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    <title>log Reader</title>
    <link>https://log.livellosegreto.it</link>
    <description>Read the latest posts from log.</description>
    <pubDate>Thu, 30 Jul 2026 09:41:48 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>non dico davvero</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/non-dico-davvero</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log037-2026.jpg&#xA;&#xA;nell&#39;ogni giorno, l&#39;amore&#xA;sopravvive preistorico&#xA;alla propria candela&#xA;e pur marcio s&#39;avvia verso sera.&#xA;&#xA;dalle finestre spifferano&#xA;farfalle nere di male parole&#xA;per fiori appassiti e stanchi&#xA;di sé stessi immemori.&#xA;&#xA;ai corpi avviliti&#xA;in catene di tempo e di spazio&#xA;rimane più facile abbaiare&#xA;così come ciechi di fronte al sole.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/07/ordinariafollia-log_037-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/07/ordinariafollia-log_037-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_037-2026.jpg"></a></p>

<p>nell&#39;ogni giorno, l&#39;amore
sopravvive preistorico
alla propria candela
e pur marcio s&#39;avvia verso sera.</p>

<p>dalle finestre spifferano
farfalle nere di male parole
per fiori appassiti e stanchi
di sé stessi immemori.</p>

<p>ai corpi avviliti
in catene di tempo e di spazio
rimane più facile abbaiare
così come ciechi di fronte al sole.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/467yznxtp3</guid>
      <pubDate>Wed, 29 Jul 2026 15:48:16 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Old School Essentials Hexcrawl Solo: Sessione 01 (28/07/2026)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/the-analogue-dolphin/old-school-essentials-hexcrawl-solo-sessione-01-28-07-2026</link>
      <description>&lt;![CDATA[Manuali aggiuntivi in uso&#xA;F.O.R.G.E.&#xA;ttrpg-hangout.com 2d6 Hexmap Generation System&#xA;Mythic GM Emulator 2e&#xA;&#xA;Powered by Lonelog.&#xA;&#xA;S1 Esplorazione&#xA;Giorno 1. 9:20&#xA;Il mondo, sin dai tempi antichi, prosperava durante un periodo pacifico fin quando le Cinque Lacrime di Deoir scomparvero improvvisamente. Questi cimeli ricoperti di un materiale paragonabile a diamanti da un valore poderosamente immenso, imparagonabile a qualunque minerale di valore tipico, mantenevano la stabilità del mondo contenendo fenomeni atmosferici, i rapporti fra gli esseri umani e le creature non umane e la magia.&#xA;&#xA;La probabilità che sia stato rubato dai cultisti della Setta del Sangue circola fra le dicerie dei popolani è plausibile. In quel momento, nei vari angoli del continente di Jovrea appaiono orde di esseri vampirici che cominciano ad invadere villaggi ed città. Con la scomparsa di Deoir, il mondo inizia a vivere sotto uno spiraglio di caos che ogni giorno cresce lentamente.&#xA;&#xA;[L:Jovrea]&#xA;&#xA;Inizia la nostra avventura nel mezzo delle terre selvagge che circondano il continente di Jovrea, nella speranza che un gruppo di avventurieri, spinti dalla voglia di esplorazione, cercheranno risposte sulla scomparsa di questi cimeli.&#xA;&#xA;gen: Generazione esagono a 013.051&#xA;&#x9;Terreno: 2d6 Hexmap Generation System 2d6=9 -  Forest&#xA;&#x9;Dettaglio: FORGE Terrain Feature d6=2 -  Water, d6=5 -  River&#xA;&#x9;Contenuto: FORGE Wilderness Discovery d6=3 -  Natural Feature, d6=1 -  Lair, d6=3 -  Cave&#xA;&#x9;Meteo: FORGE Weather, Dry season 2d6=9 -  Boiling, still&#xA;&#xA;Cinque avventurieri provenienti da origini diverse, tra cui due umani, uno gnomo, un elfa ed infine uno che sembrerebbe un visone, ancora una volta, ripartono in viaggio dopo una pausa discostata in una radura di una foresta bagnata da fiumi. Appena usciti fuori dalla foresta, un caldo torrido lascia poco fiato agli avventurieri, che non avevano idea che quel caldo era arrivato così presto in una stagione primaverile. &#xA;Killian Sadrizus, un uomo giovane e biondo ed il più alto di tutto il gruppo, di circa 1,54 metri, mette in mano sulla sua fronte per cercare di levare il sudore che gli stava dando fastidio.&#xA;&#xA;[PC:Killian Sadrizus|Umano Guerriero|PF 7|CA 14|&#xA;FOR 14|INT 12|SAG 13|DES 8|COS 16|CAR 8]&#xA;&#xA;(killian è il membro principale del party e verrà riferito principalmente con il simbolo @. tutti gli altri PG qualora dovessero eseguire azioni, saranno comandati dall&#39;oracolo)&#xA;&#xA;Killian non sembra del tutto affaticato, ma il vero sentimento che prova in questo momento è il ripensamento ad una scomparsa di un&#39;amica fidata di nome Cosnel Mivilon.&#xA;&#xA;? I compagni di Killian sono incuriositi sui suoi pensieri? (Very Likely) &#xA;-  Sì (CF=5)&#xA;=  I compagni sono attirati dalla spensieratezza di Killian. Nannino è il primo a notare.&#xA;&#xA;Nannino: &#34;Che ti prende, Killian?&#34;&#xA;&#xA;@ Mi rivolgo verso Nannino e gli parlo.&#xA;&#xA;Killian: &#34;...non è niente, forse.&#34;&#xA;Nannino: &#34;Strano, ci siamo conosciuti da poco e mi ritrovo già a vederti stanco. Puah, non posso stare vicino a lungo con una persona che pare di aver perso qualcuno.&#34;&#xA;Killian: &#34;Si tratta di una amica. Una che avevo perso tempo fa ai tempi di quando abitavo a Brezca.&#34;&#xA;&#xA;? Nannino conosce la città di Brezca? (Very Unlikely)&#xA;d: 1d100=4&#xA;-  Sì Critico (CF=5)&#xA;=  Nannino ricorda di essere stato a Brezca per una faccenda personale.&#xA;&#xA;Nannino: &#34;A Brezca... ci ero stato lì in un qualche periodo. Ricordo di aver visto una ragazza veramente bella che correva in cortile.&#34;&#xA;Killian: &#34;Aveva capelli bianchi. Era sospettata di essere una strega.&#34;&#xA;&#xA;Nannino alza un ciglio quando sentì quel dettaglio.&#xA;&#xA;Nannino: &#34;Sospettata come strega? Che strano...&#34;&#xA;Killian: &#34;Era innocente. Purtroppo è morta.&#34;&#xA;Nannino: &#34;Oh... mi dispiace davvero.&#34;&#xA;&#xA;continua...]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h3 id="manuali-aggiuntivi-in-uso">Manuali aggiuntivi in uso</h3>
<ul><li><a href="https://zap-forge.itch.io/forge" rel="nofollow">F.O.R.G.E.</a></li>
<li><a href="https://www.ttrpg-hangout.com/2d6_hexmap_generation_system.html" rel="nofollow">ttrpg-hangout.com 2d6 Hexmap Generation System</a></li>
<li><a href="https://www.drivethrurpg.com/en/product/422929/mythic-game-master-emulator-second-edition" rel="nofollow">Mythic GM Emulator 2e</a></li></ul>

<p>Powered by <a href="https://lonelog.itch.io/lonelog" rel="nofollow">Lonelog</a>.</p>

<h3 id="s1-esplorazione">S1 <em>Esplorazione</em></h3>

<pre><code>Giorno 1. 9:20
</code></pre>

<p>Il mondo, sin dai tempi antichi, prosperava durante un periodo pacifico fin quando le Cinque Lacrime di Deoir scomparvero improvvisamente. Questi cimeli ricoperti di un materiale paragonabile a diamanti da un valore poderosamente immenso, imparagonabile a qualunque minerale di valore tipico, mantenevano la stabilità del mondo contenendo fenomeni atmosferici, i rapporti fra gli esseri umani e le creature non umane e la magia.</p>

<p>La probabilità che sia stato rubato dai cultisti della Setta del Sangue circola fra le dicerie dei popolani è plausibile. In quel momento, nei vari angoli del continente di Jovrea appaiono orde di esseri vampirici che cominciano ad invadere villaggi ed città. Con la scomparsa di Deoir, il mondo inizia a vivere sotto uno spiraglio di caos che ogni giorno cresce lentamente.</p>

<pre><code class="language-lonelog">[L:Jovrea]
</code></pre>

<p>Inizia la nostra avventura nel mezzo delle terre selvagge che circondano il continente di Jovrea, nella speranza che un gruppo di avventurieri, spinti dalla voglia di esplorazione, cercheranno risposte sulla scomparsa di questi cimeli.</p>

<pre><code class="language-lonelog">gen: Generazione esagono a 013.051
	Terreno: 2d6 Hexmap Generation System 2d6=9 -&gt; Forest
	Dettaglio: FORGE Terrain Feature d6=2 -&gt; Water, d6=5 -&gt; River
	Contenuto: FORGE Wilderness Discovery d6=3 -&gt; Natural Feature, d6=1 -&gt; Lair, d6=3 -&gt; Cave
	Meteo: FORGE Weather, Dry season 2d6=9 -&gt; Boiling, still
</code></pre>

<p>Cinque avventurieri provenienti da origini diverse, tra cui due umani, uno gnomo, un elfa ed infine uno che sembrerebbe un visone, ancora una volta, ripartono in viaggio dopo una pausa discostata in una radura di una foresta bagnata da fiumi. Appena usciti fuori dalla foresta, un caldo torrido lascia poco fiato agli avventurieri, che non avevano idea che quel caldo era arrivato così presto in una stagione primaverile.
Killian Sadrizus, un uomo giovane e biondo ed il più alto di tutto il gruppo, di circa 1,54 metri, mette in mano sulla sua fronte per cercare di levare il sudore che gli stava dando fastidio.</p>

<pre><code class="language-lonelog">[PC:Killian Sadrizus|Umano Guerriero|PF 7|CA 14|
FOR 14|INT 12|SAG 13|DES 8|COS 16|CAR 8]

(killian è il membro principale del party e verrà riferito principalmente con il simbolo @. tutti gli altri PG qualora dovessero eseguire azioni, saranno comandati dall&#39;oracolo)
</code></pre>

<p>Killian non sembra del tutto affaticato, ma il vero sentimento che prova in questo momento è il ripensamento ad una scomparsa di un&#39;amica fidata di nome Cosnel Mivilon.</p>

<pre><code class="language-lonelog">? I compagni di Killian sono incuriositi sui suoi pensieri? (Very Likely) 
-&gt; Sì (CF=5)
=&gt; I compagni sono attirati dalla spensieratezza di Killian. Nannino è il primo a notare.

Nannino: &#34;Che ti prende, Killian?&#34;

@ Mi rivolgo verso Nannino e gli parlo.

Killian: &#34;...non è niente, forse.&#34;
Nannino: &#34;Strano, ci siamo conosciuti da poco e mi ritrovo già a vederti stanco. Puah, non posso stare vicino a lungo con una persona che pare di aver perso qualcuno.&#34;
Killian: &#34;Si tratta di una amica. Una che avevo perso tempo fa ai tempi di quando abitavo a Brezca.&#34;

? Nannino conosce la città di Brezca? (Very Unlikely)
d: 1d100=4
-&gt; Sì Critico (CF=5)
=&gt; Nannino ricorda di essere stato a Brezca per una faccenda personale.

Nannino: &#34;A Brezca... ci ero stato lì in un qualche periodo. Ricordo di aver visto una ragazza veramente bella che correva in cortile.&#34;
Killian: &#34;Aveva capelli bianchi. Era sospettata di essere una strega.&#34;
</code></pre>

<p>Nannino alza un ciglio quando sentì quel dettaglio.</p>

<pre><code class="language-lonelog">Nannino: &#34;Sospettata come strega? Che strano...&#34;
Killian: &#34;Era innocente. Purtroppo è morta.&#34;
Nannino: &#34;Oh... mi dispiace davvero.&#34;
</code></pre>

<p>continua...</p>
]]></content:encoded>
      <author>The Analogue Dolphin</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/gj1tlo3uo8</guid>
      <pubDate>Tue, 28 Jul 2026 17:20:12 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Crescere erbacce, custodire la fiamma, avvampare l&#39;incendio</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/crescere-erbacce-custodire-la-fiamma-avvampare-lincendio</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Questo pezzo è particolarmente dedicato a M. e G. (e alla loro prole), che mi hanno invitato con loro alla conferenza di presentazione di Nessun Rimorso Reloaded. Vi ringrazio gente, perché è in piccole situazioni tranquille così che si impara e ci si porta poi dietro, in quelle tese, cosa vuol dire partire e tornare assieme.&#xA;&#xA;Sono passati 25 anni dai giorni del G8 di Genova in cui, per la prima volta nel XXI secolo, il blocco atlantico ha spezzato una mobilitazione popolare con pieno sfoggio di tutto il suo arsenale ultratecnologico e primordialmente sanguinario; fra chi, quel giorno, c&#39;era e ha perso, ancora cinque lustri dopo, persistono certi soloni affranti di lacrime di coccodrillo, intenti a distribuire patentini per decretare chi ha giocato pulito e chi ha rovinato tutto, o viceversa chi era lì solo a passeggiare le passerelle e chi invece era maschiamente disposto a usare a ogni mezzo necessario. Soloni, al maschile, e, poco sorprendentemente, col culone al caldo sullo scranno dell&#39;intervista con la stampa mainstream, o della scrivania segreta da cui dispensare controinformazione.&#xA;&#xA;Sarà che i soloni mi hanno già rotto le scatole con le loro salmodie susseguite agli sgomberi del Leoncavallo e dell&#39;Askatasuna; sarà che, seppur maschio, sono abbastanza frocio e matto da sentire di avere molto più da spartire con altrx compagnx frocix e mattx; sarà che sono almento cinque anni, da quando ho rimesso assieme i fatti del luglio 2001, che mi sale il groppo alla gola ogni volta che passo per Genova con il treno verso la Toscana, nella mia vacanza annuale con le amicizie toscane. Sarà quel che vi pare, ma io non ci sto a lasciare la memoria della generazione No Global a capetti e pap(p)oni che vivono come vampiri rimuginando meriti svaporati e forse nemmeno propri in partenza, capetti e pap(p)oni affatto diversi dai vampiri che si arroccano e infeudano nell&#39;accademia dello Stato e del padronato.&#xA;&#xA;Il 19 luglio, al corteo nazionale in ricordo del G8, io c&#39;ero; sono arrivato a Genova con altru compagnu milanesi provenienti da varie frange e settori, ho incrociato con ammirazione delegazioni di altre città (ivi compresa la mia amata ex-GKN), ho sfilato col cuore in gola sotto le scuole Diaz e lungo via Tolemaide fino a piazza De Ferrari... ho pregato sul cippo per Carlo Giuliani in piazza Alimonda e vi ho lasciato sopra un dado a sei facce poggiato sul 6, un dado a sei facce che mi ero ritrovato in tasca per caso mesi e mesi fa e ora, a suo modo, là nel lugo più sacro di Genova, ora rappresenta il cifrario &#34;161&#34; dell&#39;espressione &#34;Anti-Faschistische Aktion&#34;, lo stesso cifrario che appare pure nel CAP del mio quartiere. &#xA;&#xA;Ora quel groppo alla mia gola è diventato un passaggio del testimone, quel &#34;fuoco d&#39;amore che avampa nel cuore di chi porta avanti la lotta&#34;, un fuoco che ci sta motivando a migliaia, ora che lo Stato ha ammazzato il facchino Abderrahim Fakir e in suo nome, forse, finalmente, riusciremo a ravvivare la grande marea già smossa lo scorso anno dagli scioperi generali per Gaza.&#xA;&#xA;  Deviazione velocissima: PORCODDUE, quell&#39;uomo si chiamava Abderrhaim di nome proprio e Fakir di cognome. Smettetela di fare finta di non capirlo e scrivere gli striscioni a cazzo, con il solo cognome &#34;Fakir&#34; o con &#34;Fakir Abderrahjm&#34; (la lettera j piazzata così non significa un cazzo, PORCODDUE), solo perché siete troppo razzist dentro per scomodarvi a imparare l&#39;onomastica arabofona. Merde opportuniste.&#xA;&#xA;Io non ci sto, a lasciar fare chi vuole intestarsi il No Global come un successo personale che è andato irrimedabilmente perduto, sempre per colpa d&#39;altri. Non ci sto al disfattismo frignone di chi afferma che dopo Genova sia andato tutto perduto. Se a ventisei anni mi sono dato una svegliata e ho preso posizione, è perché dopo Genova ci sono state le mobilitazioni contro la guerra e per i beni comuni, l&#39;Onda Anomala e Occupy Wall Street, e sì, certamente, la fase di stanca precedente alla mazzata della quarantena pandemica, ma ora la Guerra Globale è qui e dobbiamo combatterla nell&#39;ottica di vincere; dobbiamo mettere in campo tutto ciò che hanno elaborato i sindacati della logistica e le cooperative agricole e manifatturiere, le lotte indigene dal Chiapas all&#39;Amazzonia fino al Kurdistan, le collettive di autodifesa separata per genere e di mutuo-aiuto finocchio e disabile, e chi più ne trova più ne metta graziemille. &#xA;Perché il patrimonio di pratiche e risorse c&#39;è, è plurisecolare e multilingue e in costante aggiornamento da Minneapolis a Mosca; serve il coraggio di prenderlo e applicarlo, nella diversità di tecniche e nella cooperazione reciproca fra classi oppresse. Il coraggio che ebbe chi, in via Tolemaide, osò resistere e respingere gli scherani del padronato, ivi compreso quel compagno di nome Carlo.&#xA;&#xA;Ed eccovi, quindi, una mia poesia da leggere alle vostre proli, &#34;a scuola e nei racconti che disegnano le sere&#34;.&#xA;&#xA;Notte prima del pellegrinaggio&#xA;18 luglio 2026, 22:44&#xA;&#xA;È puerile, ne sono certo,&#xA;ammantare di eroismo e mito&#xA;città, persone, eventi di lutto&#xA;ma non è forse il puerile, il sogno fanciullesco,&#xA;la parte più bella, più onesta&#xA;di quella strana bestia&#xA;ch&#39;è la creatura umana?&#xA;&#xA;Per cui, va bene,&#xA;ben vengano i miti e gli eroi&#xA;Genova repubblicana in rivolta&#xA;e l&#39;odio per la mattanza digotta&#xA;e cosa importa,&#xA;se il mito fosse troppo bello, &#xA;troppo largo?&#xA;&#xA;Eroi, lo diventiamo&#xA;nel ricordo di Carlo.&#xA;&#xA;==========&#xA;&#xA;... siete ancora qui?&#xA;&#xA;Oh sono contento, perché c&#39;è il seguito. Ne ho scritta un&#39;altra il giorno dopo l&#39;anniversario, grazie a delle bellissime chiacchiere con una compagna tolkienista come me, per rispondere alla pervicace ostinatezza dei neofascisti nostrani a rivendicarsi come cosa propria il Legendrium della Terra di Mezzo; l&#39;ho scritta proprio ora, perché non ero mai stato prima a Genova, e appena sono entrato nel centro storico è montatata potente la sensazione di trovarmi in una Minas Tirith costiera, e ho constatano quanto fosse esteticamente molto appropriato che l&#39;ultima battaglia campale della scorsa guerra si sia combattuta proprio lì, e che noi orde di orchetti lanciati all&#39;assedio siamo stati macellati dalle legioni gondoriane già schierate in vantaggiosissima posizione difensiva (sì potremmo parlare per ore della possibile metaforizzazione degli orchetti tolkieniani come classi operaie sobillate contro l&#39;ordine costituito dall&#39;ingannatore Sauron/Lenin, ma non adesso).&#xA;Sia per le suggestioni tolkieniane sia per certe scelti lessicali della prossima poesia, tanti tanti ringraziamenti vanno a Filomena &#34;Filo&#34; Sottile, che da due anni è e resta una delle mie letterate viventi preferite, oltreché (o forse proprio per questo) una compagna (tolkienista) dalla schiena drittissima e dalla sensibilità rara. &#xA;&#xA;Sicuramente io non sono una punkastorie alla maniera di Filo, ma credo stia entrando tanto del suo modello, in come scrivo molte delle mie &#34;cantate cretine&#34;, e la prossima non fa eccezione. Fa così:&#xA;&#xA;Fanculo a Evola&#xA;20 luglio 2026, 00:15&#xA;&#xA;I signori padroni e i loro leccapiedi&#xA;quelli con le penne, e quelli coi bastoni,&#xA;lo sappiamo, posseggono la scuola&#xA;e scrivono la storia&#xA;con libroni ponderosi e le sprangate sopra i denti&#xA;pertanto è evidente&#xA;(siamo noi* scemetti)&#xA;che il mondo gira attorno al soldo&#xA;alla decenza e al rispetto fra ineguali...&#xA;è un ordine insindacabile, ma certo!&#xA;e non lo sradichi con grisa&#xA;sedizione, vandalismi,&#xA;o un sindacato inetto.&#xA;L&#39;Ordine civico è quercia,&#xA;è faggio, è palissandro.&#xA;&#xA;E sapete quanto me ne frega,&#xA;in casetta o dentro al raggio&#xA;di un albero infestante e&#xA;francamente&#xA;purulento di marcescenze,&#xA;il vostro senso del dominio?&#xA;Non so se riuscirò,&#xA;io,&#xA;a vedervelo bruciare&#xA;(ma magari!)&#xA;so però dove li trovo&#xA;i miei arbusti civici:&#xA;in cella, in viuzza,&#xA;al circolino,&#xA;nello spazio occupato,&#xA;sotto ogni targa, sopra ciascun cippo&#xA;in via Zamenhof, in via Pinelli&#xA;sul Lungarno, nella Vanchiglia,&#xA;in un lontano villaggio in Siria&#xA;e quaggiù sul Tirreno&#xA;il cippo sullo spiazzo&#xA;dedicato a un compagno eversivo&#xA;ragazzo.&#xA;&#xA;A voi padroni e lacché&#xA;le radici marce vegliarde&#xA;dei tronchi un po&#39; fallici&#xA;a noi, che fischiamo il vento,&#xA;le radici rosse profonde&#xA;di povere dolci piante&#xA;che vi spaccano il cemento.&#xA;&#xA;==========&#xA;&#xA;Ehmbeh, siete ancora qui? &#xA;Dài, andiamo a spaccare assieme il cemento.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo pezzo è particolarmente dedicato a M. e G. (e alla loro prole), che mi hanno invitato con loro alla conferenza di presentazione di <a href="https://www.supportolegale.org/2026/nessun-rimorso-reloaded/" rel="nofollow"><em>Nessun Rimorso Reloaded</em></a>. Vi ringrazio gente, perché è in piccole situazioni tranquille così che si impara e ci si porta poi dietro, in quelle tese, cosa vuol dire partire e tornare assieme.</p></blockquote>

<p>Sono passati 25 anni dai giorni del G8 di Genova in cui, per la prima volta nel XXI secolo, il blocco atlantico ha spezzato una mobilitazione popolare con pieno sfoggio di tutto il suo arsenale ultratecnologico e primordialmente sanguinario; fra chi, quel giorno, c&#39;era e ha perso, ancora cinque lustri dopo, persistono certi soloni affranti di lacrime di coccodrillo, intenti a distribuire patentini per decretare chi ha giocato pulito e chi ha rovinato tutto, o viceversa chi era lì solo a passeggiare le passerelle e chi invece era maschiamente disposto a usare a ogni mezzo necessario. Soloni, al maschile, e, poco sorprendentemente, col culone al caldo sullo scranno dell&#39;intervista con la stampa mainstream, o della scrivania segreta da cui dispensare controinformazione.</p>

<p>Sarà che i soloni mi hanno già rotto le scatole con le loro salmodie susseguite agli sgomberi del Leoncavallo e dell&#39;Askatasuna; sarà che, seppur maschio, sono abbastanza frocio e matto da sentire di avere molto più da spartire con altrx compagnx frocix e mattx; sarà che sono almento cinque anni, da quando ho rimesso assieme i fatti del luglio 2001, che mi sale il groppo alla gola ogni volta che passo per Genova con il treno verso la Toscana, nella mia vacanza annuale con le amicizie toscane. Sarà quel che vi pare, ma io non ci sto a lasciare la memoria della generazione No Global a capetti e pap(p)oni che vivono come vampiri rimuginando meriti svaporati e forse nemmeno propri in partenza, capetti e pap(p)oni affatto diversi dai vampiri che si arroccano e infeudano nell&#39;accademia dello Stato e del padronato.</p>

<p>Il 19 luglio, al corteo nazionale in ricordo del G8, io c&#39;ero; sono arrivato a Genova con altru compagnu milanesi provenienti da varie frange e settori, ho incrociato con ammirazione delegazioni di altre città (ivi compresa la mia amata ex-GKN), ho sfilato col cuore in gola sotto le scuole Diaz e lungo via Tolemaide fino a piazza De Ferrari... ho pregato sul cippo per Carlo Giuliani in piazza Alimonda e vi ho lasciato sopra un dado a sei facce poggiato sul 6, un dado a sei facce che mi ero ritrovato in tasca per caso mesi e mesi fa e ora, a suo modo, là nel lugo più sacro di Genova, ora rappresenta il cifrario “161” dell&#39;espressione “<strong>A</strong>nti-<strong>F</strong>aschistische <strong>A</strong>ktion”, lo stesso cifrario che appare pure nel CAP del mio quartiere.</p>

<p>Ora quel groppo alla mia gola è diventato un passaggio del testimone, quel “fuoco d&#39;amore che avampa nel cuore di chi porta avanti la lotta”, un fuoco che ci sta motivando a migliaia, ora che lo Stato ha ammazzato il facchino Abderrahim Fakir e in suo nome, forse, finalmente, riusciremo a ravvivare la grande marea già smossa lo scorso anno dagli scioperi generali per Gaza.</p>

<blockquote><p>Deviazione velocissima: PORCODDUE, quell&#39;uomo si chiamava Abderrhaim di nome proprio e Fakir di cognome. Smettetela di fare finta di non capirlo e scrivere gli striscioni a cazzo, con il solo cognome “Fakir” o con “Fakir Abderrahjm” (la lettera j piazzata così non significa un cazzo, PORCODDUE), solo perché siete troppo razzist* dentro per scomodarvi a imparare l&#39;onomastica arabofona. Merde opportuniste.</p></blockquote>

<p>Io non ci sto, a lasciar fare chi vuole intestarsi il No Global come un successo personale che è andato irrimedabilmente perduto, sempre per colpa d&#39;altri. Non ci sto al disfattismo frignone di chi afferma che dopo Genova sia andato tutto perduto. Se a ventisei anni mi sono dato una svegliata e ho preso posizione, è perché dopo Genova ci sono state le mobilitazioni contro la guerra e per i beni comuni, l&#39;Onda Anomala e Occupy Wall Street, e sì, certamente, la fase di stanca precedente alla mazzata della quarantena pandemica, ma ora la Guerra Globale è qui e dobbiamo combatterla nell&#39;ottica di vincere; dobbiamo mettere in campo tutto ciò che hanno elaborato i sindacati della logistica e le cooperative agricole e manifatturiere, le lotte indigene dal Chiapas all&#39;Amazzonia fino al Kurdistan, le collettive di autodifesa separata per genere e di mutuo-aiuto finocchio e disabile, e chi più ne trova più ne metta graziemille.
Perché il patrimonio di pratiche e risorse c&#39;è, è plurisecolare e multilingue e in costante aggiornamento da Minneapolis a Mosca; serve il coraggio di prenderlo e applicarlo, nella diversità di tecniche e nella cooperazione reciproca fra classi oppresse. Il coraggio che ebbe chi, in via Tolemaide, osò resistere e respingere gli scherani del padronato, ivi compreso quel compagno di nome Carlo.</p>

<p>Ed eccovi, quindi, una mia poesia da leggere alle vostre proli, “a scuola e nei racconti che disegnano le sere”.</p>

<h2 id="notte-prima-del-pellegrinaggio">Notte prima del pellegrinaggio</h2>

<p>18 luglio 2026, 22:44</p>

<p>È puerile, ne sono certo,
ammantare di eroismo e mito
città, persone, eventi di lutto
ma non è forse il puerile, il sogno fanciullesco,
la parte più bella, più onesta
di quella strana bestia
ch&#39;è la creatura umana?</p>

<p>Per cui, va bene,
ben vengano i miti e gli eroi
Genova repubblicana in rivolta
e l&#39;odio per la mattanza digotta
e cosa importa,
se il mito fosse troppo bello,
troppo largo?</p>

<p>Eroi, lo diventiamo
nel ricordo di Carlo.</p>

<p><strong>==========</strong></p>

<p>... siete ancora qui?</p>

<p>Oh sono contento, perché c&#39;è il seguito. Ne ho scritta un&#39;altra il giorno dopo l&#39;anniversario, grazie a delle bellissime chiacchiere con una compagna tolkienista come me, per rispondere alla pervicace ostinatezza dei neofascisti nostrani a rivendicarsi come cosa propria il Legendrium della Terra di Mezzo; l&#39;ho scritta proprio ora, perché non ero mai stato prima a Genova, e appena sono entrato nel centro storico è montatata potente la sensazione di trovarmi in una Minas Tirith costiera, e ho constatano quanto fosse esteticamente molto appropriato che l&#39;ultima battaglia campale della scorsa guerra si sia combattuta proprio lì, e che noi orde di orchetti lanciati all&#39;assedio siamo stati macellati dalle legioni gondoriane già schierate in vantaggiosissima posizione difensiva (sì potremmo parlare per ore della possibile metaforizzazione degli orchetti tolkieniani come classi operaie sobillate contro l&#39;ordine costituito dall&#39;ingannatore Sauron/Lenin, ma non adesso).
Sia per le suggestioni tolkieniane sia per certe scelti lessicali della prossima poesia, tanti tanti ringraziamenti vanno a <a href="https://filosottile.noblogs.org/" rel="nofollow">Filomena “Filo” Sottile</a>, che da due anni è e resta una delle mie letterate viventi preferite, oltreché (o forse proprio per questo) una compagna (tolkienista) dalla schiena drittissima e dalla sensibilità rara.</p>

<p>Sicuramente io non sono una punkastorie alla maniera di Filo, ma credo stia entrando tanto del suo modello, in come scrivo molte delle mie “cantate cretine”, e la prossima non fa eccezione. Fa così:</p>

<h2 id="fanculo-a-evola-https-it-wikipedia-org-wiki-julius-evola">Fanculo a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Julius_Evola" rel="nofollow">Evola</a></h2>

<p>20 luglio 2026, 00:15</p>

<p>I signori padroni e i loro leccapiedi
quelli con le penne, e quelli coi bastoni,
lo sappiamo, posseggono la scuola
e scrivono la storia
con libroni ponderosi e le sprangate sopra i denti
pertanto è evidente
(siamo <em>noi</em> scemetti)
che il mondo gira attorno al soldo
alla decenza e al rispetto fra ineguali...
è un ordine insindacabile, ma certo!
e non lo sradichi con grisa
sedizione, vandalismi,
o un sindacato inetto.
L&#39;Ordine civico è quercia,
è faggio, è palissandro.</p>

<p>E sapete quanto me ne frega,
in casetta o dentro al raggio
di un albero infestante e
francamente
purulento di marcescenze,
il vostro senso del dominio?
Non so se riuscirò,
io,
a vedervelo bruciare
(ma magari!)
so però dove li trovo
i miei arbusti civici:
in cella, in viuzza,
al circolino,
nello spazio occupato,
sotto ogni targa, sopra ciascun cippo
in via Zamenhof, in via Pinelli
sul Lungarno, nella Vanchiglia,
in un lontano villaggio in Siria
e quaggiù sul Tirreno
il cippo sullo spiazzo
dedicato a un compagno eversivo
ragazzo.</p>

<p>A voi padroni e lacché
le radici marce vegliarde
dei tronchi un po&#39; fallici
a noi, che fischiamo il vento,
le radici rosse profonde
di povere dolci piante
che vi spaccano il cemento.</p>

<p><strong>==========</strong></p>

<p>Ehmbeh, siete ancora qui?
Dài, andiamo a spaccare assieme il cemento.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/k20mvxsk33</guid>
      <pubDate>Wed, 22 Jul 2026 21:19:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>DI CALDO SI MUORE</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/di-caldo-si-muore</link>
      <description>&lt;![CDATA[DI CALDO SI MUORE&#xA; &#xA;«Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo», queste le lungimiranti dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa. La verità è che siamo arrivati al punto in cui è impossibile ignorare o, peggio, negare il cambiamento climatico.&#xA;La Terra brucia perché il capitalismo ha bisogno di una crescita infinita per sopravvivere, anche a costo di consumare l&#39;aria che respiriamo.&#xA; &#xA;ALCUNI DATI&#xA; &#xA;Mentre i dividendi degli azionisti crescono, la crisi climatica presenta il conto direttamente sulla carne delle classi subalterne. A livello globale, 7 lavoratori su 10 sono esposti a un calore eccessivo sul posto di lavoro, il che provoca 19 milioni di morti e 22,8 milioni di infortuni ogni anno (dati ILO). In Italia, le temperature estreme causano una media di 4.000 infortuni all&#39;anno (dati INAIL), concentrati soprattutto nei settori di edilizia, agricoltura e logistica. Il sistema selvaggio dei subappalti frammenta i contratti e rende impossibile applicare persino le tutele basilari, costringendo operai e braccianti a spaccarsi la schiena sotto il sole a 40°C. A fine giugno si sono succeduti ben cinque decessi sul lavoro a distanza di poche ore.&#xA; &#xA;IL DIVARIO NORD-SUD&#xA; &#xA;Nel nostro Paese, poi, questa crisi accelera la storica &#34;questione meridionale&#34;. Mentre la povertà energetica nazionale si attesta all&#39;8,5%, nel Sud e nelle Isole schizza oltre il 14% (dati OIPE). Le reti idriche meridionali — devastate da anni di privatizzazioni e tagli — disperdono il 50% dell&#39;acqua (con picchi del 60% in Sicilia e Sardegna) contro il 30% del Nord. Inoltre, l’ISPRA avverte che ben il 70% del territorio a rischio desertificazione si trova proprio al Sud.&#xA; &#xA;SCUOLE AL COLLASSO&#xA; &#xA;La crisi climatica ha trasformato le scuole italiane in vere e proprie serre di cemento, svelando i danni storici causati dai tagli all&#39;istruzione pubblica. Secondo i dati della Flc-Cgil, solo il 7% degli istituti ha un impianto di climatizzazione o raffrescamento funzionante. A fine giugno, durante gli esami di Stato, le aule hanno superato regolarmente i 35°C - 38°C, violando apertamente il D.Lgs. 81/08 sulla sicurezza, che raccomanda temperature estive tra i 24°C e i 27°C. Si sono così susseguiti malori e collassi dovuti al caldo estremo, sia tra gli studenti che tra gli insegnanti.&#xA; &#xA;IL CASO ENI&#xA; &#xA;I &#34;Carbon Majors&#34; — appena 57 entità commerciali e statali — sono responsabili dell&#39;80% delle emissioni globali di CO2 dal 2016 a oggi. In Italia, il simbolo di questo estrattivismo speculativo è ENI. Calcolando le emissioni Scope 3 (quelle generate dall&#39;uso effettivo dei combustibili che commercializza), l&#39;impronta carbonica di ENI supera quella dell&#39;intera nazione.&#xA;Mentre l&#39;azienda accumula utili netti miliardari grazie alle speculazioni geopolitiche sulle tariffe, lo Stato continua a garantirle miliardi di euro l&#39;anno in Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD). Si tratta di risorse pubbliche sottratte a sanità, trasporti e scuola, utilizzate per finanziare chi sta distruggendo il futuro e che, nel frattempo, entra nelle classi per ripulirsi la coscienza con progetti di greenwashing educativo.&#xA; &#xA;LA GENTRIFICAZIONE CLIMATICA&#xA; &#xA;Nei centri urbani assistiamo alla gentrificazione climatica: i quartieri centrali vengono riqualificati con parchi, alberi e soluzioni architettoniche sostenibili, facendo però impennare i prezzi degli affitti. I lavoratori e le famiglie a basso reddito vengono così espulsi verso periferie sempre più cementificate, prive di verde e schiacciate dall&#39;effetto &#34;isola di calore&#34;. Il diritto al fresco e a un ambiente salubre sta diventando lo status symbol delle classi agiate, mentre i quartieri popolari rimangono trappole d&#39;asfalto invivibili.&#xA; &#xA;NON C&#39;È AMBIENTALISMO SENZA SOCIALISMO&#xA; &#xA;Non esiste una soluzione di mercato a una crisi creata dal mercato stesso. I crediti di carbonio, le auto elettriche di lusso e le eco-tasse che colpiscono i consumi popolari servono solo a creare nuovi settori di speculazione.&#xA;Per fermare il collasso climatico serve un programma politico radicale di rottura:&#xA;Nazionalizzazione e socializzazione senza indennizzo delle grandi multinazionali dell&#39;energia, per sottrarle alla borsa e metterle sotto il controllo democratico dei lavoratori e delle comunità.&#xA;Riduzione drastica dell&#39;orario di lavoro a parità di salario, per sottrarre i corpi dei lavoratori all&#39;esposizione del calore estremo.&#xA;Piano strutturale di investimenti pubblici per rifondare l&#39;edilizia scolastica, azzerare le dispersioni idriche al Sud e mettere in sicurezza i territori dal dissesto idrogeologico, finanziato interamente con l&#39;esproprio degli extra-profitti fossili.&#xA;La transizione ecologica o è una rivoluzione sociale, o sarà solo la ristrutturazione verde del capitale sulla pelle dei più deboli.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>DI CALDO SI MUORE</p>

<p>«Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo», queste le lungimiranti dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa. La verità è che siamo arrivati al punto in cui è impossibile ignorare o, peggio, negare il cambiamento climatico.
La Terra brucia perché il capitalismo ha bisogno di una crescita infinita per sopravvivere, anche a costo di consumare l&#39;aria che respiriamo.</p>

<p>ALCUNI DATI</p>

<p>Mentre i dividendi degli azionisti crescono, la crisi climatica presenta il conto direttamente sulla carne delle classi subalterne. A livello globale, 7 lavoratori su 10 sono esposti a un calore eccessivo sul posto di lavoro, il che provoca 19 milioni di morti e 22,8 milioni di infortuni ogni anno (dati ILO). In Italia, le temperature estreme causano una media di 4.000 infortuni all&#39;anno (dati INAIL), concentrati soprattutto nei settori di edilizia, agricoltura e logistica. Il sistema selvaggio dei subappalti frammenta i contratti e rende impossibile applicare persino le tutele basilari, costringendo operai e braccianti a spaccarsi la schiena sotto il sole a 40°C. A fine giugno si sono succeduti ben cinque decessi sul lavoro a distanza di poche ore.</p>

<p>IL DIVARIO NORD-SUD</p>

<p>Nel nostro Paese, poi, questa crisi accelera la storica “questione meridionale”. Mentre la povertà energetica nazionale si attesta all&#39;8,5%, nel Sud e nelle Isole schizza oltre il 14% (dati OIPE). Le reti idriche meridionali — devastate da anni di privatizzazioni e tagli — disperdono il 50% dell&#39;acqua (con picchi del 60% in Sicilia e Sardegna) contro il 30% del Nord. Inoltre, l’ISPRA avverte che ben il 70% del territorio a rischio desertificazione si trova proprio al Sud.</p>

<p>SCUOLE AL COLLASSO</p>

<p>La crisi climatica ha trasformato le scuole italiane in vere e proprie serre di cemento, svelando i danni storici causati dai tagli all&#39;istruzione pubblica. Secondo i dati della Flc-Cgil, solo il 7% degli istituti ha un impianto di climatizzazione o raffrescamento funzionante. A fine giugno, durante gli esami di Stato, le aule hanno superato regolarmente i 35°C – 38°C, violando apertamente il D.Lgs. 81/08 sulla sicurezza, che raccomanda temperature estive tra i 24°C e i 27°C. Si sono così susseguiti malori e collassi dovuti al caldo estremo, sia tra gli studenti che tra gli insegnanti.</p>

<p>IL CASO ENI</p>

<p>I “Carbon Majors” — appena 57 entità commerciali e statali — sono responsabili dell&#39;80% delle emissioni globali di CO2 dal 2016 a oggi. In Italia, il simbolo di questo estrattivismo speculativo è ENI. Calcolando le emissioni Scope 3 (quelle generate dall&#39;uso effettivo dei combustibili che commercializza), l&#39;impronta carbonica di ENI supera quella dell&#39;intera nazione.
Mentre l&#39;azienda accumula utili netti miliardari grazie alle speculazioni geopolitiche sulle tariffe, lo Stato continua a garantirle miliardi di euro l&#39;anno in Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD). Si tratta di risorse pubbliche sottratte a sanità, trasporti e scuola, utilizzate per finanziare chi sta distruggendo il futuro e che, nel frattempo, entra nelle classi per ripulirsi la coscienza con progetti di greenwashing educativo.</p>

<p>LA GENTRIFICAZIONE CLIMATICA</p>

<p>Nei centri urbani assistiamo alla gentrificazione climatica: i quartieri centrali vengono riqualificati con parchi, alberi e soluzioni architettoniche sostenibili, facendo però impennare i prezzi degli affitti. I lavoratori e le famiglie a basso reddito vengono così espulsi verso periferie sempre più cementificate, prive di verde e schiacciate dall&#39;effetto “isola di calore”. Il diritto al fresco e a un ambiente salubre sta diventando lo status symbol delle classi agiate, mentre i quartieri popolari rimangono trappole d&#39;asfalto invivibili.</p>

<p>NON C&#39;È AMBIENTALISMO SENZA SOCIALISMO</p>

<p>Non esiste una soluzione di mercato a una crisi creata dal mercato stesso. I crediti di carbonio, le auto elettriche di lusso e le eco-tasse che colpiscono i consumi popolari servono solo a creare nuovi settori di speculazione.
Per fermare il collasso climatico serve un programma politico radicale di rottura:
1. Nazionalizzazione e socializzazione senza indennizzo delle grandi multinazionali dell&#39;energia, per sottrarle alla borsa e metterle sotto il controllo democratico dei lavoratori e delle comunità.
2. Riduzione drastica dell&#39;orario di lavoro a parità di salario, per sottrarre i corpi dei lavoratori all&#39;esposizione del calore estremo.
3. Piano strutturale di investimenti pubblici per rifondare l&#39;edilizia scolastica, azzerare le dispersioni idriche al Sud e mettere in sicurezza i territori dal dissesto idrogeologico, finanziato interamente con l&#39;esproprio degli extra-profitti fossili.
La transizione ecologica o è una rivoluzione sociale, o sarà solo la ristrutturazione verde del capitale sulla pelle dei più deboli.</p>
]]></content:encoded>
      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/k6u5c8u2dc</guid>
      <pubDate>Thu, 16 Jul 2026 15:44:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>DAL DIARIO DI SANTA FAUSTINA</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/divinamisericordia/dal-diario-di-santa-faustina</link>
      <description>&lt;![CDATA[(Ogni Venerdì verrà pubblicato un pezzetto del diario della Santa)&#xA;&#xA;Venne finalmente il momento in cui s&#39;aprì per me la porta del convento. Era la sera del primo agosto, vigilia della Madonna degli Angeli. Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la preghiera della gratitudine. Dopo tre settimane però, m&#39;accorsi che qui era così poco il tempo dedicato all&#39;orazione e che c&#39;erano molte altre cose che mi spingevano nell&#39;intimo ad entrare in un convento di regola più stretta. Tale pensiero prendeva sempre più forza dentro di me, ma non era questa la volontà di Dio. Tuttavia quel pensiero, cioè quella tentazione si consolidava sempre più, tanto che un giorno decisi di parlarne con la Madre Superiora e di uscire decisamente dal convento. Tuttavia Iddio diresse le circostanze in modo tale che non potei accedere alla Madre Superiora. &#xA;Prima di andare a riposare, entrai nella cappellina e domandai a Gesù di illuminarmi su questo problema; ma non ottenni nulla nel mio intimo; solo s&#39;impadronì di me una strana inquietudine che non riuscii a comprendere. Tuttavia, nonostante tutto, mi proposi di rivolgermi alla Madre Superiora di primo mattino, subito dopo la S. Messa e comunicarle la decisione presa. Andai verso la cella; le suore erano già coricate e le luci spente. Entrai, angosciata e insoddisfatta, nella cella. Non sapevo più che fare. Mi buttai a terra e cominciai a pregare con fervore per conoscere la volontà di Dio. Dappertutto silenzio, come in un tabernacolo. Tutte le suore, simili a bianche ostie rinchiuse dentro il calice di Gesù, riposavano e solo dalla mia cella Iddio udiva il gemito di un&#39;anima. Non sapevo che, senza autorizzazione, non era consentito pregare nelle celle dopo le nove di sera. Dopo un momento, nella mia cella si fece un chiarore e vidi sulla tenda il volto di Gesù molto addolorato. Piaghe vive su tutto il Volto e grosse lacrime cadevano sulla coperta del mio letto. Non sapendo che cosa tutto ciò potesse significare, domandai a Gesù: «Gesù, chi ti ha causato un simile dolore? ». E Gesù rispose: «Tu Mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo ordine. È qui che t&#39;ho chiamata e non altrove e ho preparato per te molte grazie». Domandai perdono a Gesù e mutai all&#39;istante la decisione che avevo presa.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>(Ogni Venerdì verrà pubblicato un pezzetto del diario della Santa)</em></p>

<p>Venne finalmente il momento in cui s&#39;aprì per me la porta del convento. Era la sera del primo agosto, vigilia della Madonna degli Angeli. Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la preghiera della gratitudine. Dopo tre settimane però, m&#39;accorsi che qui era così poco il tempo dedicato all&#39;orazione e che c&#39;erano molte altre cose che mi spingevano nell&#39;intimo ad entrare in un convento di regola più stretta. Tale pensiero prendeva sempre più forza dentro di me, ma non era questa la volontà di Dio. Tuttavia quel pensiero, cioè quella tentazione si consolidava sempre più, tanto che un giorno decisi di parlarne con la Madre Superiora e di uscire decisamente dal convento. Tuttavia Iddio diresse le circostanze in modo tale che non potei accedere alla Madre Superiora.
Prima di andare a riposare, entrai nella cappellina e domandai a Gesù di illuminarmi su questo problema; ma non ottenni nulla nel mio intimo; solo s&#39;impadronì di me una strana inquietudine che non riuscii a comprendere. Tuttavia, nonostante tutto, mi proposi di rivolgermi alla Madre Superiora di primo mattino, subito dopo la S. Messa e comunicarle la decisione presa. Andai verso la cella; le suore erano già coricate e le luci spente. Entrai, angosciata e insoddisfatta, nella cella. Non sapevo più che fare. Mi buttai a terra e cominciai a pregare con fervore per conoscere la volontà di Dio. Dappertutto silenzio, come in un tabernacolo. Tutte le suore, simili a bianche ostie rinchiuse dentro il calice di Gesù, riposavano e solo dalla mia cella Iddio udiva il gemito di un&#39;anima. Non sapevo che, senza autorizzazione, non era consentito pregare nelle celle dopo le nove di sera. Dopo un momento, nella mia cella si fece un chiarore e vidi sulla tenda il volto di Gesù molto addolorato. Piaghe vive su tutto il Volto e grosse lacrime cadevano sulla coperta del mio letto. Non sapendo che cosa tutto ciò potesse significare, domandai a Gesù: «Gesù, chi ti ha causato un simile dolore? ». E Gesù rispose: <strong>«Tu Mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo ordine. È qui che t&#39;ho chiamata e non altrove e ho preparato per te molte grazie»</strong>. Domandai perdono a Gesù e mutai all&#39;istante la decisione che avevo presa.</p>
]]></content:encoded>
      <author>« Divina Misericordia  »</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/6jojqd3gf5</guid>
      <pubDate>Tue, 14 Jul 2026 19:03:24 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La nostra Comunità, un progetto da realizzare</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/parrocchie/la-nostra-comunita-un-progetto-da-realizzare</link>
      <description>&lt;![CDATA[div style=&#34;width: 100%;&#34;&#xA;img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/_v2/868842023421886448/4c90d8e69-c5a1c2/ZchGJPNDjeCz/ooWMeSr1S8aIMQxZOczmidgjKdwQyixre0zYqkQF.jpg&#34; style=&#34;display: block; margin: 0px auto;&#34;&#xA;/div&#xA;&#xA;Buonasera amici di Parrocchie. Come di consueto, ogni tanto cerco di &#34;aggiustare il tiro&#34; e di condividere con voi le aspettative, i sogni, i desideri, ma anche e soprattutto le cose concrete, come gli obiettivi e la strada da percorrere.&#xA;&#xA;La nostra bella casa digitale, rappresentata da &#34;Parrocchie&#34; non vuole essere semplicemente un social dove si scrollano delle notizie, mettendo stelline o commentando ogni tanto. Certo, anche quello si deve fare, almeno all&#39;inizio, quando abbiamo in mente ancora il funzionamento dei vecchi social. Purtroppo uscire dagli schemi è molto difficile, inutile girarci intorno. Siamo stati plasmati da 20 anni di rulli da scrollare e cambiare mentalità costa una certa fatica. Eppure dobbiamo rimboccarci le maniche ed affrontare questa montagna che sembra troppo alta da scalare, mettendo un piede dietro l&#39;altro.&#xA;&#xA;Quando ho fondato la nostra comunità, insieme all&#39;amico fraterno Raffaele, abbiamo deciso che doveva sorgere attorno all&#39;Eucarestia. Non è stata una decisione presa a caso, ma ci aiuta a tenere bene a mente cosa è importante e cosa no. Una comunità cristiana che ha come centro l&#39;Eucarestia, deve essere giocoforza una comunità dove si pratica la carità, il perdono, il rispetto e l&#39;aiuto reciproco. La Santa Eucarestia rappresenta l&#39;Amore che Dio ci ha donato e ci dona ogni giorno, un amore che porta frutto, che fa crescere nella fede, che apre gli occhi e ci mostra l&#39;Infinita Misericordia di Gesù.&#xA;&#xA;Lo scopo della nostra Comunità Digitale non si esaurisce con la pubblicazione di qualche post o di qualche foto. Ogni comunità cristiana è chiamata a percorrere un cammino di crescita, non nei numeri ma nella fede, nell&#39;accoglienza, nel confronto, nella meditazione della Parola di Dio.&#xA;&#xA;Proprio come nella Santa Messa, per viverla appieno, ognuno di noi deve avere un compito, un piccolo impegno da portare avanti per far crescere tutta la comunità. Non sono impegni dati a caso o decisi da me, ma conoscendoci durante questo cammino, ognuno si domandi cosa può fare per la comunità, seguendo il suo cuore e fatti salvi gli impegni ed il tempo libero.&#xA;&#xA;Qualche ruolo è già assegnato, come Raffaele che ci ricorda gli appuntamenti di fra Stefano. Filomena, dietro mia richiesta, ha dato la disponibilità a fare da &#34;Tutor&#34; ai nuovi iscritti. Altri supportano il progetto con piccole donazioni mensili. Ognuno si deve sentire parte e protagonista nella costruzione della nostra comunità. Non c&#39;è da vergognarsi o da nascondersi, stiamo in un ambiente di fede e seguendo la via tracciata dallo Spirito Santo.&#xA;&#xA;Io faccio ancora una grande parte, semplicemente perché conosco lo strumento informatico, ma la nostra comunità non si limita a questo, non siamo chiusi in un telefono. Ecco perché dobbiamo sforzarci di interagire, di salutarci, di dire semplicemente &#34;come stai&#34;, sapendo che dall&#39;altra parte la persona ci risponderà. La vera socializzazione si realizza facendo gruppo, e se questo avviene con la presenza di Gesù in mezzo a noi, sarà ancora più bello.&#xA;&#xA;Namasté&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<div style="width: 100%;">
<img width="100%" src="https://pixelfed.social/storage/m/_v2/868842023421886448/4c90d8e69-c5a1c2/ZchGJPNDjeCz/ooWMeSr1S8aIMQxZOczmidgjKdwQyixre0zYqkQF.jpg" style="display: block; margin: 0px auto;">
</div>

<p>Buonasera amici di Parrocchie. Come di consueto, ogni tanto cerco di “aggiustare il tiro” e di condividere con voi le aspettative, i sogni, i desideri, ma anche e soprattutto le cose concrete, come gli obiettivi e la strada da percorrere.</p>

<p>La nostra bella casa digitale, rappresentata da “Parrocchie” non vuole essere semplicemente un <em>social</em> dove si scrollano delle notizie, mettendo stelline o commentando ogni tanto. Certo, anche quello si deve fare, almeno all&#39;inizio, quando abbiamo in mente ancora il funzionamento dei vecchi social. Purtroppo uscire dagli schemi è molto difficile, inutile girarci intorno. Siamo stati plasmati da 20 anni di rulli da scrollare e cambiare mentalità costa una certa fatica. Eppure dobbiamo rimboccarci le maniche ed affrontare questa montagna che sembra troppo alta da scalare, mettendo un piede dietro l&#39;altro.</p>

<p>Quando ho fondato la nostra comunità, insieme all&#39;amico fraterno Raffaele, abbiamo deciso che doveva sorgere attorno all&#39;Eucarestia. Non è stata una decisione presa a caso, ma ci aiuta a tenere bene a mente cosa è importante e cosa no. Una comunità cristiana che ha come centro l&#39;Eucarestia, deve essere giocoforza una comunità dove si pratica la carità, il perdono, il rispetto e l&#39;aiuto reciproco. La Santa Eucarestia rappresenta l&#39;Amore che Dio ci ha donato e ci dona ogni giorno, un amore che porta frutto, che fa crescere nella fede, che apre gli occhi e ci mostra l&#39;Infinita Misericordia di Gesù.</p>

<p>Lo scopo della nostra Comunità Digitale non si esaurisce con la pubblicazione di qualche post o di qualche foto. Ogni comunità cristiana è chiamata a percorrere un cammino di crescita, non nei numeri ma nella fede, nell&#39;accoglienza, nel confronto, nella meditazione della Parola di Dio.</p>

<p>Proprio come nella Santa Messa, per viverla appieno, ognuno di noi deve avere un compito, un piccolo impegno da portare avanti per far crescere tutta la comunità. Non sono impegni dati a caso o decisi da me, ma conoscendoci durante questo cammino, ognuno si domandi cosa può fare per la comunità, seguendo il suo cuore e fatti salvi gli impegni ed il tempo libero.</p>

<p>Qualche <em>ruolo</em> è già assegnato, come Raffaele che ci ricorda gli appuntamenti di fra Stefano. Filomena, dietro mia richiesta, ha dato la disponibilità a fare da “Tutor” ai nuovi iscritti. Altri supportano il progetto con piccole donazioni mensili. Ognuno si deve sentire parte e protagonista nella costruzione della nostra comunità. Non c&#39;è da vergognarsi o da nascondersi, stiamo in un ambiente di fede e seguendo la via tracciata dallo Spirito Santo.</p>

<p>Io faccio ancora una grande parte, semplicemente perché conosco lo strumento informatico, ma la nostra comunità non si limita a questo, non siamo chiusi in un telefono. Ecco perché dobbiamo sforzarci di interagire, di salutarci, di dire semplicemente “come stai”, sapendo che dall&#39;altra parte la persona ci risponderà. La vera socializzazione si realizza facendo gruppo, e se questo avviene con la presenza di Gesù in mezzo a noi, sarà ancora più bello.</p>

<p>Namasté</p>
]]></content:encoded>
      <author>𝑷 𝑨 𝑹 𝑹 𝑶 𝑪 𝑪 𝑯 𝑰 𝑬</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/iu4th68dnw</guid>
      <pubDate>Mon, 06 Jul 2026 18:54:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il seguente componimento è nato da un momento di complessa &#34;malinconia&#34; per...</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/riflessioni/il-seguente-componimento-e-nato-da-un-momento-di-complessa-malinconia-per</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il seguente componimento è nato da un momento di complessa &#34;malinconia&#34; per dover andare via da un posto che, anche se per poco, si era chiamato casa. Malinconia che chiamo complessa perchè le emozioni hanno il loro talento per mescolarsi e perdere le etichette.&#xA;&#xA;Il mondo&#xA;da questo piccolo angolo,&#xA;quaggiù.&#xA;Mi sembra una fila di confini&#xA;ordinati,&#xA;plagiati dalla propagazione&#xA;umana.&#xA;&#xA;L&#39;aria accarezza il suono&#xA;di un campanello nella sera.&#xA;Questo posto ha un profumo&#xA;indecifrabile,&#xA;fatto di legno rosa,&#xA;dipinto ceruleo, &#xA;e cielo giallo sfumato.&#xA;&#xA;Lucine ritmiche si ripetono&#xA;&#34;io qui più non tornerò&#34;&#xA;mentre i pipistrelli sussurrano&#xA;agli insetti, alle nuvole,&#xA;che ne so.&#xA;&#xA;Caro profumo, so che ti&#xA;scorderò.&#xA;Ma non scorderò mai il &#xA;tuo essere stato primo&#xA;senso di casa.&#xA;&#xA;L&#39;affetto che provo per le &#xA;travi un po&#39; sbilenche,&#xA;il canarino di cui non esiste &#xA;più il canto,&#xA;ed i ricordi di sorriso&#xA;dimenticati nel tumulto&#xA;dei grilli.&#xA;&#xA;Domani qualcun&#39;altra &#xA;avrà la mia vista, ma un po&#39; diversa.&#xA;&#xA;In questa casa dove ho visto due lati del silenzio,&#xA;uno voluto, cercato e mai trovato;&#xA;l&#39;altro trovato e mai cacciato.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il seguente componimento è nato da un momento di complessa “malinconia” per dover andare via da un posto che, anche se per poco, si era chiamato casa. Malinconia che chiamo complessa perchè le emozioni hanno il loro talento per mescolarsi e perdere le etichette.</p>

<p>-</p>

<p>Il mondo
da questo piccolo angolo,
quaggiù.
Mi sembra una fila di confini
ordinati,
plagiati dalla propagazione
umana.</p>

<p>L&#39;aria accarezza il suono
di un campanello nella sera.
Questo posto ha un profumo
indecifrabile,
fatto di legno rosa,
dipinto ceruleo,
e cielo giallo sfumato.</p>

<p>Lucine ritmiche si ripetono
“io qui più non tornerò”
mentre i pipistrelli sussurrano
agli insetti, alle nuvole,
che ne so.</p>

<p>Caro profumo, so che ti
scorderò.
Ma non scorderò mai il
tuo essere stato primo
senso di casa.</p>

<p>L&#39;affetto che provo per le
travi un po&#39; sbilenche,
il canarino di cui non esiste
più il canto,
ed i ricordi di sorriso
dimenticati nel tumulto
dei grilli.</p>

<p>Domani qualcun&#39;altra
avrà la mia vista, ma un po&#39; diversa.</p>

<p>In questa casa dove ho visto due lati del silenzio,
uno voluto, cercato e mai trovato;
l&#39;altro trovato e mai cacciato.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Riflessioni</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/n3pow5869i</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Jul 2026 20:24:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A.s.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/a-s</link>
      <description>&lt;![CDATA[A.s. 2025/2026 - Obiettivo del Ministro Valditara: una scuola al servizio della propaganda reazionaria e del capitale&#xA;&#xA;L’anno scolastico appena concluso ci consegna il triste quadro di un&#39;ulteriore, feroce offensiva contro la scuola pubblica e contro tutti coloro che la abitano, a partire dalle nuove generazioni. Nell&#39;ultima legge di Bilancio i finanziamenti alle scuole private sono notevolmente aumentati, mentre quelli dedicati alla scuola pubblica continuano a diminuire di anno in anno. Ci siamo talmente abituati a questo trend che abbiamo, purtroppo, smesso di stupirci. È dagli anni &#39;90, infatti, che ogni governo, di centrodestra o di centrosinistra, taglia costantemente sull&#39;istruzione pubblica. &#xA;Gli stipendi dei docenti e di tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore scolastico, poi, sono ridicoli, a fronte di un mestiere che richiede un carico di responsabilità notevolissimo. L&#39;ultimo rinnovo contrattuale è stato siglato con un aumento medio di circa 80€ in busta paga: un compenso vergognoso anche se non ci fosse l&#39;inflazione galoppante, che lo rende però quasi criminale.&#xA;&#xA;▪︎ Le Nuove Indicazioni Nazionali&#xA;&#xA;Le nuove Indicazioni Nazionali del primo e del secondo ciclo sono state accolte con sconcerto praticamente unanime da parte dei docenti e delle varie associazioni di categoria. La centralità assoluta attribuita all’Occidente e all’identità nazionale risponde a una precisa visione reazionaria. L&#39;insegnamento della Storia è stato ridotto a una narrazione eurocentrica e acritica. Si torna a proporre agli studenti di adottare uno sguardo coloniale sul mondo, attraverso la lente del suprematismo bianco. Le Indicazioni sono criticabili anche da altri versanti: c&#39;è il tentativo, nemmeno troppo velato, di tornare ai Programmi, cioè di limitare fortemente la libertà di insegnamento. I documenti si presentano infatti ricchi di suggerimenti dettagliati che appaiono come prescrittivi. Le Indicazioni, invece, dovrebbero essere delle linee guida generiche che permettano poi a ogni insegnante di calare le direttive all&#39;interno della propria classe, in base alle proprie modalità di insegnamento. Altro punto critico rilevato nei documenti del primo ciclo è la visione pedagogica incentrata sul talento. Non si fa menzione di quanto le differenze economico-culturali incidano sull&#39;andamento didattico dell&#39;allievo. Compito della scuola dovrebbe essere quello di azzerare o perlomeno diminuire queste disuguaglianze, invece nelle Indicazioni si parla soltanto di valorizzazione dei talenti, come se questi fossero avulsi dal contesto sociale. Infine, solo per citare i punti più macroscopici, nella prima bozza delle linee guida del secondo ciclo non vengono citati autori del calibro di Spinoza, Leibniz e Marx, e viene ridotto lo spazio di approfondimento dedicato ad Hobbes, Locke e Rousseau. La sollevazione dei docenti di Filosofia, però, ha costretto il Ministero a dirsi disponibile ad una correzione. Come spiegavamo prima, le Indicazioni non sono Programmi, quindi ogni docente è libero di approfondire l&#39;autore che ritiene più adatto al proprio percorso, ma non possiamo nascondere il fatto che i libri di testo siano costruiti, a volte pedissequamente, in base alle disposizioni ministeriali. Inoltre, un giovane docente neolaureato sarà sicuramente più condizionato dalle Nuove Indicazioni rispetto ai colleghi con esperienza: questo porterà col tempo a un cambiamento inevitabile. Le risposte collettive, che pure ci sono state, non sempre hanno portato a risultati immediati, come nel più recente caso dei contenuti di Filosofia. Questo, spesso, ha determinato un riflusso individualista. Molti insegnanti tentano di resistere all&#39;attacco ministeriale facendosi scudo con la propria libertà di insegnamento. Ma l&#39;obiettivo politico e sindacale dovrebbe essere quello di ristabilire una dimensione collettiva permanente, che vada al di là della singola battaglia. &#xA;&#xA;▪︎ Il &#34;problema sicurezza”&#xA;&#xA;Il tema della sicurezza, come sappiamo, è cavalcato da questo governo, ma anche dall&#39;opposizione parlamentare. È stato al centro del dibattito e ha caratterizzato anch&#39;esso quest&#39;ultimo anno scolastico. I pochi, comunque gravi, casi di cronaca sono stati utilizzati per stigmatizzare un&#39;intera generazione e, in particolare, i ragazzi di origine straniera. I dati, però, ci dicono altro. Una ricerca pubblicata dalla rivista Il Mulino (https://www.rivistailmulino.it/a/la-violenza-giovanile-e-la-sfida-della-prevenzione.it) dimostra con chiarezza che non esiste alcuna emergenza. Ma al ministro Valditara poco importa dei dati. Dopo aver creato il caso mediatico, con l&#39;aiuto di stampa e opposizione, ha pensato bene a una risposta ad effetto, totalmente inutile e inutilizzata: l&#39;introduzione dei metal detector! &#xA;Quest&#39;anno, però, è diventata pienamente operativa anche la riforma sul voto in condotta, molto più incisiva dei metal detector. Propagandata anch&#39;essa per rispondere a un fantomatico quanto inesistente &#34;problema educativo&#34;, può in realtà essere usata come arma di ricatto nei confronti delle studentesse e degli studenti politicizzati, rendendo sempre più difficile l&#39;organizzazione o la partecipazione ad occupazioni o autogestioni. La riforma ha reso molto più semplice mettere un&#39;insufficienza, che si traduce automaticamente in una bocciatura. Prima della riforma Valditara per un 5 in condotta serviva l&#39;unanimità del Consiglio di classe, mentre ora è sufficiente la maggioranza semplice. Alla fine dell&#39;anno sono effettivamente aumentate le bocciature per il 5 in condotta, anche nei confronti dei giovanissimi studenti e studentesse delle scuole medie inferiori. Secondo i primi dati forniti dal Mim (Ministero dell&#39;Istruzione e del Merito), i docenti hanno fatto soprattutto largo uso del 6 in condotta che, grazie alla riforma, genera un debito automatico (con l&#39;obbligo di presentare un elaborato e fare un esame a settembre per non essere bocciati). Si tratta di una forma di ricatto che, di fronte a un reale problema educativo, non modifica di una virgola la situazione del ragazzo o della ragazza in questione. La riforma del voto in condotta ha fornito ai docenti una risposta punitiva a problemi (laddove realmente esistenti) che, invece, avrebbero bisogno di una risposta sistemica. Uno studente con comportamenti inadeguati mostra un malessere che andrebbe ascoltato e accolto, non soltanto punito. Servirebbero psicologi in ogni scuola, un numero maggiore di insegnanti in modo da poter seguire con cura tutte le necessità delle nuove generazioni. Servirebbe anche un tessuto sociale in grado di aiutare le famiglie in difficoltà e spazi in cui le ragazze e i ragazzi possano esprimersi liberamente. Ma è chiaro che tutto questo è molto lontano dal pensiero del ministro Valditara.&#xA;&#xA;▪︎ Il consenso informato&#xA;&#xA;Il disegno di legge sul consenso da parte dei genitori per i progetti di educazione sessuo-affettiva è un&#39;altra testa d&#39;ariete utilizzata dal Governo per far avanzare la propria visione conservatrice e retrograda. L&#39;idea che sottende questa decisione ci fa fare un salto indietro di addirittura due secoli. In passato, infatti, i figli erano considerati proprietà esclusiva dei genitori, in particolare del padre. A partire dall&#39;800, e poi più compiutamente durante il &#39;900, i bambini e le bambine sono diventati soggetti di diritto e la loro educazione una responsabilità collettiva. In questo processo, l&#39;istituzione della scuola pubblica, pur con tutte le storture dovute al sistema capitalistico, è stata una conquista fondamentale. Ora si tenta di tornare al primato dell&#39;educazione impartita tra le mura domestiche. Inutile dire quanto, invece, sia importante che la formazione, intesa a 360°, resti e si rafforzi come patrimonio collettivo. La dimensione sessuo-affettiva fa parte dello sviluppo della persona, anche se non dobbiamo nasconderci che la scuola, così com&#39;è oggi, non ha gli strumenti per seguire la crescita di studenti e studentesse in tutte le sue sfaccettature. Per poter affrontare adeguatamente la questione servirebbe una scuola pensata in modo diverso: con più ore, più docenti, più risorse e meno alunni per classe. Ma, anche se aggiungere un&#39;ora di educazione sessuo-affettiva senza modificare null&#39;altro non è la soluzione ideale, la scuola è senza dubbio il luogo deputato per affrontare certi argomenti.&#xA;&#xA;▪︎ Il 4+2 di istituti tecnici e professionali&#xA;&#xA;Un altro capolavoro di quest&#39;anno scolastico è la controriforma degli istituti tecnici e professionali, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno. È la rappresentazione più pura della subordinazione della scuola al capitale. Si taglia un anno di percorso scolastico per rispondere alla necessità dei distretti industriali di immettere precocemente i giovani nelle aziende. Inoltre, si mutilano le discipline culturali e storiche a vantaggio dell’addestramento aziendale e dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l&#39;Orientamento, nella realtà il più delle volte è lavoro non retribuito). La differenziazione, di gentiliana memoria, tra licei e scuole tecniche e professionali viene acuita ulteriormente. I plessi scolastici si trasformeranno in anticamere della fabbrica. Le aziende locali potranno addirittura salire in cattedra e modificare i programmi in base alle loro esigenze. Contro questo attacco gravissimo docenti e studenti si sono subito mobilitati; ci auguriamo che possano vincere questa battaglia. Ogni ragazzo e ogni ragazza ha diritto a una formazione il più completa possibile, non a essere trattato, sin dalla più tenera età, come pura forza-lavoro.&#xA;&#xA;▪︎ La &#34;Maturità&#34;&#xA;&#xA;Il Ministro del cosiddetto Merito non ha mancato di modificare anche l&#39;Esame di Stato, che è tornato a chiamarsi Esame di Maturità, così come era stato definito durante il ventennio fascista. Le commissioni sono state ridotte da 7 a 5 membri, a parità di compenso. È stata, poi, eliminata l&#39;interdisciplinarietà: al colloquio orale si presentano soltanto 4 discipline. Ciò significa, ad esempio, escludere Storia negli Istituti tecnici e professionali. Valditara ha inoltre aggiunto, da quest&#39;anno, l&#39;attribuzione di 5 punti in base al &#34;grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità dello sviluppo dell&#39;individuo&#34;. Un parametro totalmente soggettivo e, naturalmente, classista. Pensiamo, ad esempio, a chi vive in condizioni di marginalità ed è privato dei mezzi materiali per coltivare le proprie inclinazioni e il proprio benessere: dovrebbe forse essere giudicato carente sul piano dello &#34;sviluppo personale&#34;? Ovviamente la gran parte dei docenti si è detta contraria a utilizzare questo parametro valutativo anti-pedagogico, per cui i 5 punti verranno in realtà attribuiti, nella stragrande maggioranza dei casi, in base al risultato della prova d&#39;esame. Resta, però, il tentativo da parte del Ministro di umiliare ancora una volta le studentesse e gli studenti che non si allineano, per volontà o per necessità, ai suoi schemi reazionari.&#xA;&#xA;▪︎ Un bilancio&#xA;&#xA;Il bilancio di quest&#39;anno scolastico non lascia spazio a interpretazioni: la scuola pubblica è sotto un attacco frontale che mira a scardinarne la residua funzione emancipatrice. È necessario e urgente ricostruire un fronte unico di classe che riunisca studenti, studentesse, docenti e lavoratori e lavoratrici del settore. Purtroppo finora le risposte, seppur presenti, non sono state all&#39;altezza degli attacchi subiti. Serve un salto di qualità immediato, pena la perdita definitiva di una conquista fondamentale come lo è stata la scuola pubblica.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>A.s. 2025/2026 – Obiettivo del Ministro Valditara: una scuola al servizio della propaganda reazionaria e del capitale</p>

<p>L’anno scolastico appena concluso ci consegna il triste quadro di un&#39;ulteriore, feroce offensiva contro la scuola pubblica e contro tutti coloro che la abitano, a partire dalle nuove generazioni. Nell&#39;ultima legge di Bilancio i finanziamenti alle scuole private sono notevolmente aumentati, mentre quelli dedicati alla scuola pubblica continuano a diminuire di anno in anno. Ci siamo talmente abituati a questo trend che abbiamo, purtroppo, smesso di stupirci. È dagli anni &#39;90, infatti, che ogni governo, di centrodestra o di centrosinistra, taglia costantemente sull&#39;istruzione pubblica.
Gli stipendi dei docenti e di tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore scolastico, poi, sono ridicoli, a fronte di un mestiere che richiede un carico di responsabilità notevolissimo. L&#39;ultimo rinnovo contrattuale è stato siglato con un aumento medio di circa 80€ in busta paga: un compenso vergognoso anche se non ci fosse l&#39;inflazione galoppante, che lo rende però quasi criminale.</p>

<p>▪︎ Le Nuove Indicazioni Nazionali</p>

<p>Le nuove Indicazioni Nazionali del primo e del secondo ciclo sono state accolte con sconcerto praticamente unanime da parte dei docenti e delle varie associazioni di categoria. La centralità assoluta attribuita all’Occidente e all’identità nazionale risponde a una precisa visione reazionaria. L&#39;insegnamento della Storia è stato ridotto a una narrazione eurocentrica e acritica. Si torna a proporre agli studenti di adottare uno sguardo coloniale sul mondo, attraverso la lente del suprematismo bianco. Le Indicazioni sono criticabili anche da altri versanti: c&#39;è il tentativo, nemmeno troppo velato, di tornare ai Programmi, cioè di limitare fortemente la libertà di insegnamento. I documenti si presentano infatti ricchi di suggerimenti dettagliati che appaiono come prescrittivi. Le Indicazioni, invece, dovrebbero essere delle linee guida generiche che permettano poi a ogni insegnante di calare le direttive all&#39;interno della propria classe, in base alle proprie modalità di insegnamento. Altro punto critico rilevato nei documenti del primo ciclo è la visione pedagogica incentrata sul talento. Non si fa menzione di quanto le differenze economico-culturali incidano sull&#39;andamento didattico dell&#39;allievo. Compito della scuola dovrebbe essere quello di azzerare o perlomeno diminuire queste disuguaglianze, invece nelle Indicazioni si parla soltanto di valorizzazione dei talenti, come se questi fossero avulsi dal contesto sociale. Infine, solo per citare i punti più macroscopici, nella prima bozza delle linee guida del secondo ciclo non vengono citati autori del calibro di Spinoza, Leibniz e Marx, e viene ridotto lo spazio di approfondimento dedicato ad Hobbes, Locke e Rousseau. La sollevazione dei docenti di Filosofia, però, ha costretto il Ministero a dirsi disponibile ad una correzione. Come spiegavamo prima, le Indicazioni non sono Programmi, quindi ogni docente è libero di approfondire l&#39;autore che ritiene più adatto al proprio percorso, ma non possiamo nascondere il fatto che i libri di testo siano costruiti, a volte pedissequamente, in base alle disposizioni ministeriali. Inoltre, un giovane docente neolaureato sarà sicuramente più condizionato dalle Nuove Indicazioni rispetto ai colleghi con esperienza: questo porterà col tempo a un cambiamento inevitabile. Le risposte collettive, che pure ci sono state, non sempre hanno portato a risultati immediati, come nel più recente caso dei contenuti di Filosofia. Questo, spesso, ha determinato un riflusso individualista. Molti insegnanti tentano di resistere all&#39;attacco ministeriale facendosi scudo con la propria libertà di insegnamento. Ma l&#39;obiettivo politico e sindacale dovrebbe essere quello di ristabilire una dimensione collettiva permanente, che vada al di là della singola battaglia.</p>

<p>▪︎ Il “problema sicurezza”</p>

<p>Il tema della sicurezza, come sappiamo, è cavalcato da questo governo, ma anche dall&#39;opposizione parlamentare. È stato al centro del dibattito e ha caratterizzato anch&#39;esso quest&#39;ultimo anno scolastico. I pochi, comunque gravi, casi di cronaca sono stati utilizzati per stigmatizzare un&#39;intera generazione e, in particolare, i ragazzi di origine straniera. I dati, però, ci dicono altro. Una ricerca pubblicata dalla rivista Il Mulino (<a href="https://www.rivistailmulino.it/a/la-violenza-giovanile-e-la-sfida-della-prevenzione.it" rel="nofollow">https://www.rivistailmulino.it/a/la-violenza-giovanile-e-la-sfida-della-prevenzione.it</a>) dimostra con chiarezza che non esiste alcuna emergenza. Ma al ministro Valditara poco importa dei dati. Dopo aver creato il caso mediatico, con l&#39;aiuto di stampa e opposizione, ha pensato bene a una risposta ad effetto, totalmente inutile e inutilizzata: l&#39;introduzione dei metal detector!
Quest&#39;anno, però, è diventata pienamente operativa anche la riforma sul voto in condotta, molto più incisiva dei metal detector. Propagandata anch&#39;essa per rispondere a un fantomatico quanto inesistente “problema educativo”, può in realtà essere usata come arma di ricatto nei confronti delle studentesse e degli studenti politicizzati, rendendo sempre più difficile l&#39;organizzazione o la partecipazione ad occupazioni o autogestioni. La riforma ha reso molto più semplice mettere un&#39;insufficienza, che si traduce automaticamente in una bocciatura. Prima della riforma Valditara per un 5 in condotta serviva l&#39;unanimità del Consiglio di classe, mentre ora è sufficiente la maggioranza semplice. Alla fine dell&#39;anno sono effettivamente aumentate le bocciature per il 5 in condotta, anche nei confronti dei giovanissimi studenti e studentesse delle scuole medie inferiori. Secondo i primi dati forniti dal Mim (Ministero dell&#39;Istruzione e del Merito), i docenti hanno fatto soprattutto largo uso del 6 in condotta che, grazie alla riforma, genera un debito automatico (con l&#39;obbligo di presentare un elaborato e fare un esame a settembre per non essere bocciati). Si tratta di una forma di ricatto che, di fronte a un reale problema educativo, non modifica di una virgola la situazione del ragazzo o della ragazza in questione. La riforma del voto in condotta ha fornito ai docenti una risposta punitiva a problemi (laddove realmente esistenti) che, invece, avrebbero bisogno di una risposta sistemica. Uno studente con comportamenti inadeguati mostra un malessere che andrebbe ascoltato e accolto, non soltanto punito. Servirebbero psicologi in ogni scuola, un numero maggiore di insegnanti in modo da poter seguire con cura tutte le necessità delle nuove generazioni. Servirebbe anche un tessuto sociale in grado di aiutare le famiglie in difficoltà e spazi in cui le ragazze e i ragazzi possano esprimersi liberamente. Ma è chiaro che tutto questo è molto lontano dal pensiero del ministro Valditara.</p>

<p>▪︎ Il consenso informato</p>

<p>Il disegno di legge sul consenso da parte dei genitori per i progetti di educazione sessuo-affettiva è un&#39;altra testa d&#39;ariete utilizzata dal Governo per far avanzare la propria visione conservatrice e retrograda. L&#39;idea che sottende questa decisione ci fa fare un salto indietro di addirittura due secoli. In passato, infatti, i figli erano considerati proprietà esclusiva dei genitori, in particolare del padre. A partire dall&#39;800, e poi più compiutamente durante il &#39;900, i bambini e le bambine sono diventati soggetti di diritto e la loro educazione una responsabilità collettiva. In questo processo, l&#39;istituzione della scuola pubblica, pur con tutte le storture dovute al sistema capitalistico, è stata una conquista fondamentale. Ora si tenta di tornare al primato dell&#39;educazione impartita tra le mura domestiche. Inutile dire quanto, invece, sia importante che la formazione, intesa a 360°, resti e si rafforzi come patrimonio collettivo. La dimensione sessuo-affettiva fa parte dello sviluppo della persona, anche se non dobbiamo nasconderci che la scuola, così com&#39;è oggi, non ha gli strumenti per seguire la crescita di studenti e studentesse in tutte le sue sfaccettature. Per poter affrontare adeguatamente la questione servirebbe una scuola pensata in modo diverso: con più ore, più docenti, più risorse e meno alunni per classe. Ma, anche se aggiungere un&#39;ora di educazione sessuo-affettiva senza modificare null&#39;altro non è la soluzione ideale, la scuola è senza dubbio il luogo deputato per affrontare certi argomenti.</p>

<p>▪︎ Il 4+2 di istituti tecnici e professionali</p>

<p>Un altro capolavoro di quest&#39;anno scolastico è la controriforma degli istituti tecnici e professionali, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno. È la rappresentazione più pura della subordinazione della scuola al capitale. Si taglia un anno di percorso scolastico per rispondere alla necessità dei distretti industriali di immettere precocemente i giovani nelle aziende. Inoltre, si mutilano le discipline culturali e storiche a vantaggio dell’addestramento aziendale e dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l&#39;Orientamento, nella realtà il più delle volte è lavoro non retribuito). La differenziazione, di gentiliana memoria, tra licei e scuole tecniche e professionali viene acuita ulteriormente. I plessi scolastici si trasformeranno in anticamere della fabbrica. Le aziende locali potranno addirittura salire in cattedra e modificare i programmi in base alle loro esigenze. Contro questo attacco gravissimo docenti e studenti si sono subito mobilitati; ci auguriamo che possano vincere questa battaglia. Ogni ragazzo e ogni ragazza ha diritto a una formazione il più completa possibile, non a essere trattato, sin dalla più tenera età, come pura forza-lavoro.</p>

<p>▪︎ La “Maturità”</p>

<p>Il Ministro del cosiddetto Merito non ha mancato di modificare anche l&#39;Esame di Stato, che è tornato a chiamarsi Esame di Maturità, così come era stato definito durante il ventennio fascista. Le commissioni sono state ridotte da 7 a 5 membri, a parità di compenso. È stata, poi, eliminata l&#39;interdisciplinarietà: al colloquio orale si presentano soltanto 4 discipline. Ciò significa, ad esempio, escludere Storia negli Istituti tecnici e professionali. Valditara ha inoltre aggiunto, da quest&#39;anno, l&#39;attribuzione di 5 punti in base al “grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità dello sviluppo dell&#39;individuo”. Un parametro totalmente soggettivo e, naturalmente, classista. Pensiamo, ad esempio, a chi vive in condizioni di marginalità ed è privato dei mezzi materiali per coltivare le proprie inclinazioni e il proprio benessere: dovrebbe forse essere giudicato carente sul piano dello “sviluppo personale”? Ovviamente la gran parte dei docenti si è detta contraria a utilizzare questo parametro valutativo anti-pedagogico, per cui i 5 punti verranno in realtà attribuiti, nella stragrande maggioranza dei casi, in base al risultato della prova d&#39;esame. Resta, però, il tentativo da parte del Ministro di umiliare ancora una volta le studentesse e gli studenti che non si allineano, per volontà o per necessità, ai suoi schemi reazionari.</p>

<p>▪︎ Un bilancio</p>

<p>Il bilancio di quest&#39;anno scolastico non lascia spazio a interpretazioni: la scuola pubblica è sotto un attacco frontale che mira a scardinarne la residua funzione emancipatrice. È necessario e urgente ricostruire un fronte unico di classe che riunisca studenti, studentesse, docenti e lavoratori e lavoratrici del settore. Purtroppo finora le risposte, seppur presenti, non sono state all&#39;altezza degli attacchi subiti. Serve un salto di qualità immediato, pena la perdita definitiva di una conquista fondamentale come lo è stata la scuola pubblica.</p>
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      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/8h85fzh5my</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Jul 2026 09:52:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Pensando a Genova</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/pensando-a-genova</link>
      <description>&lt;![CDATA[Fra meno di tre settimane sarà il 25° anniversario del G8 di Genova, cioè la seconda sconfitta mai del tutto processata dalla sinistra extraparlamentare italiana (e non solo) assieme ai tumulti del 1977 (e di quelli se ne parla il prossimo anno), e dopo la quale non abbiamo più raggiunto strutture e numeri tali da fare davvero tremare il padronato.&#xA;Stasera avrei dovuto spulciare tutti i siti web in chiaro ancora esistenti dei centri sociali di Milano per capire se qualcun organizza una maledetta carovana per scendere a Genova, invece mi sono messo a frugare nella mia cloud Google, allo scopo di recuperare e salvarmi in locale tutto il materiale che non voglio lasciare in pasto ai tecno-plutocrati... e per combinazione ho ritrovato una poesia risalente a poco meno di 3 anni fa esatti: una riscrittura beffarda della canzone di rock neofascista &#34;Claretta e Ben&#34; dei 270 Bis, composta da un cretinodicrescenzago giovane ed entusiasta come inno a quel Movimento delle masse oppresse in cui credeva con tutto il cuore, prima di accumulare anche lui mazzate (metaforiche), esaurimenti (da assemblee incastrate su sé stesse) e candelotti di lacrimogeni (pochi ma forti).&#xA;&#xA;Oggi la pubblico qui, come sputo limaccioso sul busto ebete del Duce, come prima preghiera del pellegrinaggio fino alla tomba di Carlo Giuliani, e come dono a chi vorrà remixare un po&#39; la partitura della canzone originale per mettere in musica la mia versione senza rotture legali. Se lo fate, accreditatemi come paroliere, e o mandatemi una registrazione, o invitatemi direttamente; perché starci dentro &#34;è difficile / ma ci credo!&#34;.&#xA;&#xA;O almeno, ci voglio ancora credere.&#xA;&#xA;In Piazzale Loreto&#xA;&#xA;Su svegliatevi&#xA;riscuotetevi&#xA;vedo in terra una rossa bandiera&#xA;come un angelo&#xA;tra le fabbriche&#xA;che si lancia a colpire il cielo!&#xA;&#xA;Forse è un inno&#xA;o solo un sogno&#xA;il ricordo di una canzone&#xA;ma ora sale sai&#xA;come il ritmo&#xA;di una furia dentro al mio cuore.&#xA;&#xA;Han ballato sui nostro corpi,&#xA;han sputato sul nostro nome,&#xA;han nascosto le nostre tombe,&#xA;ma non ci possono cancellare!&#xA;&#xA;Puoi vederli sai,&#xA;sono qui con noi&#xA;con le braccia levate al Sole;&#xA;lottan qui con noi&#xA;io le vedo,&#xA;stan ballando in Piazzale Loreto&#xA;&#xA;È una piazza piena di sogni&#xA;un&#39;armata di care amiche,&#xA;mille anime di caduti&#xA;ma nel ricordo per sempre vivi.&#xA;&#xA;Son studenti di Valle Giulia&#xA;e compagne in Alimonda,&#xA;il [picchetto&#xA;di Sanremo](https://it.wikipedia.org/wiki/ManifestazionediSanremodel1972)&#xA;le mondine di Molinella.&#xA;&#xA;E ora sono qui,&#xA;son per sempre qui,&#xA;son tornate a marciare ancora&#xA;dalle carceri&#xA;dalle tombe&#xA;dagli scrigni della memoria.&#xA;&#xA;Mille innanzi a me&#xA;mille dietro a te&#xA;e altre mille per ogni lato&#xA;è difficile&#xA;ma ci credo!&#xA;Ci si vede in piazzale Loreto!&#xA;Ci si vede in piazzale Loreto!&#xA;&#xA;E io ho il cuore rosso-nero&#xA;e re Umberto&#xA;io lo mando al cimitero.&#xA;E io ho il cuore verde-nero&#xA;perciò non cedo e difendo &#xA;il mondo intero.&#xA;&#xA;E io ho il cuore rosa-nero&#xA;tripla luna brilla&#xA;nel mio cielo.&#xA;E io ho il cuore viola-nero&#xA;o compagna, compagna&#xA;io ti credo.&#xA;&#xA;Insieme ora partiamo, &#xA;insieme torneremo.* (Ad libitum in dissolvenza)&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Fra meno di tre settimane sarà il 25° anniversario del G8 di Genova, cioè la seconda sconfitta mai del tutto processata dalla sinistra extraparlamentare italiana (e non solo) assieme ai tumulti del 1977 (e di quelli se ne parla il prossimo anno), e dopo la quale non abbiamo più raggiunto strutture e numeri tali da fare <em>davvero</em> tremare il padronato.
Stasera avrei dovuto spulciare tutti i siti web in chiaro ancora esistenti dei centri sociali di Milano per capire se qualcun* organizza una maledetta carovana per scendere a Genova, invece mi sono messo a frugare nella mia cloud Google, allo scopo di recuperare e salvarmi in locale tutto il materiale che non voglio lasciare in pasto ai tecno-plutocrati... e per combinazione ho ritrovato una poesia risalente a poco meno di 3 anni fa esatti: una riscrittura beffarda della canzone di rock neofascista “Claretta e Ben” dei 270 Bis, composta da un cretinodicrescenzago giovane ed entusiasta come inno a quel Movimento delle masse oppresse in cui credeva con tutto il cuore, prima di accumulare anche lui mazzate (metaforiche), esaurimenti (da assemblee incastrate su sé stesse) e candelotti di lacrimogeni (pochi ma forti).</p>

<p>Oggi la pubblico qui, come sputo limaccioso sul busto ebete del Duce, come prima preghiera del pellegrinaggio fino alla tomba di Carlo Giuliani, e come dono a chi vorrà remixare un po&#39; la partitura della canzone originale per mettere in musica la mia versione senza rotture legali. Se lo fate, accreditatemi come paroliere, e o mandatemi una registrazione, o invitatemi direttamente; perché starci dentro “è difficile / ma ci credo!”.</p>

<p>O almeno, ci voglio ancora credere.</p>

<h2 id="in-piazzale-loreto">In Piazzale Loreto</h2>

<p>Su svegliatevi
riscuotetevi
vedo in terra una rossa bandiera
come un angelo
tra le fabbriche
che si lancia a colpire il cielo!</p>

<p>Forse è un inno
o solo un sogno
il ricordo di una canzone
ma ora sale sai
come il ritmo
di una furia dentro al mio cuore.</p>

<p>Han ballato sui nostro corpi,
han sputato sul nostro nome,
han nascosto le nostre tombe,
ma non ci possono cancellare!</p>

<p>Puoi vederli sai,
sono qui con noi
con le braccia levate al Sole;
lottan qui con noi
io le vedo,
stan ballando in Piazzale Loreto</p>

<p>È una piazza piena di sogni
un&#39;armata di care amiche,
mille anime di caduti
ma nel ricordo per sempre vivi.</p>

<p>Son <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Valle_Giulia" rel="nofollow">studenti di Valle Giulia</a>
e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Alimonda" rel="nofollow">compagne in Alimonda</a>,
il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Manifestazione_di_Sanremo_del_1972" rel="nofollow">picchetto
di Sanremo</a>
le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Margotti" rel="nofollow">mondine di Molinella</a>.</p>

<p>E ora sono qui,
son per sempre qui,
son tornate a marciare ancora
dalle carceri
dalle tombe
dagli scrigni della memoria.</p>

<p>Mille innanzi a me
mille dietro a te
e altre mille per ogni lato
è difficile
ma ci credo!
Ci si vede in piazzale Loreto!
Ci si vede in piazzale Loreto!</p>

<p>E io ho il cuore rosso-nero
e re Umberto
io lo mando al cimitero.
E io ho il cuore verde-nero
perciò non cedo e difendo
il mondo intero.</p>

<p>E io ho il cuore rosa-nero
tripla luna brilla
nel mio cielo.
E io ho il cuore viola-nero
o compagna, compagna
io ti credo.</p>

<p><em>Insieme ora partiamo,
insieme torneremo.</em> (Ad libitum in dissolvenza)</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/g83qhfsbqo</guid>
      <pubDate>Mon, 29 Jun 2026 21:36:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Questo cuore impavido</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/questo-cuore-impavido</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log036-2026.jpg&#xA;&#xA;Questo cuore impavido batte per te&#xA;ogni giorno&#xA;solo per te&#xA;da mezzogiorno e due alle due meno tre.&#xA;&#xA;Ricorda il fischio di un treno che passa lontano&#xA;e vorresti salirci&#xA;ma è proprio lontano.&#xA;&#xA;Questo cuore impavido e nudo nell&#39;isola degli scimmiotti&#xA;inseguito da luoghi comuni&#xA;ed etichettatori con occhiali grossi come piatti.&#xA;&#xA;Ricorda le urla di una madre affacciata al balcone:&#xA;è ora di fare merenda!&#xA;ma non hai ancora finito di giocare a pallone.&#xA;&#xA;Questo cuore impavido vestito da chierico della patata&#xA;nel dungeon del tempo che passa&#xA;con la mazza più uno con supercazzola incantata.&#xA;&#xA;Ricorda le ferite fatte con le unghie per grattare&#xA;le punture di zanzare&#xA;e le bolle dell&#39;ortica.&#xA;&#xA;Questo cuore impavido che viaggia nel giorno del tentacolo&#xA;in groppa al cinghiale bianco&#xA;e ancora ti dice: sei un miracolo.&#xA;&#xA;Ricorda un ghiacciolo al limone&#xA;in un giorno d&#39;afa&#xA;e di sole.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/06/ordinariafollia-log_036-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/06/ordinariafollia-log_036-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_036-2026.jpg"></a></p>

<p>Questo cuore impavido batte per te
ogni giorno
solo per te
da mezzogiorno e due alle due meno tre.</p>

<p>Ricorda il fischio di un treno che passa lontano
e vorresti salirci
ma è proprio lontano.</p>

<p>Questo cuore impavido e nudo nell&#39;isola degli scimmiotti
inseguito da luoghi comuni
ed etichettatori con occhiali grossi come piatti.</p>

<p>Ricorda le urla di una madre affacciata al balcone:
è ora di fare merenda!
ma non hai ancora finito di giocare a pallone.</p>

<p>Questo cuore impavido vestito da chierico della patata
nel dungeon del tempo che passa
con la mazza più uno con supercazzola incantata.</p>

<p>Ricorda le ferite fatte con le unghie per grattare
le punture di zanzare
e le bolle dell&#39;ortica.</p>

<p>Questo cuore impavido che viaggia nel giorno del tentacolo
in groppa al cinghiale bianco
e ancora ti dice: sei un miracolo.</p>

<p>Ricorda un ghiacciolo al limone
in un giorno d&#39;afa
e di sole.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1x7n3vj2ca</guid>
      <pubDate>Mon, 29 Jun 2026 15:43:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ciao piccola</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/ciao-piccola</link>
      <description>&lt;![CDATA[Forse l&#39;ho uccisa. &#xA;Niente di troppo cruento, nessuno sgozzamento alla CSI, nessun vicino che sente urla disperate e neppure corte unghiette di esili manine che graffiano le mura di qualche cantina alla spasmodica ricerca di una via di fuga. Nulla di tutto questo.&#xA;Se è morta, è morta d&#39;incuria.&#xA;Il che, a ben pensarci, potrebbe essere persino peggio di uno sgozzamento. &#xA;L&#39;ho nascosta così bene da non riuscire più a trovarla, nelle frenetiche giornate da adulta mi sono persa tra lavoro e call e bollette da pagare e scadenze da ricordare fino ad arrivare al punto di dimenticarmi completamente di lei, di darle da mangiare, di pulirle la stanza, anche solo di accertarmi che respirasse ancora.&#xA;Scena del crimine&#xA;&#xA;Mentre scrivo queste righe è forte la tentazione di mollare tutto e correre a cercarla. Per assicurarmi che sia ancora viva. Che stia ancora bene, nonostante tutto. Nonostante me. &#xA;Ma ho un compito da svolgere, sono una donna adulta che non si sottrae ai propri doveri, dunque starò qui a scrivere fino a quando non avrò fatto ciò che devo e solo dopo, forse, se avrò tempo, andrò a cercarla per assicurarmi che stia ancora bene.&#xA;D&#39;un tratto, però, sento qualcosa. Non è un urlo che squarcia il silenzio, non un grido d&#39;aiuto. È un sussurro, come di qualcuno che bisbiglia un segreto all&#39;orecchio, con una risatina di bimba divertita. Una parola sola: Pirata!&#xA;Cerco di ignorare quella voce che però continua a mormorare, accompagnata da una risatina argentina, come un campanellino scosso dalla brezza.&#xA;E, d&#39;un tratto, il sussurro diventa immagine: una pagina, una pagina web, scritta al computer, pubblicata circa un anno fa. Di colpo, la risatina diventa una burla, la parola bisbigliata acquista un senso.&#xA;Pirata!, ma certo! Avevo scritto di pirati, io! Era giugno, faceva caldo, forse non come in questi giorni, ma... sì, la strada era polverosa e arroventata dal sole di fine giugno, ora lo ricordo! E quasi febbrilmente vado alla ricerca di quella pagina, fino a quando la ritrovo proprio qui.&#xA;&#xA;La #SagraIndieWeb nemmeno sapevo cosa fosse, BobbiArbore non aveva ancora deciso che il tema di questo mese sarebbe stato &#34;L&#39;importanza di prendersi cura della nostra parte infantile&#34;, eppure avevo scritto quelle parole. E oggi, a poco più di un anno di distanza, rieccomi qui ad ascoltare il sussurro di quella bambina che sono stata. E che, da qualche parte, sono ancora.&#xA;&#xA;Mi prendo cura di lei? Poco, questo è certo. Spesso la dimentico, so che c&#39;è ma non ci bado, do priorità a tutte quelle cose da grandi che trovavo - e spesso trovo ancora - mortalmente noiose, e sciocche, e senza senso. Vuoi mettere come sarebbe più bello saltare a piedi pari dentro una pozzanghera, invece di pensare a pagare la bolletta del telefono? E passare qualche ora a dipingere in giardino, anziché stare appiccicata al computer e leggere e rispondere a tutte quelle email? &#xA;Però per fortuna ho una manciata di nipoti, coi quali ogni tanto posso tornare a giocare, con interminabili e combattutissime sfide a carte, o a infrangere il record di numero di scambi a pallavolo, o a disegnare unicorni e farfalle e gattini che però hanno la coda da sirena e nuotano come pesci. E poi ci sono i libri, e i fumetti, e le chiacchiere su Mastodon tra gente che, forse, in fondo in fondo, come me, è ancora un po&#39; bambina. E ci sono anche eventi che, ogni tanto, irrompono nella vita come un fulmine, squarciando l&#39;apparente tranquillità: accadimenti che, da bambina, non avrei saputo affrontare; è in quei momenti che torno indietro, vado da lei, apro con cura la porta della sua cameretta e la tocco su una spalla mentre è lì, china sul suo ennesimo disegno da colorare. Quando si volta a guardarmi, e spalanca i suoi occhi per la sorpresa, le dico di stare tranquilla, che sono la lei del futuro, che tutto andrà bene, che il dolore che ha provato per la presa in giro a scuola guarirà, che fra qualche tempo resterà solo un ricordo, come una piccola cicatrice per rammentare che quella cosa è successa, ma che è servita a renderla più forte.&#xA;&#34;Stai andando alla grande - le dico -Metà dei tuoi compagni che ti sfottono adesso, in futuro avranno vite insipide, lavori che odieranno, divorzi e rimpianti. E scriveranno tutto su delle cose che si chiameranno social network, che tu oggi non conosci ma che permetteranno a chiunque di ficcare il naso nelle vite altrui. Tu continua per la tua strada, coltiva i tuoi sogni, prenditene cura, non dare retta a chi ti chiama secchiona: se ti dà gioia, studia. Cerca sempre di essere la persona che il tuo spirito ti chiama ad essere e, tesoro, fregatene di tutto il resto! Ciao, piccola&#34;.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Forse l&#39;ho uccisa.
Niente di troppo cruento, nessuno sgozzamento alla <em>CSI</em>, nessun vicino che sente urla disperate e neppure corte unghiette di esili manine che graffiano le mura di qualche cantina alla spasmodica ricerca di una via di fuga. Nulla di tutto questo.
Se è morta, è morta d&#39;incuria.
Il che, a ben pensarci, potrebbe essere persino peggio di uno sgozzamento.
L&#39;ho nascosta così bene da non riuscire più a trovarla, nelle frenetiche giornate da adulta mi sono persa tra lavoro e <em>call</em> e bollette da pagare e scadenze da ricordare fino ad arrivare al punto di dimenticarmi completamente di lei, di darle da mangiare, di pulirle la stanza, anche solo di accertarmi che respirasse ancora.
<img src="https://capitolcitynow.com/wp-content/blogs.dir/284/files/2025/01/crime-scene-tape-shutterstock-.jpg" alt="Scena del crimine"></p>

<p>Mentre scrivo queste righe è forte la tentazione di mollare tutto e correre a cercarla. Per assicurarmi che sia ancora viva. Che stia ancora bene, nonostante tutto. Nonostante me.
Ma ho un compito da svolgere, sono una donna adulta che non si sottrae ai propri doveri, dunque starò qui a scrivere fino a quando non avrò fatto ciò che devo e solo dopo, forse, se avrò tempo, andrò a cercarla per assicurarmi che stia ancora bene.
D&#39;un tratto, però, sento qualcosa. Non è un urlo che squarcia il silenzio, non un grido d&#39;aiuto. È un sussurro, come di qualcuno che bisbiglia un segreto all&#39;orecchio, con una risatina di bimba divertita. Una parola sola: <em>Pirata!</em>
Cerco di ignorare quella voce che però continua a mormorare, accompagnata da una risatina argentina, come un campanellino scosso dalla brezza.
E, d&#39;un tratto, il sussurro diventa immagine: una pagina, una pagina web, scritta al computer, pubblicata circa un anno fa. Di colpo, la risatina diventa una burla, la parola bisbigliata acquista un senso.
<em>Pirata!</em>, ma certo! Avevo scritto di pirati, io! Era giugno, faceva caldo, forse non come in questi giorni, ma... sì, la strada era polverosa e arroventata dal sole di fine giugno, ora lo ricordo! E quasi febbrilmente vado alla ricerca di quella pagina, fino a quando la ritrovo proprio <a href="https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/facciamo-che-sono-un-pirata" rel="nofollow">qui</a>.</p>

<p>La #SagraIndieWeb nemmeno sapevo cosa fosse, <a href="https://cat-cottage-design.com" rel="nofollow">BobbiArbore</a> non aveva ancora deciso che il tema di questo mese sarebbe stato <em>“L&#39;importanza di prendersi cura della nostra parte infantile”</em>, eppure avevo scritto quelle parole. E oggi, a poco più di un anno di distanza, rieccomi qui ad ascoltare il sussurro di quella bambina che sono stata. E che, da qualche parte, sono ancora.</p>

<p>Mi prendo cura di lei? Poco, questo è certo. Spesso la dimentico, so che c&#39;è ma non ci bado, do priorità a tutte quelle <em>cose da grandi</em> che trovavo – e spesso trovo ancora – mortalmente noiose, e sciocche, e senza senso. Vuoi mettere come sarebbe più bello saltare a piedi pari dentro una pozzanghera, invece di pensare a pagare la bolletta del telefono? E passare qualche ora a dipingere in giardino, anziché stare appiccicata al computer e leggere e rispondere a tutte quelle email?
Però per fortuna ho una manciata di nipoti, coi quali ogni tanto posso tornare a giocare, con interminabili e combattutissime sfide a carte, o a infrangere il record di numero di scambi a pallavolo, o a disegnare unicorni e farfalle e gattini che però hanno la coda da sirena e nuotano come pesci. E poi ci sono i libri, e i fumetti, e le chiacchiere su Mastodon tra gente che, forse, in fondo in fondo, come me, è ancora un po&#39; bambina. E ci sono anche eventi che, ogni tanto, irrompono nella vita come un fulmine, squarciando l&#39;apparente tranquillità: accadimenti che, da bambina, non avrei saputo affrontare; è in quei momenti che torno indietro, vado da lei, apro con cura la porta della sua cameretta e la tocco su una spalla mentre è lì, china sul suo ennesimo disegno da colorare. Quando si volta a guardarmi, e spalanca i suoi occhi per la sorpresa, le dico di stare tranquilla, che sono la lei del futuro, che tutto andrà bene, che il dolore che ha provato per la presa in giro a scuola guarirà, che fra qualche tempo resterà solo un ricordo, come una piccola cicatrice per rammentare che quella cosa è successa, ma che è servita a renderla più forte.
<em>“Stai andando alla grande</em> – le dico -<em>Metà dei tuoi compagni che ti sfottono adesso, in futuro avranno vite insipide, lavori che odieranno, divorzi e rimpianti. E scriveranno tutto su delle cose che si chiameranno social network, che tu oggi non conosci ma che permetteranno a chiunque di ficcare il naso nelle vite altrui. Tu continua per la tua strada, coltiva i tuoi sogni, prenditene cura, non dare retta a chi ti chiama secchiona: se ti dà gioia, studia. Cerca sempre di essere la persona che il tuo spirito ti chiama ad essere e, tesoro, fregatene di tutto il resto! Ciao, piccola”</em>.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/j54u8ulcgh</guid>
      <pubDate>Mon, 29 Jun 2026 06:57:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>ELECTROLUX: 1.700 ESUBERI E LA CHIUSURA DI CERRETO D’ESI.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/electrolux-1-700-esuberi-e-la-chiusura-di-cerreto-desi</link>
      <description>&lt;![CDATA[ELECTROLUX: 1.700 ESUBERI E LA CHIUSURA DI CERRETO D’ESI. RISPONDERE CON UNA LOTTA ORGANIZZATA FUORI DAGLI SCHEMI CONCERTATIVI PERCORSI DALLE BUROCRAZIE SINDACALI E DALLE ISTITUZIONI. &#xA;&#xA;Per il distretto degli elettrodomestici delle Marche non è soltanto una nuova crisi industriale. È la conferma di una lunga parabola discendente che dura da oltre vent’anni anni e che oggi raggiunge uno dei suoi punti più drammatici. L’annuncio di Electrolux di tagliare circa 1.700 posti di lavoro in Italia, pari a quasi il 40% della forza lavoro nazionale, e di chiudere completamente lo stabilimento di Cerreto d’Esi, dove lavorano circa 170 persone, rappresenta uno spartiacque per l’intero comparto manifatturiero italiano. La decisione, comunicata ai sindacati durante il coordinamento nazionale convocato a Marghera, non colpisce soltanto un sito produttivo: mette in discussione il ruolo stesso dell’Italia nella geografia industriale europea del gruppo svedese. L’azienda motiva il piano con la persistente debolezza della domanda europea, l’aumento dei costi produttivi e la crescente pressione competitiva dei produttori asiatici. Una spiegazione che appare coerente con il contesto internazionale ma che, nel territorio fabrianese, viene percepita come l’ennesimo capitolo di una storia già vista perché il problema non nasce oggi.&#xA;Per decenni l’area compresa tra Fabriano, Cerreto d’Esi e i comuni limitrofi ha rappresentato uno dei principali poli della produzione di elettrodomestici. La crescita era stata trainata dall’esperienza della Merloni, poi diventata Indesit, fino all’acquisizione da parte di Whirlpool. Attorno a quel sistema industriale si era sviluppata una rete capillare di fornitori, aziende meccaniche, imprese di componentistica e servizi. Migliaia di famiglie hanno costruito il proprio benessere grazie a quella filiera. Oggi di quel modello resta poco o niente. Le acquisizioni internazionali, la delocalizzazione delle produzioni a minor valore aggiunto, la competizione dei paesi dell’Est Europa e dell’Asia, l’aumento dei costi energetici e la contrazione dei consumi hanno progressivamente ridotto il peso produttivo del territorio. La chiusura annunciata di Cerreto d’Esi si inserisce dentro questa tendenza. Non è un fulmine a ciel sereno; è l’esito di un processo che per molti era visibile e preannunciato da anni. Un processo imposto dalle multinazionali sponsorizzate dai vari governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati in questi anni con la “benedizione” delle burocrazie sindacali complici anch’esse e protagoniste di errate valutazioni che di riflesso hanno innescato questi drammi sociali. La vicenda Electrolux richiama inevitabilmente quella di Beko Europe, la nuova realtà nata dall’integrazione delle attività europee di Arçelik e Whirlpool. Anche in quel caso si era partiti da numeri molto pesanti. Le trattative hanno consentito di ridurre il numero degli esuberi inizialmente previsti attraverso uscite volontarie, ammortizzatori sociali e strumenti di accompagnamento. L’accordo è stato sostenuto dal governo di allora e approvato da una larga maggioranza dei lavoratori. I sindacati hanno rappresentato tale vertenza come la dimostrazione che la contrattazione può produrre risultati concreti. Nulla di più falso, sbagliato e dannoso. Per i lavoratori più combattivi e per alcune organizzazioni politiche anticapitaliste con una visione più critica e reale invece, il caso Beko ha evidenziato un altro aspetto: si è trattato soprattutto di gestire il ridimensionamento, non di impedirlo. Una distinzione tutt’altro che marginale perché una cosa è limitare i danni un’altra è salvaguardare integralmente la capacità produttiva e l’occupazione. Il raffronto più delicato e veritiero riguarda probabilmente quello con Elica. L’azienda marchigiana delle cappe aspiranti ha attraversato anni complessi che hanno portato il gruppo dell’ex senatore Casoli a perdere circa 400 posti di lavoro mai più recuperati e la chiusura negli anni degli stabilimenti di Serra San Quirico e ancora una volta a quello di Cerreto d’Esi con l’appoggio e l’assenso delle sigle sindacali confederali. Ma il confronto con quanto accade oggi nel nostro territorio pone una domanda inevitabile: quanto pesa la qualità della strategia industriale rispetto alla semplice gestione delle emergenze occupazionali? Molti economisti sostengono che la sopravvivenza del settore europeo dipenderà sempre più dalla capacità di presidiare segmenti ad alto valore aggiunto. Quando la competizione si sposta esclusivamente sul costo del lavoro, l’Europa parte inevitabilmente svantaggiata rispetto ad altre aree del mondo. Tutto ciò però non deve giustificare ed oscurare il problema delle delocalizzazioni che, nella grande maggioranza, avvengono e passano con l’utilizzo di soldi pubblici e delle tasse pagate dai lavoratori e dalle lavoratrici dipendenti, i quali subiscono anche il danno più oneroso, cioè la perdita del posto di lavoro. &#xA;&#xA;Da qui in poi un altro tema diventa centrale sul quale, ormai, non si può fare più finta di non vedere: il nodo della rappresentanza sindacale. Al piano Electrolux i sindacati hanno reagito proclamando lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero nazionale. Una risposta che rientra nella tradizione delle relazioni industriali italiane e che appare quasi automatica di fronte a una decisione di questa portata. La domanda che però le avanguardie operaie più combattive si pongono è un’altra: perché si arriva sempre al momento dello sciopero quando le decisioni industriali sono quasi già prese? Negli ultimi anni le organizzazioni sindacali hanno seguito tavoli, confronti ministeriali, procedure di crisi e negoziati complessi in numerose vertenze del settore. Eppure il risultato finale è stato spesso la riduzione degli organici, la chiusura di siti produttivi o il trasferimento delle produzioni. La sensazione diffusa tra una parte dei lavoratori è che la capacità di incidere realmente sulle strategie delle multinazionali sia diventata estremamente limitata. I sindacati respingono questa lettura e ricordano come molte crisi siano state almeno parzialmente contenute grazie agli accordi raggiunti. Tuttavia resta un dato di fatto eloquente e non modificabile: il numero degli occupati nel distretto continua a diminuire grazie agli accordi siglati che progressivamente hanno cambiato e sbilanciato, verso i padroni, i rapporti di forza segnando la deriva delle burocrazie sindacali che negli anni hanno lasciato molto sul piano della lotta e della contrapposizione. Tra i passaggi più contestati vi è il cosiddetto Testo Unico sulla Rappresentanza, sottoscritto nel 2014 da CGIL, CISL, UIL e Confindustria, con l&#39;obiettivo dichiarato di certificare la rappresentatività sindacale e rendere più efficaci gli accordi sottoscritti. Per i firmatari si trattava di una modernizzazione delle relazioni industriali e di uno strumento per dare certezza alle regole della contrattazione. Per numerosi sindacalisti di base e per una parte della sinistra anticapitalista rivoluzionaria, invece, quel sistema ha contribuito a rafforzare il monopolio delle grandi confederazioni e a rendere più difficile la contestazione degli accordi una volta firmati e la netta esclusione delle sigle più combattive e meno pronte a prendere ordini dai vertici aziendali. La critica è nota: la rappresentanza sarebbe stata progressivamente trasformata da strumento di conflitto a strumento di gestione delle decisioni aziendali. Un&#39;accusa pesante che le confederazioni respingono, ma che continua a riemergere ogni volta che una nuova vertenza si conclude con ridimensionamenti occupazionali. Il punto di rottura simbolico resta però il Jobs Act. La riforma del 2015 ha modificato profondamente il sistema delle tutele contro i licenziamenti illegittimi, limitando il reintegro automatico previsto dall&#39;articolo 18 per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 e introducendo il sistema delle cosiddette tutele crescenti. Per molti lavoratori quella riforma rappresenta il momento in cui il sindacato confederale ha mostrato tutta la propria debolezza. Non perché la base di CGIL, CISL e UIL fosse favorevole al Jobs Act. Le posizioni furono differenti e in alcuni casi apertamente contrarie. La contestazione riguardò piuttosto l&#39;efficacia della mobilitazione. A distanza di oltre dieci anni, una parte consistente del mondo del lavoro continua a chiedersi come sia stato possibile che la più importante modifica dello Statuto dei Lavoratori dagli anni Settanta sia stata approvata senza una stagione di lotta sociale paragonabile a quella che aveva caratterizzato altre battaglie del passato. Nell&#39;immaginario di molti operai marchigiani il confronto è inevitabile. Negli anni Settanta e Ottanta i sindacati erano percepiti come soggetti capaci di bloccare interi comparti produttivi. Oggi vengono spesso percepiti come interlocutori istituzionali chiamati a gestire le conseguenze delle decisioni già assunte, inquadrando le organizzazioni sindacali da difensori dei lavoratori a gestori delle crisi aziendali. CGIL, CISL e UIL sono ancora organizzazioni nate per impedire la perdita dei posti di lavoro oppure sono diventate strutture che negoziano le condizioni migliori possibili quando i posti di lavoro vengono persi? A questa domanda si potrebbe rispondere con una risposta secca ed esaustiva: queste sigle sindacali non sono più credibili agli occhi della storia contemporanea del nostro tempo. Ogni nuova vertenza conclusa con una riduzione degli occupati, e al peggio la chiusura dei siti produttivi, rafforza la percezione di una rappresentanza incapace di incidere sulle grandi scelte industriali. Una percezione che può apparire “ingenerosa”, considerando la forza delle multinazionali e la globalizzazione delle catene produttive ma che non può essere liquidata come semplice propaganda. Perché nelle Marche, come in molte altre aree industriali italiane, esiste ormai una generazione intera che ha visto chiudere fabbriche, ridurre organici e trasferire produzioni senza mai assistere a una vera inversione di tendenza attraverso lotte di classe. E quando la storia si ripete per vent&#39;anni, la domanda non riguarda più soltanto le aziende, riguarda anche chi avrebbe dovuto contrastarle. Proroghe e cassa integrazione sono gli unici obiettivi, utili non per eliminare il danno ma per contenerlo.  Il tutto funzionale per l’autotutela di corporazione e di categoria e per fare muro contro chi, legittimamente, cerca di contrastare e far emergere le responsabilità delle burocrazie e dei ruoli sempre occupati dalle stesse persone. Essere un funzionario sindacale ad oggi significa avere la garanzia del “posto fisso” sulla pelle di chi, dalla sera alla mattina, viene messo per strada. La domanda che emerge oggi da Cerreto d’Esi è la stessa che era emersa a Fabriano, a Siena, a Napoli e in molte altre aree industriali del Paese: esiste una strategia nazionale per difendere i settori del mondo del lavoro oppure ci si limita a gestire le conseguenze delle decisioni prese altrove? Per quanto ci riguarda, a noi la risposta appare chiara e purtroppo inconfutabile.&#xA;&#xA;Per le Marche il problema non riguarda soltanto i 170 lavoratori direttamente coinvolti nello stabilimento. Ogni posto perso in una fabbrica genera effetti sull’indotto, sui consumi locali, sul mercato immobiliare e sulla tenuta sociale del territorio. La chiusura di un impianto industriale non è mai un fatto isolato, è un processo che coinvolge intere comunità. Negli ultimi anni il territorio ha già vissuto riduzioni occupazionali, ristrutturazioni, cessioni di attività e processi di delocalizzazione e ogni nuova crisi rende più difficile assorbire quella successiva. Quando una comunità vede susseguirsi crisi industriali sempre più pesanti, è inevitabile che si interroghi sull’utilità degli strumenti tradizionali di tutela e da chi dovrebbero essere dirette. Ormai lo sciopero ad oltranza della produzione, il blocco delle merci in entrata ed uscita, l’occupazione del sito produttivo vengono fatte passare dai burocrati sindacali come momenti di lotta inutili e superati, e al contrario la contrattazione e la concertazione come unici strumenti di opposizione. Quello che noi pensiamo serva invece sono  dinamiche di lotta come quelle prima citate per costruire le basi per l’innalzamento dello scontro in risposta all’aggressione in atto, con l’utilizzo degli strumenti che riportino al centro anche la questione della lotta di classe. Coscienze che possano prendere distanze nette dai sindaci del territorio e le istituzioni che sfilano davanti ai cancelli e rilasciano dichiarazioni promettendo chissà quali battaglie effimere e solo di rappresentanza. Una volta finito tutto, di tali figure rimarrà solo il ricordo illusorio e strumentale.&#xA;&#xA;La vicenda Electrolux dimostra ancora una volta i limiti di un modello economico in cui il destino di intere comunità viene subordinato alle decisioni di grandi gruppi industriali e finanziari con a braccetto le organizzazioni confederali. A Cerreto d&#39;Esi, come prima a Fabriano, e in molte altre realtà industriali, migliaia di lavoratori scoprono che anni di sacrifici, aumenti di produttività e disponibilità a sottoscrivere accordi sempre più onerosi non garantiscono alcuna sicurezza occupazionale. Quando il profitto diminuisce o si aprono opportunità più convenienti altrove, gli stabilimenti chiudono e i territori vengono abbandonati. È una dinamica che alimenta una domanda politica sempre più radicale: fino a quando il lavoro dovrà dipendere dalle scelte di proprietà che non rispondono ai lavoratori né alle comunità locali? La crisi degli elettrodomestici nelle Marche non appare soltanto come il fallimento di una strategia industriale. Per molti rappresenta il fallimento di un intero modello di relazioni sociali fondato sulla convinzione che gli interessi del capitale e quelli del lavoro possano essere conciliati indefinitamente. Gli ultimi decenni raccontano una storia diversa. Le delocalizzazioni, gli esuberi, la precarizzazione del lavoro e l&#39;indebolimento delle tutele hanno progressivamente modificato i rapporti di forza a favore delle imprese e della finanza. In questo contesto torna al centro il tema della coscienza di classe. Consapevolezza che, per decenni, ha rappresentato il motore delle più importanti conquiste sociali e sindacali del Novecento. Per chi si colloca nella tradizione socialista e rivoluzionaria, la risposta non può limitarsi alla gestione delle crisi o alla contrattazione degli esuberi. La questione dovrebbe portare a fare ragionamenti sul tema del controllo stesso della produzione. Le aziende che ricevono sostegno pubblico, utilizzano infrastrutture collettive e determinano il destino economico di interi territori, dovrebbero essere sottratte alla logica della pura redditività privata e poste sotto controllo pubblico e democratico, cioè nazionalizzate e poste sotto il controllo operaio. Un percorso di certo non favorito dall’attuale sistema politico ed economico che viviamo quotidianamente, ma che potrebbe comunque essere messo in discussione e ribaltato con prospettive e basi rivoluzionarie. All’attacco capitalista al mondo del lavoro l’unica risposta può essere quella della costruzione di un fronte unico di lotta unitario e generalizzato capace di unire tutte le maggiori vertenze in un&#39;unica grande mobilitazione di massa operaia. &#xA;&#xA;Le ultime notizie dell’incontro avvenuto in queste ore parlano di una sorta di “tregua” tra azienda e lavoratori, una sorta di pace armata fino alla riapertura del prossimo tavolo che comunque fa pensare a un momento di calma prima della ripresa della tempesta. Un tratto di tempo probabilmente usato dai vertici aziendali ed avallato dal governo che porterà ad un indebolimento progressivo e allo sfinimento di tutta la forza lavoro. L’apprezzamento critico dei sindacati contribuirà pesantemente a segnare in negativo la vertenza. A Cerreto d&#39;Esi non verrà probabilmente chiusa soltanto una fabbrica ma verrà dato un colpo pesante che metterà a dura prova la tenuta del tessuto sociale. Esiste un altro modello di sviluppo sociale e politico possibile che possa dare una risposta che delinei una prospettiva differente? É una domanda sulla quale noi strutturiamo quotidianamente il nostro impegno politico. È una domanda però che il territorio marchigiano continuerà a porsi ben oltre la vicenda Electrolux, sulla quale sarà necessario costruire una reale e concreta risposta di massa e di classe.&#xA;&#xA;                                                             &#xA;Mauro Goldoni&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>ELECTROLUX: 1.700 ESUBERI E LA CHIUSURA DI CERRETO D’ESI. RISPONDERE CON UNA LOTTA ORGANIZZATA FUORI DAGLI SCHEMI CONCERTATIVI PERCORSI DALLE BUROCRAZIE SINDACALI E DALLE ISTITUZIONI.</p>

<p>Per il distretto degli elettrodomestici delle Marche non è soltanto una nuova crisi industriale. È la conferma di una lunga parabola discendente che dura da oltre vent’anni anni e che oggi raggiunge uno dei suoi punti più drammatici. L’annuncio di Electrolux di tagliare circa 1.700 posti di lavoro in Italia, pari a quasi il 40% della forza lavoro nazionale, e di chiudere completamente lo stabilimento di Cerreto d’Esi, dove lavorano circa 170 persone, rappresenta uno spartiacque per l’intero comparto manifatturiero italiano. La decisione, comunicata ai sindacati durante il coordinamento nazionale convocato a Marghera, non colpisce soltanto un sito produttivo: mette in discussione il ruolo stesso dell’Italia nella geografia industriale europea del gruppo svedese. L’azienda motiva il piano con la persistente debolezza della domanda europea, l’aumento dei costi produttivi e la crescente pressione competitiva dei produttori asiatici. Una spiegazione che appare coerente con il contesto internazionale ma che, nel territorio fabrianese, viene percepita come l’ennesimo capitolo di una storia già vista perché il problema non nasce oggi.
Per decenni l’area compresa tra Fabriano, Cerreto d’Esi e i comuni limitrofi ha rappresentato uno dei principali poli della produzione di elettrodomestici. La crescita era stata trainata dall’esperienza della Merloni, poi diventata Indesit, fino all’acquisizione da parte di Whirlpool. Attorno a quel sistema industriale si era sviluppata una rete capillare di fornitori, aziende meccaniche, imprese di componentistica e servizi. Migliaia di famiglie hanno costruito il proprio benessere grazie a quella filiera. Oggi di quel modello resta poco o niente. Le acquisizioni internazionali, la delocalizzazione delle produzioni a minor valore aggiunto, la competizione dei paesi dell’Est Europa e dell’Asia, l’aumento dei costi energetici e la contrazione dei consumi hanno progressivamente ridotto il peso produttivo del territorio. La chiusura annunciata di Cerreto d’Esi si inserisce dentro questa tendenza. Non è un fulmine a ciel sereno; è l’esito di un processo che per molti era visibile e preannunciato da anni. Un processo imposto dalle multinazionali sponsorizzate dai vari governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati in questi anni con la “benedizione” delle burocrazie sindacali complici anch’esse e protagoniste di errate valutazioni che di riflesso hanno innescato questi drammi sociali. La vicenda Electrolux richiama inevitabilmente quella di Beko Europe, la nuova realtà nata dall’integrazione delle attività europee di Arçelik e Whirlpool. Anche in quel caso si era partiti da numeri molto pesanti. Le trattative hanno consentito di ridurre il numero degli esuberi inizialmente previsti attraverso uscite volontarie, ammortizzatori sociali e strumenti di accompagnamento. L’accordo è stato sostenuto dal governo di allora e approvato da una larga maggioranza dei lavoratori. I sindacati hanno rappresentato tale vertenza come la dimostrazione che la contrattazione può produrre risultati concreti. Nulla di più falso, sbagliato e dannoso. Per i lavoratori più combattivi e per alcune organizzazioni politiche anticapitaliste con una visione più critica e reale invece, il caso Beko ha evidenziato un altro aspetto: si è trattato soprattutto di gestire il ridimensionamento, non di impedirlo. Una distinzione tutt’altro che marginale perché una cosa è limitare i danni un’altra è salvaguardare integralmente la capacità produttiva e l’occupazione. Il raffronto più delicato e veritiero riguarda probabilmente quello con Elica. L’azienda marchigiana delle cappe aspiranti ha attraversato anni complessi che hanno portato il gruppo dell’ex senatore Casoli a perdere circa 400 posti di lavoro mai più recuperati e la chiusura negli anni degli stabilimenti di Serra San Quirico e ancora una volta a quello di Cerreto d’Esi con l’appoggio e l’assenso delle sigle sindacali confederali. Ma il confronto con quanto accade oggi nel nostro territorio pone una domanda inevitabile: quanto pesa la qualità della strategia industriale rispetto alla semplice gestione delle emergenze occupazionali? Molti economisti sostengono che la sopravvivenza del settore europeo dipenderà sempre più dalla capacità di presidiare segmenti ad alto valore aggiunto. Quando la competizione si sposta esclusivamente sul costo del lavoro, l’Europa parte inevitabilmente svantaggiata rispetto ad altre aree del mondo. Tutto ciò però non deve giustificare ed oscurare il problema delle delocalizzazioni che, nella grande maggioranza, avvengono e passano con l’utilizzo di soldi pubblici e delle tasse pagate dai lavoratori e dalle lavoratrici dipendenti, i quali subiscono anche il danno più oneroso, cioè la perdita del posto di lavoro.</p>

<p>Da qui in poi un altro tema diventa centrale sul quale, ormai, non si può fare più finta di non vedere: il nodo della rappresentanza sindacale. Al piano Electrolux i sindacati hanno reagito proclamando lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero nazionale. Una risposta che rientra nella tradizione delle relazioni industriali italiane e che appare quasi automatica di fronte a una decisione di questa portata. La domanda che però le avanguardie operaie più combattive si pongono è un’altra: perché si arriva sempre al momento dello sciopero quando le decisioni industriali sono quasi già prese? Negli ultimi anni le organizzazioni sindacali hanno seguito tavoli, confronti ministeriali, procedure di crisi e negoziati complessi in numerose vertenze del settore. Eppure il risultato finale è stato spesso la riduzione degli organici, la chiusura di siti produttivi o il trasferimento delle produzioni. La sensazione diffusa tra una parte dei lavoratori è che la capacità di incidere realmente sulle strategie delle multinazionali sia diventata estremamente limitata. I sindacati respingono questa lettura e ricordano come molte crisi siano state almeno parzialmente contenute grazie agli accordi raggiunti. Tuttavia resta un dato di fatto eloquente e non modificabile: il numero degli occupati nel distretto continua a diminuire grazie agli accordi siglati che progressivamente hanno cambiato e sbilanciato, verso i padroni, i rapporti di forza segnando la deriva delle burocrazie sindacali che negli anni hanno lasciato molto sul piano della lotta e della contrapposizione. Tra i passaggi più contestati vi è il cosiddetto Testo Unico sulla Rappresentanza, sottoscritto nel 2014 da CGIL, CISL, UIL e Confindustria, con l&#39;obiettivo dichiarato di certificare la rappresentatività sindacale e rendere più efficaci gli accordi sottoscritti. Per i firmatari si trattava di una modernizzazione delle relazioni industriali e di uno strumento per dare certezza alle regole della contrattazione. Per numerosi sindacalisti di base e per una parte della sinistra anticapitalista rivoluzionaria, invece, quel sistema ha contribuito a rafforzare il monopolio delle grandi confederazioni e a rendere più difficile la contestazione degli accordi una volta firmati e la netta esclusione delle sigle più combattive e meno pronte a prendere ordini dai vertici aziendali. La critica è nota: la rappresentanza sarebbe stata progressivamente trasformata da strumento di conflitto a strumento di gestione delle decisioni aziendali. Un&#39;accusa pesante che le confederazioni respingono, ma che continua a riemergere ogni volta che una nuova vertenza si conclude con ridimensionamenti occupazionali. Il punto di rottura simbolico resta però il Jobs Act. La riforma del 2015 ha modificato profondamente il sistema delle tutele contro i licenziamenti illegittimi, limitando il reintegro automatico previsto dall&#39;articolo 18 per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 e introducendo il sistema delle cosiddette tutele crescenti. Per molti lavoratori quella riforma rappresenta il momento in cui il sindacato confederale ha mostrato tutta la propria debolezza. Non perché la base di CGIL, CISL e UIL fosse favorevole al Jobs Act. Le posizioni furono differenti e in alcuni casi apertamente contrarie. La contestazione riguardò piuttosto l&#39;efficacia della mobilitazione. A distanza di oltre dieci anni, una parte consistente del mondo del lavoro continua a chiedersi come sia stato possibile che la più importante modifica dello Statuto dei Lavoratori dagli anni Settanta sia stata approvata senza una stagione di lotta sociale paragonabile a quella che aveva caratterizzato altre battaglie del passato. Nell&#39;immaginario di molti operai marchigiani il confronto è inevitabile. Negli anni Settanta e Ottanta i sindacati erano percepiti come soggetti capaci di bloccare interi comparti produttivi. Oggi vengono spesso percepiti come interlocutori istituzionali chiamati a gestire le conseguenze delle decisioni già assunte, inquadrando le organizzazioni sindacali da difensori dei lavoratori a gestori delle crisi aziendali. CGIL, CISL e UIL sono ancora organizzazioni nate per impedire la perdita dei posti di lavoro oppure sono diventate strutture che negoziano le condizioni migliori possibili quando i posti di lavoro vengono persi? A questa domanda si potrebbe rispondere con una risposta secca ed esaustiva: queste sigle sindacali non sono più credibili agli occhi della storia contemporanea del nostro tempo. Ogni nuova vertenza conclusa con una riduzione degli occupati, e al peggio la chiusura dei siti produttivi, rafforza la percezione di una rappresentanza incapace di incidere sulle grandi scelte industriali. Una percezione che può apparire “ingenerosa”, considerando la forza delle multinazionali e la globalizzazione delle catene produttive ma che non può essere liquidata come semplice propaganda. Perché nelle Marche, come in molte altre aree industriali italiane, esiste ormai una generazione intera che ha visto chiudere fabbriche, ridurre organici e trasferire produzioni senza mai assistere a una vera inversione di tendenza attraverso lotte di classe. E quando la storia si ripete per vent&#39;anni, la domanda non riguarda più soltanto le aziende, riguarda anche chi avrebbe dovuto contrastarle. Proroghe e cassa integrazione sono gli unici obiettivi, utili non per eliminare il danno ma per contenerlo.  Il tutto funzionale per l’autotutela di corporazione e di categoria e per fare muro contro chi, legittimamente, cerca di contrastare e far emergere le responsabilità delle burocrazie e dei ruoli sempre occupati dalle stesse persone. Essere un funzionario sindacale ad oggi significa avere la garanzia del “posto fisso” sulla pelle di chi, dalla sera alla mattina, viene messo per strada. La domanda che emerge oggi da Cerreto d’Esi è la stessa che era emersa a Fabriano, a Siena, a Napoli e in molte altre aree industriali del Paese: esiste una strategia nazionale per difendere i settori del mondo del lavoro oppure ci si limita a gestire le conseguenze delle decisioni prese altrove? Per quanto ci riguarda, a noi la risposta appare chiara e purtroppo inconfutabile.</p>

<p>Per le Marche il problema non riguarda soltanto i 170 lavoratori direttamente coinvolti nello stabilimento. Ogni posto perso in una fabbrica genera effetti sull’indotto, sui consumi locali, sul mercato immobiliare e sulla tenuta sociale del territorio. La chiusura di un impianto industriale non è mai un fatto isolato, è un processo che coinvolge intere comunità. Negli ultimi anni il territorio ha già vissuto riduzioni occupazionali, ristrutturazioni, cessioni di attività e processi di delocalizzazione e ogni nuova crisi rende più difficile assorbire quella successiva. Quando una comunità vede susseguirsi crisi industriali sempre più pesanti, è inevitabile che si interroghi sull’utilità degli strumenti tradizionali di tutela e da chi dovrebbero essere dirette. Ormai lo sciopero ad oltranza della produzione, il blocco delle merci in entrata ed uscita, l’occupazione del sito produttivo vengono fatte passare dai burocrati sindacali come momenti di lotta inutili e superati, e al contrario la contrattazione e la concertazione come unici strumenti di opposizione. Quello che noi pensiamo serva invece sono  dinamiche di lotta come quelle prima citate per costruire le basi per l’innalzamento dello scontro in risposta all’aggressione in atto, con l’utilizzo degli strumenti che riportino al centro anche la questione della lotta di classe. Coscienze che possano prendere distanze nette dai sindaci del territorio e le istituzioni che sfilano davanti ai cancelli e rilasciano dichiarazioni promettendo chissà quali battaglie effimere e solo di rappresentanza. Una volta finito tutto, di tali figure rimarrà solo il ricordo illusorio e strumentale.</p>

<p>La vicenda Electrolux dimostra ancora una volta i limiti di un modello economico in cui il destino di intere comunità viene subordinato alle decisioni di grandi gruppi industriali e finanziari con a braccetto le organizzazioni confederali. A Cerreto d&#39;Esi, come prima a Fabriano, e in molte altre realtà industriali, migliaia di lavoratori scoprono che anni di sacrifici, aumenti di produttività e disponibilità a sottoscrivere accordi sempre più onerosi non garantiscono alcuna sicurezza occupazionale. Quando il profitto diminuisce o si aprono opportunità più convenienti altrove, gli stabilimenti chiudono e i territori vengono abbandonati. È una dinamica che alimenta una domanda politica sempre più radicale: fino a quando il lavoro dovrà dipendere dalle scelte di proprietà che non rispondono ai lavoratori né alle comunità locali? La crisi degli elettrodomestici nelle Marche non appare soltanto come il fallimento di una strategia industriale. Per molti rappresenta il fallimento di un intero modello di relazioni sociali fondato sulla convinzione che gli interessi del capitale e quelli del lavoro possano essere conciliati indefinitamente. Gli ultimi decenni raccontano una storia diversa. Le delocalizzazioni, gli esuberi, la precarizzazione del lavoro e l&#39;indebolimento delle tutele hanno progressivamente modificato i rapporti di forza a favore delle imprese e della finanza. In questo contesto torna al centro il tema della coscienza di classe. Consapevolezza che, per decenni, ha rappresentato il motore delle più importanti conquiste sociali e sindacali del Novecento. Per chi si colloca nella tradizione socialista e rivoluzionaria, la risposta non può limitarsi alla gestione delle crisi o alla contrattazione degli esuberi. La questione dovrebbe portare a fare ragionamenti sul tema del controllo stesso della produzione. Le aziende che ricevono sostegno pubblico, utilizzano infrastrutture collettive e determinano il destino economico di interi territori, dovrebbero essere sottratte alla logica della pura redditività privata e poste sotto controllo pubblico e democratico, cioè nazionalizzate e poste sotto il controllo operaio. Un percorso di certo non favorito dall’attuale sistema politico ed economico che viviamo quotidianamente, ma che potrebbe comunque essere messo in discussione e ribaltato con prospettive e basi rivoluzionarie. All’attacco capitalista al mondo del lavoro l’unica risposta può essere quella della costruzione di un fronte unico di lotta unitario e generalizzato capace di unire tutte le maggiori vertenze in un&#39;unica grande mobilitazione di massa operaia.</p>

<p>Le ultime notizie dell’incontro avvenuto in queste ore parlano di una sorta di “tregua” tra azienda e lavoratori, una sorta di pace armata fino alla riapertura del prossimo tavolo che comunque fa pensare a un momento di calma prima della ripresa della tempesta. Un tratto di tempo probabilmente usato dai vertici aziendali ed avallato dal governo che porterà ad un indebolimento progressivo e allo sfinimento di tutta la forza lavoro. L’apprezzamento critico dei sindacati contribuirà pesantemente a segnare in negativo la vertenza. A Cerreto d&#39;Esi non verrà probabilmente chiusa soltanto una fabbrica ma verrà dato un colpo pesante che metterà a dura prova la tenuta del tessuto sociale. Esiste un altro modello di sviluppo sociale e politico possibile che possa dare una risposta che delinei una prospettiva differente? É una domanda sulla quale noi strutturiamo quotidianamente il nostro impegno politico. È una domanda però che il territorio marchigiano continuerà a porsi ben oltre la vicenda Electrolux, sulla quale sarà necessario costruire una reale e concreta risposta di massa e di classe.</p>

<p>Mauro Goldoni</p>
]]></content:encoded>
      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/xda2kd5nur</guid>
      <pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:45:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lettera postuma a un amico lontano</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/lettera-postuma-a-un-amico-lontano</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alla c.a. del signor Howard, Robert Ervin&#xA;&#xA;Egregio sig. Howard&#xA;&#xA;Spero che la presente mia La trovi in salute... compatibilmente con la salute di cui potete godere voi artisti che decidete di farla finita con una pallottola nel cranio. &#xA;&#xA;Due righe di presentazione: sono l&#39;ennesimo Suo lettore postumo che aveva ben in mente sin dall&#39;adolescenza, per osmosi culturale, l&#39;esistenza di un tal Conan (rigorsamente &#34;il barbaro&#34;, mai &#34;il cimmero&#34;), e dopo aver guardato la pellicola di John Milius ebbe il ghiribizzo di leggere i Suoi racconti autentici; prima il ciclo di Conan, poi in sequela il fantasmagorico re Kull, il melancolico Bran Mak Morn, messer Solomon Kane con i suoi tumulti d&#39;animo così squisitamente calvinisti, gli straordinari racconti di cappa e spada su vichinghi e crociati e mamelucchi e orde mongole, iFaccia di teschio/i e le altre vicende dell&#39;orrore, tanto le Yog-Sothoth-erie quanto i capolavori di Gotico texano... ma sto divagando, non è certo a Lei che serve un catalogo della Sua stessa produzione.  &#xA;&#xA;Signor Howard, che dire. Io sottoscritto son nato 89 anni dopo di Lei e, in capo a pochi mesi, sarò vissuto più di Lei, non tanto per mio merito, quanto per la fortuna di aver avuto accesso a strumenti medici salvavita che m&#39;hanno distolto dalla decisione, nelle circostanze peggiori, di farmi saltare le cervella, pertanto non so se vi siano le basi perché Lei possa reputarmi un soggetto comprensibile, apprezzabile e men che meno stimabile. Anzi, non escludo Lei possa da un lato disdegnarmi, viste le mie pratiche di vita sedentarie, molli e licenziose (e tipicamente italiane, possiamo dirlo?) o i miei valori smaccatamente socialisti e moderatamente filantropi, e dall&#39;altro lato invidiarmi, essendo io cresciuto, come Lei, in un territorio agricolo discretamente sonnacchioso ove le mie inclinazioni accademiche erano scarsamente valorizzate, ma a differenza Sua ho avuto a disposizione le risorse per dileguarmi dalla provincia e ricollocarmi con discreto successo nella metropoli (e anche qui, potremmo aprire un capitolo sulla liceità e opportunità delle belle lettere in un contesto schietto e rurale, ma non voglio lanciarmi in troppe divagazioni). &#xA;&#xA;Nondimeno, signor Howard, consapevole di queste premesse e riserve, tuttavia Le ho voluto indirizzare questa mia, in questi giorni del 90ennale della Sua scomparsa, e la compongo avendo ben impressa in mente un&#39;altra lettera, forse la più nota del canone letterario italiano. &#xA;Alludo alla &#34;Lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513&#34; composta da Niccolò Machiavelli, figuro che, immagino, Lei aborra in quanto epitome della decadenza morale apportata all&#39;umanità dai grandi Stati imperiali (in primis i miei antenati), con la loro ingessatura del vivere sociale in protocolli, mascherate, sotterfugi, calcoli sottobanco e altre pratiche tanto decorose quanto velenose, insomma le pratiche che ne &#34;Il regno d&#39;ombra&#34; Lei attribuiva alla cabala degli uomini-serpente nel loro complotto per controllare gli umani di Valusia. &#xA;Ora, nella suddetta lettera il Machiavelli, esule nelle campagne fuori Firenze per aver perso degli intrighi di palazzo, riferisce all&#39;amico Vettori che il suo maggior diletto, segregato com&#39;era fuori dal mondo, era leggere le opere dei grandi pensatori del passato, dall&#39;antichità greco-romana al Medioevo italiano, e interloquire con quei grand&#39;uomini attraverso il tempo e lo spazio, stabilendo con loro quella che, suppergiù 300 anni dopo, sarebbe stata chiamata corrispondenza d&#39;amorosi sensi da un altro poeta laureato della mia cultura, l&#39;esimio &#34;letterato in divisa&#34; Ugo Foscolo (ecco, il signor Foscolo credo sarebbe più nelle Sue corde, coi suoi versi sullo &#34;spirito guerrier ch&#39;entro mi rugge&#34;, ma non divaghiamo). &#xA;&#xA;Signor Howard... Robert. Col cuore in mano, a centovent&#39;anni dalla Sua nascita, a novant&#39;anni dal Suo suicidio, a circa dieci anni da quando per la prima volta lessi con i miei occhi delle Sue righe, a cinque anni da quando La inserii come personaggio ampiamente romanzato in una mia novella, a circa quattro anni da quando tradussi di mio pungo le Sue &#34;Lines Written in the Realization that I Must Die&#34; (traduzione tristemente dispersa e ancora non ricostruita, ahimé)... Robert, io La ringrazio con tutto il cuore. La ringrazio perché è stato uno dei primi artisti con cui ho vissuto una corrispondenza d&#39;amorosi sensi: a partire dalla straordinaria teofania (o cosmo-fania) nella pagina climatica de &#34;La torre dell&#39;elefante&#34;, proseguendo con le meditazioni sulla direzionaltà del tempo ne &#34;I re della notte&#34; e sulla vergogna del fallimento ne &#34;Le ali notturne&#34;, fino alle vette di piccolezza e finitudine ne &#34;I vermi della terra&#34; e alle lacerazioni intuibili nel Suo stesso cuore entro gli straordinari &#34;I piccioni dall&#39;inferno&#34; e &#34;I morti ricordano&#34;. &#xA;&#xA;Sicuramente voi morti ricordate, Robert. E sicuramente noi vivi abbiamo la memora un po&#39; troppo corta, in questo secolo di melma e immondizia e marcescenza purulenta in cui la cosiddetta civiltà dell&#39;Occidente ha raggiunto dei picchi di parossismo autodistruttivo imbarazzanti, tali che forse persino Lei si ritroverebbe a parteggiare contro il proprio governo e a sostegno dei teocrati persiani (per altro, sarebbe uno scenario interessante in cui calare Conan: un&#39;avventata spedizione di Nemedia e Brythunia contro l&#39;impero di Turan). Però, Robert, io mi ricordo. Mi ricordo la solitudine e l&#39;impotenza, la tentazione di porre fine a tutto, e il solacio di aggrapparsi ai libri di storia per sognare sulle vicende di capitani ed esploratori, di vagabondi e negromanti. Mi ricordo il sangue macellato e le urla di vendetta dei popoli barbarizzati e brutalizzati dagli imperi, e le rappresaglie che i barbari hanno lanciato ancora e ancora contro la mano che li accalappiava, a partire dall&#39;impresa di Spartaco, qui nel mio paese e fra i miei antenati, sino alle astuzie del grande Cochise nel vostro Sud-Ovest, e ora tento anche io, giorno per giorno, di farmi barbaro e prepararmi ad alzare la testa, quando verrà il momento di saccheggiare nuovamente Roma, con la speranza che, questa volta, sia la volta in cui non sorgeranno mai più civiltà né imperi, e noi esseri umani torneremo, in qualche modo, a rabbrividere attorno ai fuochi, le mani strette ai randelli davanti all&#39;assedio dei misteri notturni... ma con una punta di serenità nel cuore, consapevoli che essere piccoli ma forti nel vasto glaciale universo è la nostra giusta condizione. &#xA;&#xA;Per avermi insegnato tutto questo, e per avermi reso l&#39;uomo che sono, un milione di grazie, Robert... anzi, Bob.&#xA;&#xA;Non ti dimenticherò mai, caro amico. &#xA;Anzi, caro fratello.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alla c.a. del signor Howard, Robert Ervin</p>

<p>Egregio sig. Howard</p>

<p>Spero che la presente mia La trovi in salute... compatibilmente con la salute di cui potete godere voi artisti che decidete di farla finita con una pallottola nel cranio.</p>

<p>Due righe di presentazione: sono l&#39;ennesimo Suo lettore postumo che aveva ben in mente sin dall&#39;adolescenza, per osmosi culturale, l&#39;esistenza di un tal Conan (rigorsamente “il barbaro”, mai “il cimmero”), e dopo aver guardato la pellicola di John Milius ebbe il ghiribizzo di leggere i Suoi racconti autentici; prima il ciclo di Conan, poi in sequela il fantasmagorico re Kull, il melancolico Bran Mak Morn, messer Solomon Kane con i suoi tumulti d&#39;animo così squisitamente calvinisti, gli straordinari racconti di cappa e spada su vichinghi e crociati e mamelucchi e orde mongole, <i>Faccia di teschio</i> e le altre vicende dell&#39;orrore, tanto le Yog-Sothoth-erie quanto i capolavori di Gotico texano... ma sto divagando, non è certo a Lei che serve un catalogo della Sua stessa produzione.</p>

<p>Signor Howard, che dire. Io sottoscritto son nato 89 anni dopo di Lei e, in capo a pochi mesi, sarò vissuto più di Lei, non tanto per mio merito, quanto per la fortuna di aver avuto accesso a strumenti medici salvavita che m&#39;hanno distolto dalla decisione, nelle circostanze peggiori, di farmi saltare le cervella, pertanto non so se vi siano le basi perché Lei possa reputarmi un soggetto comprensibile, apprezzabile e men che meno stimabile. Anzi, non escludo Lei possa da un lato disdegnarmi, viste le mie pratiche di vita sedentarie, molli e licenziose (e tipicamente italiane, possiamo dirlo?) o i miei valori smaccatamente socialisti e moderatamente filantropi, e dall&#39;altro lato invidiarmi, essendo io cresciuto, come Lei, in un territorio agricolo discretamente sonnacchioso ove le mie inclinazioni accademiche erano scarsamente valorizzate, ma a differenza Sua ho avuto a disposizione le risorse per dileguarmi dalla provincia e ricollocarmi con discreto successo nella metropoli (e anche qui, potremmo aprire un capitolo sulla liceità e opportunità delle belle lettere in un contesto schietto e rurale, ma non voglio lanciarmi in troppe divagazioni).</p>

<p>Nondimeno, signor Howard, consapevole di queste premesse e riserve, tuttavia Le ho voluto indirizzare questa mia, in questi giorni del 90ennale della Sua scomparsa, e la compongo avendo ben impressa in mente un&#39;altra lettera, forse la più nota del canone letterario italiano.
Alludo alla “Lettera a Francesco Vettori del 10 dicembre 1513” composta da Niccolò Machiavelli, figuro che, immagino, Lei aborra in quanto epitome della decadenza morale apportata all&#39;umanità dai grandi Stati imperiali (in primis i miei antenati), con la loro ingessatura del vivere sociale in protocolli, mascherate, sotterfugi, calcoli sottobanco e altre pratiche tanto decorose quanto velenose, insomma le pratiche che ne “Il regno d&#39;ombra” Lei attribuiva alla cabala degli uomini-serpente nel loro complotto per controllare gli umani di Valusia.
Ora, nella suddetta lettera il Machiavelli, esule nelle campagne fuori Firenze per aver perso degli intrighi di palazzo, riferisce all&#39;amico Vettori che il suo maggior diletto, segregato com&#39;era fuori dal mondo, era leggere le opere dei grandi pensatori del passato, dall&#39;antichità greco-romana al Medioevo italiano, e interloquire con quei grand&#39;uomini attraverso il tempo e lo spazio, stabilendo con loro quella che, suppergiù 300 anni dopo, sarebbe stata chiamata <em>corrispondenza d&#39;amorosi sensi</em> da un altro poeta laureato della mia cultura, l&#39;esimio “letterato in divisa” Ugo Foscolo (ecco, il signor Foscolo credo sarebbe più nelle Sue corde, coi suoi versi sullo “spirito guerrier ch&#39;entro mi rugge”, ma non divaghiamo).</p>

<p>Signor Howard... Robert. Col cuore in mano, a centovent&#39;anni dalla Sua nascita, a novant&#39;anni dal Suo suicidio, a circa dieci anni da quando per la prima volta lessi con i miei occhi delle Sue righe, a cinque anni da quando La inserii come personaggio ampiamente romanzato in una mia novella, a circa quattro anni da quando tradussi di mio pungo le Sue “Lines Written in the Realization that I Must Die” (traduzione tristemente dispersa e ancora non ricostruita, ahimé)... Robert, io La ringrazio con tutto il cuore. La ringrazio perché è stato uno dei primi artisti con cui ho vissuto una corrispondenza d&#39;amorosi sensi: a partire dalla straordinaria teofania (o cosmo-fania) nella pagina climatica de “La torre dell&#39;elefante”, proseguendo con le meditazioni sulla direzionaltà del tempo ne “I re della notte” e sulla vergogna del fallimento ne “Le ali notturne”, fino alle vette di piccolezza e finitudine ne “I vermi della terra” e alle lacerazioni intuibili nel Suo stesso cuore entro gli straordinari “I piccioni dall&#39;inferno” e “I morti ricordano”.</p>

<p>Sicuramente voi morti ricordate, Robert. E sicuramente noi vivi abbiamo la memora un po&#39; troppo corta, in questo secolo di melma e immondizia e marcescenza purulenta in cui la cosiddetta civiltà dell&#39;Occidente ha raggiunto dei picchi di parossismo autodistruttivo imbarazzanti, tali che forse persino Lei si ritroverebbe a parteggiare contro il proprio governo e a sostegno dei teocrati persiani (per altro, sarebbe uno scenario interessante in cui calare Conan: un&#39;avventata spedizione di Nemedia e Brythunia contro l&#39;impero di Turan). Però, Robert, io mi ricordo. Mi ricordo la solitudine e l&#39;impotenza, la tentazione di porre fine a tutto, e il solacio di aggrapparsi ai libri di storia per sognare sulle vicende di capitani ed esploratori, di vagabondi e negromanti. Mi ricordo il sangue macellato e le urla di vendetta dei popoli barbarizzati e brutalizzati dagli imperi, e le rappresaglie che i barbari hanno lanciato ancora e ancora contro la mano che li accalappiava, a partire dall&#39;impresa di Spartaco, qui nel mio paese e fra i miei antenati, sino alle astuzie del grande Cochise nel vostro Sud-Ovest, e ora tento anche io, giorno per giorno, di farmi barbaro e prepararmi ad alzare la testa, quando verrà il momento di saccheggiare nuovamente Roma, con la speranza che, questa volta, sia la volta in cui non sorgeranno mai più civiltà né imperi, e noi esseri umani torneremo, in qualche modo, a rabbrividere attorno ai fuochi, le mani strette ai randelli davanti all&#39;assedio dei misteri notturni... ma con una punta di serenità nel cuore, consapevoli che essere piccoli ma forti nel vasto glaciale universo è la nostra giusta condizione.</p>

<p>Per avermi insegnato tutto questo, e per avermi reso l&#39;uomo che sono, un milione di grazie, Robert... anzi, Bob.</p>

<p>Non ti dimenticherò mai, caro amico.
Anzi, caro fratello.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/uvr8vl1vws</guid>
      <pubDate>Sat, 20 Jun 2026 15:53:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>MANI ROSSE E BRACCIA TESE</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/mani-rosse-e-braccia-tese</link>
      <description>&lt;![CDATA[MANI ROSSE E BRACCIA TESE&#xA;Come i pogrom a Belfast sono un dispositivo dell’imperialismo &#xA;&#xA;In alcuni quartieri di Belfast, assistiamo a notti di cristalli. Folle bianche inferocite danno l’assalto alle abitazioni private di persone razzializzate, ai loro negozi e alle loro auto, in una caccia allo straniero che, per intensità, non si vedeva da decenni in Europa occidentale. A commento di ciò, media borghesi parlano di “rivolte” e i settori suprematisti della società si fregano le mani parlando di “patrioti” e “naturale reazione all’invasione islamica”.  Per comprendere la natura profonda di queste violenze, è necessario mappare geograficamente gli scontri, analizzare la composizione di classe delle aree coinvolte e ricollocare la questione nella sua corretta dimensione, quella di un territorio storicamente e tuttora sotto occupazione coloniale. &#xA;&#xA;GLI AVVOLTOI&#xA;&#xA;L&#39;esplosione dei pogrom ha fatto seguito a un grave fatto di cronaca, immediatamente intercettato e strumentalizzato dalle centrali internazionali del suprematismo bianco e dai network dell&#39;estrema destra britannica. L&#39;innesco è stato un feroce attacco con coltello avvenuto nel nord di Belfast ai danni di un cittadino locale, che ha portato all&#39;arresto di un trentenne richiedente asilo di origine sudanese. Nel giro di pochi minuti, la macchina della propaganda razzista si è attivata per trasformare una tragedia isolata in un pretesto per una caccia all&#39;uomo su base etnica. Il ruolo di catalizzatore principale è stato assunto da Stephen Yaxley-Lennon, noto con lo pseudonimo di Tommy Robinson. Il noto agitatore dell&#39;estrema destra britannica, a libro paga sionista, ha diffuso in rete un video di 54 secondi dell&#39;aggressione, accompagnandolo con messaggi incendiari tesi a incitare &#34;uomini e ragazzi bianchi&#34; a scendere in strada per &#34;difendere le proprie comunità&#34;. La portata di questa narrazione tossica è stata moltiplicata in maniera esponenziale da Elon Musk che ha attivamente condiviso i post di Robinson contenenti i dettagli e le coordinate geografiche dei punti di raccolta delle proteste, aggiungendo il proprio personale commento intimidatorio: &#34;Solo protestando RIPETUTAMENTE e A VOCE ALTA ci sarà un cambiamento!&#34;. A dar manforte a questa operazione di sciacallaggio mediatico si sono uniti leader sovranisti britannici come Nigel Farage e Rupert Lowe del partito Reform UK, affiancati da gruppi oltranzisti come il Restore Britain Party, il quale ha diffuso slogan esplicitamente squadristi del calibro di: &#34;Non fate pace con il male. Distruggetelo&#34;. A livello locale, esponenti della politica unionista istituzionale hanno offerto sponda ideologica ai rivoltosi: il leader del DUP Gavin Robinson ha descritto l&#39;attacco come &#34;medievale&#34;, mentre Jim Allister del TUV ha evocato in chiave islamofoba lo spettro di una presunta &#34;importazione di una cultura aliena che include la decapitazione&#34;. Questa saldatura tra i vertici del sovranismo istituzionale e gli influencer fascisti online ha fornito il perfetto paravento ideologico alle squadracce sul campo.&#xA;&#xA;DALLA WEST BANK A BELFAST, I COLONI POGROMISTI &#xA;&#xA;Il primo dato incontrovertibile, sistematicamente taciuto dalla stampa borghese, riguarda la localizzazione dei tumulti: i pogrom sono avvenuti esclusivamente nei quartieri lealisti e unionisti (come le storiche enclave proletarie di Sandy Row e l&#39;est di Belfast). Le devastazioni, gli assalti alle abitazioni (che hanno costretto numerose famiglie e persino neonati a fuggire), i blocchi stradali e i roghi di autobus e veicoli sono circoscritti a precise aree storicamente legate all&#39;identità filo-britannica, e hanno visto il coinvolgimento attivo e la regia delle organizzazioni paramilitari lealiste (in particolare frange legate all&#39;UVF e all&#39;UDA), elementi che fungono storicamente da braccio armato e informale degli interessi conservatori e dell&#39;apparato securitario d&#39;oltremanica. Al contrario, i quartieri repubblicani di Belfast hanno solidarizzato attivamente con le persone attaccate, esprimendo immediata e concreta solidarietà nei confronti delle comunità e delle persone colpite. Questa netta demarcazione smentisce la narrazione di una violenza intercomunitaria generalizzata, evidenziando come l&#39;antirazzismo e la difesa degli oppressi restino saldamente radicati nel tessuto sociale del repubblicanesimo storico.La memoria storica di Belfast non può non andare ai fatti dell’agosto 1969. In quell&#39;anno, le mobilitazioni per i diritti civili della minoranza cattolica/nazionalista vennero represse nel sangue dalla polizia coloniale (RUC) e dalle bande lealiste. Interi quartieri cattolici, come Bombay Street, vennero dati alle fiamme, provocando il più grande sfollamento forzato di civili in Europa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Migliaia di famiglie cattoliche furono costrette a fuggire dalle proprie case sotto la minaccia delle armi e degli incendi. L&#39;uso del terrore sistematico contro &#34;l&#39;altro&#34;, finalizzato a preservare lo status quo colonial-capitalista e la supremazia settaria, rappresenta il DNA ideologico da cui attingono oggi le squadracce che nel 2026 hanno promosso i pogrom contro i migranti nei medesimi quartieri. Non possiamo non pensare anche ai continui attacchi che i palestinesi subiscono in Cisgiordania da parte dei “ragazzi delle colline”, coloni che agiscono da braccio armato per l’insediamento dell’entità sionista. &#xA;&#xA;DIVIDE ET IMPERA: la speculazione privata fomenta il razzismo&#xA;&#xA;Per comprendere l&#39;adesione di frange giovanili lealiste a questi moti reazionari, è necessario osservare le cause economico-sociali di fondo. L&#39;Irlanda del Nord rimane, a tutti gli effetti, un paese occupato. In questo contesto, sia l&#39;EIRE (il governo di Dublino) sia gli occupanti britannici utilizzano l&#39;Ulster come hub logistico per ospitare numerosi rifugiati, allocati in apposite strutture private. Gran parte di queste strutture private si trova nelle aree piccolo-borghesi e popolari delle città, che nell&#39;assetto urbanistico e segregato di Belfast sono in netta maggioranza protestanti e unioniste. Questo mix, fatto apposta o meno, è la ricetta sicura perché si creino queste situazioni di scontro orizzontale. La potenza occupante scarica le contraddizioni delle proprie politiche migratorie su territori già impoveriti. I quartieri in cui sono esplosi i disordini sono aree colpite da decenni di deindustrializzazione, totale assenza di investimenti pubblici, disoccupazione cronica e drastico smantellamento dei servizi sociali di base.  Anziché indirizzare la propria rabbia contro la classe politica dirigente e le politiche neoliberiste che hanno devastato il loro stesso territorio, la frustrazione sociale di questi settori è stata abilmente manipolata. Il razzismo sistemico e la retorica della &#34;supremazia bianca&#34; sono stati inoculati per offrire un capro espiatorio immediat come i migranti, i rifugiati e i piccoli commercianti di origine straniera, i cui negozi e abitazioni sono stati metodicamente distrutti o dati alle fiamme. Le statistiche giudiziarie sui partecipanti a questi disordini confermano d&#39;altronde un profilo ad alto tasso di marginalità sociale, con una fortissima incidenza di soggetti già noti alle autorità per gravi reati di violenza domestica e abusi familiari, a riprova di come la sbandierata retorica della &#34;difesa delle donne e dei bambini locali&#34; sia solo un paravento ideologico per lo squadrismo.&#xA;&#xA;CONTRADDIZIONI E FORZA DELL’AREA REPUBBLICANA &#xA;&#xA;La partecipazione ai pogrom di una esigua minoranza di elementi provenienti dall&#39;area repubblicana viene oggi strumentalizzata dai detrattori della causa irlandese per dimostrare un presunto &#34;fallimento del nazionalismo&#34;. Lettura grossolana e controrivoluzionaria che rivela una visione monodimensionale dei popoli colonizzati: l&#39;area repubblicana non è interamente socialista, poiché al suo interno albergano storicamente anime di destra e conservatrici, rappresentate nella Repubblica d&#39;Irlanda da partiti storici dell&#39;establishment borghese come il Fianna Fáil e il Fine Gael. È dunque perfettamente normale che settori minoritari di estrazione repubblicana, slegati dalla coscienza di classe e influenzati dalla propaganda reazionaria, si siano fatti trascinare nei pogrom. Questo, tuttavia, non inficia la postura della stragrande maggioranza del movimento, poiché l&#39;intera area repubblicana socialista -dalle posizioni più moderate di Sinn Féin fino alle avanguardie oltranziste di Saoradh - ha condannato senza appello i pogrom. Le organizzazioni della sinistra repubblicana hanno chiaramente indicato la responsabilità strutturale di queste violenze nella propaganda tossica diffusa dagli occupanti britannici e dai loro collaborazionisti lealisti. Si profila però un compito difficilissimo per i settori repubblicani socialisti, che da una parte devono difendere l&#39;accoglienza, il diritto d&#39;asilo e l&#39;internazionalismo di classe, dall&#39;altra rischiano di apparire conniventi con politiche sociali e abitative imposte dall&#39;alto dall&#39;occupante britannico. Fino a questo momento, le reti di base del repubblicanesimo di classe stanno reagendo con straordinaria maturità, respingendo la guerra tra poveri senza cedere di un millimetro alla retorica coloniale; la speranza è che questa postura politica tenga nel tempo.&#xA;&#xA;CHI PIANGE PER LE VETRINE ROTTE, RIDE PER LE CASE BRUCIATE. &#xA;&#xA;I fatti degli ultimi giorni hanno squarciato definitivamente il velo d&#39;ipocrisia che avvolge la destra istituzionale e reazionaria. L&#39;intera area sovranista sta difendendo i pogrom, con organi di stampa, tabloid e testate giornalistiche impegnati a magnificare o giustificare devastazioni, blocchi e incendi storici, derubricandoli a &#34;comprensibile esasperazione popolare&#34;.Questo atteggiamento svela il bluff del legalismo della destra,  che invoca la legge, l&#39;ordine e il carcere duro quando a scendere in piazza sono i lavoratori, gli studenti o i militanti rivoluzionari e tollera, minimizza e legittima l&#39;illegalità squadrista più feroce quando questa serve a colpire i più deboli e a deviare la rabbia sociale. Il loro feticcio dell&#39;ordine è un&#39;arma a doppio taglio che tanfa di cadavere. La prossima volta che le masse rivoluzionarie bloccheranno porti e strade, le loro lacrime ci faranno ridere ancora di più.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>MANI ROSSE E BRACCIA TESE
Come i pogrom a Belfast sono un dispositivo dell’imperialismo</p>

<p>In alcuni quartieri di Belfast, assistiamo a notti di cristalli. Folle bianche inferocite danno l’assalto alle abitazioni private di persone razzializzate, ai loro negozi e alle loro auto, in una caccia allo straniero che, per intensità, non si vedeva da decenni in Europa occidentale. A commento di ciò, media borghesi parlano di “rivolte” e i settori suprematisti della società si fregano le mani parlando di “patrioti” e “naturale reazione all’invasione islamica”.  Per comprendere la natura profonda di queste violenze, è necessario mappare geograficamente gli scontri, analizzare la composizione di classe delle aree coinvolte e ricollocare la questione nella sua corretta dimensione, quella di un territorio storicamente e tuttora sotto occupazione coloniale.</p>

<p>GLI AVVOLTOI</p>

<p>L&#39;esplosione dei pogrom ha fatto seguito a un grave fatto di cronaca, immediatamente intercettato e strumentalizzato dalle centrali internazionali del suprematismo bianco e dai network dell&#39;estrema destra britannica. L&#39;innesco è stato un feroce attacco con coltello avvenuto nel nord di Belfast ai danni di un cittadino locale, che ha portato all&#39;arresto di un trentenne richiedente asilo di origine sudanese. Nel giro di pochi minuti, la macchina della propaganda razzista si è attivata per trasformare una tragedia isolata in un pretesto per una caccia all&#39;uomo su base etnica. Il ruolo di catalizzatore principale è stato assunto da Stephen Yaxley-Lennon, noto con lo pseudonimo di Tommy Robinson. Il noto agitatore dell&#39;estrema destra britannica, a libro paga sionista, ha diffuso in rete un video di 54 secondi dell&#39;aggressione, accompagnandolo con messaggi incendiari tesi a incitare “uomini e ragazzi bianchi” a scendere in strada per “difendere le proprie comunità”. La portata di questa narrazione tossica è stata moltiplicata in maniera esponenziale da Elon Musk che ha attivamente condiviso i post di Robinson contenenti i dettagli e le coordinate geografiche dei punti di raccolta delle proteste, aggiungendo il proprio personale commento intimidatorio: “Solo protestando RIPETUTAMENTE e A VOCE ALTA ci sarà un cambiamento!”. A dar manforte a questa operazione di sciacallaggio mediatico si sono uniti leader sovranisti britannici come Nigel Farage e Rupert Lowe del partito Reform UK, affiancati da gruppi oltranzisti come il Restore Britain Party, il quale ha diffuso slogan esplicitamente squadristi del calibro di: “Non fate pace con il male. Distruggetelo”. A livello locale, esponenti della politica unionista istituzionale hanno offerto sponda ideologica ai rivoltosi: il leader del DUP Gavin Robinson ha descritto l&#39;attacco come “medievale”, mentre Jim Allister del TUV ha evocato in chiave islamofoba lo spettro di una presunta “importazione di una cultura aliena che include la decapitazione”. Questa saldatura tra i vertici del sovranismo istituzionale e gli influencer fascisti online ha fornito il perfetto paravento ideologico alle squadracce sul campo.</p>

<p>DALLA WEST BANK A BELFAST, I COLONI POGROMISTI</p>

<p>Il primo dato incontrovertibile, sistematicamente taciuto dalla stampa borghese, riguarda la localizzazione dei tumulti: i pogrom sono avvenuti esclusivamente nei quartieri lealisti e unionisti (come le storiche enclave proletarie di Sandy Row e l&#39;est di Belfast). Le devastazioni, gli assalti alle abitazioni (che hanno costretto numerose famiglie e persino neonati a fuggire), i blocchi stradali e i roghi di autobus e veicoli sono circoscritti a precise aree storicamente legate all&#39;identità filo-britannica, e hanno visto il coinvolgimento attivo e la regia delle organizzazioni paramilitari lealiste (in particolare frange legate all&#39;UVF e all&#39;UDA), elementi che fungono storicamente da braccio armato e informale degli interessi conservatori e dell&#39;apparato securitario d&#39;oltremanica. Al contrario, i quartieri repubblicani di Belfast hanno solidarizzato attivamente con le persone attaccate, esprimendo immediata e concreta solidarietà nei confronti delle comunità e delle persone colpite. Questa netta demarcazione smentisce la narrazione di una violenza intercomunitaria generalizzata, evidenziando come l&#39;antirazzismo e la difesa degli oppressi restino saldamente radicati nel tessuto sociale del repubblicanesimo storico.La memoria storica di Belfast non può non andare ai fatti dell’agosto 1969. In quell&#39;anno, le mobilitazioni per i diritti civili della minoranza cattolica/nazionalista vennero represse nel sangue dalla polizia coloniale (RUC) e dalle bande lealiste. Interi quartieri cattolici, come Bombay Street, vennero dati alle fiamme, provocando il più grande sfollamento forzato di civili in Europa dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Migliaia di famiglie cattoliche furono costrette a fuggire dalle proprie case sotto la minaccia delle armi e degli incendi. L&#39;uso del terrore sistematico contro “l&#39;altro”, finalizzato a preservare lo status quo colonial-capitalista e la supremazia settaria, rappresenta il DNA ideologico da cui attingono oggi le squadracce che nel 2026 hanno promosso i pogrom contro i migranti nei medesimi quartieri. Non possiamo non pensare anche ai continui attacchi che i palestinesi subiscono in Cisgiordania da parte dei “ragazzi delle colline”, coloni che agiscono da braccio armato per l’insediamento dell’entità sionista.</p>

<p>DIVIDE ET IMPERA: la speculazione privata fomenta il razzismo</p>

<p>Per comprendere l&#39;adesione di frange giovanili lealiste a questi moti reazionari, è necessario osservare le cause economico-sociali di fondo. L&#39;Irlanda del Nord rimane, a tutti gli effetti, un paese occupato. In questo contesto, sia l&#39;EIRE (il governo di Dublino) sia gli occupanti britannici utilizzano l&#39;Ulster come hub logistico per ospitare numerosi rifugiati, allocati in apposite strutture private. Gran parte di queste strutture private si trova nelle aree piccolo-borghesi e popolari delle città, che nell&#39;assetto urbanistico e segregato di Belfast sono in netta maggioranza protestanti e unioniste. Questo mix, fatto apposta o meno, è la ricetta sicura perché si creino queste situazioni di scontro orizzontale. La potenza occupante scarica le contraddizioni delle proprie politiche migratorie su territori già impoveriti. I quartieri in cui sono esplosi i disordini sono aree colpite da decenni di deindustrializzazione, totale assenza di investimenti pubblici, disoccupazione cronica e drastico smantellamento dei servizi sociali di base.  Anziché indirizzare la propria rabbia contro la classe politica dirigente e le politiche neoliberiste che hanno devastato il loro stesso territorio, la frustrazione sociale di questi settori è stata abilmente manipolata. Il razzismo sistemico e la retorica della “supremazia bianca” sono stati inoculati per offrire un capro espiatorio immediat come i migranti, i rifugiati e i piccoli commercianti di origine straniera, i cui negozi e abitazioni sono stati metodicamente distrutti o dati alle fiamme. Le statistiche giudiziarie sui partecipanti a questi disordini confermano d&#39;altronde un profilo ad alto tasso di marginalità sociale, con una fortissima incidenza di soggetti già noti alle autorità per gravi reati di violenza domestica e abusi familiari, a riprova di come la sbandierata retorica della “difesa delle donne e dei bambini locali” sia solo un paravento ideologico per lo squadrismo.</p>

<p>CONTRADDIZIONI E FORZA DELL’AREA REPUBBLICANA</p>

<p>La partecipazione ai pogrom di una esigua minoranza di elementi provenienti dall&#39;area repubblicana viene oggi strumentalizzata dai detrattori della causa irlandese per dimostrare un presunto “fallimento del nazionalismo”. Lettura grossolana e controrivoluzionaria che rivela una visione monodimensionale dei popoli colonizzati: l&#39;area repubblicana non è interamente socialista, poiché al suo interno albergano storicamente anime di destra e conservatrici, rappresentate nella Repubblica d&#39;Irlanda da partiti storici dell&#39;establishment borghese come il Fianna Fáil e il Fine Gael. È dunque perfettamente normale che settori minoritari di estrazione repubblicana, slegati dalla coscienza di classe e influenzati dalla propaganda reazionaria, si siano fatti trascinare nei pogrom. Questo, tuttavia, non inficia la postura della stragrande maggioranza del movimento, poiché l&#39;intera area repubblicana socialista -dalle posizioni più moderate di Sinn Féin fino alle avanguardie oltranziste di Saoradh – ha condannato senza appello i pogrom. Le organizzazioni della sinistra repubblicana hanno chiaramente indicato la responsabilità strutturale di queste violenze nella propaganda tossica diffusa dagli occupanti britannici e dai loro collaborazionisti lealisti. Si profila però un compito difficilissimo per i settori repubblicani socialisti, che da una parte devono difendere l&#39;accoglienza, il diritto d&#39;asilo e l&#39;internazionalismo di classe, dall&#39;altra rischiano di apparire conniventi con politiche sociali e abitative imposte dall&#39;alto dall&#39;occupante britannico. Fino a questo momento, le reti di base del repubblicanesimo di classe stanno reagendo con straordinaria maturità, respingendo la guerra tra poveri senza cedere di un millimetro alla retorica coloniale; la speranza è che questa postura politica tenga nel tempo.</p>

<p>CHI PIANGE PER LE VETRINE ROTTE, RIDE PER LE CASE BRUCIATE.</p>

<p>I fatti degli ultimi giorni hanno squarciato definitivamente il velo d&#39;ipocrisia che avvolge la destra istituzionale e reazionaria. L&#39;intera area sovranista sta difendendo i pogrom, con organi di stampa, tabloid e testate giornalistiche impegnati a magnificare o giustificare devastazioni, blocchi e incendi storici, derubricandoli a “comprensibile esasperazione popolare”.Questo atteggiamento svela il bluff del legalismo della destra,  che invoca la legge, l&#39;ordine e il carcere duro quando a scendere in piazza sono i lavoratori, gli studenti o i militanti rivoluzionari e tollera, minimizza e legittima l&#39;illegalità squadrista più feroce quando questa serve a colpire i più deboli e a deviare la rabbia sociale. Il loro feticcio dell&#39;ordine è un&#39;arma a doppio taglio che tanfa di cadavere. La prossima volta che le masse rivoluzionarie bloccheranno porti e strade, le loro lacrime ci faranno ridere ancora di più.</p>
]]></content:encoded>
      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/iph9hvfh1n</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Jun 2026 08:02:13 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cuba di fronte alla minaccia dell&#39;imperialismo statunitense: una prospettiva...</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/cuba-di-fronte-alla-minaccia-dellimperialismo-statunitense-una-prospettiva</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cuba di fronte alla minaccia dell&#39;imperialismo statunitense: una prospettiva marxista&#xA;&#xA;​Dalla vittoria della rivoluzione del 1959, Cuba ha rappresentato una sfida simbolica e politica all&#39;egemonia degli Stati Uniti nei Caraibi e in America Latina. La nazionalizzazione delle grandi proprietà, l&#39;espropriazione del capitale straniero e la costruzione di un&#39;economia pianificata hanno posto l&#39;isola in aperto contrasto con gli interessi economici e strategici di Washington.&#xA;​Nel corso dei decenni, gli Stati Uniti hanno adottato una politica di isolamento economico e diplomatico nei confronti di Cuba. L&#39;embargo (bloqueo), le sanzioni e le costanti pressioni politiche hanno avuto l&#39;obiettivo di indebolire e strangolare il sistema nato dalla rivoluzione. Sono precisi strumenti dell&#39;imperialismo finalizzati a subordinare una nazione alle esigenze delle grandi potenze capitalistiche.&#xA;Questa strategia non è un caso isolato, ma risponde a un preciso asse geopolitico che trova il suo parallelo più immediato nelle aggressioni imperialiste contro il Venezuela.&#xA;Proprio come accaduto con il Venezuela – colpito da sanzioni economiche devastanti, dal congelamento dei beni statali all&#39;estero, da tentativi di colpi di Stato e da costanti minacce di intervento – l&#39;obiettivo di Washington non è mai la promozione della democrazia o dei diritti umani. Sia nel caso venezuelano che in quello cubano, l&#39;imperialismo agisce per riaffermare il proprio controllo geopolitico nella regione, abbattere qualsiasi modello alternativo o non allineato e riprendere il possesso delle risorse strategiche e dei mercati locali (nel caso del Venezuela in chiave direttamente anticinese).&#xA;​Un eventuale attacco militare a Cuba -o comunque il rovesciamento del suo legittimo governo- costituirebbe quindi il punto più avanzato di questa medesima politica di ricolonizzazione. &#xA;​Perché la minaccia emerge oggi e quali sono le condizioni materiali a Cuba&#xA;​Dal punto di vista marxista, le tensioni che periodicamente riemergono tra Stati Uniti e Cuba non possono essere comprese esclusivamente attraverso le dichiarazioni diplomatiche o le scelte dei governi. Esse affondano le proprie radici nelle contraddizioni economiche e geopolitiche del capitalismo contemporaneo. In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione tra grandi potenze, instabilità economica globale e ridefinizione degli equilibri regionali, Cuba continua a rappresentare un&#39;anomalia politica nel continente americano. La persistenza di un sistema economico sottratto al libero mercato e la sopravvivenza delle principali conquiste sociali della rivoluzione costituiscono elementi di attrito permanente con gli interessi strategici dell&#39;imperialismo.&#xA;​Allo stesso tempo, l&#39;isola attraversa una delle fasi economiche più difficili della sua storia recente. La popolazione deve confrontarsi con carenze di beni essenziali, frequenti difficoltà nell&#39;approvvigionamento energetico, bassi salari reali e una crescente pressione inflazionistica. Le conseguenze della pandemia, il rafforzamento delle sanzioni economiche, il golpe mascherato in Venezuela (che rappresentava la principale fonte di approvvigionamento energetico), la diminuzione delle entrate esterne e le debolezze strutturali di una gestione burocratica e centralizzata dell&#39;economia, slegata da un reale controllo dei lavoratori, hanno contribuito a un peggioramento delle condizioni materiali di vita di ampi settori della popolazione lavoratrice.&#xA;​Di fronte a queste difficoltà, il governo cubano ha cercato di preservare la stabilità introducendo una serie di riforme e concessioni al mercato. Negli ultimi anni si è assistito a una maggiore apertura verso iniziative private di piccola e media dimensione, all&#39;espansione di spazi destinati agli investimenti stranieri e a misure volte ad attrarre capitali dall&#39;estero. Sono tentativi difensivi adottati sotto fortissime pressioni economiche interne ed esterne, ma al tempo stesso sollevano enormi interrogativi sul rischio di una progressiva crescita delle disuguaglianze sociali e di una maggiore penetrazione dei rapporti di produzione capitalistici.&#xA;​In questo quadro, la pressione esercitata dagli Stati Uniti mira ad approfondire le difficoltà economiche dell&#39;isola per favorire il suo crollo.&#xA;​La posizione marxista: difesa incondizionata contro l&#39;aggressione e democrazia operaia.&#xA;​La tradizione politica marxista ha elaborato da tempo il principio della difesa degli Stati e dei paesi oppressi contro l&#39;imperialismo. Questo principio significa che, nel caso di un conflitto tra una potenza imperialista e uno Stato dipendente - tanto più se nato da una rivoluzione sociale- i rivoluzionari devono sostenere incondizionatamente la resistenza contro l&#39;aggressore, indipendentemente dal giudizio politico sulla direzione di quel paese.&#xA;​Difendere Cuba non significa però rinunciare alla critica delle sue strutture politiche o all&#39;esigenza di una transizione socialista basata sul reale potere dei lavoratori. Il marxismo sostiene che la difesa delle conquiste economiche debba andare di pari passo con la lotta per il controllo democratico dei lavoratori sulle istituzioni e sull&#39;economia. Pertanto, una prospettiva marxista coerente combina sempre due parole d&#39;ordine: resistenza intransigente all&#39;imperialismo esterno e avanzamento della democrazia operaia all&#39;interno.&#xA;​In caso di attacco, la resistenza non potrebbe basarsi unicamente su metodi burocratici o diplomatici, ma richiederebbe il pieno coinvolgimento e l&#39;armamento politico oltre che militare delle masse popolari, le uniche realmente interessate a difendere ciò che la rivoluzione ha costruito.&#xA;​Il ruolo della classe lavoratrice internazionale e l&#39;asse Cuba-Venezuela&#xA;​Nessuna rivoluzione può sopravvivere isolata per un periodo indefinito entro i confini di un solo Stato. Le difficoltà economiche e politiche affrontate da Cuba nel corso della sua storia sono state aggravate dall&#39;isolamento internazionale e dall&#39;assenza di processi rivoluzionari vittoriosi nei paesi economicamente più sviluppati.&#xA;​Di fronte a una minaccia statunitense, la risposta più efficace non sarebbe limitata all&#39;ambito diplomatico. Sarebbe necessario che la classe operaia innanzitutto dell&#39;America Latina si mobilitasse con i propri metodi:&#xA;​Campagne di opposizione attiva all&#39;intervento e mobilitazioni di piazza.&#xA;​Scioperi e azioni di boicottaggio contro il coinvolgimento bellico e per bloccare il rifornimento delle forze imperialiste.&#xA;​La costruzione di un fronte unico dei lavoratori che unisca le forze di classe cubane, venezuelane, del resto del continente e del mondo contro il comune nemico imperialista.&#xA;​In questa visione, il movimento operaio degli stessi Stati Uniti avrebbe una responsabilità particolare. La tradizione marxista ha sempre attribuito una priorità assoluta alla lotta contro il proprio imperialismo nazionale. Per i lavoratori statunitensi, la parola d&#39;ordine centrale sarebbe dunque quella di contrastare qualsiasi aggressione condotta da Washington, unendo la parola d&#39;ordine &#34;Giù le mani da Cuba e dal Venezuela!&#34; alla lotta interna contro il sistema capitalista.&#xA;​Oltre la difesa: per una prospettiva socialista internazionale ​Cuba non può essere difesa se la sua rivoluzione resta entro i confini nazionali.&#xA;Le conquiste della rivoluzione cubana, pur importantissime, sono destinate a incontrare limiti strutturali invalicabili se confinate in una piccola isola soggetta alle costanti pressioni del mercato mondiale.&#xA;​Per questo motivo, la solidarietà con Cuba e con il Venezuela deve accompagnarsi alla costruzione di movimenti rivoluzionari in altri paesi e alla promozione di una prospettiva internazionalista. Solo l&#39;estensione della lotta socialista su scala regionale e globale, abbattendo il dominio del capitale nei centri nevralgici del continente, potrebbe creare le condizioni per superare definitivamente la dipendenza economica, l&#39;isolamento e il ricatto delle grandi potenze.&#xA;Siamo molto lontani da questo scenario, ma occorre essere consapevoli che l&#39;unico modo di difendere Cuba è dare una prospettiva socialista e internazionalista alla battaglia per la sua difesa.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cuba di fronte alla minaccia dell&#39;imperialismo statunitense: una prospettiva marxista</p>

<p>​Dalla vittoria della rivoluzione del 1959, Cuba ha rappresentato una sfida simbolica e politica all&#39;egemonia degli Stati Uniti nei Caraibi e in America Latina. La nazionalizzazione delle grandi proprietà, l&#39;espropriazione del capitale straniero e la costruzione di un&#39;economia pianificata hanno posto l&#39;isola in aperto contrasto con gli interessi economici e strategici di Washington.
​Nel corso dei decenni, gli Stati Uniti hanno adottato una politica di isolamento economico e diplomatico nei confronti di Cuba. L&#39;embargo (bloqueo), le sanzioni e le costanti pressioni politiche hanno avuto l&#39;obiettivo di indebolire e strangolare il sistema nato dalla rivoluzione. Sono precisi strumenti dell&#39;imperialismo finalizzati a subordinare una nazione alle esigenze delle grandi potenze capitalistiche.
Questa strategia non è un caso isolato, ma risponde a un preciso asse geopolitico che trova il suo parallelo più immediato nelle aggressioni imperialiste contro il Venezuela.
Proprio come accaduto con il Venezuela – colpito da sanzioni economiche devastanti, dal congelamento dei beni statali all&#39;estero, da tentativi di colpi di Stato e da costanti minacce di intervento – l&#39;obiettivo di Washington non è mai la promozione della democrazia o dei diritti umani. Sia nel caso venezuelano che in quello cubano, l&#39;imperialismo agisce per riaffermare il proprio controllo geopolitico nella regione, abbattere qualsiasi modello alternativo o non allineato e riprendere il possesso delle risorse strategiche e dei mercati locali (nel caso del Venezuela in chiave direttamente anticinese).
​Un eventuale attacco militare a Cuba -o comunque il rovesciamento del suo legittimo governo- costituirebbe quindi il punto più avanzato di questa medesima politica di ricolonizzazione.
​Perché la minaccia emerge oggi e quali sono le condizioni materiali a Cuba
​Dal punto di vista marxista, le tensioni che periodicamente riemergono tra Stati Uniti e Cuba non possono essere comprese esclusivamente attraverso le dichiarazioni diplomatiche o le scelte dei governi. Esse affondano le proprie radici nelle contraddizioni economiche e geopolitiche del capitalismo contemporaneo. In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione tra grandi potenze, instabilità economica globale e ridefinizione degli equilibri regionali, Cuba continua a rappresentare un&#39;anomalia politica nel continente americano. La persistenza di un sistema economico sottratto al libero mercato e la sopravvivenza delle principali conquiste sociali della rivoluzione costituiscono elementi di attrito permanente con gli interessi strategici dell&#39;imperialismo.
​Allo stesso tempo, l&#39;isola attraversa una delle fasi economiche più difficili della sua storia recente. La popolazione deve confrontarsi con carenze di beni essenziali, frequenti difficoltà nell&#39;approvvigionamento energetico, bassi salari reali e una crescente pressione inflazionistica. Le conseguenze della pandemia, il rafforzamento delle sanzioni economiche, il golpe mascherato in Venezuela (che rappresentava la principale fonte di approvvigionamento energetico), la diminuzione delle entrate esterne e le debolezze strutturali di una gestione burocratica e centralizzata dell&#39;economia, slegata da un reale controllo dei lavoratori, hanno contribuito a un peggioramento delle condizioni materiali di vita di ampi settori della popolazione lavoratrice.
​Di fronte a queste difficoltà, il governo cubano ha cercato di preservare la stabilità introducendo una serie di riforme e concessioni al mercato. Negli ultimi anni si è assistito a una maggiore apertura verso iniziative private di piccola e media dimensione, all&#39;espansione di spazi destinati agli investimenti stranieri e a misure volte ad attrarre capitali dall&#39;estero. Sono tentativi difensivi adottati sotto fortissime pressioni economiche interne ed esterne, ma al tempo stesso sollevano enormi interrogativi sul rischio di una progressiva crescita delle disuguaglianze sociali e di una maggiore penetrazione dei rapporti di produzione capitalistici.
​In questo quadro, la pressione esercitata dagli Stati Uniti mira ad approfondire le difficoltà economiche dell&#39;isola per favorire il suo crollo.
​La posizione marxista: difesa incondizionata contro l&#39;aggressione e democrazia operaia.
​La tradizione politica marxista ha elaborato da tempo il principio della difesa degli Stati e dei paesi oppressi contro l&#39;imperialismo. Questo principio significa che, nel caso di un conflitto tra una potenza imperialista e uno Stato dipendente – tanto più se nato da una rivoluzione sociale- i rivoluzionari devono sostenere incondizionatamente la resistenza contro l&#39;aggressore, indipendentemente dal giudizio politico sulla direzione di quel paese.
​Difendere Cuba non significa però rinunciare alla critica delle sue strutture politiche o all&#39;esigenza di una transizione socialista basata sul reale potere dei lavoratori. Il marxismo sostiene che la difesa delle conquiste economiche debba andare di pari passo con la lotta per il controllo democratico dei lavoratori sulle istituzioni e sull&#39;economia. Pertanto, una prospettiva marxista coerente combina sempre due parole d&#39;ordine: resistenza intransigente all&#39;imperialismo esterno e avanzamento della democrazia operaia all&#39;interno.
​In caso di attacco, la resistenza non potrebbe basarsi unicamente su metodi burocratici o diplomatici, ma richiederebbe il pieno coinvolgimento e l&#39;armamento politico oltre che militare delle masse popolari, le uniche realmente interessate a difendere ciò che la rivoluzione ha costruito.
​Il ruolo della classe lavoratrice internazionale e l&#39;asse Cuba-Venezuela
​Nessuna rivoluzione può sopravvivere isolata per un periodo indefinito entro i confini di un solo Stato. Le difficoltà economiche e politiche affrontate da Cuba nel corso della sua storia sono state aggravate dall&#39;isolamento internazionale e dall&#39;assenza di processi rivoluzionari vittoriosi nei paesi economicamente più sviluppati.
​Di fronte a una minaccia statunitense, la risposta più efficace non sarebbe limitata all&#39;ambito diplomatico. Sarebbe necessario che la classe operaia innanzitutto dell&#39;America Latina si mobilitasse con i propri metodi:
* ​Campagne di opposizione attiva all&#39;intervento e mobilitazioni di piazza.
* ​Scioperi e azioni di boicottaggio contro il coinvolgimento bellico e per bloccare il rifornimento delle forze imperialiste.
* ​La costruzione di un fronte unico dei lavoratori che unisca le forze di classe cubane, venezuelane, del resto del continente e del mondo contro il comune nemico imperialista.
​In questa visione, il movimento operaio degli stessi Stati Uniti avrebbe una responsabilità particolare. La tradizione marxista ha sempre attribuito una priorità assoluta alla lotta contro il proprio imperialismo nazionale. Per i lavoratori statunitensi, la parola d&#39;ordine centrale sarebbe dunque quella di contrastare qualsiasi aggressione condotta da Washington, unendo la parola d&#39;ordine “Giù le mani da Cuba e dal Venezuela!” alla lotta interna contro il sistema capitalista.
​Oltre la difesa: per una prospettiva socialista internazionale ​Cuba non può essere difesa se la sua rivoluzione resta entro i confini nazionali.
Le conquiste della rivoluzione cubana, pur importantissime, sono destinate a incontrare limiti strutturali invalicabili se confinate in una piccola isola soggetta alle costanti pressioni del mercato mondiale.
​Per questo motivo, la solidarietà con Cuba e con il Venezuela deve accompagnarsi alla costruzione di movimenti rivoluzionari in altri paesi e alla promozione di una prospettiva internazionalista. Solo l&#39;estensione della lotta socialista su scala regionale e globale, abbattendo il dominio del capitale nei centri nevralgici del continente, potrebbe creare le condizioni per superare definitivamente la dipendenza economica, l&#39;isolamento e il ricatto delle grandi potenze.
Siamo molto lontani da questo scenario, ma occorre essere consapevoli che l&#39;unico modo di difendere Cuba è dare una prospettiva socialista e internazionalista alla battaglia per la sua difesa.</p>
]]></content:encoded>
      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/hpi530f6qb</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 09:00:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>FRITTELLE DI ZUCCHINE (TIPO KOLOKITHOKEFTEDES GRECHE, MA VEGAN)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/le-ricette-di-kenobit/frittelle-di-zucchine-tipo-kolokithokeftedes-greche-ma-vegan</link>
      <description>&lt;![CDATA[In grecia fanno delle frittelle buonissime che chiamano &#34;keftedes&#34;. Le fanno con molte verdure, inclusi i pomodori, ma le più buone secondo me sono quelle con le zucchine: kolokithokeftedes. Mi è venuta voglia di mangiarle, ma purtroppo la ricetta originale prevede feta e uova. Ho provato a farne una versione vegana, con quello che avevo in casa. Ci ho messo la farina di ceci invece di quella bianca, perché non l&#39;avevo in casa. Sono venute buonissime. Profumate, golose, aromatiche. Sono state un successone e ho deciso di scrivermele qui per poterle rifare. Sono solo ispirate alle kolokithokeftedes, perché senza uova e formaggio vengono più leggere e spicca di più il sapore degli aromi. Personalmente, le ho trovate ancora più buone delle originali.&#xA;&#xA;Ingredienti&#xA;&#xA;la parte verde di un paio di cipollotti&#xA;quattro zucchine&#xA;menta&#xA;prezzemolo&#xA;basilico&#xA;un cucchiaino di lievito chimico/baking powder&#xA;sale&#xA;pepe&#xA;un cucchiaino di cumino in polvere&#xA;tre cucchiai di lievito nutrizionale&#xA;farina di ceci (cinque cucchiai)&#xA;olio per friggere&#xA;&#xA;PREPARAZIONE&#xA;Partiamo dalle zucchine. Le vogliamo grattuggiate e ben strizzate dall&#39;acqua. Io faccio così:&#xA;&#xA;1) Preparo una ciotola con dentro un panno da cucina pulito&#xA;2) Grattugio le zucchine con la maglia più larga della grattugia&#xA;3) Metto le zucchine nella ciotola e le salo&#xA;4) Aspetto dieci minuti&#xA;5) Strizzo fortissimo, facendo una palla con il panno e girandola per fare uscire più acqua possibile&#xA;&#xA;Toglierla tutta è impossibile e non necessario, ma facendo così ne toglierete molto più di quanta se ne tolga a mani nude e vi verranno frittelle più croccanti. Togliete il panno e mettete le zucchine scolate nella ciotola. Tritate il verde del cipollotto, la menta, il prezzemolo e il basilico. Aggiungeteli alle zucchine. Nota: tecnicamente dovrebbe starci bene anche il finocchietto, ma non l&#39;avevo e non l&#39;ho usato.&#xA;&#xA;Aggiungete il cucchiano di cumino, una grattata di pepe, il cucchiaino di baking powder (facoltativo, ma fa venire tutto più arioso). Aggiungete la farina di ceci. Ho scritto cinque cucchiai, ma ovviamente dipende tutto da quanto sono grosse le zucchine che avete grattugiato. Il fatto è che di farina ce ne vuole veramente poca. Non serve creare una pastella classica, basta ottenere un pastone che sta rozzamente insieme.&#xA;&#xA;Coprite e mettete a riposare in frigo per almeno un paio d&#39;ore, o ancora meglio una notte/mezza giornata. Questo serve a due cose: le verdure salate butteranno fuori dell&#39;acqua, che andrà a legarsi con la farina di ceci. Al tempo stesso, il tempo di riposo/ammollo faciliterà la cottura della farina di ceci (sono pur sempre ceci!).&#xA;&#xA;Mettete un generoso dito d&#39;olio in padella, portatelo a temperatura e quando è abbastanza caldo metteteci le frittelle. Io le formo con due cucchiai, facendo una classica quenelle. Vanno trattate con cura perché non c&#39;è l&#39;uovo, ma dovrebbero starvi tranquillamente insieme. Se così non fosse, aggiungete un po&#39; di farina. Friggete qualche minuto, girandole, finché non sono ben dorate. Servitele con della tzatziki e godete fortissimo!]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>In grecia fanno delle frittelle buonissime che chiamano “keftedes”. Le fanno con molte verdure, inclusi i pomodori, ma le più buone secondo me sono quelle con le zucchine: kolokithokeftedes. Mi è venuta voglia di mangiarle, ma purtroppo la ricetta originale prevede feta e uova. Ho provato a farne una versione vegana, con quello che avevo in casa. Ci ho messo la farina di ceci invece di quella bianca, perché non l&#39;avevo in casa. Sono venute buonissime. Profumate, golose, aromatiche. Sono state un successone e ho deciso di scrivermele qui per poterle rifare. Sono solo ispirate alle kolokithokeftedes, perché senza uova e formaggio vengono più leggere e spicca di più il sapore degli aromi. Personalmente, le ho trovate ancora più buone delle originali.</em></p>

<p><strong>Ingredienti</strong></p>
<ul><li>la parte verde di un paio di cipollotti</li>
<li>quattro zucchine</li>
<li>menta</li>
<li>prezzemolo</li>
<li>basilico</li>
<li>un cucchiaino di lievito chimico/baking powder</li>
<li>sale</li>
<li>pepe</li>
<li>un cucchiaino di cumino in polvere</li>
<li>tre cucchiai di lievito nutrizionale</li>
<li>farina di ceci (cinque cucchiai)</li>
<li>olio per friggere</li></ul>

<p><strong>PREPARAZIONE</strong>
Partiamo dalle zucchine. Le vogliamo grattuggiate e ben strizzate dall&#39;acqua. Io faccio così:</p>

<p>1) Preparo una ciotola con dentro un panno da cucina pulito
2) Grattugio le zucchine con la maglia più larga della grattugia
3) Metto le zucchine nella ciotola e le salo
4) Aspetto dieci minuti
5) Strizzo fortissimo, facendo una palla con il panno e girandola per fare uscire più acqua possibile</p>

<p>Toglierla tutta è impossibile e non necessario, ma facendo così ne toglierete molto più di quanta se ne tolga a mani nude e vi verranno frittelle più croccanti. Togliete il panno e mettete le zucchine scolate nella ciotola. Tritate il verde del cipollotto, la menta, il prezzemolo e il basilico. Aggiungeteli alle zucchine. Nota: tecnicamente dovrebbe starci bene anche il finocchietto, ma non l&#39;avevo e non l&#39;ho usato.</p>

<p>Aggiungete il cucchiano di cumino, una grattata di pepe, il cucchiaino di baking powder (facoltativo, ma fa venire tutto più arioso). Aggiungete la farina di ceci. Ho scritto cinque cucchiai, ma ovviamente dipende tutto da quanto sono grosse le zucchine che avete grattugiato. Il fatto è che di farina ce ne vuole veramente poca. Non serve creare una pastella classica, basta ottenere un pastone che sta rozzamente insieme.</p>

<p>Coprite e mettete a riposare in frigo per almeno un paio d&#39;ore, o ancora meglio una notte/mezza giornata. Questo serve a due cose: le verdure salate butteranno fuori dell&#39;acqua, che andrà a legarsi con la farina di ceci. Al tempo stesso, il tempo di riposo/ammollo faciliterà la cottura della farina di ceci (sono pur sempre ceci!).</p>

<p>Mettete un generoso dito d&#39;olio in padella, portatelo a temperatura e quando è abbastanza caldo metteteci le frittelle. Io le formo con due cucchiai, facendo una classica <em>quenelle</em>. Vanno trattate con cura perché non c&#39;è l&#39;uovo, ma dovrebbero starvi tranquillamente insieme. Se così non fosse, aggiungete un po&#39; di farina. Friggete qualche minuto, girandole, finché non sono ben dorate. Servitele con della tzatziki e godete fortissimo!</p>
]]></content:encoded>
      <author>Le ricette di Kenobit</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/4kv0dr3j7z</guid>
      <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 13:45:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Come giocare a DsDoom SVN</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/scatolone/come-giocare-a-dsdoom-svn</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dopo i cianobatteri, Doom è la cosa più diffusa al mondo. Non esiste un singolo oggetto sulla faccia della Terra che non possa ospitarlo. Sì, anche le cellule del nostro corpo. Ma oggi sono qui per parlarvi di DsDoom PVR, un source port per Nintendo DS che ha delle belle peculiarità: tanto per incominciare, funziona più o meno come PrBoom, perché ne è un fork, e la mappa è sempre visibile nello schermo inferiore.&#xA;!--more--&#xA;Adoperarlo per giocare ai WAD originali non è complicato, basterà inserirli nella cartella di DsDoom PVR e poi selezionare quello che più ci aggrada dal menu principale, Per quanto riguarda quelli sviluppati dalla comunità, esistono 2 metodi:&#xA;&#xA;Metodo N°1&#xA;&#xA;Il primo consiste nello specificare il percorso di un .wad nel file prboom.cfg (se ne posso segnalare massimo 2, lo stesso vale anche per i .deh). Di seguito, un piccolo esempio:&#xA;&#xA;wadfile_1                 &#34;Wad/Chex/Chex.wad&#34;&#xA;&#xA;Funziona, eh! Però non è la soluzione più comoda, perché ci costringe a modificare questo file ogni volta che vogliamo cambiare&#xA;Metodo N°2&#xA;&#xA;Il secondo metodo consiste nel creare un eseguibile per ogni singolo WAD, per far dobbiamo creare un file .argv con all&#39;interno la seguente sintassi:&#xA;&#xA;dsdoom.nds -wad [POSIZIONE E NOME DEL WAD]]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo i cianobatteri, Doom è la cosa più diffusa al mondo. Non esiste un singolo oggetto sulla faccia della Terra che non possa ospitarlo. Sì, anche le cellule del nostro corpo. Ma oggi sono qui per parlarvi di DsDoom PVR, un source port per Nintendo DS che ha delle belle peculiarità: tanto per incominciare, funziona più o meno come PrBoom, perché ne è un fork, e la mappa è sempre visibile nello schermo inferiore.

Adoperarlo per giocare ai WAD originali non è complicato, basterà inserirli nella cartella di DsDoom PVR e poi selezionare quello che più ci aggrada dal menu principale, Per quanto riguarda quelli sviluppati dalla comunità, esistono 2 metodi:</p>

<h2 id="metodo-n-1">Metodo N°1</h2>

<p>Il primo consiste nello specificare il percorso di un .wad nel file prboom.cfg (se ne posso segnalare massimo 2, lo stesso vale anche per i .deh). Di seguito, un piccolo esempio:</p>

<p><code>wadfile_1                 &#34;Wad/Chex/Chex.wad&#34;</code></p>

<p>Funziona, eh! Però non è la soluzione più comoda, perché ci costringe a modificare questo file ogni volta che vogliamo cambiare</p>

<h2 id="metodo-n-2">Metodo N°2</h2>

<p>Il secondo metodo consiste nel creare un eseguibile per ogni singolo WAD, per far dobbiamo creare un file .argv con all&#39;interno la seguente sintassi:</p>

<p><code>dsdoom.nds -wad [POSIZIONE E NOME DEL WAD]</code></p>
]]></content:encoded>
      <author>📦 Scatolone</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/myeylju22i</guid>
      <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 11:55:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Convergere e insorgere</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/convergere-e-insorgere</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Iersera sono crollato dopo il lavoro e ho rinunciato a partecipare a un&#39;assemblea politica in altra zona della città, ma poi di punto in bianco salta fuori che letteralmente davanti casa mia ci sarebbe stata una conferenza di Dario Salvietti, il delegato del collettivo di fabbrica ex-GKN e portavoce della Global Sumud Flotilla. Dopo la conferenza del compagno Dario, è emersa spontaneamente una serata di chiacchiere a cuore aperto con persone carine del quartiere che già conoscevo di vista, e con cui, in poche ore, ho fatto grandi passi verso l&#39;amicizia in senso proprio (sì sono uno che quando si apre va a fondo, ed è una capacità cui tengo tanto). &#xA;Ora sono così pieno di rabbia e di gioia che ho deciso di trascrivere qui una mia poesiola, assolutamente banalotta a livello di struttura metrica e immagini, ma che, proprio per questo, credo possa risultare incisiva.&#xA;Forza, chi vuole: leggete, fate girare, e poi agiamo.&#xA;&#xA;Qui non si molla&#xA;26 marzo 202, 22:46&#xA;&#xA;E anche se non ritorneranno&#xA;il vero vecchio Leoncavallo&#xA;né quei cordoni da spavento&#xA;né Davide, Lorenzo e Carlo&#xA;resta nei cuori quel fomento&#xA;delle bandiere rosse al vento.&#xA;&#xA;Perché se non ritorneranno&#xA;le stesse lotte di quel tempo&#xA;comunque il fuoco non si è spento:&#xA;sta a noi fischiare il vento.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Iersera sono crollato dopo il lavoro e ho rinunciato a partecipare a un&#39;assemblea politica in altra zona della città, ma poi di punto in bianco salta fuori che letteralmente davanti casa mia ci sarebbe stata una conferenza di Dario Salvietti, il delegato del collettivo di fabbrica ex-GKN e portavoce della Global Sumud Flotilla. Dopo la conferenza del compagno Dario, è emersa spontaneamente una serata di chiacchiere a cuore aperto con persone carine del quartiere che già conoscevo di vista, e con cui, in poche ore, ho fatto grandi passi verso l&#39;amicizia in senso proprio (sì sono uno che quando si apre va a fondo, ed è una capacità cui tengo tanto).
Ora sono così pieno di rabbia e di gioia che ho deciso di trascrivere qui una mia poesiola, assolutamente banalotta a livello di struttura metrica e immagini, ma che, proprio per questo, credo possa risultare incisiva.
Forza, chi vuole: leggete, fate girare, e poi agiamo.</p></blockquote>

<h2 id="qui-non-si-molla">Qui non si molla</h2>

<p>26 marzo 202, 22:46</p>

<p>E anche se non ritorneranno
il vero vecchio Leoncavallo
né quei cordoni da spavento
né <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Dax" rel="nofollow">Davide</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Orsetti" rel="nofollow">Lorenzo</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Giuliani" rel="nofollow">Carlo</a>
resta nei cuori quel fomento
delle bandiere rosse al vento.</p>

<p>Perché se non ritorneranno
le stesse lotte di quel tempo
comunque il fuoco non si è spento:
sta a noi fischiare il vento.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/a7xny95o3o</guid>
      <pubDate>Thu, 11 Jun 2026 22:25:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>prova pèrpv</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/pensierisparsi/prova-perpv</link>
      <description>&lt;![CDATA[prova pèrpv&#xA;dsafasdgdghasgs&#xA;ddsgahfhb&#xA;dgbxgbfx]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>prova pèrpv
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      <author>pensierisparsi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/857vx1qjg1</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:16:05 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>prova</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/pensierisparsi/prova</link>
      <description>&lt;![CDATA[prova&#xA;&#xA;prova&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>prova</p>

<p>prova</p>
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      <author>pensierisparsi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/z643gijlyz</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:02:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Meditazione 03.06.2026</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lemagi/meditazione-03-06-2026</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questo spazio.&#xA;Questo spazio immenso.&#xA;Pieno di pensieri cavi, contorti, manifesti e silenti.&#xA;&#xA;Si vede una figura. Una forma indistinta.&#xA;Un frammento di immagine e &#xA;&#xA;ho già perso attenzione.&#xA;&#xA;Ci sono così tante cose... È davvero spazio, senza vuoto?&#xA;&#xA;Probabilmente il concetto di spazio è qualcosa generato dalla nostra percezione del mondo, che ci aiuta a renderlo comprensibile. Ad immaginare il vuoto.&#xA;&#xA;Quello che vedo è semplicemente differenza di densità. Qui, lì. Distanza?&#xA;Io sono più densa qui, tu lì, e il tizio che bestemmia per strada sta là. &#xA;&#xA;La differenza forse sta solo in quanti pezzi di noi si incontrano nello stesso istante; &#xA;&#xA;quanti suoni di me conosci indicano quanto siamo vicine: se senti il battito del mio cuore stiamo condividendo molte cose.&#xA;&#xA;Me. Te. Stiamo creando il nostro spazio. O ci lasciamo creare con esso.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Questo spazio.
Questo spazio immenso.
Pieno di pensieri cavi, contorti, manifesti e silenti.</p>

<p>Si vede una figura. Una forma indistinta.
Un frammento di immagine e</p>

<p>ho già perso attenzione.</p>

<p>Ci sono così tante cose... È davvero spazio, senza vuoto?</p>

<p>Probabilmente il concetto di spazio è qualcosa generato dalla nostra percezione del mondo, che ci aiuta a renderlo comprensibile. Ad immaginare il vuoto.</p>

<p>Quello che vedo è semplicemente differenza di densità. Qui, lì. Distanza?
Io sono più densa qui, tu lì, e il tizio che bestemmia per strada sta là.</p>

<p>La differenza forse sta solo in quanti pezzi di noi si incontrano nello stesso istante;</p>

<p>quanti suoni di me conosci indicano quanto siamo vicine: se senti il battito del mio cuore stiamo condividendo molte cose.</p>

<p>Me. Te. Stiamo creando il nostro spazio. O ci lasciamo creare con esso.</p>
]]></content:encoded>
      <author>lemagi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/9a1vh6sstv</guid>
      <pubDate>Thu, 04 Jun 2026 19:04:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Serendipità calcarea</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/serendipita-calcarea</link>
      <description>&lt;![CDATA[Chi mi ha letto nell&#39;ultimo anno avrà intuito che sono giusto un po&#39; affezionato all&#39;opera di Michele &#34;Zerocalcare&#34; Rech il fumettista... ma tipo che iniziai a leggerlo negli ultimi mesi della 5a superiore perché ne parlavano bene tutti, entro il diploma mi ero sciroppato tutta la produzione dei suoi primi 4 anni, e da allora ho seguito assiduamente ogni suo nuovo lavoro come per nessun altr artista vivente, tranne forse Filomena &#34;Filo&#34; Sottile da qualche tempo a questa parte.&#xA;&#xA;Che posso dire, Michele Rech piombò nella mia vita solitaria di nerd di periferia un po&#39; destronzo come la biblica folgorazione sulla via di Damasco, e grazie ai suoi disegnetti, piano piano, ho fatto miei tanti pezzettini dell&#39;uomo che sono adesso, a partire da quel primo timido approccio al punk comico dei 666 che mi ha portato, un decennio dopo, a girare in jeans e bretelle con le spillette dell&#39;orgoglio finocchio sulla camicia a quadri e [Gli Ultimi](&#xA;https://ultimi.bandcamp.com/album/sine-metu) nelle orecchie, fino alla scoperta del confederalismo democratico curdo che mi ha indicato il Nord magnetico su cui orientare la mia bussola politica, facendo di me quell&#39;assurdo eretico che riesce a tenere assieme con pari curiosità ecologia antispecista, spiritualità antagonista, pedagogie libertarie, il gioco come vettore di comunità, e tutte le altre robe picchiatelle che piacciono a noi umanistu svitatu... per tacere delle svolte in positivo nelle relazioni coi miei genitori, rese possibili anche dagli spunti che ho tratto dai fumetti autobiografici di Rech sulle sue svolte positive coi genitori. &#xA;E poi, ovviamente, ci fu il firmacopie di Macerie Prime. Parte prima fino a notte fonda cui andai assieme al mio ragazzo dell&#39;uni per farmi fare un ritratto, e in cui Michele mi raccontò che da pischello aveva flirtato con una tizia nata nella mia stessa zona; il mio Erasmus in Belgio allietato dalle note di &#34;Ipocondria&#34; di Giancane animata da Michele (e in tale sede scoprii anche il loro amico Rancore), presciente dei suoi successivi corti di commento diretto alla pandemia di Covid-19; il mio trasloco in una Milano tappezzata dai poster zerocalcarei per il ventennale dell&#39;omicidio del compagno Davide &#34;Dax&#34; Cesare; la rete di solidarietà che ci ha tenuti assieme nel tirar fuori la comune amica Ilaria Salis dalle galere ungheresi (ok Ila non è direttamente amica mia ma è amica di amici e io una minuscola mano la ho data, non mi rompete)... la prosa stessa che adotto nei miei scritti, la quale mi rendo perfettamente conto che ricalchi il Michele Rech sceneggiatore (anche se spero ci sia anche altro, e che quell&#39;altro sia genuinamente mio). &#xA;&#xA;Ebbene, in questi giorni succede che Michele pubblica con Netflix la terza e ultima delle tre miniserie animate interconnesse fra loro e col suo universo narrativo fumettistico, e al contempo ha un po&#39; diradato la sua produzione cartacea: la narrativa autobiografica sulla vita a Rebibbia, il Calcareverso propriamente detto, è di fatto &#34;ferma&#34; a Scheletri e si è mossa su una piccola scala con Quando muori resta a me (che resta un signorissimo lavoro!), mentre prosegue di gran carriera il reportage militante per la rete Free All Antifas con Nel nido dei serpenti (che invero devo ancora recuperare). E a pensare che Michele è da sempre una penna della Sinistra extraparlamentare, e sono 15 anni che è un artista affermato in senso nazionalpopolare, mi viene un po&#39; di capogiro: di fatto ho trascorso metà della mia vita accompagnato e addirittura educato dall&#39;opera di quest&#39;uomo, prima o poi lo vedrò pensionarsi, e avrò l&#39;onere morale di riconoscere nella generazione successiva la voce o le voci che risulteranno altrettanto iconiche, sì da non perdere un linguaggio condiviso con lu compagnu che verranno dopo di noi.&#xA;&#xA;  Senti cretinodicrescenzago, ma perché tutto questo pippone retrospettivo t&#39;è partito proprio oggidì?&#xA;&#xA;Serendipità, Amicu Lettoru. &#xA;Serendipità, come il film che piace a mia madre.&#xA;&#xA;Nei giorni scorsi in classe non avevamo una fava da fare e ho convinto le bestiole a guardarsi la prima delle tre miniserie di Michele (sì voglio farmi la ri-visione completa), e ci siamo fermatu all&#39;episodio 3, quando lo Zerocalcare personaggio ricapitola la scoperta della distanza professionale fra studente e docente (quella che la merdosa scuola pubblica italiana azzera con il suo armamentario di pratiche pedagogiche infantilizzanti ora paternaliste ora maternaliste), nonché le gioie e i dolori, le grandi speranze e i sonori fallimenti delle ripetizioni con cui Zero campava da giovine.  &#xA;Io per campare faccio l&#39;insegnante (sì questo blog deve restare anonimo proprio perché non voglio farmi calciorotare in culo dai miei capi al Ministero), a giorni saprò se e dove mi spostano di scuola, e ho la mente intenta a macinare tutto ciò che ho imparato in quest&#39;ultimo paio d&#39;anni di gavetta in situazioni di sbando completo, e tutti i miei propositi per insegnare con rigore e deontologia tecnica ma preservando i giusti spazi personali, per cui inevitabilmente mi ha toccato tanto rivedere quella scena sul rapporto docente-studente, guardata per la prima volta quando ancora ero un supplentino fresco di laurea.&#xA;&#xA;E però, quello stesso pomeriggio, ho pure rivisto il mio Discepolo di ripetizioni che seguo ormai da un anno, cioè da quando mi sono trasferito ufficialmente qui ad Affori, in questo quartiere nell&#39;estrema periferia di Milano che ancora sembra un paesotto un po&#39; campagnolo, ove osavano vendere un appartamentino da scapolo a portata delle mie tasche. Un anno quasi che piano piano imparo a conoscere questo ragazzo, che nel quartiere ci è nato e cresciuto, un anno quasi che ricompongo i pezzi della sua vitaccia da ragazzino sottoproletario di periferia, cavandogli fuori i patemi di bocca mentre tento di fargli imparare a memoria la trama dei Promessi sposi (l&#39;ho già detto che la scuola pubblica italiana è un disastro?). Un anno di stress, telefonate troppo lunghe a genitori troppo assenti, demoralizzazione mia e sua, e piccoli risultati confortanti, fino al momento di abbattimento ed esaurimento che abbiamo affrontato pochi giorni fa... ma poi, due giorni dopo, il ragazzo mi racconta che ha iniziato a tenere un diario per mettere in ordine i suoi casini ed effettivamente lo fa stare meglio (lui che odia scrivere i temi), e che vuole tirarsi fuori dalla vitaccia che ha dovuto sopportare supinamente sino ad ora. &#xA;&#xA;Circa un anno dopo il firmacopie in cui Zerocalcare mi ritrasse, io e il mio ragazzo dell&#39;università stavamo guardando assieme  Your Name e io scoppiai a piangere perché da adolescente non ero riuscito a vivere &#34;avventure da adolescente&#34; con i miei pari, ma non ero ancora abbastanza grande da diventare l&#39;adulto positivo in una storia di crescita, e quindi non potermi identificare in nessun personaggio entro un racconto di formazione era davvero doloroso.&#xA;Otto anni dopo, a quanto pare, sono diventato un adulto positivo che offre degli appigli a chi è più giovane di me, così da tirarlu fuori dalla melma piano piano ma con tenacia. Oltreché una persona benvoluta nel suo quartiere, dove ormai sono di casa in osteria, in libreria, all&#39;alimentari, dal sarto, al baretto, in pizzeria, al ristorante cinese, alla trattoria egiziana, al centro culturale finocchio, (ovviamente) al circolino ARCI (dove ho sulle spalle l&#39;impresa del ricambio generazionale) ed entro l&#39;estate spero pure dal gelataio, quando io e il mio amicone di Bruzzano (il quartiere adiacente, alias Bronxano) inizieremo a &#34;pijà er gelato&#34; assieme. &#xA;&#xA;Sono passati dodici anni da quando ho scoperto Zerocalcare, e il suo lavoro mi ha indicato, vignetta dopo vignetta, il percorso di vita che sentivo mio, il sogno da realizzare per potermi tirar fuori dal pantano della provincia sonnolenta e bigotta. Dopo dodici anni, eccomi qui, con il frigorifero tappezzato di adesivi dei vari centri sociali ancora operativi a Milano, la testa piena di idee su come costruire ponti fra varie realtà cittadine grandi e piccole che porcoddue devono parlarsi di più e lanciare progetti a lungo termine assieme, altrimenti non ci salviamo... e un ragazzino che vuole prendere la sua vita in mano ed è disposto a fidarsi di me per capire da che parte andare, uno che si è stufato di andare in oratorio (non chiedetemi perché, cavolacci suoi) e potrebbe essere disposto a fare un salto esplorativo in qualche spazio aggregativo bazzicato da noi zecche finocchie. &#xA;&#xA;Non so se dopo aver concluso la trilogia Strappare lungo i bordi - Questo mondo non mi renderà cattivo - Due spicci Michele Rech appenderà la matita al chiodo, reputando che il suo tempo sia passato e che sia ora di un ricambio generazionale entro il fumetto komunista, ma so che il compagno Michele mi ha lasciato tantissimo, più di tanti insegnanti, e spero di poter seminare altrettanto qui nel quartiere che mi ha adottato e che ho deciso di amare, questo posto che, ok, non si chiama &#34;Rebibbia Regna&#34; ma intanto è &#34;Affori Azione-Anti-Fascista&#34; (controllate il nostro CAP, se non ci credete)... e scusate se è poco. Questo quartiere dove, chissà, lu ragazzinu allo sbando di oggi, se solo trovassimo il tempo e le energie per parlarci davvero, potranno unirsi a noi nel mettere assieme qualcosa di bello domani, e poi prenderci tutto per tuttu dopodomani, perché non è vero che certe idee e certe attitudini le hanno uccise e sepolte. &#xA;&#xA;Quando Davide Dax venne ammazzato, cantammo&#xA;&#xA;  16 di Marzo, bandiere rosse al vento&#xA;uccidono un compagno, ne nascono altri cento.&#xA;&#xA;però io ci tengo molto, a precisare, &#xA;&#xA;  [che] il redskin mica si fa&#xA;solo a Marzo nei giorni di Dax.&#xA;&#xA;E io, il mio, credo di starlo facendo. Non ho ancora fatto una cresta, ho pochi tatuaggi, non sono riuscito a diventare straight edge*, ma l&#39;attitudine del punk ormai è cosa mia, e spero sì, di passarla ad altru compagnu grandi e piccolu, e di farne nascere altru cento. &#xA;&#xA;Grazie, Michele; grazie della tua educazione sentimentale ad amare il Movimento. &#xA;Ci vediamo presto in piazzetta.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Chi mi ha letto nell&#39;ultimo anno avrà intuito che sono <em>giusto un po&#39;</em> affezionato all&#39;opera di Michele “Zerocalcare” Rech il fumettista... ma tipo che iniziai a leggerlo negli ultimi mesi della 5a superiore perché ne parlavano bene tutti, entro il diploma mi ero sciroppato tutta la produzione dei suoi primi 4 anni, e da allora ho seguito assiduamente ogni suo nuovo lavoro come per nessun altr* artista vivente, tranne forse <a href="https://filosottile.noblogs.org/filo-chi/" rel="nofollow">Filomena “Filo” Sottile</a> da qualche tempo a questa parte.</p>

<p>Che posso dire, Michele Rech piombò nella mia vita solitaria di nerd di periferia un po&#39; destronzo come la biblica folgorazione sulla via di Damasco, e grazie ai suoi disegnetti, piano piano, ho fatto miei tanti pezzettini dell&#39;uomo che sono adesso, a partire da quel primo timido approccio al punk comico dei <a href="https://666tributeband883.bandcamp.com/album/perch-in-fondo-lo-squallore-siamo-noi" rel="nofollow">666</a> che mi ha portato, un decennio dopo, a girare in jeans e bretelle con le spillette dell&#39;orgoglio finocchio sulla camicia a quadri e <a href="https://ultimi.bandcamp.com/album/sine-metu" rel="nofollow">Gli Ultimi</a> nelle orecchie, fino alla scoperta del confederalismo democratico curdo che mi ha indicato il Nord magnetico su cui orientare la mia bussola politica, facendo di me quell&#39;assurdo eretico che riesce a tenere assieme con pari curiosità ecologia antispecista, spiritualità antagonista, pedagogie libertarie, il gioco come vettore di comunità, e tutte le altre robe picchiatelle che piacciono a noi umanistu svitatu... per tacere delle svolte in positivo nelle relazioni coi miei genitori, rese possibili <em>anche</em> dagli spunti che ho tratto dai fumetti autobiografici di Rech sulle <em>sue</em> svolte positive coi genitori.
E poi, ovviamente, ci fu il firmacopie di <em>Macerie Prime. Parte prima</em> fino a notte fonda cui andai assieme al mio ragazzo dell&#39;uni per farmi fare un ritratto, e in cui Michele mi raccontò che da pischello aveva flirtato con una tizia nata nella mia stessa zona; il mio Erasmus in Belgio allietato dalle note di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=o-lQtwwxvQU&amp;t=1" rel="nofollow">“Ipocondria” di Giancane</a> animata da Michele (e in tale sede scoprii anche il loro amico Rancore), presciente dei suoi successivi corti di commento diretto alla pandemia di Covid-19; il mio trasloco in una Milano tappezzata dai poster zerocalcarei per il ventennale dell&#39;omicidio del compagno Davide “Dax” Cesare; la rete di solidarietà che ci ha tenuti assieme nel tirar fuori la comune amica Ilaria Salis dalle galere ungheresi (ok Ila non è direttamente amica mia ma è amica di amici e io una minuscola mano la ho data, non mi rompete)... la prosa stessa che adotto nei miei scritti, la quale mi rendo perfettamente conto che ricalchi il Michele Rech sceneggiatore (anche se spero ci sia anche altro, e che quell&#39;altro sia genuinamente mio).</p>

<p>Ebbene, in questi giorni succede che Michele pubblica con Netflix la terza e ultima delle tre miniserie animate interconnesse fra loro e col suo universo narrativo fumettistico, e al contempo ha un po&#39; diradato la sua produzione cartacea: la narrativa autobiografica sulla vita a Rebibbia, il Calcareverso propriamente detto, è di fatto “ferma” a <a href="https://www.zerocalcare.net/prodotto/scheletri/" rel="nofollow"><em>Scheletri</em></a> e si è mossa su una piccola scala con <a href="https://www.zerocalcare.net/prodotto/quando-muori-resta-a-me/" rel="nofollow"><em>Quando muori resta a me</em></a> (che resta un signorissimo lavoro!), mentre prosegue di gran carriera il reportage militante per la rete <a href="https://freeallantifas.noblogs.org/" rel="nofollow">Free All Antifas</a> con <a href="https://baopublishing.it/prodotti/nel-nido-dei-serpenti/" rel="nofollow"><em>Nel nido dei serpenti</em></a> (che invero devo ancora recuperare). E a pensare che Michele è <em>da sempre</em> una penna della Sinistra extraparlamentare, e sono 15 anni che è un artista affermato in senso nazionalpopolare, mi viene un po&#39; di capogiro: di fatto ho trascorso metà della mia vita accompagnato e addirittura educato dall&#39;opera di quest&#39;uomo, prima o poi lo vedrò pensionarsi, e avrò l&#39;onere morale di riconoscere nella generazione successiva la voce o le voci che risulteranno altrettanto iconiche, sì da non perdere un linguaggio condiviso con lu compagnu che verranno dopo di noi.</p>

<blockquote><p>Senti cretinodicrescenzago, ma perché tutto questo pippone retrospettivo t&#39;è partito proprio oggidì?</p></blockquote>

<p>Serendipità, Amicu Lettoru.
Serendipità, come il film che piace a mia madre.</p>

<p>Nei giorni scorsi in classe non avevamo una fava da fare e ho convinto le bestiole a guardarsi la prima delle tre miniserie di Michele (sì voglio farmi la ri-visione completa), e ci siamo fermatu all&#39;episodio 3, quando lo Zerocalcare personaggio ricapitola la scoperta della distanza professionale fra studente e docente (quella che la merdosa scuola pubblica italiana azzera con il suo armamentario di pratiche pedagogiche infantilizzanti ora paternaliste ora maternaliste), nonché le gioie e i dolori, le grandi speranze e i sonori fallimenti delle ripetizioni con cui Zero campava da giovine.<br>
Io per campare faccio l&#39;insegnante (sì questo blog <strong>deve</strong> restare anonimo proprio perché non voglio farmi calciorotare in culo dai miei capi al Ministero), a giorni saprò se e dove mi spostano di scuola, e ho la mente intenta a macinare tutto ciò che ho imparato in quest&#39;ultimo paio d&#39;anni di gavetta in situazioni di sbando completo, e tutti i miei propositi per insegnare con rigore e deontologia tecnica ma preservando i giusti spazi personali, per cui inevitabilmente mi ha toccato <strong>tanto</strong> rivedere quella scena sul rapporto docente-studente, guardata per la prima volta quando ancora ero un supplentino fresco di laurea.</p>

<p>E però, quello stesso pomeriggio, ho pure rivisto il mio Discepolo di ripetizioni che seguo ormai da un anno, cioè da quando mi sono trasferito ufficialmente qui ad Affori, in questo quartiere nell&#39;estrema periferia di Milano che ancora sembra un paesotto un po&#39; campagnolo, ove osavano vendere un appartamentino da scapolo a portata delle mie tasche. Un anno quasi che piano piano imparo a conoscere questo ragazzo, che nel quartiere ci è nato e cresciuto, un anno quasi che ricompongo i pezzi della sua vitaccia da ragazzino sottoproletario di periferia, cavandogli fuori i patemi di bocca mentre tento di fargli imparare a memoria la trama dei <em>Promessi sposi</em> (l&#39;ho già detto che la scuola pubblica italiana è un disastro?). Un anno di stress, telefonate troppo lunghe a genitori troppo assenti, demoralizzazione mia e sua, e piccoli risultati confortanti, fino al momento di abbattimento ed esaurimento che abbiamo affrontato pochi giorni fa... ma poi, due giorni dopo, il ragazzo mi racconta che ha iniziato a tenere un diario per mettere in ordine i suoi casini ed effettivamente lo fa stare meglio (lui che odia scrivere i temi), e che vuole tirarsi fuori dalla vitaccia che ha dovuto sopportare supinamente sino ad ora.</p>

<p>Circa un anno dopo il firmacopie in cui Zerocalcare mi ritrasse, io e il mio ragazzo dell&#39;università stavamo guardando assieme  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Your_Name." rel="nofollow"><em>Your Name</em></a> e io scoppiai a piangere perché da adolescente non ero riuscito a vivere “avventure da adolescente” con i miei pari, ma non ero ancora abbastanza grande da diventare l&#39;adulto positivo in una storia di crescita, e quindi non potermi identificare in nessun personaggio entro un racconto di formazione era davvero doloroso.
Otto anni dopo, a quanto pare, sono diventato un adulto positivo che offre degli appigli a chi è più giovane di me, così da tirarlu fuori dalla melma piano piano ma con tenacia. Oltreché una persona benvoluta nel suo quartiere, dove ormai sono di casa in osteria, in libreria, all&#39;alimentari, dal sarto, al baretto, in pizzeria, al ristorante cinese, alla trattoria egiziana, al centro culturale finocchio, (ovviamente) al circolino ARCI (dove ho sulle spalle l&#39;impresa del ricambio generazionale) ed entro l&#39;estate spero pure dal gelataio, quando io e il mio amicone di Bruzzano (il quartiere adiacente, alias Bronxano) inizieremo a “pijà er gelato” assieme.</p>

<p>Sono passati dodici anni da quando ho scoperto Zerocalcare, e il suo lavoro mi ha indicato, vignetta dopo vignetta, il percorso di vita che sentivo mio, il sogno da realizzare per potermi tirar fuori dal pantano della provincia sonnolenta e bigotta. Dopo dodici anni, eccomi qui, con il frigorifero tappezzato di adesivi dei vari centri sociali ancora operativi a Milano, la testa piena di idee su come costruire ponti fra varie realtà cittadine grandi e piccole che <strong>porcoddue</strong> devono parlarsi di più e lanciare progetti a lungo termine assieme, altrimenti non ci salviamo... e un ragazzino che vuole prendere la sua vita in mano ed è disposto a fidarsi di me per capire da che parte andare, uno che si è stufato di andare in oratorio (non chiedetemi perché, cavolacci suoi) e potrebbe essere disposto a fare un salto esplorativo in qualche spazio aggregativo bazzicato da noi zecche finocchie.</p>

<p>Non so se dopo aver concluso la trilogia <em>Strappare lungo i bordi</em> – <em>Questo mondo non mi renderà cattivo</em> – <em>Due spicci</em> Michele Rech appenderà la matita al chiodo, reputando che il suo tempo sia passato e che sia ora di un ricambio generazionale entro il fumetto komunista, ma so che il compagno Michele mi ha lasciato tantissimo, più di tanti insegnanti, e spero di poter seminare altrettanto qui nel quartiere che mi ha adottato e che ho deciso di amare, questo posto che, ok, non si chiama “Rebibbia Regna” ma intanto è “Affori Azione-Anti-Fascista” (controllate il nostro CAP, se non ci credete)... e scusate se è poco. Questo quartiere dove, chissà, lu ragazzinu allo sbando di oggi, se solo trovassimo il tempo e le energie per parlarci davvero, potranno unirsi a noi nel mettere assieme qualcosa di bello domani, e poi prenderci tutto per tuttu dopodomani, perché non è vero che certe idee e certe attitudini le hanno uccise e sepolte.</p>

<p>Quando Davide Dax venne ammazzato, cantammo</p>

<blockquote><p> 16 di Marzo, bandiere rosse al vento
uccidono un compagno, ne nascono altri cento.</p></blockquote>

<p>però io ci tengo molto, a precisare,</p>

<blockquote><p>[che] il redskin mica si fa
solo a Marzo nei giorni di Dax.</p></blockquote>

<p>E io, il mio, credo di starlo facendo. Non ho ancora fatto una cresta, ho pochi tatuaggi, non sono riuscito a diventare <em>straight edge</em>, ma l&#39;attitudine del punk ormai è cosa mia, e spero sì, di passarla ad altru compagnu grandi e piccolu, e di farne nascere altru cento.</p>

<p>Grazie, Michele; grazie della tua educazione sentimentale ad amare il Movimento.
Ci vediamo presto in piazzetta.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/3vrqamouln</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 21:51:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>sotto un cielo gettone</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/sotto-un-cielo-gettone</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log035-2026.jpg&#xA;&#xA;S&#39;apre tra le nuvole uno spazio la luce&#xA;ed è evidente che si tratta di Dio&#xA;o di un calcio di rigore per i buoni.&#xA;&#xA;Santo pallone e mamma vergine&#xA;tira il dado e se esce sette&#xA;non farò più marchette.&#xA;&#xA;Credo nella patata&#xA;credo nel gol, anche di mano.&#xA;&#xA;Scarpe rosse sotto un sole gettone&#xA;verso castelli di panna scontata&#xA;per confini di filo di pene&#xA;e si apre tra i muri uno spazio la luce.&#xA;&#xA;Se andrà bene avrò la mia faccia su una maglietta&#xA;con lo scudetto ricamato.&#xA;&#xA;Si tratta di immenso&#xA;o di un fuorigioco fischiato un ritardo&#xA;la luce.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/05/ordinariafollia-log_035-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/05/ordinariafollia-log_035-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_035-2026.jpg"></a></p>

<p>S&#39;apre tra le nuvole uno spazio la luce
ed è evidente che si tratta di Dio
o di un calcio di rigore per i buoni.</p>

<p>Santo pallone e mamma vergine
tira il dado e se esce sette
non farò più marchette.</p>

<p>Credo nella patata
credo nel gol, anche di mano.</p>

<p>Scarpe rosse sotto un sole gettone
verso castelli di panna scontata
per confini di filo di pene
e si apre tra i muri uno spazio la luce.</p>

<p>Se andrà bene avrò la mia faccia su una maglietta
con lo scudetto ricamato.</p>

<p>Si tratta di immenso
o di un fuorigioco fischiato un ritardo
la luce.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/r19hun2ebd</guid>
      <pubDate>Wed, 27 May 2026 17:34:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I minimarket vicino al mare</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/i-minimarket-vicino-al-mare</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;O nelle zone da picnic e nelle località di villeggiatura più rustiche, più o meno sono uguali. Parlo del Sud, magari al Nord l&#39;impostazione è diversa; parlo di quel che ho visto nei decenni e, a margine, la villeggiatura non esiste più o quasi.  &#xA;&#xA;Eh sì, parlo proprio di impostazione, perché sembrano tutti arredati dalla stesse figure professionali, ovvero i proprietari e, probabilmente, è una cosa in famiglia.&#xA;Non dei proprietari specifici, proprietari come idea, il concetto di proprietari.&#xA;&#xA;Fuori, c&#39;è un muro intonacato. Bianco, giallino al massimo, ma intonacato, possibilmente screpolato. Consapevole e vittima del passare dei decenni, insomma. L&#39;insegna è molto semplice, solitamente una lastra di plexiglass bianca con delle lettere blu o rosse (più spesso blu, perché il rosso è troppo facilmente macelleria), molte volte a rilievo. Le insegne di una volta erano così. Sono illuminate, internamente, da più neon, alcuni dei quali indecisi o, semplicemente, non funzionano.  &#xA;!--more--&#xA;L&#39;interno è minimamente illuminato, spesso più dalla luce che filtra che dai neon. Il neon è ricorrente, è la tecnologia predominante in quegli ambienti. Ci sono scaffali più attenti alla sostanza che alla forma, quando non proprio scaffalature da ferramenta su cui esporre anche articoli non commestibili: secchietti e palette, palloni, bombolette di gas da campeggio, altro che possa servire al turista pendolare di passaggio. Alcune di quelle cose sono lì da anni, imballaggi scoloriti, palloni flosci.  &#xA;&#xA;Poi, c&#39;è il banco della salumeria, ovviamente vecchio come il resto dell&#39;arredo, ha visto l&#39;inaugurazione del negozio, è rischiarato da una luce da autopsia, ospita salumi, formaggi e contorni molto rustici e poco stellati.  &#xA;Una cesta coi panini alle spalle e, possibilmente, il classico frigorifero a pozzetto per i gelati, *&#34;prendeteveli da soli.&#34; Spesso bianco, a volte addirittura di quelli con le pareti marroni e qualche adesivo di gelati che non esistono più, di quelli che affiancavano un nomignolo regionale al nome ufficiale; il nomignolo era più diffuso del nome.  &#xA;&#xA;Ai clienti di passaggio, mi ci metto anche io, non importavano/importano queste cose. Fermarsi in quelle botteghe è una tappa del giorno di vacanza, l&#39;antipasto di momenti felici?, possiamo dirlo? Da bambini, lo erano quasi di sicuro, da adulti son diventati ricordi da... vecchi. Possiamo dirlo?  &#xA;&#xA;Vecchi o bambini, quelle salumerie parecchio alla mano, che ancora esistono e resistono, fanno parte dell&#39;estetica della vacanza o, almeno, delle mie vacanze che furono.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>O nelle zone da picnic e nelle località di villeggiatura più rustiche, più o meno sono uguali. Parlo del Sud, magari al Nord l&#39;impostazione è diversa; parlo di quel che ho visto nei decenni e, a margine, la villeggiatura non esiste più o quasi.</p>

<p>Eh sì, parlo proprio di impostazione, perché sembrano tutti arredati dalla stesse figure professionali, ovvero i proprietari e, probabilmente, è una cosa in famiglia.
Non dei proprietari specifici, proprietari come idea, il <em>concetto di proprietari.</em></p>

<p>Fuori, c&#39;è un muro intonacato. Bianco, giallino al massimo, ma intonacato, possibilmente screpolato. Consapevole e vittima del passare dei decenni, insomma. L&#39;insegna è molto semplice, solitamente una lastra di plexiglass bianca con delle lettere blu o rosse (più spesso blu, perché il rosso è troppo facilmente <em>macelleria</em>), molte volte a rilievo. Le insegne di una volta erano così. Sono illuminate, internamente, da più neon, alcuni dei quali indecisi o, semplicemente, non funzionano.<br>

L&#39;interno è minimamente illuminato, spesso più dalla luce che filtra che dai neon. Il neon è ricorrente, è la tecnologia predominante in quegli ambienti. Ci sono scaffali più attenti alla sostanza che alla forma, quando non proprio scaffalature da ferramenta su cui esporre anche articoli non commestibili: secchietti e palette, palloni, bombolette di gas da campeggio, altro che possa servire al turista pendolare di passaggio. Alcune di quelle cose sono lì da anni, imballaggi scoloriti, palloni flosci.</p>

<p>Poi, c&#39;è il banco della salumeria, ovviamente vecchio come il resto dell&#39;arredo, ha visto l&#39;inaugurazione del negozio, è rischiarato da una luce da autopsia, ospita salumi, formaggi e contorni molto rustici e poco stellati.<br>
Una cesta coi panini alle spalle e, possibilmente, il classico frigorifero a pozzetto per i gelati, *“prendeteveli da soli.” Spesso bianco, a volte addirittura di quelli con le pareti marroni e qualche adesivo di gelati che non esistono più, di quelli che affiancavano un nomignolo regionale al nome ufficiale; il nomignolo era più diffuso del nome.</p>

<p>Ai clienti di passaggio, mi ci metto anche io, non importavano/importano queste cose. Fermarsi in quelle botteghe è una tappa del giorno di vacanza, l&#39;antipasto di momenti felici?, possiamo dirlo? Da bambini, lo erano quasi di sicuro, da adulti son diventati ricordi da... vecchi. Possiamo dirlo?</p>

<p>Vecchi o bambini, quelle salumerie parecchio alla mano, che ancora esistono e resistono, fanno parte dell&#39;estetica della vacanza o, almeno, delle mie vacanze che furono.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/mcr6bu0ar5</guid>
      <pubDate>Sat, 16 May 2026 08:16:03 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Giro d&#39;Italia 2026 | Tappa Formia - Blockhaus</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/giro-ditalia-2026-tappa-formia-blockhaus</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Venerdì 15 maggio 2026, ho assistito a un passaggio rapido del tappone appenninico del Giro d&#39;Italia, partenza a Formia e arrivo in Abruzzo, sulla salità del Blockhaus, dopo 245 km e 4.600 metri di dislivello.    &#xA;È stato un momento decisamente fugace, perché in pianura i professionisti tengono velocità che non riesco a tenere neanche praticamente neanche in discesa.&#xA;&#xA;Il secondo incontro col Giro della mia vita, a distanza di oltre 40 anni: chissà se avremo modo di reincontrarci. Allego qualche foto di quelle che si sono salvate, è la prima volta che ho fotografato soggetti in movimento.&#xA;&#xA;Ciclisti professionisti ripresi lateralmente, in sfondo la gente si gode il passaggio della gara e scatta fotografie.&#xA;&#xA;Quintetto di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara.&#xA;&#xA;Gruppo di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara. In completino giallo e nero, con cachetto rosso, Jonas Vingeegard, uno dei ciclisti più forti delle gare a tappe degli ultimi anni.&#xA;&#xA;Gruppo di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Venerdì 15 maggio 2026, ho assistito a un passaggio rapido del tappone appenninico del Giro d&#39;Italia, partenza a Formia e arrivo in Abruzzo, sulla salità del Blockhaus, dopo 245 km e 4.600 metri di dislivello.<br>
È stato un momento decisamente fugace, perché in pianura i professionisti tengono velocità che non riesco a tenere neanche praticamente neanche in discesa.</p>

<p>Il secondo incontro col Giro della mia vita, a distanza di oltre 40 anni: chissà se avremo modo di reincontrarci. Allego qualche foto di quelle che si sono salvate, è la prima volta che ho fotografato soggetti in movimento.</p>

<p><img src="https://superrelax.altervista.org/wp-content/uploads/giro-italia-crop-2026-05-15-05-base.jpg" alt="Ciclisti professionisti ripresi lateralmente, in sfondo la gente si gode il passaggio della gara e scatta fotografie." title="Ciclista nel mezzo di una gara"></p>

<p><img src="https://superrelax.altervista.org/wp-content/uploads/giro-italia-crop-2026-05-15-01-base.jpg" alt="Quintetto di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara." title="Quintetto di ciclisti nel mezzo di una gara"></p>

<p><img src="https://superrelax.altervista.org/wp-content/uploads/giro-italia-crop-2026-05-15-07-base.jpg" alt="Gruppo di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara. In completino giallo e nero, con cachetto rosso, Jonas Vingeegard, uno dei ciclisti più forti delle gare a tappe degli ultimi anni." title="Gruppetto di ciclisti col probabile vincitore del Giro 2026"></p>

<p><img src="https://superrelax.altervista.org/wp-content/uploads/giro-italia-crop-2026-05-15-02-base.jpg" alt="Gruppo di ciclisti professionisti con della gente in sfondo accorsa a godersi il passaggio della gara." title="Gruppo di ciclisti che sfila sotto gli occhi della folla"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/n3e2wnd1l8</guid>
      <pubDate>Sat, 16 May 2026 06:24:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Gli eventi sociali mi prosciugano.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/balnibarbi/gli-eventi-sociali-mi-prosciugano</link>
      <description>&lt;![CDATA[Gli eventi sociali mi prosciugano.&#xA;Posso divertirmi, stare con persone che mi piacciono, può essere un ambiente tranquillo, ma mi polverizzano lo scheletro sempre.&#xA;A volte anche una persona alla volta, basta che non sia estremamente intima o convivente.&#xA;&#xA;Il peggio &#34;altro&#34; possibile è l&#39;istituzione.&#xA;L&#39;età e la pratica mi avvicinano sempre di più ad un&#39;interfaccia taoista/zen nei confronti del mondo esterno ma fra i limiti più ostici c&#39;è l&#39;ipocrisia e la pratica disumana di istituzionalizzare, impacchettare, inquadrare, intellettualizzare la sensibilità creativa di chi spontaneamente si trova di traverso nella matrice e ha il coraggio di restarci.&#xA;Vivo in bolle e in tane. Metter la testa fuori per approvvigionarsi è sempre più faticoso.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Gli eventi sociali mi prosciugano.
Posso divertirmi, stare con persone che mi piacciono, può essere un ambiente tranquillo, ma mi polverizzano lo scheletro sempre.
A volte anche una persona alla volta, basta che non sia estremamente intima o convivente.</p>

<p>Il peggio “altro” possibile è l&#39;istituzione.
L&#39;età e la pratica mi avvicinano sempre di più ad un&#39;interfaccia taoista/zen nei confronti del mondo esterno ma fra i limiti più ostici c&#39;è l&#39;ipocrisia e la pratica disumana di istituzionalizzare, impacchettare, inquadrare, intellettualizzare la sensibilità creativa di chi spontaneamente si trova di traverso nella matrice e ha il coraggio di restarci.
Vivo in bolle e in tane. Metter la testa fuori per approvvigionarsi è sempre più faticoso.</p>
]]></content:encoded>
      <author>balnibarbi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/r13hae9mw6</guid>
      <pubDate>Fri, 15 May 2026 20:30:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Dall&#39;ultima volta in cui ho avuto un weblog sono passati almeno quindici anni.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/balnibarbi/dallultima-volta-in-cui-ho-avuto-un-weblog-sono-passati-almeno-quindici-anni</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dall&#39;ultima volta in cui ho avuto un weblog sono passati almeno quindici anni. Era già un&#39;evoluzione della mia presenza sull&#39;internet, anche di quella relazionale.&#xA;Se ne parlava all&#39;inizio degli anni zero su IRC. Ero andata a vedere se ce n&#39;era qualcuno italiano.&#xA;Leggere diari intimi ha sempre lenito il mio senso di solitudine e in quel caso non erano scrittori pubblicati, ma qualche nerd spaesato come me che, senza l&#39;aspettativa di avere più di cinque lettori riusciva a rimanere fra la spontaneità di un diario segreto e la sensazione di essere potenzialmente ascoltati, tipo parlare da soli mentre si passeggia in montagna.&#xA;Grado di pubblicità: &#xA;meno che lasciare un quaderno sul tavolo in una casa dove vivono altre persone, più che corrispondere con un amico intimo.&#xA;È stato un momento durato pochissimo, forse meno di un anno, poi ho capito che molta gente si impegnava tanto per essere vista. Sono arrivate features come i contatori di visitatori, i commenti ai post, i link, i contenuti multimediali, la lista degli altri blog seguiti, i tag.&#xA;Poi dopo tanto ancora i premi, i blogger di mestiere, i banner pubblicitari, i raduni, i feed RSS.&#xA;&#xA;Nessuna nostalgia e neanche nessun fastidio. A pensarci sono sentimenti che in generale ho provato poco e ora forse non provo più.&#xA;Questo post è più un tentativo di sblocco che utilizza un argomento aleatorio. &#xA;Forse questo ritorno a un livello semi-segreto in cui esistere potrebbe tornare propizio all&#39;output diaristico.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#39;ultima volta in cui ho avuto un weblog sono passati almeno quindici anni. Era già un&#39;evoluzione della mia presenza sull&#39;internet, anche di quella relazionale.
Se ne parlava all&#39;inizio degli anni zero su IRC. Ero andata a vedere se ce n&#39;era qualcuno italiano.
Leggere diari intimi ha sempre lenito il mio senso di solitudine e in quel caso non erano scrittori pubblicati, ma qualche nerd spaesato come me che, senza l&#39;aspettativa di avere più di cinque lettori riusciva a rimanere fra la spontaneità di un diario segreto e la sensazione di essere potenzialmente ascoltati, tipo parlare da soli mentre si passeggia in montagna.
Grado di pubblicità:
meno che lasciare un quaderno sul tavolo in una casa dove vivono altre persone, più che corrispondere con un amico intimo.
È stato un momento durato pochissimo, forse meno di un anno, poi ho capito che molta gente si impegnava tanto per essere vista. Sono arrivate features come i contatori di visitatori, i commenti ai post, i link, i contenuti multimediali, la lista degli altri blog seguiti, i tag.
Poi dopo tanto ancora i premi, i blogger di mestiere, i banner pubblicitari, i raduni, i feed RSS.</p>

<p>Nessuna nostalgia e neanche nessun fastidio. A pensarci sono sentimenti che in generale ho provato poco e ora forse non provo più.
Questo post è più un tentativo di sblocco che utilizza un argomento aleatorio.
Forse questo ritorno a un livello semi-segreto in cui esistere potrebbe tornare propizio all&#39;output diaristico.</p>
]]></content:encoded>
      <author>balnibarbi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/fkefyhofy6</guid>
      <pubDate>Fri, 08 May 2026 19:25:07 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Sagra Indie Web e la comunicazione </title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/la-sagra-indie-web-e-la-comunicazione</link>
      <description>&lt;![CDATA[Agguanto il testimone passatomi da zompetto e con gratitudine mi slancio a proseguire questa staffetta della Sagra Indie Web. &#xA;Il tema che vi propongo per questo mese di maggio è comunicazione, parola che a me piace molto perché idealmente associata a due termini che mi sono cari: comune e azione. Non si può fare comunicazione senza agire: azione è la parola del fare, del mettersi in gioco in prima persona per ottenere un cambiamento di stato - dalla quiete al moto, da qui a lì, dalla tenebra alla luce o qualsiasi altra cosa vi baleni nella mente.&#xA;Comune è nostro, né mio né tuo, ma condiviso e, se vogliamo, anche diffuso, non elitario: un oggetto comune è qualcosa che si trova facilmente, il cui nome è noto e cui spesso si fa ricorso, quindi qualcosa di utile e non superfluo. &#xA;&#xA;L’etimologia, al di là di ciò che è il mio sentire, mi dà ragione e, anzi, amplia ancor più il valore di questa parola, facendola derivare dal latino communis, a sua volta composto dalla preposizione cum e dal sostantivo munus, che significano rispettivamente con, insieme a e dono, ma secondariamente anche incarico e infine dovere. Comune è, dunque, un dono da condividere o un incarico da compiere coralmente e, finalmente, un dovere da affrontare insieme.&#xA;Partendo da una radice tanto ricca e florida, la comunicazione dovrebbe pertanto adempiere a questi tre compiti insiti nella sua natura e sanciti sin dal 1700 dall’abate Egidio Forcellini e dal suo buon amico e maestro Jacopo Facciolati, allorché inserirono il vocabolo nel Lexicon Totius Latinitatis, la Bibbia di ogni lessicista.&#xA;&#xA;Comunicare, nel senso di ricevere un dono, implica un duplice impegno: da un lato, il donatore, dovrebbe sentirsi in qualche modo obbligato a cedere qualcosa di prezioso, di utile, di gradevole e gradito; dall’altro, chi riceve il dono, dovrebbe parimenti sentirsi obbligato a restituire l’attenzione ricevuta. È a questo punto che la riflessione su cosa e come debba essere la comunicazione inizia a farsi interessante, perché tra dire, parlare, blaterare, sproloquiare e comunicare ci sono enormi differenze.&#xA;La comunicazione, per essere tale, deve essere:&#xA;mirata, avere cioè un obiettivo che soddisfi tutti coloro che sono coinvolti;&#xA;condivisa, svilupparsi su un terreno comune (se io parlo in inglese di uncinetto e tu mi rispondi in tedesco di botanica entrambi stiamo parlando, magari anche sorridendoci e aspettando ciascuno educatamente il proprio turno, ma è chiaro che non stiamo comunicando);&#xA;sociale, devono esserci almeno due soggetti affinché si possa comunicare, altrimenti siamo di fronte a un monologo o a un soliloquio (e, sì, questo vale anche per tutti i «Ti lascio un vocale, così lo ascolti quando vuoi…»: mai, non lo ascolterò mai, perché io voglio comunicare e se desiderassi assistere a un monologo me ne andrei a teatro!)&#xA;azione: come dice la parola stessa, la comunicazione non può essere un oggetto statico, bensì un processo che richiede azione, un movimento che coinvolge in maniera attiva, comune e partecipe i soggetti, quasi fosse una danza lessicale e semantica.&#xA;E, proprio come in una danza si condivide uno spazio comune rispettandosi a vicenda ed evitando di prestarsi i piedi, in una comunicazione ciascuna parte dovrebbe avere la stessa importanza, mettendo in comunione un valore condiviso, in un perfetto equilibrio privo di egocentrismo.&#xA;&#xA;Quanto e come, oggi, si faccia o meno comunicazione aspetto di leggerlo con vivo interesse nei post di coloro che parteciperanno alla #SagraIndieWeb di maggio. A presto!&#xA;&#xA;Comunicazione... e l&#39;arte di David Revoy&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Agguanto il testimone passatomi da <a href="https://www.stranatesta.eu/" rel="nofollow">zompetto</a> e con gratitudine mi slancio a proseguire questa staffetta della Sagra Indie Web.
Il tema che vi propongo per questo mese di maggio è <strong>comunicazione</strong>, parola che a me piace molto perché idealmente associata a due termini che mi sono cari: <strong>comune</strong> e <strong>azione</strong>. Non si può fare comunicazione senza agire: <em>azione</em> è la parola del fare, del mettersi in gioco in prima persona per ottenere un cambiamento di stato – dalla quiete al moto, da qui a lì, dalla tenebra alla luce o qualsiasi altra cosa vi baleni nella mente.
<em>Comune</em> è nostro, né mio né tuo, ma condiviso e, se vogliamo, anche diffuso, non elitario: un oggetto comune è qualcosa che si trova facilmente, il cui nome è noto e cui spesso si fa ricorso, quindi qualcosa di utile e non superfluo.</p>

<p>L’etimologia, al di là di ciò che è il mio sentire, mi dà ragione e, anzi, amplia ancor più il valore di questa parola, facendola derivare dal latino <strong>communis</strong>, a sua volta composto dalla preposizione <strong>cum</strong> e dal sostantivo <strong>munus</strong>, che significano rispettivamente <em>con, insieme a</em> e <em>dono</em>, ma secondariamente anche <em>incarico</em> e infine <em>dovere</em>. Comune è, dunque, un dono da condividere o un incarico da compiere coralmente e, finalmente, un dovere da affrontare insieme.
Partendo da una radice tanto ricca e florida, la comunicazione dovrebbe pertanto adempiere a questi tre compiti insiti nella sua natura e sanciti sin dal 1700 dall’abate Egidio Forcellini e dal suo buon amico e maestro Jacopo Facciolati, allorché inserirono il vocabolo nel <a href="https://archive.org/details/totiuslatinitati01forc" rel="nofollow">Lexicon Totius Latinitatis</a>, la Bibbia di ogni lessicista.</p>

<p>Comunicare, nel senso di ricevere un dono, implica un duplice impegno: da un lato, il donatore, dovrebbe sentirsi in qualche modo obbligato a cedere qualcosa di prezioso, di utile, di gradevole e gradito; dall’altro, chi riceve il dono, dovrebbe parimenti sentirsi obbligato a restituire l’attenzione ricevuta. È a questo punto che la riflessione su <em>cosa e come</em> debba essere la comunicazione inizia a farsi interessante, perché tra <em>dire</em>, <em>parlare</em>, <em>blaterare</em>, <em>sproloquiare</em> e <em>comunicare</em> ci sono enormi differenze.
La comunicazione, per essere tale, deve essere:
– <strong>mirata</strong>, avere cioè un obiettivo che soddisfi tutti coloro che sono coinvolti;
– <strong>condivisa</strong>, svilupparsi su un terreno comune (se io parlo in inglese di uncinetto e tu mi rispondi in tedesco di botanica entrambi stiamo parlando, magari anche sorridendoci e aspettando ciascuno educatamente il proprio turno, ma è chiaro che non stiamo comunicando);
– <strong>sociale</strong>, devono esserci almeno due soggetti affinché si possa comunicare, altrimenti siamo di fronte a un monologo o a un soliloquio (e, sì, questo vale anche per tutti i <em>«Ti lascio un vocale, così lo ascolti quando vuoi…»</em>: mai, non lo ascolterò <strong>mai</strong>, perché io voglio comunicare e se desiderassi assistere a un monologo me ne andrei a teatro!)
– <strong>azione</strong>: come dice la parola stessa, la comunicazione non può essere un oggetto statico, bensì un processo che richiede azione, un movimento che coinvolge in maniera attiva, comune e partecipe i soggetti, quasi fosse una danza lessicale e semantica.
E, proprio come in una danza si condivide uno spazio comune rispettandosi a vicenda ed evitando di prestarsi i piedi, in una comunicazione ciascuna parte dovrebbe avere la stessa importanza, mettendo in comunione un valore condiviso, in un perfetto equilibrio privo di egocentrismo.</p>

<p>Quanto e come, oggi, si faccia o meno comunicazione aspetto di leggerlo con vivo interesse nei post di coloro che parteciperanno alla #SagraIndieWeb di maggio. A presto!</p>

<p><img src="https://www.peppercarrot.com/0_sources/0ther/framasoft/hi-res/2021-10-12_E1_Mooc-Chatons_by-David-Revoy.jpg" alt="Comunicazione... e l&#39;arte di David Revoy"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/vuq42yu7vt</guid>
      <pubDate>Fri, 08 May 2026 19:02:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ciao, come stai?</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/ciao-come-stai</link>
      <description>&lt;![CDATA[Di sparizioni e ritorni - Log#02&#xA; img src=&#34;https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/506/443/598/035/966/original/c67f6d0353d1b1fc.jpg&#34; alt=&#34;sparizioni&amp;ritorni&#34; &#xA;&#xA;Mi rendo conto di essere un po&#39; sparito. Da ragazzini c&#39;era questa risposta a effetto, del tipo &#34;si sparisce sempre in due&#34;, e mi viene un po&#39; da sorridere: decisamente non è questo il caso.&#xA; &#xA;Perché effettivamente sono sparito, o quasi. Nessuna canzone in un anno e mezzo, i poetry slam li avevo accannati già prima. Non ricordo neanche più quale sia stato l&#39;ultimo. Attività &#34;artistica&#34; sui social non reperita, e da gennaio ho pure disinstallato IG dal cellulare.&#xA;&#xA;Mi viene da chiedermi se qualcunx se ne sia accorto. Se a qualcunx io sia in qualche modo un po&#39; mancato. [che fai ti sorprendi? per un po&#39; ho girato l&#39;italia di tasca mia per recitare poesie davanti a sconosciuti che ti danno un voto, non dovrebbe sorprenderti se a volte mi]&#xA;&#xA;Ma un po&#39; mi dispiace, perché al di là del mio apporto oggettivamente quasi nullo al movimento artistico italiano, e al di là d&#39;un certo-qual-simil-narcisismo-nondiagnosticato-latente, là fuori c&#39;era davvero qualcunx che credeva in me (probabilmente più di quanto non ci credessi io, col senno di poi). Lo so perché me lo avete detto, qualcunx mi ha ringraziato, me lo ricordo e ci posso giurare, per le mie parole o per la mia storia ed averla messa a nudo su un palco, ed io quei grazie ora non posso far altro che tenermeli caldi in tasca nell&#39;attesa. [l&#39;attesa che]&#xA;&#xA;Perciò ora, ora ahinoi, ora non riesco a non sentirmi non dico colpevole, ma almeno responsabile, e non solo nei miei confronti, anche nei confronti di quelle persone, le persone che mi hanno detto: &#34;non smettere!&#34; e invece ho smesso, [o meglio ho rallentato, ma il problema è che a un certo punto ero talmente lento da essere praticamente fermo, ed è successo senza accorgermene, anzi di sicuro se piazzi l&#39;origine del sistema di riferimento su un vagone, uno qualunque, del treno della vita, ed ignori tutto il resto, e consideri solo il mio stato di quiete rispetto al moto di tale vagone di tale treno della vita, o rispetto a quello ancora più rapido del mercato di oggi, che dico del mercato?, dell&#39;industria, allora di sicuro il mio moto sarà senz&#39;altro un moto in senso opposto, retromarcia relativa] non riesco a non sentirmi responsabile, dicevo, di questo silenzio. &#xA;&#xA;Le persone che stanno in silenzio e si sentono responsabili di tale silenzio di solito hanno due opzioni rispetto al silenzio: assecondarne l&#39;inerzia o romperlo. Io per un tot ho seguito la a) ma sento che ora mi sta stretta e quindi andiamo di b). Ma come procedere?&#xA;&#xA;La questione è delicata, layerata. E per snocciolarla devo prima sbucciarla, ma non per buttare la buccia. Sacrilegio: sono contro lo spreco alimentare [e comunque la maggior parte delle bucce che buttiamo sono in realtà commestibili, e anzi la parte più nutriente del frutto stesso, tu dirai eh ma allora i pesticidi?, io ti risponderò: sfatiamo questo mito, evolviti caro, siamo nel terzo millennio, l&#39;essere umano si è ormai adattato ai veleni che lui stesso ha progettato, altrimenti saremmo già tutti morti, anche i sassi sanno che siamo fatti al 70% di microplastiche e si sa che le plastiche sono immuni ai pesticidi, e se anche così non fosse sarà selezione naturale, no? tu continua così e non mangiarti questa buona buccia zuccherina e piena di kryptonite, così alla prossima nucleare avrai le difese immunitarie bassine, è la legge del più forte e da che mondo è mondo è mondo è molto noto che la forza della frutta risieda nella sua buccia che come uno scudo la protegge da]&#xA;&#xA;E quindi è deciso: partirò dalla buccia, cioè dallo strato più esterno, che è quello che vedi. E quello che vedi di questo mio goffo ritorno [?] è che tutte queste minchiate che leggi sono su questo sito che sembra un blog e che si chiama log. E quindi la prossima volta, se mai ci sarà, parlerò di perché sto scrivendo qui, e del perché al momento non ho intenzione di tornare indietro. Poi vediamo.&#xA;&#xA;Abbi cura di te,&#xA;&#xA;MS&#xA;&#xA;-------&#xA;&#xA;24 aprile 2026, su un treno tra Zurigo e Milano&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Di sparizioni e ritorni – Log#02</em>
 <img src="https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/506/443/598/035/966/original/c67f6d0353d1b1fc.jpg" alt="sparizioni&amp;ritorni"></p>

<p>Mi rendo conto di essere un po&#39; sparito. Da ragazzini c&#39;era questa risposta a effetto, del tipo “si sparisce sempre in due”, e mi viene un po&#39; da sorridere: decisamente non è questo il caso.</p>

<p>Perché effettivamente sono sparito, o quasi. Nessuna canzone in un anno e mezzo, i poetry slam li avevo accannati già prima. Non ricordo neanche più quale sia stato l&#39;ultimo. Attività “artistica” sui social non reperita, e da gennaio ho pure disinstallato IG dal cellulare.</p>

<p>Mi viene da chiedermi se qualcunx se ne sia accorto. Se a qualcunx io sia in qualche modo un po&#39; mancato. [che fai ti sorprendi? per un po&#39; ho girato l&#39;italia di tasca mia per recitare poesie davanti a sconosciuti che ti danno un voto, non dovrebbe sorprenderti se a volte mi]</p>

<p>Ma un po&#39; mi dispiace, perché al di là del mio apporto oggettivamente quasi nullo al movimento artistico italiano, e al di là d&#39;un certo-qual-simil-narcisismo-nondiagnosticato-latente, là fuori c&#39;era davvero qualcunx che credeva in me (probabilmente più di quanto non ci credessi io, col senno di poi). Lo so perché me lo avete detto, qualcunx mi ha ringraziato, me lo ricordo e ci posso giurare, per le mie parole o per la mia storia ed averla messa a nudo su un palco, ed io quei grazie ora non posso far altro che tenermeli caldi in tasca nell&#39;attesa. [l&#39;attesa che]</p>

<p>Perciò ora, ora ahinoi, ora non riesco a non sentirmi non dico colpevole, ma almeno responsabile, e non solo nei miei confronti, anche nei confronti di quelle persone, le persone che mi hanno detto: “non smettere!” e invece ho smesso, [o meglio ho rallentato, ma il problema è che a un certo punto ero talmente lento da essere praticamente fermo, ed è successo senza accorgermene, anzi di sicuro se piazzi l&#39;origine del sistema di riferimento su un vagone, uno qualunque, del treno della vita, ed ignori tutto il resto, e consideri solo il mio stato di quiete rispetto al moto di tale vagone di tale treno della vita, o rispetto a quello ancora più rapido del mercato di oggi, che dico del mercato?, dell&#39;industria, allora di sicuro il mio moto sarà senz&#39;altro un moto in senso opposto, retromarcia relativa] non riesco a non sentirmi responsabile, dicevo, di questo silenzio.</p>

<p>Le persone che stanno in silenzio e si sentono responsabili di tale silenzio di solito hanno due opzioni rispetto al silenzio: assecondarne l&#39;inerzia o romperlo. Io per un tot ho seguito la a) ma sento che ora mi sta stretta e quindi andiamo di b). Ma come procedere?</p>

<p>La questione è delicata, layerata. E per snocciolarla devo prima sbucciarla, ma non per buttare la buccia. Sacrilegio: sono contro lo spreco alimentare [e comunque la maggior parte delle bucce che buttiamo sono in realtà commestibili, e anzi la parte più nutriente del frutto stesso, tu dirai eh ma allora i pesticidi?, io ti risponderò: sfatiamo questo mito, evolviti caro, siamo nel terzo millennio, l&#39;essere umano si è ormai adattato ai veleni che lui stesso ha progettato, altrimenti saremmo già tutti morti, anche i sassi sanno che siamo fatti al 70% di microplastiche e si sa che le plastiche sono immuni ai pesticidi, e se anche così non fosse sarà selezione naturale, no? tu continua così e non mangiarti questa buona buccia zuccherina e piena di kryptonite, così alla prossima nucleare avrai le difese immunitarie bassine, è la legge del più forte e da che mondo è mondo è mondo è molto noto che la forza della frutta risieda nella sua buccia che come uno scudo la protegge da]</p>

<p>E quindi è deciso: partirò dalla buccia, cioè dallo strato più esterno, che è quello che vedi. E quello che vedi di questo mio goffo ritorno [?] è che tutte queste minchiate che leggi sono su questo sito che sembra un blog e che si chiama log. E quindi la prossima volta, se mai ci sarà, parlerò di perché sto scrivendo qui, e del perché al momento non ho intenzione di tornare indietro. Poi vediamo.</p>

<p>Abbi cura di te,</p>

<p>MS</p>

<hr>

<p>24 aprile 2026, su un treno tra Zurigo e Milano</p>
]]></content:encoded>
      <author>@sirmarcoserra</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/g045a8mras</guid>
      <pubDate>Sat, 02 May 2026 18:22:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>pegaso a pezzi</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/pegaso-a-pezzi</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log034-2026.jpg&#xA;&#xA;Prendi pure tutto il braccio&#xA;visto che ci sei, non solo il dito&#xA;non fare i complimenti&#xA;sono fatto di poesia, non siamo in tanti.&#xA;&#xA;Strappami il cuore&#xA;getta le mie ossa nere in mare&#xA;e se hai un gatto dagli milza e polmone&#xA;sono fatto di poesia, non di ragione.&#xA;&#xA;Fai una palla con la mia pelle&#xA;attaccami le palle alla batteria dell&#39;automobile&#xA;e coi miei occhi sbatti la maionese&#xA;sono fatto di poesia, devo solo arrivare a fine mese.&#xA;&#xA;Prendi il mio fegato e strizzalo per bene&#xA;dichiara morta la mia lingua&#xA;e spegni il mio sistema nervoso afferente&#xA;sono fatto di poesia, meglio di niente.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/04/ordinariafollia-log_034-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/04/ordinariafollia-log_034-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_034-2026.jpg"></a></p>

<p>Prendi pure tutto il braccio
visto che ci sei, non solo il dito
non fare i complimenti
sono fatto di poesia, non siamo in tanti.</p>

<p>Strappami il cuore
getta le mie ossa nere in mare
e se hai un gatto dagli milza e polmone
sono fatto di poesia, non di ragione.</p>

<p>Fai una palla con la mia pelle
attaccami le palle alla batteria dell&#39;automobile
e coi miei occhi sbatti la maionese
sono fatto di poesia, devo solo arrivare a fine mese.</p>

<p>Prendi il mio fegato e strizzalo per bene
dichiara morta la mia lingua
e spegni il mio sistema nervoso afferente
sono fatto di poesia, meglio di niente.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/d7iuwp3hlt</guid>
      <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 17:35:40 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Sagra Indie Web e la sovranità digitale</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/la-sagra-indie-web-e-la-sovranita-digitale</link>
      <description>&lt;![CDATA[Partiamo subito col piede giusto, così da far capire a chi ancora non mi conosce e dovesse imbattersi per caso (il caso non esiste, ma facciamo finta di sì per un attimo) in questo post con che razza di soggetto ha a che fare: la parola sovranità mi dà l’orticaria.&#xA;Non importa in quale contesto venga usata: sovranità, lo si sente già nel solo pronunciarla, include la parola sovra, sinonimo arcaico di sopra e ancora oggi usata come radice di aggettivi come sovrastante e sovrascritto. &#xA;Etimologicamente, nonostante la derivazione dal francese souverain (ma siamo già nel XVI secolo), nasce dal latino volgare superanus, a sua volta originato dal latino super che, francamente, non ritengo necessiti spiegazioni.&#xA;La sovranità dunque indica, per sua stessa natura, gerarchia, distingue tra ciò che è superiore e ciò che è inferiore o, peggio ancora, tra chi si ritiene, per nascita, censo, stato sociale o tara mentale, superiore a qualche altro essere umano. &#xA;&#xA;Calandoci nel contesto del digitale, qui l’etimologia è molto più simpatica, gli sviluppi molto più estesi e variopinti ed è buffo pensare che ciò che oggi viene collegato a concetti volatili e intangibili come codici binari, reti web, connessioni virtuali parta da qualcosa di estremamente concreto come un dito e l’azione, parimenti concreta, di batterlo su una tastiera. &#xA;&#xA;Per capire bene cosa sia la sovranità digitale avevo pensato di documentarmi un po’, non essendo questo il mio campo di studi, e la scelta era caduta su un articolo, che speravo potesse essere non troppo tecnico e chiaro a chiunque, di RaiNews pubblicato l’8 aprile di quest’anno, a firma di Pierluigi Mele, dal titolo “Cosa è la sovranità digitale e perché l’Europa non può più aspettare”. Purtroppo, il sottotitolo “l controllo sui dati, sulle infrastrutture cloud e sui modelli…”, con quell’articolo mutilo e storpio, mi ha fatto rinuciare.&#xA;A ogni modo, qualcosa di chiaro emerge già dalla lettura del titolo: se l’Europa non può più aspettare, significa che in questo momento o è priva di sovranità digitale o ne subisce una extraeuropea o entrambe le cose e, per quanto io sia digiuna in materia informatica, non credo di sbagliare nell’identificare questo sovrano estero negli Stati Uniti d’America: Microsoft e Google sono di fatto monopolisti, con Apple che finge di essere alternativa ma di fatto è persino più blindata e inattaccabile. &#xA;E ammetto di non essere informata su come funzionino i siti istituzionali dei vari Stati europei, ma per quanto riguarda l’Italia la quasi totalità (scrivo quasi perché non li ho verificati tutti singolarmente) dei siti istituzionali governativi, quelli i cui indirizzi terminano con .gov.it per capirci, si appoggiano su Microsoft e Google. Le mail sono Outlook, le videoconferenze Teams. È chiaro, poi, che quasi tutti (circa l’utilizzo della parola quasi, si veda la parentesi qualche riga sopra) hanno collegamenti a Instagram, Facebook, X e Whatsapp.&#xA;Sarebbe facile dare la colpa di tutto questo all’attuale governo, ma sarebbe anche sbagliato: occorre ricordare, infatti, che, nonostante l’abilissima e persistente campagna di stampa messa in atto, l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale era alleata della Germania e pertanto gli Statunitensi non ci hanno liberati, ci hanno conquistati. D’altro canto non è certo necessario arrivare all’analisi dello strapotere informatico di oggi per notare che, di fatto, siamo una colonia socio-economica statunitense: guardiamo film girati a Hollywood, beviamo Coca-Cola e mangiamo nei fast-food, un quinto delle parole che compaiono su giornali e nei tg è in lingua inglese, ci scattiamo selfie da postare su Instagram… O, almeno, questo è ciò che fa la maggioranza degli italiani.&#xA;Dunque, no, non penso proprio che l’Italia sia pronta a cambiare sovranità digitale, almeno non fino a quando l’Europa non sarà stata in grado di mettere in piedi un sistema che sappia affascinare e catturare le nuove generazioni come hanno saputo fare Gary Cooper e Audrey Hepburn, Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald, Happy Days e Sex and the City con le nostre vecchie generazioni.&#xA;Personalmente, poi, proprio in considerazione dell’orticaria che mi scatena la sola parola sovranità, gradirei molto di più se si potesse parlare di individualità ed equità digitale. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo subito col piede giusto, così da far capire a chi ancora non mi conosce e dovesse imbattersi per caso (il caso non esiste, ma facciamo finta di sì per un attimo) in questo post con che razza di soggetto ha a che fare: la parola <em>sovranità</em> mi dà l’orticaria.
Non importa in quale contesto venga usata: <em>sovranità</em>, lo si sente già nel solo pronunciarla, include la parola <em>sovra</em>, sinonimo arcaico di <em>sopra</em> e ancora oggi usata come radice di aggettivi come sovrastante e sovrascritto.
Etimologicamente, nonostante la derivazione dal francese <em>souverain</em> (ma siamo già nel XVI secolo), nasce dal latino volgare <em>superanus</em>, a sua volta originato dal latino <em>super</em> che, francamente, non ritengo necessiti spiegazioni.
La sovranità dunque indica, per sua stessa natura, gerarchia, distingue tra ciò che è superiore e ciò che è inferiore o, peggio ancora, tra chi si ritiene, per nascita, censo, stato sociale o tara mentale, superiore a qualche altro essere umano.</p>

<p>Calandoci nel contesto del digitale, qui l’etimologia è molto più simpatica, gli sviluppi molto più estesi e variopinti ed è buffo pensare che ciò che oggi viene collegato a concetti volatili e intangibili come codici binari, reti web, connessioni virtuali parta da qualcosa di estremamente concreto come un dito e l’azione, parimenti concreta, di batterlo su una tastiera.</p>

<p>Per capire bene cosa sia la <em>sovranità digitale</em> avevo pensato di documentarmi un po’, non essendo questo il mio campo di studi, e la scelta era caduta su un articolo, che speravo potesse essere non troppo tecnico e chiaro a chiunque, di RaiNews pubblicato l’8 aprile di quest’anno, a firma di Pierluigi Mele, dal titolo “Cosa è la sovranità digitale e perché l’Europa non può più aspettare”. Purtroppo, il sottotitolo “l controllo sui dati, sulle infrastrutture cloud e sui modelli…”, con quell’articolo mutilo e storpio, mi ha fatto rinuciare.
A ogni modo, qualcosa di chiaro emerge già dalla lettura del titolo: se l’Europa non può più aspettare, significa che in questo momento o è priva di sovranità digitale o ne subisce una extraeuropea o entrambe le cose e, per quanto io sia digiuna in materia informatica, non credo di sbagliare nell’identificare questo sovrano estero negli Stati Uniti d’America: Microsoft e Google sono di fatto monopolisti, con Apple che finge di essere alternativa ma di fatto è persino più blindata e inattaccabile.
E ammetto di non essere informata su come funzionino i siti istituzionali dei vari Stati europei, ma per quanto riguarda l’Italia la quasi totalità (scrivo <em>quasi</em> perché non li ho verificati tutti singolarmente) dei siti istituzionali governativi, quelli i cui indirizzi terminano con .gov.it per capirci, si appoggiano su Microsoft e Google. Le mail sono Outlook, le videoconferenze Teams. È chiaro, poi, che quasi tutti (circa l’utilizzo della parola <em>quasi</em>, si veda la parentesi qualche riga sopra) hanno collegamenti a Instagram, Facebook, X e Whatsapp.
Sarebbe facile dare la colpa di tutto questo all’attuale governo, ma sarebbe anche sbagliato: occorre ricordare, infatti, che, nonostante l’abilissima e persistente campagna di stampa messa in atto, l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale era alleata della Germania e pertanto gli Statunitensi non ci hanno liberati, ci hanno conquistati. D’altro canto non è certo necessario arrivare all’analisi dello strapotere informatico di oggi per notare che, di fatto, siamo una colonia socio-economica statunitense: guardiamo film girati a Hollywood, beviamo Coca-Cola e mangiamo nei fast-food, un quinto delle parole che compaiono su giornali e nei tg è in lingua inglese, ci scattiamo <em>selfie</em> da postare su Instagram… O, almeno, questo è ciò che fa la maggioranza degli italiani.
Dunque, no, non penso proprio che l’Italia sia pronta a cambiare sovranità digitale, almeno non fino a quando l’Europa non sarà stata in grado di mettere in piedi un sistema che sappia affascinare e catturare le nuove generazioni come hanno saputo fare Gary Cooper e Audrey Hepburn, Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald, Happy Days e Sex and the City con le nostre vecchie generazioni.
Personalmente, poi, proprio in considerazione dell’orticaria che mi scatena la sola parola sovranità, gradirei molto di più se si potesse parlare di <em>individualità ed equità digitale</em>.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ays3p16gyz</guid>
      <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 10:39:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Felpe</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/felpe</link>
      <description>&lt;![CDATA[Al parco ho visto da lontano un papà con la schiena curva che inseguiva una bimbetta in bicicletta con la tipica andatura a zig-zag di quando si impara a pedalare. Una scena che mi fa stringere sempre il cuore pensando a quando 2 decenni fa me lo sono spaccata io la schiena. Quando mi avvicino vedo che il papà ha una felpa delle frecce tricolori dell&#39;aeronautica militare. Avrei voluto affiancarlo e dirgli che grazie a quelli della sua felpa ci sono due genitori che una figlia non ce l&#39;hanno più.&#xA;&#xA;Torino, tragedia delle Frecce tricolori, i genitori: «Dopo un anno Laura ci manca come l’aria. Le dobbiamo giustizia»]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Al parco ho visto da lontano un papà con la schiena curva che inseguiva una bimbetta in bicicletta con la tipica andatura a zig-zag di quando si impara a pedalare. Una scena che mi fa stringere sempre il cuore pensando a quando 2 decenni fa me lo sono spaccata io la schiena. Quando mi avvicino vedo che il papà ha una felpa delle frecce tricolori dell&#39;aeronautica militare. Avrei voluto affiancarlo e dirgli che grazie a quelli della sua felpa ci sono due genitori che una figlia non ce l&#39;hanno più.</p>

<p><a href="https://www.corriere.it/cronache/24_settembre_15/torino-tragedia-delle-frecce-tricolori-i-genitori-dopo-un-anno-laura-ci-manca-come-l-aria-le-dobbiamo-giustizia-e6257567-c845-42a5-8a22-415913502xlk.shtml" rel="nofollow">Torino, tragedia delle Frecce tricolori, i genitori: «Dopo un anno Laura ci manca come l’aria. Le dobbiamo giustizia»</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/appmb1rzq0</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 10:22:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Am Fluss(o)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/am-fluss-o</link>
      <description>&lt;![CDATA[Pensieri tra la Limmat e Höngg - Log#01&#xA;&#xA;tra la Limmat e Höngg&#xA;&#xA;C&#39;è questa cosa del tempo che mi spaventa e mi innervosisce, che sono terrorizzato dal suo scorrere e al tempo stesso mi sembra non sia mai abbastanza. In 365 giri del sole intorno alla terra (almeno apparenti, capiscimi) non è cambiato poi tanto, a parte lo Stato, finiti i 20, un paio di chili in più, mezza casa che fu dei nonni, gli amici che iniziano a figliare e mille altre cose che quasi non riesco già a ricordare.&#xA;&#xA;Negli occhi dei figli neonati dei miei amici (un conglomerato di amore impotente e inadatto alla vita) qualcosa mi ricorda mio nonno poco prima che morisse. Il ciclo della vita, all&#39;inizio e alla fine restano bisogni fisiologici, esprimersi solo con la faccia, senza parole, a gemiti; poi addormentarsi profondamente con la bocca socchiusa subito dopo la poppata.&#xA;&#xA;Negli occhi degli amici che sono padri; delle amiche che sono madri; vedo una luce che non ho. Forse dovremmo procreare anche noi, amore mio, per scrollarci di dosso questo terrore nel futuro, quest&#39;ansia che il mondo finisca, se non domani fra cinquant&#39;anni, spremuto tra le dita di un manipolo di tiranni e techbro sociopatici che boostano con la cocaina la produttività e vedono nel sonno una perdita di tempo. Nell&#39;altro, un pollo da spennare, nel pollo, ormoni per avere più carne da divorare.&#xA;&#xA;L&#39;artificio è compiuto. Giuravo che non sarebbe successo, ma anche io sono diventato dipendente dall&#39;IA, anche io prostituisco i miei dati ai techbro. Mi ero detto che sarebbe stato solo a lavoro, solo qualche volta, ma questa roba è una droga, limitless, sentirsi prestativi. Poco importa se sono gli algoritmi a prestare, e noi a regalare prompt spesso evitabili. Ho il terrore che il mio capo sappia che senza IA sono solo un inetto, perciò continuo. Delegare il processo mentale e la ricerca faticosa al di fuori di sé atrofizza il cervello e la fantasia. E non lo dico, io lo dice la scienza, e forse è per questo che ho disinstallato Instagram sul mio telefono, per sentirmi meno in colpa, o forse perché lo spettro della guerra era troppo pesante per la mia psiche, troppo pesante per continuare la mia vita un po&#39; distrattamente facendo finta che andasse tutto bene.&#xA;&#xA;E senza IG posso fingere meglio.&#xA;O forse l&#39;ho disinstallato per la pubblicità, e perché Zuckerberg è uno di quei techbro di cui sopra. Non mi ricordo più. Vorrei scappare da questo loop di catene digitali, di big corps che vendono info alle intelligence sioniste per ammazzare gazawi in maniera più vicina all&#39;ottima. Il capitalismo dei corpi: colpi di spugna a cancellare popoli, non potranno vendicarsi se son tutti morti. Ma rimangono spettri dentro resort per miliardari che si lamentano della cancel culture.&#xA;&#xA;Tisana di miele e propoli: allevare api per rubare loro il miele e sostituirlo con acqua e zucchero, poi spacciarsi per paladini della biodiversità. Poco importa che le specie di api da miele si contano sulle dita di una mano, le altre 20mila non si contano perché non contano, perché sul mero polline non sappiamo ancora monetizzare. Che si estinguano grazie, più fiori per le nostre api.&#xA;&#xA;Ma nel mondo c&#39;è ancora del bello, c&#39;è ancora del buono per parafrasare Samvise sull&#39;orlo del vulcano. A me ogni tanto sembra possa bastare l&#39;acqua fresca, ma poi ci ripenso e grido no, voglio l&#39;acqua fresca per tutt, e miele per le api as it was meant to be. E se questo vuol dire rivoluzione, che rivoluzione sia, penso sorridendo sotto i baffi (non in senso figurato, un&#39;altra novità di quest&#39;ultimo anno è che me li sono fatti crescere e ora assomiglio ancora di piu a mio padre alla mia età).&#xA;&#xA;Ma il bus sta quasi per arrivare a lavoro e la giornata credo andrà come tutte le altre: l&#39;unica rivoluzione è quella terrestre (non in senso figurato nel senso di terra che si ribella ahimè, ma nel senso che gira intorno al sole). E se ci sarà evoluzione non credo sarà mia, o forse è solo così lenta da non potermene accorgere. &#xA;&#xA;Il problema di questa routine è che ti dà abbastanza per sopravvivere ma che prende troppo per vivere come vorrei davvero. Il guaio delle nostre prigioni è che hanno l&#39;acqua calda. Ma la temperatura sta crescendo lenta, rana bollita, brodo di umana.&#xA;&#xA;A volte ho la sensazione di aver sacrificato tutto quello in cui credevo per queste catene fatte di meeting e giorni tutti uguali. All&#39;inizio mi dicevo che era un compromesso, che era un&#39;esperienza, che sarei tornato poi dove non so ma insomma che non sarei rimasto. Poi un giorno avevo l&#39;emicrania e ho preso un moment di troppo e ora non ho più un momento per me. Queste parole le sto scrivendo di nascosto in ufficio, che comunque non ho voglia di lavorare, che comunque tra poco è Pasqua e subito dopo Natale, e se credi che ci sia una morale temo tu abbia capito male.&#xA;&#xA;1 aprile 2026, Zurigo]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Pensieri tra la Limmat e Höngg – Log#01</em></p>

<p><img src="https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/333/977/914/355/926/original/4b1d975dfa294330.jpg" alt="tra la Limmat e Höngg"></p>

<p>C&#39;è questa cosa del tempo che mi spaventa e mi innervosisce, che sono terrorizzato dal suo scorrere e al tempo stesso mi sembra non sia mai abbastanza. In 365 giri del sole intorno alla terra (almeno apparenti, capiscimi) non è cambiato poi tanto, a parte lo Stato, finiti i 20, un paio di chili in più, mezza casa che fu dei nonni, gli amici che iniziano a figliare e mille altre cose che quasi non riesco già a ricordare.</p>

<p>Negli occhi dei figli neonati dei miei amici (un conglomerato di amore impotente e inadatto alla vita) qualcosa mi ricorda mio nonno poco prima che morisse. Il ciclo della vita, all&#39;inizio e alla fine restano bisogni fisiologici, esprimersi solo con la faccia, senza parole, a gemiti; poi addormentarsi profondamente con la bocca socchiusa subito dopo la poppata.</p>

<p>Negli occhi degli amici che sono padri; delle amiche che sono madri; vedo una luce che non ho. Forse dovremmo procreare anche noi, amore mio, per scrollarci di dosso questo terrore nel futuro, quest&#39;ansia che il mondo finisca, se non domani fra cinquant&#39;anni, spremuto tra le dita di un manipolo di tiranni e techbro sociopatici che boostano con la cocaina la produttività e vedono nel sonno una perdita di tempo. Nell&#39;altro, un pollo da spennare, nel pollo, ormoni per avere più carne da divorare.</p>

<p>L&#39;artificio è compiuto. Giuravo che non sarebbe successo, ma anche io sono diventato dipendente dall&#39;IA, anche io prostituisco i miei dati ai techbro. Mi ero detto che sarebbe stato solo a lavoro, solo qualche volta, ma questa roba è una droga, limitless, sentirsi prestativi. Poco importa se sono gli algoritmi a prestare, e noi a regalare prompt spesso evitabili. Ho il terrore che il mio capo sappia che senza IA sono solo un inetto, perciò continuo. Delegare il processo mentale e la ricerca faticosa al di fuori di sé atrofizza il cervello e la fantasia. E non lo dico, io lo dice la scienza, e forse è per questo che ho disinstallato Instagram sul mio telefono, per sentirmi meno in colpa, o forse perché lo spettro della guerra era troppo pesante per la mia psiche, troppo pesante per continuare la mia vita un po&#39; distrattamente facendo finta che andasse tutto bene.</p>

<p>E senza IG posso fingere meglio.
O forse l&#39;ho disinstallato per la pubblicità, e perché Zuckerberg è uno di quei techbro di cui sopra. Non mi ricordo più. Vorrei scappare da questo loop di catene digitali, di big corps che vendono info alle intelligence sioniste per ammazzare gazawi in maniera più vicina all&#39;ottima. Il capitalismo dei corpi: colpi di spugna a cancellare popoli, non potranno vendicarsi se son tutti morti. Ma rimangono spettri dentro resort per miliardari che si lamentano della cancel culture.</p>

<p>Tisana di miele e propoli: allevare api per rubare loro il miele e sostituirlo con acqua e zucchero, poi spacciarsi per paladini della biodiversità. Poco importa che le specie di api da miele si contano sulle dita di una mano, le altre 20mila non si contano perché non contano, perché sul mero polline non sappiamo ancora monetizzare. Che si estinguano grazie, più fiori per le nostre api.</p>

<p>Ma nel mondo c&#39;è ancora del bello, c&#39;è ancora del buono per parafrasare Samvise sull&#39;orlo del vulcano. A me ogni tanto sembra possa bastare l&#39;acqua fresca, ma poi ci ripenso e grido no, voglio l&#39;acqua fresca per tutt, e miele per le api as it was meant to be. E se questo vuol dire rivoluzione, che rivoluzione sia, penso sorridendo sotto i baffi (non in senso figurato, un&#39;altra novità di quest&#39;ultimo anno è che me li sono fatti crescere e ora assomiglio ancora di piu a mio padre alla mia età).</p>

<p>Ma il bus sta quasi per arrivare a lavoro e la giornata credo andrà come tutte le altre: l&#39;unica rivoluzione è quella terrestre (non in senso figurato nel senso di terra che si ribella ahimè, ma nel senso che gira intorno al sole). E se ci sarà evoluzione non credo sarà mia, o forse è solo così lenta da non potermene accorgere.</p>

<p>Il problema di questa routine è che ti dà abbastanza per sopravvivere ma che prende troppo per vivere come vorrei davvero. Il guaio delle nostre prigioni è che hanno l&#39;acqua calda. Ma la temperatura sta crescendo lenta, rana bollita, brodo di umana.</p>

<p>A volte ho la sensazione di aver sacrificato tutto quello in cui credevo per queste catene fatte di meeting e giorni tutti uguali. All&#39;inizio mi dicevo che era un compromesso, che era un&#39;esperienza, che sarei tornato poi dove non so ma insomma che non sarei rimasto. Poi un giorno avevo l&#39;emicrania e ho preso un moment di troppo e ora non ho più un momento per me. Queste parole le sto scrivendo di nascosto in ufficio, che comunque non ho voglia di lavorare, che comunque tra poco è Pasqua e subito dopo Natale, e se credi che ci sia una morale temo tu abbia capito male.</p>

<p>1 aprile 2026, Zurigo</p>
]]></content:encoded>
      <author>@sirmarcoserra</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/itusskfc16</guid>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:00:34 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>parapurganferno</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/parapurganferno</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log033-2026.jpg&#xA;&#xA;soffrirò come quando eri lontana e lo smartphone non era ancora stato inventato&#xA;aspetterò come quando avevi detto alle quattro ma erano già le cinque passate&#xA;gioirò come quando togli gli occhiali e mi guardi con quel mezzo sorriso.&#xA;&#xA;parapurganferno&#xA;&#xA;soffrirò più di quando domani c&#39;era scuola&#xA;aspetterò più di quando accompagnai mio padre al pronto soccorso in piena notte&#xA;gioirò più di quando hai capito che stavo strimpellando volta la carta.&#xA;&#xA;parapurganferno&#xA;&#xA;soffrirò come quando mio padre diceva che sono un imbecille&#xA;aspetterò come quando indossavo jeans strappati e per strada mi guardavano male&#xA;gioirò come quando siamo abbracciati.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/03/ordinariafollia-log_033-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/03/ordinariafollia-log_033-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_033-2026.jpg"></a></p>

<p>soffrirò come quando eri lontana e lo smartphone non era ancora stato inventato
aspetterò come quando avevi detto alle quattro ma erano già le cinque passate
gioirò come quando togli gli occhiali e mi guardi con quel mezzo sorriso.</p>

<p>parapurganferno</p>

<p>soffrirò più di quando domani c&#39;era scuola
aspetterò più di quando accompagnai mio padre al pronto soccorso in piena notte
gioirò più di quando hai capito che stavo strimpellando volta la carta.</p>

<p>parapurganferno</p>

<p>soffrirò come quando mio padre diceva che sono un imbecille
aspetterò come quando indossavo jeans strappati e per strada mi guardavano male
gioirò come quando siamo abbracciati.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/68s8y2kesz</guid>
      <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:12:18 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Bologna, odi et amo (ma più odi)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/yawn/bologna-odi-et-amo-ma-piu-odi</link>
      <description>&lt;![CDATA[che insomma.&#xA;Ieri sono andato in trasferta per lavoro a Bologna. In treno, che è un ottimo mezzo per muoversi, in teoria, a parte la sveglia alle 5 per partire alle 6 e comunque provare il rischio di perdere la coincidenza a Piacenza (ma è andata bene)&#xA;Ho trovato una situazione così delirante che quasi nemmeno a Milano in settimana della moda. &#xA;Pioveva di brutto. E&#39; anche iniziata, lo stesso giorno, una fiera. Ci sono i lavori per la tramvia (dopo 65 anni ci stanno ripensando, mi dirà il taxista). Traffico: praticamente bloccato.&#xA;Esco dalla stazione totalmente spaesato alla Totò e Peppino a Milano. Davanti a me: un biscione di gente, lunghissimo. TUTTI IN ATTESA DI UN TAXI.&#xA;Aspetterò, assieme a due colleghi, quasi DUE ORE, con 5 gradi di temperatura. Quasi non mi sentivo più i piedi, e arrivavo anche da una giornatina di stomaco a pezzi, quindi intuirete la mia felicità nel vivere quel momento. &#xA;Il taxista ci dice: coi lavori han tolto le preferenziali, con quelle ci avremmo messo nemmeno 10 minuti ad arrivare. E invece ce ne abbiamo messi 25.&#xA;Risultato siamo arrivati 2 ore dopo il previsto, e di conseguenza abbiamo finito di lavorare talmente tardi che grazie al cielo alcuni colleghi venuti in auto avevano un posto libero e mi hanno riportato a Piacenza, perchè coi treni da Bologna sarei rimasto bloccato in mezzo a mille casini; sono comunque rientrato alle 21.30, ma almeno su un treno con un po&#39; di gente a bordo (che sarò uomo, e prossimo a diventare 41enne... ma con la gente che gira e le notizie che si sentono io mi cago uguale).&#xA;&#xA;Vediamo il lato positivo?&#xA;Ho finalmente conosciuto alcune persone che per quasi due anni ho sentito solo &#34;telefonicamente&#34;. E il collaudo è andato bene. &#xA;E per rendere tutto più godevole, il pranzo è stato piacevole (decisamente carnivoro, ma non c&#39;erano altre possibilità, in quel locale).&#xA;&#xA;Se mi dovesse ricapitare, vado in auto.&#xA;&#xA;S.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>che <em>insomma</em>.
Ieri sono andato in trasferta per lavoro a Bologna. In treno, che è un ottimo mezzo per muoversi, in teoria, a parte la sveglia alle 5 per partire alle 6 e comunque provare il rischio di perdere la coincidenza a Piacenza (ma è andata bene)
Ho trovato una situazione così delirante che quasi nemmeno a Milano in settimana della moda.
Pioveva di brutto. E&#39; anche iniziata, lo stesso giorno, una fiera. Ci sono i lavori per la tramvia (dopo 65 anni ci stanno ripensando, mi dirà il taxista). Traffico: praticamente bloccato.
Esco dalla stazione totalmente spaesato alla Totò e Peppino a Milano. Davanti a me: un biscione di gente, lunghissimo. TUTTI IN ATTESA DI UN TAXI.
Aspetterò, assieme a due colleghi, quasi DUE ORE, con 5 gradi di temperatura. Quasi non mi sentivo più i piedi, e arrivavo anche da una giornatina di stomaco a pezzi, quindi intuirete la mia felicità nel vivere quel momento.
Il taxista ci dice: coi lavori han tolto le preferenziali, con quelle ci avremmo messo nemmeno 10 minuti ad arrivare. E invece ce ne abbiamo messi 25.
Risultato siamo arrivati 2 ore dopo il previsto, e di conseguenza abbiamo finito di lavorare talmente tardi che grazie al cielo alcuni colleghi venuti in auto avevano un posto libero e mi hanno riportato a Piacenza, perchè coi treni da Bologna sarei rimasto bloccato in mezzo a mille casini; sono comunque rientrato alle 21.30, ma almeno su un treno con un po&#39; di gente a bordo (che sarò uomo, e prossimo a diventare 41enne... ma con la gente che gira e le notizie che si sentono io mi cago uguale).</p>

<p>Vediamo il lato positivo?
Ho finalmente conosciuto alcune persone che per quasi due anni ho sentito solo “telefonicamente”. E il collaudo è andato bene.
E per rendere tutto più godevole, il pranzo è stato piacevole (decisamente carnivoro, ma non c&#39;erano altre possibilità, in quel locale).</p>

<p>Se mi dovesse ricapitare, vado in auto.</p>

<p>S.</p>
]]></content:encoded>
      <author>YAWN</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/uj9xl0hip5</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 13:39:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/due-draghetti-sparabolle-alla-ricerca-del-tempo-perduto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto&#xA;&#xA;Il mese di marzo ha come tema, per la #SagraIndieWeb, i videogiochi e per me è impossibile pensare a un videogioco senza che alla mia mente tornino due draghetti sparabolle. Era una (per me troppo) calda estate di tanti, ma tanti anni fa e mi trovavo (contro la mia volontà) ancora una volta in vacanza al mare, insieme ai miei genitori e alla mia sorellina. Avrebbe potuto essere un rovente mese d’agosto come quelli che lo avevano preceduto, non molti in realtà perché ero piccola, ma abbastanza da farmi detestare il caldo, le spiagge affollate, rumorose e piene di sabbia che si appiccica ovunque, e invece quei due draghetti mi salvarono le vacanze. &#xA;La sala giochi era fresca, i raggi del sole non riuscivano a illuminarla completamente e offriva una gradevolissima penombra, le musiche dei vari giochi sovrastavano il vociare delle persone… Per me, che avevo già finito tutti i compiti delle vacanze e non mi ero portata abbastanza libri da leggere, quello diventò il rifugio sicuro dove poter stare in santa pace, senza essere costretta a far amicizia con altri bambini sulla battigia. Purtroppo, come detto, ero piccola e non potevo svignarmela mollando mamma, papà e sorella in spiaggia ogni volta che volevo: Bub e Bob diventarono così i miei compagni del dopo pranzo - quando il sole era troppo alto e ustionante per poter stare al mare - e del dopo cena, a patto che portassi con me e tenessi d’occhio la mia sorellina. &#xA;Non so quanti gettoni abbia lasciato dentro quella macchinetta, a posteriori penso tanti che avrei potuto diventare azionista della Taito, ma a quel tempo non mi importava: tutto quello che sapevo era che riuscivo a superare livello dopo livello, che in quella sala giochi ci stavo decisamente meglio che in spiaggia, ma soprattutto che lì non avevo bisogno di fingere. Davanti a quello schermo, mentre aiutavo i draghetti, potevo essere me, la ragazzina timida e mingherlina, con problemi d&#39;asma e tutto il corollario di sfighe che la vostra immaginazione riesce a concepire.&#xA;Bubble Bobble, momento di gioco&#xA;&#xA;In quel fantastico mondo fatto di piani da scalare, balene da evitare, fruttini da mangiare e bolle da sparare, la logica aveva il suo spazio, a ogni azione corrispondeva una precisa e abbastanza prevedibile reazione, non come con gli altri bambini, sempre così complicati da interpretare e dalle reazioni imprevedibili! Giocare era così rilassante!&#xA;Poi le vacanze finirono, la striscia blu luccicante del mare in lontananza venne sostituita da interminabili nastri di asfalto mentre l&#39;automobile tornava verso la Lombardia. Sapevo che a casa non avrei ritrovato i draghetti, ma non avrei neppure avuto sabbia addosso e mi ero finalmente liberata dal dovere di fare amicizia in spiaggia; a scuola avrei ritrovato gli stessi compagni di sempre, quelli coi quali parlavo solo se mi rivolgevano loro la parola per primi, perché sarebbe stato scortese non rispondere, ma che più o meno avevo imparato a conoscere. Almeno quel tanto che bastava perché li evitassi il più possibile. &#xA;E poi avrei rivisto i nonni! E avrei ritrovato tutti i miei libri! E tra poco sarebbe ricominciata la scuola, con così tante cose interessanti da imparare! I draghetti non mi sarebbero mancati, no, no.&#xA;Parlai di loro solo una volta al di fuori della mia cerchia famigliare, nel tema che l&#39;insegnante ci aveva assegnato perché descrivessimo le nostre vacanze estive appena concluse: come accadeva abbastanza spesso, il mio componimento ottenne il voto migliore - essere appassionati della propria lingua e studiarne i meccanismi paga - e dovetti leggerlo ad alta voce stando in piedi accanto alla cattedra - l&#39;insegnante, evidentemente, lo considerava un premio, mentre per me era stato un supplizio, almeno finché non ci feci l&#39;abitudine - ma, una volta tanto, notai che i miei compagni prestavano attenzione a ciò che leggevo. Nessuno lanciava palline di carta intrise di saliva usando le penne come cerbottane, né ridacchiava, né tirava le trecce a Rossana o passava bigliettini con cuori disegnati a Silvia. Una calma quasi surreale. Il sole entrava dai larghi finestroni, disegnando arabeschi sui banchi e sul pavimento mentre giocava a nascondino con le foglie degli alberi del giardino e, alzando per un istante gli occhi dal quaderno, approfittando di un segno d&#39;interpunzione nello scritto, mi accorsi che tutti gli occhi dei miei compagni di classe erano puntati fissi su di me. Deglutii, ricacciando giù il nervosismo, e continuai a leggere fino a quando arrivai alla fine. Poi l&#39;insegnante mi disse che potevo andare e io tornai al mio posto. La lezione riprese.&#xA;Da quel giorno, però, le cose non furono più le stesse.&#xA;Da quel giorno non fui più soltanto la secchiona. Da quel giorno i miei compagni iniziarono a chiamarmi anche nerd.&#xA;&#xA;[A dispetto del titolo, non intendo sottoporvi al supplizio che Proust inflisse ai suoi lettori e non pubblicherò sette tomi descrivendo con dovizia di particolari il mio rapporto coi videogiochi: il mio contributo alla #SagraIndieWeb per questo mese termina qui]&#xA;&#xA;Bubble Bobble Taito&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="due-draghetti-sparabolle-alla-ricerca-del-tempo-perduto">Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto</h2>

<p>Il mese di marzo ha come tema, per la #SagraIndieWeb, i videogiochi e per me è impossibile pensare a un videogioco senza che alla mia mente tornino due draghetti sparabolle. Era una (per me troppo) calda estate di tanti, ma tanti anni fa e mi trovavo (contro la mia volontà) ancora una volta in vacanza al mare, insieme ai miei genitori e alla mia sorellina. Avrebbe potuto essere un rovente mese d’agosto come quelli che lo avevano preceduto, non molti in realtà perché ero piccola, ma abbastanza da farmi detestare il caldo, le spiagge affollate, rumorose e piene di sabbia che si appiccica ovunque, e invece quei due draghetti mi salvarono le vacanze.
La sala giochi era fresca, i raggi del sole non riuscivano a illuminarla completamente e offriva una gradevolissima penombra, le musiche dei vari giochi sovrastavano il vociare delle persone… Per me, che avevo già finito tutti i compiti delle vacanze e non mi ero portata abbastanza libri da leggere, quello diventò il rifugio sicuro dove poter stare in santa pace, senza essere costretta a <em>far amicizia</em> con altri bambini sulla battigia. Purtroppo, come detto, ero piccola e non potevo svignarmela mollando mamma, papà e sorella in spiaggia ogni volta che volevo: Bub e Bob diventarono così i miei compagni del dopo pranzo – quando il sole era troppo alto e ustionante per poter stare al mare – e del dopo cena, a patto che portassi con me e tenessi d’occhio la mia sorellina.
Non so quanti gettoni abbia lasciato dentro quella macchinetta, a posteriori penso tanti che avrei potuto diventare azionista della Taito, ma a quel tempo non mi importava: tutto quello che sapevo era che riuscivo a superare livello dopo livello, che in quella sala giochi ci stavo decisamente meglio che in spiaggia, ma soprattutto che lì <em>non avevo bisogno di fingere</em>. Davanti a quello schermo, mentre aiutavo i draghetti, potevo <em>essere me</em>, la ragazzina timida e mingherlina, con problemi d&#39;asma e tutto il corollario di sfighe che la vostra immaginazione riesce a concepire.
<img src="https://th.bing.com/th/id/R.a9a0b0e8c7c53cc3831172779217e707?rik=yCnVEKSlTLDRBQ&amp;riu=http%3a%2f%2flostcave.files.wordpress.com%2f2012%2f12%2frnd37.png&amp;ehk=rDs5KYxk0%2f9ORO6QTwrUyXOMQY55ajnLk4ciSdM9KpY%3d&amp;risl=1&amp;pid=ImgRaw&amp;r=0" alt="Bubble Bobble, momento di gioco"></p>

<p>In quel fantastico mondo fatto di piani da scalare, balene da evitare, fruttini da mangiare e bolle da sparare, la logica aveva il suo spazio, a ogni azione corrispondeva una precisa e abbastanza prevedibile reazione, non come con gli altri bambini, sempre così complicati da interpretare e dalle reazioni imprevedibili! Giocare era così <em>rilassante</em>!
Poi le vacanze finirono, la striscia blu luccicante del mare in lontananza venne sostituita da interminabili nastri di asfalto mentre l&#39;automobile tornava verso la Lombardia. Sapevo che a casa non avrei ritrovato i draghetti, ma non avrei neppure avuto sabbia addosso e mi ero finalmente liberata dal dovere di <em>fare amicizia</em> in spiaggia; a scuola avrei ritrovato gli stessi compagni di sempre, quelli coi quali parlavo solo se mi rivolgevano loro la parola per primi, perché sarebbe stato scortese non rispondere, ma che più o meno avevo imparato a conoscere. Almeno quel tanto che bastava perché li evitassi il più possibile.
E poi avrei rivisto i nonni! E avrei ritrovato tutti i miei libri! E tra poco sarebbe ricominciata la scuola, con così tante cose interessanti da imparare! I draghetti non mi sarebbero mancati, no, no.
Parlai di loro solo una volta al di fuori della mia cerchia famigliare, nel tema che l&#39;insegnante ci aveva assegnato perché descrivessimo le nostre vacanze estive appena concluse: come accadeva abbastanza spesso, il mio componimento ottenne il voto migliore – essere appassionati della propria lingua e studiarne i meccanismi paga – e dovetti leggerlo ad alta voce stando in piedi accanto alla cattedra – l&#39;insegnante, evidentemente, lo considerava un premio, mentre per me era stato un supplizio, almeno finché non ci feci l&#39;abitudine – ma, una volta tanto, notai che i miei compagni prestavano attenzione a ciò che leggevo. Nessuno lanciava palline di carta intrise di saliva usando le penne come cerbottane, né ridacchiava, né tirava le trecce a Rossana o passava bigliettini con cuori disegnati a Silvia. Una calma quasi surreale. Il sole entrava dai larghi finestroni, disegnando arabeschi sui banchi e sul pavimento mentre giocava a nascondino con le foglie degli alberi del giardino e, alzando per un istante gli occhi dal quaderno, approfittando di un segno d&#39;interpunzione nello scritto, mi accorsi che tutti gli occhi dei miei compagni di classe erano puntati fissi su di me. Deglutii, ricacciando giù il nervosismo, e continuai a leggere fino a quando arrivai alla fine. Poi l&#39;insegnante mi disse che potevo andare e io tornai al mio posto. La lezione riprese.
Da quel giorno, però, le cose non furono più le stesse.
Da quel giorno non fui più soltanto <em>la secchiona</em>. Da quel giorno i miei compagni iniziarono a chiamarmi anche <em>nerd</em>.</p>

<p>[A dispetto del titolo, non intendo sottoporvi al supplizio che Proust inflisse ai suoi lettori e non pubblicherò sette tomi descrivendo con dovizia di particolari il mio rapporto coi videogiochi: il mio contributo alla #SagraIndieWeb per questo mese termina qui]</p>

<p><img src="https://tse3.mm.bing.net/th/id/OIP.e2sOEuwWxqkn9hTPfiF4UQHaGW" alt="Bubble Bobble Taito"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/lonhfahdfk</guid>
      <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:36:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Arrivano i pirati!</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/arrivano-i-pirati</link>
      <description>&lt;![CDATA[(1)&#xA;&#xA;Nel corso della Storia, molti sono stati gli esseri umani che si sono ribellati al potere dominante: rivoluzionari, carbonari, briganti, partigiani, tanto per citarne alcuni tra i più recenti. Nessun gruppo ribelle, però, ha riscosso tanto e duraturo successo quanto i pirati.&#xA;Tanto quelli che infestarono i mari dei Caraibi, quanto quelli che solcarono le onde dei mari orientali, i pirati hanno saputo solleticare la fantasia e suscitare la simpatia di milioni di persone a ogni latitudine e per secoli, tanto che questa che era partita come l’idea di “scrivere qualcosina sui pirati” si è ben presto trasformata in una mini-serie, di cui ora vi accingete a leggere la prima parte [sempre che vi interessi l’argomento, e che desideriate che pubblichi anche le parti successive].&#xA;Prima di avventurarci nella marea di ipotesi che potrebbero giustificare tanto affetto, però, vediamo un po’ di fare conoscenza con questi affascinanti briganti dei marosi. &#xA;Sia che si tratti di pirati caraibici, sia che si tratti di pirati dei mari orientali, una caratteristica comune c’era: il desiderio di far soldi a scapito dei commerci regolari. La pirateria, infatti, si sviluppò sempre lungo le tratte commerciali e la motivazione è facilmente intuibile: tante imbarcazioni mercantili significavano maggior possibilità di bottino; quindi, sebbene i pirati siano antichi quanto i commerci marittimi, è solo quando le potenze europee iniziarono a espandere le proprie rotte commerciali spingendosi fino alle Indie e alle Americhe che si iniziò a parlare globalmente di pirateria.&#xA;&#xA;Sandokaaaaan, Sandokaaaaan! &#xA;Il temibile pirata della Malesia, reso celeberrimo dal genio narrativo di Salgari e dalle successive trasposizioni cinematografiche, potrebbe non essere solo frutto di fantasia: le cronache riportano incursioni piratesche nello Stretto di Malacca già dal XIV secolo, quando imbarcazioni degli Orang Laut solcavano i mari che separano l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese. Gli Orang Laut sono il Popolo del Mare in lingua malese, appartenenti a diversi gruppi etnici del Sud-Est asiatico accomunati dal fatto di essere nomadi che vivono in barca; sebbene oggi queste popolazioni si siano in larga misura assimilate alla cultura malese, divenendo sedentarie, conservano le loro tradizioni legate alla marineria e in passato svolsero un ruolo preminente anche nelle lotte per il potere politico. Proprio nel XIV secolo furono le bande pirata di Orang Laut a consentire, con la loro lealtà al principe Parameswara, di resistere e contrastare le pressioni dei regnanti vicini, mantenendo così il proprio potere. Nulla di troppo diverso di quanto avvenne molto più vicino a noi, dove regnanti di vari stati europei graziarono o persino nobilitarono pirati che mutarono pelle, per così dire, divenendo corsari (emblematico e notissimo il caso di Francis Drake, nominato Sir dalla Regina d’Inghilterra, che da solo meriterebbe la stesura di un intero trattato).&#xA;È proprio a partire dal XVIII secolo, con l’aumento dell’interesse europeo per le spezie dell’Estremo Oriente e la conseguente pressione delle potenze coloniali su quelle lontane terre, che la pirateria inizia la sua ascesa e, proprio come raccontano nei romanzi di Salgari, mentre da un lato i pirati erano spinti dalla povertà sulla terraferma e dal desiderio di cospicui guadagni in mare, dall’altro c’era anche un desiderio di opporsi all’invasione straniera. Cosa che in effetti facevano con grande efficacia l’eroe letterario Sandokan e i suoi Tigrotti della Malesia.&#xA;Tra il 1813 e il 1823 la pirateria fu combattuta, anche con discreta efficacia, dal sultano del Brunei Kanzul Alam e dal capitano britannico Robert C. Graham.&#xA;La vera svolta, però, si ebbe nel 1830, quando le potenze coloniali britannica e olandese presenti nella regione si allearono contro i pirati, e tracciarono lungo lo Stretto di Malacca una linea di demarcazione anglo-olandese impegnandosi a combattere la pirateria ciascuno sul proprio versante, e al contempo perseguendo la cara, vecchia e purtroppo ancora oggi validissima tradizione del Divide et impera: una motivazione in più per fomentare nuove guerre, a scapito dei popoli dominati, e a totale ed esclusivo vantaggio delle potenze coloniali europee.&#xA;L’antica linea di demarcazione, ben lungi dall’essere dimenticata o dal cadere in disuso, segna ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, il confine marittimo tra Malaysia e Indonesia nello Stretto di Malacca.&#xA;&#xA;Ma Sandokan è esistito oppure no? Be’, di certo è esistito il suo acerrimo nemico, il britannico James Brook: conosciuto anche con il soprannome di Rajah bianco, questi fu un avventuriero e politico britannico, nonché Rajah di Sarawak e Governatore di Labuan attorno alla metà del Milleottocento. Altrettanto certamente è esistito chi non ha accettato di buon grado la dominazione straniera a casa propria, come testimoniano ancora oggi i tanti relitti disseminati sul fondo dello Stretto di Malacca, muti testimoni di un passato costellato da feroci battaglie navali tra pirati più o meno organizzati ed equipaggi europei. Ma sulla figura storica di Sandokan è difficile mettere un punto fermo. Tuttavia la studiosa tedesca Bianca Maria Gerlich ha viaggiato più volte nel Borneo alla ricerca delle radici storiche di questo pirata leggendario, che ritiene di aver rintracciato in un giovane originario proprio del Borneo, commerciante di nidi di rondine fino a quando strinse amicizia con il principe Syarif Osman, deposto dal trono e divenuto pirata per difendere il proprio popolo dai colonizzatori inglesi: da questa amicizia e dal comune desiderio di libertà avrebbero avuto origine le imprese piratesche che si propagarono poi nei racconti prima e nelle leggende in seguito, fino a giungere alla penna di Emilio Salgari che le amplificò e rese immortali.&#xA;Sandokan e la tigre&#xA;&#xA;La Vedova Ching &#xA;Spostandoci nel Mar della Cina e tornando a ritroso nel tempo di qualche decennio, possiamo incontrare una delle figure più note e al tempo stesso insolite della pirateria: Shi Yang nacque nel 1775 nella provincia di Guangdong e di lei poco o nulla si sa a parte il fatto che fece la prostituta in un piccolo bordello fino a quando venne catturata e chiesta in moglie dal pirata Cheng Yi, già comandante di sei flotte pirata e discendente di una famiglia dedita alla pirateria sin dal diciassettesimo secolo. La giovane donna, all’epoca venticinquenne, accettò il matrimonio, a patto che il marito le cedesse metà dei suoi averi e una delle sue flotte.&#xA;Dando prova tanto di capacità militari quanto diplomatiche, Ching Shi partecipò attivamente alle scorribande del marito e, al contempo, lo convinse a utilizzare la propria forza militare per stringere alleanze con altri pirati, fino a riunire le più imponenti flotte cantonesi sotto una sola bandiera: la Red Flag Fleet che divenne l’incubo delle marine dell’Impero Britannico, dell’Impero Portoghese e della Dinastia Qing. &#xA;Alla morte del marito, avvenuta in Vietnam nel 1807, La Vedova Ching ne prese il posto, rafforzando alleanze e arrivando a governare la più grande flotta della storia: oltre 300 giunche, sulle quali erano imbarcati tra i 20 e i 40 mila pirati, tra uomini, donne e persino bambini. Il solo modo per poter tenere unita e coesa una simile, vasta popolazione era quello di dotarsi di un codice di comportamento e Ching Shi lo fece: chiunque avesse osato contravvenire ai suoi ordini, o emetterne di propri, sarebbe stato decapitato sul posto; la stessa sorte sarebbe toccata a chi non avesse obbedito agli ordini di un superiore. Era vietato rubare dal fondo pubblico e anche i cittadini che rifornivano o aiutavano i pirati erano intoccabili, così come i loro beni. Il frutto delle razzie veniva puntualmente registrato, dopo essere stato consegnato al commissario di bordo, e veniva in seguito consegnato al capitano il quale provvedeva poi a trattenere la propria parte e a dividere il resto equamente tra la ciurma, avendo cura di conservarne l’ottanta per cento per la cassa comune, cui si faceva ricorso per acquistare tutto il necessario per la sopravvivenza quando gli assalti non andavano a buon fine. La cupidigia veniva contrastata con efficacia: chi fosse stato sorpreso a nascondere per sé parte del bottino sarebbe stato duramente frustato, la prima volta, e se recidivo condannato a morte.&#xA;I pirati erano soliti anche rapire donne, proprio come era stata rapita la stessa Ching Shi a suo tempo e, forse memore del proprio passato, la Vedova Ching pose chiare regole anche in tal senso: le prigioniere non potevano venir stuprate, pena la morte, e dovevano essere liberate, dietro pagamento di un riscatto, a meno che i pirati non volessero tenerle per sé come mogli o concubine, ma in tal caso avrebbero dovuto trattarle con rispetto ed essere loro fedeli.&#xA;Come finì la storia della Vedova Ching? Bene, perdiana! Dopo aver spadroneggiato per qualche anno razziando villaggi, cittadine e mercati da Canton a Macao, vanificando i tentativi di cattura messi in atto dalla marina della dinastia Qing e persino da quella britannica, la Red Flag Fleet subì considerevoli perdite solo dopo la lunga Battaglia della Bocca della Tigre, contro i portoghesi. A quel punto Shi Yang fece ciò per cui era divenuta tanto celebre: mercanteggiò. Ottenne l’amnistia dal governo Qing, che permise anche di tenere il bottino a tutti i pirati che si fossero arresi e avessero promesso solennemente di condurre, da quel momento, una vita lontana da razzie e brigantaggi: degli oltre 17.300 pirati che facevano parte della Red Flag Fleet, soltanto 126 furono messi a morte e poco più di 200 banditi o esiliati. &#xA;&#xA;E Ching Shih? Ufficialmente concluse la propria esistenza a Macao, dove andò a vivere con la sua famiglia dopo aver ottenuto a sua volta l’amnistia e aprì, gestendola in prima persona, una sala da gioco. Continuò anche le sue imprese per mare, questa volta in modo legale, grazie a una flotta di circa 120 navi impiegate per il commercio del sale. Ma c’è chi giura che, sotto sotto, dietro il velo di irreprensibile rispettabilità, il suo animo pirata non avesse trovato pace e che la Vedova Ching continuò di nascosto a intrallazzare oltre la legalità fino alla fine dei suoi giorni. &#xA;&#xA;Ching Shih&#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(1)</p>

<p>Nel corso della Storia, molti sono stati gli esseri umani che si sono ribellati al potere dominante: rivoluzionari, carbonari, briganti, partigiani, tanto per citarne alcuni tra i più recenti. Nessun gruppo ribelle, però, ha riscosso tanto e duraturo successo quanto i pirati.
Tanto quelli che infestarono i mari dei Caraibi, quanto quelli che solcarono le onde dei mari orientali, i pirati hanno saputo solleticare la fantasia e suscitare la simpatia di milioni di persone a ogni latitudine e per secoli, tanto che questa che era partita come l’idea di “scrivere qualcosina sui pirati” si è ben presto trasformata in una mini-serie, di cui ora vi accingete a leggere la prima parte [sempre che vi interessi l’argomento, e che desideriate che pubblichi anche le parti successive].
Prima di avventurarci nella marea di ipotesi che potrebbero giustificare tanto affetto, però, vediamo un po’ di fare conoscenza con questi affascinanti briganti dei marosi.
Sia che si tratti di pirati caraibici, sia che si tratti di pirati dei mari orientali, una caratteristica comune c’era: il desiderio di far soldi a scapito dei commerci regolari. La pirateria, infatti, si sviluppò sempre lungo le tratte commerciali e la motivazione è facilmente intuibile: tante imbarcazioni mercantili significavano maggior possibilità di bottino; quindi, sebbene i pirati siano antichi quanto i commerci marittimi, è solo quando le potenze europee iniziarono a espandere le proprie rotte commerciali spingendosi fino alle Indie e alle Americhe che si iniziò a parlare globalmente di pirateria.</p>

<p><strong>Sandokaaaaan, Sandokaaaaan!</strong>
Il temibile pirata della Malesia, reso celeberrimo dal genio narrativo di Salgari e dalle successive trasposizioni cinematografiche, potrebbe non essere solo frutto di fantasia: le cronache riportano incursioni piratesche nello Stretto di Malacca già dal XIV secolo, quando imbarcazioni degli <em>Orang Laut</em> solcavano i mari che separano l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese. Gli <em>Orang Laut</em> sono il <em>Popolo del Mare</em> in lingua malese, appartenenti a diversi gruppi etnici del Sud-Est asiatico accomunati dal fatto di essere nomadi che vivono in barca; sebbene oggi queste popolazioni si siano in larga misura assimilate alla cultura malese, divenendo sedentarie, conservano le loro tradizioni legate alla marineria e in passato svolsero un ruolo preminente anche nelle lotte per il potere politico. Proprio nel XIV secolo furono le bande pirata di <em>Orang Laut</em> a consentire, con la loro lealtà al principe Parameswara, di resistere e contrastare le pressioni dei regnanti vicini, mantenendo così il proprio potere. Nulla di troppo diverso di quanto avvenne molto più vicino a noi, dove regnanti di vari stati europei graziarono o persino nobilitarono pirati che mutarono pelle, per così dire, divenendo corsari (emblematico e notissimo il caso di Francis Drake, nominato Sir dalla Regina d’Inghilterra, che da solo meriterebbe la stesura di un intero trattato).
È proprio a partire dal XVIII secolo, con l’aumento dell’interesse europeo per le spezie dell’Estremo Oriente e la conseguente pressione delle potenze coloniali su quelle lontane terre, che la pirateria inizia la sua ascesa e, proprio come raccontano nei romanzi di Salgari, mentre da un lato i pirati erano spinti dalla povertà sulla terraferma e dal desiderio di cospicui guadagni in mare, dall’altro c’era anche un desiderio di opporsi all’invasione straniera. Cosa che in effetti facevano con grande efficacia l’eroe letterario Sandokan e i suoi <em>Tigrotti</em> della Malesia.
Tra il 1813 e il 1823 la pirateria fu combattuta, anche con discreta efficacia, dal sultano del Brunei Kanzul Alam e dal capitano britannico Robert C. Graham.
La vera svolta, però, si ebbe nel 1830, quando le potenze coloniali britannica e olandese presenti nella regione si allearono contro i pirati, e tracciarono lungo lo Stretto di Malacca una linea di demarcazione anglo-olandese impegnandosi a combattere la pirateria ciascuno sul proprio versante, e al contempo perseguendo la cara, vecchia e purtroppo ancora oggi validissima tradizione del <em>Divide et impera</em>: una motivazione in più per fomentare nuove guerre, a scapito dei popoli dominati, e a totale ed esclusivo vantaggio delle potenze coloniali europee.
L’antica linea di demarcazione, ben lungi dall’essere dimenticata o dal cadere in disuso, segna ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, il confine marittimo tra Malaysia e Indonesia nello Stretto di Malacca.</p>

<p>Ma <strong>Sandokan</strong> è esistito oppure no? Be’, di certo è esistito il suo acerrimo nemico, il britannico James Brook: conosciuto anche con il soprannome di <em>Rajah bianco</em>, questi fu un avventuriero e politico britannico, nonché <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sarawak" rel="nofollow">Rajah di Sarawak</a> e Governatore di Labuan attorno alla metà del Milleottocento. Altrettanto certamente è esistito chi non ha accettato di buon grado la dominazione straniera a casa propria, come testimoniano ancora oggi i tanti relitti disseminati sul fondo dello Stretto di Malacca, muti testimoni di un passato costellato da feroci battaglie navali tra pirati più o meno organizzati ed equipaggi europei. Ma sulla figura storica di Sandokan è difficile mettere un punto fermo. Tuttavia <a href="https://www.mompracem.de/home-italiano/b-gerlich" rel="nofollow">la studiosa tedesca Bianca Maria Gerlich</a> ha viaggiato più volte nel Borneo alla ricerca delle radici storiche di questo pirata leggendario, che ritiene di aver rintracciato in un giovane originario proprio del Borneo, commerciante di nidi di rondine fino a quando strinse amicizia con il principe Syarif Osman, deposto dal trono e divenuto pirata per difendere il proprio popolo dai colonizzatori inglesi: da questa amicizia e dal comune desiderio di libertà avrebbero avuto origine le imprese piratesche che si propagarono poi nei racconti prima e nelle leggende in seguito, fino a giungere alla penna di Emilio Salgari che le amplificò e rese immortali.
<img src="https://mondojapan.net/wp-content/uploads/2026/03/5-10-scaled.jpg" alt="Sandokan e la tigre"></p>

<p><strong>La Vedova Ching</strong>
Spostandoci nel Mar della Cina e tornando a ritroso nel tempo di qualche decennio, possiamo incontrare una delle figure più note e al tempo stesso insolite della pirateria: <strong>Shi Yang</strong> nacque nel 1775 nella provincia di Guangdong e di lei poco o nulla si sa a parte il fatto che fece la prostituta in un piccolo bordello fino a quando venne catturata e chiesta in moglie dal <strong>pirata Cheng Yi</strong>, già comandante di sei flotte pirata e discendente di una famiglia dedita alla pirateria sin dal diciassettesimo secolo. La giovane donna, all’epoca venticinquenne, accettò il matrimonio, a patto che il marito le cedesse metà dei suoi averi e una delle sue flotte.
Dando prova tanto di capacità militari quanto diplomatiche, Ching Shi partecipò attivamente alle scorribande del marito e, al contempo, lo convinse a utilizzare la propria forza militare per stringere alleanze con altri pirati, fino a riunire le più imponenti flotte cantonesi sotto una sola bandiera: la Red Flag Fleet che divenne l’incubo delle marine dell’Impero Britannico, dell’Impero Portoghese e della Dinastia Qing.
Alla morte del marito, avvenuta in Vietnam nel 1807, <em>La Vedova Ching</em> ne prese il posto, rafforzando alleanze e arrivando a governare la più grande flotta della storia: oltre 300 giunche, sulle quali erano imbarcati tra i 20 e i 40 mila pirati, tra uomini, donne e persino bambini. Il solo modo per poter tenere unita e coesa una simile, vasta popolazione era quello di dotarsi di un codice di comportamento e Ching Shi lo fece: chiunque avesse osato contravvenire ai suoi ordini, o emetterne di propri, sarebbe stato decapitato sul posto; la stessa sorte sarebbe toccata a chi non avesse obbedito agli ordini di un superiore. Era vietato rubare dal fondo pubblico e anche i cittadini che rifornivano o aiutavano i pirati erano intoccabili, così come i loro beni. Il frutto delle razzie veniva puntualmente registrato, dopo essere stato consegnato al commissario di bordo, e veniva in seguito consegnato al capitano il quale provvedeva poi a trattenere la propria parte e a dividere il resto equamente tra la ciurma, avendo cura di conservarne l’ottanta per cento per la cassa comune, cui si faceva ricorso per acquistare tutto il necessario per la sopravvivenza quando gli assalti non andavano a buon fine. La cupidigia veniva contrastata con efficacia: chi fosse stato sorpreso a nascondere per sé parte del bottino sarebbe stato duramente frustato, la prima volta, e se recidivo condannato a morte.
I pirati erano soliti anche rapire donne, proprio come era stata rapita la stessa Ching Shi a suo tempo e, forse memore del proprio passato, la Vedova Ching pose chiare regole anche in tal senso: le prigioniere non potevano venir stuprate, pena la morte, e dovevano essere liberate, dietro pagamento di un riscatto, a meno che i pirati non volessero tenerle per sé come mogli o concubine, ma in tal caso avrebbero dovuto trattarle con rispetto ed essere loro fedeli.
Come finì la storia della Vedova Ching? Bene, perdiana! Dopo aver spadroneggiato per qualche anno razziando villaggi, cittadine e mercati da Canton a Macao, vanificando i tentativi di cattura messi in atto dalla marina della dinastia Qing e persino da quella britannica, la <em>Red Flag Fleet</em> subì considerevoli perdite solo dopo la lunga Battaglia della Bocca della Tigre, contro i portoghesi. A quel punto Shi Yang fece ciò per cui era divenuta tanto celebre: mercanteggiò. Ottenne l’amnistia dal governo Qing, che permise anche di tenere il bottino a tutti i pirati che si fossero arresi e avessero promesso solennemente di condurre, da quel momento, una vita lontana da razzie e brigantaggi: degli oltre 17.300 pirati che facevano parte della Red Flag Fleet, soltanto 126 furono messi a morte e poco più di 200 banditi o esiliati.</p>

<p>E Ching Shih? Ufficialmente concluse la propria esistenza a Macao, dove andò a vivere con la sua famiglia dopo aver ottenuto a sua volta l’amnistia e aprì, gestendola in prima persona, una sala da gioco. Continuò anche le sue imprese per mare, questa volta in modo legale, grazie a una flotta di circa 120 navi impiegate per il commercio del sale. Ma c’è chi giura che, sotto sotto, dietro il velo di irreprensibile rispettabilità, il suo animo pirata non avesse trovato pace e che la Vedova Ching continuò di nascosto a intrallazzare oltre la legalità fino alla fine dei suoi giorni.</p>

<p><img src="https://www.giornaledellavela.com/wp-content/uploads/2024/02/ching-shih-1.jpg" alt="Ching Shih"></p>
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      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1us23jhe5t</guid>
      <pubDate>Sat, 21 Mar 2026 22:23:23 +0000</pubDate>
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      <title>About Du Học Hàn Quốc</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/duhochanquoc2306p/about-du-hoc-han-quoc</link>
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      <author>duhochanquoc2306p</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/pcnp2tojh8</guid>
      <pubDate>Sat, 21 Mar 2026 11:19:50 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>About LETCO</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/letco804f/about-letco</link>
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      <author>letco804f</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/au33dumhxl</guid>
      <pubDate>Thu, 19 Mar 2026 04:57:18 +0000</pubDate>
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      <title>Il &#34;mito&#34; della Carta Esatta</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/fradipicche/il-mito-della-carta-esatta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dal titolo si può pensare che anche questo post riguardi la cartografia, in parte è vero ma i concetti che troverete li ho incontrati per la prima volta grazie alla geomatica.&#xA;Se avete visto il post precedente vi ricorderete (forse) di aver letto che non è possibile la realizzazione di una carta che risulti fedele al 100% con la realtà. Ecco, con questo articolo vi mostrerò il perché, in maniera spero non troppo tecnica.&#xA;(Queste considerazioni si applicano ovviamente a quella tipologia di carte che hanno come scopo la rappresentazione geometricamente accurata del territorio).&#xA;&#xA;La forma della Terra&#xA;La Terra è tonda. Più precisamente, la sua superficie di riferimento è chiamata &#34;Geoide&#34;, termine con il quale si identifica la superficie equipotenziale del campo gravitazionale (in parole semplici e comprensibili, il Geoide corrisponde alla superficie che assumerebbe la Terra se fosse ricoperta d&#39;acqua, poiché questa si distribuirebbe in modo differente a seconda della forza di gravità, che non è omogenea su tutta la superficie terrestre).&#xA;Ora, il Geoide non è purtroppo descrivibile in termini matematici, per lo meno con le conoscenze attuali, dunque chi studia la superficie terrestre è costretto a prendere come riferimento un Ellissoide, introducendo quindi una prima approssimazione rispetto alla superficie reale.&#xA;Questo ellissoide è detto &#34;di rotazione&#34; perché si materializza facendo ruotare un&#39;ellisse lungo un asse (detto Z) in un sistema tridimensionale.&#xA;Eseguendo questa operazione con un ellisse avente il centro all&#39;origine degli assi si ottiene una figura solida, il cosiddetto &#34;Ellissoide di rotazione&#34;.&#xA;ellissoide vs geoide&#xA;&#xA;La modellizzazione della Terra si basa dunque su questa figura geometrica solida, realizzata con il seguente sistema di assi:&#xA;L&#39;origine degli assi coincidente al centro di massa della Terra&#xA;L&#39;asse Z che coincide con l&#39;asse di rotazione terrestre&#xA;L&#39;asse X coincidente con il Meridiano di Greenwich&#xA;L&#39;asse Y risultante in conseguenza dei due precedenti&#xA;&#xA;Le dimensioni dell&#39;ellissoide di rotazione, inoltre, sono state modificate nel tempo. I due semiassi che lo definiscono (equatoriale - lungo gli assi Y e X; polare - lungo l&#39;asse Z) dovrebbero coincidere con il &#34;raggio terrestre&#34;, ma tali valori sono stati affinati nel corso dei secoli grazie al progresso tecnico che ci ha permesso di ricavarne una stima sempre migliore.&#xA;Si può inoltre aggiungere che, in base alla porzione di superficie da rappresentare, sono stati elaborati anche i &#34;Datum&#34; (particolari orientamenti degli ellissoidi, o &#34;ellissoidi locali&#34;), che consentono di adattare meglio il modello &#34;globale&#34; alla situazione &#34;locale&#34;, in base all&#39;oscillazione del Geoide in quell&#39;area.&#xA;datum&#xA;&#xA;Ma non complichiamoci troppo la vita, già da queste premesse potete intuire come la trasposizione su una superficie piana (la carta) di una porzione di superficie terrestre sia basata su modelli approssimativi per definizione, che non sono in grado di rappresentare fedelmente la realtà. Bene, ora facciamo il passo successivo.&#xA;&#xA;La proiezione sul piano&#xA;Essendo la carta una rappresentazione sul piano di un oggetto tridimensionale (la Terra o una sua porzione) è necessario comprendere le implicazioni spaziali di questa proiezione, le quali sono in realtà molto intuitive.&#xA;Immaginate di avere un&#39;arancia e di sbucciarla (creando delle forme a &#34;spicchi&#34; l&#39;esempio è forse più comprensibile, ma qualunque forma prendano i vostri pezzi di buccia il risultato sarà identico). Potrete notare che queste porzioni di buccia non sono &#34;piatte&#34;, ma curve rispetto alla superficie di un ipotetico tavolino. Per tentare di appiattirle dovete schiacciarle, creparle, o romperle in pezzetti più piccoli, senza comunque poter ottenere una superficie piana.&#xA;Lo stesso concetto si può applicare alla proiezione della superficie terrestre su una carta. Non è possibile riportare una superficie tridimensionale su un piano in due dimensioni senza produrre delle deformazioni. Queste possono essere divise in tre tipologie:&#xA;Lineari (riguardanti le distanze)&#xA;Areali&#xA;Angolari&#xA;&#xA;In base alla caratteristica che NON viene deformata, si possono suddividere le carte in:&#xA;Isogoniche o Conformi = angoli non deformati&#xA;Equivalenti = aree non deformate&#xA;Equidistanti = distanze non deformate&#xA;Afilattiche = sono il risultato di un &#34;compromesso&#34; tra tutte le deformazioni&#xA;&#xA;Parlando invece del tipo di proiezione, nella seguente immagine ne sono illustrati tre tipi (la cilindrica rappresentata è detta &#34;diretta&#34;, mentre quando il cilindro è ruotato &#34;orizzontalmente&#34; prende il nome di &#34;trasversa&#34;). &#xA;tipi di proiezioni&#xA;Le superfici possono essere tangenti (es. la cilindrica) o secanti (es. la conica), e i punti/linee di tangenza tra Terra - foglio sono gli unici in cui le deformazioni risultano nulle, mentre man mano che ci si allontana da questi punti aumentano di entità.&#xA;Nella scelta del tipo di proiezione si tiene conto del soggetto da rappresentare. Tra queste, ad esempio, la proiezione migliore per l&#39;Italia è la Cilindrica trasversa, poiché il nostro Paese si estende da Nord a Sud, mentre per la Francia una buona soluzione è quella Conica.&#xA;&#xA;Un&#39;ulteriore distinzione si può fare basandosi sulla posizione del punto di proiezione rispetto all&#39;ellissoide di rotazione (nell&#39;ortografica è posto all&#39;infinito), che ovviamente porta a implicazioni differenti in termini di deformazioni.&#xA;punti di proiezione&#xA;&#xA;Conclusioni&#xA;Spero di aver esposto tutte queste considerazioni in maniera comprensibile, se avete trovato questi argomenti troppo noiosi (ed incredibilmente siete arrivati a leggere -forse solo- la fine) non preoccupatevi... Per esperienza ho notato che sono poche le persone che si interessano di tali temi. &#xA;&#xA;In definitiva, comunque, spero di aver reso l&#39;idea della complessità che sta dietro alla realizzazione di una carta geografica che abbia come scopo la rappresentazione il più metricamente corretta possibile della superficie terrestre. In breve, ecco riassunti i punti essenziali:&#xA;La base di partenza non è la reale superficie terrestre ma un modello che la approssima&#xA;Le dimensioni di tale modello sono state variate nel tempo&#xA;La proiezione sul piano genera necessariamente delle deformazioni&#xA;Le deformazioni variano anche in base al tipo di proiezione scelta&#xA;&#xA;P.S. Ci sarebbero ulteriori considerazioni da fare, ma non voglio caricare eccessivamente un post già complesso... In futuro potrei farne un secondo su questo tema, magari riguardante nello specifico la &#34;scala&#34; di una carta]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dal titolo si può pensare che anche questo post riguardi la cartografia, in parte è vero ma i concetti che troverete li ho incontrati per la prima volta grazie alla geomatica.
Se avete visto il post precedente vi ricorderete (<em>forse</em>) di aver letto che non è possibile la realizzazione di una carta che risulti fedele al 100% con la realtà. Ecco, con questo articolo vi mostrerò il perché, in maniera spero non troppo tecnica.
(Queste considerazioni si applicano ovviamente a quella tipologia di carte che hanno come scopo la rappresentazione geometricamente accurata del territorio).</p>

<h3 id="la-forma-della-terra">La forma della Terra</h3>

<p>La Terra è tonda. Più precisamente, la sua superficie di riferimento è chiamata “Geoide”, termine con il quale si identifica la <em>superficie equipotenziale del campo gravitazionale</em> (in parole semplici e comprensibili, il Geoide corrisponde alla superficie che assumerebbe la Terra se fosse ricoperta d&#39;acqua, poiché questa si distribuirebbe in modo differente a seconda della forza di gravità, che non è omogenea su tutta la superficie terrestre).
Ora, il Geoide non è purtroppo descrivibile in termini matematici, per lo meno con le conoscenze attuali, dunque chi studia la superficie terrestre è costretto a prendere come riferimento un Ellissoide, introducendo quindi una prima approssimazione rispetto alla superficie reale.
Questo ellissoide è detto “di rotazione” perché si materializza facendo ruotare un&#39;ellisse lungo un asse (detto Z) in un sistema tridimensionale.
Eseguendo questa operazione con un ellisse avente il centro all&#39;origine degli assi si ottiene una figura solida, il cosiddetto “Ellissoide di rotazione”.
<img src="https://clippy.kenobit.it/image_proxy?url=https%3A%2F%2Ffb-solutions.tech%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F04%2FEllipsoide-et-geoide-2048x1281.png&amp;h=5cf0a9d05165aa5ceee48b4a1c458b9212f5756c2f7c13a2aa141201bd5a4e74" alt="ellissoide vs geoide"></p>

<p>La modellizzazione della Terra si basa dunque su questa figura geometrica solida, realizzata con il seguente sistema di assi:
–  L&#39;origine degli assi coincidente al centro di massa della Terra
– L&#39;asse Z che coincide con l&#39;asse di rotazione terrestre
– L&#39;asse X coincidente con il Meridiano di Greenwich
– L&#39;asse Y risultante in conseguenza dei due precedenti</p>

<p>Le dimensioni dell&#39;ellissoide di rotazione, inoltre, sono state modificate nel tempo. I due semiassi che lo definiscono (equatoriale – lungo gli assi Y e X; polare – lungo l&#39;asse Z) dovrebbero coincidere con il “raggio terrestre”, ma tali valori sono stati affinati nel corso dei secoli grazie al progresso tecnico che ci ha permesso di ricavarne una stima sempre migliore.
Si può inoltre aggiungere che, in base alla porzione di superficie da rappresentare, sono stati elaborati anche i “Datum” (particolari orientamenti degli ellissoidi, o “ellissoidi locali”), che consentono di adattare meglio il modello “globale” alla situazione “locale”, in base all&#39;oscillazione del Geoide in quell&#39;area.
<img src="https://clippy.kenobit.it/image_proxy?url=https%3A%2F%2Fts2.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.hkoFLDzaCVXYqU7I3eDNUwHaHz%26pid%3D15.1&amp;h=828106c64738b1a71912f1196424bb393449fbdcdaba85b1de7be798f32e9d65" alt="datum"></p>

<p>Ma non complichiamoci troppo la vita, già da queste premesse potete intuire come la trasposizione su una superficie piana (la carta) di una porzione di superficie terrestre sia basata su modelli approssimativi per definizione, che non sono in grado di rappresentare fedelmente la realtà. Bene, ora facciamo il passo successivo.</p>

<h3 id="la-proiezione-sul-piano">La proiezione sul piano</h3>

<p>Essendo la carta una rappresentazione sul piano di un oggetto tridimensionale (la Terra o una sua porzione) è necessario comprendere le implicazioni spaziali di questa <em><strong>proiezione</strong></em>, le quali sono in realtà molto intuitive.
Immaginate di avere un&#39;arancia e di sbucciarla (creando delle forme a “spicchi” l&#39;esempio è forse più comprensibile, ma qualunque forma prendano i vostri pezzi di buccia il risultato sarà identico). Potrete notare che queste porzioni di buccia non sono “piatte”, ma curve rispetto alla superficie di un ipotetico tavolino. Per tentare di appiattirle dovete schiacciarle, creparle, o romperle in pezzetti più piccoli, senza comunque poter ottenere una superficie piana.
Lo stesso concetto si può applicare alla proiezione della superficie terrestre su una carta. Non è possibile riportare una superficie tridimensionale su un piano in due dimensioni senza produrre delle deformazioni. Queste possono essere divise in tre tipologie:
– Lineari (riguardanti le distanze)
– Areali
– Angolari</p>

<p>In base alla caratteristica che NON viene deformata, si possono suddividere le carte in:
– Isogoniche o Conformi = angoli non deformati
– Equivalenti = aree non deformate
– Equidistanti = distanze non deformate
– Afilattiche = sono il risultato di un “compromesso” tra tutte le deformazioni</p>

<p>Parlando invece del tipo di proiezione, nella seguente immagine ne sono illustrati tre tipi (la cilindrica rappresentata è detta “diretta”, mentre quando il cilindro è ruotato “orizzontalmente” prende il nome di “trasversa”).
<img src="https://clippy.kenobit.it/image_proxy?url=https%3A%2F%2Fts2.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.dolwlZrajIsUMmbFWIM0XgHaJ-%26pid%3D15.1&amp;h=7eef9413cec7b88b6a05be241e9721120865be4361bd98244bd2bb44e7ffbbcd" alt="tipi di proiezioni">
Le superfici possono essere tangenti (es. la cilindrica) o secanti (es. la conica), e i punti/linee di tangenza tra Terra – foglio sono gli unici in cui le deformazioni risultano nulle, mentre man mano che ci si allontana da questi punti aumentano di entità.
Nella scelta del tipo di proiezione si tiene conto del soggetto da rappresentare. Tra queste, ad esempio, la proiezione migliore per l&#39;Italia è la Cilindrica trasversa, poiché il nostro Paese si estende da Nord a Sud, mentre per la Francia una buona soluzione è quella Conica.</p>

<p>Un&#39;ulteriore distinzione si può fare basandosi sulla posizione del punto di proiezione rispetto all&#39;ellissoide di rotazione (nell&#39;ortografica è posto all&#39;infinito), che ovviamente porta a implicazioni differenti in termini di deformazioni.
<img src="https://clippy.kenobit.it/image_proxy?url=https%3A%2F%2Fencrypted-tbn0.gstatic.com%2Fimages%3Fq%3Dtbn%3AANd9GcSaC4FwL-LmEjnNV1d5sTk50GIi5C5q3YWdamMuBV4CxJNgfhQ%26s&amp;h=2c81f48f994751ff94f95406c32e877077228d9b37f919413bc11c294dcd8d0e" alt="punti di proiezione"></p>

<h3 id="conclusioni">Conclusioni</h3>

<p>Spero di aver esposto tutte queste considerazioni in maniera comprensibile, se avete trovato questi argomenti troppo noiosi (ed incredibilmente siete arrivati a leggere -forse solo- la fine) non preoccupatevi... Per esperienza ho notato che sono poche le persone che si interessano di tali temi.</p>

<p>In definitiva, comunque, spero di aver reso l&#39;idea della complessità che sta dietro alla realizzazione di una carta geografica che abbia come scopo la rappresentazione il più metricamente corretta possibile della superficie terrestre. In breve, ecco riassunti i punti essenziali:
– La base di partenza non è la reale superficie terrestre ma un modello che la approssima
– Le dimensioni di tale modello sono state variate nel tempo
– La proiezione sul piano genera <em>necessariamente</em> delle deformazioni
– Le deformazioni variano anche in base al tipo di proiezione scelta</p>

<p>P.S. Ci sarebbero ulteriori considerazioni da fare, ma non voglio caricare eccessivamente un post già complesso... In futuro potrei farne un secondo su questo tema, magari riguardante nello specifico la “scala” di una carta</p>
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      <author>Geografia - tra antico e moderno</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/p7d2poi66m</guid>
      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:15:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Rock Progressive e morra cinese.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/robercrantz/rock-progressive-e-morra-cinese</link>
      <description>&lt;![CDATA[iO quella volta che un cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro, una ragazza senza grazie, un Grande Antico riluttante e una tigre di pezza shakespeariana provarono a cambiare per sempre la storia del progressive./i&#xA;&#xA;h2 id=&#34;Intro&#34;The Happiest Days of our Lives/h2&#xA;blockquote cite=&#34;Life, Time and Frequency of the Interstellar Mouse. Whatever Happened to the Revolution?&#34;&#xA;Tornate indietro con la mente di qualche anno. È il 1965, e se la Storia con la esse maiuscola lo ricorderà per la morte di Malcolm X e la marcia di Selma, per noi è anche l&#39;anno in cui nel Regno Unito quattro ragazze e una persona non binaria decidono che è giunto il momento di fondare un gruppo ed entrare tra le leggende della musica: sono Ginger Ale (al secolo &#39;Nessa Ellis), Jay Hollybridge, Lamia Witherspoon, Margaret Mondegreen e Veronica &#34;Ronnie&#34; Law, meglio note come biThe Revolution Frequency of the Interstellar Mouse/i/b.&#xA;&#xA;[...]&#xA;&#xA;La loro per certi versi è una storia come tante: l&#39;arrivo a Londra, le difficoltà nel sbarcare il lunario, le complicate vite personali da gestire e la musica come elemento salvifico e unificatore.&#xA;Lamia e Ronnie, una da Sheffield e l&#39;altra da Newcastle, hanno avuto in comune un&#39;infanzia povera e difficile, che le ha portate a passare più di qualche notte nelle celle delle stazioni di polizia delle rispettive città. Ma del resto, con la sola eccezione di Margaret, nata in un&#39;agiata famiglia borghese, nel gruppo chi non ha avuto qualche piccolo trascorso con la legge? Anche se le loro storie non sono arrivate tra le pagine di cronaca, cercando molto bene nei casellari giudiziari del Regno è possibile trovare anche i nominativi di Ginger e Jay - anche se trovare quest&#39;ultimo nome è stata un&#39;impresa molto difficile, ci troviamo evidentemente di fronte a una persona molto elusiva che tiene molto alla sua privacy.&#xA;&#xA;[...]&#xA;&#xA;Questa band aveva tanto potenziale quante idee rivoluzionarie, perfino per quell&#39;epoca psichedelica e sperimentale che sono stati gli anni &#39;60. Ma la storia prende direzioni misteriose e, per qualche motivo, tutto quello che ci rimane della loro esistenza è biThe Second Coming of the Interstellar Mouse/i/b, album di esordio che fu un discreto successo in UK a cavallo tra il 1967 e il 1968, e un secondo album, indipendente e totalmente anti-commerciale, pubblicato in quasi clandestinità molti anni dopo solo per uno zoccolo duro di iaficionados/i e quasi del tutto introvabile già fin dalla sua uscita. (Chi vi scrive è riuscito miracolosamente a recuperarne una copia per puro caso in un piccolo negozio di dischi di Minneapolis)&#xA;&#xA;Cos&#39;è successo quindi al Topo Interstellare e alle sue discepole?&#xA;/blockquote&#xA;pEstratto da cite&#34;Life, Time and Frequency of the Interstellar Mouse. Whatever Happened to the Revolution?&#34;/cite/p&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;h2 id=&#34;SassoCartaRock&#34;Sasso, Carta e Rock &amp; Roll/h2&#xA;La storia della musica è piena di vicende del genere, ma Ginger, Jay, Lamia, Margaret e Ronnie non esistono. O meglio, per un brevissimo lasso di tempo l&#39;hanno fatto, in quello che è stato lo spazio immaginato condiviso di cinque persone che si sono ritrovate a giocare online a un piccolo gioco di ruolo chiamato ba href=&#34;https://grumpybearstuff.com/giochi/scissors-paper-rocknroll/&#34; title=&#34;Pagina di Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll nello store di Grumpy Bear&#34;Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll/a/b.&#xA;&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/ff/15/PjERX7rmo.jpg&#34; alt=&#34;Copertina raffigurante un muro di mattoni bianchi dalle cui aperture sbucano un orso polare, un occhio e un arcobaleno&#34; title=&#34;Copertina del gioco&#34; id=&#34;image01&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia01&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;La copertina omaggio tutt&#39;altro che velato ai iPin Floi/i/p&#xA;&#xA;Come facilmente intuibile dal preambolo, nel gioco esploreremo le vite e i tentativi di un gruppo di persone di creare un gruppo musicale Rock Progressive nel Regno Unito degli anni tra il 1965 e il 1971 - quantomeno nella sua impostazione di default, perché il gioco è aperto a ogni epoca e genere musicale.&#xA;Riusciremo a portare la nostra band alla fama internazionale? E se sì, le relazioni tra noi membri del gruppo come si evolveranno? Cercheremo gloria personale seguendo dei progetti individuali o faremo di tutto per tenere coeso il gruppo? Lo scopriremo solo giocando, e il percorso che i nostri personaggi prenderanno potrebbe sorprendere in primis noi stessɜ.&#xA;&#xA;h3 id=&#34;ComeFunziona&#34;Come Funziona?/h3&#xA;Il gioco di per sé è abbastanza semplice e, visto che stiamo parlando di un GdR che mi piace, totalmente avulso alle dinamiche tipiche di un D&amp;D. Non c&#39;è un Master e non ci sono tiri di dado a determinare gli esiti di eventuali conflitti narrativi ma tutto è gestito in maniera assolutamente ifreeform/i, con le mosse della morra cinese a determinare il tipo di scene che verranno rappresentate e quindi cosa succederà nella fiction.&#xA;&#xA;Come funziona quindi? Partiamo dalle basi, stabilendo luogo, genere e periodo storico della giocata, per poi passare ai personaggi: per prima cosa scegliamo quale strumento vogliamo suonare, dopo di che, prima di definirli nel dettaglio, a turno diciamo una caratteristica che è comune a tutti tranne a uno, in modo da creare un cast sia unito che variegato.&#xA;&#xA;Il nome del gruppo lo decideremo con un metodo di scrittura collettiva che ritornerà nel momento in cui dovremo scrivere le canzoni: ogni persona al tavolo scriverà una parola su una striscia di carta; dopo averle mischiate e rivelate una dopo l’altra, tuttɜ assieme sceglieremo le due parole che ci sembrano migliori per battezzare la band.&#xA;&#xA;Nel corso di sette turni, uno per anno di vita della band, sceglieremo cosa faranno i nostri personaggi mostrando dopo una conta i segni della morra cinese: ✊ biSasso/i/b vuol dire che cercheremo di aumentare la sintonia del gruppo; ✌️ biForbici/i/b vuol dire che ci dedicheremo a progetti individuali, mentre ✋ biCarta/i/b vuol dire che proveremo a dare sfogo alla creatività e, se tutto va bene, comporre un singolo.&#xA;&#xA;Qualunque sia stata la nostra scelta per l’anno, dobbiamo rappresentarla in fiction impostando una scena. Può essere breve, limitandoci a dire cosa fa il nostro personaggio, o più strutturata, dandole un taglio più cinematografico coinvolgendo le altre persone al tavolo a interpretare i rispettivi PG o altri comprimari presenti in scena. In ogni caso, alla fine di ogni scena ognunə dirà come il suo PG reagisce a quanto appena accaduto.&#xA;&#xA;Ovviamente per ottenere la fama la nostra band ha bisogno di comporre dei pezzi e per farlo occorre che almeno la metà delle persone al tavolo in un turno abbia scelto biCarta/i/b. Se la condizione si verifica, esattamente come per il nome del gruppo, scriviamo tuttɜ una breve frase su una striscia di carta e, dopo averle rivelate una a una, decidiamo in che ordine disporle per creare la strofa di una canzone.&#xA;&#xA;A conclusione di ogni turno faremo tutti assieme una scena post-concerto che tirerà un po’ le somme degli avvenimenti di quell’anno e ci trascinerà al successivo.&#xA;&#xA;Tralasciando qualche altra regola più nel dettaglio, il gioco è davvero tutto qui; del resto nella sua prima iterazione stava tutto dentro una cartolina di uno dei a href=&#34;https://www.dreamlord.it/prodotto/calendario-dellavvento-ludico-2023/&#34; title=&#34;Un&#39;edizione del Calendario dell&#39;avvento Ludico&#34;biCalendari dell’Avvento Ludico/i/b/a di GDR Unplugged e Dreamlord Games.&#xA;&#xA;h3 id=&#34;InterstellarMouse&#34;The Revolution Frequency of the Interstellar Mouse/h3&#xA;E quindi com&#39;è stata la nostra avventura di #GenteCheFediGioca nei meandri del Prog-Rock virtuale?&#xA;&#xA;Intanto confesso che abbiamo cominciato benissimo, &#34;trasgredendo&#34; subito il regolamento. Tra le parole emerse c&#39;erano almeno due coppie che combinate assieme formavano un perfetto nome surreale per la nostra band: la frequenza (radio) della rivoluzione che giustapposta al topo interstellare diventa anche la frequenza di rivoluzione di un oggetto nello spazio... era un doppio senso troppo bello per limitarci a solo due elementi.&#xA;&#xA;La fase di creazione dei personaggi l&#39;ho trovata molto stimolante nella sua semplicità. Il fatto che ciascunə di noi dovesse stabilire una caratteristica comune a tutti i componenti del gruppo per poi indicare unə altrə giocatore come eccezione, da un lato mette dei paletti che delimitano il campo di gioco ma dall&#39;altro ci dà una tavolozza di colori con cui cominciare a dipingere la tela. Ed è qualcosa che emerge intervento dopo intervento, perché solo quando hanno contribuito tuttɜ avremo il quadro completo.&#xA;&#xA;Per intenderci, iniziamo con a href=&#34;https://eldritch.cafe/@sansserifgirl&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di ragazza senza grazie&#34;bragazza senza grazie/b/a che stabilisce che siamo tuttɜ ventenni tranne il personaggio di a href=&#34;https://livellosegreto.it/@idiran&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di Idiran&#34;bIdiran/b/a.&#xA;a href=&#34;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di cretinodicrescenzago&#34;bCretinodicrescenzago/b/a aggiunge che siamo tuttɜ donne tranne il personaggio di a href=&#34;https://livellosegreto.it/@lvl3GlassFrog&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di GlassFrog&#34;bGlassFrog/b/a, che deciderà che il suo PG è non-binario.&#xA;A questo punto Idiran dirà che veniamo tuttɜ dal nord dell&#39;Inghilterra tranne il personaggio di ragazza senza grazie, mentre GlassFrog introdurrà il fatto che vestono tuttɜ eleganti tranne il mio personaggio. Infine rimango io, che butto giù il fatto che abbiamo tuttɜ dei piccoli precedenti penali tranne il personaggio di cretinodicrescenzago.&#xA;&#xA;Notate come ogni singola iterazione altrui ci mette di fronte a un fatto compiuto e abbiamo il controllo solo nel definire cosa bnon/b siamo? Personalmente trovo molto stimolante che l&#39;idea del tuo PG puoi fartela solo dopo l&#39;interazione con lɜ altrɜ, scoprendo pennellata dopo pennellata che materiale avrai a disposizione.&#xA;&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/e6/77/dIj1FRgOo.png&#34; alt=&#34;Illustrazione di una ragazza dai capelli ricci rossi e gli occhi verdi, che si gira sorniona verso chi guarda. Indossa una giacca lisa a quadri e un flat cap con un motivo tartan blu e verde&#34; title=&#34;Veronica Law&#34; id=&#34;image02&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia02&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;(E a proposito di pennellate... ecco Veronica &#34;Ronnie&#34; Law, tradotta in immagine per grazia di a href=&#34;https://livellosegreto.it/@sugarcoatedhorror&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di Sugarcoatedhorror su Livello Segreto&#34;b@sugarcoatedhorror)/b/a/p&#xA;&#xA;A livello di fiction, la libertà nello scegliere cosa fare creando le scene fa scaturire situazioni interessanti e il fatto che dopo una scena impostata da un altrə dobbiamo comunque dire come il nostro PG reagisce alla sua scelta ci permette comunque di mantenere un certo controllo sulla narrazione, anche quando non siamo noi a essere sotto i riflettori.&#xA;&#xA;Per dire, quando ho scelto di dedicarmi ai &#34;progetti personali&#34; con ibForbici/b/i, ho potuto benissimo dire che quell&#39;anno non ho contribuito alla band non perché seguissi un progetto solista ma perché Ronnie era finita in prigione, e aveva comunque perfettamente senso che questo avesse fatto crescere il livello di biFama Individuale/i/b (uno degli unici tre valori numerici del gioco) del mio PG.&#xA;&#xA;Ho amato anche come abbiamo trasformato in maniera diegetica il fatto che al momento di scrivere la prima canzone alcunɜ di noi avessero scritto le frasi in italiano e altrɜ direttamente in inglese, decidendo che Margaret era entrata in possesso delle opere di Nanni Balestrini e Tommaso Landolfi e aveva voluto mettere dentro ai testi delle frasi in italiano per omaggiarli.&#xA;&#xA;In definitiva, Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll è stata una bella scoperta, e giocarlo con lo stesso gruppo con cui avevo giocato precedentemente a href=&#34;https://log.livellosegreto.it/robercrantz/giochi-di-ruolo-musica-e-anni-90&#34; title=&#34;Un mio post brutto su un gran bel gioco&#34;bDamn the Man, Save the Music/b/a è stato particolarmente piacevole, tant&#39;è che a una certa doveva scapparci la citazione-omaggio, con un personaggio di quella giocata che fa una breve comparsata con 46 anni in meno sul groppone 😅&#xA;&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/22/6d/Op1m4GKu_o.png&#34; alt=&#34;Un foglio excel su google drive che cerca di riprodurre sia la scheda del personaggio del gioco che una sorta di tavolo su cui comporre le canzoni&#34; title=&#34;La &#39;scheda&#39; che abbiamo usato nella nostra giocata online&#34; id=&#34;image03&#34; class=&#34;mg-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia03&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;La partita via internet/p&#xA;&#xA;L&#39;unica &#34;pecca&#34; - ma questo il manuale lo dice esplicitamente - è che, per quanto sia possibile giocarlo via internet, è sicuramente un gioco che dà un&#39;esperienza migliore dal vivo; la morra cinese da fare online è un inferno di conte fuori-sincro e webcam da controllare per assicurarsi che la propria mano sia inquadrata bene, che si aggiunge ai problemi strutturali già presenti: il ritardo inevitabile nel processare gli input altrui, che aumenta se qualcunə usa delle cuffie bluetooth, col rischio di parlare sovrapponendosi per poi fermarsi di colpo, la mancanza di tutta la parte di comunicazione visuale e spaziale che di presenza è immediata e online no... insomma, quello che dal vivo ci avrebbe preso giusto una serata in tutta tranquillità, online ha richiesto due serate e ne avrebbe chiesto una terza se non avessimo deciso a malincuore di saltare l&#39;ultimo anno per passare all&#39;epilogo.&#xA;&#xA;Per il resto, per come funziona il metodo di composizione delle canzoni che porterà inevitabilmente a risultati alquanto surreali, ci si chiedeva se il gioco avesse senso applicato a un genere che non fosse il Prog. Secondo me sì, ma probabilmente per ottenere un risultato più coerente occorre che tuttɜ al tavolo abbiano ben presente il genere di riferimento.&#xA;O in effetti anche no, alla fine il vero cuore del gioco non sta tanto negli artefatti che produrremo come gruppo (bella anche l&#39;idea di disegnare le copertine degli album) ma nelle storie collettive dei nostri personaggi, per cui alla fine che importa se il nostro gruppo Death Metal avrà una strofa che recita i&#34;Sole, cuore e amore&#34;/i subito dopo un i&#34;Butta sangue e muori&#34;/i? 🤟&#xA;&#xA;Hashtag rilevanti: #RobsCabinetOfGDR, #GDRSegreto, #TTRPG, #GDR, #ScissorsPaperRockNRoll, #60s, #Music&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><i>O quella volta che un cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro, una ragazza senza grazie, un Grande Antico riluttante e una tigre di pezza shakespeariana provarono a cambiare per sempre la storia del progressive.</i></p>

<p><h2 id="Intro">The Happiest Days of our Lives</h2>
<blockquote>Tornate indietro con la mente di qualche anno. È il 1965, e se la Storia con la esse maiuscola lo ricorderà per la morte di Malcolm X e la marcia di Selma, per noi è anche l&#39;anno in cui nel Regno Unito quattro ragazze e una persona non binaria decidono che è giunto il momento di fondare un gruppo ed entrare tra le leggende della musica: sono Ginger Ale (al secolo &#39;Nessa Ellis), Jay Hollybridge, Lamia Witherspoon, Margaret Mondegreen e Veronica “Ronnie” Law, meglio note come <b><i>The Revolution Frequency of the Interstellar Mouse</i></b>.</p>

<p>[...]</p>

<p>La loro per certi versi è una storia come tante: l&#39;arrivo a Londra, le difficoltà nel sbarcare il lunario, le complicate vite personali da gestire e la musica come elemento salvifico e unificatore.
Lamia e Ronnie, una da Sheffield e l&#39;altra da Newcastle, hanno avuto in comune un&#39;infanzia povera e difficile, che le ha portate a passare più di qualche notte nelle celle delle stazioni di polizia delle rispettive città. Ma del resto, con la sola eccezione di Margaret, nata in un&#39;agiata famiglia borghese, nel gruppo chi non ha avuto qualche piccolo trascorso con la legge? Anche se le loro storie non sono arrivate tra le pagine di cronaca, cercando molto bene nei casellari giudiziari del Regno è possibile trovare anche i nominativi di Ginger e Jay – anche se trovare quest&#39;ultimo nome è stata un&#39;impresa molto difficile, ci troviamo evidentemente di fronte a una persona molto elusiva che tiene molto alla sua privacy.</p>

<p>[...]</p>

<p>Questa band aveva tanto potenziale quante idee rivoluzionarie, perfino per quell&#39;epoca psichedelica e sperimentale che sono stati gli anni &#39;60. Ma la storia prende direzioni misteriose e, per qualche motivo, tutto quello che ci rimane della loro esistenza è <b><i>The Second Coming of the Interstellar Mouse</i></b>, album di esordio che fu un discreto successo in UK a cavallo tra il 1967 e il 1968, e un secondo album, indipendente e totalmente anti-commerciale, pubblicato in quasi clandestinità molti anni dopo solo per uno zoccolo duro di <i>aficionados</i> e quasi del tutto introvabile già fin dalla sua uscita. (Chi vi scrive è riuscito miracolosamente a recuperarne una copia per puro caso in un piccolo negozio di dischi di Minneapolis)</p>

<p>Cos&#39;è successo quindi al Topo Interstellare e alle sue discepole?
</blockquote>
<p>Estratto da <cite>“Life, Time and Frequency of the Interstellar Mouse. Whatever Happened to the Revolution?”</cite></p></p>



<p><h2 id="SassoCartaRock">Sasso, Carta e Rock &amp; Roll</h2>
La storia della musica è piena di vicende del genere, ma Ginger, Jay, Lamia, Margaret e Ronnie non esistono. O meglio, per un brevissimo lasso di tempo l&#39;hanno fatto, in quello che è stato lo spazio immaginato condiviso di cinque persone che si sono ritrovate a giocare online a un piccolo gioco di ruolo chiamato <b><a href="https://grumpybearstuff.com/giochi/scissors-paper-rocknroll/" title="Pagina di Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll nello store di Grumpy Bear" rel="nofollow">Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll</a></b>.</p>

<p><img src="https://images2.imgbox.com/ff/15/PjERX7rm_o.jpg" alt="Copertina raffigurante un muro di mattoni bianchi dalle cui aperture sbucano un orso polare, un occhio e un arcobaleno" title="Copertina del gioco" id="image01" class="img-didascalia"/><p id="didascalia01" class="testo-didascalia">La copertina omaggio tutt&#39;altro che velato ai <i>Pin Floi</i></p></p>

<p>Come facilmente intuibile dal preambolo, nel gioco esploreremo le vite e i tentativi di un gruppo di persone di creare un gruppo musicale Rock Progressive nel Regno Unito degli anni tra il 1965 e il 1971 – quantomeno nella sua impostazione di default, perché il gioco è aperto a ogni epoca e genere musicale.
Riusciremo a portare la nostra band alla fama internazionale? E se sì, le relazioni tra noi membri del gruppo come si evolveranno? Cercheremo gloria personale seguendo dei progetti individuali o faremo di tutto per tenere coeso il gruppo? Lo scopriremo solo giocando, e il percorso che i nostri personaggi prenderanno potrebbe sorprendere in primis noi stessɜ.</p>

<p><h3 id="ComeFunziona">Come Funziona?</h3>
Il gioco di per sé è abbastanza semplice e, visto che stiamo parlando di un GdR che mi piace, totalmente avulso alle dinamiche tipiche di un D&amp;D. Non c&#39;è un Master e non ci sono tiri di dado a determinare gli esiti di eventuali conflitti narrativi ma tutto è gestito in maniera assolutamente <i>freeform</i>, con le mosse della morra cinese a determinare il tipo di scene che verranno rappresentate e quindi cosa succederà nella fiction.</p>

<p>Come funziona quindi? Partiamo dalle basi, stabilendo luogo, genere e periodo storico della giocata, per poi passare ai personaggi: per prima cosa scegliamo quale strumento vogliamo suonare, dopo di che, prima di definirli nel dettaglio, a turno diciamo una caratteristica che è comune a tutti tranne a uno, in modo da creare un cast sia unito che variegato.</p>

<p>Il nome del gruppo lo decideremo con un metodo di scrittura collettiva che ritornerà nel momento in cui dovremo scrivere le canzoni: ogni persona al tavolo scriverà una parola su una striscia di carta; dopo averle mischiate e rivelate una dopo l’altra, tuttɜ assieme sceglieremo le due parole che ci sembrano migliori per battezzare la band.</p>

<p>Nel corso di sette turni, uno per anno di vita della band, sceglieremo cosa faranno i nostri personaggi mostrando dopo una conta i segni della morra cinese: ✊ <b><i>Sasso</i></b> vuol dire che cercheremo di aumentare la sintonia del gruppo; ✌️ <b><i>Forbici</i></b> vuol dire che ci dedicheremo a progetti individuali, mentre ✋ <b><i>Carta</i></b> vuol dire che proveremo a dare sfogo alla creatività e, se tutto va bene, comporre un singolo.</p>

<p>Qualunque sia stata la nostra scelta per l’anno, dobbiamo rappresentarla in fiction impostando una scena. Può essere breve, limitandoci a dire cosa fa il nostro personaggio, o più strutturata, dandole un taglio più cinematografico coinvolgendo le altre persone al tavolo a interpretare i rispettivi PG o altri comprimari presenti in scena. In ogni caso, alla fine di ogni scena ognunə dirà come il suo PG reagisce a quanto appena accaduto.</p>

<p>Ovviamente per ottenere la fama la nostra band ha bisogno di comporre dei pezzi e per farlo occorre che almeno la metà delle persone al tavolo in un turno abbia scelto <b><i>Carta</i></b>. Se la condizione si verifica, esattamente come per il nome del gruppo, scriviamo tuttɜ una breve frase su una striscia di carta e, dopo averle rivelate una a una, decidiamo in che ordine disporle per creare la strofa di una canzone.</p>

<p>A conclusione di ogni turno faremo tutti assieme una scena post-concerto che tirerà un po’ le somme degli avvenimenti di quell’anno e ci trascinerà al successivo.</p>

<p>Tralasciando qualche altra regola più nel dettaglio, il gioco è davvero tutto qui; del resto nella sua prima iterazione stava tutto dentro una cartolina di uno dei <a href="https://www.dreamlord.it/prodotto/calendario-dellavvento-ludico-2023/" title="Un&#39;edizione del Calendario dell&#39;avvento Ludico" rel="nofollow"><b><i>Calendari dell’Avvento Ludico</i></b></a> di GDR Unplugged e Dreamlord Games.</p>

<p><h3 id="InterstellarMouse">The Revolution Frequency of the Interstellar Mouse</h3>
E quindi com&#39;è stata la nostra avventura di #GenteCheFediGioca nei meandri del Prog-Rock virtuale?</p>

<p>Intanto confesso che abbiamo cominciato benissimo, “trasgredendo” subito il regolamento. Tra le parole emerse c&#39;erano almeno due coppie che combinate assieme formavano un perfetto nome surreale per la nostra band: la frequenza (radio) della rivoluzione che giustapposta al topo interstellare diventa anche la frequenza di rivoluzione di un oggetto nello spazio... era un doppio senso troppo bello per limitarci a solo due elementi.</p>

<p>La fase di creazione dei personaggi l&#39;ho trovata molto stimolante nella sua semplicità. Il fatto che ciascunə di noi dovesse stabilire una caratteristica comune a tutti i componenti del gruppo per poi indicare unə altrə giocatore come eccezione, da un lato mette dei paletti che delimitano il campo di gioco ma dall&#39;altro ci dà una tavolozza di colori con cui cominciare a dipingere la tela. Ed è qualcosa che emerge intervento dopo intervento, perché solo quando hanno contribuito tuttɜ avremo il quadro completo.</p>

<p>Per intenderci, iniziamo con <a href="https://eldritch.cafe/@sans_serif_girl" title="Profilo Mastodon di ragazza senza grazie" rel="nofollow"><b>ragazza senza grazie</b></a> che stabilisce che siamo tuttɜ ventenni tranne il personaggio di <a href="https://livellosegreto.it/@idiran" title="Profilo Mastodon di Idiran" rel="nofollow"><b>Idiran</b></a>.
<a href="https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago" title="Profilo Mastodon di cretinodicrescenzago" rel="nofollow"><b>Cretinodicrescenzago</b></a> aggiunge che siamo tuttɜ donne tranne il personaggio di <a href="https://livellosegreto.it/@lvl3GlassFrog" title="Profilo Mastodon di GlassFrog" rel="nofollow"><b>GlassFrog</b></a>, che deciderà che il suo PG è non-binario.
A questo punto Idiran dirà che veniamo tuttɜ dal nord dell&#39;Inghilterra tranne il personaggio di ragazza senza grazie, mentre GlassFrog introdurrà il fatto che vestono tuttɜ eleganti tranne il mio personaggio. Infine rimango io, che butto giù il fatto che abbiamo tuttɜ dei piccoli precedenti penali tranne il personaggio di cretinodicrescenzago.</p>

<p>Notate come ogni singola iterazione altrui ci mette di fronte a un fatto compiuto e abbiamo il controllo solo nel definire cosa <b>non</b> siamo? Personalmente trovo molto stimolante che l&#39;idea del tuo PG puoi fartela solo dopo l&#39;interazione con lɜ altrɜ, scoprendo pennellata dopo pennellata che materiale avrai a disposizione.</p>

<p><img src="https://images2.imgbox.com/e6/77/dIj1FRgO_o.png" alt="Illustrazione di una ragazza dai capelli ricci rossi e gli occhi verdi, che si gira sorniona verso chi guarda. Indossa una giacca lisa a quadri e un flat cap con un motivo tartan blu e verde" title="Veronica Law" id="image02" class="img-didascalia"/><p id="didascalia02" class="testo-didascalia">(E a proposito di pennellate... ecco Veronica “Ronnie” Law, tradotta in immagine per grazia di <a href="https://livellosegreto.it/@sugarcoatedhorror" title="Profilo Mastodon di Sugarcoatedhorror su Livello Segreto" rel="nofollow"><b>@sugarcoatedhorror)</b></a></p></p>

<p>A livello di fiction, la libertà nello scegliere cosa fare creando le scene fa scaturire situazioni interessanti e il fatto che dopo una scena impostata da un altrə dobbiamo comunque dire come il nostro PG reagisce alla sua scelta ci permette comunque di mantenere un certo controllo sulla narrazione, anche quando non siamo noi a essere sotto i riflettori.</p>

<p>Per dire, quando ho scelto di dedicarmi ai “progetti personali” con <i><b>Forbici</b></i>, ho potuto benissimo dire che quell&#39;anno non ho contribuito alla band non perché seguissi un progetto solista ma perché Ronnie era finita in prigione, e aveva comunque perfettamente senso che questo avesse fatto crescere il livello di <b><i>Fama Individuale</i></b> (uno degli unici tre valori numerici del gioco) del mio PG.</p>

<p>Ho amato anche come abbiamo trasformato in maniera diegetica il fatto che al momento di scrivere la prima canzone alcunɜ di noi avessero scritto le frasi in italiano e altrɜ direttamente in inglese, decidendo che Margaret era entrata in possesso delle opere di Nanni Balestrini e Tommaso Landolfi e aveva voluto mettere dentro ai testi delle frasi in italiano per omaggiarli.</p>

<p>In definitiva, Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll è stata una bella scoperta, e giocarlo con lo stesso gruppo con cui avevo giocato precedentemente <a href="https://log.livellosegreto.it/robercrantz/giochi-di-ruolo-musica-e-anni-90" title="Un mio post brutto su un gran bel gioco" rel="nofollow"><b>Damn the Man, Save the Music</b></a> è stato particolarmente piacevole, tant&#39;è che a una certa doveva scapparci la citazione-omaggio, con un personaggio di quella giocata che fa una breve comparsata con 46 anni in meno sul groppone 😅</p>

<p><img src="https://images2.imgbox.com/22/6d/Op1m4GKu_o.png" alt="Un foglio excel su google drive che cerca di riprodurre sia la scheda del personaggio del gioco che una sorta di tavolo su cui comporre le canzoni" title="La &#39;scheda&#39; che abbiamo usato nella nostra giocata online" id="image03" class="mg-didascalia"/><p id="didascalia03" class="testo-didascalia">La partita via internet</p></p>

<p>L&#39;unica “pecca” – ma questo il manuale lo dice esplicitamente – è che, per quanto sia possibile giocarlo via internet, è sicuramente un gioco che dà un&#39;esperienza migliore dal vivo; la morra cinese da fare online è un inferno di conte fuori-sincro e webcam da controllare per assicurarsi che la propria mano sia inquadrata bene, che si aggiunge ai problemi strutturali già presenti: il ritardo inevitabile nel processare gli input altrui, che aumenta se qualcunə usa delle cuffie bluetooth, col rischio di parlare sovrapponendosi per poi fermarsi di colpo, la mancanza di tutta la parte di comunicazione visuale e spaziale che di presenza è immediata e online no... insomma, quello che dal vivo ci avrebbe preso giusto una serata in tutta tranquillità, online ha richiesto due serate e ne avrebbe chiesto una terza se non avessimo deciso a malincuore di saltare l&#39;ultimo anno per passare all&#39;epilogo.</p>

<p>Per il resto, per come funziona il metodo di composizione delle canzoni che porterà inevitabilmente a risultati alquanto surreali, ci si chiedeva se il gioco avesse senso applicato a un genere che non fosse il Prog. Secondo me sì, ma probabilmente per ottenere un risultato più coerente occorre che tuttɜ al tavolo abbiano ben presente il genere di riferimento.
O in effetti anche no, alla fine il vero cuore del gioco non sta tanto negli artefatti che produrremo come gruppo (bella anche l&#39;idea di disegnare le copertine degli album) ma nelle storie collettive dei nostri personaggi, per cui alla fine che importa se il nostro gruppo Death Metal avrà una strofa che recita <i>“Sole, cuore e amore”</i> subito dopo un <i>“Butta sangue e muori”</i>? 🤟</p>

<p>Hashtag rilevanti: #RobsCabinetOfGDR, #GDRSegreto, #TTRPG, #GDR, #ScissorsPaperRockNRoll, #60s, #Music</p>
]]></content:encoded>
      <author>Rob&#39;s cabinet of mboh?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ny745g2y47</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 19:02:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La pace dei sensi dopo anni su unixporn</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/la-pace-dei-sensi-dopo-anni-su-unixporn</link>
      <description>&lt;![CDATA[Non ho mai fatto distrohopping. A parte gli inizi con Slackware ho sposato quasi subito RedHat e poi Fedora Core 1 fino all&#39;attuale Fedora 43. Ho però provato tanti Desktop Environment e Window Manager, cominciando da Fluxbox sono passato a KDE per atterrare poi abbastanza stabilmente a Gnome. Dico abbastanza perché di Gnome non ho mai sopportato il posizionamento delle finestre e quando ho scoperto i tiling window manager ho prima tentato di replicarne il comportamento con le estensioni per poi decidere che no, il comportamento di un tiling nativo è tutt&#39;altra cosa, anche perché su Gnome si sono nel frattempo sviluppate decine di estensioni per il tiling delle finestre ma finiscono quasi tutte per perdersi per strada, per pasticciare con i keybinds di default e per appesantire il sistema. Quindi prima i3 e poi Sway. No hyprland per via di una comunità che in molti definiscono &#34;tossica&#34;. Con i3 e Sway è cominciata l&#39;ansia della customizzazione per cui passavo più tempo a fare file di configurazione e css per waybar che a lavorare. E&#39; un disturbo grave quasi quanto il distrohopping perché va a finire che è il computer ad usare te e non viceversa. Inoltre c&#39;è da dire che i tiling window manager risolvono si il problema di sapere dove apparirà esattamente la finestra che stai per aprire ma è anche vero che il classico layout 2x2 o altri layout con tante finestre affiancate finivano per essere molto poco frequenti per le mie necessità di lavoro: per il 90% del tempo ho bisogno di una finestra che è quasi full screen. Last but not least in Sway mi mancava tremendamente la possibilità di cambiare finestra con ALT-TAB...si ok...ci sono degli accrocchi per emulare il comportamento ma di nuovo uno sbatti assurdo per avere quello che dovrebbe essere una funzionalità base di un qualunque ambiente di lavoro.&#xA;&#xA;Ed ecco la svolta: ho scoperto l&#39;esistenza di Niri.&#xA;Niri è uno scrollable-tiling window manager, quindi le finestre di uno specifico workspace vengono tutte affiancate una all&#39;altra e con combinazioni di tasti puoi decidere a piacimento la larghezza delle colonne e anche decidere di impilare una finestra sotto un&#39;altra per ottenere layout simili a quelli di un classico tiling window manager. Questo risolve diversi problemi, primo fra tutti il fatto che almeno nel mio caso la finistra su cui lavoro normalmente occupa più del 50% della larghezza del monitor. Sul sito ufficiale ci sono screenshot e video che probabilmente rendono molto meglio l&#39;idea di quanto non possano fare le mie parole. Ovviamente ha l&#39;ALT-TAB nativo (e molto bello) per cambiare finestra.&#xA;Ma la seconda e rivoluzionaria svolta è stata la scoperta di Dank Linux, un progetto che punta a portare le comodità di un Desktop Environment su Niri (e altri window manager): ok, non è maturo come Gnome e non ha la stessa barca di funzionalità ma è MOLTO ma MOLTO più customizzabile e infinitamente più leggero. Sia Niri che Dank Linux guadagnano ogni giorno più popolarità e hanno cicli di sviluppo e release estremamente veloci e promettenti, insomma nuove funzionalità sono introdotte a ritmi frenetici. &#xA;&#xA;Da diversi mesi se voglio cambiare tema è un semplice click nelle impostazioni, so come saranno disposte le finestre che apro, a livello estetico siamo ai vertici di unixporn, la batteria mi dura circa il doppio rispetto a Gnome e soprattutto... posso lavorare con il computer senza perdermi in file di configurazione :-)&#xA;&#xA;Lascio i link:&#xA;Niri&#xA;Dank Linux&#xA;&#xA;#linux #opensource&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Non ho mai fatto distrohopping. A parte gli inizi con Slackware ho sposato quasi subito RedHat e poi Fedora Core 1 fino all&#39;attuale Fedora 43. Ho però provato tanti Desktop Environment e Window Manager, cominciando da Fluxbox sono passato a KDE per atterrare poi abbastanza stabilmente a Gnome. Dico abbastanza perché di Gnome non ho mai sopportato il posizionamento delle finestre e quando ho scoperto i tiling window manager ho prima tentato di replicarne il comportamento con le estensioni per poi decidere che no, il comportamento di un tiling nativo è tutt&#39;altra cosa, anche perché su Gnome si sono nel frattempo sviluppate decine di estensioni per il tiling delle finestre ma finiscono quasi tutte per perdersi per strada, per pasticciare con i keybinds di default e per appesantire il sistema. Quindi prima i3 e poi Sway. No hyprland per via di una comunità che in molti definiscono “tossica”. Con i3 e Sway è cominciata l&#39;ansia della customizzazione per cui passavo più tempo a fare file di configurazione e css per waybar che a lavorare. E&#39; un disturbo grave quasi quanto il distrohopping perché va a finire che è il computer ad usare te e non viceversa. Inoltre c&#39;è da dire che i tiling window manager risolvono si il problema di sapere dove apparirà esattamente la finestra che stai per aprire ma è anche vero che il classico layout 2x2 o altri layout con tante finestre affiancate finivano per essere molto poco frequenti per le mie necessità di lavoro: per il 90% del tempo ho bisogno di una finestra che è quasi full screen. Last but not least in Sway mi mancava tremendamente la possibilità di cambiare finestra con ALT-TAB...si ok...ci sono degli accrocchi per emulare il comportamento ma di nuovo uno sbatti assurdo per avere quello che dovrebbe essere una funzionalità base di un qualunque ambiente di lavoro.</p>

<p>Ed ecco la svolta: ho scoperto l&#39;esistenza di Niri.
Niri è uno scrollable-tiling window manager, quindi le finestre di uno specifico workspace vengono tutte affiancate una all&#39;altra e con combinazioni di tasti puoi decidere a piacimento la larghezza delle colonne e anche decidere di impilare una finestra sotto un&#39;altra per ottenere layout simili a quelli di un classico tiling window manager. Questo risolve diversi problemi, primo fra tutti il fatto che almeno nel mio caso la finistra su cui lavoro normalmente occupa più del 50% della larghezza del monitor. Sul sito ufficiale ci sono screenshot e video che probabilmente rendono molto meglio l&#39;idea di quanto non possano fare le mie parole. Ovviamente ha l&#39;ALT-TAB nativo (e molto bello) per cambiare finestra.
Ma la seconda e rivoluzionaria svolta è stata la scoperta di Dank Linux, un progetto che punta a portare le comodità di un Desktop Environment su Niri (e altri window manager): ok, non è maturo come Gnome e non ha la stessa barca di funzionalità ma è MOLTO ma MOLTO più customizzabile e infinitamente più leggero. Sia Niri che Dank Linux guadagnano ogni giorno più popolarità e hanno cicli di sviluppo e release estremamente veloci e promettenti, insomma nuove funzionalità sono introdotte a ritmi frenetici.</p>

<p>Da diversi mesi se voglio cambiare tema è un semplice click nelle impostazioni, so come saranno disposte le finestre che apro, a livello estetico siamo ai vertici di unixporn, la batteria mi dura circa il doppio rispetto a Gnome e soprattutto... posso lavorare con il computer senza perdermi in file di configurazione :–)</p>

<p>Lascio i link:
<a href="https://github.com/niri-wm/niri" rel="nofollow">Niri</a>
<a href="https://danklinux.com/" rel="nofollow">Dank Linux</a></p>

<p>#linux #opensource</p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/0o81k89nri</guid>
      <pubDate>Sun, 22 Feb 2026 21:01:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Facciamoci curare dagli alpini</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/facciamoci-curare-dagli-alpini</link>
      <description>&lt;![CDATA[Leggo che il decreto Milleproroghe - in discussione alla Camera - vuole prolungare anche nel 2026 la possibilità di far lavorare i medici fino a 72 anni, anche richiamandoli dalla pensione.&#xA;&#xA;Fonte&#xA;&#xA;Leggo anche di un disegno di legge interessante: Secondo un documento visto da Reuters, il piano allo studio porterebbe Esercito, Marina e Aeronautica da circa 170.000 a 275.000 unità entro il 2044&#xA;&#xA;Fonte&#xA;&#xA;Insomma mancano i medici, sostituiamoli con i militari.&#xA;&#xA;Giuro che la prossima volta che sento qualcuno lamentarsi della sanità, dei tempi di attesa per un esame medico, della congestione dei pronto soccorso...chiedo cortesemente cosa ha votato negli ultimi vent&#39;anni e se ha votato a destra gli urlo in faccia tutto il mio disappunto, senza risparmiare parolacce, bestemmie ed insulti ai suoi avi e alla sua progenie culminando in &#34;chi è causa del suo mal pianga se stesso&#34;. Se invece ha votato a sinistra gli farò notare che la sinistra non ha mai fatto nulla per salvare la sanità dal percorso di privatizzazione, non si è mai opposta alla trasformazione degli ospedali in aziende (anzi) e che quindi in definitiva &#34;chi è causa del suo mal pianga se stesso&#34;.&#xA;&#xA;#sanità #italia #politica #malasanità #esercito #guerra&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Leggo che <em>il decreto Milleproroghe – in discussione alla Camera – vuole prolungare anche nel 2026 la possibilità di far lavorare i medici fino a 72 anni, anche richiamandoli dalla pensione.</em></p>

<p><a href="https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2026/02/decreto-milleproroghe-medici-72-anni-gettonisti-interviste-5b22bbe2-3980-4095-ab6e-ff608ae8b306.html" rel="nofollow">Fonte</a></p>

<p>Leggo anche di un disegno di legge interessante: <em>Secondo un documento visto da Reuters, il piano allo studio porterebbe Esercito, Marina e Aeronautica da circa 170.000 a 275.000 unità entro il 2044</em></p>

<p><a href="https://diogenenotizie.com/riforma-difesa-piu-soldati-ma-per-fare-cosa-esattamente/" rel="nofollow">Fonte</a></p>

<p>Insomma mancano i medici, sostituiamoli con i militari.</p>

<p>Giuro che la prossima volta che sento qualcuno lamentarsi della sanità, dei tempi di attesa per un esame medico, della congestione dei pronto soccorso...chiedo cortesemente cosa ha votato negli ultimi vent&#39;anni e se ha votato a destra gli urlo in faccia tutto il mio disappunto, senza risparmiare parolacce, bestemmie ed insulti ai suoi avi e alla sua progenie culminando in “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Se invece ha votato a sinistra gli farò notare che la sinistra non ha mai fatto nulla per salvare la sanità dal percorso di privatizzazione, non si è mai opposta alla trasformazione degli ospedali in aziende (anzi) e che quindi in definitiva “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.</p>

<p>#sanità #italia #politica #malasanità #esercito #guerra</p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/3ph4qkqrck</guid>
      <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 14:53:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La strada killer</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/la-strada-killer</link>
      <description>&lt;![CDATA[La strada brucia cantava Alan Sorrenti nel 1981&#xA;La strada uccide scrivono i giornalisti nel 2026&#xA;&#xA;E niente, non ce la fanno, è più forte di loro: la cultura auto-centrica li ha resi schiavi di una narrazione che si ripete sempre uguale&#xA;&#xA;Non ce la fanno a scrivere che le persone uccidono altre persone, che il camionista in questione è un assassino: il semplice fatto di non avere usato una pistola o un coltello lo assolve automaticamente da quell&#39;infamia.&#xA;&#xA;Così dobbiamo leggere che in Italia esistono delle strade assassine e dei tragitti letali, parole che se venissero lette da un virus sai come ci rimarrebbe male? Ce lo vedo a mandare una mail di protesta alla redazione rivendicando per sè l&#39;aggettivo letale_.&#xA;&#xA;Il rasoio di Occam non si applica mai a danno del traffico stradale, se in quel tratto di strada gli incidenti sono così frequenti perché non vietare l&#39;accesso ad automobili e camion? Si risolverebbe il problema alla radice.&#xA;&#xA;Quale sarà il prossimo titolo?&#xA;Rotonda criminale&#xA;La corsia del terrore&#xA;Non percorrete quella strada&#xA;&#xA;#giornalai #bike #automobili&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>La strada brucia</em> cantava Alan Sorrenti nel 1981
<em>La strada uccide</em> scrivono i giornalisti nel 2026</p>

<p>E niente, non ce la fanno, è più forte di loro: la cultura auto-centrica li ha resi schiavi di una narrazione che si ripete <a href="https://www.rainews.it/tgr/piemonte/articoli/2026/02/la-strada-killer-per-linterporto-di-tortona-morto-un-43enne-del-bangladesh-13699e42-84d5-4701-9b8a-ec8d3c75b01d.html" rel="nofollow">sempre uguale</a></p>

<p><img src="https://www.rainews.it/cropgd/806x453/dl/img/2026/02/13/1770973762431_Rotonda_Liebig_Tortona.jpg" alt=""></p>

<p>Non ce la fanno a scrivere che le persone uccidono altre persone, che il camionista in questione è un assassino: il semplice fatto di non avere usato una pistola o un coltello lo assolve automaticamente da quell&#39;infamia.</p>

<p>Così dobbiamo leggere che in Italia esistono delle strade assassine e dei <em>tragitti letali</em>, parole che se venissero lette da un virus sai come ci rimarrebbe male? Ce lo vedo a mandare una mail di protesta alla redazione rivendicando per sè l&#39;aggettivo <em>letale</em>.</p>

<p>Il rasoio di Occam non si applica mai a danno del traffico stradale, se in quel tratto di strada gli incidenti sono così frequenti perché non vietare l&#39;accesso ad automobili e camion? Si risolverebbe il problema alla radice.</p>

<p>Quale sarà il prossimo titolo?
– Rotonda criminale
– La corsia del terrore
– Non percorrete quella strada</p>

<p>#giornalai #bike #automobili</p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/x3x4h326pg</guid>
      <pubDate>Mon, 16 Feb 2026 09:16:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I silenzi delle carte</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/fradipicche/i-silenzi-delle-carte</link>
      <description>&lt;![CDATA[Vi siete mai chiesti perché una carta geografica (il termine &#34;mappa&#34;, sebbene spesso venga usato impropriamente, indica solo carte a grandissima scala, come ad esempio quelle catastali) possa apparire molto diversa da un&#39;altra, sebbene rappresenti la stessa porzione di territorio?&#xA;La risposta si trova (anche) indagando lo scopo per cui quelle carte sono state realizzate.&#xA;&#xA;Bisogna premettere che, nonostante attualmente risulti difficile immaginare una carta metricamente scorretta (prima o poi torneremo ad analizzare questo punto), prima della &#34;riscoperta di Tolomeo&#34; risalente al 1400 d.C. le carte geografiche non pretendevano di rappresentare fedelmente la realtà, seppure in scala.&#xA;&#xA;Piccolo spoiler: non è realizzabile una carta che sia una fedele riproduzione della realtà, nemmeno con gli strumenti tecnologici a nostra disposizione attualmente e non sarà possibile neanche in futuro, per motivi strettamente tecnici e pratici.&#xA;&#xA;Dovete sapere che le carte, di qualunque tipo, sono una rappresentazione simbolica e mediata della realtà, prodotto di una selezione operata dal cartografo sulla base dello scopo e del contesto. Grazie al lavoro di Brian Harley la carta geografica viene attualmente considerata al pari di un testo storico (si parla nello specifico di &#34;testo cartografico&#34;), per cui risulta necessario ricollocarla nel contesto di produzione per darne un&#39;interpretazione corretta.&#xA;&#xA;Ma cos&#39;è il contesto di produzione? Può essere suddiviso in tre categorie:&#xA;Contesto del cartografo (che può essere anonimo, o la carta può essere il risultato del lavoro di più persone)&#xA;Contesto delle altre carte (si rapporta la carta da analizzare con altre carte, aventi delle caratteristiche in comune - autore, area, periodo o tipologia)&#xA;Contesto sociale (che guida la rappresentazione della carta in relazione al potere)&#xA;&#xA;Si deve inoltre considerare che ogni carta è frutto della selezione degli elementi presenti realmente sul territorio. Indagando le omissioni, cioè i &#34;silenzi&#34;, è possibile ricavare maggiori informazioni che osservando ciò che la carta mostra.&#xA;Questi silenzi possono essere di due tipi, &#34;intenzionali&#34; (dovuti a segreti militari, commerciali o forme di censura) e &#34;non intenzionali&#34; (derivanti unicamente dall&#39;impossibilità di rappresentare ogni cosa, per via della scala). Questi ultimi però non sono silenzi &#34;casuali&#34;, il cartografo in base alle finalità della carta e ai limiti tecnici della stessa sceglie coscientemente cosa inserire e con quale simbologia.&#xA;&#xA;Quindi, per riassumere, la rappresentazione cartografica è strettamente legata ai rapporti di potere, alla cultura e all&#39;ideologia, è la materializzazione di un mondo sociale oltre che di quello fisico.&#xA;Non è dunque giusto cercare di classificare e valutare le carte verificando quanto queste siano metricamente corrette, ma analizzandole secondo il metodo storico si rivelano essere degli utili testimoni ed espressioni del contesto di produzione.&#xA;&#xA;Spero che questa piccola introduzione al mondo della cartografia storica si sia rivelata interessante e non eccessivamente confusionaria, e che quando vi capiterà di osservare una carta, oltre che ammirarne la bellezza, potrete soffermarvi anche a riflettere sulle sue finalità e sull&#39;attento lavoro di selezione che il cartografo ha dovuto operare :)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Vi siete mai chiesti perché una carta geografica (il termine “mappa”, sebbene spesso venga usato impropriamente, indica solo carte a grandissima scala, come ad esempio quelle catastali) possa apparire molto diversa da un&#39;altra, sebbene rappresenti la stessa porzione di territorio?
La risposta si trova (anche) indagando lo scopo per cui quelle carte sono state realizzate.</p>

<p>Bisogna premettere che, nonostante attualmente risulti difficile immaginare una carta <em>metricamente scorretta</em> (prima o poi torneremo ad analizzare questo punto), prima della “riscoperta di Tolomeo” risalente al 1400 d.C. le carte geografiche non pretendevano di rappresentare fedelmente la realtà, seppure in scala.</p>

<p><strong>Piccolo spoiler:</strong> non è realizzabile una carta che sia una fedele riproduzione della realtà, nemmeno con gli strumenti tecnologici a nostra disposizione attualmente e non sarà possibile neanche in futuro, per motivi strettamente tecnici e pratici.</p>

<p>Dovete sapere che le carte, di qualunque tipo, sono una <em><strong>rappresentazione simbolica e mediata della realtà</strong></em>, prodotto di una selezione operata dal cartografo sulla base dello scopo e del contesto. Grazie al <a href="https://press.uchicago.edu/books/HOC/index.html" rel="nofollow">lavoro di Brian Harley</a> la carta geografica viene attualmente considerata al pari di un testo storico (si parla nello specifico di “testo cartografico”), per cui risulta necessario ricollocarla nel contesto di produzione per darne un&#39;interpretazione corretta.</p>

<p>Ma cos&#39;è il contesto di produzione? Può essere suddiviso in tre categorie:
1. Contesto del cartografo (che può essere anonimo, o la carta può essere il risultato del lavoro di più persone)
2. Contesto delle altre carte (si rapporta la carta da analizzare con altre carte, aventi delle caratteristiche in comune – autore, area, periodo o tipologia)
3. Contesto sociale (che guida la rappresentazione della carta in relazione al potere)</p>

<p>Si deve inoltre considerare che ogni carta è frutto della selezione degli elementi presenti realmente sul territorio. Indagando le omissioni, cioè i <em>“silenzi”</em>, è possibile ricavare maggiori informazioni che osservando ciò che la carta mostra.
Questi silenzi possono essere di due tipi, “intenzionali” (dovuti a segreti militari, commerciali o forme di censura) e “non intenzionali” (derivanti unicamente dall&#39;impossibilità di rappresentare ogni cosa, per via della scala). Questi ultimi però non sono silenzi “casuali”, il cartografo in base alle finalità della carta e ai limiti tecnici della stessa sceglie coscientemente cosa inserire e con quale simbologia.</p>

<p>Quindi, per riassumere, la rappresentazione cartografica è strettamente legata ai rapporti di potere, alla cultura e all&#39;ideologia, <em>è la materializzazione di un mondo sociale oltre che di quello fisico.</em>
Non è dunque giusto cercare di classificare e valutare le carte verificando quanto queste siano <em>metricamente corrette</em>, ma analizzandole secondo il metodo storico si rivelano essere degli utili testimoni ed espressioni del contesto di produzione.</p>

<p>Spero che questa piccola introduzione al mondo della cartografia storica si sia rivelata interessante e non eccessivamente confusionaria, e che quando vi capiterà di osservare una carta, oltre che ammirarne la bellezza, potrete soffermarvi anche a riflettere sulle sue finalità e sull&#39;attento lavoro di selezione che il cartografo ha dovuto operare :)</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geografia - tra antico e moderno</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/luzjov18b7</guid>
      <pubDate>Fri, 13 Feb 2026 15:14:35 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Odiavate Geografia a scuola?</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/fradipicche/odiavate-geografia-a-scuola</link>
      <description>&lt;![CDATA[Io sì. Ed è stato molto divertente finire a fare la magistrale proprio in questa disciplina. La verità è che, dopo una triennale in scienze forestali, volevo proseguire sul cammino della geomatica (se non sapete cos&#39;è non preoccupatevi, non lo sa nessuno), ma non esistendo un corso di studi apposito sono finita a geografia.&#xA;&#xA;La geografia che si impara a scuola, purtroppo, in genere è estremamente noiosa. Si tratta di imparare a memoria luoghi, numeri e poche altre cose, quando in realtà questa disciplina è decisamente affascinante e racchiude una vastità di argomenti incredibile, anche molto differenti tra loro. Si parla infatti di geografia fisica e di geografia umana, e queste due macro-categorie includono una serie molto lunga di sotto-discipline diverse. Insomma, anche se la geografia economica e politica può farvi schifo (come a me), potreste trovare appassionanti gli urban studies, o la geomorfologia.&#xA;&#xA;In questo blog pubblicherò ogni tanto qualche informazione, probabilmente più interessante che utile, relativa a una di queste sotto-discipline geografiche. Non posso prevedere cosa deciderò ogni volta di pubblicare, ma probabilmente salterò da un argomento all&#39;altro senza pretesa di continuità :)&#xA;&#xA;Ah, il titolo del blog deriva dalla mia passione esagerata per la geomatica (il &#34;moderno&#34;) e il grande interesse per la cartografia storica (l&#39;&#34;antico&#34;), quindi probabilmente vi troverete più post relativi a queste due categorie rispetto alle altre.&#xA;&#xA;Con questo chiudo e prossimamente pubblicherò il primo &#34;vero&#34; post, appena avrò deciso l&#39;argomento...]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Io sì. Ed è stato molto <em>divertente</em> finire a fare la magistrale proprio in questa disciplina. La verità è che, dopo una triennale in scienze forestali, volevo proseguire sul cammino della geomatica (se non sapete cos&#39;è non preoccupatevi, non lo sa nessuno), ma non esistendo un corso di studi apposito sono finita a geografia.</p>

<p>La geografia che si impara a scuola, purtroppo, in genere è estremamente noiosa. Si tratta di imparare a memoria luoghi, numeri e poche altre cose, quando in realtà questa disciplina è decisamente affascinante e racchiude una vastità di argomenti incredibile, anche molto differenti tra loro. Si parla infatti di geografia fisica e di geografia umana, e queste due macro-categorie includono una serie molto lunga di sotto-discipline diverse. Insomma, anche se la geografia economica e politica può farvi schifo (come a me), potreste trovare appassionanti gli <em>urban studies</em>, o la geomorfologia.</p>

<p>In questo blog pubblicherò ogni tanto qualche informazione, probabilmente più interessante che utile, relativa a una di queste sotto-discipline geografiche. Non posso prevedere cosa deciderò ogni volta di pubblicare, ma probabilmente salterò da un argomento all&#39;altro senza pretesa di continuità :)</p>

<p>Ah, il titolo del blog deriva dalla mia passione esagerata per la geomatica (il “moderno”) e il grande interesse per la cartografia storica (l&#39;“antico”), quindi probabilmente vi troverete più post relativi a queste due categorie rispetto alle altre.</p>

<p>Con questo chiudo e prossimamente pubblicherò il primo “vero” post, appena avrò deciso l&#39;argomento...</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geografia - tra antico e moderno</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/pm5u25ilom</guid>
      <pubDate>Thu, 12 Feb 2026 13:47:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Repubblica è in sciopero, i giornalisti: “Sulla vendita del gruppo GEDI manca trasparenza, Elkann si rifiuta di incontrarci”</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/la-repubblica-e-in-sciopero-i-giornalisti-sulla-vendita-del-gruppo-gedi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il quotidiano La Repubblica è in sciopero&#xA;&#xA;Mi sto chiedendo se sia possibile quantificare il danno che subirebbe l&#39;informazione italiana in caso di vendita del Gruppo GEDI. E la risposta è si, è possibile: il danno sarebbe pari a ZERO.&#xA;&#xA;Era più o meno il 2006 quando un luminoso Marchionne di cui è possibile ricordare solo i pregi senza evidenziare i difetti iniziava un lento ed inesorabile processo di deindustrializzazione della FIAT e di conseguenza di Torino, del Piemonte e dell&#39;Italia (la delocalizzazione in Polonia e Turchia è antecedente ma la leadership italiana non era mai stata messa in discussione). Questi eventi si svolgevano nel silenzio più assoluto di sindacati, politici locali e nazionali e giornalisti che solo negli ultimi anni sembrano essersi accorti di un &#34;problemino&#34;. E qual è stato il ruolo del quotidiano in questione in questa vicenda? Nessuno, forse qualche sparuto trafiletto ma la mia personalissima opinione è che i dipendenti fossero tenuti a seguire una linea editoriale ben precisa, altrimenti non mi saprei spiegare il silenzio assordante che ha accompagnato l&#39;Italia fuori dall&#39;industria dell&#39;automobile.&#xA;&#xA;In definitiva se La Repubblica dovesse smettere di andare in edicola non ci sarebbe nessun impatto sulla libertà di informazione in Italia.&#xA;&#xA;#torino #lavoro #capitalismo #giornalai ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/sciopero-repubblica-gedi-antenna-elkann-news/8286374/" rel="nofollow">Il quotidiano La Repubblica è in sciopero</a></p>

<p>Mi sto chiedendo se sia possibile quantificare il danno che subirebbe l&#39;informazione italiana in caso di vendita del Gruppo GEDI. E la risposta è si, è possibile: il danno sarebbe pari a ZERO.</p>

<p>Era più o meno il 2006 quando un luminoso Marchionne di cui è possibile ricordare solo i pregi senza evidenziare i difetti iniziava un lento ed inesorabile processo di deindustrializzazione della FIAT e di conseguenza di Torino, del Piemonte e dell&#39;Italia (la delocalizzazione in Polonia e Turchia è antecedente ma la leadership italiana non era mai stata messa in discussione). Questi eventi si svolgevano nel silenzio più assoluto di sindacati, politici locali e nazionali e giornalisti che solo negli ultimi anni sembrano essersi accorti di un “problemino”. E qual è stato il ruolo del quotidiano in questione in questa vicenda? Nessuno, forse qualche sparuto trafiletto ma la mia personalissima opinione è che i dipendenti fossero tenuti a seguire una linea editoriale ben precisa, altrimenti non mi saprei spiegare il silenzio assordante che ha accompagnato l&#39;Italia fuori dall&#39;industria dell&#39;automobile.</p>

<p>In definitiva se La Repubblica dovesse smettere di andare in edicola non ci sarebbe nessun impatto sulla libertà di informazione in Italia.</p>

<p>#torino #lavoro #capitalismo #giornalai</p>
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      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/fbrphr28yf</guid>
      <pubDate>Wed, 11 Feb 2026 07:58:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Quest e monetine</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/warp/quest-e-monetine</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ciao Livello Segreto, buondì&#xA;è un po&#39; che non ci si sente, ma dietro le quinte stiamo comunque facendo bollire in pentola un po&#39; di cosine che dovrebbero vedere la luce a breve (o forse no, d&#39;altronde chi ci rincorre?).&#xA;&#xA;Nel frattempo - come spesso accade in occasione dell&#39;anno nuovo - Fabio ed io (Ed, ciao, se vedete che a volte parlo al singolare e a volte al plurale non fateci caso, non è delirio di onnipotenza, ma non abitudine a fare comunicati pubblici a più nomi) ci siamo trovati a fare qualche ragionamento sull&#39;andamento di LS e dei servizi correlati.&#xA;&#xA;Quest&#xA;&#xA;A partire dal 15 febbraio (data assolutamente arbitraria) chiuderemo l&#39;istanza Gancio di Livello Segreto (quest.livellosegreto.it). È stato un bell&#39;esperimento che per motivi vari si è reso presto non-necessario (sono nate UN SACCO di altre istanze Gancio locali): funziona molto di più un&#39;istanza direttamente costruita sul territorio che qualcosa relativo &#34;all&#39;online&#34; su un territorio vasto come l&#39;intera Italia. E poi, dai, beccatevi quante belle istanze ci sono attive: https://gancio.org/instances&#xA;Sfruttatele e troviamoci dal vivo 💚&#xA;&#xA;Monetine&#xA;&#xA;L&#39;altra questione è che stiamo ragionando un po&#39; sul discorso finanziamento di Livello Segreto. Come abbiamo sempre detto, il progetto è &#34;fieramente in perdita&#34; perché è qualcosa in cui crediamo, ma va detto che i costi si fanno sempre più importanti visto anche l&#39;afflusso di persone (che è una cosa super positiva eh!).&#xA;&#xA;Guardando a questo 2026 - dove vorremmo rendere ancora più trasparente questo aspetto a chiunque -, il costo di Livello Segreto è di circa 270 (compresi Log e Lore) euro al mese e le donazioni totali ricevute sono 205,16 €. Cifra estremamente positiva presa da sola, ma tiene già conto di tutte le donazioni ricorrenti (significa che se una persona ha scelto di donare &#34;un euro al mese&#34; noi vediamo già i 12 euro tutti a Gennaio e non vedremo nulla a Febbraio).&#xA;&#xA;Ora, parlare di soldini proprio non mi piace e non voglio che questa parte di articolo diventi una sorta di richiesta di denaro per tenere aperto Livello Segreto: non è così e il progetto continuerà ad andare avanti anche in questa forma. Ci teniamo però - non solo a livello di trasparenza, ma anche per il discorso di responsabilità che ci è molto caro - a farvi vedere direttamente come funzionano le cose dietro le quinte di un&#39;istanza Mastodon di questo tipo.&#xA;&#xA;Insomma: se vi piace quel che facciamo e volete lanciarci una monetina in faccia siamo molto contenti della cosa - e potete farlo da qui. Ma se non potete (o volete) farlo non vi preoccupate: Livello Segreto vi vuole bene e vi accoglie allo stesso modo 💚&#xA;&#xA;Un abbraccio,&#xA;Kenobit ed Ed.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Ciao Livello Segreto, buondì</em>
è un po&#39; che non ci si sente, ma dietro le quinte stiamo comunque facendo bollire in pentola un po&#39; di cosine che dovrebbero vedere la luce a breve (o forse no, d&#39;altronde chi ci rincorre?).</p>

<p>Nel frattempo – come spesso accade in occasione dell&#39;anno nuovo – Fabio ed io (Ed, ciao, se vedete che a volte parlo al singolare e a volte al plurale non fateci caso, non è delirio di onnipotenza, ma non abitudine a fare comunicati pubblici a più nomi) ci siamo trovati a fare qualche ragionamento sull&#39;andamento di LS e dei servizi correlati.</p>

<h3 id="quest">Quest</h3>

<p>A partire dal 15 febbraio (data assolutamente arbitraria) chiuderemo l&#39;istanza Gancio di Livello Segreto (quest.livellosegreto.it). È stato un bell&#39;esperimento che per motivi vari si è reso presto non-necessario (sono nate UN SACCO di altre istanze Gancio locali): funziona molto di più un&#39;istanza direttamente costruita sul territorio che qualcosa relativo “all&#39;online” su un territorio vasto come l&#39;intera Italia. E poi, dai, beccatevi quante belle istanze ci sono attive: <a href="https://gancio.org/instances" rel="nofollow">https://gancio.org/instances</a>
Sfruttatele e troviamoci dal vivo 💚</p>

<h3 id="monetine">Monetine</h3>

<p>L&#39;altra questione è che stiamo ragionando un po&#39; sul discorso finanziamento di Livello Segreto. Come abbiamo sempre detto, il progetto è “fieramente in perdita” perché è qualcosa in cui crediamo, ma va detto che i costi si fanno sempre più importanti visto anche l&#39;afflusso di persone (che è una cosa super positiva eh!).</p>

<p>Guardando a questo 2026 – dove vorremmo rendere ancora più trasparente questo aspetto a chiunque –, il costo di Livello Segreto è di circa 270 (compresi Log e Lore) euro al mese e le donazioni totali ricevute sono 205,16 €. Cifra estremamente positiva presa da sola, ma tiene già conto di tutte le donazioni ricorrenti (significa che se una persona ha scelto di donare “un euro al mese” noi vediamo già i 12 euro tutti a Gennaio e non vedremo nulla a Febbraio).</p>

<p>Ora, parlare di soldini proprio non mi piace e non voglio che questa parte di articolo diventi una sorta di richiesta di denaro per tenere aperto Livello Segreto: non è così e il progetto continuerà ad andare avanti anche in questa forma. Ci teniamo però – non solo a livello di trasparenza, ma anche per il discorso di responsabilità che ci è molto caro – a farvi vedere direttamente come funzionano le cose dietro le quinte di un&#39;istanza Mastodon di questo tipo.</p>

<p>Insomma: se vi piace quel che facciamo e volete lanciarci una monetina in faccia siamo molto contenti della cosa – e potete farlo <a href="https://it.liberapay.com/livellosegreto/" rel="nofollow">da qui</a>. Ma se non potete (o volete) farlo non vi preoccupate: Livello Segreto vi vuole bene e vi accoglie allo stesso modo 💚</p>

<p>Un abbraccio,
Kenobit ed Ed.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Warp</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/giizpx8xe9</guid>
      <pubDate>Tue, 10 Feb 2026 07:35:52 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;ÀNCORA DELLA VITA</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/pennacaprina/lancora-della-vita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Premessa: questo è un racconto pesante, tratta temi molto delicati in una narrazione che lascia volutamente l&#39;interpretazione al lettore. Intendo dire che il concetto base magari risulta chiaro, ma a ognuno potrebbe comunque comunicare qualcosa di diverso e personale in base al proprio vissuto. Io ci ho messo del mio e, a chiunque leggerà, auguro che alla fine possa portare un po&#39; di speranza e vicinanza. Buona lettura.&#xA;&#xA;La terra è fredda.&#xA;La posso sentire sotto i palmi, a contatto con i piedi nudi e le gambe scoperte, incrociate. Intorno a me non c&#39;è il minimo suono, non l&#39;alito del vento, il canto degli uccelli o il ronzio degli insetti, tutto è immobile. Niente è presente. Non saprei dire da quanto sono seduta a terra ferma come una statua, ma so che guardo senza vedere: sono in grado di dire che la terra è nera, così nera da sembrare catrame; e so che il cielo è scuro, di una tenebra che non ha nulla a che vedere con la notte; sono consapevole che qui non ci sono rocce, minerali, non è presente l&#39;acqua, le piante non crescono, i semi non esistono e gli animali nemmeno. So che qui la vita non c&#39;è. Ma non vedo realmente ciò che mi circonda. Non mi interessa vederlo. Perché so che intorno a me troverò sempre e solo quell&#39;infinita desolazione. Nemmeno il vento è qui a tenermi compagnia. Sento solo un freddo profondo, che sembra arrivare direttamente dal cuore del ghiaccio. Percorre le membra, invade le vene e offusca la mente. Nella mia immobilità, osservo la vastità del vuoto con occhi spenti, quasi vitrei. I miei sensi sono ovattati e rallentati. Non so perché mi trovo qui, dovunque io sia... Non me lo ricordo. Se respirare non fosse automatico, credo che mi sarei dimenticata anche di quello. Qualcuno, vedendomi così, potrebbe domandarsi se io sia sotto ipnosi o qualcosa di simile. Qualcuno... Già, ma qui sono sola. Completamente sola. Un suono mi giunge improvvisamente all&#39;orecchio, ma è così distante che non riesco a dargli un nome. Inclino leggermente la testa da un lato, come se questo movimento potesse aiutarmi a definirlo, ma non serve. A quel suono se ne aggiungono altri, confusi, distorti... dolorosi. Fanno male, non voglio più sentirli. Chiudo gli occhi e smetto di ascoltare, con la ferma volontà di farli sparire, mentre una parte di me vorrebbe aggrapparsi ad essi... A quei ricordi. In pochi istanti torna il silenzio immobile. Ma i miei senti sono meno assopiti, il corpo è meno intorpidito. No, non sto meglio. I muscoli si sono attivati come reazione istintiva al dolore: quei suoni hanno intensificato il freddo pungente. È come avere delle dita artigliate addosso, pronte a dilaniare ogni mia fibra.&#xA;La terra è gelida.&#xA;Non voglio più stare ferma. Devo muovermi. Con le pupille costantemente fisse in un punto vuoto, il corpo risponde al comando e mi alzo in piedi. Un passo. Un altro. Un altro ancora. Cammino lentamente, quasi in maniera meccanica, come se fossi solo un burattino. Un automa. Il mio sguardo non si sposta. Vado avanti aumentando gradualmente la velocità. In breve tempo mi ritrovo a correre, ma anche così non sento il vento, eppure l&#39;aria è pesante e brucia i polmoni: entra dalla bocca socchiusa, scende per la gola addensandosi come se volesse soffocarmi. Fa male, ma continuo a correre più che posso. Non so dove sto andando, non so da cosa scappo. Ma so che non servirà, il dolore non passerà e io non ho dove nascondermi. La tetra landa oscura è senza fine, ovunque io vada sarà come rimanere immobile. Gli occhi si appannano di lacrime, bruciano e si gonfiano arrossati, anche se restano opachi e impassibili. Quando la sofferenza è troppa, il volto si trasforma in una maschera di apatia. Dolore annulla dolore, non è così? Tutto diventa troppo, e il troppo diventa sopportabile solo quando si smette di sentire. Ma prima o poi deve uscire. Freno bruscamente la mia folle corsa crollando in ginocchio e urlando tutto il mio dolore al cielo minaccioso... Gli occhi sofferenti. Grido talmente tanto da perdere la voce e finire le lacrime. Tengo la bocca aperta facendo respiri pesanti, cercando di riprendere fiato. Tutto il mio corpo trema, ma non per il freddo interiore che mi ha perseguitata tutto il tempo, e neanche per la stanchezza. Affloscio le braccia ai fianchi, le mani scorrono brevemente sul terreno. Quel terreno nero che ora più che mai sembra volermi inghiottire. Ma sono stanca. Correre non serve. Sono sfinita, voglio solo che tutto questo finisca. Basta. Abbasso lentamente la testa, gli occhi si fanno nuovamente spenti, fissi sul terreno.&#xA;La terra è fine.&#xA;La terra è...&#xA;Ma quando penso di abbandonarmi completamente a me stessa, qualcosa attira le mie pupille. Qualcosa di sfocato e insolitamente colorato. Il barlume di vita negli occhi che ancora non è stato sopraffatto dal vuoto mi dà la forza di mettere a fuoco l&#39;immagine e finalmente riesco a vederlo bene: è un fiore. Quel piccolo essere vivente è l&#39;elemento che stona, quello non dovrebbe mai potersi trovare in un posto del genere. Quell&#39;eccezione fa scorrere dentro di me un flusso tiepido che allevia il gelo. Risollevo la testa lentamente, di poco, lo sguardo fermo sul fiore. Lo osservo per vari istanti. Lo guardo. Lo vedo. Sento di volermi avvicinare, ma non ce la faccio ad alzarmi. Così mi trascino su quattro zampe cautamente, senza distogliere gli occhi da quella piccola forma di vita. Man mano che mi avvicino, quel flusso tiepido si fa caldo, dissolvendo a poco a poco il freddo tagliente. Mi fermo dinanzi al fiore e lo sfioro con le dita chiudendo gli occhi. Un sospiro tremante mi esce dalla bocca. Percepisco la presenza di entità benevole e familiari. Sento le tenebre arretrare e una luce calda diffondersi attorno a me. I miei sensi escono dallo stato di trance e sento chiaramente un morbido pelo e un naso umido a contatto col mio palmo; una mano solidale è posata sulla mia spalla e un&#39;altra, amorevole, sul braccio. Apro gli occhi.&#xA;La terra nera è svanita.&#xA;Sono in una casa. Nella mia casa. Davanti a me due grandi occhioni scuri, incastonati in un musetto chiaro, mi trasmettono tutta la loro vicinanza mentre una coda scodinzola battendo sul divano. Al mio fianco una persona cara mi sta vicina senza pressioni, mi fa capire che lei c&#39;è. Senza parlare. Nessuno dei due ha bisogno di parlare. Adesso ho capito, so come fuggire dalle tenebre. Calde lacrime scorrono lungo le mie guance. Lacrime liberatorie, perché adesso non sono più sola. Il dolore mi aveva fatto dimenticare... ciò che mi tiene ancorata al mondo.&#xA;La terra è calda.&#xA;La terra ha di nuovo i colori.&#xA;E io voglio vivere.&#xA;&#xA;Nota dell&#39;autrice: arrivati fin qui, lasciatemi aggiungere un pensiero per voi. Risulterò banale, ma non importa. Una singola persona potrebbe essere quella che ti salva la vita; ma ci tengo anche a dire che, quando si sta troppo male, per qualsiasi motivo, chiedere aiuto non è debolezza, ma consapevolezza della propria difficoltà e denota la voglia di stare meglio. La vita è preziosa, ed è una sfida continua. Trovate con chi condividere gioie e dolori e ricordate che vivere e sopravvivere sono due cose diverse.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: questo è un racconto pesante, tratta temi molto delicati in una narrazione che lascia volutamente l&#39;interpretazione al lettore. Intendo dire che il concetto base magari risulta chiaro, ma a ognuno potrebbe comunque comunicare qualcosa di diverso e personale in base al proprio vissuto. Io ci ho messo del mio e, a chiunque leggerà, auguro che alla fine possa portare un po&#39; di speranza e vicinanza. Buona lettura.</p>

<p>La terra è fredda.
La posso sentire sotto i palmi, a contatto con i piedi nudi e le gambe scoperte, incrociate. Intorno a me non c&#39;è il minimo suono, non l&#39;alito del vento, il canto degli uccelli o il ronzio degli insetti, tutto è immobile. Niente è presente. Non saprei dire da quanto sono seduta a terra ferma come una statua, ma so che guardo senza vedere: sono in grado di dire che la terra è nera, così nera da sembrare catrame; e so che il cielo è scuro, di una tenebra che non ha nulla a che vedere con la notte; sono consapevole che qui non ci sono rocce, minerali, non è presente l&#39;acqua, le piante non crescono, i semi non esistono e gli animali nemmeno. So che qui la vita non c&#39;è. Ma non vedo realmente ciò che mi circonda. Non mi interessa vederlo. Perché so che intorno a me troverò sempre e solo quell&#39;infinita desolazione. Nemmeno il vento è qui a tenermi compagnia. Sento solo un freddo profondo, che sembra arrivare direttamente dal cuore del ghiaccio. Percorre le membra, invade le vene e offusca la mente. Nella mia immobilità, osservo la vastità del vuoto con occhi spenti, quasi vitrei. I miei sensi sono ovattati e rallentati. Non so perché mi trovo qui, dovunque io sia... Non me lo ricordo. Se respirare non fosse automatico, credo che mi sarei dimenticata anche di quello. Qualcuno, vedendomi così, potrebbe domandarsi se io sia sotto ipnosi o qualcosa di simile. Qualcuno... Già, ma qui sono sola. Completamente sola. Un suono mi giunge improvvisamente all&#39;orecchio, ma è così distante che non riesco a dargli un nome. Inclino leggermente la testa da un lato, come se questo movimento potesse aiutarmi a definirlo, ma non serve. A quel suono se ne aggiungono altri, confusi, distorti... dolorosi. Fanno male, non voglio più sentirli. Chiudo gli occhi e smetto di ascoltare, con la ferma volontà di farli sparire, mentre una parte di me vorrebbe aggrapparsi ad essi... A quei ricordi. In pochi istanti torna il silenzio immobile. Ma i miei senti sono meno assopiti, il corpo è meno intorpidito. No, non sto meglio. I muscoli si sono attivati come reazione istintiva al dolore: quei suoni hanno intensificato il freddo pungente. È come avere delle dita artigliate addosso, pronte a dilaniare ogni mia fibra.
La terra è gelida.
Non voglio più stare ferma. Devo muovermi. Con le pupille costantemente fisse in un punto vuoto, il corpo risponde al comando e mi alzo in piedi. Un passo. Un altro. Un altro ancora. Cammino lentamente, quasi in maniera meccanica, come se fossi solo un burattino. Un automa. Il mio sguardo non si sposta. Vado avanti aumentando gradualmente la velocità. In breve tempo mi ritrovo a correre, ma anche così non sento il vento, eppure l&#39;aria è pesante e brucia i polmoni: entra dalla bocca socchiusa, scende per la gola addensandosi come se volesse soffocarmi. Fa male, ma continuo a correre più che posso. Non so dove sto andando, non so da cosa scappo. Ma so che non servirà, il dolore non passerà e io non ho dove nascondermi. La tetra landa oscura è senza fine, ovunque io vada sarà come rimanere immobile. Gli occhi si appannano di lacrime, bruciano e si gonfiano arrossati, anche se restano opachi e impassibili. Quando la sofferenza è troppa, il volto si trasforma in una maschera di apatia. Dolore annulla dolore, non è così? Tutto diventa troppo, e il troppo diventa sopportabile solo quando si smette di sentire. Ma prima o poi deve uscire. Freno bruscamente la mia folle corsa crollando in ginocchio e urlando tutto il mio dolore al cielo minaccioso... Gli occhi sofferenti. Grido talmente tanto da perdere la voce e finire le lacrime. Tengo la bocca aperta facendo respiri pesanti, cercando di riprendere fiato. Tutto il mio corpo trema, ma non per il freddo interiore che mi ha perseguitata tutto il tempo, e neanche per la stanchezza. Affloscio le braccia ai fianchi, le mani scorrono brevemente sul terreno. Quel terreno nero che ora più che mai sembra volermi inghiottire. Ma sono stanca. Correre non serve. Sono sfinita, voglio solo che tutto questo finisca. Basta. Abbasso lentamente la testa, gli occhi si fanno nuovamente spenti, fissi sul terreno.
La terra è fine.
La terra è...
Ma quando penso di abbandonarmi completamente a me stessa, qualcosa attira le mie pupille. Qualcosa di sfocato e insolitamente colorato. Il barlume di vita negli occhi che ancora non è stato sopraffatto dal vuoto mi dà la forza di mettere a fuoco l&#39;immagine e finalmente riesco a vederlo bene: è un fiore. Quel piccolo essere vivente è l&#39;elemento che stona, quello non dovrebbe mai potersi trovare in un posto del genere. Quell&#39;eccezione fa scorrere dentro di me un flusso tiepido che allevia il gelo. Risollevo la testa lentamente, di poco, lo sguardo fermo sul fiore. Lo osservo per vari istanti. Lo guardo. Lo vedo. Sento di volermi avvicinare, ma non ce la faccio ad alzarmi. Così mi trascino su quattro zampe cautamente, senza distogliere gli occhi da quella piccola forma di vita. Man mano che mi avvicino, quel flusso tiepido si fa caldo, dissolvendo a poco a poco il freddo tagliente. Mi fermo dinanzi al fiore e lo sfioro con le dita chiudendo gli occhi. Un sospiro tremante mi esce dalla bocca. Percepisco la presenza di entità benevole e familiari. Sento le tenebre arretrare e una luce calda diffondersi attorno a me. I miei sensi escono dallo stato di trance e sento chiaramente un morbido pelo e un naso umido a contatto col mio palmo; una mano solidale è posata sulla mia spalla e un&#39;altra, amorevole, sul braccio. Apro gli occhi.
La terra nera è svanita.
Sono in una casa. Nella mia casa. Davanti a me due grandi occhioni scuri, incastonati in un musetto chiaro, mi trasmettono tutta la loro vicinanza mentre una coda scodinzola battendo sul divano. Al mio fianco una persona cara mi sta vicina senza pressioni, mi fa capire che lei c&#39;è. Senza parlare. Nessuno dei due ha bisogno di parlare. Adesso ho capito, so come fuggire dalle tenebre. Calde lacrime scorrono lungo le mie guance. Lacrime liberatorie, perché adesso non sono più sola. Il dolore mi aveva fatto dimenticare... ciò che mi tiene ancorata al mondo.
La terra è calda.
La terra ha di nuovo i colori.
E io voglio vivere.</p>

<p>Nota dell&#39;autrice: arrivati fin qui, lasciatemi aggiungere un pensiero per voi. Risulterò banale, ma non importa. Una singola persona potrebbe essere quella che ti salva la vita; ma ci tengo anche a dire che, quando si sta troppo male, per qualsiasi motivo, chiedere aiuto non è debolezza, ma consapevolezza della propria difficoltà e denota la voglia di stare meglio. La vita è preziosa, ed è una sfida continua. Trovate con chi condividere gioie e dolori e ricordate che vivere e sopravvivere sono due cose diverse.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Racconti di una Capra</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/40knoidz6r</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 22:51:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>E&#39; uscito il quinto numero della fanzine L&#39;Alternativa</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lalternativa/e-uscito-il-quinto-numero-della-fanzine-lalternativa</link>
      <description>&lt;![CDATA[E&#39; uscito il quinto numero della fanzine L&#39;Alternativa&#xA;L&#39;Alternativa #2&#xA;&#xA;Trovi a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1oZ3G9pQxObReqLEwtVWXcL4roEvbHJ/view?usp=drivelink&#34;qui/a la versione a colori e a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1pDNGCV-s1neetskiMkcwAp2Yc-6REXh8/view?usp=drive_link&#34;qui/a quella da stampa in bianco e nero]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; uscito il quinto numero della fanzine L&#39;Alternativa
<img src="https://lalternativazine.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/12/volantino_5.jpg?w=1440" alt="L&#39;Alternativa #2"></p>

<p>Trovi <a href="https://drive.google.com/file/d/1o_Z3_G9pQxObReqLEwtVWXcL4roEvbHJ/view?usp=drive_link" rel="nofollow">qui</a> la versione a colori e <a href="https://drive.google.com/file/d/1pDNGCV-s1neetskiMkcwAp2Yc-6REXh8/view?usp=drive_link" rel="nofollow">qui</a> quella da stampa in bianco e nero</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;Alternativa</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/0nxgmtw5tr</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:35:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>E&#39; uscito il quarto numero della fanzine L&#39;Alternativa</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lalternativa/e-uscito-il-quarto-numero-della-fanzine-lalternativa</link>
      <description>&lt;![CDATA[E&#39; uscito il quarto numero della fanzine L&#39;Alternativa&#xA;L&#39;Alternativa #2&#xA;&#xA;Trovi a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1EvHAw0DkZNLHHemU8OJ9h56tC1SFJG2l/view?usp=sharing&#34;qui/a la versione a colori e a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1vqiM9GpHcvH5eyA3cDWoNKB59DUR75V/view?usp=sharing&#34;qui/a quella da stampa in bianco e nero]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; uscito il quarto numero della fanzine L&#39;Alternativa
<img src="https://lalternativazine.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/11/volantino_4-1.jpg?w=1024" alt="L&#39;Alternativa #2"></p>

<p>Trovi <a href="https://drive.google.com/file/d/1EvHAw0DkZNLHHemU8OJ9h56tC1SFJG2l/view?usp=sharing" rel="nofollow">qui</a> la versione a colori e <a href="https://drive.google.com/file/d/1v_qiM9GpHcvH5eyA3cDWoNKB59DUR75V/view?usp=sharing" rel="nofollow">qui</a> quella da stampa in bianco e nero</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;Alternativa</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/68thg4frul</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:34:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>E&#39; uscito il terzo numero della fanzine L&#39;AlternativaL&#39;Alternativa #3</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lalternativa/e-uscito-il-terzo-numero-della-fanzine-lalternativa</link>
      <description>&lt;![CDATA[E&#39; uscito il terzo numero della fanzine L&#39;AlternativaL&#39;Alternativa #3&#xA;&#xA;Trovi a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1T1hdvxRsLDEn5qXrnWdKXvmeLWao2mOJ/view?usp=sharing&#34;qui/a la versione a colori e a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1jaQhLjIbiBxquu9GqhnE5YR8cia3s-A/view?usp=sharing&#34;qui/a quella da stampa in bianco e nero]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; uscito il terzo numero della fanzine L&#39;Alternativa<img src="https://lalternativazine.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/volantino_3.jpg?w=1440" alt="L&#39;Alternativa #3"></p>

<p>Trovi <a href="https://drive.google.com/file/d/1T1hdvxRsLDEn5qXrnWdKXvmeLWao2mOJ/view?usp=sharing" rel="nofollow">qui</a> la versione a colori e <a href="https://drive.google.com/file/d/1jaQ_hLjIbiBxquu9GqhnE5YR8cia3s-A/view?usp=sharing" rel="nofollow">qui</a> quella da stampa in bianco e nero</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;Alternativa</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ww50j1a917</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:33:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>IL CARDELLINO IMITATORE</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/pennacaprina/il-cardellino-imitatore</link>
      <description>&lt;![CDATA[Tutti conosciamo il cardellino, vero?&#xA;Non tanto per il suo splendido piumaggio, quanto più per il suo canto melodioso e armonioso che, non appena senti, ti riempie l’animo di vita e serenità.&#xA;Ogni creatura possiede un’essenza diversa e quella del cardellino risiede nella sua voce, proprio come quella del pavone nella sua coda e quella del ragno nella sua tela: ecco cosa contraddistingue le specie le une dalle altre. Ma cosa accadrebbe se si nascesse privati di tale unicità?&#xA;Questa sventura toccò a Senza Nota, un piccolo cardellino che non era in grado di cantare e che, a causa di questo, venne soprannominato in quel modo.&#xA;I suoi genitori erano conosciuti per essere i migliori cantanti del mondo insieme a tre cuculi, cinque usignoli, un merlo, due pettirossi e un’aquila, e insieme si trovavano spesso per tenere dei concerti. Insomma, da due genitori del genere tutti si aspettavano una prole di grande talento, e così fu… almeno per quattro dei cinque figli. Tutti uscirono dal nido lanciando i tipici strilli dei pulcini appena nati, ma uno di loro emetteva versi alquanto insoliti e, a detta di chiunque l’avesse sentito, orribilmente striduli e stonati.&#xA;I genitori ne rimasero molto sorpresi, ma erano buoni come il pane e trattarono tutti e cinque i piccoli in egual modo, senza mai screditare o far sentire inferiore il povero cardellino privo di talento; già, perché questo problema si rivelò costante anche nel corso del tempo, non ci fu nemmeno un briciolo di miglioramento nel canto dell’ormai soprannominato “Senza Nota” e purtroppo le voci si sparsero in fretta: non c’era un solo animale che non sapesse di lui, e se ne continuò a parlare anche mesi dopo la sua schiusa.&#xA;«Ancora mi chiedo come facciano i genitori a continuare così» sentì dire da una giovane lepre un giorno, mentre faceva un volo nei pressi del suo albero «Tutti parlano di quel Senza Nota, ma loro si comportano come se lui fosse normale e la loro vita fosse quella di sempre. Negano la realtà, te lo dico io!»&#xA;«Be’, non è neanche colpa loro, povere stelle, se lo sono ritrovato. E poi chi avrebbe potuto prevederlo?» gracidò un maschio di rana con un sospiro.&#xA;«Certo, hai ragione… Per non parlare dei fratelli. Li ho visti, sai? Giocano con lui e passano molto tempo insieme, ma secondo me lo sopportano a fatica, semplicemente sono mossi da pietà. In fondo, chi non la proverebbe per quel poverello?» continuò la lepre mostrandosi dispiaciuta; poi scosse la testa prendendo un tono più altezzoso e velatamente sprezzante «Perlomeno quel piccoletto non si fa vedere molto in giro e soprattutto, evita di cantare. Ahimè! Le mie povere orecchie non ne potevano più di sentirlo esercitarsi! E poi, detto tra noi, è tutto tempo sprecato».&#xA;Senza Nota tornò in fretta al nido, non volendo sentire altro; non c’era nessuno in quel momento, i suoi familiari erano certamente in giro Meglio così pensò lui, appollaiandosi nel nido e ruotando poi la testa sotto un’ala.&#xA;Si sentiva infinitamente triste e demoralizzato. Era vero che non si mostrava molto, in effetti non si era mai allontanato per più di cinque metri dal suo albero; aveva paura di udire altri commenti taglienti sulla sua mancata unicità, e ogni volta che aveva provato a fare amicizia con qualcuno, negli occhi di quest’ultimo aveva visto solamente pena e sdegno.&#xA;Mentre i brutti pensieri gli invadevano la mente, sentì improvvisamente un corpo caldo vicino al suo e un becco lisciargli le penne.&#xA;«Mi dispiace mamma…» biascicò sollevando appena la testa.&#xA;«Non hai alcun motivo per dispiacerti, piccolo mio» cinguettò lei con voce gentile.&#xA;«Ma io sono il fallimento della famiglia!... Tu, papà e i miei fratelli non vi vergognate di me?» chiese tremante alzando lo sguardo sulla madre, la quale smise di pulirgli le penne «No, e non c’è stato un solo instante in cui non ti abbiamo amato. Ascoltami» sollevò un’ala e la portò sul dorso del figlioletto «Ogni specie è conosciuta per qualcosa, una dote innata che la rende unica. Ma unica nell’insieme della specie stessa. Vedi piccolo, tutti i cardellini sono famosi per il loro canto, io e tuo padre siamo solo particolarmente bravi, ma ciò non toglie che sia tutta la nostra razza ad essere riconosciuta per il richiamo. Ciò che voglio dirti è che anche tu sei speciale, solo che devi ancora trovare la tua unicità». Spostò l’ala dal giovane cardellino e fece un ampio gesto verso il bosco circostante «Hai girato troppo poco il mondo. Sono sicura che esplorare ti aiuterebbe molto» fece un cinguettio affettuoso e poi, spiegate le ali, si alzò in volo.&#xA;Senza Nota la guardò sparire tra gli alberi. Non aveva compreso a pieno le sue parole, ma l’idea di esplorare lo terrorizzava ed eccitava al tempo stesso «Ho visto troppo poco, la mamma ha ragione» si disse. E così, preso coraggio, spiccò il volo e per la prima volta superò i suoi cinque metri dal nido.&#xA;Durante il suo volo sentì diversi commenti su di lui, ma si costrinse ad ignorarli e andò avanti, concentrandosi invece sul memorizzare la strada e gli alberi che vedeva.&#xA;Non sapeva bene da quanto stava volando, forse sette minuti o dieci, quando all’improvviso gli alberi del bosco s’interruppero lasciando posto ad un paesaggio di prati e basse costruzioni, alcune con recinzioni tutt’intorno: era giunto a un paese di umani.&#xA;Ne aveva solo sentito parlare da suo padre, il quale gli raccontava sempre che le persone amavano ascoltare i loro concerti e molte volte li guardavano da lontano; diceva che non si avvicinavano mai troppo.&#xA;Il giovane cardellino si ritrovò a volare tra quelle casette graziose, la maggior parte aveva dei fiori in vaso sui balconi; di tanto in tanto riusciva anche a scorgere i nidi delle rondini costruiti tra il tetto e il muro di quelle abitazioni.&#xA;Quel luogo lo affascinava moltissimo, non solo per il paese in sé, ma anche per i suoi abitanti: vedeva le persone uscire ed entrare dai negozi, mangiare fuori intorno a dei tavoli vicino ai quali si radunavano molti passerotti nell’attesa di ricevere qualche briciola di cibo; inoltre, gli umani parlavano con strani accenti, ma privi di qualunque suono musicale tipico degli uccelli, non avevano neanche i ronzii di certi insetti e nemmeno il cupo brontolio degli orsi.&#xA;Senza Nota stava giusto pensando a questo quando colse un suono, una melodia mai sentita prima che non poteva certamente appartenere ad un uccello, provenire da qualche parte lì vicino; incuriosito, si alzò di quota per avere più facilità ad individuare la provenienza di quella melodia. Si accorse ben presto di un gruppo di persone radunate davanti a un albero in un parco… e la musica arrivava proprio da lì!&#xA;Il piccolo uccellino scese rapido e silenzioso fino ad andare a posarsi su uno dei rami di quell’albero, nascosto dal fogliame Questa musica è veramente bellissima, ed è proprio sotto di me!  pensò emozionato guardando in basso, gli occhi fissi su un uomo che stava lì in piedi tenendo qualcosa nelle mani… ma non era immobile, eseguiva dei leggeri movimenti dolci, continuando a muovere un’asta sopra un oggetto di legno dalla forma particolare. La sorpresa di Senza Nota aumentò quando realizzò che era quell’oggetto a produrre la melodia, anche se non aveva idea di cosa fosse.&#xA;Le ore trascorsero, il cardellino era rimasto tutto il tempo ad ascoltare l’uomo, che alternava i brani con delle brevi pause, e aveva anche notato che alcuni passanti si fermavano e poi lasciavano qualcosa in una custodia nera posta di fronte all’uomo; poi arrivò il momento di andare a casa Devo assolutamente scoprire dove abita questo signore Così, dopo pochi minuti di volo sopra di lui, lo vide entrare nel giardino di una casa; il cardellino si appostò velocemente tra i rami di un arbusto nel giardino, dal quale poté vedere l’uomo venire raggiunto di corsa da una bambina, che era appena uscita di casa.&#xA;«Papà! Com’è andata oggi? Ti hanno ascoltato tante persone, vero? Sono sicura di sì, nel paese ormai ti conoscono bene tutti e anche i visitatori sono sempre interessati!» esclamò la piccola umana nel pieno dell’euforia. Il padre le sorrise con tenerezza «Chi sa apprezzare la musica sa anche riconoscere quella suonata col cuore. Un giorno ti unirai a me, Viola»&#xA;«Non vedo l’ora! Sto già migliorando sai? Ora torno a studiare nuovi brani, l’insegnante me ne ha lasciati di bellissimi» detto ciò, Viola corse in casa.&#xA;Anche lei sa produrre la musica?  Senza Nota sentì di nuovo la tristezza farsi avanti dentro di lui. Ecco un padre musicista con una figlia futura musicista e, chissà, forse anche la madre era musicista!&#xA;Il cardellino scosse la testa per scacciare quei pensieri e decise di osservare la bambina; si alzò in volo e andò a posarsi sul davanzale di una finestra aperta al piano terra. Ma dentro vide solo una donna adulta girare qua e là a fare chissà che cosa; si sporse un po’ per guardare meglio, quando udì un suono provenire dall’alto: un’altra musica, ma diversa da quella prodotta dal signore. Senza Nota raggiunse il davanzale di una finestra al piano superiore, aperta con un solo spiraglio, e guardò dentro, rimanendo nuovamente affascinato: la bambina era seduta davanti a un grandissimo “mobile” nero, e sembrava premere qualcosa che dava vita alla musica.&#xA;Passò molti minuti accovacciato lì a godersi la melodia, arrivando anche sul punto di addormentarsi, e fu per questo che non si accorse subito che la bambina si era fermata per guardarlo; ci fece caso solo dopo pochi secondi, rendendosi conto che non udiva più alcun dolce suono, ma ormai la piccola umana era davanti alla finestra.&#xA;«Ciao piccolino!» la sentì esclamare.&#xA;Ci mancò poco che il cardellino cadesse di sotto per lo spavento, agitando le ali.&#xA;«Oh, scusami! Non volevo spaventarti» riprese lei abbassando la voce e aprendo completamente la finestra «Che uccello sei? Di solito qui vedo solo rondini e passerotti. Tu sei più colorato!»&#xA;«I-io sono… Sono un cardellino» pigolò lui riprendendosi a poco a poco, ma facendosi comunque più piccolo.&#xA;«Che carino! Stavi ascoltando la musica vero? Mio papà ha detto di aver visto tanti uccelli al parco, eri lì anche tu?». Senza Nota annuì e volse lo sguardo al grande strumento nero.&#xA;«Bello vero?» la bambina incrociò le braccia sul davanzale e ci appoggiò il mento sopra, sorridendo «Il mio papà suona il violino, quello che vedi qua è un pianoforte. Vieni dentro» si rimise dritta con un saltello allegro e camminò verso il suo strumento.&#xA;L’uccellino esitò, poi volò dentro la camera e andò a posarsi su un lato del pianoforte, dal quale poteva vedere i tasti.&#xA;«Immagino sia la prima volta che ne vedi uno. Dai, prova a saltellare sui tasti!» lo invitò Viola con allegria, sedendosi al proprio posto. Senza Nota la guardò sorpreso, poi osservò i tasti; scese sul primo con un saltino e sbatté le ali sorpreso quando questo produsse una nota bassissima. Viola rise «Quel lato parte dalle note più basse e cavernose! Vieni di qua». Il cardellino si spostò dall’altra parte e atterrò su un altro tasto, che questa volta intonò un bel suono alto e piacevole.&#xA;La cosa cominciò a piacere molto al piccolo uccellino, che prese a spostarsi di qua e di là suonando quell’enorme strumento. Gli venne un’improvvisa voglia di cantare, ma si bloccò Non farti riconoscere pure dagli umani si spostò dai tasti tornando a posarsi sul lato, abbassando la testa.&#xA;«Sei stato bravissimo!» lo applaudì la bambina «Ma perché ora sei triste? Magari cantare ti aiuterà, gli uccelli lo fanno sempre!»&#xA;«Io non…» quella frase lo fece anche stare peggio «… Io non canto»&#xA;«Veramente?» ora Viola lo guardava con stupore «Un uccellino come te non canta?»&#xA;«Io no»&#xA;«Tu no» ripeté Viola sbattendo gli enormi occhi «E perché no?». Il cardellino girò la testa afflosciando le ali «Non so cantare. Mi chiamano Senza Nota»&#xA;«Senza Nota? Ma è terribile, che crudeltà!» esclamò lei sconvolta «Non ci credo che non sei capace. Dai, fammi sentire qualcosa!»&#xA;Senza Nota volle assecondarla, solo per non prolungare ulteriormente quella tortura. E così aprì il becco lasciando uscire i suoni di un cinguettio stonato che era troppo basso o troppo acuto. Viola di tappò le orecchie per riflesso, ma ascoltò comunque «Non sei come gli altri, ma hai molte note a tua disposizione».&#xA;Il piccoletto la guardò senza capire «Molte note a mia disposizione?»&#xA;«Certo! Riesci a fare benissimo sia le note alte che quelle basse… Hey, ho un’idea! Canta questa» e schiacciò un Mi della scala centrale. Senza Nota cinguettò sopra, senza nemmeno sapere perché lo stesse facendo… Ma il suono che uscì non era un vero e proprio cinguettio, ma l’imitazione precisa del suono del pianoforte!&#xA;«Sì! Vai con questa!» Viola ne suonò un’altra e Senza Nota la imitò perfettamente. E andarono avanti così per qualche minuto, poi la bambina passò a suonare un vero e proprio brano e il cardellino intonò i suoni di altri tasti che si adattavano alla melodia.&#xA;«Sei un perfetto imitatore e crei delle armonie favolose! Aspettami qua, torno subito!» disse Viola correndo fuori dalla camera.&#xA;So cantare! Anzi, imito il pianoforte! Era incredibile per lui, come se avesse appena scoperto un mondo nuovo.&#xA;Viola tornò dopo pochi secondi in compagnia di suo padre, che aveva in spalla la custodia del violino «Lui è un caso davvero speciale, devi provare!» stava dicendo lei con entusiasmo.&#xA;L’uomo si avvicinò al pianoforte e si abbassò per guardare bene il cardellino «Ciao piccolo, mia figlia dice che imiti le note del pianoforte e che sei molto bravo» sorrise togliendosi la custodia dalla spalla «Vogliamo fare un esperimento per vedere se sai imitare altro, vuoi provare?».&#xA;Senza Nota annuì poco sicuro mentre lo osservava tirare fuori il violino.&#xA;«Molto bene, cominciamo con qualcosa di facile» disse l’uomo e suonò un La prolungato, molto acuto, che il cardellino replicò subito; il procedimento fu uguale a quello usato per il pianoforte, quindi prima note singole e poi un brano completo. Anche questa volta, Senza Nota si dimostrò all’altezza.&#xA;«Sei veramente straordinario piccolo, hai un dono speciale» gli disse il padre di Viola «Sono convinto che sei in grado di imitare ogni strumento musicale esistente»&#xA;«Io ho… Un dono speciale?» balbettò l’uccellino con gli occhi spalancati.&#xA;«Ma certo!» intervenne Viola «E io voglio cambiarti soprannome, perché quello che ti è stato dato non ha più alcun significato. TI chiamerai… Violin!».&#xA;Violin, al culmine della felicità, volò a casa con la promessa di tornare da loro il giorno dopo.&#xA;Arrivato al nido non perse tempo per raccontare alla sua famiglia dell’incredibile scoperta sul suo talento nascosto, e chiese loro di andare con lui in paese il giorno seguente; poté così farli assistere a quello che per lui era stato un miracolo. Si scoprì che replicava perfettamente anche l’arpa, suonata dalla madre di Viola, e qualunque altro strumento musicale disponibile in una scuola di musica lì in paese.&#xA;La sua fama crebbe velocemente tra gli uomini e ci furono sempre più visitatori che volevano assistere ai concerti tenuti dalle persone insieme a Violin; anche tra gli animali si sparse in fretta la voce del suo talento e ben presto “Senza Nota” venne sostituito da “l’incredibile Violin”.&#xA;Un giorno, prima di un concerto molto importante per la festa di Natale con la partecipazione di Violin, la sua famiglia e il gruppo di canto dei genitori, la madre del cardellino lo affiancò dandogli un colpetto sulla testa col becco «Hai visto Violin? Hai trovato il tuo talento, ed è unico tra tutti i cardellini». Era vero.&#xA;L’uccellino era nato senza la tipica dote della sua specie, ma aveva trovato ben altro, qualcosa di altrettanto meraviglioso che potesse riempire tutti i cuori di gioia, felicità, meraviglia, amore… Violin aveva compreso che la vita sa essere imprevedibile, e che non bisogna abbattersi alle prime difficoltà e lasciare che queste ti facciano cadere in un baratro di tristezza. Invece, bisogna andare avanti perché solo così si avrà modo di scoprire la magia che si cela dentro di te, solo così potrà uscire allo scoperto e unirsi alla danza dei talenti del mondo.&#xA;&#xA;Nota dell&#39;autrice: scrissi questo questo breve racconto circa un anno fa, conservandolo in attesa di trovare una piattaforma sicura dove poterlo condividere; è pensato principalmente come storiella per i piccini, ma al tempo stesso racchiude un insegnamento e una narrazione che spero possano essere graditi anche dai più grandi. Mi farebbe piacere avere dei pareri, positivi o negativi, purché siano sempre costruttivi e rispettosi. Grazie a chiunque leggerà questa storia.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Tutti conosciamo il cardellino, vero?
Non tanto per il suo splendido piumaggio, quanto più per il suo canto melodioso e armonioso che, non appena senti, ti riempie l’animo di vita e serenità.
Ogni creatura possiede un’essenza diversa e quella del cardellino risiede nella sua voce, proprio come quella del pavone nella sua coda e quella del ragno nella sua tela: ecco cosa contraddistingue le specie le une dalle altre. Ma cosa accadrebbe se si nascesse privati di tale unicità?
Questa sventura toccò a Senza Nota, un piccolo cardellino che non era in grado di cantare e che, a causa di questo, venne soprannominato in quel modo.
I suoi genitori erano conosciuti per essere i migliori cantanti del mondo insieme a tre cuculi, cinque usignoli, un merlo, due pettirossi e un’aquila, e insieme si trovavano spesso per tenere dei concerti. Insomma, da due genitori del genere tutti si aspettavano una prole di grande talento, e così fu… almeno per quattro dei cinque figli. Tutti uscirono dal nido lanciando i tipici strilli dei pulcini appena nati, ma uno di loro emetteva versi alquanto insoliti e, a detta di chiunque l’avesse sentito, orribilmente striduli e stonati.
I genitori ne rimasero molto sorpresi, ma erano buoni come il pane e trattarono tutti e cinque i piccoli in egual modo, senza mai screditare o far sentire inferiore il povero cardellino privo di talento; già, perché questo problema si rivelò costante anche nel corso del tempo, non ci fu nemmeno un briciolo di miglioramento nel canto dell’ormai soprannominato “Senza Nota” e purtroppo le voci si sparsero in fretta: non c’era un solo animale che non sapesse di lui, e se ne continuò a parlare anche mesi dopo la sua schiusa.
«Ancora mi chiedo come facciano i genitori a continuare così» sentì dire da una giovane lepre un giorno, mentre faceva un volo nei pressi del suo albero «Tutti parlano di quel Senza Nota, ma loro si comportano come se lui fosse normale e la loro vita fosse quella di sempre. Negano la realtà, te lo dico io!»
«Be’, non è neanche colpa loro, povere stelle, se lo sono ritrovato. E poi chi avrebbe potuto prevederlo?» gracidò un maschio di rana con un sospiro.
«Certo, hai ragione… Per non parlare dei fratelli. Li ho visti, sai? Giocano con lui e passano molto tempo insieme, ma secondo me lo sopportano a fatica, semplicemente sono mossi da pietà. In fondo, chi non la proverebbe per quel poverello?» continuò la lepre mostrandosi dispiaciuta; poi scosse la testa prendendo un tono più altezzoso e velatamente sprezzante «Perlomeno quel piccoletto non si fa vedere molto in giro e soprattutto, evita di cantare. Ahimè! Le mie povere orecchie non ne potevano più di sentirlo esercitarsi! E poi, detto tra noi, è tutto tempo sprecato».
Senza Nota tornò in fretta al nido, non volendo sentire altro; non c’era nessuno in quel momento, i suoi familiari erano certamente in giro <em>Meglio così</em> pensò lui, appollaiandosi nel nido e ruotando poi la testa sotto un’ala.
Si sentiva infinitamente triste e demoralizzato. Era vero che non si mostrava molto, in effetti non si era mai allontanato per più di cinque metri dal suo albero; aveva paura di udire altri commenti taglienti sulla sua mancata unicità, e ogni volta che aveva provato a fare amicizia con qualcuno, negli occhi di quest’ultimo aveva visto solamente pena e sdegno.
Mentre i brutti pensieri gli invadevano la mente, sentì improvvisamente un corpo caldo vicino al suo e un becco lisciargli le penne.
«Mi dispiace mamma…» biascicò sollevando appena la testa.
«Non hai alcun motivo per dispiacerti, piccolo mio» cinguettò lei con voce gentile.
«Ma io sono il fallimento della famiglia!... Tu, papà e i miei fratelli non vi vergognate di me?» chiese tremante alzando lo sguardo sulla madre, la quale smise di pulirgli le penne «No, e non c’è stato un solo instante in cui non ti abbiamo amato. Ascoltami» sollevò un’ala e la portò sul dorso del figlioletto «Ogni specie è conosciuta per qualcosa, una dote innata che la rende unica. Ma unica nell’insieme della specie stessa. Vedi piccolo, tutti i cardellini sono famosi per il loro canto, io e tuo padre siamo solo particolarmente bravi, ma ciò non toglie che sia tutta la nostra razza ad essere riconosciuta per il richiamo. Ciò che voglio dirti è che anche tu sei speciale, solo che devi ancora trovare la tua unicità». Spostò l’ala dal giovane cardellino e fece un ampio gesto verso il bosco circostante «Hai girato troppo poco il mondo. Sono sicura che esplorare ti aiuterebbe molto» fece un cinguettio affettuoso e poi, spiegate le ali, si alzò in volo.
Senza Nota la guardò sparire tra gli alberi. Non aveva compreso a pieno le sue parole, ma l’idea di esplorare lo terrorizzava ed eccitava al tempo stesso «Ho visto troppo poco, la mamma ha ragione» si disse. E così, preso coraggio, spiccò il volo e per la prima volta superò i suoi cinque metri dal nido.
Durante il suo volo sentì diversi commenti su di lui, ma si costrinse ad ignorarli e andò avanti, concentrandosi invece sul memorizzare la strada e gli alberi che vedeva.
Non sapeva bene da quanto stava volando, forse sette minuti o dieci, quando all’improvviso gli alberi del bosco s’interruppero lasciando posto ad un paesaggio di prati e basse costruzioni, alcune con recinzioni tutt’intorno: era giunto a un paese di umani.
Ne aveva solo sentito parlare da suo padre, il quale gli raccontava sempre che le persone amavano ascoltare i loro concerti e molte volte li guardavano da lontano; diceva che non si avvicinavano mai troppo.
Il giovane cardellino si ritrovò a volare tra quelle casette graziose, la maggior parte aveva dei fiori in vaso sui balconi; di tanto in tanto riusciva anche a scorgere i nidi delle rondini costruiti tra il tetto e il muro di quelle abitazioni.
Quel luogo lo affascinava moltissimo, non solo per il paese in sé, ma anche per i suoi abitanti: vedeva le persone uscire ed entrare dai negozi, mangiare fuori intorno a dei tavoli vicino ai quali si radunavano molti passerotti nell’attesa di ricevere qualche briciola di cibo; inoltre, gli umani parlavano con strani accenti, ma privi di qualunque suono musicale tipico degli uccelli, non avevano neanche i ronzii di certi insetti e nemmeno il cupo brontolio degli orsi.
Senza Nota stava giusto pensando a questo quando colse un suono, una melodia mai sentita prima che non poteva certamente appartenere ad un uccello, provenire da qualche parte lì vicino; incuriosito, si alzò di quota per avere più facilità ad individuare la provenienza di quella melodia. Si accorse ben presto di un gruppo di persone radunate davanti a un albero in un parco… e la musica arrivava proprio da lì!
Il piccolo uccellino scese rapido e silenzioso fino ad andare a posarsi su uno dei rami di quell’albero, nascosto dal fogliame <em>Questa musica è veramente bellissima, ed è proprio sotto di me!</em>  pensò emozionato guardando in basso, gli occhi fissi su un uomo che stava lì in piedi tenendo qualcosa nelle mani… ma non era immobile, eseguiva dei leggeri movimenti dolci, continuando a muovere un’asta sopra un oggetto di legno dalla forma particolare. La sorpresa di Senza Nota aumentò quando realizzò che era quell’oggetto a produrre la melodia, anche se non aveva idea di cosa fosse.
Le ore trascorsero, il cardellino era rimasto tutto il tempo ad ascoltare l’uomo, che alternava i brani con delle brevi pause, e aveva anche notato che alcuni passanti si fermavano e poi lasciavano qualcosa in una custodia nera posta di fronte all’uomo; poi arrivò il momento di andare a casa <em>Devo assolutamente scoprire dove abita questo signore</em> Così, dopo pochi minuti di volo sopra di lui, lo vide entrare nel giardino di una casa; il cardellino si appostò velocemente tra i rami di un arbusto nel giardino, dal quale poté vedere l’uomo venire raggiunto di corsa da una bambina, che era appena uscita di casa.
«Papà! Com’è andata oggi? Ti hanno ascoltato tante persone, vero? Sono sicura di sì, nel paese ormai ti conoscono bene tutti e anche i visitatori sono sempre interessati!» esclamò la piccola umana nel pieno dell’euforia. Il padre le sorrise con tenerezza «Chi sa apprezzare la musica sa anche riconoscere quella suonata col cuore. Un giorno ti unirai a me, Viola»
«Non vedo l’ora! Sto già migliorando sai? Ora torno a studiare nuovi brani, l’insegnante me ne ha lasciati di bellissimi» detto ciò, Viola corse in casa.
<em>Anche lei sa produrre la musica?</em>  Senza Nota sentì di nuovo la tristezza farsi avanti dentro di lui. Ecco un padre musicista con una figlia futura musicista e, chissà, forse anche la madre era musicista!
Il cardellino scosse la testa per scacciare quei pensieri e decise di osservare la bambina; si alzò in volo e andò a posarsi sul davanzale di una finestra aperta al piano terra. Ma dentro vide solo una donna adulta girare qua e là a fare chissà che cosa; si sporse un po’ per guardare meglio, quando udì un suono provenire dall’alto: un’altra musica, ma diversa da quella prodotta dal signore. Senza Nota raggiunse il davanzale di una finestra al piano superiore, aperta con un solo spiraglio, e guardò dentro, rimanendo nuovamente affascinato: la bambina era seduta davanti a un grandissimo “mobile” nero, e sembrava premere qualcosa che dava vita alla musica.
Passò molti minuti accovacciato lì a godersi la melodia, arrivando anche sul punto di addormentarsi, e fu per questo che non si accorse subito che la bambina si era fermata per guardarlo; ci fece caso solo dopo pochi secondi, rendendosi conto che non udiva più alcun dolce suono, ma ormai la piccola umana era davanti alla finestra.
«Ciao piccolino!» la sentì esclamare.
Ci mancò poco che il cardellino cadesse di sotto per lo spavento, agitando le ali.
«Oh, scusami! Non volevo spaventarti» riprese lei abbassando la voce e aprendo completamente la finestra «Che uccello sei? Di solito qui vedo solo rondini e passerotti. Tu sei più colorato!»
«I-io sono… Sono un cardellino» pigolò lui riprendendosi a poco a poco, ma facendosi comunque più piccolo.
«Che carino! Stavi ascoltando la musica vero? Mio papà ha detto di aver visto tanti uccelli al parco, eri lì anche tu?». Senza Nota annuì e volse lo sguardo al grande strumento nero.
«Bello vero?» la bambina incrociò le braccia sul davanzale e ci appoggiò il mento sopra, sorridendo «Il mio papà suona il violino, quello che vedi qua è un pianoforte. Vieni dentro» si rimise dritta con un saltello allegro e camminò verso il suo strumento.
L’uccellino esitò, poi volò dentro la camera e andò a posarsi su un lato del pianoforte, dal quale poteva vedere i tasti.
«Immagino sia la prima volta che ne vedi uno. Dai, prova a saltellare sui tasti!» lo invitò Viola con allegria, sedendosi al proprio posto. Senza Nota la guardò sorpreso, poi osservò i tasti; scese sul primo con un saltino e sbatté le ali sorpreso quando questo produsse una nota bassissima. Viola rise «Quel lato parte dalle note più basse e cavernose! Vieni di qua». Il cardellino si spostò dall’altra parte e atterrò su un altro tasto, che questa volta intonò un bel suono alto e piacevole.
La cosa cominciò a piacere molto al piccolo uccellino, che prese a spostarsi di qua e di là suonando quell’enorme strumento. Gli venne un’improvvisa voglia di cantare, ma si bloccò <em>Non farti riconoscere pure dagli umani</em> si spostò dai tasti tornando a posarsi sul lato, abbassando la testa.
«Sei stato bravissimo!» lo applaudì la bambina «Ma perché ora sei triste? Magari cantare ti aiuterà, gli uccelli lo fanno sempre!»
«Io non…» quella frase lo fece anche stare peggio «… Io non canto»
«Veramente?» ora Viola lo guardava con stupore «Un uccellino come te non canta?»
«Io no»
«Tu no» ripeté Viola sbattendo gli enormi occhi «E perché no?». Il cardellino girò la testa afflosciando le ali «Non so cantare. Mi chiamano Senza Nota»
«Senza Nota? Ma è terribile, che crudeltà!» esclamò lei sconvolta «Non ci credo che non sei capace. Dai, fammi sentire qualcosa!»
Senza Nota volle assecondarla, solo per non prolungare ulteriormente quella tortura. E così aprì il becco lasciando uscire i suoni di un cinguettio stonato che era troppo basso o troppo acuto. Viola di tappò le orecchie per riflesso, ma ascoltò comunque «Non sei come gli altri, ma hai molte note a tua disposizione».
Il piccoletto la guardò senza capire «Molte note a mia disposizione?»
«Certo! Riesci a fare benissimo sia le note alte che quelle basse… Hey, ho un’idea! Canta questa» e schiacciò un Mi della scala centrale. Senza Nota cinguettò sopra, senza nemmeno sapere perché lo stesse facendo… Ma il suono che uscì non era un vero e proprio cinguettio, ma l’imitazione precisa del suono del pianoforte!
«Sì! Vai con questa!» Viola ne suonò un’altra e Senza Nota la imitò perfettamente. E andarono avanti così per qualche minuto, poi la bambina passò a suonare un vero e proprio brano e il cardellino intonò i suoni di altri tasti che si adattavano alla melodia.
«Sei un perfetto imitatore e crei delle armonie favolose! Aspettami qua, torno subito!» disse Viola correndo fuori dalla camera.
So cantare! Anzi, imito il pianoforte! Era incredibile per lui, come se avesse appena scoperto un mondo nuovo.
Viola tornò dopo pochi secondi in compagnia di suo padre, che aveva in spalla la custodia del violino «Lui è un caso davvero speciale, devi provare!» stava dicendo lei con entusiasmo.
L’uomo si avvicinò al pianoforte e si abbassò per guardare bene il cardellino «Ciao piccolo, mia figlia dice che imiti le note del pianoforte e che sei molto bravo» sorrise togliendosi la custodia dalla spalla «Vogliamo fare un esperimento per vedere se sai imitare altro, vuoi provare?».
Senza Nota annuì poco sicuro mentre lo osservava tirare fuori il violino.
«Molto bene, cominciamo con qualcosa di facile» disse l’uomo e suonò un La prolungato, molto acuto, che il cardellino replicò subito; il procedimento fu uguale a quello usato per il pianoforte, quindi prima note singole e poi un brano completo. Anche questa volta, Senza Nota si dimostrò all’altezza.
«Sei veramente straordinario piccolo, hai un dono speciale» gli disse il padre di Viola «Sono convinto che sei in grado di imitare ogni strumento musicale esistente»
«Io ho… Un dono speciale?» balbettò l’uccellino con gli occhi spalancati.
«Ma certo!» intervenne Viola «E io voglio cambiarti soprannome, perché quello che ti è stato dato non ha più alcun significato. TI chiamerai… Violin!».
Violin, al culmine della felicità, volò a casa con la promessa di tornare da loro il giorno dopo.
Arrivato al nido non perse tempo per raccontare alla sua famiglia dell’incredibile scoperta sul suo talento nascosto, e chiese loro di andare con lui in paese il giorno seguente; poté così farli assistere a quello che per lui era stato un miracolo. Si scoprì che replicava perfettamente anche l’arpa, suonata dalla madre di Viola, e qualunque altro strumento musicale disponibile in una scuola di musica lì in paese.
La sua fama crebbe velocemente tra gli uomini e ci furono sempre più visitatori che volevano assistere ai concerti tenuti dalle persone insieme a Violin; anche tra gli animali si sparse in fretta la voce del suo talento e ben presto “Senza Nota” venne sostituito da “l’incredibile Violin”.
Un giorno, prima di un concerto molto importante per la festa di Natale con la partecipazione di Violin, la sua famiglia e il gruppo di canto dei genitori, la madre del cardellino lo affiancò dandogli un colpetto sulla testa col becco «Hai visto Violin? Hai trovato il tuo talento, ed è unico tra tutti i cardellini». Era vero.
L’uccellino era nato senza la tipica dote della sua specie, ma aveva trovato ben altro, qualcosa di altrettanto meraviglioso che potesse riempire tutti i cuori di gioia, felicità, meraviglia, amore… Violin aveva compreso che la vita sa essere imprevedibile, e che non bisogna abbattersi alle prime difficoltà e lasciare che queste ti facciano cadere in un baratro di tristezza. Invece, bisogna andare avanti perché solo così si avrà modo di scoprire la magia che si cela dentro di te, solo così potrà uscire allo scoperto e unirsi alla danza dei talenti del mondo.</p>

<p>Nota dell&#39;autrice: scrissi questo questo breve racconto circa un anno fa, conservandolo in attesa di trovare una piattaforma sicura dove poterlo condividere; è pensato principalmente come storiella per i piccini, ma al tempo stesso racchiude un insegnamento e una narrazione che spero possano essere graditi anche dai più grandi. Mi farebbe piacere avere dei pareri, positivi o negativi, purché siano sempre costruttivi e rispettosi. Grazie a chiunque leggerà questa storia.</p>
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      <author>Racconti di una Capra</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/xfkrijj0e1</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 10:39:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Riparto da qui</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/schizo/riparto-da-qui</link>
      <description>&lt;![CDATA[è difficile trovare qualcosa che soddisfi le mie esigenze di indipendenza ( #p2p ) e diffusione ( #activitypub )&#xA;&#xA;qualcosa sembra muoversi su #solid , con lo sviluppo di #activitypod , ma siamo ancora in alto mare nell&#39;implementazione di un #OMN (Open Media Network)&amp;#x2026; e così provo a ripartire da qui, #writefreely , completamente integrato in emacs/org-mode e, allo stesso tempo, federato&#xA;&#xA;ho visto che WriteFreely v0.16 is finally here, and it brings a ton of improvements, especially for the fediverse! We&#39;ve also fixed some long-standing issues, like hashtags on instances backed by MySQL 8.0.4+.; mi auguro venga aggiornata anche la versione qui, su https://log.livellosegreto.it/&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>è difficile trovare qualcosa che soddisfi le mie esigenze di indipendenza ( #p2p ) e diffusione ( #activitypub )</p>

<p>qualcosa sembra muoversi su #solid , con lo sviluppo di #activitypod , ma siamo ancora in alto mare nell&#39;implementazione di un #OMN (Open Media Network)… e così provo a ripartire da qui, #writefreely , completamente integrato in emacs/org-mode e, allo stesso tempo, federato</p>

<p>ho visto che <em>WriteFreely v0.16 is finally here, and it brings a ton of improvements, especially for the fediverse! We&#39;ve also fixed some long-standing issues, like hashtags on instances backed by MySQL 8.0.4+.</em>; mi auguro venga aggiornata anche la versione qui, su <a href="https://log.livellosegreto.it/" rel="nofollow">https://log.livellosegreto.it/</a></p>
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      <author>schizo</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/o8nwq99sht</guid>
      <pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:23:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il geologo: «Fiumi trascurati per anni e ora presentano il conto da pagare»</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/schizo/il-geologo-fiumi-trascurati-per-anni-e-ora-presentano-il-conto-da-pagare</link>
      <description>&lt;![CDATA[L’ex presidente dell’ordine regionale commenta il piano di assetto idrogeologico elaborato dall’Autorità di bacino: «Servono tempo e risorse, due cose che scarseggiano»&#xA;&#xA;Le scelte fatte e non fatte da chi ha governato il territorio negli ultimi decenni e i cambiamenti del clima, dovuti anche alle azioni dell’uomo, mettono la Romagna di fronte a un periodo di incertezze e rischi per la sicurezza idrogeologica.&#xA;È la sintesi estrema del lavoro di analisi svolto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per elaborare il corposo progetto di variante al piano per l’assetto idrogeologico (Pai) che comprende i fiumi romagnoli. Il Pai è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio&amp;#x2026;&#xA;&#xA;https://www.ravennaedintorni.it/societa/2026/01/22/il-geologo-fiumi-trascurati-per-anni-e-ora-presentano-il-conto-da-pagare/&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>L’ex presidente dell’ordine regionale commenta il piano di assetto idrogeologico elaborato dall’Autorità di bacino: «Servono tempo e risorse, due cose che scarseggiano»</p>

<p>Le scelte fatte e non fatte da chi ha governato il territorio negli ultimi decenni e i cambiamenti del clima, dovuti anche alle azioni dell’uomo, mettono la Romagna di fronte a un periodo di incertezze e rischi per la sicurezza idrogeologica.
È la sintesi estrema del lavoro di analisi svolto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per elaborare il corposo progetto di variante al piano per l’assetto idrogeologico (Pai) che comprende i fiumi romagnoli. Il Pai è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio…</p>

<p><a href="https://www.ravennaedintorni.it/societa/2026/01/22/il-geologo-fiumi-trascurati-per-anni-e-ora-presentano-il-conto-da-pagare/" rel="nofollow">https://www.ravennaedintorni.it/societa/2026/01/22/il-geologo-fiumi-trascurati-per-anni-e-ora-presentano-il-conto-da-pagare/</a></p>
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      <author>schizo</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/h3k15tmmf5</guid>
      <pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:13:04 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Il #Rojava sotto attacco. Difendiamo la rivoluzione dal basso</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/schizo/this-buffer-is-for-text-that-is-not-saved-and-for-lisp-evaluation</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il #Rojava sotto attacco. Difendiamo la rivoluzione dal basso&#xA;&#xA;https://openddb.it/il-rojava-sotto-attacco-difendiamo-la-rivoluzione-dal-basso/&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il #Rojava sotto attacco. Difendiamo la rivoluzione dal basso</p>

<p><a href="https://openddb.it/il-rojava-sotto-attacco-difendiamo-la-rivoluzione-dal-basso/" rel="nofollow">https://openddb.it/il-rojava-sotto-attacco-difendiamo-la-rivoluzione-dal-basso/</a></p>
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      <author>schizo</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/h1ph33dc79</guid>
      <pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:07:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Blythville - Capitolo 1</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/calvin-xlii/blythville-capitolo-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[Le porte dell&#39;ascensore si aprirono e Joseph Connorway entrò all&#39;interno della Soglia, sezione Freak Events Task Force, con un passo lento. Aveva il cappotto appoggiato sul braccio destro, mentre con la sinistra si stava togliendo la borsa a tracolla, quando urtò una delle scrivanie degli agenti speciali. Non disse niente, non salutò nessuno, non prima di essere entrato nel suo ufficio, oltre il laboratorio di ricerca, e di aver riposto la sua roba. Per chi lavorava nella Task Force già da un po&#39;, era piuttosto inusuale che Connorway fosse distratto. Solitamente era di fretta: &#34;c&#39;è sempre una faccenda burocratica da sbrigare. Sempre&#34;. Per questo la dottoressa Cory, che come ogni mattina era vicino al ripiano della cucina, versò del caffè in due tazze e si avvicinò al collega.&#xA;&#34;Tieni Connorway, prima di addentrarti nella tua tana e addormentarti sulla scrivania, bevi questo&#34;, la dottoressa Cory gli mise in mano la tazza bollente e lo obbligò a sedersi.&#xA;Dopo aver preso un sorso, Connorway sembrò rilassarsi e fece qualcosa a cui pochissime persone potevano dire di aver assistito.&#xA;&#34;Sai Cory, oggi sono un po&#39; distratto, credo di aver fatto un sogno riguardo il mio primo caso&#34;.&#xA;La dottoressa fissò allibita il collega, quasi le avesse detto di aver scoperto la relazione tra viaggio nel tempo e la pausa bagno: stava per condividere un momento della sua vita e durante l&#39;orario di ufficio? Assurdo.&#xA;&#34;Intendi il tuo primo caso per la Task Force?&#34;&#xA; &#34;No, intendo il mio primo caso nella vita, fortunatamente privo di avvenimenti strambi. Ero al liceo e ho aiutato un amico che stava per finire in prigione&#34;&#xA;&#34;Non sapevo avessi amici&#34;, gli rispose Cory, che nel frattempo si era quasi strozzata per ridere della sua stessa battuta. Pessima battuta, pensò Connorway, ma decise di ignorarla. Quella mattina si sentiva in vena di condividere. Anche perché non c&#39;era molto da fare e la Task Force era in un periodo un po&#39; morto.&#xA;&#34;Ho avuto pochi amici, uno dei primi è stato David Wallace, che in una giornata di fine marzo era stato accusato di aver rubato dei soldi alla scuola. Ovviamente non poteva essere stato lui, era mio amico e io non frequento malviventi&#34;. Cory roteò gli occhi senza nascondere il disappunto per lo smisurato ego di Connorway, ma non poteva sprecare questa preziosa occasione. Gli chiese di raccontare e Connorway cominciò.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Era circa mezzogiorno e io e David stavamo per uscire dalla lezione di scienze, dopo aver concluso un interessantissimo esperimento sull&#39;accelerazione angolare. La professoressa Sheila Ferguson, una donna sulla quarantina dagli abiti troppo larghi per il suo esile corpo, gli chiese di riportare gli strumenti elettronici utilizzati per gli esperimenti di fisica. Il liceo di Blythville non era molto grande e tutti gli oggetti di valore, la strumentazione e quant&#39;altro, venivano tenuti in una sola stanza. David prese le chiavi dalla professoressa e portò al suo posto il carrello. Io nel frattempo andai in mensa e ci ritrovammo dopo una decina di minuti per pranzare assieme e andare all&#39;ultima lezione del giorno. Era una giornata come un&#39;altra e non c&#39;era nulla di diverso dal solito: compiti, un giro al paese e poi di nuovo a casa per cenare e guardare Battlestar Galactica.&#xA;Anche il giorno dopo sembrava l&#39;ennesimo uguale agli altri. Come ogni mattina incontrai David nel parcheggio, vicino alle bici e andammo agli armadietti discutendo dell&#39;episodio della sera precedente. Arrivammo all&#39;armadietto che non avevamo neanche commentato il colpo di scena finale, quando cominciarono le stranezze. Un&#39;occhialuta e impacciata Debby Kirkwood si mise a parlare con David.&#xA;Non era strano perché eravamo entrambi degli sfigati, era strano perché Debby era stata la migliore amica di David prima di mettersi con Martin Strutt, la stella promessa della squadra di football, nonché ex-migliore amico di David. Non ho mai capito bene cosa fosse successo, ma da trio, David tagliò i ponti facendoli diventare un duo. Poco tempo dopo Martin e Debby si misero insieme.&#xA;Comunque, lei gli chiese come stesse e altre domande molto specifiche. Per essere la sua ex-migliore amica sembrava piuttosto interessata a cosa avesse fatto nell&#39;ultimo periodo e la conversazione andò avanti fino al suono della campanella. Me lo ricordo bene perché nel frattempo mi stavo annoiando talmente tanto che mi misi a parlare dell&#39;episodio con Freddy il puzzolente. Lui era più sfigato di noi, se non lo avessi capito dal soprannome.&#xA;Entrai in classe con David e seguirono un paio di interminabili ore di Storia, prima che il preside Byrne non diede l&#39;annuncio all&#39;interfono con voce un po&#39; affannata: le lezioni erano sospese fino al giorno dopo. Non fece in tempo a finire la frase che il secondo dopo sembrava di essere all&#39;ultimo giorno di scuola da quanto baccano c&#39;era. Ragazzi e ragazze che urlavano e correvano via dalla classe a tutta velocità. Anche io e David ci alzammo per andarcene, ma all&#39;uscita ci bloccò una figura corpulenta e dai lunghi baffi. Il preside fermò David, mentre a me disse di andare avanti. Loro due, invece, sarebbero andatati nel suo ufficio. &#xA;Cominciarono a camminare, ma io rimasi immobile. Sentii il mio corpo ribaltarsi e il mio cervello attivarsi. Pensai che forse era successo qualcosa ai genitori di David. Forse il padre aveva avuto un incidente in auto, d&#39;altronde viaggiava molto per lavoro. Sì, non c&#39;era altra spiegazione logica.&#xA;In quel momento successe una cosa molto strana, probabilmente dovuta all&#39;adolescenza: nonostante fossi ligio alle regole, decisi di seguire di nascosto David e Byrne per capire cosa fosse successo.&#xA;Quando ripresi coscienza dei dintorni ormai tutti se ne erano andati e nel corridoio c&#39;ero solo io. Corsi per mettermi in coda agli ultimi studenti che stavano uscendo, ma invece di dirigermi al parcheggio, feci il giro dell&#39;edificio, saltai la siepe che divide il parco degli studenti da quello degli insegnanti e mi diressi sul retro. Il giardiniere Willy di solito lasciava la scaletta per potare gli alberi vicino la rimessa, la usai per arrampicarmi fino al primo piano e spiare all&#39;interno della stanza del preside.&#xA;&#xA;David era seduto su una sedia, mentre il preside era in piedi vicino all&#39;insegnante di educazione fisica, Tusk. Nessuno sembrava essersi accorto della mia presenza, soprattutto David, che al momento fissava il pavimento con gli occhi sbarrati. Non era che la conferma di quello che avevo pensato: ai suoi era successo qualcosa di grave. Ma cosa c&#39;entrava Tusk? Pochi millisecondi dopo, arrivò la risposta.&#xA;Quando Tusk parlò, era furioso, ma soprattutto brandiva un cacciavite in maniera minacciosa nei confronti di David. Non mi dovetti neanche appoggiare alla finestra per sentire le parole che mi fecero capire che la situazione era più grave del previsto.&#xA;&#34;Wallace mi devi dire dove sono finiti quei soldi, è inutile continuare questa pagliacciata. Il cacciavite e le chiavi della stanza erano nel tuo armadietto. Avresti dovuto organizzare un piano migliore se non volevi farti beccare. Ora dimmi dove sono i soldi e chiederemo alla polizia di non metterti in galera per più di una notte&#34;.&#xA;Non potevo credere che David avesse rubato dei soldi. Non avrebbe avuto motivo per farlo. Entrambi odiavamo ardentemente il football, ma David non aveva problemi di soldi e per quanto ne sapessi non era cleptomane. C&#39;era decisamente qualcosa che non tornava, qualcuno lo aveva incastrato e io, in qualità di studente geniale e amico di David, lo avrei aiutato a uscire da quella storia.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Le porte dell&#39;ascensore si aprirono e Joseph Connorway entrò all&#39;interno della Soglia, sezione Freak Events Task Force, con un passo lento. Aveva il cappotto appoggiato sul braccio destro, mentre con la sinistra si stava togliendo la borsa a tracolla, quando urtò una delle scrivanie degli agenti speciali. Non disse niente, non salutò nessuno, non prima di essere entrato nel suo ufficio, oltre il laboratorio di ricerca, e di aver riposto la sua roba. Per chi lavorava nella Task Force già da un po&#39;, era piuttosto inusuale che Connorway fosse distratto. Solitamente era di fretta: “c&#39;è sempre una faccenda burocratica da sbrigare. Sempre”. Per questo la dottoressa Cory, che come ogni mattina era vicino al ripiano della cucina, versò del caffè in due tazze e si avvicinò al collega.
“Tieni Connorway, prima di addentrarti nella tua tana e addormentarti sulla scrivania, bevi questo”, la dottoressa Cory gli mise in mano la tazza bollente e lo obbligò a sedersi.
Dopo aver preso un sorso, Connorway sembrò rilassarsi e fece qualcosa a cui pochissime persone potevano dire di aver assistito.
“Sai Cory, oggi sono un po&#39; distratto, credo di aver fatto un sogno riguardo il mio primo caso”.
La dottoressa fissò allibita il collega, quasi le avesse detto di aver scoperto la relazione tra viaggio nel tempo e la pausa bagno: stava per condividere un momento della sua vita e durante l&#39;orario di ufficio? Assurdo.
“Intendi il tuo primo caso per la Task Force?”
 ”No, intendo il mio primo caso nella vita, fortunatamente privo di avvenimenti strambi. Ero al liceo e ho aiutato un amico che stava per finire in prigione”
“Non sapevo avessi amici”, gli rispose Cory, che nel frattempo si era quasi strozzata per ridere della sua stessa battuta. Pessima battuta, pensò Connorway, ma decise di ignorarla. Quella mattina si sentiva in vena di condividere. Anche perché non c&#39;era molto da fare e la Task Force era in un periodo un po&#39; morto.
“Ho avuto pochi amici, uno dei primi è stato David Wallace, che in una giornata di fine marzo era stato accusato di aver rubato dei soldi alla scuola. Ovviamente non poteva essere stato lui, era mio amico e io non frequento malviventi”. Cory roteò gli occhi senza nascondere il disappunto per lo smisurato ego di Connorway, ma non poteva sprecare questa preziosa occasione. Gli chiese di raccontare e Connorway cominciò.</p>

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<p>Era circa mezzogiorno e io e David stavamo per uscire dalla lezione di scienze, dopo aver concluso un interessantissimo esperimento sull&#39;accelerazione angolare. La professoressa Sheila Ferguson, una donna sulla quarantina dagli abiti troppo larghi per il suo esile corpo, gli chiese di riportare gli strumenti elettronici utilizzati per gli esperimenti di fisica. Il liceo di Blythville non era molto grande e tutti gli oggetti di valore, la strumentazione e quant&#39;altro, venivano tenuti in una sola stanza. David prese le chiavi dalla professoressa e portò al suo posto il carrello. Io nel frattempo andai in mensa e ci ritrovammo dopo una decina di minuti per pranzare assieme e andare all&#39;ultima lezione del giorno. Era una giornata come un&#39;altra e non c&#39;era nulla di diverso dal solito: compiti, un giro al paese e poi di nuovo a casa per cenare e guardare Battlestar Galactica.
Anche il giorno dopo sembrava l&#39;ennesimo uguale agli altri. Come ogni mattina incontrai David nel parcheggio, vicino alle bici e andammo agli armadietti discutendo dell&#39;episodio della sera precedente. Arrivammo all&#39;armadietto che non avevamo neanche commentato il colpo di scena finale, quando cominciarono le stranezze. Un&#39;occhialuta e impacciata Debby Kirkwood si mise a parlare con David.
Non era strano perché eravamo entrambi degli sfigati, era strano perché Debby era stata la migliore amica di David prima di mettersi con Martin Strutt, la stella promessa della squadra di football, nonché ex-migliore amico di David. Non ho mai capito bene cosa fosse successo, ma da trio, David tagliò i ponti facendoli diventare un duo. Poco tempo dopo Martin e Debby si misero insieme.
Comunque, lei gli chiese come stesse e altre domande molto specifiche. Per essere la sua ex-migliore amica sembrava piuttosto interessata a cosa avesse fatto nell&#39;ultimo periodo e la conversazione andò avanti fino al suono della campanella. Me lo ricordo bene perché nel frattempo mi stavo annoiando talmente tanto che mi misi a parlare dell&#39;episodio con Freddy il puzzolente. Lui era più sfigato di noi, se non lo avessi capito dal soprannome.
Entrai in classe con David e seguirono un paio di interminabili ore di Storia, prima che il preside Byrne non diede l&#39;annuncio all&#39;interfono con voce un po&#39; affannata: le lezioni erano sospese fino al giorno dopo. Non fece in tempo a finire la frase che il secondo dopo sembrava di essere all&#39;ultimo giorno di scuola da quanto baccano c&#39;era. Ragazzi e ragazze che urlavano e correvano via dalla classe a tutta velocità. Anche io e David ci alzammo per andarcene, ma all&#39;uscita ci bloccò una figura corpulenta e dai lunghi baffi. Il preside fermò David, mentre a me disse di andare avanti. Loro due, invece, sarebbero andatati nel suo ufficio.
Cominciarono a camminare, ma io rimasi immobile. Sentii il mio corpo ribaltarsi e il mio cervello attivarsi. Pensai che forse era successo qualcosa ai genitori di David. Forse il padre aveva avuto un incidente in auto, d&#39;altronde viaggiava molto per lavoro. Sì, non c&#39;era altra spiegazione logica.
In quel momento successe una cosa molto strana, probabilmente dovuta all&#39;adolescenza: nonostante fossi ligio alle regole, decisi di seguire di nascosto David e Byrne per capire cosa fosse successo.
Quando ripresi coscienza dei dintorni ormai tutti se ne erano andati e nel corridoio c&#39;ero solo io. Corsi per mettermi in coda agli ultimi studenti che stavano uscendo, ma invece di dirigermi al parcheggio, feci il giro dell&#39;edificio, saltai la siepe che divide il parco degli studenti da quello degli insegnanti e mi diressi sul retro. Il giardiniere Willy di solito lasciava la scaletta per potare gli alberi vicino la rimessa, la usai per arrampicarmi fino al primo piano e spiare all&#39;interno della stanza del preside.</p>

<p>David era seduto su una sedia, mentre il preside era in piedi vicino all&#39;insegnante di educazione fisica, Tusk. Nessuno sembrava essersi accorto della mia presenza, soprattutto David, che al momento fissava il pavimento con gli occhi sbarrati. Non era che la conferma di quello che avevo pensato: ai suoi era successo qualcosa di grave. Ma cosa c&#39;entrava Tusk? Pochi millisecondi dopo, arrivò la risposta.
Quando Tusk parlò, era furioso, ma soprattutto brandiva un cacciavite in maniera minacciosa nei confronti di David. Non mi dovetti neanche appoggiare alla finestra per sentire le parole che mi fecero capire che la situazione era più grave del previsto.
“Wallace mi devi dire dove sono finiti quei soldi, è inutile continuare questa pagliacciata. Il cacciavite e le chiavi della stanza erano nel tuo armadietto. Avresti dovuto organizzare un piano migliore se non volevi farti beccare. Ora dimmi dove sono i soldi e chiederemo alla polizia di non metterti in galera per più di una notte”.
Non potevo credere che David avesse rubato dei soldi. Non avrebbe avuto motivo per farlo. Entrambi odiavamo ardentemente il football, ma David non aveva problemi di soldi e per quanto ne sapessi non era cleptomane. C&#39;era decisamente qualcosa che non tornava, qualcuno lo aveva incastrato e io, in qualità di studente geniale e amico di David, lo avrei aiutato a uscire da quella storia.</p>
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      <author>Does GLaDOS dream of electric sheeps?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/oyvacusg0u</guid>
      <pubDate>Sun, 04 Jan 2026 17:28:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;IA non è solo software, ma energia, acqua, infrastruttura, dati (nostri).</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/stefanostaccone/lia-non-e-solo-software-ma-energia-acqua-infrastruttura-dati-nostri-mc8y</link>
      <description>&lt;![CDATA[(e la centralizzazione non è neutrale)&#xA;&#xA;Spesso si parla delle IA come se fossero entità astratte. Alcuni utilizzatori invece le umanizzano, chiamando il proprio assistente con nomi divertenti. Spesso in definitiva l&#39;utilizzatore scrive il prompt, preme invio e ottiene quello che vuole, fine.&#xA;&#xA;Quello che i più ignorano è che quella risposta è il risultato di una catena fisica: server, rete, alimentazione, raffreddamento, sistemi ridondanti. Un elemento aggiunto alla catena, ancora più ignorato, ma il cui uso è estremamente impattante e l&#39;uso delle acque dolci.&#xA;Se guardiamo la realtà per quella che è, emerge la verità nuda e cruda: l&#39;IA non è una semplice tecnologia informatica ma una catena industriale che ha un impatto materiale devastante incorporato nella sua architettura.&#xA;&#xA;Nel mio percorso lavorativo passato e attuale (non per flexare, ma per dare contesto, ho un dottorato in ingegneria meccanica, specializzazione energia e ambiente), è capitato di ricevere richieste di progettazione di componenti meccanici per sistemi di raffreddamento di datacenter dedicati a carichi IA. Quello che già è noto dall&#39;esterno diventa ancora più chiaro quando si è un addetto ai lavori. Nel corso del tempo gli impianti sono diventati sempre più grandi, con richieste energetiche da gestire sempre maggiori. La crescita dell&#39;IA si traduce in maniera diretta e concreta in diversi punti tutti con comune denominatore: i componenti aumentano di taglia, le portate crescono, i sistemi aumentano di ridondanza, la manutenzione più critica. Questo perché la crescente densità di potenza da gestire e la richiesta di uptime (tempo in cui l&#39;apparato resta ininterrottamente acceso) non lasciano alternative.&#xA;&#xA;La crescita infrastrutturale con cui ho introdotto l&#39;argomento non è un semplice dettaglio da addetti ai lavori, ma è esattamente il cuore della questione etica. Mentre si discute di bias (pregiudizi generati lato dati e addestramento) e allucinazioni (risposte dell&#39;IA che sembrano plausibili ma sono del tutto errate), si sta ignorando quello che a mio avviso è il nodo cruciale del sistema che lega ogni problema accennato: centralizzazione dei dati e del calcolo.&#xA;&#xA;La conseguenza diretta è che come effetti collaterali, oltre alle problematiche energetiche strutturali, si è normalizzata la cessione di dati e know how (tecnico, artistico) come se fosse il prezzo inevitabile da pagare, con la promessa del miglioramento della nostra vita.&#xA;&#xA;C&#39;è da dire che sono stati bravi a farci ingoiare la pillola, e noi l&#39;abbiamo mandata giù troppo facilmente. Generalizzando, abbiamo accettato che per usare l&#39;IA dobbiamo consegnare contenuti, processi, documenti, conversazioni, competenze, foto, immagini, arte, a piattaforme terze senza alcun consenso informato reale, e senza controllo effettivo su conservazione dei nostri dati e riuso. E se ci opponiamo, alla fine con il web scraping ottengono comunque dati senza consenso.&#xA;&#xA;Se vogliamo (e mi chiedo, la vogliamo?) un&#39;IA che sia compatibile con una società libera, con privacy e limiti fisici, dobbiamo parlare di infrastrutture alternative. Anche qui, la parola chiave è sempre la stessa: decentralizzazione.&#xA;&#xA;Questo è il primo articolo dove scrivo quello che so sul tema, andando a analizzare il costo energetico dell&#39;IA, il costo dell&#39;infrastruttura (il cui impatto sul mercato dei componenti per pc non è trascurabile), il ruolo del raffreddamento e il tema dell&#39;acqua, il movimento dei dati come costo energetico e rischio per la privacy.&#xA;&#xA;Primo costo: il calcolo&#xA;&#xA;Questo è il costo che probabilmente tutti riescono facilmente a immaginare. Usando però terminologie più specifiche, il training delle IA (addestramento con dati, anche i nostri) e l&#39;inference (utilizzo dei dati attraverso un modello che trae conclusioni) richiedono una potenza sempre maggiore. Il training non si ripete tutti i giorni, quindi si sostiene un costo una tantum, un evento in sostanza. Il suo costo però è enorme.&#xA;L&#39;inference ha un costo per singola richiesta. E&#39; definibile basso, ma continuo, cumulativo e scalabile. Si hanno miliardi di richieste giornaliere.&#xA;&#xA;Questi concetti ci sembrano estremamente nuovi, in realtà la teoria è ben conosciuta da molti anni. Quello che è necessario sottolineare è che l&#39;informazione digitale non è astratta quando la manipoli nel mondo reale. &#xA;R. Landauer (1) mette un punto fondamentale: il calcolo non è gratis dal punto di vista fisico.&#xA;In sintesi, Landauer mostra che:&#xA;finché un’operazione logica è reversibile (in principio), può essere eseguita senza un minimo obbligatorio di dissipazione;&#xA;quando invece un’operazione è logicamene irreversibile (tipicamente: cancellare o “resettare” un bit, cioè comprimere molti stati possibili in uno solo), allora si perde informazione sullo stato precedente;&#xA;questa perdita di informazione implica, per i principi della termodinamica/statistica, una dissipazione minima di calore nell’ambiente: almeno Q≥k B T ln2 per ogni bit cancellato.&#xA;&#xA;Semplificando il discorso, in pratica: il limite non dice quanta energia consumano i computer di oggi (che stanno molto sopra), ma stabilisce un limite fisico inferiore e collega in modo rigoroso informazione ↔ entropia ↔ calore. È uno dei pilastri concettuali di tutta la “termodinamica dell’informazione”.&#xA;&#xA;Secondo costo: il raffreddamento (e l&#39;acqua dolce)&#xA;&#xA;Abbiamo appena collegato il calcolo con la produzione di calore. Questo significa che dal punto di vista impiantistico è necessario raffreddare i sistemi. Se i sistemi crescono, gli impianti aumentano e più calore significa più gestione termica. Il raffreddamento è la parte meno interessante per i non addetti ai lavori, ma è quella che decide la scalabilità.&#xA;Per dare dei numeri, è sufficiente pensare che attualmente se una GPU consuma 500 watt, è necessario smaltire per effetto joule la stessa quantità di calore. A questo va aggiunto il consumo di CPU, RAM, storage, alimentatori, ventole, pompe.&#xA;Il risultato pratico per chi progetta è spesso una direzione univoca: impianti più grandi e robusti, componentistica dimensionata per portate e condizioni più spinte.&#xA;&#xA;Il costo mascherato di tutto questo, oltre al conto energetico, è proprio legato al fatto che il raffreddamento implica il consumo di acqua dolce, direttamente o indirettamente. Non tutti i datacenter sono uguali, quindi i consumi di acqua possono variare, ma basta esaminare dove i più grandi sono costruiti e subito si capisce che l&#39;acqua dolce è fondamentale e che le condizioni climatiche migliorano le performance dei sistemi di raffreddamento.&#xA;&#xA;Per chi fosse interessato anche ai numeri, uno studio molto citato che ricostruisce in modo critico le stime globali dei consumi energetici dei data center è quello di Masanet et al. (2). Sul tema specifico dell’IA e acqua, negli ultimi anni ha fatto discutere Ren et al. (3), che prova a rendere visibile un costo che spesso non compare nel “conto economico” dell’utente finale. Gli studi sono di qualche anno fa e la situazione ad oggi è senz&#39;altro peggiorata.&#xA;&#xA;Non voglio però spaventare, ma responsabilizzare. Quando una tecnologia cresce e richiede più energia e più raffreddamento, non si può nascondere la cosa come se fosse un semplice dettaglio tecnico. E&#39; un vincolo fisico che influenza i costi, localizzazione degli impianti e impatti ambientali decisamente non trascurabili.&#xA;&#xA;Terzo costo: movimento dei dati&#xA;&#xA;L&#39;attuale modello dominante di oggi è semplice. Che sia da pc o da applicazioni, si raccolgono i dati/richieste, vengono mandati a un cloud, si ottiene un output. Per l&#39;utilizzatore è apparentemente molto comodo e dal punto di vista per economia di scala è potente. Questo però ha due conseguenze inevitabili.&#xA;Prima conseguenza: lo spostamento dei dati consuma energia e richiede una specifica infrastruttura. Non è il semplice viaggio di un pacchetto, ma usando termini tecnici e semplificandone in maniera estrema il significato, abbiamo:&#xA;ingest (processo che l&#39;ia usa per analizzare e capire i nostri dati);&#xA;storage (non semplici hdd, ma sistemi complessi per immagazzinare l&#39;immensa mole di dati gestiti in maniera estremamente veloce);&#xA;replicazione (copia degli stessi dati in più posti per sicurezza o velocità);&#xA;caching (memorizzazione temporanea in aree di memoria per accesso più rapido);&#xA;logging (registrazione di attività, eventi e accessi)&#xA;retrieval (recupero dei dati quando servono).&#xA;Il movimento dei dati è energia travestita da software. Più l&#39;IA è centralizzata, più quel movimento diventa parte strutturale del sistema.&#xA;Seconda conseguenza: se i dati escono dai nostri sistemi, la privacy non è una proprietà ma solo una promessa (non mantenuta).&#xA;Abbiamo normalizzato la cessione dei dati. Che siano documenti, codice, progetti, processi aziendali, know how, conversazioni personali, immagini, disegni, musica, arte in generale. Spesso li abbiamo caricati per comodità, divertimento, o necessità lavorative perché &#34;altrimenti non funziona&#34;. L&#39;abbiamo fatto senza consapevolezza di cosa viene registrato, per quanto tempo, chi lo vede, come viene utilizzato, se viene riutilizzato per scopi terzi, se diventa training data, se diventa metadato.&#xA;L&#39;architettura centralizzata crea un incentivo per il sistema, quindi i dati diventano il suo carburante. Il carburante è prezioso, quindi qualcuno lo accumula. Se qualcuno lo accumula, qualcuno accumula potere. Per questo motivo la decentralizzazione non è un capriccio ma è una risposta razionale se vogliamo ridurre l&#39;impatto energetico, proteggere la nostra privacy e know how, e evitare di restare intrappolati e dipendenti da questi sistemi.&#xA;&#xA;Quarto costo: infrastruttura e componenti (e il mercato retail che resta a secco)&#xA;&#xA;L’IA centralizzata non richiede solo energia e acqua: richiede hardware, in grandi quantità e con cicli rapidi. Si pensa che la vita utile di un datacenter sia inferiore a 5 anni, e che il loro costo in funzione della vita utile non permetterà mai di rientrare nell&#39;investimento (questo apre il discorso della &#34;bolla&#34; ma non ne parlerò qui). Quando una parte crescente della produzione di componenti ad alte prestazioni viene assorbita dai data center, succedono tre cose:&#xA;Se la domanda industriale cresce più velocemente della capacità produttiva, qualcuno resta senza componenti. Chi ci rimette quindi è il mercato retail che ha meno potere contrattuale rispetto ai grandi acquirenti.&#xA;Ammesso che la catena di fornitura regga, la pressione sulla domanda sposta prezzi e disponibilità/priorità. L&#39;utente consumer se ne accorge subito: componenti più costosi, hw di qualità destinato altrove. Pensiamo a Crucial che proprio in questi giorni ha deciso di non vendere più RAM al mercato consumer per girare tutto verso l&#39;uso sulle IA.&#xA;Se l&#39;accesso al computer diventa un problema di capitale e di contratti, allora stiamo pagando non solo maggiori costi sui componenti, ma stiamo delegando la capacità di sperimentare e innovare a una minoranza di attori. Questo è un problema sia di concorrenza che di libertà tecnologica.&#xA;&#xA;La centralizzazione non prende solo i dati, prende anche una parte crescente del diritto di calcolare.&#xA;&#xA;Decentralizzare è un obiettivo tecnico e morale&#xA;&#xA;Si parla spesso di IA come fosse un oggetto immateriale e neutrale. Non lo è e qui ho voluto mostrare che ha un corpo composto da energia, raffreddamento, acqua, infrastruttura. Ha una direzione politica incorporata: centralizzare dati e calcolo.&#xA;Questo impatta negativamente sull&#39;ambiente, sulla nostra privacy, sul nostro potere tecnologico.&#xA;Se vogliamo un&#39;IA compatibile con la privacy e con i limiti fisici del mondo reale dobbiamo smettere di pensare all&#39;IA come fossimo destinati inevitabilmente a subirla, ma trattarla come un&#39;opzione. Se e dove ne abbiamo bisogno, dobbiamo progettare un futuro dove l&#39;IA è più distribuita, locale e misurabile.&#xA;&#xA;1 - Landauer, R. (1961). Irreversibility and Heat Generation in the Computing Process. IBM Journal of Research and Development.&#xA;2 - Masanet, E., et al. (2020). Recalibrating global data center energy-use estimates. Science.&#xA;DOI: https://doi.org/10.1126/science.aba3758&#xA;3 - Ren, S., et al. (2023). Making AI Less “Thirsty”: Uncovering and Addressing the Secret Water Footprint of AI Models. arXiv.&#xA;Link: https://arxiv.org/abs/2304.03271&#xA;4 - Shehabi, A., et al. (2016). United States Data Center Energy Usage Report. LBNL.&#xA;PDF: https://eta.lbl.gov/publications/united-states-data-center-energy&#xA;5 - Parrondo, J. M. R., Horowitz, J. M., Sagawa, T. (2015). Thermodynamics of information. Nature Physics.&#xA;DOI: https://doi.org/10.1038/nphys3230&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>(e la centralizzazione non è neutrale)</em></p>

<p>Spesso si parla delle IA come se fossero entità astratte. Alcuni utilizzatori invece le umanizzano, chiamando il proprio assistente con nomi divertenti. Spesso in definitiva l&#39;utilizzatore scrive il prompt, preme invio e ottiene quello che vuole, fine.</p>

<p>Quello che i più ignorano è che quella risposta è il risultato di una catena fisica: server, rete, alimentazione, raffreddamento, sistemi ridondanti. Un elemento aggiunto alla catena, ancora più ignorato, ma il cui uso è estremamente impattante e l&#39;uso delle acque dolci.
Se guardiamo la realtà per quella che è, emerge la verità nuda e cruda: l&#39;IA non è una semplice tecnologia informatica ma una catena industriale che ha un impatto materiale devastante incorporato nella sua architettura.</p>

<p>Nel mio percorso lavorativo passato e attuale (non per flexare, ma per dare contesto, ho un dottorato in ingegneria meccanica, specializzazione energia e ambiente), è capitato di ricevere richieste di progettazione di componenti meccanici per sistemi di raffreddamento di datacenter dedicati a carichi IA. Quello che già è noto dall&#39;esterno diventa ancora più chiaro quando si è un addetto ai lavori. Nel corso del tempo gli impianti sono diventati sempre più grandi, con richieste energetiche da gestire sempre maggiori. La crescita dell&#39;IA si traduce in maniera diretta e concreta in diversi punti tutti con comune denominatore: i componenti aumentano di taglia, le portate crescono, i sistemi aumentano di ridondanza, la manutenzione più critica. Questo perché la crescente densità di potenza da gestire e la richiesta di uptime (tempo in cui l&#39;apparato resta ininterrottamente acceso) non lasciano alternative.</p>

<p>La crescita infrastrutturale con cui ho introdotto l&#39;argomento non è un semplice dettaglio da addetti ai lavori, ma è esattamente il cuore della questione etica. Mentre si discute di bias (pregiudizi generati lato dati e addestramento) e allucinazioni (risposte dell&#39;IA che sembrano plausibili ma sono del tutto errate), si sta ignorando quello che a mio avviso è il nodo cruciale del sistema che lega ogni problema accennato: <strong>centralizzazione dei dati e del calcolo.</strong></p>

<p>La conseguenza diretta è che come effetti collaterali, oltre alle problematiche energetiche strutturali, si è normalizzata la cessione di dati e know how (tecnico, artistico) come se fosse il prezzo inevitabile da pagare, con la promessa del miglioramento della nostra vita.</p>

<p>C&#39;è da dire che sono stati bravi a farci ingoiare la pillola, e noi l&#39;abbiamo mandata giù troppo facilmente. Generalizzando, abbiamo accettato che per usare l&#39;IA dobbiamo consegnare contenuti, processi, documenti, conversazioni, competenze, foto, immagini, arte, a piattaforme terze senza alcun consenso informato reale, e senza controllo effettivo su conservazione dei nostri dati e riuso. E se ci opponiamo, alla fine con il web scraping ottengono comunque dati senza consenso.</p>

<p>Se vogliamo (e mi chiedo, la vogliamo?) un&#39;IA che sia compatibile con una società libera, con privacy e limiti fisici, dobbiamo parlare di infrastrutture alternative. Anche qui, la parola chiave è sempre la stessa: <strong>decentralizzazione.</strong></p>

<p>Questo è il primo articolo dove scrivo quello che so sul tema, andando a analizzare il costo energetico dell&#39;IA, il costo dell&#39;infrastruttura (il cui impatto sul mercato dei componenti per pc non è trascurabile), il ruolo del raffreddamento e il tema dell&#39;acqua, il movimento dei dati come costo energetico e rischio per la privacy.</p>

<h2 id="primo-costo-il-calcolo">Primo costo: il calcolo</h2>

<p>Questo è il costo che probabilmente tutti riescono facilmente a immaginare. Usando però terminologie più specifiche, il training delle IA (addestramento con dati, anche i nostri) e l&#39;inference (utilizzo dei dati attraverso un modello che trae conclusioni) richiedono una potenza sempre maggiore. Il training non si ripete tutti i giorni, quindi si sostiene un costo una tantum, un evento in sostanza. Il suo costo però è enorme.
L&#39;inference ha un costo per singola richiesta. E&#39; definibile basso, ma continuo, cumulativo e scalabile. Si hanno miliardi di richieste giornaliere.</p>

<p>Questi concetti ci sembrano estremamente nuovi, in realtà la teoria è ben conosciuta da molti anni. Quello che è necessario sottolineare è che <strong>l&#39;informazione digitale non è astratta quando la manipoli nel mondo reale.</strong>
R. Landauer (1) mette un punto fondamentale: il calcolo non è gratis dal punto di vista fisico.
In sintesi, Landauer mostra che:
– finché un’operazione logica è reversibile (in principio), può essere eseguita senza un minimo obbligatorio di dissipazione;
– quando invece un’operazione è logicamene irreversibile (tipicamente: cancellare o “resettare” un bit, cioè comprimere molti stati possibili in uno solo), allora si perde informazione sullo stato precedente;
– questa perdita di informazione implica, per i principi della termodinamica/statistica, una dissipazione minima di calore nell’ambiente: almeno <strong>Q≥k B T ln2</strong> per ogni bit cancellato.</p>

<p><strong>Semplificando il discorso, in pratica</strong>: il limite non dice quanta energia consumano i computer di oggi (che stanno molto sopra), ma stabilisce un limite fisico inferiore e collega in modo rigoroso informazione ↔ entropia ↔ calore. È uno dei pilastri concettuali di tutta la “termodinamica dell’informazione”.</p>

<h2 id="secondo-costo-il-raffreddamento-e-l-acqua-dolce">Secondo costo: il raffreddamento (e l&#39;acqua dolce)</h2>

<p>Abbiamo appena collegato il calcolo con la produzione di calore. Questo significa che dal punto di vista impiantistico è necessario raffreddare i sistemi. Se i sistemi crescono, gli impianti aumentano e più calore significa più gestione termica. Il raffreddamento è la parte meno interessante per i non addetti ai lavori, ma è quella che decide la scalabilità.
Per dare dei numeri, è sufficiente pensare che attualmente se una GPU consuma 500 watt, è necessario smaltire per effetto joule la stessa quantità di calore. A questo va aggiunto il consumo di CPU, RAM, storage, alimentatori, ventole, pompe.
Il risultato pratico per chi progetta è spesso una direzione univoca: impianti più grandi e robusti, componentistica dimensionata per portate e condizioni più spinte.</p>

<p>Il costo mascherato di tutto questo, oltre al conto energetico, è proprio legato al fatto che il raffreddamento implica il consumo di acqua dolce, direttamente o indirettamente. Non tutti i datacenter sono uguali, quindi i consumi di acqua possono variare, ma basta esaminare dove i più grandi sono costruiti e subito si capisce che l&#39;acqua dolce è fondamentale e che le condizioni climatiche migliorano le performance dei sistemi di raffreddamento.</p>

<p>Per chi fosse interessato anche ai numeri, uno studio molto citato che ricostruisce in modo critico le stime globali dei consumi energetici dei data center è quello di Masanet et al. (2). Sul tema specifico dell’IA e acqua, negli ultimi anni ha fatto discutere Ren et al. (3), che prova a rendere visibile un costo che spesso non compare nel “conto economico” dell’utente finale. Gli studi sono di qualche anno fa e la situazione ad oggi è senz&#39;altro peggiorata.</p>

<p>Non voglio però spaventare, ma responsabilizzare. Quando una tecnologia cresce e richiede più energia e più raffreddamento, non si può nascondere la cosa come se fosse un semplice dettaglio tecnico. E&#39; un vincolo fisico che influenza i costi, localizzazione degli impianti e impatti ambientali decisamente non trascurabili.</p>

<h2 id="terzo-costo-movimento-dei-dati">Terzo costo: movimento dei dati</h2>

<p>L&#39;attuale modello dominante di oggi è semplice. Che sia da pc o da applicazioni, si raccolgono i dati/richieste, vengono mandati a un cloud, si ottiene un output. Per l&#39;utilizzatore è apparentemente molto comodo e dal punto di vista per economia di scala è potente. Questo però ha <strong>due conseguenze inevitabili.</strong>
Prima conseguenza: lo spostamento dei dati consuma energia e richiede una specifica infrastruttura. Non è il semplice viaggio di un pacchetto, ma usando termini tecnici e semplificandone in maniera estrema il significato, abbiamo:
– ingest (processo che l&#39;ia usa per analizzare e capire i nostri dati);
– storage (non semplici hdd, ma sistemi complessi per immagazzinare l&#39;immensa mole di dati gestiti in maniera estremamente veloce);
– replicazione (copia degli stessi dati in più posti per sicurezza o velocità);
– caching (memorizzazione temporanea in aree di memoria per accesso più rapido);
– logging (registrazione di attività, eventi e accessi)
– retrieval (recupero dei dati quando servono).
Il movimento dei dati è energia travestita da software. Più l&#39;IA è centralizzata, più quel movimento diventa parte strutturale del sistema.
Seconda conseguenza: se i dati escono dai nostri sistemi, la privacy non è una proprietà ma solo una promessa (non mantenuta).
Abbiamo normalizzato la cessione dei dati. Che siano documenti, codice, progetti, processi aziendali, know how, conversazioni personali, immagini, disegni, musica, arte in generale. Spesso li abbiamo caricati per comodità, divertimento, o necessità lavorative perché “altrimenti non funziona”. L&#39;abbiamo fatto senza consapevolezza di cosa viene registrato, per quanto tempo, chi lo vede, come viene utilizzato, se viene riutilizzato per scopi terzi, se diventa training data, se diventa metadato.
L&#39;architettura centralizzata crea un incentivo per il sistema, quindi <strong>i dati diventano il suo carburante.</strong> Il carburante è prezioso, quindi qualcuno lo accumula. Se qualcuno lo accumula, qualcuno accumula potere. Per questo motivo la decentralizzazione non è un capriccio ma è una risposta razionale se vogliamo ridurre l&#39;impatto energetico, proteggere la nostra privacy e know how, e evitare di restare intrappolati e dipendenti da questi sistemi.</p>

<h2 id="quarto-costo-infrastruttura-e-componenti-e-il-mercato-retail-che-resta-a-secco">Quarto costo: infrastruttura e componenti (e il mercato retail che resta a secco)</h2>

<p>L’IA centralizzata non richiede solo energia e acqua: richiede hardware, in grandi quantità e con cicli rapidi. Si pensa che la vita utile di un datacenter sia inferiore a 5 anni, e che il loro costo in funzione della vita utile non permetterà mai di rientrare nell&#39;investimento (questo apre il discorso della “bolla” ma non ne parlerò qui). Quando una parte crescente della produzione di componenti ad alte prestazioni viene assorbita dai data center, succedono tre cose:
– Se la domanda industriale cresce più velocemente della capacità produttiva, qualcuno resta senza componenti. Chi ci rimette quindi è il mercato retail che ha meno potere contrattuale rispetto ai grandi acquirenti.
– Ammesso che la catena di fornitura regga, la pressione sulla domanda sposta prezzi e disponibilità/priorità. L&#39;utente consumer se ne accorge subito: componenti più costosi, hw di qualità destinato altrove. Pensiamo a Crucial che proprio in questi giorni ha deciso di non vendere più RAM al mercato consumer per girare tutto verso l&#39;uso sulle IA.
– Se l&#39;accesso al computer diventa un problema di capitale e di contratti, allora stiamo pagando non solo maggiori costi sui componenti, ma stiamo delegando la capacità di sperimentare e innovare a una minoranza di attori. Questo è un problema sia di concorrenza che di libertà tecnologica.</p>

<p><strong>La centralizzazione non prende solo i dati, prende anche una parte crescente del diritto di calcolare.</strong></p>

<h2 id="decentralizzare-è-un-obiettivo-tecnico-e-morale">Decentralizzare è un obiettivo tecnico e morale</h2>

<p>Si parla spesso di IA come fosse un oggetto immateriale e neutrale. Non lo è e qui ho voluto mostrare che ha un corpo composto da energia, raffreddamento, acqua, infrastruttura. Ha una direzione politica incorporata: centralizzare dati e calcolo.
Questo impatta negativamente sull&#39;ambiente, sulla nostra privacy, sul nostro potere tecnologico.
Se vogliamo un&#39;IA compatibile con la privacy e con i limiti fisici del mondo reale dobbiamo smettere di pensare all&#39;IA come fossimo destinati inevitabilmente a subirla, ma trattarla come un&#39;opzione. Se e dove ne abbiamo bisogno, dobbiamo progettare un futuro dove l&#39;IA è più distribuita, locale e misurabile.</p>

<p>1 – Landauer, R. (1961). Irreversibility and Heat Generation in the Computing Process. IBM Journal of Research and Development.
2 – Masanet, E., et al. (2020). Recalibrating global data center energy-use estimates. Science.
DOI: <a href="https://doi.org/10.1126/science.aba3758" rel="nofollow">https://doi.org/10.1126/science.aba3758</a>
3 – Ren, S., et al. (2023). Making AI Less “Thirsty”: Uncovering and Addressing the Secret Water Footprint of AI Models. arXiv.
Link: <a href="https://arxiv.org/abs/2304.03271" rel="nofollow">https://arxiv.org/abs/2304.03271</a>
4 – Shehabi, A., et al. (2016). United States Data Center Energy Usage Report. LBNL.
PDF: <a href="https://eta.lbl.gov/publications/united-states-data-center-energy" rel="nofollow">https://eta.lbl.gov/publications/united-states-data-center-energy</a>
5 – Parrondo, J. M. R., Horowitz, J. M., Sagawa, T. (2015). Thermodynamics of information. Nature Physics.
DOI: <a href="https://doi.org/10.1038/nphys3230" rel="nofollow">https://doi.org/10.1038/nphys3230</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>stefanostaccone</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/5nggr0jtax</guid>
      <pubDate>Sun, 04 Jan 2026 11:59:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La vigilia di Natale di quando ero bambino</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/la-vigilia-di-natale-di-quando-ero-bambino</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Siamo quasi alla fine dell&#39;anno, sono fuori tempo massimo o troppo in anticipo per la sua prossima iterazione, ma ora posso scriverne.&#xA;Per le festività natalizie andavamo da mia zia, pranzo o cena che fosse, e il mio giorno preferito era quello della vigilia, seguito dall&#39;ultimo dell&#39;anno. Intanto, sono del Sud: non mi pare proprio sia una consuetudine nazionale, ma sotto una certa latitudine c&#39;è il cenone della vigilia.&#xA;E la preparazione iniziava il pomeriggio, con la preparazione delle anguille, le sfuggevoli anguille.&#xA;!--more--&#xA;La casa di mia zia stava nel centro storico, che in molti paesoni brutti del Sud è un modo falso e gentile per riferirsi alla zona più degradata e abbandonata, un agglomerato di case mangiate dall&#39;umidità e dallo sfacelo, inghiottite dal buio, l&#39;unico tipo di casa alla portata dei più poveri.&#xA;Due piani, giù una stanzetta di pochi metri quadri collegata a un cucinino ancora più stretto e al salone, l&#39;unico locale di una metratura approssimativamente umana. Al piano di sopra si accedeva da una scala ricavata da putrelle di ferro, queste sì solide (probabilmente, se il terremoto del 1980 fosse capitato più vicino, quelle putresse sarebbero state l&#39;unica cosa a salvarsi di quell&#39;isolato marcio).&#xA;Sotto il triangolo disegnato dalla scala, lavorava mio nonno quando faceva il ciabattino. Sì, in uno spazio ridicolo che oggi forse associamo di più alle immagini di Kowloon, uno spazio risicato anche in altezza ed era un attimo alzarsi e picchiare la testa su una putrella di ferro.&#xA;Al piano di sopra, la stanza da letto e il bagno.  &#xA;&#xA;Mia mamma e mia zia se ne stavano quasi tutto il tempo nel cucinino, iniziando col litigare con le anguille, che erano sempre e comunque vive e istintivamente, naturalmente portate alla sopravvivenza. Era il regno della frittura, c&#39;era anche il baccalà, e tutti quanti dovevano starne fuori e accontentarsi del puzzo del fritto e dello sfrigolio dell&#39;olio.  &#xA;&#xA;Era tutto buio, sostanzialmente: la casa era al piano terra di un palazzo tra palazzi, il sole vi faceva capolino soltanto per poco, quel che rifletteva dalle pareti una volta bianche delle mura circostanti. Ogni locale doveva accontentarsi di una lampadina o di un neon, tranne il salone che si meritava addirittura un lampadario. La sensazione complessiva, però, era di quel buio che non si riesce a sconfiggere.  &#xA;&#xA;Il riscaldamento... parola grossa, comunque dalla cucina arrivava un certo calore e nello stanzino d&#39;ingresso c&#39;era una stufetta elettrica che faceva il possibile; solitamente, a quelle stufette prima o poi si rompe uno degli elementi riscaldanti e quelle nostre erano sempre così. Probabilmente, in qualche misura ci aiutavano anche le lampadine, le lampadinacce di una volta, quelle che consumavano quanto un forno elettrico e illuminavano quanto un cero votivo. Più avanti, la stufetta venne sostituita dalla stufa a gas col bombolone, che solitamente finiva proprio in quei giorni.&#xA;&#xA;Su quelle stufe, comunque, ci accendevo i fitti-fitti.&#xA;Si chiamano stelline nel resto d&#39;Italia, nel napoletano stelletelle o, più comunemente, fitti-fitti. Avrete capito di cosa stia parlando, ma so essere ridondante e specifico: quei bastoncini composti da un&#39;anima di filo di ferro immersa in una qualche miscela chimica che, innescato il fuoco, si concretizza nella distribuzione copiosa e gioiosa di scintille nel raggio di una ventina di centimetri, esaurendosi in un rumore caratteristico.&#xA;Bottigliette di champagne a parte (quelle cosine di plastica col filo che sbuca), era l&#39;unico fuoco d&#39;artificio a cui avessi accesso. Mio cugino, più grande, poteva dilettarsi con una scatolina di miniciccioli da far durare tutto il periodo delle feste, facendoli esplodere nel cortile del palazzo, ma in famiglia non siamo mai stati amanti di questa barbarie. Champagne, fitti-fitti e miniciccioli, basta: inoltre, non è che avessimo soldi in eccesso da bruciare.  &#xA;&#xA;Poi c&#39;erano i cartoni animati: più o meno sempre gli stessi titoli: come oggi abbiamo Una poltrona per due, all&#39;epoca c&#39;erano i film di Asterix, dei Puffi e dei robottoni di Go Nagai. Mi faceva impazzire di meraviglia vedere Devilman e Mazinga Z insieme, oppure, Goldrake coi Mazinga, le spalle comiche e gli altri personaggi mischiati e immischiati. Sulle reti private, invece, era consuetudine trasmettere un cartone animato russo, con la principessa delle nevi. Non il giorno della vigilia, probabilmente, ma in quel periodo e mi piaceva guardare anche quello.&#xA;Insomma: tra le sortite in cucina a spiare cosa bollisse in pentola o friggesse in padella, i robottoni, Asterix che prendeva a sberle i Romani, i Puffi e i fitti-fitti, quel pomeriggio non sembrava finire mai, ma poi finiva, tornava mio zio da lavoro, faceva il macellaio, e ci si metteva a tavola dopo poco.  &#xA;&#xA;Il cenone della vigilia è a base di pesce e il primo piatto erano spaghetti con vongole o lupini (vongole se ci sentivamo particolarmente ricchi), poi fritto di anguille e baccalà, frutta secca e dolci.&#xA;Le varie pietanze erano intervallate/accompagnate dalla classica insalata di rinforzo e dai finocchi, questi &#34;per sgrassare&#34;. L&#39;insalata di rinforzo era, appunto, un&#39;insalata di cavolo bollito, alici salate, olive verdi e nere, cipolline in agrodolce, papaccelle (strisce di peperoni tondeggianti, grossi al massimo quanto un pugno, marinati in aceto, spesso anche piccanti), altri vegetali... si chiama di rinforzo perché, successivamente, ci finivano dentro gli avanzi, come per esempio i pezzetti di baccalà avanzati. Il contenitore dell&#39;insalata di rinforzo andava avanti e indietro dalla vigilia al primo dell&#39;anno.&#xA;Poi la frutta secca: noci, arachidi, mandorle, nocciole, ceci e semi di zucca tostati. Datteri, fichi bianchi e neri, oggi si trovano solo quelli bianchi. Prugne secche.&#xA;I dolci, con roccocò, mustaccioli e anginetti. Solitamente li compravamo già fatti, ma mia zia si provava, ogni anno, coi roccocò, sempre con lo stesso risultato: erano duri come la pietra. Li portava in tavolta e lo scambio di battute seguente era sempre lo stesso:  &#xA;&#xA;\- Ho fatto i roccocò, ma quest&#39;anno, chissà come mai...&#xA;\- ... sono venuti un poco duri.  &#xA;&#xA;Era mio padre quello che si occupava di far notare la cosa e, effettivamente, erano buoni per piantare i chiodi. Così mangiavamo quelli comprati altrove, mentre quei pezzi di marmo finivano inzuppati nel latte, nei giorni a seguire, o mangiucchiati dalle dentature più audaci.  &#xA;&#xA;Poi c&#39;era la tombolata, e si rideva quando a dare i numeri (letteralmente) era mio zio, che si diceva un gran bevitore, capace di resistere a chissà quanti litri di vino, in realtà era già ubriaco dopo mezzo bicchiere e partivano racconti militareschi di imprese epiche e avventure in posti esotici che neanche Sandokan, quando tutto quello che aveva fatto, e che avrebbe fatto per la vita che gli restava, era andare dalla casa alla macelleria e ritornare.&#xA;Un bicchiere intero e partivano le canzoni e i balli, ma si faceva il possibile per non arrivare a questi estremi.&#xA;Il panariello poi passava a mia zia, che ha sempre avuto una vista pessima, solo parzialmente mitigata dagli occhiali spessissimi, ogni numero era un&#39;incognita o una runa da decifrare. Lo stesso numero sembrava uscire più volte e bisognava ricontrollare, quei giri di tombola duravano troppo più del dovuto.  &#xA;&#xA;Infine, pandoro o panettone, più frequentemente il primo (c&#39;era sempre qualcuno non mi piacciono i passeri (l&#39;uva passa), i canditi, la glassa è troppo dolce...); li facevamo scaldare davanti alla stufa/stufetta, qualche volta dimenticandoceli pure.&#xA;Difficilmente si aspettava la mezzanotte, lo spumante lo stappavamo con un certo anticipo e la scatola del pandoro/panettone me la portavo sempre a casa, perché ci ritagliavo una feritoia per gli occhi e diventavano gli elmi di Guerre Stellari.&#xA;Il tipico mascherone di Darth Vader rosa Bauli.  &#xA;&#xA;Anche il cenone dell&#39;ultimo si concludeva con un certo anticipo: era meglio non trovarsi in strada nel momento cruciale, perché il resto della popolazione non si limitava a champagne, fitti-fitti e miniciccioli.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Siamo quasi alla fine dell&#39;anno, sono fuori tempo massimo o troppo in anticipo per la sua prossima iterazione, ma ora posso scriverne.
Per le festività natalizie andavamo da mia zia, pranzo o cena che fosse, e il mio giorno preferito era quello della vigilia, seguito dall&#39;ultimo dell&#39;anno. Intanto, sono del Sud: non mi pare proprio sia una consuetudine nazionale, ma sotto una certa latitudine c&#39;è il cenone della vigilia.
E la preparazione iniziava il pomeriggio, con la preparazione delle anguille, le sfuggevoli anguille.

La casa di mia zia stava nel centro storico, che in molti paesoni brutti del Sud è un modo falso e gentile per riferirsi alla zona più degradata e abbandonata, un agglomerato di case mangiate dall&#39;umidità e dallo sfacelo, inghiottite dal buio, l&#39;unico tipo di casa alla portata dei più poveri.
Due piani, giù una stanzetta di pochi metri quadri collegata a un cucinino ancora più stretto e al salone, l&#39;unico locale di una metratura approssimativamente umana. Al piano di sopra si accedeva da una scala ricavata da putrelle di ferro, queste sì solide (probabilmente, se il terremoto del 1980 fosse capitato più vicino, quelle putresse sarebbero state l&#39;unica cosa a salvarsi di quell&#39;isolato marcio).
Sotto il triangolo disegnato dalla scala, lavorava mio nonno quando faceva il ciabattino. Sì, in uno spazio ridicolo che oggi forse associamo di più alle immagini di Kowloon, uno spazio risicato anche in altezza ed era un attimo alzarsi e picchiare la testa su una putrella di ferro.
Al piano di sopra, la stanza da letto e il bagno.</p>

<p>Mia mamma e mia zia se ne stavano quasi tutto il tempo nel cucinino, iniziando col litigare con le anguille, che erano sempre e comunque vive e istintivamente, naturalmente portate alla sopravvivenza. Era il regno della frittura, c&#39;era anche il baccalà, e tutti quanti dovevano starne fuori e accontentarsi del puzzo del fritto e dello sfrigolio dell&#39;olio.</p>

<p>Era tutto buio, sostanzialmente: la casa era al piano terra di un palazzo tra palazzi, il sole vi faceva capolino soltanto per poco, quel che rifletteva dalle pareti una volta bianche delle mura circostanti. Ogni locale doveva accontentarsi di una lampadina o di un neon, tranne il salone che si meritava addirittura un lampadario. La sensazione complessiva, però, era di quel buio che non si riesce a sconfiggere.</p>

<p>Il riscaldamento... parola grossa, comunque dalla cucina arrivava un certo calore e nello stanzino d&#39;ingresso c&#39;era una stufetta elettrica che faceva il possibile; solitamente, a quelle stufette prima o poi si rompe uno degli elementi riscaldanti e quelle nostre erano sempre così. Probabilmente, in qualche misura ci aiutavano anche le lampadine, le lampadinacce di una volta, quelle che consumavano quanto un forno elettrico e illuminavano quanto un cero votivo. Più avanti, la stufetta venne sostituita dalla stufa a gas col bombolone, che solitamente finiva proprio in quei giorni.</p>

<p>Su quelle stufe, comunque, ci accendevo i <em>fitti-fitti.</em>
Si chiamano stelline nel resto d&#39;Italia, nel napoletano <em>stelletelle</em> o, più comunemente, <em>fitti-fitti.</em> Avrete capito di cosa stia parlando, ma so essere ridondante e specifico: quei bastoncini composti da un&#39;anima di filo di ferro immersa in una qualche miscela chimica che, innescato il fuoco, si concretizza nella distribuzione copiosa e gioiosa di scintille nel raggio di una ventina di centimetri, esaurendosi in un rumore caratteristico.
Bottigliette di champagne a parte (quelle cosine di plastica col filo che sbuca), era l&#39;unico fuoco d&#39;artificio a cui avessi accesso. Mio cugino, più grande, poteva dilettarsi con una scatolina di miniciccioli da far durare tutto il periodo delle feste, facendoli esplodere nel cortile del palazzo, ma in famiglia non siamo mai stati amanti di questa barbarie. Champagne, fitti-fitti e miniciccioli, basta: inoltre, non è che avessimo soldi in eccesso da bruciare.</p>

<p>Poi c&#39;erano i cartoni animati: più o meno sempre gli stessi titoli: come oggi abbiamo Una poltrona per due, all&#39;epoca c&#39;erano i film di Asterix, dei Puffi e dei robottoni di Go Nagai. Mi faceva impazzire di meraviglia vedere Devilman e Mazinga Z insieme, oppure, Goldrake coi Mazinga, le spalle comiche e gli altri personaggi mischiati e immischiati. Sulle reti private, invece, era consuetudine trasmettere un cartone animato russo, con la principessa delle nevi. Non il giorno della vigilia, probabilmente, ma in quel periodo e mi piaceva guardare anche quello.
Insomma: tra le sortite in cucina a spiare cosa bollisse in pentola o friggesse in padella, i robottoni, Asterix che prendeva a sberle i Romani, i Puffi e i fitti-fitti, quel pomeriggio non sembrava finire mai, ma poi finiva, tornava mio zio da lavoro, faceva il macellaio, e ci si metteva a tavola dopo poco.</p>

<p>Il cenone della vigilia è a base di pesce e il primo piatto erano spaghetti con vongole o lupini (vongole se ci sentivamo particolarmente ricchi), poi fritto di anguille e baccalà, frutta secca e dolci.
Le varie pietanze erano intervallate/accompagnate dalla classica <em>insalata di rinforzo</em> e dai finocchi, questi “per sgrassare”. L&#39;insalata di rinforzo era, appunto, un&#39;insalata di cavolo bollito, alici salate, olive verdi e nere, cipolline in agrodolce, papaccelle (strisce di peperoni tondeggianti, grossi al massimo quanto un pugno, marinati in aceto, spesso anche piccanti), altri vegetali... si chiama di rinforzo perché, successivamente, ci finivano dentro gli avanzi, come per esempio i pezzetti di baccalà avanzati. Il contenitore dell&#39;insalata di rinforzo andava avanti e indietro dalla vigilia al primo dell&#39;anno.
Poi la frutta secca: noci, arachidi, mandorle, nocciole, ceci e semi di zucca tostati. Datteri, fichi bianchi e neri, oggi si trovano solo quelli bianchi. Prugne secche.
I dolci, con roccocò, mustaccioli e anginetti. Solitamente li compravamo già fatti, ma mia zia si provava, ogni anno, coi roccocò, sempre con lo stesso risultato: erano duri come la pietra. Li portava in tavolta e lo scambio di battute seguente era sempre lo stesso:</p>

<p>- <em>Ho fatto i roccocò, ma quest&#39;anno, chissà come mai...</em>
- <em>... sono venuti un poco duri.</em></p>

<p>Era mio padre quello che si occupava di far notare la cosa e, effettivamente, erano buoni per piantare i chiodi. Così mangiavamo quelli comprati altrove, mentre quei pezzi di marmo finivano inzuppati nel latte, nei giorni a seguire, o mangiucchiati dalle dentature più audaci.</p>

<p>Poi c&#39;era la tombolata, e si rideva quando a dare i numeri (letteralmente) era mio zio, che si diceva un gran bevitore, capace di resistere a chissà quanti litri di vino, in realtà era già ubriaco dopo mezzo bicchiere e partivano racconti militareschi di imprese epiche e avventure in posti esotici che neanche Sandokan, quando tutto quello che aveva fatto, e che avrebbe fatto per la vita che gli restava, era andare dalla casa alla macelleria e ritornare.
Un bicchiere intero e partivano le canzoni e i balli, ma si faceva il possibile per non arrivare a questi estremi.
Il <em>panariello</em> poi passava a mia zia, che ha sempre avuto una vista pessima, solo parzialmente mitigata dagli occhiali spessissimi, ogni numero era un&#39;incognita o una runa da decifrare. Lo stesso numero sembrava uscire più volte e bisognava ricontrollare, quei giri di tombola duravano troppo più del dovuto.</p>

<p>Infine, pandoro o panettone, più frequentemente il primo (c&#39;era sempre qualcuno <em>non mi piacciono i passeri (l&#39;uva passa), i canditi, la glassa è troppo dolce...</em>); li facevamo scaldare davanti alla stufa/stufetta, qualche volta dimenticandoceli pure.
Difficilmente si aspettava la mezzanotte, lo spumante lo stappavamo con un certo anticipo e la scatola del pandoro/panettone me la portavo sempre a casa, perché ci ritagliavo una feritoia per gli occhi e diventavano gli elmi di Guerre Stellari.
Il tipico mascherone di Darth Vader rosa Bauli.</p>

<p>Anche il cenone dell&#39;ultimo si concludeva con un certo anticipo: era meglio non trovarsi in strada nel momento cruciale, perché il resto della popolazione non si limitava a champagne, fitti-fitti e miniciccioli.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1vr26vg9yb</guid>
      <pubDate>Tue, 30 Dec 2025 07:54:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Piombo e fango</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/calvin-xlii/piombo-e-fango</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;Era dal 1968 che non mi sentivo così&#34;, esclamò John, cercando goffamente di rimanere in piedi vicino la palizzata.&#xA;&#34;Così come? Ubriaco? O intendi felice?&#34;&#xA;Mark era in genere un ragazzo che andava dritto al dunque.&#xA;&#34;Entrambi, uno la conseguenza dell&#39;altro!&#34;&#xA;La palizzata era un rimasuglio del recinto con il quale la vecchia e decadente cittadina di Orkaunty segnava il suo confine. Era un pezzo d&#39;epoca, molto famoso: tanto che il primo sindaco arrivato dopo la grande guerra del Nord fece installare una placchetta metallica con scritto &#34;Qui la cittadina di Orkaunty smette di essere circoscritta dalla Valle del Nulla ed espande le sue radici verso l&#39;orizzonte - Russel McKolin&#34;&#xA;&#34;Che idiota, comunque&#34;&#xA;Mark si girò di scatto e vide che John stava fissando, con equilibrio precario, la palizzata. Si avvicinò barcollando, scavalcò e si mise di fronte al suo amico.&#xA;&#34;Di chi parli?&#34;, chiese Mark con sguardo interrogativo.&#xA;&#34;McKolin... Quel vecchio idiota, schifoso e ladro di un McKolin... McKolin...&#34;&#xA;&#34;Forse è ora di tornare a casa, che dici?&#34;&#xA;Mark afferrò il braccio di John per tirarlo verso la strada, ma non riuscì a smuoverlo.&#xA;&#34;Voglio rimanere ancora un po&#39;&#34;, fece John.&#xA;&#34;Cosa vuoi fare?&#34;&#xA;&#34;Non lo so... Sono ubriaco e sto ricordando il passato. Il minimo che posso fare è versare una lacrima per tutti coloro che ho perso durante la mia vita&#34;&#xA;&#34;Oh, cosa mi tocca sentire alle tre di notte... John andiamo, sei stanco&#34;&#xA;&#34;No Mark, non sono stanco, sono annoiato&#34;&#xA;&#34;Da cosa?&#34;&#xA;&#34;Dalla vita che conduco ogni giorno da ormai quindici anni&#34;&#xA;&#34;Essere anziani significa questo? E io che non vedo l&#39;ora di arrivare alla pensione!&#34;&#xA;&#34;Sciocco, sei giovane e puoi permetterti di fare cose che un vecchio bacucco come me non può che sognare&#34;&#xA;Per diversi secondi nessuno dei due disse nulla, poi John, voltandosi, guardò prima Mark, poi di nuovo il paletto e poi ancora Mark.&#xA;&#34;Va bene, andiamo a casa&#34;&#xA;&#34;Oh, dio, grazie! Non vedo l&#39;ora di buttarmi sul letto e...&#34;&#xA;Ma John gli mise una mano sulla spalla e con un cenno gli intimò di fare silenzio.&#xA;&#xA;div style=&#34;text-align: center;&#34;&#xA;•/div&#xA;&#xA;La decisione che John prese molti anni prima, di andare a vivere lontano dal centro, in mezzo al deserto e alle sterpaglie, era una delle poche cose che non rimpiangeva. Camminando in silenzio poteva ascoltare il rumore dei passi di Mark, che trascinava i piedi per terra, il fruscio del vento e il canto dei grilli. Il cielo era nuvoloso, ormai lo era da anni, guardando in alto cercava di ricordarsi le stelle, piccoli puntini luminosi, alcuni più, altri meno, che invadevano il cielo dopo il calar del Sole. Neanche il Sole c&#39;era più da molto tempo. L&#39;alcol che aveva in corpo lo rilassava e lo scaldava. Arrivati a pochi metri dall&#39;ingresso, si fermò di colpo: aveva voglia di stendersi da qualche parte ed osservare il cielo notturno.&#xA;&#34;Cosa succede?&#34;, Mark sembrava preoccupato.&#xA;&#34;Niente Mark, sono solo... Sono...&#34;, si guardarono negli occhi e Mark poté vedere che qualcosa turbava il suo anziano amico.&#xA;&#34;Sei stanco?&#34;&#xA;&#34;No. Beh, un po&#39; sì, ma è normale alla mia età. No, in realtà vorrei stendermi da qualche parte per osservare il cielo&#34;&#xA;&#34;Il cielo? Ma John, mio caro vecchio John, sai meglio di me che il cielo non esiste più da ormai troppi anni&#34;&#xA;&#34;Il cielo esiste, solo che non possiamo vederlo&#34;&#xA;&#34;Allora cosa vorresti osservare, se il cielo non si può vedere?&#34;&#xA;John esitò.&#xA;&#34;Il mio passato&#34;&#xA;I due si fissarono e dopo un po&#39; Mark mugolò qualcosa che assomigliava a &#34;fai come vuoi io sono troppo sbronzo per dormire fuori&#34; e si avviò sullo stradino di terriccio che portava alla casetta.&#xA;Stare in piedi in mezzo alla strada, di notte, a quell&#39;età, era rischioso. Certo di animale selvatico ormai non ce n&#39;era quasi nessuno, ma qualche predone del deserto poteva approfittarsi del momento. A John non importava.&#xA;Contemplando il cielo ricordò di quando stava disteso sul prato con Anna, di notte, a guardare le stelle.&#xA;&#34;Secondo te John, riusciremo mai a raggiungere almeno una di quelle stelle?&#34;, chiese lei, osservando quella che un tempo era chiamata la costellazione di Orione.&#xA;&#34;Mio fratello dice che un giorno le stelle non esisteranno più&#34;&#xA;Anna spostò il braccio di John dietro la sua schiena e si accoccolò su di lui&#xA;&#34;Credo che sia una cosa molto triste&#34;&#xA;&#34;In effetti lo è An, ma forse mio fratello si sbaglia&#34;&#xA;John spostò lo sguardo dal cielo sulla casetta e pensò che, in fondo, suo fratello aveva avuto ragione su tutto. Con molta pazienza (e presa di coscienza sull&#39;ubriacarsi alla sua veneranda età), si mise a gattoni, si sollevò in piedi e si incamminò verso casa, ponendo fine alla lunga giornata.&#xA;&#xA;div style=&#34;text-align: center;&#34;&#xA;•&#xA;/div&#xA;&#xA;La mattina seguente, John si rese conto anche senza aprire gli occhi che la coperta era del tutto avvolta attorno a lui, ma decise di rimanere a letto ancora un po&#39;. Verso mezzogiorno Mark bussò alla porta di camera sua.&#xA;&#xA;&#34;Sei vivo?&#34;&#xA;&#34;Sì, sono solamente intrecciato nella coperta&#34;&#xA;&#34;Se mai volessi smetterla di poltrire, il pranzo è pronto&#34;&#xA;&#34;Sai Mark, dovrei alzarti la paga&#34;&#xA;&#34;Forse prima dovresti cominciare a pagarmi&#34;&#xA;&#34;Già, forse...&#34;&#xA;Entrando in cucina c&#39;era una tavola rettangolare, lunga circa due metri, larga uno, quasi spoglia, apparecchiata con due piatti, due bicchieri, un paio di cucchiai e ogni piatto aveva una fetta di formaggio, del pane duro come una palla da baseball e dello stufato. Dello stufato?&#xA;&#34;Dello stufato? Dove hai trovato della carne?&#34;&#xA;John non vedeva dello stufato da quell&#39;inverno in cui per sbaglio una tegola della casa era caduta sopra una lepre che passava nei dintorni.&#xA;&#34;Credo... Credo di non potertelo dire&#34;&#xA;&#34;Sei andato in città, non è vero&#39;?&#34;&#xA;Mark non rispose.&#xA;&#34;Allora?!&#34;, John alzò il tono della voce.&#xA;&#34;Io...&#34;&#xA;&#34;TU COSA?! Ti è dato di volta il cervello? Vuoi farti ammazzare?&#34;&#xA;Le urla misero Mark sulla difesa.&#xA;&#34;Ma non si rischia ad andare in centro! Sei pieno di pregiudizi! Quelle persone sono come noi! Solo perché hai deciso di fare l&#39;eremita non vuol dire che loro siano mostri alieni!&#34;&#xA;John mantenne fisso lo sguardo su Mark e dato l&#39;affanno, si mise a sedere.&#xA;&#34;Mangiamo, ne discuteremo dopo&#34;&#xA;Calò in silenzio, come succedeva un tempo, quando gli schermi trasmettevano dei programmi televisivi e tutti erano abbindolati dalle immagini proiettate.&#xA;Mark posò il cucchiaio sul piatto e si rivolse a John.&#xA;&#34;Senti, mi dispiace, ma stavamo finendo il cibo e sinceramente cominciava a darmi la nausea mangiare tutti i giorni la stessa cosa&#34;&#xA;&#34;Se avessero capito da dove vieni avrebbero potuto metterti in prigione e torturarti, come minimo&#34;&#xA;&#34;Ma non è successo! Sono vivo, non mi hanno riconosciuto, ho l&#39;accento locale da anni ormai e non possono neanche basarsi sul colore della pelle visti tutti gli schizzati che si fanno modificare il DNA al giorno d&#39;oggi&#34;&#xA;John non lo guardò neanche. Spostò la sedia facendo rumore e andò vicino la finestra, guardando fuori.&#xA;La teatralità di John colpì Mark al punto di doversi trattenere dal fare battute, non era proprio il momento.&#xA;&#34;Sai cos&#39;è successo a mio fratello, no?&#34;&#xA;&#34;Certo, me lo avrai raccontato un milione di volte&#34;&#xA;&#34;Bene, ma non sai perché mi sono trasferito qui&#34;&#xA;In effetti era più una supposizione che una certezza. Il fratello di John, Albert, era morto in un campo di concentramento durante la guerra del Nord. Quelli che una volta erano gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra al Canada e tutti coloro che non avrebbero prestato servizio in nome della difesa della propria patria, sarebbero stati considerati traditori e puniti a dovere. Un classico. Albert era un ricercatore universitario, un pacifista, un socialista, insomma una piaga, ma finché il governo poteva guadagnare dai suoi lavori sottopagandolo, andava bene. Quando ci fu la chiamata alle armi si oppose, quindi lo arrestarono e lo imprigionarono. John non fece la stessa fine, combatté quella inutile guerra e tornò a casa più povero di prima.&#xA;&#34;Perché la tua vecchia casa ti ricordava tuo fratello?&#34;&#xA;&#34;No, non mi dispiace ricordare mio fratello, era una bravissima persona... No, il problema non era la casa, il problema erano le persone. Nonostante avessi dato tutto me stesso, il governo mi tenne sotto controllo per evitare che potessi fare qualche &#34;follia&#34; vendicando mio fratello. Non solo, divenni un reietto, il mio vecchio quartiere mi considerava un traditore, come Alb, e non c&#39;era nulla che potessi dire o fare per cambiare la loro opinione. Così decisi di attuare il piano Z, quello che tenevo come soluzione alternativa per tutto: me ne andai in mezzo al niente per condurre una vita solitaria e pacifica. La prima devo dire di averla ottenuta, la seconda, invece, un po&#39; meno&#34;&#xA;Mark non sapeva cosa dire, ma non sapeva neanche cosa c&#39;entrasse questo con quello che aveva fatto durante la mattina. In fondo, gli Stati Uniti non esistevano più da un bel pezzo.&#xA;&#34;Non c&#39;è più un pericolo simile, però... Capisco la tua preoccupazione, ma non c&#39;è nessun governo totalitario a bacchettarci&#34;&#xA;&#34;No, ma le persone non cambiano. Se vogliono odiare lo fanno, anche senza un vero motivo. E quelle persone che abitano nel centro cittadino non hanno nulla se non rabbia repressa, rinvigorita ogni giorno dalle notizie e dall&#39;odio l&#39;uno per l&#39;altro e per sé stessi. La città è pericolosa, preferirei morire di fame che tornarci&#34;&#xA;Non ci fu risposta se non il rumore dei piatti e delle posate che venivano portate in cucina, pronte ad essere lavate.&#xA;John continuò a guardare fuori, a scrutare la linea dell&#39;orizzonte che divideva la terra sabbiosa e il cielo cupo. Una patina gialla ricopriva tutto quello che un paio di occhi non potenziati potevano captare e di tanto in tanto passava un uccello. Un uccello? Stupido vecchio, non era un uccello, era un drone, gli uccelli non esistono più.&#xA;&#xA;Originally wrote in 2020-05-12T23:57:00.002+02:00]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“Era dal 1968 che non mi sentivo così”, esclamò John, cercando goffamente di rimanere in piedi vicino la palizzata.
“Così come? Ubriaco? O intendi felice?”
Mark era in genere un ragazzo che andava dritto al dunque.
“Entrambi, uno la conseguenza dell&#39;altro!”
La palizzata era un rimasuglio del recinto con il quale la vecchia e decadente cittadina di Orkaunty segnava il suo confine. Era un pezzo d&#39;epoca, molto famoso: tanto che il primo sindaco arrivato dopo la grande guerra del Nord fece installare una placchetta metallica con scritto “Qui la cittadina di Orkaunty smette di essere circoscritta dalla Valle del Nulla ed espande le sue radici verso l&#39;orizzonte – Russel McKolin”
“Che idiota, comunque”
Mark si girò di scatto e vide che John stava fissando, con equilibrio precario, la palizzata. Si avvicinò barcollando, scavalcò e si mise di fronte al suo amico.
“Di chi parli?”, chiese Mark con sguardo interrogativo.
“McKolin... Quel vecchio idiota, schifoso e ladro di un McKolin... McKolin...”
“Forse è ora di tornare a casa, che dici?”
Mark afferrò il braccio di John per tirarlo verso la strada, ma non riuscì a smuoverlo.
“Voglio rimanere ancora un po&#39;”, fece John.
“Cosa vuoi fare?”
“Non lo so... Sono ubriaco e sto ricordando il passato. Il minimo che posso fare è versare una lacrima per tutti coloro che ho perso durante la mia vita”
“Oh, cosa mi tocca sentire alle tre di notte... John andiamo, sei stanco”
“No Mark, non sono stanco, sono annoiato”
“Da cosa?”
“Dalla vita che conduco ogni giorno da ormai quindici anni”
“Essere anziani significa questo? E io che non vedo l&#39;ora di arrivare alla pensione!”
“Sciocco, sei giovane e puoi permetterti di fare cose che un vecchio bacucco come me non può che sognare”
Per diversi secondi nessuno dei due disse nulla, poi John, voltandosi, guardò prima Mark, poi di nuovo il paletto e poi ancora Mark.
“Va bene, andiamo a casa”
“Oh, dio, grazie! Non vedo l&#39;ora di buttarmi sul letto e...”
Ma John gli mise una mano sulla spalla e con un cenno gli intimò di fare silenzio.</p>

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<p>La decisione che John prese molti anni prima, di andare a vivere lontano dal centro, in mezzo al deserto e alle sterpaglie, era una delle poche cose che non rimpiangeva. Camminando in silenzio poteva ascoltare il rumore dei passi di Mark, che trascinava i piedi per terra, il fruscio del vento e il canto dei grilli. Il cielo era nuvoloso, ormai lo era da anni, guardando in alto cercava di ricordarsi le stelle, piccoli puntini luminosi, alcuni più, altri meno, che invadevano il cielo dopo il calar del Sole. Neanche il Sole c&#39;era più da molto tempo. L&#39;alcol che aveva in corpo lo rilassava e lo scaldava. Arrivati a pochi metri dall&#39;ingresso, si fermò di colpo: aveva voglia di stendersi da qualche parte ed osservare il cielo notturno.
“Cosa succede?”, Mark sembrava preoccupato.
“Niente Mark, sono solo... Sono...”, si guardarono negli occhi e Mark poté vedere che qualcosa turbava il suo anziano amico.
“Sei stanco?”
“No. Beh, un po&#39; sì, ma è normale alla mia età. No, in realtà vorrei stendermi da qualche parte per osservare il cielo”
“Il cielo? Ma John, mio caro vecchio John, sai meglio di me che il cielo non esiste più da ormai troppi anni”
“Il cielo esiste, solo che non possiamo vederlo”
“Allora cosa vorresti osservare, se il cielo non si può vedere?”
John esitò.
“Il mio passato”
I due si fissarono e dopo un po&#39; Mark mugolò qualcosa che assomigliava a “fai come vuoi io sono troppo sbronzo per dormire fuori” e si avviò sullo stradino di terriccio che portava alla casetta.
Stare in piedi in mezzo alla strada, di notte, a quell&#39;età, era rischioso. Certo di animale selvatico ormai non ce n&#39;era quasi nessuno, ma qualche predone del deserto poteva approfittarsi del momento. A John non importava.
Contemplando il cielo ricordò di quando stava disteso sul prato con Anna, di notte, a guardare le stelle.
“Secondo te John, riusciremo mai a raggiungere almeno una di quelle stelle?”, chiese lei, osservando quella che un tempo era chiamata la costellazione di Orione.
“Mio fratello dice che un giorno le stelle non esisteranno più”
Anna spostò il braccio di John dietro la sua schiena e si accoccolò su di lui
“Credo che sia una cosa molto triste”
“In effetti lo è An, ma forse mio fratello si sbaglia”
John spostò lo sguardo dal cielo sulla casetta e pensò che, in fondo, suo fratello aveva avuto ragione su tutto. Con molta pazienza (e presa di coscienza sull&#39;ubriacarsi alla sua veneranda età), si mise a gattoni, si sollevò in piedi e si incamminò verso casa, ponendo fine alla lunga giornata.</p>

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<p>La mattina seguente, John si rese conto anche senza aprire gli occhi che la coperta era del tutto avvolta attorno a lui, ma decise di rimanere a letto ancora un po&#39;. Verso mezzogiorno Mark bussò alla porta di camera sua.</p>

<p>“Sei vivo?”
“Sì, sono solamente intrecciato nella coperta”
“Se mai volessi smetterla di poltrire, il pranzo è pronto”
“Sai Mark, dovrei alzarti la paga”
“Forse prima dovresti cominciare a pagarmi”
“Già, forse...”
Entrando in cucina c&#39;era una tavola rettangolare, lunga circa due metri, larga uno, quasi spoglia, apparecchiata con due piatti, due bicchieri, un paio di cucchiai e ogni piatto aveva una fetta di formaggio, del pane duro come una palla da baseball e dello stufato. Dello stufato?
“Dello stufato? Dove hai trovato della carne?”
John non vedeva dello stufato da quell&#39;inverno in cui per sbaglio una tegola della casa era caduta sopra una lepre che passava nei dintorni.
“Credo... Credo di non potertelo dire”
“Sei andato in città, non è vero&#39;?”
Mark non rispose.
“Allora?!”, John alzò il tono della voce.
“Io...”
“TU COSA?! Ti è dato di volta il cervello? Vuoi farti ammazzare?”
Le urla misero Mark sulla difesa.
“Ma non si rischia ad andare in centro! Sei pieno di pregiudizi! Quelle persone sono come noi! Solo perché hai deciso di fare l&#39;eremita non vuol dire che loro siano mostri alieni!”
John mantenne fisso lo sguardo su Mark e dato l&#39;affanno, si mise a sedere.
“Mangiamo, ne discuteremo dopo”
Calò in silenzio, come succedeva un tempo, quando gli schermi trasmettevano dei programmi televisivi e tutti erano abbindolati dalle immagini proiettate.
Mark posò il cucchiaio sul piatto e si rivolse a John.
“Senti, mi dispiace, ma stavamo finendo il cibo e sinceramente cominciava a darmi la nausea mangiare tutti i giorni la stessa cosa”
“Se avessero capito da dove vieni avrebbero potuto metterti in prigione e torturarti, come minimo”
“Ma non è successo! Sono vivo, non mi hanno riconosciuto, ho l&#39;accento locale da anni ormai e non possono neanche basarsi sul colore della pelle visti tutti gli schizzati che si fanno modificare il DNA al giorno d&#39;oggi”
John non lo guardò neanche. Spostò la sedia facendo rumore e andò vicino la finestra, guardando fuori.
La teatralità di John colpì Mark al punto di doversi trattenere dal fare battute, non era proprio il momento.
“Sai cos&#39;è successo a mio fratello, no?”
“Certo, me lo avrai raccontato un milione di volte”
“Bene, ma non sai perché mi sono trasferito qui”
In effetti era più una supposizione che una certezza. Il fratello di John, Albert, era morto in un campo di concentramento durante la guerra del Nord. Quelli che una volta erano gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra al Canada e tutti coloro che non avrebbero prestato servizio in nome della difesa della propria patria, sarebbero stati considerati traditori e puniti a dovere. Un classico. Albert era un ricercatore universitario, un pacifista, un socialista, insomma una piaga, ma finché il governo poteva guadagnare dai suoi lavori sottopagandolo, andava bene. Quando ci fu la chiamata alle armi si oppose, quindi lo arrestarono e lo imprigionarono. John non fece la stessa fine, combatté quella inutile guerra e tornò a casa più povero di prima.
“Perché la tua vecchia casa ti ricordava tuo fratello?”
“No, non mi dispiace ricordare mio fratello, era una bravissima persona... No, il problema non era la casa, il problema erano le persone. Nonostante avessi dato tutto me stesso, il governo mi tenne sotto controllo per evitare che potessi fare qualche “follia” vendicando mio fratello. Non solo, divenni un reietto, il mio vecchio quartiere mi considerava un traditore, come Alb, e non c&#39;era nulla che potessi dire o fare per cambiare la loro opinione. Così decisi di attuare il piano Z, quello che tenevo come soluzione alternativa per tutto: me ne andai in mezzo al niente per condurre una vita solitaria e pacifica. La prima devo dire di averla ottenuta, la seconda, invece, un po&#39; meno”
Mark non sapeva cosa dire, ma non sapeva neanche cosa c&#39;entrasse questo con quello che aveva fatto durante la mattina. In fondo, gli Stati Uniti non esistevano più da un bel pezzo.
“Non c&#39;è più un pericolo simile, però... Capisco la tua preoccupazione, ma non c&#39;è nessun governo totalitario a bacchettarci”
“No, ma le persone non cambiano. Se vogliono odiare lo fanno, anche senza un vero motivo. E quelle persone che abitano nel centro cittadino non hanno nulla se non rabbia repressa, rinvigorita ogni giorno dalle notizie e dall&#39;odio l&#39;uno per l&#39;altro e per sé stessi. La città è pericolosa, preferirei morire di fame che tornarci”
Non ci fu risposta se non il rumore dei piatti e delle posate che venivano portate in cucina, pronte ad essere lavate.
John continuò a guardare fuori, a scrutare la linea dell&#39;orizzonte che divideva la terra sabbiosa e il cielo cupo. Una patina gialla ricopriva tutto quello che un paio di occhi non potenziati potevano captare e di tanto in tanto passava un uccello. Un uccello? Stupido vecchio, non era un uccello, era un drone, gli uccelli non esistono più.</p>

<p>Originally wrote in 2020-05-12T23:57:00.002+02:00</p>
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      <author>Does GLaDOS dream of electric sheeps?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/t8d0zsz84n</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:57:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La notte in cui bruciammo Rome #2</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/calvin-xlii/la-notte-in-cui-bruciammo-rome-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[«Lo shuttle 16996 proveniente da Neo Roma 1 e diretto a Milano 4 è stato cancellato. VolItalia si scusa per il disagio»  &#xA;La voce si interruppe mentre io cominciavo già a schizzare male.   &#xA;«Cazzo, è la seconda volta in due giorni, se prendo la testa di quel porco di Augusti...», pensai ad alta voce. Persone non curanti di ciò che dicevo mi sfrecciavano di fianco, intente a badare ai fatti loro. Sferro un calcio una lattina innocente che finisce oltre la banchina, nel vuoto. La stazione sospesa a centinaia di metri da terra e comunque sotto non c&#39;è niente, il calore del razzo in arrivo e in partenza è troppo alto per poter costruire qualcosa al di sotto. Sicuramente non è un problema di sicurezza, la morte accidentale di innocenti è solo un modo per ridurre il sovrappopolamento mondiale.  &#xA; Mentre continuo a pensare ai fatti miei, vedo due energumeni che si avvicinano. &#34;Polizia&#34; dice la scritta sul cromo che hanno al posto del torace.  &#xA;«Ehi, tu» esclama uno dei due cinghiali.  &#xA;«Mi dica, agente», rispondo con faccia angelica, mentre il mio neuralink modificato cerca il percorso più rapido per uscire. Una mod del pathfinder che include le mappe di tutta la città fa sempre comodo quando la Legge non permette di vivere rilassati.  &#xA;«Sei stato avvistato da una telecamera di sorveglianza mentre davi un calcio a della spazzatura, facendola cadere nel vuoto. Come ti dichiari?»  &#xA;Nel frattempo la Legge ha stabilito che il Potere Esecutivo doveva combaciare con quello Giudiziario, creando una succursale italiana del sistema americano. Ora anche qui possiamo ricreare il cyber farwest, con tanto di Sceriffo e taglie sui ricercati. Chissà com&#39;erano i tempi dei meme e delle AI che non capivano un cazzo.  &#xA;«Innocente, vostro onore»  &#xA;Il neuralink mi avvisa che il percorso migliore parte dalle scale alle mie spalle, passa per i bagni, per finire all&#39;uscita laterale della stazione, prendendo il turboascensore che sbuca nel vicolo. Ho due possibilità, una delle quali inizia con una corsa e finisce nella pattuglia pronta ad aspettarmi in fondo al turboascensore. L&#39;altra, invece, comincia con una pisciata e finisce con una più probabile fuga nelle fogne.  &#xA;«Prima che mi diciate il verdetto, agenti, vorrei appellarmi alla vostra clemenza e chiedervi di poter andare in bagno. Ovviamente potete accompagnarmi, se necessario»  &#xA;I due piedicromati si guardano, probabilmente comunicando privatamente via neuralink e poi con un cenno del capo e una bella spinta mi fanno sapere che possiamo avviarci verso le latrine. Ottimo. Il bagno è più una sorta di ufficio vecchio stile, fatto di cubiculi in cui puoi lavarti o espletare le tue funzioni senza problemi di sorta. Quello che le guardie non sanno è che il mio neuralink hackerato mi permette di entrare e prendere possesso dei sistemi digitali più elementari. Dopo aver cominciato a urinare sotto lo sguardo vigile di quei porci depravati, mi connetto al sistema di porte elettronico. Lo specchio smart mi permette di vedere chi passa per il corridoio e nel momento in cui un energumeno si trova esattamente davanti il mio cubicolo, faccio scattare la porta. L&#39;uomo, col naso sanguinante, comincia a imprecare verso i due poliziotti.  &#xA;«Guardie infabi, non si buò neanghe biù bisciare in bace!»&#xA;Grazie amico mio, non sai quanto hai ragione. Mentre i piedicromati si girano per placare le ire dell&#39;energumeno, io mi dileguo nella direzione opposta, uscendo di soppiatto dalla porta.    La voce che annuncia gli arrivi rimbomba nel corridoio mentre passo attraverso un branco di persone dirette a Milano 4. Il turboascensore per il piano terra è vuoto e mi infilo dentro il più velocemente possibile. Mentre la cabina prende velocità e il rumore della carrucola sfrega sui grossi cavi, mi appoggio alla parete e mando un messaggio vocale al contatto che dovevo incontrare oggi.  &#xA;«Per colpa delle guardie non sono potuto salire sul razzo. Ci riprovo domani. Bella»  &#xA;Il capo non sarà contento, ma non importa. Meglio consegnare in ritardo i dati che darli in mano alla Legge. In fondo nessuno ci mette fretta. Nessuno sa che quei dati sono stati rubati e che nel momento in cui verranno rilasciati, il sistema bancario crollerà sotto il culo di quei porci borghesi. La loro ricchezza andrà in fumo e noi prenderemo il sopravvento.&#xA;&#xA;Originally wrote in 2023-11-09T17:16:00.000+01:00]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>«Lo shuttle 16996 proveniente da Neo Roma 1 e diretto a Milano 4 è stato cancellato. VolItalia si scusa per il disagio»<br>
La voce si interruppe mentre io cominciavo già a schizzare male. <br>
«Cazzo, è la seconda volta in due giorni, se prendo la testa di quel porco di Augusti...», pensai ad alta voce. Persone non curanti di ciò che dicevo mi sfrecciavano di fianco, intente a badare ai fatti loro. Sferro un calcio una lattina innocente che finisce oltre la banchina, nel vuoto. La stazione sospesa a centinaia di metri da terra e comunque sotto non c&#39;è niente, il calore del razzo in arrivo e in partenza è troppo alto per poter costruire qualcosa al di sotto. Sicuramente non è un problema di sicurezza, la morte accidentale di innocenti è solo un modo per ridurre il sovrappopolamento mondiale.<br>
 Mentre continuo a pensare ai fatti miei, vedo due energumeni che si avvicinano. “Polizia” dice la scritta sul cromo che hanno al posto del torace.<br>
«Ehi, tu» esclama uno dei due cinghiali.<br>
«Mi dica, agente», rispondo con faccia angelica, mentre il mio neuralink modificato cerca il percorso più rapido per uscire. Una mod del pathfinder che include le mappe di tutta la città fa sempre comodo quando la Legge non permette di vivere rilassati.<br>
«Sei stato avvistato da una telecamera di sorveglianza mentre davi un calcio a della spazzatura, facendola cadere nel vuoto. Come ti dichiari?»<br>
Nel frattempo la Legge ha stabilito che il Potere Esecutivo doveva combaciare con quello Giudiziario, creando una succursale italiana del sistema americano. Ora anche qui possiamo ricreare il cyber farwest, con tanto di Sceriffo e taglie sui ricercati. Chissà com&#39;erano i tempi dei meme e delle AI che non capivano un cazzo.<br>
«Innocente, vostro onore»<br>
Il neuralink mi avvisa che il percorso migliore parte dalle scale alle mie spalle, passa per i bagni, per finire all&#39;uscita laterale della stazione, prendendo il turboascensore che sbuca nel vicolo. Ho due possibilità, una delle quali inizia con una corsa e finisce nella pattuglia pronta ad aspettarmi in fondo al turboascensore. L&#39;altra, invece, comincia con una pisciata e finisce con una più probabile fuga nelle fogne.<br>
«Prima che mi diciate il verdetto, agenti, vorrei appellarmi alla vostra clemenza e chiedervi di poter andare in bagno. Ovviamente potete accompagnarmi, se necessario»<br>
I due piedicromati si guardano, probabilmente comunicando privatamente via neuralink e poi con un cenno del capo e una bella spinta mi fanno sapere che possiamo avviarci verso le latrine. Ottimo. Il bagno è più una sorta di ufficio vecchio stile, fatto di cubiculi in cui puoi lavarti o espletare le tue funzioni senza problemi di sorta. Quello che le guardie non sanno è che il mio neuralink hackerato mi permette di entrare e prendere possesso dei sistemi digitali più elementari. Dopo aver cominciato a urinare sotto lo sguardo vigile di quei porci depravati, mi connetto al sistema di porte elettronico. Lo specchio smart mi permette di vedere chi passa per il corridoio e nel momento in cui un energumeno si trova esattamente davanti il mio cubicolo, faccio scattare la porta. L&#39;uomo, col naso sanguinante, comincia a imprecare verso i due poliziotti.<br>
«Guardie infabi, non si buò neanghe biù bisciare in bace!»
Grazie amico mio, non sai quanto hai ragione. Mentre i piedicromati si girano per placare le ire dell&#39;energumeno, io mi dileguo nella direzione opposta, uscendo di soppiatto dalla porta.    La voce che annuncia gli arrivi rimbomba nel corridoio mentre passo attraverso un branco di persone dirette a Milano 4. Il turboascensore per il piano terra è vuoto e mi infilo dentro il più velocemente possibile. Mentre la cabina prende velocità e il rumore della carrucola sfrega sui grossi cavi, mi appoggio alla parete e mando un messaggio vocale al contatto che dovevo incontrare oggi.<br>
«Per colpa delle guardie non sono potuto salire sul razzo. Ci riprovo domani. Bella»<br>
Il capo non sarà contento, ma non importa. Meglio consegnare in ritardo i dati che darli in mano alla Legge. In fondo nessuno ci mette fretta. Nessuno sa che quei dati sono stati rubati e che nel momento in cui verranno rilasciati, il sistema bancario crollerà sotto il culo di quei porci borghesi. La loro ricchezza andrà in fumo e noi prenderemo il sopravvento.</p>

<p>Originally wrote in 2023-11-09T17:16:00.000+01:00</p>
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      <author>Does GLaDOS dream of electric sheeps?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/vqpaqz1a22</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:56:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La notte in cui bruciammo Rome #1</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/calvin-xlii/la-notte-in-cui-bruciammo-rome-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ferro. Alluminio. Zolfo. Cosa c’è nelle profondità di Neo Roma 3? Carcasse di anime di metallo buttate negli angoli sporchi di stagno. C’è puzza di silicio andato a male. I neuro impianti fritti dalle cyber droghe dei mutanti umani cyborg. Cosa vuoi fare? Preferisci ricevere iniezioni gratuite di dopamina al costo di un semplice post sulla rete? O trastullarti con un massaggio neurale apposta per venirti nelle mutande nel tragitto casa lavoro? Dove vuoi abitare? Qual è la differenza tra un cubicolo nel centro storico e una stanza vuota nello sprawl? Quanta terra bruciata. Quanta terra sprecata, ecco un edificio di bianco cemento che si erge in mezzo alle lande desolate delle borgate. Lo vedi quello? È il prezzo da pagare per poterti sollazzare con i social, quando metti like pensa che hai regalato un centimetro cubo in più di terra a quel mastodontico palazzo che come Gengis Khan non fa più crescere l’erba. Il gigante dei tera byte della conoscenza umana. Il mostro finale dell’umanità stessa, l’uomo che progetta e porta avanti il suo ordigno finale. Accenditi una sigaretta virtuale, per della nicotina direttamente iniettata nel cervello dal tuo neuralink. Vuoi provare una sniffata digitale? Quanto pagheresti per vivere più veloce senza doverti muovere? Ricordati che la filmografia è gratuita, devi solo dire allɜ amicɜ quanto la nostra azienda sostenga la loro causa. Transumanesimo? Ecco una maglia. Cyberpropaganda comunista? Abbiamo una bandana come quella di Cyber-Guevara. &#xA;&#xA;Sono sul treno per il quartiere cyborg, vedo un vecchio seduto che si spara l’aria condizionata per evitare di sorbirsi il caldo infernale del deserto che si stende fuori dai binari. Le arterie stradali abbandonate, la spazzatura mai raccolta, gli zombi del verano che vagano in cerca di cyber K. Il vagone sussulta. I sedili sono più vecchi di quell&#39;uomo con le protesi robotiche. I polmoni di un anziano, le gambe di un ragazzino. La fermata della metro è piena, la puzza di marcio non ci lascia mai, l’aria condizionata non fa altro che ributtarci addosso lo stesso schifo che sputiamo fuori dalle bocche. Fiumi di carcasse che non sanno di essere morte si riversano per le strade di Neo Roma dirette a produrre, a consumare, a vivere gli ultimi anni rimasti alla Terra. Un grigio sole che filtra attraverso la cupola di contenimento illumina gli alberi di metallo e i pannelli solari si muovono come girasoli robot. Respiro a pieno, il filtro della mascherina sa di medicinale. Eccomi, per una nuova giornata, pronto a lavorare per sopravvivere, fino all’imminente fine. &#xA;&#xA;Originally wrote in 2022-05-29T20:27:00.005+02:00]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ferro. Alluminio. Zolfo. Cosa c’è nelle profondità di Neo Roma 3? Carcasse di anime di metallo buttate negli angoli sporchi di stagno. C’è puzza di silicio andato a male. I neuro impianti fritti dalle cyber droghe dei mutanti umani cyborg. Cosa vuoi fare? Preferisci ricevere iniezioni gratuite di dopamina al costo di un semplice post sulla rete? O trastullarti con un massaggio neurale apposta per venirti nelle mutande nel tragitto casa lavoro? Dove vuoi abitare? Qual è la differenza tra un cubicolo nel centro storico e una stanza vuota nello sprawl? Quanta terra bruciata. Quanta terra sprecata, ecco un edificio di bianco cemento che si erge in mezzo alle lande desolate delle borgate. Lo vedi quello? È il prezzo da pagare per poterti sollazzare con i social, quando metti like pensa che hai regalato un centimetro cubo in più di terra a quel mastodontico palazzo che come Gengis Khan non fa più crescere l’erba. Il gigante dei tera byte della conoscenza umana. Il mostro finale dell’umanità stessa, l’uomo che progetta e porta avanti il suo ordigno finale. Accenditi una sigaretta virtuale, per della nicotina direttamente iniettata nel cervello dal tuo neuralink. Vuoi provare una sniffata digitale? Quanto pagheresti per vivere più veloce senza doverti muovere? Ricordati che la filmografia è gratuita, devi solo dire allɜ amicɜ quanto la nostra azienda sostenga la loro causa. Transumanesimo? Ecco una maglia. Cyberpropaganda comunista? Abbiamo una bandana come quella di Cyber-Guevara. </p>

<p>Sono sul treno per il quartiere cyborg, vedo un vecchio seduto che si spara l’aria condizionata per evitare di sorbirsi il caldo infernale del deserto che si stende fuori dai binari. Le arterie stradali abbandonate, la spazzatura mai raccolta, gli zombi del verano che vagano in cerca di cyber K. Il vagone sussulta. I sedili sono più vecchi di quell&#39;uomo con le protesi robotiche. I polmoni di un anziano, le gambe di un ragazzino. La fermata della metro è piena, la puzza di marcio non ci lascia mai, l’aria condizionata non fa altro che ributtarci addosso lo stesso schifo che sputiamo fuori dalle bocche. Fiumi di carcasse che non sanno di essere morte si riversano per le strade di Neo Roma dirette a produrre, a consumare, a vivere gli ultimi anni rimasti alla Terra. Un grigio sole che filtra attraverso la cupola di contenimento illumina gli alberi di metallo e i pannelli solari si muovono come girasoli robot. Respiro a pieno, il filtro della mascherina sa di medicinale. Eccomi, per una nuova giornata, pronto a lavorare per sopravvivere, fino all’imminente fine. </p>

<p>Originally wrote in 2022-05-29T20:27:00.005+02:00</p>
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      <author>Does GLaDOS dream of electric sheeps?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/0teajooc9v</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:54:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Alla fine mi sono fatto ricoverare</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lavievarenne/alla-fine-mi-sono-fatto-ricoverare</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alla fine mi sono fatto ricoverare. Ma solo dopo aver ricevuto la carta di identità col mio nome corretto. Non potevo rischiare discriminazione di genere da parte di infermierǝ e dottorǝ. &#xA;&#xA;Sono uscito da un po&#39;, va meglio, riesco a restare abbastanza concentrato per leggere, il che è una gran cosa considerato il previo stato delle cose. In questi giorni di festività ho letto molto. Ma mi sono anche sentito molto solo, perché non ho trovato aperture per condividere il mio dolore con la mia famiglia. È faticoso mettere a tacere i propri sentimenti, ma è anche dannatamente facile indossare la maschera dello stoico. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine mi sono fatto ricoverare. Ma solo dopo aver ricevuto la carta di identità col mio nome corretto. Non potevo rischiare discriminazione di genere da parte di infermierǝ e dottorǝ.</p>

<p>Sono uscito da un po&#39;, va meglio, riesco a restare abbastanza concentrato per leggere, il che è una gran cosa considerato il previo stato delle cose. In questi giorni di festività ho letto molto. Ma mi sono anche sentito molto solo, perché non ho trovato aperture per condividere il mio dolore con la mia famiglia. È faticoso mettere a tacere i propri sentimenti, ma è anche dannatamente facile indossare la maschera dello stoico.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Lelio</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/gjj5y1itmr</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:32:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Kyrie Eleison</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/kyrie-eleison</link>
      <description>&lt;![CDATA[Chiedo perdono&#xA;se non sono come voi,&#xA;se non sento sulle spalle&#xA;il destino del mondo&#xA;se non mi curo&#xA;delle sofferenze&#xA;se le ingiustizie&#xA;mi sono indifferenti,&#xA;se di nessuno mi importa&#xA;se non di me stesso,&#xA;e forse nemmeno.&#xA;&#xA;Chiedo perdono&#xA;se non posso agire come voi,&#xA;con la vostra sicurezza&#xA;il vostro piglio&#xA;ché tutto mi appare senza scopo&#xA;e ogni passo compiuto&#xA;è come un passo di marionetta,&#xA;e anche voi mi apparite&#xA;come enigmi, volti sconosciuti,&#xA;ma non ho pietà di voi,&#xA;e non mi sento solo&#xA;se anche questa notte&#xA;vi maledico e perdo per sempre&#xA;la vostra compagnia.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;penitente]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo perdono
se non sono come voi,
se non sento sulle spalle
il destino del mondo
se non mi curo
delle sofferenze
se le ingiustizie
mi sono indifferenti,
se di nessuno mi importa
se non di me stesso,
e forse nemmeno.</p>

<p>Chiedo perdono
se non posso agire come voi,
con la vostra sicurezza
il vostro piglio
ché tutto mi appare senza scopo
e ogni passo compiuto
è come un passo di marionetta,
e anche voi mi apparite
come enigmi, volti sconosciuti,
ma non ho pietà di voi,
e non mi sento solo
se anche questa notte
vi maledico e perdo per sempre
la vostra compagnia.</p>

<hr>

<p><img src="https://artic-web.imgix.net/896a2fe8-3dfb-4c18-a321-9b374dbeba61/5283-011_SBD_image4Canova-Press300ppi%2C3000px%2CsRGB%2CJPEG.jpg?rect=77%2C0%2C2320%2C3000&amp;auto=format%2Ccompress&amp;q=80&amp;fit=crop&amp;crop=faces%2Ccenter&amp;w=1000&amp;h=1293" alt="penitente"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/w8q6bcecy6</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Dec 2025 21:06:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Riflessioni sulla disumanizzazione (come metodo e come abitudine)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/stefanostaccone/riflessioni-sulla-disumanizzazione-come-metodo-e-come-abitudine-xwxk</link>
      <description>&lt;![CDATA[Da tempo rifletto su un problema che osservo su più livelli della nostra società: la disumanizzazione.  &#xA;Non come evento improvviso, ma come processo lento, normalizzato, che attraversa le grandi multinazionali, le istituzioni, e finisce per infiltrarsi anche nei contesti più piccoli, fino al quotidiano.&#xA;Prendiamo un esempio semplice e familiare: l’acquisto online.  &#xA;Clicchiamo, paghiamo, e nel giro di poche ore o giorni l’oggetto è davanti alla nostra porta. Tutto è veloce, efficiente, apparentemente automatico. La sensazione è che dietro ci siano solo macchine, algoritmi, sistemi perfetti. Le persone scompaiono.&#xA;Questa percezione non resta confinata all’e-commerce.  &#xA;La portiamo con noi nel lavoro, nei rapporti professionali, nel modo in cui valutiamo il tempo, la presenza e persino la salute degli altri.&#xA;&#xA;L’algoritmo come semplificazione estrema dell’umano&#xA;&#xA;Recentemente ho scritto una riflessione in cui criticavo la trasformazione dell’individuo, con la sua singolarità, complessità e fragilità, in un algoritmo.&#xA;Un modello semplificato, ottimizzato, misurabile.&#xA;Le grandi aziende (ma non solo) hanno un bisogno strutturale di semplificare problemi complessi.  &#xA;È comprensibile: gestire sistemi grandi richiede modelli, metriche, KPI, performance. Il problema nasce quando questa logica viene applicata senza filtro all’essere umano.&#xA;Sono un ingegnere meccanico, con un dottorato di ricerca.  &#xA;Nel mio lavoro sono abituato ad affrontare problemi complessi scomponendoli in parti più semplici, isolando cause ed effetti, analizzando fenomeni sovrapposti. È un metodo necessario in ambito ingegneristico.&#xA;&#xA;Ma ciò che funziona per una macchina non funziona automaticamente per una persona.&#xA;&#xA;Eppure oggi vedo questo approccio applicato ovunque: le persone diventano risorse, funzioni, colli di bottiglia, problemi da risolvere o strumenti da ottimizzare e sotto continuo giudizio attraverso indicatori che ne misurano le prestazioni.&#xA;&#xA;Quando smetti di funzionare, diventi un problema&#xA;&#xA;Questa riflessione si è fatta più concreta durante le ultime settimane.  &#xA;Sono stato operato e, per diversi giorni, costretto a letto, con movimenti limitati e l’obbligo di evitare stress e sforzi.&#xA;Questa immobilità forzata mi ha rallentato fisicamente, ma ha accelerato il pensiero.  &#xA;Ho avuto tempo per riflettere su ciò che ho fatto, su ciò che sto facendo e su ciò che potrei fare. Ho letto, osservato, pensato.&#xA;E soprattutto ho osservato le reazioni del mondo del lavoro intorno a me.&#xA;&#xA;Dal giorno dell’operazione non c’è stato un solo giorno senza messaggi di lavoro.  &#xA;Il pretesto era spesso umano: “come stai?”.&#xA;Immediatamente dopo (o prima) arrivava la richiesta: problemi, urgenze, decisioni.&#xA;&#xA;Tutti sapevano che ero immobilizzato a letto.  &#xA;Tutti erano stati avvisati con largo anticipo della mia assenza.  &#xA;Avevo anticipato lavoro, organizzato consegne, preparato il terreno.&#xA;Eppure, per molti, questo non è stato sufficiente.&#xA;&#xA;Il caso che mi ha fatto scattare qualcosa&#xA;&#xA;L’episodio più emblematico è avvenuto pochi giorni fa.  &#xA;Un collaboratore, non informato della mia malattia, mi ha chiesto una modifica a un disegno tecnico. Gli ho spiegato la situazione: ero stato operato, immobilizzato a letto, impossibilitato a lavorare.  &#xA;La risposta è stata:&#xA;&#xA;  “Ok, spero ti riprenda presto. Ma riesci per questo fine settimana?”&#xA;&#xA;In quel momento è stato chiaro.  &#xA;Non ero una persona che stava male.  &#xA;Ero una funzione temporaneamente guasta.&#xA;Se funziono, risolvo problemi.  &#xA;Se non funziono, divento io il problema.&#xA;&#xA;Un’osservazione (non statistica, ma significativa)&#xA;&#xA;Ho notato un dettaglio interessante, senza pretendere che abbia valore scientifico.  &#xA;Le persone che hanno mostrato maggiore attenzione, empatia e reale preoccupazione per la mia salute avevano mediamente meno di 30 anni.  &#xA;Quelle più distaccate, insistenti, focalizzate solo sul lavoro avevano spesso più di 30 anni.&#xA;&#xA;Non è un giudizio generazionale.&#xA;È una sensazione, una traccia che mi fa riflettere su cosa ci stiamo portando dietro come modello culturale. La cosa positiva è che forse le nuove generazioni stanno guardando al mondo del lavoro con occhi diversi e, spero, sviluppino anticorpi appropriati per conservare l&#39;empatia verso il prossimo.&#xA;&#xA;Un sistema che non dialoga&#xA;&#xA;Viviamo immersi in sistemi che ci osservano, ci misurano, ci classificano.  &#xA;Dai social ai dati fiscali, dai censimenti alle abitudini di consumo, tutto confluisce in algoritmi che decidono, o influenzano, come veniamo trattati.&#xA;La cosa più inquietante non è l’algoritmo in sé.  &#xA;È il fatto che non possiamo parlarci.&#xA;&#xA;Non possiamo spiegare il contesto.  &#xA;Non possiamo raccontare una fragilità temporanea.  &#xA;Non possiamo contrattare il giudizio.&#xA;E, lentamente, iniziamo a comportarci allo stesso modo anche tra di noi.&#xA;&#xA;Quando la disumanizzazione diventa sistemica&#xA;&#xA;Sarebbe però miope fermarsi al mondo del lavoro.  &#xA;La disumanizzazione che osservo nelle dinamiche professionali è solo una versione attenuata di qualcosa di molto più grave, che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti a livello globale.&#xA;&#xA;I conflitti armati attualmente in corso nel mondo mostrano la stessa logica portata all’estremo: persone ridotte a numeri, vittime trasformate in statistiche, vite umane raccontate come effetti collaterali. In contesti come quello palestinese, ciò che colpisce non è solo la violenza in sé, ma la sua progressiva normalizzazione. La morte viene raccontata in modo asettico, minimizzata, resa astratta. Come se alcune vite valessero meno di altre.&#xA;&#xA;Anche qui il meccanismo è lo stesso: quando un gruppo umano viene percepito come un ostacolo, come un problema da rimuovere, la sua disumanizzazione diventa funzionale. Non si parla più di persone, ma di territori, equilibri geopolitici, interessi strategici. L’individuo scompare, proprio come accade, in forma infinitamente meno drammatica, nei contesti lavorativi quando una persona smette di “funzionare”.&#xA;&#xA;Questo non rende meno legittime le riflessioni sul lavoro, ma le ridimensiona. Ci ricorda che ciò che viviamo ogni giorno è parte di una cultura più ampia, che accetta sempre più facilmente la perdita dell’umanità quando questa intralcia l’efficienza, il controllo o il potere.&#xA;&#xA;Non arrendersi alla disumanizzazione&#xA;&#xA;Quello che voglio ricordare, a chi legge e soprattutto a me stesso, è questo:  &#xA;non dobbiamo normalizzare tutto questo.&#xA;&#xA;Non dobbiamo accettare che l’essere umano venga ridotto in maniera assoluta e irreversibile a un numero.&#xA;Non dobbiamo smettere di difendere la singolarità, la lentezza, la vulnerabilità.&#xA;Combattere la disumanizzazione non è un gesto eroico.  &#xA;È fatto di piccoli atti quotidiani:&#xA;&#xA;rispettare un limite  &#xA;accettare un’assenza  &#xA;riconoscere che una persona non è una funzione  &#xA;&#xA;Arrendersi a questo processo significa perdere qualcosa che non possiamo recuperare.  &#xA;E nessun algoritmo potrà mai restituircelo.&#xA;&#xA;La malattia come atto sovversivo&#xA;&#xA;In un sistema che pretende disponibilità continua, prestazione costante e presenza totale, la malattia diventa qualcosa di più di una semplice condizione fisica: diventa una sorta di atto sovversivo.&#xA;Essere malati significa interrompere il flusso, spezzare la catena dell’efficienza, sottrarsi, anche solo temporaneamente, alla logica della performance. Non perché lo si voglia, ma perché il corpo lo impone. E questo, oggi, è quasi inaccettabile.&#xA;&#xA;Nel momento in cui non sei operativo, non sei performante, non sei “al 100%”, smetti di essere una risorsa e inizi a essere percepito come un problema.  &#xA;La fragilità, invece di essere accolta, viene tollerata a fatica, come un errore di sistema.&#xA;Eppure è proprio lì che si misura l’umanità di un ambiente di lavoro: nella capacità di riconoscere che fermarsi non è una colpa, che ammalarsi non è una scelta, e che il valore di una persona non può coincidere con la sua produttività.&#xA;&#xA;Resistere a questa narrazione, anche solo rifiutandosi di colpevolizzarsi quando ci si ferma, è forse uno dei pochi gesti realmente rivoluzionari che ci restano.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo rifletto su un problema che osservo su più livelli della nostra società: <strong>la disumanizzazione</strong>.<br>
Non come evento improvviso, ma come processo lento, normalizzato, che attraversa le grandi multinazionali, le istituzioni, e finisce per infiltrarsi anche nei contesti più piccoli, fino al quotidiano.
Prendiamo un esempio semplice e familiare: l’acquisto online.<br>
Clicchiamo, paghiamo, e nel giro di poche ore o giorni l’oggetto è davanti alla nostra porta. Tutto è veloce, efficiente, apparentemente automatico. La sensazione è che dietro ci siano solo macchine, algoritmi, sistemi perfetti. Le persone scompaiono.
Questa percezione non resta confinata all’e-commerce.<br>
La portiamo con noi nel lavoro, nei rapporti professionali, nel modo in cui valutiamo il tempo, la presenza e persino la salute degli altri.</p>

<h2 id="l-algoritmo-come-semplificazione-estrema-dell-umano">L’algoritmo come semplificazione estrema dell’umano</h2>

<p>Recentemente ho scritto una riflessione in cui criticavo la trasformazione dell’individuo, con la sua singolarità, complessità e fragilità, in un algoritmo.
Un modello semplificato, ottimizzato, misurabile.
Le grandi aziende (ma non solo) hanno un bisogno strutturale di semplificare problemi complessi.<br>
È comprensibile: gestire sistemi grandi richiede modelli, metriche, KPI, performance. Il problema nasce quando questa logica viene applicata senza filtro all’essere umano.
Sono un ingegnere meccanico, con un dottorato di ricerca.<br>
Nel mio lavoro sono abituato ad affrontare problemi complessi scomponendoli in parti più semplici, isolando cause ed effetti, analizzando fenomeni sovrapposti. È un metodo necessario in ambito ingegneristico.</p>

<p>Ma ciò che funziona per una macchina <strong>non funziona automaticamente per una persona</strong>.</p>

<p>Eppure oggi vedo questo approccio applicato ovunque: le persone diventano risorse, funzioni, colli di bottiglia, problemi da risolvere o strumenti da ottimizzare e sotto continuo giudizio attraverso indicatori che ne misurano le prestazioni.</p>

<h2 id="quando-smetti-di-funzionare-diventi-un-problema">Quando smetti di funzionare, diventi un problema</h2>

<p>Questa riflessione si è fatta più concreta durante le ultime settimane.<br>
Sono stato operato e, per diversi giorni, costretto a letto, con movimenti limitati e l’obbligo di evitare stress e sforzi.
Questa immobilità forzata mi ha rallentato fisicamente, ma ha accelerato il pensiero.<br>
Ho avuto tempo per riflettere su ciò che ho fatto, su ciò che sto facendo e su ciò che potrei fare. Ho letto, osservato, pensato.
E soprattutto ho osservato le reazioni del mondo del lavoro intorno a me.</p>

<p>Dal giorno dell’operazione non c’è stato un solo giorno senza messaggi di lavoro.<br>
Il pretesto era spesso umano: “come stai?”.
Immediatamente dopo (o prima) arrivava la richiesta: problemi, urgenze, decisioni.</p>

<p>Tutti sapevano che ero immobilizzato a letto.<br>
Tutti erano stati avvisati con largo anticipo della mia assenza.<br>
Avevo anticipato lavoro, organizzato consegne, preparato il terreno.
Eppure, per molti, questo non è stato sufficiente.</p>

<h2 id="il-caso-che-mi-ha-fatto-scattare-qualcosa">Il caso che mi ha fatto scattare qualcosa</h2>

<p>L’episodio più emblematico è avvenuto pochi giorni fa.<br>
Un collaboratore, non informato della mia malattia, mi ha chiesto una modifica a un disegno tecnico. Gli ho spiegato la situazione: ero stato operato, immobilizzato a letto, impossibilitato a lavorare.<br>
La risposta è stata:</p>

<blockquote><p>“Ok, spero ti riprenda presto. Ma riesci per questo fine settimana?”</p></blockquote>

<p>In quel momento è stato chiaro.<br>
Non ero una persona che stava male.<br>
Ero una funzione temporaneamente guasta.
Se funziono, risolvo problemi.<br>
Se non funziono, divento io il problema.</p>

<h2 id="un-osservazione-non-statistica-ma-significativa">Un’osservazione (non statistica, ma significativa)</h2>

<p>Ho notato un dettaglio interessante, senza pretendere che abbia valore scientifico.<br>
Le persone che hanno mostrato maggiore attenzione, empatia e reale preoccupazione per la mia salute avevano mediamente meno di 30 anni.<br>
Quelle più distaccate, insistenti, focalizzate solo sul lavoro avevano spesso più di 30 anni.</p>

<p>Non è un giudizio generazionale.
È una sensazione, una traccia che mi fa riflettere su cosa ci stiamo portando dietro come modello culturale. La cosa positiva è che forse le nuove generazioni stanno guardando al mondo del lavoro con occhi diversi e, spero, sviluppino anticorpi appropriati per conservare l&#39;empatia verso il prossimo.</p>

<h2 id="un-sistema-che-non-dialoga">Un sistema che non dialoga</h2>

<p>Viviamo immersi in sistemi che ci osservano, ci misurano, ci classificano.<br>
Dai social ai dati fiscali, dai censimenti alle abitudini di consumo, tutto confluisce in algoritmi che decidono, o influenzano, come veniamo trattati.
La cosa più inquietante non è l’algoritmo in sé.<br>
È il fatto che <strong>non possiamo parlarci</strong>.</p>

<p>Non possiamo spiegare il contesto.<br>
Non possiamo raccontare una fragilità temporanea.<br>
Non possiamo contrattare il giudizio.
E, lentamente, iniziamo a comportarci allo stesso modo anche tra di noi.</p>

<h2 id="quando-la-disumanizzazione-diventa-sistemica">Quando la disumanizzazione diventa sistemica</h2>

<p>Sarebbe però miope fermarsi al mondo del lavoro.<br>
La disumanizzazione che osservo nelle dinamiche professionali è solo una versione attenuata di qualcosa di molto più grave, che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti a livello globale.</p>

<p>I conflitti armati attualmente in corso nel mondo mostrano la stessa logica portata all’estremo: persone ridotte a numeri, vittime trasformate in statistiche, vite umane raccontate come effetti collaterali. In contesti come quello palestinese, ciò che colpisce non è solo la violenza in sé, ma la sua progressiva normalizzazione. La morte viene raccontata in modo asettico, minimizzata, resa astratta. Come se alcune vite valessero meno di altre.</p>

<p>Anche qui il meccanismo è lo stesso: quando un gruppo umano viene percepito come un ostacolo, come un problema da rimuovere, la sua disumanizzazione diventa funzionale. Non si parla più di persone, ma di territori, equilibri geopolitici, interessi strategici. L’individuo scompare, proprio come accade, in forma infinitamente meno drammatica, nei contesti lavorativi quando una persona smette di “funzionare”.</p>

<p>Questo non rende meno legittime le riflessioni sul lavoro, ma le ridimensiona. Ci ricorda che ciò che viviamo ogni giorno è parte di una cultura più ampia, che accetta sempre più facilmente la perdita dell’umanità quando questa intralcia l’efficienza, il controllo o il potere.</p>

<h2 id="non-arrendersi-alla-disumanizzazione">Non arrendersi alla disumanizzazione</h2>

<p>Quello che voglio ricordare, a chi legge e soprattutto a me stesso, è questo:<br>
<strong>non dobbiamo normalizzare tutto questo</strong>.</p>

<p>Non dobbiamo accettare che l’essere umano venga ridotto in maniera assoluta e irreversibile a un numero.
Non dobbiamo smettere di difendere la singolarità, la lentezza, la vulnerabilità.
Combattere la disumanizzazione non è un gesto eroico.<br>
È fatto di piccoli atti quotidiani:</p>
<ul><li>rispettare un limite<br></li>
<li>accettare un’assenza<br></li>
<li>riconoscere che una persona non è una funzione<br></li></ul>

<p>Arrendersi a questo processo significa perdere qualcosa che non possiamo recuperare.<br>
E nessun algoritmo potrà mai restituircelo.</p>

<h2 id="la-malattia-come-atto-sovversivo">La malattia come atto sovversivo</h2>

<p>In un sistema che pretende disponibilità continua, prestazione costante e presenza totale, la malattia diventa qualcosa di più di una semplice condizione fisica: diventa una sorta di atto sovversivo.
Essere malati significa interrompere il flusso, spezzare la catena dell’efficienza, sottrarsi, anche solo temporaneamente, alla logica della performance. Non perché lo si voglia, ma perché il corpo lo impone. E questo, oggi, è quasi inaccettabile.</p>

<p>Nel momento in cui non sei operativo, non sei performante, non sei “al 100%”, smetti di essere una risorsa e inizi a essere percepito come un problema.<br>
La fragilità, invece di essere accolta, viene tollerata a fatica, come un errore di sistema.
Eppure è proprio lì che si misura l’umanità di un ambiente di lavoro: nella capacità di riconoscere che fermarsi non è una colpa, che ammalarsi non è una scelta, e che il valore di una persona non può coincidere con la sua produttività.</p>

<p>Resistere a questa narrazione, anche solo <strong>rifiutandosi di colpevolizzarsi</strong> quando ci si ferma, è forse uno dei pochi gesti realmente rivoluzionari che ci restano.</p>
]]></content:encoded>
      <author>stefanostaccone</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/v54fixdosr</guid>
      <pubDate>Sat, 13 Dec 2025 11:18:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La morte</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/la-morte</link>
      <description>&lt;![CDATA[Avanza il nero vessillo del tredicesimo arcano&#xA;(Tredici foriero di sventura)&#xA;Un fiore bianco a cinque punte rovesciate&#xA;l&#39;emblema della terribile innocenza:&#xA;essere, cambiare, divenire, soffrire, morire.&#xA;Le cinque punte del pentacolo,&#xA;i cinque petali del fiore. &#xA;Gli occhi rossi del destriero fissano un nuovo sole&#xA;la morte cavalca con gli occhi vuoti.&#xA;Giace per terra il re, rovina tra la polvere la corona,&#xA;a nulla vale il candore della fanciulla,&#xA;a nulla la bellezza del suo diadema di rose.&#xA;Vane le preghiere, le invocazioni:&#xA;il papa e la croce crolleranno&#xA;e la città di Dio è un cumulo di rovine. &#xA;Avanza la morte sul suo destriero,&#xA;rovina la Storia sotto i suoi zoccoli.&#xA;Al suo passaggio resta il nulla&#xA;la steppa arida, la terra brulla.&#xA;Possono i tuoi occhi vitrei guardare &#xA;il giorno nuovo che nasce?&#xA;Una barca lontana &#xA;solca un ipotetico acheronte,&#xA;la meta ignota di noi che trasmutiamo.&#xA;Tutti ci accoglie la morte&#xA;nel suo abbraccio dolce:&#xA;un bambino, prima di essere fracassato,&#xA;le offre un fiore. &#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;La morte]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Avanza il nero vessillo del tredicesimo arcano
(Tredici foriero di sventura)
Un fiore bianco a cinque punte rovesciate
l&#39;emblema della terribile innocenza:
essere, cambiare, divenire, soffrire, morire.
Le cinque punte del pentacolo,
i cinque petali del fiore.
Gli occhi rossi del destriero fissano un nuovo sole
la morte cavalca con gli occhi vuoti.
Giace per terra il re, rovina tra la polvere la corona,
a nulla vale il candore della fanciulla,
a nulla la bellezza del suo diadema di rose.
Vane le preghiere, le invocazioni:
il papa e la croce crolleranno
e la città di Dio è un cumulo di rovine.
Avanza la morte sul suo destriero,
rovina la Storia sotto i suoi zoccoli.
Al suo passaggio resta il nulla
la steppa arida, la terra brulla.
Possono i tuoi occhi vitrei guardare
il giorno nuovo che nasce?
Una barca lontana
solca un ipotetico acheronte,
la meta ignota di noi che trasmutiamo.
Tutti ci accoglie la morte
nel suo abbraccio dolce:
un bambino, prima di essere fracassato,
le offre un fiore.</p>

<hr>

<p><img src="http://tarotator.com/wp-content/uploads/2015/11/Tarot-Rider-Waite-13-Death.jpg" alt="La morte"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/5bbanemh5f</guid>
      <pubDate>Thu, 11 Dec 2025 11:03:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Oltre il Censimento: analisi critica del questionario ISTAT e dei rischi per la privacy</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/stefanostaccone/oltre-il-censimento-analisi-critica-del-questionario-istat-e-dei-rischi-per-la-3spt</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, promosso annualmente dall’ISTAT, nasce con un obiettivo apparentemente semplice: conoscere quante persone vivono in Italia, in quali tipi di abitazione risiedono e come sono strutturati i nuclei familiari.&#xA;Quest&#39;anno ho ricevuto la lettera dall&#39;ISTAT che mi ha obbligato a partecipare al censimento. Si è obbligati a rispondere e a farlo in maniera corretta, pena una multa che va dai 250 a 2500 euro. Questa formula mi è sembrata subito anomala, ho deciso quindi di partecipare al questionario in maniera attiva, prendendo appunti e riflessioni su tutte le domande alle quali rispondevo.&#xA;A valle delle risposte, ho analizzato in maniera dettagliata il questionario. A mio avviso si evince un livello di profondità informativa che va ben oltre la necessità di “contare” individui e case.&#xA;Le domande, prese singolarmente, sembrano innocue; ciò che suscita interesse – e personalmente preoccupazione – è l&#39;effetto cumulativo: un sistema di rilevazione che, pur rispettando la legge, è in grado di produrre un ritratto estremamente completo della vita delle persone.&#xA;&#xA;Oltre l’anagrafe: le informazioni trasversali&#xA;La prima cosa evidente, immediatamente dopo aver iniziato a rispondere, è che il censimento contiene domande che non sono strettamente necessarie al solo scopo dichiarato, ma che contengono tanti piccoli elementi trasversali.&#xA;Indicatori indiretti della condizione economica&#xA;L’ampiezza dell’abitazione, il numero di stanze, la disponibilità di automobili, di box auto, la presenza di un ascensore nello stabile e persino l’anno di costruzione dell’edificio non servono a stabilire “chi vive dove”, ma a stimare il livello di benessere del nucleo familiare.&#xA;Se l&#39;intento fosse quello di giudicare sulla sola abitazione dal punto di vista energetico per esempio, sarebbe sufficiente attingere alle informazioni già esistenti e presenti in catasto, chiedere conferma dei metri quadri e della classe energetica dell&#39;edificio.&#xA;Il reddito in questa fase non viene mai citato. Tuttavia si tratta di elementi che, accumulati e incrociati tra loro, restituiscono informazioni socioeconomiche molto precise.&#xA;Routine quotidiane e mobilità individuale&#xA;La parte dedicata all&#39;acquisizione di informazioni relative agli spostamenti per studio o lavoro sono estremamente dettagliate. Vengono richiesti orari di uscita da casa, mezzi di trasporto utilizzati, durata del tragitto, luogo di lavoro o studio, frequenza settimanale degli spostamenti. Il livello di dettaglio è tale per cui, ad esempio, laddove ci spostiamo in treno come pendolari per andare a lavoro, bisogna inserire tutti i mezzi che si usano (auto privata + treno + metropolitana). Non è sufficiente inserire il solo mezzo preponderante ma tutti quelli necessari da inizio a fine tragitto.&#xA;Questi dati a mio avviso permettono di ricostruire vere e proprie abitudini quotidiane, mappandole in maniera precisa. Mi chiedo se queste richieste passino la linea oltre il perimetro legittimo del censimento.&#xA;Reti sociali e benessere personale&#xA;Si indaga anche sul benessere e in particolare sul livello di soddisfazione della vita, la percezione di sicurezza notturna e la presenza o assenza di amici, parenti o vicini che possano aiutarci qualora ne avessimo bisogno.&#xA;Questi elementi innegabilmente costruiscono un quadro del supporto emotivo e sociale di chi compila il questionario. Sembra più un&#39;indagine sociologica, ma non ho conoscenze o strumenti per poter giudicare sull&#39;impatto che le risposte possono avere.&#xA;Storia migratoria personale e familiare&#xA;Vengono chiesti naturalmente i dati relativi alla propria cittadinanza, ai quali vengono aggiunti eventuali passaggi (migrazioni ad esempio), luogo di nascita dei genitori, trasferimenti all&#39;estero. Queste informazioni potrebbero essere anch&#39;esse dedotte dall&#39;ufficio anagrafe; inserirle all&#39;interno di questo contesto rafforza la capacità di tracciamento e individuazione del soggetto. Di anonimo a questo punto è rimasto ben poco.&#xA;Competenze digitali&#xA;Vengono fatte domande apparentemente innocue sull&#39;uso di internet, sulla frequenza di utilizzo, sulla necessità di assistenza nella compilazione dello stesso questionario. Questo restituisce indubbiamente informazioni sulle  abilità digitali , e quindi su quanto si potrebbe essere vulnerabili sotto questo profilo. Domande interessanti, ma non posso fare a meno di chiedermi quanto attinenti allo scopo del questionario.&#xA;&#xA;A valle di queste domande per me il quadro è chiaro: la struttura complessiva del questionario mira non solo a conseguire gli scopi dichiarati, ma anche a capire e tracciare come viviamo, come ci muoviamo, come stiamo e quale è il nostro livello di integrazione nel tessuto sociale.&#xA;&#xA;Analisi sui rischi per la privacy: quando i dati diventano profili.&#xA;Dopo aver compreso la portata e ampiezza delle informazioni, ora è necessario capire quali sono i rischi connessi.&#xA;L&#39;ISTAT naturalmente opera in maniera legittima e secondo normativa, ma questo non annulla i rischi strutturali generati dalla raccolta granulare e quantitativa dei dati raccolti.&#xA;Profilazione involontaria dettagliata&#xA;Immaginate di chiacchierare con un amico, in un piccolo paese.&#xA;&#xA;  Conosci quella ragazza...quella che lavora all&#39;università come ricercatrice. La mamma fa la maestra, il papà pensionato, hanno una villetta su in paese.&#xA;&#xA;In un piccolo paese, l&#39;amico potrebbe rispondere con altissima probabilità beccando il nome al primo o secondo tentativo.&#xA;Combinando informazioni su lavoro, abitudini di vita e condizioni abitative, rapporti familiari, salute percepita e benessere psicologico, il questionario produce un profilo estremamente completo di noi. Ci descrive in maniera multidimensionale e completa all&#39;interno del nostro contesto di vita.&#xA;&#xA;Combinando i dati di età, professione, residenza, struttura familiare e livello di istruzione, in particolare all&#39;interno di comuni di piccole dimensioni è possibile essere identificati anche senza l&#39;ausilio del nome e cognome. Più dettagli ci sono, meno siamo anonimi.&#xA;&#xA;Function Creep&#xA;Non ricordavo questo inglesismo specifico, l&#39;ho trovato durante una ricerca online mentre approfondivo il discorso sulla privacy. Questo termine indica quando l&#39;uso di una tecnologia (in questo caso l&#39;uso di dati) inizialmente definito per scopi specifici dichiarati, viene riutilizzata per finalità seppur legittime ma non previste originariamente.&#xA;L&#39;insieme dei dati potrebbe essere impiegato per altri fini o altre analisi, come politiche territoriali, indagini sulla qualità della vita, studi sulle vulnerabilità.&#xA;Il punto critico per me non è l&#39;uso in sé dei dati, quanto la consapevolezza di chi compila il questionario. Difficilmente un cittadino medio se ne rende conto, e comunque non può fare nulla perché obbligato dalla legge.&#xA;&#xA;Collegamento potenziale con altri database pubblici&#xA;Anche se per definizione il censimento è isolato da altre basi dati, l&#39;Italia dispone di achivi centralizzati. L&#39;esistenza di molti punti di contatto rende teoricamente possibile correlare le informazioni provenienti da fonti diverse, aumentando il livello di dettaglio del profilo personale.&#xA;&#xA;Conseguenze in caso di data breach&#xA;Data breach della pubblica amministrazione italiana ahimè sono abbastanza comuni. Un attacco in questo contesto implicherebbe non solo la grave diffusione di dati anagrafici, ma anche di routine quotidiane, condizioni abitative, economiche e sociali, vulnerabilità sociali e psicologiche. Si tratterebbe di materiale estremamente sensibile e sfruttabile per frodi o manipolazioni sociali malevole.&#xA;&#xA;Conclusioni: La quantità che diventa qualità&#xA;Il censimento ISTAT dal punto di vista legislativo non è illegittimo. Il problema non sono le domande in se, ma la cumulata delle domande. Ogni domanda è un pezzo del puzzle. Una volta completato, viene fuori un&#39;immagine nitida di te, una radiografia completa della tua vita.&#xA;Questo pone a mio avviso due questioni principali:&#xA;Quanto le persone comuni sono consapevoli del livello di dettaglio dei dati che si stanno fornendo?&#xA;E&#39; &#34;proporzionato&#34; l&#39;obbligo, in termini di poteri dello stato, di raccolta di un tale quantitativo di dati vista la finalità dichiarata?&#xA;Lo studio della società in profondità è legittimo, ma questo richiede trasparenza. In un mondo dove i propri dati digitalizzati rappresentano ricchezze per aziende a discapito di ignari cittadini, diventa fondamentale dibattere pubblicamente sul rapporto che c&#39;è tra conoscenza statistica e diritti individuali.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, promosso annualmente dall’ISTAT, nasce con un obiettivo apparentemente semplice: conoscere quante persone vivono in Italia, in quali tipi di abitazione risiedono e come sono strutturati i nuclei familiari.
Quest&#39;anno ho ricevuto la lettera dall&#39;ISTAT che mi ha obbligato a partecipare al censimento. Si è obbligati a rispondere e a farlo in maniera corretta, pena una multa che va dai 250 a 2500 euro. Questa formula mi è sembrata subito anomala, ho deciso quindi di partecipare al questionario in maniera attiva, prendendo appunti e riflessioni su tutte le domande alle quali rispondevo.
A valle delle risposte, ho analizzato in maniera dettagliata il questionario. A mio avviso si evince un livello di profondità informativa che va ben oltre la necessità di “contare” individui e case.
Le domande, prese singolarmente, sembrano innocue; ciò che suscita interesse – e personalmente preoccupazione – è l&#39;effetto cumulativo: un sistema di rilevazione che, pur rispettando la legge, è in grado di produrre un ritratto estremamente completo della vita delle persone.</p>

<h3 id="oltre-l-anagrafe-le-informazioni-trasversali">Oltre l’anagrafe: le informazioni trasversali</h3>

<p>La prima cosa evidente, immediatamente dopo aver iniziato a rispondere, è che il censimento contiene domande che non sono strettamente necessarie al solo scopo dichiarato, ma che contengono tanti piccoli elementi <em>trasversali</em>.</p>

<h4 id="indicatori-indiretti-della-condizione-economica">Indicatori indiretti della condizione economica</h4>

<p>L’ampiezza dell’abitazione, il numero di stanze, la disponibilità di automobili, di box auto, la presenza di un ascensore nello stabile e persino l’anno di costruzione dell’edificio non servono a stabilire “chi vive dove”, ma a stimare il livello di benessere del nucleo familiare.
Se l&#39;intento fosse quello di giudicare sulla sola abitazione dal punto di vista energetico per esempio, sarebbe sufficiente attingere alle informazioni già esistenti e presenti in catasto, chiedere conferma dei metri quadri e della classe energetica dell&#39;edificio.
Il reddito in questa fase non viene mai citato. Tuttavia si tratta di elementi che, accumulati e incrociati tra loro, restituiscono informazioni socioeconomiche molto precise.</p>

<h4 id="routine-quotidiane-e-mobilità-individuale">Routine quotidiane e mobilità individuale</h4>

<p>La parte dedicata all&#39;acquisizione di informazioni relative agli spostamenti per studio o lavoro sono estremamente dettagliate. Vengono richiesti orari di uscita da casa, mezzi di trasporto utilizzati, durata del tragitto, luogo di lavoro o studio, frequenza settimanale degli spostamenti. Il livello di dettaglio è tale per cui, ad esempio, laddove ci spostiamo in treno come pendolari per andare a lavoro, bisogna inserire tutti i mezzi che si usano (auto privata + treno + metropolitana). Non è sufficiente inserire il solo mezzo preponderante ma tutti quelli necessari da inizio a fine tragitto.
Questi dati a mio avviso permettono di ricostruire vere e proprie abitudini quotidiane, mappandole in maniera precisa. Mi chiedo se queste richieste passino la linea oltre il perimetro legittimo del censimento.</p>

<h4 id="reti-sociali-e-benessere-personale">Reti sociali e benessere personale</h4>

<p>Si indaga anche sul benessere e in particolare sul livello di soddisfazione della vita, la percezione di sicurezza notturna e la presenza o assenza di amici, parenti o vicini che possano aiutarci qualora ne avessimo bisogno.
Questi elementi innegabilmente costruiscono un quadro del supporto emotivo e sociale di chi compila il questionario. Sembra più un&#39;indagine sociologica, ma non ho conoscenze o strumenti per poter giudicare sull&#39;impatto che le risposte possono avere.</p>

<h4 id="storia-migratoria-personale-e-familiare">Storia migratoria personale e familiare</h4>

<p>Vengono chiesti naturalmente i dati relativi alla propria cittadinanza, ai quali vengono aggiunti eventuali passaggi (migrazioni ad esempio), luogo di nascita dei genitori, trasferimenti all&#39;estero. Queste informazioni potrebbero essere anch&#39;esse dedotte dall&#39;ufficio anagrafe; inserirle all&#39;interno di questo contesto rafforza la capacità di tracciamento e individuazione del soggetto. Di anonimo a questo punto è rimasto ben poco.</p>

<h4 id="competenze-digitali">Competenze digitali</h4>

<p>Vengono fatte domande apparentemente innocue sull&#39;uso di internet, sulla frequenza di utilizzo, sulla necessità di assistenza nella compilazione dello stesso questionario. Questo restituisce indubbiamente informazioni sulle * abilità digitali *, e quindi su quanto si potrebbe essere vulnerabili sotto questo profilo. Domande interessanti, ma non posso fare a meno di chiedermi quanto attinenti allo scopo del questionario.</p>

<p>A valle di queste domande per me il quadro è chiaro: la struttura complessiva del questionario mira non solo a conseguire gli scopi dichiarati, ma anche a capire e tracciare come viviamo, come ci muoviamo, come stiamo e quale è il nostro livello di integrazione nel tessuto sociale.</p>

<h3 id="analisi-sui-rischi-per-la-privacy-quando-i-dati-diventano-profili">Analisi sui rischi per la privacy: quando i dati diventano profili.</h3>

<p>Dopo aver compreso la portata e ampiezza delle informazioni, ora è necessario capire quali sono i rischi connessi.
L&#39;ISTAT naturalmente opera in maniera legittima e secondo normativa, ma questo non annulla i rischi strutturali generati dalla raccolta granulare e quantitativa dei dati raccolti.</p>

<h4 id="profilazione-involontaria-dettagliata">Profilazione involontaria dettagliata</h4>

<p>Immaginate di chiacchierare con un amico, in un piccolo paese.</p>

<blockquote><p>Conosci quella ragazza...quella che lavora all&#39;università come ricercatrice. La mamma fa la maestra, il papà pensionato, hanno una villetta su in paese.</p></blockquote>

<p>In un piccolo paese, l&#39;amico potrebbe rispondere con altissima probabilità beccando il nome al primo o secondo tentativo.
Combinando informazioni su lavoro, abitudini di vita e condizioni abitative, rapporti familiari, salute percepita e benessere psicologico, il questionario produce un profilo estremamente completo di noi. Ci descrive in maniera multidimensionale e completa all&#39;interno del nostro contesto di vita.</p>

<p>Combinando i dati di età, professione, residenza, struttura familiare e livello di istruzione, in particolare all&#39;interno di comuni di piccole dimensioni è possibile essere identificati anche senza l&#39;ausilio del nome e cognome. Più dettagli ci sono, meno siamo anonimi.</p>

<h4 id="function-creep">Function Creep</h4>

<p>Non ricordavo questo inglesismo specifico, l&#39;ho trovato durante una ricerca online mentre approfondivo il discorso sulla privacy. Questo termine indica quando l&#39;uso di una tecnologia (in questo caso l&#39;uso di dati) inizialmente definito per scopi specifici dichiarati, viene riutilizzata per finalità seppur legittime ma non previste originariamente.
L&#39;insieme dei dati potrebbe essere impiegato per altri fini o altre analisi, come politiche territoriali, indagini sulla qualità della vita, studi sulle vulnerabilità.
Il punto critico per me non è l&#39;uso in sé dei dati, quanto la consapevolezza di chi compila il questionario. Difficilmente un cittadino medio se ne rende conto, e comunque non può fare nulla perché obbligato dalla legge.</p>

<h4 id="collegamento-potenziale-con-altri-database-pubblici">Collegamento potenziale con altri database pubblici</h4>

<p>Anche se per definizione il censimento è isolato da altre basi dati, l&#39;Italia dispone di achivi centralizzati. L&#39;esistenza di molti punti di contatto rende teoricamente possibile correlare le informazioni provenienti da fonti diverse, aumentando il livello di dettaglio del profilo personale.</p>

<h4 id="conseguenze-in-caso-di-data-breach">Conseguenze in caso di data breach</h4>

<p>Data breach della pubblica amministrazione italiana ahimè sono abbastanza comuni. Un attacco in questo contesto implicherebbe non solo la grave diffusione di dati anagrafici, ma anche di routine quotidiane, condizioni abitative, economiche e sociali, vulnerabilità sociali e psicologiche. Si tratterebbe di materiale estremamente sensibile e sfruttabile per frodi o manipolazioni sociali malevole.</p>

<h3 id="conclusioni-la-quantità-che-diventa-qualità">Conclusioni: La quantità che diventa qualità</h3>

<p>Il censimento ISTAT dal punto di vista legislativo non è illegittimo. Il problema non sono le domande in se, ma la cumulata delle domande. Ogni domanda è un pezzo del puzzle. Una volta completato, viene fuori un&#39;immagine nitida di te, una radiografia completa della tua vita.
Questo pone a mio avviso due questioni principali:
<strong>Quanto le persone comuni sono consapevoli del livello di dettaglio dei dati che si stanno fornendo?</strong>
<strong>E&#39; “proporzionato” l&#39;obbligo, in termini di poteri dello stato, di raccolta di un tale quantitativo di dati vista la finalità dichiarata?</strong>
Lo studio della società in profondità è legittimo, ma questo richiede trasparenza. In un mondo dove i propri dati digitalizzati rappresentano ricchezze per aziende a discapito di ignari cittadini, diventa fondamentale dibattere pubblicamente sul rapporto che c&#39;è tra conoscenza statistica e diritti individuali.</p>
]]></content:encoded>
      <author>stefanostaccone</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ka4ibaf9ip</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Dec 2025 21:27:38 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nove di spade</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/nove-di-spade</link>
      <description>&lt;![CDATA[La prima spada -&#xA;Il buio sulla parete&#xA;(Nella notte è la solitudine&#xA;E l’angoscia dell’uomo)&#xA;La seconda spada -&#xA;La bianca veste&#xA;(Un miraggio, forse, d’innocenza&#xA;Un miracolo bambino)&#xA;La terza spada -&#xA;Le mani a coprire il volto&#xA;(Nostra soltanto è la disperazione,&#xA;La vita che ci abbandona)&#xA;La quarta spada -&#xA;Le lacrime&#xA;(Soli siamo di fronte &#xA;Alla morte di noi stessi)&#xA;La quinta spada -&#xA;Rosacroce e zodiaco tra le lenzuola&#xA;(La fasulla responsabilità&#xA;Delle stelle)&#xA;La sesta spada -&#xA;La morte violenta ai piedi del letto&#xA;(Sei tu che tenzoni te stesso)&#xA;La settima spada -&#xA;Sfiora i capelli&#xA;(Gli spettri dei dubbi&#xA;Si annidano come forfora)&#xA;L’ottava spada -&#xA;Recide il collo&#xA;(Dov’è la mia testa mortale?&#xA;Appartiene a me stesso&#xA;Al di fuori di me)&#xA;La nona spada -&#xA;Dritta al cuore.&#xA;La nona spada dritta al cuore. &#xA;&#xA;Se da te proviene il destino&#xA;Che ti accarezza nel sonno&#xA;Se sei tu l’inquietudine&#xA;Che ti tiene sveglio&#xA;Tra le lapidi dei tetti&#xA;E sotto le stelle fugaci&#xA;Se i tuoi occhi son quelli della morte&#xA;E la tua pelle è quella di un cadavere&#xA;Riposa con la gentilezza&#xA;Della primavera che sfiorisce&#xA;Lasciati andare come petalo appassito&#xA;Come pomeriggio d’autunno che cede alla notte&#xA;Sii la notte dell’anima che chiedi&#xA;Sii la notte della morte che brami.&#xA;&#xA;L’ombra di nove spade&#xA;Aleggia su di te&#xA;L’ombra di nove spade. &#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;nove di spade&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La prima spada -
Il buio sulla parete
(Nella notte è la solitudine
E l’angoscia dell’uomo)
La seconda spada -
La bianca veste
(Un miraggio, forse, d’innocenza
Un miracolo bambino)
La terza spada -
Le mani a coprire il volto
(Nostra soltanto è la disperazione,
La vita che ci abbandona)
La quarta spada -
Le lacrime
(Soli siamo di fronte
Alla morte di noi stessi)
La quinta spada -
Rosacroce e zodiaco tra le lenzuola
(La fasulla responsabilità
Delle stelle)
La sesta spada -
La morte violenta ai piedi del letto
(Sei tu che tenzoni te stesso)
La settima spada -
Sfiora i capelli
(Gli spettri dei dubbi
Si annidano come forfora)
L’ottava spada -
Recide il collo
(Dov’è la mia testa mortale?
Appartiene a me stesso
Al di fuori di me)
La nona spada -
Dritta al cuore.
La nona spada dritta al cuore.</p>

<p>Se da te proviene il destino
Che ti accarezza nel sonno
Se sei tu l’inquietudine
Che ti tiene sveglio
Tra le lapidi dei tetti
E sotto le stelle fugaci
Se i tuoi occhi son quelli della morte
E la tua pelle è quella di un cadavere
Riposa con la gentilezza
Della primavera che sfiorisce
Lasciati andare come petalo appassito
Come pomeriggio d’autunno che cede alla notte
Sii la notte dell’anima che chiedi
Sii la notte della morte che brami.</p>

<p>L’ombra di nove spade
Aleggia su di te
L’ombra di nove spade.</p>

<hr>

<p><img src="https://www.tarocchiperscettici.it/wp-content/uploads/2022/05/swords09.jpg" alt="nove di spade"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ouyga8lfjw</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Dec 2025 17:50:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La politica del malessere</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atabi/la-politica-del-malessere</link>
      <description>&lt;![CDATA[La politica del malessere&#xA;Autrice:  Alicia Valdes&#xA;&#xA;Questo che scrivo é una recensione di quello che ho letto recentemente, di solito leggo poco e con poca attenzione, questo libro è una eccezione. Perchè?&#xA;Presenta idee per me originali, non solo teoriche, propone cambi.&#xA;&#xA; Alicia fa politica oltre che psicoanalisi.  &#xA;Per lei la teoria psicoanalitica non è uno strumento diverso dalla analisi critica.&#xA;&#xA;Prescinde dalla necessitá di una identitá completa, questo mi assolve dalla mia ricerca di essere sempre coerente.&#xA;&#xA;annoto a margine alcune frasi durante la lettura:&#xA;&#xA;La idea di una identitá completa è messa in discussione, nessuno é mai identico in ogni momento della sua vita, gusti, desideri e stati d&#39;animo cambiano.&#xA;&#xA;La forma in cui immaginiamo il futuro é fortemente condizionata dai prodotti culturali che consumiamo.&#xA;&#xA;Un poco citando Gramsci, un poco Žiržek cerca di dare una risposta al perchè non siamo piú capaci di pensare ad un futuro migliore e perchè é piú facile desiderare la distruzione che il cambio.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La politica del malessere
Autrice:  Alicia Valdes</p>

<p>Questo che scrivo é una recensione di quello che ho letto recentemente, di solito leggo poco e con poca attenzione, questo libro è una eccezione. Perchè?
Presenta idee per me originali, non solo teoriche, propone cambi.</p>

<p> Alicia fa politica oltre che psicoanalisi.<br>
Per lei la teoria psicoanalitica non è uno strumento diverso dalla analisi critica.</p>

<p>Prescinde dalla necessitá di una identitá completa, questo mi assolve dalla mia ricerca di essere sempre coerente.</p>

<p>annoto a margine alcune frasi durante la lettura:</p>

<p>La idea di una identitá completa è messa in discussione, nessuno é mai identico in ogni momento della sua vita, gusti, desideri e stati d&#39;animo cambiano.</p>

<p>La forma in cui immaginiamo il futuro é fortemente condizionata dai prodotti culturali che consumiamo.</p>

<p>Un poco citando Gramsci, un poco Žiržek cerca di dare una risposta al perchè non siamo piú capaci di pensare ad un futuro migliore e perchè é piú facile desiderare la distruzione che il cambio.</p>
]]></content:encoded>
      <author>AtAbi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/3x6rg493i6</guid>
      <pubDate>Mon, 08 Dec 2025 22:03:24 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Albero-luna</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lavievarenne/albero-luna</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questa sarà una condivisione probabilmente disordinata&#xA;&#xA;Quando andavo alle medie coniai il termine &#34;albero-luna&#34; per definire il mio rifugio mentale, un luogo un po&#39; come i palazzi della memoria, il mio angolo di solitudine protetta. &#xA;&#xA;Da un bel po&#39; non riesco a tornare all&#39;albero-luna. È un bene per molti versi, visto che da lì poi partivo nei miei lunghi viaggi dissociativi, ma da un lato mi manca. Ora come ora la solitudine sa di angoscia, di pensieri intrusivi e sensazioni pungenti. Per tornare all&#39;albero-luna forse dovrei mettermi in cuffia &#34;The Piper at the Gates of Dawn&#34; o &#34;The End&#34; in loop, magari dopo aver mangiato del cioccolato fondente e provando a disegnare o a scrivere versi nel mentre. &#xA;Forse sono i farmaci che mi tengono coi piedi ancorati nella terra invece che lasciarmi fluttuare su un albero privo di radici. Forse per questa novità è scomodo stare. &#xA;&#xA;Mi guardo dentro e mi trovo stritolato dai sensi di colpa. Perché non sono felice? Cosa c&#39;è di sbagliato in me? Sono soddisfatto della vita che sto facendo, quindi perché non riesco a godermela? &#xA;E poi arrivano come frecce i pensieri intrusivi, pensieri violenti e anticonservativi che non starò a riportare. &#xA;L&#39;immagine è quella di una sorta di San Sebastiano trans, stritolato dal serpente e trafitto da innumerevoli frecce mentre guarda il cielo cercando risposte. Le immagini cristiane si prestano sempre bene a descrivere i miei stati angosciosi, d&#39;altronde si tratta dell&#39;iconografia di una religione decadente e devota al dolore.&#xA;&#xA;&#34;Tu non soffri di depressione, ne ho viste tante e tu non ce l&#39;hai&#34; mi fu detto una volta dopo aver condiviso la mezza diagnosi del mio psichiatra con un mentore. Questa frase mi segna in modo incredibile. La rabbia con cui mi ci ribello quando passo ore e ore bloccato a letto a dormire, o quando non riesco a lavarmi i denti per giorni, o quando rimando infinitamente una doccia perché è troppo faticoso; il rammarico con cui ci ripenso quando invece sto bene, perché dovrei stare peggio, dovrei avere segni più evidenti, non posso mascherare così tanto, forse dovrei tentare questo o quell&#39;altro metodo autolesionista; e poi il costante desiderio misto a timore di un nuovo ricovero, perché forse questa volta potranno aiutarmi davvero, potrebbe essere l&#39;occasione per avere delle risposte più chiare, però dovrei saltare x lavori e forse è meglio tenere botta, resistere ancora un po&#39;, rimandare a quando davvero non ce la farò più...  Menomale che domani vedo lo psichiatra, dai.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa sarà una condivisione probabilmente disordinata</em></p>

<p>Quando andavo alle medie coniai il termine “albero-luna” per definire il mio rifugio mentale, un luogo un po&#39; come i palazzi della memoria, il mio angolo di solitudine protetta.</p>

<p>Da un bel po&#39; non riesco a tornare all&#39;albero-luna. È un bene per molti versi, visto che da lì poi partivo nei miei lunghi viaggi dissociativi, ma da un lato mi manca. Ora come ora la solitudine sa di angoscia, di pensieri intrusivi e sensazioni pungenti. Per tornare all&#39;albero-luna forse dovrei mettermi in cuffia “The Piper at the Gates of Dawn” o “The End” in loop, magari dopo aver mangiato del cioccolato fondente e provando a disegnare o a scrivere versi nel mentre.
Forse sono i farmaci che mi tengono coi piedi ancorati nella terra invece che lasciarmi fluttuare su un albero privo di radici. Forse per questa novità è scomodo <em>stare</em>.</p>

<p>Mi guardo dentro e mi trovo stritolato dai sensi di colpa. Perché non sono felice? Cosa c&#39;è di sbagliato in me? Sono soddisfatto della vita che sto facendo, quindi perché non riesco a godermela?
E poi arrivano come frecce i pensieri intrusivi, pensieri violenti e anticonservativi che non starò a riportare.
L&#39;immagine è quella di una sorta di San Sebastiano trans, stritolato dal serpente e trafitto da innumerevoli frecce mentre guarda il cielo cercando risposte. Le immagini cristiane si prestano sempre bene a descrivere i miei stati angosciosi, d&#39;altronde si tratta dell&#39;iconografia di una religione decadente e devota al dolore.</p>

<p>“Tu non soffri di depressione, ne ho viste tante e tu non ce l&#39;hai” mi fu detto una volta dopo aver condiviso la mezza diagnosi del mio psichiatra con un mentore. Questa frase mi segna in modo incredibile. La rabbia con cui mi ci ribello quando passo ore e ore bloccato a letto a dormire, o quando non riesco a lavarmi i denti per giorni, o quando rimando infinitamente una doccia perché è troppo faticoso; il rammarico con cui ci ripenso quando invece sto bene, perché dovrei stare peggio, dovrei avere segni più evidenti, non posso mascherare così tanto, forse dovrei tentare questo o quell&#39;altro metodo autolesionista; e poi il costante desiderio misto a timore di un nuovo ricovero, perché forse questa volta potranno aiutarmi davvero, potrebbe essere l&#39;occasione per avere delle risposte più chiare, però dovrei saltare x lavori e forse è meglio tenere botta, resistere ancora un po&#39;, rimandare a quando <em>davvero</em> non ce la farò più...  Menomale che domani vedo lo psichiatra, dai.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Lelio</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/tpt98x17sg</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Dec 2025 15:52:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Commodore 64 Advent Show - Intro Theme</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/signoruscita/commodore-64-advent-show-intro-theme</link>
      <description>&lt;![CDATA[Commodore 64 Advent Show - Intro Theme&#xA;&#xA;Commodore 64 Advent Show Logo&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU&#xA;&#xA;La mia amica Valeria &#xA;informatica seria&#xA;a otto anni aveva già il Sixty-Forough&#xA;&#xA;E anche Massimiliano &#xA;che abitava a Roiano&#xA;programmava con il suo Sixty-Forough&#xA;&#xA;Dissi ai miei genitori: &#xA;&#34;Dite NO ai dissapori,&#xA;a Natale ne voglio uno anch&#39;io!&#34;&#xA;&#xA;Ero molto contento &#xA;e vivevo l&#39;avvento&#xA;come fosse del mio Sixty-Forough&#xA;&#xA;Commodorough Sixty-Forough&#xA;col suo basic &#xA;trovo lavoro&#xA;&#xA;Datasette, dischi floppy&#xA;giochi pirata, no! &#xA;non son mai troppi&#xA;&#xA;Cantiamo in coro: &#xA;Commodorough Sixty-Forough Advent Show &#xA;&#xA;Ora il tempo è passato &#xA;ma sto ancora inscimmiato&#xA;a giocare con il mio Sixty-Forough&#xA;&#xA;E anche Dan Dellafrana&#xA;nella sua retro-tana&#xA;ci dà forte con il suo Sixty-Forough&#xA;&#xA;E anche Lindo Ferretti&#xA;tra cavalli e capretti&#xA;si trastulla con il suo  Sixty-Forough&#xA;&#xA;E Roberto Recchioni&#xA;riceve dei doni&#xA;per giocare con il suo Sixty-Forough&#xA;&#xA;Commodorough Sixty-Forough&#xA;Fossi a Venezia &#xA;direi &#34;Ghe  sboro!&#34; &#xA;&#xA;Fossi sardo &#xA;sarei di Nuoro&#xA;per far rima con il Sixty-Forough&#xA;&#xA;Cantiamo in coro:&#xA;Commodorough Sixty-Forough Advent Show &#xA;&#xA;Kenobisboch presenta:&#xA;Commodorough Sixty-Forough Advent Show &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Commodore 64 Advent Show – Intro Theme</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU" rel="nofollow"><img src="https://i.imgur.com/XQDrciP.png" alt="Commodore 64 Advent Show Logo"></a>
<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU</a></em></p>

<p>La mia amica Valeria
informatica seria
a otto anni aveva già il Sixty-Forough</p>

<p>E anche Massimiliano
che abitava a Roiano
programmava con il suo Sixty-Forough</p>

<p>Dissi ai miei genitori:
“Dite NO ai dissapori,
a Natale ne voglio uno anch&#39;io!”</p>

<p>Ero molto contento
e vivevo l&#39;avvento
come fosse del mio Sixty-Forough</p>

<p>Commodorough Sixty-Forough
col suo basic
trovo lavoro</p>

<p>Datasette, dischi floppy
giochi pirata, no!
non son mai troppi</p>

<p>Cantiamo in coro:
Commodorough Sixty-Forough Advent Show</p>

<p>Ora il tempo è passato
ma sto ancora inscimmiato
a giocare con il mio Sixty-Forough</p>

<p>E anche Dan Dellafrana
nella sua retro-tana
ci dà forte con il suo Sixty-Forough</p>

<p>E anche Lindo Ferretti
tra cavalli e capretti
si trastulla con il suo  Sixty-Forough</p>

<p>E Roberto Recchioni
riceve dei doni
per giocare con il suo Sixty-Forough</p>

<p>Commodorough Sixty-Forough
Fossi a Venezia
direi “Ghe  sboro!”</p>

<p>Fossi sardo
sarei di Nuoro
per far rima con il Sixty-Forough</p>

<p>Cantiamo in coro:
Commodorough Sixty-Forough Advent Show</p>

<p>Kenobisboch presenta:
Commodorough Sixty-Forough Advent Show</p>
]]></content:encoded>
      <author>Signor Uscita</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/kiirhtto55</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il cerro di Monte Fontane</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/thornsinnercircle/c1j1xmvmxn</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Il cerro di Monte Fontane&#xA;&#xA;ero andato in Sicilia attratto principalmente dall&#39;Etna. Versante sud, e tutti gli alberi secolari che ci abitano. alcuni sono visitabili in tranquilli centri cittadini, come il Castagno dei Cento Cavalli visto mentre bevevo un caffé delle undici. l&#39;Ilice di Carrinu invece prevede un sentiero lastricato di buone intenzioni di circa un&#39;oretta, ripidino. vederlo è trascendentale, e curiosando vicino si scopre il fronte del magma che decise di fermarsi a pochi metri dall&#39;albero risparmiandolo. Dialoghi fra il fuoco e la foresta.&#xA;&#xA;questo è l&#39;ultimo albero che volevo vedere. il cerro di Monte Fontane. al pomeriggio avevo il volo di ritorno, e dovevo anche restituire l&#39;automobile. perché non complicarsi la vita? il sentiero per trovarlo appariva prima chiaro, poi mi sono trovato dopo un&#39;ora e mezza ad aver compiuto un percorso circolare. era tardi, mollo tutto? ultimo tentativo. devio dal percorso che mi suggerisce il navigatore, giustamente. trovo una bella casetta abbandonata in pietra, ma mi sto allontanando dall&#39;albero: quindi per una qualche legge che non conosco, sarà stavolta la strada giusta. imbocco un sentiero più boscoso. ci sono percorsi da mountain bike ripidi. anche qui mi perdo, torno indietro, piovicchia e c&#39;è fango (il che mi compiace sempre, anche se sembra tutto così ostico adesso). ad un certo punto in un fianco della montagna, ripido da usare le mani, sento il bisogno di provare il tutto per tutto e salire! la pioggia ha reso l&#39;erba ed il sottobosco scivolosi. i rami sono bassi, si intrigano nei capelli. dove sto andando non è dato sapere. e stranamente, ma prevedibilmente, arrivato in cima trovo l&#39;indizio di un sentiero. se solo fossi capace di seguire le strade normali. seguendolo, trovo prima un piazzale con tre querce che mi fa sentire di essere vicino. mi piace immaginare le cose, sento quasi l&#39;ebbrezza di luoghi che hanno una valenza sovrumana (è così). e finalmente, un po&#39; nascosto, ecco l&#39;albero. cerco come sempre per mezz&#39;ora lo scorcio migliore per una foto, lo vivo, lo posso toccare. fra l&#39;altro poco oltre c&#39;è un dirupo, bisogna stare attenti. &#xA;&#xA;stranamente, di quale via abbia scelto per tornare ricordo molto poco, se non che avendo visto una strada asfaltata distante solo qualche chilometro mi ci sono avvicinato,  per scoprire poi che per raggiungerla c&#39;erano alcuni metri di rovo alto, maturo e cattivo, e filo spinato. la mia impazienza mi fa andare dritto nel rovo. per pochi istanti ci nuoto come penso di saper fare, poi comincio a graffiarmi. vado avanti in bilico fra ostinazione e ansietta. arrivo al filo spinato, mi arrampico, mi ci incastro coi vestiti bloccandomi in cima. forse l&#39;angelo custode degli sciocchini a quel punto mi fa scendere, e tutto si conclude felicemente.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/115/519/664/655/083/738/original/6611706327e371aa.jpg" alt=""></p>

<p>Il cerro di Monte Fontane</p>

<p>ero andato in Sicilia attratto principalmente dall&#39;Etna. Versante sud, e tutti gli alberi secolari che ci abitano. alcuni sono visitabili in tranquilli centri cittadini, come il Castagno dei Cento Cavalli visto mentre bevevo un caffé delle undici. l&#39;Ilice di Carrinu invece prevede un sentiero lastricato di buone intenzioni di circa un&#39;oretta, ripidino. vederlo è trascendentale, e curiosando vicino si scopre il fronte del magma che decise di fermarsi a pochi metri dall&#39;albero risparmiandolo. Dialoghi fra il fuoco e la foresta.</p>

<p>questo è l&#39;ultimo albero che volevo vedere. il cerro di Monte Fontane. al pomeriggio avevo il volo di ritorno, e dovevo anche restituire l&#39;automobile. perché non complicarsi la vita? il sentiero per trovarlo appariva prima chiaro, poi mi sono trovato dopo un&#39;ora e mezza ad aver compiuto un percorso circolare. era tardi, mollo tutto? ultimo tentativo. devio dal percorso che mi suggerisce il navigatore, giustamente. trovo una bella casetta abbandonata in pietra, ma mi sto allontanando dall&#39;albero: quindi per una qualche legge che non conosco, sarà stavolta la strada giusta. imbocco un sentiero più boscoso. ci sono percorsi da mountain bike ripidi. anche qui mi perdo, torno indietro, piovicchia e c&#39;è fango (il che mi compiace sempre, anche se sembra tutto così ostico adesso). ad un certo punto in un fianco della montagna, ripido da usare le mani, sento il bisogno di provare il tutto per tutto e salire! la pioggia ha reso l&#39;erba ed il sottobosco scivolosi. i rami sono bassi, si intrigano nei capelli. dove sto andando non è dato sapere. e stranamente, ma prevedibilmente, arrivato in cima trovo l&#39;indizio di un sentiero. se solo fossi capace di seguire le strade normali. seguendolo, trovo prima un piazzale con tre querce che mi fa sentire di essere vicino. mi piace immaginare le cose, sento quasi l&#39;ebbrezza di luoghi che hanno una valenza sovrumana (è così). e finalmente, un po&#39; nascosto, ecco l&#39;albero. cerco come sempre per mezz&#39;ora lo scorcio migliore per una foto, lo vivo, lo posso toccare. fra l&#39;altro poco oltre c&#39;è un dirupo, bisogna stare attenti.</p>

<p>stranamente, di quale via abbia scelto per tornare ricordo molto poco, se non che avendo visto una strada asfaltata distante solo qualche chilometro mi ci sono avvicinato,  per scoprire poi che per raggiungerla c&#39;erano alcuni metri di rovo alto, maturo e cattivo, e filo spinato. la mia impazienza mi fa andare dritto nel rovo. per pochi istanti ci nuoto come penso di saper fare, poi comincio a graffiarmi. vado avanti in bilico fra ostinazione e ansietta. arrivo al filo spinato, mi arrampico, mi ci incastro coi vestiti bloccandomi in cima. forse l&#39;angelo custode degli sciocchini a quel punto mi fa scendere, e tutto si conclude felicemente.</p>
]]></content:encoded>
      <author>thornsinnercircle</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/c1j1xmvmxn</guid>
      <pubDate>Sun, 09 Nov 2025 12:53:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;Se nelle cose dell&#39;ingegno volessimo soppesare i successi dal Rinascimento in...</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/se-nelle-cose-dellingegno-volessimo-soppesare-i-successi-dal-rinascimento-in</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;Se nelle cose dell&#39;ingegno volessimo soppesare i successi dal Rinascimento in poi, non saranno quelli della filosofia a fermarci, oiché la filosofia occidentale non supera la greca, l&#39;indiana o la cinese, tutt&#39;al più le raggiunge in alcuni punti. Siccome rappresenta solo una varietà dello sforzo filosofico in generale, si potrebbe al limite farne a meno e opporle le meditazioni di Sankara, di Lao-zi, di Platone. Non è così per la musica, questo grande pretesto del mondo moderno, fenomeno che non ha confronti in un nessun&#39;altra tradizione: dove trovare l&#39;equivalente di un Monteverdi, di un Bach, di un Mozart? E&#39; attraverso la musica che l&#39;Occidente rivela la sua fisionomia e raggiunge la profondità. Se l&#39;Occidente non ha creato una saggezza né una metafisica che gli fossero del tutto proprie, e nemmeno una poesia della quale si possa dire che non ha esempio, in compenso ha proiettato nelle sue produzioni musicali tutta la sua forza di originalità, la sua finezza, il suo mistero e la sua capacità di ineffabile. Ha potuto amare la ragione fino al pervertimento; eppure il suo vero genio fu un genio affettivo. Il male che più lo onora? L&#39;ipertrofia dell&#39;anima.&#xA;&#xA;Senza la musica l&#39;Occidente non avrebbe prodotto che uno stile di civiltà insignificante, scontato... Se depositerà dunque il suo bilancio, la musica sola testimonierà che non si è sprecato invano, che davvero aveva qualcosa da perdere.&#xA;&#xA;(E. Cioran, La tentazione di esistere, Su una civiltà esausta)&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Moreau - Angelo della morte]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“Se nelle cose dell&#39;ingegno volessimo soppesare i successi dal Rinascimento in poi, non saranno quelli della filosofia a fermarci, oiché la filosofia occidentale non supera la greca, l&#39;indiana o la cinese, tutt&#39;al più le raggiunge in alcuni punti. Siccome rappresenta solo una varietà dello sforzo filosofico in generale, si potrebbe al limite farne a meno e opporle le meditazioni di Sankara, di Lao-zi, di Platone. Non è così per la musica, questo grande pretesto del mondo moderno, fenomeno che non ha confronti in un nessun&#39;altra tradizione: dove trovare l&#39;equivalente di un Monteverdi, di un Bach, di un Mozart? E&#39; attraverso la musica che l&#39;Occidente rivela la sua fisionomia e raggiunge la profondità. Se l&#39;Occidente non ha creato una saggezza né una metafisica che gli fossero del tutto proprie, e nemmeno una poesia della quale si possa dire che non ha esempio, in compenso ha proiettato nelle sue produzioni musicali tutta la sua forza di originalità, la sua finezza, il suo mistero e la sua capacità di ineffabile. Ha potuto amare la ragione fino al pervertimento; eppure il suo vero genio fu un genio affettivo. Il male che più lo onora? L&#39;ipertrofia dell&#39;anima.</p>

<p>Senza la musica l&#39;Occidente non avrebbe prodotto che uno stile di civiltà insignificante, scontato... Se depositerà dunque il suo bilancio, la musica sola testimonierà che non si è sprecato invano, che davvero aveva qualcosa da perdere.</p>

<p>(E. Cioran, <em>La tentazione di esistere</em>, Su una civiltà esausta)</p>

<hr>

<p><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9f/The-Parca-and-the-Angel-of-Death-1890.jpg" alt="Moreau - Angelo della morte"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/u03knm77lw</guid>
      <pubDate>Tue, 04 Nov 2025 16:12:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sono Mr. Wolf in bici, risolvo problemi*</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/sono-mr</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;*Portoncini e cancelli, perlopiù.&#xA;&#xA;Qualche tempo fa, in quanto rider, ho effettuato una consegna per conto di un famoso marchio di panini e patatine, la cliente una signora anziana di quelle ostiche: non la nonnina della pubblicità, insomma.&#xA;Mentre si lamentava perché le erano capitati ordini incompleti, una volta mancava questo, una volta mancava quello, mi fa &#34;visto che sei qua, mica sapresti aggiustare il portoncino?&#34;&#xA;&#xA;Do un&#39;occhiata, c&#39;era un sistema magnetico per agganciarlo a un piolo metallico nel pavimento: il magnete, svitatosi, era rimasto attaccato al portoncino, finendo col disinteressarsi del piolo, svito e avvito quel che c&#39;è da svitare e avviare e riparto, arrivederci e grazie.&#xA;&#xA;Stamattina (riferimento temporale senza senso assoluto, ne uso uno relativo: un&#39;oretta prima che mi mettessi a scrivere questo articoletto) stavo gironzolando in Super Relax nella tranquillità delle campagne, stavolta percorrendo una stradina tra i campi coltivati mai fatta prima; vorrei sempre esplorare tutti i luoghi che mi ospitano, fin dove i miei mezzi lo permettano, così mi sono infilato in questa strada, un paio di chilometri, prima costeggiata da rade abitazioni, poi da serre e coltivazioni, infine dal nulla.  &#xA;&#xA;Un nulla rotto, infine, da un una sorta di grosso gazebo chiuso ai lati, a riparo dagli agenti atmosferici: ne esce un signore anziano e mi dice, più o meno, &#34;che stai a fa&#39;?&#xA;Mi avvicino e, pensando che si stesse preparando a un rimprovero, questa è zona privata, non devi starci ecc., inizio a spiegare che sto facendo un giro in campagna, senza una meta... non gli interessa particolarmente, mi interrompe e mi chiede un aiuto per qualcosa.  &#xA;&#xA;Ora, non vorrei essere frainteso: non c&#39;è alcuno scopo derisorio in quel che sto per dire, sto semplicemente constatando il fatto di aver dovuto superare lo scoglio linguistico, perché il signore di certo aveva un buon carico di anni sulle spalle, anni vissuti in campagna, anni di dialetto stretto, e io il dialetto locale lo capisco poco, pur abitando qui da anni e provenendo, più o meno, dallo stesso ceppo linguistico o da un ramo non troppo distante.  &#xA;&#xA;C&#39;è un cancello da rimettere al suo posto, uno di quei cancelli abbastanza approssimativi realizzati dai fabbri con barre e tombini di ferro, e quel cancello si era sfilato dai cardini. Oltre a essere oggettivamente pesante per una persona media, c&#39;era pure un listello di legno, in alto, che impediva una manipolazione agevole del cancello. Gli spiego che dobbiamo prima occuparci di quello, si allontana di un paio di metri e torna con un martello, una roncola e un solido utensile per staccare le assi inchiodate: tiè, spacca tutto, non me ne importa.  &#xA;&#xA;Nonostante l&#39;autorizzazione, tento un approccio più soft e riesco a schiodare parzialmente il listello, abbastanza da riuscire, in un paio di sessioni, a sistemare. Un paio di sessioni perché, vista l&#39;anzianità, il vigore residuo è quello che è; un paio di sessioni intervallate dalle domande &#34;da dove vieni, chi si&#39;?&#34;&#xA;&#xA;Avevo ben inteso, voleva sapere a chi appartenessi ma, non essendo del luogo, non avevo genealogie da riportare, al che anche lui mi ha detto di essere solo nato qui, ma di essere praticamente di un altro posto, più a sud di una cinquantina di chilometri. E, infine, mi ha offerto delle bibite dal frigobar del gazebo, ho rifiutato gentilmente perché non avevo voglia e ho chiesto cosa ci fosse oltre il ponticello a poca distanza.&#xA;&#xA;&#34;Niente.&#34;&#xA;Posso dire di aver raggiunto le locali colonne d&#39;Ercole.&#xA;&#xA;Aneddoti]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>*<em>Portoncini e cancelli, perlopiù.</em></p>

<p>Qualche tempo fa, in quanto rider, ho effettuato una consegna per conto di un famoso marchio di panini e patatine, la cliente una signora anziana di quelle ostiche: non la nonnina della pubblicità, insomma.
Mentre si lamentava perché le erano capitati ordini incompleti, una volta mancava questo, una volta mancava quello, mi fa <strong><em>“visto che sei qua, mica sapresti aggiustare il portoncino?”</em></strong></p>

<p>Do un&#39;occhiata, c&#39;era un sistema magnetico per agganciarlo a un piolo metallico nel pavimento: il magnete, svitatosi, era rimasto attaccato al portoncino, finendo col disinteressarsi del piolo, svito e avvito quel che c&#39;è da svitare e avviare e riparto, arrivederci e grazie.</p>

<p>Stamattina (riferimento temporale senza senso assoluto, ne uso uno relativo: un&#39;oretta prima che mi mettessi a scrivere questo articoletto) stavo gironzolando in <em>Super Relax</em> nella tranquillità delle campagne, stavolta percorrendo una stradina tra i campi coltivati mai fatta prima; vorrei sempre esplorare tutti i luoghi che mi ospitano, fin dove i miei mezzi lo permettano, così mi sono infilato in questa strada, un paio di chilometri, prima costeggiata da rade abitazioni, poi da serre e coltivazioni, infine dal nulla.</p>

<p>Un nulla rotto, infine, da un una sorta di grosso gazebo chiuso ai lati, a riparo dagli agenti atmosferici: ne esce un signore anziano e mi dice, più o meno, <strong><em>“che stai a fa&#39;?</em></strong>
Mi avvicino e, pensando che si stesse preparando a un rimprovero, questa è zona privata, non devi starci ecc., inizio a spiegare che sto facendo un giro in campagna, senza una meta... non gli interessa particolarmente, mi interrompe e mi chiede un aiuto per qualcosa.</p>

<p>Ora, non vorrei essere frainteso: non c&#39;è alcuno scopo derisorio in quel che sto per dire, sto semplicemente constatando il fatto di aver dovuto superare lo scoglio linguistico, perché il signore di certo aveva un buon carico di anni sulle spalle, anni vissuti in campagna, anni di dialetto stretto, e io il dialetto locale lo capisco poco, pur abitando qui da anni e provenendo, più o meno, dallo stesso ceppo linguistico o da un ramo non troppo distante.</p>

<p>C&#39;è un cancello da rimettere al suo posto, uno di quei cancelli abbastanza approssimativi realizzati dai fabbri con barre e tombini di ferro, e quel cancello si era sfilato dai cardini. Oltre a essere oggettivamente pesante per una persona media, c&#39;era pure un listello di legno, in alto, che impediva una manipolazione agevole del cancello. Gli spiego che dobbiamo prima occuparci di quello, si allontana di un paio di metri e torna con un martello, una roncola e un solido utensile per staccare le assi inchiodate: <strong><em>tiè, spacca tutto, non me ne importa.</em></strong></p>

<p>Nonostante l&#39;autorizzazione, tento un approccio più soft e riesco a schiodare parzialmente il listello, abbastanza da riuscire, in un paio di sessioni, a sistemare. Un paio di sessioni perché, vista l&#39;anzianità, il vigore residuo è quello che è; un paio di sessioni intervallate dalle domande <strong><em>“da dove vieni, chi si&#39;?”</em></strong></p>

<p>Avevo ben inteso, voleva sapere a chi appartenessi ma, non essendo del luogo, non avevo genealogie da riportare, al che anche lui mi ha detto di essere solo nato qui, ma di essere praticamente di un altro posto, più a sud di una cinquantina di chilometri. E, infine, mi ha offerto delle bibite dal frigobar del gazebo, ho rifiutato gentilmente perché non avevo voglia e ho chiesto cosa ci fosse oltre il ponticello a poca distanza.</p>

<p><strong>“Niente.”</strong>
Posso dire di aver raggiunto le locali colonne d&#39;Ercole.</p>

<p>#Aneddoti</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/fp4v63nv7v</guid>
      <pubDate>Tue, 04 Nov 2025 09:14:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lamentazioni</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/lamentazioni</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sono dunque questi&#xA;gli anni che s&#39;apprestano?&#xA;Le mattine che s&#39;affastellano&#xA;come lenuzola piegate&#xA;e riposte nell&#39;armadio&#xA;ma senza l&#39;odore dolce&#xA;dei sacchetti di lavanda,&#xA;quelle mattine &#xA;in cui socchiudi gli occhi&#xA;per indovinare i granelli di polvere&#xA;che turbinano in controluce&#xA;investiti dai raggi&#xA;del sole del mattino:&#xA;e conteremmo quei pulviscoli &#xA;all&#39;infinito&#xA;piuttosto che sentire l&#39;aria fredda&#xA;che scivola lenta sotto i lembi del pigiama&#xA;e ci carezza con la mano fredda della morte&#xA;senza però la voluttà del nulla,&#xA;dell&#39;oblio del tutto.&#xA;Sono qusti quindi&#xA;i giorni che si apprestano?&#xA;La processone delle ore e dei minuti&#xA;che procede senza musica né banda&#xA;dove ci conduce&#xA;se non nelle bianche stanze&#xA;degli uffici&#xA;in cui scontiamo la pena&#xA;di voler restare vivi?&#xA;Il bianco delle pareti&#xA;è come il bianco dei sepolcri&#xA;ma senza odore acre&#xA;senza l&#39;umido di grotta&#xA;e l&#39;asfissiante biancore&#xA;non è forse un crudele modo&#xA;per ricordarci ciò che siamo?&#xA;Questo discordante sottofondo,&#xA;questo consueto e detestabile brusìo&#xA;perché ci accompagna &#xA;nei nostri tristi giorni?&#xA;Perché non sono nostre di diritto&#xA;le celestiali sinfonie, le arpe,&#xA;i cori a cento voci?&#xA;Chi volle per noi&#xA;questo silenzio senza bellezza,&#xA;questa noia senza requie,&#xA;questa tenebra che non accoglie?&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;F. Bacon - Study for a portrait&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sono dunque questi
gli anni che s&#39;apprestano?
Le mattine che s&#39;affastellano
come lenuzola piegate
e riposte nell&#39;armadio
ma senza l&#39;odore dolce
dei sacchetti di lavanda,
quelle mattine
in cui socchiudi gli occhi
per indovinare i granelli di polvere
che turbinano in controluce
investiti dai raggi
del sole del mattino:
e conteremmo quei pulviscoli
all&#39;infinito
piuttosto che sentire l&#39;aria fredda
che scivola lenta sotto i lembi del pigiama
e ci carezza con la mano fredda della morte
senza però la voluttà del nulla,
dell&#39;oblio del tutto.
Sono qusti quindi
i giorni che si apprestano?
La processone delle ore e dei minuti
che procede senza musica né banda
dove ci conduce
se non nelle bianche stanze
degli uffici
in cui scontiamo la pena
di voler restare vivi?
Il bianco delle pareti
è come il bianco dei sepolcri
ma senza odore acre
senza l&#39;umido di grotta
e l&#39;asfissiante biancore
non è forse un crudele modo
per ricordarci ciò che siamo?
Questo discordante sottofondo,
questo consueto e detestabile brusìo
perché ci accompagna
nei nostri tristi giorni?
Perché non sono nostre di diritto
le celestiali sinfonie, le arpe,
i cori a cento voci?
Chi volle per noi
questo silenzio senza bellezza,
questa noia senza requie,
questa tenebra che non accoglie?</p>

<hr>

<p><img src="https://i.pinimg.com/736x/b2/3a/92/b23a921e020395af864da20b2b19be16.jpg" alt="F. Bacon - Study for a portrait"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/t2c6dutqnp</guid>
      <pubDate>Wed, 29 Oct 2025 12:42:12 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il profumo dell&#39;origano (repost)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/il-profumo-dellorigano-repost</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Pezzettino già pubblicato altrove, ma il suo posto è questo.&#xA;&#xA;Era il profumo dell&#39;estate che finiva, con mio padre, quando ero piccolo.  &#xA;&#xA;La villeggiatura chiudeva l&#39;estate, quando ancora a fine agosto il tempo cominciava a rinfrescare e nelle serate dei paesini di montagna spuntavano giubbini e maglioncini. Quando ad agosto si poteva dormire la notte, piuttosto che macerare in un bagno di sudore.&#xA;&#xA;Andavamo in villeggiatura per due settimane o un mese. Due settimane in Abruzzo, perché due erano le sue settimane di ferie. Un mese, invece, quando andavamo più vicino e poteva lasciarci lì e raggiungerci nei fine settimana.&#xA;Oppure, ci ospitavano degli zii in Toscana, per diversi giorni. E c&#39;era sempre il profumo dell&#39;origano, perché lo incontravamo selvatico, incustodito, libero ai margini della campagna.&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Nei nostri giretti mattutini, ci fermavamo e ne raccoglievamo: a mio padre piaceva, più il semplice rituale dell&#39;essiccazione che la spezia stessa. Lo facevamo seccare sulle stuoie e poi lo mettevamo nei barattoli di vetro, dove restava per tanto tempo. Quell&#39;odore impregnava la casa.&#xA;&#xA;Ora lui non c&#39;è più, quel bambino che ero è morto da un pezzo, ma ho una piantina di origano in un vaso, che non depredo, e prendo l&#39;origano del supermercato: riaffiorano quei momenti ed è una bella cosa.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p><em>Pezzettino già pubblicato altrove, ma il suo posto è questo.</em></p>

<p>Era il profumo dell&#39;estate che finiva, con mio padre, quando ero piccolo.</p>

<p>La villeggiatura chiudeva l&#39;estate, quando ancora a fine agosto il tempo cominciava a rinfrescare e nelle serate dei paesini di montagna spuntavano giubbini e maglioncini. Quando ad agosto si poteva dormire la notte, piuttosto che macerare in un bagno di sudore.</p>

<p>Andavamo in villeggiatura per due settimane o un mese. Due settimane in Abruzzo, perché due erano le sue settimane di ferie. Un mese, invece, quando andavamo più vicino e poteva lasciarci lì e raggiungerci nei fine settimana.
Oppure, ci ospitavano degli zii in Toscana, per diversi giorni. E c&#39;era sempre il profumo dell&#39;origano, perché lo incontravamo selvatico, incustodito, libero ai margini della campagna.
</p>

<p>Nei nostri giretti mattutini, ci fermavamo e ne raccoglievamo: a mio padre piaceva, più il semplice rituale dell&#39;essiccazione che la spezia stessa. Lo facevamo seccare sulle stuoie e poi lo mettevamo nei barattoli di vetro, dove restava per tanto tempo. Quell&#39;odore impregnava la casa.</p>

<p>Ora lui non c&#39;è più, quel bambino che ero è morto da un pezzo, ma ho una piantina di origano in un vaso, che non depredo, e prendo l&#39;origano del supermercato: riaffiorano quei momenti ed è una bella cosa.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/qewjd4tjfg</guid>
      <pubDate>Fri, 24 Oct 2025 06:07:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>BRUTALE </title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/taccuini-in-versi/brutale</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ho le mani lorde di sangue&#xA;posso lavarmi con la candeggina?&#xA;&#xA;Gli artigli, le spine, calda una birra,&#xA;bere piscio; devo rimediare&#xA;e l&#39;acqua e il sapone portan batteri -&#xA;meglio le garze sterili ma ecco&#xA;sangue già secco: le donai col primo&#xA;proiettile e ora&#xA;mi è passata la sbronza -&#xA;meglio brutale, meglio&#xA;pestar merda in infradito, meglio&#xA;impiccarmi alla cintura del mio amante&#xA;dopo ore di sesso sfrenato&#xA;e mi flagella la sua - - -&#xA;meglio pianger sangue da orifizi&#xA;ad hoc creati appositamente&#xA;specialmente immantinente&#xA;col ventilatore a trapanarmi, sì?&#xA;I timpani, che altro?&#xA;&#xA;Meglio tumefatto e vivo&#xA;che la carta morta&#xA;che l&#39;oblio educato&#xA;post-clinica.&#xA;&#xA;Viva i farmaci che mi salvano&#xA;viva la voce e gli occhi che senton&#xA;sproloquiare su perché io Pènteo&#xA;son Dioniso ed Edìpo e mio padre&#xA;e quella stronza immane&#xA;con cui divido il sangue,&#xA;viva la vita,&#xA;ma che vita è questa?&#xA;&#xA;Dove si trova ancora la luna?&#xA;Dov&#39;è il cadavere dell&#39;inibizione?&#xA;Lasciatemelo stuprare dilaniare&#xA;profanare come un milite russo&#xA;sulla linea di fuoco,&#xA;come Napalm dugli alberi umani&#xA;come veleno nelle mie viscere.&#xA;&#xA;Mi frusto&#xA;e vengo&#xA;e piango.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ho le mani lorde di sangue
posso lavarmi con la candeggina?</p>

<p>Gli artigli, le spine, calda una birra,
bere piscio; devo rimediare
e l&#39;acqua e il sapone portan batteri -
meglio le garze sterili ma ecco
sangue già secco: le donai col primo
proiettile e ora
mi è passata la sbronza -
meglio brutale, meglio
pestar merda in infradito, meglio
impiccarmi alla cintura del mio amante
dopo ore di sesso sfrenato
e mi flagella la sua – – -
meglio pianger sangue da orifizi
ad hoc creati appositamente
specialmente immantinente
col ventilatore a trapanarmi, sì?
I timpani, che altro?</p>

<p>Meglio tumefatto e vivo
che la carta morta
che l&#39;oblio educato
post-clinica.</p>

<p>Viva i farmaci che mi salvano
viva la voce e gli occhi che senton
sproloquiare su perché io Pènteo
son Dioniso ed Edìpo e mio padre
e quella stronza immane
con cui divido il sangue,
viva la vita,
ma che vita è questa?</p>

<p>Dove si trova ancora la luna?
Dov&#39;è il cadavere dell&#39;inibizione?
Lasciatemelo stuprare dilaniare
profanare come un milite russo
sulla linea di fuoco,
come Napalm dugli alberi umani
come veleno nelle mie viscere.</p>

<p>Mi frusto
e vengo
e piango.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Taccuini in versi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/86qc6dl74x</guid>
      <pubDate>Sun, 19 Oct 2025 19:52:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 8/10 – Reckless</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-8-10-reckless</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 8/10 – Reckless&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;8/10 – Reckless&#xA;&#xA;Su internet se ne parlava sempre di più. All&#39;inizio erano alcuni post qua e là, prontamente sommersi da commenti in disaccordo, ma col passare del tempo le voci che davano Ph0tonP0wer come &#34;finito&#34; si facevano sempre più insistenti, i commenti solidali col famoso streamer diminuivano di volta in volta, e ormai iniziava a crederci perfino lui.&#xA;&#xA;Anzi, a dire il vero, le cose non stavano andando bene da anni. La piattaforma è in crisi, si diceva. Ormai, nessuno fa più successo. Gli investitori stessi non ci credono più. E poi, alla fine, chi diamine ha il tempo di guardare tutte quelle ore di live stream su internet?&#xA;Ma in cuor suo, Ph0tonP0wer sapeva benissimo che quelli erano soltanto parte del motivo. Se così fosse, il successo di tutti quanti starebbe scemando, e invece pareva che il declino fosse principalmente suo.&#xA;Nuovi canali lo stavano raggiungendo in quanto a popolarità, streamer più giovani, sicuramente spinti da chissà quale raccomandazione, e sicuramente anche qualche ragazza che si è guadagnata la popolarità a suon di &#34;lavoretti&#34;, per così dire.&#xA;E allora, piano piano, il top streamer mondiale stava vedendo il suo successo svanire, e con esso naturalmente anche la fonte economica che finanziava il suo stile di vita fatto di eccessi e divertimento.&#xA;&#xA;C&#39;era bisogno di qualcosa di nuovo. Qualcosa che avrebbe scosso il suo pubblico, qualcosa che l&#39;avrebbe fatto tornare sul &#34;trono&#34; del live stream globale.&#xA;Si, ma cosa?&#xA;Una collaborazione? Nah, non avrebbe funzionato: non sopportava nessuno dei creator che conosceva, ed era abbastanza convinto che il sentimento fosse corrisposto.&#xA;Certo, se fosse stato una ragazza formosa, avrebbe aperto un profilo su quell&#39;altro sito o avrebbe iniziato a fare stream in vasca da bagno. Le ragazze hanno tutti i vantaggi, si trovò a pensare.&#xA;&#xA;Ci voleva qualcosa che nessuno aveva mai fatto. Qualcosa di estremo.&#xA;Decise di chiamare il suo agente. Se vuoi sfondare devi affidarti ai professionisti, si ripeteva da sempre, e infatti con lui andò proprio così. Da essere uno streamer qualunque, una goccia nel mare di sfigati, all&#39;essere il top mondiale in meno di 5 anni era un risultato incredibile, ma Ph0tonP0wer sapeva benissimo che buona parte del suo successo dipendeva dal marketing e dalle idee che provenivano dalla sua agenzia, a cui si affidava da sempre.&#xA;&#xA;La call non durò molto, ma l&#39;idea era geniale: uno stream interamente trasmesso dall&#39;auto sportiva di Ph0tonP0wer, e ogni 10 iscrizioni al canale lo streamer avrebbe schiacciato il piede sull&#39;acceleratore per 10 secondi.&#xA;&#xA;L&#39;agenzia iniziò dunque la sua campagna di promozione: post ovunque, stories, addirittura l&#39;annuncio arrivò anche su qualche notiziario in TV.&#xA;&#34;Cos&#39;altro s&#39;inventaranno?&#34; si chiese qualcuno.&#xA;&#34;La mamma degli stupidi è sempre incinta.&#34; affermò qualcun altro.&#xA;&#34;Questi influencer fanno danni incalcolabili alla psiche dei nostri bambini&#34; dissero in TV.&#xA;&#xA;Sta di fatto che la gente ne parlava. Si parlava di nuovo della Piattaforma, della content creation, degli streamer, e soprattutto si parlava di Ph0tonP0wer.&#xA;&#xA;Dopo settimane di hype, annunci, scambio di opinioni, venne finalmente il giorno.&#xA;Con rinnovata fiducia, lo streamer entrò nella sua auto fiammante, accese l&#39;apparecchiatura, e premette su Start Live.&#xA;&#xA;Solita introduzione di rito: sorriso d&#39;ordinanza, tono di voce alto e impostato, saluto a chi si è già collegato, reminder di iscriversi e attivare la campanella delle notifiche.&#xA;&#xA;Pronti? Si parte!&#xA;&#xA;Le prime iscrizioni non tardarono ad arrivare.&#xA;Questi sono i momenti in cui si vede l&#39;amore della propria community, pensò lo streamer.&#xA;Alla decima iscrizione, scattò l&#39;alert, e Ph0tonP0wer non tradì la promessa: piede in fondo, sorriso di chi è sicuro delle proprie abilità, e via!&#xA;La chat era letteralmente impazzita. Come ai tempi d&#39;oro, quando era al top.&#xA;Macché top, si trovò a pensare: non sono mai stato al top come adesso! Adesso sì che il mondo si ricorderà di me!&#xA;&#xA;Ancora iscrizioni, ancora soldi, ancora alert, e ancora piede sull&#39;acceleratore. La risata dello streamer ben rappresentava l&#39;esaltazione che stava vivendo in quel momento. Senza più remore, senza più dubbi, questa era la cosa giusta da fare, questo era ciò che il pubblico voleva!&#xA;&#xA;La Piattaforma registrò un record di presenze nel suo stream quel giorno, proprio nel momento in cui la trasmissione si interruppe improvvisamente, per poi non riprendere mai più.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 8/10 – Reckless</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>8/10 – Reckless</p>

<p>Su internet se ne parlava sempre di più. All&#39;inizio erano alcuni post qua e là, prontamente sommersi da commenti in disaccordo, ma col passare del tempo le voci che davano Ph0tonP0wer come “finito” si facevano sempre più insistenti, i commenti solidali col famoso streamer diminuivano di volta in volta, e ormai iniziava a crederci perfino lui.</p>

<p>Anzi, a dire il vero, le cose non stavano andando bene da anni. La piattaforma è in crisi, si diceva. Ormai, nessuno fa più successo. Gli investitori stessi non ci credono più. E poi, alla fine, chi diamine ha il tempo di guardare tutte quelle ore di live stream su internet?
Ma in cuor suo, Ph0tonP0wer sapeva benissimo che quelli erano soltanto parte del motivo. Se così fosse, il successo di tutti quanti starebbe scemando, e invece pareva che il declino fosse principalmente suo.
Nuovi canali lo stavano raggiungendo in quanto a popolarità, streamer più giovani, sicuramente spinti da chissà quale raccomandazione, e sicuramente anche qualche ragazza che si è guadagnata la popolarità a suon di “lavoretti”, per così dire.
E allora, piano piano, il top streamer mondiale stava vedendo il suo successo svanire, e con esso naturalmente anche la fonte economica che finanziava il suo stile di vita fatto di eccessi e divertimento.</p>

<p>C&#39;era bisogno di qualcosa di nuovo. Qualcosa che avrebbe scosso il suo pubblico, qualcosa che l&#39;avrebbe fatto tornare sul “trono” del live stream globale.
Si, ma cosa?
Una collaborazione? Nah, non avrebbe funzionato: non sopportava nessuno dei creator che conosceva, ed era abbastanza convinto che il sentimento fosse corrisposto.
Certo, se fosse stato una ragazza formosa, avrebbe aperto un profilo su quell&#39;altro sito o avrebbe iniziato a fare stream in vasca da bagno. Le ragazze hanno tutti i vantaggi, si trovò a pensare.</p>

<p>Ci voleva qualcosa che nessuno aveva mai fatto. Qualcosa di estremo.
Decise di chiamare il suo agente. Se vuoi sfondare devi affidarti ai professionisti, si ripeteva da sempre, e infatti con lui andò proprio così. Da essere uno streamer qualunque, una goccia nel mare di sfigati, all&#39;essere il top mondiale in meno di 5 anni era un risultato incredibile, ma Ph0tonP0wer sapeva benissimo che buona parte del suo successo dipendeva dal marketing e dalle idee che provenivano dalla sua agenzia, a cui si affidava da sempre.</p>

<p>La call non durò molto, ma l&#39;idea era geniale: uno stream interamente trasmesso dall&#39;auto sportiva di Ph0tonP0wer, e ogni 10 iscrizioni al canale lo streamer avrebbe schiacciato il piede sull&#39;acceleratore per 10 secondi.</p>

<p>L&#39;agenzia iniziò dunque la sua campagna di promozione: post ovunque, stories, addirittura l&#39;annuncio arrivò anche su qualche notiziario in TV.
“Cos&#39;altro s&#39;inventaranno?” si chiese qualcuno.
“La mamma degli stupidi è sempre incinta.” affermò qualcun altro.
“Questi influencer fanno danni incalcolabili alla psiche dei nostri bambini” dissero in TV.</p>

<p>Sta di fatto che la gente ne parlava. Si parlava di nuovo della Piattaforma, della content creation, degli streamer, e soprattutto si parlava di Ph0tonP0wer.</p>

<p>Dopo settimane di hype, annunci, scambio di opinioni, venne finalmente il giorno.
Con rinnovata fiducia, lo streamer entrò nella sua auto fiammante, accese l&#39;apparecchiatura, e premette su Start Live.</p>

<p>Solita introduzione di rito: sorriso d&#39;ordinanza, tono di voce alto e impostato, saluto a chi si è già collegato, reminder di iscriversi e attivare la campanella delle notifiche.</p>

<p>Pronti? Si parte!</p>

<p>Le prime iscrizioni non tardarono ad arrivare.
Questi sono i momenti in cui si vede l&#39;amore della propria community, pensò lo streamer.
Alla decima iscrizione, scattò l&#39;alert, e Ph0tonP0wer non tradì la promessa: piede in fondo, sorriso di chi è sicuro delle proprie abilità, e via!
La chat era letteralmente impazzita. Come ai tempi d&#39;oro, quando era al top.
Macché top, si trovò a pensare: non sono mai stato al top come adesso! Adesso sì che il mondo si ricorderà di me!</p>

<p>Ancora iscrizioni, ancora soldi, ancora alert, e ancora piede sull&#39;acceleratore. La risata dello streamer ben rappresentava l&#39;esaltazione che stava vivendo in quel momento. Senza più remore, senza più dubbi, questa era la cosa giusta da fare, questo era ciò che il pubblico voleva!</p>

<p>La Piattaforma registrò un record di presenze nel suo stream quel giorno, proprio nel momento in cui la trasmissione si interruppe improvvisamente, per poi non riprendere mai più.</p>
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      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/nj5t201ln0</guid>
      <pubDate>Wed, 08 Oct 2025 07:45:08 +0000</pubDate>
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      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 7/10 – Starfish</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-7-10-starfish</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 7/10 – Starfish&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;7/10 – Starfish&#xA;&#xA;Il piccolo Timmy era il bambino più sfortunato del mondo.&#xA;O per lo meno, è così che si sarebbe dichiarato a tutti coloro che glielo avessero chiesto.&#xA;Le vacanze stavano per finire, e lui non aveva trovato nemmeno un tesoro. Neanche l&#39;ombra, eppure aveva cercato in lungo e in largo. Gli altri bambini della spiaggia erano naturalmente stati più fortunati: chi aveva trovato un braccialetto, chi un vecchio camioncino di plastica, chi un secchiello rosso, e addirittura c&#39;era chi aveva trovato una macchinina perfettamente funzionante.&#xA;&#xA;Timmy niente. Ma certo: d&#39;altronde, era il bambino più sfortunato di tutti.&#xA;Quel giorno decise di tentare il tutto per tutto: i suoi genitori si erano addormentati sotto l&#39;ombrellone, e c&#39;era un&#39;insenatura a sinistra della spiaggia, poco lontano, dove non era ancora andato. Il posto non gli piaceva più di tanto, c&#39;era una specie di grotta da cui gli altri vacanzieri si tenevano alla larga per qualche ragione, probabilmente perché era buia e fredda e non prometteva niente di buono. Il posto perfetto per un tesoro! Maledicendosi per non averci pensato prima (chissà quante volte avrebbe potuto vantarsi del suo tesoro con gli amici del mare!), Timmy si allontanò velocemente dall&#39;ombrellone, facendo attenzione a non svegliare i suoi genitori, e corse in direzione della grotta.&#xA;&#xA;Se la ricordava bene: fredda, buia, e rocciosa. Niente spiaggia calda qua, e anche l&#39;acqua sul fondo era decisamente gelida. Però Timmy lo sapeva benissimo: è nei posti più inospitali che si celano i tesori migliori, i suoi eroi della TV e dei videogiochi non avevano mai paura a cacciarsi nei labirinti più spaventosi, e ne uscivano sempre vittoriosi e con qualcosa di scintillante in più. Facendo attenzione a non scivolare, il piccolo Timmy si armò di coraggio e entrò nella grotta.&#xA;&#xA;Pochi metri dopo, la luce del sole non era già più sufficiente per capire dove si potesse andare, ma dalle pareti poco più avanti arrivava una debole luce azzurra. Sarà sicuramente un cristallo luminoso preziosissimo, pensò Timmy, e con rinnovata fiducia fece ancora qualche passo.&#xA;&#xA;Non erano cristalli.&#xA;&#xA;Decine e decine di stelle marine adornavano le pareti della caverna, e ciascuna emetteva quella luce, qui decisamente più evidente, una luce fredda ma comunque confortante in tutto quel buio. Maledizione, pensò Timmy, questo non è un tesoro! Decise comunque che in ogni caso sarebbe stato qualcosa di interessante da mostrare agli amici, e allungò la mano verso una delle stelle marine.&#xA;All&#39;inizio non si accorse di niente, ma dopo poco divenne evidente che l&#39;intensità della luce aumentava via via che le sue dita si facevano più vicine, come se quegli strani molluschi si concentrassero per identificare cosa si stesse avvicinando.&#xA;&#xA;Non appena l&#39;indice del piccolo Timmy toccò la superficie di una delle stelle marine, un silenzioso lampo di luce attraversò la caverna, e il piccolo Timmy perse i sensi.&#xA;&#xA;Quando riaprì gli occhi, si rese conto di trovarsi su una sorta di tavolo metallico, freddo e umido. Una gelida luce bianca, emessa da un faro su quello che doveva essere il soffitto della stanza dove si trovava, lo investiva completamente, e rendeva difficile abituare la vista e scorgere tutti i dettagli. Riusciva a sentire solo un insopportabile fischio, e una sorta di borbottio provenire dal fondo della stanza. Provò a sollevare la testa per capire di più dove si trovasse, ma era impossibile: qualcuno lo aveva bloccato al tavolo, testa mani e piedi. Eppure non sentiva alcuna sorta di legaccio, o manette. Come se una forza nascosta lo tenesse fermo.&#xA;&#xA;Il piccolo Timmy voleva naturalmente urlare, dimenarsi, scappare, ma riusciva a muovere soltanto gli occhi. Muto e immobile, non potè che assistere all&#39;avvicinarsi di una figura dal lato del tavolo dove si trovavano i suoi piedi. Aveva la pelle come quella di un delfino, o forse di una foca (Timmy non poteva esserne certo, aveva visto questi animali soltanto in TV), di statura bassa, forse perfino più basso di Timmy, e con una testa perfettamente sferica. Dove Timmy si sarebbe aspettato di vedere gli occhi, non vi era nulla, ma poco più in basso si poteva scorgere una sorta di piccola fessura, da cui affiorava un corpo molliccio di colore giallo. La figura sollevò quello che poteva essere un braccio, seppur somigliasse di più a un tentacolo che si divideva in tre verso l&#39;estremità. In quella sorta di mano teneva una specie di cubo perfettamente liscio, color acciaio. Lo posò sulla fronte di Timmy. Era gelido, e emanava una specie di debole vibrazione.&#xA;&#xA;Nei pensieri del bambino comparve un messaggio.&#xA;&#34;Non fare parola con nessuno di ciò che hai visto. Torna dai tuoi simili. Non toccare le stelle marine.&#34;&#xA;&#xA;Timmy aprì gli occhi. Si doveva essere addormentato sulla spiaggia, sicuramente. Ancora il sole del pomeriggio era alto nel cielo. Le vacanze non erano finite, c&#39;era ancora tempo per divertirsi.&#xA;Se solo avesse trovato un tesoro da mostrare ai suoi amici!&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 7/10 – Starfish</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>7/10 – Starfish</p>

<p>Il piccolo Timmy era il bambino più sfortunato del mondo.
O per lo meno, è così che si sarebbe dichiarato a tutti coloro che glielo avessero chiesto.
Le vacanze stavano per finire, e lui non aveva trovato nemmeno un tesoro. Neanche l&#39;ombra, eppure aveva cercato in lungo e in largo. Gli altri bambini della spiaggia erano naturalmente stati più fortunati: chi aveva trovato un braccialetto, chi un vecchio camioncino di plastica, chi un secchiello rosso, e addirittura c&#39;era chi aveva trovato una macchinina perfettamente funzionante.</p>

<p>Timmy niente. Ma certo: d&#39;altronde, era il bambino più sfortunato di tutti.
Quel giorno decise di tentare il tutto per tutto: i suoi genitori si erano addormentati sotto l&#39;ombrellone, e c&#39;era un&#39;insenatura a sinistra della spiaggia, poco lontano, dove non era ancora andato. Il posto non gli piaceva più di tanto, c&#39;era una specie di grotta da cui gli altri vacanzieri si tenevano alla larga per qualche ragione, probabilmente perché era buia e fredda e non prometteva niente di buono. Il posto perfetto per un tesoro! Maledicendosi per non averci pensato prima (chissà quante volte avrebbe potuto vantarsi del suo tesoro con gli amici del mare!), Timmy si allontanò velocemente dall&#39;ombrellone, facendo attenzione a non svegliare i suoi genitori, e corse in direzione della grotta.</p>

<p>Se la ricordava bene: fredda, buia, e rocciosa. Niente spiaggia calda qua, e anche l&#39;acqua sul fondo era decisamente gelida. Però Timmy lo sapeva benissimo: è nei posti più inospitali che si celano i tesori migliori, i suoi eroi della TV e dei videogiochi non avevano mai paura a cacciarsi nei labirinti più spaventosi, e ne uscivano sempre vittoriosi e con qualcosa di scintillante in più. Facendo attenzione a non scivolare, il piccolo Timmy si armò di coraggio e entrò nella grotta.</p>

<p>Pochi metri dopo, la luce del sole non era già più sufficiente per capire dove si potesse andare, ma dalle pareti poco più avanti arrivava una debole luce azzurra. Sarà sicuramente un cristallo luminoso preziosissimo, pensò Timmy, e con rinnovata fiducia fece ancora qualche passo.</p>

<p>Non erano cristalli.</p>

<p>Decine e decine di stelle marine adornavano le pareti della caverna, e ciascuna emetteva quella luce, qui decisamente più evidente, una luce fredda ma comunque confortante in tutto quel buio. Maledizione, pensò Timmy, questo non è un tesoro! Decise comunque che in ogni caso sarebbe stato qualcosa di interessante da mostrare agli amici, e allungò la mano verso una delle stelle marine.
All&#39;inizio non si accorse di niente, ma dopo poco divenne evidente che l&#39;intensità della luce aumentava via via che le sue dita si facevano più vicine, come se quegli strani molluschi si concentrassero per identificare cosa si stesse avvicinando.</p>

<p>Non appena l&#39;indice del piccolo Timmy toccò la superficie di una delle stelle marine, un silenzioso lampo di luce attraversò la caverna, e il piccolo Timmy perse i sensi.</p>

<p>Quando riaprì gli occhi, si rese conto di trovarsi su una sorta di tavolo metallico, freddo e umido. Una gelida luce bianca, emessa da un faro su quello che doveva essere il soffitto della stanza dove si trovava, lo investiva completamente, e rendeva difficile abituare la vista e scorgere tutti i dettagli. Riusciva a sentire solo un insopportabile fischio, e una sorta di borbottio provenire dal fondo della stanza. Provò a sollevare la testa per capire di più dove si trovasse, ma era impossibile: qualcuno lo aveva bloccato al tavolo, testa mani e piedi. Eppure non sentiva alcuna sorta di legaccio, o manette. Come se una forza nascosta lo tenesse fermo.</p>

<p>Il piccolo Timmy voleva naturalmente urlare, dimenarsi, scappare, ma riusciva a muovere soltanto gli occhi. Muto e immobile, non potè che assistere all&#39;avvicinarsi di una figura dal lato del tavolo dove si trovavano i suoi piedi. Aveva la pelle come quella di un delfino, o forse di una foca (Timmy non poteva esserne certo, aveva visto questi animali soltanto in TV), di statura bassa, forse perfino più basso di Timmy, e con una testa perfettamente sferica. Dove Timmy si sarebbe aspettato di vedere gli occhi, non vi era nulla, ma poco più in basso si poteva scorgere una sorta di piccola fessura, da cui affiorava un corpo molliccio di colore giallo. La figura sollevò quello che poteva essere un braccio, seppur somigliasse di più a un tentacolo che si divideva in tre verso l&#39;estremità. In quella sorta di mano teneva una specie di cubo perfettamente liscio, color acciaio. Lo posò sulla fronte di Timmy. Era gelido, e emanava una specie di debole vibrazione.</p>

<p>Nei pensieri del bambino comparve un messaggio.
“Non fare parola con nessuno di ciò che hai visto. Torna dai tuoi simili. Non toccare le stelle marine.”</p>

<p>Timmy aprì gli occhi. Si doveva essere addormentato sulla spiaggia, sicuramente. Ancora il sole del pomeriggio era alto nel cielo. Le vacanze non erano finite, c&#39;era ancora tempo per divertirsi.
Se solo avesse trovato un tesoro da mostrare ai suoi amici!</p>
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      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/nuxge2clx4</guid>
      <pubDate>Tue, 07 Oct 2025 07:33:33 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 6/10 – Pierce</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 6/10 – Pierce&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;6/10 – Pierce&#xA;&#xA;Le luci sulla plancia non lasciavano spazio ai dubbi.&#xA;Nemico a ore sei.&#xA;&#xA;Bruce tirò verso di sé la cloche del motore con un movimento rapido, e con l&#39;altra mano avviò una manovra di cabrata.&#xA;L&#39;aveva fatto mille volte all&#39;accademia, una contromisura classica quando c&#39;è un nemico in coda.&#xA;Il motore del suo caccia diminuì conseguentemente la velocità, e i flap puntarono verso il cielo, con meccanica precisione.&#xA;Guardandosi intorno, Bruce cercò di avvistare l&#39;aereo nemico che risultava dal suo radar, e con la coda dell&#39;occhio riuscì a vederlo uscire da una nuvola appena sotto di lui. Il briefing della missione ne segnalava la probabile presenza in zona, e ormai ne era certo: era stato scoperto.&#xA;&#xA;L&#39;addestramento dell&#39;accademia permise a Bruce di identificarlo rapidamente: era un caccia di ultima generazione, modello SK-190, due motori a reazione, adatto al decollo da pista o da portaerei, 16 missili a tracciamento termico, cannone rotante a 6 canne.&#xA;Un mostro di agilità e maneggevolezza, armato fino ai denti. Un vero osso duro, nelle mani di un pilota esperto.&#xA;&#xA;Bruce strinse i denti, e riposizionò la barra di comando in posizione neutra, pronto a forzare il motore in una virata a sinistra. Come da manuale, aumentò lievemente il gas, e tornò a controllare la strumentazione. Il nemico sembrava essersi lievemente allontanato, ma Bruce ne era certo: ci sarebbe voluto altro per seminarlo.&#xA;&#xA;Dopo pochi secondi, infatti, lo vide nuovamente apparire sul radar. Nemico a ore 6.&#xA;Si accese un&#39;altra luce sulla strumentazione, quella luce che nessun pilota vuole mai vedere. L&#39;allarme di lock-on.&#xA;Bruce allungò la mano verso la bottoniera sulla sua sinistra, e premette il tasto che comanda le contromisure.&#xA;Contemporaneamente, iniziò la virata, e il suo caccia lasciò dietro di sé una nuvola di piccoli bengala, un&#39;ottima contromisura per le testate a tracciamento termico.&#xA;&#xA;Non sarebbe stato abbastanza, Bruce ne era certo. Riportò ancora una volta in orizzontale il suo caccia, e spinse in avanti la cloche del gas. Gli SK-190 erano agili, è vero, ma il suo aereo era più moderno, più potente. E soprattutto, aveva un motore supersonico. &#xA;&#xA;Più veloce, pensò Bruce, più veloce, devi andare più veloce!&#xA;&#xA;L&#39;aereo prese a vibrare, e la velocità divenne l&#39;unico pensiero di Bruce. Chiuse gli occhi, e spinse ancora più in avanti la cloche.&#xA;&#xA;Il boato arrivò all&#39;improvviso, quando meno se l&#39;aspettava. Un tonfo secco, forte, e poi il silenzio.&#xA;Durante l&#39;allenamento ne aveva sentito parlare, ma non aveva idea che squarciare il muro del suono sarebbe stato così.&#xA;Riaprendo gli occhi, venne colpito dalla luce che sembrava emanare dappertutto, non più soltanto dal sole all&#39;orizzonte, ma dalle nuvole stesse. Istintivamente, guardò il radar per controllare la posizione del nemico. Nessuna spia, nessun allarme. Tutto tranquillo. Ce l&#39;hai fatta un&#39;altra volta, pensò, dandosi una metaforica pacca sulla spalla. Hai vinto anche stavolta.&#xA;&#xA;Riportò in posizione neutrale la cloche, e puntò il suo caccia verso le montagne a est, come da piano.&#xA;Poco contava per Bruce, ormai, che le montagne non ci fossero più, così come il radar, la cloche, l&#39;aereo. Tutto era luce, ormai.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 6/10 – Pierce</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>6/10 – Pierce</p>

<p>Le luci sulla plancia non lasciavano spazio ai dubbi.
Nemico a ore sei.</p>

<p>Bruce tirò verso di sé la cloche del motore con un movimento rapido, e con l&#39;altra mano avviò una manovra di cabrata.
L&#39;aveva fatto mille volte all&#39;accademia, una contromisura classica quando c&#39;è un nemico in coda.
Il motore del suo caccia diminuì conseguentemente la velocità, e i flap puntarono verso il cielo, con meccanica precisione.
Guardandosi intorno, Bruce cercò di avvistare l&#39;aereo nemico che risultava dal suo radar, e con la coda dell&#39;occhio riuscì a vederlo uscire da una nuvola appena sotto di lui. Il briefing della missione ne segnalava la probabile presenza in zona, e ormai ne era certo: era stato scoperto.</p>

<p>L&#39;addestramento dell&#39;accademia permise a Bruce di identificarlo rapidamente: era un caccia di ultima generazione, modello SK-190, due motori a reazione, adatto al decollo da pista o da portaerei, 16 missili a tracciamento termico, cannone rotante a 6 canne.
Un mostro di agilità e maneggevolezza, armato fino ai denti. Un vero osso duro, nelle mani di un pilota esperto.</p>

<p>Bruce strinse i denti, e riposizionò la barra di comando in posizione neutra, pronto a forzare il motore in una virata a sinistra. Come da manuale, aumentò lievemente il gas, e tornò a controllare la strumentazione. Il nemico sembrava essersi lievemente allontanato, ma Bruce ne era certo: ci sarebbe voluto altro per seminarlo.</p>

<p>Dopo pochi secondi, infatti, lo vide nuovamente apparire sul radar. Nemico a ore 6.
Si accese un&#39;altra luce sulla strumentazione, quella luce che nessun pilota vuole mai vedere. L&#39;allarme di lock-on.
Bruce allungò la mano verso la bottoniera sulla sua sinistra, e premette il tasto che comanda le contromisure.
Contemporaneamente, iniziò la virata, e il suo caccia lasciò dietro di sé una nuvola di piccoli bengala, un&#39;ottima contromisura per le testate a tracciamento termico.</p>

<p>Non sarebbe stato abbastanza, Bruce ne era certo. Riportò ancora una volta in orizzontale il suo caccia, e spinse in avanti la cloche del gas. Gli SK-190 erano agili, è vero, ma il suo aereo era più moderno, più potente. E soprattutto, aveva un motore supersonico.</p>

<p>Più veloce, pensò Bruce, più veloce, devi andare più veloce!</p>

<p>L&#39;aereo prese a vibrare, e la velocità divenne l&#39;unico pensiero di Bruce. Chiuse gli occhi, e spinse ancora più in avanti la cloche.</p>

<p>Il boato arrivò all&#39;improvviso, quando meno se l&#39;aspettava. Un tonfo secco, forte, e poi il silenzio.
Durante l&#39;allenamento ne aveva sentito parlare, ma non aveva idea che squarciare il muro del suono sarebbe stato così.
Riaprendo gli occhi, venne colpito dalla luce che sembrava emanare dappertutto, non più soltanto dal sole all&#39;orizzonte, ma dalle nuvole stesse. Istintivamente, guardò il radar per controllare la posizione del nemico. Nessuna spia, nessun allarme. Tutto tranquillo. Ce l&#39;hai fatta un&#39;altra volta, pensò, dandosi una metaforica pacca sulla spalla. Hai vinto anche stavolta.</p>

<p>Riportò in posizione neutrale la cloche, e puntò il suo caccia verso le montagne a est, come da piano.
Poco contava per Bruce, ormai, che le montagne non ci fossero più, così come il radar, la cloche, l&#39;aereo. Tutto era luce, ormai.</p>
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      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/aztm0zzpr3</guid>
      <pubDate>Mon, 06 Oct 2025 08:29:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 5/10 – Deer</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-5-10-deer</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 5/10 – Deer&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;5/10 – Deer&#xA;&#xA;La foresta non gli era mai piaciuta, a voler essere onesti. Ogni volta che ne parlava, veniva preso in giro e sminuito: questo è il tuo posto, gli dicevano. Qui sei al sicuro. Qui c&#39;è tutto quello che ti serve.&#xA;&#xA;Di notte, era ancora peggio. Ogni rumore, ogni ombra sembrava una minaccia. Il caldo conforto del sole lasciava il passo al vento freddo, che portava con sé suoni spaventosi e misteriosi.&#xA;Ogni volta, al tramonto, provava a farsi coraggio. Provava a ripetersi ciò che da sempre gli dicevano gli amici e i parenti. Non devo aver paura, andrà tutto bene, sono al sicuro.&#xA;&#xA;Al sicuro. Ma quando mai era stato veramente al sicuro? Quando mai, in un mondo come questo, fatto di prede e predatori, si è veramente al sicuro?&#xA;&#xA;Quella notte non fece eccezione. Tramontato il sole, come sempre, non riusciva a dormire. Si ritrovò a vagare per i sentieri della foresta, quei sentieri che solo lui conosceva, calcati dai suoi passi chissà quante volte. Eppure, non riusciva a trovarli rassicuranti, perché anche lì c&#39;erano le tanto odiate ombre, anche lì la luna proiettava ombre e riflessi attraverso le foglie degli alberi che gli facevano vedere forme irreali, personificazioni dei suoi peggiori incubi, minacce. Minacce ovunque.&#xA;&#xA;Anche quella notte, provò a scappare. Ma non si scappa dal buio, non si scappa dall&#39;ignoto, non si scappa dalla paura, perché la paura vive dentro di noi, ed è sempre un passo avanti.&#xA;&#xA;E quella notte, sentì un rumore nuovo. I suoi passi l&#39;avevano portato in una zona diversa, lontana dai soliti posti. Non riconosceva i tronchi degli alberi qui, c&#39;erano radure che non gli risultavano familiari, e le foglie fremevano sotto l&#39;influenza del vento in modo ancora più sinistro.&#xA;&#xA;Non avrebbe saputo descrivere in che modo quel rumore fosse diverso dal solito. Era come lo spezzarsi di un legnetto, ma più deciso, più violento, non goffo ma bensì determinato, di certo non accidentale. Le sue orecchie erano ben allenate, dopo innumerevoli notti trascorse a catalogare ogni suono, per associarlo a chi o cosa l&#39;avesse causato. Un rumore così non l&#39;aveva proprio mai sentito. Uno simile, si, certo. Ma così, no. Se c&#39;era qualcosa di cui si fidava, era sé stesso, e i suoi sensi. Quando devi sopravvivere ogni giorno, è importante affidarsi a sé stessi.&#xA;&#xA;Si fermò all&#39;istante, e con gli occhi scandì ancora più attentamente l&#39;area in cui si trovava. Tronchi d&#39;albero a perdita d&#39;occhio. Saranno stati almeno tanti quante stelle c&#39;erano nel cielo. Ogni albero recava con sé i suoi rami, la cui forma contorta rendeva impossibile contarli. Ogni ramo, innumerevoli foglie. Ciascuna con la propria voce, ciascuna che sussurrava un messaggio di morte. Vicino alle radici dei tronchi più vicini scorse alcuni vermi, ragni, formiche, e un paio di topi. Ma nessun topo avrebbe potuto fare quel suono.&#xA;Un uccello, forse? Qualche gufo, il cui canto lo spaventava sempre? Ma non c&#39;erano gufi in questa parte della foresta. Dove diamine era capitato, che nemmeno quei maledetti osavano venire qui?&#xA;&#xA;Scelse allora di affidarsi nuovamente all&#39;udito. Se qualcuno, o qualcosa, aveva fatto quel suono, allora l&#39;avrebbe fatto di nuovo. Aspettò, fermo e immobile, ancora qualche attimo. Ogni muscolo del suo corpo lo implorava di non tradire la regola: mai fermarsi. Se stai fermo, sei un bersaglio.&#xA;Eppure, quella notte scelse di provare a capire, scelse di affrontare la sua paura, e restò fermo, in ascolto, totalmente concentrato.&#xA;Passò qualche secondo, o forse addirittura un paio di minuti. A lui sembrarono ore, addirittura giorni interminabili, laggiù nella foresta che proprio quella volta scelse di restare in silenzio, come se anche le foglie e i topi volessero stare in ascolto.&#xA;&#xA;Quando all&#39;improvviso, lo sentì di nuovo. Più vicino.&#xA;I suoi arti dunque presero il sopravvento sulla determinazione, e lo portarono di scatto lontano da lì, via, via da quella maledetta radura. Corse come il vento stesso, senza sapere dove, senza una meta, ma lontano. Corse fino all&#39;alba, quando il sole graziò di nuovo le sue corna maestose, di cui non si sentiva degno, e che gli ricordavano ogni giorno di quanto fosse vigliacco.&#xA;Non seppe mai l&#39;origine di quel suono, ma quel che importava era che un&#39;altra notte era passata.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 5/10 – Deer</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>5/10 – Deer</p>

<p>La foresta non gli era mai piaciuta, a voler essere onesti. Ogni volta che ne parlava, veniva preso in giro e sminuito: questo è il tuo posto, gli dicevano. Qui sei al sicuro. Qui c&#39;è tutto quello che ti serve.</p>

<p>Di notte, era ancora peggio. Ogni rumore, ogni ombra sembrava una minaccia. Il caldo conforto del sole lasciava il passo al vento freddo, che portava con sé suoni spaventosi e misteriosi.
Ogni volta, al tramonto, provava a farsi coraggio. Provava a ripetersi ciò che da sempre gli dicevano gli amici e i parenti. Non devo aver paura, andrà tutto bene, sono al sicuro.</p>

<p>Al sicuro. Ma quando mai era stato veramente al sicuro? Quando mai, in un mondo come questo, fatto di prede e predatori, si è veramente al sicuro?</p>

<p>Quella notte non fece eccezione. Tramontato il sole, come sempre, non riusciva a dormire. Si ritrovò a vagare per i sentieri della foresta, quei sentieri che solo lui conosceva, calcati dai suoi passi chissà quante volte. Eppure, non riusciva a trovarli rassicuranti, perché anche lì c&#39;erano le tanto odiate ombre, anche lì la luna proiettava ombre e riflessi attraverso le foglie degli alberi che gli facevano vedere forme irreali, personificazioni dei suoi peggiori incubi, minacce. Minacce ovunque.</p>

<p>Anche quella notte, provò a scappare. Ma non si scappa dal buio, non si scappa dall&#39;ignoto, non si scappa dalla paura, perché la paura vive dentro di noi, ed è sempre un passo avanti.</p>

<p>E quella notte, sentì un rumore nuovo. I suoi passi l&#39;avevano portato in una zona diversa, lontana dai soliti posti. Non riconosceva i tronchi degli alberi qui, c&#39;erano radure che non gli risultavano familiari, e le foglie fremevano sotto l&#39;influenza del vento in modo ancora più sinistro.</p>

<p>Non avrebbe saputo descrivere in che modo quel rumore fosse diverso dal solito. Era come lo spezzarsi di un legnetto, ma più deciso, più violento, non goffo ma bensì determinato, di certo non accidentale. Le sue orecchie erano ben allenate, dopo innumerevoli notti trascorse a catalogare ogni suono, per associarlo a chi o cosa l&#39;avesse causato. Un rumore così non l&#39;aveva proprio mai sentito. Uno simile, si, certo. Ma così, no. Se c&#39;era qualcosa di cui si fidava, era sé stesso, e i suoi sensi. Quando devi sopravvivere ogni giorno, è importante affidarsi a sé stessi.</p>

<p>Si fermò all&#39;istante, e con gli occhi scandì ancora più attentamente l&#39;area in cui si trovava. Tronchi d&#39;albero a perdita d&#39;occhio. Saranno stati almeno tanti quante stelle c&#39;erano nel cielo. Ogni albero recava con sé i suoi rami, la cui forma contorta rendeva impossibile contarli. Ogni ramo, innumerevoli foglie. Ciascuna con la propria voce, ciascuna che sussurrava un messaggio di morte. Vicino alle radici dei tronchi più vicini scorse alcuni vermi, ragni, formiche, e un paio di topi. Ma nessun topo avrebbe potuto fare quel suono.
Un uccello, forse? Qualche gufo, il cui canto lo spaventava sempre? Ma non c&#39;erano gufi in questa parte della foresta. Dove diamine era capitato, che nemmeno quei maledetti osavano venire qui?</p>

<p>Scelse allora di affidarsi nuovamente all&#39;udito. Se qualcuno, o qualcosa, aveva fatto quel suono, allora l&#39;avrebbe fatto di nuovo. Aspettò, fermo e immobile, ancora qualche attimo. Ogni muscolo del suo corpo lo implorava di non tradire la regola: mai fermarsi. Se stai fermo, sei un bersaglio.
Eppure, quella notte scelse di provare a capire, scelse di affrontare la sua paura, e restò fermo, in ascolto, totalmente concentrato.
Passò qualche secondo, o forse addirittura un paio di minuti. A lui sembrarono ore, addirittura giorni interminabili, laggiù nella foresta che proprio quella volta scelse di restare in silenzio, come se anche le foglie e i topi volessero stare in ascolto.</p>

<p>Quando all&#39;improvviso, lo sentì di nuovo. Più vicino.
I suoi arti dunque presero il sopravvento sulla determinazione, e lo portarono di scatto lontano da lì, via, via da quella maledetta radura. Corse come il vento stesso, senza sapere dove, senza una meta, ma lontano. Corse fino all&#39;alba, quando il sole graziò di nuovo le sue corna maestose, di cui non si sentiva degno, e che gli ricordavano ogni giorno di quanto fosse vigliacco.
Non seppe mai l&#39;origine di quel suono, ma quel che importava era che un&#39;altra notte era passata.</p>
]]></content:encoded>
      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/tfpz0qilx3</guid>
      <pubDate>Sun, 05 Oct 2025 09:52:55 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 4/10 – Murky</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-4-10-murky</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 4/10 – Murky&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;4/10 - Murky&#xA;&#xA;&#34;Così è deciso, la seduta è tolta!&#34;&#xA;&#xA;Con un tonfo del suo bastone, il Grande Castoro concluse il suo discorso, e lasciò ammutolita l&#39;assemblea.&#xA;La situazione era grave, certo, ma nessuno si aspettava che quella sarebbe stata la soluzione che sarebbe stata adottata.&#xA;&#xA;Dopo così tanti anni, abbandonare l&#39;ansa del fiume per spostarsi a nord, dover ricostruire tutte quante le tane, e chi si sarebbe occupato dei piccoli della tribù, quelli appena nati, che ancora neanche avevano rosicchiati i primi legnetti?&#xA;&#xA;In fondo, però, le alternative non erano molte.&#xA;&#xA;Qualcuno, a dire il vero, già si era insospettito quando, tante lune prima, vennero avvistati numerosi gruppi di uomini, molto più numerosi del solito, soprattutto considerando che il fiume scorreva molto lontano dalle loro chiassose città.&#xA;Tuttavia, nessuno della tribù se ne preoccupò più di tanto. Saranno campeggiatori, dissero.&#xA;&#xA;Poi arrivarono con le loro grandi macchine di metallo, col loro fumo e col loro assordante rumore. Iniziarono a scavare, spaccare, riempire, e infine portarono lui: il tubo.&#xA;&#xA;Il tubo era grigio, freddo e sporco. Molto più grande del più grande tronco che qualsiasi castoro avesse mai rosicchiato, e dal suo interno ben presto iniziò a sgorgare un tipo di acqua che nessuno della tribù aveva mai visto. Aveva uno strano odore pungente, e un colore violaceo che rendeva le acque del fiume melmose e dense.&#xA;&#xA;E dire che i più forti della tribù ci avevano provato a tapparlo! Ma il tubo era troppo grande, il flusso troppo potente, e soprattutto chi si avvicinava a quelle acque melmose perdeva istantaneamente le forze, e doveva stare a riposo nella tana per almeno due o tre giorni prima di tornare in salute.&#xA;&#xA;Non c&#39;era scelta, gli anziani concordavano tutti, bisognava fare come aveva deciso il Grande Castoro: abbandonare l&#39;ansa del fiume per spostarsi a nord, lontano dal tubo, e ricostruire una vita, una casa, un posto dove la tribù poteva continuare a esistere.&#xA;&#xA;&#34;Ma... ma Grande Castoro, cosa succederà se gli uomini costruiranno un altro tubo anche a nord?&#34;&#xA;&#xA;La voce apparteneva alla giovane Lucinda, una di quelle castorine sempre con la testa tra le nuvole, più dedite a sognare che a rosicchiare il legno.&#xA;&#xA;Tutti quanti i castori dell&#39;assemblea si voltarono, sgomenti, a fissare la giovane. Che arroganza, contraddire il Grande Castoro!&#xA;Ma il Grande Castoro non tardò a rispondere.&#xA;&#xA;&#34;Giovane Lucinda, quel che dici ahimé è realistico, ma cos&#39;altro possiamo fare? In fondo, il fiume è grande, e potremo spostarci di nuovo. Hai per caso un&#39;altra opzione in mente?&#34;&#xA;&#xA;&#34;Beh... potremmo chiedere aiuto alle altre tribù. Anche loro dovranno affrontare i problemi causati dal tubo, in un modo o in altro!&#34;&#xA;&#xA;&#34;Ma le altre tribù non hanno mai collaborato con noi! Anche quando abbiamo costruito la Grande Diga, nessuno volle prenderne parte, neanche i serpenti, eppure da allora hanno potuto badare più facilmente alle loro uova senza preoccuparsi della corrente del fiume.&#34;&#xA;&#xA;&#34;Lasciate fare a me, Grande Castoro! Parlerò alle altre tribù, e troveremo una soluzione!&#34;&#xA;&#xA;L&#39;assemblea dunque si sciolse per davvero, tra lo scuotere delle teste dei castori più anziani, e lo sguardo incuriosito del Grande Castoro. Che fosse davvero giunto il momento di lasciare che i giovani decidessero le sorti della tribù?&#xA;&#xA;La giovane Lucinda raccolse dunque qualche provvista, e si mise in viaggio poco dopo, fronte alta illuminata dal sole, e coda ben piantata a terra, segno di determinazione e convinzione.&#xA;&#xA;Passarono i giorni, e con ogni tramonto gli anziani si convincevano sempre di più dell&#39;assurdità della proposta.&#xA;&#34;Questi giovani d&#39;oggi, pensano di saper fare tutto! Figuriamoci, le tribù hanno sempre pensato soltanto a sé stesse, abbiamo sempre fatto bene a fidarci del Grande Castoro e basta!&#34;&#xA;&#xA;Al sorgere del sole del trentesimo giorno, però, Lucinda fece ritorno all&#39;ansa del fiume. Non sembrava più tanto giovane, recava addosso i segni di un arduo viaggio, qualche graffio, il pelo tutto arruffato, ma lo sguardo ancora più fermo e ambizioso.&#xA;&#xA;Lucinda convocò il Grande Castoro, e illustrò il piano maturato nel corso di lunghi giorni e interminabili riunioni con le altre tribù del fiume.&#xA;&#xA;In confronto, il progetto della grande diga sembrava un gioco da ragazzi. Qua si parlava di pietre, tronchi, una struttura ambiziosa e mai realizzata prima di allora.&#xA;&#xA;Gli aironi avrebbero fatto da guardia dall&#39;alto.&#xA;I tassi avrebbero portato le pietre.&#xA;I serpenti avrebbero spaventato qualsiasi umano si fosse avvicinato.&#xA;I castori avrebbero rosicchiato il legno, e i più anziani avrebbero diretto i lavori.&#xA;&#xA;&#34;Ma come faremo a portare le pietre e il legno alla bocca del tubo? Il fango è tossico, ci avvelenerà!&#34; chiese il Grande Castoro.&#xA;&#xA;&#34;A quello penseranno i rospi! A loro la fanghiglia del tubo non crea nessun problema!&#34;&#xA;&#xA;&#34;Ma... ma allora, i rospi non avrebbero bisogno di tappare il tubo! Perché mai hanno accettato di aiutarci?&#34;&#xA;&#xA;&#34;Grande Castoro, non tutte le tribù sono come noi. I rospi sono un po&#39; viscidi e mollicci, ma hanno un gran cuore. A loro piace l&#39;ansa del fiume, per il paesaggio e il clima, certamente, ma soprattutto perché ci siamo tutti quanti noi. Non vogliono vederci scappare, e per questo hanno acconsentito ad aiutarci.&#34;&#xA;&#xA;Il Grande Castoro sorrise, e capì che ormai i tempi erano davvero cambiati. Se le tribù del fiume avessero voluto continuare a sopravvivere, avrebbero dovuto iniziare davvero ad ascoltare i giovani, aprirsi a nuove idee, collaborare, e non scappare di fronte alle difficoltà.&#xA;&#xA;Si dette dunque il via ai lavori.&#xA;Chi fosse capitato di lì per caso, nonostante il cattivo odore emanato dal tubo avrebbe scorto uno spettacolo unico: i possenti tassi che trasportavano le pietre, i rospi che ascoltavano attenti le istruzioni dei castori anziani, gli aironi in volo in formazione, e una struttura di sassi e legno che piano piano cresceva e andava a tappare il tubo.&#xA;&#xA;Ci volle qualche settimana, ma alla fine il tubo venne tappato e le acque tornarono a sgorgare limpide e pulite lungo l&#39;ansa del fiume.&#xA;&#xA;Gli uomini se ne accorsero, naturalmente, e inviarono le loro macchine di metallo a rimuovere il blocco.&#xA;Ma le tribù ormai erano diventate esperte, e tapparono nuovamente il tubo in minor tempo: i rospi avevano appreso la tecnica, e non avevano più bisogno di tante istruzioni. I castori avevano affilato ancora di più i loro denti, e riuscivano a rosicchiare il legno ancora più velocemente. Gli aironi avevano perfezionato i turni di guardia, e niente sfuggiva al loro sguardo. I serpenti erano riusciti a scoprire metodi per sbucare all&#39;improvviso e spaventare anche il più temerario degli uomini.&#xA;&#xA;Ogni volta che gli uomini rimuovevano il blocco, il tubo veniva di nuovo tappato, finché un giorno gli uomini non vennerò più. Nessuna macchina venne a rimuovere il blocco, e di lì a poco risultò evidente che il tubo non conteneva più la fanghiglia puzzolente, come se fosse stato in qualche modo dismesso. Gli uomini se n&#39;erano andati, e le tribù dell&#39;ansa del fiume erano restate lì dove si erano stabilite.&#xA;Tutte insieme.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 4/10 – Murky</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>4/10 – Murky</p>

<p>“Così è deciso, la seduta è tolta!”</p>

<p>Con un tonfo del suo bastone, il Grande Castoro concluse il suo discorso, e lasciò ammutolita l&#39;assemblea.
La situazione era grave, certo, ma nessuno si aspettava che quella sarebbe stata la soluzione che sarebbe stata adottata.</p>

<p>Dopo così tanti anni, abbandonare l&#39;ansa del fiume per spostarsi a nord, dover ricostruire tutte quante le tane, e chi si sarebbe occupato dei piccoli della tribù, quelli appena nati, che ancora neanche avevano rosicchiati i primi legnetti?</p>

<p>In fondo, però, le alternative non erano molte.</p>

<p>Qualcuno, a dire il vero, già si era insospettito quando, tante lune prima, vennero avvistati numerosi gruppi di uomini, molto più numerosi del solito, soprattutto considerando che il fiume scorreva molto lontano dalle loro chiassose città.
Tuttavia, nessuno della tribù se ne preoccupò più di tanto. Saranno campeggiatori, dissero.</p>

<p>Poi arrivarono con le loro grandi macchine di metallo, col loro fumo e col loro assordante rumore. Iniziarono a scavare, spaccare, riempire, e infine portarono lui: il tubo.</p>

<p>Il tubo era grigio, freddo e sporco. Molto più grande del più grande tronco che qualsiasi castoro avesse mai rosicchiato, e dal suo interno ben presto iniziò a sgorgare un tipo di acqua che nessuno della tribù aveva mai visto. Aveva uno strano odore pungente, e un colore violaceo che rendeva le acque del fiume melmose e dense.</p>

<p>E dire che i più forti della tribù ci avevano provato a tapparlo! Ma il tubo era troppo grande, il flusso troppo potente, e soprattutto chi si avvicinava a quelle acque melmose perdeva istantaneamente le forze, e doveva stare a riposo nella tana per almeno due o tre giorni prima di tornare in salute.</p>

<p>Non c&#39;era scelta, gli anziani concordavano tutti, bisognava fare come aveva deciso il Grande Castoro: abbandonare l&#39;ansa del fiume per spostarsi a nord, lontano dal tubo, e ricostruire una vita, una casa, un posto dove la tribù poteva continuare a esistere.</p>

<p>“Ma... ma Grande Castoro, cosa succederà se gli uomini costruiranno un altro tubo anche a nord?”</p>

<p>La voce apparteneva alla giovane Lucinda, una di quelle castorine sempre con la testa tra le nuvole, più dedite a sognare che a rosicchiare il legno.</p>

<p>Tutti quanti i castori dell&#39;assemblea si voltarono, sgomenti, a fissare la giovane. Che arroganza, contraddire il Grande Castoro!
Ma il Grande Castoro non tardò a rispondere.</p>

<p>“Giovane Lucinda, quel che dici ahimé è realistico, ma cos&#39;altro possiamo fare? In fondo, il fiume è grande, e potremo spostarci di nuovo. Hai per caso un&#39;altra opzione in mente?”</p>

<p>“Beh... potremmo chiedere aiuto alle altre tribù. Anche loro dovranno affrontare i problemi causati dal tubo, in un modo o in altro!”</p>

<p>“Ma le altre tribù non hanno mai collaborato con noi! Anche quando abbiamo costruito la Grande Diga, nessuno volle prenderne parte, neanche i serpenti, eppure da allora hanno potuto badare più facilmente alle loro uova senza preoccuparsi della corrente del fiume.”</p>

<p>“Lasciate fare a me, Grande Castoro! Parlerò alle altre tribù, e troveremo una soluzione!”</p>

<p>L&#39;assemblea dunque si sciolse per davvero, tra lo scuotere delle teste dei castori più anziani, e lo sguardo incuriosito del Grande Castoro. Che fosse davvero giunto il momento di lasciare che i giovani decidessero le sorti della tribù?</p>

<p>La giovane Lucinda raccolse dunque qualche provvista, e si mise in viaggio poco dopo, fronte alta illuminata dal sole, e coda ben piantata a terra, segno di determinazione e convinzione.</p>

<p>Passarono i giorni, e con ogni tramonto gli anziani si convincevano sempre di più dell&#39;assurdità della proposta.
“Questi giovani d&#39;oggi, pensano di saper fare tutto! Figuriamoci, le tribù hanno sempre pensato soltanto a sé stesse, abbiamo sempre fatto bene a fidarci del Grande Castoro e basta!”</p>

<p>Al sorgere del sole del trentesimo giorno, però, Lucinda fece ritorno all&#39;ansa del fiume. Non sembrava più tanto giovane, recava addosso i segni di un arduo viaggio, qualche graffio, il pelo tutto arruffato, ma lo sguardo ancora più fermo e ambizioso.</p>

<p>Lucinda convocò il Grande Castoro, e illustrò il piano maturato nel corso di lunghi giorni e interminabili riunioni con le altre tribù del fiume.</p>

<p>In confronto, il progetto della grande diga sembrava un gioco da ragazzi. Qua si parlava di pietre, tronchi, una struttura ambiziosa e mai realizzata prima di allora.</p>

<p>Gli aironi avrebbero fatto da guardia dall&#39;alto.
I tassi avrebbero portato le pietre.
I serpenti avrebbero spaventato qualsiasi umano si fosse avvicinato.
I castori avrebbero rosicchiato il legno, e i più anziani avrebbero diretto i lavori.</p>

<p>“Ma come faremo a portare le pietre e il legno alla bocca del tubo? Il fango è tossico, ci avvelenerà!” chiese il Grande Castoro.</p>

<p>“A quello penseranno i rospi! A loro la fanghiglia del tubo non crea nessun problema!”</p>

<p>“Ma... ma allora, i rospi non avrebbero bisogno di tappare il tubo! Perché mai hanno accettato di aiutarci?”</p>

<p>“Grande Castoro, non tutte le tribù sono come noi. I rospi sono un po&#39; viscidi e mollicci, ma hanno un gran cuore. A loro piace l&#39;ansa del fiume, per il paesaggio e il clima, certamente, ma soprattutto perché ci siamo tutti quanti noi. Non vogliono vederci scappare, e per questo hanno acconsentito ad aiutarci.”</p>

<p>Il Grande Castoro sorrise, e capì che ormai i tempi erano davvero cambiati. Se le tribù del fiume avessero voluto continuare a sopravvivere, avrebbero dovuto iniziare davvero ad ascoltare i giovani, aprirsi a nuove idee, collaborare, e non scappare di fronte alle difficoltà.</p>

<p>Si dette dunque il via ai lavori.
Chi fosse capitato di lì per caso, nonostante il cattivo odore emanato dal tubo avrebbe scorto uno spettacolo unico: i possenti tassi che trasportavano le pietre, i rospi che ascoltavano attenti le istruzioni dei castori anziani, gli aironi in volo in formazione, e una struttura di sassi e legno che piano piano cresceva e andava a tappare il tubo.</p>

<p>Ci volle qualche settimana, ma alla fine il tubo venne tappato e le acque tornarono a sgorgare limpide e pulite lungo l&#39;ansa del fiume.</p>

<p>Gli uomini se ne accorsero, naturalmente, e inviarono le loro macchine di metallo a rimuovere il blocco.
Ma le tribù ormai erano diventate esperte, e tapparono nuovamente il tubo in minor tempo: i rospi avevano appreso la tecnica, e non avevano più bisogno di tante istruzioni. I castori avevano affilato ancora di più i loro denti, e riuscivano a rosicchiare il legno ancora più velocemente. Gli aironi avevano perfezionato i turni di guardia, e niente sfuggiva al loro sguardo. I serpenti erano riusciti a scoprire metodi per sbucare all&#39;improvviso e spaventare anche il più temerario degli uomini.</p>

<p>Ogni volta che gli uomini rimuovevano il blocco, il tubo veniva di nuovo tappato, finché un giorno gli uomini non vennerò più. Nessuna macchina venne a rimuovere il blocco, e di lì a poco risultò evidente che il tubo non conteneva più la fanghiglia puzzolente, come se fosse stato in qualche modo dismesso. Gli uomini se n&#39;erano andati, e le tribù dell&#39;ansa del fiume erano restate lì dove si erano stabilite.
Tutte insieme.</p>
]]></content:encoded>
      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/7ijrtflz8r</guid>
      <pubDate>Sat, 04 Oct 2025 12:29:31 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il mio strano rapporto col Fediverso</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/i-pensieri-di-dado/il-mio-strano-rapporto-col-fediverso</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ho iniziato da molto poco a scoprire il vero potenziale del Fediverso, il mio primo contatto con quest&#39;ultio è stato più o meno così:&#xA;&#xA;scopro Mastodon  &#xA;&#xA;&#34;Massì dai perchè no, proviamolo&#34;  &#xA;&#xA;creo un account su livellosegreto&#xA;&#xA;passano mesi e mesi senza che io abbia mai postato nulla&#xA;&#xA;Una sera qualunque di un settembre 2025 qualunque mi torna in mente il mio account e penso:&#xA;&#xA;&#34;Ma io avevo un account Mastodon, vediamo se esiste ancora&#34; &#xA;&#xA;crecando Mastodon sul browser per effettuare l&#39;accesso, trovo per puro caso la pagina wikipedia del Fediverso, dove sono elencati tutti i servizi.&#xA;&#xA;Decido di aprire la pagina wikipedia, nella quale sono stato a leggere vita morte e miracoli del Fediverso per un&#39;oretta buona&#xA;&#xA;Risultato: in una sera ho creato nuovi account su Pixelfed, Lemmy, PeerTube, Friendica e riattivato quello di Mastodon.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ho iniziato da molto poco a scoprire il vero potenziale del Fediverso, il mio primo contatto con quest&#39;ultio è stato più o meno così:</p>

<p><strong>scopro Mastodon</strong>  </p>

<p>“Massì dai perchè no, proviamolo”  </p>

<p><strong>creo un account su livellosegreto</strong></p>

<p><strong>passano mesi e mesi senza che io abbia mai postato nulla</strong></p>

<p>Una sera qualunque di un settembre 2025 qualunque mi torna in mente il mio account e penso:</p>

<p>“Ma io avevo un account Mastodon, vediamo se esiste ancora”</p>

<p><strong>crecando Mastodon sul browser per effettuare l&#39;accesso, trovo per puro caso la pagina wikipedia del Fediverso, dove sono elencati tutti i servizi.</strong></p>

<p>Decido di aprire la pagina wikipedia, nella quale sono stato a leggere vita morte e miracoli del Fediverso per un&#39;oretta buona</p>

<p>Risultato: in una sera ho creato nuovi account su Pixelfed, Lemmy, PeerTube, Friendica e riattivato quello di Mastodon.</p>
]]></content:encoded>
      <author>I pensieri di Dado</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1zmr3i26c6</guid>
      <pubDate>Thu, 11 Sep 2025 12:18:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La villeggiatura dopo ferragosto</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/la-villeggiatura-dopo-ferragosto</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Sì, in quei tempi agosto era ancora il mese delle ferie, il mese delle serrande abbassate in città, delle strade deserte e delle fabbriche chiuse.&#xA;Non tutti potevano permettersi il mese intero, a non tutti era concesso (ne ho accennato lateralmente qui), ma un paio di settimane sì, quelle erano più o meno per tutti.&#xA;&#xA;Probabilmente, non avrete voglia di cliccare sul link, riassumo: dopo due settimane, restavamo in villeggiatura senza mio padre, che doveva lavorare, e senza macchina per spostarci.&#xA;&#xA;Agosto era ancora il mese della fine dell&#39;estate, in quei tempi del riscaldamento globale non si parlava perché le avvisaglie sembravano ancora evanescenti; oggi non se ne parla abbastanza, ma non è questo il posto. E dopo ferragosto, in montagna, il tempo iniziava a cambiare, la piacevole frescura lasciava il passo, la sera, a un freddolino pungente, da mettere un giubbottino.&#xA;Il cielo, solitamente limpido, diventava più tendente al grigio e più minaccioso, ma di una minaccia lieve, di pioggia improvvisa di montagna, spesso il cambiamento avveniva al tramonto.  &#xA;!--more--&#xA;Così era il tempo in quei giorni, in quegli anni. Il clima era come ce lo si aspettava, probabilmente i nubifragi non erano la norma al Nord e al Sud non si stava a maniche corte fino a novembre.  &#xA;&#xA;E in questo clima più plumbeo, e in un clima di vacanze che si avviano alla conclusione, sia per i villeggianti che per gli abitanti, restavamo per buona parte della settimana in tre: mia mamma e la sua prole.&#xA;Non potevamo gironzolare in macchina, facevamo quel che una buona camminata permetteva di fare. Ce ne andavamo alla villetta comunale a raccogliere i ciclamini, per portarli a casa e metterli in un bicchiere, ma duravano pochissimo. Non li raccoglierei, oggi.&#xA;Gironzolavamo per la strada che costeggiva il centro abitato, raccogliendo le more buonissime, oppure il rosmarino che cresceva anch&#39;esso spontaneo ai margini. Lo raccoglievamo, più che altro, per mio padre: a noi non interessava granché, lui invece era un appassionato, quando c&#39;era lui in giro non mancavano i canovacci abbondantemente ricoperti dai ramoscelli di rosmarino da seccare.&#xA;Quando era secco, finiva in questi barattoli di vetro riciclati e sembrava dovesse durare in eterno, perché non ne facevamo un grande uso.&#xA;&#xA;E queste erano tra le cose che facevamo, camminavamo, raccoglievamo, giocavamo sulle giostrine, ci dirigevamo a casa quando non eravamo coperti abbastanza da resistere alla frescura del giorno che invecchia, qualche volta accendevamo anche il caminetto, aspettavamo il fine settimana per essere di nuovo tutti e quattro.&#xA;&#xA;Era tutto così semplice, era tutto bellissimo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Sì, in quei tempi agosto era ancora il mese delle ferie, il mese delle serrande abbassate in città, delle strade deserte e delle fabbriche chiuse.
Non tutti potevano permettersi il mese intero, a non tutti era concesso (ne ho accennato lateralmente <a href="https://log.livellosegreto.it/oreliete/cera-il-palio-di-siena-e-bussarono-i-carabinieri" rel="nofollow">qui</a>), ma un paio di settimane sì, quelle erano più o meno per tutti.</p>

<p>Probabilmente, non avrete voglia di cliccare sul link, riassumo: dopo due settimane, restavamo in villeggiatura senza mio padre, che doveva lavorare, e senza macchina per spostarci.</p>

<p>Agosto era ancora il mese della fine dell&#39;estate, in quei tempi del riscaldamento globale non si parlava perché le avvisaglie sembravano ancora evanescenti; oggi non se ne parla abbastanza, ma non è questo il posto. E dopo ferragosto, in montagna, il tempo iniziava a cambiare, la piacevole frescura lasciava il passo, la sera, a un freddolino pungente, da mettere un giubbottino.
Il cielo, solitamente limpido, diventava più tendente al grigio e più minaccioso, ma di una minaccia lieve, di pioggia improvvisa di montagna, spesso il cambiamento avveniva al tramonto.<br>

Così era il tempo in quei giorni, in quegli anni. Il clima era come ce lo si aspettava, probabilmente i nubifragi non erano la norma al Nord e al Sud non si stava a maniche corte fino a novembre.</p>

<p>E in questo clima più plumbeo, e in un clima di vacanze che si avviano alla conclusione, sia per i villeggianti che per gli abitanti, restavamo per buona parte della settimana in tre: mia mamma e la sua prole.
Non potevamo gironzolare in macchina, facevamo quel che una buona camminata permetteva di fare. Ce ne andavamo alla villetta comunale a raccogliere i ciclamini, per portarli a casa e metterli in un bicchiere, ma duravano pochissimo. Non li raccoglierei, oggi.
Gironzolavamo per la strada che costeggiva il centro abitato, raccogliendo le more buonissime, oppure il rosmarino che cresceva anch&#39;esso spontaneo ai margini. Lo raccoglievamo, più che altro, per mio padre: a noi non interessava granché, lui invece era un appassionato, quando c&#39;era lui in giro non mancavano i canovacci abbondantemente ricoperti dai ramoscelli di rosmarino da seccare.
Quando era secco, finiva in questi barattoli di vetro riciclati e sembrava dovesse durare in eterno, perché non ne facevamo un grande uso.</p>

<p>E queste erano tra le cose che facevamo, camminavamo, raccoglievamo, giocavamo sulle giostrine, ci dirigevamo a casa quando non eravamo coperti abbastanza da resistere alla frescura del giorno che invecchia, qualche volta accendevamo anche il caminetto, aspettavamo il fine settimana per essere di nuovo tutti e quattro.</p>

<p>Era tutto così semplice, era tutto bellissimo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/49pi34g98j</guid>
      <pubDate>Mon, 08 Sep 2025 08:24:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Balloon Kid e l&#39;arte di restare sospesi</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/originalprocster/balloon-kid-e-larte-di-restare-sospesi</link>
      <description>&lt;![CDATA[p align=&#34;center&#34;&#xA;    &lt;img src=&#34;https://i.postimg.cc/L8JyyfF3/7f066945-64b5-4a6f-841e-06a3ac62f178.jpg&#34;&#xA;         alt=&#34;La scatola del gioco&#34; width=&#34;520&#34;  /p&#xA;&#xA;Schedina&#xA;Console: Game Boy&#xA;Anno: 1990&#xA;Sviluppatore: Nintendo&#xA;Genere: Platform&#xA;Quanto ci ho giocato al primo giro: 1 ora e un quarto&#xA;&#xA;Lo spunto è di quelli irresistibili: Alice e Jim sono due bambini che vivono in una città in cui in cielo ci sono le nuvolette, i grattacieli sono matite (giuro: Wikipedia dice che si chiama Pencilvania, spero sia vero) e ci si diverte tutto il giorno con i palloncini. &#xA;Il problema è che Jim, ragazzo sveglio ma non troppo, decide di strafare e di mettere insieme un sacco di palloncini e di attaccarcisi... così comincia a svolazzare, e il vento se lo porta via. Tocca ad Alice andare a recuperare il fratello, a sua volta svolazzando per otto livelli, tenendo in mano due palloncini (ne bastavano due per divertirsi nel cielo, a quanto pare).&#xA;&#xA;Basta la premessa per capire dove voglio andare a parare: Balloon Kid è semplicemente fantastico. Per quanto mi riguarda, rappresenta tutto ciò che amo in un platform: la relativa semplicità, la grafica tonda e vivace, la curva di apprendimento estremamente dolce. L&#39;avrete capito anche dai miei post precedenti, probabilmente: non amo necessariamente la sfida, in un platform.&#xA;&#xA;p align=&#34;center&#34;&#xA;    &lt;img src=&#34;https://i.postimg.cc/SsxYr6wy/1952999-balloon-kid-game-boy-i-hate-it-when-that-happens.png&#34;&#xA;         alt=&#34;Un bel problema&#34; width=&#34;520&#34;  /p&#xA;&#xA;È una cosa che ho realizzato da adulto: non mi hanno mai appassionato particolarmente i platform in cui è necessario azzeccare il salto con precisione millimetrica: bello Super Meat Boy, ma, come si dice, forse non è il mio. Al contrario, trovo delizioso e quasi terapeutico controllare questi piccoli personaggi in un mondo colorato e nel quale mi piacerebbe fare una passeggiata. Il mio gioco di Super Mario preferito è Super Mario Land 2: 6 Golden Coins, dopotutto: quello facile grazie al power-up della carota.&#xA;&#xA;Balloon Kid ha molto di quel modo di pensare i platform (d&#39;altronde credo condivida un pezzo importante di DNA). I controlli sono precisi ma non troppo, perché in fondo stiamo parlando di un platform in cui la protagonista può fare solo le seguenti cose: fluttuare per aria attaccata ai suoi palloncini, mollare i palloncini per affrontare brevissime sezioni a terra, gonfiare palloncini per risalire nel cielo verde dello schermo del primo Game Boy. Non risultano altre azioni: non si spara, non ci sono power-up, e non ci sono molti salti. Ci sono i palloncini e le nuvolette, e ostacoli come fulmini, uccellini e polpi che saltano fuori dall&#39;acqua, mentre i livelli scorrono da destra verso sinistra ed Alice con loro.&#xA;&#xA;Personalmente adoro i platform su Game Boy perché, con così pochi tasti a disposizione, gli sviluppatori non hanno modo di complicare (spesso inutilmente, ma dipende dai gusti) le cose. È l&#39;essenza del gioco che deve funzionare bene: la fisica del salto, i tempi di risposta degli attacchi, la dinamica dell&#39;accelerazione nella corsa. Balloon Kid, grazie al cielo, azzecca completamente l&#39;unica sua grande meccanica: il fluttuare nel cielo. La prima metà del gioco ti permette di andare veloce, e poi, dal quinto livello in avanti, il gioco ti richiede di essere preciso. Di dosare la pressione del tasto A (con il quale Alice muove teneramente le braccia) e di passare indenne attraverso ostacoli sempre più complessi - ma non troppo. Ci sono anche le boss fight: tre botte in testa ai cattivi, e via.&#xA;&#xA;p align=&#34;center&#34;&#xA;    &lt;img src=&#34;https://i.postimg.cc/zvMh3y2q/1951562-balloon-kid-game-boy-its-pencilvania.png&#34;&#xA;         alt=&#34;Pencilvania!&#34; width=&#34;520&#34;  /p&#xA;&#xA;Il gioco è mediamente facile e si finisce in un&#39;ora, un&#39;ora e un quarto. Ma stiamo parlando di un&#39;oretta in cui ci è permesso indossare i panni di una bambina attaccata a dei palloncini, che attraversa un mondo di matite-grattacielo, templi, temporali a zone, montagne e oceani per salvare il suo fratellino, sfidando la sorte, il vento, la pioggia e gli uccellini. È un&#39;ora gentile.&#xA;&#xA;Se Balloon Kid ha un pregio è quello di ricordare a chi gioca che non serve sempre spingere, correre, ottimizzare: a volte basta restare sospesi il tempo giusto, fidarsi della brezza e tenere stretti i propri due palloncini.&#xA;&#xA;Tags: #GameBoy #Nintendo #retrogaming #BalloonKid&#xA;&#xA;  &#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>
    <img src="https://i.postimg.cc/L8JyyfF3/7f066945-64b5-4a6f-841e-06a3ac62f178.jpg" alt="La scatola del gioco" width="520">
</p>

<p><em>Schedina</em>
* Console: Game Boy
* Anno: 1990
* Sviluppatore: Nintendo
* Genere: Platform
* Quanto ci ho giocato al primo giro: 1 ora e un quarto</p>

<p>Lo spunto è di quelli irresistibili: Alice e Jim sono due bambini che vivono in una città in cui in cielo ci sono le nuvolette, i grattacieli sono matite (giuro: Wikipedia dice che si chiama <em>Pencilvania</em>, spero sia vero) e ci si diverte tutto il giorno con i palloncini.
Il problema è che Jim, ragazzo sveglio ma non troppo, decide di strafare e di mettere insieme un sacco di palloncini e di attaccarcisi... così comincia a svolazzare, e il vento se lo porta via. Tocca ad Alice andare a recuperare il fratello, a sua volta svolazzando per otto livelli, tenendo in mano due palloncini (ne bastavano due per divertirsi nel cielo, a quanto pare).</p>

<p>Basta la premessa per capire dove voglio andare a parare: <em>Balloon Kid</em> è semplicemente fantastico. Per quanto mi riguarda, rappresenta tutto ciò che amo in un platform: la relativa semplicità, la grafica tonda e vivace, la curva di apprendimento estremamente dolce. L&#39;avrete capito anche dai miei post precedenti, probabilmente: non amo necessariamente la sfida, in un platform.</p>

<p>
    <img src="https://i.postimg.cc/SsxYr6wy/1952999-balloon-kid-game-boy-i-hate-it-when-that-happens.png" alt="Un bel problema" width="520">
</p>

<p>È una cosa che ho realizzato da adulto: non mi hanno mai appassionato particolarmente i platform in cui è necessario azzeccare il salto con precisione millimetrica: bello <em>Super Meat Boy</em>, ma, come si dice, forse <em>non è il mio</em>. Al contrario, trovo delizioso e quasi terapeutico controllare questi piccoli personaggi in un mondo colorato e nel quale mi piacerebbe fare una passeggiata. Il mio gioco di Super Mario preferito è <em>Super Mario Land 2: 6 Golden Coins</em>, dopotutto: quello facile grazie al power-up della carota.</p>

<p><em>Balloon Kid</em> ha molto di quel modo di pensare i platform (d&#39;altronde credo condivida un pezzo importante di DNA). I controlli sono precisi ma non troppo, perché in fondo stiamo parlando di un platform in cui la protagonista può fare solo le seguenti cose: fluttuare per aria attaccata ai suoi palloncini, mollare i palloncini per affrontare brevissime sezioni a terra, gonfiare palloncini per risalire nel cielo verde dello schermo del primo Game Boy. Non risultano altre azioni: non si spara, non ci sono power-up, e non ci sono molti salti. Ci sono i palloncini e le nuvolette, e ostacoli come fulmini, uccellini e polpi che saltano fuori dall&#39;acqua, mentre i livelli scorrono da destra verso sinistra ed Alice con loro.</p>

<p>Personalmente adoro i platform su Game Boy perché, con così pochi tasti a disposizione, gli sviluppatori non hanno modo di complicare (spesso inutilmente, ma dipende dai gusti) le cose. È l&#39;<em>essenza</em> del gioco che deve funzionare bene: la fisica del salto, i tempi di risposta degli attacchi, la dinamica dell&#39;accelerazione nella corsa. <em>Balloon Kid</em>, grazie al cielo, azzecca completamente l&#39;unica sua grande meccanica: il fluttuare nel cielo. La prima metà del gioco ti permette di andare veloce, e poi, dal quinto livello in avanti, il gioco ti richiede di essere preciso. Di dosare la pressione del tasto A (con il quale Alice muove teneramente le braccia) e di passare indenne attraverso ostacoli sempre più complessi – ma non troppo. Ci sono anche le boss fight: tre botte in testa ai cattivi, e via.</p>

<p>
    <img src="https://i.postimg.cc/zvMh3y2q/1951562-balloon-kid-game-boy-its-pencilvania.png" alt="Pencilvania!" width="520">
</p>

<p>Il gioco è mediamente facile e si finisce in un&#39;ora, un&#39;ora e un quarto. Ma stiamo parlando di un&#39;oretta in cui ci è permesso indossare i panni di una bambina attaccata a dei palloncini, che attraversa un mondo di matite-grattacielo, templi, temporali a zone, montagne e oceani per salvare il suo fratellino, sfidando la sorte, il vento, la pioggia e gli uccellini. È un&#39;ora <em>gentile</em>.</p>

<p>Se <em>Balloon Kid</em> ha un pregio è quello di ricordare a chi gioca che non serve sempre spingere, correre, ottimizzare: a volte basta restare sospesi il tempo giusto, fidarsi della brezza e tenere stretti i propri due palloncini.</p>

<p>Tags: #GameBoy #Nintendo #retrogaming #BalloonKid</p>
]]></content:encoded>
      <author>Flusso Inverso</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ha92kuo1px</guid>
      <pubDate>Tue, 02 Sep 2025 08:03:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;inizio di tutto: Trip World e Felix The Cat - Double Feature!</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/originalprocster/linizio-di-tutto-trip-world-e-felix-the-cat-double-feature</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questi sono stati i primi due articoli pubblicati sulla versione originale di Flusso Inverso, questo mio viaggio attraverso la prima library del Game Boy originale (ma pure Color, dai!). Li ripropongo qui per completezza, in attesa di pubblicare i nuovi pezzi che ho scritto su Balloon Kid e altri&#xA;&#xA;Trip World e il privilegio dei sogni gentili&#xA;&#xA;Schedina&#xA;Titolo: Trip World&#xA;Piattaforma: Game Boy&#xA;Anno di uscita: 1992 (Giappone), 1993 (Europa)&#xA;Sviluppatore: Sunsoft&#xA;Publisher: Sunsoft&#xA;Genere: Platform&#xA;Quanto ci ho giocato al primo giro: 2 ore&#xA;&#xA;Mi sono avvicinato a Trip World scegliendolo a caso dalla lista di titoli emulabili dalla mia Anbernic. Non avevo idea di cosa fosse, ma devo dire che il delizioso filmato di apertura mi ha convinto a dargli una possibilità. A onor del vero, ancor prima di premere start ero pronto a cercare informazioni relative al gioco su Google, ma ho voluto evitare: se rigiocare questi vecchi giochi è un antidoto contro il caos, allora bisogna fare alla vecchia maniera. Premendo start, appunto, e non consultando uno smartphone.&#xA;&#xA;E se decidiamo di iniziare giocare, scopriamo che Trip World è un gioco di Sunsoft, un team di sviluppo che mi è capitato varie volte di incrociare da bambino, perché avevo il gioco di Batman e uno di Daffy Duck – vado a memoria, senza controllare online. Erano tutti graficamente deliziosi, specie su un hardware limitato come il Game Boy, e Trip World non fa eccezione — anzi, spicca.”&#xA;&#xA;Dal punto di vista visivo Trip World è proprio un bel gioco. Gli sprite del protagonista e delle creaturine “nemiche” sono ricchi di piccoli dettagli e di grande espressività, mentre gli sfondi sono particolareggiati e riescono a raccontare un piccolo mondo anche senza l’utilizzo di alcun testo. Nessuno parla, in Trip World: zero linee di dialogo, a parlare è solo quello che viene rappresentato a schermo. Il sonoro, poi, è splendido.&#xA;&#xA;Trip World è un gioco estremamente semplice, almeno da un punto di vista concettuale: è un classico platform dell’era Game Boy, con tutti gli elementi che conosciamo. Cinque livelli (o “mondi”, come li chiama il gioco), scorrimento orizzontale, mascotte dolce e che vorresti immediatamente abbracciare, tanti salti, abilità di combattimento limitatissime, alcuni power-up che si possono raccogliere in giro e qualche enigma ambientale.&#xA;&#xA;La cosa particolare, che ha reso Trip World una specie di piccolo cult (l’ho scoperto dopo averlo terminato, quando ero troppo curioso di capire quanto fosse conosciuto), è che il 90% dei nemici (ma perché poi, se non ti attaccano?) del gioco non ti attacca direttamente. Al massimo ti ostacolano leggermente spingendoti via.&#xA;&#xA;È un approccio insolito, ed è insolito che non sia una gimmick roboante da comunicato stampa: non te lo dice nessuno, all’interno del gioco, lo noti e basta. Complice il fatto che il protagonista può, almeno inizialmente, solo sferrare un calcio con quelle sue piccole, adorabili gambette corte, ci si accorge presto che queste creaturine… si fanno gli affari propri. Al giocatore la scelta: li picchio o me ne vado per la mia strada?&#xA;&#xA;Dimenticavo! Il protagonista può anche trasformarsi in un simpatico pesce, per superare le sezioni acquatiche (volendo si trasforma anche sulla terraferma, ma… non serve a niente!), e in una specie di forma adatta al volo, che nella mia sessione non ho mai utilizzato.&#xA;&#xA;Il gioco è tutto qui. Dura meno di un’oretta, forse un po’ di più se si vogliono scoprire tutti i segreti. Si può riassumere in poche parole: platform bello da vedere e da sentire, e rilassante da giocare. Allora perché parlarne?&#xA;&#xA;Perché Trip World, con la sua estetica dolcemente psichedelica, ha la rara capacità di isolare chi ci gioca dal mondo esterno. È un piccolo mondo che sembra vivere per conto proprio, slegato quanto basta dalle dinamiche classiche del videogioco anni ’90 per dimostrare originalità senza tuttavia risultare alieno al giocatore.&#xA;&#xA;È un gioco semplice nella migliore accezione del termine, che si concede il lusso di provare a far sognare, almeno per un paio d’ore, chi decide di mettersi a giocare. Lo fa, oltretutto, con i pochissimi mezzi a disposizione concessi dall’hardware del Game Boy.&#xA;&#xA;Una persona che stimo molto mi disse che “è un privilegio avere sogni educati”.&#xA;Non so bene perché, ma nel giocare a Trip World ho pensato che avesse proprio ragione.&#xA;&#xA;Una birra con Felix The Cat&#xA;&#xA;Schedina&#xA;Console: Game Boy&#xA;Anno: 1993&#xA;Sviluppatore: Hudson Soft&#xA;Genere: Platform&#xA;Quanto ci ho giocato al primo giro: 1 ora e mezza&#xA;&#xA;Nel far partire il gioco di Felix The Cat per il Game Boy mi sono reso conto di non sapere nulla di Felix, il personaggio. O meglio: lo riconoscerei tra mille perché ha un design bellissimo, tondo ed espressivo, ma non so esattamente in cosa consista il suo cartone animato.&#xA;&#xA;La cosa è strana, perché io adoro i cartoni animati, specie quelli della prima metà del ‘900. Eppure, pur avendone visti tanti, non ho quasi mai incrociato sul mio cammino il buon (?) Felix. Sono andato a cercare su YouTube qualche spezzone e credo francamente che sarà la mia prossima ossessione per le settimane a venire. Ho già adocchiato un video di mezz’ora che parla dei 100 anni di evoluzione del personaggio.&#xA;&#xA;Però, insomma, anche non sapendo nulla di Felix devo dire che il suo gioco per Game Boy è assolutamente comprensibile: Felix è un gatto antropomorfo e l’antagonista del gioco rapisce la sua fidanzatina Kitty. A lui toccherà attraversare sei mondi, suddivisi in un paio di livelli ciascuno, per salvarla.&#xA;&#xA;Tecnicamente non c’è moltissimo da dire su un gioco come questo (sospetto che in questo viaggio nella library del Game Boy mi capiterà spesso di ripetere variazioni di questo paragrafo, ma tant’è). Si salta sulle piattaforme e si colpiscono nemici, partendo da sinistra e andando verso destra. Lo spin che il gioco offre alla classica formula del platform anni ’90 è che, raccogliendo la valuta del gioco (le monete con la faccia triste di Felix), il nostro protagonista potrà accedere a diversi power-up, che si accumuleranno uno dopo l’altro.&#xA;&#xA;Questi power-up fanno sì che Felix acquisisca due vantaggi rispetto alla sua forma base: in primo luogo, potrà sopportare più colpi nemici (che lo faranno regredire al power-up precedente e non perdere immediatamente una vita). Inoltre, questi power-up gli permetteranno di diventare… un sacco di cose a seconda del contesto, come una specie di bolide e un tank, consentendogli di sparare dei colpi forti ma imprecisi, come da tradizione dei platform.&#xA;&#xA;Ci sono poi dei livelli maggiormente accostabili agli sparatutto a scorrimento orizzontale dell’epoca piuttosto che ai puri platform, secondo me i più riusciti – specie il livello acquatico e quello spaziale, che sono davvero deliziosi.&#xA;&#xA;Mi rendo conto che non sia esattamente un resoconto entusiasmante, eppure mi sono divertito tantissimo a giocare a Felix The Cat. La grafica è una delle più belle che abbia visto su Game Boy e riesce a trasmettere perfettamente la sensazione di stare giocando a un cartone animato, al netto delle limitazioni tecniche degli 8-bit e della monocromia. Le musiche, semplici e allegre, sono pronte a essere fischiettate. La fisica del salto funziona molto bene per il tipo di gioco immaginato dagli sviluppatori, e la difficoltà tarata verso il basso rende il gioco una buffa scampagnata in un mondo pieno di cose tonde.&#xA;&#xA;Come in anni recenti ci ha insegnato Cuphead, infatti, l’estetica visiva e sonora da cartone animato dei primi del ‘900 funziona meravigliosamente se applicata ai platform e agli shooter a scorrimento. Non c’è un elemento in Felix che sembri fuori posto, non c’è un fondale che non sia immediatamente riconoscibile (e adorabile, per quel che mi riguarda). Ogni animazione riesce a far sorridere e a catapultarti in un mondo colorato e pieno di avventure bislacche.&#xA;&#xA;È un gran gioco, quindi? Probabilmente, per gli standard con cui abbiamo stabilito che andrebbero recensiti i videogiochi, no: è estremamente semplice, e si finisce in un’oretta o poco più. Il senso di inferiorità degli appassionati di videogiochi rispetto ad altre forme d’arte dovrebbe relegarlo a un “carino, ma nulla più”.&#xA;&#xA;Eppure non riesco a non amare questo Felix The Cat. È una questione di sensibilità personale, probabilmente, e di mia riluttanza verso gli standard di cui sopra – quelli per i quali tutto deve essere profondo, coinvolgente, entusiasmante. Felix non è profondo, non è coinvolgente, e non è nemmeno entusiasmante. È simpatico e intraprendente, quello sì.&#xA;&#xA;Il punto, in fondo, è questo: Felix fa quel che può. Nello specifico corre, salta, spara e prova a salvare Kitty. Se si ha voglia di accompagnarlo, però, si scopre che è come prendere qualcosa da bere con un amico che vedi ogni tanto – non troppo spesso, magari.&#xA;&#xA;A volte non serve altro, per stare bene.&#xA;&#xA;Tags:&#xA;#GameBoy #Retrogaming]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Questi sono stati i primi due articoli pubblicati sulla versione originale di Flusso Inverso, questo mio viaggio attraverso la prima library del Game Boy originale (ma pure Color, dai!). Li ripropongo qui per completezza, in attesa di pubblicare i nuovi pezzi che ho scritto su Balloon Kid e altri</em></p>

<h2 id="trip-world-e-il-privilegio-dei-sogni-gentili">Trip World e il privilegio dei sogni gentili</h2>

<p><strong>Schedina</strong>
* Titolo: Trip World
* Piattaforma: Game Boy
* Anno di uscita: 1992 (Giappone), 1993 (Europa)
* Sviluppatore: Sunsoft
* Publisher: Sunsoft
* Genere: Platform
* Quanto ci ho giocato al primo giro: 2 ore</p>

<p>Mi sono avvicinato a Trip World scegliendolo a caso dalla lista di titoli emulabili dalla mia Anbernic. Non avevo idea di cosa fosse, ma devo dire che il delizioso filmato di apertura mi ha convinto a dargli una possibilità. A onor del vero, ancor prima di premere start ero pronto a cercare informazioni relative al gioco su Google, ma ho voluto evitare: se rigiocare questi vecchi giochi è un antidoto contro il caos, allora bisogna fare alla vecchia maniera. Premendo start, appunto, e non consultando uno smartphone.</p>

<p>E se decidiamo di iniziare giocare, scopriamo che Trip World è un gioco di Sunsoft, un team di sviluppo che mi è capitato varie volte di incrociare da bambino, perché avevo il gioco di Batman e uno di Daffy Duck – vado a memoria, senza controllare online. Erano tutti graficamente deliziosi, specie su un hardware limitato come il Game Boy, e Trip World non fa eccezione — anzi, spicca.”</p>

<p>Dal punto di vista visivo Trip World è proprio un bel gioco. Gli sprite del protagonista e delle creaturine “nemiche” sono ricchi di piccoli dettagli e di grande espressività, mentre gli sfondi sono particolareggiati e riescono a raccontare un piccolo mondo anche senza l’utilizzo di alcun testo. Nessuno parla, in Trip World: zero linee di dialogo, a parlare è solo quello che viene rappresentato a schermo. Il sonoro, poi, è splendido.</p>

<p>Trip World è un gioco estremamente semplice, almeno da un punto di vista concettuale: è un classico platform dell’era Game Boy, con tutti gli elementi che conosciamo. Cinque livelli (o “mondi”, come li chiama il gioco), scorrimento orizzontale, mascotte dolce e che vorresti immediatamente abbracciare, tanti salti, abilità di combattimento limitatissime, alcuni power-up che si possono raccogliere in giro e qualche enigma ambientale.</p>

<p>La cosa particolare, che ha reso Trip World una specie di piccolo cult (l’ho scoperto dopo averlo terminato, quando ero troppo curioso di capire quanto fosse conosciuto), è che il 90% dei nemici (ma perché poi, se non ti attaccano?) del gioco non ti attacca direttamente. Al massimo ti ostacolano leggermente spingendoti via.</p>

<p>È un approccio insolito, ed è insolito che non sia una gimmick roboante da comunicato stampa: non te lo dice nessuno, all’interno del gioco, lo noti e basta. Complice il fatto che il protagonista può, almeno inizialmente, solo sferrare un calcio con quelle sue piccole, adorabili gambette corte, ci si accorge presto che queste creaturine… si fanno gli affari propri. Al giocatore la scelta: li picchio o me ne vado per la mia strada?</p>

<p>Dimenticavo! Il protagonista può anche trasformarsi in un simpatico pesce, per superare le sezioni acquatiche (volendo si trasforma anche sulla terraferma, ma… non serve a niente!), e in una specie di forma adatta al volo, che nella mia sessione non ho mai utilizzato.</p>

<p>Il gioco è tutto qui. Dura meno di un’oretta, forse un po’ di più se si vogliono scoprire tutti i segreti. Si può riassumere in poche parole: platform bello da vedere e da sentire, e rilassante da giocare. Allora perché parlarne?</p>

<p>Perché Trip World, con la sua estetica dolcemente psichedelica, ha la rara capacità di isolare chi ci gioca dal mondo esterno. È un piccolo mondo che sembra vivere per conto proprio, slegato quanto basta dalle dinamiche classiche del videogioco anni ’90 per dimostrare originalità senza tuttavia risultare alieno al giocatore.</p>

<p>È un gioco semplice nella migliore accezione del termine, che si concede il lusso di provare a far sognare, almeno per un paio d’ore, chi decide di mettersi a giocare. Lo fa, oltretutto, con i pochissimi mezzi a disposizione concessi dall’hardware del Game Boy.</p>

<p>Una persona che stimo molto mi disse che “è un privilegio avere sogni educati”.
Non so bene perché, ma nel giocare a Trip World ho pensato che avesse proprio ragione.</p>

<h2 id="una-birra-con-felix-the-cat">Una birra con Felix The Cat</h2>

<p><strong>Schedina</strong>
* Console: Game Boy
* Anno: 1993
* Sviluppatore: Hudson Soft
* Genere: Platform
* Quanto ci ho giocato al primo giro: 1 ora e mezza</p>

<p>Nel far partire il gioco di Felix The Cat per il Game Boy mi sono reso conto di non sapere nulla di Felix, il personaggio. O meglio: lo riconoscerei tra mille perché ha un design bellissimo, tondo ed espressivo, ma non so esattamente in cosa consista il suo cartone animato.</p>

<p>La cosa è strana, perché io adoro i cartoni animati, specie quelli della prima metà del ‘900. Eppure, pur avendone visti tanti, non ho quasi mai incrociato sul mio cammino il buon (?) Felix. Sono andato a cercare su YouTube qualche spezzone e credo francamente che sarà la mia prossima ossessione per le settimane a venire. Ho già adocchiato un video di mezz’ora che parla dei 100 anni di evoluzione del personaggio.</p>

<p>Però, insomma, anche non sapendo nulla di Felix devo dire che il suo gioco per Game Boy è assolutamente comprensibile: Felix è un gatto antropomorfo e l’antagonista del gioco rapisce la sua fidanzatina Kitty. A lui toccherà attraversare sei mondi, suddivisi in un paio di livelli ciascuno, per salvarla.</p>

<p>Tecnicamente non c’è moltissimo da dire su un gioco come questo (sospetto che in questo viaggio nella library del Game Boy mi capiterà spesso di ripetere variazioni di questo paragrafo, ma tant’è). Si salta sulle piattaforme e si colpiscono nemici, partendo da sinistra e andando verso destra. Lo spin che il gioco offre alla classica formula del platform anni ’90 è che, raccogliendo la valuta del gioco (le monete con la faccia triste di Felix), il nostro protagonista potrà accedere a diversi power-up, che si accumuleranno uno dopo l’altro.</p>

<p>Questi power-up fanno sì che Felix acquisisca due vantaggi rispetto alla sua forma base: in primo luogo, potrà sopportare più colpi nemici (che lo faranno regredire al power-up precedente e non perdere immediatamente una vita). Inoltre, questi power-up gli permetteranno di diventare… un sacco di cose a seconda del contesto, come una specie di bolide e un tank, consentendogli di sparare dei colpi forti ma imprecisi, come da tradizione dei platform.</p>

<p>Ci sono poi dei livelli maggiormente accostabili agli sparatutto a scorrimento orizzontale dell’epoca piuttosto che ai puri platform, secondo me i più riusciti – specie il livello acquatico e quello spaziale, che sono davvero deliziosi.</p>

<p>Mi rendo conto che non sia esattamente un resoconto entusiasmante, eppure mi sono divertito tantissimo a giocare a Felix The Cat. La grafica è una delle più belle che abbia visto su Game Boy e riesce a trasmettere perfettamente la sensazione di stare giocando a un cartone animato, al netto delle limitazioni tecniche degli 8-bit e della monocromia. Le musiche, semplici e allegre, sono pronte a essere fischiettate. La fisica del salto funziona molto bene per il tipo di gioco immaginato dagli sviluppatori, e la difficoltà tarata verso il basso rende il gioco una buffa scampagnata in un mondo pieno di cose tonde.</p>

<p>Come in anni recenti ci ha insegnato Cuphead, infatti, l’estetica visiva e sonora da cartone animato dei primi del ‘900 funziona meravigliosamente se applicata ai platform e agli shooter a scorrimento. Non c’è un elemento in Felix che sembri fuori posto, non c’è un fondale che non sia immediatamente riconoscibile (e adorabile, per quel che mi riguarda). Ogni animazione riesce a far sorridere e a catapultarti in un mondo colorato e pieno di avventure bislacche.</p>

<p>È un gran gioco, quindi? Probabilmente, per gli standard con cui abbiamo stabilito che andrebbero recensiti i videogiochi, no: è estremamente semplice, e si finisce in un’oretta o poco più. Il senso di inferiorità degli appassionati di videogiochi rispetto ad altre forme d’arte dovrebbe relegarlo a un “carino, ma nulla più”.</p>

<p>Eppure non riesco a non amare questo Felix The Cat. È una questione di sensibilità personale, probabilmente, e di mia riluttanza verso gli standard di cui sopra – quelli per i quali tutto deve essere profondo, coinvolgente, entusiasmante. Felix non è profondo, non è coinvolgente, e non è nemmeno entusiasmante. È simpatico e intraprendente, quello sì.</p>

<p>Il punto, in fondo, è questo: Felix fa quel che può. Nello specifico corre, salta, spara e prova a salvare Kitty. Se si ha voglia di accompagnarlo, però, si scopre che è come prendere qualcosa da bere con un amico che vedi ogni tanto – non troppo spesso, magari.</p>

<p>A volte non serve altro, per stare bene.</p>

<p>Tags:
#GameBoy #Retrogaming</p>
]]></content:encoded>
      <author>Flusso Inverso</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/kvre633pol</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Sep 2025 07:56:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ironsworn + Root RPG: The Quest for the Sparrow, Chapter 0 &amp; 1 [ENG]</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/the-analogue-dolphin/ironsworn-root-rpg-the-quest-for-the-sparrow-chapter-0-and-1-eng</link>
      <description>&lt;![CDATA[Hello everyone, this is the first post of The Analogue Dolphin, AleF2050&#39;s newest mini blog on my personal Solo RPG Actual Plays. I don&#39;t have a proper introduction written around yet, but I would like to start with the first chapter of my ongoing Ironsworn campaign that I&#39;ve been playing in solo as my first approach into the world of solitaire roleplaying. I&#39;ve been writing these for several weeks until now, as the process can be incredibly satisfying but tough enough to abide by.&#xA;&#xA;If you want to reach me out for feedback, be sure to check my Mastodon profile: https://livellosegreto.it/@AleF2050&#xA;&#xA;I hope you will have fun reading it!&#xA;&#xA;WARNING: This campaign contains elevated level of violence and may not be suitable for every reader.&#xA;&#xA;Premise&#xA;&#xA;This solo RPG campaign diary will be using Ironsworn as the primary source rulebook, accompanied with several picks from the Root RPG manual for the setting and character inspiration. This will be the first time i&#39;ll be dwelling into solo roleplaying, in which grants me to write a story based on established ruleset. &#xA;&#xA;After some careful consideration, i chose Ironsworn as many solo roleplayers recommended the intuitive flexibility of its ruleset, however, as i don&#39;t feel the obligation to delve into Ironsworn&#39;s default setting, which is too dark for this campaign&#39;s taste, i wanted to base this campaign off one of my artistically favorite board games, Root, in which few years ago had got its own role playing game based on the PbtA (Powered by The Apocalypse) engine, which Ironsworn also derivates from! I always wanted to dive deep into its world due to its charming anthropomorphic animal fantasy driven setting, but also being inspired by high fantasy works such as The Hobbit and The Lord of the Rings.&#xA;&#xA;In this adventure, we will be using Root RPG&#39;s Woodlands setting as the starting base, while for our main character we&#39;ll be referencing one of the vagabond characters from one of the quickstart&#39;s &#39;playbooks&#39;, which are character sheets. We&#39;ll be basing our main character on Umberto the Raider, found in the Bertram&#39;s Cove Quickstart, who is a kind of resolved fighter who seeks glory in the battlefield and dreams of meeting the legendary pirate Captain Sparrowhawk. His ambition drives into his mind and ventures into the Woodland to find company and seek its whereabouts.&#xA;&#xA;Consider that this campaign will loosely base on the world of Root with a sized amount of twists that are not accurate to the original setting&#39;s themes. Root RPG&#39;s tones are serious enough and is about wars and diplomacy in the woods, although the use of a tame art style acknowledged how the setting was also friendly enough for younger players to approach, while Ironsworn&#39;s original setting consists of exploring unknown lands in times of dark. I&#39;ve based half of the written truths from the Root setting, with the rest adding a premise for a possible twist that might come around the campaign.&#xA;&#xA;I&#39;ve also gathered some community written fan lore around Reddit and other places to use as setting supplement and will also be using a map drawn by Yarkin17 from Reddit as the default (for now) map to guide myself into the world of the campaign, instead of using Ironsworn&#39;s Ironlands. Later on i might redraw the map personally on Wonderdraft to fit properly with the campaign, in a way i could easily update the map as the campaign moves on.&#xA;&#xA;  While writing this campaign, i will be aiming to write on my own as i will be using AI only as an automatic improvisation tool. My opinion on AI is strongly negative when it comes to substitute my writing and, if i would happen to not like what i&#39;m using, i&#39;ll be using generating tables i find around the internet to help me come up with ideas through wordful inspiration.&#xA;    After all, i damn love using tables than AI.&#xA;    Most of the fiction relative details such as NPCs, locations, events and so on are generated to help me save time thinking through manually, either through tables, online generators that aren&#39;t used by LLMs and so on. This to ensure that i&#39;m doing things in the most natural way possible. Mechanic specific events will be dictated through text quotations as proof of roleplaying. Roll of dices will be mostly done through physical dices for accuracy. Digital dices are fine, but they&#39;re just random seeded numbers.&#xA;    I guess that&#39;s all for now, so let&#39;s enjoy the ride now!&#xA;&#xA;Prologue: Umberto the Raider&#xA;Umberto, the Raider&#xA;Source: Original, with image by Kyle Ferrin from the Root RPG&#xA;&#xA;Umberto, as the voices of the Woodland Alliance say, is an average adult mouse of a certain muscular quality. His hot blooded aspiration for combat fueled his mind when he was raised peacefully by a family of mice who lived inside a barn of a rural farm located in the southwestern region of  The Plains. His will to fight does not come neither from anger, nor desire, but to become useful and an advantage among people. Umberto&#39;s fur is lime like the yellowish grass of his birthplace, his ears are imperfectly round as circles, and his smooth teeth gives him a formidable representation of him. He strays off from being one of those ordinary mouse people, or at least what the Marquisate say, those pesky rats.&#xA;&#xA;Map of The Great Continent&#xA;&#xA;The village in which Umberto was raised on.&#xA;Source: Blake Pullen, Artstation&#xA;&#xA;He was raised by his mother, a fisher woman who frequently traveled from the Southern Plains of the Continent to the Eastern Coast to catch fish. One day, while Umberto was accompanied by her, she was eaten alive by a giant sea creature who originated from the depths of the Sea. By the very moment she was about to be eaten, Umberto saw the terrifying teeth covered with blood stains of the victims who fell into his doom. From that day, it traumatized him, but the courage he had gained from his training grew a strong will of fight which served him as inspiration for one day he would come to fight his most feared enemy. Shorty after her mother was buried somewhere in a graveyard, he left the farm and sought after a group of marauding bandits.&#xA;&#xA;Aside from his family issue, Umberto had many fixations of encountering the legendary Captain Sparrowhawk, a rebel pirate of the Woodland Alliance who fought against the Marquisate, after hearing many stories surrounding him and his company. He believes that one day he could mark a sign on the communities of the Woodlands and to become a hero among the crowd.&#xA;&#xA;Chapter 1: The Eastern Woodlands&#xA;  As the first step of the campaign, we will be using Root RPG&#39;s clearing creation process found in Chapter 9 to introduce the clearing in which Umberto will end up. This allows us to come up with a new and fresh series of sub locations set around a specific region of the Woodland. &#xA;  According to the Root RPG manual, it is preferred that the vagabonds are sided with the Denizens, who are the faction of the commonfolk who aren&#39;t part of either specific faction.&#xA;    I decided to let the Marquise de Cat, the Woodland Alliance and the Riverfolk Company to star in this region of the Woodlands, so for now i want the Eyries to have a larger role somewhere in the story later. For the Riverfolk, they will have a supporting role in this location, but their setup is kind of confusing for me so i&#39;ve decided to break a rule to draw my own river stream.&#xA;    With the setup done, this part of the Woodlands turned out to be less than expected. This will be a visual &#39;truth&#39; for this part of the campaign. Explaining the complete process would be too much, but i&#39;ll guarantee that spending few hours generating clearings and stuff was worth.&#xA;&#xA;16 a.E., 14th October&#xA;&#xA;Map of The Great Continent, pointing to the Eastern Woodlands&#xA;Map of the Eastern Woodlands&#xA;&#xA;The Woodland Alliance successfully averted the major threat of the Marquisate while also keeping the remainders of the Eyrie Dynasty off from their gauge, although aggressive activity in this area has been become tame in most of the clearings.&#xA;&#xA;The Marquisate is still around in the northern fraction of the Eastern Woodlands and a small part of the southern fraction, while an Alliance base has been established right into Cragwallow Slope, where one of the Marquisate&#39;s keeps resided, and is now under siege as the remaining Marquise soldiers run with a frightening disbelief of their expectations of conquest. Meanwhile, few underground activities of the Alliance are ongoing in the clearings of Blackrock and Fallowstone, awaiting to strike before the Marquisate&#39;s reinforcements.&#xA;&#xA;While the two factions are dueling between rows of the forest, commercial activity is running low. The otters of the Riverfolk Company, having previously served both the Marquisate and the Woodland Alliance in tranquility, are making a desperate run for profit in the clearing of Grasslake as they are running low on clients in these surroundings.&#xA;&#xA;That, is the Woodlands&#39; current situation, until now...&#xA;&#xA;The forest&#xA;&#xA;Umberto is boarding on a small wooden caravan, traveling around the forest path. It is a cloudy lit morning, as a slight breeze keeps a calm and seemingly peaceful moment of relief. Umberto knows that this moment wouldn&#39;t last for long when suddenly he hears a voice coming from the caravan&#39;s conductor: &#34;It&#39;s been days, but we&#39;re almost there. We&#39;ll be shortly arriving at Cragswallow Slope.&#34;. Umberto awakens from his night travel sleep as his eyes open up in front of his long time marauder companions sitting in the same seats of good fashioned red cushions.&#xA;&#xA;His companions, much as astute as Umberto, accompanied him since his earliest days back in the times when his mother was still alive, helping him acquire combat strength from their trainings and having affronted shady vagabond affairs around the Woodlands and around The Plain. The first one is Sir Parr&#39;ey, a temperamental grey furred hare, sitting one chair away from Umberto&#39;s, and the second one is Joseff, a middle aged round looking beaver of slow personality, who instead sits away from the same row as the yellow furred mice and the rabbit. Just like Umberto, they also wake up from their rest and Joseff lets out a yawn that lasts long about 5 seconds, much to annoy Parr&#39;ey, disrupting his hush ears. &#34;Would ya cut off?&#34;, exclaimed the grey furred rabbit from his rough awakening. The conductor of the caravan, a roughly 30 year old mouse, drags the caravan&#39;s arms with a notable strength of resistance, as if even for 10 hours wouldn&#39;t last him his physique.&#xA;&#xA;  Umberto&#39;s companions, Parr&#39;ey and Joseff have both ranks of Dangerous. &#xA;&#xA;Umberto raises away from his seat. &#34;Good Friday to you all.&#34;, as he saluted Joseff and Sir Parr&#39;ey just like he would do almost every day in good company. &#34;Morning.&#34;, replied back the two. Umberto looked outside the fine windows of the caravan and sees an entrance just hundreds meters upon the path, meaning that his arrival to Cragswallow Slope is just on sight.&#xA;&#xA;Umberto, Joseff and Sir Parr&#39;ey were on the way on investigating the recent disappearance of Skipper Reaghley, of the Riverfolk Company, a friend who had assisted the marauders shipping necessary equipment and goods for their survival through an established friendly pact. Reasons about the disappearance were unclear until recently they got hands on a rumor delivered by an errant corvid, implying that Reaghley might have been kidnapped by a traitor of the Woodland Alliance, an organization of rebels from the Woodlands founded to fight for independence in the woods. According to the rumors, Reaghley could be inside the Marquisate keep, held in an unknown location. In other words, Umberto learns that the keep is still under siege from the Woodland Alliance after winning a fierce battle against the Marquisate and is now under fire. &#xA;&#xA;&#34;This is our chance to save him, but it beats me that it had to be that damn Marquisate keep of all places! I wonder why...&#34;, talked a sighing Joseff as he places his hand on his forehead. &#34;Umberto, you are the one in command&#34;, as Sir Parr&#39;ey points to Umberto explaining a brief of their objective, &#34;don&#39;t act reckless for this time. Even if i&#39;d have to say that fires are very bad news, we must do it for our trustee. We will put our trust in you until you come back with him or nothing. If you fail, our alliance will be done for&#34;. Umberto nods affirmatively to Joseff and Parr&#39;ey, understanding his duty. Umberto was born to fight and aware enough about dangerous situations, but his fear of flames infesting a whole building sounded like a terrible idea for him. Despite this, he acknowledges his worries as a determined glow of courage fills his mind. &#34;It will be done, i promise!&#34;.&#xA;&#xA;  In this case, it&#39;s time to Swear an Iron Wov. This wov, as it involves helping a riverfolk employee inside a keep in danger, has a rank of Dangerous.&#xA;    I roll a +heart. &#xA;  Action die: 5 + 2 = 7&#xA;  Challenge die: 4 and 4!&#xA;    The action die turns an astonishing 5, but we already get our first challenge dice match of 4 = 4, so we achieve an exceptional Strong hit with a match! Umberto gains +2 momentum out from the Strong hit from swearing a wov.&#xA;&#xA;Source: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:ForestfireinOregon.jpg&#xA;&#xA;As the caravan begins to slow down and steadies nearby to the entrance of Cragswallow Slope, Umberto and company steps out from the caravan to gaze through upon the first sight of the clearing. Just as expected, the keep located on the far corner of the clearing is covered by flames. The mouse denizens, who normally could have wandered around the streets and visiting their beloved parents and friends, are currently residing inside their homes fearful of the conflict ongoing, while others lay dead and unconscious around trails of blood. &#34;This is so unpleasant&#34;, said Joseff in a astonished mood, &#34;i bet you wouldn&#39;t burn one of your round ears here!&#34;.&#xA;&#xA;Source: https://garystockbridge617.getarchive.net/amp/media/loutherbourg-coalbrookdale-by-night-262d8d&#xA;&#xA;Suddenly, Umberto sees a wandering shadow running behind houses darkened by the aggressive light of the blazing fire of the burning keep. As it jumps around like a jaguar hopping between the high fields, he tries to sharpen his sight. &#34;Something is in the way.&#34;, heeded notice to his companions turning their heads around the clearing, looking for the strange figure. Several cats appear beneath the gates of the burning keep, thrusting into battle against a flurry of rebels of the Woodland Alliance, mostly mice, but with a little bit of foxes and rabbits. In that same moment, the same shadow appears again from another house covered in silhouette before stabbing two Marquises into a striking fierce blow before the cats lay out a bloody scream of pain before falling down. It was unexpected for Umberto to see that the strange stealthy figure was no one but the covert information dealing crow that his companions have stroke a deal with. The Marquise soldiers cower in surprise as they begin to evaluate the crow&#39;s dexterity recklessly before deciding to retreating in the woods. Behind the outskirts of the clearing, a mysterious figure stands beneath the trees, a dark orange fox with an eye patch, observing the situation like a standing statue as he lays his eyes watching the bothersome scenario before shortly walking away.&#xA;&#xA;Sir Parr&#39;ey was surprised to see the corvid who came from the shadow. &#34;So you refrained from hiding yourself from the dark just to steal the show, aren&#39;t ya?&#34;. The stealthy crow, who came right from the trunks of the clearing, doesn&#39;t seem suspicious than a mere, greedy thief, but as a member of the sly Corvid Conspiracy, the duty was to provide information while being in covert from the powerful factions. There was an additional reason for why she came here. &#34;While i was in t&#39;way to find out why &#39;at old otter was dragged in ta&#39; fire, i wasn&#39;t aware tha&#39; Marquisate got a sneaky unit. Hear my plea. I need him alive and i owe ya to help me.&#34;, said the corvid before letting out a closing and brief cry. The companions remain in brief silence before Joseff asks: &#34;What? With that fire dump there?&#34;, expressed preoccupation towards the corvid. &#xA;&#xA;Her name is Viorele, a determined scoundrel. She carries a purple tunic with a weird yellow star looking pattern decorating it and a long, mildly blood stained dagger. &#34;I&#39;m not a fool. I know what i will be doing&#34;, as she clarifies that she, too, is determined to risk her life to reminisce her corvid companions&#39; death. &#34;I&#39;m no haunting rebellious anymore. I won&#39;t be living for long afta&#39; i&#39;ve lost my friends. You paid the debt to me, but i saw in ya a brave heart t&#39; overthrow such tyranny, which&#39;s same enemy as mine. Do me a favor t&#39; avenge what i&#39;ve lost, should you?&#34;&#xA;&#xA;  Umberto tries to Forge a Bond for Viorele&#39;s cause...&#xA;    I throw dice + heart.&#xA;  Action die: 4 + 2 = 6.&#xA;  Challenge die: 2 and 5.&#xA;    Strong hit! Umberto marks a bond with Viorele and chooses to increase momentum by +2.&#xA;&#xA;Joseff and Sir Parr&#39;ey, at first, wanted to refuse her plea because of their concerning of Viorele&#39;s suspicious involvement with your affairs, but Umberto breaks their silence: &#34;Why leave a miserable lady alone? As long as she will help us find Reaghley, we will all get a good drink of rum!&#34;, he said excitedly. &#xA;&#xA;  Umberto also gains 3 experience out from making a new companion!&#xA;&#xA;Having wasted enough talk time in the middle of the siege... &#34;Off the talks, we must go now.&#34;, said Joseff. &#xA;&#xA;  Umberto proceeds to step forth and to Gather Information around the situation in Cragswallow Slope.&#xA;    I throw a dice + wits + 1 as his community collaborates.&#xA;  Action die: 3 + 1 + 1 = 5.&#xA;  Challenge die: 1 and 3.&#xA;    Umberto is clear enough, and with the help of his companions, he scores a Strong hit! He gets +2 momentum.&#xA;&#xA;Looking around, Umberto finds a small public academy and a bakery that are still intact and safe for the time being. Few remaining mouse denizens in safety are trying to survive as more Woodland Alliance rebels run towards the remaining Marquisate soldiers with their blades and arches in position. Some mouse people are left unconscious in the walls of their homes, and as Joseff suspects, &#34;These mice died of hunger... what&#39;s going on here?&#34;. As for the keep, the gate is destroyed, leaving a great entrance exposed to further attacks in front of a large staircase. The keep is built with curated stone, but examining with brief knowledge of war weaponry, there&#39;s some broken walls in some outer edges of the entrance side. The blazing fire that lies behind the gates is still blowing like a giant torch as it devours banners and carpentry into mortal orange.&#xA;&#xA;Sir Parr&#39;ey notices an old weasel walking away from the door of the public academy. &#34;Someone help us...&#34;, he cried as he struggles to hold on his frail, walking legs until he falls off to the yellow grass ground. &#34;By the almighty birds...&#34;, said the fairly shocked Joseff as he observes the old weasel in critical conditions. &#34;We need t&#39; help him!&#34;, as Viorele heads immediately to bring him assistance. Umberto and the others holds with their hands on the wounded torso as they begin to pull him up along slowly. &#34;I&#39;m suffering a lot...&#34;, the old weasel lamented as he feels the wounds gripping him into weighing pain. &#xA;&#xA;For the most of the time, vagabonds aren&#39;t usually good or simply don&#39;t care aiding helpless people in the midst of a conflict, but Umberto remembers that, after his mother&#39;s death, he wasn&#39;t just a person who let out the glory of fight in his veins, but a person willingly to protect others too. Umberto, nostalgic about the flowing memories of his childhood, felt a pity sorrow, thinking the old times he had spent at his old house from The Plains. Shortly after coming to an agreement with himself, he builds up some serious busy mood to distract away from his thoughts.&#xA;&#xA;&#34;Damn it! Helping this old hunch right in the middle of the battlefield...&#34; as Sir Parr&#39;ey struggled finding possible medication or first aid band to mend his wounds. All they could do is bring the poor being back into where he had came from, the academy, so they walk back into the entrance of the academy through the broken door. Parr&#39;ey chooses Joseff to guard the outdoor, &#34;You better watch where those furry felines come from. I&#39;ll stick with Umberto for a while.&#34;. &#34;Oh, thank god i won&#39;t have to weigh too much.&#34;, replied Joseff, &#34;muscles are too poor for me.&#34;. For Joseff, when it comes to guarding, double checking and similar tasks, he enjoys doing nothing out of fresh air, but as a vagabond, there can be no rest for all day. Viorele silently sides with Parr&#39;ey as she follows him along with Umberto...&#xA;&#xA;Source: https://brewminate.com/libraries-in-the-medieval-and-renaissance-periods/&#xA;&#xA;The academy&#39;s interiors are partially intact: the exterior didn&#39;t face significant damage, apart from certain cracks in the walls, while the study room shows signs of damage around its wooden shelves, the creaky wooden floor left with broken planks and shattered windows.&#xA;After Umberto, Viorele and Sir Parr&#39;ey manage to find a place to lay the old weasel to rest, he slowly regains consciousness and opens his eyes in front of the marauders and the corvid. He lays a slow gaze upon Umberto and turns his head out of sheer disorientation. &#34;Huh... &#34;, as he looks at the three in a sober state. Viorele speaks up to the old weasel, &#34;You shouldn&#39;t be around in a zone of war. We&#39;re here t&#39; keep ya safe.&#34;, as she&#39;s trying to reason with the denizen to not go outside.&#xA;&#34;Y-You&#39;re crazy! Look what those rough war pests did to me! I need to run away from this mess, and you strangers put me back here! What do you want from me?!&#34; asked the weasel to the strangers he finds in front of himself. Sir Parr&#39;ey replies: &#34;It&#39;s too dangerous. We&#39;ve just arrived here to keep you safe from falling you in a certain death. You should stay here while we take care of it&#34;. The old weasel agitates with hesitation as a sense of insecurity scours in him, and shouts: &#34;B-But what if these Alliance g-goonies find out that you&#39;re holding me hostage? Who are you all?&#34;.&#xA;&#xA;  The old weasel is intimidated as he believes Umberto and his companions are taking him hostage. Umberto try to convince him that he&#39;s not his enemy through more indirect means and try to ask for informations about the situation, so he tries to Gather Information.&#xA;    I throw dices for wits, plus one for party presence.&#xA;  Action die: 6 + 1 + 1 = 8&#xA;  Challenge dices: 5 and 0.&#xA;    Strong hit. Umberto also gets +2 momentum.&#xA;&#xA;Umberto introduces himself as a group of &#39;sort-of friendly&#39; marauders and that they&#39;re not here to take hostage, but to find out details on the whereabouts of their Riverfolk Company ally Skipper Reaghley. &#xA;In this room, previous trophies describing historical achievements and luxury framed pictures, placed around shelves, such as academic grade awards for his expertise on the history of The Great Continent, to the discovery of previously hidden archaeological sites with the help of admired explorers who were conducted near to Moleyridge, one of the most resourceful mountains over the range of the Underground Duchy. Judging from these particular objects of interest, The old weasel is a historian of an estimate fame of Cragswallow Slope. Hendricus, that&#39;s his name. &#34;Reaghley... you&#39;re here for a call of rescue. Now i understand.&#34;, he thinks. &#34;What happened prior before the Marquisate keep&#39;s fire?&#34;, as Umberto asks Hendricus.&#xA;&#xA;&#34;My time is running short, but i&#39;ll tell what i can.&#34; Hendricus slowly begins to shift his thoughts from gripping fear into serious testimony of events. He starts his testimony by jumping back to the events 3 days before today, when the academy was closed after the Marquisate took over. Hendricus was writing a chronicle for The Wood while he witnessed the presence of Marquisate troops fighting against the Woodland Alliance. From the first floor, he watched, in fear, the Marquise forces taking down the rebels with crossbows plunging into bodies and bloody blades slashing their limbs outside from a circular window of the academy. Having continued to observe the situation, he then noticed a mob of Woodland Alliance denizens holding someone as they moved towards the keep. When Hendricus reconstructed that fact, he confirms to know Umberto&#39;s missing person; it was none other than Skipper Reaghley, as Hendricus remembers!&#xA;&#xA;&#34;The boat rower from the Riverfolk, i knew him by his brown eyes.&#34;, said Hendricus as he continues his testimony. It was just easy to deduct from that detail, as Viorele becomes surprised from the historian&#39;s witness, &#34;Alliance rebels, holding him hostage? So tha&#39; traitor is not alone...&#34;. Umberto, perplexed by their mysterious involvement, continues: &#34;The Alliance, why they would do a thing like that?&#34;. &#34;If only could a damn bald eagle know! But that&#39;s not it...&#34;, replied Hendricus.&#xA;&#xA;Returning to his reconstruction, after Hendricus was concerned about the possible assumption that Skipper Reaghley being held hostage by the Woodland Alliance, he began hearing violent budging slams coming from the entrance of the academy. Rather than choosing to blindly open the door like he would to welcome some friend, he had started feeling a premonition of trouble and anxiety coming into his mind. He believed that the ones knocking in the door would&#39;ve been Marquisate soldiers if they&#39;d try to hunt him down and raze the academy to perhaps try to eliminate evidence. Holding this worry in mind, he had started finding a hiding spot under a table with chairs in which would&#39;ve covered him away from the detailed Victorian-esque chair legs...&#xA;But who had come after Hendricus wasn&#39;t the Marquise but an onslaught of mobs from the Woodland Alliance who had noticed the weasel&#39;s suspect looking sight on them! &#xA;A sinister and intimidating shout of a tough and creepy voice disturbs, &#34;GET HIM! Don&#39;t let him lend the whereabouts of our enemy!&#34;, as a rampant commander of the Alliance slammed down the door of the entrance towards the academy, and marched up to the stairs where Hendricus resided. The commander who led the mob, mostly formed by foxes and mice, was a bothersome and loud mouthed wolf called Gutfreund, who had husky like fur, sharp fangs and an injured foggy left eye. &#xA;&#xA;From that moment, Hendricus&#39; memory ends from that moment, returning into the present day, and barely remembers what happened right after he was threatened by Gutfreund while he was surrounded by his troops. He couldn&#39;t remember anything else but words said by Gutfreund, stating that they will terminate anyone from trying to spread the word about a certain &#39;conspiracy&#39;. Gutfreund and the mysterious Woodland Alliance&#39;s motives of bringing Skipper Reaghley as prisoner were unclear to Hendricus. Right after that, he had saw the academy fall into destruction before his closed eyes as he was knocked out unconscious forcedfully by Gutfreund. No one came to rescue him as he was left alone while the fires caused by the torches of the rogue and corrupt Woodland Alliance devoured countless shelves of books, stored documents, pictures, ornaments, trophies and much more into the tongues of flames... from there, Hendricus lost precious material he&#39;d not just belong to him, but to the whole academy he&#39;d put together for his students. The last detail of Hendricus&#39; story left Umberto with many doubts to resolve, &#34;This is very strange.&#34;. &#xA;&#xA;  As Umberto was able to figure out that Reaghley was kidnapped by a force of the Alliance led by Gutfreund, he Reaches a Milestone for the Save Skipper Reaghley quest wov. He marks two progress.&#xA;&#xA;Sir Parr&#39;ey&#39;s doubts turned him into a reckless frustration: &#34;That&#39;s ridiculous! Criminal or not, we need him alive.&#34;, as he narrates how the Riverfolk skipper helped them survive with his help, &#34;The Woodland Alliance aren&#39;t our enemy... are they?&#34;. Sometimes, even the most seemingly friendly of companions don&#39;t hide vile intents; as vagabonds and marauders who lurk into the forests of political intrigue, their survival consists of underestimating even the potential of rebels. Just like any political power would sometimes create an opposition from a disfavor, even rebels have suspects among them. Umberto knows that vagabonds aren&#39;t serving for either justice or crime. The power of trust is a precious resource, a hidden potentiality, and a shaping element that is hard to master for those who only think to rely on just bare superficial words. Trust cannot be told in words but in the inner humanity of a soul and the true intents of the heart. Umberto&#39;s response is rather peculiar: He recalls the words from his grandfather, who used to say: &#34;If you are willing to cooperate with friendly strangers, you must make a sacrifice of trust. Talk won&#39;t do it. Sometimes, in this world of violence brought by challenge of power, survival also consists of severe betrayal of values of whom you trust or not, either some or all.&#34;&#xA;&#xA;  Having spoke to Hendricus, Umberto attempts to Forge a Bond.&#xA;    I throw dice for heart.&#xA;  Action die: 4 + 2 = 6&#xA;  Challenge die: 1 and 9.&#xA;    Weak hit.&#xA;&#xA;After Hendricus finished telling his long testimony, he turns his head towards Umberto with mild distress. &#34;Now that you know the story, i would have let you go, but would you rather leave an old weasel die here, wouldn&#39;t you? Your presence isn&#39;t of much gratitude here.&#34;, spoke the weasel historian before he slowly gains courage to raise his voice towards Umberto and his companions. He tries to reach his right arm towards his back, and continues: &#34;By since that crazy wolf destroyed everything i&#39;ve worked on... the Eyries say that an old man such as me is more than just a wise librarian and a great studious.&#34;. But as he continues to keep you glued into his discourse, a loud explosion is heard rumbling beneath the walls of the academy, causing a mild tremble around the interior of the academy. Joseff, who was keeping an eye for long, rushed behind Umberto with shock, delivering bad news: &#34;I can&#39;t believe it... the corvids! The corvids are coming towards us!&#34;.&#xA;What Umberto wasn&#39;t aware is Viorele&#39;s silent involvement and her tenacious fakery of friendliness, which allowed her to observe the situation like a spy. In the very moment she noticed Joseff, she lets out a smirk and steadily grabs her dagger from her tunic&#39;s pocket before dashes with her feet towards Umberto, after gaining an opportunity from the talkative distraction he&#39;s been ended up into! &#34;Huh? Look out behind you!!&#34;, as Sir Parr&#39;ey alerted him, but it&#39;s too late;&#xA;&#xA;  Face Danger. I throw dice for edge as it&#39;s a speed related action.&#xA;    Action die: 1 + 2 = 3.&#xA;  Challenge die: 7 and 0.&#xA;    Weak hit. By consequence, Umberto loses one health point and Endures Harm.&#xA;  I throw dice for health.&#xA;    Action die: 4 + 4 = 8.&#xA;  Challenge die: 3 and 2.&#xA;    Strong hit. He chooses to Shake it off, suffering -1 momentum for +1 health.&#xA;&#xA;Viorele swings her dagger against Umberto, but he manages to notice her movements before dodging her dagger blow. He only gets a mild scratch before he turn towards her.&#xA;&#xA;&#34;Curses!&#34;, Hendricus grabs a knife from his left pocket as he attempts to defend against Viorele&#39;s surprise attack, only to be reached by her grip and is slashed down with the same dagger. Upon contact, she cuts fur from his left arm and then holds the weasel&#39;s half body long tail, making him unable to retreat as she holds him tight. An alarmed Sir Parr&#39;ey shouted: &#34;She fooled us! I knew we shouldn&#39;t have trusted a shady looking bird!&#34;. Viorele&#39;s sinister crow eyes briefly stares right in front of Hendricus&#39; face, threatening him with an anxiety scouring on him before pointing back to Umberto and his companions. &#34;I&#39;d hafta to be glad for having brought me with ya&#39;, but THIS is tha bigger price you must pay for lending ya a hand. We crows hafta taste for blood debts of the denizens.&#34;, speaks Viorele while holding her blade close to the weasel&#39;s throat, ready to cut him down. Umberto shouts with anger towards Viorele, &#34;You insolent feathery scum!&#34;, as he point his right arm at her.&#xA;A pack of corvids march towards the study room armed with swords, daggers and crossbows, in rampant beats of footsteps crowding the air of silence and a war-like tension infiltrating in everyone&#39;s eardrums. &#34;Take &#39;em prisoners, deep into the underground!&#34;, squealed Viorele to the pack right before they proceed to capture Umberto, Sir Parr&#39;ey, Joseff and Hendricus. Umberto attempts his last effort to strike back as he bears his own shield in front of them.&#xA;&#xA;  Time to Face Danger one more time, but this time we will go with endurance. Umberto intends to use the shield, so we will add an extra 1 thanks to his Shield-Bearer asset!&#xA;  I throw dice for iron!&#xA;    Action die: 6 + 3 + 1 = 10&#xA;  Challenge die: 8 and 0&#xA;    Strong hit! As he already has up to 10 momentum, there&#39;s no need to add anymore.&#xA;&#xA;&#34;You cannot deceive me for so long... have it at you!&#34;, as Umberto unleashed his shield and budged against the pack of corvid approaching against him, &#34;Come at me, you dirty flock!&#34;. Umberto feels fully invigorated as he begins to go in an aggressive state of mind...&#xA;&#xA;  We are about to Enter The Fray. This is a quite long move to do! We have the following foes in combat:&#xA;  - Corvid bandits who are trying to capture Umberto alive. Their rank is Troublesome as they are not a lot to handle.&#xA;  - Viorele, who leads the corvid bandits. Has a rank of Dangerous due to her dexterous expertise in stealth based moves.&#xA;    Due to becoming ambushed, Umberto must roll for wits to determine initiative. I throw dice.&#xA;  Action die: 1 + 1 = 2&#xA;  Challenge die: 3 and 3. Match.&#xA;    Uh oh, it is not just our first miss, but also a terrible match! We must Pay the Price...&#xA;&#xA;...but the strength of the corvid bandits begin to pressure Umberto as they come through from each side. They push his head under by force, making him unable to resist further. &#xA;&#xA;He barely tries to counter pressure them by pulling his strength with the limbs against them, but it&#39;s like trying to push an oncoming swarm of boulders, except he is not disposed of herculean strength. Joseff and Sir Parr&#39;ey are also under pressure by the corvids. For a second, Umberto was able to see one of the corvid bandits about to pull out a strange vertical shaped potion with yellow gold liquid, before his sight is distracted again. He becomes worried about Parr&#39;ey getting poisoneed by something, but he tries to focus on his enemy. Another corvid bandit from behind reaches to him and steal his circular wooden shield from his back by detaching it and flies away holding it, all for Umberto to not notice it at all due to the distraction of the forceful strength of the bandits cornering him. &#xA;&#xA;  Wooden circular shield is removed from character sheet.&#xA;&#xA;Viorele lets out a burst of corvine laughter as she jumps to backstab Umberto, &#34;Gotcha!&#34;...&#xA;&#xA;  Umberto Faces Danger. Roll + iron.&#xA;    Action die: 3 + 3 = 6&#xA;  Challenge die: 6 and 1.&#xA;    Strong hit. Momentum is already maxed out so no bonus.&#xA;&#xA;...and as he happens to notice where she&#39;s coming from, he lends an armful blow against the pushing bandits before he twists behind the enemy and parries her blood stained dagger with his axe. &#34;I ain&#39;t no mole!&#34;, as he provokes the corvids. &#34;I thought mice couldn&#39;t listen as well as moles. Could be the fact they&#39;re so small they don&#39;t hear the sound of shining blades?&#34;, replied Viorele, playing a game of taunts against him, although, he wasn&#39;t as intimidated than a mere rat.&#xA;&#xA;  It&#39;s Umberto&#39;s turn. He Strikes against Viorele with his axe in response!&#xA;  I roll dice for iron.&#xA;    Action die: 2 + 3 = 5.&#xA;  Challenge die: 6 and 6. Match!&#xA;    He has been too careful of himself for so long, so he decide to Burn Momentum to cancel the challenge dices and automatically get a Strong hit. Because he&#39;s wearing heavy combat armor, he is Encumbered, thus his momentum resets to +1. He then inflicts 2 + 1 harm to Viorele due to wielding an axe, and retains initiative. &#xA;&#xA;Umberto holds his axe with his fists as he prepares to swiftly reach his target before thrusting his arms towards her torso. The axe&#39;s blade severely damages her right arm, right where she was holding her dagger, as it protrudes to her feathers. She lets out a loud corvine exerting scream, much to cause worrisome distraction to the corvine bandits, and slips away from you. She falls down, but not completely flat on the ground, before she is about to turn up again to Umberto. Joseff praises Umberto&#39;s move: &#34;Good shot, Umberto!&#34;, while busy fighting back the other bandits from the other side of the room.&#xA;&#xA;Sir Parr&#39;ey, in the meantime, is holding his greatsword tight in his hands as he observes the movements of one of the 3 bandits in front of them. The bandit enemy spreads his wings into a brief flight to prepare an attack with thrusting feet as he yields a provoking squawk to Sir Parr&#39;ey, but fails to land on his head as he performs a sophisticated mid roll away from the oncoming gripping feet of the corvid. The bandit loses a bit of balance before landing again into the floor.&#xA;Now, as Sir Parr&#39;ey and Joseff are cornered by the other 3 corvid bandits, they hold their weapons and clash out against the enemies with their blades; Sir Parr&#39;ey swings his greatsword, while Joseff lends a handful of butcher knive stings towards the faces of the corvid bandits.&#xA;&#xA;  For my characters&#39; ally attacks, i decided to use moreso the same Combat Moves, but with a slight exception: Whenever they decide to Strike or Clash, rather than rolling for character stat values, they will use their respective ranks as extra points for the roll.&#xA;    As a duo, Sir Parr&#39;ey and Joseff makes a Strike against the corvid bandits.&#xA;  I roll dice, plus 1 since they&#39;re a group.&#xA;    Action die: 4 + 1 = 5.&#xA;  Challenge dice: 4 and 3.&#xA;    Strong hit. The group retains initiative and inflict 2 + 1 harm to the corvid bandits!!&#xA;&#xA;The corvid bandits, attracted by the attention of the two wielding blades, become slashed down and injured by the flurry of unleashed blades of the two marauder vagabonds, stabbing like lethal bird beaks as they cut one-by-one their wings. They are at least able to withhold most of them in order to leave Umberto some terrain, however, one bandit retreats wounded from his group.&#xA;&#xA;Hendricus begins to suffer a great anxiety from the fight as he begins to escape, but due to the corvids blocking the path towards downstairs, he couldn&#39;t think of a better solution. He rushes to the window that leads to the outer border of the academy with risky intent, with frustrated sweating from the high tension of the situation, only to be pulled behind by a bloody wounded corvid bandit silencing him by placing a dagger to his throat. Hendricus wails out of fear of being cut off.&#xA;&#xA;Umberto hears Hendricus&#39; scream curling through his ears as Viorele&#39;s impressed expression gives a certain sense of desperation. &#xA;She exclaims, &#34;You&#39;ll forget about tha&#39; when ya will fall into the same shadow! Beg for mercy and submit to us, for the Conspiracy&#39;s fallen!&#34;. &#xA;Umberto still keeps a high profile and remains concentrated as he responds: &#34;Was your revenge only a mere excuse? Perhaps are you with the same bastards who kidnapped Reaghley?&#34;. &#xA;Viorele replies back with yielding rage: &#34;My revenge is a sworn WAR!&#34;. &#xA;&#34;Wasn&#39;t the Marquisate your sole enemy, or is it also us?&#34;, said Umberto.&#xA;Viorele grows frustrated by the moment she understands that he found out in which side she was. She begins to hesitate before Umberto swings the blade of the axe again.&#xA;&#xA;  Strike. Roll with iron.&#xA;    Action die: 6 + 3 = 9.&#xA;  Challenge die: 6 and 0.&#xA;    Strong hit. Umberto inflicts 2 harm (+1 for axe) to Viorele.&#xA;  In other words, as he managed to inflict a Strong hit and filled the entire progress bar, he proceeds to End the Fight.&#xA;    I roll the challenge dices and compare my progress track, in which i have all the 10 boxes ticked completely, and IT&#39;S A STRONG HIT, TOO! &#xA;  Viorele is off from combat.&#xA;&#xA;Viorele, in a desperate move, fists her dagger and tries to dash away in trying to find an opportunity hit, but her reckless emotion she obtained from her disappointment prevents her to think mentally and throughout to find a best spot for a strike of dexterity. After she rolls and bumps into a shelf of books, the shelf falls down along with its books, covering her face. She lets out a loud warning to the corvid bandits, telling them to retreat from combat, but as soon she let out these words, Umberto, in a chance of luck, swings his axe&#39;s tip towards her like an axe smith, and cuts her torso through her tunic violently.&#xA;&#xA;The corvid bandits, by now, are reduced to just two of them because of Joseff and Sir Parr&#39;ey&#39;s formidable strength. Joseff fell to the floor out of exhaustion, while Sir Parr&#39;ey, covered with sweat of battle, looks down upon one of his annihilated corvid bandits, who watches Parr&#39;ey&#39;s thirst of battle clenched before they shut their eyes off. Hendricus, in the meantime, faces an unfortunate fate as one of the last corvid bandits lifts their blade to the old weasel&#39;s throat. &#34;No!! Aaack!!&#34;, as he wails while Sir Parr&#39;ey stares into him right in the same moment Hendricus&#39; throat was cut! &#34;Saint Eagle!&#34;, Parr&#39;ey screams of sorrow as he runs immediately towards the threatening bandit to finish him off. &#34;STAND STILL, FOUL CROW!&#34;&#xA;&#xA;  Parr&#39;ey lends a Strike blow. I throw a generic action dice.&#xA;    Action die: 1.&#xA;  Challenge die: 9 and 2.&#xA;    Unfortunate Miss.&#xA;&#xA;But the bandit manages to avoid the greatsword as they flee flapping their wings. The remaining corvid bandits watches the deaths of his other bandits before spreading their wings off to the window, fleeing. &#34;Damn it!&#34;, exclaimed Sir Parr&#39;ey as he watches the fleeing corvids with profound expression of grief. &#xA;&#xA;From the window, the fire in the keep had already begun to cease and the flames that devoured every thing had become nothing more than grey smoke floating towards a sun setting sky. There are ruined houses, defense turrets fallen into mere wood planks, and the bakery, which was intact before, suffered devastating structural damage, due to the aggressive forces of the Woodland Alliance and the Marquisate. There&#39;s no sight of other denizens either as the famine and disorder that overwhelmed them dragged them to flee or rot into hunger, leaving Cragswallow Slope into a almost deserted city.&#xA;&#xA;Sir Parr&#39;ey quickly arrives to Hendricus, now unconscious and laid into a wall gap after suffering to a quick death from the throat cut. He pleas on him, &#34;Hendricus! Can you hear me?!&#34;. &#xA;He shakes his frail body, but there was no response. &#xA;Parr&#39;ey kneels and faces down in desperation in silence as he stares into Hendricus&#39; resting face covered in blood for a large sum of seconds, before getting up and walking away from him. Parr&#39;ey&#39;s grief fills him with an anger he couldn&#39;t prove alone as he lays his eyes on Viorele. His teeth clenched like a mad dog. &#34;Is this your war?&#34;, asked a raging Parr&#39;ey to Viorele. &#34;Is this the prize you want us to pay? Why haven&#39;t you decided to kill us right away instead?&#34;.&#xA;&#xA;&#34;... L-Lachlan Pinck.&#34;, spoke out by Viorele. That is the name of a prodigious Woodland Alliance leader who also corresponds to what Umberto saw earlier shortly after he entered into Cragswallow Slope: dark furred, one-eyed orange fox with an eye patch. The marauders turn into shock after finding out her revelation about their objective.&#xA;&#34;I agreed t&#39; aid him in his mischief. I pretended t&#39; be an errant information dealer. He wanted to see anyone die from trying to stop him because he wouldn&#39;t allow ya to thwart around. He&#39;s bribing the Riverfolk Company to owe him everything, the goods, the resources, in exchange for a deal.&#34;. Umberto listens to her carefully as he sits down in the floor while Joseff and Sir Parr&#39;ey watch her discourse seriously, jealous of her quick betrayal.&#xA;&#34;I lied when my friends died, &#39;t was all a diversive to trick ya. Only our headquarters had been destroyed by tha Marquisate. I was, however, lucky tha&#39; he gave me a chance to survive, but in exchange he forced me t&#39; cooperate with him to put the Riverfolk Company into trouble. He wants to cause a scarcity of resources towards the great powers of the Woodlands, all to create a powerful faction that would even surpass the Woodland Alliance itself...&#34;. She said too much to explain a plan she wouldn&#39;t dare to reveal to any one else.&#xA;&#xA;&#34;Viorele, what in the baldened eagle are you talking about?&#34;, asked a bothered Sir Parr&#39;ey before at a loss of words. However, before Viorele finishes to speak, sounds of big weaponry are heard clanking as they surpass the auditive barriers of the academy&#39;s walls and a loud and sudden explosion of dynamite destroys the walls of the academy as debris and smoke flies all around! Viorele succumbs into smoke, while Umberto and his companions startle like scaredy cats! The intense explosion hovers them off like furniture and by consequence, they knock out unconscious.&#xA;&#xA;  Endure Harm. Umberto suffers -3 health due to the explosion&#39;s overwhelming force. Roll for health.&#xA;    Action die: 3 + 2 = 5.&#xA;  Challenge dice: 3 and 1.&#xA;    Strong hit. Umberto embraces the pain and take +1 momentum.&#xA;&#xA;Although he did not suffer a major injury, he&#39;s been hurt badly by that explosion. Right after that, his eyes close. The last thing the marauders hear before the hiss hits is marching footsteps leading towards them.&#xA;&#xA;  Before we end the chapter, i&#39;ll mark progress for the Save Skipper Reaghley progress track, as Umberto found out an overwhelming truth regarding Skipper Reaghley&#39;s whereabouts. It now has 4 full progress out of 10.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Hello everyone, this is the first post of The Analogue Dolphin, AleF2050&#39;s newest mini blog on my personal Solo RPG Actual Plays. I don&#39;t have a proper introduction written around yet, but I would like to start with the first chapter of my ongoing Ironsworn campaign that I&#39;ve been playing in solo as my first approach into the world of solitaire roleplaying. I&#39;ve been writing these for several weeks until now, as the process can be incredibly satisfying but tough enough to abide by.</p>

<p>If you want to reach me out for feedback, be sure to check my Mastodon profile: <a href="https://livellosegreto.it/@AleF2050" rel="nofollow">https://livellosegreto.it/@AleF2050</a></p>

<p>I hope you will have fun reading it!</p>

<p><strong>WARNING:</strong> This campaign contains elevated level of violence and may not be suitable for every reader.</p>

<h2 id="premise">Premise</h2>

<p>This solo RPG campaign diary will be using <strong>Ironsworn</strong> as the primary source rulebook, accompanied with several picks from the Root RPG manual for the setting and character inspiration. This will be the first time i&#39;ll be dwelling into solo roleplaying, in which grants me to write a story based on established ruleset.</p>

<p>After some careful consideration, i chose <em>Ironsworn</em> as many solo roleplayers recommended the intuitive flexibility of its ruleset, however, as i don&#39;t feel the obligation to delve into <em>Ironsworn</em>&#39;s default setting, which is too dark for this campaign&#39;s taste, i wanted to base this campaign off one of my artistically favorite board games, <em>Root</em>, in which few years ago had got its own role playing game based on the PbtA (Powered by The Apocalypse) engine, which Ironsworn also derivates from! I always wanted to dive deep into its world due to its charming anthropomorphic animal fantasy driven setting, but also being inspired by high fantasy works such as The Hobbit and The Lord of the Rings.</p>

<p>In this adventure, we will be using Root RPG&#39;s Woodlands setting as the starting base, while for our main character we&#39;ll be referencing one of the vagabond characters from one of the quickstart&#39;s &#39;playbooks&#39;, which are character sheets. We&#39;ll be basing our main character on Umberto the Raider, found in the Bertram&#39;s Cove Quickstart, who is a kind of resolved fighter who seeks glory in the battlefield and dreams of meeting the legendary pirate Captain Sparrowhawk. His ambition drives into his mind and ventures into the Woodland to find company and seek its whereabouts.</p>

<p>Consider that this campaign will loosely base on the world of Root with a sized amount of twists that are not accurate to the original setting&#39;s themes. Root RPG&#39;s tones are serious enough and is about wars and diplomacy in the woods, although the use of a tame art style acknowledged how the setting was also friendly enough for younger players to approach, while Ironsworn&#39;s original setting consists of exploring unknown lands in times of dark. I&#39;ve based half of the written truths from the Root setting, with the rest adding a premise for a possible twist that might come around the campaign.</p>

<p>I&#39;ve also gathered some community written fan lore around Reddit and other places to use as setting supplement and will also be using a map drawn by Yarkin17 from Reddit as the default (for now) map to guide myself into the world of the campaign, instead of using Ironsworn&#39;s Ironlands. Later on i might redraw the map personally on Wonderdraft to fit properly with the campaign, in a way i could easily update the map as the campaign moves on.</p>

<blockquote><p>While writing this campaign, i will be aiming to write on my own as i will be using AI only as an automatic improvisation tool. My opinion on AI is strongly negative when it comes to substitute my writing and, if i would happen to not like what i&#39;m using, i&#39;ll be using generating tables i find around the internet to help me come up with ideas through wordful inspiration.</p>

<p>After all, i damn love using tables than AI.</p>

<p>Most of the fiction relative details such as NPCs, locations, events and so on are generated to help me save time thinking through manually, either through tables, online generators that aren&#39;t used by LLMs and so on. This to ensure that i&#39;m doing things in the most natural way possible. Mechanic specific events will be dictated through text quotations as proof of roleplaying. Roll of dices will be mostly done through physical dices for accuracy. Digital dices are fine, but they&#39;re just random seeded numbers.</p>

<p>I guess that&#39;s all for now, so let&#39;s enjoy the ride now!</p></blockquote>

<h2 id="prologue-umberto-the-raider">Prologue: Umberto the Raider</h2>

<p><img src="https://i.imgur.com/VcbMhPn.jpeg" alt="Umberto, the Raider">
Source: Original, with image by Kyle Ferrin from the Root RPG</p>

<p>Umberto, as the voices of the Woodland Alliance say, is an average adult mouse of a certain muscular quality. His hot blooded aspiration for combat fueled his mind when he was raised peacefully by a family of mice who lived inside a barn of a rural farm located in the southwestern region of  The Plains. His will to fight does not come neither from anger, nor desire, but to become useful and an advantage among people. Umberto&#39;s fur is lime like the yellowish grass of his birthplace, his ears are imperfectly round as circles, and his smooth teeth gives him a formidable representation of him. He strays off from being one of those ordinary mouse people, or at least what the Marquisate say, those pesky rats.</p>

<p><img src="https://i.imgur.com/3UjWhfA.png" alt="Map of The Great Continent"></p>

<p><img src="https://cdnb.artstation.com/p/assets/images/images/029/467/649/large/blake-pullen-outdoor-scene-2-final.jpg?1597660518" alt="The village in which Umberto was raised on.">
Source: <a href="https://www.artstation.com/artwork/kDw4qK" rel="nofollow">Blake Pullen</a>, Artstation</p>

<p>He was raised by his mother, a fisher woman who frequently traveled from the Southern Plains of the Continent to the Eastern Coast to catch fish. One day, while Umberto was accompanied by her, she was eaten alive by a giant sea creature who originated from the depths of the Sea. By the very moment she was about to be eaten, Umberto saw the terrifying teeth covered with blood stains of the victims who fell into his doom. From that day, it traumatized him, but the courage he had gained from his training grew a strong will of fight which served him as inspiration for one day he would come to fight his most feared enemy. Shorty after her mother was buried somewhere in a graveyard, he left the farm and sought after a group of marauding bandits.</p>

<p>Aside from his family issue, Umberto had many fixations of encountering the legendary Captain Sparrowhawk, a rebel pirate of the Woodland Alliance who fought against the Marquisate, after hearing many stories surrounding him and his company. He believes that one day he could mark a sign on the communities of the Woodlands and to become a hero among the crowd.</p>

<h2 id="chapter-1-the-eastern-woodlands">Chapter 1: The Eastern Woodlands</h2>

<blockquote><p><em>As the first step of the campaign, we will be using Root RPG&#39;s clearing creation process found in Chapter 9 to introduce the clearing in which Umberto will end up. This allows us to come up with a new and fresh series of sub locations set around a specific region of the Woodland.</em>
<em>According to the Root RPG manual, it is preferred that the vagabonds are sided with the Denizens, who are the faction of the commonfolk who aren&#39;t part of either specific faction.</em></p>

<p><em>I decided to let the Marquise de Cat, the Woodland Alliance and the Riverfolk Company to star in this region of the Woodlands, so for now i want the Eyries to have a larger role somewhere in the story later. For the Riverfolk, they will have a supporting role in this location, but their setup is kind of confusing for me so i&#39;ve decided to break a rule to draw my own river stream.</em></p>

<p><em>With the setup done, this part of the Woodlands turned out to be less than expected. This will be a visual &#39;truth&#39; for this part of the campaign. Explaining the complete process would be too much, but i&#39;ll guarantee that spending few hours generating clearings and stuff was worth.</em></p></blockquote>

<p>16 a.E., 14th October</p>

<p><img src="https://i.imgur.com/PRwWKwb.png" alt="Map of The Great Continent, pointing to the Eastern Woodlands">
<img src="https://i.imgur.com/5Xdsrlk.jpeg" alt="Map of the Eastern Woodlands"></p>

<p>The Woodland Alliance successfully averted the major threat of the Marquisate while also keeping the remainders of the Eyrie Dynasty off from their gauge, although aggressive activity in this area has been become tame in most of the clearings.</p>

<p>The Marquisate is still around in the northern fraction of the Eastern Woodlands and a small part of the southern fraction, while an Alliance base has been established right into <strong>Cragwallow Slope</strong>, where one of the Marquisate&#39;s keeps resided, and is now under siege as the remaining Marquise soldiers run with a frightening disbelief of their expectations of conquest. Meanwhile, few underground activities of the Alliance are ongoing in the clearings of Blackrock and Fallowstone, awaiting to strike before the Marquisate&#39;s reinforcements.</p>

<p>While the two factions are dueling between rows of the forest, commercial activity is running low. The otters of the Riverfolk Company, having previously served both the Marquisate and the Woodland Alliance in tranquility, are making a desperate run for profit in the clearing of Grasslake as they are running low on clients in these surroundings.</p>

<p>That, is the Woodlands&#39; current situation, until now...</p>

<p><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/11/Forest-Trail-Seneca_ForestWander.JPG" alt="The forest"></p>

<p>Umberto is boarding on a small wooden caravan, traveling around the forest path. It is a cloudy lit morning, as a slight breeze keeps a calm and seemingly peaceful moment of relief. Umberto knows that this moment wouldn&#39;t last for long when suddenly he hears a voice coming from the caravan&#39;s conductor: “It&#39;s been days, but we&#39;re almost there. We&#39;ll be shortly arriving at Cragswallow Slope.”. Umberto awakens from his night travel sleep as his eyes open up in front of his long time marauder companions sitting in the same seats of good fashioned red cushions.</p>

<p>His companions, much as astute as Umberto, accompanied him since his earliest days back in the times when his mother was still alive, helping him acquire combat strength from their trainings and having affronted shady vagabond affairs around the Woodlands and around The Plain. The first one is Sir Parr&#39;ey, a temperamental grey furred hare, sitting one chair away from Umberto&#39;s, and the second one is Joseff, a middle aged round looking beaver of slow personality, who instead sits away from the same row as the yellow furred mice and the rabbit. Just like Umberto, they also wake up from their rest and Joseff lets out a yawn that lasts long about 5 seconds, much to annoy Parr&#39;ey, disrupting his hush ears. “Would ya cut off?”, exclaimed the grey furred rabbit from his rough awakening. The conductor of the caravan, a roughly 30 year old mouse, drags the caravan&#39;s arms with a notable strength of resistance, as if even for 10 hours wouldn&#39;t last him his physique.</p>

<blockquote><p><em>Umberto&#39;s companions, Parr&#39;ey and Joseff have both ranks of Dangerous.</em></p></blockquote>

<p>Umberto raises away from his seat. “Good Friday to you all.”, as he saluted Joseff and Sir Parr&#39;ey just like he would do almost every day in good company. “Morning.”, replied back the two. Umberto looked outside the fine windows of the caravan and sees an entrance just hundreds meters upon the path, meaning that his arrival to Cragswallow Slope is just on sight.</p>

<p>Umberto, Joseff and Sir Parr&#39;ey were on the way on investigating the recent disappearance of Skipper Reaghley, of the Riverfolk Company, a friend who had assisted the marauders shipping necessary equipment and goods for their survival through an established friendly pact. Reasons about the disappearance were unclear until recently they got hands on a rumor delivered by an errant corvid, implying that Reaghley might have been kidnapped by a traitor of the Woodland Alliance, an organization of rebels from the Woodlands founded to fight for independence in the woods. According to the rumors, Reaghley could be inside the Marquisate keep, held in an unknown location. In other words, Umberto learns that the keep is still under siege from the Woodland Alliance after winning a fierce battle against the Marquisate and is now under fire.</p>

<p><img src="https://i.imgur.com/QF6803X.png" alt=""></p>

<p>“This is our chance to save him, but it beats me that it had to be that damn Marquisate keep of all places! I wonder why...”, talked a sighing Joseff as he places his hand on his forehead. “Umberto, you are the one in command”, as Sir Parr&#39;ey points to Umberto explaining a brief of their objective, “don&#39;t act reckless for this time. Even if i&#39;d have to say that fires are very bad news, we must do it for our trustee. We will put our trust in you until you come back with him or nothing. If you fail, our alliance will be done for”. Umberto nods affirmatively to Joseff and Parr&#39;ey, understanding his duty. Umberto was born to fight and aware enough about dangerous situations, but his fear of flames infesting a whole building sounded like a terrible idea for him. Despite this, he acknowledges his worries as a determined glow of courage fills his mind. “It will be done, i promise!”.</p>

<blockquote><p><em>In this case, it&#39;s time to Swear an Iron Wov. This wov, as it involves helping a riverfolk employee inside a keep in danger, has a rank of Dangerous.</em></p>

<p><em>I roll a +heart.</em>
<em>Action die: 5 + 2 = 7</em>
<em>Challenge die: 4 and 4!</em></p>

<p><em>The action die turns an astonishing 5, but we already get our first challenge dice match of 4 = 4, so we achieve an exceptional Strong hit with a match! Umberto gains +2 momentum out from the Strong hit from swearing a wov.</em></p></blockquote>

<p><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/e8/Forest_fire_in_Oregon.jpg/960px-Forest_fire_in_Oregon.jpg?20140831201512" alt="">
Source: <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Forest_fire_in_Oregon.jpg" rel="nofollow">https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Forest_fire_in_Oregon.jpg</a></p>

<p>As the caravan begins to slow down and steadies nearby to the entrance of Cragswallow Slope, Umberto and company steps out from the caravan to gaze through upon the first sight of the clearing. Just as expected, the keep located on the far corner of the clearing is covered by flames. The mouse denizens, who normally could have wandered around the streets and visiting their beloved parents and friends, are currently residing inside their homes fearful of the conflict ongoing, while others lay dead and unconscious around trails of blood. “This is so unpleasant”, said Joseff in a astonished mood, “i bet you wouldn&#39;t burn one of your round ears here!”.</p>

<p><img src="https://cdn2.picryl.com/photo/1801/12/31/loutherbourg-coalbrookdale-by-night-262d8d-small.jpg" alt="">
Source: <a href="https://garystockbridge617.getarchive.net/amp/media/loutherbourg-coalbrookdale-by-night-262d8d" rel="nofollow">https://garystockbridge617.getarchive.net/amp/media/loutherbourg-coalbrookdale-by-night-262d8d</a></p>

<p>Suddenly, Umberto sees a wandering shadow running behind houses darkened by the aggressive light of the blazing fire of the burning keep. As it jumps around like a jaguar hopping between the high fields, he tries to sharpen his sight. “Something is in the way.”, heeded notice to his companions turning their heads around the clearing, looking for the strange figure. Several cats appear beneath the gates of the burning keep, thrusting into battle against a flurry of rebels of the Woodland Alliance, mostly mice, but with a little bit of foxes and rabbits. In that same moment, the same shadow appears again from another house covered in silhouette before stabbing two Marquises into a striking fierce blow before the cats lay out a bloody scream of pain before falling down. It was unexpected for Umberto to see that the strange stealthy figure was no one but the covert information dealing crow that his companions have stroke a deal with. The Marquise soldiers cower in surprise as they begin to evaluate the crow&#39;s dexterity recklessly before deciding to retreating in the woods. Behind the outskirts of the clearing, a mysterious figure stands beneath the trees, a dark orange fox with an eye patch, observing the situation like a standing statue as he lays his eyes watching the bothersome scenario before shortly walking away.</p>

<p>Sir Parr&#39;ey was surprised to see the corvid who came from the shadow. “So you refrained from hiding yourself from the dark just to steal the show, aren&#39;t ya?”. The stealthy crow, who came right from the trunks of the clearing, doesn&#39;t seem suspicious than a mere, greedy thief, but as a member of the sly Corvid Conspiracy, the duty was to provide information while being in covert from the powerful factions. There was an additional reason for why she came here. “While i was in t&#39;way to find out why &#39;at old otter was dragged in ta&#39; fire, i wasn&#39;t aware tha&#39; Marquisate got a sneaky unit. Hear my plea. I need him alive and i owe ya to help me.”, said the corvid before letting out a closing and brief cry. The companions remain in brief silence before Joseff asks: “What? With that fire dump there?”, expressed preoccupation towards the corvid.</p>

<p>Her name is Viorele, a determined scoundrel. She carries a purple tunic with a weird yellow star looking pattern decorating it and a long, mildly blood stained dagger. “I&#39;m not a fool. I know what i will be doing”, as she clarifies that she, too, is determined to risk her life to reminisce her corvid companions&#39; death. “I&#39;m no haunting rebellious anymore. I won&#39;t be living for long afta&#39; i&#39;ve lost my friends. You paid the debt to me, but i saw in ya a brave heart t&#39; overthrow such tyranny, which&#39;s same enemy as mine. Do me a favor t&#39; avenge what i&#39;ve lost, should you?”</p>

<blockquote><p><em>Umberto tries to Forge a Bond for Viorele&#39;s cause...</em></p>

<p><em>I throw dice + heart.</em>
<em>Action die: 4 + 2 = 6.</em>
<em>Challenge die: 2 and 5.</em></p>

<p><em>Strong hit! Umberto marks a bond with Viorele and chooses to increase momentum by +2.</em></p></blockquote>

<p>Joseff and Sir Parr&#39;ey, at first, wanted to refuse her plea because of their concerning of Viorele&#39;s suspicious involvement with your affairs, but Umberto breaks their silence: “Why leave a miserable lady alone? As long as she will help us find Reaghley, we will all get a good drink of rum!”, he said excitedly.</p>

<blockquote><p><em>Umberto also gains 3 experience out from making a new companion!</em></p></blockquote>

<p>Having wasted enough talk time in the middle of the siege... “Off the talks, we must go now.”, said Joseff.</p>

<blockquote><p><em>Umberto proceeds to step forth and to Gather Information around the situation in Cragswallow Slope.</em></p>

<p><em>I throw a dice + wits + 1 as his community collaborates.</em>
<em>Action die: 3 + 1 + 1 = 5.</em>
<em>Challenge die: 1 and 3.</em></p>

<p><em>Umberto is clear enough, and with the help of his companions, he scores a Strong hit! He gets +2 momentum.</em></p></blockquote>

<p>Looking around, Umberto finds a small public academy and a bakery that are still intact and safe for the time being. Few remaining mouse denizens in safety are trying to survive as more Woodland Alliance rebels run towards the remaining Marquisate soldiers with their blades and arches in position. Some mouse people are left unconscious in the walls of their homes, and as Joseff suspects, “These mice died of hunger... what&#39;s going on here?”. As for the keep, the gate is destroyed, leaving a great entrance exposed to further attacks in front of a large staircase. The keep is built with curated stone, but examining with brief knowledge of war weaponry, there&#39;s some broken walls in some outer edges of the entrance side. The blazing fire that lies behind the gates is still blowing like a giant torch as it devours banners and carpentry into mortal orange.</p>

<p>Sir Parr&#39;ey notices an old weasel walking away from the door of the public academy. “Someone help us...”, he cried as he struggles to hold on his frail, walking legs until he falls off to the yellow grass ground. “By the almighty birds...”, said the fairly shocked Joseff as he observes the old weasel in critical conditions. “We need t&#39; help him!”, as Viorele heads immediately to bring him assistance. Umberto and the others holds with their hands on the wounded torso as they begin to pull him up along slowly. “I&#39;m suffering a lot...”, the old weasel lamented as he feels the wounds gripping him into weighing pain.</p>

<p>For the most of the time, vagabonds aren&#39;t usually good or simply don&#39;t care aiding helpless people in the midst of a conflict, but Umberto remembers that, after his mother&#39;s death, he wasn&#39;t just a person who let out the glory of fight in his veins, but a person willingly to protect others too. Umberto, nostalgic about the flowing memories of his childhood, felt a pity sorrow, thinking the old times he had spent at his old house from The Plains. Shortly after coming to an agreement with himself, he builds up some serious busy mood to distract away from his thoughts.</p>

<p>“Damn it! Helping this old hunch right in the middle of the battlefield...” as Sir Parr&#39;ey struggled finding possible medication or first aid band to mend his wounds. All they could do is bring the poor being back into where he had came from, the academy, so they walk back into the entrance of the academy through the broken door. Parr&#39;ey chooses Joseff to guard the outdoor, “You better watch where those furry felines come from. I&#39;ll stick with Umberto for a while.”. “Oh, thank god i won&#39;t have to weigh too much.”, replied Joseff, “muscles are too poor for me.”. For Joseff, when it comes to guarding, double checking and similar tasks, he enjoys doing nothing out of fresh air, but as a vagabond, there can be no rest for all day. Viorele silently sides with Parr&#39;ey as she follows him along with Umberto...</p>

<p><img src="https://brewminate.com/wp-content/uploads/2020/01/012420-45-History-Medieval-Middle-Ages-Library-Education-768x487.jpg" alt="">
Source: <a href="https://brewminate.com/libraries-in-the-medieval-and-renaissance-periods/" rel="nofollow">https://brewminate.com/libraries-in-the-medieval-and-renaissance-periods/</a></p>

<p>The academy&#39;s interiors are partially intact: the exterior didn&#39;t face significant damage, apart from certain cracks in the walls, while the study room shows signs of damage around its wooden shelves, the creaky wooden floor left with broken planks and shattered windows.
After Umberto, Viorele and Sir Parr&#39;ey manage to find a place to lay the old weasel to rest, he slowly regains consciousness and opens his eyes in front of the marauders and the corvid. He lays a slow gaze upon Umberto and turns his head out of sheer disorientation. “Huh... “, as he looks at the three in a sober state. Viorele speaks up to the old weasel, “You shouldn&#39;t be around in a zone of war. We&#39;re here t&#39; keep ya safe.”, as she&#39;s trying to reason with the denizen to not go outside.
“Y-You&#39;re crazy! Look what those rough war pests did to me! I need to run away from this mess, and you strangers put me back here! What do you want from me?!” asked the weasel to the strangers he finds in front of himself. Sir Parr&#39;ey replies: “It&#39;s too dangerous. We&#39;ve just arrived here to keep you safe from falling you in a certain death. You should stay here while we take care of it”. The old weasel agitates with hesitation as a sense of insecurity scours in him, and shouts: “B-But what if these Alliance g-goonies find out that you&#39;re holding me hostage? Who are you all?”.</p>

<blockquote><p><em>The old weasel is intimidated as he believes Umberto and his companions are taking him hostage. Umberto try to convince him that he&#39;s not his enemy through more indirect means and try to ask for informations about the situation, so he tries to Gather Information.</em></p>

<p><em>I throw dices for wits, plus one for party presence.</em>
<em>Action die: 6 + 1 + 1 = 8</em>
<em>Challenge dices: 5 and 0.</em></p>

<p><em>Strong hit. Umberto also gets +2 momentum.</em></p></blockquote>

<p>Umberto introduces himself as a group of &#39;sort-of friendly&#39; marauders and that they&#39;re not here to take hostage, but to find out details on the whereabouts of their Riverfolk Company ally Skipper Reaghley.
In this room, previous trophies describing historical achievements and luxury framed pictures, placed around shelves, such as academic grade awards for his expertise on the history of The Great Continent, to the discovery of previously hidden archaeological sites with the help of admired explorers who were conducted near to Moleyridge, one of the most resourceful mountains over the range of the Underground Duchy. Judging from these particular objects of interest, The old weasel is a historian of an estimate fame of Cragswallow Slope. Hendricus, that&#39;s his name. “Reaghley... you&#39;re here for a call of rescue. Now i understand.”, he thinks. “What happened prior before the Marquisate keep&#39;s fire?”, as Umberto asks Hendricus.</p>

<p>“My time is running short, but i&#39;ll tell what i can.” Hendricus slowly begins to shift his thoughts from gripping fear into serious testimony of events. He starts his testimony by jumping back to the events 3 days before today, when the academy was closed after the Marquisate took over. Hendricus was writing a chronicle for The Wood while he witnessed the presence of Marquisate troops fighting against the Woodland Alliance. From the first floor, he watched, in fear, the Marquise forces taking down the rebels with crossbows plunging into bodies and bloody blades slashing their limbs outside from a circular window of the academy. Having continued to observe the situation, he then noticed a mob of Woodland Alliance denizens holding someone as they moved towards the keep. When Hendricus reconstructed that fact, he confirms to know Umberto&#39;s missing person; it was none other than Skipper Reaghley, as Hendricus remembers!</p>

<p>“The boat rower from the Riverfolk, i knew him by his brown eyes.”, said Hendricus as he continues his testimony. It was just easy to deduct from that detail, as Viorele becomes surprised from the historian&#39;s witness, “Alliance rebels, holding him hostage? So tha&#39; traitor is not alone...”. Umberto, perplexed by their mysterious involvement, continues: “The Alliance, why they would do a thing like that?”. “If only could a damn bald eagle know! But that&#39;s not it...”, replied Hendricus.</p>

<p>Returning to his reconstruction, after Hendricus was concerned about the possible assumption that Skipper Reaghley being held hostage by the Woodland Alliance, he began hearing violent budging slams coming from the entrance of the academy. Rather than choosing to blindly open the door like he would to welcome some friend, he had started feeling a premonition of trouble and anxiety coming into his mind. He believed that the ones knocking in the door would&#39;ve been Marquisate soldiers if they&#39;d try to hunt him down and raze the academy to perhaps try to eliminate evidence. Holding this worry in mind, he had started finding a hiding spot under a table with chairs in which would&#39;ve covered him away from the detailed Victorian-esque chair legs...
But who had come after Hendricus wasn&#39;t the Marquise but an onslaught of mobs from the Woodland Alliance who had noticed the weasel&#39;s suspect looking sight on them!
A sinister and intimidating shout of a tough and creepy voice disturbs, “GET HIM! Don&#39;t let him lend the whereabouts of our enemy!”, as a rampant commander of the Alliance slammed down the door of the entrance towards the academy, and marched up to the stairs where Hendricus resided. The commander who led the mob, mostly formed by foxes and mice, was a bothersome and loud mouthed wolf called Gutfreund, who had husky like fur, sharp fangs and an injured foggy left eye.</p>

<p>From that moment, Hendricus&#39; memory ends from that moment, returning into the present day, and barely remembers what happened right after he was threatened by Gutfreund while he was surrounded by his troops. He couldn&#39;t remember anything else but words said by Gutfreund, stating that they will terminate anyone from trying to spread the word about a certain &#39;conspiracy&#39;. Gutfreund and the mysterious Woodland Alliance&#39;s motives of bringing Skipper Reaghley as prisoner were unclear to Hendricus. Right after that, he had saw the academy fall into destruction before his closed eyes as he was knocked out unconscious forcedfully by Gutfreund. No one came to rescue him as he was left alone while the fires caused by the torches of the rogue and corrupt Woodland Alliance devoured countless shelves of books, stored documents, pictures, ornaments, trophies and much more into the tongues of flames... from there, Hendricus lost precious material he&#39;d not just belong to him, but to the whole academy he&#39;d put together for his students. The last detail of Hendricus&#39; story left Umberto with many doubts to resolve, “This is very strange.”.</p>

<blockquote><p><em>As Umberto was able to figure out that Reaghley was kidnapped by a force of the Alliance led by Gutfreund, he Reaches a Milestone for the Save Skipper Reaghley quest wov. He marks two progress.</em></p></blockquote>

<p>Sir Parr&#39;ey&#39;s doubts turned him into a reckless frustration: “That&#39;s ridiculous! Criminal or not, we need him alive.”, as he narrates how the Riverfolk skipper helped them survive with his help, “The Woodland Alliance aren&#39;t our enemy... are they?”. Sometimes, even the most seemingly friendly of companions don&#39;t hide vile intents; as vagabonds and marauders who lurk into the forests of political intrigue, their survival consists of underestimating even the potential of rebels. Just like any political power would sometimes create an opposition from a disfavor, even rebels have suspects among them. Umberto knows that vagabonds aren&#39;t serving for either justice or crime. The power of trust is a precious resource, a hidden potentiality, and a shaping element that is hard to master for those who only think to rely on just bare superficial words. Trust cannot be told in words but in the inner humanity of a soul and the true intents of the heart. Umberto&#39;s response is rather peculiar: He recalls the words from his grandfather, who used to say: “If you are willing to cooperate with friendly strangers, you must make a sacrifice of trust. Talk won&#39;t do it. Sometimes, in this world of violence brought by challenge of power, survival also consists of severe betrayal of values of whom you trust or not, either some or all.”</p>

<blockquote><p><em>Having spoke to Hendricus, Umberto attempts to Forge a Bond.</em></p>

<p><em>I throw dice for heart.</em>
<em>Action die: 4 + 2 = 6</em>
<em>Challenge die: 1 and 9.</em></p>

<p><em>Weak hit.</em></p></blockquote>

<p>After Hendricus finished telling his long testimony, he turns his head towards Umberto with mild distress. “Now that you know the story, i would have let you go, but would you rather leave an old weasel die here, wouldn&#39;t you? Your presence isn&#39;t of much gratitude here.”, spoke the weasel historian before he slowly gains courage to raise his voice towards Umberto and his companions. He tries to reach his right arm towards his back, and continues: “By since that crazy wolf destroyed everything i&#39;ve worked on... the Eyries say that an old man such as me is more than just a wise librarian and a great studious.”. But as he continues to keep you glued into his discourse, a loud explosion is heard rumbling beneath the walls of the academy, causing a mild tremble around the interior of the academy. Joseff, who was keeping an eye for long, rushed behind Umberto with shock, delivering bad news: “I can&#39;t believe it... the corvids! The corvids are coming towards us!”.
What Umberto wasn&#39;t aware is Viorele&#39;s silent involvement and her tenacious fakery of friendliness, which allowed her to observe the situation like a spy. In the very moment she noticed Joseff, she lets out a smirk and steadily grabs her dagger from her tunic&#39;s pocket before dashes with her feet towards Umberto, after gaining an opportunity from the talkative distraction he&#39;s been ended up into! “Huh? Look out behind you!!”, as Sir Parr&#39;ey alerted him, but it&#39;s too late;</p>

<blockquote><p><em>Face Danger. I throw dice for edge as it&#39;s a speed related action.</em></p>

<p><em>Action die: 1 + 2 = 3.</em>
<em>Challenge die: 7 and 0.</em></p>

<p><em>Weak hit. By consequence, Umberto loses one health point and Endures Harm.</em>
<em>I throw dice for health.</em></p>

<p><em>Action die: 4 + 4 = 8.</em>
<em>Challenge die: 3 and 2.</em></p>

<p><em>Strong hit. He chooses to Shake it off, suffering -1 momentum for +1 health.</em></p></blockquote>

<p>Viorele swings her dagger against Umberto, but he manages to notice her movements before dodging her dagger blow. He only gets a mild scratch before he turn towards her.</p>

<p>“Curses!”, Hendricus grabs a knife from his left pocket as he attempts to defend against Viorele&#39;s surprise attack, only to be reached by her grip and is slashed down with the same dagger. Upon contact, she cuts fur from his left arm and then holds the weasel&#39;s half body long tail, making him unable to retreat as she holds him tight. An alarmed Sir Parr&#39;ey shouted: “She fooled us! I knew we shouldn&#39;t have trusted a shady looking bird!”. Viorele&#39;s sinister crow eyes briefly stares right in front of Hendricus&#39; face, threatening him with an anxiety scouring on him before pointing back to Umberto and his companions. “I&#39;d hafta to be glad for having brought me with ya&#39;, but THIS is tha bigger price you must pay for lending ya a hand. We crows hafta taste for blood debts of the denizens.”, speaks Viorele while holding her blade close to the weasel&#39;s throat, ready to cut him down. Umberto shouts with anger towards Viorele, “You insolent feathery scum!”, as he point his right arm at her.
A pack of corvids march towards the study room armed with swords, daggers and crossbows, in rampant beats of footsteps crowding the air of silence and a war-like tension infiltrating in everyone&#39;s eardrums. “Take &#39;em prisoners, deep into the underground!”, squealed Viorele to the pack right before they proceed to capture Umberto, Sir Parr&#39;ey, Joseff and Hendricus. Umberto attempts his last effort to strike back as he bears his own shield in front of them.</p>

<blockquote><p><em>Time to Face Danger one more time, but this time we will go with endurance. Umberto intends to use the shield, so we will add an extra 1 thanks to his Shield-Bearer asset!</em>
<em>I throw dice for iron!</em></p>

<p><em>Action die: 6 + 3 + 1 = 10</em>
<em>Challenge die: 8 and 0</em></p>

<p><em>Strong hit! As he already has up to 10 momentum, there&#39;s no need to add anymore.</em></p></blockquote>

<p>“You cannot deceive me for so long... have it at you!”, as Umberto unleashed his shield and budged against the pack of corvid approaching against him, “Come at me, you dirty flock!”. Umberto feels fully invigorated as he begins to go in an aggressive state of mind...</p>

<blockquote><p><em>We are about to Enter The Fray. This is a quite long move to do! We have the following foes in combat:</em>
<em>– Corvid bandits who are trying to capture Umberto alive. Their rank is Troublesome as they are not a lot to handle.</em>
<em>– Viorele, who leads the corvid bandits. Has a rank of Dangerous due to her dexterous expertise in stealth based moves.</em></p>

<p><em>Due to becoming ambushed, Umberto must roll for wits to determine initiative. I throw dice.</em>
<em>Action die: 1 + 1 = 2</em>
<em>Challenge die: 3 and 3. Match.</em></p>

<p><em>Uh oh, it is not just our first miss, but also a terrible match! We must Pay the Price...</em></p></blockquote>

<p>...but the strength of the corvid bandits begin to pressure Umberto as they come through from each side. They push his head under by force, making him unable to resist further.</p>

<p>He barely tries to counter pressure them by pulling his strength with the limbs against them, but it&#39;s like trying to push an oncoming swarm of boulders, except he is not disposed of herculean strength. Joseff and Sir Parr&#39;ey are also under pressure by the corvids. For a second, Umberto was able to see one of the corvid bandits about to pull out a strange vertical shaped potion with yellow gold liquid, before his sight is distracted again. He becomes worried about Parr&#39;ey getting poisoneed by something, but he tries to focus on his enemy. Another corvid bandit from behind reaches to him and steal his circular wooden shield from his back by detaching it and flies away holding it, all for Umberto to not notice it at all due to the distraction of the forceful strength of the bandits cornering him.</p>

<blockquote><p><em>Wooden circular shield is removed from character sheet.</em></p></blockquote>

<p>Viorele lets out a burst of corvine laughter as she jumps to backstab Umberto, “Gotcha!”...</p>

<blockquote><p><em>Umberto Faces Danger. Roll + iron.</em></p>

<p><em>Action die: 3 + 3 = 6</em>
<em>Challenge die: 6 and 1.</em></p>

<p><em>Strong hit. Momentum is already maxed out so no bonus.</em></p></blockquote>

<p>...and as he happens to notice where she&#39;s coming from, he lends an armful blow against the pushing bandits before he twists behind the enemy and parries her blood stained dagger with his axe. “I ain&#39;t no mole!”, as he provokes the corvids. “I thought mice couldn&#39;t listen as well as moles. Could be the fact they&#39;re so small they don&#39;t hear the sound of shining blades?”, replied Viorele, playing a game of taunts against him, although, he wasn&#39;t as intimidated than a mere rat.</p>

<blockquote><p><em>It&#39;s Umberto&#39;s turn. He Strikes against Viorele with his axe in response!</em>
<em>I roll dice for iron.</em></p>

<p><em>Action die: 2 + 3 = 5.</em>
<em>Challenge die: 6 and 6. Match!</em></p>

<p><em>He has been too careful of himself for so long, so he decide to Burn Momentum to cancel the challenge dices and automatically get a Strong hit. Because he&#39;s wearing heavy combat armor, he is Encumbered, thus his momentum resets to +1. He then inflicts 2 + 1 harm to Viorele due to wielding an axe, and retains initiative.</em></p></blockquote>

<p>Umberto holds his axe with his fists as he prepares to swiftly reach his target before thrusting his arms towards her torso. The axe&#39;s blade severely damages her right arm, right where she was holding her dagger, as it protrudes to her feathers. She lets out a loud corvine exerting scream, much to cause worrisome distraction to the corvine bandits, and slips away from you. She falls down, but not completely flat on the ground, before she is about to turn up again to Umberto. Joseff praises Umberto&#39;s move: “Good shot, Umberto!”, while busy fighting back the other bandits from the other side of the room.</p>

<p>Sir Parr&#39;ey, in the meantime, is holding his greatsword tight in his hands as he observes the movements of one of the 3 bandits in front of them. The bandit enemy spreads his wings into a brief flight to prepare an attack with thrusting feet as he yields a provoking squawk to Sir Parr&#39;ey, but fails to land on his head as he performs a sophisticated <em>mid roll</em> away from the oncoming gripping feet of the corvid. The bandit loses a bit of balance before landing again into the floor.
Now, as Sir Parr&#39;ey and Joseff are cornered by the other 3 corvid bandits, they hold their weapons and clash out against the enemies with their blades; Sir Parr&#39;ey swings his greatsword, while Joseff lends a handful of butcher knive stings towards the faces of the corvid bandits.</p>

<blockquote><p><em>For my characters&#39; ally attacks, i decided to use moreso the same Combat Moves, but with a slight exception: Whenever they decide to Strike or Clash, rather than rolling for character stat values, they will use their respective ranks as extra points for the roll.</em></p>

<p><em>As a duo, Sir Parr&#39;ey and Joseff makes a Strike against the corvid bandits.</em>
<em>I roll dice, plus 1 since they&#39;re a group.</em></p>

<p><em>Action die: 4 + 1 = 5.</em>
<em>Challenge dice: 4 and 3.</em></p>

<p><em>Strong hit. The group retains initiative and inflict 2 + 1 harm to the corvid bandits!!</em></p></blockquote>

<p>The corvid bandits, attracted by the attention of the two wielding blades, become slashed down and injured by the flurry of unleashed blades of the two marauder vagabonds, stabbing like lethal bird beaks as they cut one-by-one their wings. They are at least able to withhold most of them in order to leave Umberto some terrain, however, one bandit retreats wounded from his group.</p>

<p>Hendricus begins to suffer a great anxiety from the fight as he begins to escape, but due to the corvids blocking the path towards downstairs, he couldn&#39;t think of a better solution. He rushes to the window that leads to the outer border of the academy with risky intent, with frustrated sweating from the high tension of the situation, only to be pulled behind by a bloody wounded corvid bandit silencing him by placing a dagger to his throat. Hendricus wails out of fear of being cut off.</p>

<p>Umberto hears Hendricus&#39; scream curling through his ears as Viorele&#39;s impressed expression gives a certain sense of desperation.
She exclaims, “You&#39;ll forget about tha&#39; when ya will fall into the same shadow! Beg for mercy and submit to us, for the Conspiracy&#39;s fallen!”.
Umberto still keeps a high profile and remains concentrated as he responds: “Was your revenge only a mere excuse? Perhaps are you with the same bastards who kidnapped Reaghley?”.
Viorele replies back with yielding rage: “My revenge is a sworn WAR!”.
“Wasn&#39;t the Marquisate your sole enemy, or is it also us?”, said Umberto.
Viorele grows frustrated by the moment she understands that he found out in which side she was. She begins to hesitate before Umberto swings the blade of the axe again.</p>

<blockquote><p><em>Strike. Roll with iron.</em></p>

<p><em>Action die: 6 + 3 = 9.</em>
<em>Challenge die: 6 and 0.</em></p>

<p><em>Strong hit. Umberto inflicts 2 harm (+1 for axe) to Viorele.</em>
<em>In other words, as he managed to inflict a Strong hit and filled the entire progress bar, he proceeds to End the Fight.</em></p>

<p><em>I roll the challenge dices and compare my progress track, in which i have all the 10 boxes ticked completely, and IT&#39;S A STRONG HIT, TOO!
Viorele is off from combat.</em></p></blockquote>

<p>Viorele, in a desperate move, fists her dagger and tries to dash away in trying to find an opportunity hit, but her reckless emotion she obtained from her disappointment prevents her to think mentally and throughout to find a best spot for a strike of dexterity. After she rolls and bumps into a shelf of books, the shelf falls down along with its books, covering her face. She lets out a loud warning to the corvid bandits, telling them to retreat from combat, but as soon she let out these words, Umberto, in a chance of luck, swings his axe&#39;s tip towards her like an axe smith, and cuts her torso through her tunic violently.</p>

<p>The corvid bandits, by now, are reduced to just two of them because of Joseff and Sir Parr&#39;ey&#39;s formidable strength. Joseff fell to the floor out of exhaustion, while Sir Parr&#39;ey, covered with sweat of battle, looks down upon one of his annihilated corvid bandits, who watches Parr&#39;ey&#39;s thirst of battle clenched before they shut their eyes off. Hendricus, in the meantime, faces an unfortunate fate as one of the last corvid bandits lifts their blade to the old weasel&#39;s throat. “No!! Aaack!!”, as he wails while Sir Parr&#39;ey stares into him right in the same moment Hendricus&#39; throat was cut! “Saint Eagle!”, Parr&#39;ey screams of sorrow as he runs immediately towards the threatening bandit to finish him off. “STAND STILL, FOUL CROW!”</p>

<blockquote><p><em>Parr&#39;ey lends a Strike blow. I throw a generic action dice.</em></p>

<p><em>Action die: 1.</em>
<em>Challenge die: 9 and 2.</em></p>

<p><em>Unfortunate Miss.</em></p></blockquote>

<p>But the bandit manages to avoid the greatsword as they flee flapping their wings. The remaining corvid bandits watches the deaths of his other bandits before spreading their wings off to the window, fleeing. “Damn it!”, exclaimed Sir Parr&#39;ey as he watches the fleeing corvids with profound expression of grief.</p>

<p>From the window, the fire in the keep had already begun to cease and the flames that devoured every thing had become nothing more than grey smoke floating towards a sun setting sky. There are ruined houses, defense turrets fallen into mere wood planks, and the bakery, which was intact before, suffered devastating structural damage, due to the aggressive forces of the Woodland Alliance and the Marquisate. There&#39;s no sight of other denizens either as the famine and disorder that overwhelmed them dragged them to flee or rot into hunger, leaving Cragswallow Slope into a almost deserted city.</p>

<p>Sir Parr&#39;ey quickly arrives to Hendricus, now unconscious and laid into a wall gap after suffering to a quick death from the throat cut. He pleas on him, “Hendricus! Can you hear me?!”.
He shakes his frail body, but there was no response.
Parr&#39;ey kneels and faces down in desperation in silence as he stares into Hendricus&#39; resting face covered in blood for a large sum of seconds, before getting up and walking away from him. Parr&#39;ey&#39;s grief fills him with an anger he couldn&#39;t prove alone as he lays his eyes on Viorele. His teeth clenched like a mad dog. “Is this your war?”, asked a raging Parr&#39;ey to Viorele. “Is this the prize you want us to pay? Why haven&#39;t you decided to kill us right away instead?”.</p>

<p>”... L-Lachlan Pinck.“, spoke out by Viorele. That is the name of a prodigious Woodland Alliance leader who also corresponds to what Umberto saw earlier shortly after he entered into Cragswallow Slope: dark furred, one-eyed orange fox with an eye patch. The marauders turn into shock after finding out her revelation about their objective.
“I agreed t&#39; aid him in his mischief. I pretended t&#39; be an errant information dealer. He wanted to see anyone die from trying to stop him because he wouldn&#39;t allow ya to thwart around. He&#39;s bribing the Riverfolk Company to owe him everything, the goods, the resources, in exchange for a deal.”. Umberto listens to her carefully as he sits down in the floor while Joseff and Sir Parr&#39;ey watch her discourse seriously, jealous of her quick betrayal.
“I lied when my friends died, &#39;t was all a diversive to trick ya. Only our headquarters had been destroyed by tha Marquisate. I was, however, lucky tha&#39; he gave me a chance to survive, but in exchange he forced me t&#39; cooperate with him to put the Riverfolk Company into trouble. He wants to cause a scarcity of resources towards the great powers of the Woodlands, all to create a powerful faction that would even surpass the Woodland Alliance itself...”. She said too much to explain a plan she wouldn&#39;t dare to reveal to any one else.</p>

<p>“Viorele, what in the baldened eagle are you talking about?”, asked a bothered Sir Parr&#39;ey before at a loss of words. However, before Viorele finishes to speak, sounds of big weaponry are heard clanking as they surpass the auditive barriers of the academy&#39;s walls and a loud and sudden explosion of dynamite destroys the walls of the academy as debris and smoke flies all around! Viorele succumbs into smoke, while Umberto and his companions startle like scaredy cats! The intense explosion hovers them off like furniture and by consequence, they knock out unconscious.</p>

<blockquote><p><em>Endure Harm. Umberto suffers -3 health due to the explosion&#39;s overwhelming force. Roll for health.</em></p>

<p><em>Action die: 3 + 2 = 5.</em>
<em>Challenge dice: 3 and 1.</em></p>

<p><em>Strong hit. Umberto embraces the pain and take +1 momentum.</em></p></blockquote>

<p>Although he did not suffer a major injury, he&#39;s been hurt badly by that explosion. Right after that, his eyes close. The last thing the marauders hear before the hiss hits is marching footsteps leading towards them.</p>

<blockquote><p><em>Before we end the chapter, i&#39;ll mark progress for the Save Skipper Reaghley progress track, as Umberto found out an overwhelming truth regarding Skipper Reaghley&#39;s whereabouts. It now has 4 full progress out of 10.</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
      <author>The Analogue Dolphin</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/wfimtnoaff</guid>
      <pubDate>Sun, 31 Aug 2025 12:28:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>23  della psicologia dellle forme apparenti     (aforismi apocrifi di Leonardo...</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/note-a-margine/23-della-psicologia-dellle-forme-apparenti-aforismi-apocrifi-di-leonardo</link>
      <description>&lt;![CDATA[23  della psicologia dellle forme apparenti     (aforismi apocrifi di Leonardo da Vinci)&#xA;&#xA;Caro istante&#xA;&#xA;Per iniziare, darti la grazia per dedicare il tuo tempo, mio stimato e disinteressato lettore.&#xA;Scrivere é una faccenda personale, si scrive per mettere ordine quando le idee sono confuse o per condividere convinzioni o proclamare certezze.   &#xA;Nel mio caso non ho certezze da difendere perché la mia formazione di scienza mi induce a cercare le soluzioni migliore seguendo prove ed errori.&#xA;Non difenderei fino alla morte le mie convinzioni perché potrei essere in errore, per questo apprezzo le differenti opinioni, perché possono arricchire le mie conoscenze, farmi cambiare la visione delle cose e raggiungere nuove conclusioni.  &#xA;Fino a qui sono arrivato, solo con l&#39;aiuto di altri potrei fare progressi, non ho una opinione in proposito, solo una avvertenza: non  farti ingannare lettore da chi promette una unica e vera risposta.  &#xA;La veritá é che le cose cambiano continuamente e le premesse errate ingannano i sensi.   &#xA;Non c&#39;é una unica risposta perché nessuno si pone le stesse domande, siamo figli del caso, non scegliamo i nostri genitori anche se abbiamo la opzione di scegliere con chi condividere parte del nostro cammino in questa esistenza, rimaniamo mammiferi limitati dal nostro ciclo di obsolescenza programmata.   &#xA;Siamo animali sociali, nemmeno abbiamo un nome, questo ci viene imposto dai nostri ancestri biologici alla nascita, abbiamo un cognome perché ci viene imposto come atto normativo dai tempi della societá borghese, per arruolarci nel libro paga salariale e poter contrarre prestiti e legami sociali di altra forma.&#xA;Ci insegnano dalla nascita il nostro ruolo, diritti e doveri, socializzamo con il gioco prima di terminare intrappolati in relazioni sociali protocollari e formali.   &#xA;Ti fanno credere che esiste un progresso solo perché abbiamo piú conoscenze ed innovazioni tecnologiche, ma le barbarie continuano ad esistere anche in questo secolo di civiltá occidentale. &#xA;Ti fanno credere che esiste un progresso, una crescita continua, in realtá ogni sistema si crea, si trasforma e si distrugge per trasformarsi in qualcosa di differente fondato sunnuove premesse ed acquisizioni, a questo servono le guerre, a mantenere in moto la economia di chi é incapace di soluzionare i conflitti con la diplomazia.&#xA;Non ti stupisca la ingiustizia, se é vero che la legge é da rispettare, non tutte le leggi sono giuste.  &#xA;Solo da vecchio avrai la saggezza di cui avresti avuto bisogno per fare le scelte giuste quando eri giovane. &#xA;Ci sono cose alla base di cui dimentichiamo la esistenza, come respirere, camminare, osservare ed ascoltare.   &#xA;Ci perdiamo nei pensieri del dopo, ricordando quello che era prima, per questo non abbiamo percezione di adesso, distratti dai troppi pensieri.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>23  della psicologia dellle forme apparenti     (aforismi apocrifi di Leonardo da Vinci)</p>

<p>Caro istante</p>

<p>Per iniziare, darti la grazia per dedicare il tuo tempo, mio stimato e disinteressato lettore.
Scrivere é una faccenda personale, si scrive per mettere ordine quando le idee sono confuse o per condividere convinzioni o proclamare certezze.<br>
Nel mio caso non ho certezze da difendere perché la mia formazione di scienza mi induce a cercare le soluzioni migliore seguendo prove ed errori.
Non difenderei fino alla morte le mie convinzioni perché potrei essere in errore, per questo apprezzo le differenti opinioni, perché possono arricchire le mie conoscenze, farmi cambiare la visione delle cose e raggiungere nuove conclusioni.<br>
Fino a qui sono arrivato, solo con l&#39;aiuto di altri potrei fare progressi, non ho una opinione in proposito, solo una avvertenza: non  farti ingannare lettore da chi promette una unica e vera risposta.<br>
La veritá é che le cose cambiano continuamente e le premesse errate ingannano i sensi.<br>
Non c&#39;é una unica risposta perché nessuno si pone le stesse domande, siamo figli del caso, non scegliamo i nostri genitori anche se abbiamo la opzione di scegliere con chi condividere parte del nostro cammino in questa esistenza, rimaniamo mammiferi limitati dal nostro ciclo di obsolescenza programmata.<br>
Siamo animali sociali, nemmeno abbiamo un nome, questo ci viene imposto dai nostri ancestri biologici alla nascita, abbiamo un cognome perché ci viene imposto come atto normativo dai tempi della societá borghese, per arruolarci nel libro paga salariale e poter contrarre prestiti e legami sociali di altra forma.
Ci insegnano dalla nascita il nostro ruolo, diritti e doveri, socializzamo con il gioco prima di terminare intrappolati in relazioni sociali protocollari e formali.<br>
Ti fanno credere che esiste un progresso solo perché abbiamo piú conoscenze ed innovazioni tecnologiche, ma le barbarie continuano ad esistere anche in questo secolo di civiltá occidentale.
Ti fanno credere che esiste un progresso, una crescita continua, in realtá ogni sistema si crea, si trasforma e si distrugge per trasformarsi in qualcosa di differente fondato sunnuove premesse ed acquisizioni, a questo servono le guerre, a mantenere in moto la economia di chi é incapace di soluzionare i conflitti con la diplomazia.
Non ti stupisca la ingiustizia, se é vero che la legge é da rispettare, non tutte le leggi sono giuste.<br>
Solo da vecchio avrai la saggezza di cui avresti avuto bisogno per fare le scelte giuste quando eri giovane.
Ci sono cose alla base di cui dimentichiamo la esistenza, come respirere, camminare, osservare ed ascoltare.<br>
Ci perdiamo nei pensieri del dopo, ricordando quello che era prima, per questo non abbiamo percezione di adesso, distratti dai troppi pensieri.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Note a margine</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/6krli8i47s</guid>
      <pubDate>Thu, 28 Aug 2025 21:51:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Storie di Pisquani Che Giocano</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/robercrantz/storie-di-pisquani-che-giocano</link>
      <description>&lt;![CDATA[iO quella volta che un Cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro e una tigre di pezza, in bilico tra nostalgia e speranze, cercarono di ricreare l&#39;humus adatto per giocare strani Giochi di Ruolo nel Fediverso e tirarono fuori un hashtag poco comprensibile ai più./i&#xA;&#xA;Se volete risparmiarvi i miei deliri e andare subito al sodo, a href=&#34;#TLDR&#34; id=&#34;ref1&#34; title=&#34;Salta al riassunto&#34;b⬇ ⬇ Qui ⬇ ⬇/b/a trovate il abbr title=&#34;Too Long; Didn&#39;t Read - Troppo lungo, non l&#39;ho letto&#34;TL;DR/abbr di questo post.&#xA;&#xA;h2 id=&#34;Prologo&#34;Prologoh2&#xA;h3iIn principio fu la Forgia/i/h3&#xA;In un tempo remoto, almeno così si dice, alcune persone coraggiose decisero di ribellarsi alla tirannia dei draghi capitalisti e palazzinari dal gusto finto-medievale. Nella loro cerca salvifica decisero di edificare una Forgia che potesse fornire all&#39;umanità gli strumenti per debellare i giochi brutti che per essere giocati necessitavano di un dozzilione di costosi supplementi, manco fossero le uscite di iEsplorando il Corpo Umano/i senza neanche il modellino per futuri chirurghi e/o serial killer in omaggio.&#xA;&#xA;L&#39;umanità quindi si riunì, guardò alla Forgia e le sorrise amorevole.&#xA;&#xA;qiNon rompeteci i coglioni, noi vogliamo abbr title=&#34;Dungeons and Dragons&#34;D&amp;D/abbr, la regola d&#39;oro, le avventure pre-generate, i venti milioni di manuali che ripropongono sempre lo stesso gioco... E non provate a dire che un gioco senza GM, dadi e crescita numerica dei personaggi è un gioco di ruolo, luridi cani hippy!/i/q&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/a7/45/sGU26ZRPo.png&#34; alt=&#34;linea di un fumetto che partendo dalla citazione qui sopra punta verso l&#39;immagine qui sotto&#34; title=&#34;così parlò il mondo&#34;/img src=&#34;https://live.staticflickr.com/7377/1038860066367820bcb62b.jpg&#34; alt=&#34;una donna dall&#39;espressione inquietante armata di torcia e forcone&#34; title=&#34;Ci portano dei bei giochi, spezziamogli le gambe!&#34; id=&#34;image01&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p class=&#34;attribution&#34;&#34;a rel=&#34;noopener noreferrer&#34; href=&#34;https://www.flickr.com/photos/67196253@N00/10388600663&#34;angry mob/a&#34; by a rel=&#34;noopener noreferrer&#34; href=&#34;https://www.flickr.com/photos/67196253@N00&#34;hans s/a is licensed under a rel=&#34;noopener noreferrer&#34; href=&#34;https://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/?ref=openverse&#34;CC BY-ND 2.0 img src=&#34;https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/cc.svg&#34; style=&#34;height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;&#34; /img src=&#34;https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/by.svg&#34; style=&#34;height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;&#34; /img src=&#34;https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/nd.svg&#34; style=&#34;height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;&#34; //a./p&#xA;p id=&#34;didascalia01&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;(Nerd e geek in fondo sono sempre persone ragionevoli)/p&#xA;&#xA;Principiò dunque a lapidarla e, quando le braccia indolenzite non le permisero più di dar seguito alla giusta indignazione, si disperse per tornare alle proprie case a giocare a abbr title=&#34;Dungeons and Dragons&#34;D&amp;D/abbr.&#xA;&#xA;Dentro la Forgia calò un po&#39; di mestizia - girarono perfino voci di danni cerebrali - ma questo non fermò i loro sforzi. Non tutto era perduto; un piccolo, minuscolo, gruppo tra coloro che evidentemente avevano scelto di non iscriversi a ingegneria non aveva mosso loro violenza e anzi sembrava perfino annuire alle loro parole. La speme non era ancora morta.&#xA;&#xA;Poi successero altre cose, credo; non penso siano importanti al fine del racconto e poi me le sono dimenticate e come sarebbe a dire che siamo nel 2025, l&#39;ultima volta che ho controllato era il 2012 e avevamo tutta quella storia del calendario Maya a preoccuparci e...&#xA;&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/36/3b/mkQSLNLdo.jpg&#34; alt=&#34;Abe Simpson seduto su un tronco che racconta una storia ai bambini attorno&#34; title=&#34;Hey ragazzi, sta parlando un vecchio!&#34; id=&#34;image02&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia02&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;&#34;Dai nonno, raccontaci un&#39;altra storia&#34;/br&#34;Non vi abbasta mai&#34; (cit)/p&#xA;!--more--&#xA;&#xA;h3 id=&#34;StoriaInBreve&#34;La vera storia in breve/h3&#xA;The Forge fu un forum rivoluzionario nato al cambio di millennio, dentro al quale si gettarono le basi per la maggior parte dei abbr title=&#34;Giochi di Ruolo&#34;GdR/abbr indie moderni, in aperto contrasto col paradigma dominante di quelli che amiamo definire Giochi di Ruolo &#34;tradizionali&#34;.&#xA;&#xA;A distanza di venticinque anni la maggior parte delle persone continua a giocare i giochi più mainstream, con il solo D&amp;D che occupa la quasi totalità dello spazio all&#39;interno di questo hobby; se però the Forge è nata è perché comunque, dispersa nel mare magnum di internet, c&#39;era un po&#39; gente a cui il mondo così com&#39;era cominciava a star stretto e per farla breve da allora esiste una nicchia di strani giochi indipendenti che, pur rimanendo marginale, nel corso degli anni ha assunto sempre più peso.&#xA;Essere una nicchia minoritaria all&#39;interno di una nicchia solo un po&#39; più grande però comporta dei problemi, in particolare riuscire a trovare altre persone della tua itribù/i con cui giocare. Un&#39;impresa il più delle volte disperata, ma per fortuna internet è giunta in soccorso di chi non riusciva a trovare anime ludiche affini attorno a sé.&#xA;&#xA;Nel più classico degli effetti domino, in Italia la rivoluzione messa in moto da The Forge portò alla creazione di un forum chiamato a href=&#34;http://www.gentechegioca.it/&#34; title=&#34;Il forum di Gente Che Gioca&#34;Gente Che Gioca/a, in cui si poteva discutere di quegli strani giochi che cominciarono ad arrivare anche qui da noi grazie a Narrattiva e ad altre case editrici indipendenti più piccole che si aggiunsero nel corso degli anni, ormai purtroppo per la maggior parte cadute come mosche.&#xA;&#xA;Fu però quando Google provò a fare concorrenza a Facebook col suo google+ che le cose cambiarono notevolmente per il gioco online: le iCommunities/i tematiche e gli iHangouts/i che permettevano di fare chat video con più persone in contemporanea di quanto permettesse skype gratuitamente erano la combinazione perfetta per popolare di una nutrita comunità di giocatorɜ indie un social che veniva percepito da moltɜ come una città fantasma in quella che in realtà fu un&#39;esagerata profezia auto-avverante.&#xA;Nacque così la Community biGente Che G+/i/b e finalmente in tantɜ cominciarono a giocare con altra gente dai gusti simili.&#xA;&#xA;h2 id=&#34;BackToTheFuture&#34;Back to the Future/h2&#xA;h4o ivedi che ti combinano dei pisquani con troppo tempo libero/i/h4&#xA;pQuesto raffazzonato excursus nel passato più o meno spiega l&#39;origine del cacofonico hashtag #GenteCheFediGioca - scusateci, ma almeno io a trovare dei nomi sono una pippa e morirò prima di chiedere aiuto a chatGPT 😅/p&#xA;pIl perché l&#39;abbiamo tirato fuori invece dipende da una conversazione su Livello Segreto con a href=&#34;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago&#34; title=&#34;Profilo di CretinoDiCrescenzago su Livello Segreto&#34;@cretinodicrescenzago/a e a href=&#34;https://livellosegreto.it/@lvl3GlassFrog&#34; title=&#34;Profilo di GlassFrog su Livello Segreto&#34;@lvl3GlassFrog/a, quando parlando di giochi che ci sarebbe piaciuto provare è nato l&#39;insano proposito di riportare qui sul fediverso lo spirito di iGente Che G+/i. O morire provandoci (credo, in realtà non mi pare che alla fine si fosse accennato a un patto suicida ma sono anziano e potrei sbagliarmi)./p&#xA;&#xA;pAl momento abbiamo cominciato in piccolo tentando di organizzare qualche giocata iinter nos/i direttamente su abbr title=&#34;Extensible Messaging and Presence Protocol&#34;XMPP/abbr, ma abbr title=&#34;OMEMO Multi-End Message and Object Encryption - vaffanculo, non è neanche un vero acronimo!&#34;OMEMO/abbr, severo dio della crittografia e della sincronizzazione, non ci è stato favorevole, scacciandoci con infamia e ignominia tra le braccia di un Discord ben felice di intrappolarci nel suo recinto proprietario./p&#xA;pPazienza, non si può vincere tutte le battaglie; l&#39;antico vaso andava portato in salvo, c&#39;erano le cavallette, eravamo in crisi d&#39;astinenza... non giudicateci ipor nuestra vida loca/i, l&#39;importante era cominciare a giocare./p&#xA;&#xA;pL&#39;ambizione però è un po&#39; più grande del ritrovarci giusto noi tre una volta la settimana o giù di lì: anche se non abbiamo ancora idea di come fare e quali piattaforme sarebbe meglio utilizzare, delse fonderemo una band che raggiungerà il successo in breve tempo per poi bruciarsi quando cominceremo a drogarci pesantemente/del, idealmente ci piacerebbe trovare un modo per far incontrare chi vorrebbe giocare di ruolo ma ha gusti un po&#39; diversi dal mainstream. Soprattutto vorremmo che sia nel fediverso, lontano da recinti proprietari in cui devi iscriverti a qualche canale anche solo per poter vedere che cosa si dice da quelle parti - sì, sto pensando principalmente alla piaga di Discord utilizzato come forum/wikipedia che è una cosa che ho sempre odiato e... ok, la smetto con le lamentele da vecchio./p&#xA;&#xA;h2 id=&#34;CheGiochiFate&#34;Sì, ma quindi cosa giocate voi hippy abbraccia-alberi con le vostre sigarette allegre?/h2&#xA;pCome potete intuire, l&#39;idea di fondo è appunto esplorare l&#39;immenso mondo ludico che c&#39;è oltre l&#39;ingombrante montagna di D&amp;D. Io e CretinoDiCrescenzago seguiamo il lato indie della Forza (qualsiasi cosa significhi), mentre GlassFrog ama particolarmente l&#39;a href=&#34;https://dismastersden.blogspot.com/2020/11/chiedimi-dellosr.html&#34; title=&#34;Chiedete agli Stadio chi erano i Beatles, ma soprattutto a Dismaster FraNe cos&#39;è l&#39;OSR&#34;OSR/a./p&#xA;&#xA;pBeninteso, questi sono i giochi che piacciono a noi tre ma chiaramente, se la cosa prendesse davvero piede, niente vi vieterebbe di proporre quel che più vi aggrada e giocarlo con altre persone interessate. Però ecco, diciamo che se finiste a giocare coi sottoscritti, è lecito che vi aspettiate di trovare qualcosa di molto più imatto in culo/i di, che so, Vampiri./p&#xA;&#xA;pPer inquadrarci meglio, ecco cosa abbiamo giocato nelle due one-shot che siamo riusciti a fare finora:/p&#xA;&#xA;h4 id=&#34;Microscope&#34;La Storia al Microscopio/h4&#xA;pIl primo incontro ci è servito prevalentemente a capire cosa provare e nel poco tempo rimasto abbiamo improvvisato una partita a a href=&#34;https://lamemage.com/microscope/&#34; title=&#34;sito ufficiale di Microscope in inglese&#34;Microscope/a di Ben Robbins, un gioco di ruolo frattale in cui raccontiamo la bStoria/b (proprio nel senso di iHistoria/i, non di racconto) di un concetto che a inizio partita decideremo di esplorare, muovendoci nel corso della partita avanti e indietro nel tempo, zoomando come più ci aggrada tra Periodi, Eventi e Scene./p&#xA;&#xA;a href=&#34;https://images2.imgbox.com/21/9f/nQUnH8mXo.png&#34; target=&#34;blank&#34;img src=&#34;https://thumbs2.imgbox.com/21/9f/nQUnH8mXt.png&#34; alt=&#34;screenshot della partita a Microscope, con una serie concatenata di Periodi, Eventi e Scene&#34; title=&#34;La nostra partita a Microscope&#34; id=&#34;image03&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;//ap id=&#34;didascalia03&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;Nel caso dei vostri tre amichevoli pisquani del fediverso, le cronache riguardavano la caduta e la riunificazione di un impero accentratore/p&#xA;&#xA;pNon starò a parlarvi del gioco in dettaglio (magari vi ammorberò in futuro quando mi tornerà la voglia di riprendere a scrivere qualcosa su Log), ma già questo dovrebbe bastare a darvi un&#39;idea di quanto strano sia./p&#xA;&#xA;pA più di un anno di distanza dall&#39;ultima partita (fatta sempre grazie a Livello Segreto con @janawhoopwhoop e @raxaes) c&#39;è voluto un po&#39; a perché riprendessi la mano, tant&#39;è che alla fine siamo riusciti a fare giusto un giro completo del tavolo, ma alla fine l&#39;importante è essere riusciti a far partire il tutto./p&#xA;&#xA;img src=&#34;https://ilbosone.com/wp-content/uploads/frankenstein-junior.jpg&#34; alt=&#34;Fotogramma di Frankenstein Junior con Gene Wilder in primo piano con gli occhi spiritati&#34; title=&#34;Si può fare.&#34; id=&#34;image04&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia04&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;Ma allora... Si! Può! Fare!/p&#xA;&#xA;h4 id=&#34;CaniNellaVigna&#34;i PisCani sbirri della Fede/h4&#xA;pAl secondo appuntamento GlassFrog ha facilitato a href=&#34;https://narrattiva.it/it/shop/libro/cani-nella-vigna/&#34; title=&#34;Link al manuale nello store di Narrattiva&#34;Cani nella Vigna/a, gioco &#34;giovanile&#34; di Vincent Baker, l&#39;autore del ben più celebre Apocalypse World./p&#xA;&#xA;img src=&#34;https://www.terradeigiochi.it/3823-largedefault/cani-nella-vigna-seconda-edizione.jpg&#34; alt=&#34;illustrazione in bianco e nero di una fanciulla armata di revolver che si nasconde dietro delle botti da una figura minacciosa in controluce, anch&#39;essa armata&#34; title=&#34;Una normale giornata nel vecchio west&#34; id=&#34;image05&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia04&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;Qui qualcunə ha voluto escalare la situazione/p&#xA;sub(illustrazione del manuale italiano di Claudia Cangini linkata direttamente dalla rete, che trovarne una è un&#39;impresa)/sub&#xA;&#xA;pQui lascio che siano le parole di CretinoDiCrescenzago a descrivere il gioco in 500 caratteri:/p&#xA;blockquote class=&#34;mastodon-embed&#34; data-embed-url=&#34;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/115015043032356639/embed&#34; style=&#34;background: #FCF8FF; border-radius: 8px; border: 1px solid #C9C4DA; margin: 0; max-width: 540px; min-width: 270px; overflow: hidden; padding: 0;&#34; a href=&#34;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/115015043032356639&#34; target=&#34;_blank&#34; style=&#34;align-items: center; color: #1C1A25; display: flex; flex-direction: column; font-family: system-ui, -apple-system, BlinkMacSystemFont, &#39;Segoe UI&#39;, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, &#39;Fira Sans&#39;, &#39;Droid Sans&#39;, &#39;Helvetica Neue&#39;, Roboto, sans-serif; font-size: 14px; justify-content: center; letter-spacing: 0.25px; line-height: 20px; padding: 24px; text-decoration: none;&#34; svg xmlns=&#34;http://www.w3.org/2000/svg&#34; xmlns:xlink=&#34;http://www.w3.org/1999/xlink&#34; width=&#34;32&#34; height=&#34;32&#34; viewBox=&#34;0 0 79 75&#34;path d=&#34;M63 45.3v-20c0-4.1-1-7.3-3.2-9.7-2.1-2.4-5-3.7-8.5-3.7-4.1 0-7.2 1.6-9.3 4.7l-2 3.3-2-3.3c-2-3.1-5.1-4.7-9.2-4.7-3.5 0-6.4 1.3-8.6 3.7-2.1 2.4-3.1 5.6-3.1 9.7v20h8V25.9c0-4.1 1.7-6.2 5.2-6.2 3.8 0 5.8 2.5 5.8 7.4V37.7H44V27.1c0-4.9 1.9-7.4 5.8-7.4 3.5 0 5.2 2.1 5.2 6.2V45.3h8ZM74.7 16.6c.6 6 .1 15.7.1 17.3 0 .5-.1 4.8-.1 5.3-.7 11.5-8 16-15.6 17.5-.1 0-.2 0-.3 0-4.9 1-10 1.2-14.9 1.4-1.2 0-2.4 0-3.6 0-4.8 0-9.7-.6-14.4-1.7-.1 0-.1 0-.1 0s-.1 0-.1 0 0 .1 0 .1 0 0 0 0c.1 1.6.4 3.1 1 4.5.6 1.7 2.9 5.7 11.4 5.7 5 0 9.9-.6 14.8-1.7 0 0 0 0 0 0 .1 0 .1 0 .1 0 0 .1 0 .1 0 .1.1 0 .1 0 .1.1v5.6s0 .1-.1.1c0 0 0 0 0 .1-1.6 1.1-3.7 1.7-5.6 2.3-.8.3-1.6.5-2.4.7-7.5 1.7-15.4 1.3-22.7-1.2-6.8-2.4-13.8-8.2-15.5-15.2-.9-3.8-1.6-7.6-1.9-11.5-.6-5.8-.6-11.7-.8-17.5C3.9 24.5 4 20 4.9 16 6.7 7.9 14.1 2.2 22.3 1c1.4-.2 4.1-1 16.5-1h.1C51.4 0 56.7.8 58.1 1c8.4 1.2 15.5 7.5 16.6 15.6Z&#34; fill=&#34;currentColor&#34;//svg div style=&#34;color: #787588; margin-top: 16px;&#34;Post by @cretinodicrescenzago@livellosegreto.it/div div style=&#34;font-weight: 500;&#34;View on Mastodon/div /a /blockquote script data-allowed-prefixes=&#34;https://livellosegreto.it/&#34; async src=&#34;https://livellosegreto.it/embed.js&#34;/script&#xA;p(mi sa che l&#39;embedding dei toot ipubblici silenziosi/i non li fa vedere direttamente, quindi vi tocca aprirlo)/p&#xA;&#xA;pMettermi nei panni di una giovane sentinella della fede nel vecchio west è stata un&#39;esperienza abbastanza straniante per quanto distante dalla realtà fosse, ma ammetto che più si ingranavamo e più il gioco mi ha preso./p&#xA;pÈ un peccato che il sistema dei conflitti utilizzato non sia stato più ripreso da altri giochi, che è decisamente interessante e non mi dispiacerebbe riaverci a che fare. Certo, richiede una quantità spropositata di dadi o tanto lavoro di annotazione dei risultati, ma per fortuna avevamo dalla nostra Tabletop Simulator e potevamo spammare dadi in quantità industriale... per una volta godiamoci uno dei pochi vantaggi di giocare online 😅/p&#xA;&#xA;h4 id=&#34;AltriGiochi&#34;Uno sguardo nel futuro/h4&#xA;pOvviamente abbiamo una lunga lista di giochi da provare quando riprenderemo a settembre./p&#xA;pDi alcuni, come a href=&#34;https://log.livellosegreto.it/robercrantz/giochi-di-ruolo-musica-e-anni-90&#34; title=&#34;Una brutta dichiarazione d&#39;amore a Damn the Man!&#34;biDamn the Man, Save the Music!/i/b/a o a href=&#34;https://log.livellosegreto.it/robercrantz/notti-insonni-finestre-e-vite-altrui-immaginate&#34; title=&#34;Ricordi da vecchio millennial depresso e House of Reeds&#34;biHouse of Reeds/i/b/a ho già scritto qualcosa qui su Log; in futuro spero di aggiungerne altri (come quel biMicrofiction/i/b che spammo sempre), mentre altri ancora li lascerei descrivere direttamente a GlassFrog, che l&#39;abbr title=&#34;Old School Renaissance&#34;OSR/abbr non è proprio imy cup of tea/i... 😅/p&#xA;pIn ogni caso sappiate che tra quel che il vitreo ranocchio vorrebbe giocare trovate a href=&#34;https://www.needgames.it/giochi/ultraviolet-grasslands/&#34; title=&#34;Edizione italiana di Ultraviolet Grassland sul sito di Need Games&#34;biUltraviolet Grasslands/i/b/a, a href=&#34;https://osr-italia.itch.io/le-volte-di-vaarn-1&#34; title=&#34;Traduzione italiana di Vaults of Vaarn su itch.io&#34;biVaults of Vaarn/i/b/a, a href=&#34;https://byodinsbeardrpg.itch.io/we-deal-in-lead&#34; title=&#34;Edizione originale di We Deal in Lead su itch.io&#34;biWe Deal in Lead/i/b/a o a href=&#34;https://worldsbywatt.itch.io/cloudempress&#34; title=&#34;Cloud Empress su itch.io&#34;biCloud Empress/i/b/a./p&#xA;&#xA;h2 id=&#34;TLDR&#34;Sì, ma alla fine che volete da me?/h2&#xA;h5a href=&#34;#ref1&#34; title=&#34;Torna indietro.&#34;⬆ ⬆ No dai, non volevo saltare tutto, riportami all&#39;inizio del post ⬆ ⬆/a/h5&#xA;pMa niente; se ti piacciono i abbr title=&#34;Giochi di Ruolo&#34;GdR/abbr pazzarielli che i Nerd Alpha perculano perché deviano dall&#39;ortodossia iD&amp;Diana/i ma non hai con chi giocarli, se semplicemente odi D&amp;D e vuoi fare piangere i Nerd Alpha, o se questo papello ha stuzzicato la tua curiosità e vuoi provare &#39;ste robe strane che citiamo, tieni d&#39;occhio l&#39;hashtag #GenteCheFediGioca, e incrocia le dita che se gli dei della forgia ci arridono magari riusciamo a dare vita a qualcosa di bello e far giocare un po&#39; di gente qui sul fediverso :)/p]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><i>O quella volta che un Cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro e una tigre di pezza, in bilico tra nostalgia e speranze, cercarono di ricreare l&#39;humus adatto per giocare strani Giochi di Ruolo nel Fediverso e tirarono fuori un hashtag poco comprensibile ai più.</i></p>

<p>Se volete risparmiarvi i miei deliri e andare subito al sodo, <a href="#TLDR" id="ref1" title="Salta al riassunto" rel="nofollow"><b>⬇ ⬇ Qui ⬇ ⬇</b></a> trovate il <abbr title="Too Long; Didn&#39;t Read - Troppo lungo, non l&#39;ho letto">TL;DR</abbr> di questo post.</p>

<p><h2 id="Prologo">Prologo<h2>
<h3><i>In principio fu la Forgia</i></h3>
In un tempo remoto, almeno così si dice, alcune persone coraggiose decisero di ribellarsi alla tirannia dei draghi capitalisti e palazzinari dal gusto finto-medievale. Nella loro cerca salvifica decisero di edificare una Forgia che potesse fornire all&#39;umanità gli strumenti per debellare i giochi brutti che per essere giocati necessitavano di un dozzilione di costosi supplementi, manco fossero le uscite di <i>Esplorando il Corpo Umano</i> senza neanche il modellino per futuri chirurghi e/o serial killer in omaggio.</p>

<p>L&#39;umanità quindi si riunì, guardò alla Forgia e le sorrise amorevole.</p>

<p><q><i>Non rompeteci i coglioni, noi vogliamo <abbr title="Dungeons and Dragons">D&amp;D</abbr>, la regola d&#39;oro, le avventure pre-generate, i venti milioni di manuali che ripropongono sempre lo stesso gioco... E non provate a dire che un gioco senza GM, dadi e crescita numerica dei personaggi è un gioco di ruolo, luridi cani hippy!</i></q>
<img src="https://images2.imgbox.com/a7/45/sGU26ZRP_o.png" alt="linea di un fumetto che partendo dalla citazione qui sopra punta verso l&#39;immagine qui sotto" title="così parlò il mondo"/><img src="https://live.staticflickr.com/7377/10388600663_67820bcb62_b.jpg" alt="una donna dall&#39;espressione inquietante armata di torcia e forcone" title="Ci portano dei bei giochi, spezziamogli le gambe!" id="image01" class="img-didascalia"/><p class="attribution">“<a href="https://www.flickr.com/photos/67196253@N00/10388600663" rel="nofollow">angry mob</a>” by <a href="https://www.flickr.com/photos/67196253@N00" rel="nofollow">hans s</a> is licensed under <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/?ref=openverse" rel="nofollow">CC BY-ND 2.0 <img src="https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/cc.svg" style="height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;"/><img src="https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/by.svg" style="height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;"/><img src="https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/nd.svg" style="height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;"/></a>.</p>
<p id="didascalia01" class="testo-didascalia">(Nerd e geek in fondo sono sempre persone ragionevoli)</p></p>

<p>Principiò dunque a lapidarla e, quando le braccia indolenzite non le permisero più di dar seguito alla giusta indignazione, si disperse per tornare alle proprie case a giocare a <abbr title="Dungeons and Dragons">D&amp;D</abbr>.</p>

<p>Dentro la Forgia calò un po&#39; di mestizia – girarono perfino voci di danni cerebrali – ma questo non fermò i loro sforzi. Non tutto era perduto; un piccolo, minuscolo, gruppo tra coloro che evidentemente avevano scelto di non iscriversi a ingegneria non aveva mosso loro violenza e anzi sembrava perfino annuire alle loro parole. La speme non era ancora morta.</p>

<p>Poi successero altre cose, credo; non penso siano importanti al fine del racconto e poi me le sono dimenticate e come sarebbe a dire che siamo nel 2025, l&#39;ultima volta che ho controllato era il 2012 e avevamo tutta quella storia del calendario Maya a preoccuparci e...</p>

<p><img src="https://images2.imgbox.com/36/3b/mkQSLNLd_o.jpg" alt="Abe Simpson seduto su un tronco che racconta una storia ai bambini attorno" title="Hey ragazzi, sta parlando un vecchio!" id="image02" class="img-didascalia"/><p id="didascalia02" class="testo-didascalia">“Dai nonno, raccontaci un&#39;altra storia”</br>“Non vi abbasta mai” (cit)</p>
</p>

<p><h3 id="StoriaInBreve">La vera storia in breve</h3>
The Forge fu un forum rivoluzionario nato al cambio di millennio, dentro al quale si gettarono le basi per la maggior parte dei <abbr title="Giochi di Ruolo">GdR</abbr> indie moderni, in aperto contrasto col paradigma dominante di quelli che amiamo definire Giochi di Ruolo “tradizionali”.</p>

<p>A distanza di venticinque anni la maggior parte delle persone continua a giocare i giochi più mainstream, con il solo D&amp;D che occupa la quasi totalità dello spazio all&#39;interno di questo hobby; se però the Forge è nata è perché comunque, dispersa nel mare magnum di internet, c&#39;era un po&#39; gente a cui il mondo così com&#39;era cominciava a star stretto e per farla breve da allora esiste una nicchia di strani giochi indipendenti che, pur rimanendo marginale, nel corso degli anni ha assunto sempre più peso.
Essere una nicchia minoritaria all&#39;interno di una nicchia solo un po&#39; più grande però comporta dei problemi, in particolare riuscire a trovare altre persone della tua <i>tribù</i> con cui giocare. Un&#39;impresa il più delle volte disperata, ma per fortuna internet è giunta in soccorso di chi non riusciva a trovare anime ludiche affini attorno a sé.</p>

<p>Nel più classico degli effetti domino, in Italia la rivoluzione messa in moto da The Forge portò alla creazione di un forum chiamato <a href="http://www.gentechegioca.it/" title="Il forum di Gente Che Gioca" rel="nofollow">Gente Che Gioca</a>, in cui si poteva discutere di quegli strani giochi che cominciarono ad arrivare anche qui da noi grazie a Narrattiva e ad altre case editrici indipendenti più piccole che si aggiunsero nel corso degli anni, ormai purtroppo per la maggior parte cadute come mosche.</p>

<p>Fu però quando Google provò a fare concorrenza a Facebook col suo google+ che le cose cambiarono notevolmente per il gioco online: le <i>Communities</i> tematiche e gli <i>Hangouts</i> che permettevano di fare chat video con più persone in contemporanea di quanto permettesse skype gratuitamente erano la combinazione perfetta per popolare di una nutrita comunità di giocatorɜ indie un social che veniva percepito da moltɜ come una città fantasma in quella che in realtà fu un&#39;esagerata profezia auto-avverante.
Nacque così la Community <b><i>Gente Che G+</i></b> e finalmente in tantɜ cominciarono a giocare con altra gente dai gusti simili.</p>

<p><h2 id="BackToTheFuture">Back to the Future</h2>
<h4>o <i>vedi che ti combinano dei pisquani con troppo tempo libero</i></h4>
<p>Questo raffazzonato excursus nel passato più o meno spiega l&#39;origine del cacofonico hashtag #GenteCheFediGioca – scusateci, ma almeno io a trovare dei nomi sono una pippa e morirò prima di chiedere aiuto a chatGPT 😅</p>
<p>Il perché l&#39;abbiamo tirato fuori invece dipende da una conversazione su Livello Segreto con <a href="https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago" title="Profilo di CretinoDiCrescenzago su Livello Segreto" rel="nofollow">@cretinodicrescenzago</a> e <a href="https://livellosegreto.it/@lvl3GlassFrog" title="Profilo di GlassFrog su Livello Segreto" rel="nofollow">@lvl3GlassFrog</a>, quando parlando di giochi che ci sarebbe piaciuto provare è nato l&#39;insano proposito di riportare qui sul fediverso lo spirito di <i>Gente Che G+</i>. O morire provandoci (credo, in realtà non mi pare che alla fine si fosse accennato a un patto suicida ma sono anziano e potrei sbagliarmi).</p></p>

<p>Al momento abbiamo cominciato in piccolo tentando di organizzare qualche giocata <i>inter nos</i> direttamente su <abbr title="Extensible Messaging and Presence Protocol">XMPP</abbr>, ma <abbr title="OMEMO Multi-End Message and Object Encryption - vaffanculo, non è neanche un vero acronimo!">OMEMO</abbr>, severo dio della crittografia e della sincronizzazione, non ci è stato favorevole, scacciandoci con infamia e ignominia tra le braccia di un Discord ben felice di intrappolarci nel suo recinto proprietario.</p>
<p>Pazienza, non si può vincere tutte le battaglie; l&#39;antico vaso andava portato in salvo, c&#39;erano le cavallette, eravamo in crisi d&#39;astinenza... non giudicateci <i>por nuestra vida loca</i>, l&#39;importante era cominciare a giocare.</p>

<p>L&#39;ambizione però è un po&#39; più grande del ritrovarci giusto noi tre una volta la settimana o giù di lì: anche se non abbiamo ancora idea di come fare e quali piattaforme sarebbe meglio utilizzare, <del>se fonderemo una band che raggiungerà il successo in breve tempo per poi bruciarsi quando cominceremo a drogarci pesantemente</del>, idealmente ci piacerebbe trovare un modo per far incontrare chi vorrebbe giocare di ruolo ma ha gusti un po&#39; diversi dal mainstream. Soprattutto vorremmo che sia nel fediverso, lontano da recinti proprietari in cui devi iscriverti a qualche canale anche solo per poter vedere che cosa si dice da quelle parti - sì, sto pensando principalmente alla piaga di Discord utilizzato come forum/wikipedia che è una cosa che ho sempre odiato e... ok, la smetto con le lamentele da vecchio.</p>

<p><h2 id="CheGiochiFate">Sì, ma quindi cosa giocate voi hippy abbraccia-alberi con le vostre sigarette allegre?</h2>
<p>Come potete intuire, l&#39;idea di fondo è appunto esplorare l&#39;immenso mondo ludico che c&#39;è oltre l&#39;ingombrante montagna di D&amp;D. Io e CretinoDiCrescenzago seguiamo il lato indie della Forza (qualsiasi cosa significhi), mentre GlassFrog ama particolarmente l&#39;<a href="https://dismastersden.blogspot.com/2020/11/chiedimi-dellosr.html" title="Chiedete agli Stadio chi erano i Beatles, ma soprattutto a Dismaster FraNe cos&#39;è l&#39;OSR" rel="nofollow">OSR</a>.</p></p>

<p>Beninteso, questi sono i giochi che piacciono a noi tre ma chiaramente, se la cosa prendesse davvero piede, niente vi vieterebbe di proporre quel che più vi aggrada e giocarlo con altre persone interessate. Però ecco, diciamo che se finiste a giocare coi sottoscritti, è lecito che vi aspettiate di trovare qualcosa di molto più <i>matto in culo</i> di, che so, Vampiri.</p>

<p>Per inquadrarci meglio, ecco cosa abbiamo giocato nelle due one-shot che siamo riusciti a fare finora:</p>

<p><h4 id="Microscope">La Storia al Microscopio</h4>
<p>Il primo incontro ci è servito prevalentemente a capire cosa provare e nel poco tempo rimasto abbiamo improvvisato una partita a <a href="https://lamemage.com/microscope/" title="sito ufficiale di Microscope in inglese" rel="nofollow">Microscope</a> di Ben Robbins, un gioco di ruolo frattale in cui raccontiamo la <b>Storia</b> (proprio nel senso di <i>Historia</i>, non di racconto) di un concetto che a inizio partita decideremo di esplorare, muovendoci nel corso della partita avanti e indietro nel tempo, zoomando come più ci aggrada tra Periodi, Eventi e Scene.</p></p>

<p><a href="https://images2.imgbox.com/21/9f/nQUnH8mX_o.png" target="_blank" rel="nofollow noopener"><img src="https://thumbs2.imgbox.com/21/9f/nQUnH8mX_t.png" alt="screenshot della partita a Microscope, con una serie concatenata di Periodi, Eventi e Scene" title="La nostra partita a Microscope" id="image03" class="img-didascalia"/></a><p id="didascalia03" class="testo-didascalia">Nel caso dei vostri tre amichevoli pisquani del fediverso, le cronache riguardavano la caduta e la riunificazione di un impero accentratore</p></p>

<p>Non starò a parlarvi del gioco in dettaglio (magari vi ammorberò in futuro quando mi tornerà la voglia di riprendere a scrivere qualcosa su Log), ma già questo dovrebbe bastare a darvi un&#39;idea di quanto strano sia.</p>

<p>A più di un anno di distanza dall&#39;ultima partita (fatta sempre grazie a Livello Segreto con @janawhoopwhoop e @raxaes) c&#39;è voluto un po&#39; a perché riprendessi la mano, tant&#39;è che alla fine siamo riusciti a fare giusto un giro completo del tavolo, ma alla fine l&#39;importante è essere riusciti a far partire il tutto.</p>

<p><img src="https://ilbosone.com/wp-content/uploads/frankenstein-junior.jpg" alt="Fotogramma di Frankenstein Junior con Gene Wilder in primo piano con gli occhi spiritati" title="Si può fare." id="image04" class="img-didascalia"/><p id="didascalia04" class="testo-didascalia">Ma allora... Si! Può! Fare!</p></p>

<p><h4 id="CaniNellaVigna">i PisCani sbirri della Fede</h4>
<p>Al secondo appuntamento GlassFrog ha facilitato <a href="https://narrattiva.it/it/shop/libro/cani-nella-vigna/" title="Link al manuale nello store di Narrattiva" rel="nofollow">Cani nella Vigna</a>, gioco “giovanile” di Vincent Baker, l&#39;autore del ben più celebre Apocalypse World.</p></p>

<p><img src="https://www.terradeigiochi.it/3823-large_default/cani-nella-vigna-seconda-edizione.jpg" alt="illustrazione in bianco e nero di una fanciulla armata di revolver che si nasconde dietro delle botti da una figura minacciosa in controluce, anch&#39;essa armata" title="Una normale giornata nel vecchio west" id="image05" class="img-didascalia"/><p id="didascalia04" class="testo-didascalia">Qui qualcunə ha voluto escalare la situazione</p>
<sub>(illustrazione del manuale italiano di Claudia Cangini linkata direttamente dalla rete, che trovarne una è un&#39;impresa)</sub></p>

<p>Qui lascio che siano le parole di CretinoDiCrescenzago a descrivere il gioco in 500 caratteri:</p>
<blockquote class="mastodon-embed" style="background: #FCF8FF; border-radius: 8px; border: 1px solid #C9C4DA; margin: 0; max-width: 540px; min-width: 270px; overflow: hidden; padding: 0;"> <a href="https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/115015043032356639" target="_blank" style="align-items: center; color: #1C1A25; display: flex; flex-direction: column; font-family: system-ui, -apple-system, BlinkMacSystemFont, &#39;Segoe UI&#39;, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, &#39;Fira Sans&#39;, &#39;Droid Sans&#39;, &#39;Helvetica Neue&#39;, Roboto, sans-serif; font-size: 14px; justify-content: center; letter-spacing: 0.25px; line-height: 20px; padding: 24px; text-decoration: none;" rel="nofollow noopener">  <div style="color: #787588; margin-top: 16px;">Post by @cretinodicrescenzago@livellosegreto.it</div> <div style="font-weight: 500;">View on Mastodon</div> </a> </blockquote> 
<p>(mi sa che l&#39;embedding dei toot <i>pubblici silenziosi</i> non li fa vedere direttamente, quindi vi tocca aprirlo)</p>

<p>Mettermi nei panni di una giovane sentinella della fede nel vecchio west è stata un&#39;esperienza abbastanza straniante per quanto distante dalla realtà fosse, ma ammetto che più si ingranavamo e più il gioco mi ha preso.</p>
<p>È un peccato che il sistema dei conflitti utilizzato non sia stato più ripreso da altri giochi, che è decisamente interessante e non mi dispiacerebbe riaverci a che fare. Certo, richiede una quantità spropositata di dadi o tanto lavoro di annotazione dei risultati, ma per fortuna avevamo dalla nostra Tabletop Simulator e potevamo spammare dadi in quantità industriale... per una volta godiamoci uno dei pochi vantaggi di giocare online 😅</p>

<p><h4 id="AltriGiochi">Uno sguardo nel futuro</h4>
<p>Ovviamente abbiamo una lunga lista di giochi da provare quando riprenderemo a settembre.</p>
<p>Di alcuni, come <a href="https://log.livellosegreto.it/robercrantz/giochi-di-ruolo-musica-e-anni-90" title="Una brutta dichiarazione d&#39;amore a Damn the Man!" rel="nofollow"><b><i>Damn the Man, Save the Music!</i></b></a> o <a href="https://log.livellosegreto.it/robercrantz/notti-insonni-finestre-e-vite-altrui-immaginate" title="Ricordi da vecchio millennial depresso e House of Reeds" rel="nofollow"><b><i>House of Reeds</i></b></a> ho già scritto qualcosa qui su Log; in futuro spero di aggiungerne altri (come quel <b><i>Microfiction</i></b> che spammo sempre), mentre altri ancora li lascerei descrivere direttamente a GlassFrog, che l&#39;<abbr title="Old School Renaissance">OSR</abbr> non è proprio <i>my cup of tea</i>... 😅</p>
<p>In ogni caso sappiate che tra quel che il vitreo ranocchio vorrebbe giocare trovate <a href="https://www.needgames.it/giochi/ultraviolet-grasslands/" title="Edizione italiana di Ultraviolet Grassland sul sito di Need Games" rel="nofollow"><b><i>Ultraviolet Grasslands</i></b></a>, <a href="https://osr-italia.itch.io/le-volte-di-vaarn-1" title="Traduzione italiana di Vaults of Vaarn su itch.io" rel="nofollow"><b><i>Vaults of Vaarn</i></b></a>, <a href="https://byodinsbeardrpg.itch.io/we-deal-in-lead" title="Edizione originale di We Deal in Lead su itch.io" rel="nofollow"><b><i>We Deal in Lead</i></b></a> o <a href="https://worldsbywatt.itch.io/cloudempress" title="Cloud Empress su itch.io" rel="nofollow"><b><i>Cloud Empress</i></b></a>.</p></p>

<p><h2 id="TLDR">Sì, ma alla fine che volete da me?</h2>
<h5><a href="#ref1" title="Torna indietro." rel="nofollow">⬆ ⬆ No dai, non volevo saltare tutto, riportami all&#39;inizio del post ⬆ ⬆</a></h5>
<p>Ma niente; se ti piacciono i <abbr title="Giochi di Ruolo">GdR</abbr> pazzarielli che i Nerd Alpha perculano perché deviano dall&#39;ortodossia <i>D&amp;Diana</i> ma non hai con chi giocarli, se semplicemente odi D&amp;D e vuoi fare piangere i Nerd Alpha, o se questo papello ha stuzzicato la tua curiosità e vuoi provare &#39;ste robe strane che citiamo, tieni d&#39;occhio l&#39;hashtag #GenteCheFediGioca, e incrocia le dita che se gli dei della forgia ci arridono magari riusciamo a dare vita a qualcosa di bello e far giocare un po&#39; di gente qui sul fediverso :)</p></p>
]]></content:encoded>
      <author>Rob&#39;s cabinet of mboh?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/v5x1vmzpbe</guid>
      <pubDate>Thu, 14 Aug 2025 13:34:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Si nasce strava e si muore Komoot</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/si-nasce-strava-e-si-muore-komoot</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;La bicicletta è, probabilmente, l&#39;unica cosa nella mia vita che mi abbia dato un senso di progressione, almeno all&#39;inizio: la differenza tra un&#39;uscita e la successiva era tangibile, premettendo che ho iniziato a pedalare tardissimo.  &#xA;&#xA;Ho imparato, da piccolo, su un balcone minuscolo andando avanti e indietro, i miei volevano che imparassi ad andare in bici, ma senza troppa convinzione, tanto da non averme mai davvero una per un lasso di tempo soddifacente.&#xA;Dopo un trasloco in un&#39;altra regione, ormai decisamente adulto e libero da certe imposizioni, ne ho presa una. E poi un&#39;altra, finalmente ce le ho e me le tengo.  &#xA;&#xA;Come detto in apertura, tornare in sella dopo decenni è un crescendo, fisico e di sensazioni. Muscoli si riattivano in maniera diversa e dolgono per qualche giorno, la bici sembra dura anche con rapporti che poi scopri essere leggeri, alla prima salita del 3-4% ti aspettano fiatone e battiti accelerati, per non parlare di pendenza davvero importanti!&#xA;Il cuore inizia a battere così forte che sembra di sentirlo premere in gola, l&#39;ossigeno non basta mai e sembra di non poter respirare abbastanza in fretta da sopravvivere, meglio fermarsi cinque minuti.  &#xA;&#xA;Quella salita sembra impossibile, la prima volta. Poi ci si riprova e sembra che qualcosa si stia sciogliendo, possiamo farcela... invece no, dobbiamo prima fermarci a riposare tre volte, poi due, ma infine la cima è nostra. Quando riusciamo a farcela in una sola tirata, la soddisfazione è fuori scala. Tutto sommato, non siamo i catorci che credevamo di essere, chissà a quali prestazioni potremo presto ambire. È il momento di attrezzarci per registrare e analizzare le nostre uscite.  &#xA;&#xA;Ho iniziato con OsmAnd~, che ha un nome orrendo ma in fatto di GPS (e interfacce complicate) credo abbia pochi rivali nel suo campo. Successivamente, ho voluto provare gli smartband economici della Xiaomi e l&#39;esperienza è stata decisamente deludente; infine, son passato a un ciclocomputer economico della Bryton.&#xA;Per l&#39;analisi dei dati, ho creato un account su Strava, per quanto non sia sicuramente un amante dei servizi centralizzati nelle mani dei soliti noti, ma tant&#39;è... poi già c&#39;era un mio amico, che pedala da molto più tempo e da molti più chilometri, ho iniziato a seguirlo e ora ne seguo una decina.&#xA;Conto di provare una qualche istanza pubblica di Wanderer, prima o poi.  Edit: sto iniziando a disegnare qualche traccia sull&#39;istanza di gatti.ninja&#xA;&#xA;Strava usa i soliti mezzi, gamification compresa, per spingerci alla prestazione, al progress, &#34;la canzone è sempre la stessa&#34;. Carichi una traccia, rifai il percorso una volta, due. Strava confronta i tuoi tempi, sottolinea i miglioramenti, insinua che tu, come ciclista, possa farti notare in qualche modo, in mezzo a migliaia di altri account che incrociano i tuoi percorsi. Forse un poco ci credi, ma sono abbastanza disilluso e, nel frattempo, appena comprata la seconda bicicletta, quella buona, mi sono iscritto a Komoot, che è sempre altra roba proprietaria finita nelle mani dei soliti.  &#xA;&#xA;Tutto molto esaltante, fino a quando Strava non ci dice più che abbiamo battuto i nostri record, anzi: le prestazioni iniziano ad assestarsi, se non a diminuire. Siamo arrivati in cima, abbiamo già dato il nostro meglio, compatibilmente con età, forma fisica e allenamento. L&#39;unico modo per ricevere altre scariche di gratificazione da Strava, sarebbe mettersi sotto e iniziare ad allenarsi seriamente, curare l&#39;alimentazione come i pro... a che pro, dico io? Davvero abbiamo tempo e voglia, vogliamo cresce all&#39;infinito come si crede possa e debba fare il PIL?  &#xA;&#xA;Non io, non ho tempo, voglia e possibilità. Non ho voglia di rendere più eroiche le mie uscite, voglio renderle più soddisfacenti. Voglio fermarmi più spesso ad ammirare il paesaggio e scattare qualche foto, voglio fare la discesa godendomi un po&#39; di riposo dopo le pene della salita, senza badare alla velocità massima. Le salite voglio farle al ritmo che mi pare, per non scollinare mezzo morto, ma con quella sensazione di leggerezza mentale e beatitudine temporanea che dovrebbe accompagnarci per tutto il tempo. Sapete una cosa? Ci sto riuscendo: pazienza se perdo cinque minuti ogni ora, la soddisfazione non è riconducibile a una cifra, ma la so riconoscere benissimo.  &#xA;&#xA;Komoot è molto più interessante, dal punto di vista della pedalata in super relax. Non ci sono comparazioni, né con prestazioni passate né con gli altri, le statistiche sono quelle di base. Niente VAM e KOM, niente potenza stimata o rilevata.&#xA;Gli iscritti sono più propensi a caricare foto, a lasciare qualche testimonianza sulle proprie uscite, qualcosa che vada oltre la sterile precisione del numero. È più istintivo rendersi conto che c&#39;è una persona dietro quella traccia, una persona più interessata a godersi l&#39;attimo che a migliore in un segmento o alzare la velocità media. Una persona che potrei essere io.  &#xA;&#xA;Non ho cancellato l&#39;account di Strava, continuo a caricare le mie uscite e a cercare nuovi ciclisti in zona, ma la filosofia di Komoot è indubbiamente più vicina al Super Relax.&#xA;&#xA;Ah, se solo l&#39;avessi capito pri... no, non sarebbe cambiato nulla, perché della competizione non me ne è mai importato nulla e quel che voglio dalla bicicletta, ora, è recuperare tutte le sensazioni scivolatemi via in passato, fin quando avrò la forza e la voglia di pedalare.&#xA;&#xA;Pensieri]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>La bicicletta è, probabilmente, l&#39;unica cosa nella mia vita che mi abbia dato un senso di progressione, almeno all&#39;inizio: la differenza tra un&#39;uscita e la successiva era tangibile, premettendo che ho iniziato a pedalare tardissimo.</p>

<p>Ho imparato, da piccolo, su un balcone minuscolo andando avanti e indietro, i miei volevano che imparassi ad andare in bici, ma senza troppa convinzione, tanto da non averme mai davvero una per un lasso di tempo soddifacente.
Dopo un trasloco in un&#39;altra regione, ormai decisamente adulto e libero da certe imposizioni, ne ho presa una. E poi un&#39;altra, finalmente ce le ho e me le tengo.</p>

<p>Come detto in apertura, tornare in sella dopo decenni è un crescendo, fisico e di sensazioni. Muscoli si riattivano in maniera diversa e dolgono per qualche giorno, la bici sembra dura anche con rapporti che poi scopri essere leggeri, alla prima salita del 3-4% ti aspettano fiatone e battiti accelerati, per non parlare di pendenza davvero importanti!
Il cuore inizia a battere così forte che sembra di sentirlo premere in gola, l&#39;ossigeno non basta mai e sembra di non poter respirare abbastanza in fretta da sopravvivere, meglio fermarsi cinque minuti.</p>

<p>Quella salita sembra impossibile, la prima volta. Poi ci si riprova e sembra che qualcosa si stia sciogliendo, possiamo farcela... invece no, dobbiamo prima fermarci a riposare tre volte, poi due, ma infine la cima è nostra. Quando riusciamo a farcela in una sola tirata, la soddisfazione è fuori scala. Tutto sommato, non siamo i catorci che credevamo di essere, chissà a quali prestazioni potremo presto ambire. È il momento di attrezzarci per registrare e analizzare le nostre uscite.</p>

<p>Ho iniziato con <a href="https://fdroid.gitlab.io/jekyll-fdroid/packages/net.osmand.plus/" rel="nofollow">OsmAnd~</a>, che ha un nome orrendo ma in fatto di GPS (e interfacce complicate) credo abbia pochi rivali nel suo campo. Successivamente, ho voluto provare gli smartband economici della Xiaomi e l&#39;esperienza è stata decisamente deludente; infine, son passato a un ciclocomputer economico della Bryton.
Per l&#39;analisi dei dati, ho creato un account su Strava, per quanto non sia sicuramente un amante dei servizi centralizzati nelle mani dei soliti noti, ma tant&#39;è... poi già c&#39;era un mio amico, che pedala da molto più tempo e da molti più chilometri, ho iniziato a seguirlo e ora ne seguo una decina.
Conto di provare una qualche istanza pubblica di <a href="https://wanderer.to/welcome" rel="nofollow">Wanderer</a>, prima o poi.  Edit: sto iniziando a disegnare qualche traccia sull&#39;<a href="https://giretti.gatti.ninja/" rel="nofollow">istanza di gatti.ninja</a></p>

<p>Strava usa i soliti mezzi, gamification compresa, per spingerci alla prestazione, al <em>progress</em>, “la canzone è sempre la stessa”. Carichi una traccia, rifai il percorso una volta, due. Strava confronta i tuoi tempi, sottolinea i miglioramenti, insinua che tu, come ciclista, possa farti notare in qualche modo, in mezzo a migliaia di altri account che incrociano i tuoi percorsi. Forse un poco ci credi, ma sono abbastanza disilluso e, nel frattempo, appena comprata la seconda bicicletta, <em>quella buona,</em> mi sono iscritto a Komoot, che è sempre altra roba proprietaria finita nelle mani dei soliti.</p>

<p>Tutto molto esaltante, fino a quando Strava non ci dice più che abbiamo battuto i nostri record, anzi: le prestazioni iniziano ad assestarsi, se non a diminuire. Siamo arrivati in cima, abbiamo già dato il nostro meglio, compatibilmente con età, forma fisica e allenamento. L&#39;unico modo per ricevere altre scariche di gratificazione da Strava, sarebbe mettersi sotto e iniziare ad allenarsi seriamente, curare l&#39;alimentazione come i pro... a che pro, dico io? Davvero abbiamo tempo e voglia, vogliamo cresce all&#39;infinito come si crede possa e debba fare il PIL?</p>

<p>Non io, non ho tempo, voglia e possibilità. Non ho voglia di rendere più eroiche le mie uscite, voglio renderle più soddisfacenti. Voglio fermarmi più spesso ad ammirare il paesaggio e scattare qualche foto, voglio fare la discesa godendomi un po&#39; di riposo dopo le pene della salita, senza badare alla velocità massima. Le salite voglio farle al ritmo che mi pare, per non scollinare mezzo morto, ma con quella sensazione di leggerezza mentale e beatitudine temporanea che dovrebbe accompagnarci per tutto il tempo. Sapete una cosa? Ci sto riuscendo: pazienza se perdo cinque minuti ogni ora, la soddisfazione non è riconducibile a una cifra, ma la so riconoscere benissimo.</p>

<p>Komoot è molto più interessante, dal punto di vista della pedalata in <em>super relax.</em> Non ci sono comparazioni, né con prestazioni passate né con gli altri, le statistiche sono quelle di base. Niente VAM e KOM, niente potenza stimata o rilevata.
Gli iscritti sono più propensi a caricare foto, a lasciare qualche testimonianza sulle proprie uscite, qualcosa che vada oltre la sterile precisione del numero. È più istintivo rendersi conto che c&#39;è una persona dietro quella traccia, una persona più interessata a godersi l&#39;attimo che a migliore in un segmento o alzare la velocità media. Una persona che potrei essere io.</p>

<p>Non ho cancellato l&#39;account di Strava, continuo a caricare le mie uscite e a cercare nuovi ciclisti in zona, ma la filosofia di Komoot è indubbiamente più vicina al Super Relax.</p>

<p><em>Ah, se solo l&#39;avessi capito pri...</em> no, non sarebbe cambiato nulla, perché della competizione non me ne è mai importato nulla e quel che voglio dalla bicicletta, ora, è recuperare tutte le sensazioni scivolatemi via in passato, fin quando avrò la forza e la voglia di pedalare.</p>

<p>#Pensieri</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/igke24o4oy</guid>
      <pubDate>Tue, 12 Aug 2025 14:44:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>C&#39;era il Palio di Siena e bussarono i carabinieri</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/cera-il-palio-di-siena-e-bussarono-i-carabinieri</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Mio padre, quando decise di portarci in villeggiatura per la prima volta, fu categorico: &#34;se mi stanco della montagna, ci facciamo una decina di giorni e ce ne torniamo a casa. È sempre stato un tipo da mare, come mia sorella; il restante 50% della famiglia, invece, preferiva e preferisce la montagna.&#xA;A me il mare piace, sia detto: mi piace guardarlo, mi piace l&#39;atmosfera delle località di mare, mi piace camminare e averlo di lato; stare spiaggiati sulla sabbia in una calca di sconosciuti, a morir bruciati dal sole e accecati dal riverbero, a fare chissà cosa, proprio no.  &#xA;&#xA;Mio padre era impiegato comunale, autista di mezzi vari, e la montagna gli piacque così tanto che volle provare, per la prima volta questi &#34;giorni di malattia&#34; di cui tanto si parlava in certi ambienti. Niente di truffaldino, anzi: una leggera febbricola, accompagnata da sintomi collaterali vari, fu giudicata sufficiente dalla guardia medica per chiedere e ottenere quattro o cinque giorni di malattia. Questo era accaduto nel tardo pomeriggio di quel ferragosto.  &#xA;!--more--&#xA;&#xA;Il giorno dopo, stavamo guardando il Palio di Siena nel piccolo televisorino da 12&#34; che ci eravamo portati dietro: non che ne avessimo di più grandi, era l&#39;unico che avevamo in casa, chiaramente in bianco e nero. Ero ancora abbastanza piccolo da trovare divertente il Palio, già dopo pochi anni iniziai a chiedermi cosa avessero fatto quei poveri cavalli per trovarsi lì, a fare quello che facevano.&#xA;Bussarono alla porta ed erano i carabinieri.  &#xA;&#xA;Ebbi paura, che volevano? Era successo qualcosa a qualcuno? Qualcuno in famiglia aveva combinato un pasticcio di cui non sapevo nulla?&#xA;No, fortunatamente, erano solo venuti a controllare, e mio padre davvero stava in pigiama, con la voce nasale e le medicine in giro.&#xA;&#xA;Va bene, ma il 18 mattina dovete essere al lavoro: così si esaurirono rapidamente gli unici due giorni di malattia della vita lavorativa di mio padre. Ci avevano trovati, in un lampo, chiedendo un po&#39; in giro, al barbiere che ci aveva accorciato i capelli qualche giorno prima, &#34;stanno nella casa di...&#34;.   &#xA;&#xA;Hanno fatto il loro dovere, non c&#39;è nulla da dire in merito; tuttvia, ancora oggi ripenso a quella sollecitudine, con una punta di amarezza solcata da una striatura di facile populismo.&#xA;Penso ai latitanti che latitano per decenni nel paese dove sono nati e dove sono sempre vissuti, con le istituzioni che sembrano brancolare nel buio e i compaesani ignari di tutto, dietro quel muro di omertà del Sud che al Nord si chiama dignitoso silenzio.  &#xA;&#xA;La faccenda si concluse con mio padre che diventò un pendolare della villeggiatura: tornava a casa e andava al lavoro, poi il venerdì sera ci raggiungeva e la domenica pomeriggio ripartiva.  &#xA;&#xA;E stare soli con nostra mamma era un&#39;esperienza nuova, ma ugualmente bella.&#xA;E quando tornava mio padre, era sempre una piccola festa.  &#xA;&#xA;Questo pendolarismo fu possibile solo nelle nostre villeggiature sul Matese, a circa 80 km da casa: in Abruzzo si sarebbe trattato di un viaggio di oltre 200 km, ogni volta, quindi facevano i nostri 15-18 giorni e tornavamo nella bruttura del nostro quotidiano.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Mio padre, quando decise di portarci in villeggiatura per la prima volta, fu categorico: <strong>“se mi stanco della montagna, ci facciamo una decina di giorni e ce ne torniamo a casa.</strong> È sempre stato un tipo da mare, come mia sorella; il restante 50% della famiglia, invece, preferiva e preferisce la montagna.
A me il mare piace, sia detto: mi piace guardarlo, mi piace l&#39;atmosfera delle località di mare, mi piace camminare e averlo di lato; stare spiaggiati sulla sabbia in una calca di sconosciuti, a morir bruciati dal sole e accecati dal riverbero, a fare chissà cosa, proprio no.</p>

<p>Mio padre era impiegato comunale, autista di mezzi vari, e la montagna gli piacque così tanto che volle provare, per la prima volta questi <em>“giorni di malattia”</em> di cui tanto si parlava in certi ambienti. Niente di truffaldino, anzi: una leggera febbricola, accompagnata da sintomi collaterali vari, fu giudicata sufficiente dalla guardia medica per chiedere e ottenere quattro o cinque giorni di malattia. Questo era accaduto nel tardo pomeriggio di quel ferragosto.<br>
</p>

<p>Il giorno dopo, stavamo guardando il Palio di Siena nel piccolo televisorino da 12” che ci eravamo portati dietro: non che ne avessimo di più grandi, era l&#39;unico che avevamo in casa, chiaramente in bianco e nero. Ero ancora abbastanza piccolo da trovare divertente il Palio, già dopo pochi anni iniziai a chiedermi cosa avessero fatto quei poveri cavalli per trovarsi lì, a fare quello che facevano.
Bussarono alla porta ed erano i carabinieri.</p>

<p>Ebbi paura, che volevano? Era successo qualcosa a qualcuno? Qualcuno in famiglia aveva combinato un pasticcio di cui non sapevo nulla?
No, fortunatamente, erano solo venuti a controllare, e mio padre davvero stava in pigiama, con la voce nasale e le medicine in giro.</p>

<p><strong><em>Va bene, ma il 18 mattina dovete essere al lavoro:</em></strong> così si esaurirono rapidamente gli unici due giorni di malattia della vita lavorativa di mio padre. Ci avevano trovati, in un lampo, chiedendo un po&#39; in giro, al barbiere che ci aveva accorciato i capelli qualche giorno prima, “stanno nella casa di...”.</p>

<p>Hanno fatto il loro dovere, non c&#39;è nulla da dire in merito; tuttvia, ancora oggi ripenso a quella sollecitudine, con una punta di amarezza solcata da una striatura di facile populismo.
Penso ai latitanti che latitano per decenni nel paese dove sono nati e dove sono sempre vissuti, con le istituzioni che sembrano brancolare nel buio e i compaesani ignari di tutto, dietro quel muro di omertà del Sud che al Nord si chiama dignitoso silenzio.</p>

<p>La faccenda si concluse con mio padre che diventò un pendolare della villeggiatura: tornava a casa e andava al lavoro, poi il venerdì sera ci raggiungeva e la domenica pomeriggio ripartiva.</p>

<p>E stare soli con nostra mamma era un&#39;esperienza nuova, ma ugualmente bella.
E quando tornava mio padre, era sempre una piccola festa.</p>

<p>Questo pendolarismo fu possibile solo nelle nostre villeggiature sul Matese, a circa 80 km da casa: in Abruzzo si sarebbe trattato di un viaggio di oltre 200 km, ogni volta, quindi facevano i nostri 15-18 giorni e tornavamo nella bruttura del nostro quotidiano.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/0p6fk7mr52</guid>
      <pubDate>Sun, 10 Aug 2025 14:43:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ogni ciclista avrà un suo motivo per andare piano</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/ogni-ciclista-avra-un-suo-motivo-per-andare-piano</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Io vado piano e i miei motivi sono molteplici, il primo è che più di così non ce la faccio. Mi piacerebbe andare più forte, per arrivare più lontano nel tempo che mi è concesso per pedalare, ma la lentezza mi porta al secondo motivo: inseguire la prestazione ti fa perdere di vista tutto il resto.  &#xA;&#xA;Relativamente alle velocità solite dei ciclisti, c&#39;è una sorta di posizionamento immediatamente visibile a chiunque abbia un minimo di consapevolezza del mezzo: un ciclista da strada mi supererà sulla gravel, io supererò un rider in mountain bike (di solito). E sarò sorpassato da un collega in gravel, ma va bene così.  &#xA;&#xA;Gli appassionati di MTB sono forse scarsi? Assolutamente no; hanno un motivo più che valido per andare alla loro velocità: non gliene importa niente della velocità media e i tratti pianeggianti, o dalle pendenze scarse, non sono altro che momenti di raccordo tra una salita che non potrei affrontare o un tratto sconnesso e irregolare che non saprei affrontare.  &#xA;&#xA;Quando incontriamo un ciclista, non sappiamo quanti chilometri e dislivello abbia già percorso o dovrà percorrere. Non sappiamo se abbia dormito bene, si sia nutrendo regolarmente durante lo sforzo, se stia facendo un esercizio specifico, se sia lì per un KOM o per godersi il paesaggio e la libertà della bicicletta. Ai ciclisti lenti, e a quello che non vediamo, vada il nostro incoraggiamento.  &#xA;&#xA;Stamattina, calda domenica estiva, stavo facendo una delle mie salitelle solite, adatte a tutti, quando ho incontrato un ciclista visibilmente più lento di me; non mi sono soffermato troppo sulla bici, ma sembrava una sorta di gravel col manubrio flat, non erano gomme da MTB. L&#39;ho superato, ci siamo salutati, io ho continuato il mio giro, lui il suo.&#xA;Dopo un&#39;oretta, ci siamo incontrati di nuovo, probabilmente al punto più alto delle nostre uscite. Su un passo, dove si scollina o si torna indietro, entrambi siamo tornati indietro. Mi ha rivolto un largo sorriso, ho contraccambiato, dicendomi &#34;ora inizia la discesa&#34;.  &#xA;&#xA;È stato un momento tenerissimo, ho capito che per lui quella salita era stata abbastanza impegnativa (ricordate: non sappiamo mai, con sicurezza, cosa ci sia dietro una pedalata) ma l&#39;aveva superata, ora poteva godersi il riposo della discesa e il piacere del vento sulla pelle, in una giornata caldissima. Così come si era goduto il panorama in salita, alla sua giusta velocità.  &#xA;&#xA;Il ciclismo amatoriale, lontano da Strava e dai watt, è bello anche per questi momenti.&#xA;&#xA;Pensieri]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Io vado piano e i miei motivi sono molteplici, il primo è che più di così non ce la faccio. Mi piacerebbe andare più forte, per arrivare più lontano nel tempo che mi è concesso per pedalare, ma la lentezza mi porta al secondo motivo: inseguire la prestazione ti fa perdere di vista tutto il resto.</p>

<p>Relativamente alle velocità solite dei ciclisti, c&#39;è una sorta di posizionamento immediatamente visibile a chiunque abbia un minimo di consapevolezza del mezzo: un ciclista da strada mi supererà sulla gravel, io supererò un rider in mountain bike (di solito). E sarò sorpassato da un collega in gravel, ma va bene così.</p>

<p>Gli appassionati di MTB sono forse scarsi? Assolutamente no; hanno un motivo più che valido per andare alla loro velocità: non gliene importa niente della velocità media e i tratti pianeggianti, o dalle pendenze scarse, non sono altro che momenti di raccordo tra una salita che non potrei affrontare o un tratto sconnesso e irregolare che non saprei affrontare.</p>

<p>Quando incontriamo un ciclista, non sappiamo quanti chilometri e dislivello abbia già percorso o dovrà percorrere. Non sappiamo se abbia dormito bene, si sia nutrendo regolarmente durante lo sforzo, se stia facendo un esercizio specifico, se sia lì per un KOM o per godersi il paesaggio e la libertà della bicicletta. Ai ciclisti lenti, e a quello che non vediamo, vada il nostro incoraggiamento.</p>

<p>Stamattina, calda domenica estiva, stavo facendo una delle mie salitelle solite, adatte a tutti, quando ho incontrato un ciclista visibilmente più lento di me; non mi sono soffermato troppo sulla bici, ma sembrava una sorta di gravel col manubrio flat, non erano gomme da MTB. L&#39;ho superato, ci siamo salutati, io ho continuato il mio giro, lui il suo.
Dopo un&#39;oretta, ci siamo incontrati di nuovo, probabilmente al punto più alto delle nostre uscite. Su un passo, dove si scollina o si torna indietro, entrambi siamo tornati indietro. Mi ha rivolto un largo sorriso, ho contraccambiato, dicendomi <em>“ora inizia la discesa”.</em></p>

<p>È stato un momento tenerissimo, ho capito che per lui quella salita era stata abbastanza impegnativa (ricordate: non sappiamo mai, con sicurezza, cosa ci sia dietro una pedalata) ma l&#39;aveva superata, ora poteva godersi il riposo della discesa e il piacere del vento sulla pelle, in una giornata caldissima. Così come si era goduto il panorama in salita, alla sua giusta velocità.</p>

<p>Il ciclismo amatoriale, lontano da Strava e dai watt, è bello anche per questi momenti.</p>

<p>#Pensieri</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/6hhpgi89v4</guid>
      <pubDate>Sun, 10 Aug 2025 14:42:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Una premessa doverosa.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/loredana/una-premessa-doverosa-wr0t</link>
      <description>&lt;![CDATA[Una premessa doverosa.&#xA;&#xA;Dato che qualcuno potrebbe anche incappare in quanto scrivo, meglio precisare che:&#xA;&#xA;1) scrivo per me, per una necessità di “mettere ordine”.&#xA;&#xA;2) scrivo delle mie esperienze personali nella ricerca della fede.&#xA;&#xA;3) scrivo di teologia perché mi appassiona.&#xA;Precisamente scriverò dei  miei studi di teologia.&#xA;&#xA;Quindi: non desidero mettermi in cattedra, diffondere verità assolute o insegnare niente a nessuno, ma se vorrete parlare con me di ciò che scrivo, ne sarò immensamente felice.&#xA;&#xA;Due note su di me:&#xA;56 anni, collaboratrice scolastica, diplomata in Ragioneria.&#xA;Neanche una parola di inglese.&#xA;Rapporto tumultuoso con la tecnologia. A dire poco...&#xA;&#xA;Visto: lo dicevo che non bisogna prendermi sul serio! :–)&#xA;&#xA;Un abbraccio al mondo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Una premessa doverosa.</p>

<p>Dato che qualcuno potrebbe anche incappare in quanto scrivo, meglio precisare che:</p>

<p>1) scrivo per me, per una necessità di “mettere ordine”.</p>

<p>2) scrivo delle mie esperienze personali nella ricerca della fede.</p>

<p>3) scrivo di teologia perché mi appassiona.
Precisamente scriverò dei  miei studi di teologia.</p>

<p>Quindi: non desidero mettermi in cattedra, diffondere verità assolute o insegnare niente a nessuno, ma se vorrete parlare con me di ciò che scrivo, ne sarò immensamente felice.</p>

<p>Due note su di me:
56 anni, collaboratrice scolastica, diplomata in Ragioneria.
Neanche una parola di inglese.
Rapporto tumultuoso con la tecnologia. A dire poco...</p>

<p>Visto: lo dicevo che non bisogna prendermi sul serio! :–)</p>

<p>Un abbraccio al mondo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>...ma di&#39; soltanto una parola.</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/s7rnk3gt7l</guid>
      <pubDate>Sat, 02 Aug 2025 22:07:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Le politiche di Livello Segreto sull&#39;AI</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/warp/le-politiche-di-livello-segreto-sullai</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ciao Livello Segreto, buondì.&#xA;In queste torride giornate abbiamo pensato bene di tirar fuori un argomento in grado di sollazzare al meglio i nostri freschi cervelli: come gestire i contenuti fatti in AI nel nostro angolo di Fediverso.&#xA;&#xA;Aldilà di quella che è stata poi la decisione presa ci tengo a sottolineare come sia estremamente felice e soddisfatto di questo thread: https://livellosegreto.it/@ed/114879077658852032&#xA;&#xA;Non tanto per la posizione delle risposte (beh, un po&#39; sì a dirla tutta), ma soprattutto per il fatto che fossero motivate e con spunti interessantissimi.&#xA;&#xA;Però sì, dai, va detto che si gongola un po&#39; quando in occasioni come queste ci si rende conto che forse un posto popolato da persone con idee e ideali simili siamo riusciti tutt3 insieme a tirarlo in piedi.&#xA;&#xA;Andiamo al sodo.&#xA;I contenuti generati con AI non sono in linea con i valori attorno a cui è nato Livello Segreto e vi invitiamo a non postarli.&#xA;&#xA;Questo non significa che chi li pubblica verrà bannato per direttissima, ma che:&#xA;si scoraggiano le persone a pubblicare qualcosa di simile (lo spazio sul server non è infinito e preferiamo che venga usato per cose umane che da AI)&#xA;se proprio dovete pubblicare qualcosa di simile (per far passare un punto o per mostrare qualcosa) usate il CW.&#xA;ci riserviamo di richiedere la rimozione di eventuali contenuti simili qualora lo ritenessimo sensato (lato admin/mod, ma anche lato comunitario: i report funzionano e vi invitiamo nuovamente ad usarli)&#xA;&#xA;I discorsi sull&#39;AI vanno benissimo - anche senza CW -, ma vi chiediamo di usare gli hashtag #ai e #ia così da permettere a chi volesse di silenziarli preventivamente.&#xA;&#xA;È tutto, ora possiamo tornare a parlare di quanto sia bello fare il bagno in un laghetto fresco (o almeno pensarci così da avere un po&#39; di frescura nel cervello).&#xA;&#xA;Dubbi, domande o perplessità: scriveteci.&#xA;Ed &amp; Kenobit]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Ciao Livello Segreto, buondì.</em>
In queste torride giornate abbiamo pensato bene di tirar fuori un argomento in grado di sollazzare al meglio i nostri freschi cervelli: come gestire i contenuti fatti in AI nel nostro angolo di Fediverso.</p>

<p>Aldilà di quella che è stata poi la decisione presa ci tengo a sottolineare come sia estremamente felice e soddisfatto di questo thread: <a href="https://livellosegreto.it/@ed/114879077658852032" rel="nofollow">https://livellosegreto.it/@ed/114879077658852032</a></p>

<p>Non tanto per la posizione delle risposte (beh, un po&#39; sì a dirla tutta), ma soprattutto per il fatto che fossero motivate e con spunti interessantissimi.</p>

<p>Però sì, dai, va detto che si gongola un po&#39; quando in occasioni come queste ci si rende conto che forse un posto popolato da persone con idee e ideali simili siamo riusciti tutt3 insieme a tirarlo in piedi.</p>

<h2 id="andiamo-al-sodo">Andiamo al sodo.</h2>

<p><strong>I contenuti generati con AI non sono in linea con i valori attorno a cui è nato Livello Segreto e vi invitiamo a non postarli.</strong></p>

<p>Questo non significa che chi li pubblica verrà bannato per direttissima, ma che:
1. si scoraggiano le persone a pubblicare qualcosa di simile (lo spazio sul server non è infinito e preferiamo che venga usato per cose umane che da AI)
2. se proprio dovete pubblicare qualcosa di simile (per far passare un punto o per mostrare qualcosa) usate il CW.
3. ci riserviamo di richiedere la rimozione di eventuali contenuti simili qualora lo ritenessimo sensato (lato admin/mod, ma anche lato comunitario: i report funzionano e vi invitiamo nuovamente ad usarli)</p>

<p>I discorsi sull&#39;AI vanno benissimo – anche senza CW –, ma vi chiediamo di usare gli hashtag #ai e #ia così da permettere a chi volesse di silenziarli preventivamente.</p>

<p>È tutto, ora possiamo tornare a parlare di quanto sia bello fare il bagno in un laghetto fresco (o almeno pensarci così da avere un po&#39; di frescura nel cervello).</p>

<p>Dubbi, domande o perplessità: scriveteci.
Ed &amp; Kenobit</p>
]]></content:encoded>
      <author>Warp</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/d0ur6kymwj</guid>
      <pubDate>Fri, 25 Jul 2025 15:33:12 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Quando pedalare è come disporre di un pianeta personale</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/quando-pedalare-e-come-disporre-di-un-pianeta-personale</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Sono tornato da poco da un&#39;uscita infrasettimanale in super relax, di quelle che mi si addicono e che vorrei moltiplicare.  &#xA;Un&#39;uscita con poche decine di metri di dislivello, al passo spedito di noi ciclisti di poche pretese alle prese con pianure deserte: 25 km/h di media e ci sembra di volare, tutta la velocità in più è in eccesso.  &#xA;&#xA;Il giorno non è ancora rovente, siamo sui 28°, non soffia più che un venticello esile, ma la brezza artificiale della pedalata è gradevole; mezzi a motore pochi e ben distanziati tra loro. Gli unici suoni, per lunghi tratti, sono quelli della bicicletta, a cui ci si abitua dopo poche uscite, e quelli che non smettono mai di rapire gli amanti della natura: il canto degli uccelli, le cicale quasi impossibili da vedere, solitamente, ma impossibili da ignorare.&#xA;&#xA;E si va, sciolti e tranquilli, fino a cadere in una sorta di leggera beatitudine, la mente è finalmente libera dalle ossessioni e dalle preoccupazioni del quotidiano, i pedali sembrano non offrire resistenza, ci si sente come cullati da un pianeta fatto su misura, temporaneamente in un mondo simile al nostro ma mondato dai pesi, dalle brutture e dalla necessità della vita.  &#xA;&#xA;Certo, temporaneamente, ma meglio che mai.&#xA;&#xA;Pensieri]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Sono tornato da poco da un&#39;uscita infrasettimanale in super relax, di quelle che mi si addicono e che vorrei moltiplicare.<br>
Un&#39;uscita con poche decine di metri di dislivello, al passo <em>spedito</em> di noi ciclisti di poche pretese alle prese con pianure deserte: 25 km/h di media e ci sembra di volare, tutta la velocità in più è in eccesso.</p>

<p>Il giorno non è ancora rovente, siamo sui 28°, non soffia più che un venticello esile, ma la brezza artificiale della pedalata è gradevole; mezzi a motore pochi e ben distanziati tra loro. Gli unici suoni, per lunghi tratti, sono quelli della bicicletta, a cui ci si abitua dopo poche uscite, e quelli che non smettono mai di rapire gli amanti della natura: il canto degli uccelli, le cicale quasi impossibili da vedere, solitamente, ma impossibili da ignorare.</p>

<p>E si va, sciolti e tranquilli, fino a cadere in una sorta di leggera beatitudine, la mente è finalmente libera dalle ossessioni e dalle preoccupazioni del quotidiano, i pedali sembrano non offrire resistenza, ci si sente come cullati da un pianeta fatto su misura, temporaneamente in un mondo simile al nostro ma mondato dai pesi, dalle brutture e dalla necessità della vita.</p>

<p>Certo, temporaneamente, ma meglio che mai.</p>

<p>#Pensieri</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/2qfe8m06pn</guid>
      <pubDate>Fri, 25 Jul 2025 08:43:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Identità</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/signoruscita/identita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Penso capiti a tutti di affezionarsi a qualcosa. Può capitare di affezionarsi anche alla propria identità. &#xA;&#xA;Non ho in generale una buona memoria, ma ricordo con chiarezza il momento in cui scelsi il mio primo “nickname” per la mia prima email. Parliamo di un’epoca ben diversa quando i computer andavano a pedali e non si trovavano molti altri utenti online.&#xA;&#xA;Mi ci affezionai. Solo recentemente mi son reso conto quanto possa essere liberatorio e rinvigorente cambiare nome, anche solo temporaneamente. &#xA;Offre una visione da un altra prospettiva, un altro angolo. &#xA;&#xA;È l’equivalente di quel signor Marco Rossi che per gli amici si fa chiamare Franco (storia vera).&#xA;&#xA;[…]]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Penso capiti a tutti di affezionarsi a qualcosa. Può capitare di affezionarsi anche alla propria identità.</p>

<p>Non ho in generale una buona memoria, ma ricordo con chiarezza il momento in cui scelsi il mio primo “nickname” per la mia prima email. Parliamo di un’epoca ben diversa quando i computer andavano a pedali e non si trovavano molti altri utenti online.</p>

<p>Mi ci affezionai. Solo recentemente mi son reso conto quanto possa essere liberatorio e rinvigorente cambiare nome, anche solo temporaneamente.
Offre una visione da un altra prospettiva, un altro angolo.</p>

<p>È l’equivalente di quel signor Marco Rossi che per gli amici si fa chiamare Franco (storia vera).</p>

<p>[…]</p>
]]></content:encoded>
      <author>Signor Uscita</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/dpy5jjsbeg</guid>
      <pubDate>Wed, 16 Jul 2025 08:14:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cominceró con gli Aforismi scritti da Leonardo da Vinci.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atabi/comincero-con-gli-aforismi-scritti-da-leonardo-da-vinci</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cominceró con gli Aforismi scritti da Leonardo da Vinci.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cominceró con gli Aforismi scritti da Leonardo da Vinci.</p>
]]></content:encoded>
      <author>AtAbi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/m25ghdxboj</guid>
      <pubDate>Mon, 30 Jun 2025 04:37:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Vorrei condividere con Voi alcune mie letture, spero siano di Vostro interesse.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atabi/vorrei-condividere-con-voi-alcune-mie-letture-spero-siano-di-vostro-interesse</link>
      <description>&lt;![CDATA[Vorrei condividere con Voi alcune mie letture, spero siano di Vostro interesse.  Per questo ho deciso di iniziare un blog intitolato &#39;Note a margine&#39;.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei condividere con Voi alcune mie letture, spero siano di Vostro interesse.  Per questo ho deciso di iniziare un blog intitolato &#39;Note a margine&#39;.</p>
]]></content:encoded>
      <author>AtAbi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/rvv13i6w5q</guid>
      <pubDate>Mon, 30 Jun 2025 04:34:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mattias</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/manuel/mattias</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Questo testo è il risultato di una sfida che ho fatto con degli amici. L&#39;obiettivo era di scrivere una storia lunga 3.600 caratteri partendo da un&#39;immagine. Buona lettura!&#xA;&#xA;Mattias fece schizzare la mano sopra la testa e volse lo sguardo dietro di sé. L&#39;omone, che per poco non lo scaraventò per terra, proseguì indifferente la sua strada.&#xA;&#xA;Perché ogni giorno doveva essere la solita storia? Digrignò i denti e strinse la mano libera alla bretella. Inveire contro di lui sarebbe stato inutile, controproducente.&#xA;&#xA;Sulla spalla destra, Ossuto gli diede un calcetto sul collo e fece un cenno verso l&#39;altra parte. Sì, i pacchi non si sarebbero consegnati da soli.&#xA;&#xA;Le vie del mercato erano intasate dalla mandria di gente. La luce calda del sole faticava ad affacciarsi su di loro a causa dei grandi edifici scuri e opprimenti costruiti attorno alla piazza. Sembravano lucciole vagare nel buio.&#xA;&#xA;Mattias dovette reprimere diverse volte l&#39;impulsi di sbraitare contro quegli adulti maleducati e presuntuosi. Se fossero stati più bassi di lui…&#xA;&#xA;Scattò in mezzo a due uomini alti e snelli, sfiorandoli come fosse il vento. Ossuto emise un grido terrorizzato, tenendo strette le sue piccole mani sul soprabito stropicciato.&#xA;&#xA;Ripeté le movenze precise e snodate per evitare il contatto, sia visivo che tattile, con altre cinque persone. Ignorò le loro imprecazioni mentre scompariva nello spazio stretto tra due bancarelle. Brontoloni senza cervello. Ecco cosa siete.&#xA;&#xA;«Ehilà!» annunciò tra un respiro e l’altro.&#xA;&#xA;Mattias sbirciò lo spazio minuto dietro al tavolo di legno su cui giacevano gingilli e cianfrusaglie ammassati come cumuli di terra. Aguzzò per bene lo sguardo: gioielli di dubbia qualità, ingranaggi malandati e stoviglie arrugginita. Roba di poco valore, oggetti che solo gli sprovveduti e i creduloni comprerebbero.&#xA;&#xA;«Arrivo!» disse una voce possente.&#xA;&#xA;Un teschio con una corona di tasselli e dagli occhi color dell’alba sbucò da sotto il telo rosso porpora. Pareva infastidito, quasi stizzito.&#xA;&#xA;Mattias fece scivolare Ossuto a terra e posò con cura la sacca, l’ultima cosa che voleva era danneggiare gli altri pacchi. Estrasse un oggetto coperto da un involucro di carta sottile e glielo porse. Le braccia gli tremavano dalla paura, non voleva incrociare quei puntini infuocati.&#xA;&#xA;L&#39;essere fece lievitare il pacco verso di sé. Lo fece girare su sé stesso in diverse direzioni: avanti, destra e sinistra. Lo guardò per un istante, poi annuì soddisfatto.&#xA;&#xA;«È perfetto» sancì contento la testa. «Grazie, giovanotto. Anche a te, fratello d&#39;ossa. In futuro saprò chi chiamare se avrò bisogno di fare una consegna.»&#xA;&#xA;Mattias dilatò le labbra un sorriso tirato. Prese Ossuto, alzò i tacchi e corse dritto dove era spuntato qualche momento prima. Con sua sorpresa, la marea di persone era aumentata e camminare in mezzo alla strada pareva impossibile.&#xA;&#xA;«Reggiti forte!»&#xA;&#xA;Si buttò nella mischia e strinse i denti. Spintoni, gomitate e piedi molesti misero a dura prova il suo corpo. Il vociare confuso e assordante delle persone attorno martellarono i suoi timpani senza alcuna pietà. Orientarsi nella penombra e nel frastuono imperterrito pareva un&#39;impresa.&#xA;&#xA;Scorse uno spiraglio alla sua destra, un faro di speranza. Fece un respiro profondo e cominciò a sgomitare e spintonare tutti quanti, senza guardarsi indietro. Scrollava le arrabbiature e gli insulti dei presenti di dosso. Si sentiva un cavaliere privo di scudo sotto un cielo pieno di frecce. Il pacco doveva arrivare a destinazione.&#xA;&#xA;Sgusciò via, stremato e vittorioso. Mattias si fermò per un momento, i polmoni stavano andando a fuoco e il cuore non la smetteva di galoppare. Inspirò ed espirò per tre volte, il battere ritmico e opprimente si acquietò man mano che lo faceva.&#xA;&#xA;Un ultimo pacco. Sospirò. Ancora uno e per oggi abbiamo dato abbastanza.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo testo è il risultato di una sfida che ho fatto con degli amici. L&#39;obiettivo era di scrivere una storia lunga 3.600 caratteri partendo da un&#39;immagine. Buona lettura!</p></blockquote>

<p>Mattias fece schizzare la mano sopra la testa e volse lo sguardo dietro di sé. L&#39;omone, che per poco non lo scaraventò per terra, proseguì indifferente la sua strada.</p>

<p>Perché ogni giorno doveva essere la solita storia? Digrignò i denti e strinse la mano libera alla bretella. Inveire contro di lui sarebbe stato inutile, controproducente.</p>

<p>Sulla spalla destra, Ossuto gli diede un calcetto sul collo e fece un cenno verso l&#39;altra parte. Sì, i pacchi non si sarebbero consegnati da soli.</p>

<p>Le vie del mercato erano intasate dalla mandria di gente. La luce calda del sole faticava ad affacciarsi su di loro a causa dei grandi edifici scuri e opprimenti costruiti attorno alla piazza. Sembravano lucciole vagare nel buio.</p>

<p>Mattias dovette reprimere diverse volte l&#39;impulsi di sbraitare contro quegli adulti maleducati e presuntuosi. Se fossero stati più bassi di lui…</p>

<p>Scattò in mezzo a due uomini alti e snelli, sfiorandoli come fosse il vento. Ossuto emise un grido terrorizzato, tenendo strette le sue piccole mani sul soprabito stropicciato.</p>

<p>Ripeté le movenze precise e snodate per evitare il contatto, sia visivo che tattile, con altre cinque persone. Ignorò le loro imprecazioni mentre scompariva nello spazio stretto tra due bancarelle. <em>Brontoloni senza cervello. Ecco cosa siete.</em></p>

<p>«Ehilà!» annunciò tra un respiro e l’altro.</p>

<p>Mattias sbirciò lo spazio minuto dietro al tavolo di legno su cui giacevano gingilli e cianfrusaglie ammassati come cumuli di terra. Aguzzò per bene lo sguardo: gioielli di dubbia qualità, ingranaggi malandati e stoviglie arrugginita. Roba di poco valore, oggetti che solo gli sprovveduti e i creduloni comprerebbero.</p>

<p>«Arrivo!» disse una voce possente.</p>

<p>Un teschio con una corona di tasselli e dagli occhi color dell’alba sbucò da sotto il telo rosso porpora. Pareva infastidito, quasi stizzito.</p>

<p>Mattias fece scivolare Ossuto a terra e posò con cura la sacca, l’ultima cosa che voleva era danneggiare gli altri pacchi. Estrasse un oggetto coperto da un involucro di carta sottile e glielo porse. Le braccia gli tremavano dalla paura, non voleva incrociare quei puntini infuocati.</p>

<p>L&#39;essere fece lievitare il pacco verso di sé. Lo fece girare su sé stesso in diverse direzioni: avanti, destra e sinistra. Lo guardò per un istante, poi annuì soddisfatto.</p>

<p>«È perfetto» sancì contento la testa. «Grazie, giovanotto. Anche a te, fratello d&#39;ossa. In futuro saprò chi chiamare se avrò bisogno di fare una consegna.»</p>

<p>Mattias dilatò le labbra un sorriso tirato. Prese Ossuto, alzò i tacchi e corse dritto dove era spuntato qualche momento prima. Con sua sorpresa, la marea di persone era aumentata e camminare in mezzo alla strada pareva impossibile.</p>

<p>«Reggiti forte!»</p>

<p>Si buttò nella mischia e strinse i denti. Spintoni, gomitate e piedi molesti misero a dura prova il suo corpo. Il vociare confuso e assordante delle persone attorno martellarono i suoi timpani senza alcuna pietà. Orientarsi nella penombra e nel frastuono imperterrito pareva un&#39;impresa.</p>

<p>Scorse uno spiraglio alla sua destra, un faro di speranza. Fece un respiro profondo e cominciò a sgomitare e spintonare tutti quanti, senza guardarsi indietro. Scrollava le arrabbiature e gli insulti dei presenti di dosso. Si sentiva un cavaliere privo di scudo sotto un cielo pieno di frecce. Il pacco doveva arrivare a destinazione.</p>

<p>Sgusciò via, stremato e vittorioso. Mattias si fermò per un momento, i polmoni stavano andando a fuoco e il cuore non la smetteva di galoppare. Inspirò ed espirò per tre volte, il battere ritmico e opprimente si acquietò man mano che lo faceva.</p>

<p><em>Un ultimo pacco.</em> Sospirò. <em>Ancora uno e per oggi abbiamo dato abbastanza.</em></p>
]]></content:encoded>
      <author>manuel</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/vywf3heth3</guid>
      <pubDate>Sat, 28 Jun 2025 20:10:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Content Warning, contenuti dell&#39;istanza e AI</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/warp/cw-contenuti-ai</link>
      <description>&lt;![CDATA[Hey Livello Segreto (ma anche più in generale il Fediverso),&#xA;sediamoci un attimo e facciamo quattro chiacchiere insieme.&#xA;&#xA;L&#39;argomento è Livello Segreto, il suo presente e il suo futuro, ma essendo inseriti in un contesto fortemente sociale come il Fediverso la cosa può interessare anche al di là delle singole utenze qui sopra.&#xA;&#xA;Per prima cosa, parliamo di CW.&#xA;Se ci penso dal punto di vista della moderazione, quello del Content Warning è probabilmente il concetto più difficile da far passare. Chi lo tratta come censura, chi lo vede come una limitazione delle proprie libertà e chi come qualcosa di inutile in un contesto di protocollo Activity Pub. La verità - come a volte accade - è ben più semplice di qualunque ricamo che si possa fare su questo argomento ed è qualcosa che abbiamo ripetuto allo sfinimento.&#xA;&#xA;Il Content Warning è rispetto nei confronti delle altre persone.&#xA;È evitare di entrare in un bar e trovare la tele accesa sulle notizie di cronaca nera.&#xA;È aprire il proprio feed di notizie e non venire bombardati da... notizie sui bombardamenti.&#xA;È affrontare argomenti lasciando alle persone la scelta di affrontarli quando si sentono di farlo.&#xA;&#xA;Si torna sempre lì: Livello Segreto è una festicciola fatta da amic* a cui state partecipando con un bicchiere in mano.&#xA;Va bene che i Social ci hanno alienato, ma dal vivo dubito che a persone sconosciute che stan parlando di quanto son belli i prati vi accodiate parlando di quel che sta facendo Trump.&#xA;&#xA;Volete farlo? Va benissimo!&#xA;Ma prima usate il CW e sondate il terreno e lasciate che siano le persone a scegliere se affrontare l&#39;argomento.&#xA;Su cosa uso il CW? Su tutto ciò che A TUO AVVISO può urtare la sensibilità altrui (è in primis un esercizio di empatia) e sicuramente per &#34;NSFW, SPOILER, GUERRA, POLITICA&#34; (come recitano le regole).&#xA;&#xA;Ah ma quindi intendi che non devo usarlo per tutto ciò che non è videogiochi, musica, manga... ?&#xA;Okay, questo è il secondo punto. La descrizione di Livello Segreto recita:&#xA;&#34;Livello Segreto è un&#39;oasi social incentrata sul rispetto e la libertà.&#xA;La comunità è nata per parlare di videogiochi, fumetti, musica, diritti, underground, controcultura, arte. LS è uno spazio senza pubblicità, annunci commerciali e gossip. Più che un&#39;istanza generalista, è un&#39;istanza nata intorno agli interessi e ai valori della sua comunità. Frequentatela e scopritela!&#34;&#xA;Il fatto che LS sia nato per parlare di alcune cose non ne limita l&#39;utilizzo solo a determinati argomenti (non è mai stato così e mai lo sarà). Il punto di Livello Segreto - alla nascita così come ora - è dare alle persone un LUOGO diverso dove poter parlare e dove potersi interfacciare, ma senza per questo limitare gli argomenti di conversazione.&#xA;Si torna sempre all&#39;esempio della festa o del gruppo di amici: gioco a DnD con persone con cui parlo tranquillamente di film, politica, società, futuro... quel che ci interessa non è il contenuto - fino a un certo punto -, ma il modo di porsi.&#xA;&#xA;Vogliamo dire che Livello Segreto è un&#39;istanza generalista? Diciamolo.&#xA;Ha senso farlo su internet dove anche decenni fa quando si usavano forum &#34;settoriali&#34; si parlava comunque della qualunque? No, non davvero.&#xA;Ma se servisse a qualche persona per capire se Livello Segreto è il suo posto o meno allora... la risposta è questa e spero che la spiegazione sia soddisfacente.&#xA;&#xA;Iniziative e contenuti futuri.&#xA;Livello Segreto non ha alle spalle un&#39;azienda o una struttura che produce contenuti (o che paga persone per produrre contenuti). Non esistono gli influencer, detta brutta e schietta. Significa sì che siamo in un posto un po&#39; più libero, ma significa anche che dobbiamo essere noi (inteso in senso lato come utenza del Fediverso) a stimolarci vicendevolmente con contenuti interessanti e di qualità.&#xA;Proviamo a vivere questa sfera social online invece che approcciarci con la stessa filosofia con cui &#34;subiamo&#34; altri social (perché di fatto portati a comportarci in tal modo).&#xA;Un paio di esempi? Ecco qui:&#xA;https://livellosegreto.it/@Micolcosta/114732565646758695&#xA;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/114731559957535194&#xA;Qualche idea per stimolare un po&#39; la nostra creatività collettiva c&#39;è, spero che con un po&#39; di tempo si riesca a imbastire e portare presto sui vostri schermi (allo stesso modo se avete qualche idea... scriveteci!).&#xA;&#xA;Un&#39;ultima cosa.&#xA;Internet è ormai irrimediabilmente (o quasi?) contaminato da contenuti prodotti da AI.&#xA;Abbiamo aggiunto tra le regole di Livello Segreto quella di NON pubblicare contenuti generati da intelligenze artificiali.&#xA;&#xA;Dubbi, domande o perplessità: scriveteci.&#xA;Ed &amp; Kenobit]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Hey Livello Segreto (ma anche più in generale il Fediverso),
sediamoci un attimo e facciamo quattro chiacchiere insieme.</em></p>

<p>L&#39;argomento è Livello Segreto, il suo presente e il suo futuro, ma essendo inseriti in un contesto fortemente sociale come il Fediverso la cosa può interessare anche al di là delle singole utenze qui sopra.</p>

<p><strong>Per prima cosa, parliamo di CW.</strong>
Se ci penso dal punto di vista della moderazione, quello del Content Warning è probabilmente il concetto più difficile da far passare. Chi lo tratta come censura, chi lo vede come una limitazione delle proprie libertà e chi come qualcosa di inutile in un contesto di protocollo Activity Pub. La verità – come a volte accade – è ben più semplice di qualunque ricamo che si possa fare su questo argomento ed è qualcosa che abbiamo ripetuto allo sfinimento.</p>

<p>Il Content Warning è rispetto nei confronti delle altre persone.
È evitare di entrare in un bar e trovare la tele accesa sulle notizie di cronaca nera.
È aprire il proprio feed di notizie e non venire bombardati da... notizie sui bombardamenti.
È affrontare argomenti lasciando alle persone la scelta di affrontarli quando si sentono di farlo.</p>

<p>Si torna sempre lì: Livello Segreto è una festicciola fatta da amic* a cui state partecipando con un bicchiere in mano.
Va bene che i Social ci hanno alienato, ma dal vivo dubito che a persone sconosciute che stan parlando di quanto son belli i prati vi accodiate parlando di quel che sta facendo Trump.</p>

<p>Volete farlo? Va benissimo!
Ma prima usate il CW e sondate il terreno e lasciate che siano le persone a scegliere se affrontare l&#39;argomento.
Su cosa uso il CW? Su tutto ciò che A TUO AVVISO può urtare la sensibilità altrui (è in primis un esercizio di empatia) e sicuramente per “NSFW, SPOILER, GUERRA, POLITICA” (come recitano le regole).</p>

<p><strong>Ah ma quindi intendi che non devo usarlo per tutto ciò che non è videogiochi, musica, manga... ?</strong>
Okay, questo è il secondo punto. La descrizione di Livello Segreto recita:
“Livello Segreto è un&#39;oasi social incentrata sul rispetto e la libertà.
La comunità è nata per parlare di videogiochi, fumetti, musica, diritti, underground, controcultura, arte. LS è uno spazio senza pubblicità, annunci commerciali e gossip. Più che un&#39;istanza generalista, è un&#39;istanza nata intorno agli interessi e ai valori della sua comunità. Frequentatela e scopritela!”
Il fatto che LS sia nato per parlare di alcune cose non ne limita l&#39;utilizzo solo a determinati argomenti (non è mai stato così e mai lo sarà). Il punto di Livello Segreto – alla nascita così come ora – è dare alle persone un LUOGO diverso dove poter parlare e dove potersi interfacciare, ma senza per questo limitare gli argomenti di conversazione.
Si torna sempre all&#39;esempio della festa o del gruppo di amici: gioco a DnD con persone con cui parlo tranquillamente di film, politica, società, futuro... quel che ci interessa non è il contenuto – fino a un certo punto –, ma il modo di porsi.</p>

<p>Vogliamo dire che Livello Segreto è un&#39;istanza generalista? Diciamolo.
Ha senso farlo su internet dove anche decenni fa quando si usavano forum “settoriali” si parlava comunque della qualunque? No, non davvero.
Ma se servisse a qualche persona per capire se Livello Segreto è il suo posto o meno allora... la risposta è questa e spero che la spiegazione sia soddisfacente.</p>

<p><strong>Iniziative e contenuti futuri.</strong>
Livello Segreto non ha alle spalle un&#39;azienda o una struttura che produce contenuti (o che paga persone per produrre contenuti). Non esistono gli influencer, detta brutta e schietta. Significa sì che siamo in un posto un po&#39; più libero, ma significa anche che dobbiamo essere noi (inteso in senso lato come utenza del Fediverso) a stimolarci vicendevolmente con contenuti interessanti e di qualità.
Proviamo a vivere questa sfera social online invece che approcciarci con la stessa filosofia con cui “subiamo” altri social (perché di fatto portati a comportarci in tal modo).
Un paio di esempi? Ecco qui:
<a href="https://livellosegreto.it/@Micolcosta/114732565646758695" rel="nofollow">https://livellosegreto.it/@Micolcosta/114732565646758695</a>
<a href="https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/114731559957535194" rel="nofollow">https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/114731559957535194</a>
Qualche idea per stimolare un po&#39; la nostra creatività collettiva c&#39;è, spero che con un po&#39; di tempo si riesca a imbastire e portare presto sui vostri schermi (allo stesso modo se avete qualche idea... scriveteci!).</p>

<p><strong>Un&#39;ultima cosa.</strong>
Internet è ormai irrimediabilmente (o quasi?) contaminato da contenuti prodotti da AI.
Abbiamo aggiunto tra le regole di Livello Segreto quella di NON pubblicare contenuti generati da intelligenze artificiali.</p>

<p>Dubbi, domande o perplessità: scriveteci.
Ed &amp; Kenobit</p>
]]></content:encoded>
      <author>Warp</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/hw8nk5x3im</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Jun 2025 15:03:02 +0000</pubDate>
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