Una riflessione di passaggio

Come si evince dallo scorso log sto giocando a Death Stranding. Questo significa che tra una traversata e l’altra ho molto tempo per guardare il sole che non tramonta mai, i paesaggi con le fantastiche cascate che Iceland togliti e le C.A. che giocano a briscola con il morto. In quei 5-6 minuti di guida autostradale però mi lascio anche cullare da riflessioni un po’ più profonde e, questa volta, vivendo il tema del viaggio, mi sono chiesto: perché passeggiamo?

L’atto di mettere un piede dopo l’altro, uscire di casa per andare a un parco, verso il corso cittadino o il bosco vicino casa. Un movimento sia fisico che mentale per portarci fuori dalla comfort zone casalinga e accettare la casualità degli incontri che il destino ha in serbo per noi. Se ti va bene non incontri nessuno, se ti va male male capace che trovi l’ex suocera che, nonostante ti veda con un altr* ragazz, ti fermi per dire che la/il figli senza di te ha intrapreso cattive frequentazioni. Tu stai quasi per dirle che ti sembra complessa la meccanica visto che è proprio il/la figli* che i giorni dispari visita le zone malfamate dell’Inferno per consolidare il suo regno. Tuttavia, non lo fai. Il motivo è ovvio: “porella c’ha ‘na certa e m’ha voluto bene”. Non puoi darle un tale dolore mentre ricordi le polpette di melanzane che ti faceva trovare pronte.

Uscire di casa può portare al collasso della realtà, bastano tre fallimenti critici di fila.

Forse ho esagerato ma il rischio c’è, lo dice la fisica quantistica. Ora che probabilmente hai il terrore di uscire di casa possiamo parlare di nuovo dei bei vecchi tempi quando lo si faceva: le domeniche pomeriggio dopo il pranzo con la pasta al forno mangiata fuori porta o a casa. I grandi guardavano la partita e i giovani, quelli che non avevano interesse nel calcio, uscivano a fare una passeggiata per “far scendere” i 4 kg di cibo ingollati qualche ora prima.

Foto di un cuoco calvo in cucina con i capelli rosa disegnati e un vassoio pieno di pasta in mano. La scritta recita “when mi è calata la mano happenz”
20 minute before: Io ne voglio poca!

Si parlava del più e del meno e si godeva del paesaggio in quello stato psicofisico alterato di quando mangi veramente troppo e nemmeno il caffè e i 3 ammazzacaffè sono riusciti ad agevolare la digestione. Erano i tempi in cui ci si ritrovava in piazza, i tempi del facciamoci un giro. Insomma, tempi andati. Oggi le passeggiate sono mirate, produttive, servono a qualcosa. Che sia per fare i diecimila passi giornalieri o per andare a vedere qualcosa di specifico al negozio X, la passeggiata è divenuta, come un po’ tutto nella vita, una missione da portare a termine. C’è del buono in questo: non si vaga più senza meta; c’è del male in questo: non ci si muove più in modo spensierato.

La passeggiata, oltre la quest ancestrale di favorire la digestione, era un momento di esplorazione con il prossimo, un momento per staccare dalla routine e avventurarsi in territori casuali. Il corso cittadino gremito di persone, il centro commerciale con i temporary shop, il bar con gli anzianotti che hanno cambiato la formazione e ora Geppo gioca con Ciccio dato che si è litigato con Francuzzu dopo il misunderstanding del carico a bastoni. Momenti persi per sempre come carte nel vento.

Un uomo anziano sulla sinistra tiene delle carte di Uno. A destra una didascalia come quelle nei biopic dove si fa una descrizione sommaria del destino del personaggio
Francuzzo è troppo buono per un gioco del genere

Le passeggiate sono un momento per uscire da se stessi e osservare ciò che si ha intorno deambulando sui marciapiedi. A volte si facevano queste tratte in bici: ricordo come fosse ieri che da giovane, circa 2000 anni fa, giravo con alcuni legionari in bici sulle strade appena assestate. Essendo su di un mezzo di locomozione si arrivava più lontano e coprire una distanza maggiore ci faceva riflettere su quanto il romanico impero fosse cambiato dai suoi esordi. Che tempi barb(ar)ini quelli.

Passeggiare in bici era di sicuro più provante rispetto a farlo a piedi ma dipendeva ampiamente dall’urbanistica cittadina. Quante salite ci sono? Quante di queste hanno una pendenza tale da doverla fare a piedi trascinandosi la bici? Domande che potevano fare la differenza tra passeggiata post pranzo e passeggiata nel Tartaro affianco a Zagreus mentre cerca di arrivare all'Asfodelo.

Passeggiare significa anche essere passeggeri dell’esistenza, osservatori del cosmo mutevole intorno a sè

Oggi davvero delle frasi pregnanti eh: “osservatori del cosmo mutevole”, mecojoni. Quando si passeggia, con qualcuno o in solitaria, di solito non si presta attenzione in modo attivo e focalizzato a ciò che ci circonda, come quando si va in bus e si guarda dal finestrino: vedere un ragazzino calciare il pallone su di un albero non ci spinge a scendere per aiutarlo anche perché una volta perso il bus bisogna aspettare almeno altri 15 minuti che passi l’altro e magari nemmeno ti puoi sedere che è l'ora di punta e già è stata una super botta di culo. Insomma, dei PPP: Passeggeri Passivi Passeggianti.

Si assiste in queste passeggiate a eventi particolari: uno shiba inu che assume una posa meme, due persone che si incontrano dopo tanto tempo, il parco riaperto dopo alcuni secoli di ristrutturazione, Francuzzu tornato dal Wisconsin per partecipare al Mortal Briscolombat. Tutti usciti di casa dopo lo stesso pranzo, tutti abbondantemente oltre il limite di sazietà e tutti con lo stesso coraggio di affrontare il destino e ciò che ha in serbo.

inquadratura bassa che vede delle gambe con effetto movimento che camminano su delle strisce pedonali. Foto realistica
Don’t need to bonk if you don’t get bonkable

Una passeggiata, come questo log, è un percorso tra ricordi, sensazioni, nostalgie, gag simpatiche e dogghi che inseguono cati che inseguono mickeys. La passeggiata è una rapsodia di eventi che si susseguono e che capitano a ognuno dei partecipanti a quest’avventura. C’è chi cadrà dopo il torneo di briscola, c’è chi si farà la foto con lo shiba e chi rimarrà a guardare l’albero sconfortato sperando che qualche pietra riesca a far scendere il pallone.

Il bello della passeggiata è che unisce le persone senza per forza renderle commilitoni. Ognuno sulla propria strada, ognuno con la propria pancia piena di cibo e domande inopportune, vicini e distanti ma uniti dall’unico scopo: digerire.


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Mi raccomando, be gentle, siamo pianeti in una galassia lontana lontana.