      <pubDate>Sat, 30 Aug 2025 06:05:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Perché darmi pena per Napoli?</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/perche-darmi-pena-per-napoli</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Da tempo avevo deciso di scrivere, in maniera diffusa, del mio rapporto, una volta conflittuale, con Napoli e provincia, posti dove sono nato, vissuto per troppo tempo e dove ho iniziato a morire.  &#xA;&#xA;Avevo anche cominciato in una bozza, qui, ma ho capito presto che ne sarebbe scaturito un flusso di coscienza lunghissimo e sconclusionato, difficile da scrivere per me e difficile da leggere per chiunque.&#xA;A che pro? Ho risolto quel rapporto conflittuale: Napoli, con relativa provincia, non meriterebbe più neanche un secondo della mia vita o un neurone del mio cervello, tuttavia le ferite aperte sono troppe e non è possibile cancellare a comando settori della memoria. &#xA;Da quella bozza ricaverò qualche articoletto da pubblicare di tanto in tanto, immaginando eventuali lettori immedesimarsi o meno in quelle situazioni, ravvisarne o meno problemi analoghi in altre aree geografiche; riassumo, intanto: ci sono modi molto più produttivi per sprecare tempo.  &#xA;&#xA;Napoli è una città bellissima, paralizzata dalla vitalità straordinaria e incanalata male di parte della popolazione.&#xA;Napoli non ha speranza e sopravvive senza spiegazione.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Da tempo avevo deciso di scrivere, in maniera diffusa, del mio rapporto, una volta conflittuale, con Napoli e provincia, posti dove sono nato, vissuto per troppo tempo e dove ho iniziato a morire.</p>

<p>Avevo anche cominciato in una bozza, qui, ma ho capito presto che ne sarebbe scaturito un flusso di coscienza lunghissimo e sconclusionato, difficile da scrivere per me e difficile da leggere per chiunque.
A che pro? Ho risolto quel rapporto conflittuale: Napoli, con relativa provincia, non meriterebbe più neanche un secondo della mia vita o un neurone del mio cervello, tuttavia le ferite aperte sono troppe e non è possibile cancellare a comando settori della memoria.
Da quella bozza ricaverò qualche articoletto da pubblicare di tanto in tanto, immaginando eventuali lettori immedesimarsi o meno in quelle situazioni, ravvisarne o meno problemi analoghi in altre aree geografiche; riassumo, intanto: ci sono modi molto più produttivi per sprecare tempo.</p>

<p>Napoli è una città bellissima, paralizzata dalla vitalità straordinaria e incanalata male di parte della popolazione.
Napoli non ha speranza e sopravvive senza spiegazione.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/perche-darmi-pena-per-napoli</guid>
      <pubDate>Thu, 28 Aug 2025 05:56:52 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Torre Nera, Stranger Things, cultura pop e elaborazione del lutto</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/la-torre-nera-stranger-things-cultura-pop-e-elaborazione-del-lutto</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;La fortuna non esiste, è un modo che non mi appartiene di riferirsi al caso benigno. Un tiro di dadi favorevole, un&#39;azione meccanica da cui scaturisce un risultato casuale. I dadi hanno deciso che non avessi idoli di alcun tipo, risparmiandomi parecchie delusioni.&#xA;L&#39;idolo, specie finché è ancora in vita, può far sempre in tempo a tradirsi (e tradirti).  &#xA;&#xA;Mio padre mi voleva bene, molto; anch&#39;io gli volevo bene, molto, ma erano quei sentimenti che non si incontrano, si sfiorano, cercano di avvicinarsi e poi sfuggono vicendevolmente, camminano paralleli come due rette geometriche, separati da infiniti punti, infinite rette.&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Era un uomo del Sud, degli anni Quaranta, nato, cresciuto e vissuto in determinati quartieri, con la scolarizzazione di uno che ha iniziato a lavorare poco più che bambino. Un&#39;identità facile da inquadrare, ampiamente rappresentata.&#xA;Io, invece, nella mia famiglia sono sempre stato un corpo estraneo. Non c&#39;era nessun motivo, nessuna possibilità per cui tra noi le cose potessero funzionare più di tanto, la frattura si allargava con gli anni. Non c&#39;era dialogo, non essendoci nulla su cui poter dialogare. Non c&#39;era neanche voglia e possibilità di confronto e discussione, essendo le posizioni di partenza così distanti, inconciliabili, irremovibili. Non c&#39;era nulla da mercanteggiare.&#xA;&#xA;Come tutti, ha commesso degli errori, ma un paio almeno così grandi da negarmi la vita che avrei voluto. Non ha mai voluto investire niente su di me: lo so che è un&#39;immagine brutta quanto il concetto stesso, ma viviamo nel capitalismo e determinate cose funzionano in un determinato modo.&#xA;Ancora, non ha voluto lasciare Napoli e provincia, landa marcescente, quando ne avevamo la possibilità.&#xA;Scelte che mi hanno fatto sentire privato della speranza e del futuro, probabilmente operate nel nome della famiglia in senso ampio, quando avrebbe dovuto limitarsi alla sua, di famiglia.&#xA;&#xA;Nonostante tutto ci volevamo bene, però, alla nostra maniera e nelle sue ultime settimane ci siamo riavvicinati per quanto possibile, perché certe situazioni fanno riflettere sulle priorità e l&#39;importanza delle cose.  &#xA;&#xA;Certi elementi di cultura popolare erano le uniche cose che avessero il potere di avvicinare, temporaneamente, fugacemente quelle rette.&#xA;I fumetti del trio EsseGesse (Il Grande Blek, Il Comandante Mark, Capitan Miki), Tex, le storie esotiche di Sergio Toppi, Corto Maltese.&#xA;I western di Sergio Leone, Il mio nome è Nessuno.&#xA;Certi episodi, probabilmente produzioni mitteleuropee, che passavano in RAI, narrazioni più o meno fiabesche di cavalieri e nobili in boschi scuri, inghiottiti dalla nebbia. La domenica mattina, era quella la programmazione, mentre mia mamma faceva le faccende di casa, andavo a piazzarmi sul lettone e le guardavamo insieme, poi ci si preparava per uscire. Ero ancora abbastanza piccolo da uscire con loro, la domenica mattina.  &#xA;&#xA;Il legame più forte e duraturo di tutti, però, è stato Stephen King. Tutto è iniziato in un supermercato in provincia di Arezzo, quindi sullo scaffare dei libri di un qualche punto Coop. La chiamata dei tre: questo è il libro che mi cattura, sarà stata la copertina, il titolo, quello stile grafico che poi sarebbe diventato familiare.&#xA;&#xA;Copertina di un libro con una sorta di tramono e quattro soggetti umani, un pistolero, due soggetti maschili di età differenti e una donna su una sedia a rotelle. A grandi lettere, il testo Stephen King e La chiamata dei tre.&#xA;&#xA;Non sapevo si trattasse del secondo della serie, non era importante. Poi mi procurai il primo e tutti quelli usciti successivamente. Probabilmente, l&#39;unica cosa che abbia mai atteso con relativa impazienza, in ambito intrattenimento, era il nuovo libro della serie.&#xA;Comunque, visto che c&#39;ero, mi appassionai alle storie di Stephen King, ai suoi mondi, alla sua narrazione, recuperando praticamente tutti i suoi libri fino a una certa data, su quelli recenti non sono ferrato.&#xA;Anche mio padre ne divenne un avido lettore e vederlo con quei libri in mano, anche prima che li leggessi io, era un modo per sentirsi più vicini. Almeno per me, non so lui cosa provasse a parti invertite.  &#xA;&#xA;Poi, un giorno, in rete si inizia a parlare di Stranger Things: non me ne importa nulla di essere sempre sul pezzo, quindi lasciai perdere per qualche tempo, poi mi procurai la serie. Sì, sappiamo tutti che è una serie furba, facilona, derivativa, eccetera. Come i film di Tarantino, non sarebbe esistita senza aver potuto attingere a una mole considerevole di materiale precedente, non sarebbe esistita senza la musica e l&#39;estetica degli anni Ottanta, non sarebbe esistita, in primo luogo, senza le migliaia di pagine di Stephen King. Anche le migliaia di pagine di Stephen King vengono da altre decine di migliaia di pagine.  &#xA;Faccio in modo che mio padre possa vederla, un altro modo per sentirsi più vicini. La apprezza e molto, non avevo dubbi. È lui il primo a vedere la stagione successiva, appena disponibile.  &#xA;&#xA;Esce la terza stagione, la divora e poi mi fa &#34;quando escono le altre puntate?&#34;. Non ho modo di saperlo con precisione, lui stava ancora relativamente bene (per quanto possa stare bene una persona che ha ricevuto quel tipo di condanna a morte) e quindi posso dirgli, senza che mi si bagnino gli occhi, che la vedrà appena uscita.&#xA;Non la vedrà mai, la malattia non gliene ha dato il tempo. Non l&#39;avrebbe vista comunque, perché il cortisone, tra le decine di medicinali che doveva assumere, gli aveva ormai opacizzato la vista, non penso distinguesse più che ombre.  &#xA;&#xA;Non ho voluto vedere le puntate successive, son rimasto anch&#39;io allo stesso punto. Non le vedrò mai.&#xA;E, sapete una cosa? Mi ero ripromesso di leggere l&#39;ultimo libro, La Torre Nera, proprio come il titolo della saga, solo quando sarebbe stato meglio.&#xA;Avrei voluto leggere quella conclusione col cuore più leggero, conservarla come una bottiglia pregiata per le grandi occasioni, ma la morte è arrivata prima e ho deciso così. Non lo leggerò mai.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>La fortuna non esiste, è un modo che non mi appartiene di riferirsi al caso benigno. Un tiro di dadi favorevole, un&#39;azione meccanica da cui scaturisce un risultato casuale. I dadi hanno deciso che non avessi idoli di alcun tipo, risparmiandomi parecchie delusioni.
L&#39;idolo, specie finché è ancora in vita, può far sempre in tempo a tradirsi (e tradirti).</p>

<p>Mio padre mi voleva bene, molto; anch&#39;io gli volevo bene, molto, ma erano quei sentimenti che non si incontrano, si sfiorano, cercano di avvicinarsi e poi sfuggono vicendevolmente, camminano paralleli come due rette geometriche, separati da infiniti punti, infinite rette.
</p>

<p>Era un uomo del Sud, degli anni Quaranta, nato, cresciuto e vissuto in determinati quartieri, con la scolarizzazione di uno che ha iniziato a lavorare poco più che bambino. Un&#39;identità facile da inquadrare, ampiamente rappresentata.
Io, invece, nella mia famiglia sono sempre stato un corpo estraneo. Non c&#39;era nessun motivo, nessuna possibilità per cui tra noi le cose potessero funzionare più di tanto, la frattura si allargava con gli anni. Non c&#39;era dialogo, non essendoci nulla su cui poter dialogare. Non c&#39;era neanche voglia e possibilità di confronto e discussione, essendo le posizioni di partenza così distanti, inconciliabili, irremovibili. Non c&#39;era nulla da mercanteggiare.</p>

<p>Come tutti, ha commesso degli errori, ma un paio almeno così grandi da negarmi la vita che avrei voluto. Non ha mai voluto investire niente su di me: lo so che è un&#39;immagine brutta quanto il concetto stesso, ma viviamo nel capitalismo e determinate cose funzionano in un determinato modo.
Ancora, non ha voluto lasciare Napoli e provincia, landa marcescente, quando ne avevamo la possibilità.
Scelte che mi hanno fatto sentire privato della speranza e del futuro, probabilmente operate nel nome della famiglia in senso ampio, quando avrebbe dovuto limitarsi alla sua, di famiglia.</p>

<p>Nonostante tutto ci volevamo bene, però, alla nostra maniera e nelle sue ultime settimane ci siamo riavvicinati per quanto possibile, perché certe situazioni fanno riflettere sulle priorità e l&#39;importanza delle cose.</p>

<p>Certi elementi di cultura popolare erano le uniche cose che avessero il potere di avvicinare, temporaneamente, fugacemente quelle rette.
I fumetti del trio EsseGesse (Il Grande Blek, Il Comandante Mark, Capitan Miki), Tex, le storie esotiche di Sergio Toppi, Corto Maltese.
I western di Sergio Leone, Il mio nome è Nessuno.
Certi episodi, probabilmente produzioni mitteleuropee, che passavano in RAI, narrazioni più o meno fiabesche di cavalieri e nobili in boschi scuri, inghiottiti dalla nebbia. La domenica mattina, era quella la programmazione, mentre mia mamma faceva le faccende di casa, andavo a piazzarmi sul lettone e le guardavamo insieme, poi ci si preparava per uscire. Ero ancora abbastanza piccolo da uscire con loro, la domenica mattina.</p>

<p>Il legame più forte e duraturo di tutti, però, è stato Stephen King. Tutto è iniziato in un supermercato in provincia di Arezzo, quindi sullo scaffare dei libri di un qualche punto Coop. <strong>La chiamata dei tre:</strong> questo è il libro che mi cattura, sarà stata la copertina, il titolo, quello stile grafico che poi sarebbe diventato familiare.</p>

<p><img src="https://m.media-amazon.com/images/I/91nLiZxgh1L._UF1000,1000_QL80_.jpg" alt="Copertina di un libro con una sorta di tramono e quattro soggetti umani, un pistolero, due soggetti maschili di età differenti e una donna su una sedia a rotelle. A grandi lettere, il testo Stephen King e La chiamata dei tre." title="La chiamata dei tre, di Stephen King"></p>

<p>Non sapevo si trattasse del secondo della serie, non era importante. Poi mi procurai il primo e tutti quelli usciti successivamente. Probabilmente, l&#39;unica cosa che abbia mai atteso con relativa impazienza, in ambito intrattenimento, era il nuovo libro della serie.
Comunque, visto che c&#39;ero, mi appassionai alle storie di Stephen King, ai suoi mondi, alla sua narrazione, recuperando praticamente tutti i suoi libri fino a una certa data, su quelli recenti non sono ferrato.
Anche mio padre ne divenne un avido lettore e vederlo con quei libri in mano, anche prima che li leggessi io, era un modo per sentirsi più vicini. Almeno per me, non so lui cosa provasse a parti invertite.</p>

<p>Poi, un giorno, in rete si inizia a parlare di <strong>Stranger Things:</strong> non me ne importa nulla di essere sempre sul pezzo, quindi lasciai perdere per qualche tempo, poi mi procurai la serie. Sì, sappiamo tutti che è una serie furba, facilona, derivativa, eccetera. Come i film di Tarantino, non sarebbe esistita senza aver potuto attingere a una mole considerevole di materiale precedente, non sarebbe esistita senza la musica e l&#39;estetica degli anni Ottanta, non sarebbe esistita, in primo luogo, senza le migliaia di pagine di Stephen King. Anche le migliaia di pagine di Stephen King vengono da altre decine di migliaia di pagine.<br>
Faccio in modo che mio padre possa vederla, un altro modo per sentirsi più vicini. La apprezza e molto, non avevo dubbi. È lui il primo a vedere la stagione successiva, appena disponibile.</p>

<p>Esce la terza stagione, la divora e poi mi fa “quando escono le altre puntate?”. Non ho modo di saperlo con precisione, lui stava ancora <em>relativamente</em> bene (per quanto possa stare bene una persona che ha ricevuto quel tipo di condanna a morte) e quindi posso dirgli, senza che mi si bagnino gli occhi, che la vedrà appena uscita.
Non la vedrà mai, la malattia non gliene ha dato il tempo. Non l&#39;avrebbe vista comunque, perché il cortisone, tra le decine di medicinali che doveva assumere, gli aveva ormai opacizzato la vista, non penso distinguesse più che ombre.</p>

<p>Non ho voluto vedere le puntate successive, son rimasto anch&#39;io allo stesso punto. Non le vedrò mai.
E, sapete una cosa? Mi ero ripromesso di leggere l&#39;ultimo libro, <strong>La Torre Nera</strong>, proprio come il titolo della saga, solo quando sarebbe stato meglio.
Avrei voluto leggere quella conclusione col cuore più leggero, conservarla come una bottiglia pregiata per le grandi occasioni, ma la morte è arrivata prima e ho deciso così. Non lo leggerò mai.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/la-torre-nera-stranger-things-cultura-pop-e-elaborazione-del-lutto</guid>
      <pubDate>Fri, 18 Jul 2025 07:20:19 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>Ero nerd quando per strada ti sputavano metaforicamente addosso</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/ero-nerd-quando-per-strada-ti-sputavano-metaforicamente-addosso</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;In senso figurato, ovvio, e metto in chiaro un paio di cose: non sto scrivendo questo per affibbiarmi una qualche primogenitura o la tessera numero 0 di un club esclusivo, è solo per dire che non lo sono più nel senso che la parola ha acquisito, ora che è più facile esserlo alla luce del sole, senza doversi scambiare gesti da carbonari. Avrei voluto poter attingere a una platea più ampia di possibili amicizie, all&#39;epoca.&#xA;Non era nulla di cui vantarsi, meglio tenere un profilo basso perché non si poteva essere sicuri degli interlocutori. Nerd non era un complimento, no no.  &#xA;!--more--&#xA;Quando per videogiocare dovevi pagare nelle sale giochi, considerate luoghi di perdizione per individui irrecuperabili, oppure avere qualche amico abbastanza ricco da potersi permettere una console o un qualche modello Commodore, prima che i prezzi diventassero più popolari.&#xA;&#xA;Quando non potevi sfogliare una rivista di videogiochi in presenza di qualcuno più grande di te, figuriamoci andare in giro coi manga sotto gli occhi indagatori e giudicanti di un passante qualunque.  &#xA;&#xA;Quando le cose te le dovevi andare a cercare col lanternino, non le trovavi con un tasto magico.  &#xA;&#xA;Quando sul nastro trasportatore del supermercato rovesciavi una valanga di libri &#34;sconvenienti&#34;: Clive Barker, Stephen King, fantascienza a caso. Una volta, però, ho trovato una cassiera che era dalla nostra parte.&#xA;&#xA;Quando, qualche anno dopo, uscire dalla proiezione di un anime era più disdicevole che farsi vedere alla biglietteria di una sala vietata ai minori. Quando Guerre Stellari e X-Files, quando l&#39;aeromodellismo...&#xA;&#xA;Quando si era una minoranza, insomma, quando noi eravamo piccoli e gli altri erano grandi, poi siamo cresciuti. Quelli più grandi di noi, ovviamente, ci sono ancora, ma siamo diventati abbastanza da comprenderci a vicenda, almeno all&#39;interno delle nostre passioni. Quei figli ora sono diventati padri, insomma; io no, sono solo diventato più vecchio e anche questo va bene così.  &#xA;&#xA;Quando arriva la vita vera, che è come schiantarsi contro un muro, certe cose cambiano. Quando non trovi un lavoro o ne trovi uno da schiavo, quando i genitori invecchiano, si ammalano e peggio, quando il mondo che va a rotoli non sembra essere lontano come prima, quando capisci di riuscire appena a tenerti appena a galla nel presente e l&#39;unica certezza del futuro è che non ne hai uno, ti passa la voglia di perderti in un videogioco, cadere tra le pagine di un libro. Seguire una serie diventa sempre meno attraente, anche la musica non suona più come prima e astrarsi dalle miserie quotidiane diventa impossibile, difficilissimo nel più paradisiaco degli scenari.  &#xA;&#xA;E così, proprio ora che potrei confondermi tra la nuova folla, con la diluizione della definizione di nerd a livelli omeopatici, so per certo di non far parte più della categoria.&#xA;Non ho più la capacità di dedicarmi totalmente a certi argomenti, vivisezionarli, capirli profondamente, viverli, goderne.&#xA;Non ricordo le storie, tantomeno i particolari, non ricordo i nomi; non ho la curiosità, il tempo libero (dalle preoccupazioni) da dedicare alla scoperta e alla riscoperta, sono fuori tempo massimo per i videogiochi moderni, i libri sono diventati noiosi dopo averne letti così tanti, l&#39;estetica video contemporanea solitamente mi allontana, l&#39;all you can eat del sistema abbonamento mi dà solo la nausea e non capisco come faccia la gente a guardare 300 serie tv 300 film giocare a 300 videogiochi da 300 ore nel solo mese di febbraio, che è ancora di 28 giorni salvo bisestili, come lo era quando ero nerd io, quando era brutto sentirsi apostrofare così.&#xA;&#xA;Non saprei di cosa parlare, dove parlarne, con chi e come sostenere una discussione. Però, ora basta così: questi pensieri sono deragliati da un pezzo, non so dove andare a parare e la sintesi complessiva dei miei pensieri si riassume sempre in contenuti di scarsa rilevanza.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p><strong><em>In senso figurato,</em></strong> ovvio, e metto in chiaro un paio di cose: non sto scrivendo questo per affibbiarmi una qualche primogenitura o la tessera numero 0 di un club esclusivo, è solo per dire che non lo sono più nel senso che la parola ha acquisito, ora che è più facile esserlo alla luce del sole, senza doversi scambiare gesti da carbonari. Avrei voluto poter attingere a una platea più ampia di possibili amicizie, all&#39;epoca.
Non era nulla di cui vantarsi, meglio tenere un profilo basso perché non si poteva essere sicuri degli interlocutori. Nerd non era un complimento, no no.<br>

Quando per videogiocare dovevi pagare nelle sale giochi, considerate luoghi di perdizione per individui irrecuperabili, oppure avere qualche amico abbastanza ricco da potersi permettere una console o un qualche modello Commodore, prima che i prezzi diventassero più popolari.</p>

<p>Quando non potevi sfogliare una rivista di videogiochi in presenza di qualcuno più grande di te, figuriamoci andare in giro coi manga sotto gli occhi indagatori e giudicanti di un passante qualunque.</p>

<p>Quando le cose te le dovevi andare a cercare col lanternino, non le trovavi con un tasto magico.</p>

<p>Quando sul nastro trasportatore del supermercato rovesciavi una valanga di libri “sconvenienti”: Clive Barker, Stephen King, fantascienza a caso. Una volta, però, ho trovato una cassiera che era dalla nostra parte.</p>

<p>Quando, qualche anno dopo, uscire dalla proiezione di un anime era più disdicevole che farsi vedere alla biglietteria di una sala vietata ai minori. Quando Guerre Stellari e X-Files, quando l&#39;aeromodellismo...</p>

<p>Quando si era una minoranza, insomma, quando noi eravamo piccoli e gli altri erano grandi, poi siamo cresciuti. Quelli più grandi di noi, ovviamente, ci sono ancora, ma siamo diventati abbastanza da comprenderci a vicenda, almeno all&#39;interno delle nostre passioni. Quei figli ora sono diventati padri, insomma; io no, sono solo diventato più vecchio e anche questo va bene così.</p>

<p>Quando arriva la vita vera, che è come schiantarsi contro un muro, certe cose cambiano. Quando non trovi un lavoro o ne trovi uno da schiavo, quando i genitori invecchiano, si ammalano e peggio, quando il mondo che va a rotoli non sembra essere lontano come prima, quando capisci di riuscire appena a tenerti appena a galla nel presente e l&#39;unica certezza del futuro è che non ne hai uno, ti passa la voglia di perderti in un videogioco, cadere tra le pagine di un libro. Seguire una serie diventa sempre meno attraente, anche la musica non suona più come prima e astrarsi dalle miserie quotidiane diventa impossibile, difficilissimo nel più paradisiaco degli scenari.</p>

<p>E così, proprio ora che potrei confondermi tra la nuova folla, con la diluizione della definizione di nerd a livelli omeopatici, so per certo di non far parte più della categoria.
Non ho più la capacità di dedicarmi totalmente a certi argomenti, vivisezionarli, capirli profondamente, viverli, goderne.
Non ricordo le storie, tantomeno i particolari, non ricordo i nomi; non ho la curiosità, il tempo libero (dalle preoccupazioni) da dedicare alla scoperta e alla riscoperta, sono fuori tempo massimo per i videogiochi moderni, i libri sono diventati noiosi dopo averne letti così tanti, l&#39;estetica video contemporanea solitamente mi allontana, l&#39;all you can eat del sistema abbonamento mi dà solo la nausea e non capisco come faccia la gente a guardare 300 serie tv 300 film giocare a 300 videogiochi da 300 ore nel solo mese di febbraio, che è ancora di 28 giorni salvo bisestili, come lo era quando ero nerd io, quando era brutto sentirsi apostrofare così.</p>

<p>Non saprei di cosa parlare, dove parlarne, con chi e come sostenere una discussione. Però, ora basta così: questi pensieri sono deragliati da un pezzo, non so dove andare a parare e la sintesi complessiva dei miei pensieri si riassume sempre in contenuti di scarsa rilevanza.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/ero-nerd-quando-per-strada-ti-sputavano-metaforicamente-addosso</guid>
      <pubDate>Thu, 19 Jun 2025 17:55:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Prima o poi, qualcuno ci chiederà di aprire un barattolo recalcitrante</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/prima-o-poi-qualcuno-ci-chiedera-di-aprire-un-barattolo-recalcitrante</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;O di svitare qualcosa di ostinato in genere, ma nella realtà domestica il barattolo è il caso più comune.  &#xA;&#xA;Solitamente, si tratta di conserve, sottoli e sottaceti industriali, coi tappi avvitati da macchine che compensano la mancanza di cuore con una forza esuberante; solitamente, a occuparsene è la persona più forte in casa: statisticamente e per comodità, facciamo che sia il padre di famiglia.&#xA;Questo padre che, sicuramente, agli occhi dei figli è pure l&#39;essere umano più forte del mondo. È l&#39;ultima risorsa, quando tutti gli altri muscoli in casa hanno fallito, ma il tempo passa. Eccome se passa. vola.  &#xA;!--more--&#xA;Prima o poi, la persona più forte della famiglia e, di conseguenza, del mondo, vi chiederà di aprire quel barattolo. E quel barattolo, che per tutti gli altri sembra un corpo unico, alla fine lo aprite e con uno sforzo relativamente leggero.&#xA;&#34;Tutto qui?&#34;  &#xA;&#xA;Sono arrivato a questo punto di svolta ormai parecchi anni fa, ormai un numero a due cifre. La sensazione fu galvanizzante: il testimone era stato passato, ero il re della foresta, il più forte in quel microcosmo che è la casa. Era solo l&#39;euforia iniziale, trasformatasi ben presto in tristezza, giusto il tempo di rendersi davvero conto della situazione.  &#xA;&#xA;Era iniziato il declino di quello che, nel bene e nel male, era il punto di riferimento. La persona che per anni si era presa cura di me, sempre nel bene e nel male, da quel momento in poi avrebbe avuto bisogno di qualcuno che se ne prendesse cura.&#xA;Magari si fosse trattato, da lì in poi, solo di aprire barattoli. Quando mi son sentito dire &#34;aiutami ad alzarmi dalla sedia, non ce la faccio, voglio andare a riposarmi un poco&#34;, ho capito che anche io stavo iniziando a morire.  &#xA;&#xA;Faccio volontariato in un posto, nonostante la mia età sono tra i più giovani del gruppo. Mi chiedono di avvitare e svitare cose, operazioni che loro fanno con le pinze, a me bastano ancora solo le mani; quell&#39;irrigatore, che per loro è a fine corsa, nelle mie mani fa ancora una decina di giri.&#xA;Quando mi è (ri)capitato la prima volta, però, non ho provato nessuna euforia, nessun brivido di forza. Mi sono solo intristito e ho fatto in modo che non se ne accorgesse nessuno.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>O di svitare qualcosa di ostinato in genere, ma nella realtà domestica il barattolo è il caso più comune.</p>

<p>Solitamente, si tratta di conserve, sottoli e sottaceti industriali, coi tappi avvitati da macchine che compensano la mancanza di cuore con una forza esuberante; solitamente, a occuparsene è la persona più forte in casa: statisticamente e per comodità, facciamo che sia il padre di famiglia.
Questo padre che, sicuramente, agli occhi dei figli è pure l&#39;essere umano più forte del mondo. È l&#39;ultima risorsa, quando tutti gli altri muscoli in casa hanno fallito, ma il tempo passa. Eccome se passa. vola.<br>

Prima o poi, la persona più forte della famiglia e, di conseguenza, del mondo, vi chiederà di aprire quel barattolo. E quel barattolo, che per tutti gli altri sembra un corpo unico, alla fine lo aprite e con uno sforzo relativamente leggero.
<strong><em>“Tutto qui?”</em></strong></p>

<p>Sono arrivato a questo punto di svolta ormai parecchi anni fa, ormai un numero a due cifre. La sensazione fu galvanizzante: il testimone era stato passato, ero il re della foresta, il più forte in quel microcosmo che è la casa. Era solo l&#39;euforia iniziale, trasformatasi ben presto in tristezza, giusto il tempo di rendersi davvero conto della situazione.</p>

<p>Era iniziato il declino di quello che, nel bene e nel male, era il punto di riferimento. La persona che per anni si era presa cura di me, sempre nel bene e nel male, da quel momento in poi avrebbe avuto bisogno di qualcuno che se ne prendesse cura.
Magari si fosse trattato, da lì in poi, solo di aprire barattoli. Quando mi son sentito dire “aiutami ad alzarmi dalla sedia, non ce la faccio, voglio andare a riposarmi un poco”, ho capito che anche io stavo iniziando a morire.</p>

<p>Faccio volontariato in un posto, nonostante la mia età sono tra i più giovani del gruppo. Mi chiedono di avvitare e svitare cose, operazioni che loro fanno con le pinze, a me bastano ancora solo le mani; quell&#39;irrigatore, che per loro è a fine corsa, nelle mie mani fa ancora una decina di giri.
Quando mi è (ri)capitato la prima volta, però, non ho provato nessuna euforia, nessun brivido di forza. Mi sono solo intristito e ho fatto in modo che non se ne accorgesse nessuno.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/prima-o-poi-qualcuno-ci-chiedera-di-aprire-un-barattolo-recalcitrante</guid>
      <pubDate>Wed, 18 Jun 2025 14:21:52 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ken il guerriero, Street Fighter 2 e la necessità delle cose inutili</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/ken-il-guerriero-street-fighter-2-e-la-necessita-delle-cose-inutili</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Ken il guerriero, l&#39;uomo di Hokuto, torna sempre. Non se ne è mai andato, probabilmente, comunque parto da Goldrake.&#xA;&#xA;Ho visto Goldrake su Rete 2, ma ero troppo piccolo e non ho ricordi sufficienti a ricavarne un qualsiasi accenno di analisi. Quando è arrivato Ken il guerriero, Hokuto no Ken, ero grande abbastanza e quei ricordi sono ancora tutti qui. Penso sia uno delle pietre miliari della storia dell&#39;animazione giapponese in Italia, non solo per il titolo in sè, ma per un impatto che definirei totalizzante. C&#39;erano stati i robottoni, ma erano tanti e dividevano il pubblico, anche solo tra titoli nagaiani e non. Ken il guerriero, invece, era uno solo pur nella sua divisione interna in due serie.&#xA;!--more--&#xA;Breve digressione sulla seconda serie. Le parole che si sentivano più spesso: &#34;non mi piace, doveva finire a Raoul, i personaggi sono strani, si sono messi a fare le palle di fuoco.&#xA;Tutte balle, la si continuava a guardare con la stessa avidità, chiusa la digressione.&#xA;&#xA;Si poteva parteggiare per questo o quel personaggio, buono o cattivo era indifferente, il catalogo era micidiale. Si ragionava sempre all&#39;interno di Ken il guerriero, però. Qualcuno, nelle reti locali di tutta Italia, deve aver fiutato il sentore e così, a diverse latitudini, siamo finiti con tre messe in onda quotidiane, chiaramente sfalsate tra loro e, spesso, di parecchio.&#xA;Mossa azzeccatissima, perché c&#39;era una specie di necessità di Ken il guerriero, c&#39;era da guardarne le puntate e commentarle a scuola, prima della campanella, in sala giochi, per strada. Commentare tutto, anche se Raoul era vivo la mattina, morto il pomeriggio e impegnato con Fudo la sera. Non ce ne importava nulla dello spoiler (cos&#39;era?), della ripetizione, della cronologia impazzita.&#xA;Volevamo Ken ed eccocelo, prima, dopo e durante i pasti.&#xA;&#xA;Qualche anno dopo, arriva Street Fighter 2, stavolta il mezzo è il videogioco e gli schermi sono quelli della sala giochi, l&#39;impatto culturale e sociale è il medesimo. Anche stavolta, qualcuno se ne accorge, più facilmente perché bastava guardare le code infinite. I cabinati di SF2 si moltiplicano, le schede originali non bastano, i gestori fanno quel che possono e arrivano bootleg, rainbow edition, la gente vuole, deve giocarci ora e subito. Mai visto nulla del genere, prima o dopo, anche sette cabinati dello stesso gioco nella stessa sala.&#xA;&#xA;Ken il guerriero, Street Fighter 2 sono cose superflue (inutili, direbbero gli altri, gli esterni). Come tante altre, come la maggior parte delle cose. Difficilmente sarà morto qualcuno per una grave carenza di Hokuto o per una prolungata astinenza dall&#39;hadoken.&#xA;Le cose inutili, però, sono quelle che ci aiutano a rendere sopportabile la vita.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p><strong>Ken il guerriero, l&#39;uomo di Hokuto, torna sempre.</strong> Non se ne è mai andato, probabilmente, comunque parto da <strong>Goldrake.</strong></p>

<p>Ho visto Goldrake su Rete 2, ma ero troppo piccolo e non ho ricordi sufficienti a ricavarne un qualsiasi accenno di analisi. Quando è arrivato Ken il guerriero, <em>Hokuto no Ken,</em> ero grande abbastanza e quei ricordi sono ancora tutti qui. Penso sia uno delle pietre miliari della storia dell&#39;animazione giapponese in Italia, non solo per il titolo in sè, ma per un impatto che definirei <em>totalizzante.</em> C&#39;erano stati i robottoni, ma erano tanti e dividevano il pubblico, anche solo tra titoli nagaiani e non. Ken il guerriero, invece, era uno solo pur nella sua divisione interna in due serie.

Breve digressione sulla seconda serie. Le parole che si sentivano più spesso: <em>“non mi piace, doveva finire a Raoul, i personaggi sono strani, si sono messi a fare le palle di fuoco.</em>
Tutte balle, la si continuava a guardare con la stessa avidità, chiusa la digressione.</p>

<p>Si poteva parteggiare per questo o quel personaggio, buono o cattivo era indifferente, il catalogo era micidiale. Si ragionava sempre all&#39;interno di Ken il guerriero, però. Qualcuno, nelle reti locali di tutta Italia, deve aver fiutato il sentore e così, a diverse latitudini, siamo finiti con tre messe in onda quotidiane, chiaramente sfalsate tra loro e, spesso, di parecchio.
Mossa azzeccatissima, perché c&#39;era una specie di <em>necessità</em> di Ken il guerriero, c&#39;era da guardarne le puntate e commentarle a scuola, prima della campanella, in sala giochi, per strada. Commentare tutto, anche se Raoul era vivo la mattina, morto il pomeriggio e impegnato con Fudo la sera. Non ce ne importava nulla dello spoiler (cos&#39;era?), della ripetizione, della cronologia impazzita.
<em>Volevamo Ken ed eccocelo, prima, dopo e durante i pasti.</em></p>

<p>Qualche anno dopo, arriva <strong>Street Fighter 2,</strong> stavolta il mezzo è il videogioco e gli schermi sono quelli della sala giochi, l&#39;impatto culturale e sociale è il medesimo. Anche stavolta, qualcuno se ne accorge, più facilmente perché bastava guardare le code infinite. I cabinati di SF2 si moltiplicano, le schede originali non bastano, i gestori fanno quel che possono e arrivano bootleg, <em>rainbow edition,</em> la gente vuole, deve giocarci ora e subito. Mai visto nulla del genere, prima o dopo, anche sette cabinati dello stesso gioco nella stessa sala.</p>

<p>Ken il guerriero, Street Fighter 2 sono cose superflue <em>(inutili, direbbero gli altri, gli esterni).</em> Come tante altre, come la maggior parte delle cose. Difficilmente sarà morto qualcuno per una grave carenza di Hokuto o per una prolungata astinenza dall&#39;hadoken.
Le cose inutili, però, sono quelle che ci aiutano a rendere sopportabile la vita.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/kipple/ken-il-guerriero-street-fighter-2-e-la-necessita-delle-cose-inutili</guid>
      <pubDate>Thu, 08 May 2025 08:19:40 +0000</pubDate>
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