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    <title>log Reader</title>
    <link>https://log.livellosegreto.it</link>
    <description>Read the latest posts from log.</description>
    <pubDate>Wed, 06 May 2026 19:49:30 +0000</pubDate>
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      <title>A proposito di sale giochi, immaginario (di nuovo), e convivialità (sempre)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/di-sale-giochi-immaginario-di-nuovo-e-convivialita-sempre</link>
      <description>&lt;![CDATA[  È inizio Maggio, sono indietro di due mesi, ma quel reazionario guerrafondario del mio insegnante di scienze motorie delle superiori mi inculcò che &#34;barcolli, ma non molli&#34;, per cui ecco il mio articolo di Marzo per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano lanciata dal mio admin locale Ed Tamarro &amp; Antifascista (sì Ed, continuerò a citare in ogni intro il tuo nick mensile, stacce).&#xA;&#xA;Bilanciare i pixel e gli atomi (di nuovo)&#xA;Scrivo queste righe dopo una primavera piuttosto piena in cui, fra le altre cose, ho rivalutato il concetto stesso di social network, siccome a fine Aprile ho abusato del mio profilo Mastodon per berciare sulla pubblica piazza certi miei pensieri aggressivi, senza filtraggio preventivo né rispetto per chi poteva soffrirne... il che, due anni fa, fu lo stesso punto di non ritorno dopo il quale sono fuggito da Instagram, ragion per cui penso ancor più di prima che il concetto stesso di social network tiri fuori il peggio di me (e &#34;forse&#34; non solo di me) e che ci converrebbe fare due passi indietro verso il web dei siti tematici e dei forum, pensandolo come strumento per rafforzare la vita nel mondo reale anziché per sostituirla... ma di questo riparlerò se e quando riusciremo a cucinare qualcosa con le ame hacker qui a Milano (se mi leggete, ciao regaz &lt;3).&#xA;&#xA;Per cui, dicevo, sono un po&#39; di giorni che ho ridotto la mia esistenza virtuale per, proverbialmente, toccare di più l&#39;erba, e mi sono lanciato in avventure inconcepibili al me tredicenne che stava tappato in casa davanti alla Nintendo Wii... tipo scendere al bar sottocasa un giovedì sera di inizio ponte, alzare un pochino il gomito e flirtare con un&#39;affascinante persona sconosciuta che è avventrice assidua (se mi leggi, ciao anche a te &lt;3). A sapere che mi accingo a parlare di videogiochi, fresco di un&#39;avventura del genere, il mio cugino quasi quarantenne buon padre di famiglia (sic) rispolvererebbe i cari vecchi argomenti a sfavore del digitale tutto, presentandoci come auto-evidente che bisogni &#34;spegnere il piccì e andare a scpare&#34; (immaginatelo detto con inflessione calabrese di Reggio).  &#xA;&#xA;Per quanto sarei tentato di dargli ragione e concludere almeno questo articolo, per una volta, con una posizione garbatamente conservatrice, in effetti ci tengo troppo al patentino di intellettuale di sinistra sfaccendato, per cui mi toccherà esaminare la posizione del Cuggino ed estrapolarne ciò che può servirci.&#xA;&#xA;Discere ludendo (per la gente normale, &#34;imparare giocando&#34;)&#xA;Da insegnante di ruolo ma ancora in gavetta, mi accorgo sempre di più che non sarei mai diventato un drago in storia e geografia senza lo stimolo dei videogiochi di simulazione politica-militare: tuttora le mie lezioni di storia del Mediterraneo antico prendono le mosse da suggestioni di storia militare romana imparata tramite la serie Imperium, e dentro di me vorrei tanto poter valutare lu studentu sul colonialismo europeo rinascimentale mettendo davanti a ogni allievu una qualche versione semplificata di Europa Universalis e assegnando l&#39;incarico &#34;Scegli una civiltà amerindia, cerca di respingere i coloni europei e relazionami come hai vinto oppure fallito&#34;. Allo stesso modo, i simulatori di capitalismo mercantile come Anno e Patrician mi hanno insegnato concetti economici di base quali filiera produttiva, domanda e offerta, e partita doppia (oltreché tangente), e devo alla mia breve incursione nella simulazione di guerra meccanizzata di Company of Heroes 1 (ma francamente preferivo il fratello maggiore fantascientifico WarHammer 40k: Dawn of War 1) la scoperta che il retro dei carriarmati è costitutivamente più delicato del muso (sperando che questa nozione non mi serva mai durante una ferma militare...).&#xA;Allo stesso modo, il mio vocabolario e la mia percezione dei meccanismi drammaturgici devono non poco ai videogiochi dalla forte impronta narrativa: certamente sono in debito con avventure punta-e-clicca classiche quali i Monkey Island dal 1 al 3 (non ho amato il 4 e il 5 mi è rimasto colpevolmente a metà), i Runaway (solo 1 e 2, mi impantanai subito con il 3) e i Sam &amp; Max (sia Hit the Road sia Save the World... che scopro or ora essere stato pubblicato vent&#39;anni fa, porcoddue), ma ricordo con affetto pure il mio primo videogioco di ruolo, il tenero e derivativo Puzzle Quest 1 con i suoi comprimari monodimensionali e matti in culo... e sopratutto Life is Strange 1, la più bella avventura parla-e-scegli di sempre (sì sono molto obiettivo, lo so...), quella che a 20 anni mi mise nei panni di una ragazza mia coetanea e socialmente impedita al quinto anno di superiori (insomma, la me di due anni prima), ma dotata di tutti gli strumenti per trovare la propria gente e costruirsi una comunità affiatata e felice, ivi compresa la possibilità di pomiciare sia con il nerd assurdamente impacciato sia con la punk un po&#39; teppistella. &#xA;A distanza di più di un decennio, Maxine Caulfield di LiS 1 resta una delle mie eroine immaginarie del cuore, oltreché la protagonista dell&#39;unica fanfiction che io abbia mai scritto e pubblicato (non ci credo, compirà 10 anni esattamente due settimane dopo la stesura di questo articolo)... e l&#39;anello di congiunzione col prossimo punto del nostro discorso.&#xA;&#xA;Vale più un&#39;ora di gioco che un anno di conversazione&#xA;Gente ben più studiata di me (segnalo giusto il doc Francesco Toniolo, che è &#34;amico di amici&#34;) analizza da decenni la possibilità di insegnare col gioco gli elementi tecnico-disciplinari delle materie scolastiche, non solo per l&#39;ambito umanistico di cui mi occupo io ma vieppiù per gli ambiti scientifici facilmente allenabili attraverso il rompicapo logico-matematico (scommetto che tutti gli ingegneri che mi leggono siano giocatori di Factorio oppure di InfiniFactory); e del resto, a ben vedere, i miei primi videogiochi sono stati proprio software di edu-intrattenimento progettati per rafforzare la prima alfabetizzazione, per lo più enigmistica animata e musicata prodotta dalla benemerita DeAgostini (molti anni dopo, ho insegnato spalla a spalla con una docente di inglese che lavorava per loro ai contenuti di anglistica, e scoprirlo mi ha fatto sorridere), più un titolo sviluppato dai Walt Disney Interactive Studios a tema Winnie Pooh (sì, ho imparato i punti cardinali con il minigioco in cui si doveva guidare Tigro su una mappa del tesoro). &#xA;Di converso, negli ultimi (almeno) dieci anni si baltera tanto di sviluppare nei discenti le soft skills e trattare dettagliatamente l&#39;Educazione Civvvica come percorso interdisciplinare, il che, se volete la mia, è la solita porcheria aziendalista per togliere dignità e urgenza allo sviluppo (diciamolo come si deve) delle facoltà sociali-relazionali e della sensibilità politica, sì da intrappolarci in una società atomizzata ed egoista (ma di questo parlo già troppo...); e che c&#39;entra questo coi videogiochi, chiederete voi? C&#39;entra, perché la mia partita a Life is Strange 1 ha dato al me ventenne socialmente impacciato degli strumenti di analisi e azione sul mondo che successivamente, piano piano e giorno dopo giorno, ho messo a frutto nel mondo reale, fino a diventare così socialmente capace da riconoscere un&#39;anima affine al bar sotto casa e instaurarci un&#39;interazione significativa e bella. Allo stesso modo, ormai due anni fa, il delizioso Unpacking mi ha fatto esperire una narrativa emergente in cui noi utenti ricostruiamo l&#39;esistenza dell&#39;eroina disfacendole i bagagli dopo ogni trasloco della sua vita... esperienza che mi ha preparato al mio, di trasloco dalla cameretta in affito all&#39;appartamentino di proprietà (con una tappa in ostello).&#xA;E ancora, che dire di Hades 1, un gioco che a livello prettamente meccanico abitua alla pazienza e alla perseveranza, perché paziente e perseverante è il dio greco Zagreo nella sua fuga da casa, atta a mettere la giusta distanza con i suoi immortali parenti e, incidentalmente, a rimettere ordine nei propri rapporti sentimentali con Lui, Lei e l&#39;Altra (sì, giocandoci mi sono convinto ad andare a vivere per conto mio e a praticare attivamente il poliamore)? &#xA;E poi, come non citare Persona 5 Royal, il videogioco mainstream più komunista mai uscito da una compagnia giapponese, in cui uno studente di campagna trasferito a Tokyo impara a coltivare i rapporti sociali nella grande città e a tenere in piedi un collettivo scolastico di agitpropaganda in salsa urban fantasy? L&#39;ho concluso questa primavera, dopo anni che lo giocavo in grossi spezzoni intervallati con grosse pause (ho anche fatto in tempo a far mettere l&#39;eroe con la personaggia che più assomigliava alla mia morosa dei tempi), ed è stato commovente congedarmi dai Ladri Fantasma nel momento in cui, ufficialmente, ho dimesso i panni di campagnolo fuori sede che portavo all&#39;avvio della partita, e ho indossato la maschera di adulto naturalizzato nella grande città.&#xA;&#xA;Dove voglio arrivare, con questa mia raffica di fatti miei? A comprovare che il medium videogioco è medium, quindi comunicazione culturale, quindi non solo può trasmettere contenuti tecnici e/o allenare al pensiero logico e astratto, quindi risultare &#34;educativo&#34; nel senso libresco del termine, ma può allenare i muscoli dell&#39;emozione e della socialità, e lo sappiamo bene che l&#39;homo sapiens è animale sociale.&#xA;&#xA;Otro mondo es posible&#xA;Non mi stanco mai di raccontare che la mia educazione politica è merito di Zerocalcare e del suo lavoro indefesso per costruire un immaginario eroico attorno a noi sfigatu malandatu della Sinistra di movimento. Non mi stanco mai neppure di sostenere che il mondo stia andando sempre più a rotoli da una ventina d&#39;anni, dopo che la sconfitta del G8 di Genova ha massacrato il movimento No Global e la fase di Onda Anomala, Occupy Wall Street eccetera non ha saputo reagire con abbastanza forza alla crisi economica del 2008. &#xA;Ora, vi faccio notare che, nelle sue memorie a fumetti, Calcare non nasconde mai che la sua generazione aveva accesso alle PlayStation 1, console supremamente facili da piratare e con una libreria di titoli stratosferica, in cui il gioco komunista per eccellenza era quel Final Fantasy VII in cui una cellula ecoterrorista combatte contro un mercenario pazzo che ha disertato le milizie private di una multinazionale; ma quella generazione aveva ancora accesso alla sala giochi, lo spazio aggregativo nazionalpopolare dove il bar di quartiere conviveva con l&#39;angolo hobbistico in cui giocare spalla a spalla a Metal Slug oppure testa a testa a Street Figther... e chissà se poi non si limonava sul retro, magari fra due maski che ancora per vent&#39;anni non avrebbero potuto certo definirsi &#34;gaymer&#34;, o fra due ragazze che magari già si beccavano brutte occhiate perché uniche avventirci donne, figurarsi far sapere che erano &#34;leccaciuffe&#34;... o magari si formava la comitiva per andare tutt&#39;assieme al concerto di musica strana nel centro sociale occupato. E anche chi era un bravo bambino casa e chiesa, comunque la mancetta della comunione poteva investirla in un GameBoy con allegato Pokémon Rosso o Blu, e vai di baratto di figurine virtuali con gli amichetti, in un multiplayer locale che spostava la sala giochi nel parchetto. E infine, non scordiamo gli smanettoni matti capaci di far girare sui computer giochi astrusi e intellettualoidi, gli stessi smanettoni probabilmente capaci di collegarsi a internet e aggiornarsi in tempo quasi reale sui fatti del mondo... tipo l&#39;andamento dell&#39;alterglobalismo tramite il network federato IndyMedia.&#xA;&#xA;Oggi, che panorama videoludico hanno a disposizione le nostre giovani testoline? Un panorama videoludico coerente con lo stato generale del mondo virtuale.&#xA;Console e computer sempre più costosi per l&#39;inflazione galoppante, accesso relativamente facile a smartphone pensati, essenzialmente, come terminali dei social network centralizzati, una ludificazione dei social e del commercio online mirata a suscitare assuefazione... e un&#39;offerta di videogiochi mainstream che sembra aver preso e rafforzato a bella posta i limiti peggiori dei Massive Multiplayer Online Games di una volta: enfasi sul gioco competitivo mordi e fuggi, demolizione delle possibilità di socializzazione fra utenti, gratuità apparente che nasconde acquisti ad abbonamento esacerbati con elementi di azzardo (e qui non neghiamolo, il boom dei giochi di carte collezionabili dei nostri tempi ha fatto da apripista). Non oso negare che ci siano delle ottime intuizioni di design alla base di Brawl Stars o Fortnite o Clash Royal (altrimenti non farebbero di certo milioni e milioni di utenti!), ma sinceramente mi pare che tali meriti vengano allegramente massacrati dall&#39;infrastruttura imposta del modello commerciale assuefacente, e a momenti rimpiango i tempi in cui noi adolescenti di ieri bozzavamo con i genitori per mettere le mani su dei Call of Duty che erano &#34;solo&#34; propaganda imperialista yankee VM18.&#xA;&#xA;Videogiocare a trent&#39;anni&#xA;Scrivo queste righe dopo aver concluso, con una maratona un po&#39; faticosa (non ho più 15 anni...), il delizioso strategico Unicorn Overlord, che ha saputo gasarmi il giusto con il suo lieto fine da storia high fantasy. &#xA;Il giorno prima, uno stimato conoscente mi ha invitato a sorpresa al concerto milanese del compositore Nobuo Uematsu, e c&#39;era un teatro di prestigio straripante di gente pronta a cantare e ballare sia sulle note dell&#39;acid rock più recebte di Uematsu, sia sulla musica chiptune che rese Final Fantasy I un fenomeno di cultura pop nel lontano 1987.&#xA;Il giorno ancora prima, ero a cena dal mio amico che fu mio partner ai tempi dell&#39;università, e come ai vecchi tempi gli ho fatto da navigatore delle mappe mentre si dilettava con il simpatico sparatutto di fantascienaza horror Saros; abbiamo anche speculato sull&#39;ipotesi di un sottotesto omoerotico achilleo, dopo i tanti colpi di scena saffici nei giochi della Sony odierna.&#xA;&#xA;Nelle abusate parole del mio intellettuale cristiano preferito, il professor John Tolkien, l&#39;arte di qualità è quella &#34;escapista&#34; nel senso di permettere a un prigioniero di resistere alla galera e concertare la propria evasione. &#xA;&#xA;Ebbene, io lo dico spesso, su queste pagine web: il mondo moderno è una galera che ci vuole isolatu e interiormente distruttu, pertanto evadere significa anche co-spirare assieme per realizzare un&#39;esistenza con-viviale. E se il sistema ci impone una vita grigia, la convivialità deve prevedere anche l&#39;arte, un&#39;arte che ci dia strumenti cognitivi e sociali funzionali alla nostra vita felice. &#xA;&#xA;Per cui gente, io dico sì, ben vengano i videogiochi: ben venga l&#39;edu-intrattenimento per insegnarci l&#39;ingegneria gestionale e le grammatiche verbali, ben vengano i videogiochi competitivi che insegnano il fair play*, ben vengano i videogiochi strappalacrime sugli amori omoerotici e il lutto per malattia, ben venga l&#39;emulazione di titoli antichi, l&#39;acquisto collettivo di opere nuovissime, e lo sviluppo di titoli indie fatto in tre amicu con un macinino che fa girare Linux. &#xA;Ben vengano i cabinati dismessi dalla sala giochi ricondizionati nei circoli di quartiere, e negli spazi occupati.&#xA;Ben vengano i videogiochi come strumento per spezzare l&#39;eurocentrismo e conoscere le istanze e i pensieri di artistu che vengono dal Sud Globale.&#xA;&#xA;Ben venga il videogioco, purché il virtuale intensifichi e rafforzi il reale.&#xA;&#xA;Ben venga videogiocare, oggi, nel 2026, se il gioco diventa mezzo o premessa per abbracciarsi dolcemente con altre belle persone, e proporre loro di cambiare assieme il mondo.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>È inizio Maggio, sono indietro di due mesi, ma quel reazionario guerrafondario del mio insegnante di scienze motorie delle superiori mi inculcò che “barcolli, ma non molli”, per cui ecco il mio articolo di Marzo per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano lanciata dal mio admin locale Ed Tamarro &amp; Antifascista (sì Ed, continuerò a citare in ogni intro il tuo nick mensile, stacce).</p></blockquote>

<h2 id="bilanciare-i-pixel-e-gli-atomi-di-nuovo">Bilanciare i pixel e gli atomi (di nuovo)</h2>

<p>Scrivo queste righe dopo una primavera piuttosto piena in cui, fra le altre cose, ho rivalutato il concetto stesso di social network, siccome a fine Aprile ho abusato del mio profilo Mastodon per berciare sulla pubblica piazza certi miei pensieri aggressivi, senza filtraggio preventivo né rispetto per chi poteva soffrirne... il che, due anni fa, fu lo stesso punto di non ritorno dopo il quale sono fuggito da Instagram, ragion per cui penso ancor più di prima che il concetto stesso di social network tiri fuori il peggio di me (e “forse” non solo di me) e che ci converrebbe fare due passi indietro verso il web dei siti tematici e dei forum, pensandolo come strumento per <em>rafforzare</em> la vita nel mondo reale anziché per sostituirla... ma di questo riparlerò se e quando riusciremo a cucinare qualcosa con le ame hacker qui a Milano (se mi leggete, ciao regaz &lt;3).</p>

<p>Per cui, dicevo, sono un po&#39; di giorni che ho ridotto la mia esistenza virtuale per, proverbialmente, toccare di più l&#39;erba, e mi sono lanciato in avventure inconcepibili al me tredicenne che stava tappato in casa davanti alla Nintendo Wii... tipo scendere al bar sottocasa un giovedì sera di inizio ponte, alzare un pochino il gomito e flirtare con un&#39;affascinante persona sconosciuta che è avventrice assidua (se mi leggi, ciao anche a te &lt;3). A sapere che mi accingo a parlare di videogiochi, fresco di un&#39;avventura del genere, il mio cugino quasi quarantenne buon padre di famiglia (sic) rispolvererebbe i cari vecchi argomenti a sfavore del digitale tutto, presentandoci come auto-evidente che bisogni “spegnere il piccì e andare a sc*pare” (immaginatelo detto con inflessione calabrese di Reggio).</p>

<p>Per quanto sarei tentato di dargli ragione e concludere almeno questo articolo, per una volta, con una posizione garbatamente conservatrice, in effetti ci tengo troppo al patentino di intellettuale di sinistra sfaccendato, per cui mi toccherà esaminare la posizione del Cuggino ed estrapolarne ciò che può servirci.</p>

<h2 id="discere-ludendo-per-la-gente-normale-imparare-giocando"><em>Discere ludendo</em> (per la gente normale, “imparare giocando”)</h2>

<p>Da insegnante di ruolo ma ancora in gavetta, mi accorgo sempre di più che non sarei mai diventato un drago in storia e geografia senza lo stimolo dei videogiochi di simulazione politica-militare: tuttora le mie lezioni di storia del Mediterraneo antico prendono le mosse da suggestioni di storia militare romana imparata tramite la serie <em>Imperium</em>, e dentro di me vorrei tanto poter valutare lu studentu sul colonialismo europeo rinascimentale mettendo davanti a ogni allievu una qualche versione semplificata di <em>Europa Universalis</em> e assegnando l&#39;incarico “Scegli una civiltà amerindia, cerca di respingere i coloni europei e relazionami come hai vinto oppure fallito”. Allo stesso modo, i simulatori di capitalismo mercantile come <em>Anno</em> e <em>Patrician</em> mi hanno insegnato concetti economici di base quali filiera produttiva, domanda e offerta, e partita doppia (oltreché tangente), e devo alla mia breve incursione nella simulazione di guerra meccanizzata di <em>Company of Heroes 1</em> (ma francamente preferivo il fratello maggiore fantascientifico <em>WarHammer 40k: Dawn of War 1</em>) la scoperta che il retro dei carriarmati è costitutivamente più delicato del muso (sperando che questa nozione non mi serva mai durante una ferma militare...).
Allo stesso modo, il mio vocabolario e la mia percezione dei meccanismi drammaturgici devono non poco ai videogiochi dalla forte impronta narrativa: certamente sono in debito con avventure punta-e-clicca classiche quali i <em>Monkey Island</em> dal 1 al 3 (non ho amato il 4 e il 5 mi è rimasto colpevolmente a metà), i <em>Runaway</em> (solo 1 e 2, mi impantanai subito con il 3) e i <em>Sam &amp; Max</em> (sia <em>Hit the Road</em> sia <em>Save the World</em>... che scopro or ora essere stato pubblicato vent&#39;anni fa, <strong>porcoddue</strong>), ma ricordo con affetto pure il mio primo videogioco di ruolo, il tenero e derivativo <em>Puzzle Quest 1</em> con i suoi comprimari monodimensionali e matti in culo... e sopratutto <em>Life is Strange 1</em>, la più bella avventura parla-e-scegli di sempre (sì sono molto obiettivo, lo so...), quella che a 20 anni mi mise nei panni di una ragazza mia coetanea e socialmente impedita al quinto anno di superiori (insomma, la me di due anni prima), ma dotata di tutti gli strumenti per trovare la propria gente e costruirsi una comunità affiatata e felice, ivi compresa la possibilità di pomiciare <em>sia</em> con il nerd assurdamente impacciato <em>sia</em> con la punk un po&#39; teppistella.
A distanza di più di un decennio, Maxine Caulfield di LiS 1 resta una delle mie eroine immaginarie del cuore, oltreché la protagonista dell&#39;<a href="https://www.fanfiction.net/s/11951377/1/Life-gets-Stranger-in-Gravity-Falls" rel="nofollow">unica fanfiction che io abbia mai scritto e pubblicato</a> (non ci credo, compirà 10 anni esattamente due settimane dopo la stesura di questo articolo)... e l&#39;anello di congiunzione col prossimo punto del nostro discorso.</p>

<h2 id="vale-più-un-ora-di-gioco-che-un-anno-di-conversazione">Vale più un&#39;ora di gioco che un anno di conversazione</h2>

<p>Gente ben più studiata di me (segnalo giusto il doc <a href="https://www.francescotoniolo.com/" rel="nofollow">Francesco Toniolo</a>, che è “amico di amici”) analizza da decenni la possibilità di insegnare col gioco gli elementi tecnico-disciplinari delle materie scolastiche, non solo per l&#39;ambito umanistico di cui mi occupo io ma vieppiù per gli ambiti scientifici facilmente allenabili attraverso il rompicapo logico-matematico (scommetto che tutti gli ingegneri che mi leggono siano giocatori di <em>Factorio</em> oppure di <em>InfiniFactory</em>); e del resto, a ben vedere, i miei primi videogiochi sono stati proprio software di edu-intrattenimento progettati per rafforzare la prima alfabetizzazione, per lo più enigmistica animata e musicata prodotta dalla benemerita DeAgostini (molti anni dopo, ho insegnato spalla a spalla con una docente di inglese che lavorava per loro ai contenuti di anglistica, e scoprirlo mi ha fatto sorridere), più <a href="https://disney.fandom.com/wiki/Winnie_the_Pooh_Kindergarten" rel="nofollow">un titolo sviluppato dai Walt Disney Interactive Studios a tema <em>Winnie Pooh</em></a> (sì, ho imparato i punti cardinali con il minigioco in cui si doveva guidare Tigro su una mappa del tesoro).
Di converso, negli ultimi (almeno) dieci anni si baltera tanto di sviluppare nei discenti le <em>soft skills</em> e trattare dettagliatamente l&#39;Educazione Civvvica come percorso interdisciplinare, il che, se volete la mia, è la solita porcheria aziendalista per togliere dignità e urgenza allo sviluppo (diciamolo come si deve) delle facoltà sociali-relazionali e della sensibilità politica, sì da intrappolarci in una società atomizzata ed egoista (ma di questo parlo già troppo...); e che c&#39;entra questo coi videogiochi, chiederete voi? C&#39;entra, perché la mia partita a <em>Life is Strange 1</em> ha dato al me ventenne socialmente impacciato degli strumenti di analisi e azione sul mondo che successivamente, piano piano e giorno dopo giorno, ho messo a frutto nel mondo reale, fino a diventare così socialmente capace da riconoscere un&#39;anima affine al bar sotto casa e instaurarci un&#39;interazione significativa e bella. Allo stesso modo, ormai due anni fa, il delizioso <em>Unpacking</em> mi ha fatto esperire una narrativa emergente in cui noi utenti ricostruiamo l&#39;esistenza dell&#39;eroina disfacendole i bagagli dopo ogni trasloco della sua vita... esperienza che mi ha preparato al mio, di trasloco dalla cameretta in affito all&#39;appartamentino di proprietà (con una tappa in ostello).
E ancora, che dire di <em>Hades 1</em>, un gioco che a livello prettamente meccanico abitua alla pazienza e alla perseveranza, perché paziente e perseverante è il dio greco Zagreo nella sua fuga da casa, atta a mettere la giusta distanza con i suoi immortali parenti e, incidentalmente, a rimettere ordine nei propri rapporti sentimentali con Lui, Lei e l&#39;Altra (sì, giocandoci mi sono convinto ad andare a vivere per conto mio e a praticare attivamente il poliamore)?
E poi, come non citare <em>Persona 5 Royal</em>, il videogioco mainstream più komunista mai uscito da una compagnia giapponese, in cui uno studente di campagna trasferito a Tokyo impara a coltivare i rapporti sociali nella grande città e a tenere in piedi un collettivo scolastico di agitpropaganda in salsa urban fantasy? L&#39;ho concluso questa primavera, dopo anni che lo giocavo in grossi spezzoni intervallati con grosse pause (ho anche fatto in tempo a far mettere l&#39;eroe con la personaggia che più assomigliava alla mia morosa dei tempi), ed è stato commovente congedarmi dai Ladri Fantasma nel momento in cui, ufficialmente, ho dimesso i panni di campagnolo fuori sede che portavo all&#39;avvio della partita, e ho indossato la maschera di adulto naturalizzato nella grande città.</p>

<p>Dove voglio arrivare, con questa mia raffica di fatti miei? A comprovare che il medium videogioco è <em>medium</em>, quindi comunicazione culturale, quindi non solo può trasmettere contenuti tecnici e/o allenare al pensiero logico e astratto, quindi risultare “educativo” nel senso libresco del termine, ma può allenare i muscoli dell&#39;emozione e della socialità, e lo sappiamo bene che l&#39;homo sapiens è animale sociale.</p>

<h2 id="otro-mondo-es-posible"><em>Otro mondo es posible</em></h2>

<p>Non mi stanco mai di raccontare che la mia educazione politica è merito di Zerocalcare e del suo lavoro indefesso per costruire un immaginario eroico attorno a noi sfigatu malandatu della Sinistra di movimento. Non mi stanco mai neppure di sostenere che il mondo stia andando sempre più a rotoli da una ventina d&#39;anni, dopo che la sconfitta del G8 di Genova ha massacrato il movimento No Global e la fase di Onda Anomala, Occupy Wall Street eccetera non ha saputo reagire con abbastanza forza alla crisi economica del 2008.
Ora, vi faccio notare che, nelle sue memorie a fumetti, Calcare non nasconde mai che la sua generazione aveva accesso alle PlayStation 1, console supremamente facili da piratare e con una libreria di titoli stratosferica, in cui <em>il</em> gioco komunista per eccellenza era quel <em>Final Fantasy VII</em> in cui una cellula ecoterrorista combatte contro un mercenario pazzo che ha disertato le milizie private di una multinazionale; ma quella generazione aveva ancora accesso alla sala giochi, lo spazio aggregativo nazionalpopolare dove il bar di quartiere conviveva con l&#39;angolo hobbistico in cui giocare spalla a spalla a <em>Metal Slug</em> oppure testa a testa a <em>Street Figther</em>... e chissà se poi non si limonava sul retro, magari fra due maski che ancora per vent&#39;anni non avrebbero potuto certo definirsi “gaymer”, o fra due ragazze che magari già si beccavano brutte occhiate perché uniche avventirci donne, figurarsi far sapere che erano “leccaciuffe”... o magari si formava la comitiva per andare tutt&#39;assieme al concerto di musica strana nel centro sociale occupato. E anche chi era un bravo bambino casa e chiesa, comunque la mancetta della comunione poteva investirla in un GameBoy con allegato <em>Pokémon Rosso</em> o <em>Blu</em>, e vai di baratto di figurine virtuali con gli amichetti, in un multiplayer locale che spostava la sala giochi nel parchetto. E infine, non scordiamo gli smanettoni matti capaci di far girare sui computer giochi astrusi e intellettualoidi, gli stessi smanettoni probabilmente capaci di collegarsi a internet e aggiornarsi in tempo quasi reale sui fatti del mondo... tipo l&#39;andamento dell&#39;alterglobalismo tramite il network federato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Independent_Media_Center" rel="nofollow">IndyMedia</a>.</p>

<p>Oggi, che panorama videoludico hanno a disposizione le nostre giovani testoline? Un panorama videoludico coerente con lo stato generale del mondo virtuale.
Console e computer sempre più costosi per l&#39;inflazione galoppante, accesso relativamente facile a smartphone pensati, essenzialmente, come terminali dei social network centralizzati, una ludificazione dei social e del commercio online mirata a suscitare assuefazione... e un&#39;offerta di videogiochi mainstream che sembra aver preso e rafforzato a bella posta i limiti peggiori dei <em>Massive Multiplayer Online Games</em> di una volta: enfasi sul gioco competitivo mordi e fuggi, demolizione delle possibilità di socializzazione fra utenti, gratuità apparente che nasconde acquisti ad abbonamento esacerbati con elementi di azzardo (e qui non neghiamolo, il boom dei giochi di carte collezionabili dei nostri tempi ha fatto da apripista). Non oso negare che ci siano delle ottime intuizioni di design alla base di <em>Brawl Stars</em> o <em>Fortnite</em> o <em>Clash Royal</em> (altrimenti non farebbero di certo milioni e milioni di utenti!), ma sinceramente mi pare che tali meriti vengano allegramente massacrati dall&#39;infrastruttura imposta del modello commerciale assuefacente, e a momenti rimpiango i tempi in cui noi adolescenti di ieri bozzavamo con i genitori per mettere le mani su dei <em>Call of Duty</em> che erano “solo” propaganda imperialista yankee VM18.</p>

<h2 id="videogiocare-a-trent-anni">Videogiocare a trent&#39;anni</h2>

<p>Scrivo queste righe dopo aver concluso, con una maratona un po&#39; faticosa (non ho più 15 anni...), il delizioso strategico <em>Unicorn Overlord</em>, che ha saputo gasarmi il giusto con il suo lieto fine da storia high fantasy.
Il giorno prima, uno stimato conoscente mi ha invitato a sorpresa al concerto milanese del compositore Nobuo Uematsu, e c&#39;era un teatro di prestigio <em>straripante</em> di gente pronta a cantare e ballare sia sulle note dell&#39;acid rock più recebte di Uematsu, sia sulla musica chiptune che rese <em>Final Fantasy I</em> un fenomeno di cultura pop nel lontano 1987.
Il giorno ancora prima, ero a cena dal mio amico che fu mio partner ai tempi dell&#39;università, e come ai vecchi tempi gli ho fatto da navigatore delle mappe mentre si dilettava con il simpatico sparatutto di fantascienaza horror <em>Saros</em>; abbiamo anche speculato sull&#39;ipotesi di un sottotesto omoerotico achilleo, dopo i tanti colpi di scena saffici nei giochi della Sony odierna.</p>

<p>Nelle abusate parole del mio intellettuale cristiano preferito, il professor John Tolkien, l&#39;arte di qualità è quella “escapista” nel senso di permettere a un prigioniero di resistere alla galera e concertare la propria evasione.</p>

<p>Ebbene, io lo dico spesso, su queste pagine web: il mondo moderno è una galera che ci vuole isolatu e interiormente distruttu, pertanto evadere significa anche co-spirare assieme per realizzare un&#39;esistenza con-viviale. E se il sistema ci impone una vita grigia, la convivialità deve prevedere anche l&#39;arte, un&#39;arte che ci dia strumenti cognitivi e sociali funzionali alla nostra vita felice.</p>

<p>Per cui gente, io dico sì, ben vengano i videogiochi: ben venga l&#39;edu-intrattenimento per insegnarci l&#39;ingegneria gestionale e le grammatiche verbali, ben vengano i videogiochi competitivi che insegnano il <em>fair play</em>, ben vengano i videogiochi strappalacrime sugli amori omoerotici e il lutto per malattia, ben venga l&#39;emulazione di titoli antichi, l&#39;acquisto collettivo di opere nuovissime, e lo sviluppo di titoli indie fatto in tre amicu con un macinino che fa girare Linux.
Ben vengano i cabinati dismessi dalla sala giochi ricondizionati nei circoli di quartiere, e negli spazi occupati.
Ben vengano i videogiochi come strumento per spezzare l&#39;eurocentrismo e conoscere le istanze e i pensieri di artistu che vengono dal Sud Globale.</p>

<p>Ben venga il videogioco, purché il virtuale intensifichi e rafforzi il reale.</p>

<p>Ben venga videogiocare, oggi, nel 2026, se il gioco diventa mezzo o premessa per abbracciarsi dolcemente con altre belle persone, e proporre loro di cambiare assieme il mondo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1tcslhilkz</guid>
      <pubDate>Sun, 03 May 2026 22:07:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ciao, come stai?</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/ciao-come-stai</link>
      <description>&lt;![CDATA[Di sparizioni e ritorni - Log#02&#xA; img src=&#34;https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/506/443/598/035/966/original/c67f6d0353d1b1fc.jpg&#34; alt=&#34;sparizioni&amp;ritorni&#34; &#xA;&#xA;Mi rendo conto di essere un po&#39; sparito. Da ragazzini c&#39;era questa risposta a effetto, del tipo &#34;si sparisce sempre in due&#34;, e mi viene un po&#39; da sorridere: decisamente non è questo il caso.&#xA; &#xA;Perché effettivamente sono sparito, o quasi. Nessuna canzone in un anno e mezzo, i poetry slam li avevo accannati già prima. Non ricordo neanche più quale sia stato l&#39;ultimo. Attività &#34;artistica&#34; sui social non reperita, e da gennaio ho pure disinstallato IG dal cellulare.&#xA;&#xA;Mi viene da chiedermi se qualcunx se ne sia accorto. Se a qualcunx io sia in qualche modo un po&#39; mancato. [che fai ti sorprendi? per un po&#39; ho girato l&#39;italia di tasca mia per recitare poesie davanti a sconosciuti che ti danno un voto, non dovrebbe sorprenderti se a volte mi]&#xA;&#xA;Ma un po&#39; mi dispiace, perché al di là del mio apporto oggettivamente quasi nullo al movimento artistico italiano, e al di là d&#39;un certo-qual-simil-narcisismo-nondiagnosticato-latente, là fuori c&#39;era davvero qualcunx che credeva in me (probabilmente più di quanto non ci credessi io, col senno di poi). Lo so perché me lo avete detto, qualcunx mi ha ringraziato, me lo ricordo e ci posso giurare, per le mie parole o per la mia storia ed averla messa a nudo su un palco, ed io quei grazie ora non posso far altro che tenermeli caldi in tasca nell&#39;attesa. [l&#39;attesa che]&#xA;&#xA;Perciò ora, ora ahinoi, ora non riesco a non sentirmi non dico colpevole, ma almeno responsabile, e non solo nei miei confronti, anche nei confronti di quelle persone, le persone che mi hanno detto: &#34;non smettere!&#34; e invece ho smesso, [o meglio ho rallentato, ma il problema è che a un certo punto ero talmente lento da essere praticamente fermo, ed è successo senza accorgermene, anzi di sicuro se piazzi l&#39;origine del sistema di riferimento su un vagone, uno qualunque, del treno della vita, ed ignori tutto il resto, e consideri solo il mio stato di quiete rispetto al moto di tale vagone di tale treno della vita, o rispetto a quello ancora più rapido del mercato di oggi, che dico del mercato?, dell&#39;industria, allora di sicuro il mio moto sarà senz&#39;altro un moto in senso opposto, retromarcia relativa] non riesco a non sentirmi responsabile, dicevo, di questo silenzio. &#xA;&#xA;Le persone che stanno in silenzio e si sentono responsabili di tale silenzio di solito hanno due opzioni rispetto al silenzio: assecondarne l&#39;inerzia o romperlo. Io per un tot ho seguito la a) ma sento che ora mi sta stretta e quindi andiamo di b). Ma come procedere?&#xA;&#xA;La questione è delicata, layerata. E per snocciolarla devo prima sbucciarla, ma non per buttare la buccia. Sacrilegio: sono contro lo spreco alimentare [e comunque la maggior parte delle bucce che buttiamo sono in realtà commestibili, e anzi la parte più nutriente del frutto stesso, tu dirai eh ma allora i pesticidi?, io ti risponderò: sfatiamo questo mito, evolviti caro, siamo nel terzo millennio, l&#39;essere umano si è ormai adattato ai veleni che lui stesso ha progettato, altrimenti saremmo già tutti morti, anche i sassi sanno che siamo fatti al 70% di microplastiche e si sa che le plastiche sono immuni ai pesticidi, e se anche così non fosse sarà selezione naturale, no? tu continua così e non mangiarti questa buona buccia zuccherina e piena di kryptonite, così alla prossima nucleare avrai le difese immunitarie bassine, è la legge del più forte e da che mondo è mondo è mondo è molto noto che la forza della frutta risieda nella sua buccia che come uno scudo la protegge da]&#xA;&#xA;E quindi è deciso: partirò dalla buccia, cioè dallo strato più esterno, che è quello che vedi. E quello che vedi di questo mio goffo ritorno [?] è che tutte queste minchiate che leggi sono su questo sito che sembra un blog e che si chiama log. E quindi la prossima volta, se mai ci sarà, parlerò di perché sto scrivendo qui, e del perché al momento non ho intenzione di tornare indietro. Poi vediamo.&#xA;&#xA;Abbi cura di te,&#xA;&#xA;MS&#xA;&#xA;-------&#xA;&#xA;24 aprile 2026, su un treno tra Zurigo e Milano&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Di sparizioni e ritorni – Log#02</em>
 <img src="https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/506/443/598/035/966/original/c67f6d0353d1b1fc.jpg" alt="sparizioni&amp;ritorni"></p>

<p>Mi rendo conto di essere un po&#39; sparito. Da ragazzini c&#39;era questa risposta a effetto, del tipo “si sparisce sempre in due”, e mi viene un po&#39; da sorridere: decisamente non è questo il caso.</p>

<p>Perché effettivamente sono sparito, o quasi. Nessuna canzone in un anno e mezzo, i poetry slam li avevo accannati già prima. Non ricordo neanche più quale sia stato l&#39;ultimo. Attività “artistica” sui social non reperita, e da gennaio ho pure disinstallato IG dal cellulare.</p>

<p>Mi viene da chiedermi se qualcunx se ne sia accorto. Se a qualcunx io sia in qualche modo un po&#39; mancato. [che fai ti sorprendi? per un po&#39; ho girato l&#39;italia di tasca mia per recitare poesie davanti a sconosciuti che ti danno un voto, non dovrebbe sorprenderti se a volte mi]</p>

<p>Ma un po&#39; mi dispiace, perché al di là del mio apporto oggettivamente quasi nullo al movimento artistico italiano, e al di là d&#39;un certo-qual-simil-narcisismo-nondiagnosticato-latente, là fuori c&#39;era davvero qualcunx che credeva in me (probabilmente più di quanto non ci credessi io, col senno di poi). Lo so perché me lo avete detto, qualcunx mi ha ringraziato, me lo ricordo e ci posso giurare, per le mie parole o per la mia storia ed averla messa a nudo su un palco, ed io quei grazie ora non posso far altro che tenermeli caldi in tasca nell&#39;attesa. [l&#39;attesa che]</p>

<p>Perciò ora, ora ahinoi, ora non riesco a non sentirmi non dico colpevole, ma almeno responsabile, e non solo nei miei confronti, anche nei confronti di quelle persone, le persone che mi hanno detto: “non smettere!” e invece ho smesso, [o meglio ho rallentato, ma il problema è che a un certo punto ero talmente lento da essere praticamente fermo, ed è successo senza accorgermene, anzi di sicuro se piazzi l&#39;origine del sistema di riferimento su un vagone, uno qualunque, del treno della vita, ed ignori tutto il resto, e consideri solo il mio stato di quiete rispetto al moto di tale vagone di tale treno della vita, o rispetto a quello ancora più rapido del mercato di oggi, che dico del mercato?, dell&#39;industria, allora di sicuro il mio moto sarà senz&#39;altro un moto in senso opposto, retromarcia relativa] non riesco a non sentirmi responsabile, dicevo, di questo silenzio.</p>

<p>Le persone che stanno in silenzio e si sentono responsabili di tale silenzio di solito hanno due opzioni rispetto al silenzio: assecondarne l&#39;inerzia o romperlo. Io per un tot ho seguito la a) ma sento che ora mi sta stretta e quindi andiamo di b). Ma come procedere?</p>

<p>La questione è delicata, layerata. E per snocciolarla devo prima sbucciarla, ma non per buttare la buccia. Sacrilegio: sono contro lo spreco alimentare [e comunque la maggior parte delle bucce che buttiamo sono in realtà commestibili, e anzi la parte più nutriente del frutto stesso, tu dirai eh ma allora i pesticidi?, io ti risponderò: sfatiamo questo mito, evolviti caro, siamo nel terzo millennio, l&#39;essere umano si è ormai adattato ai veleni che lui stesso ha progettato, altrimenti saremmo già tutti morti, anche i sassi sanno che siamo fatti al 70% di microplastiche e si sa che le plastiche sono immuni ai pesticidi, e se anche così non fosse sarà selezione naturale, no? tu continua così e non mangiarti questa buona buccia zuccherina e piena di kryptonite, così alla prossima nucleare avrai le difese immunitarie bassine, è la legge del più forte e da che mondo è mondo è mondo è molto noto che la forza della frutta risieda nella sua buccia che come uno scudo la protegge da]</p>

<p>E quindi è deciso: partirò dalla buccia, cioè dallo strato più esterno, che è quello che vedi. E quello che vedi di questo mio goffo ritorno [?] è che tutte queste minchiate che leggi sono su questo sito che sembra un blog e che si chiama log. E quindi la prossima volta, se mai ci sarà, parlerò di perché sto scrivendo qui, e del perché al momento non ho intenzione di tornare indietro. Poi vediamo.</p>

<p>Abbi cura di te,</p>

<p>MS</p>

<hr>

<p>24 aprile 2026, su un treno tra Zurigo e Milano</p>
]]></content:encoded>
      <author>@sirmarcoserra</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/g045a8mras</guid>
      <pubDate>Sat, 02 May 2026 18:22:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Alcuni contributi dalla manifestazione a Pesaro per un 25 Aprile resistente...</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/alcuni-contributi-dalla-manifestazione-a-pesaro-per-un-25-aprile-resistente</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alcuni contributi dalla manifestazione a Pesaro per un 25 Aprile resistente contro fascismo e imperialismo&#xA;&#xA;Oggi più che mai, in occasione delle celebrazioni per questo 25 aprile, riteniamo necessario non soltanto rendere onore all’eroica resistenza dei partigiani che hanno liberato l’Italia dal giogo nazifascista, ma anche ricordare, in quanto collettivi e organizzazioni dichiaratamente antifascisti, l’evoluzione degli strumenti di repressione del dissenso impiegati dal fascismo. La criminalizzazione delle idee radicalmente antifasciste, ovvero rivoluzionarie, orientate alla costruzione di un’alternativa socialista, per cui molte bande partigiane si sono battute, a cui hanno dedicato la propria esistenza, è oggi più che mai sotto aspra minaccia. L’intensificarsi delle misure violente e securitarie ha infatti come obiettivo dichiarato, esplicito, le nostre organizzazioni, i nostri compagni e le nostre compagne.&#xA;Bisogna ricordare come prima della fondazione del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, creato tra la fine del 1926 e l’inizio del 1927 tramite una tra le più becere leggi fascistissime, che colpì in prima istanza gli avversari politici del regime, il partito fascista si servì - piegandoli ai propri scopi - di quegli stessi istituti liberali che ancora oggi si vogliono considerare roccheforti per la tutela dei diritti delle persone, per la salvaguardia delle loro esistenze, introducendo tutta una serie di crimini -  l’associazione a delinquere, i reati di stampa, l’espatrio clandestino - capaci di trasformare in reato perseguibile l’idea, l’intenzione, l’appartenenza politica: in breve, l’antifascismo. &#xA;&#xA;La storia, la nostra storia, ci ha già raccontato di come all’antifascismo come crimine il regime fascista non giunse rompendo una volta per tutte con le leggi liberali, ma ci arrivò prima torcendo progressivamente quelle stesse leggi, insinuandosi in maniera parassitaria nel loro corpo, ma senza sostituirlo; ci ha raccontato, cioè, di come le garanzie a tutela delle nostre vite non sono e non saranno mai abbastanza protette soltanto dagli istituti liberali della democrazia borghese entro la quale ci tocca vivere.&#xA;Per questo oggi è fondamentale riconoscere i segni di una trasformazione che, pur nelle differenze storiche, presenta dinamiche già patite cento anni fa, tra sangue e torture, da compagni e compagne.&#xA;&#xA;Lo abbiamo visto con la proposta di “riforma della giustizia”, con quella di riforma della legge elettorale, e più palesemente con lo squallido decreto sicurezza approvato giusto ieri dalla camera, volto ad annichilire il più elementare accesso al diritto alla difesa per le persone migranti, a facilitare gli sgomberi - con la conseguenza peraltro di soffocare gli ultimissimi spazi in cui potevano ancora immaginarsi concezioni e pratiche di vita mutualistiche, solidali, alternative al neoliberalismo imperante -, oltre a estendere il reato di rivolta per le persone in carcere e nei CPR, a irrobustire in generale un impianto giuridico definitivamente disciplinato dall’abuso, dalla trasformazione della polizia in quell’organo sempre più autonomo cui si delega l’esercizio della sovranità e della repressione, soprattutto nei confronti delle forme collettive di espressione del dissenso. In quest’ottica vanno interpretate la trasformazione da illecito amministrativo in reato penale del blocco stradale, la punibilità anche della resistenza passiva, l’inasprimento delle pene per reati contro pubblici ufficiali specie in contesti di manifestazione e di conflitto. &#xA;Tutto questo avviene entro un quadro in cui, anche prima della validità effettiva del decreto sicurezza, in Italia oggetto principale delle premure poliziesche già erano i movimenti: dalle misure cautelari comminate a chi si opponeva, ad esempio, lo scorso settembre 2025, in stazione a Milano, alla complicità nel genocidio del popolo palestinese del governo Meloni, fino ai processi per direttissima intentati ai militanti del Pedro, centro sociale occupato di Padova, perché responsabili di stare organizzando la giornata del 25 aprile. &#xA;&#xA;Anche oggi dobbiamo capire che la deriva fascista delle ultradestre non si affermerà tramite una rottura improvvisa, ma tramite una crescente forzatura in chiave autoritaria delle norme esistenti, esattamente come accadde tra il 1923, dai primi processi ai militanti del Partito Comunista d’Italia, e il 1926, prima cioè che il fascismo si tramutasse nel regime traditore, torturatore e genocida con cui ha scelto per sempre di consegnarsi alla storia. &#xA;Allora si utilizzavano reati comuni per colpire gli antifascisti; oggi si utilizzano dispositivi giuridici per colpire movimenti sociali e soggettività politiche conflittuali proprio nel momento in cui in risposta al genocidio del popolo palestinese, alle guerre imperialiste degli Stati Uniti e di Israele, stiamo tentando con tutte le nostre forze di costruire un blocco sociale coeso, finalmente alternativo a questa barbarie. &#xA;Nonostante forme di repressione tangibili e sempre più criminali cui dobbiamo sottostare, non dobbiamo però dimenticare, specie durante questa giornata di commemorazione e lotta, la natura reazionaria del fascismo di ieri come quello di oggi, a cui uno strato inerme della popolazione, la nostra piccola-borghesia nazionale, credette di non dover opporre alcuna forza - come ricordava Togliatti - poiché pensava nel proprio intimo al fascismo, alla realtà materiale che dagli anni venti condusse alla seconda guerra mondiale, come un’inevitabilità storica, come una fatalità. &#xA;E’ dunque oggi più che mai, in questo preciso quadro storico-politico, che soltanto a partire da azioni che abbiano come orizzonte ultimo il radicale mutamento del complesso economico-sociale, come fu a loro tempo per una consistente parte di compagni partigiani, e prima dei rivoluzionari russi ed europei, che crediamo possibile combattere anche quel fatalismo e quella rassegnazione di fronte alla storia che hanno e che continuano drammaticamente a irrobustire il fascismo e i suoi orrori. &#xA;In un momento di regressione generalizzata delle prospettive di cambiamento, anche nelle fila delle nostre organizzazioni, deve risuonare, come fu per la lotta partigiana, come è stato ed è in ogni lotta, quel monito che prelude all’avvenire di un mondo nuovo, e che recita: Se non è ora, dovrà pur succedere. Ma essere pronti, è tutto. &#xA;&#xA;L’inganno del nemico&#xA;&#xA;Sono passati più di 100 anni dalla prima guerra mondiale ma la retorica, la narrativa dei governi, della stampa Mainstream e dei vertici dell economia globale rimane quella che allora portò circa 9 milioni soldati e 7 milioni civili alla morte apparecchiando il tavolo per la seconda guerra mondiale che seguì 21 anni dopo. &#xA;Di nuovo, anche se in maniera diversa, ci dicono che siamo sotto attacco, che dobbiamo difenderci, dobbiamo difendere i nostri paesi, le nostre sacre nazioni. Ma sono davvero nostre queste nazioni dal momento che L unica partecipazione politica rimane una crocetta su un foglio di carta ogni 2 o ogni 4 anni e la forbice delle disuguaglianze economiche e sociali si sta aprendo sempre di più? Al momento l’1 percento in Italia ha più ricchezza del 50% messo insieme. Il 50% della popolazione in Italia possiede circa il 5% della ricchezza totale, mentre il 10% della stessa popolazione ne possiede dal 50 al 60%. Altri paesi affermano disuguaglianze simili. &#xA;&#xA;Come disse Karl Liebknecht della Lega di spartaco nel 1915 “il nemico si trova nel proprio paese” puntando il dito verso l’alto, verso la borghesia. Con questa frase cercó di far capire al popolo che il vero nemico non si trova nella trincea del battaglione di un altra nazione, ma il nemico si trova nella figura di chi ha fatto sì che accadesse tutto questo orrore chiamato guerra e ora ci specula e ci guadagna. Il tutto mentre la classe operaia andó a morire non per gli interessi sociali propri ma per gli interessi economici e imperialistiche di una percentuale minuscola della popolazione che dai suoi palazzi guardó il mondo andare a fuoco come se fosse uno spettacolo teatrale.&#xA;&#xA;E oggi ?&#xA;Oggi stiamo vivendo il periodo del riarmo dei cosiddetti paesi democratici. Gli Stati membri della NATO stanno aumentando gli investimenti nel settore bellico per eguagliare L obiettivo di destinare il 2% del PIL alla spesa militare, concordato più di 10 anni fa. Nel mentre anno scorso la stessa NATO ha deciso di aumentare ancora la percentuale del PIL da spendere nel settore militare. Dal 2 al 5 percento. &#xA;&#xA;Le imprese dell&#39;industria bellica guadagnano sia dal riarmo dei paesi occidentali che non accusano una guerra sul proprio territorio, sia dall esportazione nei paesi terzi già colpiti da conflitti armati, ovvero guerre e genocidi, delle quali i paesi occidentali stanno alla radice vedendo il passato coloniale e presente imperialista.&#xA;&#xA;Un esempio di tanti è la Germania che fornisce il 30% delle armi utilizzate da Israele nel genocidio contro il popolo palestinese. L industria bellica europea dal 2021 ha visto un aumento di fatturato stimato al 50%. In Italia L industria militare sta vedendo un aumento di fatturato sopra il 10% ogni anno negli ultimi 4 anni. Questo proprio grazie al aumento del budget d investimento nel settore bellico da parte gli Stati membri della nato. &#xA;Chiaramente investendo nel riarmo per i governi non può mancare L aumento del materiale umano. Nei vari paesi europei si sta discutendo di modificare oppure si stanno già modificando le leggi per quanto riguarda la leva militare. &#xA;Dal 1 gennaio 2026 la situazione in Germania è cambiata drasticamente. Tutti i giovani che compiono i 18 anni devono compilare un questionario per la rilevazione della loro motivazione e idoneità.&#xA;A partire dalla metà del 2027 si aggiungerà una visita di leva obbligatoria. In più sempre a partire da gennaio di quest anno tutti i soggiorni all estero di uomini di cittadinanza tedesca che durano più di 3 mesi devono in linea di principio essere comunicati alla Bundeswehr oppure essere autorizzati. Si parla di una regola che è legge, soltanto che al momento non viene applicata ancora come dichiarò il ministero della difesa tedesco. Non ancora.&#xA;&#xA;Stiamo vivendo in un periodo di militarizzazione di vari settori della società civile, della criminalizzazione del dissenso, come mostra il nuovo decreto sicurezza, e di povertà generalizzata data dell accumulo di ricchezza nelle mani di pochi. I governi cercano ancora una volta di raggrupparci sotto bandiere che non ci rappresentano. Bandiere di Stati complici di genocidi e simboli di disuguaglianze socio economiche enormi, e repressioni. &#xA;&#xA;Quindi organizzatevi, non basta fare la solita chiacchierata politica con l&#39;amico all&#39;una di notte. Leggete, mettetevi in gioco, trasformate la teoria in pratica resistente. &#xA;Organizziamoci contro un nemico che si trova all&#39;interno dei nostri confini. Nei palazzi di lusso come nei parlamenti borghesi. Organizziamoci contro chi non ci permette di arrivare a fine mese mentre accumula sempre più ricchezza e privilegi. Organizziamoci contro chi sta trasformando uno stato già di sua natura, repressivo in uno stato sempre più poliziesco. Contro chi cerca di farci cadere nella propaganda nazionalista e tenta di di metterci gli uni contro gli altri, spingendoci a combattere tra noi invece che contro chi detiene il potere. È ora di formare un fronte popolare. E ricordiamoci sempre: un dito si può rompere, ma cinque dita sono un pugno! &#xA;&#xA;Dalla Resistenza partigiana a quella palestinese &#xA;&#xA;La parola &#34;Resistenza&#34; evoca oggi, con urgenza quasi inevitabile, l&#39;immagine della Palestina. Una terra devastata, depredata e umiliata, che tuttavia resiste da decenni e continuerà a farlo finché non vedrà riconosciuta l a propria dignità. La questione palestinese non può più essere liquidata con frasi di circostanza o retorica umanitaria: i n Italia e nel resto dell&#39;Occidente, molti si dichiarano a parole sostenitori della causa, m a lo fanno con mille &#34;distinguo&#34;, ponendo paletti morali che valgono solo per alcuni. Si concede, per gentile concessione, che i palestinesi possano avere diritto a uno Stato, a patto però che si accontentino di minuscoli lembi d i terra, frammentati e privi di sovranità reale. Si pretende che chi vive nei campi profughi dal 1948, dall&#39;anno&#xA;della Nakba, rinunci definitivamente al diritto al ritorno, cancellando la memoria di intere generazioni. Soprattutto, s i esige che i palestinesi accettino supinamente bombardamenti costanti, occupazioni illegali, stupri, carcerazioni arbitrarie (che colpiscono persino i bambini), furti di terra e l&#39;introduzione di leggi aberranti, come quella che istituisce la pena di morte.&#xA;La richiesta unanime dei governi occidentali è il disarmo. Mentre subiscono un genocidio, viene chiesto alle vittime di deporre le armi. Il paradosso è accecante: a Israele è riconosciuto i l diritto a possedere testate nucleari e armi tecnologicamente avanzate che continuiamo a fornirgli; agli israeliani è riconosciuto il diritto inalienabile di scegliere i l proprio governo, anche quando questo si rivela apertamente genocidiario e suprematista. &#xA;Al contrario, ai palestinesi è chiesto di subire i n silenzio. Non devono reagire, non devono lottare e dovrebbero persino sciogliere i propri gruppi politici secondo i desiderata esterni. Noi occidentali vorremmo decidere chi h a i l diritto di rappresentarli, arrogandoci una tutela coloniale antica e mai superata. &#xA;Oggi, mentre celebriamo la Resistenza italiana e i valori di libertà e uguaglianza, avvertiamo quanto sia ancora difficile, in certi contesti, accostare quella parola alla Palestina. Sembra che il diritto alla resistenza sia un privilegio concesso a condizioni prestabilite da noi, secondo il nostro gusto e l a nostra convenienza geopolitica. Ma l a Storia non segue i binari del nostro paternalismo: i palestinesi hanno resistito e continueranno a farlo, definendo autonomamente le proprie forme di lotta.&#xA;È innegabile che decenni di isolamento sistematico, privazione di futuro e violenza quotidiana abbiano alimentato un certo fanatismo religioso, che è spesso il frutto amaro della disperazione e della mancanza di alternative politiche credibili e garantite. Tuttavia, non si può confondere la reazione con la causa: finché non c i sarà giustizia, la resistenza rimarrà l&#39;unica lingua possibile per un popolo a cui è stato tolto tutto, tranne la volontà di esistere.&#xA;&#xA;Una Resistenza tradita&#xA;&#xA;Il 25 Aprile è il giorno i n cui festeggiamo la vittoria della Lotta d i Liberazione dal nazi-fascismo. Ricordiamo l&#39;insurrezione di centinaia d i migliaia di partigiani e partigiane, i l sacrificio d i chi ha scelto di non piegarsi per la libertà e l&#39;uguaglianza. Ma nel 1943/&#39;45, la Resistenza e la rivolta operaia non erano solo un&#39;aspirazione democratica: erano la volontà di farla finita con la borghesia italiana che si era servita del fascismo per reprimere la rivoluzione&#xA;operaia e di rovesciare il capitalismo e imporre i l potere dei lavoratori. Era la&#xA;speranza della &#34;rossa primavera&#34; &#xA;&#xA;Quella volontà rivoluzionaria fu tradita. Stalin pattuì con gli imperialismi vincitori una spartizione in zone d&#39;influenza e l&#39;Italia doveva restare nel campo capitalista per il quieto vivere del Cremlino. II PCI di Togliatti fu l&#39;esecutore di questa linea:&#xA;• La subordinazione ai partiti borghesi: La Resistenza fu sottomessa alla collaborazione con la DC nel CLN, concedendo loro diritto di veto.&#xA;• I Governi di Unità Nazionale: Nel dopoguerra, questi governi disarmarono i partigiani, restituirono le fabbriche ai capitalisti (Valletta) e reinsediarono i vecchi prefetti.&#xA;• L&#39;Amnistia Togliatti (1947): II colpo di grazia fu l&#39;amnistia per gli sgherri&#xA;fascisti firmata dal segretario del PCI come Ministro di Grazia e Giustizia.&#xA;• La Costituzione del 1948: Come disse Piero Calamandrei, fu &#34;una rivoluzione&#xA;promessa in cambio di una rivoluzione mancata&#34;, utile a mascherare il potere&#xA;restaurato dei capitalisti che, una volta sicuri, cacciarono il PCI all&#39;opposizione&#xA;e scatenarono la repressione sanguinosa degli anni &#39;50.&#xA;&#xA;L&#39;Autunno Caldo svenduto al Compromesso Storico&#xA;&#xA;Quando vent&#39;anni dopo una nuova generazione operaia rialzò la testa con&#xA;l&#39;Autunno Caldo (&#39;69/&#39;76), fu nuovamente il PCI a sbarrare la via con il Compromesso Storico con la DC:&#xA;• L&#39;Austerità di Lama: Il congresso dell&#39;EUR della CGIL sancì la politica dei&#xA;sacrifici e la subordinazione delle richieste operaie alle compatibilità del&#xA;profitto.&#xA;• L&#39;identificazione con lo Stato Borghese: Il risultato fu una demoralizzazione di massa che aprì la strada all&#39;offensiva della FIAT (ottobre 1980) e all&#39;ascesa&#xA;del craxismo. La Seconda Repubblica, nata dalle ceneri di Tangentopoli e nello scenario del riflusso mondiale del movimento comunista a seguito della caduta dell&#39;URSS, è lo sbocco di questa deriva reazionaria e della cancellazione&#xA;delle conquiste operaie.&#xA;&#xA;Il trasformismo a sinistra nella Seconda Repubblica&#xA;&#xA;Il gruppo dirigente del PCI sciolse il partito per candidarsi a gestire direttamente il capitalismo italiano, secondo il copione comune delle burocrazie dell&#39;est. Una lunga stagione di arretramenti e adattamenti al sistema borghese - dal PDS ai DS sino al PD -ha portato la vecchia sinistra a diventare compiutamente un partito liberale. Non ci si propone più di cambiare il sistema capitalista, ma di governarlo entro le sue compatibilità.&#xA;Parallelamente, Rifondazione Comunista, nata per essere &#34;il cuore dell&#39;opposizione&#34; è stata condotta nei governi Prodi a votare la precarizzazione del lavoro, le missioni di guerra e i tagli sociali, finendo per suicidarsi politicamente. Oggi la classe lavoratrice è priva di rappresentanza proprio all&#39;alba di un nuovo conflitto mondiale tra imperialismi, con il capitalismo in crisi che aggredisce ogni aspetto della vita e della società in cerca di profitto. &#xA;&#xA;Per un 2 5 Aprile resistente a Pesaro e nel mondo&#xA;Oggi il ricordo della Resistenza a Pesaro è ridotto a puro cerimoniale svuotato di senso, o strumentalizzato da chi vota l&#39;invio di armi e leggi antipopolari.&#xA;Vogliamo un momento di piazza alternativo:&#xA;• Contro i nuovi rigurgiti reazionari: Il governo Meloni, erede di chi voleva cancellare la Resistenza, fiero esecutore delle peggiori politiche repressive e antioperaie.&#xA;• Contro la guerra e l&#39;imperialismo: Dalle lotte contro il genocidio in Palestina&#xA;all&#39;intervento USA in Venezuela, dal blocco a Cuba a i bombardamenti i n&#xA;Iran e Libano. Difendiamo la memoria partigiana contro le ultradestre e&#xA;contro i liberali che equiparano partigiani e fascisti e riconosciamo il diritto alla Resistenza per ogni popolo oppresso.&#xA;• Contro la repressione: Denunciamo i tentativi che, sul modello Trump, vogliono criminalizzare le pratiche di lotta e dividere l&#39;antifascismo in &#34;buoni&#34;&#xA;e &#34;cattivi&#34;.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni contributi dalla manifestazione a Pesaro per un 25 Aprile resistente contro fascismo e imperialismo</p>

<p>Oggi più che mai, in occasione delle celebrazioni per questo 25 aprile, riteniamo necessario non soltanto rendere onore all’eroica resistenza dei partigiani che hanno liberato l’Italia dal giogo nazifascista, ma anche ricordare, in quanto collettivi e organizzazioni dichiaratamente antifascisti, l’evoluzione degli strumenti di repressione del dissenso impiegati dal fascismo. La criminalizzazione delle idee radicalmente antifasciste, ovvero rivoluzionarie, orientate alla costruzione di un’alternativa socialista, per cui molte bande partigiane si sono battute, a cui hanno dedicato la propria esistenza, è oggi più che mai sotto aspra minaccia. L’intensificarsi delle misure violente e securitarie ha infatti come obiettivo dichiarato, esplicito, le nostre organizzazioni, i nostri compagni e le nostre compagne.
Bisogna ricordare come prima della fondazione del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, creato tra la fine del 1926 e l’inizio del 1927 tramite una tra le più becere leggi fascistissime, che colpì in prima istanza gli avversari politici del regime, il partito fascista si servì – piegandoli ai propri scopi – di quegli stessi istituti liberali che ancora oggi si vogliono considerare roccheforti per la tutela dei diritti delle persone, per la salvaguardia delle loro esistenze, introducendo tutta una serie di crimini –  l’associazione a delinquere, i reati di stampa, l’espatrio clandestino – capaci di trasformare in reato perseguibile l’idea, l’intenzione, l’appartenenza politica: in breve, l’antifascismo.</p>

<p>La storia, la nostra storia, ci ha già raccontato di come all’antifascismo come crimine il regime fascista non giunse rompendo una volta per tutte con le leggi liberali, ma ci arrivò prima torcendo progressivamente quelle stesse leggi, insinuandosi in maniera parassitaria nel loro corpo, ma senza sostituirlo; ci ha raccontato, cioè, di come le garanzie a tutela delle nostre vite non sono e non saranno mai abbastanza protette soltanto dagli istituti liberali della democrazia borghese entro la quale ci tocca vivere.
Per questo oggi è fondamentale riconoscere i segni di una trasformazione che, pur nelle differenze storiche, presenta dinamiche già patite cento anni fa, tra sangue e torture, da compagni e compagne.</p>

<p>Lo abbiamo visto con la proposta di “riforma della giustizia”, con quella di riforma della legge elettorale, e più palesemente con lo squallido decreto sicurezza approvato giusto ieri dalla camera, volto ad annichilire il più elementare accesso al diritto alla difesa per le persone migranti, a facilitare gli sgomberi – con la conseguenza peraltro di soffocare gli ultimissimi spazi in cui potevano ancora immaginarsi concezioni e pratiche di vita mutualistiche, solidali, alternative al neoliberalismo imperante –, oltre a estendere il reato di rivolta per le persone in carcere e nei CPR, a irrobustire in generale un impianto giuridico definitivamente disciplinato dall’abuso, dalla trasformazione della polizia in quell’organo sempre più autonomo cui si delega l’esercizio della sovranità e della repressione, soprattutto nei confronti delle forme collettive di espressione del dissenso. In quest’ottica vanno interpretate la trasformazione da illecito amministrativo in reato penale del blocco stradale, la punibilità anche della resistenza passiva, l’inasprimento delle pene per reati contro pubblici ufficiali specie in contesti di manifestazione e di conflitto.
Tutto questo avviene entro un quadro in cui, anche prima della validità effettiva del decreto sicurezza, in Italia oggetto principale delle premure poliziesche già erano i movimenti: dalle misure cautelari comminate a chi si opponeva, ad esempio, lo scorso settembre 2025, in stazione a Milano, alla complicità nel genocidio del popolo palestinese del governo Meloni, fino ai processi per direttissima intentati ai militanti del Pedro, centro sociale occupato di Padova, perché responsabili di stare organizzando la giornata del 25 aprile.</p>

<p>Anche oggi dobbiamo capire che la deriva fascista delle ultradestre non si affermerà tramite una rottura improvvisa, ma tramite una crescente forzatura in chiave autoritaria delle norme esistenti, esattamente come accadde tra il 1923, dai primi processi ai militanti del Partito Comunista d’Italia, e il 1926, prima cioè che il fascismo si tramutasse nel regime traditore, torturatore e genocida con cui ha scelto per sempre di consegnarsi alla storia.
Allora si utilizzavano reati comuni per colpire gli antifascisti; oggi si utilizzano dispositivi giuridici per colpire movimenti sociali e soggettività politiche conflittuali proprio nel momento in cui in risposta al genocidio del popolo palestinese, alle guerre imperialiste degli Stati Uniti e di Israele, stiamo tentando con tutte le nostre forze di costruire un blocco sociale coeso, finalmente alternativo a questa barbarie.
Nonostante forme di repressione tangibili e sempre più criminali cui dobbiamo sottostare, non dobbiamo però dimenticare, specie durante questa giornata di commemorazione e lotta, la natura reazionaria del fascismo di ieri come quello di oggi, a cui uno strato inerme della popolazione, la nostra piccola-borghesia nazionale, credette di non dover opporre alcuna forza – come ricordava Togliatti – poiché pensava nel proprio intimo al fascismo, alla realtà materiale che dagli anni venti condusse alla seconda guerra mondiale, come un’inevitabilità storica, come una fatalità.
E’ dunque oggi più che mai, in questo preciso quadro storico-politico, che soltanto a partire da azioni che abbiano come orizzonte ultimo il radicale mutamento del complesso economico-sociale, come fu a loro tempo per una consistente parte di compagni partigiani, e prima dei rivoluzionari russi ed europei, che crediamo possibile combattere anche quel fatalismo e quella rassegnazione di fronte alla storia che hanno e che continuano drammaticamente a irrobustire il fascismo e i suoi orrori.
In un momento di regressione generalizzata delle prospettive di cambiamento, anche nelle fila delle nostre organizzazioni, deve risuonare, come fu per la lotta partigiana, come è stato ed è in ogni lotta, quel monito che prelude all’avvenire di un mondo nuovo, e che recita: Se non è ora, dovrà pur succedere. Ma essere pronti, è tutto.</p>

<p>L’inganno del nemico</p>

<p>Sono passati più di 100 anni dalla prima guerra mondiale ma la retorica, la narrativa dei governi, della stampa Mainstream e dei vertici dell economia globale rimane quella che allora portò circa 9 milioni soldati e 7 milioni civili alla morte apparecchiando il tavolo per la seconda guerra mondiale che seguì 21 anni dopo.
Di nuovo, anche se in maniera diversa, ci dicono che siamo sotto attacco, che dobbiamo difenderci, dobbiamo difendere i nostri paesi, le nostre sacre nazioni. Ma sono davvero nostre queste nazioni dal momento che L unica partecipazione politica rimane una crocetta su un foglio di carta ogni 2 o ogni 4 anni e la forbice delle disuguaglianze economiche e sociali si sta aprendo sempre di più? Al momento l’1 percento in Italia ha più ricchezza del 50% messo insieme. Il 50% della popolazione in Italia possiede circa il 5% della ricchezza totale, mentre il 10% della stessa popolazione ne possiede dal 50 al 60%. Altri paesi affermano disuguaglianze simili.</p>

<p>Come disse Karl Liebknecht della Lega di spartaco nel 1915 “il nemico si trova nel proprio paese” puntando il dito verso l’alto, verso la borghesia. Con questa frase cercó di far capire al popolo che il vero nemico non si trova nella trincea del battaglione di un altra nazione, ma il nemico si trova nella figura di chi ha fatto sì che accadesse tutto questo orrore chiamato guerra e ora ci specula e ci guadagna. Il tutto mentre la classe operaia andó a morire non per gli interessi sociali propri ma per gli interessi economici e imperialistiche di una percentuale minuscola della popolazione che dai suoi palazzi guardó il mondo andare a fuoco come se fosse uno spettacolo teatrale.</p>

<p>E oggi ?
Oggi stiamo vivendo il periodo del riarmo dei cosiddetti paesi democratici. Gli Stati membri della NATO stanno aumentando gli investimenti nel settore bellico per eguagliare L obiettivo di destinare il 2% del PIL alla spesa militare, concordato più di 10 anni fa. Nel mentre anno scorso la stessa NATO ha deciso di aumentare ancora la percentuale del PIL da spendere nel settore militare. Dal 2 al 5 percento.</p>

<p>Le imprese dell&#39;industria bellica guadagnano sia dal riarmo dei paesi occidentali che non accusano una guerra sul proprio territorio, sia dall esportazione nei paesi terzi già colpiti da conflitti armati, ovvero guerre e genocidi, delle quali i paesi occidentali stanno alla radice vedendo il passato coloniale e presente imperialista.</p>

<p>Un esempio di tanti è la Germania che fornisce il 30% delle armi utilizzate da Israele nel genocidio contro il popolo palestinese. L industria bellica europea dal 2021 ha visto un aumento di fatturato stimato al 50%. In Italia L industria militare sta vedendo un aumento di fatturato sopra il 10% ogni anno negli ultimi 4 anni. Questo proprio grazie al aumento del budget d investimento nel settore bellico da parte gli Stati membri della nato.
Chiaramente investendo nel riarmo per i governi non può mancare L aumento del materiale umano. Nei vari paesi europei si sta discutendo di modificare oppure si stanno già modificando le leggi per quanto riguarda la leva militare.
Dal 1 gennaio 2026 la situazione in Germania è cambiata drasticamente. Tutti i giovani che compiono i 18 anni devono compilare un questionario per la rilevazione della loro motivazione e idoneità.
A partire dalla metà del 2027 si aggiungerà una visita di leva obbligatoria. In più sempre a partire da gennaio di quest anno tutti i soggiorni all estero di uomini di cittadinanza tedesca che durano più di 3 mesi devono in linea di principio essere comunicati alla Bundeswehr oppure essere autorizzati. Si parla di una regola che è legge, soltanto che al momento non viene applicata ancora come dichiarò il ministero della difesa tedesco. Non ancora.</p>

<p>Stiamo vivendo in un periodo di militarizzazione di vari settori della società civile, della criminalizzazione del dissenso, come mostra il nuovo decreto sicurezza, e di povertà generalizzata data dell accumulo di ricchezza nelle mani di pochi. I governi cercano ancora una volta di raggrupparci sotto bandiere che non ci rappresentano. Bandiere di Stati complici di genocidi e simboli di disuguaglianze socio economiche enormi, e repressioni.</p>

<p>Quindi organizzatevi, non basta fare la solita chiacchierata politica con l&#39;amico all&#39;una di notte. Leggete, mettetevi in gioco, trasformate la teoria in pratica resistente.
Organizziamoci contro un nemico che si trova all&#39;interno dei nostri confini. Nei palazzi di lusso come nei parlamenti borghesi. Organizziamoci contro chi non ci permette di arrivare a fine mese mentre accumula sempre più ricchezza e privilegi. Organizziamoci contro chi sta trasformando uno stato già di sua natura, repressivo in uno stato sempre più poliziesco. Contro chi cerca di farci cadere nella propaganda nazionalista e tenta di di metterci gli uni contro gli altri, spingendoci a combattere tra noi invece che contro chi detiene il potere. È ora di formare un fronte popolare. E ricordiamoci sempre: un dito si può rompere, ma cinque dita sono un pugno!</p>

<p>Dalla Resistenza partigiana a quella palestinese</p>

<p>La parola “Resistenza” evoca oggi, con urgenza quasi inevitabile, l&#39;immagine della Palestina. Una terra devastata, depredata e umiliata, che tuttavia resiste da decenni e continuerà a farlo finché non vedrà riconosciuta l a propria dignità. La questione palestinese non può più essere liquidata con frasi di circostanza o retorica umanitaria: i n Italia e nel resto dell&#39;Occidente, molti si dichiarano a parole sostenitori della causa, m a lo fanno con mille “distinguo”, ponendo paletti morali che valgono solo per alcuni. Si concede, per gentile concessione, che i palestinesi possano avere diritto a uno Stato, a patto però che si accontentino di minuscoli lembi d i terra, frammentati e privi di sovranità reale. Si pretende che chi vive nei campi profughi dal 1948, dall&#39;anno
della Nakba, rinunci definitivamente al diritto al ritorno, cancellando la memoria di intere generazioni. Soprattutto, s i esige che i palestinesi accettino supinamente bombardamenti costanti, occupazioni illegali, stupri, carcerazioni arbitrarie (che colpiscono persino i bambini), furti di terra e l&#39;introduzione di leggi aberranti, come quella che istituisce la pena di morte.
La richiesta unanime dei governi occidentali è il disarmo. Mentre subiscono un genocidio, viene chiesto alle vittime di deporre le armi. Il paradosso è accecante: a Israele è riconosciuto i l diritto a possedere testate nucleari e armi tecnologicamente avanzate che continuiamo a fornirgli; agli israeliani è riconosciuto il diritto inalienabile di scegliere i l proprio governo, anche quando questo si rivela apertamente genocidiario e suprematista.
Al contrario, ai palestinesi è chiesto di subire i n silenzio. Non devono reagire, non devono lottare e dovrebbero persino sciogliere i propri gruppi politici secondo i desiderata esterni. Noi occidentali vorremmo decidere chi h a i l diritto di rappresentarli, arrogandoci una tutela coloniale antica e mai superata.
Oggi, mentre celebriamo la Resistenza italiana e i valori di libertà e uguaglianza, avvertiamo quanto sia ancora difficile, in certi contesti, accostare quella parola alla Palestina. Sembra che il diritto alla resistenza sia un privilegio concesso a condizioni prestabilite da noi, secondo il nostro gusto e l a nostra convenienza geopolitica. Ma l a Storia non segue i binari del nostro paternalismo: i palestinesi hanno resistito e continueranno a farlo, definendo autonomamente le proprie forme di lotta.
È innegabile che decenni di isolamento sistematico, privazione di futuro e violenza quotidiana abbiano alimentato un certo fanatismo religioso, che è spesso il frutto amaro della disperazione e della mancanza di alternative politiche credibili e garantite. Tuttavia, non si può confondere la reazione con la causa: finché non c i sarà giustizia, la resistenza rimarrà l&#39;unica lingua possibile per un popolo a cui è stato tolto tutto, tranne la volontà di esistere.</p>

<p>Una Resistenza tradita</p>

<p>Il 25 Aprile è il giorno i n cui festeggiamo la vittoria della Lotta d i Liberazione dal nazi-fascismo. Ricordiamo l&#39;insurrezione di centinaia d i migliaia di partigiani e partigiane, i l sacrificio d i chi ha scelto di non piegarsi per la libertà e l&#39;uguaglianza. Ma nel 1943/&#39;45, la Resistenza e la rivolta operaia non erano solo un&#39;aspirazione democratica: erano la volontà di farla finita con la borghesia italiana che si era servita del fascismo per reprimere la rivoluzione
operaia e di rovesciare il capitalismo e imporre i l potere dei lavoratori. Era la
speranza della “rossa primavera”</p>

<p>Quella volontà rivoluzionaria fu tradita. Stalin pattuì con gli imperialismi vincitori una spartizione in zone d&#39;influenza e l&#39;Italia doveva restare nel campo capitalista per il quieto vivere del Cremlino. II PCI di Togliatti fu l&#39;esecutore di questa linea:
• La subordinazione ai partiti borghesi: La Resistenza fu sottomessa alla collaborazione con la DC nel CLN, concedendo loro diritto di veto.
• I Governi di Unità Nazionale: Nel dopoguerra, questi governi disarmarono i partigiani, restituirono le fabbriche ai capitalisti (Valletta) e reinsediarono i vecchi prefetti.
• L&#39;Amnistia Togliatti (1947): II colpo di grazia fu l&#39;amnistia per gli sgherri
fascisti firmata dal segretario del PCI come Ministro di Grazia e Giustizia.
• La Costituzione del 1948: Come disse Piero Calamandrei, fu “una rivoluzione
promessa in cambio di una rivoluzione mancata”, utile a mascherare il potere
restaurato dei capitalisti che, una volta sicuri, cacciarono il PCI all&#39;opposizione
e scatenarono la repressione sanguinosa degli anni &#39;50.</p>

<p>L&#39;Autunno Caldo svenduto al Compromesso Storico</p>

<p>Quando vent&#39;anni dopo una nuova generazione operaia rialzò la testa con
l&#39;Autunno Caldo (&#39;69/&#39;76), fu nuovamente il PCI a sbarrare la via con il Compromesso Storico con la DC:
• L&#39;Austerità di Lama: Il congresso dell&#39;EUR della CGIL sancì la politica dei
sacrifici e la subordinazione delle richieste operaie alle compatibilità del
profitto.
• L&#39;identificazione con lo Stato Borghese: Il risultato fu una demoralizzazione di massa che aprì la strada all&#39;offensiva della FIAT (ottobre 1980) e all&#39;ascesa
del craxismo. La Seconda Repubblica, nata dalle ceneri di Tangentopoli e nello scenario del riflusso mondiale del movimento comunista a seguito della caduta dell&#39;URSS, è lo sbocco di questa deriva reazionaria e della cancellazione
delle conquiste operaie.</p>

<p>Il trasformismo a sinistra nella Seconda Repubblica</p>

<p>Il gruppo dirigente del PCI sciolse il partito per candidarsi a gestire direttamente il capitalismo italiano, secondo il copione comune delle burocrazie dell&#39;est. Una lunga stagione di arretramenti e adattamenti al sistema borghese – dal PDS ai DS sino al PD -ha portato la vecchia sinistra a diventare compiutamente un partito liberale. Non ci si propone più di cambiare il sistema capitalista, ma di governarlo entro le sue compatibilità.
Parallelamente, Rifondazione Comunista, nata per essere “il cuore dell&#39;opposizione” è stata condotta nei governi Prodi a votare la precarizzazione del lavoro, le missioni di guerra e i tagli sociali, finendo per suicidarsi politicamente. Oggi la classe lavoratrice è priva di rappresentanza proprio all&#39;alba di un nuovo conflitto mondiale tra imperialismi, con il capitalismo in crisi che aggredisce ogni aspetto della vita e della società in cerca di profitto.</p>

<p>Per un 2 5 Aprile resistente a Pesaro e nel mondo
Oggi il ricordo della Resistenza a Pesaro è ridotto a puro cerimoniale svuotato di senso, o strumentalizzato da chi vota l&#39;invio di armi e leggi antipopolari.
Vogliamo un momento di piazza alternativo:
• Contro i nuovi rigurgiti reazionari: Il governo Meloni, erede di chi voleva cancellare la Resistenza, fiero esecutore delle peggiori politiche repressive e antioperaie.
• Contro la guerra e l&#39;imperialismo: Dalle lotte contro il genocidio in Palestina
all&#39;intervento USA in Venezuela, dal blocco a Cuba a i bombardamenti i n
Iran e Libano. Difendiamo la memoria partigiana contro le ultradestre e
contro i liberali che equiparano partigiani e fascisti e riconosciamo il diritto alla Resistenza per ogni popolo oppresso.
• Contro la repressione: Denunciamo i tentativi che, sul modello Trump, vogliono criminalizzare le pratiche di lotta e dividere l&#39;antifascismo in “buoni”
e “cattivi”.</p>
]]></content:encoded>
      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1oopclypgy</guid>
      <pubDate>Thu, 30 Apr 2026 16:08:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>pegaso a pezzi</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/pegaso-a-pezzi</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log034-2026.jpg&#xA;&#xA;Prendi pure tutto il braccio&#xA;visto che ci sei, non solo il dito&#xA;non fare i complimenti&#xA;sono fatto di poesia, non siamo in tanti.&#xA;&#xA;Strappami il cuore&#xA;getta le mie ossa nere in mare&#xA;e se hai un gatto dagli milza e polmone&#xA;sono fatto di poesia, non di ragione.&#xA;&#xA;Fai una palla con la mia pelle&#xA;attaccami le palle alla batteria dell&#39;automobile&#xA;e coi miei occhi sbatti la maionese&#xA;sono fatto di poesia, devo solo arrivare a fine mese.&#xA;&#xA;Prendi il mio fegato e strizzalo per bene&#xA;dichiara morta la mia lingua&#xA;e spegni il mio sistema nervoso afferente&#xA;sono fatto di poesia, meglio di niente.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/04/ordinariafollia-log_034-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/04/ordinariafollia-log_034-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_034-2026.jpg"></a></p>

<p>Prendi pure tutto il braccio
visto che ci sei, non solo il dito
non fare i complimenti
sono fatto di poesia, non siamo in tanti.</p>

<p>Strappami il cuore
getta le mie ossa nere in mare
e se hai un gatto dagli milza e polmone
sono fatto di poesia, non di ragione.</p>

<p>Fai una palla con la mia pelle
attaccami le palle alla batteria dell&#39;automobile
e coi miei occhi sbatti la maionese
sono fatto di poesia, devo solo arrivare a fine mese.</p>

<p>Prendi il mio fegato e strizzalo per bene
dichiara morta la mia lingua
e spegni il mio sistema nervoso afferente
sono fatto di poesia, meglio di niente.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/d7iuwp3hlt</guid>
      <pubDate>Tue, 28 Apr 2026 17:35:40 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Sagra Indie Web e la sovranità digitale</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/la-sagra-indie-web-e-la-sovranita-digitale</link>
      <description>&lt;![CDATA[Partiamo subito col piede giusto, così da far capire a chi ancora non mi conosce e dovesse imbattersi per caso (il caso non esiste, ma facciamo finta di sì per un attimo) in questo post con che razza di soggetto ha a che fare: la parola sovranità mi dà l’orticaria.&#xA;Non importa in quale contesto venga usata: sovranità, lo si sente già nel solo pronunciarla, include la parola sovra, sinonimo arcaico di sopra e ancora oggi usata come radice di aggettivi come sovrastante e sovrascritto. &#xA;Etimologicamente, nonostante la derivazione dal francese souverain (ma siamo già nel XVI secolo), nasce dal latino volgare superanus, a sua volta originato dal latino super che, francamente, non ritengo necessiti spiegazioni.&#xA;La sovranità dunque indica, per sua stessa natura, gerarchia, distingue tra ciò che è superiore e ciò che è inferiore o, peggio ancora, tra chi si ritiene, per nascita, censo, stato sociale o tara mentale, superiore a qualche altro essere umano. &#xA;&#xA;Calandoci nel contesto del digitale, qui l’etimologia è molto più simpatica, gli sviluppi molto più estesi e variopinti ed è buffo pensare che ciò che oggi viene collegato a concetti volatili e intangibili come codici binari, reti web, connessioni virtuali parta da qualcosa di estremamente concreto come un dito e l’azione, parimenti concreta, di batterlo su una tastiera. &#xA;&#xA;Per capire bene cosa sia la sovranità digitale avevo pensato di documentarmi un po’, non essendo questo il mio campo di studi, e la scelta era caduta su un articolo, che speravo potesse essere non troppo tecnico e chiaro a chiunque, di RaiNews pubblicato l’8 aprile di quest’anno, a firma di Pierluigi Mele, dal titolo “Cosa è la sovranità digitale e perché l’Europa non può più aspettare”. Purtroppo, il sottotitolo “l controllo sui dati, sulle infrastrutture cloud e sui modelli…”, con quell’articolo mutilo e storpio, mi ha fatto rinuciare.&#xA;A ogni modo, qualcosa di chiaro emerge già dalla lettura del titolo: se l’Europa non può più aspettare, significa che in questo momento o è priva di sovranità digitale o ne subisce una extraeuropea o entrambe le cose e, per quanto io sia digiuna in materia informatica, non credo di sbagliare nell’identificare questo sovrano estero negli Stati Uniti d’America: Microsoft e Google sono di fatto monopolisti, con Apple che finge di essere alternativa ma di fatto è persino più blindata e inattaccabile. &#xA;E ammetto di non essere informata su come funzionino i siti istituzionali dei vari Stati europei, ma per quanto riguarda l’Italia la quasi totalità (scrivo quasi perché non li ho verificati tutti singolarmente) dei siti istituzionali governativi, quelli i cui indirizzi terminano con .gov.it per capirci, si appoggiano su Microsoft e Google. Le mail sono Outlook, le videoconferenze Teams. È chiaro, poi, che quasi tutti (circa l’utilizzo della parola quasi, si veda la parentesi qualche riga sopra) hanno collegamenti a Instagram, Facebook, X e Whatsapp.&#xA;Sarebbe facile dare la colpa di tutto questo all’attuale governo, ma sarebbe anche sbagliato: occorre ricordare, infatti, che, nonostante l’abilissima e persistente campagna di stampa messa in atto, l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale era alleata della Germania e pertanto gli Statunitensi non ci hanno liberati, ci hanno conquistati. D’altro canto non è certo necessario arrivare all’analisi dello strapotere informatico di oggi per notare che, di fatto, siamo una colonia socio-economica statunitense: guardiamo film girati a Hollywood, beviamo Coca-Cola e mangiamo nei fast-food, un quinto delle parole che compaiono su giornali e nei tg è in lingua inglese, ci scattiamo selfie da postare su Instagram… O, almeno, questo è ciò che fa la maggioranza degli italiani.&#xA;Dunque, no, non penso proprio che l’Italia sia pronta a cambiare sovranità digitale, almeno non fino a quando l’Europa non sarà stata in grado di mettere in piedi un sistema che sappia affascinare e catturare le nuove generazioni come hanno saputo fare Gary Cooper e Audrey Hepburn, Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald, Happy Days e Sex and the City con le nostre vecchie generazioni.&#xA;Personalmente, poi, proprio in considerazione dell’orticaria che mi scatena la sola parola sovranità, gradirei molto di più se si potesse parlare di individualità ed equità digitale. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo subito col piede giusto, così da far capire a chi ancora non mi conosce e dovesse imbattersi per caso (il caso non esiste, ma facciamo finta di sì per un attimo) in questo post con che razza di soggetto ha a che fare: la parola <em>sovranità</em> mi dà l’orticaria.
Non importa in quale contesto venga usata: <em>sovranità</em>, lo si sente già nel solo pronunciarla, include la parola <em>sovra</em>, sinonimo arcaico di <em>sopra</em> e ancora oggi usata come radice di aggettivi come sovrastante e sovrascritto.
Etimologicamente, nonostante la derivazione dal francese <em>souverain</em> (ma siamo già nel XVI secolo), nasce dal latino volgare <em>superanus</em>, a sua volta originato dal latino <em>super</em> che, francamente, non ritengo necessiti spiegazioni.
La sovranità dunque indica, per sua stessa natura, gerarchia, distingue tra ciò che è superiore e ciò che è inferiore o, peggio ancora, tra chi si ritiene, per nascita, censo, stato sociale o tara mentale, superiore a qualche altro essere umano.</p>

<p>Calandoci nel contesto del digitale, qui l’etimologia è molto più simpatica, gli sviluppi molto più estesi e variopinti ed è buffo pensare che ciò che oggi viene collegato a concetti volatili e intangibili come codici binari, reti web, connessioni virtuali parta da qualcosa di estremamente concreto come un dito e l’azione, parimenti concreta, di batterlo su una tastiera.</p>

<p>Per capire bene cosa sia la <em>sovranità digitale</em> avevo pensato di documentarmi un po’, non essendo questo il mio campo di studi, e la scelta era caduta su un articolo, che speravo potesse essere non troppo tecnico e chiaro a chiunque, di RaiNews pubblicato l’8 aprile di quest’anno, a firma di Pierluigi Mele, dal titolo “Cosa è la sovranità digitale e perché l’Europa non può più aspettare”. Purtroppo, il sottotitolo “l controllo sui dati, sulle infrastrutture cloud e sui modelli…”, con quell’articolo mutilo e storpio, mi ha fatto rinuciare.
A ogni modo, qualcosa di chiaro emerge già dalla lettura del titolo: se l’Europa non può più aspettare, significa che in questo momento o è priva di sovranità digitale o ne subisce una extraeuropea o entrambe le cose e, per quanto io sia digiuna in materia informatica, non credo di sbagliare nell’identificare questo sovrano estero negli Stati Uniti d’America: Microsoft e Google sono di fatto monopolisti, con Apple che finge di essere alternativa ma di fatto è persino più blindata e inattaccabile.
E ammetto di non essere informata su come funzionino i siti istituzionali dei vari Stati europei, ma per quanto riguarda l’Italia la quasi totalità (scrivo <em>quasi</em> perché non li ho verificati tutti singolarmente) dei siti istituzionali governativi, quelli i cui indirizzi terminano con .gov.it per capirci, si appoggiano su Microsoft e Google. Le mail sono Outlook, le videoconferenze Teams. È chiaro, poi, che quasi tutti (circa l’utilizzo della parola <em>quasi</em>, si veda la parentesi qualche riga sopra) hanno collegamenti a Instagram, Facebook, X e Whatsapp.
Sarebbe facile dare la colpa di tutto questo all’attuale governo, ma sarebbe anche sbagliato: occorre ricordare, infatti, che, nonostante l’abilissima e persistente campagna di stampa messa in atto, l’Italia nella Seconda Guerra Mondiale era alleata della Germania e pertanto gli Statunitensi non ci hanno liberati, ci hanno conquistati. D’altro canto non è certo necessario arrivare all’analisi dello strapotere informatico di oggi per notare che, di fatto, siamo una colonia socio-economica statunitense: guardiamo film girati a Hollywood, beviamo Coca-Cola e mangiamo nei fast-food, un quinto delle parole che compaiono su giornali e nei tg è in lingua inglese, ci scattiamo <em>selfie</em> da postare su Instagram… O, almeno, questo è ciò che fa la maggioranza degli italiani.
Dunque, no, non penso proprio che l’Italia sia pronta a cambiare sovranità digitale, almeno non fino a quando l’Europa non sarà stata in grado di mettere in piedi un sistema che sappia affascinare e catturare le nuove generazioni come hanno saputo fare Gary Cooper e Audrey Hepburn, Frank Sinatra ed Ella Fitzgerald, Happy Days e Sex and the City con le nostre vecchie generazioni.
Personalmente, poi, proprio in considerazione dell’orticaria che mi scatena la sola parola sovranità, gradirei molto di più se si potesse parlare di <em>individualità ed equità digitale</em>.</p>
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      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ays3p16gyz</guid>
      <pubDate>Mon, 27 Apr 2026 10:39:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Una vita per la Missione</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/parrocchie/una-vita-per-la-missione</link>
      <description>&lt;![CDATA[Messaggio di testimonianza di padre Ernesto Ascione, Missionario comboniano in Brasile&#xA;&#xA;« Nel 3 marzo di quest&#39;anno, 2026, ho compiuto 57 anni di vita missionaria in Brasile: i primi 12 anni ho lavorato nella diocesi di San Matteo, nello Stato dello Spirito Santo; altri 10 anni come formatore in un seminario comboniano in Portogallo; altri 12 anni, di nuovo, nella diocesi di San Matteo; 20 anni nella periferia di Brasilia, la capitale, e gli ultimi 3 anni, come formatore, assieme ad altri due confratelli sacerdoti, in un seminario per studenti di teologia, di cui 11 africani e due latino-americani.&#xA;&#xA;Assieme al seminario, fu data alle nostre cure pastorali una grande parrocchia con 10 comunità, sparse in un raggio di 10 Km. Oltre al seminario, abbiamo ereditato dai nostri predecessori un&#39;opera sociale, che offre un piatto caldo ogni giorno a più di 500 poveri della &#34;Favela&#34; circostante, come pure da mangiare, ogni giorno, a 120 bambini della strada e assistenza alle loro famiglie.&#xA;&#xA;E&#39; una goccia in un mare di necessità. La Divina Provvidenza mi ha aperto 8 anni fa una grande porta per evangelizzare: ogni settimana un giornale brasiliano, TRIBUNA do CRICARE&#39;, di larga diffusione, pubblica due miei articoli,: uno sul tema del giorno, e un altro sul Vangelo della Domenica.&#xA;&#xA;Essere missionari è farsi una sola cosa con il popolo, che la Divina Provvidenza affida al missionario, chiamato a rinunciare alla sua propria visione del mondo, ai gusti personali, ai modi di pensare e, persino, al sentire della sua propria cultura.&#xA;&#xA;Ma l&#39;amore è più forte: lo Spirito Santo fa rinascere il missionario, facendolo diventare più umile, più povero e più libero. Il missionario va per evangelizzare e finisce per essere evangelizzato, dal popolo umile e semplice, diventando più forte nella fede e più misericordioso nell&#39;azione, più uomo e più credente, nella vita di ogni giorno.&#xA;&#xA;Cari benefattori e benefattrici, vi ringrazio di tutto cuore per avermi accompagnato in questo lungo itinerario missionario, con la vostra preghiera e collaborazione missionaria.&#xA;In particolare, il ringraziamento va al caro Don Filippo, per il suo grande cuore missionario, come, pure, ai miei familiari che mi hanno permesso di seguire il mio ideale missionario ed aiutato in tutti i modi. &#xA;Nelle Sante Messe di tutti i giorni, ricordo al Signore le vostre intenzioni; aiutatemi a ringraziare il Signore per il mare di grazie che mi ha concesso per i miei 60 ani di vita sacerdotale, che compio il 26 Aprile di quest&#39;anno. Buone e Sante feste Pasquali.&#xA;&#xA;La grazia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo, che è il piùprezioso di tutti i beni, vi accompagnino, oggi e sempre.&#xA;Amen »&#xA;&#xA;Padre Ernesto&#xA;&#xA;Contatti:&#xA;Tel. +5527997860071&#xA;Indirizzo: Missionari Comboniani, Rua Josè Rubens, 15&#xA;005515-000 San Paolo (SP) - Brasile&#xA;&#xA;Per eventuali donazioni:&#xA;Padre Ernesto Ascione&#xA;IBAN Poste Italiane: IT96T0760114900001080273632&#xA;BIC/SWIFT BPPIITRRXXX&#xA;Causale: mantenimento bambini della strada, per p. Ernesto Ascione.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Messaggio di testimonianza di padre Ernesto Ascione, Missionario comboniano in Brasile</em></p>

<p>« <strong>Nel 3 marzo di quest&#39;anno,</strong> 2026, ho compiuto 57 anni di vita missionaria in Brasile: i primi 12 anni ho lavorato nella diocesi di San Matteo, nello Stato dello Spirito Santo; altri 10 anni come formatore in un seminario comboniano in Portogallo; altri 12 anni, di nuovo, nella diocesi di San Matteo; 20 anni nella periferia di Brasilia, la capitale, e gli ultimi 3 anni, come formatore, assieme ad altri due confratelli sacerdoti, in un seminario per studenti di teologia, di cui 11 africani e due latino-americani.</p>

<p>Assieme al seminario, fu data alle nostre cure pastorali una grande parrocchia con 10 comunità, sparse in un raggio di 10 Km. Oltre al seminario, abbiamo ereditato dai nostri predecessori un&#39;opera sociale, che offre un piatto caldo ogni giorno a più di 500 poveri della <em>“Favela”</em> circostante, come pure da mangiare, ogni giorno, a 120 bambini della strada e assistenza alle loro famiglie.</p>

<p>E&#39; una goccia in un mare di necessità. La Divina Provvidenza mi ha aperto 8 anni fa una grande porta per evangelizzare: ogni settimana un giornale brasiliano, TRIBUNA do CRICARE&#39;, di larga diffusione, pubblica due miei articoli,: uno sul tema del giorno, e un altro sul Vangelo della Domenica.</p>

<p><strong>Essere missionari</strong> è farsi una sola cosa con il popolo, che la Divina Provvidenza affida al missionario, chiamato a rinunciare alla sua propria visione del mondo, ai gusti personali, ai modi di pensare e, persino, al sentire della sua propria cultura.</p>

<p>Ma l&#39;amore è più forte: lo Spirito Santo fa rinascere il missionario, facendolo diventare più umile, più povero e più libero. Il missionario va per evangelizzare e finisce per essere evangelizzato, dal popolo umile e semplice, diventando più forte nella fede e più misericordioso nell&#39;azione, più uomo e più credente, nella vita di ogni giorno.</p>

<p>Cari benefattori e benefattrici, vi ringrazio di tutto cuore per avermi accompagnato in questo lungo itinerario missionario, con la vostra preghiera e collaborazione missionaria.
In particolare, il ringraziamento va al caro Don Filippo, per il suo grande cuore missionario, come, pure, ai miei familiari che mi hanno permesso di seguire il mio ideale missionario ed aiutato in tutti i modi.
Nelle Sante Messe di tutti i giorni, ricordo al Signore le vostre intenzioni; aiutatemi a ringraziare il Signore per il mare di grazie che mi ha concesso per i miei 60 ani di vita sacerdotale, che compio il 26 Aprile di quest&#39;anno. Buone e Sante feste Pasquali.</p>

<p><strong>La grazia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo, che è il piùprezioso di tutti i beni, vi accompagnino, oggi e sempre.
Amen</strong> »</p>

<p>Padre Ernesto</p>

<p>Contatti:
Tel. +5527997860071
Indirizzo: Missionari Comboniani, Rua Josè Rubens, 15
005515-000 San Paolo (SP) – Brasile</p>

<p>Per eventuali donazioni:
Padre Ernesto Ascione
IBAN Poste Italiane: IT96T0760114900001080273632
BIC/SWIFT BPPIITRRXXX
Causale: mantenimento bambini della strada, per p. Ernesto Ascione.</p>
]]></content:encoded>
      <author>« P a r r o c c h i e »</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/h1btau300s</guid>
      <pubDate>Sun, 26 Apr 2026 12:41:27 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nell&#39;essenziale la Verità</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/parrocchie/nellessenziale-la-verita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Nel mio campo, l&#39;informatica, cerco di spiegare cose anche complesse, facendo discorsi ed esempi semplici, alla portata di tutti. Nel tempo ho acquisito una certa esperienza e posso affermare che nella maggior parte dei casi mi faccio capire. &#xA;&#xA;Oggi vorrei spiegare, semplicemente, la differenza tra Social Media Centralizzati (FB. IG, X ecc.) e il Fediverso (Mastodon, Friendica, Lemmy, Pixelfed, ecc.). Allora, vi va di partire con me in questo breve viaggio sulle ali della fantasia? andiamo!&#xA;&#xA;Immaginate un oceano. Voi siete su un grande molo e davanti a voi ci sono diversi tipi di navi. Innanzitutto ci sono grandi navi da crociera, enormi, bellissime e lussuose. Il personale di bordo vi chiama sorridendo e vi invita a salire. Vi dicono che è gratis, non si paga nulla, ci sono grandi ristoranti, piscine, campi da tennis e ogni tipo di divertimento. Si canta e ci si diverte notte e giorno, senza sosta. Non si dorme mai, e le navi sono già piene di gente. Ci sono i vostri amici, i vostri parenti, il vostro datore di lavoro. Prima di salire cercate di capire se è tutto così bello come sembra. Fate qualche domanda a chi è già a bordo e vi dicono che si, è gratis, però la nave conoscerà tutti i vostri segreti, l&#39;orientamento sessuale, religioso, politico. Insomma, una grande comunità dove non esiste la privacy, però ci si diverte un mondo. E poi... cosa abbiamo da nascondere?&#xA;&#xA;Più avanti c&#39;è una piccola flotta di barche a remi e a vela. Sono piccole, alcune stanno a galla per miracolo, altre sono dipinte a mano con figure di fantasia. A bordo ci sono pescatori, gente povera, che mangia il pesce pescato e beve acqua. Sono amici di navigazione, si conoscono tutti, si rispettano l&#39;un l&#39;altro. Il divertimento se lo inventano da sé, senza avere a disposizione grosse somme di danaro. Loro non ti chiamano, non ti invitano a salire a bordo. Aspettano che sia tu a decidere, senza manipolazioni. E&#39; gente vera, leale, che dà ancora importanza ad una stretta di mano, ad un abbraccio, che si aiuta vicendevolmente.&#xA;&#xA;A questo punto dovete decidere dove salire, se nella nave da crociera o sulla barca di pescatori.&#xA;&#xA;Ognuno ha già fatto la sua scelta. La maggior parte sta sulla nave da crociera ma...il Signore Gesù, dove salirebbe?&#xA;&#xA;E voi, seguaci di Gesù, Sacerdoti, persone di fede, che ci fate sulla nave da crociera?&#xA;&#xA;Con questi due interrogativi, chiudo l&#39;articolo. A voi le dovute riflessioni.&#xA;Namasté 🙏 ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio campo, l&#39;informatica, cerco di spiegare cose anche complesse, facendo discorsi ed esempi semplici, alla portata di tutti. Nel tempo ho acquisito una certa esperienza e posso affermare che nella maggior parte dei casi mi faccio capire.</p>

<p>Oggi vorrei spiegare, semplicemente, la differenza tra Social Media Centralizzati (FB. IG, X ecc.) e il Fediverso (Mastodon, Friendica, Lemmy, Pixelfed, ecc.). Allora, vi va di partire con me in questo breve viaggio sulle ali della fantasia? andiamo!</p>

<p>Immaginate un oceano. Voi siete su un grande molo e davanti a voi ci sono diversi tipi di navi. Innanzitutto ci sono grandi navi da crociera, enormi, bellissime e lussuose. Il personale di bordo vi chiama sorridendo e vi invita a salire. Vi dicono che è gratis, non si paga nulla, ci sono grandi ristoranti, piscine, campi da tennis e ogni tipo di divertimento. Si canta e ci si diverte notte e giorno, senza sosta. Non si dorme mai, e le navi sono già piene di gente. Ci sono i vostri amici, i vostri parenti, il vostro datore di lavoro. Prima di salire cercate di capire se è tutto così bello come sembra. Fate qualche domanda a chi è già a bordo e vi dicono che si, è gratis, però la nave conoscerà tutti i vostri segreti, l&#39;orientamento sessuale, religioso, politico. Insomma, una grande comunità dove non esiste la privacy, però ci si diverte un mondo. E poi... cosa abbiamo da nascondere?</p>

<p>Più avanti c&#39;è una piccola flotta di barche a remi e a vela. Sono piccole, alcune stanno a galla per miracolo, altre sono dipinte a mano con figure di fantasia. A bordo ci sono pescatori, gente povera, che mangia il pesce pescato e beve acqua. Sono amici di navigazione, si conoscono tutti, si rispettano l&#39;un l&#39;altro. Il divertimento se lo inventano da sé, senza avere a disposizione grosse somme di danaro. Loro non ti chiamano, non ti invitano a salire a bordo. Aspettano che sia tu a decidere, senza manipolazioni. E&#39; gente vera, leale, che dà ancora importanza ad una stretta di mano, ad un abbraccio, che si aiuta vicendevolmente.</p>

<p>A questo punto dovete decidere dove salire, se nella nave da crociera o sulla barca di pescatori.</p>

<p>Ognuno ha già fatto la sua scelta. La maggior parte sta sulla nave da crociera ma...il Signore Gesù, dove salirebbe?</p>

<p>E voi, seguaci di Gesù, Sacerdoti, persone di fede, che ci fate sulla nave da crociera?</p>

<p>Con questi due interrogativi, chiudo l&#39;articolo. A voi le dovute riflessioni.
Namasté 🙏</p>
]]></content:encoded>
      <author>« P a r r o c c h i e »</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/xahqisixv3</guid>
      <pubDate>Sat, 25 Apr 2026 12:31:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Considerazioni sulla nostra Comunità Digitale &#34;Parrocchie&#34;</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/parrocchie/considerazioni-sulla-nostra-comunita-digitale-parrocchie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Scrivo questo articolo per i componenti della comunità, ma soprattutto per coloro che vorrebbero farne parte.&#xA;&#xA;Vorrei chiarire alcuni punti che, anche se sono ampiamenti descritti nelle info, nelle regole dell&#39;istanza e nel manifesto, sembra non vengano correttamente compresi, nonostante siano scritti in maniera chiara ed inequivocabile.&#xA;&#xA;Punto primo: &#34;Parrocchie&#34; non è una copia di X/Twitter. Non si chiede l&#39;iscrizione perchè ogni tanto si vuole pubblicare un post a tema cattolico, o perché la Domenica si va a messa. La nostra istanza è come una grande famiglia, ci conosciamo personalmente, ci telefoniamo, ci incontriamo e chi vuole vivere un social senza coinvolgimento può andare su altri lidi. Ci sono istanze, generaliste e tematiche, per tutti i gusti.&#xA;&#xA;Punto secondo: la nostra non è semplicemente una istanza cattolica, ma è una casa per coloro i quali vivono realmente e concretamente la fede. Una comunità cattolica deve avere al centro la Parola di Dio e l&#39;Eucarestia. Non serve a molto pubblicare qualche post con madonne varie o figurine di Santi, o la preghiera ad effetto, se non c&#39;è dietro una vita concreta di conversione ed amore per il Signore. &#xA;&#xA;Punto terzo: come diretta conseguenza dei punti precedenti, qui non c&#39;è posto per i disturbatori, gli adoratori di statue e quadri, i fissati della religione, i malati di protagonismo. Questa è la nostra casa, costruita da me per i cuori aperti all&#39;accoglienza, al dialogo, allo scambio di opinioni. E&#39; una casa fatta su misura per la vita parrocchiale o di fede. Ci ho speso molto tempo per renderla più bella e accogliente possibile, e non me la faccio rovinare dal primo furbetto della rete.&#xA;&#xA;Punto quarto: l&#39;iscrizione è (e resterà sempre) su invito. A costo di rimanere in tre, devo proteggere ciò che ho costruito dalla feccia che circola in rete. Non sono uno stupido, né un ingenuo. Utilizzavo le chat quando la maggior parte di voi non era ancora nata, quindi una persona non equilibrata o che vuole entrare solo per guardare i &#34;fatti nostri&#34; la riconosco dopo 10 secondi. Di falsi profili ne ho visto a migliaia e li sento a fiuto. Quindi mi spiace se qualche volta ho negato l&#39;invito, ma succederà ancora e non ho alcun rimorso per questo. Come ho detto sopra, devo proteggere ciò che ho costruito.&#xA;&#xA;Punto quinto: nella nostra comunità si parla, ci si confronta, ci si racconta. Avere un ambiente etico e rispettoso ha questo scopo, di far sentire lo spirito di accoglienza, di carità. Nessuno qui viene giudicato ed ognuno è libero di esprimere sé stesso, nel rispetto delle regole e degli altri.&#xA;&#xA;Mi scuso se sono stato prolisso, ma era necessario che chiarissi lo scopo di &#34;Parrocchie&#34;, anche se non finisce tutto qui e molto ci sarà da dire in futuro.&#xA;A tutti voi... grazie di esserci.&#xA;Namasté ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo questo articolo per i componenti della comunità, ma soprattutto per coloro che vorrebbero farne parte.</p>

<p>Vorrei chiarire alcuni punti che, anche se sono ampiamenti descritti nelle info, nelle regole dell&#39;istanza e nel manifesto, sembra non vengano correttamente compresi, nonostante siano scritti in maniera chiara ed inequivocabile.</p>

<p><strong>Punto primo:</strong> “Parrocchie” non è una copia di X/Twitter. Non si chiede l&#39;iscrizione perchè ogni tanto si vuole pubblicare un post a tema cattolico, o perché la Domenica si va a messa. La nostra istanza è come una grande famiglia, ci conosciamo personalmente, ci telefoniamo, ci incontriamo e chi vuole vivere un social senza coinvolgimento può andare su altri lidi. Ci sono istanze, generaliste e tematiche, per tutti i gusti.</p>

<p><strong>Punto secondo:</strong> la nostra non è semplicemente una istanza cattolica, ma è una casa per coloro i quali vivono realmente e concretamente la fede. Una comunità cattolica deve avere al centro la Parola di Dio e l&#39;Eucarestia. Non serve a molto pubblicare qualche post con madonne varie o figurine di Santi, o la preghiera ad effetto, se non c&#39;è dietro una vita concreta di conversione ed amore per il Signore.</p>

<p><strong>Punto terzo:</strong> come diretta conseguenza dei punti precedenti, qui non c&#39;è posto per i disturbatori, gli adoratori di statue e quadri, i fissati della religione, i malati di protagonismo. Questa è la nostra casa, costruita da me per i cuori aperti all&#39;accoglienza, al dialogo, allo scambio di opinioni. E&#39; una casa fatta su misura per la vita parrocchiale o di fede. Ci ho speso molto tempo per renderla più bella e accogliente possibile, e non me la faccio rovinare dal primo furbetto della rete.</p>

<p><strong>Punto quarto:</strong> l&#39;iscrizione è (e resterà sempre) su invito. A costo di rimanere in tre, devo proteggere ciò che ho costruito dalla feccia che circola in rete. Non sono uno stupido, né un ingenuo. Utilizzavo le chat quando la maggior parte di voi non era ancora nata, quindi una persona non equilibrata o che vuole entrare solo per guardare i “fatti nostri” la riconosco dopo 10 secondi. Di falsi profili ne ho visto a migliaia e li sento a fiuto. Quindi mi spiace se qualche volta ho negato l&#39;invito, ma succederà ancora e non ho alcun rimorso per questo. Come ho detto sopra, devo proteggere ciò che ho costruito.</p>

<p><strong>Punto quinto:</strong> nella nostra comunità si parla, ci si confronta, ci si racconta. Avere un ambiente etico e rispettoso ha questo scopo, di far sentire lo spirito di accoglienza, di carità. Nessuno qui viene giudicato ed ognuno è libero di esprimere sé stesso, nel rispetto delle regole e degli altri.</p>

<p>Mi scuso se sono stato prolisso, ma era necessario che chiarissi lo scopo di “Parrocchie”, anche se non finisce tutto qui e molto ci sarà da dire in futuro.
A tutti voi... grazie di esserci.
Namasté</p>
]]></content:encoded>
      <author>« P a r r o c c h i e »</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/gjrjqtwejy</guid>
      <pubDate>Tue, 14 Apr 2026 19:23:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Felpe</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/felpe</link>
      <description>&lt;![CDATA[Al parco ho visto da lontano un papà con la schiena curva che inseguiva una bimbetta in bicicletta con la tipica andatura a zig-zag di quando si impara a pedalare. Una scena che mi fa stringere sempre il cuore pensando a quando 2 decenni fa me lo sono spaccata io la schiena. Quando mi avvicino vedo che il papà ha una felpa delle frecce tricolori dell&#39;aeronautica militare. Avrei voluto affiancarlo e dirgli che grazie a quelli della sua felpa ci sono due genitori che una figlia non ce l&#39;hanno più.&#xA;&#xA;Torino, tragedia delle Frecce tricolori, i genitori: «Dopo un anno Laura ci manca come l’aria. Le dobbiamo giustizia»]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Al parco ho visto da lontano un papà con la schiena curva che inseguiva una bimbetta in bicicletta con la tipica andatura a zig-zag di quando si impara a pedalare. Una scena che mi fa stringere sempre il cuore pensando a quando 2 decenni fa me lo sono spaccata io la schiena. Quando mi avvicino vedo che il papà ha una felpa delle frecce tricolori dell&#39;aeronautica militare. Avrei voluto affiancarlo e dirgli che grazie a quelli della sua felpa ci sono due genitori che una figlia non ce l&#39;hanno più.</p>

<p><a href="https://www.corriere.it/cronache/24_settembre_15/torino-tragedia-delle-frecce-tricolori-i-genitori-dopo-un-anno-laura-ci-manca-come-l-aria-le-dobbiamo-giustizia-e6257567-c845-42a5-8a22-415913502xlk.shtml" rel="nofollow">Torino, tragedia delle Frecce tricolori, i genitori: «Dopo un anno Laura ci manca come l’aria. Le dobbiamo giustizia»</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/appmb1rzq0</guid>
      <pubDate>Fri, 03 Apr 2026 10:22:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Am Fluss(o)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/sirmarcoserra/am-fluss-o</link>
      <description>&lt;![CDATA[Pensieri tra la Limmat e Höngg - Log#01&#xA;&#xA;tra la Limmat e Höngg&#xA;&#xA;C&#39;è questa cosa del tempo che mi spaventa e mi innervosisce, che sono terrorizzato dal suo scorrere e al tempo stesso mi sembra non sia mai abbastanza. In 365 giri del sole intorno alla terra (almeno apparenti, capiscimi) non è cambiato poi tanto, a parte lo Stato, finiti i 20, un paio di chili in più, mezza casa che fu dei nonni, gli amici che iniziano a figliare e mille altre cose che quasi non riesco già a ricordare.&#xA;&#xA;Negli occhi dei figli neonati dei miei amici (un conglomerato di amore impotente e inadatto alla vita) qualcosa mi ricorda mio nonno poco prima che morisse. Il ciclo della vita, all&#39;inizio e alla fine restano bisogni fisiologici, esprimersi solo con la faccia, senza parole, a gemiti; poi addormentarsi profondamente con la bocca socchiusa subito dopo la poppata.&#xA;&#xA;Negli occhi degli amici che sono padri; delle amiche che sono madri; vedo una luce che non ho. Forse dovremmo procreare anche noi, amore mio, per scrollarci di dosso questo terrore nel futuro, quest&#39;ansia che il mondo finisca, se non domani fra cinquant&#39;anni, spremuto tra le dita di un manipolo di tiranni e techbro sociopatici che boostano con la cocaina la produttività e vedono nel sonno una perdita di tempo. Nell&#39;altro, un pollo da spennare, nel pollo, ormoni per avere più carne da divorare.&#xA;&#xA;L&#39;artificio è compiuto. Giuravo che non sarebbe successo, ma anche io sono diventato dipendente dall&#39;IA, anche io prostituisco i miei dati ai techbro. Mi ero detto che sarebbe stato solo a lavoro, solo qualche volta, ma questa roba è una droga, limitless, sentirsi prestativi. Poco importa se sono gli algoritmi a prestare, e noi a regalare prompt spesso evitabili. Ho il terrore che il mio capo sappia che senza IA sono solo un inetto, perciò continuo. Delegare il processo mentale e la ricerca faticosa al di fuori di sé atrofizza il cervello e la fantasia. E non lo dico, io lo dice la scienza, e forse è per questo che ho disinstallato Instagram sul mio telefono, per sentirmi meno in colpa, o forse perché lo spettro della guerra era troppo pesante per la mia psiche, troppo pesante per continuare la mia vita un po&#39; distrattamente facendo finta che andasse tutto bene.&#xA;&#xA;E senza IG posso fingere meglio.&#xA;O forse l&#39;ho disinstallato per la pubblicità, e perché Zuckerberg è uno di quei techbro di cui sopra. Non mi ricordo più. Vorrei scappare da questo loop di catene digitali, di big corps che vendono info alle intelligence sioniste per ammazzare gazawi in maniera più vicina all&#39;ottima. Il capitalismo dei corpi: colpi di spugna a cancellare popoli, non potranno vendicarsi se son tutti morti. Ma rimangono spettri dentro resort per miliardari che si lamentano della cancel culture.&#xA;&#xA;Tisana di miele e propoli: allevare api per rubare loro il miele e sostituirlo con acqua e zucchero, poi spacciarsi per paladini della biodiversità. Poco importa che le specie di api da miele si contano sulle dita di una mano, le altre 20mila non si contano perché non contano, perché sul mero polline non sappiamo ancora monetizzare. Che si estinguano grazie, più fiori per le nostre api.&#xA;&#xA;Ma nel mondo c&#39;è ancora del bello, c&#39;è ancora del buono per parafrasare Samvise sull&#39;orlo del vulcano. A me ogni tanto sembra possa bastare l&#39;acqua fresca, ma poi ci ripenso e grido no, voglio l&#39;acqua fresca per tutt, e miele per le api as it was meant to be. E se questo vuol dire rivoluzione, che rivoluzione sia, penso sorridendo sotto i baffi (non in senso figurato, un&#39;altra novità di quest&#39;ultimo anno è che me li sono fatti crescere e ora assomiglio ancora di piu a mio padre alla mia età).&#xA;&#xA;Ma il bus sta quasi per arrivare a lavoro e la giornata credo andrà come tutte le altre: l&#39;unica rivoluzione è quella terrestre (non in senso figurato nel senso di terra che si ribella ahimè, ma nel senso che gira intorno al sole). E se ci sarà evoluzione non credo sarà mia, o forse è solo così lenta da non potermene accorgere. &#xA;&#xA;Il problema di questa routine è che ti dà abbastanza per sopravvivere ma che prende troppo per vivere come vorrei davvero. Il guaio delle nostre prigioni è che hanno l&#39;acqua calda. Ma la temperatura sta crescendo lenta, rana bollita, brodo di umana.&#xA;&#xA;A volte ho la sensazione di aver sacrificato tutto quello in cui credevo per queste catene fatte di meeting e giorni tutti uguali. All&#39;inizio mi dicevo che era un compromesso, che era un&#39;esperienza, che sarei tornato poi dove non so ma insomma che non sarei rimasto. Poi un giorno avevo l&#39;emicrania e ho preso un moment di troppo e ora non ho più un momento per me. Queste parole le sto scrivendo di nascosto in ufficio, che comunque non ho voglia di lavorare, che comunque tra poco è Pasqua e subito dopo Natale, e se credi che ci sia una morale temo tu abbia capito male.&#xA;&#xA;1 aprile 2026, Zurigo]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Pensieri tra la Limmat e Höngg – Log#01</em></p>

<p><img src="https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/116/333/977/914/355/926/original/4b1d975dfa294330.jpg" alt="tra la Limmat e Höngg"></p>

<p>C&#39;è questa cosa del tempo che mi spaventa e mi innervosisce, che sono terrorizzato dal suo scorrere e al tempo stesso mi sembra non sia mai abbastanza. In 365 giri del sole intorno alla terra (almeno apparenti, capiscimi) non è cambiato poi tanto, a parte lo Stato, finiti i 20, un paio di chili in più, mezza casa che fu dei nonni, gli amici che iniziano a figliare e mille altre cose che quasi non riesco già a ricordare.</p>

<p>Negli occhi dei figli neonati dei miei amici (un conglomerato di amore impotente e inadatto alla vita) qualcosa mi ricorda mio nonno poco prima che morisse. Il ciclo della vita, all&#39;inizio e alla fine restano bisogni fisiologici, esprimersi solo con la faccia, senza parole, a gemiti; poi addormentarsi profondamente con la bocca socchiusa subito dopo la poppata.</p>

<p>Negli occhi degli amici che sono padri; delle amiche che sono madri; vedo una luce che non ho. Forse dovremmo procreare anche noi, amore mio, per scrollarci di dosso questo terrore nel futuro, quest&#39;ansia che il mondo finisca, se non domani fra cinquant&#39;anni, spremuto tra le dita di un manipolo di tiranni e techbro sociopatici che boostano con la cocaina la produttività e vedono nel sonno una perdita di tempo. Nell&#39;altro, un pollo da spennare, nel pollo, ormoni per avere più carne da divorare.</p>

<p>L&#39;artificio è compiuto. Giuravo che non sarebbe successo, ma anche io sono diventato dipendente dall&#39;IA, anche io prostituisco i miei dati ai techbro. Mi ero detto che sarebbe stato solo a lavoro, solo qualche volta, ma questa roba è una droga, limitless, sentirsi prestativi. Poco importa se sono gli algoritmi a prestare, e noi a regalare prompt spesso evitabili. Ho il terrore che il mio capo sappia che senza IA sono solo un inetto, perciò continuo. Delegare il processo mentale e la ricerca faticosa al di fuori di sé atrofizza il cervello e la fantasia. E non lo dico, io lo dice la scienza, e forse è per questo che ho disinstallato Instagram sul mio telefono, per sentirmi meno in colpa, o forse perché lo spettro della guerra era troppo pesante per la mia psiche, troppo pesante per continuare la mia vita un po&#39; distrattamente facendo finta che andasse tutto bene.</p>

<p>E senza IG posso fingere meglio.
O forse l&#39;ho disinstallato per la pubblicità, e perché Zuckerberg è uno di quei techbro di cui sopra. Non mi ricordo più. Vorrei scappare da questo loop di catene digitali, di big corps che vendono info alle intelligence sioniste per ammazzare gazawi in maniera più vicina all&#39;ottima. Il capitalismo dei corpi: colpi di spugna a cancellare popoli, non potranno vendicarsi se son tutti morti. Ma rimangono spettri dentro resort per miliardari che si lamentano della cancel culture.</p>

<p>Tisana di miele e propoli: allevare api per rubare loro il miele e sostituirlo con acqua e zucchero, poi spacciarsi per paladini della biodiversità. Poco importa che le specie di api da miele si contano sulle dita di una mano, le altre 20mila non si contano perché non contano, perché sul mero polline non sappiamo ancora monetizzare. Che si estinguano grazie, più fiori per le nostre api.</p>

<p>Ma nel mondo c&#39;è ancora del bello, c&#39;è ancora del buono per parafrasare Samvise sull&#39;orlo del vulcano. A me ogni tanto sembra possa bastare l&#39;acqua fresca, ma poi ci ripenso e grido no, voglio l&#39;acqua fresca per tutt, e miele per le api as it was meant to be. E se questo vuol dire rivoluzione, che rivoluzione sia, penso sorridendo sotto i baffi (non in senso figurato, un&#39;altra novità di quest&#39;ultimo anno è che me li sono fatti crescere e ora assomiglio ancora di piu a mio padre alla mia età).</p>

<p>Ma il bus sta quasi per arrivare a lavoro e la giornata credo andrà come tutte le altre: l&#39;unica rivoluzione è quella terrestre (non in senso figurato nel senso di terra che si ribella ahimè, ma nel senso che gira intorno al sole). E se ci sarà evoluzione non credo sarà mia, o forse è solo così lenta da non potermene accorgere.</p>

<p>Il problema di questa routine è che ti dà abbastanza per sopravvivere ma che prende troppo per vivere come vorrei davvero. Il guaio delle nostre prigioni è che hanno l&#39;acqua calda. Ma la temperatura sta crescendo lenta, rana bollita, brodo di umana.</p>

<p>A volte ho la sensazione di aver sacrificato tutto quello in cui credevo per queste catene fatte di meeting e giorni tutti uguali. All&#39;inizio mi dicevo che era un compromesso, che era un&#39;esperienza, che sarei tornato poi dove non so ma insomma che non sarei rimasto. Poi un giorno avevo l&#39;emicrania e ho preso un moment di troppo e ora non ho più un momento per me. Queste parole le sto scrivendo di nascosto in ufficio, che comunque non ho voglia di lavorare, che comunque tra poco è Pasqua e subito dopo Natale, e se credi che ci sia una morale temo tu abbia capito male.</p>

<p>1 aprile 2026, Zurigo</p>
]]></content:encoded>
      <author>@sirmarcoserra</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/itusskfc16</guid>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:00:34 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>parapurganferno</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/parapurganferno</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log033-2026.jpg&#xA;&#xA;soffrirò come quando eri lontana e lo smartphone non era ancora stato inventato&#xA;aspetterò come quando avevi detto alle quattro ma erano già le cinque passate&#xA;gioirò come quando togli gli occhiali e mi guardi con quel mezzo sorriso.&#xA;&#xA;parapurganferno&#xA;&#xA;soffrirò più di quando domani c&#39;era scuola&#xA;aspetterò più di quando accompagnai mio padre al pronto soccorso in piena notte&#xA;gioirò più di quando hai capito che stavo strimpellando volta la carta.&#xA;&#xA;parapurganferno&#xA;&#xA;soffrirò come quando mio padre diceva che sono un imbecille&#xA;aspetterò come quando indossavo jeans strappati e per strada mi guardavano male&#xA;gioirò come quando siamo abbracciati.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/03/ordinariafollia-log_033-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/03/ordinariafollia-log_033-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_033-2026.jpg"></a></p>

<p>soffrirò come quando eri lontana e lo smartphone non era ancora stato inventato
aspetterò come quando avevi detto alle quattro ma erano già le cinque passate
gioirò come quando togli gli occhiali e mi guardi con quel mezzo sorriso.</p>

<p>parapurganferno</p>

<p>soffrirò più di quando domani c&#39;era scuola
aspetterò più di quando accompagnai mio padre al pronto soccorso in piena notte
gioirò più di quando hai capito che stavo strimpellando volta la carta.</p>

<p>parapurganferno</p>

<p>soffrirò come quando mio padre diceva che sono un imbecille
aspetterò come quando indossavo jeans strappati e per strada mi guardavano male
gioirò come quando siamo abbracciati.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/68s8y2kesz</guid>
      <pubDate>Mon, 30 Mar 2026 15:12:18 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A proposito di hacking, tecnologie conviviali e cospirazione</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-hacking-tecnologie-conviviali-e-cospirazione</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Con la lentezza che mi è caratteristica, finalmente compongo e pubblico, a fine Marzo, il mio articolo di Febbraio per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano proposta dal mio admin locale Ed Gruul. Il buon Xab aveva proposto come tema lo stato del Fediverso, e con la prolissità che mi è caratteristica avanzo quanto segue.&#xA;&#xA;Lottare contro la tirannia degli adulti&#xA;&#xA;Quand&#39;ero bambino, nella campagna brianzola, ero già palesemente strambo e inadatto all&#39;educazione convenzionale destinata ai cisimaschi italiani, in più la mia famiglia era abbastanza benestante e un po&#39; intellettualoide, così che mi sono risparmiato la proposta &#34;culturale&#34; mainstream con cui stavano crescendo buona parte dei miei compagni di scuola, ovverosia il mix di telegionarli populisti, reality show misogini, animazione yankee per adulti trasmessa in fascia protetta e animazione giapponese per adolescenti malamente censurata che formavano il palinsesto di Italia 1 dei tempi d&#39;oro di Forza Italia. Viceversa, ho avuto accesso precoce (e pericolosamente non sorvegliato) all&#39;animazione oso dire avanguardistica dei gloriosi Cartoon Network Studios (pace all&#39;anima loro) e a questo punto, dopo più di 25 anni, credo sia merito de Le Superchicche se ho interiorizzato che le donne sono persone, e non un&#39;altra specie, e la relativa naturalezza con cui esprimo le mie stramberie probabilmente si deve a Ed, Edd &amp; Eddy e Mucca &amp; Pollo (più lo spinoff Io sono Donato Fidato). Ora, fra queste produzioni ce n&#39;era una che è stata probabilmente il mio riferimento culturale prediletto a cavallo fra la fine delle elementari e le piene scuole medie, complice la proposta inedita di una trama orizzontale avvincente ben diluita in episodi autoconclusivi variegati e inventivi, e una fighissima escalation della portata del conflitto di stagione in stagione: mi riferisco a Kommando Nuovi Diavoli (adattamento secondo me geniale dell&#39;originale Kids Next Door).&#xA;&#xA;KND Logo&#xA;&#xA;La premessa del programma: esiste una cabala internazionale di persone adulte più o meno supercriminali che complottano per mantenere un giogo tirannico su chi ha da 0 a 12 anni, con strumenti che passano dal caricaturale dell&#39;igiene dentale e del cibo sano e sciapo, al dolorosamente satirico dello spedire in orbita la prole dei propri dipendenti per schiavizzarli in ufficio, oppure con la distruzione sistematica di parchi giochi e piscine comunali in nome della quiete pubblica, fino allo schierare come propri agenti sul campo adolescenti conniventi ben più agguerriti delle truppe d&#39;assalto imperiali in Guerre Stellari. Un&#39;organizzazione internazionale chiamata  Kommando Nuovi Diavoli, in sigla K.N.D., lotta contro questo stato di cose mobilitando ragazzini e ragazzine in una struttura di intelligence paramilitare alimentata da tanto entusiasmo e da &#34;tecnologie 2x4&#34;: generatori di energia alimentati a ruote di criceti, mecha degni di un design giapponese messi assieme con bottiglie di vetro e assi di legno da 2x4 pollici (capito la battuta?), case sugli alberi in tutti i paesi del mondo (e in Antartide. E sulla Luna) dotate di assistenti IA, aerodromi e mense. &#xA;E questo affascinante scenario di avventura sci-fi leggera era messo al servizio di trame a volta semplicemente comiche (penso ai pirati razziatori di dolci il cui galeone viaggia per terra e per mare), molto più spesso profonde e formative: eleganti parodie di narrativa di genere da Alien a Indiana Jones, rapporti turbolenti fra genitori e figlie e fra figli maggiori e minori, esplicite tematiche antisessite che stigmatizzavano sia il machismo egemone sia i prodromi di quel &#34;femminismo&#34; di destra che oggi si esprime nel TERFismo, episodi da kolossal in cui l&#39;&#34;internazionale della tirannide adulta&#34; tenta di colpire al cuore il K.N.D. attraverso infiltrati, sabotaggi e assalti diretti, con alcune scene di battaglia campale fra legioni di mecha il cui budget probabilmente era assurdo, per una serie concepita per durare molte stagioni da decine di episodi. &#xA;&#xA;Ah, e non scordiamoci le puntate in cui il rappresentante degli studenti della 4a elementare tradiva le promesse elettoriali in nome del proprio ego; un ragazzino texano vestito da cowboy. Erano gli anni di George Bush Jr. presidente USA intento a devastare l&#39;Iraq.&#xA;&#xA;Nella storia dell&#39;animazione statunitense, giustamente si ricorda Avatar: La Leggenda di Aang come pietra miliare che ha sdoganato anche negli USA le opere a trama orizzontale forte, allontanando il paradigma artistico dalla serie episodica infinita, e recuperare Avatar da 18enne fu sicuramente una grande esperienza che mi ha lasciato tanto (non ultimo, un passettino verso il mio risveglio religioso), ma c&#39;è poco da fare, per me il grande imprinting di narrativa epica animata è venuto dal Kommando Nuovi Diavoli, tanto che, quando ho compiuto io 13 anni, mi ero ripromesso di non tradire i valori del Kommando e sforzarmi di non diventare davvero un &#34;adolescemo&#34; sgherro degli adulti. Giuramento ovviamente fra me e me, visto che, come tutti miei riferimenti culturali dell&#39;infanzia, non avevo con chi condividerlo.&#xA;&#xA;Dentro e contro la III Guerra Mondiale&#xA;&#xA;17 e più anni dopo, sono un adulto professionalmente sistemato (più o meno) e cerco di restare funzionante mentre attorno a noi, mese dopo mese, escala la III Guerra Mondiale. Mentre scrivo, abbiamo i trasporti navali e aerei attraverso l&#39;Asia totalmente bloccati dall&#39;assalto statunitense alla teocrazia iraniana, non abbiamo idea di come evolverà lo stato di polizia trumpista negli USA né di quanto ancora il regime putiniano in Russia possa reggere la guerra d&#39;attrito in Donbass, il regime sionista persiste nei suoi progetti genocidari, non sappiamo quali disegni covi il Partito Comunista Cinese, né se l&#39;internazionale nera riuscirà ad accaparrarsi per via elettorale ulteriori governi in Europa e America meridionale. &#xA;E intanto la recessione economica è dietro l&#39;angolo (anzi, ma è mai finita dal 2008 a oggi?), le forniture di cibo e medicinali sono potenzialmente compromesse dai blocchi alla filiera globalizzata, il collaso ecologico accelera grazie alle emissioni carboniche delle bombe e alla scommessa delirante dei tecnocrati convinti di poter robotizzare tutta la filiera economica attraverso data center faraonici dedicati ai Language Learning Model... strumento, casualmente, a disposizione degli Stati Nazione di tutto il mondo per attuare il panottico orwelliano.&#xA;&#xA;Fra una crisi e l&#39;altra causata dalla sovraesposizione ai media di notiziario, e da un tempo-schermo eccessivo che ancora non ho saputo abbattere, negli ultimi due mesi ho cercato di ripigliarmi uscendo di casa, battendo le vie della mia città e approcciandomi a spazi in cui poter imparare cose nuove, e ho inanellato tante esperienze arricchenti: il Collettivo Trickster e un gruppo di lavoro estemporaneo del centro culturale Bagnomaria ci hanno parlato, rispettivamente, di &#34;attivismo spirituale&#34; e di performance artistica come risposte emotive ed epistemologiche necessarie al lavaggio del cervello del realismo capitalista; persone afferenti al Centro Studi Filosofia Postumanista ci hanno delineato l&#39;antispecismo come grado radicale, sul piano filosofico ed economico, di quella stessa lotta che su un livello più evidente è antirazzista e antiabilista; prima col gruppo studi C.I.R.C.E., e poi con il collettivo di hacking del Centro Sociale Cantiere abbiamo indagato la concezione moderna dello strumento informatico come gabbia funzionale, appunto, all&#39;indottrinamento e allo svuotamento di energia; infine, proprio in questi giorni, ho partecipato alla kermesse di hacking del centro sociale S.O.C.S., dove tanti di questi spunti si sono mescolati e sedimentati, accompagnati da vino annacquato e torte vegane.&#xA;&#xA;Ed è stato a S.O.C.S., fra una conferenza e l&#39;altra, che mi è scattata la lampadina nel cervello, e ho capito cos&#39;ho da dire sullo stato del Fediverso.&#xA;&#xA;Siamo noi contro di loro, prendiamolo sul serio&#xA;&#xA;La pratica della Magia del Caos mi ha insegnato che ogni persona abita nella propria percezione del mondo, e che il filtro cognitivo di ciascuno colora in tinte radicalmente diverse quelli che in astratto sono gli stessi fatti quantificabili. Da persona che ci crede davvero, al socialismo libertario per come ce lo delineano Angela Davis, Abdullah Öcalan, il subcomandante Marcos, bell hooks e tutte le persone che piacciono a noi zecche, vi dico come lo vedo io, il mondo: esiste una cabala internazionale di persone straricche e malvagie, politicanti affaristi capi criminali, che complottano per mantenere un giogo tirannico sui miliardi di forme di vita che popolano la Terra, con strumenti che passano dal patetico dei media spazzatura, allo spietato dei bombardamenti a tappeto sulle scuole e della distruzione sistematica di foreste e ghiacciai, fino all&#39;indottrinamento di determinate fasce demografiche del popolo oppresso perché fungano da sbirri e aguzzini a danni di altre fasce più oppresse.&#xA;Dal momento in cui si è sviluppata la società di massa, sono esistite tante (troppe?) Internazionali che hanno provato a mettere a sistema le masse oppresse per rivoltarsi contro i tiranni, complessivamente sono tutte fallite, e al momento ci troviamo sottopostu a un grado di repressione e frantumazione terrificante e inedito, per l&#39;appunto un panottico orwelliano che prende forma ogni giorno di più.&#xA;Io, che sono uno qualunque, non penso sia già detta l&#39;ultima parola, e anzi credo che questa accelerazione della III Guerra Mondiale possa aprire delle crepe profonde e segnare dei punti di non ritorno, ponendo fine al mondo come lo abbiamo conosciuto sinora e lasciandoci lo spazio per attuare qualcosa di nuovo. Durante il precedente scossone, Rosa Luxemburg arguì che la scelta dicotomica era &#34;socialismo o barbarie&#34;, io mi permetto una chiosa, faccio presente che &#34;socialismo&#34; vuol dire &#34;società&#34; e società nasce da &#34;convivialità&#34;, pertanto affermo: &#xA;&#xA;  Convivialità, o barbarie.&#xA;&#xA;In Kommando Nuovi Diavoli, ogni casa sull&#39;albero dispone di ampi spazi ricreativi per far vivere assieme e socializzare i ragazzini in servizio al suo interno, e ogni squadra di pronto intervento consiste innanzitutto di persone amiche, prima ancora che commilitone; una delle cose più belle del S.O.C.S. è la grande disponibilità di divanetti e tavolini (più un cabinato arcade) per stravaccarsi assieme e chiacchierare e smanettare, e la kermesse di hacking è stata ordita in modo tale che io, l&#39;ultimo arrivato, mi sono ritrovato ad abbracciare tutto il tempo persone amiche provenienti dai contesti più diversi, dal gruppo di volontariato cui mi ero unito appena arrivato a Milano alla conferenza antispecista della settimana precedente, sino a amicizie di penna conosciute sul Fediverso.&#xA;Già, il nostro punto di partenza: il Fediverso.&#xA;&#xA;In K.N.D., come vi accennavo, i piccoli eroi dispongono di tecnologie autoprodotte surreali quanto efficaci, dalla pistoletta laser alla navicella spaziale, e ricordo almeno un paio di episodi che portavano in scena differenze fondamentali di design e funzionamento fra l&#39;arsenale del K.N.D. e le dotazioni dell&#39;&#34;internazionale adulta&#34; e dei loro lacché adolescemi. Questo dettaglio mi è rispuntato in testa al S.O.C.S., fra le descrizioni tecniche dell&#39;architettura di Autistici/Inventati, le lamentele sullo scollamento fra l&#39;inventiva dei tecnici e i bisogni reali delle persone, e l&#39;invito a non assumere mai un atteggiamento assistenzialista verso chi &#34;sta peggio di te&#34;, bensì a trovare i punti di contatto e agire assieme da pari a pari (grazie, persona che me l&#39;ha fatto presente; grazie davvero). Mi è rispuntato in testa, perché se vogliamo sopravvivere fino a una frattura che permetta l&#39;insurrezione, e vincerla quell&#39;insurrezione, dobbiamo iniziare da subito a risolvere questi scollamenti, e darci strumenti radicalmente diversi da quelli dei padroni, funzionali a una vita liberata come la vogliamo noi: strumenti di interazione sociale, strumenti di produzione artistica, strumenti di produzione economica... strumenti di comunicazione di massa. Macchine che espandano le comunità preesistenti, anziché sostituirsi ad esse o addirittura degradarle: insomma, quelle che Ivan Illich chiamava &#34;macchine conviviali&#34;.&#xA;&#xA;E quindi, collegando Illich a Luxemburg, macchine socialiste contro la barbarie dei padroni.&#xA;&#xA;Il mio rapporto con il cyberspazio è ben lungi dall&#39;essere pienamente sano, non dopo essere cresciuto nel boom di Facebook e degli smartphone, ma scappando a Milano, finalmente, ho trovato la mia gente, e non sono più lo strambo bambino eremita che fa giuramenti con sé stesso, né l&#39;adolescente che deve aggrapparsi agli spazi online di hobbistica nerd per godere di un minimo di contatto umano con persone solidali: sono un adulto militante che vive i suoi valori entro una comunità di compagni e compagne, ben radicata nel nostro territorio e memore delle generazioni che ci hanno preceduto. E alcune di queste persone compagne le ho conosciute proprio passando per il Fediverso (ciao a tuttu &lt;3), e sempre grazie al Fediverso cerco di restituire e diffondere quegli strumenti che stiamo mettendo assieme come comunità, nella speranza che arrivino ad altre comunità e le agevolino nel proprio percorso, specialmente a comunità piccole e periferiche che ancora non esistono appieno, ma consistono di persone sole e disorientare come lo era il piccolo me, che non sanno come muoversi per coagularsi e diventare un nodo della nostra internazionale.&#xA;&#xA;Perché nella mia visione utopica vedo un mondo di comunità solidali e confederate, dotate di risorse e competenze autosufficienti e diffuse, dai campi a coltura alimentare al server per le telecomunicazioni, e indubbiamente io non ho le competenze tecniche per costruire né l&#39;una né l&#39;altra cosa; ho solo le mie parole, per trasmettere questo immaginario a voi che mi leggete, e orientare assieme un agire collettivo attraverso le rispettive risorse.&#xA;&#xA;Per cui, cosa serve secondo me al Fediverso italiano? &#xA;Serve che resti un progetto libertario, e triplichi gli sforzi in questo senso per crescere come cyberspazio conviviale, atto a rafforzare e amplificare i legami di solidarietà locale, e a mettere a rete chi si occupa di temi affini in contesti diversi.&#xA;&#xA;Voi compagnu smanettonu che già lavorate in tal senso, avete tutta la mia stima e rispetto, e vi invito &#34;solo&#34; a fare vostro un motto a me molto caro che regolarmente ritiro fuori: contro la tirannide dei signori del mondo, cospiriamo assieme e iniziamo già adesso a disertare le loro regole, a costruire un contro-mondo diverso.&#xA;&#xA;Io ci sto, e voi?&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Con la lentezza che mi è caratteristica, finalmente compongo e pubblico, a fine Marzo, il mio articolo di Febbraio per la Sagra Indie Web del Fediverso italiano proposta dal mio admin locale Ed Gruul. Il buon Xab aveva proposto come tema <a href="https://www.andreacorinti.com/posts/ita/sagra-indie-web-2026-02/" rel="nofollow">lo stato del Fediverso</a>, e con la prolissità che mi è caratteristica avanzo quanto segue.</p></blockquote>

<h2 id="lottare-contro-la-tirannia-degli-adulti">Lottare contro la tirannia degli adulti</h2>

<p>Quand&#39;ero bambino, nella campagna brianzola, ero già palesemente strambo e inadatto all&#39;educazione convenzionale destinata ai cisimaschi italiani, in più la mia famiglia era abbastanza benestante e un po&#39; intellettualoide, così che mi sono risparmiato la proposta “culturale” <em>mainstream</em> con cui stavano crescendo buona parte dei miei compagni di scuola, ovverosia il mix di telegionarli populisti, reality show misogini, animazione yankee per adulti trasmessa in fascia protetta e animazione giapponese per adolescenti malamente censurata che formavano il palinsesto di Italia 1 dei tempi d&#39;oro di Forza Italia. Viceversa, ho avuto accesso precoce (e pericolosamente non sorvegliato) all&#39;animazione oso dire avanguardistica dei gloriosi Cartoon Network Studios (pace all&#39;anima loro) e a questo punto, dopo più di 25 anni, credo sia merito de <em>Le Superchicche</em> se ho interiorizzato che le donne sono persone, e non un&#39;altra specie, e la relativa naturalezza con cui esprimo le mie stramberie probabilmente si deve a <em>Ed, Edd &amp; Eddy</em> e <em>Mucca &amp; Pollo</em> (più lo spinoff <em>Io sono Donato Fidato</em>). Ora, fra queste produzioni ce n&#39;era una che è stata probabilmente <strong>il</strong> mio riferimento culturale prediletto a cavallo fra la fine delle elementari e le piene scuole medie, complice la proposta inedita di una trama orizzontale avvincente ben diluita in episodi autoconclusivi variegati e inventivi, e una fighissima escalation della portata del conflitto di stagione in stagione: mi riferisco a <em>Kommando Nuovi Diavoli</em> (adattamento secondo me geniale dell&#39;originale <em>Kids Next Door</em>).</p>

<p><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/a/a9/KNDLogo.png" alt="KND Logo"></p>

<p>La premessa del programma: esiste una cabala internazionale di persone adulte più o meno supercriminali che complottano per mantenere un giogo tirannico su chi ha da 0 a 12 anni, con strumenti che passano dal caricaturale dell&#39;igiene dentale e del cibo sano e sciapo, al dolorosamente satirico dello <strong>spedire in orbita</strong> la prole dei propri dipendenti per schiavizzarli in ufficio, oppure con la distruzione sistematica di parchi giochi e piscine comunali in nome della quiete pubblica, fino allo schierare come propri agenti sul campo adolescenti conniventi ben più agguerriti delle truppe d&#39;assalto imperiali in <em>Guerre Stellari</em>. Un&#39;organizzazione internazionale chiamata  <em>Kommando Nuovi Diavoli</em>, in sigla K.N.D., lotta contro questo stato di cose mobilitando ragazzini e ragazzine in una struttura di intelligence paramilitare alimentata da tanto entusiasmo e da “tecnologie 2x4”: generatori di energia alimentati a ruote di criceti, mecha degni di un design giapponese messi assieme con bottiglie di vetro e assi di legno da 2x4 pollici (capito la battuta?), case sugli alberi in tutti i paesi del mondo (e in Antartide. E sulla Luna) dotate di assistenti IA, aerodromi e mense.
E questo affascinante scenario di avventura sci-fi leggera era messo al servizio di trame a volta semplicemente comiche (penso ai pirati razziatori di dolci il cui galeone viaggia per terra e per mare), molto più spesso profonde e formative: eleganti parodie di narrativa di genere da <em>Alien</em> a <em>Indiana Jones</em>, rapporti turbolenti fra genitori e figlie e fra figli maggiori e minori, esplicite tematiche antisessite che stigmatizzavano sia il machismo egemone sia i prodromi di quel “femminismo” di destra che oggi si esprime nel TERFismo, episodi da kolossal in cui l&#39;“internazionale della tirannide adulta” tenta di colpire al cuore il K.N.D. attraverso infiltrati, sabotaggi e assalti diretti, con alcune scene di battaglia campale fra legioni di mecha il cui budget probabilmente era assurdo, per una serie concepita per durare molte stagioni da decine di episodi.</p>

<p>Ah, e non scordiamoci le puntate in cui il rappresentante degli studenti della 4a elementare tradiva le promesse elettoriali in nome del proprio ego; un ragazzino texano vestito da cowboy. Erano gli anni di George Bush Jr. presidente USA intento a devastare l&#39;Iraq.</p>

<p>Nella storia dell&#39;animazione statunitense, giustamente si ricorda <em>Avatar: La Leggenda di Aang</em> come pietra miliare che ha sdoganato anche negli USA le opere a trama orizzontale forte, allontanando il paradigma artistico dalla serie episodica infinita, e recuperare <em>Avatar</em> da 18enne fu sicuramente una grande esperienza che mi ha lasciato tanto (non ultimo, un passettino verso il mio risveglio religioso), ma c&#39;è poco da fare, per me il grande imprinting di narrativa epica animata è venuto dal <em>Kommando Nuovi Diavoli</em>, tanto che, quando ho compiuto io 13 anni, mi ero ripromesso di non tradire i valori del Kommando e sforzarmi di non diventare <em>davvero</em> un “adolescemo” sgherro degli adulti. Giuramento ovviamente fra me e me, visto che, come tutti miei riferimenti culturali dell&#39;infanzia, non avevo con chi condividerlo.</p>

<h2 id="dentro-e-contro-la-iii-guerra-mondiale">Dentro e contro la III Guerra Mondiale</h2>

<p>17 e più anni dopo, sono un adulto professionalmente sistemato (più o meno) e cerco di restare funzionante mentre attorno a noi, mese dopo mese, escala la III Guerra Mondiale. Mentre scrivo, abbiamo i trasporti navali e aerei attraverso l&#39;Asia totalmente bloccati dall&#39;assalto statunitense alla teocrazia iraniana, non abbiamo idea di come evolverà lo stato di polizia trumpista negli USA né di quanto ancora il regime putiniano in Russia possa reggere la guerra d&#39;attrito in Donbass, il regime sionista persiste nei suoi progetti genocidari, non sappiamo quali disegni covi il Partito Comunista Cinese, né se l&#39;internazionale nera riuscirà ad accaparrarsi per via elettorale ulteriori governi in Europa e America meridionale.
E intanto la recessione economica è dietro l&#39;angolo (anzi, ma è mai finita dal 2008 a oggi?), le forniture di cibo e medicinali sono potenzialmente compromesse dai blocchi alla filiera globalizzata, il collaso ecologico accelera grazie alle emissioni carboniche delle bombe e alla scommessa delirante dei tecnocrati convinti di poter robotizzare tutta la filiera economica attraverso data center faraonici dedicati ai Language Learning Model... strumento, casualmente, a disposizione degli Stati Nazione di tutto il mondo per attuare il panottico orwelliano.</p>

<p>Fra una crisi e l&#39;altra causata dalla sovraesposizione ai media di notiziario, e da un tempo-schermo eccessivo che ancora non ho saputo abbattere, negli ultimi due mesi ho cercato di ripigliarmi uscendo di casa, battendo le vie della mia città e approcciandomi a spazi in cui poter imparare cose nuove, e ho inanellato tante esperienze arricchenti: il <a href="https://collettivotrickster.net/" rel="nofollow">Collettivo Trickster</a> e un gruppo di lavoro estemporaneo del centro culturale Bagnomaria ci hanno parlato, rispettivamente, di “attivismo spirituale” e di performance artistica come risposte emotive ed epistemologiche necessarie al lavaggio del cervello del realismo capitalista; persone afferenti al <a href="https://www.filosofiapostumanista.it/" rel="nofollow">Centro Studi Filosofia Postumanista</a> ci hanno delineato l&#39;antispecismo come grado radicale, sul piano filosofico <em>ed</em> economico, di quella stessa lotta che su un livello più evidente è antirazzista e antiabilista; prima col gruppo studi <a href="https://circex.org/it" rel="nofollow">C.I.R.C.E.</a>, e poi con il <a href="https://www.cantiere.org/category/eventi/dibattiti/machinebreakers/" rel="nofollow">collettivo di hacking del Centro Sociale Cantiere</a> abbiamo indagato la concezione moderna dello strumento informatico come gabbia funzionale, appunto, all&#39;indottrinamento e allo svuotamento di energia; infine, proprio in questi giorni, ho partecipato alla <a href="https://hackingsocs-b0b28c.frama.io/2026.html" rel="nofollow">kermesse di hacking del centro sociale S.O.C.S.</a>, dove tanti di questi spunti si sono mescolati e sedimentati, accompagnati da vino annacquato e torte vegane.</p>

<p>Ed è stato a S.O.C.S., fra una conferenza e l&#39;altra, che mi è scattata la lampadina nel cervello, e ho capito cos&#39;ho da dire sullo stato del Fediverso.</p>

<h2 id="siamo-noi-contro-di-loro-prendiamolo-sul-serio">Siamo noi contro di loro, prendiamolo sul serio</h2>

<p>La pratica della Magia del Caos mi ha insegnato che ogni persona abita nella propria percezione del mondo, e che il filtro cognitivo di ciascuno colora in tinte radicalmente diverse quelli che in astratto sono gli stessi fatti quantificabili. Da persona che ci crede davvero, al socialismo libertario per come ce lo delineano Angela Davis, Abdullah Öcalan, il subcomandante Marcos, bell hooks e tutte le persone che piacciono a noi zecche, vi dico come lo vedo io, il mondo: esiste una cabala internazionale di persone straricche e malvagie, politicanti affaristi capi criminali, che complottano per mantenere un giogo tirannico sui miliardi di forme di vita che popolano la Terra, con strumenti che passano dal patetico dei media spazzatura, allo spietato dei bombardamenti a tappeto sulle scuole e della distruzione sistematica di foreste e ghiacciai, fino all&#39;indottrinamento di determinate fasce demografiche del popolo oppresso perché fungano da sbirri e aguzzini a danni di altre fasce <em>più</em> oppresse.
Dal momento in cui si è sviluppata la società di massa, sono esistite tante (troppe?) Internazionali che hanno provato a mettere a sistema le masse oppresse per rivoltarsi contro i tiranni, complessivamente sono tutte fallite, e al momento ci troviamo sottopostu a un grado di repressione e frantumazione terrificante e inedito, per l&#39;appunto un panottico orwelliano che prende forma ogni giorno di più.
Io, che sono uno qualunque, non penso sia già detta l&#39;ultima parola, e anzi credo che questa accelerazione della III Guerra Mondiale possa aprire delle crepe profonde e segnare dei punti di non ritorno, ponendo fine al mondo come lo abbiamo conosciuto sinora e lasciandoci lo spazio per attuare qualcosa di nuovo. Durante il precedente scossone, Rosa Luxemburg arguì che la scelta dicotomica era “socialismo o barbarie”, io mi permetto una chiosa, faccio presente che “socialismo” vuol dire “società” e società nasce da “convivialità”, pertanto affermo:</p>

<blockquote><p>Convivialità, o barbarie.</p></blockquote>

<p>In <em>Kommando Nuovi Diavoli</em>, ogni casa sull&#39;albero dispone di ampi spazi ricreativi per far vivere assieme e socializzare i ragazzini in servizio al suo interno, e ogni squadra di pronto intervento consiste innanzitutto di persone amiche, prima ancora che commilitone; una delle cose più belle del <em>S.O.C.S.</em> è la grande disponibilità di divanetti e tavolini (più un cabinato arcade) per stravaccarsi assieme e chiacchierare e smanettare, e la kermesse di hacking è stata ordita in modo tale che io, l&#39;ultimo arrivato, mi sono ritrovato ad abbracciare tutto il tempo persone amiche provenienti dai contesti più diversi, dal gruppo di volontariato cui mi ero unito appena arrivato a Milano alla conferenza antispecista della settimana precedente, sino a amicizie di penna conosciute sul Fediverso.
Già, il nostro punto di partenza: il Fediverso.</p>

<p>In <em>K.N.D.</em>, come vi accennavo, i piccoli eroi dispongono di tecnologie autoprodotte surreali quanto efficaci, dalla pistoletta laser alla navicella spaziale, e ricordo almeno un paio di episodi che portavano in scena differenze fondamentali di design e funzionamento fra l&#39;arsenale del K.N.D. e le dotazioni dell&#39;“internazionale adulta” e dei loro lacché <em>adolescemi</em>. Questo dettaglio mi è rispuntato in testa al S.O.C.S., fra le descrizioni tecniche dell&#39;architettura di <a href="https://www.autistici.org/" rel="nofollow">Autistici/Inventati</a>, le lamentele sullo scollamento fra l&#39;inventiva dei tecnici e i bisogni reali delle persone, e l&#39;invito a non assumere mai un atteggiamento assistenzialista verso chi “sta peggio di te”, bensì a trovare i punti di contatto e agire assieme da pari a pari (grazie, persona che me l&#39;ha fatto presente; grazie davvero). Mi è rispuntato in testa, perché se vogliamo sopravvivere fino a una frattura che permetta l&#39;insurrezione, e vincerla quell&#39;insurrezione, dobbiamo iniziare da subito a risolvere questi scollamenti, e darci strumenti radicalmente diversi da quelli dei padroni, funzionali a una vita liberata come la vogliamo noi: strumenti di interazione sociale, strumenti di produzione artistica, strumenti di produzione economica... strumenti di comunicazione di massa. Macchine che espandano le comunità preesistenti, anziché sostituirsi ad esse o addirittura degradarle: insomma, quelle che Ivan Illich chiamava “macchine conviviali”.</p>

<p>E quindi, collegando Illich a Luxemburg, macchine socialiste contro la barbarie dei padroni.</p>

<p>Il mio rapporto con il cyberspazio è ben lungi dall&#39;essere pienamente sano, non dopo essere cresciuto nel boom di Facebook e degli smartphone, ma scappando a Milano, finalmente, ho trovato la mia gente, e non sono più lo strambo bambino eremita che fa giuramenti con sé stesso, né l&#39;adolescente che deve aggrapparsi agli spazi online di hobbistica nerd per godere di un minimo di contatto umano con persone solidali: sono un adulto militante che vive i suoi valori entro una comunità di compagni e compagne, ben radicata nel nostro territorio e memore delle generazioni che ci hanno preceduto. E alcune di queste persone compagne le ho conosciute proprio passando per il Fediverso (ciao a tuttu &lt;3), e sempre grazie al Fediverso cerco di restituire e diffondere quegli strumenti che stiamo mettendo assieme come comunità, nella speranza che arrivino ad altre comunità e le agevolino nel proprio percorso, specialmente a comunità piccole e periferiche che ancora non esistono appieno, ma consistono di persone sole e disorientare come lo era il piccolo me, che non sanno come muoversi per coagularsi e diventare un nodo della nostra internazionale.</p>

<p>Perché nella mia visione utopica vedo un mondo di comunità solidali e confederate, dotate di risorse e competenze autosufficienti e diffuse, dai campi a coltura alimentare al server per le telecomunicazioni, e indubbiamente io non ho le competenze tecniche per costruire né l&#39;una né l&#39;altra cosa; ho solo le mie parole, per trasmettere questo immaginario a voi che mi leggete, e orientare assieme un agire collettivo attraverso le rispettive risorse.</p>

<p>Per cui, cosa serve secondo me al Fediverso italiano?
Serve che resti un progetto libertario, e triplichi gli sforzi in questo senso per crescere come cyberspazio conviviale, atto a rafforzare e amplificare i legami di solidarietà locale, e a mettere a rete chi si occupa di temi affini in contesti diversi.</p>

<p>Voi compagnu smanettonu che già lavorate in tal senso, avete tutta la mia stima e rispetto, e vi invito “solo” a fare vostro un motto a me molto caro che regolarmente ritiro fuori: contro la tirannide dei signori del mondo, cospiriamo assieme e iniziamo già adesso a disertare le loro regole, a costruire un contro-mondo diverso.</p>

<p>Io ci sto, e voi?</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/l74edh2z6a</guid>
      <pubDate>Sun, 29 Mar 2026 14:38:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Dighe mobili e astensionismo.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/dighe-mobili-e-astensionismo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dighe mobili e astensionismo. Un bollettino delle elezioni municipali in Francia dopo il secondo turno.&#xA;&#xA;Mentre in Italia, tra domenica e lunedì, l’attenzione collettiva era interamente rivolta al risultato del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, in Francia più di trentamila sindaci si stavano insediando nei rispettivi consigli comunali dopo i due turni elettorali svoltisi tra 14-15 e 22-23 marzo.&#xA;L’importanza delle elezioni municipali francesi è dovuta, in generale, a differenza di quanto solitamente accade in Italia, al fatto che quasi tutti i cittadini sono chiamati al voto contemporaneamente e soprattutto nelle grandi città. Questa congiuntura permette dunque di valutare da vicino lo stato dei rapporti di forza tra partiti: più nel dettaglio, le ultime elezioni&#xA;avevano già in partenza significato politico del tutto particolare considerata la presenza - molto più diffusa rispetto al 2020 - di liste autonome de La France Insoumise, il partito rappresentante della sinistra francese antiliberale guidato da Jean-Luc Mélenchon.&#xA;&#xA;Un’analisi complessiva dell’esito elettorale risulta abbastanza difficile per la sua&#xA;incertezza di fondo e per la differenza di prospettiva a seconda, com’è evidente, delle interpretazioni di campo e soprattutto del peso che si attribuisce, nella valutazione, ai risultati ottenuti nelle grandi città.&#xA;Di certo, la riconferma del Parti Socialiste a Parigi e Marsiglia e dei verdi a Lione, tramite, rispettivamente, le elezioni al secondo turno di Emmanuel Grégoire, Benoit Payan e Gregory Doucet ha consentito di tirare l’ormai estremo sospiro di sollievo della tenuta (social)democratica contro l’avanzata delle destre, rappresentate a Parigi dalla candidata repubblicana Rachida Dati (sostenuta dal ritiro, al secondo turno, della candidata di estrema destra e consigliera di Eric Zemmour Sarah Knafo), a Marsiglia dal candidato del&#xA;Rassemblement National Franck Allisio e a Lione dal macronista e patrizio (è l’ex presidente della squadra di calcio della città) Jean-Michel Aulas. Il trionfalismo esasperato per la “resistenza” e l’opposizione alla destra, repubblicana o neofascista che sia, simile alle scene di giubilo nelle piazze delle città italiane per il risultato del referendum, ha per la verità anche&#xA;in Francia respiro cortissimo e mostra, più che nascondere, due temi che da anni si impongono dopo ogni chiamata al voto: l’alleanza precaria a tra LFI e coalizione socialdemocratica in funzione di “barrage” contro il Rassemblement National e, soprattutto, l’astensionismo.&#xA;&#xA;Per quanto riguarda il primo punto, il rifiuto dell’alleanza con gli “insoumis” da parte del PS, incalzato soprattutto dall’ostracismo dell’ala destra (rappresentata da Raphael Glucksmann e dall’ex presidente François Hollande) ha provocato risposte diverse da parte dei candidati melenchonisti: a Parigi, ad esempio, Sophie Chikirou non ha ritirato la candidatura pur invitando a considerare l’incertezza dell’esito elettorale e consegnando, di fatto, una&#xA;percentuale decisiva di voti a favore del socialista Gregoire; diversamente, a Marsiglia, Sébastien Delogu ha rinunciato a presentarsi al secondo turno in seguito alle manifestazioni di piazza dello scorso fine settimana, e a Lione Anais Belouassa-Cherifi ha optato per la fusione con le liste del PS garantendo a LFI l’immagine di unico e vero anticorpo istituzionale contro il RN per la messa in campo di una, ancorché soltanto decente, vera visione politica.&#xA;In altre città, come a Tolosa, Brest o Limoges, LFI e PS hanno scelto inutilmente di fare comune opposizione alla destra per difendere o riconquistare la maggioranza nei diversi consigli comunali, suscitando forti critiche (sempre dell’ala destra dei Glucksmann e degli Hollande, pronti alla chiamata di un congresso che probabilmente revocherà l’attuale&#xA;direzione di partito) al segretario socialista Olivier Faure. &#xA;Tali prese di posizione confermano di fatto la natura centrista, moderata e conservatrice di una enorme fetta dell’ormai decrepito Parti Socialiste, che da decenni (dalle privatizzazioni del governo Jospin sulle esequie del quale la sinistra istituzionale, compatta, ha versato lacrime) adotta, quando al potere, misure di austerità e securitarismo.&#xA;&#xA;Già non aveva stupito, nei mesi scorsi, la vergognosa campagna elettorale antiLFI anche da parte del blocco socialdemocratico, rafforzata spregevolmente nei toni soprattutto in seguito alla morte del militante fascista Quentin Deranque per la quale si è levata, univoca, la voce dell’intero arco parlamentare contro il partito di Mélenchon. Non sarà mai inutile ricordare le accuse di antisemitismo per l’incrollabile presa di posizione di LFI contro il&#xA;genocidio dei palestinesi da parte di Israele cui fece seguito, nell’autunno del 2023, il ritiro del PS dall’intergruppo della NUPES nell’Assemblea nazionale (Nouvelle Union Populaire Ecologique et Sociale), coalizione nata in vista delle elezioni presidenziali del 2022 per contrastare la conferma di Macron - poi riproposta come nulla fosse per le elezioni legislative del luglio 2024.&#xA;Anche considerando quelle città dove l’alleanza ha funzionato, a Nantes, a Tours, a Grenoble, è evidente che l’incompatibilità politica tra PS (e membri delle sue coalizioni, come ecologisti o PCF) e LFI sia “il” tema interno alla sinistra istituzionale e rileva della precaria strategia delle “dighe mobili” erette all’occorrenza contro i neofascisti (o repubblicani: ma se si prende come esempio Nizza ogni distinzione sembra ormai cadere) tra campagne di delegittimazione reciproca, soprattutto a parte socialista. &#xA;&#xA;LFI, pur non essendo dichiaratamente partito rivoluzionario, resta ad oggi, per il programma ecosocialista e antiliberista che propone, con l’opposizione continua agli accordi commerciali europei come il Mercosur, la minaccia più grande alle future elezioni per l’enorme blocco moderato-conservatore che comprende tanto i socialisti quanto la sfaccettata ala destra, ancor più grande - così sembra sentendo sbraitare ai microfoni socialisti e macronisti -&#xA;rispetto alla catastrofe che potrebbe rappresentare la presa di potere da parte del Rassemblement National alle ormai prossime elezioni del 2027.&#xA;Il programma di LFI, dove più attuabile, in comuni operai e storicamente attraversati da profondissimi disagi sociali come Roubaix o Saint-Denis (dove, oltre alla vittoria degli “insoumis” va sottolineata la presenza in consiglio comunale di due membri di Révolution Permanente, partito rivoluzionario trotzkista) verosimilmente non assomiglierà a quanto potrebbe accadere qualora Mélenchon riuscisse a trionfare alle presidenziali. Il problema si&#xA;riproporrà infatti, ancora una volta, dentro i due corpi del suo partito che sono anche in parte i due corpi dello stesso Mélenchon: da una parte, l’aspro critico dei PS e degli ecologisti, designati come irresponsabili “commercianti” della politica, e dall’altra il commosso custode della memoria storica dello stesso partito contro cui oggi alza feroce i toni; storia che coincide negli ultimi trent’anni con le misure economiche e sociali a esclusivo danno della&#xA;classe lavoratrice francese, ulteriormente indebolita dagli ultimi dieci anni di presidenza Macron.&#xA;&#xA;Eppure, senza alleanze (e soprattutto senza voti socialisti o verdi), la speranza di conquista della guida della nazione, per Mélenchon, si ridurrebbe in maniera probabilmente decisiva: al contrario, tramite coalizione, l’instaurazione della “rivoluzione cittadina” e l’applicazione di misure a favore della classe lavoratrice come l’aumento dei salari, la riduzione dell’orario lavorativo settimanale, l’anticipazione dell’età pensionabile alle cui spalle stanno i cicli di lotte degli ultimi dieci anni in Francia, si allontanerebbe, considerata la natura irrimediabilmente centrista del blocco socialdemocratico. Senza coalizione, senza, soprattutto, i voti di verdi ed ecologisti, l’unico vero soggetto politico in grado di sovvertire l’ordine delle cose a livello elettorale sembrerebbe quello di chi alle urne nemmeno si è presentato, spropositato in termini strettamente numerici (più di quattro su dieci) già al primo turno delle municipali, anche in virtù della differenza di peso di queste elezioni rispetto a quelle presidenziali. Se l’auspicio di LFI è in ogni caso rivolgersi al bacino degli astenuti, soltanto la corsa solitaria alle presidenziali e l’attuazione di un programma più radicale potrebbero convincere a una mobilitazione maggiore. &#xA;&#xA;La fisionomia di questa nebulosa composta da precari, poveri, giovani o soltanto indifferenti, consente di asserire che è sempre e soltanto attraverso l’interpretazione del momento storico, attraverso la presenza massiccia nelle piazze (che già nel 2022 diede i suoi enormi frutti), e al di là, dunque, delle logiche di contrabbando politico con i partiti moderati, che LFI può rappresentare anche soltanto parzialmente gli interessi di una classe stremata in particolare dall’ultimo dei due mandati di Macron, coincidente con l’intensificarsi dei conflitti su scala internazionale. Tanto basterebbe, considerando che la risposta all’attuale durissima crisi, da&#xA;parte dell’attuale presidente - cresciuto politicamente, ricordiamolo, tra i ranghi del Parti Socialiste come ministro dell’economia, è stata la promessa di autonomia difensiva attraverso l&#39;ampliamento della potenza nucleare mentre tutt’intorno si alzava solenne l’inno nazionale.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dighe mobili e astensionismo. Un bollettino delle elezioni municipali in Francia dopo il secondo turno.</p>

<p>Mentre in Italia, tra domenica e lunedì, l’attenzione collettiva era interamente rivolta al risultato del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, in Francia più di trentamila sindaci si stavano insediando nei rispettivi consigli comunali dopo i due turni elettorali svoltisi tra 14-15 e 22-23 marzo.
L’importanza delle elezioni municipali francesi è dovuta, in generale, a differenza di quanto solitamente accade in Italia, al fatto che quasi tutti i cittadini sono chiamati al voto contemporaneamente e soprattutto nelle grandi città. Questa congiuntura permette dunque di valutare da vicino lo stato dei rapporti di forza tra partiti: più nel dettaglio, le ultime elezioni
avevano già in partenza significato politico del tutto particolare considerata la presenza – molto più diffusa rispetto al 2020 – di liste autonome de La France Insoumise, il partito rappresentante della sinistra francese antiliberale guidato da Jean-Luc Mélenchon.</p>

<p>Un’analisi complessiva dell’esito elettorale risulta abbastanza difficile per la sua
incertezza di fondo e per la differenza di prospettiva a seconda, com’è evidente, delle interpretazioni di campo e soprattutto del peso che si attribuisce, nella valutazione, ai risultati ottenuti nelle grandi città.
Di certo, la riconferma del Parti Socialiste a Parigi e Marsiglia e dei verdi a Lione, tramite, rispettivamente, le elezioni al secondo turno di Emmanuel Grégoire, Benoit Payan e Gregory Doucet ha consentito di tirare l’ormai estremo sospiro di sollievo della tenuta (social)democratica contro l’avanzata delle destre, rappresentate a Parigi dalla candidata repubblicana Rachida Dati (sostenuta dal ritiro, al secondo turno, della candidata di estrema destra e consigliera di Eric Zemmour Sarah Knafo), a Marsiglia dal candidato del
Rassemblement National Franck Allisio e a Lione dal macronista e patrizio (è l’ex presidente della squadra di calcio della città) Jean-Michel Aulas. Il trionfalismo esasperato per la “resistenza” e l’opposizione alla destra, repubblicana o neofascista che sia, simile alle scene di giubilo nelle piazze delle città italiane per il risultato del referendum, ha per la verità anche
in Francia respiro cortissimo e mostra, più che nascondere, due temi che da anni si impongono dopo ogni chiamata al voto: l’alleanza precaria a tra LFI e coalizione socialdemocratica in funzione di “barrage” contro il Rassemblement National e, soprattutto, l’astensionismo.</p>

<p>Per quanto riguarda il primo punto, il rifiuto dell’alleanza con gli “insoumis” da parte del PS, incalzato soprattutto dall’ostracismo dell’ala destra (rappresentata da Raphael Glucksmann e dall’ex presidente François Hollande) ha provocato risposte diverse da parte dei candidati melenchonisti: a Parigi, ad esempio, Sophie Chikirou non ha ritirato la candidatura pur invitando a considerare l’incertezza dell’esito elettorale e consegnando, di fatto, una
percentuale decisiva di voti a favore del socialista Gregoire; diversamente, a Marsiglia, Sébastien Delogu ha rinunciato a presentarsi al secondo turno in seguito alle manifestazioni di piazza dello scorso fine settimana, e a Lione Anais Belouassa-Cherifi ha optato per la fusione con le liste del PS garantendo a LFI l’immagine di unico e vero anticorpo istituzionale contro il RN per la messa in campo di una, ancorché soltanto decente, vera visione politica.
In altre città, come a Tolosa, Brest o Limoges, LFI e PS hanno scelto inutilmente di fare comune opposizione alla destra per difendere o riconquistare la maggioranza nei diversi consigli comunali, suscitando forti critiche (sempre dell’ala destra dei Glucksmann e degli Hollande, pronti alla chiamata di un congresso che probabilmente revocherà l’attuale
direzione di partito) al segretario socialista Olivier Faure.
Tali prese di posizione confermano di fatto la natura centrista, moderata e conservatrice di una enorme fetta dell’ormai decrepito Parti Socialiste, che da decenni (dalle privatizzazioni del governo Jospin sulle esequie del quale la sinistra istituzionale, compatta, ha versato lacrime) adotta, quando al potere, misure di austerità e securitarismo.</p>

<p>Già non aveva stupito, nei mesi scorsi, la vergognosa campagna elettorale antiLFI anche da parte del blocco socialdemocratico, rafforzata spregevolmente nei toni soprattutto in seguito alla morte del militante fascista Quentin Deranque per la quale si è levata, univoca, la voce dell’intero arco parlamentare contro il partito di Mélenchon. Non sarà mai inutile ricordare le accuse di antisemitismo per l’incrollabile presa di posizione di LFI contro il
genocidio dei palestinesi da parte di Israele cui fece seguito, nell’autunno del 2023, il ritiro del PS dall’intergruppo della NUPES nell’Assemblea nazionale (Nouvelle Union Populaire Ecologique et Sociale), coalizione nata in vista delle elezioni presidenziali del 2022 per contrastare la conferma di Macron – poi riproposta come nulla fosse per le elezioni legislative del luglio 2024.
Anche considerando quelle città dove l’alleanza ha funzionato, a Nantes, a Tours, a Grenoble, è evidente che l’incompatibilità politica tra PS (e membri delle sue coalizioni, come ecologisti o PCF) e LFI sia “il” tema interno alla sinistra istituzionale e rileva della precaria strategia delle “dighe mobili” erette all’occorrenza contro i neofascisti (o repubblicani: ma se si prende come esempio Nizza ogni distinzione sembra ormai cadere) tra campagne di delegittimazione reciproca, soprattutto a parte socialista.</p>

<p>LFI, pur non essendo dichiaratamente partito rivoluzionario, resta ad oggi, per il programma ecosocialista e antiliberista che propone, con l’opposizione continua agli accordi commerciali europei come il Mercosur, la minaccia più grande alle future elezioni per l’enorme blocco moderato-conservatore che comprende tanto i socialisti quanto la sfaccettata ala destra, ancor più grande – così sembra sentendo sbraitare ai microfoni socialisti e macronisti -
rispetto alla catastrofe che potrebbe rappresentare la presa di potere da parte del Rassemblement National alle ormai prossime elezioni del 2027.
Il programma di LFI, dove più attuabile, in comuni operai e storicamente attraversati da profondissimi disagi sociali come Roubaix o Saint-Denis (dove, oltre alla vittoria degli “insoumis” va sottolineata la presenza in consiglio comunale di due membri di Révolution Permanente, partito rivoluzionario trotzkista) verosimilmente non assomiglierà a quanto potrebbe accadere qualora Mélenchon riuscisse a trionfare alle presidenziali. Il problema si
riproporrà infatti, ancora una volta, dentro i due corpi del suo partito che sono anche in parte i due corpi dello stesso Mélenchon: da una parte, l’aspro critico dei PS e degli ecologisti, designati come irresponsabili “commercianti” della politica, e dall’altra il commosso custode della memoria storica dello stesso partito contro cui oggi alza feroce i toni; storia che coincide negli ultimi trent’anni con le misure economiche e sociali a esclusivo danno della
classe lavoratrice francese, ulteriormente indebolita dagli ultimi dieci anni di presidenza Macron.</p>

<p>Eppure, senza alleanze (e soprattutto senza voti socialisti o verdi), la speranza di conquista della guida della nazione, per Mélenchon, si ridurrebbe in maniera probabilmente decisiva: al contrario, tramite coalizione, l’instaurazione della “rivoluzione cittadina” e l’applicazione di misure a favore della classe lavoratrice come l’aumento dei salari, la riduzione dell’orario lavorativo settimanale, l’anticipazione dell’età pensionabile alle cui spalle stanno i cicli di lotte degli ultimi dieci anni in Francia, si allontanerebbe, considerata la natura irrimediabilmente centrista del blocco socialdemocratico. Senza coalizione, senza, soprattutto, i voti di verdi ed ecologisti, l’unico vero soggetto politico in grado di sovvertire l’ordine delle cose a livello elettorale sembrerebbe quello di chi alle urne nemmeno si è presentato, spropositato in termini strettamente numerici (più di quattro su dieci) già al primo turno delle municipali, anche in virtù della differenza di peso di queste elezioni rispetto a quelle presidenziali. Se l’auspicio di LFI è in ogni caso rivolgersi al bacino degli astenuti, soltanto la corsa solitaria alle presidenziali e l’attuazione di un programma più radicale potrebbero convincere a una mobilitazione maggiore.</p>

<p>La fisionomia di questa nebulosa composta da precari, poveri, giovani o soltanto indifferenti, consente di asserire che è sempre e soltanto attraverso l’interpretazione del momento storico, attraverso la presenza massiccia nelle piazze (che già nel 2022 diede i suoi enormi frutti), e al di là, dunque, delle logiche di contrabbando politico con i partiti moderati, che LFI può rappresentare anche soltanto parzialmente gli interessi di una classe stremata in particolare dall’ultimo dei due mandati di Macron, coincidente con l’intensificarsi dei conflitti su scala internazionale. Tanto basterebbe, considerando che la risposta all’attuale durissima crisi, da
parte dell’attuale presidente – cresciuto politicamente, ricordiamolo, tra i ranghi del Parti Socialiste come ministro dell’economia, è stata la promessa di autonomia difensiva attraverso l&#39;ampliamento della potenza nucleare mentre tutt’intorno si alzava solenne l’inno nazionale.</p>
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      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/4k5db4jo0h</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 22:26:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ricominciare dall&#39;umiltà</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/parrocchie/ricominciare-dallumilta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Stasera vorrei dare un piccolo spunto di riflessione e spiegare, se riesco, la presenza di &#34;Parrocchie&#34; nel grande social network del Fediverso.&#xA;&#xA;Lo spunto di riflessione è una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti, ma pochi la vedono: il Signore ama le piccole cose, fatte con umiltà e con un cuore colmo di amore. Le cerimonie pompose lasciano il tempo che trovano, le liturgie complesse, magari con parole o canti in latino, non entrano nei cuori. I grandi eventi sono adatti per le foto e per i filmati, non di certo per pregare in maniera raccolta. La Chiesa ha allontanato tante persone a causa delle sue cerimonie, riti fatti per il mondo ma che poco c&#39;entrano con la preghiera.&#xA;&#xA;Sia chiaro, non sto rifiutando o criticando l&#39;operato della Chiesa, che resta la nostra grande madre, con i suoi pregi e difetti, ma bisognerebbe provare a tornare piccoli. Le dinamiche interne del Vaticano, degli alti Prelati, così come quelle delle parrocchie, stanno soffocando pian piano la vera essenza della fede, per sostituirla con cerimonie pompose e prive di anima.&#xA;&#xA;Dov&#39;è l&#39;umiltà, dove l&#39;accoglienza dell&#39;altro, che fine ha fatto l&#39;amore di Gesù, dov&#39;è la carità ?  Sta a voi dare una risposta.&#xA;&#xA;Passiamo adesso al motivo dell&#39;esistenza di &#34;Parrocchie&#34;. &#xA;&#xA;Internet è uno strumento fantastico, che originariamente fu pensato per unire persone molto distanti tra di loro. Per me che ho visto il mondo prima di Internet, non mi sembrava vero di fare ricerche senza dovermi recare ogni volta in biblioteca e cercare tra decine di libri. Con Wikipedia (c) poi, si raggiunse l&#39;apoteosi della conoscenza, finalmente accessibile a tutti, o quasi.&#xA;Nei forum si discuteva degli argomenti più vari e la mente si apriva al mondo.&#xA;&#xA;La posizione della Chiesa di allora era: &#34;questa cosa non ci serve e non ci interessa&#34;.&#xA;&#xA;Poi grandi aziende fiutarono un modo per far soldi, molti soldi, e così naquero i Social Media, prima su PC e poi sugli smartphone. &#xA;&#xA;La posizione della Chiesa diventò: &#34;è uno spazio nuovo, dove siamo chiamati a fare evangelizzazione&#34;. Quindi spuntarono i primi profili di sacerdoti, educatori, pagine dei gruppi parrocchiali, con foto e tutto il resto.&#xA;&#xA;Infine, in quest&#39;epoca di Social Media padroni del mondo, che si sentono impuniti e si permettono di utilizzare i dati delle persone a loro piacimento, i sacerdoti, educatori, ecc. stanno ancora là, invischiati in piattaforme realizzate da persone senza scrupoli, che venerano il denaro come loro unico dio.&#xA;&#xA;Come si può ancora parlare del Signore stando a casa di satana?&#xA;&#xA;Ormai, su queste piattaforme, il testo di una preghiera viene messo tra la pubblicità del divano e quella sui consigli di bellezza. Le foto di un&#39;attività in parrocchia vengono mischiate con il filmato del coniglio con le corna di alce ed altre amenità simili. Qualsiasi contenuto che abbia un significato, viene vanificato e soffocato da una valanga di futilità che ingoiano tutto, col solo scopo di farci stare più tempo a guardare lo schermo del telefono.&#xA;&#xA;E allora, i tempi sono maturi per avere una &#34;nostra&#34; casa. Uno spazio dove l&#39;amicizia, il confronto, la preghiera e l&#39;amore per Dio e per il prossimo non siano strumentalizzati, utilizzati per vendere prodotti o sfruttati per vendere i dati delle persone.&#xA;E&#39; giunta l&#39;ora di smetterla di arricchire chi è già vergognosamente ricco. &#xA;&#xA;Lo scopo della Comunità Digitale &#34;Parrocchie&#34; è di fornire una casa etica, rispettosa e pulita alle comunità parrocchiali, a chi desidera confrontarsi sui temi della fede, a chi cerca conforto e perdono, ma soprattutto è nata per unire. Le diverse realtà parrocchiali non possono più essere separate le une dalle altre, c&#39;è bisogno di avere un collante, c&#39;è bisogno di supporto reciproco, di unità.&#xA;&#xA;Come tutte le cose nuove, all&#39;inizio la piattaforma e la &#34;app&#34; di &#34;Parrocchie&#34; richiederà un pò di tempo per capire l&#39;utilizzo, ma ne vale la pena. &#xA;Questa è la via d&#39;uscita, questa è la risalita dalla cloaca.&#xA;&#xA;&#34;E quindi uscimmo a riveder le stelle&#34; (Inferno XXXIV, 139)&#xA;&#xA; &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Stasera vorrei dare un piccolo spunto di riflessione e spiegare, se riesco, la presenza di “Parrocchie” nel grande social network del Fediverso.</p>

<p>Lo spunto di riflessione è una realtà che è sempre stata sotto gli occhi di tutti, ma pochi la vedono: il Signore ama le piccole cose, fatte con umiltà e con un cuore colmo di amore. Le cerimonie pompose lasciano il tempo che trovano, le liturgie complesse, magari con parole o canti in latino, non entrano nei cuori. I grandi eventi sono adatti per le foto e per i filmati, non di certo per pregare in maniera raccolta. La Chiesa ha allontanato tante persone a causa delle sue cerimonie, riti fatti per il mondo ma che poco c&#39;entrano con la preghiera.</p>

<p>Sia chiaro, non sto rifiutando o criticando l&#39;operato della Chiesa, che resta la nostra grande madre, con i suoi pregi e difetti, ma bisognerebbe provare a tornare piccoli. Le dinamiche interne del Vaticano, degli alti Prelati, così come quelle delle parrocchie, stanno soffocando pian piano la vera essenza della fede, per sostituirla con cerimonie pompose e prive di anima.</p>

<p>Dov&#39;è l&#39;umiltà, dove l&#39;accoglienza dell&#39;altro, che fine ha fatto l&#39;amore di Gesù, dov&#39;è la carità ?  Sta a voi dare una risposta.</p>

<p>Passiamo adesso al motivo dell&#39;esistenza di “Parrocchie”.</p>

<p>Internet è uno strumento fantastico, che originariamente fu pensato per unire persone molto distanti tra di loro. Per me che ho visto il mondo prima di Internet, non mi sembrava vero di fare ricerche senza dovermi recare ogni volta in biblioteca e cercare tra decine di libri. Con Wikipedia © poi, si raggiunse l&#39;apoteosi della conoscenza, finalmente accessibile a tutti, o quasi.
Nei forum si discuteva degli argomenti più vari e la mente si apriva al mondo.</p>

<p>La posizione della Chiesa di allora era: “questa cosa non ci serve e non ci interessa”.</p>

<p>Poi grandi aziende fiutarono un modo per far soldi, molti soldi, e così naquero i Social Media, prima su PC e poi sugli smartphone.</p>

<p>La posizione della Chiesa diventò: “è uno spazio nuovo, dove siamo chiamati a fare evangelizzazione”. Quindi spuntarono i primi profili di sacerdoti, educatori, pagine dei gruppi parrocchiali, con foto e tutto il resto.</p>

<p>Infine, in quest&#39;epoca di Social Media padroni del mondo, che si sentono impuniti e si permettono di utilizzare i dati delle persone a loro piacimento, i sacerdoti, educatori, ecc. stanno ancora là, invischiati in piattaforme realizzate da persone senza scrupoli, che venerano il denaro come loro unico dio.</p>

<p><strong>Come si può ancora parlare del Signore stando a casa di satana?</strong></p>

<p>Ormai, su queste piattaforme, il testo di una preghiera viene messo tra la pubblicità del divano e quella sui consigli di bellezza. Le foto di un&#39;attività in parrocchia vengono mischiate con il filmato del coniglio con le corna di alce ed altre amenità simili. Qualsiasi contenuto che abbia un significato, viene vanificato e soffocato da una valanga di futilità che ingoiano tutto, col solo scopo di farci stare più tempo a guardare lo schermo del telefono.</p>

<p>E allora, i tempi sono maturi per avere una “nostra” casa. Uno spazio dove l&#39;amicizia, il confronto, la preghiera e l&#39;amore per Dio e per il prossimo non siano strumentalizzati, utilizzati per vendere prodotti o sfruttati per vendere i dati delle persone.
E&#39; giunta l&#39;ora di smetterla di arricchire chi è già vergognosamente ricco.</p>

<p>Lo scopo della Comunità Digitale “Parrocchie” è di fornire una casa etica, rispettosa e pulita alle comunità parrocchiali, a chi desidera confrontarsi sui temi della fede, a chi cerca conforto e perdono, ma soprattutto è nata per unire. Le diverse realtà parrocchiali non possono più essere separate le une dalle altre, c&#39;è bisogno di avere un collante, c&#39;è bisogno di supporto reciproco, di unità.</p>

<p>Come tutte le cose nuove, all&#39;inizio la piattaforma e la “app” di “Parrocchie” richiederà un pò di tempo per capire l&#39;utilizzo, ma ne vale la pena.
Questa è la via d&#39;uscita, questa è la risalita dalla cloaca.</p>

<p><em>“E quindi uscimmo a riveder le stelle”</em> (Inferno XXXIV, 139)</p>
]]></content:encoded>
      <author>« P a r r o c c h i e »</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/7b4ybm63uz</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 18:39:31 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Bologna, odi et amo (ma più odi)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/yawn/bologna-odi-et-amo-ma-piu-odi</link>
      <description>&lt;![CDATA[che insomma.&#xA;Ieri sono andato in trasferta per lavoro a Bologna. In treno, che è un ottimo mezzo per muoversi, in teoria, a parte la sveglia alle 5 per partire alle 6 e comunque provare il rischio di perdere la coincidenza a Piacenza (ma è andata bene)&#xA;Ho trovato una situazione così delirante che quasi nemmeno a Milano in settimana della moda. &#xA;Pioveva di brutto. E&#39; anche iniziata, lo stesso giorno, una fiera. Ci sono i lavori per la tramvia (dopo 65 anni ci stanno ripensando, mi dirà il taxista). Traffico: praticamente bloccato.&#xA;Esco dalla stazione totalmente spaesato alla Totò e Peppino a Milano. Davanti a me: un biscione di gente, lunghissimo. TUTTI IN ATTESA DI UN TAXI.&#xA;Aspetterò, assieme a due colleghi, quasi DUE ORE, con 5 gradi di temperatura. Quasi non mi sentivo più i piedi, e arrivavo anche da una giornatina di stomaco a pezzi, quindi intuirete la mia felicità nel vivere quel momento. &#xA;Il taxista ci dice: coi lavori han tolto le preferenziali, con quelle ci avremmo messo nemmeno 10 minuti ad arrivare. E invece ce ne abbiamo messi 25.&#xA;Risultato siamo arrivati 2 ore dopo il previsto, e di conseguenza abbiamo finito di lavorare talmente tardi che grazie al cielo alcuni colleghi venuti in auto avevano un posto libero e mi hanno riportato a Piacenza, perchè coi treni da Bologna sarei rimasto bloccato in mezzo a mille casini; sono comunque rientrato alle 21.30, ma almeno su un treno con un po&#39; di gente a bordo (che sarò uomo, e prossimo a diventare 41enne... ma con la gente che gira e le notizie che si sentono io mi cago uguale).&#xA;&#xA;Vediamo il lato positivo?&#xA;Ho finalmente conosciuto alcune persone che per quasi due anni ho sentito solo &#34;telefonicamente&#34;. E il collaudo è andato bene. &#xA;E per rendere tutto più godevole, il pranzo è stato piacevole (decisamente carnivoro, ma non c&#39;erano altre possibilità, in quel locale).&#xA;&#xA;Se mi dovesse ricapitare, vado in auto.&#xA;&#xA;S.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>che <em>insomma</em>.
Ieri sono andato in trasferta per lavoro a Bologna. In treno, che è un ottimo mezzo per muoversi, in teoria, a parte la sveglia alle 5 per partire alle 6 e comunque provare il rischio di perdere la coincidenza a Piacenza (ma è andata bene)
Ho trovato una situazione così delirante che quasi nemmeno a Milano in settimana della moda.
Pioveva di brutto. E&#39; anche iniziata, lo stesso giorno, una fiera. Ci sono i lavori per la tramvia (dopo 65 anni ci stanno ripensando, mi dirà il taxista). Traffico: praticamente bloccato.
Esco dalla stazione totalmente spaesato alla Totò e Peppino a Milano. Davanti a me: un biscione di gente, lunghissimo. TUTTI IN ATTESA DI UN TAXI.
Aspetterò, assieme a due colleghi, quasi DUE ORE, con 5 gradi di temperatura. Quasi non mi sentivo più i piedi, e arrivavo anche da una giornatina di stomaco a pezzi, quindi intuirete la mia felicità nel vivere quel momento.
Il taxista ci dice: coi lavori han tolto le preferenziali, con quelle ci avremmo messo nemmeno 10 minuti ad arrivare. E invece ce ne abbiamo messi 25.
Risultato siamo arrivati 2 ore dopo il previsto, e di conseguenza abbiamo finito di lavorare talmente tardi che grazie al cielo alcuni colleghi venuti in auto avevano un posto libero e mi hanno riportato a Piacenza, perchè coi treni da Bologna sarei rimasto bloccato in mezzo a mille casini; sono comunque rientrato alle 21.30, ma almeno su un treno con un po&#39; di gente a bordo (che sarò uomo, e prossimo a diventare 41enne... ma con la gente che gira e le notizie che si sentono io mi cago uguale).</p>

<p>Vediamo il lato positivo?
Ho finalmente conosciuto alcune persone che per quasi due anni ho sentito solo “telefonicamente”. E il collaudo è andato bene.
E per rendere tutto più godevole, il pranzo è stato piacevole (decisamente carnivoro, ma non c&#39;erano altre possibilità, in quel locale).</p>

<p>Se mi dovesse ricapitare, vado in auto.</p>

<p>S.</p>
]]></content:encoded>
      <author>YAWN</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/uj9xl0hip5</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Mar 2026 13:39:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Remualdo e le 5.000 lire a Wonder Boy</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/remualdo-e-le-5-000-lire-a-wonder-boy</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Breve contributo, poco focalizzato, all&#39;appuntamento di marzo 2026 della Sagra IndieWeb.&#xA;&#xA;Romualdo, probabilmente, era il nome corretto: nessuno lo chiamava così, era Remauldo/Lemuardo/Limuardo, che per la potenza del dialetto diventavano Remua&#39;, Lemua&#39;, Limua&#39;.&#xA;Remualdo non è mai invecchiato perché non è mai stato giovane: conoscerete quel tipo di persone, sono già vecchie a... quanto, quaranta anni? E poi restano vecchie fino alla morte, così come è stato per Remualdo: dopo la chiusura delle sale, l&#39;abbiamo visto ancora per qualche tempo girare sul suo motorino, un Ciao (non lo stesso di sempre, prima ne aveva uno scuro, poi uno rosso, ma sempre lo stesso modello), poi non lo abbiamo visto più e abbiamo deciso che fosse morto. Sarà morto di sicuro, ora.  &#xA;&#xA;Vicino alla sala giochi gestita da Remualdo c&#39;era, c&#39;è ancora, una rosticceria famosa localmente per i tramezzini. Cosa sono i tramezzini? Non quello che pensate voi: dalle parti dove abitavo, sono quelle che il resto del pianeta chiama parigine.&#xA;Il mio budget settimanale, all&#39;epoca, era di 1.000 lire e, solitamente, lo usavo per comprarmi il tramezzino, la domenica mattina; torniamo a Remualdo, comunque.&#xA;&#xA;Era apparentemente, probabilmente, privo di sentimenti, pure i rarissimi sconfinamenti in un accenno di risata erano gelidi come chicchi di grandine; forse la sua vera identità era stata di gerarca, chissà.&#xA;Gestiva la sala con la freddezza e la prevedibilità di un automa: un classico la sua filosofia applicata al cambio delle 200 lire: se ti presentavi con degli spiccioli e chiedevi di cambiarteli nella moneta da 200 lire, l&#39;unica accettata in quella sala, ti rispondeva che non ce n&#39;erano, erano finite.&#xA;Sempre tu, immediatamente dopo, senza neanche allontanarti dal banchetto, sfoderavi il biglietto da 1.000 e, ecco, te lo cambiava. Le 200 lire erano ricomparse.  &#xA;&#xA;Il titolo principe della sala, in quei mesi, era Wonder Boy, il primo, quello con le musiche che ti si incidevano in testa, consistendo in quei quattro temi in croceripetuti a ogni giro dei livelli: per i più giovani in ascolto, dovessero essercene, ricordo che i quadri, ovvero i livelli, erano sempre gli stessi in ordine, cambiavano il livello di difficoltà, la posizione dei nemici eccetera. In quei mesi, decisi di fare a meno dei tramezzini settimanali, la scorpacciata che volevo fare era di Wonder Boy. Così risparmiai per cinque settimane e decisi di monopolizzare il cassone, ovvero il cabinato, per l&#39;intera mattinata.  &#xA;&#xA;Incredulo, partecipai probabilmente all&#39;unico momento di umanità mai esibito da Remualdo: vedendomi consumare quel piccolo capitale, disse così, più o meno:&#xA; «Ma non è che stai spendendo troppi soldi?»  &#xA;&#xA;Non ricordo la risposta, ma quel momento mi è rimasto impresso. Abbiamo continuato a odiarlo, ma ora sapevamo di odiare un essere umano.&#xA;&#xA;SagraIndieWeb]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Breve contributo, poco focalizzato, all&#39;appuntamento di marzo 2026 della Sagra IndieWeb.</p>

<p><strong>Romualdo,</strong> probabilmente, era il nome corretto: nessuno lo chiamava così, era <em>Remauldo/Lemuardo/Limuardo,</em> che per la potenza del dialetto diventavano <em>Remua&#39;, Lemua&#39;, Limua&#39;.</em>
Remualdo non è mai invecchiato perché non è mai stato giovane: conoscerete quel tipo di persone, sono già vecchie a... quanto, quaranta anni? E poi restano vecchie fino alla morte, così come è stato per Remualdo: dopo la chiusura delle sale, l&#39;abbiamo visto ancora per qualche tempo girare sul suo motorino, un Ciao (non lo stesso di sempre, prima ne aveva uno scuro, poi uno rosso, ma sempre lo stesso modello), poi non lo abbiamo visto più e abbiamo deciso che fosse morto. Sarà morto di sicuro, ora.</p>

<p>Vicino alla sala giochi gestita da Remualdo c&#39;era, c&#39;è ancora, una rosticceria famosa localmente per i <em>tramezzini</em>. Cosa sono i <em>tramezzini</em>? Non quello che pensate voi: dalle parti dove abitavo, sono quelle che il resto del pianeta chiama <em>parigine</em>.
Il mio budget settimanale, all&#39;epoca, era di 1.000 lire e, solitamente, lo usavo per comprarmi il tramezzino, la domenica mattina; torniamo a Remualdo, comunque.</p>

<p>Era apparentemente, probabilmente, privo di sentimenti, pure i rarissimi sconfinamenti in un accenno di risata erano gelidi come chicchi di grandine; forse la sua vera identità era stata di gerarca, chissà.
Gestiva la sala con la freddezza e la prevedibilità di un automa: un classico la sua filosofia applicata al cambio delle 200 lire: se ti presentavi con degli spiccioli e chiedevi di cambiarteli nella moneta da 200 lire, l&#39;unica accettata in quella sala, ti rispondeva che non ce n&#39;erano, erano finite.
Sempre tu, immediatamente dopo, senza neanche allontanarti dal banchetto, sfoderavi il biglietto da 1.000 e, ecco, te lo cambiava. Le 200 lire erano ricomparse.</p>

<p>Il titolo principe della sala, in quei mesi, era <strong>Wonder Boy,</strong> il primo, quello con le musiche che ti si incidevano in testa, consistendo in quei quattro temi in croceripetuti a ogni giro dei livelli: per i più giovani in ascolto, dovessero essercene, ricordo che <em>i quadri,</em> ovvero i livelli, erano sempre gli stessi in ordine, cambiavano il livello di difficoltà, la posizione dei nemici eccetera. In quei mesi, decisi di fare a meno dei tramezzini settimanali, la scorpacciata che volevo fare era di Wonder Boy. Così risparmiai per cinque settimane e decisi di monopolizzare <em>il cassone,</em> ovvero il cabinato, per l&#39;intera mattinata.</p>

<p>Incredulo, partecipai probabilmente all&#39;unico momento di umanità mai esibito da Remualdo: vedendomi consumare quel piccolo capitale, disse così, più o meno:
 <strong><em>«Ma non è che stai spendendo troppi soldi?»</em></strong></p>

<p>Non ricordo la risposta, ma quel momento mi è rimasto impresso. Abbiamo continuato a odiarlo, ma ora sapevamo di odiare un essere umano.</p>

<p>#SagraIndieWeb</p>
]]></content:encoded>
      <author>kipple</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/lmwg5fgd2v</guid>
      <pubDate>Wed, 25 Mar 2026 20:01:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/due-draghetti-sparabolle-alla-ricerca-del-tempo-perduto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto&#xA;&#xA;Il mese di marzo ha come tema, per la #SagraIndieWeb, i videogiochi e per me è impossibile pensare a un videogioco senza che alla mia mente tornino due draghetti sparabolle. Era una (per me troppo) calda estate di tanti, ma tanti anni fa e mi trovavo (contro la mia volontà) ancora una volta in vacanza al mare, insieme ai miei genitori e alla mia sorellina. Avrebbe potuto essere un rovente mese d’agosto come quelli che lo avevano preceduto, non molti in realtà perché ero piccola, ma abbastanza da farmi detestare il caldo, le spiagge affollate, rumorose e piene di sabbia che si appiccica ovunque, e invece quei due draghetti mi salvarono le vacanze. &#xA;La sala giochi era fresca, i raggi del sole non riuscivano a illuminarla completamente e offriva una gradevolissima penombra, le musiche dei vari giochi sovrastavano il vociare delle persone… Per me, che avevo già finito tutti i compiti delle vacanze e non mi ero portata abbastanza libri da leggere, quello diventò il rifugio sicuro dove poter stare in santa pace, senza essere costretta a far amicizia con altri bambini sulla battigia. Purtroppo, come detto, ero piccola e non potevo svignarmela mollando mamma, papà e sorella in spiaggia ogni volta che volevo: Bub e Bob diventarono così i miei compagni del dopo pranzo - quando il sole era troppo alto e ustionante per poter stare al mare - e del dopo cena, a patto che portassi con me e tenessi d’occhio la mia sorellina. &#xA;Non so quanti gettoni abbia lasciato dentro quella macchinetta, a posteriori penso tanti che avrei potuto diventare azionista della Taito, ma a quel tempo non mi importava: tutto quello che sapevo era che riuscivo a superare livello dopo livello, che in quella sala giochi ci stavo decisamente meglio che in spiaggia, ma soprattutto che lì non avevo bisogno di fingere. Davanti a quello schermo, mentre aiutavo i draghetti, potevo essere me, la ragazzina timida e mingherlina, con problemi d&#39;asma e tutto il corollario di sfighe che la vostra immaginazione riesce a concepire.&#xA;Bubble Bobble, momento di gioco&#xA;&#xA;In quel fantastico mondo fatto di piani da scalare, balene da evitare, fruttini da mangiare e bolle da sparare, la logica aveva il suo spazio, a ogni azione corrispondeva una precisa e abbastanza prevedibile reazione, non come con gli altri bambini, sempre così complicati da interpretare e dalle reazioni imprevedibili! Giocare era così rilassante!&#xA;Poi le vacanze finirono, la striscia blu luccicante del mare in lontananza venne sostituita da interminabili nastri di asfalto mentre l&#39;automobile tornava verso la Lombardia. Sapevo che a casa non avrei ritrovato i draghetti, ma non avrei neppure avuto sabbia addosso e mi ero finalmente liberata dal dovere di fare amicizia in spiaggia; a scuola avrei ritrovato gli stessi compagni di sempre, quelli coi quali parlavo solo se mi rivolgevano loro la parola per primi, perché sarebbe stato scortese non rispondere, ma che più o meno avevo imparato a conoscere. Almeno quel tanto che bastava perché li evitassi il più possibile. &#xA;E poi avrei rivisto i nonni! E avrei ritrovato tutti i miei libri! E tra poco sarebbe ricominciata la scuola, con così tante cose interessanti da imparare! I draghetti non mi sarebbero mancati, no, no.&#xA;Parlai di loro solo una volta al di fuori della mia cerchia famigliare, nel tema che l&#39;insegnante ci aveva assegnato perché descrivessimo le nostre vacanze estive appena concluse: come accadeva abbastanza spesso, il mio componimento ottenne il voto migliore - essere appassionati della propria lingua e studiarne i meccanismi paga - e dovetti leggerlo ad alta voce stando in piedi accanto alla cattedra - l&#39;insegnante, evidentemente, lo considerava un premio, mentre per me era stato un supplizio, almeno finché non ci feci l&#39;abitudine - ma, una volta tanto, notai che i miei compagni prestavano attenzione a ciò che leggevo. Nessuno lanciava palline di carta intrise di saliva usando le penne come cerbottane, né ridacchiava, né tirava le trecce a Rossana o passava bigliettini con cuori disegnati a Silvia. Una calma quasi surreale. Il sole entrava dai larghi finestroni, disegnando arabeschi sui banchi e sul pavimento mentre giocava a nascondino con le foglie degli alberi del giardino e, alzando per un istante gli occhi dal quaderno, approfittando di un segno d&#39;interpunzione nello scritto, mi accorsi che tutti gli occhi dei miei compagni di classe erano puntati fissi su di me. Deglutii, ricacciando giù il nervosismo, e continuai a leggere fino a quando arrivai alla fine. Poi l&#39;insegnante mi disse che potevo andare e io tornai al mio posto. La lezione riprese.&#xA;Da quel giorno, però, le cose non furono più le stesse.&#xA;Da quel giorno non fui più soltanto la secchiona. Da quel giorno i miei compagni iniziarono a chiamarmi anche nerd.&#xA;&#xA;[A dispetto del titolo, non intendo sottoporvi al supplizio che Proust inflisse ai suoi lettori e non pubblicherò sette tomi descrivendo con dovizia di particolari il mio rapporto coi videogiochi: il mio contributo alla #SagraIndieWeb per questo mese termina qui]&#xA;&#xA;Bubble Bobble Taito&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="due-draghetti-sparabolle-alla-ricerca-del-tempo-perduto">Due draghetti sparabolle, alla ricerca del tempo perduto</h2>

<p>Il mese di marzo ha come tema, per la #SagraIndieWeb, i videogiochi e per me è impossibile pensare a un videogioco senza che alla mia mente tornino due draghetti sparabolle. Era una (per me troppo) calda estate di tanti, ma tanti anni fa e mi trovavo (contro la mia volontà) ancora una volta in vacanza al mare, insieme ai miei genitori e alla mia sorellina. Avrebbe potuto essere un rovente mese d’agosto come quelli che lo avevano preceduto, non molti in realtà perché ero piccola, ma abbastanza da farmi detestare il caldo, le spiagge affollate, rumorose e piene di sabbia che si appiccica ovunque, e invece quei due draghetti mi salvarono le vacanze.
La sala giochi era fresca, i raggi del sole non riuscivano a illuminarla completamente e offriva una gradevolissima penombra, le musiche dei vari giochi sovrastavano il vociare delle persone… Per me, che avevo già finito tutti i compiti delle vacanze e non mi ero portata abbastanza libri da leggere, quello diventò il rifugio sicuro dove poter stare in santa pace, senza essere costretta a <em>far amicizia</em> con altri bambini sulla battigia. Purtroppo, come detto, ero piccola e non potevo svignarmela mollando mamma, papà e sorella in spiaggia ogni volta che volevo: Bub e Bob diventarono così i miei compagni del dopo pranzo – quando il sole era troppo alto e ustionante per poter stare al mare – e del dopo cena, a patto che portassi con me e tenessi d’occhio la mia sorellina.
Non so quanti gettoni abbia lasciato dentro quella macchinetta, a posteriori penso tanti che avrei potuto diventare azionista della Taito, ma a quel tempo non mi importava: tutto quello che sapevo era che riuscivo a superare livello dopo livello, che in quella sala giochi ci stavo decisamente meglio che in spiaggia, ma soprattutto che lì <em>non avevo bisogno di fingere</em>. Davanti a quello schermo, mentre aiutavo i draghetti, potevo <em>essere me</em>, la ragazzina timida e mingherlina, con problemi d&#39;asma e tutto il corollario di sfighe che la vostra immaginazione riesce a concepire.
<img src="https://th.bing.com/th/id/R.a9a0b0e8c7c53cc3831172779217e707?rik=yCnVEKSlTLDRBQ&amp;riu=http%3a%2f%2flostcave.files.wordpress.com%2f2012%2f12%2frnd37.png&amp;ehk=rDs5KYxk0%2f9ORO6QTwrUyXOMQY55ajnLk4ciSdM9KpY%3d&amp;risl=1&amp;pid=ImgRaw&amp;r=0" alt="Bubble Bobble, momento di gioco"></p>

<p>In quel fantastico mondo fatto di piani da scalare, balene da evitare, fruttini da mangiare e bolle da sparare, la logica aveva il suo spazio, a ogni azione corrispondeva una precisa e abbastanza prevedibile reazione, non come con gli altri bambini, sempre così complicati da interpretare e dalle reazioni imprevedibili! Giocare era così <em>rilassante</em>!
Poi le vacanze finirono, la striscia blu luccicante del mare in lontananza venne sostituita da interminabili nastri di asfalto mentre l&#39;automobile tornava verso la Lombardia. Sapevo che a casa non avrei ritrovato i draghetti, ma non avrei neppure avuto sabbia addosso e mi ero finalmente liberata dal dovere di <em>fare amicizia</em> in spiaggia; a scuola avrei ritrovato gli stessi compagni di sempre, quelli coi quali parlavo solo se mi rivolgevano loro la parola per primi, perché sarebbe stato scortese non rispondere, ma che più o meno avevo imparato a conoscere. Almeno quel tanto che bastava perché li evitassi il più possibile.
E poi avrei rivisto i nonni! E avrei ritrovato tutti i miei libri! E tra poco sarebbe ricominciata la scuola, con così tante cose interessanti da imparare! I draghetti non mi sarebbero mancati, no, no.
Parlai di loro solo una volta al di fuori della mia cerchia famigliare, nel tema che l&#39;insegnante ci aveva assegnato perché descrivessimo le nostre vacanze estive appena concluse: come accadeva abbastanza spesso, il mio componimento ottenne il voto migliore – essere appassionati della propria lingua e studiarne i meccanismi paga – e dovetti leggerlo ad alta voce stando in piedi accanto alla cattedra – l&#39;insegnante, evidentemente, lo considerava un premio, mentre per me era stato un supplizio, almeno finché non ci feci l&#39;abitudine – ma, una volta tanto, notai che i miei compagni prestavano attenzione a ciò che leggevo. Nessuno lanciava palline di carta intrise di saliva usando le penne come cerbottane, né ridacchiava, né tirava le trecce a Rossana o passava bigliettini con cuori disegnati a Silvia. Una calma quasi surreale. Il sole entrava dai larghi finestroni, disegnando arabeschi sui banchi e sul pavimento mentre giocava a nascondino con le foglie degli alberi del giardino e, alzando per un istante gli occhi dal quaderno, approfittando di un segno d&#39;interpunzione nello scritto, mi accorsi che tutti gli occhi dei miei compagni di classe erano puntati fissi su di me. Deglutii, ricacciando giù il nervosismo, e continuai a leggere fino a quando arrivai alla fine. Poi l&#39;insegnante mi disse che potevo andare e io tornai al mio posto. La lezione riprese.
Da quel giorno, però, le cose non furono più le stesse.
Da quel giorno non fui più soltanto <em>la secchiona</em>. Da quel giorno i miei compagni iniziarono a chiamarmi anche <em>nerd</em>.</p>

<p>[A dispetto del titolo, non intendo sottoporvi al supplizio che Proust inflisse ai suoi lettori e non pubblicherò sette tomi descrivendo con dovizia di particolari il mio rapporto coi videogiochi: il mio contributo alla #SagraIndieWeb per questo mese termina qui]</p>

<p><img src="https://tse3.mm.bing.net/th/id/OIP.e2sOEuwWxqkn9hTPfiF4UQHaGW" alt="Bubble Bobble Taito"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/lonhfahdfk</guid>
      <pubDate>Mon, 23 Mar 2026 14:36:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>STATUTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/statuto-del-collettivo-casamatta</link>
      <description>&lt;![CDATA[STATUTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA&#xA;     &#xA;PREAMBOLO&#xA;Il Collettivo nasce con l’obiettivo di costruire a Pesaro e provincia uno spazio politico, sociale e culturale fondato sui principi del marxismo – e quindi della lotta anticapitalista, dell’antifascismo, dell’internazionalismo, dell’antirazzismo, dell’ecologismo anticapitalista, del transfemminismo e dell’antisessismo.&#xA;Rifiutiamo ogni forma di oppressione e sfruttamento, e riteniamo necessario un progetto politico che unisca studio, lotta, solidarietà e organizzazione dal basso.&#xA; &#xA;PARTE I — PRINCIPI FONDAMENTALI&#xA;Art. 1 — Anticapitalismo e Marxismo&#xA;● Il Collettivo riconosce che il capitalismo è un sistema&#xA;● basato sull’alienazione del lavoro e della vita e sullo sfruttamento del lavoro salariato per il profitto di pochi&#xA;● che vive di crisi, disuguaglianze e sfruttamento strutturali&#xA;● che subordina i bisogni umani alla logica del profitto&#xA;1.2 Il Collettivo sostiene le lotte per la redistribuzione reale delle risorse, per l’accesso universale ai diritti fondamentali e per l’abbattimento delle disuguaglianze economiche e sociali.&#xA;1.3 Il nostro riferimento teorico è il marxismo nelle sue diverse interpretazioni critiche e rivoluzionarie.&#xA;1.4 Il Collettivo rifiuta ogni forma di compatibilità con logiche socialdemocratiche, neoliberali, aziendaliste o individualiste.&#xA;1.5 Il Collettivo combatte ogni forma di sfruttamento, sostenendo l’autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici e la difesa dei diritti sul posto di lavoro.&#xA;1.6 Il Collettivo riconosce che il cambiamento nasce dal conflitto sociale organizzato: scioperi, mobilitazioni, campagne e lotte sono strumenti fondamentali per trasformare i rapporti di forza nella società.&#xA; &#xA;Art. 2 — Antifascismo e Democrazia partecipata e laica&#xA;1 Il Collettivo prende posizione contro le organizzazioni e le ideologie fasciste, naziste e di estrema destra e si riconosce in un antifascismo consapevole e partecipato, inteso come pratica politica, sociale e culturale volta alla difesa dei valori democratici, dell’uguaglianza e della giustizia sociale.&#xA;2 Il Collettivo fonda la propria organizzazione sulla partecipazione attiva, sulla discussione democratica e sull’assenza di gerarchie permanenti, valorizzando la decisione collettiva e condivisa.&#xA; &#xA;Art. 3 — Internazionalismo&#xA;3.1 Il Collettivo riconosce che i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo condividono gli stessi interessi e lo stesso nemico di classe: le lotte non possono essere confinate entro i confini nazionali, ma devono costruire solidarietà concreta oltre le frontiere.&#xA;3.2 L’internazionalismo implica il rifiuto di ogni forma di dominio economico, politico o militare esercitato da uno Stato su un altro. Il Collettivo sostiene i popoli oppressi nelle loro lotte di autodeterminazione e liberazione.&#xA;3.3 L’internazionalismo è incompatibile con qualunque ideologia nazionalista, sciovinista o xenofoba. Il Collettivo promuove invece cooperazione, scambio e solidarietà tra i popoli.&#xA; &#xA;Art. 4 — Antirazzismo e Anticolonialismo&#xA;4.1 Il Collettivo ripudia ogni forma di razzismo, suprematismo o discriminazione etnica, culturale o religiosa.&#xA;4.2 Sosteniamo le lotte anticoloniali e antimperialiste, riconoscendo che il capitalismo globale riproduce gerarchie tra popoli e nazioni.&#xA;4.3 Il Collettivo si oppone al militarismo e rifiuta l’uso della guerra e della forza militare come strumenti di dominio, controllo o risoluzione dei conflitti.&#xA;4.4. Il collettivo rivendica il diritto alla resistenza e all&#39;autodeterminazione dei popoli, rifiutando l’equiparazione tra la violenza degli sfruttati e degli oppressi con quella degli sfruttatori e degli oppressori.&#xA;4.6 Il Collettivo sostiene la cooperazione internazionale, il dialogo interculturale e la tutela dei diritti dei popoli oppressi, promuovendo un internazionalismo concreto e anti-xenofobo.&#xA; &#xA;Art. 5 — Ecologismo anticapitalista&#xA;5.1 Il collettivo afferma che la crisi climatica è una conseguenza diretta del modello produttivo capitalistico.&#xA;5.2 Il collettivo sostiene una transizione ecologica radicale, giusta e guidata dai bisogni popolari, non dal profitto.&#xA;5.3 Il collettivo rifiuta il greenwashing e l’ecologismo fine a sé stesso. Una critica ecologica - consapevole e coerente - non può che essere anticapitalista e mettere in questione il modello di sviluppo capitalista.&#xA; &#xA;Art. 6 — Femminismo e Lotta contro il Patriarcato&#xA;6.1 Il Collettivo si impegna per la parità reale, l’autodeterminazione e la lotta contro ogni forma di oppressione di genere.&#xA;6.2 La liberazione delle donne e delle soggettività oppresse dal sistema patriarcale è parte centrale del progetto rivoluzionario. Non sono, quindi, ammesse posizioni sessiste o misogine.&#xA; &#xA;Art. 7 — Antisessismo, Diritti LGBTQIA+ e Liberazione Sessuale&#xA;7.1 Il Collettivo sostiene pienamente i diritti e le lotte delle persone LGBTQIA+.&#xA;7.2 Non sono tollerate posizioni omo-lesbo-bi-trans-fobiche, queerfobiche o che negano l’esistenza e i diritti delle persone trans e non binarie.&#xA;7.3 Viene sostenuta una cultura politica basata sul rispetto, sul consenso e sulla solidarietà.&#xA; &#xA;PARTE II — ORGANIZZAZIONE DEL COLLETTIVO&#xA;Art. 8 — Assemblearismo e Democrazia Interna&#xA;8.1 Il Collettivo si organizza in modo democratico, con assemblee periodiche aperte ai membri ed eventuali interessati.&#xA;8.2 Le decisioni vengono prese attraverso discussione collettiva, ricerca del consenso ove possibile o voto a maggioranza.&#xA;8.3 Sono rifiutate pratiche autoritarie, leaderismo carismatico e gestione antidemocratica.&#xA; &#xA;Art. 9 — Gruppi di Lavoro&#xA;9.1 Potranno essere costituiti gruppi di lavoro tematici e organizzativi.&#xA;9.2 I gruppi di lavoro operano in modo orizzontale: le decisioni vengono prese collettivamente, senza ruoli gerarchici fissi. Ogni membro del Collettivo può partecipare liberamente, portare contributi e assumere responsabilità operative.&#xA;9.3 Ogni gruppo è tenuto a:&#xA;● riferire regolarmente all’assemblea del Collettivo;&#xA;● documentare le proprie attività, presentando analisi, proposte, materiali e programmi;&#xA;● mantenere coerenza politica con le linee generali del Collettivo.&#xA;Il lavoro prodotto deve essere accessibile a tutti i membri del Collettivo.&#xA;9.4 L’assemblea rimane lo spazio decisionale finale, mentre i gruppi garantiscono continuità e approfondimento.&#xA; &#xA;Art. 10 —Portavoce, ruoli organizzativi e Finanze&#xA;10.1 Tutti i ruoli organizzativi, inclusi portavoce, tesoriere e responsabile dei rapporti con la stampa, devono essere decisi collettivamente, revocabili e temporalmente limitati.&#xA;10.2 Ove possibile tutti i ruoli di cui sopra devono essere ruotati regolarmente per evitare personalismi e accumulo di ruoli. I gruppi restano sempre aperti a nuovi membri, favorendo inclusione, apprendimento e crescita collettiva.&#xA;10.3 Le finanze, le spese e le raccolte fondi devono essere pubbliche e trasparenti, con report aggiornati all’inizio di ogni riunione e resi disponibili ad ogni membro del Collettivo.&#xA; &#xA;PARTE III — ATTIVITÀ POLITICA&#xA;Art. 11 — Incompatibilità Politica&#xA;11.1 Sono incompatibili con la militanza nel Collettivo:&#xA;● fascismo, neofascismo e sionismo&#xA;● razzismo, suprematismo e xenofobia&#xA;● militarismo e nazionalismo autoritario&#xA;● sessismo e misoginia&#xA;● omofobia, transfobia, queerfobia&#xA;11.2 La partecipazione al Collettivo non è compatibile con ruoli&#xA;● di vertice, di direzione e di rappresentanza in partiti e in forze politiche che partecipano a giunte, consigli o governi locali di collaborazione di classe&#xA;● in aziende partecipate espressione diretta del governo locale o ad esso legate.&#xA; &#xA;Art. 12 — Formazione Politica&#xA;12.1 Il Collettivo considera la formazione politica uno strumento indispensabile per comprendere le dinamiche sociali, economiche e storiche del capitalismo. Lo studio collettivo è parte integrante della militanza, e si svolge attraverso gruppi di lettura, seminari, discussioni guidate, percorsi tematici, e/o cineforum.&#xA;12.2 La formazione deve essere inclusiva, accessibile e orientata a sviluppare capacità critiche autonome. Ogni militante è incoraggiato a contribuire con competenze e prospettive diverse, promuovendo un sapere condiviso che non riproduca gerarchie accademiche ma favorisca la crescita politica del collettivo nel suo insieme.&#xA; &#xA;Art. 13 — Lotta e Conflitto&#xA;13.1 Il Collettivo partecipa alle mobilitazioni studentesche, alle vertenze sul lavoro, alle lotte ambientali e territoriali.&#xA;13.2 Il Collettivo promuove pratiche solidali e mutualistiche.&#xA;13.3 Si possono costruire alleanze con altri gruppi, purché rispondenti ai principi di questo Manifesto e non operanti in contrasto con esso.&#xA; &#xA;Art. 14 — Comunicazione e Spazio Pubblico&#xA;14.1 Il Collettivo utilizza strumenti di comunicazione inclusivi e accessibili: assemblee, conferenze, seminari, social media, volantini.&#xA;14.2 Nessun contenuto discriminatorio, offensivo o denigratorio può essere prodotto o diffuso a nome del Collettivo.&#xA; &#xA;CONCLUSIONE&#xA;15.1 Questo Manifesto rappresenta la base politica, etica ed organizzativa del Collettivo.&#xA;15.2 L’adesione al Collettivo richiede la sottoscrizione del Manifesto.&#xA;15.3 La partecipazione è personale. Si aderisce come singole persone, non in forma associata (altri collettivi, organizzazioni, circoli, partiti).&#xA;15.4 Chiunque voglia partecipare deve rispettarlo e contribuire alla costruzione di una comunità militante, inclusiva e radicale.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>STATUTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA</p>

<p>PREAMBOLO
Il Collettivo nasce con l’obiettivo di costruire a Pesaro e provincia uno spazio politico, sociale e culturale fondato sui principi del marxismo – e quindi della lotta anticapitalista, dell’antifascismo, dell’internazionalismo, dell’antirazzismo, dell’ecologismo anticapitalista, del transfemminismo e dell’antisessismo.
Rifiutiamo ogni forma di oppressione e sfruttamento, e riteniamo necessario un progetto politico che unisca studio, lotta, solidarietà e organizzazione dal basso.</p>

<p>PARTE I — PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1 — Anticapitalismo e Marxismo
● Il Collettivo riconosce che il capitalismo è un sistema
● basato sull’alienazione del lavoro e della vita e sullo sfruttamento del lavoro salariato per il profitto di pochi
● che vive di crisi, disuguaglianze e sfruttamento strutturali
● che subordina i bisogni umani alla logica del profitto
1.2 Il Collettivo sostiene le lotte per la redistribuzione reale delle risorse, per l’accesso universale ai diritti fondamentali e per l’abbattimento delle disuguaglianze economiche e sociali.
1.3 Il nostro riferimento teorico è il marxismo nelle sue diverse interpretazioni critiche e rivoluzionarie.
1.4 Il Collettivo rifiuta ogni forma di compatibilità con logiche socialdemocratiche, neoliberali, aziendaliste o individualiste.
1.5 Il Collettivo combatte ogni forma di sfruttamento, sostenendo l’autorganizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici e la difesa dei diritti sul posto di lavoro.
1.6 Il Collettivo riconosce che il cambiamento nasce dal conflitto sociale organizzato: scioperi, mobilitazioni, campagne e lotte sono strumenti fondamentali per trasformare i rapporti di forza nella società.</p>

<p>Art. 2 — Antifascismo e Democrazia partecipata e laica
2. 1 Il Collettivo prende posizione contro le organizzazioni e le ideologie fasciste, naziste e di estrema destra e si riconosce in un antifascismo consapevole e partecipato, inteso come pratica politica, sociale e culturale volta alla difesa dei valori democratici, dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
2. 2 Il Collettivo fonda la propria organizzazione sulla partecipazione attiva, sulla discussione democratica e sull’assenza di gerarchie permanenti, valorizzando la decisione collettiva e condivisa.</p>

<p>Art. 3 — Internazionalismo
3.1 Il Collettivo riconosce che i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo condividono gli stessi interessi e lo stesso nemico di classe: le lotte non possono essere confinate entro i confini nazionali, ma devono costruire solidarietà concreta oltre le frontiere.
3.2 L’internazionalismo implica il rifiuto di ogni forma di dominio economico, politico o militare esercitato da uno Stato su un altro. Il Collettivo sostiene i popoli oppressi nelle loro lotte di autodeterminazione e liberazione.
3.3 L’internazionalismo è incompatibile con qualunque ideologia nazionalista, sciovinista o xenofoba. Il Collettivo promuove invece cooperazione, scambio e solidarietà tra i popoli.</p>

<p>Art. 4 — Antirazzismo e Anticolonialismo
4.1 Il Collettivo ripudia ogni forma di razzismo, suprematismo o discriminazione etnica, culturale o religiosa.
4.2 Sosteniamo le lotte anticoloniali e antimperialiste, riconoscendo che il capitalismo globale riproduce gerarchie tra popoli e nazioni.
4.3 Il Collettivo si oppone al militarismo e rifiuta l’uso della guerra e della forza militare come strumenti di dominio, controllo o risoluzione dei conflitti.
4.4. Il collettivo rivendica il diritto alla resistenza e all&#39;autodeterminazione dei popoli, rifiutando l’equiparazione tra la violenza degli sfruttati e degli oppressi con quella degli sfruttatori e degli oppressori.
4.6 Il Collettivo sostiene la cooperazione internazionale, il dialogo interculturale e la tutela dei diritti dei popoli oppressi, promuovendo un internazionalismo concreto e anti-xenofobo.</p>

<p>Art. 5 — Ecologismo anticapitalista
5.1 Il collettivo afferma che la crisi climatica è una conseguenza diretta del modello produttivo capitalistico.
5.2 Il collettivo sostiene una transizione ecologica radicale, giusta e guidata dai bisogni popolari, non dal profitto.
5.3 Il collettivo rifiuta il greenwashing e l’ecologismo fine a sé stesso. Una critica ecologica – consapevole e coerente – non può che essere anticapitalista e mettere in questione il modello di sviluppo capitalista.</p>

<p>Art. 6 — Femminismo e Lotta contro il Patriarcato
6.1 Il Collettivo si impegna per la parità reale, l’autodeterminazione e la lotta contro ogni forma di oppressione di genere.
6.2 La liberazione delle donne e delle soggettività oppresse dal sistema patriarcale è parte centrale del progetto rivoluzionario. Non sono, quindi, ammesse posizioni sessiste o misogine.</p>

<p>Art. 7 — Antisessismo, Diritti LGBTQIA+ e Liberazione Sessuale
7.1 Il Collettivo sostiene pienamente i diritti e le lotte delle persone LGBTQIA+.
7.2 Non sono tollerate posizioni omo-lesbo-bi-trans-fobiche, queerfobiche o che negano l’esistenza e i diritti delle persone trans e non binarie.
7.3 Viene sostenuta una cultura politica basata sul rispetto, sul consenso e sulla solidarietà.</p>

<p>PARTE II — ORGANIZZAZIONE DEL COLLETTIVO
Art. 8 — Assemblearismo e Democrazia Interna
8.1 Il Collettivo si organizza in modo democratico, con assemblee periodiche aperte ai membri ed eventuali interessati.
8.2 Le decisioni vengono prese attraverso discussione collettiva, ricerca del consenso ove possibile o voto a maggioranza.
8.3 Sono rifiutate pratiche autoritarie, leaderismo carismatico e gestione antidemocratica.</p>

<p>Art. 9 — Gruppi di Lavoro
9.1 Potranno essere costituiti gruppi di lavoro tematici e organizzativi.
9.2 I gruppi di lavoro operano in modo orizzontale: le decisioni vengono prese collettivamente, senza ruoli gerarchici fissi. Ogni membro del Collettivo può partecipare liberamente, portare contributi e assumere responsabilità operative.
9.3 Ogni gruppo è tenuto a:
● riferire regolarmente all’assemblea del Collettivo;
● documentare le proprie attività, presentando analisi, proposte, materiali e programmi;
● mantenere coerenza politica con le linee generali del Collettivo.
Il lavoro prodotto deve essere accessibile a tutti i membri del Collettivo.
9.4 L’assemblea rimane lo spazio decisionale finale, mentre i gruppi garantiscono continuità e approfondimento.</p>

<p>Art. 10 —Portavoce, ruoli organizzativi e Finanze
10.1 Tutti i ruoli organizzativi, inclusi portavoce, tesoriere e responsabile dei rapporti con la stampa, devono essere decisi collettivamente, revocabili e temporalmente limitati.
10.2 Ove possibile tutti i ruoli di cui sopra devono essere ruotati regolarmente per evitare personalismi e accumulo di ruoli. I gruppi restano sempre aperti a nuovi membri, favorendo inclusione, apprendimento e crescita collettiva.
10.3 Le finanze, le spese e le raccolte fondi devono essere pubbliche e trasparenti, con report aggiornati all’inizio di ogni riunione e resi disponibili ad ogni membro del Collettivo.</p>

<p>PARTE III — ATTIVITÀ POLITICA
Art. 11 — Incompatibilità Politica
11.1 Sono incompatibili con la militanza nel Collettivo:
● fascismo, neofascismo e sionismo
● razzismo, suprematismo e xenofobia
● militarismo e nazionalismo autoritario
● sessismo e misoginia
● omofobia, transfobia, queerfobia
11.2 La partecipazione al Collettivo non è compatibile con ruoli
● di vertice, di direzione e di rappresentanza in partiti e in forze politiche che partecipano a giunte, consigli o governi locali di collaborazione di classe
● in aziende partecipate espressione diretta del governo locale o ad esso legate.</p>

<p>Art. 12 — Formazione Politica
12.1 Il Collettivo considera la formazione politica uno strumento indispensabile per comprendere le dinamiche sociali, economiche e storiche del capitalismo. Lo studio collettivo è parte integrante della militanza, e si svolge attraverso gruppi di lettura, seminari, discussioni guidate, percorsi tematici, e/o cineforum.
12.2 La formazione deve essere inclusiva, accessibile e orientata a sviluppare capacità critiche autonome. Ogni militante è incoraggiato a contribuire con competenze e prospettive diverse, promuovendo un sapere condiviso che non riproduca gerarchie accademiche ma favorisca la crescita politica del collettivo nel suo insieme.</p>

<p>Art. 13 — Lotta e Conflitto
13.1 Il Collettivo partecipa alle mobilitazioni studentesche, alle vertenze sul lavoro, alle lotte ambientali e territoriali.
13.2 Il Collettivo promuove pratiche solidali e mutualistiche.
13.3 Si possono costruire alleanze con altri gruppi, purché rispondenti ai principi di questo Manifesto e non operanti in contrasto con esso.</p>

<p>Art. 14 — Comunicazione e Spazio Pubblico
14.1 Il Collettivo utilizza strumenti di comunicazione inclusivi e accessibili: assemblee, conferenze, seminari, social media, volantini.
14.2 Nessun contenuto discriminatorio, offensivo o denigratorio può essere prodotto o diffuso a nome del Collettivo.</p>

<p>CONCLUSIONE
15.1 Questo Manifesto rappresenta la base politica, etica ed organizzativa del Collettivo.
15.2 L’adesione al Collettivo richiede la sottoscrizione del Manifesto.
15.3 La partecipazione è personale. Si aderisce come singole persone, non in forma associata (altri collettivi, organizzazioni, circoli, partiti).
15.4 Chiunque voglia partecipare deve rispettarlo e contribuire alla costruzione di una comunità militante, inclusiva e radicale.</p>
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      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/3flj18jd2h</guid>
      <pubDate>Sun, 22 Mar 2026 15:46:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>MANIFESTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/collettivocasamatta/manifesto-del-collettivo-casamatta</link>
      <description>&lt;![CDATA[MANIFESTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA&#xA;&#xA;CHI SIAMO&#xA;&#xA;Siamo un collettivo di compagne e compagni della provincia di Pesaro che:&#xA;&#xA;● rifiuta la rassegnazione e l’adattamento all’esistente e vuole contribuire alla costruzione di un altro mondo nuovo e possibile;&#xA;● vuole assumere, rimettere al centro ed approfondire l’analisi marxista (che racchiude al suo interno una prospettiva di classe, trans-femminista, ecologica, internazionalista, anti-imperialista e anti-colonialista) come strumento quanto mai attuale per comprendere e trasformare la realtà;&#xA;● vuole fare formazione ed auto-formazione politica per intervenire nelle lotte locali e globali.&#xA; &#xA;A CHI CI RIVOLGIAMO&#xA;&#xA;Il Collettivo è aperto:&#xA;&#xA;● a chiunque si riconosca in queste esigenze e in questi valori e voglia contribuire alla crescita di questo progetto;&#xA;● a chi vive sulla propria pelle sfruttamento e alienazione;&#xA;● a chi non si riconosce nelle risposte istituzionali o nella sinistra adattata all’esistente;&#xA;● a chi riconosce che questo sistema non è riformabile, ma va trasformato radicalmente;&#xA;● a chi vuole studiare, organizzarsi e lottare collettivamente per costruire conflitto, coscienza e solidarietà.&#xA; &#xA;&#xA;PERCHÉ A PESARO&#xA;&#xA;Siamo periferia rispetto a molte lotte, ma parte viva delle contraddizioni del capitalismo. Precarizzazione del lavoro, povertà, speculazione, crisi ambientale, attacco ai diritti umani attraversano anche questo territorio e colpiscono tutte e tutti noi.&#xA;&#xA;Vogliamo organizzare un’alternativa con chi vuole costruire resistenza, conflitto e solidarietà (anche internazionale) nella nostra città.&#xA;&#xA;Vogliamo mettere insieme sensibilità diverse per superare la frammentazione della sinistra antagonista, radicale, e di classe, dare forza all’analisi marxista e costruire reti di resistenza e partecipazione alle lotte.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>MANIFESTO DEL COLLETTIVO CASAMATTA</p>

<p>CHI SIAMO</p>

<p>Siamo un collettivo di compagne e compagni della provincia di Pesaro che:</p>

<p>● rifiuta la rassegnazione e l’adattamento all’esistente e vuole contribuire alla costruzione di un altro mondo nuovo e possibile;
● vuole assumere, rimettere al centro ed approfondire l’analisi marxista (che racchiude al suo interno una prospettiva di classe, trans-femminista, ecologica, internazionalista, anti-imperialista e anti-colonialista) come strumento quanto mai attuale per comprendere e trasformare la realtà;
● vuole fare formazione ed auto-formazione politica per intervenire nelle lotte locali e globali.</p>

<p>A CHI CI RIVOLGIAMO</p>

<p>Il Collettivo è aperto:</p>

<p>● a chiunque si riconosca in queste esigenze e in questi valori e voglia contribuire alla crescita di questo progetto;
● a chi vive sulla propria pelle sfruttamento e alienazione;
● a chi non si riconosce nelle risposte istituzionali o nella sinistra adattata all’esistente;
● a chi riconosce che questo sistema non è riformabile, ma va trasformato radicalmente;
● a chi vuole studiare, organizzarsi e lottare collettivamente per costruire conflitto, coscienza e solidarietà.</p>

<p>PERCHÉ A PESARO</p>

<p>Siamo periferia rispetto a molte lotte, ma parte viva delle contraddizioni del capitalismo. Precarizzazione del lavoro, povertà, speculazione, crisi ambientale, attacco ai diritti umani attraversano anche questo territorio e colpiscono tutte e tutti noi.</p>

<p>Vogliamo organizzare un’alternativa con chi vuole costruire resistenza, conflitto e solidarietà (anche internazionale) nella nostra città.</p>

<p>Vogliamo mettere insieme sensibilità diverse per superare la frammentazione della sinistra antagonista, radicale, e di classe, dare forza all’analisi marxista e costruire reti di resistenza e partecipazione alle lotte.</p>
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      <author>CollettivoCasamatta</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/m2g7fyvham</guid>
      <pubDate>Sun, 22 Mar 2026 15:44:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Arrivano i pirati!</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/arrivano-i-pirati</link>
      <description>&lt;![CDATA[(1)&#xA;&#xA;Nel corso della Storia, molti sono stati gli esseri umani che si sono ribellati al potere dominante: rivoluzionari, carbonari, briganti, partigiani, tanto per citarne alcuni tra i più recenti. Nessun gruppo ribelle, però, ha riscosso tanto e duraturo successo quanto i pirati.&#xA;Tanto quelli che infestarono i mari dei Caraibi, quanto quelli che solcarono le onde dei mari orientali, i pirati hanno saputo solleticare la fantasia e suscitare la simpatia di milioni di persone a ogni latitudine e per secoli, tanto che questa che era partita come l’idea di “scrivere qualcosina sui pirati” si è ben presto trasformata in una mini-serie, di cui ora vi accingete a leggere la prima parte [sempre che vi interessi l’argomento, e che desideriate che pubblichi anche le parti successive].&#xA;Prima di avventurarci nella marea di ipotesi che potrebbero giustificare tanto affetto, però, vediamo un po’ di fare conoscenza con questi affascinanti briganti dei marosi. &#xA;Sia che si tratti di pirati caraibici, sia che si tratti di pirati dei mari orientali, una caratteristica comune c’era: il desiderio di far soldi a scapito dei commerci regolari. La pirateria, infatti, si sviluppò sempre lungo le tratte commerciali e la motivazione è facilmente intuibile: tante imbarcazioni mercantili significavano maggior possibilità di bottino; quindi, sebbene i pirati siano antichi quanto i commerci marittimi, è solo quando le potenze europee iniziarono a espandere le proprie rotte commerciali spingendosi fino alle Indie e alle Americhe che si iniziò a parlare globalmente di pirateria.&#xA;&#xA;Sandokaaaaan, Sandokaaaaan! &#xA;Il temibile pirata della Malesia, reso celeberrimo dal genio narrativo di Salgari e dalle successive trasposizioni cinematografiche, potrebbe non essere solo frutto di fantasia: le cronache riportano incursioni piratesche nello Stretto di Malacca già dal XIV secolo, quando imbarcazioni degli Orang Laut solcavano i mari che separano l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese. Gli Orang Laut sono il Popolo del Mare in lingua malese, appartenenti a diversi gruppi etnici del Sud-Est asiatico accomunati dal fatto di essere nomadi che vivono in barca; sebbene oggi queste popolazioni si siano in larga misura assimilate alla cultura malese, divenendo sedentarie, conservano le loro tradizioni legate alla marineria e in passato svolsero un ruolo preminente anche nelle lotte per il potere politico. Proprio nel XIV secolo furono le bande pirata di Orang Laut a consentire, con la loro lealtà al principe Parameswara, di resistere e contrastare le pressioni dei regnanti vicini, mantenendo così il proprio potere. Nulla di troppo diverso di quanto avvenne molto più vicino a noi, dove regnanti di vari stati europei graziarono o persino nobilitarono pirati che mutarono pelle, per così dire, divenendo corsari (emblematico e notissimo il caso di Francis Drake, nominato Sir dalla Regina d’Inghilterra, che da solo meriterebbe la stesura di un intero trattato).&#xA;È proprio a partire dal XVIII secolo, con l’aumento dell’interesse europeo per le spezie dell’Estremo Oriente e la conseguente pressione delle potenze coloniali su quelle lontane terre, che la pirateria inizia la sua ascesa e, proprio come raccontano nei romanzi di Salgari, mentre da un lato i pirati erano spinti dalla povertà sulla terraferma e dal desiderio di cospicui guadagni in mare, dall’altro c’era anche un desiderio di opporsi all’invasione straniera. Cosa che in effetti facevano con grande efficacia l’eroe letterario Sandokan e i suoi Tigrotti della Malesia.&#xA;Tra il 1813 e il 1823 la pirateria fu combattuta, anche con discreta efficacia, dal sultano del Brunei Kanzul Alam e dal capitano britannico Robert C. Graham.&#xA;La vera svolta, però, si ebbe nel 1830, quando le potenze coloniali britannica e olandese presenti nella regione si allearono contro i pirati, e tracciarono lungo lo Stretto di Malacca una linea di demarcazione anglo-olandese impegnandosi a combattere la pirateria ciascuno sul proprio versante, e al contempo perseguendo la cara, vecchia e purtroppo ancora oggi validissima tradizione del Divide et impera: una motivazione in più per fomentare nuove guerre, a scapito dei popoli dominati, e a totale ed esclusivo vantaggio delle potenze coloniali europee.&#xA;L’antica linea di demarcazione, ben lungi dall’essere dimenticata o dal cadere in disuso, segna ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, il confine marittimo tra Malaysia e Indonesia nello Stretto di Malacca.&#xA;&#xA;Ma Sandokan è esistito oppure no? Be’, di certo è esistito il suo acerrimo nemico, il britannico James Brook: conosciuto anche con il soprannome di Rajah bianco, questi fu un avventuriero e politico britannico, nonché Rajah di Sarawak e Governatore di Labuan attorno alla metà del Milleottocento. Altrettanto certamente è esistito chi non ha accettato di buon grado la dominazione straniera a casa propria, come testimoniano ancora oggi i tanti relitti disseminati sul fondo dello Stretto di Malacca, muti testimoni di un passato costellato da feroci battaglie navali tra pirati più o meno organizzati ed equipaggi europei. Ma sulla figura storica di Sandokan è difficile mettere un punto fermo. Tuttavia la studiosa tedesca Bianca Maria Gerlich ha viaggiato più volte nel Borneo alla ricerca delle radici storiche di questo pirata leggendario, che ritiene di aver rintracciato in un giovane originario proprio del Borneo, commerciante di nidi di rondine fino a quando strinse amicizia con il principe Syarif Osman, deposto dal trono e divenuto pirata per difendere il proprio popolo dai colonizzatori inglesi: da questa amicizia e dal comune desiderio di libertà avrebbero avuto origine le imprese piratesche che si propagarono poi nei racconti prima e nelle leggende in seguito, fino a giungere alla penna di Emilio Salgari che le amplificò e rese immortali.&#xA;Sandokan e la tigre&#xA;&#xA;La Vedova Ching &#xA;Spostandoci nel Mar della Cina e tornando a ritroso nel tempo di qualche decennio, possiamo incontrare una delle figure più note e al tempo stesso insolite della pirateria: Shi Yang nacque nel 1775 nella provincia di Guangdong e di lei poco o nulla si sa a parte il fatto che fece la prostituta in un piccolo bordello fino a quando venne catturata e chiesta in moglie dal pirata Cheng Yi, già comandante di sei flotte pirata e discendente di una famiglia dedita alla pirateria sin dal diciassettesimo secolo. La giovane donna, all’epoca venticinquenne, accettò il matrimonio, a patto che il marito le cedesse metà dei suoi averi e una delle sue flotte.&#xA;Dando prova tanto di capacità militari quanto diplomatiche, Ching Shi partecipò attivamente alle scorribande del marito e, al contempo, lo convinse a utilizzare la propria forza militare per stringere alleanze con altri pirati, fino a riunire le più imponenti flotte cantonesi sotto una sola bandiera: la Red Flag Fleet che divenne l’incubo delle marine dell’Impero Britannico, dell’Impero Portoghese e della Dinastia Qing. &#xA;Alla morte del marito, avvenuta in Vietnam nel 1807, La Vedova Ching ne prese il posto, rafforzando alleanze e arrivando a governare la più grande flotta della storia: oltre 300 giunche, sulle quali erano imbarcati tra i 20 e i 40 mila pirati, tra uomini, donne e persino bambini. Il solo modo per poter tenere unita e coesa una simile, vasta popolazione era quello di dotarsi di un codice di comportamento e Ching Shi lo fece: chiunque avesse osato contravvenire ai suoi ordini, o emetterne di propri, sarebbe stato decapitato sul posto; la stessa sorte sarebbe toccata a chi non avesse obbedito agli ordini di un superiore. Era vietato rubare dal fondo pubblico e anche i cittadini che rifornivano o aiutavano i pirati erano intoccabili, così come i loro beni. Il frutto delle razzie veniva puntualmente registrato, dopo essere stato consegnato al commissario di bordo, e veniva in seguito consegnato al capitano il quale provvedeva poi a trattenere la propria parte e a dividere il resto equamente tra la ciurma, avendo cura di conservarne l’ottanta per cento per la cassa comune, cui si faceva ricorso per acquistare tutto il necessario per la sopravvivenza quando gli assalti non andavano a buon fine. La cupidigia veniva contrastata con efficacia: chi fosse stato sorpreso a nascondere per sé parte del bottino sarebbe stato duramente frustato, la prima volta, e se recidivo condannato a morte.&#xA;I pirati erano soliti anche rapire donne, proprio come era stata rapita la stessa Ching Shi a suo tempo e, forse memore del proprio passato, la Vedova Ching pose chiare regole anche in tal senso: le prigioniere non potevano venir stuprate, pena la morte, e dovevano essere liberate, dietro pagamento di un riscatto, a meno che i pirati non volessero tenerle per sé come mogli o concubine, ma in tal caso avrebbero dovuto trattarle con rispetto ed essere loro fedeli.&#xA;Come finì la storia della Vedova Ching? Bene, perdiana! Dopo aver spadroneggiato per qualche anno razziando villaggi, cittadine e mercati da Canton a Macao, vanificando i tentativi di cattura messi in atto dalla marina della dinastia Qing e persino da quella britannica, la Red Flag Fleet subì considerevoli perdite solo dopo la lunga Battaglia della Bocca della Tigre, contro i portoghesi. A quel punto Shi Yang fece ciò per cui era divenuta tanto celebre: mercanteggiò. Ottenne l’amnistia dal governo Qing, che permise anche di tenere il bottino a tutti i pirati che si fossero arresi e avessero promesso solennemente di condurre, da quel momento, una vita lontana da razzie e brigantaggi: degli oltre 17.300 pirati che facevano parte della Red Flag Fleet, soltanto 126 furono messi a morte e poco più di 200 banditi o esiliati. &#xA;&#xA;E Ching Shih? Ufficialmente concluse la propria esistenza a Macao, dove andò a vivere con la sua famiglia dopo aver ottenuto a sua volta l’amnistia e aprì, gestendola in prima persona, una sala da gioco. Continuò anche le sue imprese per mare, questa volta in modo legale, grazie a una flotta di circa 120 navi impiegate per il commercio del sale. Ma c’è chi giura che, sotto sotto, dietro il velo di irreprensibile rispettabilità, il suo animo pirata non avesse trovato pace e che la Vedova Ching continuò di nascosto a intrallazzare oltre la legalità fino alla fine dei suoi giorni. &#xA;&#xA;Ching Shih&#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>(1)</p>

<p>Nel corso della Storia, molti sono stati gli esseri umani che si sono ribellati al potere dominante: rivoluzionari, carbonari, briganti, partigiani, tanto per citarne alcuni tra i più recenti. Nessun gruppo ribelle, però, ha riscosso tanto e duraturo successo quanto i pirati.
Tanto quelli che infestarono i mari dei Caraibi, quanto quelli che solcarono le onde dei mari orientali, i pirati hanno saputo solleticare la fantasia e suscitare la simpatia di milioni di persone a ogni latitudine e per secoli, tanto che questa che era partita come l’idea di “scrivere qualcosina sui pirati” si è ben presto trasformata in una mini-serie, di cui ora vi accingete a leggere la prima parte [sempre che vi interessi l’argomento, e che desideriate che pubblichi anche le parti successive].
Prima di avventurarci nella marea di ipotesi che potrebbero giustificare tanto affetto, però, vediamo un po’ di fare conoscenza con questi affascinanti briganti dei marosi.
Sia che si tratti di pirati caraibici, sia che si tratti di pirati dei mari orientali, una caratteristica comune c’era: il desiderio di far soldi a scapito dei commerci regolari. La pirateria, infatti, si sviluppò sempre lungo le tratte commerciali e la motivazione è facilmente intuibile: tante imbarcazioni mercantili significavano maggior possibilità di bottino; quindi, sebbene i pirati siano antichi quanto i commerci marittimi, è solo quando le potenze europee iniziarono a espandere le proprie rotte commerciali spingendosi fino alle Indie e alle Americhe che si iniziò a parlare globalmente di pirateria.</p>

<p><strong>Sandokaaaaan, Sandokaaaaan!</strong>
Il temibile pirata della Malesia, reso celeberrimo dal genio narrativo di Salgari e dalle successive trasposizioni cinematografiche, potrebbe non essere solo frutto di fantasia: le cronache riportano incursioni piratesche nello Stretto di Malacca già dal XIV secolo, quando imbarcazioni degli <em>Orang Laut</em> solcavano i mari che separano l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese. Gli <em>Orang Laut</em> sono il <em>Popolo del Mare</em> in lingua malese, appartenenti a diversi gruppi etnici del Sud-Est asiatico accomunati dal fatto di essere nomadi che vivono in barca; sebbene oggi queste popolazioni si siano in larga misura assimilate alla cultura malese, divenendo sedentarie, conservano le loro tradizioni legate alla marineria e in passato svolsero un ruolo preminente anche nelle lotte per il potere politico. Proprio nel XIV secolo furono le bande pirata di <em>Orang Laut</em> a consentire, con la loro lealtà al principe Parameswara, di resistere e contrastare le pressioni dei regnanti vicini, mantenendo così il proprio potere. Nulla di troppo diverso di quanto avvenne molto più vicino a noi, dove regnanti di vari stati europei graziarono o persino nobilitarono pirati che mutarono pelle, per così dire, divenendo corsari (emblematico e notissimo il caso di Francis Drake, nominato Sir dalla Regina d’Inghilterra, che da solo meriterebbe la stesura di un intero trattato).
È proprio a partire dal XVIII secolo, con l’aumento dell’interesse europeo per le spezie dell’Estremo Oriente e la conseguente pressione delle potenze coloniali su quelle lontane terre, che la pirateria inizia la sua ascesa e, proprio come raccontano nei romanzi di Salgari, mentre da un lato i pirati erano spinti dalla povertà sulla terraferma e dal desiderio di cospicui guadagni in mare, dall’altro c’era anche un desiderio di opporsi all’invasione straniera. Cosa che in effetti facevano con grande efficacia l’eroe letterario Sandokan e i suoi <em>Tigrotti</em> della Malesia.
Tra il 1813 e il 1823 la pirateria fu combattuta, anche con discreta efficacia, dal sultano del Brunei Kanzul Alam e dal capitano britannico Robert C. Graham.
La vera svolta, però, si ebbe nel 1830, quando le potenze coloniali britannica e olandese presenti nella regione si allearono contro i pirati, e tracciarono lungo lo Stretto di Malacca una linea di demarcazione anglo-olandese impegnandosi a combattere la pirateria ciascuno sul proprio versante, e al contempo perseguendo la cara, vecchia e purtroppo ancora oggi validissima tradizione del <em>Divide et impera</em>: una motivazione in più per fomentare nuove guerre, a scapito dei popoli dominati, e a totale ed esclusivo vantaggio delle potenze coloniali europee.
L’antica linea di demarcazione, ben lungi dall’essere dimenticata o dal cadere in disuso, segna ancora oggi, a quasi due secoli di distanza, il confine marittimo tra Malaysia e Indonesia nello Stretto di Malacca.</p>

<p>Ma <strong>Sandokan</strong> è esistito oppure no? Be’, di certo è esistito il suo acerrimo nemico, il britannico James Brook: conosciuto anche con il soprannome di <em>Rajah bianco</em>, questi fu un avventuriero e politico britannico, nonché <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sarawak" rel="nofollow">Rajah di Sarawak</a> e Governatore di Labuan attorno alla metà del Milleottocento. Altrettanto certamente è esistito chi non ha accettato di buon grado la dominazione straniera a casa propria, come testimoniano ancora oggi i tanti relitti disseminati sul fondo dello Stretto di Malacca, muti testimoni di un passato costellato da feroci battaglie navali tra pirati più o meno organizzati ed equipaggi europei. Ma sulla figura storica di Sandokan è difficile mettere un punto fermo. Tuttavia <a href="https://www.mompracem.de/home-italiano/b-gerlich" rel="nofollow">la studiosa tedesca Bianca Maria Gerlich</a> ha viaggiato più volte nel Borneo alla ricerca delle radici storiche di questo pirata leggendario, che ritiene di aver rintracciato in un giovane originario proprio del Borneo, commerciante di nidi di rondine fino a quando strinse amicizia con il principe Syarif Osman, deposto dal trono e divenuto pirata per difendere il proprio popolo dai colonizzatori inglesi: da questa amicizia e dal comune desiderio di libertà avrebbero avuto origine le imprese piratesche che si propagarono poi nei racconti prima e nelle leggende in seguito, fino a giungere alla penna di Emilio Salgari che le amplificò e rese immortali.
<img src="https://mondojapan.net/wp-content/uploads/2026/03/5-10-scaled.jpg" alt="Sandokan e la tigre"></p>

<p><strong>La Vedova Ching</strong>
Spostandoci nel Mar della Cina e tornando a ritroso nel tempo di qualche decennio, possiamo incontrare una delle figure più note e al tempo stesso insolite della pirateria: <strong>Shi Yang</strong> nacque nel 1775 nella provincia di Guangdong e di lei poco o nulla si sa a parte il fatto che fece la prostituta in un piccolo bordello fino a quando venne catturata e chiesta in moglie dal <strong>pirata Cheng Yi</strong>, già comandante di sei flotte pirata e discendente di una famiglia dedita alla pirateria sin dal diciassettesimo secolo. La giovane donna, all’epoca venticinquenne, accettò il matrimonio, a patto che il marito le cedesse metà dei suoi averi e una delle sue flotte.
Dando prova tanto di capacità militari quanto diplomatiche, Ching Shi partecipò attivamente alle scorribande del marito e, al contempo, lo convinse a utilizzare la propria forza militare per stringere alleanze con altri pirati, fino a riunire le più imponenti flotte cantonesi sotto una sola bandiera: la Red Flag Fleet che divenne l’incubo delle marine dell’Impero Britannico, dell’Impero Portoghese e della Dinastia Qing.
Alla morte del marito, avvenuta in Vietnam nel 1807, <em>La Vedova Ching</em> ne prese il posto, rafforzando alleanze e arrivando a governare la più grande flotta della storia: oltre 300 giunche, sulle quali erano imbarcati tra i 20 e i 40 mila pirati, tra uomini, donne e persino bambini. Il solo modo per poter tenere unita e coesa una simile, vasta popolazione era quello di dotarsi di un codice di comportamento e Ching Shi lo fece: chiunque avesse osato contravvenire ai suoi ordini, o emetterne di propri, sarebbe stato decapitato sul posto; la stessa sorte sarebbe toccata a chi non avesse obbedito agli ordini di un superiore. Era vietato rubare dal fondo pubblico e anche i cittadini che rifornivano o aiutavano i pirati erano intoccabili, così come i loro beni. Il frutto delle razzie veniva puntualmente registrato, dopo essere stato consegnato al commissario di bordo, e veniva in seguito consegnato al capitano il quale provvedeva poi a trattenere la propria parte e a dividere il resto equamente tra la ciurma, avendo cura di conservarne l’ottanta per cento per la cassa comune, cui si faceva ricorso per acquistare tutto il necessario per la sopravvivenza quando gli assalti non andavano a buon fine. La cupidigia veniva contrastata con efficacia: chi fosse stato sorpreso a nascondere per sé parte del bottino sarebbe stato duramente frustato, la prima volta, e se recidivo condannato a morte.
I pirati erano soliti anche rapire donne, proprio come era stata rapita la stessa Ching Shi a suo tempo e, forse memore del proprio passato, la Vedova Ching pose chiare regole anche in tal senso: le prigioniere non potevano venir stuprate, pena la morte, e dovevano essere liberate, dietro pagamento di un riscatto, a meno che i pirati non volessero tenerle per sé come mogli o concubine, ma in tal caso avrebbero dovuto trattarle con rispetto ed essere loro fedeli.
Come finì la storia della Vedova Ching? Bene, perdiana! Dopo aver spadroneggiato per qualche anno razziando villaggi, cittadine e mercati da Canton a Macao, vanificando i tentativi di cattura messi in atto dalla marina della dinastia Qing e persino da quella britannica, la <em>Red Flag Fleet</em> subì considerevoli perdite solo dopo la lunga Battaglia della Bocca della Tigre, contro i portoghesi. A quel punto Shi Yang fece ciò per cui era divenuta tanto celebre: mercanteggiò. Ottenne l’amnistia dal governo Qing, che permise anche di tenere il bottino a tutti i pirati che si fossero arresi e avessero promesso solennemente di condurre, da quel momento, una vita lontana da razzie e brigantaggi: degli oltre 17.300 pirati che facevano parte della Red Flag Fleet, soltanto 126 furono messi a morte e poco più di 200 banditi o esiliati.</p>

<p>E Ching Shih? Ufficialmente concluse la propria esistenza a Macao, dove andò a vivere con la sua famiglia dopo aver ottenuto a sua volta l’amnistia e aprì, gestendola in prima persona, una sala da gioco. Continuò anche le sue imprese per mare, questa volta in modo legale, grazie a una flotta di circa 120 navi impiegate per il commercio del sale. Ma c’è chi giura che, sotto sotto, dietro il velo di irreprensibile rispettabilità, il suo animo pirata non avesse trovato pace e che la Vedova Ching continuò di nascosto a intrallazzare oltre la legalità fino alla fine dei suoi giorni.</p>

<p><img src="https://www.giornaledellavela.com/wp-content/uploads/2024/02/ching-shih-1.jpg" alt="Ching Shih"></p>
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      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1us23jhe5t</guid>
      <pubDate>Sat, 21 Mar 2026 22:23:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>About Du Học Hàn Quốc</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/duhochanquoc2306p/about-du-hoc-han-quoc</link>
      <description>&lt;![CDATA[Du Học Hàn Quốc - LETCO cung cấp dịch vụ tư vấn du học Hàn Quốc uy tín, hỗ trợ visa, tuyển sinh đại học, học bổng, đào tạo tiếng Hàn. 20+ năm kinh nghiệm.&#xA;&#xA;Address: Tòa nhà A5, Số 298 đường Cầu Diễn, P. Minh Khai, Q. Bắc Từ Liêm, Hà Nội&#xA;&#xA;Contact: https://duhoc-hanquoc.edu.vn&#xA;&#xA;Website: Du Học Hàn Quốc&#xA;&#xA;Learn more at Du Học Hàn Quốc.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Du Học Hàn Quốc – LETCO cung cấp dịch vụ tư vấn du học Hàn Quốc uy tín, hỗ trợ visa, tuyển sinh đại học, học bổng, đào tạo tiếng Hàn. 20+ năm kinh nghiệm.</p>

<p>Address: Tòa nhà A5, Số 298 đường Cầu Diễn, P. Minh Khai, Q. Bắc Từ Liêm, Hà Nội</p>

<p>Contact: <a href="https://duhoc-hanquoc.edu.vn" rel="nofollow">https://duhoc-hanquoc.edu.vn</a></p>

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      <author>duhochanquoc2306p</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/pcnp2tojh8</guid>
      <pubDate>Sat, 21 Mar 2026 11:19:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>About LETCO</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/letco804f/about-letco</link>
      <description>&lt;![CDATA[LETCO - Export Labour Company&#xA;&#xA;Address: Hanoi, Vietnam&#xA;&#xA;Contact: 024 3793 0333&#xA;&#xA;Website: LETCO&#xA;&#xA;Learn more at LETCO.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>LETCO – Export Labour Company</p>

<p>Address: Hanoi, Vietnam</p>

<p>Contact: 024 3793 0333</p>

<p>Website: <a href="https://letco.vn" rel="nofollow">LETCO</a></p>

<p>Learn more at <a href="https://letco.vn" rel="nofollow">LETCO</a>.</p>
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      <author>letco804f</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/au33dumhxl</guid>
      <pubDate>Thu, 19 Mar 2026 04:57:18 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il &#34;mito&#34; della Carta Esatta</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/fradipicche/il-mito-della-carta-esatta</link>
      <description>&lt;![CDATA[Dal titolo si può pensare che anche questo post riguardi la cartografia, in parte è vero ma i concetti che troverete li ho incontrati per la prima volta grazie alla geomatica.&#xA;Se avete visto il post precedente vi ricorderete (forse) di aver letto che non è possibile la realizzazione di una carta che risulti fedele al 100% con la realtà. Ecco, con questo articolo vi mostrerò il perché, in maniera spero non troppo tecnica.&#xA;(Queste considerazioni si applicano ovviamente a quella tipologia di carte che hanno come scopo la rappresentazione geometricamente accurata del territorio).&#xA;&#xA;La forma della Terra&#xA;La Terra è tonda. Più precisamente, la sua superficie di riferimento è chiamata &#34;Geoide&#34;, termine con il quale si identifica la superficie equipotenziale del campo gravitazionale (in parole semplici e comprensibili, il Geoide corrisponde alla superficie che assumerebbe la Terra se fosse ricoperta d&#39;acqua, poiché questa si distribuirebbe in modo differente a seconda della forza di gravità, che non è omogenea su tutta la superficie terrestre).&#xA;Ora, il Geoide non è purtroppo descrivibile in termini matematici, per lo meno con le conoscenze attuali, dunque chi studia la superficie terrestre è costretto a prendere come riferimento un Ellissoide, introducendo quindi una prima approssimazione rispetto alla superficie reale.&#xA;Questo ellissoide è detto &#34;di rotazione&#34; perché si materializza facendo ruotare un&#39;ellisse lungo un asse (detto Z) in un sistema tridimensionale.&#xA;Eseguendo questa operazione con un ellisse avente il centro all&#39;origine degli assi si ottiene una figura solida, il cosiddetto &#34;Ellissoide di rotazione&#34;.&#xA;ellissoide vs geoide&#xA;&#xA;La modellizzazione della Terra si basa dunque su questa figura geometrica solida, realizzata con il seguente sistema di assi:&#xA;L&#39;origine degli assi coincidente al centro di massa della Terra&#xA;L&#39;asse Z che coincide con l&#39;asse di rotazione terrestre&#xA;L&#39;asse X coincidente con il Meridiano di Greenwich&#xA;L&#39;asse Y risultante in conseguenza dei due precedenti&#xA;&#xA;Le dimensioni dell&#39;ellissoide di rotazione, inoltre, sono state modificate nel tempo. I due semiassi che lo definiscono (equatoriale - lungo gli assi Y e X; polare - lungo l&#39;asse Z) dovrebbero coincidere con il &#34;raggio terrestre&#34;, ma tali valori sono stati affinati nel corso dei secoli grazie al progresso tecnico che ci ha permesso di ricavarne una stima sempre migliore.&#xA;Si può inoltre aggiungere che, in base alla porzione di superficie da rappresentare, sono stati elaborati anche i &#34;Datum&#34; (particolari orientamenti degli ellissoidi, o &#34;ellissoidi locali&#34;), che consentono di adattare meglio il modello &#34;globale&#34; alla situazione &#34;locale&#34;, in base all&#39;oscillazione del Geoide in quell&#39;area.&#xA;datum&#xA;&#xA;Ma non complichiamoci troppo la vita, già da queste premesse potete intuire come la trasposizione su una superficie piana (la carta) di una porzione di superficie terrestre sia basata su modelli approssimativi per definizione, che non sono in grado di rappresentare fedelmente la realtà. Bene, ora facciamo il passo successivo.&#xA;&#xA;La proiezione sul piano&#xA;Essendo la carta una rappresentazione sul piano di un oggetto tridimensionale (la Terra o una sua porzione) è necessario comprendere le implicazioni spaziali di questa proiezione, le quali sono in realtà molto intuitive.&#xA;Immaginate di avere un&#39;arancia e di sbucciarla (creando delle forme a &#34;spicchi&#34; l&#39;esempio è forse più comprensibile, ma qualunque forma prendano i vostri pezzi di buccia il risultato sarà identico). Potrete notare che queste porzioni di buccia non sono &#34;piatte&#34;, ma curve rispetto alla superficie di un ipotetico tavolino. Per tentare di appiattirle dovete schiacciarle, creparle, o romperle in pezzetti più piccoli, senza comunque poter ottenere una superficie piana.&#xA;Lo stesso concetto si può applicare alla proiezione della superficie terrestre su una carta. Non è possibile riportare una superficie tridimensionale su un piano in due dimensioni senza produrre delle deformazioni. Queste possono essere divise in tre tipologie:&#xA;Lineari (riguardanti le distanze)&#xA;Areali&#xA;Angolari&#xA;&#xA;In base alla caratteristica che NON viene deformata, si possono suddividere le carte in:&#xA;Isogoniche o Conformi = angoli non deformati&#xA;Equivalenti = aree non deformate&#xA;Equidistanti = distanze non deformate&#xA;Afilattiche = sono il risultato di un &#34;compromesso&#34; tra tutte le deformazioni&#xA;&#xA;Parlando invece del tipo di proiezione, nella seguente immagine ne sono illustrati tre tipi (la cilindrica rappresentata è detta &#34;diretta&#34;, mentre quando il cilindro è ruotato &#34;orizzontalmente&#34; prende il nome di &#34;trasversa&#34;). &#xA;tipi di proiezioni&#xA;Le superfici possono essere tangenti (es. la cilindrica) o secanti (es. la conica), e i punti/linee di tangenza tra Terra - foglio sono gli unici in cui le deformazioni risultano nulle, mentre man mano che ci si allontana da questi punti aumentano di entità.&#xA;Nella scelta del tipo di proiezione si tiene conto del soggetto da rappresentare. Tra queste, ad esempio, la proiezione migliore per l&#39;Italia è la Cilindrica trasversa, poiché il nostro Paese si estende da Nord a Sud, mentre per la Francia una buona soluzione è quella Conica.&#xA;&#xA;Un&#39;ulteriore distinzione si può fare basandosi sulla posizione del punto di proiezione rispetto all&#39;ellissoide di rotazione (nell&#39;ortografica è posto all&#39;infinito), che ovviamente porta a implicazioni differenti in termini di deformazioni.&#xA;punti di proiezione&#xA;&#xA;Conclusioni&#xA;Spero di aver esposto tutte queste considerazioni in maniera comprensibile, se avete trovato questi argomenti troppo noiosi (ed incredibilmente siete arrivati a leggere -forse solo- la fine) non preoccupatevi... Per esperienza ho notato che sono poche le persone che si interessano di tali temi. &#xA;&#xA;In definitiva, comunque, spero di aver reso l&#39;idea della complessità che sta dietro alla realizzazione di una carta geografica che abbia come scopo la rappresentazione il più metricamente corretta possibile della superficie terrestre. In breve, ecco riassunti i punti essenziali:&#xA;La base di partenza non è la reale superficie terrestre ma un modello che la approssima&#xA;Le dimensioni di tale modello sono state variate nel tempo&#xA;La proiezione sul piano genera necessariamente delle deformazioni&#xA;Le deformazioni variano anche in base al tipo di proiezione scelta&#xA;&#xA;P.S. Ci sarebbero ulteriori considerazioni da fare, ma non voglio caricare eccessivamente un post già complesso... In futuro potrei farne un secondo su questo tema, magari riguardante nello specifico la &#34;scala&#34; di una carta]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Dal titolo si può pensare che anche questo post riguardi la cartografia, in parte è vero ma i concetti che troverete li ho incontrati per la prima volta grazie alla geomatica.
Se avete visto il post precedente vi ricorderete (<em>forse</em>) di aver letto che non è possibile la realizzazione di una carta che risulti fedele al 100% con la realtà. Ecco, con questo articolo vi mostrerò il perché, in maniera spero non troppo tecnica.
(Queste considerazioni si applicano ovviamente a quella tipologia di carte che hanno come scopo la rappresentazione geometricamente accurata del territorio).</p>

<h3 id="la-forma-della-terra">La forma della Terra</h3>

<p>La Terra è tonda. Più precisamente, la sua superficie di riferimento è chiamata “Geoide”, termine con il quale si identifica la <em>superficie equipotenziale del campo gravitazionale</em> (in parole semplici e comprensibili, il Geoide corrisponde alla superficie che assumerebbe la Terra se fosse ricoperta d&#39;acqua, poiché questa si distribuirebbe in modo differente a seconda della forza di gravità, che non è omogenea su tutta la superficie terrestre).
Ora, il Geoide non è purtroppo descrivibile in termini matematici, per lo meno con le conoscenze attuali, dunque chi studia la superficie terrestre è costretto a prendere come riferimento un Ellissoide, introducendo quindi una prima approssimazione rispetto alla superficie reale.
Questo ellissoide è detto “di rotazione” perché si materializza facendo ruotare un&#39;ellisse lungo un asse (detto Z) in un sistema tridimensionale.
Eseguendo questa operazione con un ellisse avente il centro all&#39;origine degli assi si ottiene una figura solida, il cosiddetto “Ellissoide di rotazione”.
<img src="https://clippy.kenobit.it/image_proxy?url=https%3A%2F%2Ffb-solutions.tech%2Fwp-content%2Fuploads%2F2025%2F04%2FEllipsoide-et-geoide-2048x1281.png&amp;h=5cf0a9d05165aa5ceee48b4a1c458b9212f5756c2f7c13a2aa141201bd5a4e74" alt="ellissoide vs geoide"></p>

<p>La modellizzazione della Terra si basa dunque su questa figura geometrica solida, realizzata con il seguente sistema di assi:
–  L&#39;origine degli assi coincidente al centro di massa della Terra
– L&#39;asse Z che coincide con l&#39;asse di rotazione terrestre
– L&#39;asse X coincidente con il Meridiano di Greenwich
– L&#39;asse Y risultante in conseguenza dei due precedenti</p>

<p>Le dimensioni dell&#39;ellissoide di rotazione, inoltre, sono state modificate nel tempo. I due semiassi che lo definiscono (equatoriale – lungo gli assi Y e X; polare – lungo l&#39;asse Z) dovrebbero coincidere con il “raggio terrestre”, ma tali valori sono stati affinati nel corso dei secoli grazie al progresso tecnico che ci ha permesso di ricavarne una stima sempre migliore.
Si può inoltre aggiungere che, in base alla porzione di superficie da rappresentare, sono stati elaborati anche i “Datum” (particolari orientamenti degli ellissoidi, o “ellissoidi locali”), che consentono di adattare meglio il modello “globale” alla situazione “locale”, in base all&#39;oscillazione del Geoide in quell&#39;area.
<img src="https://clippy.kenobit.it/image_proxy?url=https%3A%2F%2Fts2.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.hkoFLDzaCVXYqU7I3eDNUwHaHz%26pid%3D15.1&amp;h=828106c64738b1a71912f1196424bb393449fbdcdaba85b1de7be798f32e9d65" alt="datum"></p>

<p>Ma non complichiamoci troppo la vita, già da queste premesse potete intuire come la trasposizione su una superficie piana (la carta) di una porzione di superficie terrestre sia basata su modelli approssimativi per definizione, che non sono in grado di rappresentare fedelmente la realtà. Bene, ora facciamo il passo successivo.</p>

<h3 id="la-proiezione-sul-piano">La proiezione sul piano</h3>

<p>Essendo la carta una rappresentazione sul piano di un oggetto tridimensionale (la Terra o una sua porzione) è necessario comprendere le implicazioni spaziali di questa <em><strong>proiezione</strong></em>, le quali sono in realtà molto intuitive.
Immaginate di avere un&#39;arancia e di sbucciarla (creando delle forme a “spicchi” l&#39;esempio è forse più comprensibile, ma qualunque forma prendano i vostri pezzi di buccia il risultato sarà identico). Potrete notare che queste porzioni di buccia non sono “piatte”, ma curve rispetto alla superficie di un ipotetico tavolino. Per tentare di appiattirle dovete schiacciarle, creparle, o romperle in pezzetti più piccoli, senza comunque poter ottenere una superficie piana.
Lo stesso concetto si può applicare alla proiezione della superficie terrestre su una carta. Non è possibile riportare una superficie tridimensionale su un piano in due dimensioni senza produrre delle deformazioni. Queste possono essere divise in tre tipologie:
– Lineari (riguardanti le distanze)
– Areali
– Angolari</p>

<p>In base alla caratteristica che NON viene deformata, si possono suddividere le carte in:
– Isogoniche o Conformi = angoli non deformati
– Equivalenti = aree non deformate
– Equidistanti = distanze non deformate
– Afilattiche = sono il risultato di un “compromesso” tra tutte le deformazioni</p>

<p>Parlando invece del tipo di proiezione, nella seguente immagine ne sono illustrati tre tipi (la cilindrica rappresentata è detta “diretta”, mentre quando il cilindro è ruotato “orizzontalmente” prende il nome di “trasversa”).
<img src="https://clippy.kenobit.it/image_proxy?url=https%3A%2F%2Fts2.mm.bing.net%2Fth%3Fid%3DOIP.dolwlZrajIsUMmbFWIM0XgHaJ-%26pid%3D15.1&amp;h=7eef9413cec7b88b6a05be241e9721120865be4361bd98244bd2bb44e7ffbbcd" alt="tipi di proiezioni">
Le superfici possono essere tangenti (es. la cilindrica) o secanti (es. la conica), e i punti/linee di tangenza tra Terra – foglio sono gli unici in cui le deformazioni risultano nulle, mentre man mano che ci si allontana da questi punti aumentano di entità.
Nella scelta del tipo di proiezione si tiene conto del soggetto da rappresentare. Tra queste, ad esempio, la proiezione migliore per l&#39;Italia è la Cilindrica trasversa, poiché il nostro Paese si estende da Nord a Sud, mentre per la Francia una buona soluzione è quella Conica.</p>

<p>Un&#39;ulteriore distinzione si può fare basandosi sulla posizione del punto di proiezione rispetto all&#39;ellissoide di rotazione (nell&#39;ortografica è posto all&#39;infinito), che ovviamente porta a implicazioni differenti in termini di deformazioni.
<img src="https://clippy.kenobit.it/image_proxy?url=https%3A%2F%2Fencrypted-tbn0.gstatic.com%2Fimages%3Fq%3Dtbn%3AANd9GcSaC4FwL-LmEjnNV1d5sTk50GIi5C5q3YWdamMuBV4CxJNgfhQ%26s&amp;h=2c81f48f994751ff94f95406c32e877077228d9b37f919413bc11c294dcd8d0e" alt="punti di proiezione"></p>

<h3 id="conclusioni">Conclusioni</h3>

<p>Spero di aver esposto tutte queste considerazioni in maniera comprensibile, se avete trovato questi argomenti troppo noiosi (ed incredibilmente siete arrivati a leggere -forse solo- la fine) non preoccupatevi... Per esperienza ho notato che sono poche le persone che si interessano di tali temi.</p>

<p>In definitiva, comunque, spero di aver reso l&#39;idea della complessità che sta dietro alla realizzazione di una carta geografica che abbia come scopo la rappresentazione il più metricamente corretta possibile della superficie terrestre. In breve, ecco riassunti i punti essenziali:
– La base di partenza non è la reale superficie terrestre ma un modello che la approssima
– Le dimensioni di tale modello sono state variate nel tempo
– La proiezione sul piano genera <em>necessariamente</em> delle deformazioni
– Le deformazioni variano anche in base al tipo di proiezione scelta</p>

<p>P.S. Ci sarebbero ulteriori considerazioni da fare, ma non voglio caricare eccessivamente un post già complesso... In futuro potrei farne un secondo su questo tema, magari riguardante nello specifico la “scala” di una carta</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geografia - tra antico e moderno</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/p7d2poi66m</guid>
      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 18:15:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>beat</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/beat</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log032-2026.jpg&#xA;&#xA;Beat&#xA;qualcun altro vince il premio Nobel per il disegno digitale&#xA;Beat&#xA;le pene d&#39;amore viaggiano nelle attese di un messaggio whatsapp&#xA;Beat&#xA;lo specchio mi porta per culo&#xA;Beat&#xA;come dire che tutto va bene, fin qui&#xA;Beat&#xA;le rondini mangiano le mie poesie&#xA;Beat&#xA;questa estate mi compro un vestitino giallo e nero&#xA;Beat&#xA;se qualcuno si aspetta di meglio, affari suoi&#xA;Beat&#xA;le menti migliori della mia generazione finite dentro un maglione&#xA;Beat&#xA;febbraio vola, presto finirà pure la scuola&#xA;Beat&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/02/ordinariafollia-log_032-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/02/ordinariafollia-log_032-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_032-2026.jpg"></a></p>

<p>Beat
qualcun altro vince il premio Nobel per il disegno digitale
Beat
le pene d&#39;amore viaggiano nelle attese di un messaggio whatsapp
Beat
lo specchio mi porta per culo
Beat
come dire che tutto va bene, fin qui
Beat
le rondini mangiano le mie poesie
Beat
questa estate mi compro un vestitino giallo e nero
Beat
se qualcuno si aspetta di meglio, affari suoi
Beat
le menti migliori della mia generazione finite dentro un maglione
Beat
febbraio vola, presto finirà pure la scuola
Beat</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/4v37mmidyx</guid>
      <pubDate>Thu, 26 Feb 2026 16:45:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Al di là dell&#39;alba</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/al-di-la-dellalba</link>
      <description>&lt;![CDATA[Un racconto dell’Alberghetto&#xA;&#xA;In memoria di Esther Garber, James Colvin, Keith Hammond e Two-Gun Bob&#xA;&#xA;  Avviso di contenuto: assunzione di psicotropi; una breve istanza di turpiloquio misogino; una scena erotica esplicita dalla consensualità deliberatamente ambigua.&#xA;&#xA;Successe almeno una dozzina d’anni fa, quando andavo in villeggiatura sulla costa e la sera mi accomodavo sotto la pergola dell’alberghetto: il vento denso di salsedine mi solleticava la barba, le montagne alle mie spalle si specchiavano nel mare placido con tutta la loro corona di boschetti, e gli altri avventori sorbivano il caffè, tracannavano vin rosso con le tagliatelle al ragù, giocavano a tressette e scopone cristonando tutti i santi del Paradiso e probabilmente pure le animelle del Purgatorio. &#xA;Fra tutti i giocatori v’era una donnina curva curva, con una zazzera di ricci color topo, di nome — mi pare — Maria Rosa Bellagamba, per tutti Rosella. Si sapeva bene in paese che, quand’era ragazza, Rosella era andata a lavorare oltralpe per una decina d’anni ed era rientrata abbiente e navigata delle cose del mondo. Cosa avesse fatto davvero, non lo sapeva nessuno: Don Pompeo, malalingua, diceva ch’era stata donna di malaffare; il mio albergatore raccontava di raccolte di sale nella Camargue fra stormi di aironi; il mio compagno di bevute Ginetto, invece, che si fosse mascherata da uomo per fare la marinaia sui bastimenti da Lisbona fino a Goa. Sia come sia, la storia segreta della Rosella la racconto un’altra volta, ora ho da raccontare quella della Rosella e del texano e — ma andiamo con calma!&#xA;&#xA;C’era una brutta pioggia di fine estate e tutto il paese era tappato in casa, a cacciar via l’umidità con i brodi e i camini accesi. La Rosella era arrivata presto al caffè dell’albergo per giocare a carte con Antonio “Mastro Catrame” e altri due che non mi ricordo; quando scoppiò il temporale, allungarono i giri di carte cambiando da scopone a tressette e poi rubamazzo e scala quaranta. Dopo un’oretta o due io, che mi giravo i pollici, chiesi loro se volessero una lettura di tarocchi — l’avevo imparato a fare quando vivevo ancora a Marsiglia — e la Rosella si rifiutò, dicendo che di demoni e “mesmerimismi” ne aveva avuti abbastanza quando aveva conosciuto il texano. Com’è come non è, tutti la tempestammo di domande, e chi è il texano, e quando è stata Oltreoceano, e se ha visto le miniere d’oro e il cavallo a vapore, eccetera eccetera. E lei con uno sguardo d’avvoltoio ci mise a tacere e fece cenno di accomodarci, che bisognava raccontare dal principio. Il padrone le portò un fiaschetto di vino e due fette di pane scaldate sulla brace, e questa è la storia della Rosella per come me la ricordo io dalla sua bocca.&#xA;&#xA;«Fu l’anno che ero arrivata in vapore a Nuova Orléans, dove il fiume Mississippi sfocia nell’oceano in mille isolotti di sabbia su cui si nascondevano bucanieri che vendevano rum di contrabbando, e il fiume e le isolette creano fango e acquitrini e tutta una regione di terra marcia dove vivono i coccodrilli e i cimarroni scappati dalle piantagioni di cotone (povere anime!). Lì a Nuova Orléans zio D’Aloisio mi trovò un posto da sguattera in una pensione vicino alla biblioteca civica e un pensionante fra i vari era questo bel figliolo texano con il collo da toro, le spalle da armadio e i bracci d’un pescatore che si tira su le reti tutto da solo. Questo giovanotto usciva ogni dì al primo albeggiare, si tappava in biblioteca sino alla chiusura e anche la notte teneva il lume acceso finché fuori dall’abbaino non gli splendevano le stelle; quando la mattina entravo a rigovernare la sua camera, trovavo sempre sullo scrittoio pacchi di carta inchiostrata con figure tutte ritorte, conti come di prestasoldi e ghirigori che sembravano lettere in cinese.» «Senonché una di quelle mattine io non trovai la porta chiusa, bensì mi aprì il giovanotto stesso e mi chiese: “Cameriera, non è che vorreste farmi un servizio?”&#xA;Io mi feci tutta rossa, mi capite, e gli risposi nel mio più bell’inglese: “Comandate, ma se la mancia è buona e non porta via troppo tempo, ché ho ancora un paio di camere!”&#xA;“Allora facciamo che voi finite il vostro turno e poi tornate qui con me; la questione è semplice, mi serve che voi mi sorvegliate mentre fa effetto una certa medicina.”»&#xA;«Io allora finii il mio giro di camere, tornai dal texano e lo trovai che aveva apparecchiato la stanza con sei o sette candele odorose di canfora, incenso e chissà quali altre misture – mi sembrava di stare alla Santa Messa! In più, alla parete era appeso un grande foglio tutto scritto a mano in inchiostro nerissimo che conteneva parole astruse come SYSTEMA SEPHIROTICO, tutto in maiuscolo, oppure Synaptic network of Black Stones in un corsivo sghembo. Quanto al giovanotto, si era messo in camicia e calzoni con bretelle, le maniche tirate all’indietro sulle braccia muscolose, gli occhi grigi luccicanti di gioia come perle.»&#xA;«“Bene signorina, ora vi spiego tutto” e prese da una valigia un flacone pieno di non so che bevanda trasparente. “Adesso io ingerirò questa droga e resterò come svenuto per non più di un’oretta.” Io trasalii, ma lui mi mise in mano un’altra boccetta, piena di polveri scarlatte. “Voi per favore vegliate su di me e mettetemi sotto il naso questi sali se mi dovessero venire le convulsioni. Clyde m’ha garantito che non accadrà, ma non è certo di prudenza che si muore.”»&#xA;«Detto ciò, il texano si tolse le scarpe e si sdraiò sul letto, io invece trascinai una seggiola accanto al comodino, mi misi comoda e poggiai i sali sul mio grembiulone bianco. Il giovanotto mi fece il pollice verso, bevette il suo intruglio e subito si assopì. E lì feci la più colossale porcata della mia vita, ché la medicina odorava proprio di mandorla, e io era un mese e mezzo che campavo del pane e acqua che ci dava il padrone, e mancava poco al mio onomastico e io la sera mi sognavo le paste che mi regalava il babbo tutti gli anni per festeggiare un pochettino – così ho preso la boccettina dalle mani di quel bel figliolo addormentato e ho lappato qualche goccia di mistura, giusto per bagnare le labbra. Due secondi da che ho ingoiato e sono crollata pure io come un sacco di patate, là sulla mia seggiola. Quel che successe poi è stato un mesmerimismo, ve lo dico io.»&#xA;&#xA;Dopo due secondi che avevo chiuso gli occhi mi risvegliai, ma attorno non v’era più la pensione di Nuova Orléans: c’era un mare d’erba alta dalle foglie larghe e verde-giallastro, sotto una cupola di cielo celeste da far male agli occhi, con riccioli di nuvole che scorrevano lente. Mi guardai le mani ed erano più chiare e morbide, senza calli da lavoro, e al posto del grembiulone indossavo una tonaca di cotone morbidissimo  tinta di verde. Davanti a me c’era un bel puledro baio, già bardato di sella e finimenti, e io senza neppur pensarci montai all’amazzone e lo lanciai al galoppo attraverso la pianura. Andavamo verso est, perché sapevo che mi aspettavano al di là dell’alba. &#xA;Caracollammo per ore e ore, pian piano il sole mi calava alle spalle e la mia ombra si stagliava sul mare d’erba, e l’oro dell’erba diventava un indaco profondo; quando sopra di me iniziarono a splendere la Croce del Nord, il Corsiero e il Sultano, vidi dritto avanti a me una colonna di fumo e alla base un fuoco scoppiettante circondato di tendaggi, che luccicava sulla superficie cristallina di un lago: la mia prima tappa.&#xA;Fra i sentieri dell’accampamento trovai orsi in zimarra e cappello piumato che scommettevano sul lancio di astragali, minuti putti dalla zazzera bionda che giravano sul fuoco spiedi di porco grondanti grasso, un rigattiere dalla pelle a scaglie che mercanteggiava con una gelatina parlante sul prezzo di corde e chiodi da arrampicata, un santone del Dio Pavone appartato davanti a un melo solitario a salmodiare i canti del vespero. Una massaia con un infante al seno e un fungo dotato di piccole braccia mi salutarono con un delicato inchino, ma io ricambiai distratta. Smontai, legai il cavallo al melo solitario e mi diressi alla tenda di panno purpureo decorata di lettere d’oro. Dentro mi attendevano una penombra rischiarata da molte paia d’occhi di gatti, un odore fresco di tè e menta, e infine una figura immersa nella luce fioca. Sedeva a gambe incrociate, in volto la maschera laccata a muso di lince, sul collo le scintillava una rete di fili d’oro; con un dito dall’unghia acuminata mi fece cenno di sedermi.&#xA;“La pace sia con te, viandante verde di un’altra sfera. Cosa ti porta in questo svincolo delle strade di raggi lunari?”&#xA;Mi accomodai a gambe conserte al centro della tenda, poggiata a terra fra me e la donna vi era una tela intessuta di orbite concentriche.&#xA;“Sapevo che ti avrei trovata qui a Snodo della Pozza, Strega Bianca. Mi occorre la tua guida per ritrovare il Sacrificio.”&#xA;Si portò la mano al grembo e lanciò sulla tela una manciata di pietruzze, poi le scrutò:&#xA;“Il granito è saldo nella casa del Fiore Nero, il diaspro interseca sia il Grande Rospo sia il Re Usurpato, l’ambra è rimasta sospesa nell’intermundia, v’è sostanziale equilibrio su ambo i lati della bilancia cosmica… Il Sacrificio resterà sospeso, almeno per questo ciclo.”&#xA;“E sia, tu nondimeno conducimi da lui.”&#xA;Allungai la mano sopra la tela, senza toccarla. La Strega Bianca si curvò su di me con uno spillo fra le dita; una puntura sul mio palmo, cinque gocce di sangue sull’ambra, un urlo agghiacciante di invocazione all’Immondo Motore Immobile. Poi un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti…&#xA;&#xA;Un’arida pianura densa d’arbusti e tamerici è incastonata tra un fiume impetuoso a occidente e colline scabre a oriente. Una falange in assetto d’armi marcia verso meridione, cimieri impiumati e scudi dipinti di gorgoni e grifoni scintillanti alla luce violetta dell’aurora, volti che sbuffano madidi di traspirazione; ad affrontarli, guerrieri abbronzati dai capelli neri e ricci che indossano pelli conciate e brandiscono mazze e accette, in piccole bande sparpagliate fra la sponda e i rilievi. La falange accelera il passo, si apre a ventaglio contro i guerriglieri. S’alza un urlo dalle schiere, è un uomo barbuto dalla corazza dorata:&#xA;“Avanti, cani randagi! Spolpate queste pecorelle! Meritatevi il soldo di Akregas!”&#xA;La falange cala le sarisse, il porcospino di ferro si lancia alla carica; i guerrieri abbronzati corrono incontro al nemico, alcuni impattano sulle punte letali, altri spaccano le aste e trascinano i falangiti fuori della formazione, e li macellano come porci. &#xA;Io osservo tutto dal cielo. Cerco il mio Sacrificio.&#xA;Lo trovo in cima alle colline. È acquattato dietro ai macigni, uno fra decine di arcieri abbronzati dai capelli neri e ricci che accordano le armi. Due occhi grigi scintillano sotto l’elmetto di peltro nero, le braccia muscolose sono coperte di cicatrici. Al suo fianco, un segugio da guerra che trasuda la disciplina di un fedele scudiero. Solleva il capo, osserva la battaglia, alza un braccio. La brigata incocca le armi, tende, mira, e infine tira.&#xA;Il sibilio delle sagitte sferza l’aria, la battaglia si interrompe e le teste si alzano, i lottatori con accette e mazze si disperdono; la pioggia di frecce prende la falange da sopra e apre vuoti nella formazione. Il generale barbuto richiama all’ordine, ma l’orda nemica ritorna alla carica e spezza la formazione.&#xA;È il mio momento.&#xA;Plano in picchiata verso le colline, schivo le frecce tirate troppo in alto, miro all’arciere dagli occhi grigi, lo vedo, lo scruto, lo ghermisco. Si dibatte fra le mie grinfie, mi colpisce con l’arco, sguaina invano la spada, urla, bestemmia il suo dio; il segugio salta e salta per azzannarmi alle cosce, alcuni tiratori mi mirano e scoccano, ma io mi libro troppo veloce, troppo alta. Siamo sopra la pianura, si vede lontano il borgo in legno e calcare dei guerrieri delle colline, ancora più in là la città di marmo e mattone donde sono marciati i falangiti. Da un lato la resilienza primordiale dei fedeli della Capra Ridente, dall’altro la ricerca d’apoteosi dei figli della Lupa.&#xA;La mia preda sembra arrendersi al mio abbraccio e osserva il panorama; è il primo uomo a volare in questa sfera. Poi si contorce verso di me e mi grugnisce contro: “A che devo questo onore? Ilmarinen vuole fare di me la sua puttana? Mi porti in pasto ai seguaci di Nyogatha? Devo essere sacrificato a Kathulos o all’Uomo Nero del nord?”&#xA;Lo ignoro e volo verso oriente. Mi lancio nel disco solare: un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti… Siamo attesi al di là dell’alba.&#xA;&#xA;Siamo in cima alla rupe e guardiamo sulla piana del mondo. Sotto di noi brulicano le nazioni della terra e i sacerdoti intonano canti da sicofanti ai loro numi. Vediamo le genti di Sardopolis bruciare ladri e assassini sull’altare di Iod, il Cacciatore-Che-Salta-Fra-I-Mondi; i diabolisti di Saba salmodiano il nome di Droom-Avista sul suo trono d’acciaio nella fortezza di Dite; uomini e donne di buona volontà donano le primizie a Manorama come a Crisopelea. Ma non sono gli dèi della Terra, i miei mandanti. Il mio Padrone sta giungendo ora, dal paese al di là del tramonto. Dalle sue sei ali nasce vento di tramontana che sconquassa la montagna, e il mio Sacrificio rabbrividisce, lacrima e stride i denti. Il Sire atterra sulla rupe presso di noi, io lo onoro con la proscinesi.&#xA;“O Pastore degli Eserciti, Ti consegno il Sacrificio prescelto, sangue del sangue e carne della carne di colui che macellò i Re Serpenti; il suo seme è forte. Sappi però, o Pastore, che ho consultato la Strega Bianca che siede al crocevia dei mondi, ed ella Ti informa che Zhothaqquah e Vorvadoss sono concordi nel garantire l’Equilibrio empireo; puoi consumare ora la ierogamia, ma l’esito si potrà avvertire solo nella prossima Congiunzione di Sfere, se non oltre.”&#xA;Il Sire assente sotto il suo cappuccio di cielo stellato, ripiega le ali e solleva un braccio lungo e delicato, tendendo la mano verso il Sacrificio. Il guerriero nerboruto si accosta meccanicamente, come un pupazzo tirato da fili. Il Sire lascia cascare il suo mantello di firmamento. Si svelano le membra color del miele, gli occhi profondi come materia oscura, il petto senza capezzoli e il pube senza sesso. Egli prende delicatamente fra le braccia il guerriero, che depone ogni terrore e cinge i fianchi del Pastore degli Eserciti; gli si accende negli occhi grigi il fuoco di lussuria; lecca sinuosamente il Suo collo e strofina le brache su Suoi fianchi. &#xA;Il Sire si libra in volo assieme al suo Sacrificio, si porta sopra il disco del sole; gli dissolve gli indumenti e lo esplora nei suoi anfratti più segreti, una mano dalle dita lunghe si insinua fra i glutei marmorei e una lingua biforcuta sibila nelle orecchie. Il membro eretto e rubicondo del Sacrificio struscia sulle gambe del Sire, questi trasmuta il suo corpo carnale e si lascia penetrare in un grembo. Il corpo mortale del Sacrificio è forte ma pur sempre umano e l’orgasmo lo scuote in brevi istanti, il suo seme scorre dentro il Sire e questi si ribalta in volo; i due fluttuano capovolti. Il Sire afferra il Sacrificio con una mano, lo rovescia e ne porta il volto sul proprio pube; il guerriero si abbevera da un membro apparso ove prima era il grembo, intanto il Sire sugge e morde i glutei del Sacrificio.&#xA;È il mio momento. Afferro l’arco di cristallo, incocco la freccia d’oro e la scocco alla schiena del Sacrificio, là dov’è il cuore; lo trapasso, lo uccido, la punta trafigge anche il mio Sire, icore dorato sgorga frammisto al sangue e al seme. L’essenza mistica trasuda dai due corpi cinti e va a bagnare il disco del sole. La luce bianca si fa azzurra, il calore intenso consuma i due corpi trapassati, il pulviscolo si disperde ai cinque punti cardinali.&#xA;La ierogamia è compiuta e s’è fatta luce, sulla rupe al di là dell’alba. &#xA;&#xA;«E fu a quel punto che mi svegliai di soprassalto nella stanza a Nuova Orléans, con fuori dalla finestra il puzzo della terra marcia, e sul letto il povero texano in preda alle convulsioni! Berciava e abbaiava come una bestia con la rabbia, e fra un grugnito e l’altro riuscii a intendere qualche frase da cristiano: “La mia ascia… quest’ascia è il mio scettro!”, “Mia Regina, mia Regina della Costa Nera, dove sei?!”, “Gli Abitatori… gli Abitatori dei Cunicoli!” Io svelta gli misi sotto il naso i sali e quello si alzò di soprassalto madido di sudore, i capelli neri tutti spettinati e gli occhi grigi che ancora lacrimavano.»&#xA;«Vi fu un momento di silenzio, poi quel bell’uomo così sfregiato dal terrore si mise a sussurrare una canzone, ma io ne sentii solo qualche frase:&#xA;&#xA;“Così ci siamo mescolati alla Terra:&#xA;chi ci ricorda è il vento fra i rami,&#xA;e le nubi e la marina procella,&#xA;non più voci di poeti umani.” &#xA;&#xA;Detto ciò alzò il capo, mi guardò, sbiancò, s’alzò e se ne andò di corsa dalla stanza, urlando qualcosa del tipo “L’arpia! L’arpia! L’arpia verde che viene dall’aldilà dell’alba!”»&#xA;&#xA;«Il texano abbandonò Nuova Orléans un paio di giorni dopo e io continuai con il mio servizio nella pensione, finché non mi spostai nell&#39;Arkansas per fare la boscaiola di pini. Non lo incontrai mai più, ma tuttora credo e giuro sul mio babbo buonanima che quel ragazzo così bello fosse un uomo di malaffare e avesse bevuto del laudano, dell’oppio liquido, dell’eroina o una di quelle porcherie che usano i feticisti per fare i mesmerimismi. Ed ecco, signori miei, perché non voglio le letture dei tarocchi: mi basta e avanza per tutta la vita quella che mi fece la Strega Bianca mentre andavo a cercare il Sacrificio per il Pastore degli Eserciti.»&#xA;&#xA;Così disse la Rosella, poi tacque e sorseggiò le ultime gocce di vino. Io, Mastro Catrame, il padrone e tutti gli altri tornammo pure noi con la testa all’alberghetto, alla pioggia, alle carte e alle bruschette, come lei stessa e il texano erano tornati a Nuova Orléans dal loro viaggio nei fumi allucinogeni. Sono passati tanti anni da allora e Rosella probabilmente sarà pure morta, però tutta questa fantasmagoria su Vorvadoss e Kathulos e l’uccisore dei re Serpenti, la Strega Bianca e il paese al di là dell’alba non mi è mai uscita dalla mente, e la volta che passai per Fort Worth di strada verso El Paso mi fermai in una libreria occulta in cerca del De Vermis Mysteriis e dell’Unaussprechlichen Kulten, e sentii in effetti due pelandroni barbuti sussurrare di un “Veggente di Callahan County” che viveva come in simbiosi con il suo “segugio scudiero” e attendeva l’inizio del “nuovo ciclo cosmico” per “ricongiungersi con il suo Amante e Pastore”. Non dissero, però, se quel veggente attendesse la Congiunzione delle Sfere con sacro terrore, o bensì con trasporto erotico.&#xA;&#xA;  Nota autoriale: ho composto questo racconto nell&#39;inverno 2021 per proporlo alla rivista «Alkalina», e fu rifiutato perché la struttura a cornici narrative non convinceva la redazione; venne successivamente accettato e pubblicato nella primavera 2023 sulla webfanzine gargolla.eu, nel frattempo chiusa; lo ripropongo qui, come sua sede definitiva.&#xA;Avrete intuito che si tratta di una lettera d&#39;amore alla letteratura sword &amp; sorcery; se volete saperne di più, wikipediatevi le persone cui è dedicato.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<h2 id="un-racconto-dell-alberghetto">Un racconto dell’Alberghetto</h2>

<p><em>In memoria di Esther Garber, James Colvin, Keith Hammond e Two-Gun Bob</em></p>

<blockquote><p><strong>Avviso di contenuto:</strong> assunzione di psicotropi; una breve istanza di turpiloquio misogino; una scena erotica esplicita dalla consensualità deliberatamente ambigua.</p></blockquote>

<p>Successe almeno una dozzina d’anni fa, quando andavo in villeggiatura sulla costa e la sera mi accomodavo sotto la pergola dell’alberghetto: il vento denso di salsedine mi solleticava la barba, le montagne alle mie spalle si specchiavano nel mare placido con tutta la loro corona di boschetti, e gli altri avventori sorbivano il caffè, tracannavano vin rosso con le tagliatelle al ragù, giocavano a tressette e scopone cristonando tutti i santi del Paradiso e probabilmente pure le animelle del Purgatorio.
Fra tutti i giocatori v’era una donnina curva curva, con una zazzera di ricci color topo, di nome — mi pare — Maria Rosa Bellagamba, per tutti Rosella. Si sapeva bene in paese che, quand’era ragazza, Rosella era andata a lavorare oltralpe per una decina d’anni ed era rientrata abbiente e navigata delle cose del mondo. Cosa avesse fatto davvero, non lo sapeva nessuno: Don Pompeo, malalingua, diceva ch’era stata donna di malaffare; il mio albergatore raccontava di raccolte di sale nella Camargue fra stormi di aironi; il mio compagno di bevute Ginetto, invece, che si fosse mascherata da uomo per fare la marinaia sui bastimenti da Lisbona fino a Goa. Sia come sia, la storia segreta della Rosella la racconto un’altra volta, ora ho da raccontare quella della Rosella e del texano e — ma andiamo con calma!</p>

<p>C’era una brutta pioggia di fine estate e tutto il paese era tappato in casa, a cacciar via l’umidità con i brodi e i camini accesi. La Rosella era arrivata presto al caffè dell’albergo per giocare a carte con Antonio “Mastro Catrame” e altri due che non mi ricordo; quando scoppiò il temporale, allungarono i giri di carte cambiando da scopone a tressette e poi rubamazzo e scala quaranta. Dopo un’oretta o due io, che mi giravo i pollici, chiesi loro se volessero una lettura di tarocchi — l’avevo imparato a fare quando vivevo ancora a Marsiglia — e la Rosella si rifiutò, dicendo che di demoni e “mesmerimismi” ne aveva avuti abbastanza quando aveva conosciuto il texano. Com’è come non è, tutti la tempestammo di domande, e chi è il texano, e quando è stata Oltreoceano, e se ha visto le miniere d’oro e il cavallo a vapore, eccetera eccetera. E lei con uno sguardo d’avvoltoio ci mise a tacere e fece cenno di accomodarci, che bisognava raccontare dal principio. Il padrone le portò un fiaschetto di vino e due fette di pane scaldate sulla brace, e questa è la storia della Rosella per come me la ricordo io dalla sua bocca.</p>

<p>«Fu l’anno che ero arrivata in vapore a Nuova Orléans, dove il fiume Mississippi sfocia nell’oceano in mille isolotti di sabbia su cui si nascondevano bucanieri che vendevano rum di contrabbando, e il fiume e le isolette creano fango e acquitrini e tutta una regione di terra marcia dove vivono i coccodrilli e i cimarroni scappati dalle piantagioni di cotone (povere anime!). Lì a Nuova Orléans zio D’Aloisio mi trovò un posto da sguattera in una pensione vicino alla biblioteca civica e un pensionante fra i vari era questo bel figliolo texano con il collo da toro, le spalle da armadio e i bracci d’un pescatore che si tira su le reti tutto da solo. Questo giovanotto usciva ogni dì al primo albeggiare, si tappava in biblioteca sino alla chiusura e anche la notte teneva il lume acceso finché fuori dall’abbaino non gli splendevano le stelle; quando la mattina entravo a rigovernare la sua camera, trovavo sempre sullo scrittoio pacchi di carta inchiostrata con figure tutte ritorte, conti come di prestasoldi e ghirigori che sembravano lettere in cinese.» «Senonché una di quelle mattine io non trovai la porta chiusa, bensì mi aprì il giovanotto stesso e mi chiese: “Cameriera, non è che vorreste farmi un servizio?”
Io mi feci tutta rossa, mi capite, e gli risposi nel mio più bell’inglese: “Comandate, ma se la mancia è buona e non porta via troppo tempo, ché ho ancora un paio di camere!”
“Allora facciamo che voi finite il vostro turno e poi tornate qui con me; la questione è semplice, mi serve che voi mi sorvegliate mentre fa effetto una certa medicina.”»
«Io allora finii il mio giro di camere, tornai dal texano e lo trovai che aveva apparecchiato la stanza con sei o sette candele odorose di canfora, incenso e chissà quali altre misture – mi sembrava di stare alla Santa Messa! In più, alla parete era appeso un grande foglio tutto scritto a mano in inchiostro nerissimo che conteneva parole astruse come SYSTEMA SEPHIROTICO, tutto in maiuscolo, oppure <em>Synaptic network of Black Stones</em> in un corsivo sghembo. Quanto al giovanotto, si era messo in camicia e calzoni con bretelle, le maniche tirate all’indietro sulle braccia muscolose, gli occhi grigi luccicanti di gioia come perle.»
«“Bene signorina, ora vi spiego tutto” e prese da una valigia un flacone pieno di non so che bevanda trasparente. “Adesso io ingerirò questa droga e resterò come svenuto per non più di un’oretta.” Io trasalii, ma lui mi mise in mano un’altra boccetta, piena di polveri scarlatte. “Voi per favore vegliate su di me e mettetemi sotto il naso questi sali se mi dovessero venire le convulsioni. Clyde m’ha garantito che non accadrà, ma non è certo di prudenza che si muore.”»
«Detto ciò, il texano si tolse le scarpe e si sdraiò sul letto, io invece trascinai una seggiola accanto al comodino, mi misi comoda e poggiai i sali sul mio grembiulone bianco. Il giovanotto mi fece il pollice verso, bevette il suo intruglio e subito si assopì. E lì feci la più colossale porcata della mia vita, ché la medicina odorava proprio di mandorla, e io era un mese e mezzo che campavo del pane e acqua che ci dava il padrone, e mancava poco al mio onomastico e io la sera mi sognavo le paste che mi regalava il babbo tutti gli anni per festeggiare un pochettino – così ho preso la boccettina dalle mani di quel bel figliolo addormentato e ho lappato qualche goccia di mistura, giusto per bagnare le labbra. Due secondi da che ho ingoiato e sono crollata pure io come un sacco di patate, là sulla mia seggiola. Quel che successe poi è stato un mesmerimismo, ve lo dico io.»</p>

<p>Dopo due secondi che avevo chiuso gli occhi mi risvegliai, ma attorno non v’era più la pensione di Nuova Orléans: c’era un mare d’erba alta dalle foglie larghe e verde-giallastro, sotto una cupola di cielo celeste da far male agli occhi, con riccioli di nuvole che scorrevano lente. Mi guardai le mani ed erano più chiare e morbide, senza calli da lavoro, e al posto del grembiulone indossavo una tonaca di cotone morbidissimo  tinta di verde. Davanti a me c’era un bel puledro baio, già bardato di sella e finimenti, e io senza neppur pensarci montai all’amazzone e lo lanciai al galoppo attraverso la pianura. Andavamo verso est, perché sapevo che mi aspettavano al di là dell’alba.
Caracollammo per ore e ore, pian piano il sole mi calava alle spalle e la mia ombra si stagliava sul mare d’erba, e l’oro dell’erba diventava un indaco profondo; quando sopra di me iniziarono a splendere la Croce del Nord, il Corsiero e il Sultano, vidi dritto avanti a me una colonna di fumo e alla base un fuoco scoppiettante circondato di tendaggi, che luccicava sulla superficie cristallina di un lago: la mia prima tappa.
Fra i sentieri dell’accampamento trovai orsi in zimarra e cappello piumato che scommettevano sul lancio di astragali, minuti putti dalla zazzera bionda che giravano sul fuoco spiedi di porco grondanti grasso, un rigattiere dalla pelle a scaglie che mercanteggiava con una gelatina parlante sul prezzo di corde e chiodi da arrampicata, un santone del Dio Pavone appartato davanti a un melo solitario a salmodiare i canti del vespero. Una massaia con un infante al seno e un fungo dotato di piccole braccia mi salutarono con un delicato inchino, ma io ricambiai distratta. Smontai, legai il cavallo al melo solitario e mi diressi alla tenda di panno purpureo decorata di lettere d’oro. Dentro mi attendevano una penombra rischiarata da molte paia d’occhi di gatti, un odore fresco di tè e menta, e infine una figura immersa nella luce fioca. Sedeva a gambe incrociate, in volto la maschera laccata a muso di lince, sul collo le scintillava una rete di fili d’oro; con un dito dall’unghia acuminata mi fece cenno di sedermi.
“La pace sia con te, viandante verde di un’altra sfera. Cosa ti porta in questo svincolo delle strade di raggi lunari?”
Mi accomodai a gambe conserte al centro della tenda, poggiata a terra fra me e la donna vi era una tela intessuta di orbite concentriche.
“Sapevo che ti avrei trovata qui a Snodo della Pozza, Strega Bianca. Mi occorre la tua guida per ritrovare il Sacrificio.”
Si portò la mano al grembo e lanciò sulla tela una manciata di pietruzze, poi le scrutò:
“Il granito è saldo nella casa del Fiore Nero, il diaspro interseca sia il Grande Rospo sia il Re Usurpato, l’ambra è rimasta sospesa nell’intermundia, v’è sostanziale equilibrio su ambo i lati della bilancia cosmica… Il Sacrificio resterà sospeso, almeno per questo ciclo.”
“E sia, tu nondimeno conducimi da lui.”
Allungai la mano sopra la tela, senza toccarla. La Strega Bianca si curvò su di me con uno spillo fra le dita; una puntura sul mio palmo, cinque gocce di sangue sull’ambra, un urlo agghiacciante di invocazione all’Immondo Motore Immobile. Poi un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti…</p>

<p>Un’arida pianura densa d’arbusti e tamerici è incastonata tra un fiume impetuoso a occidente e colline scabre a oriente. Una falange in assetto d’armi marcia verso meridione, cimieri impiumati e scudi dipinti di gorgoni e grifoni scintillanti alla luce violetta dell’aurora, volti che sbuffano madidi di traspirazione; ad affrontarli, guerrieri abbronzati dai capelli neri e ricci che indossano pelli conciate e brandiscono mazze e accette, in piccole bande sparpagliate fra la sponda e i rilievi. La falange accelera il passo, si apre a ventaglio contro i guerriglieri. S’alza un urlo dalle schiere, è un uomo barbuto dalla corazza dorata:
“Avanti, cani randagi! Spolpate queste pecorelle! Meritatevi il soldo di Akregas!”
La falange cala le sarisse, il porcospino di ferro si lancia alla carica; i guerrieri abbronzati corrono incontro al nemico, alcuni impattano sulle punte letali, altri spaccano le aste e trascinano i falangiti fuori della formazione, e li macellano come porci.
Io osservo tutto dal cielo. Cerco il mio Sacrificio.
Lo trovo in cima alle colline. È acquattato dietro ai macigni, uno fra decine di arcieri abbronzati dai capelli neri e ricci che accordano le armi. Due occhi grigi scintillano sotto l’elmetto di peltro nero, le braccia muscolose sono coperte di cicatrici. Al suo fianco, un segugio da guerra che trasuda la disciplina di un fedele scudiero. Solleva il capo, osserva la battaglia, alza un braccio. La brigata incocca le armi, tende, mira, e infine tira.
Il sibilio delle sagitte sferza l’aria, la battaglia si interrompe e le teste si alzano, i lottatori con accette e mazze si disperdono; la pioggia di frecce prende la falange da sopra e apre vuoti nella formazione. Il generale barbuto richiama all’ordine, ma l’orda nemica ritorna alla carica e spezza la formazione.
È il mio momento.
Plano in picchiata verso le colline, schivo le frecce tirate troppo in alto, miro all’arciere dagli occhi grigi, lo vedo, lo scruto, lo ghermisco. Si dibatte fra le mie grinfie, mi colpisce con l’arco, sguaina invano la spada, urla, bestemmia il suo dio; il segugio salta e salta per azzannarmi alle cosce, alcuni tiratori mi mirano e scoccano, ma io mi libro troppo veloce, troppo alta. Siamo sopra la pianura, si vede lontano il borgo in legno e calcare dei guerrieri delle colline, ancora più in là la città di marmo e mattone donde sono marciati i falangiti. Da un lato la resilienza primordiale dei fedeli della Capra Ridente, dall’altro la ricerca d’apoteosi dei figli della Lupa.
La mia preda sembra arrendersi al mio abbraccio e osserva il panorama; è il primo uomo a volare in questa sfera. Poi si contorce verso di me e mi grugnisce contro: “A che devo questo onore? Ilmarinen vuole fare di me la sua puttana? Mi porti in pasto ai seguaci di Nyogatha? Devo essere sacrificato a Kathulos o all’Uomo Nero del nord?”
Lo ignoro e volo verso oriente. Mi lancio nel disco solare: un risucchio, come se mi travolgesse un maroso, alcuni secondi di oscurità puntinata di lucine roteanti… Siamo attesi al di là dell’alba.</p>

<p>Siamo in cima alla rupe e guardiamo sulla piana del mondo. Sotto di noi brulicano le nazioni della terra e i sacerdoti intonano canti da sicofanti ai loro numi. Vediamo le genti di Sardopolis bruciare ladri e assassini sull’altare di Iod, il Cacciatore-Che-Salta-Fra-I-Mondi; i diabolisti di Saba salmodiano il nome di Droom-Avista sul suo trono d’acciaio nella fortezza di Dite; uomini e donne di buona volontà donano le primizie a Manorama come a Crisopelea. Ma non sono gli dèi della Terra, i miei mandanti. Il mio Padrone sta giungendo ora, dal paese al di là del tramonto. Dalle sue sei ali nasce vento di tramontana che sconquassa la montagna, e il mio Sacrificio rabbrividisce, lacrima e stride i denti. Il Sire atterra sulla rupe presso di noi, io lo onoro con la proscinesi.
“O Pastore degli Eserciti, Ti consegno il Sacrificio prescelto, sangue del sangue e carne della carne di colui che macellò i Re Serpenti; il suo seme è forte. Sappi però, o Pastore, che ho consultato la Strega Bianca che siede al crocevia dei mondi, ed ella Ti informa che Zhothaqquah e Vorvadoss sono concordi nel garantire l’Equilibrio empireo; puoi consumare ora la ierogamia, ma l’esito si potrà avvertire solo nella prossima Congiunzione di Sfere, se non oltre.”
Il Sire assente sotto il suo cappuccio di cielo stellato, ripiega le ali e solleva un braccio lungo e delicato, tendendo la mano verso il Sacrificio. Il guerriero nerboruto si accosta meccanicamente, come un pupazzo tirato da fili. Il Sire lascia cascare il suo mantello di firmamento. Si svelano le membra color del miele, gli occhi profondi come materia oscura, il petto senza capezzoli e il pube senza sesso. Egli prende delicatamente fra le braccia il guerriero, che depone ogni terrore e cinge i fianchi del Pastore degli Eserciti; gli si accende negli occhi grigi il fuoco di lussuria; lecca sinuosamente il Suo collo e strofina le brache su Suoi fianchi.
Il Sire si libra in volo assieme al suo Sacrificio, si porta sopra il disco del sole; gli dissolve gli indumenti e lo esplora nei suoi anfratti più segreti, una mano dalle dita lunghe si insinua fra i glutei marmorei e una lingua biforcuta sibila nelle orecchie. Il membro eretto e rubicondo del Sacrificio struscia sulle gambe del Sire, questi trasmuta il suo corpo carnale e si lascia penetrare in un grembo. Il corpo mortale del Sacrificio è forte ma pur sempre umano e l’orgasmo lo scuote in brevi istanti, il suo seme scorre dentro il Sire e questi si ribalta in volo; i due fluttuano capovolti. Il Sire afferra il Sacrificio con una mano, lo rovescia e ne porta il volto sul proprio pube; il guerriero si abbevera da un membro apparso ove prima era il grembo, intanto il Sire sugge e morde i glutei del Sacrificio.
È il mio momento. Afferro l’arco di cristallo, incocco la freccia d’oro e la scocco alla schiena del Sacrificio, là dov’è il cuore; lo trapasso, lo uccido, la punta trafigge anche il mio Sire, icore dorato sgorga frammisto al sangue e al seme. L’essenza mistica trasuda dai due corpi cinti e va a bagnare il disco del sole. La luce bianca si fa azzurra, il calore intenso consuma i due corpi trapassati, il pulviscolo si disperde ai cinque punti cardinali.
La ierogamia è compiuta e s’è fatta luce, sulla rupe al di là dell’alba.</p>

<p>«E fu a quel punto che mi svegliai di soprassalto nella stanza a Nuova Orléans, con fuori dalla finestra il puzzo della terra marcia, e sul letto il povero texano in preda alle convulsioni! Berciava e abbaiava come una bestia con la rabbia, e fra un grugnito e l’altro riuscii a intendere qualche frase da cristiano: “La mia ascia… quest’ascia è il mio scettro!”, “Mia Regina, mia Regina della Costa Nera, dove sei?!”, “Gli Abitatori… gli Abitatori dei Cunicoli!” Io svelta gli misi sotto il naso i sali e quello si alzò di soprassalto madido di sudore, i capelli neri tutti spettinati e gli occhi grigi che ancora lacrimavano.»
«Vi fu un momento di silenzio, poi quel bell’uomo così sfregiato dal terrore si mise a sussurrare una canzone, ma io ne sentii solo qualche frase:</p>

<p>“Così ci siamo mescolati alla Terra:
chi ci ricorda è il vento fra i rami,
e le nubi e la marina procella,
non più voci di poeti umani.”</p>

<p>Detto ciò alzò il capo, mi guardò, sbiancò, s’alzò e se ne andò di corsa dalla stanza, urlando qualcosa del tipo “L’arpia! L’arpia! L’arpia verde che viene dall’aldilà dell’alba!”»</p>

<p>«Il texano abbandonò Nuova Orléans un paio di giorni dopo e io continuai con il mio servizio nella pensione, finché non mi spostai nell&#39;Arkansas per fare la boscaiola di pini. Non lo incontrai mai più, ma tuttora credo e giuro sul mio babbo buonanima che quel ragazzo così bello fosse un uomo di malaffare e avesse bevuto del laudano, dell’oppio liquido, dell’eroina o una di quelle porcherie che usano i feticisti per fare i mesmerimismi. Ed ecco, signori miei, perché non voglio le letture dei tarocchi: mi basta e avanza per tutta la vita quella che mi fece la Strega Bianca mentre andavo a cercare il Sacrificio per il Pastore degli Eserciti.»</p>

<p>Così disse la Rosella, poi tacque e sorseggiò le ultime gocce di vino. Io, Mastro Catrame, il padrone e tutti gli altri tornammo pure noi con la testa all’alberghetto, alla pioggia, alle carte e alle bruschette, come lei stessa e il texano erano tornati a Nuova Orléans dal loro viaggio nei fumi allucinogeni. Sono passati tanti anni da allora e Rosella probabilmente sarà pure morta, però tutta questa fantasmagoria su Vorvadoss e Kathulos e l’uccisore dei re Serpenti, la Strega Bianca e il paese al di là dell’alba non mi è mai uscita dalla mente, e la volta che passai per Fort Worth di strada verso El Paso mi fermai in una libreria occulta in cerca del <em>De Vermis Mysteriis</em> e dell’<em>Unaussprechlichen Kulten</em>, e sentii in effetti due pelandroni barbuti sussurrare di un “Veggente di Callahan County” che viveva come in simbiosi con il suo “segugio scudiero” e attendeva l’inizio del “nuovo ciclo cosmico” per “ricongiungersi con il suo Amante e Pastore”. Non dissero, però, se quel veggente attendesse la Congiunzione delle Sfere con sacro terrore, o bensì con trasporto erotico.</p>

<blockquote><p><strong>Nota autoriale:</strong> ho composto questo racconto nell&#39;inverno 2021 per proporlo alla rivista <a href="https://www.alkalina.net/" rel="nofollow">«Alkalina»</a>, e fu rifiutato perché la struttura a cornici narrative non convinceva la redazione; venne successivamente accettato e pubblicato nella primavera 2023 sulla webfanzine gargolla.eu, nel frattempo chiusa; lo ripropongo qui, come sua sede definitiva.
Avrete intuito che si tratta di una lettera d&#39;amore alla letteratura <em>sword &amp; sorcery</em>; se volete saperne di più, wikipediatevi le persone cui è dedicato.</p></blockquote>
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      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/z51bt2oi7j</guid>
      <pubDate>Thu, 26 Feb 2026 15:52:05 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Rock Progressive e morra cinese.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/robercrantz/rock-progressive-e-morra-cinese</link>
      <description>&lt;![CDATA[iO quella volta che un cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro, una ragazza senza grazie, un Grande Antico riluttante e una tigre di pezza shakespeariana provarono a cambiare per sempre la storia del progressive./i&#xA;&#xA;h2 id=&#34;Intro&#34;The Happiest Days of our Lives/h2&#xA;blockquote cite=&#34;Life, Time and Frequency of the Interstellar Mouse. Whatever Happened to the Revolution?&#34;&#xA;Tornate indietro con la mente di qualche anno. È il 1965, e se la Storia con la esse maiuscola lo ricorderà per la morte di Malcolm X e la marcia di Selma, per noi è anche l&#39;anno in cui nel Regno Unito quattro ragazze e una persona non binaria decidono che è giunto il momento di fondare un gruppo ed entrare tra le leggende della musica: sono Ginger Ale (al secolo &#39;Nessa Ellis), Jay Hollybridge, Lamia Witherspoon, Margaret Mondegreen e Veronica &#34;Ronnie&#34; Law, meglio note come biThe Revolution Frequency of the Interstellar Mouse/i/b.&#xA;&#xA;[...]&#xA;&#xA;La loro per certi versi è una storia come tante: l&#39;arrivo a Londra, le difficoltà nel sbarcare il lunario, le complicate vite personali da gestire e la musica come elemento salvifico e unificatore.&#xA;Lamia e Ronnie, una da Sheffield e l&#39;altra da Newcastle, hanno avuto in comune un&#39;infanzia povera e difficile, che le ha portate a passare più di qualche notte nelle celle delle stazioni di polizia delle rispettive città. Ma del resto, con la sola eccezione di Margaret, nata in un&#39;agiata famiglia borghese, nel gruppo chi non ha avuto qualche piccolo trascorso con la legge? Anche se le loro storie non sono arrivate tra le pagine di cronaca, cercando molto bene nei casellari giudiziari del Regno è possibile trovare anche i nominativi di Ginger e Jay - anche se trovare quest&#39;ultimo nome è stata un&#39;impresa molto difficile, ci troviamo evidentemente di fronte a una persona molto elusiva che tiene molto alla sua privacy.&#xA;&#xA;[...]&#xA;&#xA;Questa band aveva tanto potenziale quante idee rivoluzionarie, perfino per quell&#39;epoca psichedelica e sperimentale che sono stati gli anni &#39;60. Ma la storia prende direzioni misteriose e, per qualche motivo, tutto quello che ci rimane della loro esistenza è biThe Second Coming of the Interstellar Mouse/i/b, album di esordio che fu un discreto successo in UK a cavallo tra il 1967 e il 1968, e un secondo album, indipendente e totalmente anti-commerciale, pubblicato in quasi clandestinità molti anni dopo solo per uno zoccolo duro di iaficionados/i e quasi del tutto introvabile già fin dalla sua uscita. (Chi vi scrive è riuscito miracolosamente a recuperarne una copia per puro caso in un piccolo negozio di dischi di Minneapolis)&#xA;&#xA;Cos&#39;è successo quindi al Topo Interstellare e alle sue discepole?&#xA;/blockquote&#xA;pEstratto da cite&#34;Life, Time and Frequency of the Interstellar Mouse. Whatever Happened to the Revolution?&#34;/cite/p&#xA;&#xA;!--more--&#xA;&#xA;h2 id=&#34;SassoCartaRock&#34;Sasso, Carta e Rock &amp; Roll/h2&#xA;La storia della musica è piena di vicende del genere, ma Ginger, Jay, Lamia, Margaret e Ronnie non esistono. O meglio, per un brevissimo lasso di tempo l&#39;hanno fatto, in quello che è stato lo spazio immaginato condiviso di cinque persone che si sono ritrovate a giocare online a un piccolo gioco di ruolo chiamato ba href=&#34;https://grumpybearstuff.com/giochi/scissors-paper-rocknroll/&#34; title=&#34;Pagina di Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll nello store di Grumpy Bear&#34;Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll/a/b.&#xA;&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/ff/15/PjERX7rmo.jpg&#34; alt=&#34;Copertina raffigurante un muro di mattoni bianchi dalle cui aperture sbucano un orso polare, un occhio e un arcobaleno&#34; title=&#34;Copertina del gioco&#34; id=&#34;image01&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia01&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;La copertina omaggio tutt&#39;altro che velato ai iPin Floi/i/p&#xA;&#xA;Come facilmente intuibile dal preambolo, nel gioco esploreremo le vite e i tentativi di un gruppo di persone di creare un gruppo musicale Rock Progressive nel Regno Unito degli anni tra il 1965 e il 1971 - quantomeno nella sua impostazione di default, perché il gioco è aperto a ogni epoca e genere musicale.&#xA;Riusciremo a portare la nostra band alla fama internazionale? E se sì, le relazioni tra noi membri del gruppo come si evolveranno? Cercheremo gloria personale seguendo dei progetti individuali o faremo di tutto per tenere coeso il gruppo? Lo scopriremo solo giocando, e il percorso che i nostri personaggi prenderanno potrebbe sorprendere in primis noi stessɜ.&#xA;&#xA;h3 id=&#34;ComeFunziona&#34;Come Funziona?/h3&#xA;Il gioco di per sé è abbastanza semplice e, visto che stiamo parlando di un GdR che mi piace, totalmente avulso alle dinamiche tipiche di un D&amp;D. Non c&#39;è un Master e non ci sono tiri di dado a determinare gli esiti di eventuali conflitti narrativi ma tutto è gestito in maniera assolutamente ifreeform/i, con le mosse della morra cinese a determinare il tipo di scene che verranno rappresentate e quindi cosa succederà nella fiction.&#xA;&#xA;Come funziona quindi? Partiamo dalle basi, stabilendo luogo, genere e periodo storico della giocata, per poi passare ai personaggi: per prima cosa scegliamo quale strumento vogliamo suonare, dopo di che, prima di definirli nel dettaglio, a turno diciamo una caratteristica che è comune a tutti tranne a uno, in modo da creare un cast sia unito che variegato.&#xA;&#xA;Il nome del gruppo lo decideremo con un metodo di scrittura collettiva che ritornerà nel momento in cui dovremo scrivere le canzoni: ogni persona al tavolo scriverà una parola su una striscia di carta; dopo averle mischiate e rivelate una dopo l’altra, tuttɜ assieme sceglieremo le due parole che ci sembrano migliori per battezzare la band.&#xA;&#xA;Nel corso di sette turni, uno per anno di vita della band, sceglieremo cosa faranno i nostri personaggi mostrando dopo una conta i segni della morra cinese: ✊ biSasso/i/b vuol dire che cercheremo di aumentare la sintonia del gruppo; ✌️ biForbici/i/b vuol dire che ci dedicheremo a progetti individuali, mentre ✋ biCarta/i/b vuol dire che proveremo a dare sfogo alla creatività e, se tutto va bene, comporre un singolo.&#xA;&#xA;Qualunque sia stata la nostra scelta per l’anno, dobbiamo rappresentarla in fiction impostando una scena. Può essere breve, limitandoci a dire cosa fa il nostro personaggio, o più strutturata, dandole un taglio più cinematografico coinvolgendo le altre persone al tavolo a interpretare i rispettivi PG o altri comprimari presenti in scena. In ogni caso, alla fine di ogni scena ognunə dirà come il suo PG reagisce a quanto appena accaduto.&#xA;&#xA;Ovviamente per ottenere la fama la nostra band ha bisogno di comporre dei pezzi e per farlo occorre che almeno la metà delle persone al tavolo in un turno abbia scelto biCarta/i/b. Se la condizione si verifica, esattamente come per il nome del gruppo, scriviamo tuttɜ una breve frase su una striscia di carta e, dopo averle rivelate una a una, decidiamo in che ordine disporle per creare la strofa di una canzone.&#xA;&#xA;A conclusione di ogni turno faremo tutti assieme una scena post-concerto che tirerà un po’ le somme degli avvenimenti di quell’anno e ci trascinerà al successivo.&#xA;&#xA;Tralasciando qualche altra regola più nel dettaglio, il gioco è davvero tutto qui; del resto nella sua prima iterazione stava tutto dentro una cartolina di uno dei a href=&#34;https://www.dreamlord.it/prodotto/calendario-dellavvento-ludico-2023/&#34; title=&#34;Un&#39;edizione del Calendario dell&#39;avvento Ludico&#34;biCalendari dell’Avvento Ludico/i/b/a di GDR Unplugged e Dreamlord Games.&#xA;&#xA;h3 id=&#34;InterstellarMouse&#34;The Revolution Frequency of the Interstellar Mouse/h3&#xA;E quindi com&#39;è stata la nostra avventura di #GenteCheFediGioca nei meandri del Prog-Rock virtuale?&#xA;&#xA;Intanto confesso che abbiamo cominciato benissimo, &#34;trasgredendo&#34; subito il regolamento. Tra le parole emerse c&#39;erano almeno due coppie che combinate assieme formavano un perfetto nome surreale per la nostra band: la frequenza (radio) della rivoluzione che giustapposta al topo interstellare diventa anche la frequenza di rivoluzione di un oggetto nello spazio... era un doppio senso troppo bello per limitarci a solo due elementi.&#xA;&#xA;La fase di creazione dei personaggi l&#39;ho trovata molto stimolante nella sua semplicità. Il fatto che ciascunə di noi dovesse stabilire una caratteristica comune a tutti i componenti del gruppo per poi indicare unə altrə giocatore come eccezione, da un lato mette dei paletti che delimitano il campo di gioco ma dall&#39;altro ci dà una tavolozza di colori con cui cominciare a dipingere la tela. Ed è qualcosa che emerge intervento dopo intervento, perché solo quando hanno contribuito tuttɜ avremo il quadro completo.&#xA;&#xA;Per intenderci, iniziamo con a href=&#34;https://eldritch.cafe/@sansserifgirl&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di ragazza senza grazie&#34;bragazza senza grazie/b/a che stabilisce che siamo tuttɜ ventenni tranne il personaggio di a href=&#34;https://livellosegreto.it/@idiran&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di Idiran&#34;bIdiran/b/a.&#xA;a href=&#34;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di cretinodicrescenzago&#34;bCretinodicrescenzago/b/a aggiunge che siamo tuttɜ donne tranne il personaggio di a href=&#34;https://livellosegreto.it/@lvl3GlassFrog&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di GlassFrog&#34;bGlassFrog/b/a, che deciderà che il suo PG è non-binario.&#xA;A questo punto Idiran dirà che veniamo tuttɜ dal nord dell&#39;Inghilterra tranne il personaggio di ragazza senza grazie, mentre GlassFrog introdurrà il fatto che vestono tuttɜ eleganti tranne il mio personaggio. Infine rimango io, che butto giù il fatto che abbiamo tuttɜ dei piccoli precedenti penali tranne il personaggio di cretinodicrescenzago.&#xA;&#xA;Notate come ogni singola iterazione altrui ci mette di fronte a un fatto compiuto e abbiamo il controllo solo nel definire cosa bnon/b siamo? Personalmente trovo molto stimolante che l&#39;idea del tuo PG puoi fartela solo dopo l&#39;interazione con lɜ altrɜ, scoprendo pennellata dopo pennellata che materiale avrai a disposizione.&#xA;&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/e6/77/dIj1FRgOo.png&#34; alt=&#34;Illustrazione di una ragazza dai capelli ricci rossi e gli occhi verdi, che si gira sorniona verso chi guarda. Indossa una giacca lisa a quadri e un flat cap con un motivo tartan blu e verde&#34; title=&#34;Veronica Law&#34; id=&#34;image02&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia02&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;(E a proposito di pennellate... ecco Veronica &#34;Ronnie&#34; Law, tradotta in immagine per grazia di a href=&#34;https://livellosegreto.it/@sugarcoatedhorror&#34; title=&#34;Profilo Mastodon di Sugarcoatedhorror su Livello Segreto&#34;b@sugarcoatedhorror)/b/a/p&#xA;&#xA;A livello di fiction, la libertà nello scegliere cosa fare creando le scene fa scaturire situazioni interessanti e il fatto che dopo una scena impostata da un altrə dobbiamo comunque dire come il nostro PG reagisce alla sua scelta ci permette comunque di mantenere un certo controllo sulla narrazione, anche quando non siamo noi a essere sotto i riflettori.&#xA;&#xA;Per dire, quando ho scelto di dedicarmi ai &#34;progetti personali&#34; con ibForbici/b/i, ho potuto benissimo dire che quell&#39;anno non ho contribuito alla band non perché seguissi un progetto solista ma perché Ronnie era finita in prigione, e aveva comunque perfettamente senso che questo avesse fatto crescere il livello di biFama Individuale/i/b (uno degli unici tre valori numerici del gioco) del mio PG.&#xA;&#xA;Ho amato anche come abbiamo trasformato in maniera diegetica il fatto che al momento di scrivere la prima canzone alcunɜ di noi avessero scritto le frasi in italiano e altrɜ direttamente in inglese, decidendo che Margaret era entrata in possesso delle opere di Nanni Balestrini e Tommaso Landolfi e aveva voluto mettere dentro ai testi delle frasi in italiano per omaggiarli.&#xA;&#xA;In definitiva, Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll è stata una bella scoperta, e giocarlo con lo stesso gruppo con cui avevo giocato precedentemente a href=&#34;https://log.livellosegreto.it/robercrantz/giochi-di-ruolo-musica-e-anni-90&#34; title=&#34;Un mio post brutto su un gran bel gioco&#34;bDamn the Man, Save the Music/b/a è stato particolarmente piacevole, tant&#39;è che a una certa doveva scapparci la citazione-omaggio, con un personaggio di quella giocata che fa una breve comparsata con 46 anni in meno sul groppone 😅&#xA;&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/22/6d/Op1m4GKu_o.png&#34; alt=&#34;Un foglio excel su google drive che cerca di riprodurre sia la scheda del personaggio del gioco che una sorta di tavolo su cui comporre le canzoni&#34; title=&#34;La &#39;scheda&#39; che abbiamo usato nella nostra giocata online&#34; id=&#34;image03&#34; class=&#34;mg-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia03&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;La partita via internet/p&#xA;&#xA;L&#39;unica &#34;pecca&#34; - ma questo il manuale lo dice esplicitamente - è che, per quanto sia possibile giocarlo via internet, è sicuramente un gioco che dà un&#39;esperienza migliore dal vivo; la morra cinese da fare online è un inferno di conte fuori-sincro e webcam da controllare per assicurarsi che la propria mano sia inquadrata bene, che si aggiunge ai problemi strutturali già presenti: il ritardo inevitabile nel processare gli input altrui, che aumenta se qualcunə usa delle cuffie bluetooth, col rischio di parlare sovrapponendosi per poi fermarsi di colpo, la mancanza di tutta la parte di comunicazione visuale e spaziale che di presenza è immediata e online no... insomma, quello che dal vivo ci avrebbe preso giusto una serata in tutta tranquillità, online ha richiesto due serate e ne avrebbe chiesto una terza se non avessimo deciso a malincuore di saltare l&#39;ultimo anno per passare all&#39;epilogo.&#xA;&#xA;Per il resto, per come funziona il metodo di composizione delle canzoni che porterà inevitabilmente a risultati alquanto surreali, ci si chiedeva se il gioco avesse senso applicato a un genere che non fosse il Prog. Secondo me sì, ma probabilmente per ottenere un risultato più coerente occorre che tuttɜ al tavolo abbiano ben presente il genere di riferimento.&#xA;O in effetti anche no, alla fine il vero cuore del gioco non sta tanto negli artefatti che produrremo come gruppo (bella anche l&#39;idea di disegnare le copertine degli album) ma nelle storie collettive dei nostri personaggi, per cui alla fine che importa se il nostro gruppo Death Metal avrà una strofa che recita i&#34;Sole, cuore e amore&#34;/i subito dopo un i&#34;Butta sangue e muori&#34;/i? 🤟&#xA;&#xA;Hashtag rilevanti: #RobsCabinetOfGDR, #GDRSegreto, #TTRPG, #GDR, #ScissorsPaperRockNRoll, #60s, #Music&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><i>O quella volta che un cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro, una ragazza senza grazie, un Grande Antico riluttante e una tigre di pezza shakespeariana provarono a cambiare per sempre la storia del progressive.</i></p>

<p><h2 id="Intro">The Happiest Days of our Lives</h2>
<blockquote>Tornate indietro con la mente di qualche anno. È il 1965, e se la Storia con la esse maiuscola lo ricorderà per la morte di Malcolm X e la marcia di Selma, per noi è anche l&#39;anno in cui nel Regno Unito quattro ragazze e una persona non binaria decidono che è giunto il momento di fondare un gruppo ed entrare tra le leggende della musica: sono Ginger Ale (al secolo &#39;Nessa Ellis), Jay Hollybridge, Lamia Witherspoon, Margaret Mondegreen e Veronica “Ronnie” Law, meglio note come <b><i>The Revolution Frequency of the Interstellar Mouse</i></b>.</p>

<p>[...]</p>

<p>La loro per certi versi è una storia come tante: l&#39;arrivo a Londra, le difficoltà nel sbarcare il lunario, le complicate vite personali da gestire e la musica come elemento salvifico e unificatore.
Lamia e Ronnie, una da Sheffield e l&#39;altra da Newcastle, hanno avuto in comune un&#39;infanzia povera e difficile, che le ha portate a passare più di qualche notte nelle celle delle stazioni di polizia delle rispettive città. Ma del resto, con la sola eccezione di Margaret, nata in un&#39;agiata famiglia borghese, nel gruppo chi non ha avuto qualche piccolo trascorso con la legge? Anche se le loro storie non sono arrivate tra le pagine di cronaca, cercando molto bene nei casellari giudiziari del Regno è possibile trovare anche i nominativi di Ginger e Jay – anche se trovare quest&#39;ultimo nome è stata un&#39;impresa molto difficile, ci troviamo evidentemente di fronte a una persona molto elusiva che tiene molto alla sua privacy.</p>

<p>[...]</p>

<p>Questa band aveva tanto potenziale quante idee rivoluzionarie, perfino per quell&#39;epoca psichedelica e sperimentale che sono stati gli anni &#39;60. Ma la storia prende direzioni misteriose e, per qualche motivo, tutto quello che ci rimane della loro esistenza è <b><i>The Second Coming of the Interstellar Mouse</i></b>, album di esordio che fu un discreto successo in UK a cavallo tra il 1967 e il 1968, e un secondo album, indipendente e totalmente anti-commerciale, pubblicato in quasi clandestinità molti anni dopo solo per uno zoccolo duro di <i>aficionados</i> e quasi del tutto introvabile già fin dalla sua uscita. (Chi vi scrive è riuscito miracolosamente a recuperarne una copia per puro caso in un piccolo negozio di dischi di Minneapolis)</p>

<p>Cos&#39;è successo quindi al Topo Interstellare e alle sue discepole?
</blockquote>
<p>Estratto da <cite>“Life, Time and Frequency of the Interstellar Mouse. Whatever Happened to the Revolution?”</cite></p></p>



<p><h2 id="SassoCartaRock">Sasso, Carta e Rock &amp; Roll</h2>
La storia della musica è piena di vicende del genere, ma Ginger, Jay, Lamia, Margaret e Ronnie non esistono. O meglio, per un brevissimo lasso di tempo l&#39;hanno fatto, in quello che è stato lo spazio immaginato condiviso di cinque persone che si sono ritrovate a giocare online a un piccolo gioco di ruolo chiamato <b><a href="https://grumpybearstuff.com/giochi/scissors-paper-rocknroll/" title="Pagina di Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll nello store di Grumpy Bear" rel="nofollow">Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll</a></b>.</p>

<p><img src="https://images2.imgbox.com/ff/15/PjERX7rm_o.jpg" alt="Copertina raffigurante un muro di mattoni bianchi dalle cui aperture sbucano un orso polare, un occhio e un arcobaleno" title="Copertina del gioco" id="image01" class="img-didascalia"/><p id="didascalia01" class="testo-didascalia">La copertina omaggio tutt&#39;altro che velato ai <i>Pin Floi</i></p></p>

<p>Come facilmente intuibile dal preambolo, nel gioco esploreremo le vite e i tentativi di un gruppo di persone di creare un gruppo musicale Rock Progressive nel Regno Unito degli anni tra il 1965 e il 1971 – quantomeno nella sua impostazione di default, perché il gioco è aperto a ogni epoca e genere musicale.
Riusciremo a portare la nostra band alla fama internazionale? E se sì, le relazioni tra noi membri del gruppo come si evolveranno? Cercheremo gloria personale seguendo dei progetti individuali o faremo di tutto per tenere coeso il gruppo? Lo scopriremo solo giocando, e il percorso che i nostri personaggi prenderanno potrebbe sorprendere in primis noi stessɜ.</p>

<p><h3 id="ComeFunziona">Come Funziona?</h3>
Il gioco di per sé è abbastanza semplice e, visto che stiamo parlando di un GdR che mi piace, totalmente avulso alle dinamiche tipiche di un D&amp;D. Non c&#39;è un Master e non ci sono tiri di dado a determinare gli esiti di eventuali conflitti narrativi ma tutto è gestito in maniera assolutamente <i>freeform</i>, con le mosse della morra cinese a determinare il tipo di scene che verranno rappresentate e quindi cosa succederà nella fiction.</p>

<p>Come funziona quindi? Partiamo dalle basi, stabilendo luogo, genere e periodo storico della giocata, per poi passare ai personaggi: per prima cosa scegliamo quale strumento vogliamo suonare, dopo di che, prima di definirli nel dettaglio, a turno diciamo una caratteristica che è comune a tutti tranne a uno, in modo da creare un cast sia unito che variegato.</p>

<p>Il nome del gruppo lo decideremo con un metodo di scrittura collettiva che ritornerà nel momento in cui dovremo scrivere le canzoni: ogni persona al tavolo scriverà una parola su una striscia di carta; dopo averle mischiate e rivelate una dopo l’altra, tuttɜ assieme sceglieremo le due parole che ci sembrano migliori per battezzare la band.</p>

<p>Nel corso di sette turni, uno per anno di vita della band, sceglieremo cosa faranno i nostri personaggi mostrando dopo una conta i segni della morra cinese: ✊ <b><i>Sasso</i></b> vuol dire che cercheremo di aumentare la sintonia del gruppo; ✌️ <b><i>Forbici</i></b> vuol dire che ci dedicheremo a progetti individuali, mentre ✋ <b><i>Carta</i></b> vuol dire che proveremo a dare sfogo alla creatività e, se tutto va bene, comporre un singolo.</p>

<p>Qualunque sia stata la nostra scelta per l’anno, dobbiamo rappresentarla in fiction impostando una scena. Può essere breve, limitandoci a dire cosa fa il nostro personaggio, o più strutturata, dandole un taglio più cinematografico coinvolgendo le altre persone al tavolo a interpretare i rispettivi PG o altri comprimari presenti in scena. In ogni caso, alla fine di ogni scena ognunə dirà come il suo PG reagisce a quanto appena accaduto.</p>

<p>Ovviamente per ottenere la fama la nostra band ha bisogno di comporre dei pezzi e per farlo occorre che almeno la metà delle persone al tavolo in un turno abbia scelto <b><i>Carta</i></b>. Se la condizione si verifica, esattamente come per il nome del gruppo, scriviamo tuttɜ una breve frase su una striscia di carta e, dopo averle rivelate una a una, decidiamo in che ordine disporle per creare la strofa di una canzone.</p>

<p>A conclusione di ogni turno faremo tutti assieme una scena post-concerto che tirerà un po’ le somme degli avvenimenti di quell’anno e ci trascinerà al successivo.</p>

<p>Tralasciando qualche altra regola più nel dettaglio, il gioco è davvero tutto qui; del resto nella sua prima iterazione stava tutto dentro una cartolina di uno dei <a href="https://www.dreamlord.it/prodotto/calendario-dellavvento-ludico-2023/" title="Un&#39;edizione del Calendario dell&#39;avvento Ludico" rel="nofollow"><b><i>Calendari dell’Avvento Ludico</i></b></a> di GDR Unplugged e Dreamlord Games.</p>

<p><h3 id="InterstellarMouse">The Revolution Frequency of the Interstellar Mouse</h3>
E quindi com&#39;è stata la nostra avventura di #GenteCheFediGioca nei meandri del Prog-Rock virtuale?</p>

<p>Intanto confesso che abbiamo cominciato benissimo, “trasgredendo” subito il regolamento. Tra le parole emerse c&#39;erano almeno due coppie che combinate assieme formavano un perfetto nome surreale per la nostra band: la frequenza (radio) della rivoluzione che giustapposta al topo interstellare diventa anche la frequenza di rivoluzione di un oggetto nello spazio... era un doppio senso troppo bello per limitarci a solo due elementi.</p>

<p>La fase di creazione dei personaggi l&#39;ho trovata molto stimolante nella sua semplicità. Il fatto che ciascunə di noi dovesse stabilire una caratteristica comune a tutti i componenti del gruppo per poi indicare unə altrə giocatore come eccezione, da un lato mette dei paletti che delimitano il campo di gioco ma dall&#39;altro ci dà una tavolozza di colori con cui cominciare a dipingere la tela. Ed è qualcosa che emerge intervento dopo intervento, perché solo quando hanno contribuito tuttɜ avremo il quadro completo.</p>

<p>Per intenderci, iniziamo con <a href="https://eldritch.cafe/@sans_serif_girl" title="Profilo Mastodon di ragazza senza grazie" rel="nofollow"><b>ragazza senza grazie</b></a> che stabilisce che siamo tuttɜ ventenni tranne il personaggio di <a href="https://livellosegreto.it/@idiran" title="Profilo Mastodon di Idiran" rel="nofollow"><b>Idiran</b></a>.
<a href="https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago" title="Profilo Mastodon di cretinodicrescenzago" rel="nofollow"><b>Cretinodicrescenzago</b></a> aggiunge che siamo tuttɜ donne tranne il personaggio di <a href="https://livellosegreto.it/@lvl3GlassFrog" title="Profilo Mastodon di GlassFrog" rel="nofollow"><b>GlassFrog</b></a>, che deciderà che il suo PG è non-binario.
A questo punto Idiran dirà che veniamo tuttɜ dal nord dell&#39;Inghilterra tranne il personaggio di ragazza senza grazie, mentre GlassFrog introdurrà il fatto che vestono tuttɜ eleganti tranne il mio personaggio. Infine rimango io, che butto giù il fatto che abbiamo tuttɜ dei piccoli precedenti penali tranne il personaggio di cretinodicrescenzago.</p>

<p>Notate come ogni singola iterazione altrui ci mette di fronte a un fatto compiuto e abbiamo il controllo solo nel definire cosa <b>non</b> siamo? Personalmente trovo molto stimolante che l&#39;idea del tuo PG puoi fartela solo dopo l&#39;interazione con lɜ altrɜ, scoprendo pennellata dopo pennellata che materiale avrai a disposizione.</p>

<p><img src="https://images2.imgbox.com/e6/77/dIj1FRgO_o.png" alt="Illustrazione di una ragazza dai capelli ricci rossi e gli occhi verdi, che si gira sorniona verso chi guarda. Indossa una giacca lisa a quadri e un flat cap con un motivo tartan blu e verde" title="Veronica Law" id="image02" class="img-didascalia"/><p id="didascalia02" class="testo-didascalia">(E a proposito di pennellate... ecco Veronica “Ronnie” Law, tradotta in immagine per grazia di <a href="https://livellosegreto.it/@sugarcoatedhorror" title="Profilo Mastodon di Sugarcoatedhorror su Livello Segreto" rel="nofollow"><b>@sugarcoatedhorror)</b></a></p></p>

<p>A livello di fiction, la libertà nello scegliere cosa fare creando le scene fa scaturire situazioni interessanti e il fatto che dopo una scena impostata da un altrə dobbiamo comunque dire come il nostro PG reagisce alla sua scelta ci permette comunque di mantenere un certo controllo sulla narrazione, anche quando non siamo noi a essere sotto i riflettori.</p>

<p>Per dire, quando ho scelto di dedicarmi ai “progetti personali” con <i><b>Forbici</b></i>, ho potuto benissimo dire che quell&#39;anno non ho contribuito alla band non perché seguissi un progetto solista ma perché Ronnie era finita in prigione, e aveva comunque perfettamente senso che questo avesse fatto crescere il livello di <b><i>Fama Individuale</i></b> (uno degli unici tre valori numerici del gioco) del mio PG.</p>

<p>Ho amato anche come abbiamo trasformato in maniera diegetica il fatto che al momento di scrivere la prima canzone alcunɜ di noi avessero scritto le frasi in italiano e altrɜ direttamente in inglese, decidendo che Margaret era entrata in possesso delle opere di Nanni Balestrini e Tommaso Landolfi e aveva voluto mettere dentro ai testi delle frasi in italiano per omaggiarli.</p>

<p>In definitiva, Scissors Paper Rock&#39;n&#39;Roll è stata una bella scoperta, e giocarlo con lo stesso gruppo con cui avevo giocato precedentemente <a href="https://log.livellosegreto.it/robercrantz/giochi-di-ruolo-musica-e-anni-90" title="Un mio post brutto su un gran bel gioco" rel="nofollow"><b>Damn the Man, Save the Music</b></a> è stato particolarmente piacevole, tant&#39;è che a una certa doveva scapparci la citazione-omaggio, con un personaggio di quella giocata che fa una breve comparsata con 46 anni in meno sul groppone 😅</p>

<p><img src="https://images2.imgbox.com/22/6d/Op1m4GKu_o.png" alt="Un foglio excel su google drive che cerca di riprodurre sia la scheda del personaggio del gioco che una sorta di tavolo su cui comporre le canzoni" title="La &#39;scheda&#39; che abbiamo usato nella nostra giocata online" id="image03" class="mg-didascalia"/><p id="didascalia03" class="testo-didascalia">La partita via internet</p></p>

<p>L&#39;unica “pecca” – ma questo il manuale lo dice esplicitamente – è che, per quanto sia possibile giocarlo via internet, è sicuramente un gioco che dà un&#39;esperienza migliore dal vivo; la morra cinese da fare online è un inferno di conte fuori-sincro e webcam da controllare per assicurarsi che la propria mano sia inquadrata bene, che si aggiunge ai problemi strutturali già presenti: il ritardo inevitabile nel processare gli input altrui, che aumenta se qualcunə usa delle cuffie bluetooth, col rischio di parlare sovrapponendosi per poi fermarsi di colpo, la mancanza di tutta la parte di comunicazione visuale e spaziale che di presenza è immediata e online no... insomma, quello che dal vivo ci avrebbe preso giusto una serata in tutta tranquillità, online ha richiesto due serate e ne avrebbe chiesto una terza se non avessimo deciso a malincuore di saltare l&#39;ultimo anno per passare all&#39;epilogo.</p>

<p>Per il resto, per come funziona il metodo di composizione delle canzoni che porterà inevitabilmente a risultati alquanto surreali, ci si chiedeva se il gioco avesse senso applicato a un genere che non fosse il Prog. Secondo me sì, ma probabilmente per ottenere un risultato più coerente occorre che tuttɜ al tavolo abbiano ben presente il genere di riferimento.
O in effetti anche no, alla fine il vero cuore del gioco non sta tanto negli artefatti che produrremo come gruppo (bella anche l&#39;idea di disegnare le copertine degli album) ma nelle storie collettive dei nostri personaggi, per cui alla fine che importa se il nostro gruppo Death Metal avrà una strofa che recita <i>“Sole, cuore e amore”</i> subito dopo un <i>“Butta sangue e muori”</i>? 🤟</p>

<p>Hashtag rilevanti: #RobsCabinetOfGDR, #GDRSegreto, #TTRPG, #GDR, #ScissorsPaperRockNRoll, #60s, #Music</p>
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      <author>Rob&#39;s cabinet of mboh?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ny745g2y47</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 19:02:01 +0000</pubDate>
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      <title>La pace dei sensi dopo anni su unixporn</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/la-pace-dei-sensi-dopo-anni-su-unixporn</link>
      <description>&lt;![CDATA[Non ho mai fatto distrohopping. A parte gli inizi con Slackware ho sposato quasi subito RedHat e poi Fedora Core 1 fino all&#39;attuale Fedora 43. Ho però provato tanti Desktop Environment e Window Manager, cominciando da Fluxbox sono passato a KDE per atterrare poi abbastanza stabilmente a Gnome. Dico abbastanza perché di Gnome non ho mai sopportato il posizionamento delle finestre e quando ho scoperto i tiling window manager ho prima tentato di replicarne il comportamento con le estensioni per poi decidere che no, il comportamento di un tiling nativo è tutt&#39;altra cosa, anche perché su Gnome si sono nel frattempo sviluppate decine di estensioni per il tiling delle finestre ma finiscono quasi tutte per perdersi per strada, per pasticciare con i keybinds di default e per appesantire il sistema. Quindi prima i3 e poi Sway. No hyprland per via di una comunità che in molti definiscono &#34;tossica&#34;. Con i3 e Sway è cominciata l&#39;ansia della customizzazione per cui passavo più tempo a fare file di configurazione e css per waybar che a lavorare. E&#39; un disturbo grave quasi quanto il distrohopping perché va a finire che è il computer ad usare te e non viceversa. Inoltre c&#39;è da dire che i tiling window manager risolvono si il problema di sapere dove apparirà esattamente la finestra che stai per aprire ma è anche vero che il classico layout 2x2 o altri layout con tante finestre affiancate finivano per essere molto poco frequenti per le mie necessità di lavoro: per il 90% del tempo ho bisogno di una finestra che è quasi full screen. Last but not least in Sway mi mancava tremendamente la possibilità di cambiare finestra con ALT-TAB...si ok...ci sono degli accrocchi per emulare il comportamento ma di nuovo uno sbatti assurdo per avere quello che dovrebbe essere una funzionalità base di un qualunque ambiente di lavoro.&#xA;&#xA;Ed ecco la svolta: ho scoperto l&#39;esistenza di Niri.&#xA;Niri è uno scrollable-tiling window manager, quindi le finestre di uno specifico workspace vengono tutte affiancate una all&#39;altra e con combinazioni di tasti puoi decidere a piacimento la larghezza delle colonne e anche decidere di impilare una finestra sotto un&#39;altra per ottenere layout simili a quelli di un classico tiling window manager. Questo risolve diversi problemi, primo fra tutti il fatto che almeno nel mio caso la finistra su cui lavoro normalmente occupa più del 50% della larghezza del monitor. Sul sito ufficiale ci sono screenshot e video che probabilmente rendono molto meglio l&#39;idea di quanto non possano fare le mie parole. Ovviamente ha l&#39;ALT-TAB nativo (e molto bello) per cambiare finestra.&#xA;Ma la seconda e rivoluzionaria svolta è stata la scoperta di Dank Linux, un progetto che punta a portare le comodità di un Desktop Environment su Niri (e altri window manager): ok, non è maturo come Gnome e non ha la stessa barca di funzionalità ma è MOLTO ma MOLTO più customizzabile e infinitamente più leggero. Sia Niri che Dank Linux guadagnano ogni giorno più popolarità e hanno cicli di sviluppo e release estremamente veloci e promettenti, insomma nuove funzionalità sono introdotte a ritmi frenetici. &#xA;&#xA;Da diversi mesi se voglio cambiare tema è un semplice click nelle impostazioni, so come saranno disposte le finestre che apro, a livello estetico siamo ai vertici di unixporn, la batteria mi dura circa il doppio rispetto a Gnome e soprattutto... posso lavorare con il computer senza perdermi in file di configurazione :-)&#xA;&#xA;Lascio i link:&#xA;Niri&#xA;Dank Linux&#xA;&#xA;#linux #opensource&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Non ho mai fatto distrohopping. A parte gli inizi con Slackware ho sposato quasi subito RedHat e poi Fedora Core 1 fino all&#39;attuale Fedora 43. Ho però provato tanti Desktop Environment e Window Manager, cominciando da Fluxbox sono passato a KDE per atterrare poi abbastanza stabilmente a Gnome. Dico abbastanza perché di Gnome non ho mai sopportato il posizionamento delle finestre e quando ho scoperto i tiling window manager ho prima tentato di replicarne il comportamento con le estensioni per poi decidere che no, il comportamento di un tiling nativo è tutt&#39;altra cosa, anche perché su Gnome si sono nel frattempo sviluppate decine di estensioni per il tiling delle finestre ma finiscono quasi tutte per perdersi per strada, per pasticciare con i keybinds di default e per appesantire il sistema. Quindi prima i3 e poi Sway. No hyprland per via di una comunità che in molti definiscono “tossica”. Con i3 e Sway è cominciata l&#39;ansia della customizzazione per cui passavo più tempo a fare file di configurazione e css per waybar che a lavorare. E&#39; un disturbo grave quasi quanto il distrohopping perché va a finire che è il computer ad usare te e non viceversa. Inoltre c&#39;è da dire che i tiling window manager risolvono si il problema di sapere dove apparirà esattamente la finestra che stai per aprire ma è anche vero che il classico layout 2x2 o altri layout con tante finestre affiancate finivano per essere molto poco frequenti per le mie necessità di lavoro: per il 90% del tempo ho bisogno di una finestra che è quasi full screen. Last but not least in Sway mi mancava tremendamente la possibilità di cambiare finestra con ALT-TAB...si ok...ci sono degli accrocchi per emulare il comportamento ma di nuovo uno sbatti assurdo per avere quello che dovrebbe essere una funzionalità base di un qualunque ambiente di lavoro.</p>

<p>Ed ecco la svolta: ho scoperto l&#39;esistenza di Niri.
Niri è uno scrollable-tiling window manager, quindi le finestre di uno specifico workspace vengono tutte affiancate una all&#39;altra e con combinazioni di tasti puoi decidere a piacimento la larghezza delle colonne e anche decidere di impilare una finestra sotto un&#39;altra per ottenere layout simili a quelli di un classico tiling window manager. Questo risolve diversi problemi, primo fra tutti il fatto che almeno nel mio caso la finistra su cui lavoro normalmente occupa più del 50% della larghezza del monitor. Sul sito ufficiale ci sono screenshot e video che probabilmente rendono molto meglio l&#39;idea di quanto non possano fare le mie parole. Ovviamente ha l&#39;ALT-TAB nativo (e molto bello) per cambiare finestra.
Ma la seconda e rivoluzionaria svolta è stata la scoperta di Dank Linux, un progetto che punta a portare le comodità di un Desktop Environment su Niri (e altri window manager): ok, non è maturo come Gnome e non ha la stessa barca di funzionalità ma è MOLTO ma MOLTO più customizzabile e infinitamente più leggero. Sia Niri che Dank Linux guadagnano ogni giorno più popolarità e hanno cicli di sviluppo e release estremamente veloci e promettenti, insomma nuove funzionalità sono introdotte a ritmi frenetici.</p>

<p>Da diversi mesi se voglio cambiare tema è un semplice click nelle impostazioni, so come saranno disposte le finestre che apro, a livello estetico siamo ai vertici di unixporn, la batteria mi dura circa il doppio rispetto a Gnome e soprattutto... posso lavorare con il computer senza perdermi in file di configurazione :–)</p>

<p>Lascio i link:
<a href="https://github.com/niri-wm/niri" rel="nofollow">Niri</a>
<a href="https://danklinux.com/" rel="nofollow">Dank Linux</a></p>

<p>#linux #opensource</p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/0o81k89nri</guid>
      <pubDate>Sun, 22 Feb 2026 21:01:14 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Facciamoci curare dagli alpini</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/facciamoci-curare-dagli-alpini</link>
      <description>&lt;![CDATA[Leggo che il decreto Milleproroghe - in discussione alla Camera - vuole prolungare anche nel 2026 la possibilità di far lavorare i medici fino a 72 anni, anche richiamandoli dalla pensione.&#xA;&#xA;Fonte&#xA;&#xA;Leggo anche di un disegno di legge interessante: Secondo un documento visto da Reuters, il piano allo studio porterebbe Esercito, Marina e Aeronautica da circa 170.000 a 275.000 unità entro il 2044&#xA;&#xA;Fonte&#xA;&#xA;Insomma mancano i medici, sostituiamoli con i militari.&#xA;&#xA;Giuro che la prossima volta che sento qualcuno lamentarsi della sanità, dei tempi di attesa per un esame medico, della congestione dei pronto soccorso...chiedo cortesemente cosa ha votato negli ultimi vent&#39;anni e se ha votato a destra gli urlo in faccia tutto il mio disappunto, senza risparmiare parolacce, bestemmie ed insulti ai suoi avi e alla sua progenie culminando in &#34;chi è causa del suo mal pianga se stesso&#34;. Se invece ha votato a sinistra gli farò notare che la sinistra non ha mai fatto nulla per salvare la sanità dal percorso di privatizzazione, non si è mai opposta alla trasformazione degli ospedali in aziende (anzi) e che quindi in definitiva &#34;chi è causa del suo mal pianga se stesso&#34;.&#xA;&#xA;#sanità #italia #politica #malasanità #esercito #guerra&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Leggo che <em>il decreto Milleproroghe – in discussione alla Camera – vuole prolungare anche nel 2026 la possibilità di far lavorare i medici fino a 72 anni, anche richiamandoli dalla pensione.</em></p>

<p><a href="https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2026/02/decreto-milleproroghe-medici-72-anni-gettonisti-interviste-5b22bbe2-3980-4095-ab6e-ff608ae8b306.html" rel="nofollow">Fonte</a></p>

<p>Leggo anche di un disegno di legge interessante: <em>Secondo un documento visto da Reuters, il piano allo studio porterebbe Esercito, Marina e Aeronautica da circa 170.000 a 275.000 unità entro il 2044</em></p>

<p><a href="https://diogenenotizie.com/riforma-difesa-piu-soldati-ma-per-fare-cosa-esattamente/" rel="nofollow">Fonte</a></p>

<p>Insomma mancano i medici, sostituiamoli con i militari.</p>

<p>Giuro che la prossima volta che sento qualcuno lamentarsi della sanità, dei tempi di attesa per un esame medico, della congestione dei pronto soccorso...chiedo cortesemente cosa ha votato negli ultimi vent&#39;anni e se ha votato a destra gli urlo in faccia tutto il mio disappunto, senza risparmiare parolacce, bestemmie ed insulti ai suoi avi e alla sua progenie culminando in “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Se invece ha votato a sinistra gli farò notare che la sinistra non ha mai fatto nulla per salvare la sanità dal percorso di privatizzazione, non si è mai opposta alla trasformazione degli ospedali in aziende (anzi) e che quindi in definitiva “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.</p>

<p>#sanità #italia #politica #malasanità #esercito #guerra</p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/3ph4qkqrck</guid>
      <pubDate>Fri, 20 Feb 2026 14:53:21 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Toccare gli alberi per sfuggire al logorio della vita moderna</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/toccare-gli-alberi-per-sfuggire-al-logorio-della-vita-moderna</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Come è giusto che sia, perché è giusto sia così, non amo l&#39;automobile. Mi piacevano i modelli di una volta come oggetti di design, sia fuori che dentro, ma ora sono tutte orrende. Fuori e dentro.&#xA;Non amo l&#39;automobile, ma l&#39;ho ereditata e devo tenermela, serve per mia madre e in Italia non posso farne a meno. Faccio, fortunatamente, pochi chilometri all&#39;anno, circa 1.200 così distribuiti: un 10% per andare da parenti tossici che abitano vicino, 15% per la spesa, 4% per &#34;divertimento&#34; e quel che resta tra ospedali, visite specialistiche e simili.&#xA;Capirete: non amo l&#39;automobile, specie quando decide di rompersi e farmi spendere ulteriori soldi che non potremmo permetterci. Stavolta c&#39;è stato un problema ai fari, restavano fissi gli abbaglianti e non è bello accecare la gente, considerando pure che ne possono scaturire diverbi e risse.&#xA;!--more--&#xA;Appena possibile sono andato dall&#39;elettrauto, abbiamo creduto di identificare la causa, sostituito il pezzo presumibilmente scassato e... niente, il malfunzionamento era ancora lì.&#xA;Forse difettoso il ricambio? L&#39;elettrauto rismonta il volante, piglia la sua macchinina, va dal rivenditore e torna. Proviamo il nuovo ricambio e niente, decide di andarne a prenderne un altro, di un&#39;altra marca.  &#xA;&#xA;Il tempo passa, penso a quanto ne sto perdendo per una cosa che schifo ma devo tenermi, mi innervosisco; appena fuori, però, la strada è disseminata di pioppi, spogli in questo periodo di finto inverno. Visto che devo aspettare, mi avvicino e ci poggio la mano, tocco questa creatura splendida, non so quanti anni abbia, so per certo che venti anni fa era già di quelle dimensioni maestose. Non so se sia più vecchia di me, so per certo che arriverà a esserlo, che mi sopravvivrà, il contatto con la natura mi rimette, una volta in più, al mio posto.&#xA;Una volta in più perché so benissimo quale è il mio posto su questo pianeta, ovvero quello di una cosa destinata a durare un battito di ciglia e di cui nessuno e niente si ricorderà. Questa cosa l&#39;ho capita presto e ho imparato a accettarla, il pioppo me l&#39;ha solo gentilmente ricordato.  &#xA;&#xA;Mi sono rilassato, molto, poi ho pensato alle persone che vanno nei boschi a provare questa esperienza in maniera più strutturata e profonda. Ho pensato a quegli orrendi servizi televisivi che ne parlano, imbarazzanti; ho pensato a quelle persone, che quei servizi orrendi ci mostrano come un po&#39; strane, come se avessero un numero insufficiente di rotelle.&#xA;Ho pensato che hanno ragione le persone che toccano gli alberi, le pietre, la natura e che hanno torto quelli che si infilano in una prigione ambulante alla prima possibilità, come se ciò rientrasse legittimamente nell&#39;unico modo sensato e certificato di vivere la vita.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Come è giusto che sia, perché è giusto sia così, non amo l&#39;automobile. Mi piacevano i modelli di una volta come oggetti di design, sia fuori che dentro, ma ora sono tutte orrende. Fuori e dentro.
Non amo l&#39;automobile, ma l&#39;ho ereditata e devo tenermela, serve per mia madre e in Italia non posso farne a meno. Faccio, fortunatamente, pochi chilometri all&#39;anno, circa 1.200 così distribuiti: un 10% per andare da parenti tossici che abitano vicino, 15% per la spesa, 4% per “divertimento” e quel che resta tra ospedali, visite specialistiche e simili.
Capirete: non amo l&#39;automobile, specie quando decide di rompersi e farmi spendere ulteriori soldi che non potremmo permetterci. Stavolta c&#39;è stato un problema ai fari, restavano fissi gli abbaglianti e non è bello accecare la gente, considerando pure che ne possono scaturire diverbi e risse.

Appena possibile sono andato dall&#39;elettrauto, abbiamo creduto di identificare la causa, sostituito il pezzo presumibilmente scassato e... niente, il malfunzionamento era ancora lì.
Forse difettoso il ricambio? L&#39;elettrauto rismonta il volante, piglia la sua macchinina, va dal rivenditore e torna. Proviamo il nuovo ricambio e niente, decide di andarne a prenderne un altro, di un&#39;altra marca.</p>

<p>Il tempo passa, penso a quanto ne sto perdendo per una cosa che schifo ma devo tenermi, mi innervosisco; appena fuori, però, la strada è disseminata di pioppi, spogli in questo periodo di finto inverno. Visto che devo aspettare, mi avvicino e ci poggio la mano, tocco questa creatura splendida, non so quanti anni abbia, so per certo che venti anni fa era già di quelle dimensioni maestose. Non so se sia più vecchia di me, so per certo che arriverà a esserlo, che mi sopravvivrà, il contatto con la natura mi rimette, una volta in più, al mio posto.
Una volta in più perché so benissimo quale è il mio posto su questo pianeta, ovvero quello di una cosa destinata a durare un battito di ciglia e di cui nessuno e niente si ricorderà. Questa cosa l&#39;ho capita presto e ho imparato a accettarla, il pioppo me l&#39;ha solo gentilmente ricordato.</p>

<p>Mi sono rilassato, molto, poi ho pensato alle persone che vanno nei boschi a provare questa esperienza in maniera più strutturata e profonda. Ho pensato a quegli orrendi servizi televisivi che ne parlano, imbarazzanti; ho pensato a quelle persone, che quei servizi orrendi ci mostrano come un po&#39; <em>strane</em>, come se avessero un numero insufficiente di rotelle.
Ho pensato che hanno ragione le persone che toccano gli alberi, le pietre, la natura e che hanno torto quelli che si infilano in una prigione ambulante alla prima possibilità, come se ciò rientrasse legittimamente nell&#39;unico modo sensato e certificato di vivere la vita.</p>
]]></content:encoded>
      <author>kipple</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/uyx3wagutq</guid>
      <pubDate>Tue, 17 Feb 2026 16:07:10 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La strada killer</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/la-strada-killer</link>
      <description>&lt;![CDATA[La strada brucia cantava Alan Sorrenti nel 1981&#xA;La strada uccide scrivono i giornalisti nel 2026&#xA;&#xA;E niente, non ce la fanno, è più forte di loro: la cultura auto-centrica li ha resi schiavi di una narrazione che si ripete sempre uguale&#xA;&#xA;Non ce la fanno a scrivere che le persone uccidono altre persone, che il camionista in questione è un assassino: il semplice fatto di non avere usato una pistola o un coltello lo assolve automaticamente da quell&#39;infamia.&#xA;&#xA;Così dobbiamo leggere che in Italia esistono delle strade assassine e dei tragitti letali, parole che se venissero lette da un virus sai come ci rimarrebbe male? Ce lo vedo a mandare una mail di protesta alla redazione rivendicando per sè l&#39;aggettivo letale_.&#xA;&#xA;Il rasoio di Occam non si applica mai a danno del traffico stradale, se in quel tratto di strada gli incidenti sono così frequenti perché non vietare l&#39;accesso ad automobili e camion? Si risolverebbe il problema alla radice.&#xA;&#xA;Quale sarà il prossimo titolo?&#xA;Rotonda criminale&#xA;La corsia del terrore&#xA;Non percorrete quella strada&#xA;&#xA;#giornalai #bike #automobili&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>La strada brucia</em> cantava Alan Sorrenti nel 1981
<em>La strada uccide</em> scrivono i giornalisti nel 2026</p>

<p>E niente, non ce la fanno, è più forte di loro: la cultura auto-centrica li ha resi schiavi di una narrazione che si ripete <a href="https://www.rainews.it/tgr/piemonte/articoli/2026/02/la-strada-killer-per-linterporto-di-tortona-morto-un-43enne-del-bangladesh-13699e42-84d5-4701-9b8a-ec8d3c75b01d.html" rel="nofollow">sempre uguale</a></p>

<p><img src="https://www.rainews.it/cropgd/806x453/dl/img/2026/02/13/1770973762431_Rotonda_Liebig_Tortona.jpg" alt=""></p>

<p>Non ce la fanno a scrivere che le persone uccidono altre persone, che il camionista in questione è un assassino: il semplice fatto di non avere usato una pistola o un coltello lo assolve automaticamente da quell&#39;infamia.</p>

<p>Così dobbiamo leggere che in Italia esistono delle strade assassine e dei <em>tragitti letali</em>, parole che se venissero lette da un virus sai come ci rimarrebbe male? Ce lo vedo a mandare una mail di protesta alla redazione rivendicando per sè l&#39;aggettivo <em>letale</em>.</p>

<p>Il rasoio di Occam non si applica mai a danno del traffico stradale, se in quel tratto di strada gli incidenti sono così frequenti perché non vietare l&#39;accesso ad automobili e camion? Si risolverebbe il problema alla radice.</p>

<p>Quale sarà il prossimo titolo?
– Rotonda criminale
– La corsia del terrore
– Non percorrete quella strada</p>

<p>#giornalai #bike #automobili</p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/x3x4h326pg</guid>
      <pubDate>Mon, 16 Feb 2026 09:16:59 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>I silenzi delle carte</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/fradipicche/i-silenzi-delle-carte</link>
      <description>&lt;![CDATA[Vi siete mai chiesti perché una carta geografica (il termine &#34;mappa&#34;, sebbene spesso venga usato impropriamente, indica solo carte a grandissima scala, come ad esempio quelle catastali) possa apparire molto diversa da un&#39;altra, sebbene rappresenti la stessa porzione di territorio?&#xA;La risposta si trova (anche) indagando lo scopo per cui quelle carte sono state realizzate.&#xA;&#xA;Bisogna premettere che, nonostante attualmente risulti difficile immaginare una carta metricamente scorretta (prima o poi torneremo ad analizzare questo punto), prima della &#34;riscoperta di Tolomeo&#34; risalente al 1400 d.C. le carte geografiche non pretendevano di rappresentare fedelmente la realtà, seppure in scala.&#xA;&#xA;Piccolo spoiler: non è realizzabile una carta che sia una fedele riproduzione della realtà, nemmeno con gli strumenti tecnologici a nostra disposizione attualmente e non sarà possibile neanche in futuro, per motivi strettamente tecnici e pratici.&#xA;&#xA;Dovete sapere che le carte, di qualunque tipo, sono una rappresentazione simbolica e mediata della realtà, prodotto di una selezione operata dal cartografo sulla base dello scopo e del contesto. Grazie al lavoro di Brian Harley la carta geografica viene attualmente considerata al pari di un testo storico (si parla nello specifico di &#34;testo cartografico&#34;), per cui risulta necessario ricollocarla nel contesto di produzione per darne un&#39;interpretazione corretta.&#xA;&#xA;Ma cos&#39;è il contesto di produzione? Può essere suddiviso in tre categorie:&#xA;Contesto del cartografo (che può essere anonimo, o la carta può essere il risultato del lavoro di più persone)&#xA;Contesto delle altre carte (si rapporta la carta da analizzare con altre carte, aventi delle caratteristiche in comune - autore, area, periodo o tipologia)&#xA;Contesto sociale (che guida la rappresentazione della carta in relazione al potere)&#xA;&#xA;Si deve inoltre considerare che ogni carta è frutto della selezione degli elementi presenti realmente sul territorio. Indagando le omissioni, cioè i &#34;silenzi&#34;, è possibile ricavare maggiori informazioni che osservando ciò che la carta mostra.&#xA;Questi silenzi possono essere di due tipi, &#34;intenzionali&#34; (dovuti a segreti militari, commerciali o forme di censura) e &#34;non intenzionali&#34; (derivanti unicamente dall&#39;impossibilità di rappresentare ogni cosa, per via della scala). Questi ultimi però non sono silenzi &#34;casuali&#34;, il cartografo in base alle finalità della carta e ai limiti tecnici della stessa sceglie coscientemente cosa inserire e con quale simbologia.&#xA;&#xA;Quindi, per riassumere, la rappresentazione cartografica è strettamente legata ai rapporti di potere, alla cultura e all&#39;ideologia, è la materializzazione di un mondo sociale oltre che di quello fisico.&#xA;Non è dunque giusto cercare di classificare e valutare le carte verificando quanto queste siano metricamente corrette, ma analizzandole secondo il metodo storico si rivelano essere degli utili testimoni ed espressioni del contesto di produzione.&#xA;&#xA;Spero che questa piccola introduzione al mondo della cartografia storica si sia rivelata interessante e non eccessivamente confusionaria, e che quando vi capiterà di osservare una carta, oltre che ammirarne la bellezza, potrete soffermarvi anche a riflettere sulle sue finalità e sull&#39;attento lavoro di selezione che il cartografo ha dovuto operare :)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Vi siete mai chiesti perché una carta geografica (il termine “mappa”, sebbene spesso venga usato impropriamente, indica solo carte a grandissima scala, come ad esempio quelle catastali) possa apparire molto diversa da un&#39;altra, sebbene rappresenti la stessa porzione di territorio?
La risposta si trova (anche) indagando lo scopo per cui quelle carte sono state realizzate.</p>

<p>Bisogna premettere che, nonostante attualmente risulti difficile immaginare una carta <em>metricamente scorretta</em> (prima o poi torneremo ad analizzare questo punto), prima della “riscoperta di Tolomeo” risalente al 1400 d.C. le carte geografiche non pretendevano di rappresentare fedelmente la realtà, seppure in scala.</p>

<p><strong>Piccolo spoiler:</strong> non è realizzabile una carta che sia una fedele riproduzione della realtà, nemmeno con gli strumenti tecnologici a nostra disposizione attualmente e non sarà possibile neanche in futuro, per motivi strettamente tecnici e pratici.</p>

<p>Dovete sapere che le carte, di qualunque tipo, sono una <em><strong>rappresentazione simbolica e mediata della realtà</strong></em>, prodotto di una selezione operata dal cartografo sulla base dello scopo e del contesto. Grazie al <a href="https://press.uchicago.edu/books/HOC/index.html" rel="nofollow">lavoro di Brian Harley</a> la carta geografica viene attualmente considerata al pari di un testo storico (si parla nello specifico di “testo cartografico”), per cui risulta necessario ricollocarla nel contesto di produzione per darne un&#39;interpretazione corretta.</p>

<p>Ma cos&#39;è il contesto di produzione? Può essere suddiviso in tre categorie:
1. Contesto del cartografo (che può essere anonimo, o la carta può essere il risultato del lavoro di più persone)
2. Contesto delle altre carte (si rapporta la carta da analizzare con altre carte, aventi delle caratteristiche in comune – autore, area, periodo o tipologia)
3. Contesto sociale (che guida la rappresentazione della carta in relazione al potere)</p>

<p>Si deve inoltre considerare che ogni carta è frutto della selezione degli elementi presenti realmente sul territorio. Indagando le omissioni, cioè i <em>“silenzi”</em>, è possibile ricavare maggiori informazioni che osservando ciò che la carta mostra.
Questi silenzi possono essere di due tipi, “intenzionali” (dovuti a segreti militari, commerciali o forme di censura) e “non intenzionali” (derivanti unicamente dall&#39;impossibilità di rappresentare ogni cosa, per via della scala). Questi ultimi però non sono silenzi “casuali”, il cartografo in base alle finalità della carta e ai limiti tecnici della stessa sceglie coscientemente cosa inserire e con quale simbologia.</p>

<p>Quindi, per riassumere, la rappresentazione cartografica è strettamente legata ai rapporti di potere, alla cultura e all&#39;ideologia, <em>è la materializzazione di un mondo sociale oltre che di quello fisico.</em>
Non è dunque giusto cercare di classificare e valutare le carte verificando quanto queste siano <em>metricamente corrette</em>, ma analizzandole secondo il metodo storico si rivelano essere degli utili testimoni ed espressioni del contesto di produzione.</p>

<p>Spero che questa piccola introduzione al mondo della cartografia storica si sia rivelata interessante e non eccessivamente confusionaria, e che quando vi capiterà di osservare una carta, oltre che ammirarne la bellezza, potrete soffermarvi anche a riflettere sulle sue finalità e sull&#39;attento lavoro di selezione che il cartografo ha dovuto operare :)</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geografia - tra antico e moderno</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/luzjov18b7</guid>
      <pubDate>Fri, 13 Feb 2026 15:14:35 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Odiavate Geografia a scuola?</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/fradipicche/odiavate-geografia-a-scuola</link>
      <description>&lt;![CDATA[Io sì. Ed è stato molto divertente finire a fare la magistrale proprio in questa disciplina. La verità è che, dopo una triennale in scienze forestali, volevo proseguire sul cammino della geomatica (se non sapete cos&#39;è non preoccupatevi, non lo sa nessuno), ma non esistendo un corso di studi apposito sono finita a geografia.&#xA;&#xA;La geografia che si impara a scuola, purtroppo, in genere è estremamente noiosa. Si tratta di imparare a memoria luoghi, numeri e poche altre cose, quando in realtà questa disciplina è decisamente affascinante e racchiude una vastità di argomenti incredibile, anche molto differenti tra loro. Si parla infatti di geografia fisica e di geografia umana, e queste due macro-categorie includono una serie molto lunga di sotto-discipline diverse. Insomma, anche se la geografia economica e politica può farvi schifo (come a me), potreste trovare appassionanti gli urban studies, o la geomorfologia.&#xA;&#xA;In questo blog pubblicherò ogni tanto qualche informazione, probabilmente più interessante che utile, relativa a una di queste sotto-discipline geografiche. Non posso prevedere cosa deciderò ogni volta di pubblicare, ma probabilmente salterò da un argomento all&#39;altro senza pretesa di continuità :)&#xA;&#xA;Ah, il titolo del blog deriva dalla mia passione esagerata per la geomatica (il &#34;moderno&#34;) e il grande interesse per la cartografia storica (l&#39;&#34;antico&#34;), quindi probabilmente vi troverete più post relativi a queste due categorie rispetto alle altre.&#xA;&#xA;Con questo chiudo e prossimamente pubblicherò il primo &#34;vero&#34; post, appena avrò deciso l&#39;argomento...]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Io sì. Ed è stato molto <em>divertente</em> finire a fare la magistrale proprio in questa disciplina. La verità è che, dopo una triennale in scienze forestali, volevo proseguire sul cammino della geomatica (se non sapete cos&#39;è non preoccupatevi, non lo sa nessuno), ma non esistendo un corso di studi apposito sono finita a geografia.</p>

<p>La geografia che si impara a scuola, purtroppo, in genere è estremamente noiosa. Si tratta di imparare a memoria luoghi, numeri e poche altre cose, quando in realtà questa disciplina è decisamente affascinante e racchiude una vastità di argomenti incredibile, anche molto differenti tra loro. Si parla infatti di geografia fisica e di geografia umana, e queste due macro-categorie includono una serie molto lunga di sotto-discipline diverse. Insomma, anche se la geografia economica e politica può farvi schifo (come a me), potreste trovare appassionanti gli <em>urban studies</em>, o la geomorfologia.</p>

<p>In questo blog pubblicherò ogni tanto qualche informazione, probabilmente più interessante che utile, relativa a una di queste sotto-discipline geografiche. Non posso prevedere cosa deciderò ogni volta di pubblicare, ma probabilmente salterò da un argomento all&#39;altro senza pretesa di continuità :)</p>

<p>Ah, il titolo del blog deriva dalla mia passione esagerata per la geomatica (il “moderno”) e il grande interesse per la cartografia storica (l&#39;“antico”), quindi probabilmente vi troverete più post relativi a queste due categorie rispetto alle altre.</p>

<p>Con questo chiudo e prossimamente pubblicherò il primo “vero” post, appena avrò deciso l&#39;argomento...</p>
]]></content:encoded>
      <author>Geografia - tra antico e moderno</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/pm5u25ilom</guid>
      <pubDate>Thu, 12 Feb 2026 13:47:45 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La Repubblica è in sciopero, i giornalisti: “Sulla vendita del gruppo GEDI manca trasparenza, Elkann si rifiuta di incontrarci”</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/highway-to-shell/la-repubblica-e-in-sciopero-i-giornalisti-sulla-vendita-del-gruppo-gedi</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il quotidiano La Repubblica è in sciopero&#xA;&#xA;Mi sto chiedendo se sia possibile quantificare il danno che subirebbe l&#39;informazione italiana in caso di vendita del Gruppo GEDI. E la risposta è si, è possibile: il danno sarebbe pari a ZERO.&#xA;&#xA;Era più o meno il 2006 quando un luminoso Marchionne di cui è possibile ricordare solo i pregi senza evidenziare i difetti iniziava un lento ed inesorabile processo di deindustrializzazione della FIAT e di conseguenza di Torino, del Piemonte e dell&#39;Italia (la delocalizzazione in Polonia e Turchia è antecedente ma la leadership italiana non era mai stata messa in discussione). Questi eventi si svolgevano nel silenzio più assoluto di sindacati, politici locali e nazionali e giornalisti che solo negli ultimi anni sembrano essersi accorti di un &#34;problemino&#34;. E qual è stato il ruolo del quotidiano in questione in questa vicenda? Nessuno, forse qualche sparuto trafiletto ma la mia personalissima opinione è che i dipendenti fossero tenuti a seguire una linea editoriale ben precisa, altrimenti non mi saprei spiegare il silenzio assordante che ha accompagnato l&#39;Italia fuori dall&#39;industria dell&#39;automobile.&#xA;&#xA;In definitiva se La Repubblica dovesse smettere di andare in edicola non ci sarebbe nessun impatto sulla libertà di informazione in Italia.&#xA;&#xA;#torino #lavoro #capitalismo #giornalai ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/sciopero-repubblica-gedi-antenna-elkann-news/8286374/" rel="nofollow">Il quotidiano La Repubblica è in sciopero</a></p>

<p>Mi sto chiedendo se sia possibile quantificare il danno che subirebbe l&#39;informazione italiana in caso di vendita del Gruppo GEDI. E la risposta è si, è possibile: il danno sarebbe pari a ZERO.</p>

<p>Era più o meno il 2006 quando un luminoso Marchionne di cui è possibile ricordare solo i pregi senza evidenziare i difetti iniziava un lento ed inesorabile processo di deindustrializzazione della FIAT e di conseguenza di Torino, del Piemonte e dell&#39;Italia (la delocalizzazione in Polonia e Turchia è antecedente ma la leadership italiana non era mai stata messa in discussione). Questi eventi si svolgevano nel silenzio più assoluto di sindacati, politici locali e nazionali e giornalisti che solo negli ultimi anni sembrano essersi accorti di un “problemino”. E qual è stato il ruolo del quotidiano in questione in questa vicenda? Nessuno, forse qualche sparuto trafiletto ma la mia personalissima opinione è che i dipendenti fossero tenuti a seguire una linea editoriale ben precisa, altrimenti non mi saprei spiegare il silenzio assordante che ha accompagnato l&#39;Italia fuori dall&#39;industria dell&#39;automobile.</p>

<p>In definitiva se La Repubblica dovesse smettere di andare in edicola non ci sarebbe nessun impatto sulla libertà di informazione in Italia.</p>

<p>#torino #lavoro #capitalismo #giornalai</p>
]]></content:encoded>
      <author>highway-to-shell</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/fbrphr28yf</guid>
      <pubDate>Wed, 11 Feb 2026 07:58:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Quello che mi ha insegnato Top Gun sui piloti americani e sulla vita, in genere</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/quello-che-mi-ha-insegnato-top-gun-sui-piloti-americani-e-sulla-vita-in-genere</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Scritto diverso dalle solite tristezze che mi caratterizzano, ma di sola tristezza non si vive e, a volte, si muore.&#xA;Cosa vecchia, risale a un periodo in cui mi andava di scrivere cose ironiche, parodistiche, nell&#39;intenzione divertenti, tutte accomunate dall&#39;inutilità di fondo; intanto, una parentesi su quel che penso di Tony Scott e Top Gun, quello del 1986, non ho alcun interesse a vedere quello nuovo. Ho già dato.&#xA;&#xA;Qualcuno ha detto che Tony è quello bravo dei fratelli Scott. No. Non nell&#39;universo in cui viviamo. Non in universi paralleli o alternativi. Ha fatto anche cose buone, si dice così, ma Ridley Scott avrebbe potuto girare solo Alien e Blade Runner e poi andarsene in pensione in Portogallo, sarebbe rimasto un pilastro del cinema degli ultimi decenni e ci avrebbe evitato cose inspiegabili come Prometheus e compagnia brutta bella.&#xA;Tra le cose buone di Tony Scott non c&#39;è il montaggio insensato frenetico degli ultimi film, con tagli ogni due fotogrammi.&#xA;Ho finito col testo barrato e con Tony Scott, adesso Top Gun.&#xA;!--more--&#xA;È un&#39;opera di pura propaganda, nessun mistero. Come buona parte di un certo cinema, di una certa provenienza geografica. Contemporaneamente, è una pagliacciata che potrebbe solo scatenare risate e sarcasmo, invece... invece no, qualcuno l&#39;ha preso sul serio, per qualcuno è un film di culto e per qualcuno Tony è il fratello bravo.  &#xA;&#xA;Bene, cioè, male: ho già straparlato di un film che non mi piace, diretto da un regista che non mi appartiene e interpretato, tra gli altri, da Tom Cruise che meno lo vedo e meglio è.&#xA;A voi, un concentrato di Top Gun.&#xA;---&#xA;I piloti di caccia si svegliano verso le 10.30-11.00 e si dicono:&#xA;&#xA;I: Ho una gran voglia di sfogliata riccia.&#xA;M: Una frolla, per me.&#xA;I: M, per una sfogliatella al top andiamo da Attanasio, alle spalle della stazione di Napoli.&#xA;&#xA;Dalla base di Miramar, a nord di San Diego, parte uno stormo di F-14 accompagnato da una mezza dozzina di aerei per il rifornimento, con la scorta della USS Dwight D. Eisenhower.&#xA;Sfogliatella e poi lungomare di Mergellina fatto tutto in moto, impennando, con sosta al chiosco per birra e taralli. Al ritorno, partita di beach volley per smaltire le calorie e seratona in discoteca. Il 27, stipendio accreditato automaticamente sul conto corrente.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Scritto diverso dalle solite tristezze che mi caratterizzano, ma di sola tristezza non si vive e, a volte, si muore.
Cosa vecchia, risale a un periodo in cui mi andava di scrivere cose ironiche, parodistiche, nell&#39;intenzione divertenti, tutte accomunate dall&#39;inutilità di fondo; intanto, una parentesi su quel che penso di <strong>Tony Scott</strong> e <strong>Top Gun,</strong> quello del 1986, non ho alcun interesse a vedere quello nuovo. Ho già dato.</p>

<p>Qualcuno ha detto che Tony è quello bravo dei fratelli Scott. No. Non nell&#39;universo in cui viviamo. Non in universi paralleli o alternativi. Ha fatto anche cose buone, si dice così, ma Ridley Scott avrebbe potuto girare solo Alien e Blade Runner e poi andarsene in pensione in Portogallo, sarebbe rimasto un pilastro del cinema degli ultimi decenni e ci avrebbe evitato cose inspiegabili come Prometheus e compagnia <del>brutta</del> bella.
Tra le cose buone di Tony Scott non c&#39;è il montaggio <del>insensato</del> frenetico degli ultimi film, con tagli ogni due fotogrammi.
Ho finito col testo barrato e con Tony Scott, adesso Top Gun.

È un&#39;opera di pura propaganda, nessun mistero. Come buona parte di un certo cinema, di una certa provenienza geografica. Contemporaneamente, è una pagliacciata che potrebbe solo scatenare risate e sarcasmo, invece... invece no, qualcuno l&#39;ha preso sul serio, per qualcuno è un film di culto e per qualcuno Tony è il fratello bravo.</p>

<p>Bene, cioè, male: ho già straparlato di un film che non mi piace, diretto da un regista che non mi appartiene e interpretato, tra gli altri, da Tom Cruise che meno lo vedo e meglio è.
A voi, un concentrato di Top Gun.</p>

<hr>

<p>I piloti di caccia si svegliano verso le 10.30-11.00 e si dicono:</p>

<p><strong>I:</strong> <em>Ho una gran voglia di sfogliata riccia.</em>
<strong>M:</strong> <em>Una frolla, per me.</em>
<strong>I:</strong> <em>M, per una sfogliatella al top andiamo da Attanasio, alle spalle della stazione di Napoli.</em></p>

<p>Dalla base di Miramar, a nord di San Diego, parte uno stormo di F-14 accompagnato da una mezza dozzina di aerei per il rifornimento, con la scorta della USS Dwight D. Eisenhower.
Sfogliatella e poi lungomare di Mergellina fatto tutto in moto, impennando, con sosta al chiosco per birra e taralli. Al ritorno, partita di beach volley per smaltire le calorie e seratona in discoteca. Il 27, stipendio accreditato automaticamente sul conto corrente.</p>
]]></content:encoded>
      <author>kipple</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/x1jm8m01ti</guid>
      <pubDate>Wed, 11 Feb 2026 07:55:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Quest e monetine</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/warp/quest-e-monetine</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ciao Livello Segreto, buondì&#xA;è un po&#39; che non ci si sente, ma dietro le quinte stiamo comunque facendo bollire in pentola un po&#39; di cosine che dovrebbero vedere la luce a breve (o forse no, d&#39;altronde chi ci rincorre?).&#xA;&#xA;Nel frattempo - come spesso accade in occasione dell&#39;anno nuovo - Fabio ed io (Ed, ciao, se vedete che a volte parlo al singolare e a volte al plurale non fateci caso, non è delirio di onnipotenza, ma non abitudine a fare comunicati pubblici a più nomi) ci siamo trovati a fare qualche ragionamento sull&#39;andamento di LS e dei servizi correlati.&#xA;&#xA;Quest&#xA;&#xA;A partire dal 15 febbraio (data assolutamente arbitraria) chiuderemo l&#39;istanza Gancio di Livello Segreto (quest.livellosegreto.it). È stato un bell&#39;esperimento che per motivi vari si è reso presto non-necessario (sono nate UN SACCO di altre istanze Gancio locali): funziona molto di più un&#39;istanza direttamente costruita sul territorio che qualcosa relativo &#34;all&#39;online&#34; su un territorio vasto come l&#39;intera Italia. E poi, dai, beccatevi quante belle istanze ci sono attive: https://gancio.org/instances&#xA;Sfruttatele e troviamoci dal vivo 💚&#xA;&#xA;Monetine&#xA;&#xA;L&#39;altra questione è che stiamo ragionando un po&#39; sul discorso finanziamento di Livello Segreto. Come abbiamo sempre detto, il progetto è &#34;fieramente in perdita&#34; perché è qualcosa in cui crediamo, ma va detto che i costi si fanno sempre più importanti visto anche l&#39;afflusso di persone (che è una cosa super positiva eh!).&#xA;&#xA;Guardando a questo 2026 - dove vorremmo rendere ancora più trasparente questo aspetto a chiunque -, il costo di Livello Segreto è di circa 270 (compresi Log e Lore) euro al mese e le donazioni totali ricevute sono 205,16 €. Cifra estremamente positiva presa da sola, ma tiene già conto di tutte le donazioni ricorrenti (significa che se una persona ha scelto di donare &#34;un euro al mese&#34; noi vediamo già i 12 euro tutti a Gennaio e non vedremo nulla a Febbraio).&#xA;&#xA;Ora, parlare di soldini proprio non mi piace e non voglio che questa parte di articolo diventi una sorta di richiesta di denaro per tenere aperto Livello Segreto: non è così e il progetto continuerà ad andare avanti anche in questa forma. Ci teniamo però - non solo a livello di trasparenza, ma anche per il discorso di responsabilità che ci è molto caro - a farvi vedere direttamente come funzionano le cose dietro le quinte di un&#39;istanza Mastodon di questo tipo.&#xA;&#xA;Insomma: se vi piace quel che facciamo e volete lanciarci una monetina in faccia siamo molto contenti della cosa - e potete farlo da qui. Ma se non potete (o volete) farlo non vi preoccupate: Livello Segreto vi vuole bene e vi accoglie allo stesso modo 💚&#xA;&#xA;Un abbraccio,&#xA;Kenobit ed Ed.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Ciao Livello Segreto, buondì</em>
è un po&#39; che non ci si sente, ma dietro le quinte stiamo comunque facendo bollire in pentola un po&#39; di cosine che dovrebbero vedere la luce a breve (o forse no, d&#39;altronde chi ci rincorre?).</p>

<p>Nel frattempo – come spesso accade in occasione dell&#39;anno nuovo – Fabio ed io (Ed, ciao, se vedete che a volte parlo al singolare e a volte al plurale non fateci caso, non è delirio di onnipotenza, ma non abitudine a fare comunicati pubblici a più nomi) ci siamo trovati a fare qualche ragionamento sull&#39;andamento di LS e dei servizi correlati.</p>

<h3 id="quest">Quest</h3>

<p>A partire dal 15 febbraio (data assolutamente arbitraria) chiuderemo l&#39;istanza Gancio di Livello Segreto (quest.livellosegreto.it). È stato un bell&#39;esperimento che per motivi vari si è reso presto non-necessario (sono nate UN SACCO di altre istanze Gancio locali): funziona molto di più un&#39;istanza direttamente costruita sul territorio che qualcosa relativo “all&#39;online” su un territorio vasto come l&#39;intera Italia. E poi, dai, beccatevi quante belle istanze ci sono attive: <a href="https://gancio.org/instances" rel="nofollow">https://gancio.org/instances</a>
Sfruttatele e troviamoci dal vivo 💚</p>

<h3 id="monetine">Monetine</h3>

<p>L&#39;altra questione è che stiamo ragionando un po&#39; sul discorso finanziamento di Livello Segreto. Come abbiamo sempre detto, il progetto è “fieramente in perdita” perché è qualcosa in cui crediamo, ma va detto che i costi si fanno sempre più importanti visto anche l&#39;afflusso di persone (che è una cosa super positiva eh!).</p>

<p>Guardando a questo 2026 – dove vorremmo rendere ancora più trasparente questo aspetto a chiunque –, il costo di Livello Segreto è di circa 270 (compresi Log e Lore) euro al mese e le donazioni totali ricevute sono 205,16 €. Cifra estremamente positiva presa da sola, ma tiene già conto di tutte le donazioni ricorrenti (significa che se una persona ha scelto di donare “un euro al mese” noi vediamo già i 12 euro tutti a Gennaio e non vedremo nulla a Febbraio).</p>

<p>Ora, parlare di soldini proprio non mi piace e non voglio che questa parte di articolo diventi una sorta di richiesta di denaro per tenere aperto Livello Segreto: non è così e il progetto continuerà ad andare avanti anche in questa forma. Ci teniamo però – non solo a livello di trasparenza, ma anche per il discorso di responsabilità che ci è molto caro – a farvi vedere direttamente come funzionano le cose dietro le quinte di un&#39;istanza Mastodon di questo tipo.</p>

<p>Insomma: se vi piace quel che facciamo e volete lanciarci una monetina in faccia siamo molto contenti della cosa – e potete farlo <a href="https://it.liberapay.com/livellosegreto/" rel="nofollow">da qui</a>. Ma se non potete (o volete) farlo non vi preoccupate: Livello Segreto vi vuole bene e vi accoglie allo stesso modo 💚</p>

<p>Un abbraccio,
Kenobit ed Ed.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Warp</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/giizpx8xe9</guid>
      <pubDate>Tue, 10 Feb 2026 07:35:52 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il Fediverso (visto da un’esploratrice in fuga)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/il-fediverso</link>
      <description>&lt;![CDATA[Stretta all’angolo da @xab, che ha scelto la tematica di questo mese per la #SagraIndieWeb, e considerato l’interessante, esaustivo post scritto da @77nn, ammetto che non c’è gara… e… un momento… il bello del Fediverso è proprio questo! &#xA;&#xA;Se a scrivere questo post fosse stata LaVi di una ventina di anni fa, l’avrebbe fatto sentendosi spaccata a metà, divisa tra ciò che voleva comunicare e ciò che avrebbe con buona probabilità fatto presa sui lettori. È questo che mi ha insegnato il giornalismo, è questo che ho portato con me nel blog quando le regole dell’editoria - o idioteria, come avevo cominciato a chiamarla - avevano iniziato a starmi strette, motivando il mio addio a quel mondo. I giornali campano di pubblicità, la pubblicità dev’essere vista, quindi servono lettori, e i lettori se non ci sono te li devi andare a catturare, se vuoi uno stipendio a fine mese. Punto.&#xA;Il come è una questione etica, che non interessa all’editore e ai proprietari dei giornali più di quanto li interessi discutere di astrofisica o del sesso degli angeli. Il come non viene discusso nelle riunioni di redazione né men che meno nelle sedute del consiglio d’amministrazione.&#xA;Il blog, allora, mi era sembrato una boccata d’aria fresca: potevo scrivere ciò che volevo, come volevo, senza dover compiacere sponsor più o meno velatamente, senza dover spacciare menzogne per verità, senza cesellare ogni singola frase affinché potesse portare un lettore in più nelle casse del giornale. &#xA;Ci misi un po’ per accorgermi che, però, il meccanismo sotteso era lo stesso: certo, la grande G ti dava spazio gratis, però si prendeva i tuoi dati e, se volevi far soldi, la strada era sempre la stessa di prima. Anzi, peggio ancora. Perché senza un editore alle spalle, farsi notare è davvero difficile. Soprattutto in un mondo sterminato come quello del web, dove potenzialmente chiunque può scrivere qualunque cosa su qualsivoglia argomento. &#xA;E allora i social. &#xA;Ti iscrivi per creare una vetrina dove esporre ciò che fai, finisci fagocitato dal sistema. &#xA;Pubblica, così rimani in cima alla lista. &#xA;Pubblica, così vieni notata. &#xA;Pubblica, così l’algoritmo ti premia. &#xA;Pubblica, fino a quando non importa più cosa, basta esserci. &#xA;In un carosello di vanità - sia come pavoneggiarsi, sia come vanus, inutile - senza fine.&#xA;&#xA;E poi arrivi a un punto. A quel punto. Quello in cui ti fermi un attimo, perché qualcosa di non ben definito ha fermato per un attimo il vorticare della giostra, e ti domandi se quella roba lì, quell’ammasso di scritti e foto e notizie e informazioni che hai accumulato e dato in pasto a chiunque nel mondo, corrisponda davvero a te. E se la risposta è no, allora la tentazione di mandare tutto all’aria è davvero forte.&#xA;E lo stesso avviene se qualcuno decide, ancora una volta, di mettere le mani su ciò che scrivi e di modificarlo o usarlo per i propri scopi. A me era successo nell’editoria, prima, e poi quando Musk pareva intenzionato ad acquistare Twitter - cosa che poi avvenne. Fu in quel momento che migrai nel Fediverso, approdando su Mastodon. E il mio primo barrito ottenne più risposte di quante ne avessero ottenuti cinguettii reiterati.&#xA;C’erano persone (nel mio caso Alberto, Fabio e Gustavino) dietro gli schermi e le tastiere, persone vere con cui dialogare, non numeri da conquistare.&#xA;Altra buona notizia: Mastodon non è il Fediverso, Mastodon è un pezzo - significativo, certo, parecchio vivace e popoloso, ma pur sempre un pezzo - del Fediverso.&#xA;&#xA;Immagine di David Revoy&#xA;&#xA;C’è, letteralmente, un intero universo da esplorare, qui. Un universo i cui pianeti, satelliti, stelle e meteore sono server indipendenti, ma che comunicano tra loro grazie a una specie di lingua franca che si chiama ActivityPub. Cosa comporta questo? Tre cose innanzitutto: uno, che nessuno potrà comprare il Fediverso. Un qualsiasi multimilionario a caso potrebbe voler comprare Mastodon, ad esempio, proprio come è stato comprato Twitter, ma non gli converrebbe, semplicemente perché gli utenti si sposterebbero su un diverso server del Fediverso, lasciando Mastodon arido e disabitato, ciascuno portandosi dietro il proprio seguito proprio grazie a questa lingua franca che consente la migrazione… di pianeta in pianeta.&#xA;Due, la lingua franca rende possibile la condivisione di contenuti su tutti i pianeti del Fediverso, quindi se io pubblico una foto su Pixelfed - che è una sorta di Instagram, ma rispettoso della privacy e senza algoritmi da nevrosi - chi mi segue da un altro pianeta, diciamo Mastodon per farla semplice, potrà vederla, commentarla, condividerla. E se scrivo un post sul mio blog Writefreely… eh, già!&#xA;Tre, i diversi pianeti, pur essendo federati, restano indipendenti. Il che significa che ciascuno ha le proprie leggi (le regole del server), i propri abitanti (le persone iscritte a quella specifica istanza), la propria storia e le proprie tradizioni (gli argomenti preferiti e predominanti), ma in genere sono tutti molto ben disposti verso i turisti e persino verso i richiedenti asilo, come la sottoscritta allorché fuggì da Twitter. &#xA;&#xA;Immagine di David Revoy&#xA;Un ringraziamento a David Revoy per le magnifiche immagini &#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Stretta all’angolo da <a href="https://misskey.social/@xabacadabra" rel="nofollow">@xab</a>, che ha scelto la tematica di questo mese per la #SagraIndieWeb, e considerato l’interessante, esaustivo post scritto da <a href="https://livellosegreto.it/@77nn" rel="nofollow">@77nn</a>, ammetto che non c’è gara… e… un momento… il bello del Fediverso è proprio questo!</p>

<p>Se a scrivere questo post fosse stata LaVi di una ventina di anni fa, l’avrebbe fatto sentendosi spaccata a metà, divisa tra ciò che voleva comunicare e ciò che avrebbe con buona probabilità fatto presa sui lettori. È questo che mi ha insegnato il giornalismo, è questo che ho portato con me nel blog quando le regole dell’editoria – o <em>idioteria</em>, come avevo cominciato a chiamarla – avevano iniziato a starmi strette, motivando il mio addio a quel mondo. I giornali campano di pubblicità, la pubblicità dev’essere vista, quindi servono lettori, e i lettori se non ci sono te li devi andare a catturare, se vuoi uno stipendio a fine mese. Punto.
Il <em>come</em> è una questione etica, che non interessa all’editore e ai proprietari dei giornali più di quanto li interessi discutere di astrofisica o del sesso degli angeli. Il <em>come</em> non viene discusso nelle riunioni di redazione né men che meno nelle sedute del consiglio d’amministrazione.
Il blog, allora, mi era sembrato una boccata d’aria fresca: potevo scrivere ciò che volevo, come volevo, senza dover compiacere sponsor più o meno velatamente, senza dover spacciare menzogne per verità, senza cesellare ogni singola frase affinché potesse portare un lettore in più nelle casse del giornale.
Ci misi un po’ per accorgermi che, però, il meccanismo sotteso era lo stesso: certo, la grande G ti dava spazio gratis, però si prendeva i tuoi dati e, se volevi far soldi, la strada era sempre la stessa di prima. Anzi, peggio ancora. Perché senza un editore alle spalle, farsi notare è davvero difficile. Soprattutto in un mondo sterminato come quello del web, dove potenzialmente chiunque può scrivere qualunque cosa su qualsivoglia argomento.
E allora i social.
Ti iscrivi per creare una vetrina dove esporre ciò che fai, finisci fagocitato dal sistema.
Pubblica, così rimani in cima alla lista.
Pubblica, così vieni notata.
Pubblica, così l’algoritmo ti premia.
Pubblica, fino a quando non importa più cosa, basta esserci.
In un carosello di vanità – sia come <em>pavoneggiarsi</em>, sia come <em>vanus</em>, inutile – senza fine.</p>

<p>E poi arrivi a un punto. A <em>quel</em> punto. Quello in cui ti fermi un attimo, perché qualcosa di non ben definito ha fermato per un attimo il vorticare della giostra, e ti domandi se quella roba lì, quell’ammasso di scritti e foto e notizie e informazioni che hai accumulato e dato in pasto a chiunque nel mondo, corrisponda davvero a te. E se la risposta è <em>no</em>, allora la tentazione di mandare tutto all’aria è davvero forte.
E lo stesso avviene se qualcuno decide, ancora una volta, di mettere le mani su ciò che scrivi e di modificarlo o usarlo per i propri scopi. A me era successo nell’editoria, prima, e poi quando Musk pareva intenzionato ad acquistare Twitter – cosa che poi avvenne. Fu in quel momento che migrai nel Fediverso, approdando su Mastodon. E il mio primo barrito ottenne più risposte di quante ne avessero ottenuti cinguettii reiterati.
C’erano persone (nel mio caso <a href="https://nonoino.masto.host/@ALFA" rel="nofollow">Alberto, Fabio</a> e <a href="https://mastodon.cisti.org/@GustavinoBevilacqua" rel="nofollow">Gustavino</a>) dietro gli schermi e le tastiere, persone vere con cui dialogare, non numeri da conquistare.
Altra buona notizia: <strong>Mastodon non è il Fediverso</strong>, Mastodon è <em>un pezzo</em> – significativo, certo, parecchio vivace e popoloso, ma pur sempre un pezzo – del Fediverso.</p>

<p><img src="https://www.peppercarrot.com/0_sources/0ther/framasoft/hi-res/2022-05-23_lets-leave-planet-GAFAM-NATU-BATX_by-David-Revoy.jpg" alt="Immagine di David Revoy"></p>

<p>C’è, letteralmente, un intero universo da esplorare, qui. Un universo i cui pianeti, satelliti, stelle e meteore sono server indipendenti, ma che comunicano tra loro grazie a una specie di <em>lingua franca</em> che si chiama ActivityPub. Cosa comporta questo? Tre cose innanzitutto: uno, che nessuno potrà comprare il Fediverso. Un qualsiasi multimilionario a caso potrebbe voler comprare Mastodon, ad esempio, proprio come è stato comprato Twitter, ma non gli converrebbe, semplicemente perché gli utenti si sposterebbero su un diverso server del Fediverso, lasciando Mastodon arido e disabitato, ciascuno portandosi dietro il proprio seguito proprio grazie a questa <em>lingua franca</em> che consente la migrazione… di pianeta in pianeta.
Due, la <em>lingua franca</em> rende possibile la condivisione di contenuti su tutti i pianeti del Fediverso, quindi se io pubblico una foto su Pixelfed – che è una sorta di Instagram, ma rispettoso della privacy e senza algoritmi da nevrosi – chi mi segue da un altro pianeta, diciamo Mastodon per farla semplice, potrà vederla, commentarla, condividerla. E se scrivo un post sul mio blog Writefreely… eh, già!
Tre, i diversi pianeti, pur essendo federati, restano indipendenti. Il che significa che ciascuno ha le proprie leggi (le regole del server), i propri abitanti (le persone iscritte a quella specifica istanza), la propria storia e le proprie tradizioni (gli argomenti preferiti e predominanti), ma in genere sono tutti molto ben disposti verso i turisti e persino verso i richiedenti asilo, come la sottoscritta allorché fuggì da Twitter.</p>

<p><img src="https://www.peppercarrot.com/0_sources/0ther/framasoft/hi-res/2022-11-10_Framaspace-login-screen_by-David-Revoy.jpg" alt="Immagine di David Revoy"></p>

<h6 id="un-ringraziamento-a-david-revoy-https-www-davidrevoy-com-per-le-magnifiche-immagini">Un ringraziamento a <a href="https://www.davidrevoy.com/" rel="nofollow">David Revoy</a> per le magnifiche immagini</h6>
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      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/65i7xfkgan</guid>
      <pubDate>Sun, 01 Feb 2026 18:08:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A proposito della responsabilità personale e collettiva</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-della-responsabilita-personale-e-collettiva</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Se non l&#39;avete ancora notato, questo mio blog è ospitato sul server Livello Segreto, un &#34;nodo&#34; italofono di una rete di siti web indipendenti che se ne stanno al di fuori dell&#39;Internet controllato dalle grandi aziende. Questo mese il nostro amministratore tecnico Edoardo il Casoncello ha lanciato l&#39;idea di una Sagra Indie Web in cui i siti interessati danno contributi sul tema dell&#39;accountability. Questo articolo è il mio contributo: è l&#39;esatto opposto di un intervento puntuale, è un testo divulgativo semi-narrativo che, spero, risulti innanzitutto intrattenente, e in seconda battuta vi metta nel cervello del carburante per ragionare sul tema proposto da Ed.&#xA;&#xA;Ante Scriptum: sì alla fin fine ho terminato questo pezzo che già era febbraio. Fottesega, tutte le fregnacce sulla vita lenta si applicano anche così.&#xA;&#xA;Un processo fra le macerie&#xA;Vi racconterò una storia: non l&#39;ho inventata io, è la mia versione di una storia che si racconta da quasi due millenni e mezzo.&#xA;&#xA;Siamo nel 399 a.C. ad Atene, ma non è l&#39;Atene che avete tutti in mente: l&#39;Atene dei templi e delle sculture di marmo, delle bevute di vino rosso al suono delle cetra, dei festival teatrali che inizavano all&#39;alba e finivano al tramonto per quattro o cinque giorni di seguito; l&#39;Atene crocevia culturale, in cui tutti gli artisti e gli intellettuali greci dovevano passare se speravano di diventare qualcuno (sì tipo la Milano di oggi, purtroppo); l&#39;Atene laboratorio politico dove era stata inventata la democrazia diretta e le decisioni le prendevano votando tutti gli uomini liberi (sottolineiamo: uomini, liberi. Niente schiavi, e le donne tutte in casa). Ecco, non è quell&#39;Atene.&#xA;Quella che pensate voi era l&#39;Atene del 450 a.C. circa: l&#39;Atene che aveva insediato (con le buone o le cattive) governi amici in tutte le altre città greche affacciate sul mar Egeo, e in tal modo controllava tutti i commerci da Cipro alla Sicilia, e ogni anno spillava alle città &#34;alleate&#34; argento sonante con cui costruire i templi, finanziare le sagre teatrali, e assicurare agli uomini liberi poveri un misto di salario minimo garantito (ebbene sì!) e di impieghi statali (ebbene sì bis!), così che potessero partecipare alle assemblee di governo tanto quanto i ricchi.&#xA;&#xA;Quell&#39;Atene di ricchezza e benessere è morta: si è suicidata combattendo e perdendo una guerra di trent&#39;anni contro Sparta, l&#39;altra grande città greca, che invece è proprio la Sparta che vi immaginate: un&#39;oligarchia totalitaria in cui tutti gli uomini delle famiglie libere sono irreggimentati nell&#39;esercito, tutte le donne delle famiglie libere devono sfornare figli per rimpolpare l&#39;esercito, e l&#39;esercito deve regolarmente assaltare e terrorizzare le enormi masse di schiavi (e, talvolta, le città &#34;alleate&#34;) che tengono in piedi l&#39;economia, garantendo ai cittadini liberi un tenore di vita decente senza alzare un dito. Anno dopo anno, battaglia dopo battaglia, gli Ateniesi si sono bruciati tutti i propri migliori generali, fra morti sul campo e faide interne, e hanno perso il controllo di tutti i propri &#34;alleati&#34;, a furia di spremerli come limoni e mandarli a morire in operazioni già perse, così che un bel giorno Atene si è svegliata piena di case spopolate, di fosse comuni fresche, e con le sue Lunghe Mura demolite dai soldati spartani al suono festoso dei flauti. Già che c&#39;erano, gli Spartani hanno anche messo al potere trenta collaborazionisti ateniesi, tutti più che felici di cancellare il sistema democratico e importare il metodo spartano, e costoro in neanche un anno hanno allegramente fatto strage di chiunque non gli andasse a genio, meglio se persone ricche cui confiscare il patrimonio; la situazione si era fatta così calda che, a una certa, un gruppo di nazionalisti democratici si è rivoltato contro i Trenta Tiranni ed è riuscito a farli fuori... non prima che costoro cercassero di allestire una fortezza di emergenza nella cittadina di Eleusi, sobborgo di Atene, e per l&#39;occasione massacrassero tutti gli Eleusini.&#xA;&#xA;Per cui, siamo nell&#39;Atene del 399 a.C., una città che esce da trent&#39;anni di guerra internazionale e di guerra civile, in cui intere famiglie non esistono più, i vicini di casa si sono sgozzati a vicenda, e l&#39;indipendenza appena ripristinata, in ogni caso, deve sottostare alla mano di ferro dell&#39;egemone spartano. Ed è in questa città, già signora del mar Egeo, ora borgo di fantasmi, che è nato il nostro protagonista.&#xA;&#xA;Storia comune di Greci particolari&#xA;Si chiama Socrate, figlio di Sofronisco, del distretto di Alopece, e ha settant&#39;anni; è sposato con Santippe, più giovane di almeno vent&#39;anni, e da lei ha avuto tre figli, Menesseno Sofronisco e Lamprocle. Socrate quasi certamente faceva lo scultore, come suo padre prima di lui, e durante la guerra era benestante: ha combattuto nella fanteria pesante pagandosi da solo lancia e corazza, non come i pezzenti che diventavano marinai della marina militare, stipendiati dallo Stato. Ma a un certo momento, dopo il congedo, Socrate è uscito di testa: ha smesso di lavorare, è diventato quasi nullatenente, e si è messo a gironzolare tutto il tempo su e giù per Atene, in piazza nei templi nelle palestre sotto i portici su in città alta giù al porto. E dovunque va, attacca bottone con chiunque, Ateniesi o stranieri, ricchi o poveri, poeti o sacerdoti, fabbri o pittori, e li sfinisce a parlar con loro di cosa siano la bellezza, la giustizia, la perizia tecnica e tutte queste cose qua. In città lo chiamano &#34;il tafano&#34;, e il commediografo Aristofane, il meglio del meglio nel suo settore, lo ha inserito una commedia intitolata Le Nuvole... non proprio lusinghiera: il &#34;Socrate personaggio&#34; di Aristofane dimostra a un ragazzo che è giusto maltrattare i genitori e spendere tutto alle corse dei cavalli, e gli amici che chiacchierano con Socrate, a quanto pare, sono dei matti in culo che si fanno sollevare con le carrucole per scoprire di cosa son fatte le nuvole.&#xA;&#xA;Già, gli amici di Socrate. Si dà il caso che Socrate sia stato amico e confidente di Alcibiade figlio di Clinia, il generale che durante la guerra ha vandalizzato le statue portafortuna del dio Hermes, e piuttosto che andare a processo è scappato... a combattere per Sparta. E come se non bastasse, frequentava pure Crizia il Giovane figlio di Callescro, il capo supremo dei Trenta Tiranni. E poi, ovviamente, c&#39;è il giovane Senofonte figlio di Grillo, che aveva partecipato al massacro degli Eleusini sotto il comando di Crizia; casualmente Senofonte è irreperibile, scappato in Persia, e si dice che gliel&#39;abbia consigliato Socrate stesso. Ah e non scordiamoci di Aristocle figlio di Aristone, quello che fa pugilato ed è soprannominato Platone, &#34;Spallone&#34;: è pronipote di Crizia, e la mela non cade lontana dall&#39;albero.&#xA;&#xA;Per cui, vi pare che la democrazia ateniese, ripristinata dopo tanti anni di dolore, possa tollerare Socrate a piede libero, questo ideologo del partito aristocratico? Ovviamente no, per cui ecco che un simpatizzante democratico cita in giudizio il signor Tafano:&#xA;&#xA;  «[...] questo ha sottoscritto e giurato Meleto di Meleto, Pitteo, contro Socrate di Sofronisco, Alopecense. &#34;Socrate è colpevole di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre Divinità nuove; ed è anche colpevole di corrompere i giovani. Pena: la morte&#34;.»&#xA;&#xA;Un processo un po&#39; sconclusionato&#xA;Parole pesanti come una lancia pesante, ed ecco che Socrate, il nullatenente logorroico, si deve preparare a processo. Ma qui iniziano le cose strane.&#xA;Per la legge ateniese, l&#39;imputato deve esporre personalmente il suo discorso di auto-difesa, quella che in Ateniese si chiamava apologia, e la professione di avvocato consisteva proprio nello scrivere il discorso e preparare il cliente (infatti &#34;avvocato&#34; si diceva logografo = scrittore di discorsi). In questo momento, il logografo più bravo di Atene è Lisia figlio di Cefalo, nato ad Atene ma di famiglia immigrata da Siracusa: Lisia non è cittadino ateniese, è &#34;solo&#34; uno straniero residente con, diremmo oggi, permesso di soggiorno lavorativo, e per il regime dei Trenta Tiranni questo era grasso che colava: non solo gli hanno confiscato i beni e costretto a fuggire a Megara (città allegramente alleata con Sparta), ma gli hanno pure ammazzato il fratello Polemarco. Ora Lisia è sul piede di guerra contro i superstiti del regime e vuole giustizia per sé e la sua famiglia, e infatti si offre volontario per comporre l&#39;arringa di accusa contro Socrate... Aspettate, no! È l&#39;esatto contrario! Lisia si offre di difendere Socrate, ed è il signor Tafano che cordialmente declina e si prende la responsabilità di fare da sé.&#xA;&#xA;E le sorprese non finiscono qui. Perché Socrate inizia la sua apologia con un bel riepilogo dei propri meriti come onesto cittadino: durante la guerra, dopo il suo servizio militare ineccepibile, il Tafano di Atene è stato sorteggiato per partecipare al comitato che, diremmo oggi, detiene collettivamente la presidenza della repubblica, e durante il suo mandato (siamo nel 406 a.C.) la flotta ateniese aveva sconfitto clamorosamente quella spartana alle isole Arginuse... ma gli ammiragli non erano riusciti a soccorrere i marinai naufragati, e per questo il popolo li voleva morti. Per tutto il suo mandato, Socrate bloccò il procedimento con tutte le proprie forze, non poté ovviamente impedire che il suo successore lo avviasse, e così gli ammiragli vennero giustiziati... e Atene perse la guerra.&#xA;Ma non solo: saltiamo avanti di qualche anno, al 404 a.C., durante le purghe dei Trenta Tiranni. Crizia e i suoi lacché vogliono desaparire Leonte di Salamina, un immigrato benestante (proprio come la famiglia di Lisia), bisogna comporre la squadraccia della morte, ed esigono che partecipi anche Socrate (chissà se per la parlantina sciola o per le manone da scultore): il signor Tafano non riesce a salvare Leonte, ma si rifiuta di servire nella polizia politica, e per questo avrebbero fatto fuori anche lui... se i democratici nazionalisti non avessero sconfitto il regime.&#xA;&#xA;Un quadro ben strano, gente: Socrate era amico di Alcibiade, il disertore, ma ha cercato di salvare gli Ateniesi dalla propria stessa dabbenaggine; si è rivoltato contro la tirannia di Crizia, eppure ha aiutato Senofonte a fuggire in esilio; e durante il processo, a parteggiare per lui, ci sono tanto Lisia quanto Aristone detto Platone. Dove sta la coerenza di quest&#39;uomo?&#xA;&#xA;Incominciò con un demone a posto&#xA;L&#39;Apologia di Socrate ci è stata tramandata in due versioni: quella trascritta da Platone è considerata una delle prose più belle composte in Greco Antico (anche da me medesimo), quella trascritta da Senofonte non se la fila nessuno (e neppure io l&#39;ho mai letta, ma dovrei), per cui mi soffermerò sul nodo centrale del resoconto platonico.&#xA;&#xA;Socrate prende di petto l&#39;accusa contro di lui, e nega fortemente sia la presunta empietà sia la presunta cattiva influenza sulla gioventù. Anzi, costruisce una catena argomentativa che demolisce dalle fondamenta tutto il teorema accusatorio (che paroloni, mi sento un giornalista di cronaca):&#xA;Tutto parte dalla curiosità di Cherefonte, amico storico di Socrate, che anni addietro è andato nella città di Delfi per interrogare l&#39;oraclo del dio Apollo e scoprire se davvero l&#39;amico Socrate eccelle fra gli Ateniesi. L&#39;oracolo delfico era sempre ben disposto a paracularsi (vedasi nel 550 a.C. circa, quando gli chiesero chi avrebbe vinto la guerra fra gli imperi di Persia e di Lidia e rispose &#34;Un grande impero cadrà&#34;. Grazie tante...), ma stavolta, stranamente, rispose senza ambiguità: sì, Socrate primeggia fra gli Ateniesi per virtù morale e intellettuale.&#xA;A complicare le cose, da che ne ha memoria, Socrate ha particolare devozione verso quello che, da Greco antico, chiamava &#34;demone&#34;: un essere sovrannaturale che non è fisico e mortale, a differenza di piante e animali e umani, ma non è nemmeno potente e imperituro quanto gli dèi del cielo del mare e del sottosuolo, e si potrebbe equiparare, quindi, alle ninfe femminee che, per l&#39;appunto, animano e vegliano gli alberi e le sorgenti e le spiagge. Perché questo demone, da sempre, veglia su Socrate, e davanti a una decisione lo ammonisce, lo stuzzica e lo trattiene perché si astenga dalla via disonesta.&#xA;Forte del demone che lo accompagna, Socrate decide di sondare la correttezza del verdetto di Apollo, e inizia a interrogare uno a uno tutti gli Ateniesi e tutti gli stranieri che incrocia, confidando che prima o poi troverà certamente qualcuno migliore di lui... ma così non accade. Perché il buon Socrate, ogni singola volta, constata uno di due casi: i lavoratori che padroneggiano un mestiere tecnico si persuadono che tutti gli altri saperi siano concettualmente subordinati alla propria professione, e pertanto si arrogano a priori la padronanza di tutto lo scibile umano; i benestanti che hanno avuto una formazione umanistica finalizzata all&#39;attività politica (un po&#39; di diritto, un po&#39; di belle lettere, un po&#39; di scienze della comunicazione) non conoscono assolutamente niente di significativo, ma sono meramente capaci di ammaliare e intortare l&#39;interlocutore per convincerlo di sapere tutto. E in entrambi i casi, sia i tecnici sia i letterati non possono resistere alla metodologia demolitrice di Socrate: a furia di chiedere &#34;Che cos&#39;è?&#34;, &#34;Che cosa ne consegue?&#34; e &#34;Ma ipotizziamo il suo contrario...&#34;, il signor Tafano li manda in crisi e in bestia, e a quel punto ci sono altri due casi: chi se ne va via offeso ed esasperato, e chi si appassiona a questo modo di ragionare e diventa amico di Socrate, per cercare di partorire assieme una verità più solida e profonda di quella che insegnano i cosidetti sofisti (da cui il nostro &#34;sofisticare&#34;): i professoroni di saperi umanistici che, per lo più, sono stranieri immigrati ad Atene per fare fortuna parassitando i benestanti.&#xA;&#xA;Ed ecco che il resoconto di Platone si intreccia con i Ricordi della vita di Socrate raccolti da Senofonte: ricordi in cui Senofonte mette bene in chiaro, sin da subito, che nella sua ricerca Socrate puntava a individuare, nei saperi tecnici, la massima efficienza attraverso il giusto sforzo, tanto nella costruzione di un portico quanto nell&#39;addestramento di un cavallo; che nelle questioni etiche perseguiva la conciliazione e la concordia, ad esempio quando mediava le liti fra la moglie e i figli; e che sia Alcibiade sia Crizia frequentavano Socrate nella speranza di apprendere da lui la sua inconfondibile perizia retorica, da riciclare in politica per assicurarsi consenso e prestigio... e ambedue si allontanarono dal Tafano, allorché questi mise in chiaro che non c&#39;era trippa per gatti. E a questa caterva di testimonianze aggiungiamo, già che ci siamo, anche l&#39;incipit dell&#39;Anabasi (sarebbe a dire &#34;Viaggio di andata e ritorno&#34;. No, non è una traduzione de Lo Hobbit), il diario degli anni di esilio che Senofonte trascorse da mercenario nell&#39;impero di Persia: egli mette in chiaro che Socrate non gli consigliò esplicitamente di espatriare, ma lo invitò a consultare l&#39;oracolo di Delfi (aridaje) e il responso fu palese. &#xA;&#xA;Insomma, abbiamo ampi elementi per ipotizzare che Socrate rappresentasse una verruca sui glutei sia per i nazionalisti democratici sia per gli aristocratici filospartani, e che, per paradosso, nel suo giro di amici convivessero le menti migliori di ambo gli schieramenti, più tanta altra gente non propriamente schierata: Senofonte afferma che Socrate nutrisse stima reciproca per Aspasia di Mileto, concubina del generale Pericle (l&#39;artefice degli anni d&#39;oro dell&#39;impero ateniese), mentre Platone racconta di un&#39;istruzione spirituale impartita a Socrate da Diotima di Mantinea, misteriosa sacerdotessa e mistica che, forse, non è mai esistita, ma se fosse esistita sarebbe non solo donna straniera (come Aspasia), ma pure nativa di un territorio filospartano. E se vi par poco che Socrate, forse, fosse amico di donne colte, considerate che la segregazione di genere praticata ad Atene aveva poco da invidiare alla misoginia delle peggiori teocrazie cristiane e musulmane di oggi. &#xA;&#xA;Per cui, ricchi ateniesi, dotti forestieri, concubine e sacerdotesse, pugili e mercenari: questi gli amici di Socrate, e a tenerli assieme, a quanto pare, c&#39;era un atteggiamento anti-dogmatico rispetto all&#39;istruzione tradizionale, oltre che un certo rispetto verso la voce del demone, l&#39;esperienza spirituale che animava l&#39;indole del Tafano. &#xA;&#xA;  «Ergh, cretinodicrescenzago, perdonami, ma io ero qui per un discorso sull&#39;accountability: se mi interessava la storia greca cercavo una puntata a tema nei podcast di Barbero...»&#xA;&#xA;Ci sto arrivando, giuro che adesso ci arrivo.&#xA;&#xA;Che tutto continui in fiumi di dubbio&#xA;&#xA;Il processo, Socrate lo perse. Fu giudicato colpevole di stretta misura, come da prassi gli fu richiesto di proporre lui una pena alternativa, e come atto di spregio richiese la pensione vitalizia in ricompensa a un servizio pubblico eroico, al che lo condannarono a morte invitandolo, fra le righe, a fuggire in esilio (di nuovo, come da prassi)... e fu così che il signor Tafano accettò di farsi incarcerare, rifiutò il piano di evasione ed esilio proposto dai suoi amici più cari, e il giorno stabilito fu giustiziato assumendo veleno di cicuta.&#xA;&#xA;I suoi discepoli si sparsero ai quattro venti, e nei decenni successivi costruirono tutte le grandi scuole di pensiero della filosofia greca: cinismo, platonismi (al plurale, perché Platone ebbe un bel numero di discepoli creativi), aristotelismo (ecco, Aristotele era il più volpone dei platonici), epicureismo, stoicismo, scetticismo. Insomma, tutte quelle dottrine scientifiche, etiche, politiche e teologiche che nei secoli successivi si sarebbero ibridate direttamente con i saperi dell&#39;Egitto faraonico e del Vicino Oriente semita (e, indirettamente, con suggestioni iraniche e addirittura indiane), andando a costituire la visione di mondo delle èlite europee per il successivo millennio e mezzo.&#xA;&#xA;E qui, gente, ecco arrivare il mio punto&#xA;&#xA;  E meno male...&#xA;&#xA;Alla base della cultura pan-occidentale, c&#39;è un uomo fortemente religioso che ha riconosciuto dentro di sé un bisogno profondo e irresistibile, e ha dedicato tutta la sua vita a perseguirlo: ore, giorni, settimane e mesi di chiacchiere con altre persone per condividere con loro che domandarsi &#34;Che cos&#39;è?&#34; vale infinitamente di più del memorizzare &#34;È fatto così e cosà&#34;; innumerevoli scelte di vita analizzate nell&#39;ottica di identificare il punto intermedio virtuoso tra due possibili estremi viziosi, in accordo con il motto &#34;Mai troppo&#34; esposto sul tempio di Apollo a Delfi; innumerevoli situazioni in cui quel punto intermedio virtuoso ha significato deporre le proprie certezze (&#34;So di non sapere&#34;, diceva il Tafano) e riunciare a ciò che sembrava comodo in favore di ciò che risultava profondamente giusto, e non a caso Socrate ha rinunciato prima alla benestanza e poi alla vita, perché un&#39;esistenza senza dibattito e senza ricerca, per come era fatto lui, sarebbe stata indegna di essere vissuta (e infatti l&#39;altro motto delfico recitava &#34;Conosci te stesso&#34;). &#xA;&#xA;Indagare le cose anziché ripetere a pappagallo; indagare assieme anziché in solipsismo; perseguire la curiosità anziché il bigottismo; restare fedele a un senso morale profondo, potenzialmente divino, a scapito dell&#39;opportunismo egocentrico. Sono tutte pratiche di vita che l&#39;Occidente tecnocratico ha allegramente polverizzato nel tritacarne dello scientismo e dell&#39;autocrazia, ma che in un tempo lontano sono state alla base del pensiero pagano di lingua greca, quel pensiero che avrebbe incontrato il pragmatismo curioso dei popoli italici a Ovest e la grande tradizione magica egizia, siriaca e mesopotamica a Est, e da tutto questo calderone sarebbe scaturito quel cristianesimo che ha consegnato alla storia sia la violenza dispotica di Papi e imperatori sia le &#34;guerre sante dei pezzenti&#34;, dai moti contadini del Milleduecento fino alla teologia della liberazione latinoamericana. E del resto, c&#39;è un certo consenso storiografico attorno alla tesi che il falegname Yeshua bar Ioseph da Nazareth fosse, a conti fatti, un rabbino-lavoratore di provincia aderente alla corrente più democratica del monoteismo giudaico, e a un certo momento abbia mollato tutto e iniziato a girare per la Palestina predicando una morale di mutualismo concreto e di resistenza pacifica all&#39;occupazione romana... finché non è stato arrestato e giustiziato come bestemmiatore della fede giudaica e ribelle al potere legittimo.&#xA;&#xA;Vi ricorda un certo scultore greco?&#xA;&#xA;Di domande restiamo pienu&#xA;&#xA;Insomma, credo abbiate capito il mio punto: possiamo raccontarci tutte le storielle di psicologia spicciola possibili rispetto al concetto di accountability, ma, a mio giudizio, ciò che ci vuole è un passo indietro, fino a quell&#39;epoca in cui il Mediterraneo era ancora un punto di intreccio fra Europa, Africa e Asia, e noi Europei non l&#39;avevamo ancora trasformato irrimediabilmente nella frontiera cimiteriale fra il &#34;nostro&#34; mondo civile e la barbarie &#34;altrui&#34;. Facendo questo passo indietro, ci accorgiamo che un ragionamento sull&#39;analisi profonda dei propri valori e delle proprie azioni era già ben presente nelle nostre culture, e aveva una connotazione spirituale che francamente trovo molto salutare, a fronte di una mentalità materialista &#34;delle evidenze e dei fatti&#34; che ha prodotto non già una laicità di convivenza pacifica fra materialistu, spiritualu e scetticu (ciascun gruppo con le sue declinazioni infinite), bensì l&#39;equazione dicotomica &#34;ateismo : civiltà : bianchezza = religione : barbarie : popoli colorati&#34;. &#xA;Facendo questo passo indietro, quando avevo 16 anni e stavo ascoltando la prima lezione di filosofia in terza superiore, io stesso ho imparato che fa bene, ogni tanto, togliersi di proposito il terreno sotto i piedi e scoprire cosa c&#39;era sotto, ed estraniarsi da sé quel tanto che basta da chiedersi &#34;Che cosa sto facendo? Dove voglio andare?&#34;... e stare in silenzio abbastanza a lungo da udire la vocina del demone, che ci bisbiglia quello che davvero sentiamo sia giusto e necessario.&#xA;&#xA;Si suol dire che la modernità colonialista occidentale è iniziata allorché René Descartes ha teorizzato la separazione netta fra la materia inerte e il pensiero razionale, bollando come falsa qualunque prospettiva filosofica altra proveniente dai popoli indigeni dell&#39;Asia, dell&#39;Africa e delle Americhe (tertium non datur, avrebbe scritto lui), e in tal sede Descartes si avvalse dell&#39;immagine di un &#34;genio maligno&#34; da aggirare per approdare alla sua verità. Se davvero l&#39;Occidente cartesiano non ci piace, forse forse per smontarlo e rimontarlo meglio vale la pena di togliere la maschera al genio maligno e restituirgli la sua identità originaria di demone socratico, che ci accompagni nella ricerca infinita di una Verità che non è mai data una volta per tutte. &#xA;E a questo proposito, sarebbe molto opportuno fare spazio sull&#39;altarino dedicato al demone e riscoprire anche le dottrine della sacerdotessa Diotima sulla funzione cosmica ed etica dell&#39;amore, o ancora di più coinvolgere nel nostro dialogo socratico anche la povera Santippe, cui nessuno ha mai chiesto com&#39;è stato vivere con un marito che manteneva lei e i tre figlioli con le elemosine degli amici e ha reputato più giusto morire, lasciandoli in miseria, piuttosto che rifarsi una vita altrove tutt&#39;assieme. Io non sono un necromante abbastanza abile da evocare lo spirito di Santippe e dialogare con lei, e chiederle &#34;Cos&#39;è la libertà, per chi non esce di casa?&#34; oppure &#34;Cos&#39;è la giustizia, per chi non può lavorare?&#34;, ma sono piuttosto certo che il mondo sia pieno di Santippi da coinvolgere nei nostri discorsi: alcune di loro si chiamano Angela Yvonne Davis, Sakîne &#34;Sara&#34; Cansiz, Marielle Franco o Gloria Evangelina Anzaldúa, altre sono &#34;las compas marchando en Reforma [...] las morras peleando en Sonora [...] las Comandantas luchando por Chiapas [...] las madres buscando en Tijuana&#34;, altre ancora probabilmente mi state leggendo adesso (e ve ne sono grato).&#xA;&#xA;Per cui, gente, facciamolo assieme questo passo all&#39;indietro, e facciamolo tuttu. &#xA;Comincio io, che un Tafano non lo sono, però sono un cretino: &#xA;&#xA;  &#34;Cosa vuol dire, secondo te, comunità?&#34;&#xA;&#xA;Appendice bibliografica&#xA;Per chi, giustamente, non vuole prendere per oro colato la mia lezioncina di storia, procuratevi e datevi una lettura a queste fonti primarie o quasi primarie:&#xA;Aristofane, Le nuvole.&#xA;Platone, I Tetralogia composta da Eutifrone, Apologia di Socrate, Critone e Fedone. Più il Simposio dalla III Tetralogia.&#xA;Senofonte, Memorabili (traduzione convenzionale e stupida dell&#39;originale &#34;Ricordi&#34;), Apologia di Socrate. Più, volendo l&#39;Anabasi e le Elleniche (traduzione convenzionale aulica dell&#39;originale &#34;Storia della Grecia&#34;).&#xA;Tucidide, La Guerra del Peloponneso.&#xA;Diogene Laerzio, capitolo su Socrate nelle Vite e dottrine dei filosofi illustri.&#xA;Schalom Ben-Chorin, Fratello Gesù. Un punto di vista ebraico sul Nazareno &#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Se non l&#39;avete ancora notato, questo mio blog è ospitato sul server Livello Segreto, un “nodo” italofono di una rete di siti web indipendenti che se ne stanno al di fuori dell&#39;Internet controllato dalle grandi aziende. Questo mese il nostro amministratore tecnico Edoardo il Casoncello ha lanciato l&#39;idea di una <a href="indieweb.org/IndieWeb_Carnival" rel="nofollow">Sagra Indie Web</a> in cui i siti interessati danno contributi sul tema dell&#39;<a href="https://cantina.ragnate.la/accountability-sagra-indieweb-gennaio-2026/" rel="nofollow"><em>accountability</em></a>. Questo articolo è il mio contributo: è l&#39;esatto opposto di un intervento puntuale, è un testo divulgativo semi-narrativo che, spero, risulti innanzitutto intrattenente, e in seconda battuta vi metta nel cervello del carburante per ragionare sul tema proposto da Ed.</p></blockquote>

<p><strong>Ante Scriptum</strong>: sì alla fin fine ho terminato questo pezzo che già era febbraio. Fottesega, tutte le fregnacce sulla vita lenta si applicano anche così.</p>

<h2 id="un-processo-fra-le-macerie">Un processo fra le macerie</h2>

<p>Vi racconterò una storia: non l&#39;ho inventata io, è la mia versione di una storia che si racconta da quasi due millenni e mezzo.</p>

<p>Siamo nel 399 a.C. ad Atene, ma non è l&#39;Atene che avete tutti in mente: l&#39;Atene dei templi e delle sculture di marmo, delle bevute di vino rosso al suono delle cetra, dei festival teatrali che inizavano all&#39;alba e finivano al tramonto per quattro o cinque giorni di seguito; l&#39;Atene crocevia culturale, in cui tutti gli artisti e gli intellettuali greci <strong>dovevano</strong> passare se speravano di diventare qualcuno (sì tipo la Milano di oggi, purtroppo); l&#39;Atene laboratorio politico dove era stata inventata la democrazia diretta e le decisioni le prendevano votando tutti gli uomini liberi (sottolineiamo: <em>uomini</em>, <em>liberi</em>. Niente schiavi, e le donne tutte in casa). Ecco, non è quell&#39;Atene.
Quella che pensate voi era l&#39;Atene del 450 a.C. circa: l&#39;Atene che aveva insediato (con le buone o le cattive) governi amici in tutte le altre città greche affacciate sul mar Egeo, e in tal modo controllava tutti i commerci da Cipro alla Sicilia, e ogni anno spillava alle città “alleate” argento sonante con cui costruire i templi, finanziare le sagre teatrali, e assicurare agli uomini liberi poveri un misto di salario minimo garantito (ebbene sì!) e di impieghi statali (ebbene sì bis!), così che potessero partecipare alle assemblee di governo tanto quanto i ricchi.</p>

<p>Quell&#39;Atene di ricchezza e benessere è morta: si è suicidata combattendo e perdendo una guerra di trent&#39;anni contro Sparta, l&#39;<em>altra</em> grande città greca, che invece è proprio la Sparta che vi immaginate: un&#39;oligarchia totalitaria in cui tutti gli uomini delle famiglie libere sono irreggimentati nell&#39;esercito, tutte le donne delle famiglie libere devono sfornare figli per rimpolpare l&#39;esercito, e l&#39;esercito deve regolarmente assaltare e terrorizzare le enormi masse di schiavi (e, talvolta, le città “alleate”) che tengono in piedi l&#39;economia, garantendo ai cittadini liberi un tenore di vita decente senza alzare un dito. Anno dopo anno, battaglia dopo battaglia, gli Ateniesi si sono bruciati tutti i propri migliori generali, fra morti sul campo e faide interne, e hanno perso il controllo di tutti i propri “alleati”, a furia di spremerli come limoni e mandarli a morire in operazioni già perse, così che un bel giorno Atene si è svegliata piena di case spopolate, di fosse comuni fresche, e con le sue Lunghe Mura demolite dai soldati spartani al suono festoso dei flauti. Già che c&#39;erano, gli Spartani hanno anche messo al potere trenta collaborazionisti ateniesi, tutti più che felici di cancellare il sistema democratico e importare il metodo spartano, e costoro in neanche un anno hanno allegramente fatto strage di chiunque non gli andasse a genio, meglio se persone ricche cui confiscare il patrimonio; la situazione si era fatta così calda che, a una certa, un gruppo di nazionalisti democratici si è rivoltato contro i Trenta Tiranni ed è riuscito a farli fuori... non prima che costoro cercassero di allestire una fortezza di emergenza nella cittadina di Eleusi, sobborgo di Atene, e per l&#39;occasione massacrassero tutti gli Eleusini.</p>

<p>Per cui, siamo nell&#39;Atene del 399 a.C., una città che esce da trent&#39;anni di guerra internazionale e di guerra civile, in cui intere famiglie non esistono più, i vicini di casa si sono sgozzati a vicenda, e l&#39;indipendenza appena ripristinata, in ogni caso, deve sottostare alla mano di ferro dell&#39;egemone spartano. Ed è in questa città, già signora del mar Egeo, ora borgo di fantasmi, che è nato il nostro protagonista.</p>

<h2 id="storia-comune-di-greci-particolari">Storia comune di Greci particolari</h2>

<p>Si chiama Socrate, figlio di Sofronisco, del distretto di Alopece, e ha settant&#39;anni; è sposato con Santippe, più giovane di almeno vent&#39;anni, e da lei ha avuto tre figli, Menesseno Sofronisco e Lamprocle. Socrate quasi certamente faceva lo scultore, come suo padre prima di lui, e durante la guerra era benestante: ha combattuto nella fanteria pesante pagandosi da solo lancia e corazza, non come i pezzenti che diventavano marinai della marina militare, stipendiati dallo Stato. Ma a un certo momento, dopo il congedo, Socrate è uscito di testa: ha smesso di lavorare, è diventato quasi nullatenente, e si è messo a gironzolare tutto il tempo su e giù per Atene, in piazza nei templi nelle palestre sotto i portici su in città alta giù al porto. E dovunque va, attacca bottone con chiunque, Ateniesi o stranieri, ricchi o poveri, poeti o sacerdoti, fabbri o pittori, e li sfinisce a parlar con loro di cosa siano la bellezza, la giustizia, la perizia tecnica e tutte queste cose qua. In città lo chiamano “il tafano”, e il commediografo Aristofane, il meglio del meglio nel suo settore, lo ha inserito una commedia intitolata <em>Le Nuvole</em>... non proprio lusinghiera: il “Socrate personaggio” di Aristofane dimostra a un ragazzo che è giusto maltrattare i genitori e spendere tutto alle corse dei cavalli, e gli amici che chiacchierano con Socrate, a quanto pare, sono dei matti in culo che si fanno sollevare con le carrucole per scoprire di cosa son fatte le nuvole.</p>

<p>Già, gli amici di Socrate. Si dà il caso che Socrate sia stato amico e confidente di Alcibiade figlio di Clinia, il generale che durante la guerra ha vandalizzato le statue portafortuna del dio Hermes, e piuttosto che andare a processo è scappato... a combattere per Sparta. E come se non bastasse, frequentava pure Crizia il Giovane figlio di Callescro, <strong>il</strong> capo supremo dei Trenta Tiranni. E poi, ovviamente, c&#39;è il giovane Senofonte figlio di Grillo, che aveva partecipato al massacro degli Eleusini sotto il comando di Crizia; casualmente Senofonte è irreperibile, scappato in Persia, e si dice che gliel&#39;abbia consigliato Socrate stesso. Ah e non scordiamoci di Aristocle figlio di Aristone, quello che fa pugilato ed è soprannominato Platone, “Spallone”: è pronipote di Crizia, e la mela non cade lontana dall&#39;albero.</p>

<p>Per cui, vi pare che la democrazia ateniese, ripristinata dopo tanti anni di dolore, possa tollerare Socrate a piede libero, questo ideologo del partito aristocratico? Ovviamente no, per cui ecco che un simpatizzante democratico cita in giudizio il signor Tafano:</p>

<blockquote><p>«[...] questo ha sottoscritto e giurato Meleto di Meleto, Pitteo, contro Socrate di Sofronisco, Alopecense. “Socrate è colpevole di non riconoscere come Dei quelli tradizionali della città, ma di introdurre Divinità nuove; ed è anche colpevole di corrompere i giovani. Pena: la morte”.»</p></blockquote>

<h1 id="un-processo-un-po-sconclusionato">Un processo un po&#39; sconclusionato</h1>

<p>Parole pesanti come una lancia pesante, ed ecco che Socrate, il nullatenente logorroico, si deve preparare a processo. Ma qui iniziano le cose strane.
Per la legge ateniese, l&#39;imputato deve esporre personalmente il suo discorso di auto-difesa, quella che in Ateniese si chiamava <em>apologia</em>, e la professione di avvocato consisteva proprio nello scrivere il discorso e preparare il cliente (infatti “avvocato” si diceva <em>logografo</em> = scrittore di discorsi). In questo momento, il logografo più bravo di Atene è Lisia figlio di Cefalo, nato ad Atene ma di famiglia immigrata da Siracusa: Lisia non è cittadino ateniese, è “solo” uno straniero residente con, diremmo oggi, permesso di soggiorno lavorativo, e per il regime dei Trenta Tiranni questo era grasso che colava: non solo gli hanno confiscato i beni e costretto a fuggire a Megara (città allegramente alleata con Sparta), ma gli hanno pure ammazzato il fratello Polemarco. Ora Lisia è sul piede di guerra contro i superstiti del regime e vuole giustizia per sé e la sua famiglia, e infatti si offre volontario per comporre l&#39;arringa di accusa contro Socrate... Aspettate, no! È l&#39;esatto contrario! Lisia si offre di <em>difendere</em> Socrate, ed è il signor Tafano che cordialmente declina e si prende la responsabilità di fare da sé.</p>

<p>E le sorprese non finiscono qui. Perché Socrate inizia la sua apologia con un bel riepilogo dei propri meriti come onesto cittadino: durante la guerra, dopo il suo servizio militare ineccepibile, il Tafano di Atene è stato sorteggiato per partecipare al comitato che, diremmo oggi, detiene collettivamente la presidenza della repubblica, e durante il suo mandato (siamo nel 406 a.C.) la flotta ateniese aveva sconfitto clamorosamente quella spartana alle isole Arginuse... ma gli ammiragli non erano riusciti a soccorrere i marinai naufragati, e per questo il popolo li voleva morti. Per tutto il suo mandato, Socrate bloccò il procedimento con tutte le proprie forze, non poté ovviamente impedire che il suo successore lo avviasse, e così gli ammiragli vennero giustiziati... e Atene perse la guerra.
Ma non solo: saltiamo avanti di qualche anno, al 404 a.C., durante le purghe dei Trenta Tiranni. Crizia e i suoi lacché vogliono <em>desaparire</em> Leonte di Salamina, un immigrato benestante (proprio come la famiglia di Lisia), bisogna comporre la squadraccia della morte, ed esigono che partecipi anche Socrate (chissà se per la parlantina sciola o per le manone da scultore): il signor Tafano non riesce a salvare Leonte, ma si rifiuta di servire nella polizia politica, e per questo avrebbero fatto fuori anche lui... se i democratici nazionalisti non avessero sconfitto il regime.</p>

<p>Un quadro ben strano, gente: Socrate era amico di Alcibiade, il disertore, ma ha cercato di salvare gli Ateniesi dalla propria stessa dabbenaggine; si è rivoltato contro la tirannia di Crizia, eppure ha aiutato Senofonte a fuggire in esilio; e durante il processo, a parteggiare per lui, ci sono tanto Lisia quanto Aristone detto Platone. Dove sta la coerenza di quest&#39;uomo?</p>

<h2 id="incominciò-con-un-demone-a-posto">Incominciò con un demone a posto</h2>

<p>L&#39;Apologia di Socrate ci è stata tramandata in due versioni: quella trascritta da Platone è considerata una delle prose più belle composte in Greco Antico (anche da me medesimo), quella trascritta da Senofonte non se la fila nessuno (e neppure io l&#39;ho mai letta, ma dovrei), per cui mi soffermerò sul nodo centrale del resoconto platonico.</p>

<p>Socrate prende di petto l&#39;accusa contro di lui, e nega fortemente sia la presunta empietà sia la presunta cattiva influenza sulla gioventù. Anzi, costruisce una catena argomentativa che demolisce dalle fondamenta tutto il teorema accusatorio (che paroloni, mi sento un giornalista di cronaca):
1. Tutto parte dalla curiosità di Cherefonte, amico storico di Socrate, che anni addietro è andato nella città di Delfi per interrogare l&#39;oraclo del dio Apollo e scoprire se davvero l&#39;amico Socrate eccelle fra gli Ateniesi. L&#39;oracolo delfico era sempre ben disposto a paracularsi (vedasi nel 550 a.C. circa, quando gli chiesero chi avrebbe vinto la guerra fra gli imperi di Persia e di Lidia e rispose “Un grande impero cadrà”. Grazie tante...), ma stavolta, stranamente, rispose senza ambiguità: sì, Socrate primeggia fra gli Ateniesi per virtù morale e intellettuale.
2. A complicare le cose, da che ne ha memoria, Socrate ha particolare devozione verso quello che, da Greco antico, chiamava “demone”: un essere sovrannaturale che non è fisico e mortale, a differenza di piante e animali e umani, ma non è nemmeno potente e imperituro quanto gli dèi del cielo del mare e del sottosuolo, e si potrebbe equiparare, quindi, alle ninfe femminee che, per l&#39;appunto, animano e vegliano gli alberi e le sorgenti e le spiagge. Perché questo demone, da sempre, veglia su Socrate, e davanti a una decisione lo ammonisce, lo stuzzica e lo trattiene perché si astenga dalla via disonesta.
3. Forte del demone che lo accompagna, Socrate decide di sondare la correttezza del verdetto di Apollo, e inizia a interrogare uno a uno tutti gli Ateniesi e tutti gli stranieri che incrocia, confidando che prima o poi troverà certamente qualcuno migliore di lui... ma così non accade. Perché il buon Socrate, ogni singola volta, constata uno di due casi: i lavoratori che padroneggiano un mestiere tecnico si persuadono che tutti gli altri saperi siano concettualmente subordinati alla propria professione, e pertanto si arrogano a priori la padronanza di tutto lo scibile umano; i benestanti che hanno avuto una formazione umanistica finalizzata all&#39;attività politica (un po&#39; di diritto, un po&#39; di belle lettere, un po&#39; di scienze della comunicazione) non conoscono assolutamente niente di significativo, ma sono meramente capaci di ammaliare e intortare l&#39;interlocutore per convincerlo di sapere tutto. E in entrambi i casi, sia i tecnici sia i letterati non possono resistere alla metodologia demolitrice di Socrate: a furia di chiedere “Che cos&#39;è?”, “Che cosa ne consegue?” e “Ma ipotizziamo il suo contrario...”, il signor Tafano li manda in crisi e in bestia, e a quel punto ci sono altri due casi: chi se ne va via offeso ed esasperato, e chi si appassiona a questo modo di ragionare e diventa amico di Socrate, per cercare di partorire assieme una verità più solida e profonda di quella che insegnano i cosidetti sofisti (da cui il nostro “sofisticare”): i professoroni di saperi umanistici che, per lo più, sono stranieri immigrati ad Atene per fare fortuna parassitando i benestanti.</p>

<p>Ed ecco che il resoconto di Platone si intreccia con i <em>Ricordi</em> della vita di Socrate raccolti da Senofonte: ricordi in cui Senofonte mette bene in chiaro, sin da subito, che nella sua ricerca Socrate puntava a individuare, nei saperi tecnici, la massima efficienza attraverso il giusto sforzo, tanto nella costruzione di un portico quanto nell&#39;addestramento di un cavallo; che nelle questioni etiche perseguiva la conciliazione e la concordia, ad esempio quando mediava le liti fra la moglie e i figli; e che sia Alcibiade sia Crizia frequentavano Socrate nella speranza di apprendere da lui la sua inconfondibile perizia retorica, da riciclare in politica per assicurarsi consenso e prestigio... e ambedue si allontanarono dal Tafano, allorché questi mise in chiaro che non c&#39;era trippa per gatti. E a questa caterva di testimonianze aggiungiamo, già che ci siamo, anche l&#39;incipit dell&#39;<em>Anabasi</em> (sarebbe a dire “Viaggio di andata e ritorno”. No, non è una traduzione de <em>Lo Hobbit</em>), il diario degli anni di esilio che Senofonte trascorse da mercenario nell&#39;impero di Persia: egli mette in chiaro che Socrate non gli consigliò esplicitamente di espatriare, ma lo invitò a consultare l&#39;oracolo di Delfi (aridaje) e il responso fu palese.</p>

<p>Insomma, abbiamo ampi elementi per ipotizzare che Socrate rappresentasse una verruca sui glutei sia per i nazionalisti democratici sia per gli aristocratici filospartani, e che, per paradosso, nel suo giro di amici convivessero le menti migliori di ambo gli schieramenti, più tanta altra gente non propriamente schierata: Senofonte afferma che Socrate nutrisse stima reciproca per Aspasia di Mileto, concubina del generale Pericle (l&#39;artefice degli anni d&#39;oro dell&#39;impero ateniese), mentre Platone racconta di un&#39;istruzione spirituale impartita a Socrate da Diotima di Mantinea, misteriosa sacerdotessa e mistica che, forse, non è mai esistita, ma se fosse esistita sarebbe non solo donna straniera (come Aspasia), ma pure nativa di un territorio filospartano. E se vi par poco che Socrate, forse, fosse amico di donne colte, considerate che la segregazione di genere praticata ad Atene aveva poco da invidiare alla misoginia delle peggiori teocrazie cristiane e musulmane di oggi.</p>

<p>Per cui, ricchi ateniesi, dotti forestieri, concubine e sacerdotesse, pugili e mercenari: questi gli amici di Socrate, e a tenerli assieme, a quanto pare, c&#39;era un atteggiamento anti-dogmatico rispetto all&#39;istruzione tradizionale, oltre che un certo rispetto verso la voce del demone, l&#39;esperienza spirituale che animava l&#39;indole del Tafano.</p>

<blockquote><p>«Ergh, cretinodicrescenzago, perdonami, ma io ero qui per un discorso sull&#39;<em>accountability</em>: se mi interessava la storia greca cercavo una puntata a tema nei podcast di Barbero...»</p></blockquote>

<p>Ci sto arrivando, giuro che adesso ci arrivo.</p>

<h1 id="che-tutto-continui-in-fiumi-di-dubbio">Che tutto continui in fiumi di dubbio</h1>

<p>Il processo, Socrate lo perse. Fu giudicato colpevole di stretta misura, come da prassi gli fu richiesto di proporre lui una pena alternativa, e come atto di spregio richiese la pensione vitalizia in ricompensa a un servizio pubblico eroico, al che lo condannarono a morte invitandolo, fra le righe, a fuggire in esilio (di nuovo, come da prassi)... e fu così che il signor Tafano accettò di farsi incarcerare, rifiutò il piano di evasione ed esilio proposto dai suoi amici più cari, e il giorno stabilito fu giustiziato assumendo veleno di cicuta.</p>

<p>I suoi discepoli si sparsero ai quattro venti, e nei decenni successivi costruirono tutte le grandi scuole di pensiero della filosofia greca: cinismo, platonismi (al plurale, perché Platone ebbe un bel numero di discepoli creativi), aristotelismo (ecco, Aristotele era il più volpone dei platonici), epicureismo, stoicismo, scetticismo. Insomma, tutte quelle dottrine scientifiche, etiche, politiche e teologiche che nei secoli successivi si sarebbero ibridate direttamente con i saperi dell&#39;Egitto faraonico e del Vicino Oriente semita (e, indirettamente, con suggestioni iraniche e addirittura indiane), andando a costituire la visione di mondo delle èlite europee per il successivo millennio e mezzo.</p>

<p>E qui, gente, ecco arrivare il mio punto</p>

<blockquote><p>E meno male...</p></blockquote>

<p>Alla base della cultura pan-occidentale, c&#39;è un uomo fortemente religioso che ha riconosciuto dentro di sé un bisogno profondo e irresistibile, e ha dedicato tutta la sua vita a perseguirlo: ore, giorni, settimane e mesi di chiacchiere con altre persone per condividere con loro che domandarsi “Che cos&#39;è?” vale infinitamente di più del memorizzare “È fatto così e cosà”; innumerevoli scelte di vita analizzate nell&#39;ottica di identificare il punto intermedio virtuoso tra due possibili estremi viziosi, in accordo con il motto “Mai troppo” esposto sul tempio di Apollo a Delfi; innumerevoli situazioni in cui quel punto intermedio virtuoso ha significato deporre le proprie certezze (“So di non sapere”, diceva il Tafano) e riunciare a ciò che sembrava comodo in favore di ciò che risultava profondamente giusto, e non a caso Socrate ha rinunciato prima alla benestanza e poi alla vita, perché un&#39;esistenza senza dibattito e senza ricerca, per come era fatto lui, sarebbe stata indegna di essere vissuta (e infatti l&#39;altro motto delfico recitava “Conosci te stesso”).</p>

<p>Indagare le cose anziché ripetere a pappagallo; indagare <em>assieme</em> anziché in solipsismo; perseguire la curiosità anziché il bigottismo; restare fedele a un senso morale profondo, potenzialmente divino, a scapito dell&#39;opportunismo egocentrico. Sono tutte pratiche di vita che l&#39;Occidente tecnocratico ha allegramente polverizzato nel tritacarne dello scientismo e dell&#39;autocrazia, ma che in un tempo lontano sono state alla base del pensiero pagano di lingua greca, quel pensiero che avrebbe incontrato il pragmatismo curioso dei popoli italici a Ovest e la grande tradizione magica egizia, siriaca e mesopotamica a Est, e da tutto questo calderone sarebbe scaturito quel cristianesimo che ha consegnato alla storia sia la violenza dispotica di Papi e imperatori sia le “guerre sante dei pezzenti”, dai moti contadini del Milleduecento fino alla teologia della liberazione latinoamericana. E del resto, c&#39;è un certo consenso storiografico attorno alla tesi che il falegname Yeshua bar Ioseph da Nazareth fosse, a conti fatti, un rabbino-lavoratore di provincia aderente alla corrente più democratica del monoteismo giudaico, e a un certo momento abbia mollato tutto e iniziato a girare per la Palestina predicando una morale di mutualismo concreto e di resistenza pacifica all&#39;occupazione romana... finché non è stato arrestato e giustiziato come bestemmiatore della fede giudaica e ribelle al potere legittimo.</p>

<p>Vi ricorda un certo scultore greco?</p>

<h1 id="di-domande-restiamo-pienu">Di domande restiamo pienu</h1>

<p>Insomma, credo abbiate capito il mio punto: possiamo raccontarci tutte le storielle di psicologia spicciola possibili rispetto al concetto di <em>accountability</em>, ma, a mio giudizio, ciò che ci vuole è un passo <strong>indietro</strong>, fino a quell&#39;epoca in cui il Mediterraneo era ancora un punto di intreccio fra Europa, Africa e Asia, e noi Europei non l&#39;avevamo ancora trasformato irrimediabilmente nella frontiera cimiteriale fra il “nostro” mondo civile e la barbarie “altrui”. Facendo questo passo indietro, ci accorgiamo che un ragionamento sull&#39;analisi profonda dei propri valori e delle proprie azioni era già ben presente nelle nostre culture, e aveva una connotazione spirituale che francamente trovo molto salutare, a fronte di una mentalità materialista “delle evidenze e dei fatti” che ha prodotto non già una laicità di convivenza pacifica fra materialistu, spiritualu e scetticu (ciascun gruppo con le sue declinazioni infinite), bensì l&#39;equazione dicotomica “ateismo : civiltà : bianchezza = religione : barbarie : popoli colorati”.
Facendo questo passo indietro, quando avevo 16 anni e stavo ascoltando la prima lezione di filosofia in terza superiore, io stesso ho imparato che fa bene, ogni tanto, togliersi di proposito il terreno sotto i piedi e scoprire cosa c&#39;era sotto, ed estraniarsi da sé quel tanto che basta da chiedersi “Che cosa sto facendo? Dove voglio andare?”... e stare in silenzio abbastanza a lungo da udire la vocina del demone, che ci bisbiglia quello che davvero sentiamo sia giusto e necessario.</p>

<p>Si suol dire che la modernità colonialista occidentale è iniziata allorché René Descartes ha teorizzato la separazione netta fra la materia inerte e il pensiero razionale, bollando come falsa qualunque prospettiva filosofica altra proveniente dai popoli indigeni dell&#39;Asia, dell&#39;Africa e delle Americhe (<em>tertium non datur</em>, avrebbe scritto lui), e in tal sede Descartes si avvalse dell&#39;immagine di un “genio maligno” da aggirare per approdare alla sua verità. Se davvero l&#39;Occidente cartesiano non ci piace, forse forse per smontarlo e rimontarlo meglio vale la pena di togliere la maschera al genio maligno e restituirgli la sua identità originaria di demone socratico, che ci accompagni nella ricerca infinita di una Verità che non è mai data una volta per tutte.
E a questo proposito, sarebbe <strong>molto</strong> opportuno fare spazio sull&#39;altarino dedicato al demone e riscoprire anche le dottrine della sacerdotessa Diotima sulla funzione cosmica ed etica dell&#39;amore, o ancora di più coinvolgere nel nostro dialogo socratico anche la povera Santippe, cui nessuno ha mai chiesto com&#39;è stato vivere con un marito che manteneva lei e i tre figlioli con le elemosine degli amici e ha reputato più giusto morire, lasciandoli in miseria, piuttosto che rifarsi una vita altrove tutt&#39;assieme. Io non sono un necromante abbastanza abile da evocare lo spirito di Santippe e dialogare con lei, e chiederle “Cos&#39;è la libertà, per chi non esce di casa?” oppure “Cos&#39;è la giustizia, per chi non può lavorare?”, ma sono piuttosto certo che il mondo sia pieno di Santippi da coinvolgere nei nostri discorsi: alcune di loro si chiamano <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Angela_Davis" rel="nofollow">Angela Yvonne Davis</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sak%C3%AEne_Cansiz" rel="nofollow">Sakîne “Sara” Cansiz</a>, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marielle_Franco" rel="nofollow">Marielle Franco</a> o <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gloria_Anzald%C3%BAa" rel="nofollow">Gloria Evangelina Anzaldúa</a>, altre sono <a href="https://www.ildeposito.org/canti/cancion-sin-miedo" rel="nofollow">“las compas marchando en Reforma [...] las morras peleando en Sonora [...] las Comandantas luchando por Chiapas [...] las madres buscando en Tijuana”</a>, altre ancora probabilmente mi state leggendo adesso (e ve ne sono grato).</p>

<p>Per cui, gente, facciamolo assieme questo passo all&#39;indietro, e facciamolo tuttu.
Comincio io, che un Tafano non lo sono, però sono un cretino:</p>

<blockquote><p>“Cosa vuol dire, secondo te, comunità?”</p></blockquote>

<h3 id="appendice-bibliografica">Appendice bibliografica</h3>

<p>Per chi, giustamente, non vuole prendere per oro colato la mia lezioncina di storia, procuratevi e datevi una lettura a queste fonti primarie o quasi primarie:
1. Aristofane, <em>Le nuvole</em>.
2. Platone, I Tetralogia composta da <em>Eutifrone</em>, <em>Apologia di Socrate</em>, <em>Critone</em> e <em>Fedone</em>. Più il <em>Simposio</em> dalla III Tetralogia.
3. Senofonte, <em>Memorabili</em> (traduzione convenzionale e stupida dell&#39;originale “Ricordi”), <em>Apologia di Socrate</em>. Più, volendo l&#39;<em>Anabasi</em> e le <em>Elleniche</em> (traduzione convenzionale aulica dell&#39;originale “Storia della Grecia”).
4. Tucidide, <em>La Guerra del Peloponneso</em>.
5. Diogene Laerzio, capitolo su Socrate nelle <em>Vite e dottrine dei filosofi illustri</em>.
6. Schalom Ben-Chorin, <em>Fratello Gesù. Un punto di vista ebraico sul Nazareno</em></p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/wzho49o0ss</guid>
      <pubDate>Sun, 01 Feb 2026 17:33:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;ÀNCORA DELLA VITA</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/pennacaprina/lancora-della-vita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Premessa: questo è un racconto pesante, tratta temi molto delicati in una narrazione che lascia volutamente l&#39;interpretazione al lettore. Intendo dire che il concetto base magari risulta chiaro, ma a ognuno potrebbe comunque comunicare qualcosa di diverso e personale in base al proprio vissuto. Io ci ho messo del mio e, a chiunque leggerà, auguro che alla fine possa portare un po&#39; di speranza e vicinanza. Buona lettura.&#xA;&#xA;La terra è fredda.&#xA;La posso sentire sotto i palmi, a contatto con i piedi nudi e le gambe scoperte, incrociate. Intorno a me non c&#39;è il minimo suono, non l&#39;alito del vento, il canto degli uccelli o il ronzio degli insetti, tutto è immobile. Niente è presente. Non saprei dire da quanto sono seduta a terra ferma come una statua, ma so che guardo senza vedere: sono in grado di dire che la terra è nera, così nera da sembrare catrame; e so che il cielo è scuro, di una tenebra che non ha nulla a che vedere con la notte; sono consapevole che qui non ci sono rocce, minerali, non è presente l&#39;acqua, le piante non crescono, i semi non esistono e gli animali nemmeno. So che qui la vita non c&#39;è. Ma non vedo realmente ciò che mi circonda. Non mi interessa vederlo. Perché so che intorno a me troverò sempre e solo quell&#39;infinita desolazione. Nemmeno il vento è qui a tenermi compagnia. Sento solo un freddo profondo, che sembra arrivare direttamente dal cuore del ghiaccio. Percorre le membra, invade le vene e offusca la mente. Nella mia immobilità, osservo la vastità del vuoto con occhi spenti, quasi vitrei. I miei sensi sono ovattati e rallentati. Non so perché mi trovo qui, dovunque io sia... Non me lo ricordo. Se respirare non fosse automatico, credo che mi sarei dimenticata anche di quello. Qualcuno, vedendomi così, potrebbe domandarsi se io sia sotto ipnosi o qualcosa di simile. Qualcuno... Già, ma qui sono sola. Completamente sola. Un suono mi giunge improvvisamente all&#39;orecchio, ma è così distante che non riesco a dargli un nome. Inclino leggermente la testa da un lato, come se questo movimento potesse aiutarmi a definirlo, ma non serve. A quel suono se ne aggiungono altri, confusi, distorti... dolorosi. Fanno male, non voglio più sentirli. Chiudo gli occhi e smetto di ascoltare, con la ferma volontà di farli sparire, mentre una parte di me vorrebbe aggrapparsi ad essi... A quei ricordi. In pochi istanti torna il silenzio immobile. Ma i miei senti sono meno assopiti, il corpo è meno intorpidito. No, non sto meglio. I muscoli si sono attivati come reazione istintiva al dolore: quei suoni hanno intensificato il freddo pungente. È come avere delle dita artigliate addosso, pronte a dilaniare ogni mia fibra.&#xA;La terra è gelida.&#xA;Non voglio più stare ferma. Devo muovermi. Con le pupille costantemente fisse in un punto vuoto, il corpo risponde al comando e mi alzo in piedi. Un passo. Un altro. Un altro ancora. Cammino lentamente, quasi in maniera meccanica, come se fossi solo un burattino. Un automa. Il mio sguardo non si sposta. Vado avanti aumentando gradualmente la velocità. In breve tempo mi ritrovo a correre, ma anche così non sento il vento, eppure l&#39;aria è pesante e brucia i polmoni: entra dalla bocca socchiusa, scende per la gola addensandosi come se volesse soffocarmi. Fa male, ma continuo a correre più che posso. Non so dove sto andando, non so da cosa scappo. Ma so che non servirà, il dolore non passerà e io non ho dove nascondermi. La tetra landa oscura è senza fine, ovunque io vada sarà come rimanere immobile. Gli occhi si appannano di lacrime, bruciano e si gonfiano arrossati, anche se restano opachi e impassibili. Quando la sofferenza è troppa, il volto si trasforma in una maschera di apatia. Dolore annulla dolore, non è così? Tutto diventa troppo, e il troppo diventa sopportabile solo quando si smette di sentire. Ma prima o poi deve uscire. Freno bruscamente la mia folle corsa crollando in ginocchio e urlando tutto il mio dolore al cielo minaccioso... Gli occhi sofferenti. Grido talmente tanto da perdere la voce e finire le lacrime. Tengo la bocca aperta facendo respiri pesanti, cercando di riprendere fiato. Tutto il mio corpo trema, ma non per il freddo interiore che mi ha perseguitata tutto il tempo, e neanche per la stanchezza. Affloscio le braccia ai fianchi, le mani scorrono brevemente sul terreno. Quel terreno nero che ora più che mai sembra volermi inghiottire. Ma sono stanca. Correre non serve. Sono sfinita, voglio solo che tutto questo finisca. Basta. Abbasso lentamente la testa, gli occhi si fanno nuovamente spenti, fissi sul terreno.&#xA;La terra è fine.&#xA;La terra è...&#xA;Ma quando penso di abbandonarmi completamente a me stessa, qualcosa attira le mie pupille. Qualcosa di sfocato e insolitamente colorato. Il barlume di vita negli occhi che ancora non è stato sopraffatto dal vuoto mi dà la forza di mettere a fuoco l&#39;immagine e finalmente riesco a vederlo bene: è un fiore. Quel piccolo essere vivente è l&#39;elemento che stona, quello non dovrebbe mai potersi trovare in un posto del genere. Quell&#39;eccezione fa scorrere dentro di me un flusso tiepido che allevia il gelo. Risollevo la testa lentamente, di poco, lo sguardo fermo sul fiore. Lo osservo per vari istanti. Lo guardo. Lo vedo. Sento di volermi avvicinare, ma non ce la faccio ad alzarmi. Così mi trascino su quattro zampe cautamente, senza distogliere gli occhi da quella piccola forma di vita. Man mano che mi avvicino, quel flusso tiepido si fa caldo, dissolvendo a poco a poco il freddo tagliente. Mi fermo dinanzi al fiore e lo sfioro con le dita chiudendo gli occhi. Un sospiro tremante mi esce dalla bocca. Percepisco la presenza di entità benevole e familiari. Sento le tenebre arretrare e una luce calda diffondersi attorno a me. I miei sensi escono dallo stato di trance e sento chiaramente un morbido pelo e un naso umido a contatto col mio palmo; una mano solidale è posata sulla mia spalla e un&#39;altra, amorevole, sul braccio. Apro gli occhi.&#xA;La terra nera è svanita.&#xA;Sono in una casa. Nella mia casa. Davanti a me due grandi occhioni scuri, incastonati in un musetto chiaro, mi trasmettono tutta la loro vicinanza mentre una coda scodinzola battendo sul divano. Al mio fianco una persona cara mi sta vicina senza pressioni, mi fa capire che lei c&#39;è. Senza parlare. Nessuno dei due ha bisogno di parlare. Adesso ho capito, so come fuggire dalle tenebre. Calde lacrime scorrono lungo le mie guance. Lacrime liberatorie, perché adesso non sono più sola. Il dolore mi aveva fatto dimenticare... ciò che mi tiene ancorata al mondo.&#xA;La terra è calda.&#xA;La terra ha di nuovo i colori.&#xA;E io voglio vivere.&#xA;&#xA;Nota dell&#39;autrice: arrivati fin qui, lasciatemi aggiungere un pensiero per voi. Risulterò banale, ma non importa. Una singola persona potrebbe essere quella che ti salva la vita; ma ci tengo anche a dire che, quando si sta troppo male, per qualsiasi motivo, chiedere aiuto non è debolezza, ma consapevolezza della propria difficoltà e denota la voglia di stare meglio. La vita è preziosa, ed è una sfida continua. Trovate con chi condividere gioie e dolori e ricordate che vivere e sopravvivere sono due cose diverse.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: questo è un racconto pesante, tratta temi molto delicati in una narrazione che lascia volutamente l&#39;interpretazione al lettore. Intendo dire che il concetto base magari risulta chiaro, ma a ognuno potrebbe comunque comunicare qualcosa di diverso e personale in base al proprio vissuto. Io ci ho messo del mio e, a chiunque leggerà, auguro che alla fine possa portare un po&#39; di speranza e vicinanza. Buona lettura.</p>

<p>La terra è fredda.
La posso sentire sotto i palmi, a contatto con i piedi nudi e le gambe scoperte, incrociate. Intorno a me non c&#39;è il minimo suono, non l&#39;alito del vento, il canto degli uccelli o il ronzio degli insetti, tutto è immobile. Niente è presente. Non saprei dire da quanto sono seduta a terra ferma come una statua, ma so che guardo senza vedere: sono in grado di dire che la terra è nera, così nera da sembrare catrame; e so che il cielo è scuro, di una tenebra che non ha nulla a che vedere con la notte; sono consapevole che qui non ci sono rocce, minerali, non è presente l&#39;acqua, le piante non crescono, i semi non esistono e gli animali nemmeno. So che qui la vita non c&#39;è. Ma non vedo realmente ciò che mi circonda. Non mi interessa vederlo. Perché so che intorno a me troverò sempre e solo quell&#39;infinita desolazione. Nemmeno il vento è qui a tenermi compagnia. Sento solo un freddo profondo, che sembra arrivare direttamente dal cuore del ghiaccio. Percorre le membra, invade le vene e offusca la mente. Nella mia immobilità, osservo la vastità del vuoto con occhi spenti, quasi vitrei. I miei sensi sono ovattati e rallentati. Non so perché mi trovo qui, dovunque io sia... Non me lo ricordo. Se respirare non fosse automatico, credo che mi sarei dimenticata anche di quello. Qualcuno, vedendomi così, potrebbe domandarsi se io sia sotto ipnosi o qualcosa di simile. Qualcuno... Già, ma qui sono sola. Completamente sola. Un suono mi giunge improvvisamente all&#39;orecchio, ma è così distante che non riesco a dargli un nome. Inclino leggermente la testa da un lato, come se questo movimento potesse aiutarmi a definirlo, ma non serve. A quel suono se ne aggiungono altri, confusi, distorti... dolorosi. Fanno male, non voglio più sentirli. Chiudo gli occhi e smetto di ascoltare, con la ferma volontà di farli sparire, mentre una parte di me vorrebbe aggrapparsi ad essi... A quei ricordi. In pochi istanti torna il silenzio immobile. Ma i miei senti sono meno assopiti, il corpo è meno intorpidito. No, non sto meglio. I muscoli si sono attivati come reazione istintiva al dolore: quei suoni hanno intensificato il freddo pungente. È come avere delle dita artigliate addosso, pronte a dilaniare ogni mia fibra.
La terra è gelida.
Non voglio più stare ferma. Devo muovermi. Con le pupille costantemente fisse in un punto vuoto, il corpo risponde al comando e mi alzo in piedi. Un passo. Un altro. Un altro ancora. Cammino lentamente, quasi in maniera meccanica, come se fossi solo un burattino. Un automa. Il mio sguardo non si sposta. Vado avanti aumentando gradualmente la velocità. In breve tempo mi ritrovo a correre, ma anche così non sento il vento, eppure l&#39;aria è pesante e brucia i polmoni: entra dalla bocca socchiusa, scende per la gola addensandosi come se volesse soffocarmi. Fa male, ma continuo a correre più che posso. Non so dove sto andando, non so da cosa scappo. Ma so che non servirà, il dolore non passerà e io non ho dove nascondermi. La tetra landa oscura è senza fine, ovunque io vada sarà come rimanere immobile. Gli occhi si appannano di lacrime, bruciano e si gonfiano arrossati, anche se restano opachi e impassibili. Quando la sofferenza è troppa, il volto si trasforma in una maschera di apatia. Dolore annulla dolore, non è così? Tutto diventa troppo, e il troppo diventa sopportabile solo quando si smette di sentire. Ma prima o poi deve uscire. Freno bruscamente la mia folle corsa crollando in ginocchio e urlando tutto il mio dolore al cielo minaccioso... Gli occhi sofferenti. Grido talmente tanto da perdere la voce e finire le lacrime. Tengo la bocca aperta facendo respiri pesanti, cercando di riprendere fiato. Tutto il mio corpo trema, ma non per il freddo interiore che mi ha perseguitata tutto il tempo, e neanche per la stanchezza. Affloscio le braccia ai fianchi, le mani scorrono brevemente sul terreno. Quel terreno nero che ora più che mai sembra volermi inghiottire. Ma sono stanca. Correre non serve. Sono sfinita, voglio solo che tutto questo finisca. Basta. Abbasso lentamente la testa, gli occhi si fanno nuovamente spenti, fissi sul terreno.
La terra è fine.
La terra è...
Ma quando penso di abbandonarmi completamente a me stessa, qualcosa attira le mie pupille. Qualcosa di sfocato e insolitamente colorato. Il barlume di vita negli occhi che ancora non è stato sopraffatto dal vuoto mi dà la forza di mettere a fuoco l&#39;immagine e finalmente riesco a vederlo bene: è un fiore. Quel piccolo essere vivente è l&#39;elemento che stona, quello non dovrebbe mai potersi trovare in un posto del genere. Quell&#39;eccezione fa scorrere dentro di me un flusso tiepido che allevia il gelo. Risollevo la testa lentamente, di poco, lo sguardo fermo sul fiore. Lo osservo per vari istanti. Lo guardo. Lo vedo. Sento di volermi avvicinare, ma non ce la faccio ad alzarmi. Così mi trascino su quattro zampe cautamente, senza distogliere gli occhi da quella piccola forma di vita. Man mano che mi avvicino, quel flusso tiepido si fa caldo, dissolvendo a poco a poco il freddo tagliente. Mi fermo dinanzi al fiore e lo sfioro con le dita chiudendo gli occhi. Un sospiro tremante mi esce dalla bocca. Percepisco la presenza di entità benevole e familiari. Sento le tenebre arretrare e una luce calda diffondersi attorno a me. I miei sensi escono dallo stato di trance e sento chiaramente un morbido pelo e un naso umido a contatto col mio palmo; una mano solidale è posata sulla mia spalla e un&#39;altra, amorevole, sul braccio. Apro gli occhi.
La terra nera è svanita.
Sono in una casa. Nella mia casa. Davanti a me due grandi occhioni scuri, incastonati in un musetto chiaro, mi trasmettono tutta la loro vicinanza mentre una coda scodinzola battendo sul divano. Al mio fianco una persona cara mi sta vicina senza pressioni, mi fa capire che lei c&#39;è. Senza parlare. Nessuno dei due ha bisogno di parlare. Adesso ho capito, so come fuggire dalle tenebre. Calde lacrime scorrono lungo le mie guance. Lacrime liberatorie, perché adesso non sono più sola. Il dolore mi aveva fatto dimenticare... ciò che mi tiene ancorata al mondo.
La terra è calda.
La terra ha di nuovo i colori.
E io voglio vivere.</p>

<p>Nota dell&#39;autrice: arrivati fin qui, lasciatemi aggiungere un pensiero per voi. Risulterò banale, ma non importa. Una singola persona potrebbe essere quella che ti salva la vita; ma ci tengo anche a dire che, quando si sta troppo male, per qualsiasi motivo, chiedere aiuto non è debolezza, ma consapevolezza della propria difficoltà e denota la voglia di stare meglio. La vita è preziosa, ed è una sfida continua. Trovate con chi condividere gioie e dolori e ricordate che vivere e sopravvivere sono due cose diverse.</p>
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      <author>Racconti di una Capra</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/40knoidz6r</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 22:51:41 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>E&#39; uscito il quinto numero della fanzine L&#39;Alternativa</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lalternativa/e-uscito-il-quinto-numero-della-fanzine-lalternativa</link>
      <description>&lt;![CDATA[E&#39; uscito il quinto numero della fanzine L&#39;Alternativa&#xA;L&#39;Alternativa #2&#xA;&#xA;Trovi a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1oZ3G9pQxObReqLEwtVWXcL4roEvbHJ/view?usp=drivelink&#34;qui/a la versione a colori e a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1pDNGCV-s1neetskiMkcwAp2Yc-6REXh8/view?usp=drive_link&#34;qui/a quella da stampa in bianco e nero]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; uscito il quinto numero della fanzine L&#39;Alternativa
<img src="https://lalternativazine.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/12/volantino_5.jpg?w=1440" alt="L&#39;Alternativa #2"></p>

<p>Trovi <a href="https://drive.google.com/file/d/1o_Z3_G9pQxObReqLEwtVWXcL4roEvbHJ/view?usp=drive_link" rel="nofollow">qui</a> la versione a colori e <a href="https://drive.google.com/file/d/1pDNGCV-s1neetskiMkcwAp2Yc-6REXh8/view?usp=drive_link" rel="nofollow">qui</a> quella da stampa in bianco e nero</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;Alternativa</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/0nxgmtw5tr</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:35:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>E&#39; uscito il quarto numero della fanzine L&#39;Alternativa</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lalternativa/e-uscito-il-quarto-numero-della-fanzine-lalternativa</link>
      <description>&lt;![CDATA[E&#39; uscito il quarto numero della fanzine L&#39;Alternativa&#xA;L&#39;Alternativa #2&#xA;&#xA;Trovi a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1EvHAw0DkZNLHHemU8OJ9h56tC1SFJG2l/view?usp=sharing&#34;qui/a la versione a colori e a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1vqiM9GpHcvH5eyA3cDWoNKB59DUR75V/view?usp=sharing&#34;qui/a quella da stampa in bianco e nero]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; uscito il quarto numero della fanzine L&#39;Alternativa
<img src="https://lalternativazine.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/11/volantino_4-1.jpg?w=1024" alt="L&#39;Alternativa #2"></p>

<p>Trovi <a href="https://drive.google.com/file/d/1EvHAw0DkZNLHHemU8OJ9h56tC1SFJG2l/view?usp=sharing" rel="nofollow">qui</a> la versione a colori e <a href="https://drive.google.com/file/d/1v_qiM9GpHcvH5eyA3cDWoNKB59DUR75V/view?usp=sharing" rel="nofollow">qui</a> quella da stampa in bianco e nero</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;Alternativa</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/68thg4frul</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:34:37 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>E&#39; uscito il terzo numero della fanzine L&#39;AlternativaL&#39;Alternativa #3</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lalternativa/e-uscito-il-terzo-numero-della-fanzine-lalternativa</link>
      <description>&lt;![CDATA[E&#39; uscito il terzo numero della fanzine L&#39;AlternativaL&#39;Alternativa #3&#xA;&#xA;Trovi a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1T1hdvxRsLDEn5qXrnWdKXvmeLWao2mOJ/view?usp=sharing&#34;qui/a la versione a colori e a href=&#34;https://drive.google.com/file/d/1jaQhLjIbiBxquu9GqhnE5YR8cia3s-A/view?usp=sharing&#34;qui/a quella da stampa in bianco e nero]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>E&#39; uscito il terzo numero della fanzine L&#39;Alternativa<img src="https://lalternativazine.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/volantino_3.jpg?w=1440" alt="L&#39;Alternativa #3"></p>

<p>Trovi <a href="https://drive.google.com/file/d/1T1hdvxRsLDEn5qXrnWdKXvmeLWao2mOJ/view?usp=sharing" rel="nofollow">qui</a> la versione a colori e <a href="https://drive.google.com/file/d/1jaQ_hLjIbiBxquu9GqhnE5YR8cia3s-A/view?usp=sharing" rel="nofollow">qui</a> quella da stampa in bianco e nero</p>
]]></content:encoded>
      <author>L&#39;Alternativa</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ww50j1a917</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 15:33:30 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>IL CARDELLINO IMITATORE</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/pennacaprina/il-cardellino-imitatore</link>
      <description>&lt;![CDATA[Tutti conosciamo il cardellino, vero?&#xA;Non tanto per il suo splendido piumaggio, quanto più per il suo canto melodioso e armonioso che, non appena senti, ti riempie l’animo di vita e serenità.&#xA;Ogni creatura possiede un’essenza diversa e quella del cardellino risiede nella sua voce, proprio come quella del pavone nella sua coda e quella del ragno nella sua tela: ecco cosa contraddistingue le specie le une dalle altre. Ma cosa accadrebbe se si nascesse privati di tale unicità?&#xA;Questa sventura toccò a Senza Nota, un piccolo cardellino che non era in grado di cantare e che, a causa di questo, venne soprannominato in quel modo.&#xA;I suoi genitori erano conosciuti per essere i migliori cantanti del mondo insieme a tre cuculi, cinque usignoli, un merlo, due pettirossi e un’aquila, e insieme si trovavano spesso per tenere dei concerti. Insomma, da due genitori del genere tutti si aspettavano una prole di grande talento, e così fu… almeno per quattro dei cinque figli. Tutti uscirono dal nido lanciando i tipici strilli dei pulcini appena nati, ma uno di loro emetteva versi alquanto insoliti e, a detta di chiunque l’avesse sentito, orribilmente striduli e stonati.&#xA;I genitori ne rimasero molto sorpresi, ma erano buoni come il pane e trattarono tutti e cinque i piccoli in egual modo, senza mai screditare o far sentire inferiore il povero cardellino privo di talento; già, perché questo problema si rivelò costante anche nel corso del tempo, non ci fu nemmeno un briciolo di miglioramento nel canto dell’ormai soprannominato “Senza Nota” e purtroppo le voci si sparsero in fretta: non c’era un solo animale che non sapesse di lui, e se ne continuò a parlare anche mesi dopo la sua schiusa.&#xA;«Ancora mi chiedo come facciano i genitori a continuare così» sentì dire da una giovane lepre un giorno, mentre faceva un volo nei pressi del suo albero «Tutti parlano di quel Senza Nota, ma loro si comportano come se lui fosse normale e la loro vita fosse quella di sempre. Negano la realtà, te lo dico io!»&#xA;«Be’, non è neanche colpa loro, povere stelle, se lo sono ritrovato. E poi chi avrebbe potuto prevederlo?» gracidò un maschio di rana con un sospiro.&#xA;«Certo, hai ragione… Per non parlare dei fratelli. Li ho visti, sai? Giocano con lui e passano molto tempo insieme, ma secondo me lo sopportano a fatica, semplicemente sono mossi da pietà. In fondo, chi non la proverebbe per quel poverello?» continuò la lepre mostrandosi dispiaciuta; poi scosse la testa prendendo un tono più altezzoso e velatamente sprezzante «Perlomeno quel piccoletto non si fa vedere molto in giro e soprattutto, evita di cantare. Ahimè! Le mie povere orecchie non ne potevano più di sentirlo esercitarsi! E poi, detto tra noi, è tutto tempo sprecato».&#xA;Senza Nota tornò in fretta al nido, non volendo sentire altro; non c’era nessuno in quel momento, i suoi familiari erano certamente in giro Meglio così pensò lui, appollaiandosi nel nido e ruotando poi la testa sotto un’ala.&#xA;Si sentiva infinitamente triste e demoralizzato. Era vero che non si mostrava molto, in effetti non si era mai allontanato per più di cinque metri dal suo albero; aveva paura di udire altri commenti taglienti sulla sua mancata unicità, e ogni volta che aveva provato a fare amicizia con qualcuno, negli occhi di quest’ultimo aveva visto solamente pena e sdegno.&#xA;Mentre i brutti pensieri gli invadevano la mente, sentì improvvisamente un corpo caldo vicino al suo e un becco lisciargli le penne.&#xA;«Mi dispiace mamma…» biascicò sollevando appena la testa.&#xA;«Non hai alcun motivo per dispiacerti, piccolo mio» cinguettò lei con voce gentile.&#xA;«Ma io sono il fallimento della famiglia!... Tu, papà e i miei fratelli non vi vergognate di me?» chiese tremante alzando lo sguardo sulla madre, la quale smise di pulirgli le penne «No, e non c’è stato un solo instante in cui non ti abbiamo amato. Ascoltami» sollevò un’ala e la portò sul dorso del figlioletto «Ogni specie è conosciuta per qualcosa, una dote innata che la rende unica. Ma unica nell’insieme della specie stessa. Vedi piccolo, tutti i cardellini sono famosi per il loro canto, io e tuo padre siamo solo particolarmente bravi, ma ciò non toglie che sia tutta la nostra razza ad essere riconosciuta per il richiamo. Ciò che voglio dirti è che anche tu sei speciale, solo che devi ancora trovare la tua unicità». Spostò l’ala dal giovane cardellino e fece un ampio gesto verso il bosco circostante «Hai girato troppo poco il mondo. Sono sicura che esplorare ti aiuterebbe molto» fece un cinguettio affettuoso e poi, spiegate le ali, si alzò in volo.&#xA;Senza Nota la guardò sparire tra gli alberi. Non aveva compreso a pieno le sue parole, ma l’idea di esplorare lo terrorizzava ed eccitava al tempo stesso «Ho visto troppo poco, la mamma ha ragione» si disse. E così, preso coraggio, spiccò il volo e per la prima volta superò i suoi cinque metri dal nido.&#xA;Durante il suo volo sentì diversi commenti su di lui, ma si costrinse ad ignorarli e andò avanti, concentrandosi invece sul memorizzare la strada e gli alberi che vedeva.&#xA;Non sapeva bene da quanto stava volando, forse sette minuti o dieci, quando all’improvviso gli alberi del bosco s’interruppero lasciando posto ad un paesaggio di prati e basse costruzioni, alcune con recinzioni tutt’intorno: era giunto a un paese di umani.&#xA;Ne aveva solo sentito parlare da suo padre, il quale gli raccontava sempre che le persone amavano ascoltare i loro concerti e molte volte li guardavano da lontano; diceva che non si avvicinavano mai troppo.&#xA;Il giovane cardellino si ritrovò a volare tra quelle casette graziose, la maggior parte aveva dei fiori in vaso sui balconi; di tanto in tanto riusciva anche a scorgere i nidi delle rondini costruiti tra il tetto e il muro di quelle abitazioni.&#xA;Quel luogo lo affascinava moltissimo, non solo per il paese in sé, ma anche per i suoi abitanti: vedeva le persone uscire ed entrare dai negozi, mangiare fuori intorno a dei tavoli vicino ai quali si radunavano molti passerotti nell’attesa di ricevere qualche briciola di cibo; inoltre, gli umani parlavano con strani accenti, ma privi di qualunque suono musicale tipico degli uccelli, non avevano neanche i ronzii di certi insetti e nemmeno il cupo brontolio degli orsi.&#xA;Senza Nota stava giusto pensando a questo quando colse un suono, una melodia mai sentita prima che non poteva certamente appartenere ad un uccello, provenire da qualche parte lì vicino; incuriosito, si alzò di quota per avere più facilità ad individuare la provenienza di quella melodia. Si accorse ben presto di un gruppo di persone radunate davanti a un albero in un parco… e la musica arrivava proprio da lì!&#xA;Il piccolo uccellino scese rapido e silenzioso fino ad andare a posarsi su uno dei rami di quell’albero, nascosto dal fogliame Questa musica è veramente bellissima, ed è proprio sotto di me!  pensò emozionato guardando in basso, gli occhi fissi su un uomo che stava lì in piedi tenendo qualcosa nelle mani… ma non era immobile, eseguiva dei leggeri movimenti dolci, continuando a muovere un’asta sopra un oggetto di legno dalla forma particolare. La sorpresa di Senza Nota aumentò quando realizzò che era quell’oggetto a produrre la melodia, anche se non aveva idea di cosa fosse.&#xA;Le ore trascorsero, il cardellino era rimasto tutto il tempo ad ascoltare l’uomo, che alternava i brani con delle brevi pause, e aveva anche notato che alcuni passanti si fermavano e poi lasciavano qualcosa in una custodia nera posta di fronte all’uomo; poi arrivò il momento di andare a casa Devo assolutamente scoprire dove abita questo signore Così, dopo pochi minuti di volo sopra di lui, lo vide entrare nel giardino di una casa; il cardellino si appostò velocemente tra i rami di un arbusto nel giardino, dal quale poté vedere l’uomo venire raggiunto di corsa da una bambina, che era appena uscita di casa.&#xA;«Papà! Com’è andata oggi? Ti hanno ascoltato tante persone, vero? Sono sicura di sì, nel paese ormai ti conoscono bene tutti e anche i visitatori sono sempre interessati!» esclamò la piccola umana nel pieno dell’euforia. Il padre le sorrise con tenerezza «Chi sa apprezzare la musica sa anche riconoscere quella suonata col cuore. Un giorno ti unirai a me, Viola»&#xA;«Non vedo l’ora! Sto già migliorando sai? Ora torno a studiare nuovi brani, l’insegnante me ne ha lasciati di bellissimi» detto ciò, Viola corse in casa.&#xA;Anche lei sa produrre la musica?  Senza Nota sentì di nuovo la tristezza farsi avanti dentro di lui. Ecco un padre musicista con una figlia futura musicista e, chissà, forse anche la madre era musicista!&#xA;Il cardellino scosse la testa per scacciare quei pensieri e decise di osservare la bambina; si alzò in volo e andò a posarsi sul davanzale di una finestra aperta al piano terra. Ma dentro vide solo una donna adulta girare qua e là a fare chissà che cosa; si sporse un po’ per guardare meglio, quando udì un suono provenire dall’alto: un’altra musica, ma diversa da quella prodotta dal signore. Senza Nota raggiunse il davanzale di una finestra al piano superiore, aperta con un solo spiraglio, e guardò dentro, rimanendo nuovamente affascinato: la bambina era seduta davanti a un grandissimo “mobile” nero, e sembrava premere qualcosa che dava vita alla musica.&#xA;Passò molti minuti accovacciato lì a godersi la melodia, arrivando anche sul punto di addormentarsi, e fu per questo che non si accorse subito che la bambina si era fermata per guardarlo; ci fece caso solo dopo pochi secondi, rendendosi conto che non udiva più alcun dolce suono, ma ormai la piccola umana era davanti alla finestra.&#xA;«Ciao piccolino!» la sentì esclamare.&#xA;Ci mancò poco che il cardellino cadesse di sotto per lo spavento, agitando le ali.&#xA;«Oh, scusami! Non volevo spaventarti» riprese lei abbassando la voce e aprendo completamente la finestra «Che uccello sei? Di solito qui vedo solo rondini e passerotti. Tu sei più colorato!»&#xA;«I-io sono… Sono un cardellino» pigolò lui riprendendosi a poco a poco, ma facendosi comunque più piccolo.&#xA;«Che carino! Stavi ascoltando la musica vero? Mio papà ha detto di aver visto tanti uccelli al parco, eri lì anche tu?». Senza Nota annuì e volse lo sguardo al grande strumento nero.&#xA;«Bello vero?» la bambina incrociò le braccia sul davanzale e ci appoggiò il mento sopra, sorridendo «Il mio papà suona il violino, quello che vedi qua è un pianoforte. Vieni dentro» si rimise dritta con un saltello allegro e camminò verso il suo strumento.&#xA;L’uccellino esitò, poi volò dentro la camera e andò a posarsi su un lato del pianoforte, dal quale poteva vedere i tasti.&#xA;«Immagino sia la prima volta che ne vedi uno. Dai, prova a saltellare sui tasti!» lo invitò Viola con allegria, sedendosi al proprio posto. Senza Nota la guardò sorpreso, poi osservò i tasti; scese sul primo con un saltino e sbatté le ali sorpreso quando questo produsse una nota bassissima. Viola rise «Quel lato parte dalle note più basse e cavernose! Vieni di qua». Il cardellino si spostò dall’altra parte e atterrò su un altro tasto, che questa volta intonò un bel suono alto e piacevole.&#xA;La cosa cominciò a piacere molto al piccolo uccellino, che prese a spostarsi di qua e di là suonando quell’enorme strumento. Gli venne un’improvvisa voglia di cantare, ma si bloccò Non farti riconoscere pure dagli umani si spostò dai tasti tornando a posarsi sul lato, abbassando la testa.&#xA;«Sei stato bravissimo!» lo applaudì la bambina «Ma perché ora sei triste? Magari cantare ti aiuterà, gli uccelli lo fanno sempre!»&#xA;«Io non…» quella frase lo fece anche stare peggio «… Io non canto»&#xA;«Veramente?» ora Viola lo guardava con stupore «Un uccellino come te non canta?»&#xA;«Io no»&#xA;«Tu no» ripeté Viola sbattendo gli enormi occhi «E perché no?». Il cardellino girò la testa afflosciando le ali «Non so cantare. Mi chiamano Senza Nota»&#xA;«Senza Nota? Ma è terribile, che crudeltà!» esclamò lei sconvolta «Non ci credo che non sei capace. Dai, fammi sentire qualcosa!»&#xA;Senza Nota volle assecondarla, solo per non prolungare ulteriormente quella tortura. E così aprì il becco lasciando uscire i suoni di un cinguettio stonato che era troppo basso o troppo acuto. Viola di tappò le orecchie per riflesso, ma ascoltò comunque «Non sei come gli altri, ma hai molte note a tua disposizione».&#xA;Il piccoletto la guardò senza capire «Molte note a mia disposizione?»&#xA;«Certo! Riesci a fare benissimo sia le note alte che quelle basse… Hey, ho un’idea! Canta questa» e schiacciò un Mi della scala centrale. Senza Nota cinguettò sopra, senza nemmeno sapere perché lo stesse facendo… Ma il suono che uscì non era un vero e proprio cinguettio, ma l’imitazione precisa del suono del pianoforte!&#xA;«Sì! Vai con questa!» Viola ne suonò un’altra e Senza Nota la imitò perfettamente. E andarono avanti così per qualche minuto, poi la bambina passò a suonare un vero e proprio brano e il cardellino intonò i suoni di altri tasti che si adattavano alla melodia.&#xA;«Sei un perfetto imitatore e crei delle armonie favolose! Aspettami qua, torno subito!» disse Viola correndo fuori dalla camera.&#xA;So cantare! Anzi, imito il pianoforte! Era incredibile per lui, come se avesse appena scoperto un mondo nuovo.&#xA;Viola tornò dopo pochi secondi in compagnia di suo padre, che aveva in spalla la custodia del violino «Lui è un caso davvero speciale, devi provare!» stava dicendo lei con entusiasmo.&#xA;L’uomo si avvicinò al pianoforte e si abbassò per guardare bene il cardellino «Ciao piccolo, mia figlia dice che imiti le note del pianoforte e che sei molto bravo» sorrise togliendosi la custodia dalla spalla «Vogliamo fare un esperimento per vedere se sai imitare altro, vuoi provare?».&#xA;Senza Nota annuì poco sicuro mentre lo osservava tirare fuori il violino.&#xA;«Molto bene, cominciamo con qualcosa di facile» disse l’uomo e suonò un La prolungato, molto acuto, che il cardellino replicò subito; il procedimento fu uguale a quello usato per il pianoforte, quindi prima note singole e poi un brano completo. Anche questa volta, Senza Nota si dimostrò all’altezza.&#xA;«Sei veramente straordinario piccolo, hai un dono speciale» gli disse il padre di Viola «Sono convinto che sei in grado di imitare ogni strumento musicale esistente»&#xA;«Io ho… Un dono speciale?» balbettò l’uccellino con gli occhi spalancati.&#xA;«Ma certo!» intervenne Viola «E io voglio cambiarti soprannome, perché quello che ti è stato dato non ha più alcun significato. TI chiamerai… Violin!».&#xA;Violin, al culmine della felicità, volò a casa con la promessa di tornare da loro il giorno dopo.&#xA;Arrivato al nido non perse tempo per raccontare alla sua famiglia dell’incredibile scoperta sul suo talento nascosto, e chiese loro di andare con lui in paese il giorno seguente; poté così farli assistere a quello che per lui era stato un miracolo. Si scoprì che replicava perfettamente anche l’arpa, suonata dalla madre di Viola, e qualunque altro strumento musicale disponibile in una scuola di musica lì in paese.&#xA;La sua fama crebbe velocemente tra gli uomini e ci furono sempre più visitatori che volevano assistere ai concerti tenuti dalle persone insieme a Violin; anche tra gli animali si sparse in fretta la voce del suo talento e ben presto “Senza Nota” venne sostituito da “l’incredibile Violin”.&#xA;Un giorno, prima di un concerto molto importante per la festa di Natale con la partecipazione di Violin, la sua famiglia e il gruppo di canto dei genitori, la madre del cardellino lo affiancò dandogli un colpetto sulla testa col becco «Hai visto Violin? Hai trovato il tuo talento, ed è unico tra tutti i cardellini». Era vero.&#xA;L’uccellino era nato senza la tipica dote della sua specie, ma aveva trovato ben altro, qualcosa di altrettanto meraviglioso che potesse riempire tutti i cuori di gioia, felicità, meraviglia, amore… Violin aveva compreso che la vita sa essere imprevedibile, e che non bisogna abbattersi alle prime difficoltà e lasciare che queste ti facciano cadere in un baratro di tristezza. Invece, bisogna andare avanti perché solo così si avrà modo di scoprire la magia che si cela dentro di te, solo così potrà uscire allo scoperto e unirsi alla danza dei talenti del mondo.&#xA;&#xA;Nota dell&#39;autrice: scrissi questo questo breve racconto circa un anno fa, conservandolo in attesa di trovare una piattaforma sicura dove poterlo condividere; è pensato principalmente come storiella per i piccini, ma al tempo stesso racchiude un insegnamento e una narrazione che spero possano essere graditi anche dai più grandi. Mi farebbe piacere avere dei pareri, positivi o negativi, purché siano sempre costruttivi e rispettosi. Grazie a chiunque leggerà questa storia.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Tutti conosciamo il cardellino, vero?
Non tanto per il suo splendido piumaggio, quanto più per il suo canto melodioso e armonioso che, non appena senti, ti riempie l’animo di vita e serenità.
Ogni creatura possiede un’essenza diversa e quella del cardellino risiede nella sua voce, proprio come quella del pavone nella sua coda e quella del ragno nella sua tela: ecco cosa contraddistingue le specie le une dalle altre. Ma cosa accadrebbe se si nascesse privati di tale unicità?
Questa sventura toccò a Senza Nota, un piccolo cardellino che non era in grado di cantare e che, a causa di questo, venne soprannominato in quel modo.
I suoi genitori erano conosciuti per essere i migliori cantanti del mondo insieme a tre cuculi, cinque usignoli, un merlo, due pettirossi e un’aquila, e insieme si trovavano spesso per tenere dei concerti. Insomma, da due genitori del genere tutti si aspettavano una prole di grande talento, e così fu… almeno per quattro dei cinque figli. Tutti uscirono dal nido lanciando i tipici strilli dei pulcini appena nati, ma uno di loro emetteva versi alquanto insoliti e, a detta di chiunque l’avesse sentito, orribilmente striduli e stonati.
I genitori ne rimasero molto sorpresi, ma erano buoni come il pane e trattarono tutti e cinque i piccoli in egual modo, senza mai screditare o far sentire inferiore il povero cardellino privo di talento; già, perché questo problema si rivelò costante anche nel corso del tempo, non ci fu nemmeno un briciolo di miglioramento nel canto dell’ormai soprannominato “Senza Nota” e purtroppo le voci si sparsero in fretta: non c’era un solo animale che non sapesse di lui, e se ne continuò a parlare anche mesi dopo la sua schiusa.
«Ancora mi chiedo come facciano i genitori a continuare così» sentì dire da una giovane lepre un giorno, mentre faceva un volo nei pressi del suo albero «Tutti parlano di quel Senza Nota, ma loro si comportano come se lui fosse normale e la loro vita fosse quella di sempre. Negano la realtà, te lo dico io!»
«Be’, non è neanche colpa loro, povere stelle, se lo sono ritrovato. E poi chi avrebbe potuto prevederlo?» gracidò un maschio di rana con un sospiro.
«Certo, hai ragione… Per non parlare dei fratelli. Li ho visti, sai? Giocano con lui e passano molto tempo insieme, ma secondo me lo sopportano a fatica, semplicemente sono mossi da pietà. In fondo, chi non la proverebbe per quel poverello?» continuò la lepre mostrandosi dispiaciuta; poi scosse la testa prendendo un tono più altezzoso e velatamente sprezzante «Perlomeno quel piccoletto non si fa vedere molto in giro e soprattutto, evita di cantare. Ahimè! Le mie povere orecchie non ne potevano più di sentirlo esercitarsi! E poi, detto tra noi, è tutto tempo sprecato».
Senza Nota tornò in fretta al nido, non volendo sentire altro; non c’era nessuno in quel momento, i suoi familiari erano certamente in giro <em>Meglio così</em> pensò lui, appollaiandosi nel nido e ruotando poi la testa sotto un’ala.
Si sentiva infinitamente triste e demoralizzato. Era vero che non si mostrava molto, in effetti non si era mai allontanato per più di cinque metri dal suo albero; aveva paura di udire altri commenti taglienti sulla sua mancata unicità, e ogni volta che aveva provato a fare amicizia con qualcuno, negli occhi di quest’ultimo aveva visto solamente pena e sdegno.
Mentre i brutti pensieri gli invadevano la mente, sentì improvvisamente un corpo caldo vicino al suo e un becco lisciargli le penne.
«Mi dispiace mamma…» biascicò sollevando appena la testa.
«Non hai alcun motivo per dispiacerti, piccolo mio» cinguettò lei con voce gentile.
«Ma io sono il fallimento della famiglia!... Tu, papà e i miei fratelli non vi vergognate di me?» chiese tremante alzando lo sguardo sulla madre, la quale smise di pulirgli le penne «No, e non c’è stato un solo instante in cui non ti abbiamo amato. Ascoltami» sollevò un’ala e la portò sul dorso del figlioletto «Ogni specie è conosciuta per qualcosa, una dote innata che la rende unica. Ma unica nell’insieme della specie stessa. Vedi piccolo, tutti i cardellini sono famosi per il loro canto, io e tuo padre siamo solo particolarmente bravi, ma ciò non toglie che sia tutta la nostra razza ad essere riconosciuta per il richiamo. Ciò che voglio dirti è che anche tu sei speciale, solo che devi ancora trovare la tua unicità». Spostò l’ala dal giovane cardellino e fece un ampio gesto verso il bosco circostante «Hai girato troppo poco il mondo. Sono sicura che esplorare ti aiuterebbe molto» fece un cinguettio affettuoso e poi, spiegate le ali, si alzò in volo.
Senza Nota la guardò sparire tra gli alberi. Non aveva compreso a pieno le sue parole, ma l’idea di esplorare lo terrorizzava ed eccitava al tempo stesso «Ho visto troppo poco, la mamma ha ragione» si disse. E così, preso coraggio, spiccò il volo e per la prima volta superò i suoi cinque metri dal nido.
Durante il suo volo sentì diversi commenti su di lui, ma si costrinse ad ignorarli e andò avanti, concentrandosi invece sul memorizzare la strada e gli alberi che vedeva.
Non sapeva bene da quanto stava volando, forse sette minuti o dieci, quando all’improvviso gli alberi del bosco s’interruppero lasciando posto ad un paesaggio di prati e basse costruzioni, alcune con recinzioni tutt’intorno: era giunto a un paese di umani.
Ne aveva solo sentito parlare da suo padre, il quale gli raccontava sempre che le persone amavano ascoltare i loro concerti e molte volte li guardavano da lontano; diceva che non si avvicinavano mai troppo.
Il giovane cardellino si ritrovò a volare tra quelle casette graziose, la maggior parte aveva dei fiori in vaso sui balconi; di tanto in tanto riusciva anche a scorgere i nidi delle rondini costruiti tra il tetto e il muro di quelle abitazioni.
Quel luogo lo affascinava moltissimo, non solo per il paese in sé, ma anche per i suoi abitanti: vedeva le persone uscire ed entrare dai negozi, mangiare fuori intorno a dei tavoli vicino ai quali si radunavano molti passerotti nell’attesa di ricevere qualche briciola di cibo; inoltre, gli umani parlavano con strani accenti, ma privi di qualunque suono musicale tipico degli uccelli, non avevano neanche i ronzii di certi insetti e nemmeno il cupo brontolio degli orsi.
Senza Nota stava giusto pensando a questo quando colse un suono, una melodia mai sentita prima che non poteva certamente appartenere ad un uccello, provenire da qualche parte lì vicino; incuriosito, si alzò di quota per avere più facilità ad individuare la provenienza di quella melodia. Si accorse ben presto di un gruppo di persone radunate davanti a un albero in un parco… e la musica arrivava proprio da lì!
Il piccolo uccellino scese rapido e silenzioso fino ad andare a posarsi su uno dei rami di quell’albero, nascosto dal fogliame <em>Questa musica è veramente bellissima, ed è proprio sotto di me!</em>  pensò emozionato guardando in basso, gli occhi fissi su un uomo che stava lì in piedi tenendo qualcosa nelle mani… ma non era immobile, eseguiva dei leggeri movimenti dolci, continuando a muovere un’asta sopra un oggetto di legno dalla forma particolare. La sorpresa di Senza Nota aumentò quando realizzò che era quell’oggetto a produrre la melodia, anche se non aveva idea di cosa fosse.
Le ore trascorsero, il cardellino era rimasto tutto il tempo ad ascoltare l’uomo, che alternava i brani con delle brevi pause, e aveva anche notato che alcuni passanti si fermavano e poi lasciavano qualcosa in una custodia nera posta di fronte all’uomo; poi arrivò il momento di andare a casa <em>Devo assolutamente scoprire dove abita questo signore</em> Così, dopo pochi minuti di volo sopra di lui, lo vide entrare nel giardino di una casa; il cardellino si appostò velocemente tra i rami di un arbusto nel giardino, dal quale poté vedere l’uomo venire raggiunto di corsa da una bambina, che era appena uscita di casa.
«Papà! Com’è andata oggi? Ti hanno ascoltato tante persone, vero? Sono sicura di sì, nel paese ormai ti conoscono bene tutti e anche i visitatori sono sempre interessati!» esclamò la piccola umana nel pieno dell’euforia. Il padre le sorrise con tenerezza «Chi sa apprezzare la musica sa anche riconoscere quella suonata col cuore. Un giorno ti unirai a me, Viola»
«Non vedo l’ora! Sto già migliorando sai? Ora torno a studiare nuovi brani, l’insegnante me ne ha lasciati di bellissimi» detto ciò, Viola corse in casa.
<em>Anche lei sa produrre la musica?</em>  Senza Nota sentì di nuovo la tristezza farsi avanti dentro di lui. Ecco un padre musicista con una figlia futura musicista e, chissà, forse anche la madre era musicista!
Il cardellino scosse la testa per scacciare quei pensieri e decise di osservare la bambina; si alzò in volo e andò a posarsi sul davanzale di una finestra aperta al piano terra. Ma dentro vide solo una donna adulta girare qua e là a fare chissà che cosa; si sporse un po’ per guardare meglio, quando udì un suono provenire dall’alto: un’altra musica, ma diversa da quella prodotta dal signore. Senza Nota raggiunse il davanzale di una finestra al piano superiore, aperta con un solo spiraglio, e guardò dentro, rimanendo nuovamente affascinato: la bambina era seduta davanti a un grandissimo “mobile” nero, e sembrava premere qualcosa che dava vita alla musica.
Passò molti minuti accovacciato lì a godersi la melodia, arrivando anche sul punto di addormentarsi, e fu per questo che non si accorse subito che la bambina si era fermata per guardarlo; ci fece caso solo dopo pochi secondi, rendendosi conto che non udiva più alcun dolce suono, ma ormai la piccola umana era davanti alla finestra.
«Ciao piccolino!» la sentì esclamare.
Ci mancò poco che il cardellino cadesse di sotto per lo spavento, agitando le ali.
«Oh, scusami! Non volevo spaventarti» riprese lei abbassando la voce e aprendo completamente la finestra «Che uccello sei? Di solito qui vedo solo rondini e passerotti. Tu sei più colorato!»
«I-io sono… Sono un cardellino» pigolò lui riprendendosi a poco a poco, ma facendosi comunque più piccolo.
«Che carino! Stavi ascoltando la musica vero? Mio papà ha detto di aver visto tanti uccelli al parco, eri lì anche tu?». Senza Nota annuì e volse lo sguardo al grande strumento nero.
«Bello vero?» la bambina incrociò le braccia sul davanzale e ci appoggiò il mento sopra, sorridendo «Il mio papà suona il violino, quello che vedi qua è un pianoforte. Vieni dentro» si rimise dritta con un saltello allegro e camminò verso il suo strumento.
L’uccellino esitò, poi volò dentro la camera e andò a posarsi su un lato del pianoforte, dal quale poteva vedere i tasti.
«Immagino sia la prima volta che ne vedi uno. Dai, prova a saltellare sui tasti!» lo invitò Viola con allegria, sedendosi al proprio posto. Senza Nota la guardò sorpreso, poi osservò i tasti; scese sul primo con un saltino e sbatté le ali sorpreso quando questo produsse una nota bassissima. Viola rise «Quel lato parte dalle note più basse e cavernose! Vieni di qua». Il cardellino si spostò dall’altra parte e atterrò su un altro tasto, che questa volta intonò un bel suono alto e piacevole.
La cosa cominciò a piacere molto al piccolo uccellino, che prese a spostarsi di qua e di là suonando quell’enorme strumento. Gli venne un’improvvisa voglia di cantare, ma si bloccò <em>Non farti riconoscere pure dagli umani</em> si spostò dai tasti tornando a posarsi sul lato, abbassando la testa.
«Sei stato bravissimo!» lo applaudì la bambina «Ma perché ora sei triste? Magari cantare ti aiuterà, gli uccelli lo fanno sempre!»
«Io non…» quella frase lo fece anche stare peggio «… Io non canto»
«Veramente?» ora Viola lo guardava con stupore «Un uccellino come te non canta?»
«Io no»
«Tu no» ripeté Viola sbattendo gli enormi occhi «E perché no?». Il cardellino girò la testa afflosciando le ali «Non so cantare. Mi chiamano Senza Nota»
«Senza Nota? Ma è terribile, che crudeltà!» esclamò lei sconvolta «Non ci credo che non sei capace. Dai, fammi sentire qualcosa!»
Senza Nota volle assecondarla, solo per non prolungare ulteriormente quella tortura. E così aprì il becco lasciando uscire i suoni di un cinguettio stonato che era troppo basso o troppo acuto. Viola di tappò le orecchie per riflesso, ma ascoltò comunque «Non sei come gli altri, ma hai molte note a tua disposizione».
Il piccoletto la guardò senza capire «Molte note a mia disposizione?»
«Certo! Riesci a fare benissimo sia le note alte che quelle basse… Hey, ho un’idea! Canta questa» e schiacciò un Mi della scala centrale. Senza Nota cinguettò sopra, senza nemmeno sapere perché lo stesse facendo… Ma il suono che uscì non era un vero e proprio cinguettio, ma l’imitazione precisa del suono del pianoforte!
«Sì! Vai con questa!» Viola ne suonò un’altra e Senza Nota la imitò perfettamente. E andarono avanti così per qualche minuto, poi la bambina passò a suonare un vero e proprio brano e il cardellino intonò i suoni di altri tasti che si adattavano alla melodia.
«Sei un perfetto imitatore e crei delle armonie favolose! Aspettami qua, torno subito!» disse Viola correndo fuori dalla camera.
So cantare! Anzi, imito il pianoforte! Era incredibile per lui, come se avesse appena scoperto un mondo nuovo.
Viola tornò dopo pochi secondi in compagnia di suo padre, che aveva in spalla la custodia del violino «Lui è un caso davvero speciale, devi provare!» stava dicendo lei con entusiasmo.
L’uomo si avvicinò al pianoforte e si abbassò per guardare bene il cardellino «Ciao piccolo, mia figlia dice che imiti le note del pianoforte e che sei molto bravo» sorrise togliendosi la custodia dalla spalla «Vogliamo fare un esperimento per vedere se sai imitare altro, vuoi provare?».
Senza Nota annuì poco sicuro mentre lo osservava tirare fuori il violino.
«Molto bene, cominciamo con qualcosa di facile» disse l’uomo e suonò un La prolungato, molto acuto, che il cardellino replicò subito; il procedimento fu uguale a quello usato per il pianoforte, quindi prima note singole e poi un brano completo. Anche questa volta, Senza Nota si dimostrò all’altezza.
«Sei veramente straordinario piccolo, hai un dono speciale» gli disse il padre di Viola «Sono convinto che sei in grado di imitare ogni strumento musicale esistente»
«Io ho… Un dono speciale?» balbettò l’uccellino con gli occhi spalancati.
«Ma certo!» intervenne Viola «E io voglio cambiarti soprannome, perché quello che ti è stato dato non ha più alcun significato. TI chiamerai… Violin!».
Violin, al culmine della felicità, volò a casa con la promessa di tornare da loro il giorno dopo.
Arrivato al nido non perse tempo per raccontare alla sua famiglia dell’incredibile scoperta sul suo talento nascosto, e chiese loro di andare con lui in paese il giorno seguente; poté così farli assistere a quello che per lui era stato un miracolo. Si scoprì che replicava perfettamente anche l’arpa, suonata dalla madre di Viola, e qualunque altro strumento musicale disponibile in una scuola di musica lì in paese.
La sua fama crebbe velocemente tra gli uomini e ci furono sempre più visitatori che volevano assistere ai concerti tenuti dalle persone insieme a Violin; anche tra gli animali si sparse in fretta la voce del suo talento e ben presto “Senza Nota” venne sostituito da “l’incredibile Violin”.
Un giorno, prima di un concerto molto importante per la festa di Natale con la partecipazione di Violin, la sua famiglia e il gruppo di canto dei genitori, la madre del cardellino lo affiancò dandogli un colpetto sulla testa col becco «Hai visto Violin? Hai trovato il tuo talento, ed è unico tra tutti i cardellini». Era vero.
L’uccellino era nato senza la tipica dote della sua specie, ma aveva trovato ben altro, qualcosa di altrettanto meraviglioso che potesse riempire tutti i cuori di gioia, felicità, meraviglia, amore… Violin aveva compreso che la vita sa essere imprevedibile, e che non bisogna abbattersi alle prime difficoltà e lasciare che queste ti facciano cadere in un baratro di tristezza. Invece, bisogna andare avanti perché solo così si avrà modo di scoprire la magia che si cela dentro di te, solo così potrà uscire allo scoperto e unirsi alla danza dei talenti del mondo.</p>

<p>Nota dell&#39;autrice: scrissi questo questo breve racconto circa un anno fa, conservandolo in attesa di trovare una piattaforma sicura dove poterlo condividere; è pensato principalmente come storiella per i piccini, ma al tempo stesso racchiude un insegnamento e una narrazione che spero possano essere graditi anche dai più grandi. Mi farebbe piacere avere dei pareri, positivi o negativi, purché siano sempre costruttivi e rispettosi. Grazie a chiunque leggerà questa storia.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Racconti di una Capra</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/xfkrijj0e1</guid>
      <pubDate>Fri, 30 Jan 2026 10:39:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>davanti ad un drago</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/davanti-ad-un-drago</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log031-2026.jpg&#xA;&#xA;Arrivai fin davanti alla scuola&#xA;e mi fu chiaro che ero soltanto un bambino&#xA;davanti ad un drago.&#xA;&#xA;Infantile, mammone, patato, coglione&#xA;non sapevo neppure da dove cominciare&#xA;atterrato al liceo da un pianeta lontano&#xA;a forma di pallone di cuoio cucito.&#xA;&#xA;Quindi scappai&#xA;ogni passo era un tic senza un tac&#xA;e mentre quel treno se ne andava per sempre&#xA;pensavo al rimprovero dei miei genitori.&#xA;&#xA;Diciamo che era una bella giornata di sole&#xA;e che i bambini non dovrebbero affrontare i draghi da soli&#xA;specie se sono dall&#39;altra parte della città&#xA;dove nessuno sa che sei l&#39;uomo ragno in incognito.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/01/ordinariafollia-log_031-2026.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2026/01/ordinariafollia-log_031-2026.jpg" alt="ordinariafollia-log_031-2026.jpg"></a></p>

<p>Arrivai fin davanti alla scuola
e mi fu chiaro che ero soltanto un bambino
davanti ad un drago.</p>

<p>Infantile, mammone, patato, coglione
non sapevo neppure da dove cominciare
atterrato al liceo da un pianeta lontano
a forma di pallone di cuoio cucito.</p>

<p>Quindi scappai
ogni passo era un tic senza un tac
e mentre quel treno se ne andava per sempre
pensavo al rimprovero dei miei genitori.</p>

<p>Diciamo che era una bella giornata di sole
e che i bambini non dovrebbero affrontare i draghi da soli
specie se sono dall&#39;altra parte della città
dove nessuno sa che sei l&#39;uomo ragno in incognito.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/enr6p4ctjo</guid>
      <pubDate>Thu, 29 Jan 2026 12:56:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ridateci le virgole!</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atlaviatlivellosegreto-it/ridateci-le-virgole</link>
      <description>&lt;![CDATA[Titolo provocatorio e un po’ acchiappa clic, lo ammetto, ma così l’amigdala fa quello che le riesce meglio: va in panico. Si mette in allarme, percepisce il senso di perdita - peché se chiediamo che ci vengano ridate le virgole significa che prima le avevamo e ora non le abbiamo più - e la nostra attenzione schizza alle stelle, bella pimpante e adrenalinica, in circa un ottavo di secondo. Nel frattempo voi avrete letto queste righe, attività che richiede ben più di un ottavo di secondo, e la vostra corteccia prefrontale avrà già riportato la calma, in assenza di una minaccia reale.&#xA;Adrenalina e cortisolo hanno fatto il loro dovere, vi hanno portati qui belli svegli e attenti, ora possono tornare a livelli ottimali e noi possiamo dedicarci alla punteggiatura, alla sua storia e all’importanza delle virgole.&#xA;&#xA;La punteggiatura non è nata nello stesso momento della scrittura né men che meno quando i primi esseri umano hanno iniziato a sperimentare il linguaggio è nata molto dopo e tra poco vedremo nel dettaglio la sua genesi e la sua evoluzione ma se avete letto fino a questo punto senza prendere fiato e sostanzialmente senza aver capito un fico secco di quello che avete letto avete già compreso perché è tanto importante.&#xA;Riproviamo.&#xA;La punteggiatura non è nata nello stesso momento della scrittura, né men che meno quando i primi esseri umani hanno iniziato a sperimentare il linguaggio; è nata molto dopo e tra poco vedremo nel dettaglio la sua genesi e la sua evoluzione. Ma se avete letto fino a questo punto senza prendere fiato - no, stavolta avete preso fiato - e sostanzialmente senza aver capito un fico secco di quello che avete letto - no, stavolta avete capito eccome -, avete già compreso perché è tanto importante.&#xA;&#xA;Cos’è cambiato tra la prima e la seconda lettura? Di sicuro, la respirazione. Probabile che abbiate trattenuto il fiato, leggendo parola dopo parola, cercando di fare il più in fretta possibile perché, ehi, questo è un post, non una prova d’apnea. Oppure avete iperventilato. Il cervello era impegnato a gestire il poco ossigeno disponibile e quella era la priorità, fanculo il senso del testo (questo l’ha detto il rettile, non è roba mia). &#xA;Altra sensazione che avete sperimentato, un senso di fastidio e di irritazione: se siete qui, con buona probabilità avete terminato le scuole medie da un bel pezzo, sapete leggere da quanto?, qualche decina di anni? E allora come è possibile che non abbiate capito il senso di quanto avete letto? Questo è frustrante! E, indovinate un po’ qual è l’ormone che scatena il senso d’inadeguatezza? Il cortisolo. Lo stesso che, in piccole dosi, ingaggia l’attenzione, è quello che, fuori controllo, genera stress e ansia. E che, non a caso, si può ridurre con una corretta e controllata respirazione. Quindi adesso fate qualche bel respiro profondo, sorridete, lasciate che le endorfine facciano il loro dovere e riprendiamo il nostro percorso. &#xA;&#xA;Come ho scritto negli esempi qui sopra, la punteggiatura non è nata con la scrittura: in Occidente, Greci e Romani erano soliti parlare nelle assemblee pubbliche facendo affidamento su arte oratoria e retorica e, anche quando i discorsi erano stati scritti preventivamente, la scriptio continua - cioè la scrittura continua, senza interpunzione - imponeva all’oratore di leggere il testo in anticipo, così da conoscerne il contenuto e poter porre l’enfasi sui punti di maggior importanza. &#xA;Tradizionalmente si fa risalire ad Aristofane di Bisanzio, nel II secolo prima di Cristo, l’invenzione della punteggiatura. Egli introdusse il punto, che andava inserito in tre posizioni diverse della riga in base all’intonazione che si desiderava dare alla lettura: abbiamo così il punto in alto (comma), nel medio (colon) e basso (periodus).&#xA;Caduta poi in disuso, la punteggiatura venne riscoperta e ampliata dagli scribi e dai copisti medievali, interessati a conservare e tramandare il significato originale del testo copiato: era necessario che le parole fossero distanziate, che la lettura avesse un ritmo e un senso comprensibile. È a San Isidoro di Siviglia che si deve non soltanto la ripresa del sistema di Aristofane, ma anche l’introduzione di segni aggiuntivi, destinati a indicare la durata della pausa: più in alto era posto, più lunga sarebbe stata la pausa. Il punto in alto è diventato così, per durata, il nostro punto fermo, quello medio il punto e virgola o il due punti (a seconda delle necessità), quello basso la virgola. Nel frattempo, tra il settimo e l’ottavo secolo, gli scribi irlandesi e anglosassoni, le cui lingue originarie non discendevano dal latino, sempre per rendere più facilmente leggibili e comprensibili i testi,  hanno avuto la brillante idea di separare le parole e di inserire le minuscole. Dio gliene renda merito!&#xA;Attorno al dodicesimo secolo a questi tre punti si erano aggiunti graficamente il punctus elevatus, che non è un punto snob bensì il punto e virgola, reso con un punto basso e una virgola capovolta in alto, il cui codino volgeva verso sinistra (in pratica, sottosopra rispetto a oggi) e il punctus interrogativus, che come si intuisce dal nome è il punto interrogativo, il quale però appariva nei modi più vari nei manoscritti, da una specie di lampo a un ghirigoro a una sorta di n con una lunga gambetta tesa verso l’alto con un punto in basso.&#xA;Per secoli la punteggiatura era stata in balia dei gusti estetici dei copisti e delle disponibilità di spazio sulle pergamene; la virgola, ad esempio, poteva venir segnata sia con il punto in basso, sia con la virgola come la conosciamo oggi, sia con una barra diagonale (/). Fu solo grazie a due italiani, il linguista Pietro Bembo e l’editore veneziano Aldo Manuzio, che nel Cinquecento la punteggiatura iniziò ad assumere caratteri standardizzati.&#xA;&#xA;Dunque, perché usare la punteggiatura? Già il preservare una storia millenaria, che ha consentito alle lingue occidentali di evolversi e guadagnare in comprensibilità, direi che è una buona ragione. Ma se non vi basta, per autodifesa: fate in modo che nessun ladro di virgole vi forzi il respiro e manipoli il cortisolo, causandovi ansia e stress. Siate consapevoli, tenete il punto.&#xA;&#xA;Estratto di manoscritto con punteggiatura&#xA;&#xA;Se desiderate approfondire: “Pause and Effect”, Malcolm B. Parkes; ”Ars maior”*, Aelius Donatus&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Titolo provocatorio e un po’ acchiappa clic, lo ammetto, ma così l’amigdala fa quello che le riesce meglio: va in panico. Si mette in allarme, percepisce il senso di perdita – peché se chiediamo che ci vengano ridate le virgole significa che <em>prima</em> le avevamo e <em>ora</em> non le abbiamo più – e la nostra attenzione schizza alle stelle, bella pimpante e adrenalinica, in circa un ottavo di secondo. Nel frattempo voi avrete letto queste righe, attività che richiede ben più di un ottavo di secondo, e la vostra corteccia prefrontale avrà già riportato la calma, in assenza di una minaccia reale.
Adrenalina e cortisolo hanno fatto il loro dovere, vi hanno portati qui belli svegli e attenti, ora possono tornare a livelli ottimali e noi possiamo dedicarci alla punteggiatura, alla sua storia e all’importanza delle virgole.</p>

<p>La punteggiatura non è nata nello stesso momento della scrittura né men che meno quando i primi esseri umano hanno iniziato a sperimentare il linguaggio è nata molto dopo e tra poco vedremo nel dettaglio la sua genesi e la sua evoluzione ma se avete letto fino a questo punto senza prendere fiato e sostanzialmente senza aver capito un fico secco di quello che avete letto avete già compreso perché è tanto importante.
Riproviamo.
La punteggiatura non è nata nello stesso momento della scrittura, né men che meno quando i primi esseri umani hanno iniziato a sperimentare il linguaggio; è nata molto dopo e tra poco vedremo nel dettaglio la sua genesi e la sua evoluzione. Ma se avete letto fino a questo punto senza prendere fiato – no, stavolta avete preso fiato – e sostanzialmente senza aver capito un fico secco di quello che avete letto – no, stavolta avete capito eccome –, avete già compreso perché è tanto importante.</p>

<p>Cos’è cambiato tra la prima e la seconda lettura? Di sicuro, la respirazione. Probabile che abbiate trattenuto il fiato, leggendo parola dopo parola, cercando di fare il più in fretta possibile perché, ehi, questo è un post, non una prova d’apnea. Oppure avete iperventilato. Il cervello era impegnato a gestire il poco ossigeno disponibile e quella era la priorità, <em>fanculo il senso del testo</em> (questo l’ha detto il rettile, non è roba mia).
Altra sensazione che avete sperimentato, un senso di fastidio e di irritazione: se siete qui, con buona probabilità avete terminato le scuole medie da un bel pezzo, sapete leggere da quanto?, qualche decina di anni? E allora come è possibile che non abbiate capito il senso di quanto avete letto? Questo è frustrante! E, indovinate un po’ qual è l’ormone che scatena il senso d’inadeguatezza? Il cortisolo. Lo stesso che, in piccole dosi, ingaggia l’attenzione, è quello che, fuori controllo, genera stress e ansia. E che, non a caso, si può ridurre con una corretta e controllata respirazione. Quindi adesso fate qualche bel respiro profondo, sorridete, lasciate che le endorfine facciano il loro dovere e riprendiamo il nostro percorso.</p>

<p>Come ho scritto negli esempi qui sopra, la punteggiatura non è nata con la scrittura: in Occidente, Greci e Romani erano soliti parlare nelle assemblee pubbliche facendo affidamento su arte oratoria e retorica e, anche quando i discorsi erano stati scritti preventivamente, la <em>scriptio continua</em> – cioè la scrittura continua, senza interpunzione – imponeva all’oratore di leggere il testo in anticipo, così da conoscerne il contenuto e poter porre l’enfasi sui punti di maggior importanza.
Tradizionalmente si fa risalire ad Aristofane di Bisanzio, nel II secolo prima di Cristo, l’invenzione della punteggiatura. Egli introdusse il punto, che andava inserito in tre posizioni diverse della riga in base all’intonazione che si desiderava dare alla lettura: abbiamo così il punto in alto (<em>comma</em>), nel medio (<em>colon</em>) e basso (<em>periodus</em>).
Caduta poi in disuso, la punteggiatura venne riscoperta e ampliata dagli scribi e dai copisti medievali, interessati a conservare e tramandare il significato originale del testo copiato: era necessario che le parole fossero distanziate, che la lettura avesse un ritmo e un senso comprensibile. È a San Isidoro di Siviglia che si deve non soltanto la ripresa del sistema di Aristofane, ma anche l’introduzione di segni aggiuntivi, destinati a indicare la durata della pausa: più in alto era posto, più lunga sarebbe stata la pausa. Il punto in alto è diventato così, per durata, il nostro punto fermo, quello medio il punto e virgola o il due punti (a seconda delle necessità), quello basso la virgola. Nel frattempo, tra il settimo e l’ottavo secolo, gli scribi irlandesi e anglosassoni, le cui lingue originarie non discendevano dal latino, sempre per rendere più facilmente leggibili e comprensibili i testi,  hanno avuto la brillante idea di separare le parole e di inserire le minuscole. Dio gliene renda merito!
Attorno al dodicesimo secolo a questi tre punti si erano aggiunti graficamente il <em>punctus elevatus</em>, che non è un punto snob bensì il punto e virgola, reso con un punto basso e una virgola capovolta in alto, il cui <em>codino</em> volgeva verso sinistra (in pratica, sottosopra rispetto a oggi) e il <em>punctus interrogativus</em>, che come si intuisce dal nome è il punto interrogativo, il quale però appariva nei modi più vari nei manoscritti, da una specie di lampo a un ghirigoro a una sorta di <em>n</em> con una lunga gambetta tesa verso l’alto con un punto in basso.
Per secoli la punteggiatura era stata in balia dei gusti estetici dei copisti e delle disponibilità di spazio sulle pergamene; la virgola, ad esempio, poteva venir segnata sia con il punto in basso, sia con la virgola come la conosciamo oggi, sia con una barra diagonale (/). Fu solo grazie a due italiani, il linguista Pietro Bembo e l’editore veneziano Aldo Manuzio, che nel Cinquecento la punteggiatura iniziò ad assumere caratteri standardizzati.</p>

<p>Dunque, perché usare la punteggiatura? Già il preservare una storia millenaria, che ha consentito alle lingue occidentali di evolversi e guadagnare in comprensibilità, direi che è una buona ragione. Ma se non vi basta, per autodifesa: fate in modo che nessun ladro di virgole vi forzi il respiro e manipoli il cortisolo, causandovi ansia e stress. Siate consapevoli, tenete il punto.</p>

<p><img src="https://images.huffingtonpost.com/2014-10-22-interrogativus.png" alt="Estratto di manoscritto con punteggiatura"></p>

<p>*Se desiderate approfondire: <em>“Pause and Effect”</em>, Malcolm B. Parkes; <em>”Ars maior”</em>, Aelius Donatus</p>
]]></content:encoded>
      <author>Storieparole</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/h8g5nm51qs</guid>
      <pubDate>Mon, 26 Jan 2026 19:46:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lo stato dei lavori. Seguendo lo Spirito Santo</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/parrocchie/lo-stato-dei-lavori</link>
      <description>&lt;![CDATA[Buona Domenica Comunità. Vi scrivo qui un pò di aggiornamenti riguardo alle cose che bollono in pentola.&#xA;&#xA;Sto collaborando con il gruppo di preghiera della Divina Misericordia di Casapulla, per cercare di riformare un gruppo numeroso e trasformare il Tempio di San Luca Evangelista in un punto di riferimento per la provincia di Caserta. Il 12 aprile è prevista l&#39;inaugurazione di una immagine di Gesù Misericordioso che sarà posta sulla facciata della Chiesa, illuminata e visibile dalla strada. Intanto ho messo mano alla cerimonia della Coroncina, che si recita ogni Venerdì alle 19:00, per cercare di animare la liturgia con qualche canto. Non va tutto liscio, ci sono intoppi, ovviamente, il maligno ci mette del suo, ma noi non abbiamo fretta, con o senza canti l&#39;importante è pregare.&#xA;&#xA;Per quanto riguarda la Comunità Digitale &#34;Parrocchie&#34;, dopo la partenza ufficiale di Domenica scorsa, sto distribuendo un pò di inviti a persone di cui mi fido e che mi sono vicine quasi tutti i giorni. Se volete una copia del foglio di invito, basta che me lo chiedete. Ogni aiuto è profondamente gradito. Purtroppo la semplice operazione di iscriversi ed impostare la app, sembra essere un&#39;impresa titanica. Anche qui il maligno ci mette la coda, insieme a META, per scatenare l&#39;angoscia ogni volta che si nomina una app diversa dalle solite note. Sappiate che non è colpa vostra, siete stati programmati in questo senso. Pensate di no? sono tutte sciocchezze? siete stati programmati anche per pensare che sono tutte sciocchezze. &#xA;Intanto ricevo richieste di follow da persone che sono su altre istanze, quindi la famiglia si allarga lo stesso. &#xA;&#xA;Ultima considerazione personale. Vedo in giro tanta devozione verso quel Santo, quel quadro o quella statua. Va bene pregare, fare del bene al prossimo, ma non dimenticate mai chi deve essere il centro della comunità: Gesù Eucaristia. &#xA;Lui sta in Chiesa, quindi lasciate perdere le vostre esperienze personali (negative) con questo o quell&#39;altro prete, entrate in Chiesa e pregate Gesù Eucaristia. La religione cattolica non è una religione del singolo, ma è profondamente comunitaria. Non si può dire: &#34;Sono credente ma non praticante&#34;. Se hai un amico, un vero amico, hai desiderio di vederlo, di parlarci, di conoscerlo meglio. Altrimenti diventa come un amico di FB, un numero tra i numeri.&#xA;E poi non abbiate paura, il bello della religione cattolica è che &#34;si può sempre ricominciare&#34;, parole della nostra Chiara Luce Badano.&#xA;&#xA;Buona Domenica a tutti. Namasté&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Buona Domenica Comunità. Vi scrivo qui un pò di aggiornamenti riguardo alle cose che bollono in pentola.</p>

<p>Sto collaborando con il gruppo di preghiera della Divina Misericordia di Casapulla, per cercare di riformare un gruppo numeroso e trasformare il Tempio di San Luca Evangelista in un punto di riferimento per la provincia di Caserta. Il 12 aprile è prevista l&#39;inaugurazione di una immagine di Gesù Misericordioso che sarà posta sulla facciata della Chiesa, illuminata e visibile dalla strada. Intanto ho messo mano alla cerimonia della Coroncina, che si recita ogni Venerdì alle 19:00, per cercare di animare la liturgia con qualche canto. Non va tutto liscio, ci sono intoppi, ovviamente, il maligno ci mette del suo, ma noi non abbiamo fretta, con o senza canti l&#39;importante è pregare.</p>

<p>Per quanto riguarda la Comunità Digitale “Parrocchie”, dopo la partenza ufficiale di Domenica scorsa, sto distribuendo un pò di inviti a persone di cui mi fido e che mi sono vicine quasi tutti i giorni. Se volete una copia del foglio di invito, basta che me lo chiedete. Ogni aiuto è profondamente gradito. Purtroppo la semplice operazione di iscriversi ed impostare la app, sembra essere un&#39;impresa titanica. Anche qui il maligno ci mette la coda, insieme a META, per scatenare l&#39;angoscia ogni volta che si nomina una app diversa dalle solite note. Sappiate che non è colpa vostra, siete stati programmati in questo senso. Pensate di no? sono tutte sciocchezze? siete stati programmati anche per pensare che sono tutte sciocchezze.
Intanto ricevo richieste di <em>follow</em> da persone che sono su altre <em>istanze</em>, quindi la famiglia si allarga lo stesso.</p>

<p>Ultima considerazione personale. Vedo in giro tanta devozione verso quel Santo, quel quadro o quella statua. Va bene pregare, fare del bene al prossimo, ma non dimenticate mai chi deve essere il centro della comunità: Gesù Eucaristia.
Lui sta in Chiesa, quindi lasciate perdere le vostre esperienze personali (negative) con questo o quell&#39;altro prete, entrate in Chiesa e pregate Gesù Eucaristia. La religione cattolica non è una religione del singolo, ma è profondamente comunitaria. Non si può dire: “Sono credente ma non praticante”. Se hai un amico, un vero amico, hai desiderio di vederlo, di parlarci, di conoscerlo meglio. Altrimenti diventa come un amico di FB, un numero tra i numeri.
E poi non abbiate paura, il bello della religione cattolica è che “si può sempre ricominciare”, parole della nostra Chiara Luce Badano.</p>

<p>Buona Domenica a tutti. Namasté</p>
]]></content:encoded>
      <author>« P a r r o c c h i e »</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/zmgqvvyl8q</guid>
      <pubDate>Sun, 25 Jan 2026 13:26:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Riparto da qui</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/schizo/riparto-da-qui</link>
      <description>&lt;![CDATA[è difficile trovare qualcosa che soddisfi le mie esigenze di indipendenza ( #p2p ) e diffusione ( #activitypub )&#xA;&#xA;qualcosa sembra muoversi su #solid , con lo sviluppo di #activitypod , ma siamo ancora in alto mare nell&#39;implementazione di un #OMN (Open Media Network)&amp;#x2026; e così provo a ripartire da qui, #writefreely , completamente integrato in emacs/org-mode e, allo stesso tempo, federato&#xA;&#xA;ho visto che WriteFreely v0.16 is finally here, and it brings a ton of improvements, especially for the fediverse! We&#39;ve also fixed some long-standing issues, like hashtags on instances backed by MySQL 8.0.4+.; mi auguro venga aggiornata anche la versione qui, su https://log.livellosegreto.it/&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>è difficile trovare qualcosa che soddisfi le mie esigenze di indipendenza ( #p2p ) e diffusione ( #activitypub )</p>

<p>qualcosa sembra muoversi su #solid , con lo sviluppo di #activitypod , ma siamo ancora in alto mare nell&#39;implementazione di un #OMN (Open Media Network)… e così provo a ripartire da qui, #writefreely , completamente integrato in emacs/org-mode e, allo stesso tempo, federato</p>

<p>ho visto che <em>WriteFreely v0.16 is finally here, and it brings a ton of improvements, especially for the fediverse! We&#39;ve also fixed some long-standing issues, like hashtags on instances backed by MySQL 8.0.4+.</em>; mi auguro venga aggiornata anche la versione qui, su <a href="https://log.livellosegreto.it/" rel="nofollow">https://log.livellosegreto.it/</a></p>
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      <author>schizo</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/o8nwq99sht</guid>
      <pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:23:25 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il geologo: «Fiumi trascurati per anni e ora presentano il conto da pagare»</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/schizo/il-geologo-fiumi-trascurati-per-anni-e-ora-presentano-il-conto-da-pagare</link>
      <description>&lt;![CDATA[L’ex presidente dell’ordine regionale commenta il piano di assetto idrogeologico elaborato dall’Autorità di bacino: «Servono tempo e risorse, due cose che scarseggiano»&#xA;&#xA;Le scelte fatte e non fatte da chi ha governato il territorio negli ultimi decenni e i cambiamenti del clima, dovuti anche alle azioni dell’uomo, mettono la Romagna di fronte a un periodo di incertezze e rischi per la sicurezza idrogeologica.&#xA;È la sintesi estrema del lavoro di analisi svolto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per elaborare il corposo progetto di variante al piano per l’assetto idrogeologico (Pai) che comprende i fiumi romagnoli. Il Pai è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio&amp;#x2026;&#xA;&#xA;https://www.ravennaedintorni.it/societa/2026/01/22/il-geologo-fiumi-trascurati-per-anni-e-ora-presentano-il-conto-da-pagare/&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>L’ex presidente dell’ordine regionale commenta il piano di assetto idrogeologico elaborato dall’Autorità di bacino: «Servono tempo e risorse, due cose che scarseggiano»</p>

<p>Le scelte fatte e non fatte da chi ha governato il territorio negli ultimi decenni e i cambiamenti del clima, dovuti anche alle azioni dell’uomo, mettono la Romagna di fronte a un periodo di incertezze e rischi per la sicurezza idrogeologica.
È la sintesi estrema del lavoro di analisi svolto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per elaborare il corposo progetto di variante al piano per l’assetto idrogeologico (Pai) che comprende i fiumi romagnoli. Il Pai è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, gli interventi e le norme d’uso riguardanti la difesa dal rischio idrogeologico del territorio…</p>

<p><a href="https://www.ravennaedintorni.it/societa/2026/01/22/il-geologo-fiumi-trascurati-per-anni-e-ora-presentano-il-conto-da-pagare/" rel="nofollow">https://www.ravennaedintorni.it/societa/2026/01/22/il-geologo-fiumi-trascurati-per-anni-e-ora-presentano-il-conto-da-pagare/</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>schizo</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/h3k15tmmf5</guid>
      <pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:13:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il #Rojava sotto attacco. Difendiamo la rivoluzione dal basso</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/schizo/this-buffer-is-for-text-that-is-not-saved-and-for-lisp-evaluation</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il #Rojava sotto attacco. Difendiamo la rivoluzione dal basso&#xA;&#xA;https://openddb.it/il-rojava-sotto-attacco-difendiamo-la-rivoluzione-dal-basso/&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il #Rojava sotto attacco. Difendiamo la rivoluzione dal basso</p>

<p><a href="https://openddb.it/il-rojava-sotto-attacco-difendiamo-la-rivoluzione-dal-basso/" rel="nofollow">https://openddb.it/il-rojava-sotto-attacco-difendiamo-la-rivoluzione-dal-basso/</a></p>
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      <author>schizo</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/h1ph33dc79</guid>
      <pubDate>Fri, 23 Jan 2026 14:07:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>FESTA DEL 12 APRILE 2026</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/divinamisericordia/festa-del-12-aprile-2026</link>
      <description>&lt;![CDATA[figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/a1431798c-70628a/mOh4b58ZbEmS/CBp9xAMQh56LtWpgNwHVL3aWP0JjxIj1e8JaPGzU.jpg&#34; alt=&#34;Chiesa di San Luca Evangelista con la nuova immagine della Divina Misericordia.&#34;&#xA;figcaptioniChiesa di San Luca Evangelista con la nuova immagine della Divina Misericordia/i/figcaption&#xA;/figure&#xA;&#xA;12 APRILE 2026: Festa della Divina Misericordia&#xA;(In questo giorno è concessa l&#39;indulgenza plenaria)&#xA;&#xA;Alle ore 18:30 L&#39;Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese ha benedetto la nuova vetrata dell&#39;immagine alla Divina Misericordia.&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/jllQPD4fha0i/n4ECVTANmHCumxVaTJyB0xNXWnfNFtwUFxlobq6R.jpg&#34; alt=&#34;Cerimonia di benedizione della nuova immagine della Divina Misericordia.&#34;&#xA;figcaptioniCerimonia di benedizione della nuova immagine della Divina Misericordia/i/figcaption&#xA;/figure&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/TsCka36zxm3K/SYBlVRizz1Z0QPxELBIQzqBbv4wWkWKET2AVso91.jpg&#34; alt=&#34;Particolare della nuova immagine.&#34;&#xA;figcaptioniParticolare della nuova immagine/i/figcaption&#xA;/figure&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/M9orTbDEvqvZ/YS1gQDl7QdYwedt6e1piDhfMCl0OBShidCmTQDmf.jpg&#34; alt=&#34;L&#39;immagine illuminata.&#34;&#xA;figcaptioniL&#39;immagine illuminata/i/figcaption&#xA;/figure&#xA;Alle ore 19.00 è stata officiata la S. Messa presieduta dall&#39;Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese.&#xA;&#xA;La cerimonia ha visto la partecipazione di numerosi fedeli e famiglie, anche provenienti da altre parrocchie.&#xA;&#xA;Galleria immagini&#xA;&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/s1mEqsNT21Pm/JBo47qkuzMfa7GV7pFpsllcltbxoTDvASPbr3Wzb.jpg&#34; alt=&#34;Don Davide legge la preghiera di chiusura della Via Crucis.&#34;&#xA;figcaptioniDon Davide legge la preghiera di chiusura della Via Crucis/i/figcaption&#xA;/figure&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/rCpurfw2urn6/ThB4p00cX1nYFPfOIcyALLtFiTeX0E0j41Dz5nLz.jpg&#34; alt=&#34;Arrivo dell&#39;Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese.&#34;&#xA;figcaptioniArrivo dell&#39;Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese/i/figcaption&#xA;/figure&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/ppyUF1v8WaYw/NzzvauqTOL4v5RauvYBQuSAgurTJC0zKMKeoPOXL.jpg&#34; alt=&#34;Mons. Pietro Lagnese legge la preghiera di benedizione.&#34;&#xA;figcaptioniMons. Pietro Lagnese legge la preghiera di benedizione./i/figcaption&#xA;/figure&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/dpli0o18HkDy/VNGytaTzd0yNPGMqaTkOHEg2QKqNF6Y6XumbgQSt.jpg&#34; alt=&#34;Liturgia Eucaristica.&#34;&#xA;figcaptioniLiturgia Eucaristica./i/figcaption&#xA;/figure&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/pWDJ3eXaYKVQ/1Nruf6G6RRdkb0HgcR0zmptgAdKRdJAfEy9NLFy5.jpg&#34; alt=&#34;Un momento della Santa Messa.&#34;&#xA;figcaptioniUn momento della Santa Messa./i/figcaption&#xA;/figure&#xA;figure class=&#34;img-container&#34;&#xA;  img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://pixelfed.social/storage/m/v2/868842023421886448/31410d826-759a86/ODF6qZ7DGwdg/EwElxhYrKrh3YfBM6eZq4YmDoR6fhIigSWYyWVk2.jpg&#34; alt=&#34;Mons. Lagnese insieme a don Filippo, don Davide ed al gruppo dei ministranti.&#34;&#xA;figcaptioniMons. Lagnese insieme a don Filippo, don Davide ed al gruppo dei ministranti./i/figcaption&#xA;/figure&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<figure class="img-container">
  <img width="100%" src="https://pixelfed.social/storage/m/_v2/868842023421886448/a1431798c-70628a/mOh4b58ZbEmS/CBp9xAMQh56LtWpgNwHVL3aWP0JjxIj1e8JaPGzU.jpg" alt="Chiesa di San Luca Evangelista con la nuova immagine della Divina Misericordia.">
<figcaption><i>Chiesa di San Luca Evangelista con la nuova immagine della Divina Misericordia</i></figcaption>
</figure>

<p><strong>12 APRILE 2026: Festa della Divina Misericordia</strong>
<em>(In questo giorno è concessa l&#39;indulgenza plenaria)</em></p>

<p>Alle ore 18:30 L&#39;Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese ha benedetto la nuova vetrata dell&#39;immagine alla Divina Misericordia.
<figure class="img-container">
  <img width="100%" src="https://pixelfed.social/storage/m/_v2/868842023421886448/31410d826-759a86/jllQPD4fha0i/n4ECVTANmHCumxVaTJyB0xNXWnfNFtwUFxlobq6R.jpg" alt="Cerimonia di benedizione della nuova immagine della Divina Misericordia.">
<figcaption><i>Cerimonia di benedizione della nuova immagine della Divina Misericordia</i></figcaption>
</figure>
<figure class="img-container">
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<figcaption><i>Particolare della nuova immagine</i></figcaption>
</figure>
<figure class="img-container">
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<figcaption><i>L&#39;immagine illuminata</i></figcaption>
</figure>
Alle ore 19.00 è stata officiata la S. Messa presieduta dall&#39;Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese.</p>

<p>La cerimonia ha visto la partecipazione di numerosi fedeli e famiglie, anche provenienti da altre parrocchie.</p>

<p><strong>Galleria immagini</strong></p>

<figure class="img-container">
  <img width="100%" src="https://pixelfed.social/storage/m/_v2/868842023421886448/31410d826-759a86/s1mEqsNT21Pm/JBo47qkuzMfa7GV7pFpsllcltbxoTDvASPbr3Wzb.jpg" alt="Don Davide legge la preghiera di chiusura della Via Crucis.">
<figcaption><i>Don Davide legge la preghiera di chiusura della Via Crucis</i></figcaption>
</figure>
<figure class="img-container">
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<figcaption><i>Arrivo dell&#39;Arcivescovo Mons. Pietro Lagnese</i></figcaption>
</figure>
<figure class="img-container">
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<figcaption><i>Mons. Pietro Lagnese legge la preghiera di benedizione.</i></figcaption>
</figure>
<figure class="img-container">
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<figcaption><i>Liturgia Eucaristica.</i></figcaption>
</figure>
<figure class="img-container">
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<figcaption><i>Un momento della Santa Messa.</i></figcaption>
</figure>
<figure class="img-container">
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<figcaption><i>Mons. Lagnese insieme a don Filippo, don Davide ed al gruppo dei ministranti.</i></figcaption>
</figure>
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      <author>« DIVINA MISERICORDIA »</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/z2q1uydo5r</guid>
      <pubDate>Sun, 11 Jan 2026 12:19:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>LIBRETTI REALIZZATI PER &#34;PARROCCHIE&#34;</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/edizioni-parrocchie/libretti-realizzati-per-parrocchie</link>
      <description>&lt;![CDATA[Per leggere i libretti, occorre installare una app di lettura .epub, ad esempio &#34;ReadEra - Lettore di libri&#34;&#xA;div style=&#34;width: 100%;&#34;&#xA;img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://cdn.masto.host/parrocchiemastohost/mediaattachments/files/115/864/607/468/470/230/original/67fbb13d9b399d54.png&#34; style=&#34;display: block; margin: 0px auto;&#34;&#xA;/div&#xA;CLICCA QUI per scaricare &#34;FOGLIETTO SANTA MESSA 3 MAGGIO 2026&#34;br&#xA;&#xA;div style=&#34;width: 100%;&#34;&#xA;img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://cdn.masto.host/parrocchiemastohost/mediaattachments/files/116/050/951/626/383/464/original/bd76953fd49f81e1.png&#34; style=&#34;display: block; margin: 0px auto;&#34;&#xA;/div&#xA;&#xA;CLICCA QUI per scaricare &#34;LE MIE PREGHIERE DI OGNI GIORNO&#34;br&#xA;&#xA;div style=&#34;width: 100%;&#34;&#xA;img width=&#34;100%&#34; src=&#34;https://cdn.masto.host/parrocchiemastohost/media_attachments/files/116/495/239/004/484/087/original/0a639dde668b161a.png&#34; style=&#34;display: block; margin: 0px auto;&#34;&#xA;/div&#xA;CLICCA QUI per scaricare &#34;LA PAROLA DEL GIORNO - MAGGIO 2026&#34;&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Per leggere i libretti, occorre installare una app di lettura .epub, ad esempio “<strong>ReadEra – Lettore di libri</strong>“
<div style="width: 100%;">
<img width="100%" src="https://cdn.masto.host/parrocchiemastohost/media_attachments/files/115/864/607/468/470/230/original/67fbb13d9b399d54.png" style="display: block; margin: 0px auto;">
</div>
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<div style="width: 100%;">
<img width="100%" src="https://cdn.masto.host/parrocchiemastohost/media_attachments/files/116/050/951/626/383/464/original/bd76953fd49f81e1.png" style="display: block; margin: 0px auto;">
</div>

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<p><div style="width: 100%;">
<img width="100%" src="https://cdn.masto.host/parrocchiemastohost/media_attachments/files/116/495/239/004/484/087/original/0a639dde668b161a.png" style="display: block; margin: 0px auto;">
</div>
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]]></content:encoded>
      <author>Edizioni  «Parrocchie»</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/354icyfpyy</guid>
      <pubDate>Sat, 10 Jan 2026 07:18:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Blythville - Capitolo 1</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/calvin-xlii/blythville-capitolo-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[Le porte dell&#39;ascensore si aprirono e Joseph Connorway entrò all&#39;interno della Soglia, sezione Freak Events Task Force, con un passo lento. Aveva il cappotto appoggiato sul braccio destro, mentre con la sinistra si stava togliendo la borsa a tracolla, quando urtò una delle scrivanie degli agenti speciali. Non disse niente, non salutò nessuno, non prima di essere entrato nel suo ufficio, oltre il laboratorio di ricerca, e di aver riposto la sua roba. Per chi lavorava nella Task Force già da un po&#39;, era piuttosto inusuale che Connorway fosse distratto. Solitamente era di fretta: &#34;c&#39;è sempre una faccenda burocratica da sbrigare. Sempre&#34;. Per questo la dottoressa Cory, che come ogni mattina era vicino al ripiano della cucina, versò del caffè in due tazze e si avvicinò al collega.&#xA;&#34;Tieni Connorway, prima di addentrarti nella tua tana e addormentarti sulla scrivania, bevi questo&#34;, la dottoressa Cory gli mise in mano la tazza bollente e lo obbligò a sedersi.&#xA;Dopo aver preso un sorso, Connorway sembrò rilassarsi e fece qualcosa a cui pochissime persone potevano dire di aver assistito.&#xA;&#34;Sai Cory, oggi sono un po&#39; distratto, credo di aver fatto un sogno riguardo il mio primo caso&#34;.&#xA;La dottoressa fissò allibita il collega, quasi le avesse detto di aver scoperto la relazione tra viaggio nel tempo e la pausa bagno: stava per condividere un momento della sua vita e durante l&#39;orario di ufficio? Assurdo.&#xA;&#34;Intendi il tuo primo caso per la Task Force?&#34;&#xA; &#34;No, intendo il mio primo caso nella vita, fortunatamente privo di avvenimenti strambi. Ero al liceo e ho aiutato un amico che stava per finire in prigione&#34;&#xA;&#34;Non sapevo avessi amici&#34;, gli rispose Cory, che nel frattempo si era quasi strozzata per ridere della sua stessa battuta. Pessima battuta, pensò Connorway, ma decise di ignorarla. Quella mattina si sentiva in vena di condividere. Anche perché non c&#39;era molto da fare e la Task Force era in un periodo un po&#39; morto.&#xA;&#34;Ho avuto pochi amici, uno dei primi è stato David Wallace, che in una giornata di fine marzo era stato accusato di aver rubato dei soldi alla scuola. Ovviamente non poteva essere stato lui, era mio amico e io non frequento malviventi&#34;. Cory roteò gli occhi senza nascondere il disappunto per lo smisurato ego di Connorway, ma non poteva sprecare questa preziosa occasione. Gli chiese di raccontare e Connorway cominciò.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Era circa mezzogiorno e io e David stavamo per uscire dalla lezione di scienze, dopo aver concluso un interessantissimo esperimento sull&#39;accelerazione angolare. La professoressa Sheila Ferguson, una donna sulla quarantina dagli abiti troppo larghi per il suo esile corpo, gli chiese di riportare gli strumenti elettronici utilizzati per gli esperimenti di fisica. Il liceo di Blythville non era molto grande e tutti gli oggetti di valore, la strumentazione e quant&#39;altro, venivano tenuti in una sola stanza. David prese le chiavi dalla professoressa e portò al suo posto il carrello. Io nel frattempo andai in mensa e ci ritrovammo dopo una decina di minuti per pranzare assieme e andare all&#39;ultima lezione del giorno. Era una giornata come un&#39;altra e non c&#39;era nulla di diverso dal solito: compiti, un giro al paese e poi di nuovo a casa per cenare e guardare Battlestar Galactica.&#xA;Anche il giorno dopo sembrava l&#39;ennesimo uguale agli altri. Come ogni mattina incontrai David nel parcheggio, vicino alle bici e andammo agli armadietti discutendo dell&#39;episodio della sera precedente. Arrivammo all&#39;armadietto che non avevamo neanche commentato il colpo di scena finale, quando cominciarono le stranezze. Un&#39;occhialuta e impacciata Debby Kirkwood si mise a parlare con David.&#xA;Non era strano perché eravamo entrambi degli sfigati, era strano perché Debby era stata la migliore amica di David prima di mettersi con Martin Strutt, la stella promessa della squadra di football, nonché ex-migliore amico di David. Non ho mai capito bene cosa fosse successo, ma da trio, David tagliò i ponti facendoli diventare un duo. Poco tempo dopo Martin e Debby si misero insieme.&#xA;Comunque, lei gli chiese come stesse e altre domande molto specifiche. Per essere la sua ex-migliore amica sembrava piuttosto interessata a cosa avesse fatto nell&#39;ultimo periodo e la conversazione andò avanti fino al suono della campanella. Me lo ricordo bene perché nel frattempo mi stavo annoiando talmente tanto che mi misi a parlare dell&#39;episodio con Freddy il puzzolente. Lui era più sfigato di noi, se non lo avessi capito dal soprannome.&#xA;Entrai in classe con David e seguirono un paio di interminabili ore di Storia, prima che il preside Byrne non diede l&#39;annuncio all&#39;interfono con voce un po&#39; affannata: le lezioni erano sospese fino al giorno dopo. Non fece in tempo a finire la frase che il secondo dopo sembrava di essere all&#39;ultimo giorno di scuola da quanto baccano c&#39;era. Ragazzi e ragazze che urlavano e correvano via dalla classe a tutta velocità. Anche io e David ci alzammo per andarcene, ma all&#39;uscita ci bloccò una figura corpulenta e dai lunghi baffi. Il preside fermò David, mentre a me disse di andare avanti. Loro due, invece, sarebbero andatati nel suo ufficio. &#xA;Cominciarono a camminare, ma io rimasi immobile. Sentii il mio corpo ribaltarsi e il mio cervello attivarsi. Pensai che forse era successo qualcosa ai genitori di David. Forse il padre aveva avuto un incidente in auto, d&#39;altronde viaggiava molto per lavoro. Sì, non c&#39;era altra spiegazione logica.&#xA;In quel momento successe una cosa molto strana, probabilmente dovuta all&#39;adolescenza: nonostante fossi ligio alle regole, decisi di seguire di nascosto David e Byrne per capire cosa fosse successo.&#xA;Quando ripresi coscienza dei dintorni ormai tutti se ne erano andati e nel corridoio c&#39;ero solo io. Corsi per mettermi in coda agli ultimi studenti che stavano uscendo, ma invece di dirigermi al parcheggio, feci il giro dell&#39;edificio, saltai la siepe che divide il parco degli studenti da quello degli insegnanti e mi diressi sul retro. Il giardiniere Willy di solito lasciava la scaletta per potare gli alberi vicino la rimessa, la usai per arrampicarmi fino al primo piano e spiare all&#39;interno della stanza del preside.&#xA;&#xA;David era seduto su una sedia, mentre il preside era in piedi vicino all&#39;insegnante di educazione fisica, Tusk. Nessuno sembrava essersi accorto della mia presenza, soprattutto David, che al momento fissava il pavimento con gli occhi sbarrati. Non era che la conferma di quello che avevo pensato: ai suoi era successo qualcosa di grave. Ma cosa c&#39;entrava Tusk? Pochi millisecondi dopo, arrivò la risposta.&#xA;Quando Tusk parlò, era furioso, ma soprattutto brandiva un cacciavite in maniera minacciosa nei confronti di David. Non mi dovetti neanche appoggiare alla finestra per sentire le parole che mi fecero capire che la situazione era più grave del previsto.&#xA;&#34;Wallace mi devi dire dove sono finiti quei soldi, è inutile continuare questa pagliacciata. Il cacciavite e le chiavi della stanza erano nel tuo armadietto. Avresti dovuto organizzare un piano migliore se non volevi farti beccare. Ora dimmi dove sono i soldi e chiederemo alla polizia di non metterti in galera per più di una notte&#34;.&#xA;Non potevo credere che David avesse rubato dei soldi. Non avrebbe avuto motivo per farlo. Entrambi odiavamo ardentemente il football, ma David non aveva problemi di soldi e per quanto ne sapessi non era cleptomane. C&#39;era decisamente qualcosa che non tornava, qualcuno lo aveva incastrato e io, in qualità di studente geniale e amico di David, lo avrei aiutato a uscire da quella storia.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Le porte dell&#39;ascensore si aprirono e Joseph Connorway entrò all&#39;interno della Soglia, sezione Freak Events Task Force, con un passo lento. Aveva il cappotto appoggiato sul braccio destro, mentre con la sinistra si stava togliendo la borsa a tracolla, quando urtò una delle scrivanie degli agenti speciali. Non disse niente, non salutò nessuno, non prima di essere entrato nel suo ufficio, oltre il laboratorio di ricerca, e di aver riposto la sua roba. Per chi lavorava nella Task Force già da un po&#39;, era piuttosto inusuale che Connorway fosse distratto. Solitamente era di fretta: “c&#39;è sempre una faccenda burocratica da sbrigare. Sempre”. Per questo la dottoressa Cory, che come ogni mattina era vicino al ripiano della cucina, versò del caffè in due tazze e si avvicinò al collega.
“Tieni Connorway, prima di addentrarti nella tua tana e addormentarti sulla scrivania, bevi questo”, la dottoressa Cory gli mise in mano la tazza bollente e lo obbligò a sedersi.
Dopo aver preso un sorso, Connorway sembrò rilassarsi e fece qualcosa a cui pochissime persone potevano dire di aver assistito.
“Sai Cory, oggi sono un po&#39; distratto, credo di aver fatto un sogno riguardo il mio primo caso”.
La dottoressa fissò allibita il collega, quasi le avesse detto di aver scoperto la relazione tra viaggio nel tempo e la pausa bagno: stava per condividere un momento della sua vita e durante l&#39;orario di ufficio? Assurdo.
“Intendi il tuo primo caso per la Task Force?”
 ”No, intendo il mio primo caso nella vita, fortunatamente privo di avvenimenti strambi. Ero al liceo e ho aiutato un amico che stava per finire in prigione”
“Non sapevo avessi amici”, gli rispose Cory, che nel frattempo si era quasi strozzata per ridere della sua stessa battuta. Pessima battuta, pensò Connorway, ma decise di ignorarla. Quella mattina si sentiva in vena di condividere. Anche perché non c&#39;era molto da fare e la Task Force era in un periodo un po&#39; morto.
“Ho avuto pochi amici, uno dei primi è stato David Wallace, che in una giornata di fine marzo era stato accusato di aver rubato dei soldi alla scuola. Ovviamente non poteva essere stato lui, era mio amico e io non frequento malviventi”. Cory roteò gli occhi senza nascondere il disappunto per lo smisurato ego di Connorway, ma non poteva sprecare questa preziosa occasione. Gli chiese di raccontare e Connorway cominciò.</p>

<hr>

<p>Era circa mezzogiorno e io e David stavamo per uscire dalla lezione di scienze, dopo aver concluso un interessantissimo esperimento sull&#39;accelerazione angolare. La professoressa Sheila Ferguson, una donna sulla quarantina dagli abiti troppo larghi per il suo esile corpo, gli chiese di riportare gli strumenti elettronici utilizzati per gli esperimenti di fisica. Il liceo di Blythville non era molto grande e tutti gli oggetti di valore, la strumentazione e quant&#39;altro, venivano tenuti in una sola stanza. David prese le chiavi dalla professoressa e portò al suo posto il carrello. Io nel frattempo andai in mensa e ci ritrovammo dopo una decina di minuti per pranzare assieme e andare all&#39;ultima lezione del giorno. Era una giornata come un&#39;altra e non c&#39;era nulla di diverso dal solito: compiti, un giro al paese e poi di nuovo a casa per cenare e guardare Battlestar Galactica.
Anche il giorno dopo sembrava l&#39;ennesimo uguale agli altri. Come ogni mattina incontrai David nel parcheggio, vicino alle bici e andammo agli armadietti discutendo dell&#39;episodio della sera precedente. Arrivammo all&#39;armadietto che non avevamo neanche commentato il colpo di scena finale, quando cominciarono le stranezze. Un&#39;occhialuta e impacciata Debby Kirkwood si mise a parlare con David.
Non era strano perché eravamo entrambi degli sfigati, era strano perché Debby era stata la migliore amica di David prima di mettersi con Martin Strutt, la stella promessa della squadra di football, nonché ex-migliore amico di David. Non ho mai capito bene cosa fosse successo, ma da trio, David tagliò i ponti facendoli diventare un duo. Poco tempo dopo Martin e Debby si misero insieme.
Comunque, lei gli chiese come stesse e altre domande molto specifiche. Per essere la sua ex-migliore amica sembrava piuttosto interessata a cosa avesse fatto nell&#39;ultimo periodo e la conversazione andò avanti fino al suono della campanella. Me lo ricordo bene perché nel frattempo mi stavo annoiando talmente tanto che mi misi a parlare dell&#39;episodio con Freddy il puzzolente. Lui era più sfigato di noi, se non lo avessi capito dal soprannome.
Entrai in classe con David e seguirono un paio di interminabili ore di Storia, prima che il preside Byrne non diede l&#39;annuncio all&#39;interfono con voce un po&#39; affannata: le lezioni erano sospese fino al giorno dopo. Non fece in tempo a finire la frase che il secondo dopo sembrava di essere all&#39;ultimo giorno di scuola da quanto baccano c&#39;era. Ragazzi e ragazze che urlavano e correvano via dalla classe a tutta velocità. Anche io e David ci alzammo per andarcene, ma all&#39;uscita ci bloccò una figura corpulenta e dai lunghi baffi. Il preside fermò David, mentre a me disse di andare avanti. Loro due, invece, sarebbero andatati nel suo ufficio.
Cominciarono a camminare, ma io rimasi immobile. Sentii il mio corpo ribaltarsi e il mio cervello attivarsi. Pensai che forse era successo qualcosa ai genitori di David. Forse il padre aveva avuto un incidente in auto, d&#39;altronde viaggiava molto per lavoro. Sì, non c&#39;era altra spiegazione logica.
In quel momento successe una cosa molto strana, probabilmente dovuta all&#39;adolescenza: nonostante fossi ligio alle regole, decisi di seguire di nascosto David e Byrne per capire cosa fosse successo.
Quando ripresi coscienza dei dintorni ormai tutti se ne erano andati e nel corridoio c&#39;ero solo io. Corsi per mettermi in coda agli ultimi studenti che stavano uscendo, ma invece di dirigermi al parcheggio, feci il giro dell&#39;edificio, saltai la siepe che divide il parco degli studenti da quello degli insegnanti e mi diressi sul retro. Il giardiniere Willy di solito lasciava la scaletta per potare gli alberi vicino la rimessa, la usai per arrampicarmi fino al primo piano e spiare all&#39;interno della stanza del preside.</p>

<p>David era seduto su una sedia, mentre il preside era in piedi vicino all&#39;insegnante di educazione fisica, Tusk. Nessuno sembrava essersi accorto della mia presenza, soprattutto David, che al momento fissava il pavimento con gli occhi sbarrati. Non era che la conferma di quello che avevo pensato: ai suoi era successo qualcosa di grave. Ma cosa c&#39;entrava Tusk? Pochi millisecondi dopo, arrivò la risposta.
Quando Tusk parlò, era furioso, ma soprattutto brandiva un cacciavite in maniera minacciosa nei confronti di David. Non mi dovetti neanche appoggiare alla finestra per sentire le parole che mi fecero capire che la situazione era più grave del previsto.
“Wallace mi devi dire dove sono finiti quei soldi, è inutile continuare questa pagliacciata. Il cacciavite e le chiavi della stanza erano nel tuo armadietto. Avresti dovuto organizzare un piano migliore se non volevi farti beccare. Ora dimmi dove sono i soldi e chiederemo alla polizia di non metterti in galera per più di una notte”.
Non potevo credere che David avesse rubato dei soldi. Non avrebbe avuto motivo per farlo. Entrambi odiavamo ardentemente il football, ma David non aveva problemi di soldi e per quanto ne sapessi non era cleptomane. C&#39;era decisamente qualcosa che non tornava, qualcuno lo aveva incastrato e io, in qualità di studente geniale e amico di David, lo avrei aiutato a uscire da quella storia.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Does GLaDOS dream of electric sheeps?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/oyvacusg0u</guid>
      <pubDate>Sun, 04 Jan 2026 17:28:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;IA non è solo software, ma energia, acqua, infrastruttura, dati (nostri).</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/stefanostaccone/lia-non-e-solo-software-ma-energia-acqua-infrastruttura-dati-nostri-mc8y</link>
      <description>&lt;![CDATA[(e la centralizzazione non è neutrale)&#xA;&#xA;Spesso si parla delle IA come se fossero entità astratte. Alcuni utilizzatori invece le umanizzano, chiamando il proprio assistente con nomi divertenti. Spesso in definitiva l&#39;utilizzatore scrive il prompt, preme invio e ottiene quello che vuole, fine.&#xA;&#xA;Quello che i più ignorano è che quella risposta è il risultato di una catena fisica: server, rete, alimentazione, raffreddamento, sistemi ridondanti. Un elemento aggiunto alla catena, ancora più ignorato, ma il cui uso è estremamente impattante e l&#39;uso delle acque dolci.&#xA;Se guardiamo la realtà per quella che è, emerge la verità nuda e cruda: l&#39;IA non è una semplice tecnologia informatica ma una catena industriale che ha un impatto materiale devastante incorporato nella sua architettura.&#xA;&#xA;Nel mio percorso lavorativo passato e attuale (non per flexare, ma per dare contesto, ho un dottorato in ingegneria meccanica, specializzazione energia e ambiente), è capitato di ricevere richieste di progettazione di componenti meccanici per sistemi di raffreddamento di datacenter dedicati a carichi IA. Quello che già è noto dall&#39;esterno diventa ancora più chiaro quando si è un addetto ai lavori. Nel corso del tempo gli impianti sono diventati sempre più grandi, con richieste energetiche da gestire sempre maggiori. La crescita dell&#39;IA si traduce in maniera diretta e concreta in diversi punti tutti con comune denominatore: i componenti aumentano di taglia, le portate crescono, i sistemi aumentano di ridondanza, la manutenzione più critica. Questo perché la crescente densità di potenza da gestire e la richiesta di uptime (tempo in cui l&#39;apparato resta ininterrottamente acceso) non lasciano alternative.&#xA;&#xA;La crescita infrastrutturale con cui ho introdotto l&#39;argomento non è un semplice dettaglio da addetti ai lavori, ma è esattamente il cuore della questione etica. Mentre si discute di bias (pregiudizi generati lato dati e addestramento) e allucinazioni (risposte dell&#39;IA che sembrano plausibili ma sono del tutto errate), si sta ignorando quello che a mio avviso è il nodo cruciale del sistema che lega ogni problema accennato: centralizzazione dei dati e del calcolo.&#xA;&#xA;La conseguenza diretta è che come effetti collaterali, oltre alle problematiche energetiche strutturali, si è normalizzata la cessione di dati e know how (tecnico, artistico) come se fosse il prezzo inevitabile da pagare, con la promessa del miglioramento della nostra vita.&#xA;&#xA;C&#39;è da dire che sono stati bravi a farci ingoiare la pillola, e noi l&#39;abbiamo mandata giù troppo facilmente. Generalizzando, abbiamo accettato che per usare l&#39;IA dobbiamo consegnare contenuti, processi, documenti, conversazioni, competenze, foto, immagini, arte, a piattaforme terze senza alcun consenso informato reale, e senza controllo effettivo su conservazione dei nostri dati e riuso. E se ci opponiamo, alla fine con il web scraping ottengono comunque dati senza consenso.&#xA;&#xA;Se vogliamo (e mi chiedo, la vogliamo?) un&#39;IA che sia compatibile con una società libera, con privacy e limiti fisici, dobbiamo parlare di infrastrutture alternative. Anche qui, la parola chiave è sempre la stessa: decentralizzazione.&#xA;&#xA;Questo è il primo articolo dove scrivo quello che so sul tema, andando a analizzare il costo energetico dell&#39;IA, il costo dell&#39;infrastruttura (il cui impatto sul mercato dei componenti per pc non è trascurabile), il ruolo del raffreddamento e il tema dell&#39;acqua, il movimento dei dati come costo energetico e rischio per la privacy.&#xA;&#xA;Primo costo: il calcolo&#xA;&#xA;Questo è il costo che probabilmente tutti riescono facilmente a immaginare. Usando però terminologie più specifiche, il training delle IA (addestramento con dati, anche i nostri) e l&#39;inference (utilizzo dei dati attraverso un modello che trae conclusioni) richiedono una potenza sempre maggiore. Il training non si ripete tutti i giorni, quindi si sostiene un costo una tantum, un evento in sostanza. Il suo costo però è enorme.&#xA;L&#39;inference ha un costo per singola richiesta. E&#39; definibile basso, ma continuo, cumulativo e scalabile. Si hanno miliardi di richieste giornaliere.&#xA;&#xA;Questi concetti ci sembrano estremamente nuovi, in realtà la teoria è ben conosciuta da molti anni. Quello che è necessario sottolineare è che l&#39;informazione digitale non è astratta quando la manipoli nel mondo reale. &#xA;R. Landauer (1) mette un punto fondamentale: il calcolo non è gratis dal punto di vista fisico.&#xA;In sintesi, Landauer mostra che:&#xA;finché un’operazione logica è reversibile (in principio), può essere eseguita senza un minimo obbligatorio di dissipazione;&#xA;quando invece un’operazione è logicamene irreversibile (tipicamente: cancellare o “resettare” un bit, cioè comprimere molti stati possibili in uno solo), allora si perde informazione sullo stato precedente;&#xA;questa perdita di informazione implica, per i principi della termodinamica/statistica, una dissipazione minima di calore nell’ambiente: almeno Q≥k B T ln2 per ogni bit cancellato.&#xA;&#xA;Semplificando il discorso, in pratica: il limite non dice quanta energia consumano i computer di oggi (che stanno molto sopra), ma stabilisce un limite fisico inferiore e collega in modo rigoroso informazione ↔ entropia ↔ calore. È uno dei pilastri concettuali di tutta la “termodinamica dell’informazione”.&#xA;&#xA;Secondo costo: il raffreddamento (e l&#39;acqua dolce)&#xA;&#xA;Abbiamo appena collegato il calcolo con la produzione di calore. Questo significa che dal punto di vista impiantistico è necessario raffreddare i sistemi. Se i sistemi crescono, gli impianti aumentano e più calore significa più gestione termica. Il raffreddamento è la parte meno interessante per i non addetti ai lavori, ma è quella che decide la scalabilità.&#xA;Per dare dei numeri, è sufficiente pensare che attualmente se una GPU consuma 500 watt, è necessario smaltire per effetto joule la stessa quantità di calore. A questo va aggiunto il consumo di CPU, RAM, storage, alimentatori, ventole, pompe.&#xA;Il risultato pratico per chi progetta è spesso una direzione univoca: impianti più grandi e robusti, componentistica dimensionata per portate e condizioni più spinte.&#xA;&#xA;Il costo mascherato di tutto questo, oltre al conto energetico, è proprio legato al fatto che il raffreddamento implica il consumo di acqua dolce, direttamente o indirettamente. Non tutti i datacenter sono uguali, quindi i consumi di acqua possono variare, ma basta esaminare dove i più grandi sono costruiti e subito si capisce che l&#39;acqua dolce è fondamentale e che le condizioni climatiche migliorano le performance dei sistemi di raffreddamento.&#xA;&#xA;Per chi fosse interessato anche ai numeri, uno studio molto citato che ricostruisce in modo critico le stime globali dei consumi energetici dei data center è quello di Masanet et al. (2). Sul tema specifico dell’IA e acqua, negli ultimi anni ha fatto discutere Ren et al. (3), che prova a rendere visibile un costo che spesso non compare nel “conto economico” dell’utente finale. Gli studi sono di qualche anno fa e la situazione ad oggi è senz&#39;altro peggiorata.&#xA;&#xA;Non voglio però spaventare, ma responsabilizzare. Quando una tecnologia cresce e richiede più energia e più raffreddamento, non si può nascondere la cosa come se fosse un semplice dettaglio tecnico. E&#39; un vincolo fisico che influenza i costi, localizzazione degli impianti e impatti ambientali decisamente non trascurabili.&#xA;&#xA;Terzo costo: movimento dei dati&#xA;&#xA;L&#39;attuale modello dominante di oggi è semplice. Che sia da pc o da applicazioni, si raccolgono i dati/richieste, vengono mandati a un cloud, si ottiene un output. Per l&#39;utilizzatore è apparentemente molto comodo e dal punto di vista per economia di scala è potente. Questo però ha due conseguenze inevitabili.&#xA;Prima conseguenza: lo spostamento dei dati consuma energia e richiede una specifica infrastruttura. Non è il semplice viaggio di un pacchetto, ma usando termini tecnici e semplificandone in maniera estrema il significato, abbiamo:&#xA;ingest (processo che l&#39;ia usa per analizzare e capire i nostri dati);&#xA;storage (non semplici hdd, ma sistemi complessi per immagazzinare l&#39;immensa mole di dati gestiti in maniera estremamente veloce);&#xA;replicazione (copia degli stessi dati in più posti per sicurezza o velocità);&#xA;caching (memorizzazione temporanea in aree di memoria per accesso più rapido);&#xA;logging (registrazione di attività, eventi e accessi)&#xA;retrieval (recupero dei dati quando servono).&#xA;Il movimento dei dati è energia travestita da software. Più l&#39;IA è centralizzata, più quel movimento diventa parte strutturale del sistema.&#xA;Seconda conseguenza: se i dati escono dai nostri sistemi, la privacy non è una proprietà ma solo una promessa (non mantenuta).&#xA;Abbiamo normalizzato la cessione dei dati. Che siano documenti, codice, progetti, processi aziendali, know how, conversazioni personali, immagini, disegni, musica, arte in generale. Spesso li abbiamo caricati per comodità, divertimento, o necessità lavorative perché &#34;altrimenti non funziona&#34;. L&#39;abbiamo fatto senza consapevolezza di cosa viene registrato, per quanto tempo, chi lo vede, come viene utilizzato, se viene riutilizzato per scopi terzi, se diventa training data, se diventa metadato.&#xA;L&#39;architettura centralizzata crea un incentivo per il sistema, quindi i dati diventano il suo carburante. Il carburante è prezioso, quindi qualcuno lo accumula. Se qualcuno lo accumula, qualcuno accumula potere. Per questo motivo la decentralizzazione non è un capriccio ma è una risposta razionale se vogliamo ridurre l&#39;impatto energetico, proteggere la nostra privacy e know how, e evitare di restare intrappolati e dipendenti da questi sistemi.&#xA;&#xA;Quarto costo: infrastruttura e componenti (e il mercato retail che resta a secco)&#xA;&#xA;L’IA centralizzata non richiede solo energia e acqua: richiede hardware, in grandi quantità e con cicli rapidi. Si pensa che la vita utile di un datacenter sia inferiore a 5 anni, e che il loro costo in funzione della vita utile non permetterà mai di rientrare nell&#39;investimento (questo apre il discorso della &#34;bolla&#34; ma non ne parlerò qui). Quando una parte crescente della produzione di componenti ad alte prestazioni viene assorbita dai data center, succedono tre cose:&#xA;Se la domanda industriale cresce più velocemente della capacità produttiva, qualcuno resta senza componenti. Chi ci rimette quindi è il mercato retail che ha meno potere contrattuale rispetto ai grandi acquirenti.&#xA;Ammesso che la catena di fornitura regga, la pressione sulla domanda sposta prezzi e disponibilità/priorità. L&#39;utente consumer se ne accorge subito: componenti più costosi, hw di qualità destinato altrove. Pensiamo a Crucial che proprio in questi giorni ha deciso di non vendere più RAM al mercato consumer per girare tutto verso l&#39;uso sulle IA.&#xA;Se l&#39;accesso al computer diventa un problema di capitale e di contratti, allora stiamo pagando non solo maggiori costi sui componenti, ma stiamo delegando la capacità di sperimentare e innovare a una minoranza di attori. Questo è un problema sia di concorrenza che di libertà tecnologica.&#xA;&#xA;La centralizzazione non prende solo i dati, prende anche una parte crescente del diritto di calcolare.&#xA;&#xA;Decentralizzare è un obiettivo tecnico e morale&#xA;&#xA;Si parla spesso di IA come fosse un oggetto immateriale e neutrale. Non lo è e qui ho voluto mostrare che ha un corpo composto da energia, raffreddamento, acqua, infrastruttura. Ha una direzione politica incorporata: centralizzare dati e calcolo.&#xA;Questo impatta negativamente sull&#39;ambiente, sulla nostra privacy, sul nostro potere tecnologico.&#xA;Se vogliamo un&#39;IA compatibile con la privacy e con i limiti fisici del mondo reale dobbiamo smettere di pensare all&#39;IA come fossimo destinati inevitabilmente a subirla, ma trattarla come un&#39;opzione. Se e dove ne abbiamo bisogno, dobbiamo progettare un futuro dove l&#39;IA è più distribuita, locale e misurabile.&#xA;&#xA;1 - Landauer, R. (1961). Irreversibility and Heat Generation in the Computing Process. IBM Journal of Research and Development.&#xA;2 - Masanet, E., et al. (2020). Recalibrating global data center energy-use estimates. Science.&#xA;DOI: https://doi.org/10.1126/science.aba3758&#xA;3 - Ren, S., et al. (2023). Making AI Less “Thirsty”: Uncovering and Addressing the Secret Water Footprint of AI Models. arXiv.&#xA;Link: https://arxiv.org/abs/2304.03271&#xA;4 - Shehabi, A., et al. (2016). United States Data Center Energy Usage Report. LBNL.&#xA;PDF: https://eta.lbl.gov/publications/united-states-data-center-energy&#xA;5 - Parrondo, J. M. R., Horowitz, J. M., Sagawa, T. (2015). Thermodynamics of information. Nature Physics.&#xA;DOI: https://doi.org/10.1038/nphys3230&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>(e la centralizzazione non è neutrale)</em></p>

<p>Spesso si parla delle IA come se fossero entità astratte. Alcuni utilizzatori invece le umanizzano, chiamando il proprio assistente con nomi divertenti. Spesso in definitiva l&#39;utilizzatore scrive il prompt, preme invio e ottiene quello che vuole, fine.</p>

<p>Quello che i più ignorano è che quella risposta è il risultato di una catena fisica: server, rete, alimentazione, raffreddamento, sistemi ridondanti. Un elemento aggiunto alla catena, ancora più ignorato, ma il cui uso è estremamente impattante e l&#39;uso delle acque dolci.
Se guardiamo la realtà per quella che è, emerge la verità nuda e cruda: l&#39;IA non è una semplice tecnologia informatica ma una catena industriale che ha un impatto materiale devastante incorporato nella sua architettura.</p>

<p>Nel mio percorso lavorativo passato e attuale (non per flexare, ma per dare contesto, ho un dottorato in ingegneria meccanica, specializzazione energia e ambiente), è capitato di ricevere richieste di progettazione di componenti meccanici per sistemi di raffreddamento di datacenter dedicati a carichi IA. Quello che già è noto dall&#39;esterno diventa ancora più chiaro quando si è un addetto ai lavori. Nel corso del tempo gli impianti sono diventati sempre più grandi, con richieste energetiche da gestire sempre maggiori. La crescita dell&#39;IA si traduce in maniera diretta e concreta in diversi punti tutti con comune denominatore: i componenti aumentano di taglia, le portate crescono, i sistemi aumentano di ridondanza, la manutenzione più critica. Questo perché la crescente densità di potenza da gestire e la richiesta di uptime (tempo in cui l&#39;apparato resta ininterrottamente acceso) non lasciano alternative.</p>

<p>La crescita infrastrutturale con cui ho introdotto l&#39;argomento non è un semplice dettaglio da addetti ai lavori, ma è esattamente il cuore della questione etica. Mentre si discute di bias (pregiudizi generati lato dati e addestramento) e allucinazioni (risposte dell&#39;IA che sembrano plausibili ma sono del tutto errate), si sta ignorando quello che a mio avviso è il nodo cruciale del sistema che lega ogni problema accennato: <strong>centralizzazione dei dati e del calcolo.</strong></p>

<p>La conseguenza diretta è che come effetti collaterali, oltre alle problematiche energetiche strutturali, si è normalizzata la cessione di dati e know how (tecnico, artistico) come se fosse il prezzo inevitabile da pagare, con la promessa del miglioramento della nostra vita.</p>

<p>C&#39;è da dire che sono stati bravi a farci ingoiare la pillola, e noi l&#39;abbiamo mandata giù troppo facilmente. Generalizzando, abbiamo accettato che per usare l&#39;IA dobbiamo consegnare contenuti, processi, documenti, conversazioni, competenze, foto, immagini, arte, a piattaforme terze senza alcun consenso informato reale, e senza controllo effettivo su conservazione dei nostri dati e riuso. E se ci opponiamo, alla fine con il web scraping ottengono comunque dati senza consenso.</p>

<p>Se vogliamo (e mi chiedo, la vogliamo?) un&#39;IA che sia compatibile con una società libera, con privacy e limiti fisici, dobbiamo parlare di infrastrutture alternative. Anche qui, la parola chiave è sempre la stessa: <strong>decentralizzazione.</strong></p>

<p>Questo è il primo articolo dove scrivo quello che so sul tema, andando a analizzare il costo energetico dell&#39;IA, il costo dell&#39;infrastruttura (il cui impatto sul mercato dei componenti per pc non è trascurabile), il ruolo del raffreddamento e il tema dell&#39;acqua, il movimento dei dati come costo energetico e rischio per la privacy.</p>

<h2 id="primo-costo-il-calcolo">Primo costo: il calcolo</h2>

<p>Questo è il costo che probabilmente tutti riescono facilmente a immaginare. Usando però terminologie più specifiche, il training delle IA (addestramento con dati, anche i nostri) e l&#39;inference (utilizzo dei dati attraverso un modello che trae conclusioni) richiedono una potenza sempre maggiore. Il training non si ripete tutti i giorni, quindi si sostiene un costo una tantum, un evento in sostanza. Il suo costo però è enorme.
L&#39;inference ha un costo per singola richiesta. E&#39; definibile basso, ma continuo, cumulativo e scalabile. Si hanno miliardi di richieste giornaliere.</p>

<p>Questi concetti ci sembrano estremamente nuovi, in realtà la teoria è ben conosciuta da molti anni. Quello che è necessario sottolineare è che <strong>l&#39;informazione digitale non è astratta quando la manipoli nel mondo reale.</strong>
R. Landauer (1) mette un punto fondamentale: il calcolo non è gratis dal punto di vista fisico.
In sintesi, Landauer mostra che:
– finché un’operazione logica è reversibile (in principio), può essere eseguita senza un minimo obbligatorio di dissipazione;
– quando invece un’operazione è logicamene irreversibile (tipicamente: cancellare o “resettare” un bit, cioè comprimere molti stati possibili in uno solo), allora si perde informazione sullo stato precedente;
– questa perdita di informazione implica, per i principi della termodinamica/statistica, una dissipazione minima di calore nell’ambiente: almeno <strong>Q≥k B T ln2</strong> per ogni bit cancellato.</p>

<p><strong>Semplificando il discorso, in pratica</strong>: il limite non dice quanta energia consumano i computer di oggi (che stanno molto sopra), ma stabilisce un limite fisico inferiore e collega in modo rigoroso informazione ↔ entropia ↔ calore. È uno dei pilastri concettuali di tutta la “termodinamica dell’informazione”.</p>

<h2 id="secondo-costo-il-raffreddamento-e-l-acqua-dolce">Secondo costo: il raffreddamento (e l&#39;acqua dolce)</h2>

<p>Abbiamo appena collegato il calcolo con la produzione di calore. Questo significa che dal punto di vista impiantistico è necessario raffreddare i sistemi. Se i sistemi crescono, gli impianti aumentano e più calore significa più gestione termica. Il raffreddamento è la parte meno interessante per i non addetti ai lavori, ma è quella che decide la scalabilità.
Per dare dei numeri, è sufficiente pensare che attualmente se una GPU consuma 500 watt, è necessario smaltire per effetto joule la stessa quantità di calore. A questo va aggiunto il consumo di CPU, RAM, storage, alimentatori, ventole, pompe.
Il risultato pratico per chi progetta è spesso una direzione univoca: impianti più grandi e robusti, componentistica dimensionata per portate e condizioni più spinte.</p>

<p>Il costo mascherato di tutto questo, oltre al conto energetico, è proprio legato al fatto che il raffreddamento implica il consumo di acqua dolce, direttamente o indirettamente. Non tutti i datacenter sono uguali, quindi i consumi di acqua possono variare, ma basta esaminare dove i più grandi sono costruiti e subito si capisce che l&#39;acqua dolce è fondamentale e che le condizioni climatiche migliorano le performance dei sistemi di raffreddamento.</p>

<p>Per chi fosse interessato anche ai numeri, uno studio molto citato che ricostruisce in modo critico le stime globali dei consumi energetici dei data center è quello di Masanet et al. (2). Sul tema specifico dell’IA e acqua, negli ultimi anni ha fatto discutere Ren et al. (3), che prova a rendere visibile un costo che spesso non compare nel “conto economico” dell’utente finale. Gli studi sono di qualche anno fa e la situazione ad oggi è senz&#39;altro peggiorata.</p>

<p>Non voglio però spaventare, ma responsabilizzare. Quando una tecnologia cresce e richiede più energia e più raffreddamento, non si può nascondere la cosa come se fosse un semplice dettaglio tecnico. E&#39; un vincolo fisico che influenza i costi, localizzazione degli impianti e impatti ambientali decisamente non trascurabili.</p>

<h2 id="terzo-costo-movimento-dei-dati">Terzo costo: movimento dei dati</h2>

<p>L&#39;attuale modello dominante di oggi è semplice. Che sia da pc o da applicazioni, si raccolgono i dati/richieste, vengono mandati a un cloud, si ottiene un output. Per l&#39;utilizzatore è apparentemente molto comodo e dal punto di vista per economia di scala è potente. Questo però ha <strong>due conseguenze inevitabili.</strong>
Prima conseguenza: lo spostamento dei dati consuma energia e richiede una specifica infrastruttura. Non è il semplice viaggio di un pacchetto, ma usando termini tecnici e semplificandone in maniera estrema il significato, abbiamo:
– ingest (processo che l&#39;ia usa per analizzare e capire i nostri dati);
– storage (non semplici hdd, ma sistemi complessi per immagazzinare l&#39;immensa mole di dati gestiti in maniera estremamente veloce);
– replicazione (copia degli stessi dati in più posti per sicurezza o velocità);
– caching (memorizzazione temporanea in aree di memoria per accesso più rapido);
– logging (registrazione di attività, eventi e accessi)
– retrieval (recupero dei dati quando servono).
Il movimento dei dati è energia travestita da software. Più l&#39;IA è centralizzata, più quel movimento diventa parte strutturale del sistema.
Seconda conseguenza: se i dati escono dai nostri sistemi, la privacy non è una proprietà ma solo una promessa (non mantenuta).
Abbiamo normalizzato la cessione dei dati. Che siano documenti, codice, progetti, processi aziendali, know how, conversazioni personali, immagini, disegni, musica, arte in generale. Spesso li abbiamo caricati per comodità, divertimento, o necessità lavorative perché “altrimenti non funziona”. L&#39;abbiamo fatto senza consapevolezza di cosa viene registrato, per quanto tempo, chi lo vede, come viene utilizzato, se viene riutilizzato per scopi terzi, se diventa training data, se diventa metadato.
L&#39;architettura centralizzata crea un incentivo per il sistema, quindi <strong>i dati diventano il suo carburante.</strong> Il carburante è prezioso, quindi qualcuno lo accumula. Se qualcuno lo accumula, qualcuno accumula potere. Per questo motivo la decentralizzazione non è un capriccio ma è una risposta razionale se vogliamo ridurre l&#39;impatto energetico, proteggere la nostra privacy e know how, e evitare di restare intrappolati e dipendenti da questi sistemi.</p>

<h2 id="quarto-costo-infrastruttura-e-componenti-e-il-mercato-retail-che-resta-a-secco">Quarto costo: infrastruttura e componenti (e il mercato retail che resta a secco)</h2>

<p>L’IA centralizzata non richiede solo energia e acqua: richiede hardware, in grandi quantità e con cicli rapidi. Si pensa che la vita utile di un datacenter sia inferiore a 5 anni, e che il loro costo in funzione della vita utile non permetterà mai di rientrare nell&#39;investimento (questo apre il discorso della “bolla” ma non ne parlerò qui). Quando una parte crescente della produzione di componenti ad alte prestazioni viene assorbita dai data center, succedono tre cose:
– Se la domanda industriale cresce più velocemente della capacità produttiva, qualcuno resta senza componenti. Chi ci rimette quindi è il mercato retail che ha meno potere contrattuale rispetto ai grandi acquirenti.
– Ammesso che la catena di fornitura regga, la pressione sulla domanda sposta prezzi e disponibilità/priorità. L&#39;utente consumer se ne accorge subito: componenti più costosi, hw di qualità destinato altrove. Pensiamo a Crucial che proprio in questi giorni ha deciso di non vendere più RAM al mercato consumer per girare tutto verso l&#39;uso sulle IA.
– Se l&#39;accesso al computer diventa un problema di capitale e di contratti, allora stiamo pagando non solo maggiori costi sui componenti, ma stiamo delegando la capacità di sperimentare e innovare a una minoranza di attori. Questo è un problema sia di concorrenza che di libertà tecnologica.</p>

<p><strong>La centralizzazione non prende solo i dati, prende anche una parte crescente del diritto di calcolare.</strong></p>

<h2 id="decentralizzare-è-un-obiettivo-tecnico-e-morale">Decentralizzare è un obiettivo tecnico e morale</h2>

<p>Si parla spesso di IA come fosse un oggetto immateriale e neutrale. Non lo è e qui ho voluto mostrare che ha un corpo composto da energia, raffreddamento, acqua, infrastruttura. Ha una direzione politica incorporata: centralizzare dati e calcolo.
Questo impatta negativamente sull&#39;ambiente, sulla nostra privacy, sul nostro potere tecnologico.
Se vogliamo un&#39;IA compatibile con la privacy e con i limiti fisici del mondo reale dobbiamo smettere di pensare all&#39;IA come fossimo destinati inevitabilmente a subirla, ma trattarla come un&#39;opzione. Se e dove ne abbiamo bisogno, dobbiamo progettare un futuro dove l&#39;IA è più distribuita, locale e misurabile.</p>

<p>1 – Landauer, R. (1961). Irreversibility and Heat Generation in the Computing Process. IBM Journal of Research and Development.
2 – Masanet, E., et al. (2020). Recalibrating global data center energy-use estimates. Science.
DOI: <a href="https://doi.org/10.1126/science.aba3758" rel="nofollow">https://doi.org/10.1126/science.aba3758</a>
3 – Ren, S., et al. (2023). Making AI Less “Thirsty”: Uncovering and Addressing the Secret Water Footprint of AI Models. arXiv.
Link: <a href="https://arxiv.org/abs/2304.03271" rel="nofollow">https://arxiv.org/abs/2304.03271</a>
4 – Shehabi, A., et al. (2016). United States Data Center Energy Usage Report. LBNL.
PDF: <a href="https://eta.lbl.gov/publications/united-states-data-center-energy" rel="nofollow">https://eta.lbl.gov/publications/united-states-data-center-energy</a>
5 – Parrondo, J. M. R., Horowitz, J. M., Sagawa, T. (2015). Thermodynamics of information. Nature Physics.
DOI: <a href="https://doi.org/10.1038/nphys3230" rel="nofollow">https://doi.org/10.1038/nphys3230</a></p>
]]></content:encoded>
      <author>stefanostaccone</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/5nggr0jtax</guid>
      <pubDate>Sun, 04 Jan 2026 11:59:06 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La vigilia di Natale di quando ero bambino</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/la-vigilia-di-natale-di-quando-ero-bambino</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Siamo quasi alla fine dell&#39;anno, sono fuori tempo massimo o troppo in anticipo per la sua prossima iterazione, ma ora posso scriverne.&#xA;Per le festività natalizie andavamo da mia zia, pranzo o cena che fosse, e il mio giorno preferito era quello della vigilia, seguito dall&#39;ultimo dell&#39;anno. Intanto, sono del Sud: non mi pare proprio sia una consuetudine nazionale, ma sotto una certa latitudine c&#39;è il cenone della vigilia.&#xA;E la preparazione iniziava il pomeriggio, con la preparazione delle anguille, le sfuggevoli anguille.&#xA;!--more--&#xA;La casa di mia zia stava nel centro storico, che in molti paesoni brutti del Sud è un modo falso e gentile per riferirsi alla zona più degradata e abbandonata, un agglomerato di case mangiate dall&#39;umidità e dallo sfacelo, inghiottite dal buio, l&#39;unico tipo di casa alla portata dei più poveri.&#xA;Due piani, giù una stanzetta di pochi metri quadri collegata a un cucinino ancora più stretto e al salone, l&#39;unico locale di una metratura approssimativamente umana. Al piano di sopra si accedeva da una scala ricavata da putrelle di ferro, queste sì solide (probabilmente, se il terremoto del 1980 fosse capitato più vicino, quelle putresse sarebbero state l&#39;unica cosa a salvarsi di quell&#39;isolato marcio).&#xA;Sotto il triangolo disegnato dalla scala, lavorava mio nonno quando faceva il ciabattino. Sì, in uno spazio ridicolo che oggi forse associamo di più alle immagini di Kowloon, uno spazio risicato anche in altezza ed era un attimo alzarsi e picchiare la testa su una putrella di ferro.&#xA;Al piano di sopra, la stanza da letto e il bagno.  &#xA;&#xA;Mia mamma e mia zia se ne stavano quasi tutto il tempo nel cucinino, iniziando col litigare con le anguille, che erano sempre e comunque vive e istintivamente, naturalmente portate alla sopravvivenza. Era il regno della frittura, c&#39;era anche il baccalà, e tutti quanti dovevano starne fuori e accontentarsi del puzzo del fritto e dello sfrigolio dell&#39;olio.  &#xA;&#xA;Era tutto buio, sostanzialmente: la casa era al piano terra di un palazzo tra palazzi, il sole vi faceva capolino soltanto per poco, quel che rifletteva dalle pareti una volta bianche delle mura circostanti. Ogni locale doveva accontentarsi di una lampadina o di un neon, tranne il salone che si meritava addirittura un lampadario. La sensazione complessiva, però, era di quel buio che non si riesce a sconfiggere.  &#xA;&#xA;Il riscaldamento... parola grossa, comunque dalla cucina arrivava un certo calore e nello stanzino d&#39;ingresso c&#39;era una stufetta elettrica che faceva il possibile; solitamente, a quelle stufette prima o poi si rompe uno degli elementi riscaldanti e quelle nostre erano sempre così. Probabilmente, in qualche misura ci aiutavano anche le lampadine, le lampadinacce di una volta, quelle che consumavano quanto un forno elettrico e illuminavano quanto un cero votivo. Più avanti, la stufetta venne sostituita dalla stufa a gas col bombolone, che solitamente finiva proprio in quei giorni.&#xA;&#xA;Su quelle stufe, comunque, ci accendevo i fitti-fitti.&#xA;Si chiamano stelline nel resto d&#39;Italia, nel napoletano stelletelle o, più comunemente, fitti-fitti. Avrete capito di cosa stia parlando, ma so essere ridondante e specifico: quei bastoncini composti da un&#39;anima di filo di ferro immersa in una qualche miscela chimica che, innescato il fuoco, si concretizza nella distribuzione copiosa e gioiosa di scintille nel raggio di una ventina di centimetri, esaurendosi in un rumore caratteristico.&#xA;Bottigliette di champagne a parte (quelle cosine di plastica col filo che sbuca), era l&#39;unico fuoco d&#39;artificio a cui avessi accesso. Mio cugino, più grande, poteva dilettarsi con una scatolina di miniciccioli da far durare tutto il periodo delle feste, facendoli esplodere nel cortile del palazzo, ma in famiglia non siamo mai stati amanti di questa barbarie. Champagne, fitti-fitti e miniciccioli, basta: inoltre, non è che avessimo soldi in eccesso da bruciare.  &#xA;&#xA;Poi c&#39;erano i cartoni animati: più o meno sempre gli stessi titoli: come oggi abbiamo Una poltrona per due, all&#39;epoca c&#39;erano i film di Asterix, dei Puffi e dei robottoni di Go Nagai. Mi faceva impazzire di meraviglia vedere Devilman e Mazinga Z insieme, oppure, Goldrake coi Mazinga, le spalle comiche e gli altri personaggi mischiati e immischiati. Sulle reti private, invece, era consuetudine trasmettere un cartone animato russo, con la principessa delle nevi. Non il giorno della vigilia, probabilmente, ma in quel periodo e mi piaceva guardare anche quello.&#xA;Insomma: tra le sortite in cucina a spiare cosa bollisse in pentola o friggesse in padella, i robottoni, Asterix che prendeva a sberle i Romani, i Puffi e i fitti-fitti, quel pomeriggio non sembrava finire mai, ma poi finiva, tornava mio zio da lavoro, faceva il macellaio, e ci si metteva a tavola dopo poco.  &#xA;&#xA;Il cenone della vigilia è a base di pesce e il primo piatto erano spaghetti con vongole o lupini (vongole se ci sentivamo particolarmente ricchi), poi fritto di anguille e baccalà, frutta secca e dolci.&#xA;Le varie pietanze erano intervallate/accompagnate dalla classica insalata di rinforzo e dai finocchi, questi &#34;per sgrassare&#34;. L&#39;insalata di rinforzo era, appunto, un&#39;insalata di cavolo bollito, alici salate, olive verdi e nere, cipolline in agrodolce, papaccelle (strisce di peperoni tondeggianti, grossi al massimo quanto un pugno, marinati in aceto, spesso anche piccanti), altri vegetali... si chiama di rinforzo perché, successivamente, ci finivano dentro gli avanzi, come per esempio i pezzetti di baccalà avanzati. Il contenitore dell&#39;insalata di rinforzo andava avanti e indietro dalla vigilia al primo dell&#39;anno.&#xA;Poi la frutta secca: noci, arachidi, mandorle, nocciole, ceci e semi di zucca tostati. Datteri, fichi bianchi e neri, oggi si trovano solo quelli bianchi. Prugne secche.&#xA;I dolci, con roccocò, mustaccioli e anginetti. Solitamente li compravamo già fatti, ma mia zia si provava, ogni anno, coi roccocò, sempre con lo stesso risultato: erano duri come la pietra. Li portava in tavolta e lo scambio di battute seguente era sempre lo stesso:  &#xA;&#xA;\- Ho fatto i roccocò, ma quest&#39;anno, chissà come mai...&#xA;\- ... sono venuti un poco duri.  &#xA;&#xA;Era mio padre quello che si occupava di far notare la cosa e, effettivamente, erano buoni per piantare i chiodi. Così mangiavamo quelli comprati altrove, mentre quei pezzi di marmo finivano inzuppati nel latte, nei giorni a seguire, o mangiucchiati dalle dentature più audaci.  &#xA;&#xA;Poi c&#39;era la tombolata, e si rideva quando a dare i numeri (letteralmente) era mio zio, che si diceva un gran bevitore, capace di resistere a chissà quanti litri di vino, in realtà era già ubriaco dopo mezzo bicchiere e partivano racconti militareschi di imprese epiche e avventure in posti esotici che neanche Sandokan, quando tutto quello che aveva fatto, e che avrebbe fatto per la vita che gli restava, era andare dalla casa alla macelleria e ritornare.&#xA;Un bicchiere intero e partivano le canzoni e i balli, ma si faceva il possibile per non arrivare a questi estremi.&#xA;Il panariello poi passava a mia zia, che ha sempre avuto una vista pessima, solo parzialmente mitigata dagli occhiali spessissimi, ogni numero era un&#39;incognita o una runa da decifrare. Lo stesso numero sembrava uscire più volte e bisognava ricontrollare, quei giri di tombola duravano troppo più del dovuto.  &#xA;&#xA;Infine, pandoro o panettone, più frequentemente il primo (c&#39;era sempre qualcuno non mi piacciono i passeri (l&#39;uva passa), i canditi, la glassa è troppo dolce...); li facevamo scaldare davanti alla stufa/stufetta, qualche volta dimenticandoceli pure.&#xA;Difficilmente si aspettava la mezzanotte, lo spumante lo stappavamo con un certo anticipo e la scatola del pandoro/panettone me la portavo sempre a casa, perché ci ritagliavo una feritoia per gli occhi e diventavano gli elmi di Guerre Stellari.&#xA;Il tipico mascherone di Darth Vader rosa Bauli.  &#xA;&#xA;Anche il cenone dell&#39;ultimo si concludeva con un certo anticipo: era meglio non trovarsi in strada nel momento cruciale, perché il resto della popolazione non si limitava a champagne, fitti-fitti e miniciccioli.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Siamo quasi alla fine dell&#39;anno, sono fuori tempo massimo o troppo in anticipo per la sua prossima iterazione, ma ora posso scriverne.
Per le festività natalizie andavamo da mia zia, pranzo o cena che fosse, e il mio giorno preferito era quello della vigilia, seguito dall&#39;ultimo dell&#39;anno. Intanto, sono del Sud: non mi pare proprio sia una consuetudine nazionale, ma sotto una certa latitudine c&#39;è il cenone della vigilia.
E la preparazione iniziava il pomeriggio, con la preparazione delle anguille, le sfuggevoli anguille.

La casa di mia zia stava nel centro storico, che in molti paesoni brutti del Sud è un modo falso e gentile per riferirsi alla zona più degradata e abbandonata, un agglomerato di case mangiate dall&#39;umidità e dallo sfacelo, inghiottite dal buio, l&#39;unico tipo di casa alla portata dei più poveri.
Due piani, giù una stanzetta di pochi metri quadri collegata a un cucinino ancora più stretto e al salone, l&#39;unico locale di una metratura approssimativamente umana. Al piano di sopra si accedeva da una scala ricavata da putrelle di ferro, queste sì solide (probabilmente, se il terremoto del 1980 fosse capitato più vicino, quelle putresse sarebbero state l&#39;unica cosa a salvarsi di quell&#39;isolato marcio).
Sotto il triangolo disegnato dalla scala, lavorava mio nonno quando faceva il ciabattino. Sì, in uno spazio ridicolo che oggi forse associamo di più alle immagini di Kowloon, uno spazio risicato anche in altezza ed era un attimo alzarsi e picchiare la testa su una putrella di ferro.
Al piano di sopra, la stanza da letto e il bagno.</p>

<p>Mia mamma e mia zia se ne stavano quasi tutto il tempo nel cucinino, iniziando col litigare con le anguille, che erano sempre e comunque vive e istintivamente, naturalmente portate alla sopravvivenza. Era il regno della frittura, c&#39;era anche il baccalà, e tutti quanti dovevano starne fuori e accontentarsi del puzzo del fritto e dello sfrigolio dell&#39;olio.</p>

<p>Era tutto buio, sostanzialmente: la casa era al piano terra di un palazzo tra palazzi, il sole vi faceva capolino soltanto per poco, quel che rifletteva dalle pareti una volta bianche delle mura circostanti. Ogni locale doveva accontentarsi di una lampadina o di un neon, tranne il salone che si meritava addirittura un lampadario. La sensazione complessiva, però, era di quel buio che non si riesce a sconfiggere.</p>

<p>Il riscaldamento... parola grossa, comunque dalla cucina arrivava un certo calore e nello stanzino d&#39;ingresso c&#39;era una stufetta elettrica che faceva il possibile; solitamente, a quelle stufette prima o poi si rompe uno degli elementi riscaldanti e quelle nostre erano sempre così. Probabilmente, in qualche misura ci aiutavano anche le lampadine, le lampadinacce di una volta, quelle che consumavano quanto un forno elettrico e illuminavano quanto un cero votivo. Più avanti, la stufetta venne sostituita dalla stufa a gas col bombolone, che solitamente finiva proprio in quei giorni.</p>

<p>Su quelle stufe, comunque, ci accendevo i <em>fitti-fitti.</em>
Si chiamano stelline nel resto d&#39;Italia, nel napoletano <em>stelletelle</em> o, più comunemente, <em>fitti-fitti.</em> Avrete capito di cosa stia parlando, ma so essere ridondante e specifico: quei bastoncini composti da un&#39;anima di filo di ferro immersa in una qualche miscela chimica che, innescato il fuoco, si concretizza nella distribuzione copiosa e gioiosa di scintille nel raggio di una ventina di centimetri, esaurendosi in un rumore caratteristico.
Bottigliette di champagne a parte (quelle cosine di plastica col filo che sbuca), era l&#39;unico fuoco d&#39;artificio a cui avessi accesso. Mio cugino, più grande, poteva dilettarsi con una scatolina di miniciccioli da far durare tutto il periodo delle feste, facendoli esplodere nel cortile del palazzo, ma in famiglia non siamo mai stati amanti di questa barbarie. Champagne, fitti-fitti e miniciccioli, basta: inoltre, non è che avessimo soldi in eccesso da bruciare.</p>

<p>Poi c&#39;erano i cartoni animati: più o meno sempre gli stessi titoli: come oggi abbiamo Una poltrona per due, all&#39;epoca c&#39;erano i film di Asterix, dei Puffi e dei robottoni di Go Nagai. Mi faceva impazzire di meraviglia vedere Devilman e Mazinga Z insieme, oppure, Goldrake coi Mazinga, le spalle comiche e gli altri personaggi mischiati e immischiati. Sulle reti private, invece, era consuetudine trasmettere un cartone animato russo, con la principessa delle nevi. Non il giorno della vigilia, probabilmente, ma in quel periodo e mi piaceva guardare anche quello.
Insomma: tra le sortite in cucina a spiare cosa bollisse in pentola o friggesse in padella, i robottoni, Asterix che prendeva a sberle i Romani, i Puffi e i fitti-fitti, quel pomeriggio non sembrava finire mai, ma poi finiva, tornava mio zio da lavoro, faceva il macellaio, e ci si metteva a tavola dopo poco.</p>

<p>Il cenone della vigilia è a base di pesce e il primo piatto erano spaghetti con vongole o lupini (vongole se ci sentivamo particolarmente ricchi), poi fritto di anguille e baccalà, frutta secca e dolci.
Le varie pietanze erano intervallate/accompagnate dalla classica <em>insalata di rinforzo</em> e dai finocchi, questi “per sgrassare”. L&#39;insalata di rinforzo era, appunto, un&#39;insalata di cavolo bollito, alici salate, olive verdi e nere, cipolline in agrodolce, papaccelle (strisce di peperoni tondeggianti, grossi al massimo quanto un pugno, marinati in aceto, spesso anche piccanti), altri vegetali... si chiama di rinforzo perché, successivamente, ci finivano dentro gli avanzi, come per esempio i pezzetti di baccalà avanzati. Il contenitore dell&#39;insalata di rinforzo andava avanti e indietro dalla vigilia al primo dell&#39;anno.
Poi la frutta secca: noci, arachidi, mandorle, nocciole, ceci e semi di zucca tostati. Datteri, fichi bianchi e neri, oggi si trovano solo quelli bianchi. Prugne secche.
I dolci, con roccocò, mustaccioli e anginetti. Solitamente li compravamo già fatti, ma mia zia si provava, ogni anno, coi roccocò, sempre con lo stesso risultato: erano duri come la pietra. Li portava in tavolta e lo scambio di battute seguente era sempre lo stesso:</p>

<p>- <em>Ho fatto i roccocò, ma quest&#39;anno, chissà come mai...</em>
- <em>... sono venuti un poco duri.</em></p>

<p>Era mio padre quello che si occupava di far notare la cosa e, effettivamente, erano buoni per piantare i chiodi. Così mangiavamo quelli comprati altrove, mentre quei pezzi di marmo finivano inzuppati nel latte, nei giorni a seguire, o mangiucchiati dalle dentature più audaci.</p>

<p>Poi c&#39;era la tombolata, e si rideva quando a dare i numeri (letteralmente) era mio zio, che si diceva un gran bevitore, capace di resistere a chissà quanti litri di vino, in realtà era già ubriaco dopo mezzo bicchiere e partivano racconti militareschi di imprese epiche e avventure in posti esotici che neanche Sandokan, quando tutto quello che aveva fatto, e che avrebbe fatto per la vita che gli restava, era andare dalla casa alla macelleria e ritornare.
Un bicchiere intero e partivano le canzoni e i balli, ma si faceva il possibile per non arrivare a questi estremi.
Il <em>panariello</em> poi passava a mia zia, che ha sempre avuto una vista pessima, solo parzialmente mitigata dagli occhiali spessissimi, ogni numero era un&#39;incognita o una runa da decifrare. Lo stesso numero sembrava uscire più volte e bisognava ricontrollare, quei giri di tombola duravano troppo più del dovuto.</p>

<p>Infine, pandoro o panettone, più frequentemente il primo (c&#39;era sempre qualcuno <em>non mi piacciono i passeri (l&#39;uva passa), i canditi, la glassa è troppo dolce...</em>); li facevamo scaldare davanti alla stufa/stufetta, qualche volta dimenticandoceli pure.
Difficilmente si aspettava la mezzanotte, lo spumante lo stappavamo con un certo anticipo e la scatola del pandoro/panettone me la portavo sempre a casa, perché ci ritagliavo una feritoia per gli occhi e diventavano gli elmi di Guerre Stellari.
Il tipico mascherone di Darth Vader rosa Bauli.</p>

<p>Anche il cenone dell&#39;ultimo si concludeva con un certo anticipo: era meglio non trovarsi in strada nel momento cruciale, perché il resto della popolazione non si limitava a champagne, fitti-fitti e miniciccioli.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1vr26vg9yb</guid>
      <pubDate>Tue, 30 Dec 2025 07:54:51 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>A proposito di linguaggio, immaginario e prassi concreta</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-linguaggio-immaginario-e-prassi-concreta</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Questo articolo è una prosecuzione ideale di A proposito di guru laici, autenticità e utopia; raccomando caldamente di recuperarsi la &#34;scorsa puntata&#34;.&#xA;&#xA;Le ferie con Unicorn Overlord&#xA;&#xA;Sono le vacanze di Natale, e sei attaccato ai videogiochi. C&#39;è un impero dispotico che ha sottomesso tutto il mondo conosciuto, grazie a una magia nera che fa il lavaggio del cervello agli oppositori e li riduce a docili servi del regime. C&#39;è un legittimo principe dai capelli blu a capo di una piccola banda di guerrieri lealisti, con in pugno un&#39;arma segreta: un anello sacro, una reliquia del culto del Padre Celeste, la cui carica mistica può sciogliere l&#39;ipnosi dell&#39;imperatore malvagio. Ci sono piccoli gruppi di insorti irriducibili sparsi per tutto il mondo, dalla foresta lussureggiante degli Elfi alle tundre gelate dei Feridi, tutti messi all&#39;angolo dalla repressione imperiale... tutti perfettamente capaci di riprendersi e vincere, se al momento giusto il nobile principe arriverà a colpire il nemico dove fa più male e a ribaltare le sorti della battaglia. &#xA;&#xA;Sono le vacanze di Natale e stai liberando dalla tirannide un mondo di codice dove sono solo i soldati imperiali a morire, mentre i ribelli si riprendono sempre, e dove l&#39;interfaccia ti preavvisa prima chi prevarrà in uno scontro fra due battaglioni. E dove ci sono abbastanza risorse naturali, pronte alla raccolta, da rimettere in sesto l&#39;economia di tutti i borghi che l&#39;impero ha devastato e ultratassato, assicurando un benessere pan-continentale attraverso un&#39;economia pre-industriale.&#xA;&#xA;Fin qui va tutto bene...&#xA;&#xA;In casa tua.&#xA;&#xA;Fuori di casa tua, nel mondo di atomi, i più ricchi e potenti Stati del mondo sono tutti già in mano a despoti guerrafondai, in ciascun Paese la repressione arresta sfratta e ammazza, e non c&#39;è nessun Padre Celeste a donarci il miracolo salvifico. A ben guardare, non abbiamo nemmeno il principe carismatico benedetto dal Signore Iddio che possa guidare la guerra di liberazione: abbiamo i vari tiranni pronti a sganciarsi le bombe atomiche l&#39;uno contro l&#39;altro.&#xA;E la nostra economia potrebbe robotizzarsi e assicurare benessere diffuso, invece ci sta trascinando verso l&#39;inabitabilità del pianeta. &#xA;&#xA;Però fin qui tutto bene...&#xA;&#xA;Fra il manganello e la cattedra&#xA;&#xA;Qui nel mondo di atomi, sono cinque mesi che qui in Italia i nostri simpatici despoti mussoliniani demoliscono quelle che, a loro giudizio, sono le cittadelle dei ribelli facinorosi: a luglio, qui a Milano, il centro sociale Leoncavallo è stato espugnato a sorpresa mentre la piazzaforte era bella che vuota (e molti sarcastici complimenti ai suoi difensori assenteisti); pochi giorni fa, a Torino, l&#39;Askatasuna è caduto sotto un assalto di proporzioni bibliche, e in effetti quello spiegamento di armati è servito a ricacciare indietro una tentata controffensiva. Da bravo sinistronzo abitante delle metropoli, sono colpevolmente ignorante di cosa accade in provincia, ma il passaparola delle staffette parla di nubi addensate su tutto il Triveneto, di tempesta lungo il medio Adriatico dalle Marche all&#39;Abruzzo, di una morsa che si stringe nel cuore di Roma attorno al Forte Prenestino; ma se tutte le strade portano ancora a Roma, e se il Forte è il centro sociale più grande d&#39;Europa, il sacco del Forte segnerebbe la disfatta di tutto quel mondo che crede a un&#39;alternativa rispetto alle gerarchie finalizzate al lucro, un&#39;alternativa fatta di autogestione e condivisione.&#xA;&#xA;Ma esiste davvero, quel mondo alternativo? &#xA;&#xA;No raga, perché ora vi invito a dare un occhio alle valutazioni in merito (per altro, proficuamente discordanti sul alcuni punti) che propongono Valerio Mattioli su «Rivista Studio» e Christian Raimo su «Jacobin Italia» (e grazie all&#39;Archivio Grafton9 per la segnalazione degli articoli!). &#xA;&#xA;Letto? Bene&#xA;&#xA;La percepite anche voi, questa patina di distanza e astrazione nell&#39;analisi, questo mantenere il discorso su un piano teoretico e cerebrale, tutto a parlare di &#34;laboratori culturali&#34;, &#34;glitch nella matrice urbana&#34;, &#34;desiderio&#34;, &#34;dispositivo immaginifico&#34;... e autoproduzione editoriale?  &#xA;Insomma, a sentire Mattioli e Raimo, i centri sociali sarebbero stati un&#39;esperienza cruciale nel panorama italiano perché hanno fatto da volano alle avanguardie sia musicali sia letterarie di fine millennio: le posse rap, i gruppi punk, la nicchia di sperimentazione narrativa da cui è uscito il New Italian Epic...&#xA;&#xA;E poi quasi basta.&#xA;&#xA;Con tutto il rispetto per Raimo e Mattioli, tanti paroloni sofisticati e filosofeggianti per blaterare tanto senza dire nulla.&#xA;&#xA;Perché l&#39;elaborazione di un&#39;alternativa non deriva solo dalla sala concerti e dallo spazio stamperia, Sacripante!&#xA;&#xA;Il desiderio che muove le masse&#xA;&#xA;Da troppi anni, c&#39;è uno spettro che avvelena quella manciata di persone convinte di poter tenere in piedi una parvenza di attività politica progressista, in questo paese che precipita nel neofascismo. &#xA;È lo spettro dell&#39;intellettualismo vuoto e borioso, figlio di quella pedagogia borghese della lingua italiana per cui non si &#34;fanno i compiti&#34; bensì si &#34;eseguono i compiti&#34;, il fenomeno tal dei tali non è &#34;cultura giovanile&#34; bensì &#34;tipico dei ragazzi&#34;, non esistono i &#34;ruoli di genere nella cultura&#34; bensì &#34;la figura della donna nella cultura&#34; (evviva l&#39;oggettificazione per cui la donna non agisce mai, bensì è analizzata dall&#39;uomo)... e soprattutto, non esiste la &#34;rilevanza immediata e personale&#34; di un tema, esiste l&#39;&#34;attualità&#34; di quel tema: asettica, emotivamente piatta, ovviamente orientata in partenza a mantenere eternamente &#34;attuale&#34; ciò che la cultura del padronato ha elevato a canone (La poesia lirica cinquecentesca sarebbe ancora attuale? Sì, e io allora ho una vagina...).&#xA;&#xA;  «Ma cretinodicrescenzago, tu ti stai lamentando della retorica con cui la cultura di regime anestetizza preventivamente tutti i temi caldi! Noi siamo l&#39;opposizione democratica, noi diciamo le cose come sono!»&#xA;&#xA;Oh per favore, caru compagnu, non diciamoci bugie. Davvero non parlate mai in finto compagnese settantasettino, infilando in ogni dove la &#34;soddisfazione dei bisogni materiali&#34; o &#34;l&#39;innalzameno del livello di scontro&#34; oppure il &#34;salto di qualità della repressione&#34; solo perché suonano bene? E davvero non parlate mai in finto compagnese femminista-finocchio, spargendo qua e là come prezzemolo il &#34;potenziale trasformativo&#34; o lo &#34;sguardo dettato dal posizionamento&#34; oppure le &#34;alleanze fra i margini&#34;? E davvero non fate mai anche voi come Raimo e Mattioli, pappagallando la santa trinità dei &#34;comunisti critici&#34; Michel Foucault-Gilles Deleuze-Felix Guattari, più una spruzzatina della buonanima di Primo Moroni?&#xA;&#xA;Ammettetelo, ammettiamolo. Lo facciamo tuttu: parliamo in un accademicese che non capiamo davvero ma che ci dà un tono, ci fa sembrare informati e profonde e capaci di analisi elaborata, capaci di decostruire (ah, altra bella parolona) il sistema del padronato fin nei suoi atomi costitutivi.&#xA;Ma è tutta una farsa, come i processi finti di Forum: l&#39;accademicese è solo un comodo strumento per girare attorno al segreto di Pulcinella, all&#39;elefante in mezzo alla stanza.&#xA;&#xA;  Intermezzo: in lingua inglese elephant in the room (&#34;elefante nella stanza&#34;) è la metafora equivalente al nostro &#34;segreto di Pulcinella&#34;. Da quando l&#39;ho scoperto, voglio sceneggiare uno sketch comico in cui Pulcinella tenta invano di nascondere un elefante in una stanza.&#xA;Ahahaha che genio che sono... &#xA;&#xA;Dall&#39;azione al pensiero e di ritorno all&#39;azione&#xA;&#xA;Nell&#39;ultimo lustro, lo sappiamo, è esploso il dibattito pubblico sul linguaggio inclusivo, e ci sono state costruite sopra delle piccole fragili carriere; personalmente, trovo che tale dibattito incapsuli perfettamente il peccato originale accademista della sinistra italiana, tanto più che, mi sembra, nessunu si sta degnando di sbloccare l&#39;empasse grazie al percorso tracciato dalla compagna Brigitte Vasallo (la mia filosofa vivente preferita; ecco, l&#39;ho detto) nel suo splendido Linguaggio inclusivo ed esclusione di classe. &#xA;Ci spertichiamo a mappare tutte le forme di linguaggio irrispettoso, nella speranza che stigmatizzarle spinga le persone a &#34;parlare pulito&#34; e, a catena, ad &#34;agire pulito&#34;, ma non ci poniamo mai il problema che la lingua è uno strumento, e come tutti gli strumenti può essere monopolizzata o quasi dai padroni, ma se i ceti subalterni creano una propria versione di uno strumento, essa viene svilita e confiscata, proprio perché non faccia concorrenza alla versione padronale. &#xA;Ora, chi ha accesso agli strumenti del padrone e si professa progressista ha gioco estremamente facile a confondere i confini fra povertà materiale e culturale ed eguagliare l&#39;ignoranza col fascismo, marchiando di un peccato originale inespiabile chi certi strumenti concettuali non ce li ha, perché è già tanto se arriva a fine mese con un lavoro di fatica: in un certo senso l&#39;ho esperito io stesso, con amara ironia, alla presentazione milanese di Linguaggio inclusivo ed esclusione di classe, allorché il pubblico che capiva il Castigliano dell&#39;autrice si metteva sistematicamente a ridere e applaudire sopra la traduzione in Italiano a beneficio degli ignoranti come me.&#xA;&#xA;Dove voglio arrivare, con questa filippica? Alla mia convinzione che l&#39;analisi di Vasallo sia il controincantesimo necessario per spezzare quel sortilegio velenoso che rincoglionisce il progressismo italiano: se il linguaggio è uno strumento, e un linguaggio democratico deve essere inclusivo, la comunicazione deve demolire tutti i livelli intermedi di astrazione e mistificazione che confondono le acque e allontanano il pensiero dal mondo degli atomi. La comunicazione politicamente schierata deve smetterla di procedere per goffe citazioni scolastiche da un canone di teoria filosofica che tuttu fingono di conoscere ma quasi nessunu ha letto davvero: deve farsi strumento di emancipazione con cui la singola persona subalterna possa pensare e descrivere sé stessa e la sua condizione, verbalizzare i propri bisogni concreti (materiali o spirituali che siano, differenza non ve n&#39;è), e progettare una prassi trasformativa con cui migliorare il proprio vivere.  &#xA;E questa che sto formulando io non è la fusione atomica, eh: è solo la sintesi di ciò che ho imparato leggendomi da cima a fondo Pedagogia degli oppressi del compagno Paulo Freire (un classico sessantottino terzomondista), e facendo amicizia con vecchi militanti di Avanguardia Operaia che in gioventù si sono sporcati le mani e spaccati le ossa a fare scontri di piazza, contrastare lo spaccio di eroina, e occupare spazi abbandonati per restituirli alla comunità.&#xA;&#xA;E qui torniamo al mio punto di partenza.&#xA;&#xA;Le vere geografie del desiderio&#xA;&#xA;  Non chiedermi chi è stato il primo,&#xA;  non chiedermi come si fa,&#xA;  non chiedermi chi erano i Beatles:&#xA;  chiedi chi era Davide Dax!&#xA;  Chiedilo a chi gli è restato vicino&#xA;  a chi ora è qua nel nome di Dax.&#xA;  Gridalo forte a chi non ha capito&#xA;  cosa vuol dire davvero antifa!&#xA;&#xA;Sono le barre del rapper Aban in memoria di Davide &#34;Dax&#34; Cesare, militante del centro sociale milanese ORSO, assassinato da neofascisti il 16 marzo 2003. Qui in Lombardia, i graffiti &#34;Dax odia ancora&#34; sono una presenza fissa e rassicurante, e un punto di ingresso alla militanza politica per tantu fra noi: lo sono stati per me, che mi trasferii a Milano giusto in tempo per il ventennale della morte di Dax, e la sera del 16 marzo 2023 mi recai lì, sotto la lapide in memoria di Davide, all&#39;angolo fra via Brioschi e via Zamenhof, tutto tremante e intimorito davanti a quel mondo nuovo e sconosciuto, quella sottocultura dell&#39;antagonismo che conoscevo solo dai fumetti di Zerocalcare... finché non abbiamo guardato il documentario sulla vita e il ricordo di Davide, e poi è partito il corteo, e il sound system del furgone ha sparato a tutto volume le barre di Aban. E allora ho capito di essere a casa.&#xA;&#xA;Ad accogliermi nella sinistra di movimento non sono state le elucubrazioni professorali e decontestualizzate sul desiderio, il prisma intersezionale, e la declinazione femminile dei sostantivi: è stato il peana funebre per un camionista delle case popolari di Rozzano che si faceva il culo quadro per mantenere la figliola (quasi mia coetanea) e tenere in piedi uno spazio sociale, e ci è stato ammazzato a coltellate a ventisei anni. Ma, come rappa Aban, la comunità di Davide ha &#34;trasformato il dolore in azione&#34;, a partire dai suoi genitori Arcangelo e Rosa, e anche se l&#39;ORSO è stato sgomberato, tuttavia in via Gola sopravvive il quadrilatero delle case occupate, con la sua vertenza perpetua per ottenere la sanatoria, e il volto fiero di Dax che campeggia sul muro all&#39;angolo con via Pichi; poco lontano, sopravvive anche il Cox18, con l&#39;archivio storico di tutta la stampa autoprodotta che il movimento milanese (e non solo) ha accumulato nei decenni e che la biblioteca nazionale di Firenze di sicuro non ha mai catalogato. Un bel po&#39; più a nordovest, c&#39;è lo Spazio Micene, il luogo di ritrovo e coordinamento per chi abita le case popolari del quartiere di San Siro, quella comunità che ieri pianse l&#39;omicidio di Giuseppe Pinelli e ora protegge dalla repressione i suoi figli che parlano un po&#39; Italiano e un po&#39; Egiziano, che hanno il cuore un po&#39; ai piedi dello stadio Giuseppe Meazza e un po&#39; nelle campagne fra il Nilo e il Mediterraneo. Si va tutta a Est, e si raggiunge il SOCS, un seminterrato del plesso di scienze naturali dell&#39;Università Statale, un&#39;aula studio con mensa autogestita che ospita seminari e hacklab, unico piccolo grande risultato del movimento delle Tende in Piazza del 2023 (essendo che la questura li sgomberò dal cinema abbandonato di viale Abruzzi, ma dettagli). &#xA;&#xA;E questi sono solo alcuni, degli spazi sociali variegati e litigiosi sparsi per questa grande metropoli che è Milano. Ciascuno con i suoi limiti, le sue storie, i suoi progetti, il suo sogno di rendere la vita più bella a chi abita il suo territorio.&#xA;E come Milano ha i suoi, sono certo che ogni piccolo spazio ancora attivo in ogni centro di provincia abbia le sue storie, i suoi progetti, i suoi sogni. &#xA;&#xA;Questi sono i centri sociali, questa è la sinstra di movimento: non paroloni sui libri di filosofia, ma progetti collettivi per migliorare la vita, per dare una risposta a bisogni reali e accrescere un po&#39; il benessere di tutti. È con il progetto collettivo che le famiglie senza tetto rioccupano case abbandonate lasciate a marcire, che chi non spiccica una parola di Italiano impara quantomeno le basi grazie ai corsi gratuiti, che le donne bisognose di supporto hanno accesso a consultorie autogestite e a gruppi di sport popolare che, fra le righe, insegnano anche l&#39;autodifesa.&#xA;&#xA;Non è coi paroloni, che bisogna raccontare questi sogni: è con il linguaggio della leggenda urbana, della poesia rappata, della mitologia moderna.&#xA;&#xA;I sogni si raccontano col cuore.&#xA;&#xA;Olio di gomito, e immaginario di lotta&#xA;&#xA;C&#39;è un motivo, se da cinquant&#39;anni a questa parte vanno forte le storie high fantasy che scopiazzano male quel pezzo da novanta che è Il signore degli anelli: perché è rassicurante sognare mondi in cui la Divinità designa chiaramente un Cristo che possa dissipare il Male incarnato, e gli fornisce pure gli strumenti infallibili per riuscirci. A quel punto, ovvio che ci accodiamo tuttu al carro del vincitore, per guadagnarci l&#39;accesso al nuovo Eden in terra.&#xA;&#xA;Ma questa teologia è una semplificazione consumista, non è la vera visione cattolica del prof. Tolkien, e non è certo l&#39;unica teologia possibile. Ci sono altre storie mitiche, con cui dare forma alla nostra visione del mondo atomico e orientare di conseguenza il nostro agire. &#xA;La compagna Ursula Kroeber Le Guin ha raccontato ne I reietti dell&#39;altro pianeta una società anarchica in dialettica con un blocco capitalista e uno sovietista, e il suo romanzo, per me, è stato più educativo di mille ore di ciance con anarchici viventi che venerano in modo masturbatorio il pensiero di Errico Maltatesta.&#xA;Zerocalcare sono quindici anni che si batte con carta e inchiostro per rappresentare l&#39;antagonismo di sinistra come una scelta nobile e gratificante, ed è anche grazie a lui che abbiamo idea, qui in Europa, di ciò che sta facendo il movimento libertario curdo (e ormai non più solo curdo) per costruire un&#39;utopia fra i monti Zagros e il fiume Eufrate.&#xA;Il defunto Nanni Balestrini si sarà anche adagiato su sé stesso, ma intanto Vogliamo tutto ci racconta in presa diretta le lotte sindacali auto-organizzate della Fiat di Torino nel &#39;69... e a leggerlo, ti dici che avresti voluto essere lì con gli operai insorti, nella battaglia di corso Traiano.&#xA;E ben prima di Mattioli e Raimo, una difesa dei centri sociali c&#39;è in Al sole come i gatti di Marta Baroni, alla quale sarò per sempre debitore, perché parlando della sua Roma mi ha insegnato cosa vuol dire amare un isolato, un quartiere, una città... È grazie a lei se ora amo la mia via, la mia Affori, la mia Milano.&#xA;&#xA;I compagni di Dax hanno scritto sulla sua lapide che:&#xA;&#xA;  [...] Contro la rassegnazione pensare l&#39;impensabile!&#xA;  Contro la paura imparare il coraggio!&#xA;  Cospirare vuol dire respirare insieme. [...]&#xA;&#xA;Pensare l&#39;impensabile, a casa mia, si chiama pensare il fantastico: si chiama scrivere fantascienza, fantasy, horror, realismo magico. Si chiama non cedere all&#39;obbligo eurocentrico scientista di pensare il mondo solo in termini materialisti, e liberare un pensiero spirituale, se non (eresia!) religioso. &#xA;Pensare l&#39;impensabile è prendere il mondo atomico per come lo esperiamo, e immaginarsi un di più, un&#39;eccedenza, un&#39;anomalia. Un fuori fase che ci permette di intuire un&#39;altra prospettiva.&#xA;E la buona letteratura fantastica parte dalle eccedenze che la comunità avverte ma non verbalizza, le porta alla luce, e innesca il ragionamento collettivo su cosa fare, di quelle eccedenze. È la chiave di volta dell&#39;afrofuturimo di Octavia Butler, Samuel &#34;Chip&#34; Delany e Charles Saunders. È una possibile sfaccettatura della resistenza palestinese al colonialismo sionista. È un pilastro della sopravvivenza delle persone finocchie come me; chiedetelo alla compagna Filomena Sottile.&#xA;&#xA;Poul Anderson fu uno dei maggiori autori statunitensi di fantascienza in quella generazione che vinse la Seconda Guerra Mondiale e reputava la NATO una forza del bene, destinata a sconfiggere la barbarie sovietica e portare l&#39;umanità verso un futuro di benessere tecnocratico. Nel suo racconto &#34;Gypsy&#34; (mi risulta inedito, in Italiano), del Cinquanta-qualcosa, il giovane Anderson si scatena in un immaginario utopico, a pensare l&#39;impensabile: un futuro neanche troppo distante in cui gli esseri umani potranno scegliere se colonizzare pianeti ecologicamente simili alla Terra, ma privi di vita intelligente, o viaggiare da nomadi fra i sistemi stellari, per il gusto di esplorare lo spazio aperto e conoscere altre specie senzienti.&#xA;Questa è la costruzione di una prospettiva mitica, di un sogno cui tendere, e questo immaginario, al tempo, dava forma alla classe intellettuale statunitense, quella grazie alla quale siamo arrivatu al computer in ogni casa. Poi il vento dell&#39;immaginario è mutato, e ora viviamo nella peggiore delle distopie che aveva immaginato la generazione del cyberpunk.&#xA;&#xA;Compagnu e compagne e compagni, c&#39;è poco da fare.&#xA;Se vogliamo invertire il vento, dobbiamo scendere dal piedistallo fatto di libroni di filosofia che nemmeno capiamo, e farci umili e laboriosu: dobbiamo parlare come mangiamo per capire i nostri bisogni reali, sporcarci le mani assieme per soddisfare assieme quei bisogni, e sognare assieme un&#39;utopia in cui stiamo meglio... e raccontare quell&#39;utopia sì da renderla accattivante, attraente, bella.&#xA;&#xA;Se sapremo raccontare con onestà quell&#39;utopia, e se costruiremo con sincerità i nostri sogni strada per strada e casa per casa, forse ci sarà ancora una possibilità.&#xA;&#xA;Forza amicu, cospiriamo assieme.&#xA;&#xA; &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo articolo è una prosecuzione ideale di <a href="https://log.livellosegreto.it/cretinodicrescenzago/a-proposito-di-guru-laici-autenticita-e-utopia" rel="nofollow">A proposito di guru laici, autenticità e utopia</a>; raccomando caldamente di recuperarsi la “scorsa puntata”.</p></blockquote>

<h2 id="le-ferie-con-unicorn-overlord-https-unicornoverlord-atlus-com-index-html-lang-it">Le ferie con <a href="https://unicornoverlord.atlus.com/index.html?lang=it" rel="nofollow"><em>Unicorn Overlord</em></a></h2>

<p>Sono le vacanze di Natale, e sei attaccato ai videogiochi. C&#39;è un impero dispotico che ha sottomesso tutto il mondo conosciuto, grazie a una magia nera che fa il lavaggio del cervello agli oppositori e li riduce a docili servi del regime. C&#39;è un legittimo principe dai capelli blu a capo di una piccola banda di guerrieri lealisti, con in pugno un&#39;arma segreta: un anello sacro, una reliquia del culto del Padre Celeste, la cui carica mistica può sciogliere l&#39;ipnosi dell&#39;imperatore malvagio. Ci sono piccoli gruppi di insorti irriducibili sparsi per tutto il mondo, dalla foresta lussureggiante degli Elfi alle tundre gelate dei Feridi, tutti messi all&#39;angolo dalla repressione imperiale... tutti perfettamente capaci di riprendersi e vincere, se al momento giusto il nobile principe arriverà a colpire il nemico dove fa più male e a ribaltare le sorti della battaglia.</p>

<p>Sono le vacanze di Natale e stai liberando dalla tirannide un mondo di codice dove sono solo i soldati imperiali a morire, mentre i ribelli si riprendono sempre, e dove l&#39;interfaccia ti preavvisa prima chi prevarrà in uno scontro fra due battaglioni. E dove ci sono abbastanza risorse naturali, pronte alla raccolta, da rimettere in sesto l&#39;economia di tutti i borghi che l&#39;impero ha devastato e ultratassato, assicurando un benessere pan-continentale attraverso un&#39;economia pre-industriale.</p>

<p>Fin qui va tutto bene...</p>

<p>In casa tua.</p>

<p>Fuori di casa tua, nel mondo di atomi, i più ricchi e potenti Stati del mondo sono tutti già in mano a despoti guerrafondai, in ciascun Paese la repressione arresta sfratta e ammazza, e non c&#39;è nessun Padre Celeste a donarci il miracolo salvifico. A ben guardare, non abbiamo nemmeno il principe carismatico benedetto dal Signore Iddio che possa guidare la guerra di liberazione: abbiamo i vari tiranni pronti a sganciarsi le bombe atomiche l&#39;uno contro l&#39;altro.
E la nostra economia potrebbe robotizzarsi e assicurare benessere diffuso, invece ci sta trascinando verso l&#39;inabitabilità del pianeta.</p>

<p>Però fin qui tutto bene...</p>

<h2 id="fra-il-manganello-e-la-cattedra">Fra il manganello e la cattedra</h2>

<p>Qui nel mondo di atomi, sono cinque mesi che qui in Italia i nostri simpatici despoti mussoliniani demoliscono quelle che, a loro giudizio, sono le cittadelle dei ribelli facinorosi: a luglio, qui a Milano, il centro sociale Leoncavallo è stato espugnato a sorpresa mentre la piazzaforte era bella che vuota (e molti sarcastici complimenti ai suoi difensori assenteisti); pochi giorni fa, a Torino, l&#39;Askatasuna è caduto sotto un assalto di proporzioni bibliche, e in effetti quello spiegamento di armati è servito a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=7GKmECVD4Ro&amp;cbrd=1" rel="nofollow">ricacciare indietro una tentata controffensiva</a>. Da bravo sinistronzo abitante delle metropoli, sono colpevolmente ignorante di cosa accade in provincia, ma il passaparola delle staffette parla di nubi addensate su tutto il Triveneto, di tempesta lungo il medio Adriatico dalle Marche all&#39;Abruzzo, di una morsa che si stringe nel cuore di Roma attorno al Forte Prenestino; ma se tutte le strade portano ancora a Roma, e se il Forte è il centro sociale più grande d&#39;Europa, il sacco del Forte segnerebbe la disfatta di tutto quel mondo che crede a un&#39;alternativa rispetto alle gerarchie finalizzate al lucro, un&#39;alternativa fatta di autogestione e condivisione.</p>

<p>Ma esiste davvero, quel mondo alternativo?</p>

<p>No raga, perché ora vi invito a dare un occhio alle valutazioni in merito (per altro, proficuamente discordanti sul alcuni punti) che propongono <a href="https://www.rivistastudio.com/centri-sociali-sgomberi-governo-meloni/" rel="nofollow">Valerio Mattioli su «Rivista Studio»</a> e <a href="https://jacobinitalia.it/le-citta-del-desiderio/" rel="nofollow">Christian Raimo su «Jacobin Italia»</a> (e grazie all&#39;<a href="https://archive.org/search?query=collection%3Agrafton9" rel="nofollow">Archivio Grafton9</a> per la segnalazione degli articoli!).</p>

<p>Letto? Bene</p>

<p>La percepite anche voi, questa patina di distanza e astrazione nell&#39;analisi, questo mantenere il discorso su un piano teoretico e cerebrale, tutto a parlare di “laboratori culturali”, “glitch nella matrice urbana”, “desiderio”, “dispositivo immaginifico”... e autoproduzione editoriale?<br>
Insomma, a sentire Mattioli e Raimo, i centri sociali sarebbero stati un&#39;esperienza cruciale nel panorama italiano perché hanno fatto da volano alle avanguardie sia musicali sia letterarie di fine millennio: le posse rap, i gruppi punk, la nicchia di sperimentazione narrativa da cui è uscito il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/New_Italian_Epic" rel="nofollow">New Italian Epic</a>...</p>

<p>E poi quasi basta.</p>

<p>Con tutto il rispetto per Raimo e Mattioli, tanti paroloni sofisticati e filosofeggianti per blaterare tanto senza dire nulla.</p>

<p>Perché l&#39;elaborazione di un&#39;alternativa non deriva solo dalla sala concerti e dallo spazio stamperia, Sacripante!</p>

<h2 id="il-desiderio-che-muove-le-masse">Il desiderio che muove le masse</h2>

<p>Da troppi anni, c&#39;è uno spettro che avvelena quella manciata di persone convinte di poter tenere in piedi una parvenza di attività politica progressista, in questo paese che precipita nel neofascismo.
È lo spettro dell&#39;intellettualismo vuoto e borioso, figlio di quella pedagogia borghese della lingua italiana per cui non si “<em>fanno</em> i compiti” bensì si “<em>eseguono</em> i compiti”, il fenomeno tal dei tali non è “cultura giovanile” bensì “tipico dei ragazzi”, non esistono i “<em>ruoli di genere</em> nella cultura” bensì “la <em>figura della donna</em> nella cultura” (evviva l&#39;oggettificazione per cui la donna non agisce mai, bensì è analizzata dall&#39;uomo)... e soprattutto, non esiste la “rilevanza immediata e personale” di un tema, esiste l&#39;“attualità” di quel tema: asettica, emotivamente piatta, ovviamente orientata in partenza a mantenere eternamente “attuale” ciò che la cultura del padronato ha elevato a canone (La poesia lirica cinquecentesca sarebbe ancora attuale? Sì, e io allora ho una vagina...).</p>

<blockquote><p>«Ma cretinodicrescenzago, tu ti stai lamentando della retorica con cui la cultura di regime anestetizza preventivamente tutti i temi caldi! Noi siamo l&#39;opposizione democratica, noi diciamo le cose come sono!»</p></blockquote>

<p>Oh per favore, caru compagnu, non diciamoci bugie. Davvero non parlate mai in finto compagnese settantasettino, infilando in ogni dove la “soddisfazione dei bisogni materiali” o “l&#39;innalzameno del livello di scontro” oppure il “salto di qualità della repressione” solo perché <strong>suonano bene</strong>? E davvero non parlate mai in finto compagnese femminista-finocchio, spargendo qua e là come prezzemolo il “potenziale trasformativo” o lo “sguardo dettato dal posizionamento” oppure le “alleanze fra i margini”? E davvero non fate mai anche voi come Raimo e Mattioli, pappagallando la santa trinità dei “comunisti critici” Michel Foucault-Gilles Deleuze-Felix Guattari, più una spruzzatina della buonanima di Primo Moroni?</p>

<p>Ammettetelo, ammettiamolo. Lo facciamo tuttu: parliamo in un accademicese che non capiamo davvero ma che ci dà un tono, ci fa sembrare informati e profonde e capaci di analisi elaborata, capaci di decostruire (ah, altra bella parolona) il sistema del padronato fin nei suoi atomi costitutivi.
Ma è tutta una farsa, come i processi finti di <em>Forum</em>: l&#39;accademicese è solo un comodo strumento per girare attorno al segreto di Pulcinella, all&#39;elefante in mezzo alla stanza.</p>

<blockquote><p><strong>Intermezzo</strong>: in lingua inglese <em>elephant in the room</em> (“elefante nella stanza”) è la metafora equivalente al nostro “segreto di Pulcinella”. Da quando l&#39;ho scoperto, voglio sceneggiare uno sketch comico in cui Pulcinella tenta invano di nascondere un elefante in una stanza.
Ahahaha che genio che sono...</p></blockquote>

<h2 id="dall-azione-al-pensiero-e-di-ritorno-all-azione">Dall&#39;azione al pensiero e di ritorno all&#39;azione</h2>

<p>Nell&#39;ultimo lustro, lo sappiamo, è esploso il dibattito pubblico sul linguaggio inclusivo, e ci sono state costruite sopra delle piccole fragili carriere; personalmente, trovo che tale dibattito incapsuli perfettamente il peccato originale accademista della sinistra italiana, tanto più che, mi sembra, nessunu si sta degnando di sbloccare l&#39;empasse grazie al percorso tracciato dalla compagna Brigitte Vasallo (la mia filosofa vivente preferita; ecco, l&#39;ho detto) nel suo splendido <a href="https://tamuedizioni.com/tproduct/467310025-161995903151-linguaggio-inclusivo-ed-esclusione-di-cl" rel="nofollow"><em>Linguaggio inclusivo ed esclusione di classe</em></a>.
Ci spertichiamo a mappare tutte le forme di linguaggio irrispettoso, nella speranza che stigmatizzarle spinga le persone a “parlare pulito” e, a catena, ad “agire pulito”, ma non ci poniamo mai il problema che la lingua è uno strumento, e come tutti gli strumenti può essere monopolizzata o quasi dai padroni, ma se i ceti subalterni creano una propria versione di uno strumento, essa viene svilita e confiscata, proprio perché non faccia concorrenza alla versione padronale.
Ora, chi ha accesso agli strumenti del padrone e si professa progressista ha gioco estremamente facile a confondere i confini fra povertà materiale e culturale ed eguagliare l&#39;ignoranza col fascismo, marchiando di un peccato originale inespiabile chi certi strumenti concettuali non ce li ha, perché è già tanto se arriva a fine mese con un lavoro di fatica: in un certo senso l&#39;ho esperito io stesso, con amara ironia, alla presentazione milanese di <em>Linguaggio inclusivo ed esclusione di classe</em>, allorché il pubblico che capiva il Castigliano dell&#39;autrice si metteva sistematicamente a ridere e applaudire <strong>sopra</strong> la traduzione in Italiano a beneficio degli ignoranti come me.</p>

<p>Dove voglio arrivare, con questa filippica? Alla mia convinzione che l&#39;analisi di Vasallo sia il controincantesimo necessario per spezzare quel sortilegio velenoso che rincoglionisce il progressismo italiano: se il linguaggio è uno strumento, e un linguaggio democratico deve essere inclusivo, la comunicazione deve demolire tutti i livelli intermedi di astrazione e mistificazione che confondono le acque e allontanano il pensiero dal mondo degli atomi. La comunicazione politicamente schierata deve smetterla di procedere per goffe citazioni scolastiche da un canone di teoria filosofica che tuttu fingono di conoscere ma quasi nessunu ha letto davvero: deve farsi strumento di emancipazione con cui la singola persona subalterna possa pensare e descrivere sé stessa e la sua condizione, verbalizzare i propri bisogni concreti (materiali o spirituali che siano, differenza non ve n&#39;è), e progettare una prassi trasformativa con cui migliorare il proprio vivere.<br>
E questa che sto formulando io non è la fusione atomica, eh: è solo la sintesi di ciò che ho imparato leggendomi da cima a fondo <a href="https://edizionigruppoabele.it/prodotto/pedagogia-degli-oppressi/" rel="nofollow"><em>Pedagogia degli oppressi</em></a> del compagno Paulo Freire (un classico sessantottino terzomondista), e facendo amicizia con vecchi militanti di Avanguardia Operaia che in gioventù si sono sporcati le mani e spaccati le ossa a fare scontri di piazza, contrastare lo spaccio di eroina, e occupare spazi abbandonati per restituirli alla comunità.</p>

<p>E qui torniamo al mio punto di partenza.</p>

<h2 id="le-vere-geografie-del-desiderio">Le vere geografie del desiderio</h2>

<blockquote><p>Non chiedermi chi è stato il primo,
non chiedermi come si fa,
non chiedermi chi erano i Beatles:
chiedi chi era Davide Dax!
Chiedilo a chi gli è restato vicino
a chi ora è qua nel nome di Dax.
Gridalo forte a chi non ha capito
cosa vuol dire davvero antifa!</p></blockquote>

<p>Sono le barre del rapper Aban in memoria di Davide “Dax” Cesare, militante del centro sociale milanese ORSO, assassinato da neofascisti il 16 marzo 2003. Qui in Lombardia, i graffiti “Dax odia ancora” sono una presenza fissa e rassicurante, e un punto di ingresso alla militanza politica per tantu fra noi: lo sono stati per me, che mi trasferii a Milano giusto in tempo per il ventennale della morte di Dax, e la sera del 16 marzo 2023 mi recai lì, sotto la lapide in memoria di Davide, all&#39;angolo fra via Brioschi e via Zamenhof, tutto tremante e intimorito davanti a quel mondo nuovo e sconosciuto, quella sottocultura dell&#39;antagonismo che conoscevo solo dai fumetti di Zerocalcare... finché non abbiamo guardato il <a href="https://bruciancoradentro.it/" rel="nofollow">documentario sulla vita e il ricordo di Davide</a>, e poi è partito il corteo, e il sound system del furgone ha sparato a tutto volume le barre di Aban. E allora ho capito di essere a casa.</p>

<p>Ad accogliermi nella sinistra di movimento non sono state le elucubrazioni professorali e decontestualizzate sul desiderio, il prisma intersezionale, e la declinazione femminile dei sostantivi: è stato il peana funebre per un camionista delle case popolari di Rozzano che si faceva il culo quadro per mantenere la figliola (quasi mia coetanea) e tenere in piedi uno spazio sociale, e ci è stato ammazzato a coltellate a ventisei anni. Ma, come rappa Aban, la comunità di Davide ha “trasformato il dolore in azione”, a partire dai suoi genitori Arcangelo e Rosa, e anche se l&#39;ORSO è stato sgomberato, tuttavia in via Gola sopravvive il quadrilatero delle case occupate, con la sua vertenza perpetua per ottenere la sanatoria, e il volto fiero di Dax che campeggia sul muro all&#39;angolo con via Pichi; poco lontano, sopravvive anche il Cox18, con l&#39;archivio storico di tutta la stampa autoprodotta che il movimento milanese (e non solo) ha accumulato nei decenni e che la biblioteca nazionale di Firenze di sicuro non ha mai catalogato. Un bel po&#39; più a nordovest, c&#39;è lo Spazio Micene, il luogo di ritrovo e coordinamento per chi abita le case popolari del quartiere di San Siro, quella comunità che ieri pianse l&#39;omicidio di Giuseppe Pinelli e ora protegge dalla repressione i suoi figli che parlano un po&#39; Italiano e un po&#39; Egiziano, che hanno il cuore un po&#39; ai piedi dello stadio Giuseppe Meazza e un po&#39; nelle campagne fra il Nilo e il Mediterraneo. Si va tutta a Est, e si raggiunge il SOCS, un seminterrato del plesso di scienze naturali dell&#39;Università Statale, un&#39;aula studio con mensa autogestita che ospita seminari e <em>hacklab</em>, unico piccolo grande risultato del movimento delle Tende in Piazza del 2023 (essendo che la questura li sgomberò dal cinema abbandonato di viale Abruzzi, ma dettagli).</p>

<p>E questi sono solo alcuni, degli spazi sociali variegati e litigiosi sparsi per questa grande metropoli che è Milano. Ciascuno con i suoi limiti, le sue storie, i suoi progetti, il suo sogno di rendere la vita più bella a chi abita il suo territorio.
E come Milano ha i suoi, sono certo che ogni piccolo spazio ancora attivo in ogni centro di provincia abbia le sue storie, i suoi progetti, i suoi sogni.</p>

<p>Questi sono i centri sociali, questa è la sinstra di movimento: non paroloni sui libri di filosofia, ma progetti collettivi per migliorare la vita, per dare una risposta a bisogni reali e accrescere un po&#39; il benessere di tutti. È con il progetto collettivo che le famiglie senza tetto rioccupano case abbandonate lasciate a marcire, che chi non spiccica una parola di Italiano impara quantomeno le basi grazie ai corsi gratuiti, che le donne bisognose di supporto hanno accesso a consultorie autogestite e a gruppi di sport popolare che, fra le righe, insegnano anche l&#39;autodifesa.</p>

<p>Non è coi paroloni, che bisogna raccontare questi sogni: è con il linguaggio della leggenda urbana, della poesia rappata, della mitologia moderna.</p>

<p>I sogni si raccontano col cuore.</p>

<h2 id="olio-di-gomito-e-immaginario-di-lotta">Olio di gomito, e immaginario di lotta</h2>

<p>C&#39;è un motivo, se da cinquant&#39;anni a questa parte vanno forte le storie <em>high fantasy</em> che scopiazzano male quel pezzo da novanta che è <em>Il signore degli anelli</em>: perché è rassicurante sognare mondi in cui la Divinità designa chiaramente un Cristo che possa dissipare il Male incarnato, e gli fornisce pure gli strumenti infallibili per riuscirci. A quel punto, ovvio che ci accodiamo tuttu al carro del vincitore, per guadagnarci l&#39;accesso al nuovo Eden in terra.</p>

<p>Ma questa teologia è una semplificazione consumista, non è la vera visione cattolica del prof. Tolkien, e non è certo l&#39;unica teologia possibile. Ci sono altre storie mitiche, con cui dare forma alla nostra visione del mondo atomico e orientare di conseguenza il nostro agire.
La compagna Ursula Kroeber Le Guin ha raccontato ne <em>I reietti dell&#39;altro pianeta</em> una società anarchica in dialettica con un blocco capitalista e uno sovietista, e il suo romanzo, per me, è stato più educativo di mille ore di ciance con anarchici viventi che venerano in modo masturbatorio il pensiero di Errico Maltatesta.
<a href="https://www.zerocalcare.net/" rel="nofollow">Zerocalcare</a> sono quindici anni che si batte con carta e inchiostro per rappresentare l&#39;antagonismo di sinistra come una scelta nobile e gratificante, ed è anche grazie a lui che abbiamo idea, qui in Europa, di ciò che sta facendo il movimento libertario curdo (e ormai non più solo curdo) per costruire un&#39;utopia fra i monti Zagros e il fiume Eufrate.
Il defunto Nanni Balestrini si sarà anche adagiato su sé stesso, ma intanto <a href="https://deriveapprodi.com/libro/vogliamo-tutto/" rel="nofollow"><em>Vogliamo tutto</em></a> ci racconta in presa diretta le lotte sindacali auto-organizzate della Fiat di Torino nel &#39;69... e a leggerlo, ti dici che avresti voluto essere lì con gli operai insorti, nella battaglia di corso Traiano.
E ben prima di Mattioli e Raimo, una difesa dei centri sociali c&#39;è in <a href="https://baopublishing.it/prodotti/al-sole-come-i-gatti/" rel="nofollow"><em>Al sole come i gatti</em></a> di Marta Baroni, alla quale sarò per sempre debitore, perché parlando della sua Roma mi ha insegnato cosa vuol dire amare un isolato, un quartiere, una città... È grazie a lei se ora amo la mia via, la mia Affori, la mia Milano.</p>

<p>I compagni di Dax hanno scritto sulla sua lapide che:</p>

<blockquote><p>[...] Contro la rassegnazione pensare l&#39;impensabile!
Contro la paura imparare il coraggio!
Cospirare vuol dire respirare insieme. [...]</p></blockquote>

<p>Pensare l&#39;impensabile, a casa mia, si chiama pensare il fantastico: si chiama scrivere fantascienza, fantasy, horror, realismo magico. Si chiama non cedere all&#39;obbligo eurocentrico scientista di pensare il mondo solo in termini materialisti, e liberare un pensiero spirituale, se non (eresia!) religioso.
Pensare l&#39;impensabile è prendere il mondo atomico per come lo esperiamo, e immaginarsi un di più, un&#39;eccedenza, un&#39;anomalia. Un fuori fase che ci permette di intuire un&#39;altra prospettiva.
E la buona letteratura fantastica parte dalle eccedenze che la comunità avverte ma non verbalizza, le porta alla luce, e innesca il ragionamento collettivo su cosa fare, di quelle eccedenze. È la chiave di volta dell&#39;afrofuturimo di Octavia Butler, Samuel “Chip” Delany e Charles Saunders. È una <a href="https://www.lorussoeditore.it/prodotto/palestina-2048/" rel="nofollow">possibile sfaccettatura della resistenza palestinese al colonialismo sionista</a>. È un pilastro della sopravvivenza delle persone finocchie come me; chiedetelo alla compagna <a href="https://filosottile.noblogs.org/" rel="nofollow">Filomena Sottile</a>.</p>

<p>Poul Anderson fu uno dei maggiori autori statunitensi di fantascienza in quella generazione che vinse la Seconda Guerra Mondiale e reputava la NATO una forza del bene, destinata a sconfiggere la barbarie sovietica e portare l&#39;umanità verso un futuro di benessere tecnocratico. Nel suo racconto “Gypsy” (mi risulta inedito, in Italiano), del Cinquanta-qualcosa, il giovane Anderson si scatena in un immaginario utopico, a pensare l&#39;impensabile: un futuro neanche troppo distante in cui gli esseri umani potranno scegliere se colonizzare pianeti ecologicamente simili alla Terra, ma privi di vita intelligente, o viaggiare da nomadi fra i sistemi stellari, per il gusto di esplorare lo spazio aperto e conoscere altre specie senzienti.
Questa è la costruzione di una prospettiva mitica, di un sogno cui tendere, e questo immaginario, al tempo, dava forma alla classe intellettuale statunitense, quella grazie alla quale siamo arrivatu al computer in ogni casa. Poi il vento dell&#39;immaginario è mutato, e ora viviamo nella peggiore delle distopie che aveva immaginato la generazione del cyberpunk.</p>

<p>Compagnu e compagne e compagni, c&#39;è poco da fare.
Se vogliamo invertire il vento, dobbiamo scendere dal piedistallo fatto di libroni di filosofia che nemmeno capiamo, e farci umili e laboriosu: dobbiamo parlare come mangiamo per capire i nostri bisogni reali, sporcarci le mani assieme per soddisfare assieme quei bisogni, e sognare assieme un&#39;utopia in cui stiamo meglio... e raccontare quell&#39;utopia sì da renderla accattivante, attraente, bella.</p>

<p>Se sapremo raccontare con onestà quell&#39;utopia, e se costruiremo con sincerità i nostri sogni strada per strada e casa per casa, <em>forse</em> ci sarà ancora una possibilità.</p>

<p>Forza amicu, cospiriamo assieme.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Il quaderno del Cretino di Crescenzago</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/kw5megkt5l</guid>
      <pubDate>Mon, 29 Dec 2025 01:36:04 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Piombo e fango</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/calvin-xlii/piombo-e-fango</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;Era dal 1968 che non mi sentivo così&#34;, esclamò John, cercando goffamente di rimanere in piedi vicino la palizzata.&#xA;&#34;Così come? Ubriaco? O intendi felice?&#34;&#xA;Mark era in genere un ragazzo che andava dritto al dunque.&#xA;&#34;Entrambi, uno la conseguenza dell&#39;altro!&#34;&#xA;La palizzata era un rimasuglio del recinto con il quale la vecchia e decadente cittadina di Orkaunty segnava il suo confine. Era un pezzo d&#39;epoca, molto famoso: tanto che il primo sindaco arrivato dopo la grande guerra del Nord fece installare una placchetta metallica con scritto &#34;Qui la cittadina di Orkaunty smette di essere circoscritta dalla Valle del Nulla ed espande le sue radici verso l&#39;orizzonte - Russel McKolin&#34;&#xA;&#34;Che idiota, comunque&#34;&#xA;Mark si girò di scatto e vide che John stava fissando, con equilibrio precario, la palizzata. Si avvicinò barcollando, scavalcò e si mise di fronte al suo amico.&#xA;&#34;Di chi parli?&#34;, chiese Mark con sguardo interrogativo.&#xA;&#34;McKolin... Quel vecchio idiota, schifoso e ladro di un McKolin... McKolin...&#34;&#xA;&#34;Forse è ora di tornare a casa, che dici?&#34;&#xA;Mark afferrò il braccio di John per tirarlo verso la strada, ma non riuscì a smuoverlo.&#xA;&#34;Voglio rimanere ancora un po&#39;&#34;, fece John.&#xA;&#34;Cosa vuoi fare?&#34;&#xA;&#34;Non lo so... Sono ubriaco e sto ricordando il passato. Il minimo che posso fare è versare una lacrima per tutti coloro che ho perso durante la mia vita&#34;&#xA;&#34;Oh, cosa mi tocca sentire alle tre di notte... John andiamo, sei stanco&#34;&#xA;&#34;No Mark, non sono stanco, sono annoiato&#34;&#xA;&#34;Da cosa?&#34;&#xA;&#34;Dalla vita che conduco ogni giorno da ormai quindici anni&#34;&#xA;&#34;Essere anziani significa questo? E io che non vedo l&#39;ora di arrivare alla pensione!&#34;&#xA;&#34;Sciocco, sei giovane e puoi permetterti di fare cose che un vecchio bacucco come me non può che sognare&#34;&#xA;Per diversi secondi nessuno dei due disse nulla, poi John, voltandosi, guardò prima Mark, poi di nuovo il paletto e poi ancora Mark.&#xA;&#34;Va bene, andiamo a casa&#34;&#xA;&#34;Oh, dio, grazie! Non vedo l&#39;ora di buttarmi sul letto e...&#34;&#xA;Ma John gli mise una mano sulla spalla e con un cenno gli intimò di fare silenzio.&#xA;&#xA;div style=&#34;text-align: center;&#34;&#xA;•/div&#xA;&#xA;La decisione che John prese molti anni prima, di andare a vivere lontano dal centro, in mezzo al deserto e alle sterpaglie, era una delle poche cose che non rimpiangeva. Camminando in silenzio poteva ascoltare il rumore dei passi di Mark, che trascinava i piedi per terra, il fruscio del vento e il canto dei grilli. Il cielo era nuvoloso, ormai lo era da anni, guardando in alto cercava di ricordarsi le stelle, piccoli puntini luminosi, alcuni più, altri meno, che invadevano il cielo dopo il calar del Sole. Neanche il Sole c&#39;era più da molto tempo. L&#39;alcol che aveva in corpo lo rilassava e lo scaldava. Arrivati a pochi metri dall&#39;ingresso, si fermò di colpo: aveva voglia di stendersi da qualche parte ed osservare il cielo notturno.&#xA;&#34;Cosa succede?&#34;, Mark sembrava preoccupato.&#xA;&#34;Niente Mark, sono solo... Sono...&#34;, si guardarono negli occhi e Mark poté vedere che qualcosa turbava il suo anziano amico.&#xA;&#34;Sei stanco?&#34;&#xA;&#34;No. Beh, un po&#39; sì, ma è normale alla mia età. No, in realtà vorrei stendermi da qualche parte per osservare il cielo&#34;&#xA;&#34;Il cielo? Ma John, mio caro vecchio John, sai meglio di me che il cielo non esiste più da ormai troppi anni&#34;&#xA;&#34;Il cielo esiste, solo che non possiamo vederlo&#34;&#xA;&#34;Allora cosa vorresti osservare, se il cielo non si può vedere?&#34;&#xA;John esitò.&#xA;&#34;Il mio passato&#34;&#xA;I due si fissarono e dopo un po&#39; Mark mugolò qualcosa che assomigliava a &#34;fai come vuoi io sono troppo sbronzo per dormire fuori&#34; e si avviò sullo stradino di terriccio che portava alla casetta.&#xA;Stare in piedi in mezzo alla strada, di notte, a quell&#39;età, era rischioso. Certo di animale selvatico ormai non ce n&#39;era quasi nessuno, ma qualche predone del deserto poteva approfittarsi del momento. A John non importava.&#xA;Contemplando il cielo ricordò di quando stava disteso sul prato con Anna, di notte, a guardare le stelle.&#xA;&#34;Secondo te John, riusciremo mai a raggiungere almeno una di quelle stelle?&#34;, chiese lei, osservando quella che un tempo era chiamata la costellazione di Orione.&#xA;&#34;Mio fratello dice che un giorno le stelle non esisteranno più&#34;&#xA;Anna spostò il braccio di John dietro la sua schiena e si accoccolò su di lui&#xA;&#34;Credo che sia una cosa molto triste&#34;&#xA;&#34;In effetti lo è An, ma forse mio fratello si sbaglia&#34;&#xA;John spostò lo sguardo dal cielo sulla casetta e pensò che, in fondo, suo fratello aveva avuto ragione su tutto. Con molta pazienza (e presa di coscienza sull&#39;ubriacarsi alla sua veneranda età), si mise a gattoni, si sollevò in piedi e si incamminò verso casa, ponendo fine alla lunga giornata.&#xA;&#xA;div style=&#34;text-align: center;&#34;&#xA;•&#xA;/div&#xA;&#xA;La mattina seguente, John si rese conto anche senza aprire gli occhi che la coperta era del tutto avvolta attorno a lui, ma decise di rimanere a letto ancora un po&#39;. Verso mezzogiorno Mark bussò alla porta di camera sua.&#xA;&#xA;&#34;Sei vivo?&#34;&#xA;&#34;Sì, sono solamente intrecciato nella coperta&#34;&#xA;&#34;Se mai volessi smetterla di poltrire, il pranzo è pronto&#34;&#xA;&#34;Sai Mark, dovrei alzarti la paga&#34;&#xA;&#34;Forse prima dovresti cominciare a pagarmi&#34;&#xA;&#34;Già, forse...&#34;&#xA;Entrando in cucina c&#39;era una tavola rettangolare, lunga circa due metri, larga uno, quasi spoglia, apparecchiata con due piatti, due bicchieri, un paio di cucchiai e ogni piatto aveva una fetta di formaggio, del pane duro come una palla da baseball e dello stufato. Dello stufato?&#xA;&#34;Dello stufato? Dove hai trovato della carne?&#34;&#xA;John non vedeva dello stufato da quell&#39;inverno in cui per sbaglio una tegola della casa era caduta sopra una lepre che passava nei dintorni.&#xA;&#34;Credo... Credo di non potertelo dire&#34;&#xA;&#34;Sei andato in città, non è vero&#39;?&#34;&#xA;Mark non rispose.&#xA;&#34;Allora?!&#34;, John alzò il tono della voce.&#xA;&#34;Io...&#34;&#xA;&#34;TU COSA?! Ti è dato di volta il cervello? Vuoi farti ammazzare?&#34;&#xA;Le urla misero Mark sulla difesa.&#xA;&#34;Ma non si rischia ad andare in centro! Sei pieno di pregiudizi! Quelle persone sono come noi! Solo perché hai deciso di fare l&#39;eremita non vuol dire che loro siano mostri alieni!&#34;&#xA;John mantenne fisso lo sguardo su Mark e dato l&#39;affanno, si mise a sedere.&#xA;&#34;Mangiamo, ne discuteremo dopo&#34;&#xA;Calò in silenzio, come succedeva un tempo, quando gli schermi trasmettevano dei programmi televisivi e tutti erano abbindolati dalle immagini proiettate.&#xA;Mark posò il cucchiaio sul piatto e si rivolse a John.&#xA;&#34;Senti, mi dispiace, ma stavamo finendo il cibo e sinceramente cominciava a darmi la nausea mangiare tutti i giorni la stessa cosa&#34;&#xA;&#34;Se avessero capito da dove vieni avrebbero potuto metterti in prigione e torturarti, come minimo&#34;&#xA;&#34;Ma non è successo! Sono vivo, non mi hanno riconosciuto, ho l&#39;accento locale da anni ormai e non possono neanche basarsi sul colore della pelle visti tutti gli schizzati che si fanno modificare il DNA al giorno d&#39;oggi&#34;&#xA;John non lo guardò neanche. Spostò la sedia facendo rumore e andò vicino la finestra, guardando fuori.&#xA;La teatralità di John colpì Mark al punto di doversi trattenere dal fare battute, non era proprio il momento.&#xA;&#34;Sai cos&#39;è successo a mio fratello, no?&#34;&#xA;&#34;Certo, me lo avrai raccontato un milione di volte&#34;&#xA;&#34;Bene, ma non sai perché mi sono trasferito qui&#34;&#xA;In effetti era più una supposizione che una certezza. Il fratello di John, Albert, era morto in un campo di concentramento durante la guerra del Nord. Quelli che una volta erano gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra al Canada e tutti coloro che non avrebbero prestato servizio in nome della difesa della propria patria, sarebbero stati considerati traditori e puniti a dovere. Un classico. Albert era un ricercatore universitario, un pacifista, un socialista, insomma una piaga, ma finché il governo poteva guadagnare dai suoi lavori sottopagandolo, andava bene. Quando ci fu la chiamata alle armi si oppose, quindi lo arrestarono e lo imprigionarono. John non fece la stessa fine, combatté quella inutile guerra e tornò a casa più povero di prima.&#xA;&#34;Perché la tua vecchia casa ti ricordava tuo fratello?&#34;&#xA;&#34;No, non mi dispiace ricordare mio fratello, era una bravissima persona... No, il problema non era la casa, il problema erano le persone. Nonostante avessi dato tutto me stesso, il governo mi tenne sotto controllo per evitare che potessi fare qualche &#34;follia&#34; vendicando mio fratello. Non solo, divenni un reietto, il mio vecchio quartiere mi considerava un traditore, come Alb, e non c&#39;era nulla che potessi dire o fare per cambiare la loro opinione. Così decisi di attuare il piano Z, quello che tenevo come soluzione alternativa per tutto: me ne andai in mezzo al niente per condurre una vita solitaria e pacifica. La prima devo dire di averla ottenuta, la seconda, invece, un po&#39; meno&#34;&#xA;Mark non sapeva cosa dire, ma non sapeva neanche cosa c&#39;entrasse questo con quello che aveva fatto durante la mattina. In fondo, gli Stati Uniti non esistevano più da un bel pezzo.&#xA;&#34;Non c&#39;è più un pericolo simile, però... Capisco la tua preoccupazione, ma non c&#39;è nessun governo totalitario a bacchettarci&#34;&#xA;&#34;No, ma le persone non cambiano. Se vogliono odiare lo fanno, anche senza un vero motivo. E quelle persone che abitano nel centro cittadino non hanno nulla se non rabbia repressa, rinvigorita ogni giorno dalle notizie e dall&#39;odio l&#39;uno per l&#39;altro e per sé stessi. La città è pericolosa, preferirei morire di fame che tornarci&#34;&#xA;Non ci fu risposta se non il rumore dei piatti e delle posate che venivano portate in cucina, pronte ad essere lavate.&#xA;John continuò a guardare fuori, a scrutare la linea dell&#39;orizzonte che divideva la terra sabbiosa e il cielo cupo. Una patina gialla ricopriva tutto quello che un paio di occhi non potenziati potevano captare e di tanto in tanto passava un uccello. Un uccello? Stupido vecchio, non era un uccello, era un drone, gli uccelli non esistono più.&#xA;&#xA;Originally wrote in 2020-05-12T23:57:00.002+02:00]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“Era dal 1968 che non mi sentivo così”, esclamò John, cercando goffamente di rimanere in piedi vicino la palizzata.
“Così come? Ubriaco? O intendi felice?”
Mark era in genere un ragazzo che andava dritto al dunque.
“Entrambi, uno la conseguenza dell&#39;altro!”
La palizzata era un rimasuglio del recinto con il quale la vecchia e decadente cittadina di Orkaunty segnava il suo confine. Era un pezzo d&#39;epoca, molto famoso: tanto che il primo sindaco arrivato dopo la grande guerra del Nord fece installare una placchetta metallica con scritto “Qui la cittadina di Orkaunty smette di essere circoscritta dalla Valle del Nulla ed espande le sue radici verso l&#39;orizzonte – Russel McKolin”
“Che idiota, comunque”
Mark si girò di scatto e vide che John stava fissando, con equilibrio precario, la palizzata. Si avvicinò barcollando, scavalcò e si mise di fronte al suo amico.
“Di chi parli?”, chiese Mark con sguardo interrogativo.
“McKolin... Quel vecchio idiota, schifoso e ladro di un McKolin... McKolin...”
“Forse è ora di tornare a casa, che dici?”
Mark afferrò il braccio di John per tirarlo verso la strada, ma non riuscì a smuoverlo.
“Voglio rimanere ancora un po&#39;”, fece John.
“Cosa vuoi fare?”
“Non lo so... Sono ubriaco e sto ricordando il passato. Il minimo che posso fare è versare una lacrima per tutti coloro che ho perso durante la mia vita”
“Oh, cosa mi tocca sentire alle tre di notte... John andiamo, sei stanco”
“No Mark, non sono stanco, sono annoiato”
“Da cosa?”
“Dalla vita che conduco ogni giorno da ormai quindici anni”
“Essere anziani significa questo? E io che non vedo l&#39;ora di arrivare alla pensione!”
“Sciocco, sei giovane e puoi permetterti di fare cose che un vecchio bacucco come me non può che sognare”
Per diversi secondi nessuno dei due disse nulla, poi John, voltandosi, guardò prima Mark, poi di nuovo il paletto e poi ancora Mark.
“Va bene, andiamo a casa”
“Oh, dio, grazie! Non vedo l&#39;ora di buttarmi sul letto e...”
Ma John gli mise una mano sulla spalla e con un cenno gli intimò di fare silenzio.</p>

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<p>La decisione che John prese molti anni prima, di andare a vivere lontano dal centro, in mezzo al deserto e alle sterpaglie, era una delle poche cose che non rimpiangeva. Camminando in silenzio poteva ascoltare il rumore dei passi di Mark, che trascinava i piedi per terra, il fruscio del vento e il canto dei grilli. Il cielo era nuvoloso, ormai lo era da anni, guardando in alto cercava di ricordarsi le stelle, piccoli puntini luminosi, alcuni più, altri meno, che invadevano il cielo dopo il calar del Sole. Neanche il Sole c&#39;era più da molto tempo. L&#39;alcol che aveva in corpo lo rilassava e lo scaldava. Arrivati a pochi metri dall&#39;ingresso, si fermò di colpo: aveva voglia di stendersi da qualche parte ed osservare il cielo notturno.
“Cosa succede?”, Mark sembrava preoccupato.
“Niente Mark, sono solo... Sono...”, si guardarono negli occhi e Mark poté vedere che qualcosa turbava il suo anziano amico.
“Sei stanco?”
“No. Beh, un po&#39; sì, ma è normale alla mia età. No, in realtà vorrei stendermi da qualche parte per osservare il cielo”
“Il cielo? Ma John, mio caro vecchio John, sai meglio di me che il cielo non esiste più da ormai troppi anni”
“Il cielo esiste, solo che non possiamo vederlo”
“Allora cosa vorresti osservare, se il cielo non si può vedere?”
John esitò.
“Il mio passato”
I due si fissarono e dopo un po&#39; Mark mugolò qualcosa che assomigliava a “fai come vuoi io sono troppo sbronzo per dormire fuori” e si avviò sullo stradino di terriccio che portava alla casetta.
Stare in piedi in mezzo alla strada, di notte, a quell&#39;età, era rischioso. Certo di animale selvatico ormai non ce n&#39;era quasi nessuno, ma qualche predone del deserto poteva approfittarsi del momento. A John non importava.
Contemplando il cielo ricordò di quando stava disteso sul prato con Anna, di notte, a guardare le stelle.
“Secondo te John, riusciremo mai a raggiungere almeno una di quelle stelle?”, chiese lei, osservando quella che un tempo era chiamata la costellazione di Orione.
“Mio fratello dice che un giorno le stelle non esisteranno più”
Anna spostò il braccio di John dietro la sua schiena e si accoccolò su di lui
“Credo che sia una cosa molto triste”
“In effetti lo è An, ma forse mio fratello si sbaglia”
John spostò lo sguardo dal cielo sulla casetta e pensò che, in fondo, suo fratello aveva avuto ragione su tutto. Con molta pazienza (e presa di coscienza sull&#39;ubriacarsi alla sua veneranda età), si mise a gattoni, si sollevò in piedi e si incamminò verso casa, ponendo fine alla lunga giornata.</p>

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<p>La mattina seguente, John si rese conto anche senza aprire gli occhi che la coperta era del tutto avvolta attorno a lui, ma decise di rimanere a letto ancora un po&#39;. Verso mezzogiorno Mark bussò alla porta di camera sua.</p>

<p>“Sei vivo?”
“Sì, sono solamente intrecciato nella coperta”
“Se mai volessi smetterla di poltrire, il pranzo è pronto”
“Sai Mark, dovrei alzarti la paga”
“Forse prima dovresti cominciare a pagarmi”
“Già, forse...”
Entrando in cucina c&#39;era una tavola rettangolare, lunga circa due metri, larga uno, quasi spoglia, apparecchiata con due piatti, due bicchieri, un paio di cucchiai e ogni piatto aveva una fetta di formaggio, del pane duro come una palla da baseball e dello stufato. Dello stufato?
“Dello stufato? Dove hai trovato della carne?”
John non vedeva dello stufato da quell&#39;inverno in cui per sbaglio una tegola della casa era caduta sopra una lepre che passava nei dintorni.
“Credo... Credo di non potertelo dire”
“Sei andato in città, non è vero&#39;?”
Mark non rispose.
“Allora?!”, John alzò il tono della voce.
“Io...”
“TU COSA?! Ti è dato di volta il cervello? Vuoi farti ammazzare?”
Le urla misero Mark sulla difesa.
“Ma non si rischia ad andare in centro! Sei pieno di pregiudizi! Quelle persone sono come noi! Solo perché hai deciso di fare l&#39;eremita non vuol dire che loro siano mostri alieni!”
John mantenne fisso lo sguardo su Mark e dato l&#39;affanno, si mise a sedere.
“Mangiamo, ne discuteremo dopo”
Calò in silenzio, come succedeva un tempo, quando gli schermi trasmettevano dei programmi televisivi e tutti erano abbindolati dalle immagini proiettate.
Mark posò il cucchiaio sul piatto e si rivolse a John.
“Senti, mi dispiace, ma stavamo finendo il cibo e sinceramente cominciava a darmi la nausea mangiare tutti i giorni la stessa cosa”
“Se avessero capito da dove vieni avrebbero potuto metterti in prigione e torturarti, come minimo”
“Ma non è successo! Sono vivo, non mi hanno riconosciuto, ho l&#39;accento locale da anni ormai e non possono neanche basarsi sul colore della pelle visti tutti gli schizzati che si fanno modificare il DNA al giorno d&#39;oggi”
John non lo guardò neanche. Spostò la sedia facendo rumore e andò vicino la finestra, guardando fuori.
La teatralità di John colpì Mark al punto di doversi trattenere dal fare battute, non era proprio il momento.
“Sai cos&#39;è successo a mio fratello, no?”
“Certo, me lo avrai raccontato un milione di volte”
“Bene, ma non sai perché mi sono trasferito qui”
In effetti era più una supposizione che una certezza. Il fratello di John, Albert, era morto in un campo di concentramento durante la guerra del Nord. Quelli che una volta erano gli Stati Uniti avevano dichiarato guerra al Canada e tutti coloro che non avrebbero prestato servizio in nome della difesa della propria patria, sarebbero stati considerati traditori e puniti a dovere. Un classico. Albert era un ricercatore universitario, un pacifista, un socialista, insomma una piaga, ma finché il governo poteva guadagnare dai suoi lavori sottopagandolo, andava bene. Quando ci fu la chiamata alle armi si oppose, quindi lo arrestarono e lo imprigionarono. John non fece la stessa fine, combatté quella inutile guerra e tornò a casa più povero di prima.
“Perché la tua vecchia casa ti ricordava tuo fratello?”
“No, non mi dispiace ricordare mio fratello, era una bravissima persona... No, il problema non era la casa, il problema erano le persone. Nonostante avessi dato tutto me stesso, il governo mi tenne sotto controllo per evitare che potessi fare qualche “follia” vendicando mio fratello. Non solo, divenni un reietto, il mio vecchio quartiere mi considerava un traditore, come Alb, e non c&#39;era nulla che potessi dire o fare per cambiare la loro opinione. Così decisi di attuare il piano Z, quello che tenevo come soluzione alternativa per tutto: me ne andai in mezzo al niente per condurre una vita solitaria e pacifica. La prima devo dire di averla ottenuta, la seconda, invece, un po&#39; meno”
Mark non sapeva cosa dire, ma non sapeva neanche cosa c&#39;entrasse questo con quello che aveva fatto durante la mattina. In fondo, gli Stati Uniti non esistevano più da un bel pezzo.
“Non c&#39;è più un pericolo simile, però... Capisco la tua preoccupazione, ma non c&#39;è nessun governo totalitario a bacchettarci”
“No, ma le persone non cambiano. Se vogliono odiare lo fanno, anche senza un vero motivo. E quelle persone che abitano nel centro cittadino non hanno nulla se non rabbia repressa, rinvigorita ogni giorno dalle notizie e dall&#39;odio l&#39;uno per l&#39;altro e per sé stessi. La città è pericolosa, preferirei morire di fame che tornarci”
Non ci fu risposta se non il rumore dei piatti e delle posate che venivano portate in cucina, pronte ad essere lavate.
John continuò a guardare fuori, a scrutare la linea dell&#39;orizzonte che divideva la terra sabbiosa e il cielo cupo. Una patina gialla ricopriva tutto quello che un paio di occhi non potenziati potevano captare e di tanto in tanto passava un uccello. Un uccello? Stupido vecchio, non era un uccello, era un drone, gli uccelli non esistono più.</p>

<p>Originally wrote in 2020-05-12T23:57:00.002+02:00</p>
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      <author>Does GLaDOS dream of electric sheeps?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/t8d0zsz84n</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:57:26 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La notte in cui bruciammo Rome #2</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/calvin-xlii/la-notte-in-cui-bruciammo-rome-2</link>
      <description>&lt;![CDATA[«Lo shuttle 16996 proveniente da Neo Roma 1 e diretto a Milano 4 è stato cancellato. VolItalia si scusa per il disagio»  &#xA;La voce si interruppe mentre io cominciavo già a schizzare male.   &#xA;«Cazzo, è la seconda volta in due giorni, se prendo la testa di quel porco di Augusti...», pensai ad alta voce. Persone non curanti di ciò che dicevo mi sfrecciavano di fianco, intente a badare ai fatti loro. Sferro un calcio una lattina innocente che finisce oltre la banchina, nel vuoto. La stazione sospesa a centinaia di metri da terra e comunque sotto non c&#39;è niente, il calore del razzo in arrivo e in partenza è troppo alto per poter costruire qualcosa al di sotto. Sicuramente non è un problema di sicurezza, la morte accidentale di innocenti è solo un modo per ridurre il sovrappopolamento mondiale.  &#xA; Mentre continuo a pensare ai fatti miei, vedo due energumeni che si avvicinano. &#34;Polizia&#34; dice la scritta sul cromo che hanno al posto del torace.  &#xA;«Ehi, tu» esclama uno dei due cinghiali.  &#xA;«Mi dica, agente», rispondo con faccia angelica, mentre il mio neuralink modificato cerca il percorso più rapido per uscire. Una mod del pathfinder che include le mappe di tutta la città fa sempre comodo quando la Legge non permette di vivere rilassati.  &#xA;«Sei stato avvistato da una telecamera di sorveglianza mentre davi un calcio a della spazzatura, facendola cadere nel vuoto. Come ti dichiari?»  &#xA;Nel frattempo la Legge ha stabilito che il Potere Esecutivo doveva combaciare con quello Giudiziario, creando una succursale italiana del sistema americano. Ora anche qui possiamo ricreare il cyber farwest, con tanto di Sceriffo e taglie sui ricercati. Chissà com&#39;erano i tempi dei meme e delle AI che non capivano un cazzo.  &#xA;«Innocente, vostro onore»  &#xA;Il neuralink mi avvisa che il percorso migliore parte dalle scale alle mie spalle, passa per i bagni, per finire all&#39;uscita laterale della stazione, prendendo il turboascensore che sbuca nel vicolo. Ho due possibilità, una delle quali inizia con una corsa e finisce nella pattuglia pronta ad aspettarmi in fondo al turboascensore. L&#39;altra, invece, comincia con una pisciata e finisce con una più probabile fuga nelle fogne.  &#xA;«Prima che mi diciate il verdetto, agenti, vorrei appellarmi alla vostra clemenza e chiedervi di poter andare in bagno. Ovviamente potete accompagnarmi, se necessario»  &#xA;I due piedicromati si guardano, probabilmente comunicando privatamente via neuralink e poi con un cenno del capo e una bella spinta mi fanno sapere che possiamo avviarci verso le latrine. Ottimo. Il bagno è più una sorta di ufficio vecchio stile, fatto di cubiculi in cui puoi lavarti o espletare le tue funzioni senza problemi di sorta. Quello che le guardie non sanno è che il mio neuralink hackerato mi permette di entrare e prendere possesso dei sistemi digitali più elementari. Dopo aver cominciato a urinare sotto lo sguardo vigile di quei porci depravati, mi connetto al sistema di porte elettronico. Lo specchio smart mi permette di vedere chi passa per il corridoio e nel momento in cui un energumeno si trova esattamente davanti il mio cubicolo, faccio scattare la porta. L&#39;uomo, col naso sanguinante, comincia a imprecare verso i due poliziotti.  &#xA;«Guardie infabi, non si buò neanghe biù bisciare in bace!»&#xA;Grazie amico mio, non sai quanto hai ragione. Mentre i piedicromati si girano per placare le ire dell&#39;energumeno, io mi dileguo nella direzione opposta, uscendo di soppiatto dalla porta.    La voce che annuncia gli arrivi rimbomba nel corridoio mentre passo attraverso un branco di persone dirette a Milano 4. Il turboascensore per il piano terra è vuoto e mi infilo dentro il più velocemente possibile. Mentre la cabina prende velocità e il rumore della carrucola sfrega sui grossi cavi, mi appoggio alla parete e mando un messaggio vocale al contatto che dovevo incontrare oggi.  &#xA;«Per colpa delle guardie non sono potuto salire sul razzo. Ci riprovo domani. Bella»  &#xA;Il capo non sarà contento, ma non importa. Meglio consegnare in ritardo i dati che darli in mano alla Legge. In fondo nessuno ci mette fretta. Nessuno sa che quei dati sono stati rubati e che nel momento in cui verranno rilasciati, il sistema bancario crollerà sotto il culo di quei porci borghesi. La loro ricchezza andrà in fumo e noi prenderemo il sopravvento.&#xA;&#xA;Originally wrote in 2023-11-09T17:16:00.000+01:00]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>«Lo shuttle 16996 proveniente da Neo Roma 1 e diretto a Milano 4 è stato cancellato. VolItalia si scusa per il disagio»<br>
La voce si interruppe mentre io cominciavo già a schizzare male. <br>
«Cazzo, è la seconda volta in due giorni, se prendo la testa di quel porco di Augusti...», pensai ad alta voce. Persone non curanti di ciò che dicevo mi sfrecciavano di fianco, intente a badare ai fatti loro. Sferro un calcio una lattina innocente che finisce oltre la banchina, nel vuoto. La stazione sospesa a centinaia di metri da terra e comunque sotto non c&#39;è niente, il calore del razzo in arrivo e in partenza è troppo alto per poter costruire qualcosa al di sotto. Sicuramente non è un problema di sicurezza, la morte accidentale di innocenti è solo un modo per ridurre il sovrappopolamento mondiale.<br>
 Mentre continuo a pensare ai fatti miei, vedo due energumeni che si avvicinano. “Polizia” dice la scritta sul cromo che hanno al posto del torace.<br>
«Ehi, tu» esclama uno dei due cinghiali.<br>
«Mi dica, agente», rispondo con faccia angelica, mentre il mio neuralink modificato cerca il percorso più rapido per uscire. Una mod del pathfinder che include le mappe di tutta la città fa sempre comodo quando la Legge non permette di vivere rilassati.<br>
«Sei stato avvistato da una telecamera di sorveglianza mentre davi un calcio a della spazzatura, facendola cadere nel vuoto. Come ti dichiari?»<br>
Nel frattempo la Legge ha stabilito che il Potere Esecutivo doveva combaciare con quello Giudiziario, creando una succursale italiana del sistema americano. Ora anche qui possiamo ricreare il cyber farwest, con tanto di Sceriffo e taglie sui ricercati. Chissà com&#39;erano i tempi dei meme e delle AI che non capivano un cazzo.<br>
«Innocente, vostro onore»<br>
Il neuralink mi avvisa che il percorso migliore parte dalle scale alle mie spalle, passa per i bagni, per finire all&#39;uscita laterale della stazione, prendendo il turboascensore che sbuca nel vicolo. Ho due possibilità, una delle quali inizia con una corsa e finisce nella pattuglia pronta ad aspettarmi in fondo al turboascensore. L&#39;altra, invece, comincia con una pisciata e finisce con una più probabile fuga nelle fogne.<br>
«Prima che mi diciate il verdetto, agenti, vorrei appellarmi alla vostra clemenza e chiedervi di poter andare in bagno. Ovviamente potete accompagnarmi, se necessario»<br>
I due piedicromati si guardano, probabilmente comunicando privatamente via neuralink e poi con un cenno del capo e una bella spinta mi fanno sapere che possiamo avviarci verso le latrine. Ottimo. Il bagno è più una sorta di ufficio vecchio stile, fatto di cubiculi in cui puoi lavarti o espletare le tue funzioni senza problemi di sorta. Quello che le guardie non sanno è che il mio neuralink hackerato mi permette di entrare e prendere possesso dei sistemi digitali più elementari. Dopo aver cominciato a urinare sotto lo sguardo vigile di quei porci depravati, mi connetto al sistema di porte elettronico. Lo specchio smart mi permette di vedere chi passa per il corridoio e nel momento in cui un energumeno si trova esattamente davanti il mio cubicolo, faccio scattare la porta. L&#39;uomo, col naso sanguinante, comincia a imprecare verso i due poliziotti.<br>
«Guardie infabi, non si buò neanghe biù bisciare in bace!»
Grazie amico mio, non sai quanto hai ragione. Mentre i piedicromati si girano per placare le ire dell&#39;energumeno, io mi dileguo nella direzione opposta, uscendo di soppiatto dalla porta.    La voce che annuncia gli arrivi rimbomba nel corridoio mentre passo attraverso un branco di persone dirette a Milano 4. Il turboascensore per il piano terra è vuoto e mi infilo dentro il più velocemente possibile. Mentre la cabina prende velocità e il rumore della carrucola sfrega sui grossi cavi, mi appoggio alla parete e mando un messaggio vocale al contatto che dovevo incontrare oggi.<br>
«Per colpa delle guardie non sono potuto salire sul razzo. Ci riprovo domani. Bella»<br>
Il capo non sarà contento, ma non importa. Meglio consegnare in ritardo i dati che darli in mano alla Legge. In fondo nessuno ci mette fretta. Nessuno sa che quei dati sono stati rubati e che nel momento in cui verranno rilasciati, il sistema bancario crollerà sotto il culo di quei porci borghesi. La loro ricchezza andrà in fumo e noi prenderemo il sopravvento.</p>

<p>Originally wrote in 2023-11-09T17:16:00.000+01:00</p>
]]></content:encoded>
      <author>Does GLaDOS dream of electric sheeps?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/vqpaqz1a22</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:56:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La notte in cui bruciammo Rome #1</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/calvin-xlii/la-notte-in-cui-bruciammo-rome-1</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ferro. Alluminio. Zolfo. Cosa c’è nelle profondità di Neo Roma 3? Carcasse di anime di metallo buttate negli angoli sporchi di stagno. C’è puzza di silicio andato a male. I neuro impianti fritti dalle cyber droghe dei mutanti umani cyborg. Cosa vuoi fare? Preferisci ricevere iniezioni gratuite di dopamina al costo di un semplice post sulla rete? O trastullarti con un massaggio neurale apposta per venirti nelle mutande nel tragitto casa lavoro? Dove vuoi abitare? Qual è la differenza tra un cubicolo nel centro storico e una stanza vuota nello sprawl? Quanta terra bruciata. Quanta terra sprecata, ecco un edificio di bianco cemento che si erge in mezzo alle lande desolate delle borgate. Lo vedi quello? È il prezzo da pagare per poterti sollazzare con i social, quando metti like pensa che hai regalato un centimetro cubo in più di terra a quel mastodontico palazzo che come Gengis Khan non fa più crescere l’erba. Il gigante dei tera byte della conoscenza umana. Il mostro finale dell’umanità stessa, l’uomo che progetta e porta avanti il suo ordigno finale. Accenditi una sigaretta virtuale, per della nicotina direttamente iniettata nel cervello dal tuo neuralink. Vuoi provare una sniffata digitale? Quanto pagheresti per vivere più veloce senza doverti muovere? Ricordati che la filmografia è gratuita, devi solo dire allɜ amicɜ quanto la nostra azienda sostenga la loro causa. Transumanesimo? Ecco una maglia. Cyberpropaganda comunista? Abbiamo una bandana come quella di Cyber-Guevara. &#xA;&#xA;Sono sul treno per il quartiere cyborg, vedo un vecchio seduto che si spara l’aria condizionata per evitare di sorbirsi il caldo infernale del deserto che si stende fuori dai binari. Le arterie stradali abbandonate, la spazzatura mai raccolta, gli zombi del verano che vagano in cerca di cyber K. Il vagone sussulta. I sedili sono più vecchi di quell&#39;uomo con le protesi robotiche. I polmoni di un anziano, le gambe di un ragazzino. La fermata della metro è piena, la puzza di marcio non ci lascia mai, l’aria condizionata non fa altro che ributtarci addosso lo stesso schifo che sputiamo fuori dalle bocche. Fiumi di carcasse che non sanno di essere morte si riversano per le strade di Neo Roma dirette a produrre, a consumare, a vivere gli ultimi anni rimasti alla Terra. Un grigio sole che filtra attraverso la cupola di contenimento illumina gli alberi di metallo e i pannelli solari si muovono come girasoli robot. Respiro a pieno, il filtro della mascherina sa di medicinale. Eccomi, per una nuova giornata, pronto a lavorare per sopravvivere, fino all’imminente fine. &#xA;&#xA;Originally wrote in 2022-05-29T20:27:00.005+02:00]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ferro. Alluminio. Zolfo. Cosa c’è nelle profondità di Neo Roma 3? Carcasse di anime di metallo buttate negli angoli sporchi di stagno. C’è puzza di silicio andato a male. I neuro impianti fritti dalle cyber droghe dei mutanti umani cyborg. Cosa vuoi fare? Preferisci ricevere iniezioni gratuite di dopamina al costo di un semplice post sulla rete? O trastullarti con un massaggio neurale apposta per venirti nelle mutande nel tragitto casa lavoro? Dove vuoi abitare? Qual è la differenza tra un cubicolo nel centro storico e una stanza vuota nello sprawl? Quanta terra bruciata. Quanta terra sprecata, ecco un edificio di bianco cemento che si erge in mezzo alle lande desolate delle borgate. Lo vedi quello? È il prezzo da pagare per poterti sollazzare con i social, quando metti like pensa che hai regalato un centimetro cubo in più di terra a quel mastodontico palazzo che come Gengis Khan non fa più crescere l’erba. Il gigante dei tera byte della conoscenza umana. Il mostro finale dell’umanità stessa, l’uomo che progetta e porta avanti il suo ordigno finale. Accenditi una sigaretta virtuale, per della nicotina direttamente iniettata nel cervello dal tuo neuralink. Vuoi provare una sniffata digitale? Quanto pagheresti per vivere più veloce senza doverti muovere? Ricordati che la filmografia è gratuita, devi solo dire allɜ amicɜ quanto la nostra azienda sostenga la loro causa. Transumanesimo? Ecco una maglia. Cyberpropaganda comunista? Abbiamo una bandana come quella di Cyber-Guevara. </p>

<p>Sono sul treno per il quartiere cyborg, vedo un vecchio seduto che si spara l’aria condizionata per evitare di sorbirsi il caldo infernale del deserto che si stende fuori dai binari. Le arterie stradali abbandonate, la spazzatura mai raccolta, gli zombi del verano che vagano in cerca di cyber K. Il vagone sussulta. I sedili sono più vecchi di quell&#39;uomo con le protesi robotiche. I polmoni di un anziano, le gambe di un ragazzino. La fermata della metro è piena, la puzza di marcio non ci lascia mai, l’aria condizionata non fa altro che ributtarci addosso lo stesso schifo che sputiamo fuori dalle bocche. Fiumi di carcasse che non sanno di essere morte si riversano per le strade di Neo Roma dirette a produrre, a consumare, a vivere gli ultimi anni rimasti alla Terra. Un grigio sole che filtra attraverso la cupola di contenimento illumina gli alberi di metallo e i pannelli solari si muovono come girasoli robot. Respiro a pieno, il filtro della mascherina sa di medicinale. Eccomi, per una nuova giornata, pronto a lavorare per sopravvivere, fino all’imminente fine. </p>

<p>Originally wrote in 2022-05-29T20:27:00.005+02:00</p>
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      <author>Does GLaDOS dream of electric sheeps?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/0teajooc9v</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:54:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Alla fine mi sono fatto ricoverare</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lavievarenne/alla-fine-mi-sono-fatto-ricoverare</link>
      <description>&lt;![CDATA[Alla fine mi sono fatto ricoverare. Ma solo dopo aver ricevuto la carta di identità col mio nome corretto. Non potevo rischiare discriminazione di genere da parte di infermierǝ e dottorǝ. &#xA;&#xA;Sono uscito da un po&#39;, va meglio, riesco a restare abbastanza concentrato per leggere, il che è una gran cosa considerato il previo stato delle cose. In questi giorni di festività ho letto molto. Ma mi sono anche sentito molto solo, perché non ho trovato aperture per condividere il mio dolore con la mia famiglia. È faticoso mettere a tacere i propri sentimenti, ma è anche dannatamente facile indossare la maschera dello stoico. ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine mi sono fatto ricoverare. Ma solo dopo aver ricevuto la carta di identità col mio nome corretto. Non potevo rischiare discriminazione di genere da parte di infermierǝ e dottorǝ.</p>

<p>Sono uscito da un po&#39;, va meglio, riesco a restare abbastanza concentrato per leggere, il che è una gran cosa considerato il previo stato delle cose. In questi giorni di festività ho letto molto. Ma mi sono anche sentito molto solo, perché non ho trovato aperture per condividere il mio dolore con la mia famiglia. È faticoso mettere a tacere i propri sentimenti, ma è anche dannatamente facile indossare la maschera dello stoico.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Lelio</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/gjj5y1itmr</guid>
      <pubDate>Fri, 26 Dec 2025 19:32:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>è sempre adesso</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ordinariafollia/e-sempre-adesso</link>
      <description>&lt;![CDATA[ordinariafollia-log030-2025.jpg&#xA;&#xA;Sono il mio mulino a vento&#xA;quello che cammina sulla scala mobile per il paradiso di Natale&#xA;alla fine di un arcobaleno banale&#xA;contento&#xA;e coccolato&#xA;dal quotidiano luogo privato.&#xA;&#xA;Seduto sui gradini del mo foglio&#xA;accompagnato dal ricordo di me stesso&#xA;metto insieme parole&#xA;come adesso.&#xA;&#xA;Sono il mio leviatano&#xA;quello con un buon lavoro e una buona paga e va sereno&#xA;con il biglietto del treno&#xA;in mano&#xA;e davvero&#xA;convinto che basti mettere lo smalto nero.&#xA;&#xA;Seduto sui gradini del mio foglio&#xA;accoccolato dalla visione di me stesso&#xA;cerco segni e colori&#xA;come adesso.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2025/12/ordinariafollia-log_030-2025.jpg" rel="nofollow"><img src="http://ordinariafollia.net/wp-content/uploads/2025/12/ordinariafollia-log_030-2025.jpg" alt="ordinariafollia-log_030-2025.jpg"></a></p>

<p>Sono il mio mulino a vento
quello che cammina sulla scala mobile per il paradiso di Natale
alla fine di un arcobaleno banale
contento
e coccolato
dal quotidiano luogo privato.</p>

<p>Seduto sui gradini del mo foglio
accompagnato dal ricordo di me stesso
metto insieme parole
come adesso.</p>

<p>Sono il mio leviatano
quello con un buon lavoro e una buona paga e va sereno
con il biglietto del treno
in mano
e davvero
convinto che basti mettere lo smalto nero.</p>

<p>Seduto sui gradini del mio foglio
accoccolato dalla visione di me stesso
cerco segni e colori
come adesso.</p>
]]></content:encoded>
      <author>ordinariafollia</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/35mkfzs75f</guid>
      <pubDate>Wed, 24 Dec 2025 13:46:40 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Kyrie Eleison</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/kyrie-eleison</link>
      <description>&lt;![CDATA[Chiedo perdono&#xA;se non sono come voi,&#xA;se non sento sulle spalle&#xA;il destino del mondo&#xA;se non mi curo&#xA;delle sofferenze&#xA;se le ingiustizie&#xA;mi sono indifferenti,&#xA;se di nessuno mi importa&#xA;se non di me stesso,&#xA;e forse nemmeno.&#xA;&#xA;Chiedo perdono&#xA;se non posso agire come voi,&#xA;con la vostra sicurezza&#xA;il vostro piglio&#xA;ché tutto mi appare senza scopo&#xA;e ogni passo compiuto&#xA;è come un passo di marionetta,&#xA;e anche voi mi apparite&#xA;come enigmi, volti sconosciuti,&#xA;ma non ho pietà di voi,&#xA;e non mi sento solo&#xA;se anche questa notte&#xA;vi maledico e perdo per sempre&#xA;la vostra compagnia.&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;penitente]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo perdono
se non sono come voi,
se non sento sulle spalle
il destino del mondo
se non mi curo
delle sofferenze
se le ingiustizie
mi sono indifferenti,
se di nessuno mi importa
se non di me stesso,
e forse nemmeno.</p>

<p>Chiedo perdono
se non posso agire come voi,
con la vostra sicurezza
il vostro piglio
ché tutto mi appare senza scopo
e ogni passo compiuto
è come un passo di marionetta,
e anche voi mi apparite
come enigmi, volti sconosciuti,
ma non ho pietà di voi,
e non mi sento solo
se anche questa notte
vi maledico e perdo per sempre
la vostra compagnia.</p>

<hr>

<p><img src="https://artic-web.imgix.net/896a2fe8-3dfb-4c18-a321-9b374dbeba61/5283-011_SBD_image4Canova-Press300ppi%2C3000px%2CsRGB%2CJPEG.jpg?rect=77%2C0%2C2320%2C3000&amp;auto=format%2Ccompress&amp;q=80&amp;fit=crop&amp;crop=faces%2Ccenter&amp;w=1000&amp;h=1293" alt="penitente"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/w8q6bcecy6</guid>
      <pubDate>Thu, 18 Dec 2025 21:06:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Riflessioni sulla disumanizzazione (come metodo e come abitudine)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/stefanostaccone/riflessioni-sulla-disumanizzazione-come-metodo-e-come-abitudine-xwxk</link>
      <description>&lt;![CDATA[Da tempo rifletto su un problema che osservo su più livelli della nostra società: la disumanizzazione.  &#xA;Non come evento improvviso, ma come processo lento, normalizzato, che attraversa le grandi multinazionali, le istituzioni, e finisce per infiltrarsi anche nei contesti più piccoli, fino al quotidiano.&#xA;Prendiamo un esempio semplice e familiare: l’acquisto online.  &#xA;Clicchiamo, paghiamo, e nel giro di poche ore o giorni l’oggetto è davanti alla nostra porta. Tutto è veloce, efficiente, apparentemente automatico. La sensazione è che dietro ci siano solo macchine, algoritmi, sistemi perfetti. Le persone scompaiono.&#xA;Questa percezione non resta confinata all’e-commerce.  &#xA;La portiamo con noi nel lavoro, nei rapporti professionali, nel modo in cui valutiamo il tempo, la presenza e persino la salute degli altri.&#xA;&#xA;L’algoritmo come semplificazione estrema dell’umano&#xA;&#xA;Recentemente ho scritto una riflessione in cui criticavo la trasformazione dell’individuo, con la sua singolarità, complessità e fragilità, in un algoritmo.&#xA;Un modello semplificato, ottimizzato, misurabile.&#xA;Le grandi aziende (ma non solo) hanno un bisogno strutturale di semplificare problemi complessi.  &#xA;È comprensibile: gestire sistemi grandi richiede modelli, metriche, KPI, performance. Il problema nasce quando questa logica viene applicata senza filtro all’essere umano.&#xA;Sono un ingegnere meccanico, con un dottorato di ricerca.  &#xA;Nel mio lavoro sono abituato ad affrontare problemi complessi scomponendoli in parti più semplici, isolando cause ed effetti, analizzando fenomeni sovrapposti. È un metodo necessario in ambito ingegneristico.&#xA;&#xA;Ma ciò che funziona per una macchina non funziona automaticamente per una persona.&#xA;&#xA;Eppure oggi vedo questo approccio applicato ovunque: le persone diventano risorse, funzioni, colli di bottiglia, problemi da risolvere o strumenti da ottimizzare e sotto continuo giudizio attraverso indicatori che ne misurano le prestazioni.&#xA;&#xA;Quando smetti di funzionare, diventi un problema&#xA;&#xA;Questa riflessione si è fatta più concreta durante le ultime settimane.  &#xA;Sono stato operato e, per diversi giorni, costretto a letto, con movimenti limitati e l’obbligo di evitare stress e sforzi.&#xA;Questa immobilità forzata mi ha rallentato fisicamente, ma ha accelerato il pensiero.  &#xA;Ho avuto tempo per riflettere su ciò che ho fatto, su ciò che sto facendo e su ciò che potrei fare. Ho letto, osservato, pensato.&#xA;E soprattutto ho osservato le reazioni del mondo del lavoro intorno a me.&#xA;&#xA;Dal giorno dell’operazione non c’è stato un solo giorno senza messaggi di lavoro.  &#xA;Il pretesto era spesso umano: “come stai?”.&#xA;Immediatamente dopo (o prima) arrivava la richiesta: problemi, urgenze, decisioni.&#xA;&#xA;Tutti sapevano che ero immobilizzato a letto.  &#xA;Tutti erano stati avvisati con largo anticipo della mia assenza.  &#xA;Avevo anticipato lavoro, organizzato consegne, preparato il terreno.&#xA;Eppure, per molti, questo non è stato sufficiente.&#xA;&#xA;Il caso che mi ha fatto scattare qualcosa&#xA;&#xA;L’episodio più emblematico è avvenuto pochi giorni fa.  &#xA;Un collaboratore, non informato della mia malattia, mi ha chiesto una modifica a un disegno tecnico. Gli ho spiegato la situazione: ero stato operato, immobilizzato a letto, impossibilitato a lavorare.  &#xA;La risposta è stata:&#xA;&#xA;  “Ok, spero ti riprenda presto. Ma riesci per questo fine settimana?”&#xA;&#xA;In quel momento è stato chiaro.  &#xA;Non ero una persona che stava male.  &#xA;Ero una funzione temporaneamente guasta.&#xA;Se funziono, risolvo problemi.  &#xA;Se non funziono, divento io il problema.&#xA;&#xA;Un’osservazione (non statistica, ma significativa)&#xA;&#xA;Ho notato un dettaglio interessante, senza pretendere che abbia valore scientifico.  &#xA;Le persone che hanno mostrato maggiore attenzione, empatia e reale preoccupazione per la mia salute avevano mediamente meno di 30 anni.  &#xA;Quelle più distaccate, insistenti, focalizzate solo sul lavoro avevano spesso più di 30 anni.&#xA;&#xA;Non è un giudizio generazionale.&#xA;È una sensazione, una traccia che mi fa riflettere su cosa ci stiamo portando dietro come modello culturale. La cosa positiva è che forse le nuove generazioni stanno guardando al mondo del lavoro con occhi diversi e, spero, sviluppino anticorpi appropriati per conservare l&#39;empatia verso il prossimo.&#xA;&#xA;Un sistema che non dialoga&#xA;&#xA;Viviamo immersi in sistemi che ci osservano, ci misurano, ci classificano.  &#xA;Dai social ai dati fiscali, dai censimenti alle abitudini di consumo, tutto confluisce in algoritmi che decidono, o influenzano, come veniamo trattati.&#xA;La cosa più inquietante non è l’algoritmo in sé.  &#xA;È il fatto che non possiamo parlarci.&#xA;&#xA;Non possiamo spiegare il contesto.  &#xA;Non possiamo raccontare una fragilità temporanea.  &#xA;Non possiamo contrattare il giudizio.&#xA;E, lentamente, iniziamo a comportarci allo stesso modo anche tra di noi.&#xA;&#xA;Quando la disumanizzazione diventa sistemica&#xA;&#xA;Sarebbe però miope fermarsi al mondo del lavoro.  &#xA;La disumanizzazione che osservo nelle dinamiche professionali è solo una versione attenuata di qualcosa di molto più grave, che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti a livello globale.&#xA;&#xA;I conflitti armati attualmente in corso nel mondo mostrano la stessa logica portata all’estremo: persone ridotte a numeri, vittime trasformate in statistiche, vite umane raccontate come effetti collaterali. In contesti come quello palestinese, ciò che colpisce non è solo la violenza in sé, ma la sua progressiva normalizzazione. La morte viene raccontata in modo asettico, minimizzata, resa astratta. Come se alcune vite valessero meno di altre.&#xA;&#xA;Anche qui il meccanismo è lo stesso: quando un gruppo umano viene percepito come un ostacolo, come un problema da rimuovere, la sua disumanizzazione diventa funzionale. Non si parla più di persone, ma di territori, equilibri geopolitici, interessi strategici. L’individuo scompare, proprio come accade, in forma infinitamente meno drammatica, nei contesti lavorativi quando una persona smette di “funzionare”.&#xA;&#xA;Questo non rende meno legittime le riflessioni sul lavoro, ma le ridimensiona. Ci ricorda che ciò che viviamo ogni giorno è parte di una cultura più ampia, che accetta sempre più facilmente la perdita dell’umanità quando questa intralcia l’efficienza, il controllo o il potere.&#xA;&#xA;Non arrendersi alla disumanizzazione&#xA;&#xA;Quello che voglio ricordare, a chi legge e soprattutto a me stesso, è questo:  &#xA;non dobbiamo normalizzare tutto questo.&#xA;&#xA;Non dobbiamo accettare che l’essere umano venga ridotto in maniera assoluta e irreversibile a un numero.&#xA;Non dobbiamo smettere di difendere la singolarità, la lentezza, la vulnerabilità.&#xA;Combattere la disumanizzazione non è un gesto eroico.  &#xA;È fatto di piccoli atti quotidiani:&#xA;&#xA;rispettare un limite  &#xA;accettare un’assenza  &#xA;riconoscere che una persona non è una funzione  &#xA;&#xA;Arrendersi a questo processo significa perdere qualcosa che non possiamo recuperare.  &#xA;E nessun algoritmo potrà mai restituircelo.&#xA;&#xA;La malattia come atto sovversivo&#xA;&#xA;In un sistema che pretende disponibilità continua, prestazione costante e presenza totale, la malattia diventa qualcosa di più di una semplice condizione fisica: diventa una sorta di atto sovversivo.&#xA;Essere malati significa interrompere il flusso, spezzare la catena dell’efficienza, sottrarsi, anche solo temporaneamente, alla logica della performance. Non perché lo si voglia, ma perché il corpo lo impone. E questo, oggi, è quasi inaccettabile.&#xA;&#xA;Nel momento in cui non sei operativo, non sei performante, non sei “al 100%”, smetti di essere una risorsa e inizi a essere percepito come un problema.  &#xA;La fragilità, invece di essere accolta, viene tollerata a fatica, come un errore di sistema.&#xA;Eppure è proprio lì che si misura l’umanità di un ambiente di lavoro: nella capacità di riconoscere che fermarsi non è una colpa, che ammalarsi non è una scelta, e che il valore di una persona non può coincidere con la sua produttività.&#xA;&#xA;Resistere a questa narrazione, anche solo rifiutandosi di colpevolizzarsi quando ci si ferma, è forse uno dei pochi gesti realmente rivoluzionari che ci restano.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo rifletto su un problema che osservo su più livelli della nostra società: <strong>la disumanizzazione</strong>.<br>
Non come evento improvviso, ma come processo lento, normalizzato, che attraversa le grandi multinazionali, le istituzioni, e finisce per infiltrarsi anche nei contesti più piccoli, fino al quotidiano.
Prendiamo un esempio semplice e familiare: l’acquisto online.<br>
Clicchiamo, paghiamo, e nel giro di poche ore o giorni l’oggetto è davanti alla nostra porta. Tutto è veloce, efficiente, apparentemente automatico. La sensazione è che dietro ci siano solo macchine, algoritmi, sistemi perfetti. Le persone scompaiono.
Questa percezione non resta confinata all’e-commerce.<br>
La portiamo con noi nel lavoro, nei rapporti professionali, nel modo in cui valutiamo il tempo, la presenza e persino la salute degli altri.</p>

<h2 id="l-algoritmo-come-semplificazione-estrema-dell-umano">L’algoritmo come semplificazione estrema dell’umano</h2>

<p>Recentemente ho scritto una riflessione in cui criticavo la trasformazione dell’individuo, con la sua singolarità, complessità e fragilità, in un algoritmo.
Un modello semplificato, ottimizzato, misurabile.
Le grandi aziende (ma non solo) hanno un bisogno strutturale di semplificare problemi complessi.<br>
È comprensibile: gestire sistemi grandi richiede modelli, metriche, KPI, performance. Il problema nasce quando questa logica viene applicata senza filtro all’essere umano.
Sono un ingegnere meccanico, con un dottorato di ricerca.<br>
Nel mio lavoro sono abituato ad affrontare problemi complessi scomponendoli in parti più semplici, isolando cause ed effetti, analizzando fenomeni sovrapposti. È un metodo necessario in ambito ingegneristico.</p>

<p>Ma ciò che funziona per una macchina <strong>non funziona automaticamente per una persona</strong>.</p>

<p>Eppure oggi vedo questo approccio applicato ovunque: le persone diventano risorse, funzioni, colli di bottiglia, problemi da risolvere o strumenti da ottimizzare e sotto continuo giudizio attraverso indicatori che ne misurano le prestazioni.</p>

<h2 id="quando-smetti-di-funzionare-diventi-un-problema">Quando smetti di funzionare, diventi un problema</h2>

<p>Questa riflessione si è fatta più concreta durante le ultime settimane.<br>
Sono stato operato e, per diversi giorni, costretto a letto, con movimenti limitati e l’obbligo di evitare stress e sforzi.
Questa immobilità forzata mi ha rallentato fisicamente, ma ha accelerato il pensiero.<br>
Ho avuto tempo per riflettere su ciò che ho fatto, su ciò che sto facendo e su ciò che potrei fare. Ho letto, osservato, pensato.
E soprattutto ho osservato le reazioni del mondo del lavoro intorno a me.</p>

<p>Dal giorno dell’operazione non c’è stato un solo giorno senza messaggi di lavoro.<br>
Il pretesto era spesso umano: “come stai?”.
Immediatamente dopo (o prima) arrivava la richiesta: problemi, urgenze, decisioni.</p>

<p>Tutti sapevano che ero immobilizzato a letto.<br>
Tutti erano stati avvisati con largo anticipo della mia assenza.<br>
Avevo anticipato lavoro, organizzato consegne, preparato il terreno.
Eppure, per molti, questo non è stato sufficiente.</p>

<h2 id="il-caso-che-mi-ha-fatto-scattare-qualcosa">Il caso che mi ha fatto scattare qualcosa</h2>

<p>L’episodio più emblematico è avvenuto pochi giorni fa.<br>
Un collaboratore, non informato della mia malattia, mi ha chiesto una modifica a un disegno tecnico. Gli ho spiegato la situazione: ero stato operato, immobilizzato a letto, impossibilitato a lavorare.<br>
La risposta è stata:</p>

<blockquote><p>“Ok, spero ti riprenda presto. Ma riesci per questo fine settimana?”</p></blockquote>

<p>In quel momento è stato chiaro.<br>
Non ero una persona che stava male.<br>
Ero una funzione temporaneamente guasta.
Se funziono, risolvo problemi.<br>
Se non funziono, divento io il problema.</p>

<h2 id="un-osservazione-non-statistica-ma-significativa">Un’osservazione (non statistica, ma significativa)</h2>

<p>Ho notato un dettaglio interessante, senza pretendere che abbia valore scientifico.<br>
Le persone che hanno mostrato maggiore attenzione, empatia e reale preoccupazione per la mia salute avevano mediamente meno di 30 anni.<br>
Quelle più distaccate, insistenti, focalizzate solo sul lavoro avevano spesso più di 30 anni.</p>

<p>Non è un giudizio generazionale.
È una sensazione, una traccia che mi fa riflettere su cosa ci stiamo portando dietro come modello culturale. La cosa positiva è che forse le nuove generazioni stanno guardando al mondo del lavoro con occhi diversi e, spero, sviluppino anticorpi appropriati per conservare l&#39;empatia verso il prossimo.</p>

<h2 id="un-sistema-che-non-dialoga">Un sistema che non dialoga</h2>

<p>Viviamo immersi in sistemi che ci osservano, ci misurano, ci classificano.<br>
Dai social ai dati fiscali, dai censimenti alle abitudini di consumo, tutto confluisce in algoritmi che decidono, o influenzano, come veniamo trattati.
La cosa più inquietante non è l’algoritmo in sé.<br>
È il fatto che <strong>non possiamo parlarci</strong>.</p>

<p>Non possiamo spiegare il contesto.<br>
Non possiamo raccontare una fragilità temporanea.<br>
Non possiamo contrattare il giudizio.
E, lentamente, iniziamo a comportarci allo stesso modo anche tra di noi.</p>

<h2 id="quando-la-disumanizzazione-diventa-sistemica">Quando la disumanizzazione diventa sistemica</h2>

<p>Sarebbe però miope fermarsi al mondo del lavoro.<br>
La disumanizzazione che osservo nelle dinamiche professionali è solo una versione attenuata di qualcosa di molto più grave, che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti a livello globale.</p>

<p>I conflitti armati attualmente in corso nel mondo mostrano la stessa logica portata all’estremo: persone ridotte a numeri, vittime trasformate in statistiche, vite umane raccontate come effetti collaterali. In contesti come quello palestinese, ciò che colpisce non è solo la violenza in sé, ma la sua progressiva normalizzazione. La morte viene raccontata in modo asettico, minimizzata, resa astratta. Come se alcune vite valessero meno di altre.</p>

<p>Anche qui il meccanismo è lo stesso: quando un gruppo umano viene percepito come un ostacolo, come un problema da rimuovere, la sua disumanizzazione diventa funzionale. Non si parla più di persone, ma di territori, equilibri geopolitici, interessi strategici. L’individuo scompare, proprio come accade, in forma infinitamente meno drammatica, nei contesti lavorativi quando una persona smette di “funzionare”.</p>

<p>Questo non rende meno legittime le riflessioni sul lavoro, ma le ridimensiona. Ci ricorda che ciò che viviamo ogni giorno è parte di una cultura più ampia, che accetta sempre più facilmente la perdita dell’umanità quando questa intralcia l’efficienza, il controllo o il potere.</p>

<h2 id="non-arrendersi-alla-disumanizzazione">Non arrendersi alla disumanizzazione</h2>

<p>Quello che voglio ricordare, a chi legge e soprattutto a me stesso, è questo:<br>
<strong>non dobbiamo normalizzare tutto questo</strong>.</p>

<p>Non dobbiamo accettare che l’essere umano venga ridotto in maniera assoluta e irreversibile a un numero.
Non dobbiamo smettere di difendere la singolarità, la lentezza, la vulnerabilità.
Combattere la disumanizzazione non è un gesto eroico.<br>
È fatto di piccoli atti quotidiani:</p>
<ul><li>rispettare un limite<br></li>
<li>accettare un’assenza<br></li>
<li>riconoscere che una persona non è una funzione<br></li></ul>

<p>Arrendersi a questo processo significa perdere qualcosa che non possiamo recuperare.<br>
E nessun algoritmo potrà mai restituircelo.</p>

<h2 id="la-malattia-come-atto-sovversivo">La malattia come atto sovversivo</h2>

<p>In un sistema che pretende disponibilità continua, prestazione costante e presenza totale, la malattia diventa qualcosa di più di una semplice condizione fisica: diventa una sorta di atto sovversivo.
Essere malati significa interrompere il flusso, spezzare la catena dell’efficienza, sottrarsi, anche solo temporaneamente, alla logica della performance. Non perché lo si voglia, ma perché il corpo lo impone. E questo, oggi, è quasi inaccettabile.</p>

<p>Nel momento in cui non sei operativo, non sei performante, non sei “al 100%”, smetti di essere una risorsa e inizi a essere percepito come un problema.<br>
La fragilità, invece di essere accolta, viene tollerata a fatica, come un errore di sistema.
Eppure è proprio lì che si misura l’umanità di un ambiente di lavoro: nella capacità di riconoscere che fermarsi non è una colpa, che ammalarsi non è una scelta, e che il valore di una persona non può coincidere con la sua produttività.</p>

<p>Resistere a questa narrazione, anche solo <strong>rifiutandosi di colpevolizzarsi</strong> quando ci si ferma, è forse uno dei pochi gesti realmente rivoluzionari che ci restano.</p>
]]></content:encoded>
      <author>stefanostaccone</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/v54fixdosr</guid>
      <pubDate>Sat, 13 Dec 2025 11:18:49 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La morte</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/la-morte</link>
      <description>&lt;![CDATA[Avanza il nero vessillo del tredicesimo arcano&#xA;(Tredici foriero di sventura)&#xA;Un fiore bianco a cinque punte rovesciate&#xA;l&#39;emblema della terribile innocenza:&#xA;essere, cambiare, divenire, soffrire, morire.&#xA;Le cinque punte del pentacolo,&#xA;i cinque petali del fiore. &#xA;Gli occhi rossi del destriero fissano un nuovo sole&#xA;la morte cavalca con gli occhi vuoti.&#xA;Giace per terra il re, rovina tra la polvere la corona,&#xA;a nulla vale il candore della fanciulla,&#xA;a nulla la bellezza del suo diadema di rose.&#xA;Vane le preghiere, le invocazioni:&#xA;il papa e la croce crolleranno&#xA;e la città di Dio è un cumulo di rovine. &#xA;Avanza la morte sul suo destriero,&#xA;rovina la Storia sotto i suoi zoccoli.&#xA;Al suo passaggio resta il nulla&#xA;la steppa arida, la terra brulla.&#xA;Possono i tuoi occhi vitrei guardare &#xA;il giorno nuovo che nasce?&#xA;Una barca lontana &#xA;solca un ipotetico acheronte,&#xA;la meta ignota di noi che trasmutiamo.&#xA;Tutti ci accoglie la morte&#xA;nel suo abbraccio dolce:&#xA;un bambino, prima di essere fracassato,&#xA;le offre un fiore. &#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;La morte]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Avanza il nero vessillo del tredicesimo arcano
(Tredici foriero di sventura)
Un fiore bianco a cinque punte rovesciate
l&#39;emblema della terribile innocenza:
essere, cambiare, divenire, soffrire, morire.
Le cinque punte del pentacolo,
i cinque petali del fiore.
Gli occhi rossi del destriero fissano un nuovo sole
la morte cavalca con gli occhi vuoti.
Giace per terra il re, rovina tra la polvere la corona,
a nulla vale il candore della fanciulla,
a nulla la bellezza del suo diadema di rose.
Vane le preghiere, le invocazioni:
il papa e la croce crolleranno
e la città di Dio è un cumulo di rovine.
Avanza la morte sul suo destriero,
rovina la Storia sotto i suoi zoccoli.
Al suo passaggio resta il nulla
la steppa arida, la terra brulla.
Possono i tuoi occhi vitrei guardare
il giorno nuovo che nasce?
Una barca lontana
solca un ipotetico acheronte,
la meta ignota di noi che trasmutiamo.
Tutti ci accoglie la morte
nel suo abbraccio dolce:
un bambino, prima di essere fracassato,
le offre un fiore.</p>

<hr>

<p><img src="http://tarotator.com/wp-content/uploads/2015/11/Tarot-Rider-Waite-13-Death.jpg" alt="La morte"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/5bbanemh5f</guid>
      <pubDate>Thu, 11 Dec 2025 11:03:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Oltre il Censimento: analisi critica del questionario ISTAT e dei rischi per la privacy</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/stefanostaccone/oltre-il-censimento-analisi-critica-del-questionario-istat-e-dei-rischi-per-la-3spt</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, promosso annualmente dall’ISTAT, nasce con un obiettivo apparentemente semplice: conoscere quante persone vivono in Italia, in quali tipi di abitazione risiedono e come sono strutturati i nuclei familiari.&#xA;Quest&#39;anno ho ricevuto la lettera dall&#39;ISTAT che mi ha obbligato a partecipare al censimento. Si è obbligati a rispondere e a farlo in maniera corretta, pena una multa che va dai 250 a 2500 euro. Questa formula mi è sembrata subito anomala, ho deciso quindi di partecipare al questionario in maniera attiva, prendendo appunti e riflessioni su tutte le domande alle quali rispondevo.&#xA;A valle delle risposte, ho analizzato in maniera dettagliata il questionario. A mio avviso si evince un livello di profondità informativa che va ben oltre la necessità di “contare” individui e case.&#xA;Le domande, prese singolarmente, sembrano innocue; ciò che suscita interesse – e personalmente preoccupazione – è l&#39;effetto cumulativo: un sistema di rilevazione che, pur rispettando la legge, è in grado di produrre un ritratto estremamente completo della vita delle persone.&#xA;&#xA;Oltre l’anagrafe: le informazioni trasversali&#xA;La prima cosa evidente, immediatamente dopo aver iniziato a rispondere, è che il censimento contiene domande che non sono strettamente necessarie al solo scopo dichiarato, ma che contengono tanti piccoli elementi trasversali.&#xA;Indicatori indiretti della condizione economica&#xA;L’ampiezza dell’abitazione, il numero di stanze, la disponibilità di automobili, di box auto, la presenza di un ascensore nello stabile e persino l’anno di costruzione dell’edificio non servono a stabilire “chi vive dove”, ma a stimare il livello di benessere del nucleo familiare.&#xA;Se l&#39;intento fosse quello di giudicare sulla sola abitazione dal punto di vista energetico per esempio, sarebbe sufficiente attingere alle informazioni già esistenti e presenti in catasto, chiedere conferma dei metri quadri e della classe energetica dell&#39;edificio.&#xA;Il reddito in questa fase non viene mai citato. Tuttavia si tratta di elementi che, accumulati e incrociati tra loro, restituiscono informazioni socioeconomiche molto precise.&#xA;Routine quotidiane e mobilità individuale&#xA;La parte dedicata all&#39;acquisizione di informazioni relative agli spostamenti per studio o lavoro sono estremamente dettagliate. Vengono richiesti orari di uscita da casa, mezzi di trasporto utilizzati, durata del tragitto, luogo di lavoro o studio, frequenza settimanale degli spostamenti. Il livello di dettaglio è tale per cui, ad esempio, laddove ci spostiamo in treno come pendolari per andare a lavoro, bisogna inserire tutti i mezzi che si usano (auto privata + treno + metropolitana). Non è sufficiente inserire il solo mezzo preponderante ma tutti quelli necessari da inizio a fine tragitto.&#xA;Questi dati a mio avviso permettono di ricostruire vere e proprie abitudini quotidiane, mappandole in maniera precisa. Mi chiedo se queste richieste passino la linea oltre il perimetro legittimo del censimento.&#xA;Reti sociali e benessere personale&#xA;Si indaga anche sul benessere e in particolare sul livello di soddisfazione della vita, la percezione di sicurezza notturna e la presenza o assenza di amici, parenti o vicini che possano aiutarci qualora ne avessimo bisogno.&#xA;Questi elementi innegabilmente costruiscono un quadro del supporto emotivo e sociale di chi compila il questionario. Sembra più un&#39;indagine sociologica, ma non ho conoscenze o strumenti per poter giudicare sull&#39;impatto che le risposte possono avere.&#xA;Storia migratoria personale e familiare&#xA;Vengono chiesti naturalmente i dati relativi alla propria cittadinanza, ai quali vengono aggiunti eventuali passaggi (migrazioni ad esempio), luogo di nascita dei genitori, trasferimenti all&#39;estero. Queste informazioni potrebbero essere anch&#39;esse dedotte dall&#39;ufficio anagrafe; inserirle all&#39;interno di questo contesto rafforza la capacità di tracciamento e individuazione del soggetto. Di anonimo a questo punto è rimasto ben poco.&#xA;Competenze digitali&#xA;Vengono fatte domande apparentemente innocue sull&#39;uso di internet, sulla frequenza di utilizzo, sulla necessità di assistenza nella compilazione dello stesso questionario. Questo restituisce indubbiamente informazioni sulle  abilità digitali , e quindi su quanto si potrebbe essere vulnerabili sotto questo profilo. Domande interessanti, ma non posso fare a meno di chiedermi quanto attinenti allo scopo del questionario.&#xA;&#xA;A valle di queste domande per me il quadro è chiaro: la struttura complessiva del questionario mira non solo a conseguire gli scopi dichiarati, ma anche a capire e tracciare come viviamo, come ci muoviamo, come stiamo e quale è il nostro livello di integrazione nel tessuto sociale.&#xA;&#xA;Analisi sui rischi per la privacy: quando i dati diventano profili.&#xA;Dopo aver compreso la portata e ampiezza delle informazioni, ora è necessario capire quali sono i rischi connessi.&#xA;L&#39;ISTAT naturalmente opera in maniera legittima e secondo normativa, ma questo non annulla i rischi strutturali generati dalla raccolta granulare e quantitativa dei dati raccolti.&#xA;Profilazione involontaria dettagliata&#xA;Immaginate di chiacchierare con un amico, in un piccolo paese.&#xA;&#xA;  Conosci quella ragazza...quella che lavora all&#39;università come ricercatrice. La mamma fa la maestra, il papà pensionato, hanno una villetta su in paese.&#xA;&#xA;In un piccolo paese, l&#39;amico potrebbe rispondere con altissima probabilità beccando il nome al primo o secondo tentativo.&#xA;Combinando informazioni su lavoro, abitudini di vita e condizioni abitative, rapporti familiari, salute percepita e benessere psicologico, il questionario produce un profilo estremamente completo di noi. Ci descrive in maniera multidimensionale e completa all&#39;interno del nostro contesto di vita.&#xA;&#xA;Combinando i dati di età, professione, residenza, struttura familiare e livello di istruzione, in particolare all&#39;interno di comuni di piccole dimensioni è possibile essere identificati anche senza l&#39;ausilio del nome e cognome. Più dettagli ci sono, meno siamo anonimi.&#xA;&#xA;Function Creep&#xA;Non ricordavo questo inglesismo specifico, l&#39;ho trovato durante una ricerca online mentre approfondivo il discorso sulla privacy. Questo termine indica quando l&#39;uso di una tecnologia (in questo caso l&#39;uso di dati) inizialmente definito per scopi specifici dichiarati, viene riutilizzata per finalità seppur legittime ma non previste originariamente.&#xA;L&#39;insieme dei dati potrebbe essere impiegato per altri fini o altre analisi, come politiche territoriali, indagini sulla qualità della vita, studi sulle vulnerabilità.&#xA;Il punto critico per me non è l&#39;uso in sé dei dati, quanto la consapevolezza di chi compila il questionario. Difficilmente un cittadino medio se ne rende conto, e comunque non può fare nulla perché obbligato dalla legge.&#xA;&#xA;Collegamento potenziale con altri database pubblici&#xA;Anche se per definizione il censimento è isolato da altre basi dati, l&#39;Italia dispone di achivi centralizzati. L&#39;esistenza di molti punti di contatto rende teoricamente possibile correlare le informazioni provenienti da fonti diverse, aumentando il livello di dettaglio del profilo personale.&#xA;&#xA;Conseguenze in caso di data breach&#xA;Data breach della pubblica amministrazione italiana ahimè sono abbastanza comuni. Un attacco in questo contesto implicherebbe non solo la grave diffusione di dati anagrafici, ma anche di routine quotidiane, condizioni abitative, economiche e sociali, vulnerabilità sociali e psicologiche. Si tratterebbe di materiale estremamente sensibile e sfruttabile per frodi o manipolazioni sociali malevole.&#xA;&#xA;Conclusioni: La quantità che diventa qualità&#xA;Il censimento ISTAT dal punto di vista legislativo non è illegittimo. Il problema non sono le domande in se, ma la cumulata delle domande. Ogni domanda è un pezzo del puzzle. Una volta completato, viene fuori un&#39;immagine nitida di te, una radiografia completa della tua vita.&#xA;Questo pone a mio avviso due questioni principali:&#xA;Quanto le persone comuni sono consapevoli del livello di dettaglio dei dati che si stanno fornendo?&#xA;E&#39; &#34;proporzionato&#34; l&#39;obbligo, in termini di poteri dello stato, di raccolta di un tale quantitativo di dati vista la finalità dichiarata?&#xA;Lo studio della società in profondità è legittimo, ma questo richiede trasparenza. In un mondo dove i propri dati digitalizzati rappresentano ricchezze per aziende a discapito di ignari cittadini, diventa fondamentale dibattere pubblicamente sul rapporto che c&#39;è tra conoscenza statistica e diritti individuali.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, promosso annualmente dall’ISTAT, nasce con un obiettivo apparentemente semplice: conoscere quante persone vivono in Italia, in quali tipi di abitazione risiedono e come sono strutturati i nuclei familiari.
Quest&#39;anno ho ricevuto la lettera dall&#39;ISTAT che mi ha obbligato a partecipare al censimento. Si è obbligati a rispondere e a farlo in maniera corretta, pena una multa che va dai 250 a 2500 euro. Questa formula mi è sembrata subito anomala, ho deciso quindi di partecipare al questionario in maniera attiva, prendendo appunti e riflessioni su tutte le domande alle quali rispondevo.
A valle delle risposte, ho analizzato in maniera dettagliata il questionario. A mio avviso si evince un livello di profondità informativa che va ben oltre la necessità di “contare” individui e case.
Le domande, prese singolarmente, sembrano innocue; ciò che suscita interesse – e personalmente preoccupazione – è l&#39;effetto cumulativo: un sistema di rilevazione che, pur rispettando la legge, è in grado di produrre un ritratto estremamente completo della vita delle persone.</p>

<h3 id="oltre-l-anagrafe-le-informazioni-trasversali">Oltre l’anagrafe: le informazioni trasversali</h3>

<p>La prima cosa evidente, immediatamente dopo aver iniziato a rispondere, è che il censimento contiene domande che non sono strettamente necessarie al solo scopo dichiarato, ma che contengono tanti piccoli elementi <em>trasversali</em>.</p>

<h4 id="indicatori-indiretti-della-condizione-economica">Indicatori indiretti della condizione economica</h4>

<p>L’ampiezza dell’abitazione, il numero di stanze, la disponibilità di automobili, di box auto, la presenza di un ascensore nello stabile e persino l’anno di costruzione dell’edificio non servono a stabilire “chi vive dove”, ma a stimare il livello di benessere del nucleo familiare.
Se l&#39;intento fosse quello di giudicare sulla sola abitazione dal punto di vista energetico per esempio, sarebbe sufficiente attingere alle informazioni già esistenti e presenti in catasto, chiedere conferma dei metri quadri e della classe energetica dell&#39;edificio.
Il reddito in questa fase non viene mai citato. Tuttavia si tratta di elementi che, accumulati e incrociati tra loro, restituiscono informazioni socioeconomiche molto precise.</p>

<h4 id="routine-quotidiane-e-mobilità-individuale">Routine quotidiane e mobilità individuale</h4>

<p>La parte dedicata all&#39;acquisizione di informazioni relative agli spostamenti per studio o lavoro sono estremamente dettagliate. Vengono richiesti orari di uscita da casa, mezzi di trasporto utilizzati, durata del tragitto, luogo di lavoro o studio, frequenza settimanale degli spostamenti. Il livello di dettaglio è tale per cui, ad esempio, laddove ci spostiamo in treno come pendolari per andare a lavoro, bisogna inserire tutti i mezzi che si usano (auto privata + treno + metropolitana). Non è sufficiente inserire il solo mezzo preponderante ma tutti quelli necessari da inizio a fine tragitto.
Questi dati a mio avviso permettono di ricostruire vere e proprie abitudini quotidiane, mappandole in maniera precisa. Mi chiedo se queste richieste passino la linea oltre il perimetro legittimo del censimento.</p>

<h4 id="reti-sociali-e-benessere-personale">Reti sociali e benessere personale</h4>

<p>Si indaga anche sul benessere e in particolare sul livello di soddisfazione della vita, la percezione di sicurezza notturna e la presenza o assenza di amici, parenti o vicini che possano aiutarci qualora ne avessimo bisogno.
Questi elementi innegabilmente costruiscono un quadro del supporto emotivo e sociale di chi compila il questionario. Sembra più un&#39;indagine sociologica, ma non ho conoscenze o strumenti per poter giudicare sull&#39;impatto che le risposte possono avere.</p>

<h4 id="storia-migratoria-personale-e-familiare">Storia migratoria personale e familiare</h4>

<p>Vengono chiesti naturalmente i dati relativi alla propria cittadinanza, ai quali vengono aggiunti eventuali passaggi (migrazioni ad esempio), luogo di nascita dei genitori, trasferimenti all&#39;estero. Queste informazioni potrebbero essere anch&#39;esse dedotte dall&#39;ufficio anagrafe; inserirle all&#39;interno di questo contesto rafforza la capacità di tracciamento e individuazione del soggetto. Di anonimo a questo punto è rimasto ben poco.</p>

<h4 id="competenze-digitali">Competenze digitali</h4>

<p>Vengono fatte domande apparentemente innocue sull&#39;uso di internet, sulla frequenza di utilizzo, sulla necessità di assistenza nella compilazione dello stesso questionario. Questo restituisce indubbiamente informazioni sulle * abilità digitali *, e quindi su quanto si potrebbe essere vulnerabili sotto questo profilo. Domande interessanti, ma non posso fare a meno di chiedermi quanto attinenti allo scopo del questionario.</p>

<p>A valle di queste domande per me il quadro è chiaro: la struttura complessiva del questionario mira non solo a conseguire gli scopi dichiarati, ma anche a capire e tracciare come viviamo, come ci muoviamo, come stiamo e quale è il nostro livello di integrazione nel tessuto sociale.</p>

<h3 id="analisi-sui-rischi-per-la-privacy-quando-i-dati-diventano-profili">Analisi sui rischi per la privacy: quando i dati diventano profili.</h3>

<p>Dopo aver compreso la portata e ampiezza delle informazioni, ora è necessario capire quali sono i rischi connessi.
L&#39;ISTAT naturalmente opera in maniera legittima e secondo normativa, ma questo non annulla i rischi strutturali generati dalla raccolta granulare e quantitativa dei dati raccolti.</p>

<h4 id="profilazione-involontaria-dettagliata">Profilazione involontaria dettagliata</h4>

<p>Immaginate di chiacchierare con un amico, in un piccolo paese.</p>

<blockquote><p>Conosci quella ragazza...quella che lavora all&#39;università come ricercatrice. La mamma fa la maestra, il papà pensionato, hanno una villetta su in paese.</p></blockquote>

<p>In un piccolo paese, l&#39;amico potrebbe rispondere con altissima probabilità beccando il nome al primo o secondo tentativo.
Combinando informazioni su lavoro, abitudini di vita e condizioni abitative, rapporti familiari, salute percepita e benessere psicologico, il questionario produce un profilo estremamente completo di noi. Ci descrive in maniera multidimensionale e completa all&#39;interno del nostro contesto di vita.</p>

<p>Combinando i dati di età, professione, residenza, struttura familiare e livello di istruzione, in particolare all&#39;interno di comuni di piccole dimensioni è possibile essere identificati anche senza l&#39;ausilio del nome e cognome. Più dettagli ci sono, meno siamo anonimi.</p>

<h4 id="function-creep">Function Creep</h4>

<p>Non ricordavo questo inglesismo specifico, l&#39;ho trovato durante una ricerca online mentre approfondivo il discorso sulla privacy. Questo termine indica quando l&#39;uso di una tecnologia (in questo caso l&#39;uso di dati) inizialmente definito per scopi specifici dichiarati, viene riutilizzata per finalità seppur legittime ma non previste originariamente.
L&#39;insieme dei dati potrebbe essere impiegato per altri fini o altre analisi, come politiche territoriali, indagini sulla qualità della vita, studi sulle vulnerabilità.
Il punto critico per me non è l&#39;uso in sé dei dati, quanto la consapevolezza di chi compila il questionario. Difficilmente un cittadino medio se ne rende conto, e comunque non può fare nulla perché obbligato dalla legge.</p>

<h4 id="collegamento-potenziale-con-altri-database-pubblici">Collegamento potenziale con altri database pubblici</h4>

<p>Anche se per definizione il censimento è isolato da altre basi dati, l&#39;Italia dispone di achivi centralizzati. L&#39;esistenza di molti punti di contatto rende teoricamente possibile correlare le informazioni provenienti da fonti diverse, aumentando il livello di dettaglio del profilo personale.</p>

<h4 id="conseguenze-in-caso-di-data-breach">Conseguenze in caso di data breach</h4>

<p>Data breach della pubblica amministrazione italiana ahimè sono abbastanza comuni. Un attacco in questo contesto implicherebbe non solo la grave diffusione di dati anagrafici, ma anche di routine quotidiane, condizioni abitative, economiche e sociali, vulnerabilità sociali e psicologiche. Si tratterebbe di materiale estremamente sensibile e sfruttabile per frodi o manipolazioni sociali malevole.</p>

<h3 id="conclusioni-la-quantità-che-diventa-qualità">Conclusioni: La quantità che diventa qualità</h3>

<p>Il censimento ISTAT dal punto di vista legislativo non è illegittimo. Il problema non sono le domande in se, ma la cumulata delle domande. Ogni domanda è un pezzo del puzzle. Una volta completato, viene fuori un&#39;immagine nitida di te, una radiografia completa della tua vita.
Questo pone a mio avviso due questioni principali:
<strong>Quanto le persone comuni sono consapevoli del livello di dettaglio dei dati che si stanno fornendo?</strong>
<strong>E&#39; “proporzionato” l&#39;obbligo, in termini di poteri dello stato, di raccolta di un tale quantitativo di dati vista la finalità dichiarata?</strong>
Lo studio della società in profondità è legittimo, ma questo richiede trasparenza. In un mondo dove i propri dati digitalizzati rappresentano ricchezze per aziende a discapito di ignari cittadini, diventa fondamentale dibattere pubblicamente sul rapporto che c&#39;è tra conoscenza statistica e diritti individuali.</p>
]]></content:encoded>
      <author>stefanostaccone</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ka4ibaf9ip</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Dec 2025 21:27:38 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Nove di spade</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/nove-di-spade</link>
      <description>&lt;![CDATA[La prima spada -&#xA;Il buio sulla parete&#xA;(Nella notte è la solitudine&#xA;E l’angoscia dell’uomo)&#xA;La seconda spada -&#xA;La bianca veste&#xA;(Un miraggio, forse, d’innocenza&#xA;Un miracolo bambino)&#xA;La terza spada -&#xA;Le mani a coprire il volto&#xA;(Nostra soltanto è la disperazione,&#xA;La vita che ci abbandona)&#xA;La quarta spada -&#xA;Le lacrime&#xA;(Soli siamo di fronte &#xA;Alla morte di noi stessi)&#xA;La quinta spada -&#xA;Rosacroce e zodiaco tra le lenzuola&#xA;(La fasulla responsabilità&#xA;Delle stelle)&#xA;La sesta spada -&#xA;La morte violenta ai piedi del letto&#xA;(Sei tu che tenzoni te stesso)&#xA;La settima spada -&#xA;Sfiora i capelli&#xA;(Gli spettri dei dubbi&#xA;Si annidano come forfora)&#xA;L’ottava spada -&#xA;Recide il collo&#xA;(Dov’è la mia testa mortale?&#xA;Appartiene a me stesso&#xA;Al di fuori di me)&#xA;La nona spada -&#xA;Dritta al cuore.&#xA;La nona spada dritta al cuore. &#xA;&#xA;Se da te proviene il destino&#xA;Che ti accarezza nel sonno&#xA;Se sei tu l’inquietudine&#xA;Che ti tiene sveglio&#xA;Tra le lapidi dei tetti&#xA;E sotto le stelle fugaci&#xA;Se i tuoi occhi son quelli della morte&#xA;E la tua pelle è quella di un cadavere&#xA;Riposa con la gentilezza&#xA;Della primavera che sfiorisce&#xA;Lasciati andare come petalo appassito&#xA;Come pomeriggio d’autunno che cede alla notte&#xA;Sii la notte dell’anima che chiedi&#xA;Sii la notte della morte che brami.&#xA;&#xA;L’ombra di nove spade&#xA;Aleggia su di te&#xA;L’ombra di nove spade. &#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;nove di spade&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La prima spada -
Il buio sulla parete
(Nella notte è la solitudine
E l’angoscia dell’uomo)
La seconda spada -
La bianca veste
(Un miraggio, forse, d’innocenza
Un miracolo bambino)
La terza spada -
Le mani a coprire il volto
(Nostra soltanto è la disperazione,
La vita che ci abbandona)
La quarta spada -
Le lacrime
(Soli siamo di fronte
Alla morte di noi stessi)
La quinta spada -
Rosacroce e zodiaco tra le lenzuola
(La fasulla responsabilità
Delle stelle)
La sesta spada -
La morte violenta ai piedi del letto
(Sei tu che tenzoni te stesso)
La settima spada -
Sfiora i capelli
(Gli spettri dei dubbi
Si annidano come forfora)
L’ottava spada -
Recide il collo
(Dov’è la mia testa mortale?
Appartiene a me stesso
Al di fuori di me)
La nona spada -
Dritta al cuore.
La nona spada dritta al cuore.</p>

<p>Se da te proviene il destino
Che ti accarezza nel sonno
Se sei tu l’inquietudine
Che ti tiene sveglio
Tra le lapidi dei tetti
E sotto le stelle fugaci
Se i tuoi occhi son quelli della morte
E la tua pelle è quella di un cadavere
Riposa con la gentilezza
Della primavera che sfiorisce
Lasciati andare come petalo appassito
Come pomeriggio d’autunno che cede alla notte
Sii la notte dell’anima che chiedi
Sii la notte della morte che brami.</p>

<p>L’ombra di nove spade
Aleggia su di te
L’ombra di nove spade.</p>

<hr>

<p><img src="https://www.tarocchiperscettici.it/wp-content/uploads/2022/05/swords09.jpg" alt="nove di spade"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ouyga8lfjw</guid>
      <pubDate>Wed, 10 Dec 2025 17:50:58 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La politica del malessere</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atabi/la-politica-del-malessere</link>
      <description>&lt;![CDATA[La politica del malessere&#xA;Autrice:  Alicia Valdes&#xA;&#xA;Questo che scrivo é una recensione di quello che ho letto recentemente, di solito leggo poco e con poca attenzione, questo libro è una eccezione. Perchè?&#xA;Presenta idee per me originali, non solo teoriche, propone cambi.&#xA;&#xA; Alicia fa politica oltre che psicoanalisi.  &#xA;Per lei la teoria psicoanalitica non è uno strumento diverso dalla analisi critica.&#xA;&#xA;Prescinde dalla necessitá di una identitá completa, questo mi assolve dalla mia ricerca di essere sempre coerente.&#xA;&#xA;annoto a margine alcune frasi durante la lettura:&#xA;&#xA;La idea di una identitá completa è messa in discussione, nessuno é mai identico in ogni momento della sua vita, gusti, desideri e stati d&#39;animo cambiano.&#xA;&#xA;La forma in cui immaginiamo il futuro é fortemente condizionata dai prodotti culturali che consumiamo.&#xA;&#xA;Un poco citando Gramsci, un poco Žiržek cerca di dare una risposta al perchè non siamo piú capaci di pensare ad un futuro migliore e perchè é piú facile desiderare la distruzione che il cambio.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La politica del malessere
Autrice:  Alicia Valdes</p>

<p>Questo che scrivo é una recensione di quello che ho letto recentemente, di solito leggo poco e con poca attenzione, questo libro è una eccezione. Perchè?
Presenta idee per me originali, non solo teoriche, propone cambi.</p>

<p> Alicia fa politica oltre che psicoanalisi.<br>
Per lei la teoria psicoanalitica non è uno strumento diverso dalla analisi critica.</p>

<p>Prescinde dalla necessitá di una identitá completa, questo mi assolve dalla mia ricerca di essere sempre coerente.</p>

<p>annoto a margine alcune frasi durante la lettura:</p>

<p>La idea di una identitá completa è messa in discussione, nessuno é mai identico in ogni momento della sua vita, gusti, desideri e stati d&#39;animo cambiano.</p>

<p>La forma in cui immaginiamo il futuro é fortemente condizionata dai prodotti culturali che consumiamo.</p>

<p>Un poco citando Gramsci, un poco Žiržek cerca di dare una risposta al perchè non siamo piú capaci di pensare ad un futuro migliore e perchè é piú facile desiderare la distruzione che il cambio.</p>
]]></content:encoded>
      <author>AtAbi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/3x6rg493i6</guid>
      <pubDate>Mon, 08 Dec 2025 22:03:24 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Albero-luna</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/lavievarenne/albero-luna</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questa sarà una condivisione probabilmente disordinata&#xA;&#xA;Quando andavo alle medie coniai il termine &#34;albero-luna&#34; per definire il mio rifugio mentale, un luogo un po&#39; come i palazzi della memoria, il mio angolo di solitudine protetta. &#xA;&#xA;Da un bel po&#39; non riesco a tornare all&#39;albero-luna. È un bene per molti versi, visto che da lì poi partivo nei miei lunghi viaggi dissociativi, ma da un lato mi manca. Ora come ora la solitudine sa di angoscia, di pensieri intrusivi e sensazioni pungenti. Per tornare all&#39;albero-luna forse dovrei mettermi in cuffia &#34;The Piper at the Gates of Dawn&#34; o &#34;The End&#34; in loop, magari dopo aver mangiato del cioccolato fondente e provando a disegnare o a scrivere versi nel mentre. &#xA;Forse sono i farmaci che mi tengono coi piedi ancorati nella terra invece che lasciarmi fluttuare su un albero privo di radici. Forse per questa novità è scomodo stare. &#xA;&#xA;Mi guardo dentro e mi trovo stritolato dai sensi di colpa. Perché non sono felice? Cosa c&#39;è di sbagliato in me? Sono soddisfatto della vita che sto facendo, quindi perché non riesco a godermela? &#xA;E poi arrivano come frecce i pensieri intrusivi, pensieri violenti e anticonservativi che non starò a riportare. &#xA;L&#39;immagine è quella di una sorta di San Sebastiano trans, stritolato dal serpente e trafitto da innumerevoli frecce mentre guarda il cielo cercando risposte. Le immagini cristiane si prestano sempre bene a descrivere i miei stati angosciosi, d&#39;altronde si tratta dell&#39;iconografia di una religione decadente e devota al dolore.&#xA;&#xA;&#34;Tu non soffri di depressione, ne ho viste tante e tu non ce l&#39;hai&#34; mi fu detto una volta dopo aver condiviso la mezza diagnosi del mio psichiatra con un mentore. Questa frase mi segna in modo incredibile. La rabbia con cui mi ci ribello quando passo ore e ore bloccato a letto a dormire, o quando non riesco a lavarmi i denti per giorni, o quando rimando infinitamente una doccia perché è troppo faticoso; il rammarico con cui ci ripenso quando invece sto bene, perché dovrei stare peggio, dovrei avere segni più evidenti, non posso mascherare così tanto, forse dovrei tentare questo o quell&#39;altro metodo autolesionista; e poi il costante desiderio misto a timore di un nuovo ricovero, perché forse questa volta potranno aiutarmi davvero, potrebbe essere l&#39;occasione per avere delle risposte più chiare, però dovrei saltare x lavori e forse è meglio tenere botta, resistere ancora un po&#39;, rimandare a quando davvero non ce la farò più...  Menomale che domani vedo lo psichiatra, dai.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa sarà una condivisione probabilmente disordinata</em></p>

<p>Quando andavo alle medie coniai il termine “albero-luna” per definire il mio rifugio mentale, un luogo un po&#39; come i palazzi della memoria, il mio angolo di solitudine protetta.</p>

<p>Da un bel po&#39; non riesco a tornare all&#39;albero-luna. È un bene per molti versi, visto che da lì poi partivo nei miei lunghi viaggi dissociativi, ma da un lato mi manca. Ora come ora la solitudine sa di angoscia, di pensieri intrusivi e sensazioni pungenti. Per tornare all&#39;albero-luna forse dovrei mettermi in cuffia “The Piper at the Gates of Dawn” o “The End” in loop, magari dopo aver mangiato del cioccolato fondente e provando a disegnare o a scrivere versi nel mentre.
Forse sono i farmaci che mi tengono coi piedi ancorati nella terra invece che lasciarmi fluttuare su un albero privo di radici. Forse per questa novità è scomodo <em>stare</em>.</p>

<p>Mi guardo dentro e mi trovo stritolato dai sensi di colpa. Perché non sono felice? Cosa c&#39;è di sbagliato in me? Sono soddisfatto della vita che sto facendo, quindi perché non riesco a godermela?
E poi arrivano come frecce i pensieri intrusivi, pensieri violenti e anticonservativi che non starò a riportare.
L&#39;immagine è quella di una sorta di San Sebastiano trans, stritolato dal serpente e trafitto da innumerevoli frecce mentre guarda il cielo cercando risposte. Le immagini cristiane si prestano sempre bene a descrivere i miei stati angosciosi, d&#39;altronde si tratta dell&#39;iconografia di una religione decadente e devota al dolore.</p>

<p>“Tu non soffri di depressione, ne ho viste tante e tu non ce l&#39;hai” mi fu detto una volta dopo aver condiviso la mezza diagnosi del mio psichiatra con un mentore. Questa frase mi segna in modo incredibile. La rabbia con cui mi ci ribello quando passo ore e ore bloccato a letto a dormire, o quando non riesco a lavarmi i denti per giorni, o quando rimando infinitamente una doccia perché è troppo faticoso; il rammarico con cui ci ripenso quando invece sto bene, perché dovrei stare peggio, dovrei avere segni più evidenti, non posso mascherare così tanto, forse dovrei tentare questo o quell&#39;altro metodo autolesionista; e poi il costante desiderio misto a timore di un nuovo ricovero, perché forse questa volta potranno aiutarmi davvero, potrebbe essere l&#39;occasione per avere delle risposte più chiare, però dovrei saltare x lavori e forse è meglio tenere botta, resistere ancora un po&#39;, rimandare a quando <em>davvero</em> non ce la farò più...  Menomale che domani vedo lo psichiatra, dai.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Lelio</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/tpt98x17sg</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Dec 2025 15:52:50 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Commodore 64 Advent Show - Intro Theme</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/signoruscita/commodore-64-advent-show-intro-theme</link>
      <description>&lt;![CDATA[Commodore 64 Advent Show - Intro Theme&#xA;&#xA;Commodore 64 Advent Show Logo&#xA;https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU&#xA;&#xA;La mia amica Valeria &#xA;informatica seria&#xA;a otto anni aveva già il Sixty-Forough&#xA;&#xA;E anche Massimiliano &#xA;che abitava a Roiano&#xA;programmava con il suo Sixty-Forough&#xA;&#xA;Dissi ai miei genitori: &#xA;&#34;Dite NO ai dissapori,&#xA;a Natale ne voglio uno anch&#39;io!&#34;&#xA;&#xA;Ero molto contento &#xA;e vivevo l&#39;avvento&#xA;come fosse del mio Sixty-Forough&#xA;&#xA;Commodorough Sixty-Forough&#xA;col suo basic &#xA;trovo lavoro&#xA;&#xA;Datasette, dischi floppy&#xA;giochi pirata, no! &#xA;non son mai troppi&#xA;&#xA;Cantiamo in coro: &#xA;Commodorough Sixty-Forough Advent Show &#xA;&#xA;Ora il tempo è passato &#xA;ma sto ancora inscimmiato&#xA;a giocare con il mio Sixty-Forough&#xA;&#xA;E anche Dan Dellafrana&#xA;nella sua retro-tana&#xA;ci dà forte con il suo Sixty-Forough&#xA;&#xA;E anche Lindo Ferretti&#xA;tra cavalli e capretti&#xA;si trastulla con il suo  Sixty-Forough&#xA;&#xA;E Roberto Recchioni&#xA;riceve dei doni&#xA;per giocare con il suo Sixty-Forough&#xA;&#xA;Commodorough Sixty-Forough&#xA;Fossi a Venezia &#xA;direi &#34;Ghe  sboro!&#34; &#xA;&#xA;Fossi sardo &#xA;sarei di Nuoro&#xA;per far rima con il Sixty-Forough&#xA;&#xA;Cantiamo in coro:&#xA;Commodorough Sixty-Forough Advent Show &#xA;&#xA;Kenobisboch presenta:&#xA;Commodorough Sixty-Forough Advent Show &#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Commodore 64 Advent Show – Intro Theme</p>

<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU" rel="nofollow"><img src="https://i.imgur.com/XQDrciP.png" alt="Commodore 64 Advent Show Logo"></a>
<em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU" rel="nofollow">https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU</a></em></p>

<p>La mia amica Valeria
informatica seria
a otto anni aveva già il Sixty-Forough</p>

<p>E anche Massimiliano
che abitava a Roiano
programmava con il suo Sixty-Forough</p>

<p>Dissi ai miei genitori:
“Dite NO ai dissapori,
a Natale ne voglio uno anch&#39;io!”</p>

<p>Ero molto contento
e vivevo l&#39;avvento
come fosse del mio Sixty-Forough</p>

<p>Commodorough Sixty-Forough
col suo basic
trovo lavoro</p>

<p>Datasette, dischi floppy
giochi pirata, no!
non son mai troppi</p>

<p>Cantiamo in coro:
Commodorough Sixty-Forough Advent Show</p>

<p>Ora il tempo è passato
ma sto ancora inscimmiato
a giocare con il mio Sixty-Forough</p>

<p>E anche Dan Dellafrana
nella sua retro-tana
ci dà forte con il suo Sixty-Forough</p>

<p>E anche Lindo Ferretti
tra cavalli e capretti
si trastulla con il suo  Sixty-Forough</p>

<p>E Roberto Recchioni
riceve dei doni
per giocare con il suo Sixty-Forough</p>

<p>Commodorough Sixty-Forough
Fossi a Venezia
direi “Ghe  sboro!”</p>

<p>Fossi sardo
sarei di Nuoro
per far rima con il Sixty-Forough</p>

<p>Cantiamo in coro:
Commodorough Sixty-Forough Advent Show</p>

<p>Kenobisboch presenta:
Commodorough Sixty-Forough Advent Show</p>
]]></content:encoded>
      <author>Signor Uscita</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/kiirhtto55</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il cerro di Monte Fontane</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/thornsinnercircle/c1j1xmvmxn</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Il cerro di Monte Fontane&#xA;&#xA;ero andato in Sicilia attratto principalmente dall&#39;Etna. Versante sud, e tutti gli alberi secolari che ci abitano. alcuni sono visitabili in tranquilli centri cittadini, come il Castagno dei Cento Cavalli visto mentre bevevo un caffé delle undici. l&#39;Ilice di Carrinu invece prevede un sentiero lastricato di buone intenzioni di circa un&#39;oretta, ripidino. vederlo è trascendentale, e curiosando vicino si scopre il fronte del magma che decise di fermarsi a pochi metri dall&#39;albero risparmiandolo. Dialoghi fra il fuoco e la foresta.&#xA;&#xA;questo è l&#39;ultimo albero che volevo vedere. il cerro di Monte Fontane. al pomeriggio avevo il volo di ritorno, e dovevo anche restituire l&#39;automobile. perché non complicarsi la vita? il sentiero per trovarlo appariva prima chiaro, poi mi sono trovato dopo un&#39;ora e mezza ad aver compiuto un percorso circolare. era tardi, mollo tutto? ultimo tentativo. devio dal percorso che mi suggerisce il navigatore, giustamente. trovo una bella casetta abbandonata in pietra, ma mi sto allontanando dall&#39;albero: quindi per una qualche legge che non conosco, sarà stavolta la strada giusta. imbocco un sentiero più boscoso. ci sono percorsi da mountain bike ripidi. anche qui mi perdo, torno indietro, piovicchia e c&#39;è fango (il che mi compiace sempre, anche se sembra tutto così ostico adesso). ad un certo punto in un fianco della montagna, ripido da usare le mani, sento il bisogno di provare il tutto per tutto e salire! la pioggia ha reso l&#39;erba ed il sottobosco scivolosi. i rami sono bassi, si intrigano nei capelli. dove sto andando non è dato sapere. e stranamente, ma prevedibilmente, arrivato in cima trovo l&#39;indizio di un sentiero. se solo fossi capace di seguire le strade normali. seguendolo, trovo prima un piazzale con tre querce che mi fa sentire di essere vicino. mi piace immaginare le cose, sento quasi l&#39;ebbrezza di luoghi che hanno una valenza sovrumana (è così). e finalmente, un po&#39; nascosto, ecco l&#39;albero. cerco come sempre per mezz&#39;ora lo scorcio migliore per una foto, lo vivo, lo posso toccare. fra l&#39;altro poco oltre c&#39;è un dirupo, bisogna stare attenti. &#xA;&#xA;stranamente, di quale via abbia scelto per tornare ricordo molto poco, se non che avendo visto una strada asfaltata distante solo qualche chilometro mi ci sono avvicinato,  per scoprire poi che per raggiungerla c&#39;erano alcuni metri di rovo alto, maturo e cattivo, e filo spinato. la mia impazienza mi fa andare dritto nel rovo. per pochi istanti ci nuoto come penso di saper fare, poi comincio a graffiarmi. vado avanti in bilico fra ostinazione e ansietta. arrivo al filo spinato, mi arrampico, mi ci incastro coi vestiti bloccandomi in cima. forse l&#39;angelo custode degli sciocchini a quel punto mi fa scendere, e tutto si conclude felicemente.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://cdn.masto.host/livellosegretoit/media_attachments/files/115/519/664/655/083/738/original/6611706327e371aa.jpg" alt=""></p>

<p>Il cerro di Monte Fontane</p>

<p>ero andato in Sicilia attratto principalmente dall&#39;Etna. Versante sud, e tutti gli alberi secolari che ci abitano. alcuni sono visitabili in tranquilli centri cittadini, come il Castagno dei Cento Cavalli visto mentre bevevo un caffé delle undici. l&#39;Ilice di Carrinu invece prevede un sentiero lastricato di buone intenzioni di circa un&#39;oretta, ripidino. vederlo è trascendentale, e curiosando vicino si scopre il fronte del magma che decise di fermarsi a pochi metri dall&#39;albero risparmiandolo. Dialoghi fra il fuoco e la foresta.</p>

<p>questo è l&#39;ultimo albero che volevo vedere. il cerro di Monte Fontane. al pomeriggio avevo il volo di ritorno, e dovevo anche restituire l&#39;automobile. perché non complicarsi la vita? il sentiero per trovarlo appariva prima chiaro, poi mi sono trovato dopo un&#39;ora e mezza ad aver compiuto un percorso circolare. era tardi, mollo tutto? ultimo tentativo. devio dal percorso che mi suggerisce il navigatore, giustamente. trovo una bella casetta abbandonata in pietra, ma mi sto allontanando dall&#39;albero: quindi per una qualche legge che non conosco, sarà stavolta la strada giusta. imbocco un sentiero più boscoso. ci sono percorsi da mountain bike ripidi. anche qui mi perdo, torno indietro, piovicchia e c&#39;è fango (il che mi compiace sempre, anche se sembra tutto così ostico adesso). ad un certo punto in un fianco della montagna, ripido da usare le mani, sento il bisogno di provare il tutto per tutto e salire! la pioggia ha reso l&#39;erba ed il sottobosco scivolosi. i rami sono bassi, si intrigano nei capelli. dove sto andando non è dato sapere. e stranamente, ma prevedibilmente, arrivato in cima trovo l&#39;indizio di un sentiero. se solo fossi capace di seguire le strade normali. seguendolo, trovo prima un piazzale con tre querce che mi fa sentire di essere vicino. mi piace immaginare le cose, sento quasi l&#39;ebbrezza di luoghi che hanno una valenza sovrumana (è così). e finalmente, un po&#39; nascosto, ecco l&#39;albero. cerco come sempre per mezz&#39;ora lo scorcio migliore per una foto, lo vivo, lo posso toccare. fra l&#39;altro poco oltre c&#39;è un dirupo, bisogna stare attenti.</p>

<p>stranamente, di quale via abbia scelto per tornare ricordo molto poco, se non che avendo visto una strada asfaltata distante solo qualche chilometro mi ci sono avvicinato,  per scoprire poi che per raggiungerla c&#39;erano alcuni metri di rovo alto, maturo e cattivo, e filo spinato. la mia impazienza mi fa andare dritto nel rovo. per pochi istanti ci nuoto come penso di saper fare, poi comincio a graffiarmi. vado avanti in bilico fra ostinazione e ansietta. arrivo al filo spinato, mi arrampico, mi ci incastro coi vestiti bloccandomi in cima. forse l&#39;angelo custode degli sciocchini a quel punto mi fa scendere, e tutto si conclude felicemente.</p>
]]></content:encoded>
      <author>thornsinnercircle</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/c1j1xmvmxn</guid>
      <pubDate>Sun, 09 Nov 2025 12:53:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>&#34;Se nelle cose dell&#39;ingegno volessimo soppesare i successi dal Rinascimento in...</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/se-nelle-cose-dellingegno-volessimo-soppesare-i-successi-dal-rinascimento-in</link>
      <description>&lt;![CDATA[&#34;Se nelle cose dell&#39;ingegno volessimo soppesare i successi dal Rinascimento in poi, non saranno quelli della filosofia a fermarci, oiché la filosofia occidentale non supera la greca, l&#39;indiana o la cinese, tutt&#39;al più le raggiunge in alcuni punti. Siccome rappresenta solo una varietà dello sforzo filosofico in generale, si potrebbe al limite farne a meno e opporle le meditazioni di Sankara, di Lao-zi, di Platone. Non è così per la musica, questo grande pretesto del mondo moderno, fenomeno che non ha confronti in un nessun&#39;altra tradizione: dove trovare l&#39;equivalente di un Monteverdi, di un Bach, di un Mozart? E&#39; attraverso la musica che l&#39;Occidente rivela la sua fisionomia e raggiunge la profondità. Se l&#39;Occidente non ha creato una saggezza né una metafisica che gli fossero del tutto proprie, e nemmeno una poesia della quale si possa dire che non ha esempio, in compenso ha proiettato nelle sue produzioni musicali tutta la sua forza di originalità, la sua finezza, il suo mistero e la sua capacità di ineffabile. Ha potuto amare la ragione fino al pervertimento; eppure il suo vero genio fu un genio affettivo. Il male che più lo onora? L&#39;ipertrofia dell&#39;anima.&#xA;&#xA;Senza la musica l&#39;Occidente non avrebbe prodotto che uno stile di civiltà insignificante, scontato... Se depositerà dunque il suo bilancio, la musica sola testimonierà che non si è sprecato invano, che davvero aveva qualcosa da perdere.&#xA;&#xA;(E. Cioran, La tentazione di esistere, Su una civiltà esausta)&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;Moreau - Angelo della morte]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>“Se nelle cose dell&#39;ingegno volessimo soppesare i successi dal Rinascimento in poi, non saranno quelli della filosofia a fermarci, oiché la filosofia occidentale non supera la greca, l&#39;indiana o la cinese, tutt&#39;al più le raggiunge in alcuni punti. Siccome rappresenta solo una varietà dello sforzo filosofico in generale, si potrebbe al limite farne a meno e opporle le meditazioni di Sankara, di Lao-zi, di Platone. Non è così per la musica, questo grande pretesto del mondo moderno, fenomeno che non ha confronti in un nessun&#39;altra tradizione: dove trovare l&#39;equivalente di un Monteverdi, di un Bach, di un Mozart? E&#39; attraverso la musica che l&#39;Occidente rivela la sua fisionomia e raggiunge la profondità. Se l&#39;Occidente non ha creato una saggezza né una metafisica che gli fossero del tutto proprie, e nemmeno una poesia della quale si possa dire che non ha esempio, in compenso ha proiettato nelle sue produzioni musicali tutta la sua forza di originalità, la sua finezza, il suo mistero e la sua capacità di ineffabile. Ha potuto amare la ragione fino al pervertimento; eppure il suo vero genio fu un genio affettivo. Il male che più lo onora? L&#39;ipertrofia dell&#39;anima.</p>

<p>Senza la musica l&#39;Occidente non avrebbe prodotto che uno stile di civiltà insignificante, scontato... Se depositerà dunque il suo bilancio, la musica sola testimonierà che non si è sprecato invano, che davvero aveva qualcosa da perdere.</p>

<p>(E. Cioran, <em>La tentazione di esistere</em>, Su una civiltà esausta)</p>

<hr>

<p><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9f/The-Parca-and-the-Angel-of-Death-1890.jpg" alt="Moreau - Angelo della morte"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/u03knm77lw</guid>
      <pubDate>Tue, 04 Nov 2025 16:12:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sono Mr. Wolf in bici, risolvo problemi*</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/sono-mr</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;*Portoncini e cancelli, perlopiù.&#xA;&#xA;Qualche tempo fa, in quanto rider, ho effettuato una consegna per conto di un famoso marchio di panini e patatine, la cliente una signora anziana di quelle ostiche: non la nonnina della pubblicità, insomma.&#xA;Mentre si lamentava perché le erano capitati ordini incompleti, una volta mancava questo, una volta mancava quello, mi fa &#34;visto che sei qua, mica sapresti aggiustare il portoncino?&#34;&#xA;&#xA;Do un&#39;occhiata, c&#39;era un sistema magnetico per agganciarlo a un piolo metallico nel pavimento: il magnete, svitatosi, era rimasto attaccato al portoncino, finendo col disinteressarsi del piolo, svito e avvito quel che c&#39;è da svitare e avviare e riparto, arrivederci e grazie.&#xA;&#xA;Stamattina (riferimento temporale senza senso assoluto, ne uso uno relativo: un&#39;oretta prima che mi mettessi a scrivere questo articoletto) stavo gironzolando in Super Relax nella tranquillità delle campagne, stavolta percorrendo una stradina tra i campi coltivati mai fatta prima; vorrei sempre esplorare tutti i luoghi che mi ospitano, fin dove i miei mezzi lo permettano, così mi sono infilato in questa strada, un paio di chilometri, prima costeggiata da rade abitazioni, poi da serre e coltivazioni, infine dal nulla.  &#xA;&#xA;Un nulla rotto, infine, da un una sorta di grosso gazebo chiuso ai lati, a riparo dagli agenti atmosferici: ne esce un signore anziano e mi dice, più o meno, &#34;che stai a fa&#39;?&#xA;Mi avvicino e, pensando che si stesse preparando a un rimprovero, questa è zona privata, non devi starci ecc., inizio a spiegare che sto facendo un giro in campagna, senza una meta... non gli interessa particolarmente, mi interrompe e mi chiede un aiuto per qualcosa.  &#xA;&#xA;Ora, non vorrei essere frainteso: non c&#39;è alcuno scopo derisorio in quel che sto per dire, sto semplicemente constatando il fatto di aver dovuto superare lo scoglio linguistico, perché il signore di certo aveva un buon carico di anni sulle spalle, anni vissuti in campagna, anni di dialetto stretto, e io il dialetto locale lo capisco poco, pur abitando qui da anni e provenendo, più o meno, dallo stesso ceppo linguistico o da un ramo non troppo distante.  &#xA;&#xA;C&#39;è un cancello da rimettere al suo posto, uno di quei cancelli abbastanza approssimativi realizzati dai fabbri con barre e tombini di ferro, e quel cancello si era sfilato dai cardini. Oltre a essere oggettivamente pesante per una persona media, c&#39;era pure un listello di legno, in alto, che impediva una manipolazione agevole del cancello. Gli spiego che dobbiamo prima occuparci di quello, si allontana di un paio di metri e torna con un martello, una roncola e un solido utensile per staccare le assi inchiodate: tiè, spacca tutto, non me ne importa.  &#xA;&#xA;Nonostante l&#39;autorizzazione, tento un approccio più soft e riesco a schiodare parzialmente il listello, abbastanza da riuscire, in un paio di sessioni, a sistemare. Un paio di sessioni perché, vista l&#39;anzianità, il vigore residuo è quello che è; un paio di sessioni intervallate dalle domande &#34;da dove vieni, chi si&#39;?&#34;&#xA;&#xA;Avevo ben inteso, voleva sapere a chi appartenessi ma, non essendo del luogo, non avevo genealogie da riportare, al che anche lui mi ha detto di essere solo nato qui, ma di essere praticamente di un altro posto, più a sud di una cinquantina di chilometri. E, infine, mi ha offerto delle bibite dal frigobar del gazebo, ho rifiutato gentilmente perché non avevo voglia e ho chiesto cosa ci fosse oltre il ponticello a poca distanza.&#xA;&#xA;&#34;Niente.&#34;&#xA;Posso dire di aver raggiunto le locali colonne d&#39;Ercole.&#xA;&#xA;Aneddoti]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>*<em>Portoncini e cancelli, perlopiù.</em></p>

<p>Qualche tempo fa, in quanto rider, ho effettuato una consegna per conto di un famoso marchio di panini e patatine, la cliente una signora anziana di quelle ostiche: non la nonnina della pubblicità, insomma.
Mentre si lamentava perché le erano capitati ordini incompleti, una volta mancava questo, una volta mancava quello, mi fa <strong><em>“visto che sei qua, mica sapresti aggiustare il portoncino?”</em></strong></p>

<p>Do un&#39;occhiata, c&#39;era un sistema magnetico per agganciarlo a un piolo metallico nel pavimento: il magnete, svitatosi, era rimasto attaccato al portoncino, finendo col disinteressarsi del piolo, svito e avvito quel che c&#39;è da svitare e avviare e riparto, arrivederci e grazie.</p>

<p>Stamattina (riferimento temporale senza senso assoluto, ne uso uno relativo: un&#39;oretta prima che mi mettessi a scrivere questo articoletto) stavo gironzolando in <em>Super Relax</em> nella tranquillità delle campagne, stavolta percorrendo una stradina tra i campi coltivati mai fatta prima; vorrei sempre esplorare tutti i luoghi che mi ospitano, fin dove i miei mezzi lo permettano, così mi sono infilato in questa strada, un paio di chilometri, prima costeggiata da rade abitazioni, poi da serre e coltivazioni, infine dal nulla.</p>

<p>Un nulla rotto, infine, da un una sorta di grosso gazebo chiuso ai lati, a riparo dagli agenti atmosferici: ne esce un signore anziano e mi dice, più o meno, <strong><em>“che stai a fa&#39;?</em></strong>
Mi avvicino e, pensando che si stesse preparando a un rimprovero, questa è zona privata, non devi starci ecc., inizio a spiegare che sto facendo un giro in campagna, senza una meta... non gli interessa particolarmente, mi interrompe e mi chiede un aiuto per qualcosa.</p>

<p>Ora, non vorrei essere frainteso: non c&#39;è alcuno scopo derisorio in quel che sto per dire, sto semplicemente constatando il fatto di aver dovuto superare lo scoglio linguistico, perché il signore di certo aveva un buon carico di anni sulle spalle, anni vissuti in campagna, anni di dialetto stretto, e io il dialetto locale lo capisco poco, pur abitando qui da anni e provenendo, più o meno, dallo stesso ceppo linguistico o da un ramo non troppo distante.</p>

<p>C&#39;è un cancello da rimettere al suo posto, uno di quei cancelli abbastanza approssimativi realizzati dai fabbri con barre e tombini di ferro, e quel cancello si era sfilato dai cardini. Oltre a essere oggettivamente pesante per una persona media, c&#39;era pure un listello di legno, in alto, che impediva una manipolazione agevole del cancello. Gli spiego che dobbiamo prima occuparci di quello, si allontana di un paio di metri e torna con un martello, una roncola e un solido utensile per staccare le assi inchiodate: <strong><em>tiè, spacca tutto, non me ne importa.</em></strong></p>

<p>Nonostante l&#39;autorizzazione, tento un approccio più soft e riesco a schiodare parzialmente il listello, abbastanza da riuscire, in un paio di sessioni, a sistemare. Un paio di sessioni perché, vista l&#39;anzianità, il vigore residuo è quello che è; un paio di sessioni intervallate dalle domande <strong><em>“da dove vieni, chi si&#39;?”</em></strong></p>

<p>Avevo ben inteso, voleva sapere a chi appartenessi ma, non essendo del luogo, non avevo genealogie da riportare, al che anche lui mi ha detto di essere solo nato qui, ma di essere praticamente di un altro posto, più a sud di una cinquantina di chilometri. E, infine, mi ha offerto delle bibite dal frigobar del gazebo, ho rifiutato gentilmente perché non avevo voglia e ho chiesto cosa ci fosse oltre il ponticello a poca distanza.</p>

<p><strong>“Niente.”</strong>
Posso dire di aver raggiunto le locali colonne d&#39;Ercole.</p>

<p>#Aneddoti</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/fp4v63nv7v</guid>
      <pubDate>Tue, 04 Nov 2025 09:14:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il linguaggio dei cani ai tempi di Usenet</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/il-linguaggio-dei-cani-ai-tempi-di-usenet</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Faccio il giro largo, nulla di nuovo per me. Ai tempi di Usenet, quando eravamo giovani e il web con noi, in molti accedevano ai newsgroup con Forté Agent, storico newsreader legittimamente registrato da tutti quelli che legittimamente registravano mIRC per chattare.  &#xA;&#xA;Anch&#39;io usavo Mirc e Forté Agent: il primo quasi esclusivamente per parlare di anime e fumetti e il secondo per temi più vari; non chiedetemi perché, non ho nessuna risposta sensata, ma seguivo anche quello che, probabilmente doveva essere it.cultura.filosofia (o qualcosa del genere). Un newsgroup di filosofia, insomma, materia di cui non ho mai saputo e capito nulla in ogni fase della mia vita.  &#xA;Seguivo per curiosità, la stessa curiosità che spero continui ad accompagnarmi in ogni fase della mia vita.&#xA;Mi sono imbattuto, una volta, in una conversazione sul linguaggio degli animali.&#xA;!--more--&#xA;I filosofi del gruppo (e non so se sia la posizione di tutti i filosofi del mondo, o di tanti filosofi) negavano categoricamente il semplice concetto.&#xA;Per quegli individui, non c&#39;era comunicazione possibile tra gli animali che non bazzicano Usenet, per certi credenti gli animali non hanno anima, la gente in generale dice che gli manca solo la parola.&#xA;Sembra sempre mancare qualcosa, a questi animali.&#xA;&#xA;Ho sempre frequentato lo stesso bar, negli anni in cui frequentavo i bar: una volta, mi capitò di traslocare e vivere, per alcuni anni, in un posto più lontano del solito dal nostro punto storico di ritrovo, una distanza tranquillamente percorribile a piedi, forzatamente percorribile a piedi perché giusto quelli avevo come mezzo di trasporto.&#xA;Il bar chiudeva alle 22.30 circa, anche prima nelle serate più fiacche, e mi facevo tutto quel bel pezzo di strada in una cittadina che ben presto diventava un luogo di desolazione, movimentata giusto dai soliti criminali in macchina, a velocità proibite, sui rettilinei. La mia non è critica e non è rimpianto di una movida trascinata fino all&#39;alba: preferisco la tranquillità e di tirar tardi non me ne importa nulla, è solo cronaca.&#xA;&#xA;In queste serate buie e desolate, per qualche periodo, ero spesso accompagnato da un cagnolino randagio, piccino, silenzioso, amichevole, che mi trotterellava a fianco, non appena entravo nella sua zona di competenza. Tutto scodinzolante, mi seguiva fino a casa e poi se ne tornava da dove era venuto. Così non ero solo, ogni volta che ci incontravamo.  &#xA;&#xA;Una sera che ero solo, credevo di esserlo, con troppa leggerezza mi avvicino a due cani di taglia ben più importante, che dormivano sotto la veranda di un bar, anch&#39;esso già chiuso a quell&#39;ora. Si svegliano e fanno per avvicinarsi minacciosi, ringhiando e abbaiando, ovviamente ne ho paura e cerco di comportarmi come si dovrebbe fare in questi casi, quando sento trotterellare alle mie spalle, passettini veloci, leggeri e conosciuti: è il solito cagnolino, stavolta in una sua veste che non conoscevo, quella di salvatore.&#xA;Senza agitarsi e senza che ne sia seguita una disputa sonora fisica, abbaia un paio di volte senza neanche agitarsi troppo: i due cagnoni smettono di ringhiare e se ne tornano al loro posto, lui pure torna al suo posto che è al mio fianco, trotterellando fino a casa.  &#xA;&#xA;Era forse un boss, quel cagnolino? I due cani, grandi abbastanza da ammazzarlo con un solo morso, ne hanno forse avuto paura? C&#39;è stata una comunicazione tra loro, direi anche ben precisa?&#xA;Fate voi, io non posso che escludere le prime due ipotesi.  &#xA;&#xA;Agli animali non manca la parola: mancheranno le nostre, di parole, quelle che abbiamo eletto a unica forma di comunicazione approvata e normata, ma di sicuro si comunicano tra loro tutto quel che deve essere comunicato, lo fanno da prima che esistessimo e continueranno a farlo quando come specie non esisteremo più; negar loro questa capacità non è filosofia e non so cos&#39;altro non debba essere, di sicuro è solo presunzione e egocentrismo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Faccio il giro largo, nulla di nuovo per me. Ai tempi di <strong>Usenet,</strong> quando eravamo giovani e il web con noi, in molti accedevano ai newsgroup con <strong><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Fort%C3%A9_Agent" rel="nofollow">Forté Agent</a>,</strong> storico <em>newsreader</em> legittimamente registrato da tutti quelli che legittimamente registravano <strong>mIRC</strong> per chattare.</p>

<p>Anch&#39;io usavo Mirc e Forté Agent: il primo quasi esclusivamente per parlare di anime e fumetti e il secondo per temi più vari; non chiedetemi perché, non ho nessuna risposta sensata, ma seguivo anche quello che, probabilmente doveva essere it.cultura.filosofia (o qualcosa del genere). Un newsgroup di filosofia, insomma, materia di cui non ho mai saputo e capito nulla in ogni fase della mia vita.<br>
Seguivo per curiosità, la stessa curiosità che spero continui ad accompagnarmi in ogni fase della mia vita.
Mi sono imbattuto, una volta, in una conversazione sul linguaggio degli animali.

I filosofi del gruppo (e non so se sia la posizione di tutti i filosofi del mondo, o di tanti filosofi) negavano categoricamente il semplice concetto.
Per quegli individui, non c&#39;era comunicazione possibile tra gli animali che non bazzicano Usenet, per certi credenti gli animali non hanno anima, la gente in generale dice che gli manca solo la parola.
<em>Sembra sempre mancare qualcosa, a questi animali.</em></p>

<p>Ho sempre frequentato lo stesso bar, negli anni in cui frequentavo i bar: una volta, mi capitò di traslocare e vivere, per alcuni anni, in un posto più lontano del solito dal nostro punto storico di ritrovo, una distanza tranquillamente percorribile a piedi, forzatamente percorribile a piedi perché giusto quelli avevo come mezzo di trasporto.
Il bar chiudeva alle 22.30 circa, anche prima nelle serate più fiacche, e mi facevo tutto quel bel pezzo di strada in una cittadina che ben presto diventava un luogo di desolazione, movimentata giusto dai soliti criminali in macchina, a velocità proibite, sui rettilinei. La mia non è critica e non è rimpianto di una movida trascinata fino all&#39;alba: preferisco la tranquillità e di tirar tardi non me ne importa nulla, è solo cronaca.</p>

<p>In queste serate buie e desolate, per qualche periodo, ero spesso accompagnato da un cagnolino randagio, piccino, silenzioso, amichevole, che mi trotterellava a fianco, non appena entravo nella sua zona di competenza. Tutto scodinzolante, mi seguiva fino a casa e poi se ne tornava da dove era venuto. Così non ero solo, ogni volta che ci incontravamo.</p>

<p>Una sera che ero solo, credevo di esserlo, con troppa leggerezza mi avvicino a due cani di taglia ben più importante, che dormivano sotto la veranda di un bar, anch&#39;esso già chiuso a quell&#39;ora. Si svegliano e fanno per avvicinarsi minacciosi, ringhiando e abbaiando, ovviamente ne ho paura e cerco di comportarmi come si dovrebbe fare in questi casi, quando sento trotterellare alle mie spalle, passettini veloci, leggeri e conosciuti: è il solito cagnolino, stavolta in una sua veste che non conoscevo, quella di salvatore.
Senza agitarsi e senza che ne sia seguita una disputa sonora fisica, abbaia un paio di volte senza neanche agitarsi troppo: i due cagnoni smettono di ringhiare e se ne tornano al loro posto, lui pure torna al suo posto che è al mio fianco, trotterellando fino a casa.</p>

<p>Era forse un boss, quel cagnolino? I due cani, grandi abbastanza da ammazzarlo con un solo morso, ne hanno forse avuto paura? C&#39;è stata una comunicazione tra loro, direi anche ben precisa?
Fate voi, io non posso che escludere le prime due ipotesi.</p>

<p>Agli animali non manca la parola: mancheranno le nostre, di parole, quelle che abbiamo eletto a unica forma di comunicazione approvata e normata, ma di sicuro si comunicano tra loro tutto quel che deve essere comunicato, lo fanno da prima che esistessimo e continueranno a farlo quando come specie non esisteremo più; negar loro questa capacità non è filosofia e non so cos&#39;altro non debba essere, di sicuro è solo presunzione e egocentrismo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>kipple</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/bfjbwfgrtq</guid>
      <pubDate>Thu, 30 Oct 2025 15:48:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lamentazioni</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/dal-nulla/lamentazioni</link>
      <description>&lt;![CDATA[Sono dunque questi&#xA;gli anni che s&#39;apprestano?&#xA;Le mattine che s&#39;affastellano&#xA;come lenuzola piegate&#xA;e riposte nell&#39;armadio&#xA;ma senza l&#39;odore dolce&#xA;dei sacchetti di lavanda,&#xA;quelle mattine &#xA;in cui socchiudi gli occhi&#xA;per indovinare i granelli di polvere&#xA;che turbinano in controluce&#xA;investiti dai raggi&#xA;del sole del mattino:&#xA;e conteremmo quei pulviscoli &#xA;all&#39;infinito&#xA;piuttosto che sentire l&#39;aria fredda&#xA;che scivola lenta sotto i lembi del pigiama&#xA;e ci carezza con la mano fredda della morte&#xA;senza però la voluttà del nulla,&#xA;dell&#39;oblio del tutto.&#xA;Sono qusti quindi&#xA;i giorni che si apprestano?&#xA;La processone delle ore e dei minuti&#xA;che procede senza musica né banda&#xA;dove ci conduce&#xA;se non nelle bianche stanze&#xA;degli uffici&#xA;in cui scontiamo la pena&#xA;di voler restare vivi?&#xA;Il bianco delle pareti&#xA;è come il bianco dei sepolcri&#xA;ma senza odore acre&#xA;senza l&#39;umido di grotta&#xA;e l&#39;asfissiante biancore&#xA;non è forse un crudele modo&#xA;per ricordarci ciò che siamo?&#xA;Questo discordante sottofondo,&#xA;questo consueto e detestabile brusìo&#xA;perché ci accompagna &#xA;nei nostri tristi giorni?&#xA;Perché non sono nostre di diritto&#xA;le celestiali sinfonie, le arpe,&#xA;i cori a cento voci?&#xA;Chi volle per noi&#xA;questo silenzio senza bellezza,&#xA;questa noia senza requie,&#xA;questa tenebra che non accoglie?&#xA;&#xA;---&#xA;&#xA;F. Bacon - Study for a portrait&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Sono dunque questi
gli anni che s&#39;apprestano?
Le mattine che s&#39;affastellano
come lenuzola piegate
e riposte nell&#39;armadio
ma senza l&#39;odore dolce
dei sacchetti di lavanda,
quelle mattine
in cui socchiudi gli occhi
per indovinare i granelli di polvere
che turbinano in controluce
investiti dai raggi
del sole del mattino:
e conteremmo quei pulviscoli
all&#39;infinito
piuttosto che sentire l&#39;aria fredda
che scivola lenta sotto i lembi del pigiama
e ci carezza con la mano fredda della morte
senza però la voluttà del nulla,
dell&#39;oblio del tutto.
Sono qusti quindi
i giorni che si apprestano?
La processone delle ore e dei minuti
che procede senza musica né banda
dove ci conduce
se non nelle bianche stanze
degli uffici
in cui scontiamo la pena
di voler restare vivi?
Il bianco delle pareti
è come il bianco dei sepolcri
ma senza odore acre
senza l&#39;umido di grotta
e l&#39;asfissiante biancore
non è forse un crudele modo
per ricordarci ciò che siamo?
Questo discordante sottofondo,
questo consueto e detestabile brusìo
perché ci accompagna
nei nostri tristi giorni?
Perché non sono nostre di diritto
le celestiali sinfonie, le arpe,
i cori a cento voci?
Chi volle per noi
questo silenzio senza bellezza,
questa noia senza requie,
questa tenebra che non accoglie?</p>

<hr>

<p><img src="https://i.pinimg.com/736x/b2/3a/92/b23a921e020395af864da20b2b19be16.jpg" alt="F. Bacon - Study for a portrait"></p>
]]></content:encoded>
      <author>Dal Nulla</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/t2c6dutqnp</guid>
      <pubDate>Wed, 29 Oct 2025 12:42:12 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il profumo dell&#39;origano (repost)</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/il-profumo-dellorigano-repost</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Pezzettino già pubblicato altrove, ma il suo posto è questo.&#xA;&#xA;Era il profumo dell&#39;estate che finiva, con mio padre, quando ero piccolo.  &#xA;&#xA;La villeggiatura chiudeva l&#39;estate, quando ancora a fine agosto il tempo cominciava a rinfrescare e nelle serate dei paesini di montagna spuntavano giubbini e maglioncini. Quando ad agosto si poteva dormire la notte, piuttosto che macerare in un bagno di sudore.&#xA;&#xA;Andavamo in villeggiatura per due settimane o un mese. Due settimane in Abruzzo, perché due erano le sue settimane di ferie. Un mese, invece, quando andavamo più vicino e poteva lasciarci lì e raggiungerci nei fine settimana.&#xA;Oppure, ci ospitavano degli zii in Toscana, per diversi giorni. E c&#39;era sempre il profumo dell&#39;origano, perché lo incontravamo selvatico, incustodito, libero ai margini della campagna.&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Nei nostri giretti mattutini, ci fermavamo e ne raccoglievamo: a mio padre piaceva, più il semplice rituale dell&#39;essiccazione che la spezia stessa. Lo facevamo seccare sulle stuoie e poi lo mettevamo nei barattoli di vetro, dove restava per tanto tempo. Quell&#39;odore impregnava la casa.&#xA;&#xA;Ora lui non c&#39;è più, quel bambino che ero è morto da un pezzo, ma ho una piantina di origano in un vaso, che non depredo, e prendo l&#39;origano del supermercato: riaffiorano quei momenti ed è una bella cosa.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p><em>Pezzettino già pubblicato altrove, ma il suo posto è questo.</em></p>

<p>Era il profumo dell&#39;estate che finiva, con mio padre, quando ero piccolo.</p>

<p>La villeggiatura chiudeva l&#39;estate, quando ancora a fine agosto il tempo cominciava a rinfrescare e nelle serate dei paesini di montagna spuntavano giubbini e maglioncini. Quando ad agosto si poteva dormire la notte, piuttosto che macerare in un bagno di sudore.</p>

<p>Andavamo in villeggiatura per due settimane o un mese. Due settimane in Abruzzo, perché due erano le sue settimane di ferie. Un mese, invece, quando andavamo più vicino e poteva lasciarci lì e raggiungerci nei fine settimana.
Oppure, ci ospitavano degli zii in Toscana, per diversi giorni. E c&#39;era sempre il profumo dell&#39;origano, perché lo incontravamo selvatico, incustodito, libero ai margini della campagna.
</p>

<p>Nei nostri giretti mattutini, ci fermavamo e ne raccoglievamo: a mio padre piaceva, più il semplice rituale dell&#39;essiccazione che la spezia stessa. Lo facevamo seccare sulle stuoie e poi lo mettevamo nei barattoli di vetro, dove restava per tanto tempo. Quell&#39;odore impregnava la casa.</p>

<p>Ora lui non c&#39;è più, quel bambino che ero è morto da un pezzo, ma ho una piantina di origano in un vaso, che non depredo, e prendo l&#39;origano del supermercato: riaffiorano quei momenti ed è una bella cosa.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/qewjd4tjfg</guid>
      <pubDate>Fri, 24 Oct 2025 06:07:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>BRUTALE </title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/taccuini-in-versi/brutale</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ho le mani lorde di sangue&#xA;posso lavarmi con la candeggina?&#xA;&#xA;Gli artigli, le spine, calda una birra,&#xA;bere piscio; devo rimediare&#xA;e l&#39;acqua e il sapone portan batteri -&#xA;meglio le garze sterili ma ecco&#xA;sangue già secco: le donai col primo&#xA;proiettile e ora&#xA;mi è passata la sbronza -&#xA;meglio brutale, meglio&#xA;pestar merda in infradito, meglio&#xA;impiccarmi alla cintura del mio amante&#xA;dopo ore di sesso sfrenato&#xA;e mi flagella la sua - - -&#xA;meglio pianger sangue da orifizi&#xA;ad hoc creati appositamente&#xA;specialmente immantinente&#xA;col ventilatore a trapanarmi, sì?&#xA;I timpani, che altro?&#xA;&#xA;Meglio tumefatto e vivo&#xA;che la carta morta&#xA;che l&#39;oblio educato&#xA;post-clinica.&#xA;&#xA;Viva i farmaci che mi salvano&#xA;viva la voce e gli occhi che senton&#xA;sproloquiare su perché io Pènteo&#xA;son Dioniso ed Edìpo e mio padre&#xA;e quella stronza immane&#xA;con cui divido il sangue,&#xA;viva la vita,&#xA;ma che vita è questa?&#xA;&#xA;Dove si trova ancora la luna?&#xA;Dov&#39;è il cadavere dell&#39;inibizione?&#xA;Lasciatemelo stuprare dilaniare&#xA;profanare come un milite russo&#xA;sulla linea di fuoco,&#xA;come Napalm dugli alberi umani&#xA;come veleno nelle mie viscere.&#xA;&#xA;Mi frusto&#xA;e vengo&#xA;e piango.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ho le mani lorde di sangue
posso lavarmi con la candeggina?</p>

<p>Gli artigli, le spine, calda una birra,
bere piscio; devo rimediare
e l&#39;acqua e il sapone portan batteri -
meglio le garze sterili ma ecco
sangue già secco: le donai col primo
proiettile e ora
mi è passata la sbronza -
meglio brutale, meglio
pestar merda in infradito, meglio
impiccarmi alla cintura del mio amante
dopo ore di sesso sfrenato
e mi flagella la sua – – -
meglio pianger sangue da orifizi
ad hoc creati appositamente
specialmente immantinente
col ventilatore a trapanarmi, sì?
I timpani, che altro?</p>

<p>Meglio tumefatto e vivo
che la carta morta
che l&#39;oblio educato
post-clinica.</p>

<p>Viva i farmaci che mi salvano
viva la voce e gli occhi che senton
sproloquiare su perché io Pènteo
son Dioniso ed Edìpo e mio padre
e quella stronza immane
con cui divido il sangue,
viva la vita,
ma che vita è questa?</p>

<p>Dove si trova ancora la luna?
Dov&#39;è il cadavere dell&#39;inibizione?
Lasciatemelo stuprare dilaniare
profanare come un milite russo
sulla linea di fuoco,
come Napalm dugli alberi umani
come veleno nelle mie viscere.</p>

<p>Mi frusto
e vengo
e piango.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Taccuini in versi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/86qc6dl74x</guid>
      <pubDate>Sun, 19 Oct 2025 19:52:20 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 8/10 – Reckless</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-8-10-reckless</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 8/10 – Reckless&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;8/10 – Reckless&#xA;&#xA;Su internet se ne parlava sempre di più. All&#39;inizio erano alcuni post qua e là, prontamente sommersi da commenti in disaccordo, ma col passare del tempo le voci che davano Ph0tonP0wer come &#34;finito&#34; si facevano sempre più insistenti, i commenti solidali col famoso streamer diminuivano di volta in volta, e ormai iniziava a crederci perfino lui.&#xA;&#xA;Anzi, a dire il vero, le cose non stavano andando bene da anni. La piattaforma è in crisi, si diceva. Ormai, nessuno fa più successo. Gli investitori stessi non ci credono più. E poi, alla fine, chi diamine ha il tempo di guardare tutte quelle ore di live stream su internet?&#xA;Ma in cuor suo, Ph0tonP0wer sapeva benissimo che quelli erano soltanto parte del motivo. Se così fosse, il successo di tutti quanti starebbe scemando, e invece pareva che il declino fosse principalmente suo.&#xA;Nuovi canali lo stavano raggiungendo in quanto a popolarità, streamer più giovani, sicuramente spinti da chissà quale raccomandazione, e sicuramente anche qualche ragazza che si è guadagnata la popolarità a suon di &#34;lavoretti&#34;, per così dire.&#xA;E allora, piano piano, il top streamer mondiale stava vedendo il suo successo svanire, e con esso naturalmente anche la fonte economica che finanziava il suo stile di vita fatto di eccessi e divertimento.&#xA;&#xA;C&#39;era bisogno di qualcosa di nuovo. Qualcosa che avrebbe scosso il suo pubblico, qualcosa che l&#39;avrebbe fatto tornare sul &#34;trono&#34; del live stream globale.&#xA;Si, ma cosa?&#xA;Una collaborazione? Nah, non avrebbe funzionato: non sopportava nessuno dei creator che conosceva, ed era abbastanza convinto che il sentimento fosse corrisposto.&#xA;Certo, se fosse stato una ragazza formosa, avrebbe aperto un profilo su quell&#39;altro sito o avrebbe iniziato a fare stream in vasca da bagno. Le ragazze hanno tutti i vantaggi, si trovò a pensare.&#xA;&#xA;Ci voleva qualcosa che nessuno aveva mai fatto. Qualcosa di estremo.&#xA;Decise di chiamare il suo agente. Se vuoi sfondare devi affidarti ai professionisti, si ripeteva da sempre, e infatti con lui andò proprio così. Da essere uno streamer qualunque, una goccia nel mare di sfigati, all&#39;essere il top mondiale in meno di 5 anni era un risultato incredibile, ma Ph0tonP0wer sapeva benissimo che buona parte del suo successo dipendeva dal marketing e dalle idee che provenivano dalla sua agenzia, a cui si affidava da sempre.&#xA;&#xA;La call non durò molto, ma l&#39;idea era geniale: uno stream interamente trasmesso dall&#39;auto sportiva di Ph0tonP0wer, e ogni 10 iscrizioni al canale lo streamer avrebbe schiacciato il piede sull&#39;acceleratore per 10 secondi.&#xA;&#xA;L&#39;agenzia iniziò dunque la sua campagna di promozione: post ovunque, stories, addirittura l&#39;annuncio arrivò anche su qualche notiziario in TV.&#xA;&#34;Cos&#39;altro s&#39;inventaranno?&#34; si chiese qualcuno.&#xA;&#34;La mamma degli stupidi è sempre incinta.&#34; affermò qualcun altro.&#xA;&#34;Questi influencer fanno danni incalcolabili alla psiche dei nostri bambini&#34; dissero in TV.&#xA;&#xA;Sta di fatto che la gente ne parlava. Si parlava di nuovo della Piattaforma, della content creation, degli streamer, e soprattutto si parlava di Ph0tonP0wer.&#xA;&#xA;Dopo settimane di hype, annunci, scambio di opinioni, venne finalmente il giorno.&#xA;Con rinnovata fiducia, lo streamer entrò nella sua auto fiammante, accese l&#39;apparecchiatura, e premette su Start Live.&#xA;&#xA;Solita introduzione di rito: sorriso d&#39;ordinanza, tono di voce alto e impostato, saluto a chi si è già collegato, reminder di iscriversi e attivare la campanella delle notifiche.&#xA;&#xA;Pronti? Si parte!&#xA;&#xA;Le prime iscrizioni non tardarono ad arrivare.&#xA;Questi sono i momenti in cui si vede l&#39;amore della propria community, pensò lo streamer.&#xA;Alla decima iscrizione, scattò l&#39;alert, e Ph0tonP0wer non tradì la promessa: piede in fondo, sorriso di chi è sicuro delle proprie abilità, e via!&#xA;La chat era letteralmente impazzita. Come ai tempi d&#39;oro, quando era al top.&#xA;Macché top, si trovò a pensare: non sono mai stato al top come adesso! Adesso sì che il mondo si ricorderà di me!&#xA;&#xA;Ancora iscrizioni, ancora soldi, ancora alert, e ancora piede sull&#39;acceleratore. La risata dello streamer ben rappresentava l&#39;esaltazione che stava vivendo in quel momento. Senza più remore, senza più dubbi, questa era la cosa giusta da fare, questo era ciò che il pubblico voleva!&#xA;&#xA;La Piattaforma registrò un record di presenze nel suo stream quel giorno, proprio nel momento in cui la trasmissione si interruppe improvvisamente, per poi non riprendere mai più.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 8/10 – Reckless</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>8/10 – Reckless</p>

<p>Su internet se ne parlava sempre di più. All&#39;inizio erano alcuni post qua e là, prontamente sommersi da commenti in disaccordo, ma col passare del tempo le voci che davano Ph0tonP0wer come “finito” si facevano sempre più insistenti, i commenti solidali col famoso streamer diminuivano di volta in volta, e ormai iniziava a crederci perfino lui.</p>

<p>Anzi, a dire il vero, le cose non stavano andando bene da anni. La piattaforma è in crisi, si diceva. Ormai, nessuno fa più successo. Gli investitori stessi non ci credono più. E poi, alla fine, chi diamine ha il tempo di guardare tutte quelle ore di live stream su internet?
Ma in cuor suo, Ph0tonP0wer sapeva benissimo che quelli erano soltanto parte del motivo. Se così fosse, il successo di tutti quanti starebbe scemando, e invece pareva che il declino fosse principalmente suo.
Nuovi canali lo stavano raggiungendo in quanto a popolarità, streamer più giovani, sicuramente spinti da chissà quale raccomandazione, e sicuramente anche qualche ragazza che si è guadagnata la popolarità a suon di “lavoretti”, per così dire.
E allora, piano piano, il top streamer mondiale stava vedendo il suo successo svanire, e con esso naturalmente anche la fonte economica che finanziava il suo stile di vita fatto di eccessi e divertimento.</p>

<p>C&#39;era bisogno di qualcosa di nuovo. Qualcosa che avrebbe scosso il suo pubblico, qualcosa che l&#39;avrebbe fatto tornare sul “trono” del live stream globale.
Si, ma cosa?
Una collaborazione? Nah, non avrebbe funzionato: non sopportava nessuno dei creator che conosceva, ed era abbastanza convinto che il sentimento fosse corrisposto.
Certo, se fosse stato una ragazza formosa, avrebbe aperto un profilo su quell&#39;altro sito o avrebbe iniziato a fare stream in vasca da bagno. Le ragazze hanno tutti i vantaggi, si trovò a pensare.</p>

<p>Ci voleva qualcosa che nessuno aveva mai fatto. Qualcosa di estremo.
Decise di chiamare il suo agente. Se vuoi sfondare devi affidarti ai professionisti, si ripeteva da sempre, e infatti con lui andò proprio così. Da essere uno streamer qualunque, una goccia nel mare di sfigati, all&#39;essere il top mondiale in meno di 5 anni era un risultato incredibile, ma Ph0tonP0wer sapeva benissimo che buona parte del suo successo dipendeva dal marketing e dalle idee che provenivano dalla sua agenzia, a cui si affidava da sempre.</p>

<p>La call non durò molto, ma l&#39;idea era geniale: uno stream interamente trasmesso dall&#39;auto sportiva di Ph0tonP0wer, e ogni 10 iscrizioni al canale lo streamer avrebbe schiacciato il piede sull&#39;acceleratore per 10 secondi.</p>

<p>L&#39;agenzia iniziò dunque la sua campagna di promozione: post ovunque, stories, addirittura l&#39;annuncio arrivò anche su qualche notiziario in TV.
“Cos&#39;altro s&#39;inventaranno?” si chiese qualcuno.
“La mamma degli stupidi è sempre incinta.” affermò qualcun altro.
“Questi influencer fanno danni incalcolabili alla psiche dei nostri bambini” dissero in TV.</p>

<p>Sta di fatto che la gente ne parlava. Si parlava di nuovo della Piattaforma, della content creation, degli streamer, e soprattutto si parlava di Ph0tonP0wer.</p>

<p>Dopo settimane di hype, annunci, scambio di opinioni, venne finalmente il giorno.
Con rinnovata fiducia, lo streamer entrò nella sua auto fiammante, accese l&#39;apparecchiatura, e premette su Start Live.</p>

<p>Solita introduzione di rito: sorriso d&#39;ordinanza, tono di voce alto e impostato, saluto a chi si è già collegato, reminder di iscriversi e attivare la campanella delle notifiche.</p>

<p>Pronti? Si parte!</p>

<p>Le prime iscrizioni non tardarono ad arrivare.
Questi sono i momenti in cui si vede l&#39;amore della propria community, pensò lo streamer.
Alla decima iscrizione, scattò l&#39;alert, e Ph0tonP0wer non tradì la promessa: piede in fondo, sorriso di chi è sicuro delle proprie abilità, e via!
La chat era letteralmente impazzita. Come ai tempi d&#39;oro, quando era al top.
Macché top, si trovò a pensare: non sono mai stato al top come adesso! Adesso sì che il mondo si ricorderà di me!</p>

<p>Ancora iscrizioni, ancora soldi, ancora alert, e ancora piede sull&#39;acceleratore. La risata dello streamer ben rappresentava l&#39;esaltazione che stava vivendo in quel momento. Senza più remore, senza più dubbi, questa era la cosa giusta da fare, questo era ciò che il pubblico voleva!</p>

<p>La Piattaforma registrò un record di presenze nel suo stream quel giorno, proprio nel momento in cui la trasmissione si interruppe improvvisamente, per poi non riprendere mai più.</p>
]]></content:encoded>
      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/nj5t201ln0</guid>
      <pubDate>Wed, 08 Oct 2025 07:45:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 7/10 – Starfish</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-7-10-starfish</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 7/10 – Starfish&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;7/10 – Starfish&#xA;&#xA;Il piccolo Timmy era il bambino più sfortunato del mondo.&#xA;O per lo meno, è così che si sarebbe dichiarato a tutti coloro che glielo avessero chiesto.&#xA;Le vacanze stavano per finire, e lui non aveva trovato nemmeno un tesoro. Neanche l&#39;ombra, eppure aveva cercato in lungo e in largo. Gli altri bambini della spiaggia erano naturalmente stati più fortunati: chi aveva trovato un braccialetto, chi un vecchio camioncino di plastica, chi un secchiello rosso, e addirittura c&#39;era chi aveva trovato una macchinina perfettamente funzionante.&#xA;&#xA;Timmy niente. Ma certo: d&#39;altronde, era il bambino più sfortunato di tutti.&#xA;Quel giorno decise di tentare il tutto per tutto: i suoi genitori si erano addormentati sotto l&#39;ombrellone, e c&#39;era un&#39;insenatura a sinistra della spiaggia, poco lontano, dove non era ancora andato. Il posto non gli piaceva più di tanto, c&#39;era una specie di grotta da cui gli altri vacanzieri si tenevano alla larga per qualche ragione, probabilmente perché era buia e fredda e non prometteva niente di buono. Il posto perfetto per un tesoro! Maledicendosi per non averci pensato prima (chissà quante volte avrebbe potuto vantarsi del suo tesoro con gli amici del mare!), Timmy si allontanò velocemente dall&#39;ombrellone, facendo attenzione a non svegliare i suoi genitori, e corse in direzione della grotta.&#xA;&#xA;Se la ricordava bene: fredda, buia, e rocciosa. Niente spiaggia calda qua, e anche l&#39;acqua sul fondo era decisamente gelida. Però Timmy lo sapeva benissimo: è nei posti più inospitali che si celano i tesori migliori, i suoi eroi della TV e dei videogiochi non avevano mai paura a cacciarsi nei labirinti più spaventosi, e ne uscivano sempre vittoriosi e con qualcosa di scintillante in più. Facendo attenzione a non scivolare, il piccolo Timmy si armò di coraggio e entrò nella grotta.&#xA;&#xA;Pochi metri dopo, la luce del sole non era già più sufficiente per capire dove si potesse andare, ma dalle pareti poco più avanti arrivava una debole luce azzurra. Sarà sicuramente un cristallo luminoso preziosissimo, pensò Timmy, e con rinnovata fiducia fece ancora qualche passo.&#xA;&#xA;Non erano cristalli.&#xA;&#xA;Decine e decine di stelle marine adornavano le pareti della caverna, e ciascuna emetteva quella luce, qui decisamente più evidente, una luce fredda ma comunque confortante in tutto quel buio. Maledizione, pensò Timmy, questo non è un tesoro! Decise comunque che in ogni caso sarebbe stato qualcosa di interessante da mostrare agli amici, e allungò la mano verso una delle stelle marine.&#xA;All&#39;inizio non si accorse di niente, ma dopo poco divenne evidente che l&#39;intensità della luce aumentava via via che le sue dita si facevano più vicine, come se quegli strani molluschi si concentrassero per identificare cosa si stesse avvicinando.&#xA;&#xA;Non appena l&#39;indice del piccolo Timmy toccò la superficie di una delle stelle marine, un silenzioso lampo di luce attraversò la caverna, e il piccolo Timmy perse i sensi.&#xA;&#xA;Quando riaprì gli occhi, si rese conto di trovarsi su una sorta di tavolo metallico, freddo e umido. Una gelida luce bianca, emessa da un faro su quello che doveva essere il soffitto della stanza dove si trovava, lo investiva completamente, e rendeva difficile abituare la vista e scorgere tutti i dettagli. Riusciva a sentire solo un insopportabile fischio, e una sorta di borbottio provenire dal fondo della stanza. Provò a sollevare la testa per capire di più dove si trovasse, ma era impossibile: qualcuno lo aveva bloccato al tavolo, testa mani e piedi. Eppure non sentiva alcuna sorta di legaccio, o manette. Come se una forza nascosta lo tenesse fermo.&#xA;&#xA;Il piccolo Timmy voleva naturalmente urlare, dimenarsi, scappare, ma riusciva a muovere soltanto gli occhi. Muto e immobile, non potè che assistere all&#39;avvicinarsi di una figura dal lato del tavolo dove si trovavano i suoi piedi. Aveva la pelle come quella di un delfino, o forse di una foca (Timmy non poteva esserne certo, aveva visto questi animali soltanto in TV), di statura bassa, forse perfino più basso di Timmy, e con una testa perfettamente sferica. Dove Timmy si sarebbe aspettato di vedere gli occhi, non vi era nulla, ma poco più in basso si poteva scorgere una sorta di piccola fessura, da cui affiorava un corpo molliccio di colore giallo. La figura sollevò quello che poteva essere un braccio, seppur somigliasse di più a un tentacolo che si divideva in tre verso l&#39;estremità. In quella sorta di mano teneva una specie di cubo perfettamente liscio, color acciaio. Lo posò sulla fronte di Timmy. Era gelido, e emanava una specie di debole vibrazione.&#xA;&#xA;Nei pensieri del bambino comparve un messaggio.&#xA;&#34;Non fare parola con nessuno di ciò che hai visto. Torna dai tuoi simili. Non toccare le stelle marine.&#34;&#xA;&#xA;Timmy aprì gli occhi. Si doveva essere addormentato sulla spiaggia, sicuramente. Ancora il sole del pomeriggio era alto nel cielo. Le vacanze non erano finite, c&#39;era ancora tempo per divertirsi.&#xA;Se solo avesse trovato un tesoro da mostrare ai suoi amici!&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 7/10 – Starfish</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>7/10 – Starfish</p>

<p>Il piccolo Timmy era il bambino più sfortunato del mondo.
O per lo meno, è così che si sarebbe dichiarato a tutti coloro che glielo avessero chiesto.
Le vacanze stavano per finire, e lui non aveva trovato nemmeno un tesoro. Neanche l&#39;ombra, eppure aveva cercato in lungo e in largo. Gli altri bambini della spiaggia erano naturalmente stati più fortunati: chi aveva trovato un braccialetto, chi un vecchio camioncino di plastica, chi un secchiello rosso, e addirittura c&#39;era chi aveva trovato una macchinina perfettamente funzionante.</p>

<p>Timmy niente. Ma certo: d&#39;altronde, era il bambino più sfortunato di tutti.
Quel giorno decise di tentare il tutto per tutto: i suoi genitori si erano addormentati sotto l&#39;ombrellone, e c&#39;era un&#39;insenatura a sinistra della spiaggia, poco lontano, dove non era ancora andato. Il posto non gli piaceva più di tanto, c&#39;era una specie di grotta da cui gli altri vacanzieri si tenevano alla larga per qualche ragione, probabilmente perché era buia e fredda e non prometteva niente di buono. Il posto perfetto per un tesoro! Maledicendosi per non averci pensato prima (chissà quante volte avrebbe potuto vantarsi del suo tesoro con gli amici del mare!), Timmy si allontanò velocemente dall&#39;ombrellone, facendo attenzione a non svegliare i suoi genitori, e corse in direzione della grotta.</p>

<p>Se la ricordava bene: fredda, buia, e rocciosa. Niente spiaggia calda qua, e anche l&#39;acqua sul fondo era decisamente gelida. Però Timmy lo sapeva benissimo: è nei posti più inospitali che si celano i tesori migliori, i suoi eroi della TV e dei videogiochi non avevano mai paura a cacciarsi nei labirinti più spaventosi, e ne uscivano sempre vittoriosi e con qualcosa di scintillante in più. Facendo attenzione a non scivolare, il piccolo Timmy si armò di coraggio e entrò nella grotta.</p>

<p>Pochi metri dopo, la luce del sole non era già più sufficiente per capire dove si potesse andare, ma dalle pareti poco più avanti arrivava una debole luce azzurra. Sarà sicuramente un cristallo luminoso preziosissimo, pensò Timmy, e con rinnovata fiducia fece ancora qualche passo.</p>

<p>Non erano cristalli.</p>

<p>Decine e decine di stelle marine adornavano le pareti della caverna, e ciascuna emetteva quella luce, qui decisamente più evidente, una luce fredda ma comunque confortante in tutto quel buio. Maledizione, pensò Timmy, questo non è un tesoro! Decise comunque che in ogni caso sarebbe stato qualcosa di interessante da mostrare agli amici, e allungò la mano verso una delle stelle marine.
All&#39;inizio non si accorse di niente, ma dopo poco divenne evidente che l&#39;intensità della luce aumentava via via che le sue dita si facevano più vicine, come se quegli strani molluschi si concentrassero per identificare cosa si stesse avvicinando.</p>

<p>Non appena l&#39;indice del piccolo Timmy toccò la superficie di una delle stelle marine, un silenzioso lampo di luce attraversò la caverna, e il piccolo Timmy perse i sensi.</p>

<p>Quando riaprì gli occhi, si rese conto di trovarsi su una sorta di tavolo metallico, freddo e umido. Una gelida luce bianca, emessa da un faro su quello che doveva essere il soffitto della stanza dove si trovava, lo investiva completamente, e rendeva difficile abituare la vista e scorgere tutti i dettagli. Riusciva a sentire solo un insopportabile fischio, e una sorta di borbottio provenire dal fondo della stanza. Provò a sollevare la testa per capire di più dove si trovasse, ma era impossibile: qualcuno lo aveva bloccato al tavolo, testa mani e piedi. Eppure non sentiva alcuna sorta di legaccio, o manette. Come se una forza nascosta lo tenesse fermo.</p>

<p>Il piccolo Timmy voleva naturalmente urlare, dimenarsi, scappare, ma riusciva a muovere soltanto gli occhi. Muto e immobile, non potè che assistere all&#39;avvicinarsi di una figura dal lato del tavolo dove si trovavano i suoi piedi. Aveva la pelle come quella di un delfino, o forse di una foca (Timmy non poteva esserne certo, aveva visto questi animali soltanto in TV), di statura bassa, forse perfino più basso di Timmy, e con una testa perfettamente sferica. Dove Timmy si sarebbe aspettato di vedere gli occhi, non vi era nulla, ma poco più in basso si poteva scorgere una sorta di piccola fessura, da cui affiorava un corpo molliccio di colore giallo. La figura sollevò quello che poteva essere un braccio, seppur somigliasse di più a un tentacolo che si divideva in tre verso l&#39;estremità. In quella sorta di mano teneva una specie di cubo perfettamente liscio, color acciaio. Lo posò sulla fronte di Timmy. Era gelido, e emanava una specie di debole vibrazione.</p>

<p>Nei pensieri del bambino comparve un messaggio.
“Non fare parola con nessuno di ciò che hai visto. Torna dai tuoi simili. Non toccare le stelle marine.”</p>

<p>Timmy aprì gli occhi. Si doveva essere addormentato sulla spiaggia, sicuramente. Ancora il sole del pomeriggio era alto nel cielo. Le vacanze non erano finite, c&#39;era ancora tempo per divertirsi.
Se solo avesse trovato un tesoro da mostrare ai suoi amici!</p>
]]></content:encoded>
      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/nuxge2clx4</guid>
      <pubDate>Tue, 07 Oct 2025 07:33:33 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 6/10 – Pierce</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-6-10-pierce</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 6/10 – Pierce&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;6/10 – Pierce&#xA;&#xA;Le luci sulla plancia non lasciavano spazio ai dubbi.&#xA;Nemico a ore sei.&#xA;&#xA;Bruce tirò verso di sé la cloche del motore con un movimento rapido, e con l&#39;altra mano avviò una manovra di cabrata.&#xA;L&#39;aveva fatto mille volte all&#39;accademia, una contromisura classica quando c&#39;è un nemico in coda.&#xA;Il motore del suo caccia diminuì conseguentemente la velocità, e i flap puntarono verso il cielo, con meccanica precisione.&#xA;Guardandosi intorno, Bruce cercò di avvistare l&#39;aereo nemico che risultava dal suo radar, e con la coda dell&#39;occhio riuscì a vederlo uscire da una nuvola appena sotto di lui. Il briefing della missione ne segnalava la probabile presenza in zona, e ormai ne era certo: era stato scoperto.&#xA;&#xA;L&#39;addestramento dell&#39;accademia permise a Bruce di identificarlo rapidamente: era un caccia di ultima generazione, modello SK-190, due motori a reazione, adatto al decollo da pista o da portaerei, 16 missili a tracciamento termico, cannone rotante a 6 canne.&#xA;Un mostro di agilità e maneggevolezza, armato fino ai denti. Un vero osso duro, nelle mani di un pilota esperto.&#xA;&#xA;Bruce strinse i denti, e riposizionò la barra di comando in posizione neutra, pronto a forzare il motore in una virata a sinistra. Come da manuale, aumentò lievemente il gas, e tornò a controllare la strumentazione. Il nemico sembrava essersi lievemente allontanato, ma Bruce ne era certo: ci sarebbe voluto altro per seminarlo.&#xA;&#xA;Dopo pochi secondi, infatti, lo vide nuovamente apparire sul radar. Nemico a ore 6.&#xA;Si accese un&#39;altra luce sulla strumentazione, quella luce che nessun pilota vuole mai vedere. L&#39;allarme di lock-on.&#xA;Bruce allungò la mano verso la bottoniera sulla sua sinistra, e premette il tasto che comanda le contromisure.&#xA;Contemporaneamente, iniziò la virata, e il suo caccia lasciò dietro di sé una nuvola di piccoli bengala, un&#39;ottima contromisura per le testate a tracciamento termico.&#xA;&#xA;Non sarebbe stato abbastanza, Bruce ne era certo. Riportò ancora una volta in orizzontale il suo caccia, e spinse in avanti la cloche del gas. Gli SK-190 erano agili, è vero, ma il suo aereo era più moderno, più potente. E soprattutto, aveva un motore supersonico. &#xA;&#xA;Più veloce, pensò Bruce, più veloce, devi andare più veloce!&#xA;&#xA;L&#39;aereo prese a vibrare, e la velocità divenne l&#39;unico pensiero di Bruce. Chiuse gli occhi, e spinse ancora più in avanti la cloche.&#xA;&#xA;Il boato arrivò all&#39;improvviso, quando meno se l&#39;aspettava. Un tonfo secco, forte, e poi il silenzio.&#xA;Durante l&#39;allenamento ne aveva sentito parlare, ma non aveva idea che squarciare il muro del suono sarebbe stato così.&#xA;Riaprendo gli occhi, venne colpito dalla luce che sembrava emanare dappertutto, non più soltanto dal sole all&#39;orizzonte, ma dalle nuvole stesse. Istintivamente, guardò il radar per controllare la posizione del nemico. Nessuna spia, nessun allarme. Tutto tranquillo. Ce l&#39;hai fatta un&#39;altra volta, pensò, dandosi una metaforica pacca sulla spalla. Hai vinto anche stavolta.&#xA;&#xA;Riportò in posizione neutrale la cloche, e puntò il suo caccia verso le montagne a est, come da piano.&#xA;Poco contava per Bruce, ormai, che le montagne non ci fossero più, così come il radar, la cloche, l&#39;aereo. Tutto era luce, ormai.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 6/10 – Pierce</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>6/10 – Pierce</p>

<p>Le luci sulla plancia non lasciavano spazio ai dubbi.
Nemico a ore sei.</p>

<p>Bruce tirò verso di sé la cloche del motore con un movimento rapido, e con l&#39;altra mano avviò una manovra di cabrata.
L&#39;aveva fatto mille volte all&#39;accademia, una contromisura classica quando c&#39;è un nemico in coda.
Il motore del suo caccia diminuì conseguentemente la velocità, e i flap puntarono verso il cielo, con meccanica precisione.
Guardandosi intorno, Bruce cercò di avvistare l&#39;aereo nemico che risultava dal suo radar, e con la coda dell&#39;occhio riuscì a vederlo uscire da una nuvola appena sotto di lui. Il briefing della missione ne segnalava la probabile presenza in zona, e ormai ne era certo: era stato scoperto.</p>

<p>L&#39;addestramento dell&#39;accademia permise a Bruce di identificarlo rapidamente: era un caccia di ultima generazione, modello SK-190, due motori a reazione, adatto al decollo da pista o da portaerei, 16 missili a tracciamento termico, cannone rotante a 6 canne.
Un mostro di agilità e maneggevolezza, armato fino ai denti. Un vero osso duro, nelle mani di un pilota esperto.</p>

<p>Bruce strinse i denti, e riposizionò la barra di comando in posizione neutra, pronto a forzare il motore in una virata a sinistra. Come da manuale, aumentò lievemente il gas, e tornò a controllare la strumentazione. Il nemico sembrava essersi lievemente allontanato, ma Bruce ne era certo: ci sarebbe voluto altro per seminarlo.</p>

<p>Dopo pochi secondi, infatti, lo vide nuovamente apparire sul radar. Nemico a ore 6.
Si accese un&#39;altra luce sulla strumentazione, quella luce che nessun pilota vuole mai vedere. L&#39;allarme di lock-on.
Bruce allungò la mano verso la bottoniera sulla sua sinistra, e premette il tasto che comanda le contromisure.
Contemporaneamente, iniziò la virata, e il suo caccia lasciò dietro di sé una nuvola di piccoli bengala, un&#39;ottima contromisura per le testate a tracciamento termico.</p>

<p>Non sarebbe stato abbastanza, Bruce ne era certo. Riportò ancora una volta in orizzontale il suo caccia, e spinse in avanti la cloche del gas. Gli SK-190 erano agili, è vero, ma il suo aereo era più moderno, più potente. E soprattutto, aveva un motore supersonico.</p>

<p>Più veloce, pensò Bruce, più veloce, devi andare più veloce!</p>

<p>L&#39;aereo prese a vibrare, e la velocità divenne l&#39;unico pensiero di Bruce. Chiuse gli occhi, e spinse ancora più in avanti la cloche.</p>

<p>Il boato arrivò all&#39;improvviso, quando meno se l&#39;aspettava. Un tonfo secco, forte, e poi il silenzio.
Durante l&#39;allenamento ne aveva sentito parlare, ma non aveva idea che squarciare il muro del suono sarebbe stato così.
Riaprendo gli occhi, venne colpito dalla luce che sembrava emanare dappertutto, non più soltanto dal sole all&#39;orizzonte, ma dalle nuvole stesse. Istintivamente, guardò il radar per controllare la posizione del nemico. Nessuna spia, nessun allarme. Tutto tranquillo. Ce l&#39;hai fatta un&#39;altra volta, pensò, dandosi una metaforica pacca sulla spalla. Hai vinto anche stavolta.</p>

<p>Riportò in posizione neutrale la cloche, e puntò il suo caccia verso le montagne a est, come da piano.
Poco contava per Bruce, ormai, che le montagne non ci fossero più, così come il radar, la cloche, l&#39;aereo. Tutto era luce, ormai.</p>
]]></content:encoded>
      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/aztm0zzpr3</guid>
      <pubDate>Mon, 06 Oct 2025 08:29:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 5/10 – Deer</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-5-10-deer</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 5/10 – Deer&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;5/10 – Deer&#xA;&#xA;La foresta non gli era mai piaciuta, a voler essere onesti. Ogni volta che ne parlava, veniva preso in giro e sminuito: questo è il tuo posto, gli dicevano. Qui sei al sicuro. Qui c&#39;è tutto quello che ti serve.&#xA;&#xA;Di notte, era ancora peggio. Ogni rumore, ogni ombra sembrava una minaccia. Il caldo conforto del sole lasciava il passo al vento freddo, che portava con sé suoni spaventosi e misteriosi.&#xA;Ogni volta, al tramonto, provava a farsi coraggio. Provava a ripetersi ciò che da sempre gli dicevano gli amici e i parenti. Non devo aver paura, andrà tutto bene, sono al sicuro.&#xA;&#xA;Al sicuro. Ma quando mai era stato veramente al sicuro? Quando mai, in un mondo come questo, fatto di prede e predatori, si è veramente al sicuro?&#xA;&#xA;Quella notte non fece eccezione. Tramontato il sole, come sempre, non riusciva a dormire. Si ritrovò a vagare per i sentieri della foresta, quei sentieri che solo lui conosceva, calcati dai suoi passi chissà quante volte. Eppure, non riusciva a trovarli rassicuranti, perché anche lì c&#39;erano le tanto odiate ombre, anche lì la luna proiettava ombre e riflessi attraverso le foglie degli alberi che gli facevano vedere forme irreali, personificazioni dei suoi peggiori incubi, minacce. Minacce ovunque.&#xA;&#xA;Anche quella notte, provò a scappare. Ma non si scappa dal buio, non si scappa dall&#39;ignoto, non si scappa dalla paura, perché la paura vive dentro di noi, ed è sempre un passo avanti.&#xA;&#xA;E quella notte, sentì un rumore nuovo. I suoi passi l&#39;avevano portato in una zona diversa, lontana dai soliti posti. Non riconosceva i tronchi degli alberi qui, c&#39;erano radure che non gli risultavano familiari, e le foglie fremevano sotto l&#39;influenza del vento in modo ancora più sinistro.&#xA;&#xA;Non avrebbe saputo descrivere in che modo quel rumore fosse diverso dal solito. Era come lo spezzarsi di un legnetto, ma più deciso, più violento, non goffo ma bensì determinato, di certo non accidentale. Le sue orecchie erano ben allenate, dopo innumerevoli notti trascorse a catalogare ogni suono, per associarlo a chi o cosa l&#39;avesse causato. Un rumore così non l&#39;aveva proprio mai sentito. Uno simile, si, certo. Ma così, no. Se c&#39;era qualcosa di cui si fidava, era sé stesso, e i suoi sensi. Quando devi sopravvivere ogni giorno, è importante affidarsi a sé stessi.&#xA;&#xA;Si fermò all&#39;istante, e con gli occhi scandì ancora più attentamente l&#39;area in cui si trovava. Tronchi d&#39;albero a perdita d&#39;occhio. Saranno stati almeno tanti quante stelle c&#39;erano nel cielo. Ogni albero recava con sé i suoi rami, la cui forma contorta rendeva impossibile contarli. Ogni ramo, innumerevoli foglie. Ciascuna con la propria voce, ciascuna che sussurrava un messaggio di morte. Vicino alle radici dei tronchi più vicini scorse alcuni vermi, ragni, formiche, e un paio di topi. Ma nessun topo avrebbe potuto fare quel suono.&#xA;Un uccello, forse? Qualche gufo, il cui canto lo spaventava sempre? Ma non c&#39;erano gufi in questa parte della foresta. Dove diamine era capitato, che nemmeno quei maledetti osavano venire qui?&#xA;&#xA;Scelse allora di affidarsi nuovamente all&#39;udito. Se qualcuno, o qualcosa, aveva fatto quel suono, allora l&#39;avrebbe fatto di nuovo. Aspettò, fermo e immobile, ancora qualche attimo. Ogni muscolo del suo corpo lo implorava di non tradire la regola: mai fermarsi. Se stai fermo, sei un bersaglio.&#xA;Eppure, quella notte scelse di provare a capire, scelse di affrontare la sua paura, e restò fermo, in ascolto, totalmente concentrato.&#xA;Passò qualche secondo, o forse addirittura un paio di minuti. A lui sembrarono ore, addirittura giorni interminabili, laggiù nella foresta che proprio quella volta scelse di restare in silenzio, come se anche le foglie e i topi volessero stare in ascolto.&#xA;&#xA;Quando all&#39;improvviso, lo sentì di nuovo. Più vicino.&#xA;I suoi arti dunque presero il sopravvento sulla determinazione, e lo portarono di scatto lontano da lì, via, via da quella maledetta radura. Corse come il vento stesso, senza sapere dove, senza una meta, ma lontano. Corse fino all&#39;alba, quando il sole graziò di nuovo le sue corna maestose, di cui non si sentiva degno, e che gli ricordavano ogni giorno di quanto fosse vigliacco.&#xA;Non seppe mai l&#39;origine di quel suono, ma quel che importava era che un&#39;altra notte era passata.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 5/10 – Deer</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>5/10 – Deer</p>

<p>La foresta non gli era mai piaciuta, a voler essere onesti. Ogni volta che ne parlava, veniva preso in giro e sminuito: questo è il tuo posto, gli dicevano. Qui sei al sicuro. Qui c&#39;è tutto quello che ti serve.</p>

<p>Di notte, era ancora peggio. Ogni rumore, ogni ombra sembrava una minaccia. Il caldo conforto del sole lasciava il passo al vento freddo, che portava con sé suoni spaventosi e misteriosi.
Ogni volta, al tramonto, provava a farsi coraggio. Provava a ripetersi ciò che da sempre gli dicevano gli amici e i parenti. Non devo aver paura, andrà tutto bene, sono al sicuro.</p>

<p>Al sicuro. Ma quando mai era stato veramente al sicuro? Quando mai, in un mondo come questo, fatto di prede e predatori, si è veramente al sicuro?</p>

<p>Quella notte non fece eccezione. Tramontato il sole, come sempre, non riusciva a dormire. Si ritrovò a vagare per i sentieri della foresta, quei sentieri che solo lui conosceva, calcati dai suoi passi chissà quante volte. Eppure, non riusciva a trovarli rassicuranti, perché anche lì c&#39;erano le tanto odiate ombre, anche lì la luna proiettava ombre e riflessi attraverso le foglie degli alberi che gli facevano vedere forme irreali, personificazioni dei suoi peggiori incubi, minacce. Minacce ovunque.</p>

<p>Anche quella notte, provò a scappare. Ma non si scappa dal buio, non si scappa dall&#39;ignoto, non si scappa dalla paura, perché la paura vive dentro di noi, ed è sempre un passo avanti.</p>

<p>E quella notte, sentì un rumore nuovo. I suoi passi l&#39;avevano portato in una zona diversa, lontana dai soliti posti. Non riconosceva i tronchi degli alberi qui, c&#39;erano radure che non gli risultavano familiari, e le foglie fremevano sotto l&#39;influenza del vento in modo ancora più sinistro.</p>

<p>Non avrebbe saputo descrivere in che modo quel rumore fosse diverso dal solito. Era come lo spezzarsi di un legnetto, ma più deciso, più violento, non goffo ma bensì determinato, di certo non accidentale. Le sue orecchie erano ben allenate, dopo innumerevoli notti trascorse a catalogare ogni suono, per associarlo a chi o cosa l&#39;avesse causato. Un rumore così non l&#39;aveva proprio mai sentito. Uno simile, si, certo. Ma così, no. Se c&#39;era qualcosa di cui si fidava, era sé stesso, e i suoi sensi. Quando devi sopravvivere ogni giorno, è importante affidarsi a sé stessi.</p>

<p>Si fermò all&#39;istante, e con gli occhi scandì ancora più attentamente l&#39;area in cui si trovava. Tronchi d&#39;albero a perdita d&#39;occhio. Saranno stati almeno tanti quante stelle c&#39;erano nel cielo. Ogni albero recava con sé i suoi rami, la cui forma contorta rendeva impossibile contarli. Ogni ramo, innumerevoli foglie. Ciascuna con la propria voce, ciascuna che sussurrava un messaggio di morte. Vicino alle radici dei tronchi più vicini scorse alcuni vermi, ragni, formiche, e un paio di topi. Ma nessun topo avrebbe potuto fare quel suono.
Un uccello, forse? Qualche gufo, il cui canto lo spaventava sempre? Ma non c&#39;erano gufi in questa parte della foresta. Dove diamine era capitato, che nemmeno quei maledetti osavano venire qui?</p>

<p>Scelse allora di affidarsi nuovamente all&#39;udito. Se qualcuno, o qualcosa, aveva fatto quel suono, allora l&#39;avrebbe fatto di nuovo. Aspettò, fermo e immobile, ancora qualche attimo. Ogni muscolo del suo corpo lo implorava di non tradire la regola: mai fermarsi. Se stai fermo, sei un bersaglio.
Eppure, quella notte scelse di provare a capire, scelse di affrontare la sua paura, e restò fermo, in ascolto, totalmente concentrato.
Passò qualche secondo, o forse addirittura un paio di minuti. A lui sembrarono ore, addirittura giorni interminabili, laggiù nella foresta che proprio quella volta scelse di restare in silenzio, come se anche le foglie e i topi volessero stare in ascolto.</p>

<p>Quando all&#39;improvviso, lo sentì di nuovo. Più vicino.
I suoi arti dunque presero il sopravvento sulla determinazione, e lo portarono di scatto lontano da lì, via, via da quella maledetta radura. Corse come il vento stesso, senza sapere dove, senza una meta, ma lontano. Corse fino all&#39;alba, quando il sole graziò di nuovo le sue corna maestose, di cui non si sentiva degno, e che gli ricordavano ogni giorno di quanto fosse vigliacco.
Non seppe mai l&#39;origine di quel suono, ma quel che importava era che un&#39;altra notte era passata.</p>
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      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/tfpz0qilx3</guid>
      <pubDate>Sun, 05 Oct 2025 09:52:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Inktober 2025 – Però per scritto – 4/10 – Murky</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/ksgaminglife/inktober-2025-pero-per-scritto-4-10-murky</link>
      <description>&lt;![CDATA[Inktober 2025 – Però per scritto – 4/10 – Murky&#xA;&#xA;L&#39;Inktober ( https://inktober.com/ ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.&#xA;K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.&#xA;K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.&#xA;S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.&#xA;&#xA;Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.&#xA;&#xA;4/10 - Murky&#xA;&#xA;&#34;Così è deciso, la seduta è tolta!&#34;&#xA;&#xA;Con un tonfo del suo bastone, il Grande Castoro concluse il suo discorso, e lasciò ammutolita l&#39;assemblea.&#xA;La situazione era grave, certo, ma nessuno si aspettava che quella sarebbe stata la soluzione che sarebbe stata adottata.&#xA;&#xA;Dopo così tanti anni, abbandonare l&#39;ansa del fiume per spostarsi a nord, dover ricostruire tutte quante le tane, e chi si sarebbe occupato dei piccoli della tribù, quelli appena nati, che ancora neanche avevano rosicchiati i primi legnetti?&#xA;&#xA;In fondo, però, le alternative non erano molte.&#xA;&#xA;Qualcuno, a dire il vero, già si era insospettito quando, tante lune prima, vennero avvistati numerosi gruppi di uomini, molto più numerosi del solito, soprattutto considerando che il fiume scorreva molto lontano dalle loro chiassose città.&#xA;Tuttavia, nessuno della tribù se ne preoccupò più di tanto. Saranno campeggiatori, dissero.&#xA;&#xA;Poi arrivarono con le loro grandi macchine di metallo, col loro fumo e col loro assordante rumore. Iniziarono a scavare, spaccare, riempire, e infine portarono lui: il tubo.&#xA;&#xA;Il tubo era grigio, freddo e sporco. Molto più grande del più grande tronco che qualsiasi castoro avesse mai rosicchiato, e dal suo interno ben presto iniziò a sgorgare un tipo di acqua che nessuno della tribù aveva mai visto. Aveva uno strano odore pungente, e un colore violaceo che rendeva le acque del fiume melmose e dense.&#xA;&#xA;E dire che i più forti della tribù ci avevano provato a tapparlo! Ma il tubo era troppo grande, il flusso troppo potente, e soprattutto chi si avvicinava a quelle acque melmose perdeva istantaneamente le forze, e doveva stare a riposo nella tana per almeno due o tre giorni prima di tornare in salute.&#xA;&#xA;Non c&#39;era scelta, gli anziani concordavano tutti, bisognava fare come aveva deciso il Grande Castoro: abbandonare l&#39;ansa del fiume per spostarsi a nord, lontano dal tubo, e ricostruire una vita, una casa, un posto dove la tribù poteva continuare a esistere.&#xA;&#xA;&#34;Ma... ma Grande Castoro, cosa succederà se gli uomini costruiranno un altro tubo anche a nord?&#34;&#xA;&#xA;La voce apparteneva alla giovane Lucinda, una di quelle castorine sempre con la testa tra le nuvole, più dedite a sognare che a rosicchiare il legno.&#xA;&#xA;Tutti quanti i castori dell&#39;assemblea si voltarono, sgomenti, a fissare la giovane. Che arroganza, contraddire il Grande Castoro!&#xA;Ma il Grande Castoro non tardò a rispondere.&#xA;&#xA;&#34;Giovane Lucinda, quel che dici ahimé è realistico, ma cos&#39;altro possiamo fare? In fondo, il fiume è grande, e potremo spostarci di nuovo. Hai per caso un&#39;altra opzione in mente?&#34;&#xA;&#xA;&#34;Beh... potremmo chiedere aiuto alle altre tribù. Anche loro dovranno affrontare i problemi causati dal tubo, in un modo o in altro!&#34;&#xA;&#xA;&#34;Ma le altre tribù non hanno mai collaborato con noi! Anche quando abbiamo costruito la Grande Diga, nessuno volle prenderne parte, neanche i serpenti, eppure da allora hanno potuto badare più facilmente alle loro uova senza preoccuparsi della corrente del fiume.&#34;&#xA;&#xA;&#34;Lasciate fare a me, Grande Castoro! Parlerò alle altre tribù, e troveremo una soluzione!&#34;&#xA;&#xA;L&#39;assemblea dunque si sciolse per davvero, tra lo scuotere delle teste dei castori più anziani, e lo sguardo incuriosito del Grande Castoro. Che fosse davvero giunto il momento di lasciare che i giovani decidessero le sorti della tribù?&#xA;&#xA;La giovane Lucinda raccolse dunque qualche provvista, e si mise in viaggio poco dopo, fronte alta illuminata dal sole, e coda ben piantata a terra, segno di determinazione e convinzione.&#xA;&#xA;Passarono i giorni, e con ogni tramonto gli anziani si convincevano sempre di più dell&#39;assurdità della proposta.&#xA;&#34;Questi giovani d&#39;oggi, pensano di saper fare tutto! Figuriamoci, le tribù hanno sempre pensato soltanto a sé stesse, abbiamo sempre fatto bene a fidarci del Grande Castoro e basta!&#34;&#xA;&#xA;Al sorgere del sole del trentesimo giorno, però, Lucinda fece ritorno all&#39;ansa del fiume. Non sembrava più tanto giovane, recava addosso i segni di un arduo viaggio, qualche graffio, il pelo tutto arruffato, ma lo sguardo ancora più fermo e ambizioso.&#xA;&#xA;Lucinda convocò il Grande Castoro, e illustrò il piano maturato nel corso di lunghi giorni e interminabili riunioni con le altre tribù del fiume.&#xA;&#xA;In confronto, il progetto della grande diga sembrava un gioco da ragazzi. Qua si parlava di pietre, tronchi, una struttura ambiziosa e mai realizzata prima di allora.&#xA;&#xA;Gli aironi avrebbero fatto da guardia dall&#39;alto.&#xA;I tassi avrebbero portato le pietre.&#xA;I serpenti avrebbero spaventato qualsiasi umano si fosse avvicinato.&#xA;I castori avrebbero rosicchiato il legno, e i più anziani avrebbero diretto i lavori.&#xA;&#xA;&#34;Ma come faremo a portare le pietre e il legno alla bocca del tubo? Il fango è tossico, ci avvelenerà!&#34; chiese il Grande Castoro.&#xA;&#xA;&#34;A quello penseranno i rospi! A loro la fanghiglia del tubo non crea nessun problema!&#34;&#xA;&#xA;&#34;Ma... ma allora, i rospi non avrebbero bisogno di tappare il tubo! Perché mai hanno accettato di aiutarci?&#34;&#xA;&#xA;&#34;Grande Castoro, non tutte le tribù sono come noi. I rospi sono un po&#39; viscidi e mollicci, ma hanno un gran cuore. A loro piace l&#39;ansa del fiume, per il paesaggio e il clima, certamente, ma soprattutto perché ci siamo tutti quanti noi. Non vogliono vederci scappare, e per questo hanno acconsentito ad aiutarci.&#34;&#xA;&#xA;Il Grande Castoro sorrise, e capì che ormai i tempi erano davvero cambiati. Se le tribù del fiume avessero voluto continuare a sopravvivere, avrebbero dovuto iniziare davvero ad ascoltare i giovani, aprirsi a nuove idee, collaborare, e non scappare di fronte alle difficoltà.&#xA;&#xA;Si dette dunque il via ai lavori.&#xA;Chi fosse capitato di lì per caso, nonostante il cattivo odore emanato dal tubo avrebbe scorto uno spettacolo unico: i possenti tassi che trasportavano le pietre, i rospi che ascoltavano attenti le istruzioni dei castori anziani, gli aironi in volo in formazione, e una struttura di sassi e legno che piano piano cresceva e andava a tappare il tubo.&#xA;&#xA;Ci volle qualche settimana, ma alla fine il tubo venne tappato e le acque tornarono a sgorgare limpide e pulite lungo l&#39;ansa del fiume.&#xA;&#xA;Gli uomini se ne accorsero, naturalmente, e inviarono le loro macchine di metallo a rimuovere il blocco.&#xA;Ma le tribù ormai erano diventate esperte, e tapparono nuovamente il tubo in minor tempo: i rospi avevano appreso la tecnica, e non avevano più bisogno di tante istruzioni. I castori avevano affilato ancora di più i loro denti, e riuscivano a rosicchiare il legno ancora più velocemente. Gli aironi avevano perfezionato i turni di guardia, e niente sfuggiva al loro sguardo. I serpenti erano riusciti a scoprire metodi per sbucare all&#39;improvviso e spaventare anche il più temerario degli uomini.&#xA;&#xA;Ogni volta che gli uomini rimuovevano il blocco, il tubo veniva di nuovo tappato, finché un giorno gli uomini non vennerò più. Nessuna macchina venne a rimuovere il blocco, e di lì a poco risultò evidente che il tubo non conteneva più la fanghiglia puzzolente, come se fosse stato in qualche modo dismesso. Gli uomini se n&#39;erano andati, e le tribù dell&#39;ansa del fiume erano restate lì dove si erano stabilite.&#xA;Tutte insieme.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Inktober 2025 – Però per scritto – 4/10 – Murky</p>

<p>L&#39;Inktober ( <a href="https://inktober.com/" rel="nofollow">https://inktober.com/</a> ) è un&#39;iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all&#39;apatia.
K&amp;S quest&#39;anno partecipano congiuntamente.
K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social.
S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un&#39;iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.</p>

<p>Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.</p>

<p>4/10 – Murky</p>

<p>“Così è deciso, la seduta è tolta!”</p>

<p>Con un tonfo del suo bastone, il Grande Castoro concluse il suo discorso, e lasciò ammutolita l&#39;assemblea.
La situazione era grave, certo, ma nessuno si aspettava che quella sarebbe stata la soluzione che sarebbe stata adottata.</p>

<p>Dopo così tanti anni, abbandonare l&#39;ansa del fiume per spostarsi a nord, dover ricostruire tutte quante le tane, e chi si sarebbe occupato dei piccoli della tribù, quelli appena nati, che ancora neanche avevano rosicchiati i primi legnetti?</p>

<p>In fondo, però, le alternative non erano molte.</p>

<p>Qualcuno, a dire il vero, già si era insospettito quando, tante lune prima, vennero avvistati numerosi gruppi di uomini, molto più numerosi del solito, soprattutto considerando che il fiume scorreva molto lontano dalle loro chiassose città.
Tuttavia, nessuno della tribù se ne preoccupò più di tanto. Saranno campeggiatori, dissero.</p>

<p>Poi arrivarono con le loro grandi macchine di metallo, col loro fumo e col loro assordante rumore. Iniziarono a scavare, spaccare, riempire, e infine portarono lui: il tubo.</p>

<p>Il tubo era grigio, freddo e sporco. Molto più grande del più grande tronco che qualsiasi castoro avesse mai rosicchiato, e dal suo interno ben presto iniziò a sgorgare un tipo di acqua che nessuno della tribù aveva mai visto. Aveva uno strano odore pungente, e un colore violaceo che rendeva le acque del fiume melmose e dense.</p>

<p>E dire che i più forti della tribù ci avevano provato a tapparlo! Ma il tubo era troppo grande, il flusso troppo potente, e soprattutto chi si avvicinava a quelle acque melmose perdeva istantaneamente le forze, e doveva stare a riposo nella tana per almeno due o tre giorni prima di tornare in salute.</p>

<p>Non c&#39;era scelta, gli anziani concordavano tutti, bisognava fare come aveva deciso il Grande Castoro: abbandonare l&#39;ansa del fiume per spostarsi a nord, lontano dal tubo, e ricostruire una vita, una casa, un posto dove la tribù poteva continuare a esistere.</p>

<p>“Ma... ma Grande Castoro, cosa succederà se gli uomini costruiranno un altro tubo anche a nord?”</p>

<p>La voce apparteneva alla giovane Lucinda, una di quelle castorine sempre con la testa tra le nuvole, più dedite a sognare che a rosicchiare il legno.</p>

<p>Tutti quanti i castori dell&#39;assemblea si voltarono, sgomenti, a fissare la giovane. Che arroganza, contraddire il Grande Castoro!
Ma il Grande Castoro non tardò a rispondere.</p>

<p>“Giovane Lucinda, quel che dici ahimé è realistico, ma cos&#39;altro possiamo fare? In fondo, il fiume è grande, e potremo spostarci di nuovo. Hai per caso un&#39;altra opzione in mente?”</p>

<p>“Beh... potremmo chiedere aiuto alle altre tribù. Anche loro dovranno affrontare i problemi causati dal tubo, in un modo o in altro!”</p>

<p>“Ma le altre tribù non hanno mai collaborato con noi! Anche quando abbiamo costruito la Grande Diga, nessuno volle prenderne parte, neanche i serpenti, eppure da allora hanno potuto badare più facilmente alle loro uova senza preoccuparsi della corrente del fiume.”</p>

<p>“Lasciate fare a me, Grande Castoro! Parlerò alle altre tribù, e troveremo una soluzione!”</p>

<p>L&#39;assemblea dunque si sciolse per davvero, tra lo scuotere delle teste dei castori più anziani, e lo sguardo incuriosito del Grande Castoro. Che fosse davvero giunto il momento di lasciare che i giovani decidessero le sorti della tribù?</p>

<p>La giovane Lucinda raccolse dunque qualche provvista, e si mise in viaggio poco dopo, fronte alta illuminata dal sole, e coda ben piantata a terra, segno di determinazione e convinzione.</p>

<p>Passarono i giorni, e con ogni tramonto gli anziani si convincevano sempre di più dell&#39;assurdità della proposta.
“Questi giovani d&#39;oggi, pensano di saper fare tutto! Figuriamoci, le tribù hanno sempre pensato soltanto a sé stesse, abbiamo sempre fatto bene a fidarci del Grande Castoro e basta!”</p>

<p>Al sorgere del sole del trentesimo giorno, però, Lucinda fece ritorno all&#39;ansa del fiume. Non sembrava più tanto giovane, recava addosso i segni di un arduo viaggio, qualche graffio, il pelo tutto arruffato, ma lo sguardo ancora più fermo e ambizioso.</p>

<p>Lucinda convocò il Grande Castoro, e illustrò il piano maturato nel corso di lunghi giorni e interminabili riunioni con le altre tribù del fiume.</p>

<p>In confronto, il progetto della grande diga sembrava un gioco da ragazzi. Qua si parlava di pietre, tronchi, una struttura ambiziosa e mai realizzata prima di allora.</p>

<p>Gli aironi avrebbero fatto da guardia dall&#39;alto.
I tassi avrebbero portato le pietre.
I serpenti avrebbero spaventato qualsiasi umano si fosse avvicinato.
I castori avrebbero rosicchiato il legno, e i più anziani avrebbero diretto i lavori.</p>

<p>“Ma come faremo a portare le pietre e il legno alla bocca del tubo? Il fango è tossico, ci avvelenerà!” chiese il Grande Castoro.</p>

<p>“A quello penseranno i rospi! A loro la fanghiglia del tubo non crea nessun problema!”</p>

<p>“Ma... ma allora, i rospi non avrebbero bisogno di tappare il tubo! Perché mai hanno accettato di aiutarci?”</p>

<p>“Grande Castoro, non tutte le tribù sono come noi. I rospi sono un po&#39; viscidi e mollicci, ma hanno un gran cuore. A loro piace l&#39;ansa del fiume, per il paesaggio e il clima, certamente, ma soprattutto perché ci siamo tutti quanti noi. Non vogliono vederci scappare, e per questo hanno acconsentito ad aiutarci.”</p>

<p>Il Grande Castoro sorrise, e capì che ormai i tempi erano davvero cambiati. Se le tribù del fiume avessero voluto continuare a sopravvivere, avrebbero dovuto iniziare davvero ad ascoltare i giovani, aprirsi a nuove idee, collaborare, e non scappare di fronte alle difficoltà.</p>

<p>Si dette dunque il via ai lavori.
Chi fosse capitato di lì per caso, nonostante il cattivo odore emanato dal tubo avrebbe scorto uno spettacolo unico: i possenti tassi che trasportavano le pietre, i rospi che ascoltavano attenti le istruzioni dei castori anziani, gli aironi in volo in formazione, e una struttura di sassi e legno che piano piano cresceva e andava a tappare il tubo.</p>

<p>Ci volle qualche settimana, ma alla fine il tubo venne tappato e le acque tornarono a sgorgare limpide e pulite lungo l&#39;ansa del fiume.</p>

<p>Gli uomini se ne accorsero, naturalmente, e inviarono le loro macchine di metallo a rimuovere il blocco.
Ma le tribù ormai erano diventate esperte, e tapparono nuovamente il tubo in minor tempo: i rospi avevano appreso la tecnica, e non avevano più bisogno di tante istruzioni. I castori avevano affilato ancora di più i loro denti, e riuscivano a rosicchiare il legno ancora più velocemente. Gli aironi avevano perfezionato i turni di guardia, e niente sfuggiva al loro sguardo. I serpenti erano riusciti a scoprire metodi per sbucare all&#39;improvviso e spaventare anche il più temerario degli uomini.</p>

<p>Ogni volta che gli uomini rimuovevano il blocco, il tubo veniva di nuovo tappato, finché un giorno gli uomini non vennerò più. Nessuna macchina venne a rimuovere il blocco, e di lì a poco risultò evidente che il tubo non conteneva più la fanghiglia puzzolente, come se fosse stato in qualche modo dismesso. Gli uomini se n&#39;erano andati, e le tribù dell&#39;ansa del fiume erano restate lì dove si erano stabilite.
Tutte insieme.</p>
]]></content:encoded>
      <author>KSGamingLife</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/7ijrtflz8r</guid>
      <pubDate>Sat, 04 Oct 2025 12:29:31 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il mio strano rapporto col Fediverso</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/i-pensieri-di-dado/il-mio-strano-rapporto-col-fediverso</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ho iniziato da molto poco a scoprire il vero potenziale del Fediverso, il mio primo contatto con quest&#39;ultio è stato più o meno così:&#xA;&#xA;scopro Mastodon  &#xA;&#xA;&#34;Massì dai perchè no, proviamolo&#34;  &#xA;&#xA;creo un account su livellosegreto&#xA;&#xA;passano mesi e mesi senza che io abbia mai postato nulla&#xA;&#xA;Una sera qualunque di un settembre 2025 qualunque mi torna in mente il mio account e penso:&#xA;&#xA;&#34;Ma io avevo un account Mastodon, vediamo se esiste ancora&#34; &#xA;&#xA;crecando Mastodon sul browser per effettuare l&#39;accesso, trovo per puro caso la pagina wikipedia del Fediverso, dove sono elencati tutti i servizi.&#xA;&#xA;Decido di aprire la pagina wikipedia, nella quale sono stato a leggere vita morte e miracoli del Fediverso per un&#39;oretta buona&#xA;&#xA;Risultato: in una sera ho creato nuovi account su Pixelfed, Lemmy, PeerTube, Friendica e riattivato quello di Mastodon.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Ho iniziato da molto poco a scoprire il vero potenziale del Fediverso, il mio primo contatto con quest&#39;ultio è stato più o meno così:</p>

<p><strong>scopro Mastodon</strong>  </p>

<p>“Massì dai perchè no, proviamolo”  </p>

<p><strong>creo un account su livellosegreto</strong></p>

<p><strong>passano mesi e mesi senza che io abbia mai postato nulla</strong></p>

<p>Una sera qualunque di un settembre 2025 qualunque mi torna in mente il mio account e penso:</p>

<p>“Ma io avevo un account Mastodon, vediamo se esiste ancora”</p>

<p><strong>crecando Mastodon sul browser per effettuare l&#39;accesso, trovo per puro caso la pagina wikipedia del Fediverso, dove sono elencati tutti i servizi.</strong></p>

<p>Decido di aprire la pagina wikipedia, nella quale sono stato a leggere vita morte e miracoli del Fediverso per un&#39;oretta buona</p>

<p>Risultato: in una sera ho creato nuovi account su Pixelfed, Lemmy, PeerTube, Friendica e riattivato quello di Mastodon.</p>
]]></content:encoded>
      <author>I pensieri di Dado</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/1zmr3i26c6</guid>
      <pubDate>Thu, 11 Sep 2025 12:18:54 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La villeggiatura dopo ferragosto</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/la-villeggiatura-dopo-ferragosto</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Sì, in quei tempi agosto era ancora il mese delle ferie, il mese delle serrande abbassate in città, delle strade deserte e delle fabbriche chiuse.&#xA;Non tutti potevano permettersi il mese intero, a non tutti era concesso (ne ho accennato lateralmente qui), ma un paio di settimane sì, quelle erano più o meno per tutti.&#xA;&#xA;Probabilmente, non avrete voglia di cliccare sul link, riassumo: dopo due settimane, restavamo in villeggiatura senza mio padre, che doveva lavorare, e senza macchina per spostarci.&#xA;&#xA;Agosto era ancora il mese della fine dell&#39;estate, in quei tempi del riscaldamento globale non si parlava perché le avvisaglie sembravano ancora evanescenti; oggi non se ne parla abbastanza, ma non è questo il posto. E dopo ferragosto, in montagna, il tempo iniziava a cambiare, la piacevole frescura lasciava il passo, la sera, a un freddolino pungente, da mettere un giubbottino.&#xA;Il cielo, solitamente limpido, diventava più tendente al grigio e più minaccioso, ma di una minaccia lieve, di pioggia improvvisa di montagna, spesso il cambiamento avveniva al tramonto.  &#xA;!--more--&#xA;Così era il tempo in quei giorni, in quegli anni. Il clima era come ce lo si aspettava, probabilmente i nubifragi non erano la norma al Nord e al Sud non si stava a maniche corte fino a novembre.  &#xA;&#xA;E in questo clima più plumbeo, e in un clima di vacanze che si avviano alla conclusione, sia per i villeggianti che per gli abitanti, restavamo per buona parte della settimana in tre: mia mamma e la sua prole.&#xA;Non potevamo gironzolare in macchina, facevamo quel che una buona camminata permetteva di fare. Ce ne andavamo alla villetta comunale a raccogliere i ciclamini, per portarli a casa e metterli in un bicchiere, ma duravano pochissimo. Non li raccoglierei, oggi.&#xA;Gironzolavamo per la strada che costeggiva il centro abitato, raccogliendo le more buonissime, oppure il rosmarino che cresceva anch&#39;esso spontaneo ai margini. Lo raccoglievamo, più che altro, per mio padre: a noi non interessava granché, lui invece era un appassionato, quando c&#39;era lui in giro non mancavano i canovacci abbondantemente ricoperti dai ramoscelli di rosmarino da seccare.&#xA;Quando era secco, finiva in questi barattoli di vetro riciclati e sembrava dovesse durare in eterno, perché non ne facevamo un grande uso.&#xA;&#xA;E queste erano tra le cose che facevamo, camminavamo, raccoglievamo, giocavamo sulle giostrine, ci dirigevamo a casa quando non eravamo coperti abbastanza da resistere alla frescura del giorno che invecchia, qualche volta accendevamo anche il caminetto, aspettavamo il fine settimana per essere di nuovo tutti e quattro.&#xA;&#xA;Era tutto così semplice, era tutto bellissimo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Sì, in quei tempi agosto era ancora il mese delle ferie, il mese delle serrande abbassate in città, delle strade deserte e delle fabbriche chiuse.
Non tutti potevano permettersi il mese intero, a non tutti era concesso (ne ho accennato lateralmente <a href="https://log.livellosegreto.it/oreliete/cera-il-palio-di-siena-e-bussarono-i-carabinieri" rel="nofollow">qui</a>), ma un paio di settimane sì, quelle erano più o meno per tutti.</p>

<p>Probabilmente, non avrete voglia di cliccare sul link, riassumo: dopo due settimane, restavamo in villeggiatura senza mio padre, che doveva lavorare, e senza macchina per spostarci.</p>

<p>Agosto era ancora il mese della fine dell&#39;estate, in quei tempi del riscaldamento globale non si parlava perché le avvisaglie sembravano ancora evanescenti; oggi non se ne parla abbastanza, ma non è questo il posto. E dopo ferragosto, in montagna, il tempo iniziava a cambiare, la piacevole frescura lasciava il passo, la sera, a un freddolino pungente, da mettere un giubbottino.
Il cielo, solitamente limpido, diventava più tendente al grigio e più minaccioso, ma di una minaccia lieve, di pioggia improvvisa di montagna, spesso il cambiamento avveniva al tramonto.<br>

Così era il tempo in quei giorni, in quegli anni. Il clima era come ce lo si aspettava, probabilmente i nubifragi non erano la norma al Nord e al Sud non si stava a maniche corte fino a novembre.</p>

<p>E in questo clima più plumbeo, e in un clima di vacanze che si avviano alla conclusione, sia per i villeggianti che per gli abitanti, restavamo per buona parte della settimana in tre: mia mamma e la sua prole.
Non potevamo gironzolare in macchina, facevamo quel che una buona camminata permetteva di fare. Ce ne andavamo alla villetta comunale a raccogliere i ciclamini, per portarli a casa e metterli in un bicchiere, ma duravano pochissimo. Non li raccoglierei, oggi.
Gironzolavamo per la strada che costeggiva il centro abitato, raccogliendo le more buonissime, oppure il rosmarino che cresceva anch&#39;esso spontaneo ai margini. Lo raccoglievamo, più che altro, per mio padre: a noi non interessava granché, lui invece era un appassionato, quando c&#39;era lui in giro non mancavano i canovacci abbondantemente ricoperti dai ramoscelli di rosmarino da seccare.
Quando era secco, finiva in questi barattoli di vetro riciclati e sembrava dovesse durare in eterno, perché non ne facevamo un grande uso.</p>

<p>E queste erano tra le cose che facevamo, camminavamo, raccoglievamo, giocavamo sulle giostrine, ci dirigevamo a casa quando non eravamo coperti abbastanza da resistere alla frescura del giorno che invecchia, qualche volta accendevamo anche il caminetto, aspettavamo il fine settimana per essere di nuovo tutti e quattro.</p>

<p>Era tutto così semplice, era tutto bellissimo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/49pi34g98j</guid>
      <pubDate>Mon, 08 Sep 2025 08:24:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Balloon Kid e l&#39;arte di restare sospesi</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/originalprocster/balloon-kid-e-larte-di-restare-sospesi</link>
      <description>&lt;![CDATA[p align=&#34;center&#34;&#xA;    &lt;img src=&#34;https://i.postimg.cc/L8JyyfF3/7f066945-64b5-4a6f-841e-06a3ac62f178.jpg&#34;&#xA;         alt=&#34;La scatola del gioco&#34; width=&#34;520&#34;  /p&#xA;&#xA;Schedina&#xA;Console: Game Boy&#xA;Anno: 1990&#xA;Sviluppatore: Nintendo&#xA;Genere: Platform&#xA;Quanto ci ho giocato al primo giro: 1 ora e un quarto&#xA;&#xA;Lo spunto è di quelli irresistibili: Alice e Jim sono due bambini che vivono in una città in cui in cielo ci sono le nuvolette, i grattacieli sono matite (giuro: Wikipedia dice che si chiama Pencilvania, spero sia vero) e ci si diverte tutto il giorno con i palloncini. &#xA;Il problema è che Jim, ragazzo sveglio ma non troppo, decide di strafare e di mettere insieme un sacco di palloncini e di attaccarcisi... così comincia a svolazzare, e il vento se lo porta via. Tocca ad Alice andare a recuperare il fratello, a sua volta svolazzando per otto livelli, tenendo in mano due palloncini (ne bastavano due per divertirsi nel cielo, a quanto pare).&#xA;&#xA;Basta la premessa per capire dove voglio andare a parare: Balloon Kid è semplicemente fantastico. Per quanto mi riguarda, rappresenta tutto ciò che amo in un platform: la relativa semplicità, la grafica tonda e vivace, la curva di apprendimento estremamente dolce. L&#39;avrete capito anche dai miei post precedenti, probabilmente: non amo necessariamente la sfida, in un platform.&#xA;&#xA;p align=&#34;center&#34;&#xA;    &lt;img src=&#34;https://i.postimg.cc/SsxYr6wy/1952999-balloon-kid-game-boy-i-hate-it-when-that-happens.png&#34;&#xA;         alt=&#34;Un bel problema&#34; width=&#34;520&#34;  /p&#xA;&#xA;È una cosa che ho realizzato da adulto: non mi hanno mai appassionato particolarmente i platform in cui è necessario azzeccare il salto con precisione millimetrica: bello Super Meat Boy, ma, come si dice, forse non è il mio. Al contrario, trovo delizioso e quasi terapeutico controllare questi piccoli personaggi in un mondo colorato e nel quale mi piacerebbe fare una passeggiata. Il mio gioco di Super Mario preferito è Super Mario Land 2: 6 Golden Coins, dopotutto: quello facile grazie al power-up della carota.&#xA;&#xA;Balloon Kid ha molto di quel modo di pensare i platform (d&#39;altronde credo condivida un pezzo importante di DNA). I controlli sono precisi ma non troppo, perché in fondo stiamo parlando di un platform in cui la protagonista può fare solo le seguenti cose: fluttuare per aria attaccata ai suoi palloncini, mollare i palloncini per affrontare brevissime sezioni a terra, gonfiare palloncini per risalire nel cielo verde dello schermo del primo Game Boy. Non risultano altre azioni: non si spara, non ci sono power-up, e non ci sono molti salti. Ci sono i palloncini e le nuvolette, e ostacoli come fulmini, uccellini e polpi che saltano fuori dall&#39;acqua, mentre i livelli scorrono da destra verso sinistra ed Alice con loro.&#xA;&#xA;Personalmente adoro i platform su Game Boy perché, con così pochi tasti a disposizione, gli sviluppatori non hanno modo di complicare (spesso inutilmente, ma dipende dai gusti) le cose. È l&#39;essenza del gioco che deve funzionare bene: la fisica del salto, i tempi di risposta degli attacchi, la dinamica dell&#39;accelerazione nella corsa. Balloon Kid, grazie al cielo, azzecca completamente l&#39;unica sua grande meccanica: il fluttuare nel cielo. La prima metà del gioco ti permette di andare veloce, e poi, dal quinto livello in avanti, il gioco ti richiede di essere preciso. Di dosare la pressione del tasto A (con il quale Alice muove teneramente le braccia) e di passare indenne attraverso ostacoli sempre più complessi - ma non troppo. Ci sono anche le boss fight: tre botte in testa ai cattivi, e via.&#xA;&#xA;p align=&#34;center&#34;&#xA;    &lt;img src=&#34;https://i.postimg.cc/zvMh3y2q/1951562-balloon-kid-game-boy-its-pencilvania.png&#34;&#xA;         alt=&#34;Pencilvania!&#34; width=&#34;520&#34;  /p&#xA;&#xA;Il gioco è mediamente facile e si finisce in un&#39;ora, un&#39;ora e un quarto. Ma stiamo parlando di un&#39;oretta in cui ci è permesso indossare i panni di una bambina attaccata a dei palloncini, che attraversa un mondo di matite-grattacielo, templi, temporali a zone, montagne e oceani per salvare il suo fratellino, sfidando la sorte, il vento, la pioggia e gli uccellini. È un&#39;ora gentile.&#xA;&#xA;Se Balloon Kid ha un pregio è quello di ricordare a chi gioca che non serve sempre spingere, correre, ottimizzare: a volte basta restare sospesi il tempo giusto, fidarsi della brezza e tenere stretti i propri due palloncini.&#xA;&#xA;Tags: #GameBoy #Nintendo #retrogaming #BalloonKid&#xA;&#xA;  &#xA;&#xA; ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>
    <img src="https://i.postimg.cc/L8JyyfF3/7f066945-64b5-4a6f-841e-06a3ac62f178.jpg" alt="La scatola del gioco" width="520">
</p>

<p><em>Schedina</em>
* Console: Game Boy
* Anno: 1990
* Sviluppatore: Nintendo
* Genere: Platform
* Quanto ci ho giocato al primo giro: 1 ora e un quarto</p>

<p>Lo spunto è di quelli irresistibili: Alice e Jim sono due bambini che vivono in una città in cui in cielo ci sono le nuvolette, i grattacieli sono matite (giuro: Wikipedia dice che si chiama <em>Pencilvania</em>, spero sia vero) e ci si diverte tutto il giorno con i palloncini.
Il problema è che Jim, ragazzo sveglio ma non troppo, decide di strafare e di mettere insieme un sacco di palloncini e di attaccarcisi... così comincia a svolazzare, e il vento se lo porta via. Tocca ad Alice andare a recuperare il fratello, a sua volta svolazzando per otto livelli, tenendo in mano due palloncini (ne bastavano due per divertirsi nel cielo, a quanto pare).</p>

<p>Basta la premessa per capire dove voglio andare a parare: <em>Balloon Kid</em> è semplicemente fantastico. Per quanto mi riguarda, rappresenta tutto ciò che amo in un platform: la relativa semplicità, la grafica tonda e vivace, la curva di apprendimento estremamente dolce. L&#39;avrete capito anche dai miei post precedenti, probabilmente: non amo necessariamente la sfida, in un platform.</p>

<p>
    <img src="https://i.postimg.cc/SsxYr6wy/1952999-balloon-kid-game-boy-i-hate-it-when-that-happens.png" alt="Un bel problema" width="520">
</p>

<p>È una cosa che ho realizzato da adulto: non mi hanno mai appassionato particolarmente i platform in cui è necessario azzeccare il salto con precisione millimetrica: bello <em>Super Meat Boy</em>, ma, come si dice, forse <em>non è il mio</em>. Al contrario, trovo delizioso e quasi terapeutico controllare questi piccoli personaggi in un mondo colorato e nel quale mi piacerebbe fare una passeggiata. Il mio gioco di Super Mario preferito è <em>Super Mario Land 2: 6 Golden Coins</em>, dopotutto: quello facile grazie al power-up della carota.</p>

<p><em>Balloon Kid</em> ha molto di quel modo di pensare i platform (d&#39;altronde credo condivida un pezzo importante di DNA). I controlli sono precisi ma non troppo, perché in fondo stiamo parlando di un platform in cui la protagonista può fare solo le seguenti cose: fluttuare per aria attaccata ai suoi palloncini, mollare i palloncini per affrontare brevissime sezioni a terra, gonfiare palloncini per risalire nel cielo verde dello schermo del primo Game Boy. Non risultano altre azioni: non si spara, non ci sono power-up, e non ci sono molti salti. Ci sono i palloncini e le nuvolette, e ostacoli come fulmini, uccellini e polpi che saltano fuori dall&#39;acqua, mentre i livelli scorrono da destra verso sinistra ed Alice con loro.</p>

<p>Personalmente adoro i platform su Game Boy perché, con così pochi tasti a disposizione, gli sviluppatori non hanno modo di complicare (spesso inutilmente, ma dipende dai gusti) le cose. È l&#39;<em>essenza</em> del gioco che deve funzionare bene: la fisica del salto, i tempi di risposta degli attacchi, la dinamica dell&#39;accelerazione nella corsa. <em>Balloon Kid</em>, grazie al cielo, azzecca completamente l&#39;unica sua grande meccanica: il fluttuare nel cielo. La prima metà del gioco ti permette di andare veloce, e poi, dal quinto livello in avanti, il gioco ti richiede di essere preciso. Di dosare la pressione del tasto A (con il quale Alice muove teneramente le braccia) e di passare indenne attraverso ostacoli sempre più complessi – ma non troppo. Ci sono anche le boss fight: tre botte in testa ai cattivi, e via.</p>

<p>
    <img src="https://i.postimg.cc/zvMh3y2q/1951562-balloon-kid-game-boy-its-pencilvania.png" alt="Pencilvania!" width="520">
</p>

<p>Il gioco è mediamente facile e si finisce in un&#39;ora, un&#39;ora e un quarto. Ma stiamo parlando di un&#39;oretta in cui ci è permesso indossare i panni di una bambina attaccata a dei palloncini, che attraversa un mondo di matite-grattacielo, templi, temporali a zone, montagne e oceani per salvare il suo fratellino, sfidando la sorte, il vento, la pioggia e gli uccellini. È un&#39;ora <em>gentile</em>.</p>

<p>Se <em>Balloon Kid</em> ha un pregio è quello di ricordare a chi gioca che non serve sempre spingere, correre, ottimizzare: a volte basta restare sospesi il tempo giusto, fidarsi della brezza e tenere stretti i propri due palloncini.</p>

<p>Tags: #GameBoy #Nintendo #retrogaming #BalloonKid</p>
]]></content:encoded>
      <author>Flusso Inverso</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ha92kuo1px</guid>
      <pubDate>Tue, 02 Sep 2025 08:03:42 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>L&#39;inizio di tutto: Trip World e Felix The Cat - Double Feature!</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/originalprocster/linizio-di-tutto-trip-world-e-felix-the-cat-double-feature</link>
      <description>&lt;![CDATA[Questi sono stati i primi due articoli pubblicati sulla versione originale di Flusso Inverso, questo mio viaggio attraverso la prima library del Game Boy originale (ma pure Color, dai!). Li ripropongo qui per completezza, in attesa di pubblicare i nuovi pezzi che ho scritto su Balloon Kid e altri&#xA;&#xA;Trip World e il privilegio dei sogni gentili&#xA;&#xA;Schedina&#xA;Titolo: Trip World&#xA;Piattaforma: Game Boy&#xA;Anno di uscita: 1992 (Giappone), 1993 (Europa)&#xA;Sviluppatore: Sunsoft&#xA;Publisher: Sunsoft&#xA;Genere: Platform&#xA;Quanto ci ho giocato al primo giro: 2 ore&#xA;&#xA;Mi sono avvicinato a Trip World scegliendolo a caso dalla lista di titoli emulabili dalla mia Anbernic. Non avevo idea di cosa fosse, ma devo dire che il delizioso filmato di apertura mi ha convinto a dargli una possibilità. A onor del vero, ancor prima di premere start ero pronto a cercare informazioni relative al gioco su Google, ma ho voluto evitare: se rigiocare questi vecchi giochi è un antidoto contro il caos, allora bisogna fare alla vecchia maniera. Premendo start, appunto, e non consultando uno smartphone.&#xA;&#xA;E se decidiamo di iniziare giocare, scopriamo che Trip World è un gioco di Sunsoft, un team di sviluppo che mi è capitato varie volte di incrociare da bambino, perché avevo il gioco di Batman e uno di Daffy Duck – vado a memoria, senza controllare online. Erano tutti graficamente deliziosi, specie su un hardware limitato come il Game Boy, e Trip World non fa eccezione — anzi, spicca.”&#xA;&#xA;Dal punto di vista visivo Trip World è proprio un bel gioco. Gli sprite del protagonista e delle creaturine “nemiche” sono ricchi di piccoli dettagli e di grande espressività, mentre gli sfondi sono particolareggiati e riescono a raccontare un piccolo mondo anche senza l’utilizzo di alcun testo. Nessuno parla, in Trip World: zero linee di dialogo, a parlare è solo quello che viene rappresentato a schermo. Il sonoro, poi, è splendido.&#xA;&#xA;Trip World è un gioco estremamente semplice, almeno da un punto di vista concettuale: è un classico platform dell’era Game Boy, con tutti gli elementi che conosciamo. Cinque livelli (o “mondi”, come li chiama il gioco), scorrimento orizzontale, mascotte dolce e che vorresti immediatamente abbracciare, tanti salti, abilità di combattimento limitatissime, alcuni power-up che si possono raccogliere in giro e qualche enigma ambientale.&#xA;&#xA;La cosa particolare, che ha reso Trip World una specie di piccolo cult (l’ho scoperto dopo averlo terminato, quando ero troppo curioso di capire quanto fosse conosciuto), è che il 90% dei nemici (ma perché poi, se non ti attaccano?) del gioco non ti attacca direttamente. Al massimo ti ostacolano leggermente spingendoti via.&#xA;&#xA;È un approccio insolito, ed è insolito che non sia una gimmick roboante da comunicato stampa: non te lo dice nessuno, all’interno del gioco, lo noti e basta. Complice il fatto che il protagonista può, almeno inizialmente, solo sferrare un calcio con quelle sue piccole, adorabili gambette corte, ci si accorge presto che queste creaturine… si fanno gli affari propri. Al giocatore la scelta: li picchio o me ne vado per la mia strada?&#xA;&#xA;Dimenticavo! Il protagonista può anche trasformarsi in un simpatico pesce, per superare le sezioni acquatiche (volendo si trasforma anche sulla terraferma, ma… non serve a niente!), e in una specie di forma adatta al volo, che nella mia sessione non ho mai utilizzato.&#xA;&#xA;Il gioco è tutto qui. Dura meno di un’oretta, forse un po’ di più se si vogliono scoprire tutti i segreti. Si può riassumere in poche parole: platform bello da vedere e da sentire, e rilassante da giocare. Allora perché parlarne?&#xA;&#xA;Perché Trip World, con la sua estetica dolcemente psichedelica, ha la rara capacità di isolare chi ci gioca dal mondo esterno. È un piccolo mondo che sembra vivere per conto proprio, slegato quanto basta dalle dinamiche classiche del videogioco anni ’90 per dimostrare originalità senza tuttavia risultare alieno al giocatore.&#xA;&#xA;È un gioco semplice nella migliore accezione del termine, che si concede il lusso di provare a far sognare, almeno per un paio d’ore, chi decide di mettersi a giocare. Lo fa, oltretutto, con i pochissimi mezzi a disposizione concessi dall’hardware del Game Boy.&#xA;&#xA;Una persona che stimo molto mi disse che “è un privilegio avere sogni educati”.&#xA;Non so bene perché, ma nel giocare a Trip World ho pensato che avesse proprio ragione.&#xA;&#xA;Una birra con Felix The Cat&#xA;&#xA;Schedina&#xA;Console: Game Boy&#xA;Anno: 1993&#xA;Sviluppatore: Hudson Soft&#xA;Genere: Platform&#xA;Quanto ci ho giocato al primo giro: 1 ora e mezza&#xA;&#xA;Nel far partire il gioco di Felix The Cat per il Game Boy mi sono reso conto di non sapere nulla di Felix, il personaggio. O meglio: lo riconoscerei tra mille perché ha un design bellissimo, tondo ed espressivo, ma non so esattamente in cosa consista il suo cartone animato.&#xA;&#xA;La cosa è strana, perché io adoro i cartoni animati, specie quelli della prima metà del ‘900. Eppure, pur avendone visti tanti, non ho quasi mai incrociato sul mio cammino il buon (?) Felix. Sono andato a cercare su YouTube qualche spezzone e credo francamente che sarà la mia prossima ossessione per le settimane a venire. Ho già adocchiato un video di mezz’ora che parla dei 100 anni di evoluzione del personaggio.&#xA;&#xA;Però, insomma, anche non sapendo nulla di Felix devo dire che il suo gioco per Game Boy è assolutamente comprensibile: Felix è un gatto antropomorfo e l’antagonista del gioco rapisce la sua fidanzatina Kitty. A lui toccherà attraversare sei mondi, suddivisi in un paio di livelli ciascuno, per salvarla.&#xA;&#xA;Tecnicamente non c’è moltissimo da dire su un gioco come questo (sospetto che in questo viaggio nella library del Game Boy mi capiterà spesso di ripetere variazioni di questo paragrafo, ma tant’è). Si salta sulle piattaforme e si colpiscono nemici, partendo da sinistra e andando verso destra. Lo spin che il gioco offre alla classica formula del platform anni ’90 è che, raccogliendo la valuta del gioco (le monete con la faccia triste di Felix), il nostro protagonista potrà accedere a diversi power-up, che si accumuleranno uno dopo l’altro.&#xA;&#xA;Questi power-up fanno sì che Felix acquisisca due vantaggi rispetto alla sua forma base: in primo luogo, potrà sopportare più colpi nemici (che lo faranno regredire al power-up precedente e non perdere immediatamente una vita). Inoltre, questi power-up gli permetteranno di diventare… un sacco di cose a seconda del contesto, come una specie di bolide e un tank, consentendogli di sparare dei colpi forti ma imprecisi, come da tradizione dei platform.&#xA;&#xA;Ci sono poi dei livelli maggiormente accostabili agli sparatutto a scorrimento orizzontale dell’epoca piuttosto che ai puri platform, secondo me i più riusciti – specie il livello acquatico e quello spaziale, che sono davvero deliziosi.&#xA;&#xA;Mi rendo conto che non sia esattamente un resoconto entusiasmante, eppure mi sono divertito tantissimo a giocare a Felix The Cat. La grafica è una delle più belle che abbia visto su Game Boy e riesce a trasmettere perfettamente la sensazione di stare giocando a un cartone animato, al netto delle limitazioni tecniche degli 8-bit e della monocromia. Le musiche, semplici e allegre, sono pronte a essere fischiettate. La fisica del salto funziona molto bene per il tipo di gioco immaginato dagli sviluppatori, e la difficoltà tarata verso il basso rende il gioco una buffa scampagnata in un mondo pieno di cose tonde.&#xA;&#xA;Come in anni recenti ci ha insegnato Cuphead, infatti, l’estetica visiva e sonora da cartone animato dei primi del ‘900 funziona meravigliosamente se applicata ai platform e agli shooter a scorrimento. Non c’è un elemento in Felix che sembri fuori posto, non c’è un fondale che non sia immediatamente riconoscibile (e adorabile, per quel che mi riguarda). Ogni animazione riesce a far sorridere e a catapultarti in un mondo colorato e pieno di avventure bislacche.&#xA;&#xA;È un gran gioco, quindi? Probabilmente, per gli standard con cui abbiamo stabilito che andrebbero recensiti i videogiochi, no: è estremamente semplice, e si finisce in un’oretta o poco più. Il senso di inferiorità degli appassionati di videogiochi rispetto ad altre forme d’arte dovrebbe relegarlo a un “carino, ma nulla più”.&#xA;&#xA;Eppure non riesco a non amare questo Felix The Cat. È una questione di sensibilità personale, probabilmente, e di mia riluttanza verso gli standard di cui sopra – quelli per i quali tutto deve essere profondo, coinvolgente, entusiasmante. Felix non è profondo, non è coinvolgente, e non è nemmeno entusiasmante. È simpatico e intraprendente, quello sì.&#xA;&#xA;Il punto, in fondo, è questo: Felix fa quel che può. Nello specifico corre, salta, spara e prova a salvare Kitty. Se si ha voglia di accompagnarlo, però, si scopre che è come prendere qualcosa da bere con un amico che vedi ogni tanto – non troppo spesso, magari.&#xA;&#xA;A volte non serve altro, per stare bene.&#xA;&#xA;Tags:&#xA;#GameBoy #Retrogaming]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Questi sono stati i primi due articoli pubblicati sulla versione originale di Flusso Inverso, questo mio viaggio attraverso la prima library del Game Boy originale (ma pure Color, dai!). Li ripropongo qui per completezza, in attesa di pubblicare i nuovi pezzi che ho scritto su Balloon Kid e altri</em></p>

<h2 id="trip-world-e-il-privilegio-dei-sogni-gentili">Trip World e il privilegio dei sogni gentili</h2>

<p><strong>Schedina</strong>
* Titolo: Trip World
* Piattaforma: Game Boy
* Anno di uscita: 1992 (Giappone), 1993 (Europa)
* Sviluppatore: Sunsoft
* Publisher: Sunsoft
* Genere: Platform
* Quanto ci ho giocato al primo giro: 2 ore</p>

<p>Mi sono avvicinato a Trip World scegliendolo a caso dalla lista di titoli emulabili dalla mia Anbernic. Non avevo idea di cosa fosse, ma devo dire che il delizioso filmato di apertura mi ha convinto a dargli una possibilità. A onor del vero, ancor prima di premere start ero pronto a cercare informazioni relative al gioco su Google, ma ho voluto evitare: se rigiocare questi vecchi giochi è un antidoto contro il caos, allora bisogna fare alla vecchia maniera. Premendo start, appunto, e non consultando uno smartphone.</p>

<p>E se decidiamo di iniziare giocare, scopriamo che Trip World è un gioco di Sunsoft, un team di sviluppo che mi è capitato varie volte di incrociare da bambino, perché avevo il gioco di Batman e uno di Daffy Duck – vado a memoria, senza controllare online. Erano tutti graficamente deliziosi, specie su un hardware limitato come il Game Boy, e Trip World non fa eccezione — anzi, spicca.”</p>

<p>Dal punto di vista visivo Trip World è proprio un bel gioco. Gli sprite del protagonista e delle creaturine “nemiche” sono ricchi di piccoli dettagli e di grande espressività, mentre gli sfondi sono particolareggiati e riescono a raccontare un piccolo mondo anche senza l’utilizzo di alcun testo. Nessuno parla, in Trip World: zero linee di dialogo, a parlare è solo quello che viene rappresentato a schermo. Il sonoro, poi, è splendido.</p>

<p>Trip World è un gioco estremamente semplice, almeno da un punto di vista concettuale: è un classico platform dell’era Game Boy, con tutti gli elementi che conosciamo. Cinque livelli (o “mondi”, come li chiama il gioco), scorrimento orizzontale, mascotte dolce e che vorresti immediatamente abbracciare, tanti salti, abilità di combattimento limitatissime, alcuni power-up che si possono raccogliere in giro e qualche enigma ambientale.</p>

<p>La cosa particolare, che ha reso Trip World una specie di piccolo cult (l’ho scoperto dopo averlo terminato, quando ero troppo curioso di capire quanto fosse conosciuto), è che il 90% dei nemici (ma perché poi, se non ti attaccano?) del gioco non ti attacca direttamente. Al massimo ti ostacolano leggermente spingendoti via.</p>

<p>È un approccio insolito, ed è insolito che non sia una gimmick roboante da comunicato stampa: non te lo dice nessuno, all’interno del gioco, lo noti e basta. Complice il fatto che il protagonista può, almeno inizialmente, solo sferrare un calcio con quelle sue piccole, adorabili gambette corte, ci si accorge presto che queste creaturine… si fanno gli affari propri. Al giocatore la scelta: li picchio o me ne vado per la mia strada?</p>

<p>Dimenticavo! Il protagonista può anche trasformarsi in un simpatico pesce, per superare le sezioni acquatiche (volendo si trasforma anche sulla terraferma, ma… non serve a niente!), e in una specie di forma adatta al volo, che nella mia sessione non ho mai utilizzato.</p>

<p>Il gioco è tutto qui. Dura meno di un’oretta, forse un po’ di più se si vogliono scoprire tutti i segreti. Si può riassumere in poche parole: platform bello da vedere e da sentire, e rilassante da giocare. Allora perché parlarne?</p>

<p>Perché Trip World, con la sua estetica dolcemente psichedelica, ha la rara capacità di isolare chi ci gioca dal mondo esterno. È un piccolo mondo che sembra vivere per conto proprio, slegato quanto basta dalle dinamiche classiche del videogioco anni ’90 per dimostrare originalità senza tuttavia risultare alieno al giocatore.</p>

<p>È un gioco semplice nella migliore accezione del termine, che si concede il lusso di provare a far sognare, almeno per un paio d’ore, chi decide di mettersi a giocare. Lo fa, oltretutto, con i pochissimi mezzi a disposizione concessi dall’hardware del Game Boy.</p>

<p>Una persona che stimo molto mi disse che “è un privilegio avere sogni educati”.
Non so bene perché, ma nel giocare a Trip World ho pensato che avesse proprio ragione.</p>

<h2 id="una-birra-con-felix-the-cat">Una birra con Felix The Cat</h2>

<p><strong>Schedina</strong>
* Console: Game Boy
* Anno: 1993
* Sviluppatore: Hudson Soft
* Genere: Platform
* Quanto ci ho giocato al primo giro: 1 ora e mezza</p>

<p>Nel far partire il gioco di Felix The Cat per il Game Boy mi sono reso conto di non sapere nulla di Felix, il personaggio. O meglio: lo riconoscerei tra mille perché ha un design bellissimo, tondo ed espressivo, ma non so esattamente in cosa consista il suo cartone animato.</p>

<p>La cosa è strana, perché io adoro i cartoni animati, specie quelli della prima metà del ‘900. Eppure, pur avendone visti tanti, non ho quasi mai incrociato sul mio cammino il buon (?) Felix. Sono andato a cercare su YouTube qualche spezzone e credo francamente che sarà la mia prossima ossessione per le settimane a venire. Ho già adocchiato un video di mezz’ora che parla dei 100 anni di evoluzione del personaggio.</p>

<p>Però, insomma, anche non sapendo nulla di Felix devo dire che il suo gioco per Game Boy è assolutamente comprensibile: Felix è un gatto antropomorfo e l’antagonista del gioco rapisce la sua fidanzatina Kitty. A lui toccherà attraversare sei mondi, suddivisi in un paio di livelli ciascuno, per salvarla.</p>

<p>Tecnicamente non c’è moltissimo da dire su un gioco come questo (sospetto che in questo viaggio nella library del Game Boy mi capiterà spesso di ripetere variazioni di questo paragrafo, ma tant’è). Si salta sulle piattaforme e si colpiscono nemici, partendo da sinistra e andando verso destra. Lo spin che il gioco offre alla classica formula del platform anni ’90 è che, raccogliendo la valuta del gioco (le monete con la faccia triste di Felix), il nostro protagonista potrà accedere a diversi power-up, che si accumuleranno uno dopo l’altro.</p>

<p>Questi power-up fanno sì che Felix acquisisca due vantaggi rispetto alla sua forma base: in primo luogo, potrà sopportare più colpi nemici (che lo faranno regredire al power-up precedente e non perdere immediatamente una vita). Inoltre, questi power-up gli permetteranno di diventare… un sacco di cose a seconda del contesto, come una specie di bolide e un tank, consentendogli di sparare dei colpi forti ma imprecisi, come da tradizione dei platform.</p>

<p>Ci sono poi dei livelli maggiormente accostabili agli sparatutto a scorrimento orizzontale dell’epoca piuttosto che ai puri platform, secondo me i più riusciti – specie il livello acquatico e quello spaziale, che sono davvero deliziosi.</p>

<p>Mi rendo conto che non sia esattamente un resoconto entusiasmante, eppure mi sono divertito tantissimo a giocare a Felix The Cat. La grafica è una delle più belle che abbia visto su Game Boy e riesce a trasmettere perfettamente la sensazione di stare giocando a un cartone animato, al netto delle limitazioni tecniche degli 8-bit e della monocromia. Le musiche, semplici e allegre, sono pronte a essere fischiettate. La fisica del salto funziona molto bene per il tipo di gioco immaginato dagli sviluppatori, e la difficoltà tarata verso il basso rende il gioco una buffa scampagnata in un mondo pieno di cose tonde.</p>

<p>Come in anni recenti ci ha insegnato Cuphead, infatti, l’estetica visiva e sonora da cartone animato dei primi del ‘900 funziona meravigliosamente se applicata ai platform e agli shooter a scorrimento. Non c’è un elemento in Felix che sembri fuori posto, non c’è un fondale che non sia immediatamente riconoscibile (e adorabile, per quel che mi riguarda). Ogni animazione riesce a far sorridere e a catapultarti in un mondo colorato e pieno di avventure bislacche.</p>

<p>È un gran gioco, quindi? Probabilmente, per gli standard con cui abbiamo stabilito che andrebbero recensiti i videogiochi, no: è estremamente semplice, e si finisce in un’oretta o poco più. Il senso di inferiorità degli appassionati di videogiochi rispetto ad altre forme d’arte dovrebbe relegarlo a un “carino, ma nulla più”.</p>

<p>Eppure non riesco a non amare questo Felix The Cat. È una questione di sensibilità personale, probabilmente, e di mia riluttanza verso gli standard di cui sopra – quelli per i quali tutto deve essere profondo, coinvolgente, entusiasmante. Felix non è profondo, non è coinvolgente, e non è nemmeno entusiasmante. È simpatico e intraprendente, quello sì.</p>

<p>Il punto, in fondo, è questo: Felix fa quel che può. Nello specifico corre, salta, spara e prova a salvare Kitty. Se si ha voglia di accompagnarlo, però, si scopre che è come prendere qualcosa da bere con un amico che vedi ogni tanto – non troppo spesso, magari.</p>

<p>A volte non serve altro, per stare bene.</p>

<p>Tags:
#GameBoy #Retrogaming</p>
]]></content:encoded>
      <author>Flusso Inverso</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/kvre633pol</guid>
      <pubDate>Mon, 01 Sep 2025 07:56:28 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Sfuggire alla bruttezza in motorino</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/kipple/sfuggire-alla-bruttezza-in-motorino</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Mio padre, alle medie, mi disse che mi avrebbe comprato il motorino, al compimento dei quattordici anni, così ci sarei potuto andare a scuola. Non era l&#39;indirizzo scolastico che avrei voluto scegliere, non era neanche tra i primi dieci, ma la sede era abbastanza lontana.  &#xA;&#xA;Ho iniziato le superiori a tredici anni, i mesi passavano, io fantasticavo sul motorino, sul suo colore. Nello specifico, la promessa era quella di una Vespa, in quel periodo ne era uscito un restyling che aveva portato le marce a tre, ma la questione tecnica non mi interessava particolarmente: tre marce, quattro, volevo solo andarmene in giro sulla mia Vespa rossa; intanto, i mesi passavano e la Vespa sembrava allontanarsi sempre più.&#xA;La promessa della Vespa era un tentativo (poco nascosto, ma riuscito), di tenermi lontano dalla bicicletta che avevo sempre chiesto.&#xA;&#xA;Gli anni delle superiori passavano, &#34;tanto a diciotto anni prendi la patente e ti prendo la macchina&#34;. Chissà quale sarebbe stata la progressione: la bisarca a ventuno e il tram a venticinque. Cosa mi aspetta al compimento dei cento anni? Il Millennium Falcon, almeno.&#xA;&#xA;Non so guidare il motorino, credo, non ho motivo di credere diversamente, non ho mai avuto modo di provarci. Neanche la bisarca e l&#39;aliante.&#xA;!--more--&#xA;Premetto di esser nato nella parte fortunata del mondo, tant&#39;è che sto qui a scrivere sciocchezze per potenziali lettori in condizioni analoghe.  &#xA;&#xA;Non sto scappando da una guerra, sotto il fuoco incrociato dei proiettili di qualche guardia costiera e quello del razzismo di chi vuol trincerarsi nello status privilegiato, regalatogli dal caso.&#xA;Nessuno mi sta bombardando nel nome di certe pretese contenute in un libro &#34;sacro&#34; di decine di secoli fa, tutte parole scritte dai suoi stessi antenati.&#xA;Non sto morendo letteralmente di fame e l&#39;acqua la posso prendere da uno dei rubinetti che ho in casa, oppure alle fontanelle pubbliche.&#xA;Premesso ciò, sono nato e ho vissuto troppo a lungo in un posto orrendo (secondo i canoni di chi è nato nella parte fortunata del mondo), senza aver avuto il coraggio e l&#39;intelligenza di fuggire quando ne avrei avuto la possibilità e la forza.&#xA;Una cittadina di medie dimensioni, brutta come la fame, la stessa bruttezza che ne impregna troppi abitanti. Una di quelle terre di mezzo, per popolazione e dimensioni, sospesa tra paese e città, con tutti i difetti di entrambi e nessuno dei pregi.&#xA;Il caos, il traffico e il cemento abusivo della città e l&#39;aridità culturale di un paesotto in disfacimento, animato a morte da mentalità da età del bronzo.&#xA;&#xA;Un posto così brutto, una quella bruttura che viene anche dall&#39;assoluta mancanza di personalità, di un qualsiasi tratto riconoscibile nell&#39;ambiente antropizzato (perché di quello naturale non c&#39;è granché da dire, si tratterebbe di fantasticare su cose che non esistono).&#xA;Una sensazione di squallore diffuso, ecco; neanche a dirlo, tutte le cittadine confinanti, pur soffrendo in diversa misura degli stessi problemi, erano sicuramente più piacevoli alla vista. Tutti posti in cui era più sensato, umano, trovare un posto dove fare una passeggiata, fermarsi a un bar, mangiare un gelato.  &#xA;&#xA;Il caso sfavorevole ha voluto, quindi, che nascessi nell&#39;epicentro della bruttura. E che ci vivessi, perché i miei in quella bruttura ci sono andati a vivere intenzionalmente, è stata una scelta. Nessuno dei miei antenati è nativo del posto, valli a capire.  &#xA;&#xA;A parte un paio di eccezioni, nella mia cerchia di amicizia eravamo tutti morti di fame, l&#39;unico modo per evadere temporaneamente era saltare su un autobus o camminare fino alla stazione e andarcene in un paese confinante. A Napoli, quando avevamo voglia di qualcosa di livello superiore, quando volevamo vivere la metropoli.&#xA;Il treno ce lo concedevamo quando avevamo i soldi per il biglietto, per l&#39;autobus ci affidavamo alla bontà del conducente o al caso, sperando che non salissero i controllori e ci facessero scendere. Non era un gran danno, potevamo aspettare il prossimo mezzo o camminare, avevamo la vitalità strabordante dei ragazzi, i piedi buoni e nessuna paura di usarli.&#xA;Così riuscivamo a sfuggire, per qualche ora, alla desertificazione esistenziale che ci assediva, prima di finire di nuovo risucchiati dalla sua devastante attrazione gravitazionale.  &#xA;&#xA;Il motorino, però, era tutt&#39;altra cosa.&#xA;Quanto era potente il concetto &#34;ora prendo il motorino e me ne vado a Napoli&#34;. Non è una domanda, non sto chiedendo di quantificare: era potentissimo.&#xA;Non si doveva dar conto a nessuno, autisti e controllori compresi, non si doveva aspettare, c&#39;era solo da sfrecciare e vincere sul traffico.&#xA;L&#39;unico ostacolo erano i temuti vigili, perché c&#39;era sempre qualcosa che non era in regola. Anche se quella cosa non c&#39;era, l&#39;essere in difetto era uno stato dell&#39;anima, anche in quei tempi abbastanza laschi da non imporre neanche il casco. La fobia, a prescindere, del posto di blocco.  &#xA;&#xA;Questa libertà l&#39;ho vissuta solo da passeggero, cosa che mi pone in un sistema di caste mi porrebbe un gradino più in basso. O una persona di serie B, con una più modesta metafora calcistica.&#xA;Sì, inconsciamente si fa questa distinzione tra guidatore e passeggero, specie negli anni delle scuole.  &#xA;&#xA;Sia quel che sia, ogni occasione di scappare da certe realtà è un&#39;occasione perduta. A piedi, in Vespa, in bisarca, perchè no? Anche in Millennium Falcon, dalla metà del sellino destinata al passeggero.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p><strong>Mio padre, alle medie, mi disse che mi avrebbe comprato il motorino, al compimento dei quattordici anni, così ci sarei potuto andare a scuola.</strong> Non era l&#39;indirizzo scolastico che avrei voluto scegliere, non era neanche tra i primi dieci, ma la sede era abbastanza lontana.</p>

<p>Ho iniziato le superiori a tredici anni, i mesi passavano, io fantasticavo sul motorino, sul suo colore. Nello specifico, la promessa era quella di una <em>Vespa,</em> in quel periodo ne era uscito un restyling che aveva portato le marce a tre, ma la questione tecnica non mi interessava particolarmente: tre marce, quattro, volevo solo andarmene in giro sulla mia Vespa rossa; intanto, i mesi passavano e la Vespa sembrava allontanarsi sempre più.
La promessa della Vespa era un tentativo (poco nascosto, ma riuscito), di tenermi lontano dalla bicicletta che avevo sempre chiesto.</p>

<p>Gli anni delle superiori passavano, “tanto a diciotto anni prendi la patente e ti prendo la macchina”. Chissà quale sarebbe stata la progressione: la bisarca a ventuno e il tram a venticinque. Cosa mi aspetta al compimento dei cento anni? Il Millennium Falcon, almeno.</p>

<p>Non so guidare il motorino, credo, non ho motivo di credere diversamente, non ho mai avuto modo di provarci. Neanche la bisarca e l&#39;aliante.

Premetto di esser nato nella parte fortunata del mondo, tant&#39;è che sto qui a scrivere sciocchezze per potenziali lettori in condizioni analoghe.</p>

<p>Non sto scappando da una guerra, sotto il fuoco incrociato dei proiettili di qualche guardia costiera e quello del razzismo di chi vuol trincerarsi nello status privilegiato, regalatogli dal caso.
Nessuno mi sta bombardando nel nome di certe pretese contenute in un libro “sacro” di decine di secoli fa, tutte parole scritte dai suoi stessi antenati.
Non sto morendo letteralmente di fame e l&#39;acqua la posso prendere da uno dei rubinetti che ho in casa, oppure alle fontanelle pubbliche.
Premesso ciò, sono nato e ho vissuto troppo a lungo in un posto orrendo (secondo i canoni di chi è nato nella parte fortunata del mondo), senza aver avuto il coraggio e l&#39;intelligenza di fuggire quando ne avrei avuto la possibilità e la forza.
Una cittadina di medie dimensioni, brutta come la fame, la stessa bruttezza che ne impregna troppi abitanti. Una di quelle terre di mezzo, per popolazione e dimensioni, sospesa tra paese e città, con tutti i difetti di entrambi e nessuno dei pregi.
Il caos, il traffico e il cemento abusivo della città e l&#39;aridità culturale di un paesotto in disfacimento, animato a morte da mentalità da età del bronzo.</p>

<p>Un posto così brutto, una quella bruttura che viene anche dall&#39;assoluta mancanza di personalità, di un qualsiasi tratto riconoscibile nell&#39;ambiente antropizzato (perché di quello naturale non c&#39;è granché da dire, si tratterebbe di fantasticare su cose che non esistono).
Una sensazione di squallore diffuso, ecco; neanche a dirlo, tutte le cittadine confinanti, pur soffrendo in diversa misura degli stessi problemi, erano sicuramente più piacevoli alla vista. Tutti posti in cui era più sensato, umano, trovare un posto dove fare una passeggiata, fermarsi a un bar, mangiare un gelato.</p>

<p>Il caso sfavorevole ha voluto, quindi, che nascessi nell&#39;epicentro della bruttura. E che ci vivessi, perché i miei in quella bruttura ci sono andati a vivere intenzionalmente, è stata una scelta. Nessuno dei miei antenati è nativo del posto, valli a capire.</p>

<p>A parte un paio di eccezioni, nella mia cerchia di amicizia eravamo tutti morti di fame, l&#39;unico modo per evadere temporaneamente era saltare su un autobus o camminare fino alla stazione e andarcene in un paese confinante. A Napoli, quando avevamo voglia di qualcosa di livello superiore, quando volevamo vivere la metropoli.
Il treno ce lo concedevamo quando avevamo i soldi per il biglietto, per l&#39;autobus ci affidavamo alla bontà del conducente o al caso, sperando che non salissero i controllori e ci facessero scendere. Non era un gran danno, potevamo aspettare il prossimo mezzo o camminare, avevamo la vitalità strabordante dei ragazzi, i piedi buoni e nessuna paura di usarli.
Così riuscivamo a sfuggire, per qualche ora, alla desertificazione esistenziale che ci assediva, prima di finire di nuovo risucchiati dalla sua devastante attrazione gravitazionale.</p>

<p>Il motorino, però, era tutt&#39;altra cosa.
Quanto era potente il concetto <strong>“ora prendo il motorino e me ne vado a Napoli”.</strong> Non è una domanda, non sto chiedendo di quantificare: era potentissimo.
Non si doveva dar conto a nessuno, autisti e controllori compresi, non si doveva aspettare, c&#39;era solo da sfrecciare e vincere sul traffico.
L&#39;unico ostacolo erano i temuti vigili, perché c&#39;era sempre qualcosa che non era in regola. Anche se quella cosa non c&#39;era, l&#39;essere in difetto era uno stato dell&#39;anima, anche in quei tempi abbastanza laschi da non imporre neanche il casco. La fobia, a prescindere, del posto di blocco.</p>

<p>Questa libertà l&#39;ho vissuta solo da passeggero, cosa che mi pone in un sistema di caste mi porrebbe un gradino più in basso. O una persona di serie B, con una più modesta metafora calcistica.
Sì, inconsciamente si fa questa distinzione tra guidatore e passeggero, specie negli anni delle scuole.</p>

<p>Sia quel che sia, ogni occasione di scappare da certe realtà è un&#39;occasione perduta. A piedi, in Vespa, in bisarca, perchè no? Anche in Millennium Falcon, dalla metà del sellino destinata al passeggero.</p>
]]></content:encoded>
      <author>kipple</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ddyf13oph5</guid>
      <pubDate>Sat, 30 Aug 2025 06:05:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>23  della psicologia dellle forme apparenti     (aforismi apocrifi di Leonardo...</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/note-a-margine/23-della-psicologia-dellle-forme-apparenti-aforismi-apocrifi-di-leonardo</link>
      <description>&lt;![CDATA[23  della psicologia dellle forme apparenti     (aforismi apocrifi di Leonardo da Vinci)&#xA;&#xA;Caro istante&#xA;&#xA;Per iniziare, darti la grazia per dedicare il tuo tempo, mio stimato e disinteressato lettore.&#xA;Scrivere é una faccenda personale, si scrive per mettere ordine quando le idee sono confuse o per condividere convinzioni o proclamare certezze.   &#xA;Nel mio caso non ho certezze da difendere perché la mia formazione di scienza mi induce a cercare le soluzioni migliore seguendo prove ed errori.&#xA;Non difenderei fino alla morte le mie convinzioni perché potrei essere in errore, per questo apprezzo le differenti opinioni, perché possono arricchire le mie conoscenze, farmi cambiare la visione delle cose e raggiungere nuove conclusioni.  &#xA;Fino a qui sono arrivato, solo con l&#39;aiuto di altri potrei fare progressi, non ho una opinione in proposito, solo una avvertenza: non  farti ingannare lettore da chi promette una unica e vera risposta.  &#xA;La veritá é che le cose cambiano continuamente e le premesse errate ingannano i sensi.   &#xA;Non c&#39;é una unica risposta perché nessuno si pone le stesse domande, siamo figli del caso, non scegliamo i nostri genitori anche se abbiamo la opzione di scegliere con chi condividere parte del nostro cammino in questa esistenza, rimaniamo mammiferi limitati dal nostro ciclo di obsolescenza programmata.   &#xA;Siamo animali sociali, nemmeno abbiamo un nome, questo ci viene imposto dai nostri ancestri biologici alla nascita, abbiamo un cognome perché ci viene imposto come atto normativo dai tempi della societá borghese, per arruolarci nel libro paga salariale e poter contrarre prestiti e legami sociali di altra forma.&#xA;Ci insegnano dalla nascita il nostro ruolo, diritti e doveri, socializzamo con il gioco prima di terminare intrappolati in relazioni sociali protocollari e formali.   &#xA;Ti fanno credere che esiste un progresso solo perché abbiamo piú conoscenze ed innovazioni tecnologiche, ma le barbarie continuano ad esistere anche in questo secolo di civiltá occidentale. &#xA;Ti fanno credere che esiste un progresso, una crescita continua, in realtá ogni sistema si crea, si trasforma e si distrugge per trasformarsi in qualcosa di differente fondato sunnuove premesse ed acquisizioni, a questo servono le guerre, a mantenere in moto la economia di chi é incapace di soluzionare i conflitti con la diplomazia.&#xA;Non ti stupisca la ingiustizia, se é vero che la legge é da rispettare, non tutte le leggi sono giuste.  &#xA;Solo da vecchio avrai la saggezza di cui avresti avuto bisogno per fare le scelte giuste quando eri giovane. &#xA;Ci sono cose alla base di cui dimentichiamo la esistenza, come respirere, camminare, osservare ed ascoltare.   &#xA;Ci perdiamo nei pensieri del dopo, ricordando quello che era prima, per questo non abbiamo percezione di adesso, distratti dai troppi pensieri.&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>23  della psicologia dellle forme apparenti     (aforismi apocrifi di Leonardo da Vinci)</p>

<p>Caro istante</p>

<p>Per iniziare, darti la grazia per dedicare il tuo tempo, mio stimato e disinteressato lettore.
Scrivere é una faccenda personale, si scrive per mettere ordine quando le idee sono confuse o per condividere convinzioni o proclamare certezze.<br>
Nel mio caso non ho certezze da difendere perché la mia formazione di scienza mi induce a cercare le soluzioni migliore seguendo prove ed errori.
Non difenderei fino alla morte le mie convinzioni perché potrei essere in errore, per questo apprezzo le differenti opinioni, perché possono arricchire le mie conoscenze, farmi cambiare la visione delle cose e raggiungere nuove conclusioni.<br>
Fino a qui sono arrivato, solo con l&#39;aiuto di altri potrei fare progressi, non ho una opinione in proposito, solo una avvertenza: non  farti ingannare lettore da chi promette una unica e vera risposta.<br>
La veritá é che le cose cambiano continuamente e le premesse errate ingannano i sensi.<br>
Non c&#39;é una unica risposta perché nessuno si pone le stesse domande, siamo figli del caso, non scegliamo i nostri genitori anche se abbiamo la opzione di scegliere con chi condividere parte del nostro cammino in questa esistenza, rimaniamo mammiferi limitati dal nostro ciclo di obsolescenza programmata.<br>
Siamo animali sociali, nemmeno abbiamo un nome, questo ci viene imposto dai nostri ancestri biologici alla nascita, abbiamo un cognome perché ci viene imposto come atto normativo dai tempi della societá borghese, per arruolarci nel libro paga salariale e poter contrarre prestiti e legami sociali di altra forma.
Ci insegnano dalla nascita il nostro ruolo, diritti e doveri, socializzamo con il gioco prima di terminare intrappolati in relazioni sociali protocollari e formali.<br>
Ti fanno credere che esiste un progresso solo perché abbiamo piú conoscenze ed innovazioni tecnologiche, ma le barbarie continuano ad esistere anche in questo secolo di civiltá occidentale.
Ti fanno credere che esiste un progresso, una crescita continua, in realtá ogni sistema si crea, si trasforma e si distrugge per trasformarsi in qualcosa di differente fondato sunnuove premesse ed acquisizioni, a questo servono le guerre, a mantenere in moto la economia di chi é incapace di soluzionare i conflitti con la diplomazia.
Non ti stupisca la ingiustizia, se é vero che la legge é da rispettare, non tutte le leggi sono giuste.<br>
Solo da vecchio avrai la saggezza di cui avresti avuto bisogno per fare le scelte giuste quando eri giovane.
Ci sono cose alla base di cui dimentichiamo la esistenza, come respirere, camminare, osservare ed ascoltare.<br>
Ci perdiamo nei pensieri del dopo, ricordando quello che era prima, per questo non abbiamo percezione di adesso, distratti dai troppi pensieri.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Note a margine</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/6krli8i47s</guid>
      <pubDate>Thu, 28 Aug 2025 21:51:39 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Storie di Pisquani Che Giocano</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/robercrantz/storie-di-pisquani-che-giocano</link>
      <description>&lt;![CDATA[iO quella volta che un Cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro e una tigre di pezza, in bilico tra nostalgia e speranze, cercarono di ricreare l&#39;humus adatto per giocare strani Giochi di Ruolo nel Fediverso e tirarono fuori un hashtag poco comprensibile ai più./i&#xA;&#xA;Se volete risparmiarvi i miei deliri e andare subito al sodo, a href=&#34;#TLDR&#34; id=&#34;ref1&#34; title=&#34;Salta al riassunto&#34;b⬇ ⬇ Qui ⬇ ⬇/b/a trovate il abbr title=&#34;Too Long; Didn&#39;t Read - Troppo lungo, non l&#39;ho letto&#34;TL;DR/abbr di questo post.&#xA;&#xA;h2 id=&#34;Prologo&#34;Prologoh2&#xA;h3iIn principio fu la Forgia/i/h3&#xA;In un tempo remoto, almeno così si dice, alcune persone coraggiose decisero di ribellarsi alla tirannia dei draghi capitalisti e palazzinari dal gusto finto-medievale. Nella loro cerca salvifica decisero di edificare una Forgia che potesse fornire all&#39;umanità gli strumenti per debellare i giochi brutti che per essere giocati necessitavano di un dozzilione di costosi supplementi, manco fossero le uscite di iEsplorando il Corpo Umano/i senza neanche il modellino per futuri chirurghi e/o serial killer in omaggio.&#xA;&#xA;L&#39;umanità quindi si riunì, guardò alla Forgia e le sorrise amorevole.&#xA;&#xA;qiNon rompeteci i coglioni, noi vogliamo abbr title=&#34;Dungeons and Dragons&#34;D&amp;D/abbr, la regola d&#39;oro, le avventure pre-generate, i venti milioni di manuali che ripropongono sempre lo stesso gioco... E non provate a dire che un gioco senza GM, dadi e crescita numerica dei personaggi è un gioco di ruolo, luridi cani hippy!/i/q&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/a7/45/sGU26ZRPo.png&#34; alt=&#34;linea di un fumetto che partendo dalla citazione qui sopra punta verso l&#39;immagine qui sotto&#34; title=&#34;così parlò il mondo&#34;/img src=&#34;https://live.staticflickr.com/7377/1038860066367820bcb62b.jpg&#34; alt=&#34;una donna dall&#39;espressione inquietante armata di torcia e forcone&#34; title=&#34;Ci portano dei bei giochi, spezziamogli le gambe!&#34; id=&#34;image01&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p class=&#34;attribution&#34;&#34;a rel=&#34;noopener noreferrer&#34; href=&#34;https://www.flickr.com/photos/67196253@N00/10388600663&#34;angry mob/a&#34; by a rel=&#34;noopener noreferrer&#34; href=&#34;https://www.flickr.com/photos/67196253@N00&#34;hans s/a is licensed under a rel=&#34;noopener noreferrer&#34; href=&#34;https://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/?ref=openverse&#34;CC BY-ND 2.0 img src=&#34;https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/cc.svg&#34; style=&#34;height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;&#34; /img src=&#34;https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/by.svg&#34; style=&#34;height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;&#34; /img src=&#34;https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/nd.svg&#34; style=&#34;height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;&#34; //a./p&#xA;p id=&#34;didascalia01&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;(Nerd e geek in fondo sono sempre persone ragionevoli)/p&#xA;&#xA;Principiò dunque a lapidarla e, quando le braccia indolenzite non le permisero più di dar seguito alla giusta indignazione, si disperse per tornare alle proprie case a giocare a abbr title=&#34;Dungeons and Dragons&#34;D&amp;D/abbr.&#xA;&#xA;Dentro la Forgia calò un po&#39; di mestizia - girarono perfino voci di danni cerebrali - ma questo non fermò i loro sforzi. Non tutto era perduto; un piccolo, minuscolo, gruppo tra coloro che evidentemente avevano scelto di non iscriversi a ingegneria non aveva mosso loro violenza e anzi sembrava perfino annuire alle loro parole. La speme non era ancora morta.&#xA;&#xA;Poi successero altre cose, credo; non penso siano importanti al fine del racconto e poi me le sono dimenticate e come sarebbe a dire che siamo nel 2025, l&#39;ultima volta che ho controllato era il 2012 e avevamo tutta quella storia del calendario Maya a preoccuparci e...&#xA;&#xA;img src=&#34;https://images2.imgbox.com/36/3b/mkQSLNLdo.jpg&#34; alt=&#34;Abe Simpson seduto su un tronco che racconta una storia ai bambini attorno&#34; title=&#34;Hey ragazzi, sta parlando un vecchio!&#34; id=&#34;image02&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia02&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;&#34;Dai nonno, raccontaci un&#39;altra storia&#34;/br&#34;Non vi abbasta mai&#34; (cit)/p&#xA;!--more--&#xA;&#xA;h3 id=&#34;StoriaInBreve&#34;La vera storia in breve/h3&#xA;The Forge fu un forum rivoluzionario nato al cambio di millennio, dentro al quale si gettarono le basi per la maggior parte dei abbr title=&#34;Giochi di Ruolo&#34;GdR/abbr indie moderni, in aperto contrasto col paradigma dominante di quelli che amiamo definire Giochi di Ruolo &#34;tradizionali&#34;.&#xA;&#xA;A distanza di venticinque anni la maggior parte delle persone continua a giocare i giochi più mainstream, con il solo D&amp;D che occupa la quasi totalità dello spazio all&#39;interno di questo hobby; se però the Forge è nata è perché comunque, dispersa nel mare magnum di internet, c&#39;era un po&#39; gente a cui il mondo così com&#39;era cominciava a star stretto e per farla breve da allora esiste una nicchia di strani giochi indipendenti che, pur rimanendo marginale, nel corso degli anni ha assunto sempre più peso.&#xA;Essere una nicchia minoritaria all&#39;interno di una nicchia solo un po&#39; più grande però comporta dei problemi, in particolare riuscire a trovare altre persone della tua itribù/i con cui giocare. Un&#39;impresa il più delle volte disperata, ma per fortuna internet è giunta in soccorso di chi non riusciva a trovare anime ludiche affini attorno a sé.&#xA;&#xA;Nel più classico degli effetti domino, in Italia la rivoluzione messa in moto da The Forge portò alla creazione di un forum chiamato a href=&#34;http://www.gentechegioca.it/&#34; title=&#34;Il forum di Gente Che Gioca&#34;Gente Che Gioca/a, in cui si poteva discutere di quegli strani giochi che cominciarono ad arrivare anche qui da noi grazie a Narrattiva e ad altre case editrici indipendenti più piccole che si aggiunsero nel corso degli anni, ormai purtroppo per la maggior parte cadute come mosche.&#xA;&#xA;Fu però quando Google provò a fare concorrenza a Facebook col suo google+ che le cose cambiarono notevolmente per il gioco online: le iCommunities/i tematiche e gli iHangouts/i che permettevano di fare chat video con più persone in contemporanea di quanto permettesse skype gratuitamente erano la combinazione perfetta per popolare di una nutrita comunità di giocatorɜ indie un social che veniva percepito da moltɜ come una città fantasma in quella che in realtà fu un&#39;esagerata profezia auto-avverante.&#xA;Nacque così la Community biGente Che G+/i/b e finalmente in tantɜ cominciarono a giocare con altra gente dai gusti simili.&#xA;&#xA;h2 id=&#34;BackToTheFuture&#34;Back to the Future/h2&#xA;h4o ivedi che ti combinano dei pisquani con troppo tempo libero/i/h4&#xA;pQuesto raffazzonato excursus nel passato più o meno spiega l&#39;origine del cacofonico hashtag #GenteCheFediGioca - scusateci, ma almeno io a trovare dei nomi sono una pippa e morirò prima di chiedere aiuto a chatGPT 😅/p&#xA;pIl perché l&#39;abbiamo tirato fuori invece dipende da una conversazione su Livello Segreto con a href=&#34;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago&#34; title=&#34;Profilo di CretinoDiCrescenzago su Livello Segreto&#34;@cretinodicrescenzago/a e a href=&#34;https://livellosegreto.it/@lvl3GlassFrog&#34; title=&#34;Profilo di GlassFrog su Livello Segreto&#34;@lvl3GlassFrog/a, quando parlando di giochi che ci sarebbe piaciuto provare è nato l&#39;insano proposito di riportare qui sul fediverso lo spirito di iGente Che G+/i. O morire provandoci (credo, in realtà non mi pare che alla fine si fosse accennato a un patto suicida ma sono anziano e potrei sbagliarmi)./p&#xA;&#xA;pAl momento abbiamo cominciato in piccolo tentando di organizzare qualche giocata iinter nos/i direttamente su abbr title=&#34;Extensible Messaging and Presence Protocol&#34;XMPP/abbr, ma abbr title=&#34;OMEMO Multi-End Message and Object Encryption - vaffanculo, non è neanche un vero acronimo!&#34;OMEMO/abbr, severo dio della crittografia e della sincronizzazione, non ci è stato favorevole, scacciandoci con infamia e ignominia tra le braccia di un Discord ben felice di intrappolarci nel suo recinto proprietario./p&#xA;pPazienza, non si può vincere tutte le battaglie; l&#39;antico vaso andava portato in salvo, c&#39;erano le cavallette, eravamo in crisi d&#39;astinenza... non giudicateci ipor nuestra vida loca/i, l&#39;importante era cominciare a giocare./p&#xA;&#xA;pL&#39;ambizione però è un po&#39; più grande del ritrovarci giusto noi tre una volta la settimana o giù di lì: anche se non abbiamo ancora idea di come fare e quali piattaforme sarebbe meglio utilizzare, delse fonderemo una band che raggiungerà il successo in breve tempo per poi bruciarsi quando cominceremo a drogarci pesantemente/del, idealmente ci piacerebbe trovare un modo per far incontrare chi vorrebbe giocare di ruolo ma ha gusti un po&#39; diversi dal mainstream. Soprattutto vorremmo che sia nel fediverso, lontano da recinti proprietari in cui devi iscriverti a qualche canale anche solo per poter vedere che cosa si dice da quelle parti - sì, sto pensando principalmente alla piaga di Discord utilizzato come forum/wikipedia che è una cosa che ho sempre odiato e... ok, la smetto con le lamentele da vecchio./p&#xA;&#xA;h2 id=&#34;CheGiochiFate&#34;Sì, ma quindi cosa giocate voi hippy abbraccia-alberi con le vostre sigarette allegre?/h2&#xA;pCome potete intuire, l&#39;idea di fondo è appunto esplorare l&#39;immenso mondo ludico che c&#39;è oltre l&#39;ingombrante montagna di D&amp;D. Io e CretinoDiCrescenzago seguiamo il lato indie della Forza (qualsiasi cosa significhi), mentre GlassFrog ama particolarmente l&#39;a href=&#34;https://dismastersden.blogspot.com/2020/11/chiedimi-dellosr.html&#34; title=&#34;Chiedete agli Stadio chi erano i Beatles, ma soprattutto a Dismaster FraNe cos&#39;è l&#39;OSR&#34;OSR/a./p&#xA;&#xA;pBeninteso, questi sono i giochi che piacciono a noi tre ma chiaramente, se la cosa prendesse davvero piede, niente vi vieterebbe di proporre quel che più vi aggrada e giocarlo con altre persone interessate. Però ecco, diciamo che se finiste a giocare coi sottoscritti, è lecito che vi aspettiate di trovare qualcosa di molto più imatto in culo/i di, che so, Vampiri./p&#xA;&#xA;pPer inquadrarci meglio, ecco cosa abbiamo giocato nelle due one-shot che siamo riusciti a fare finora:/p&#xA;&#xA;h4 id=&#34;Microscope&#34;La Storia al Microscopio/h4&#xA;pIl primo incontro ci è servito prevalentemente a capire cosa provare e nel poco tempo rimasto abbiamo improvvisato una partita a a href=&#34;https://lamemage.com/microscope/&#34; title=&#34;sito ufficiale di Microscope in inglese&#34;Microscope/a di Ben Robbins, un gioco di ruolo frattale in cui raccontiamo la bStoria/b (proprio nel senso di iHistoria/i, non di racconto) di un concetto che a inizio partita decideremo di esplorare, muovendoci nel corso della partita avanti e indietro nel tempo, zoomando come più ci aggrada tra Periodi, Eventi e Scene./p&#xA;&#xA;a href=&#34;https://images2.imgbox.com/21/9f/nQUnH8mXo.png&#34; target=&#34;blank&#34;img src=&#34;https://thumbs2.imgbox.com/21/9f/nQUnH8mXt.png&#34; alt=&#34;screenshot della partita a Microscope, con una serie concatenata di Periodi, Eventi e Scene&#34; title=&#34;La nostra partita a Microscope&#34; id=&#34;image03&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;//ap id=&#34;didascalia03&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;Nel caso dei vostri tre amichevoli pisquani del fediverso, le cronache riguardavano la caduta e la riunificazione di un impero accentratore/p&#xA;&#xA;pNon starò a parlarvi del gioco in dettaglio (magari vi ammorberò in futuro quando mi tornerà la voglia di riprendere a scrivere qualcosa su Log), ma già questo dovrebbe bastare a darvi un&#39;idea di quanto strano sia./p&#xA;&#xA;pA più di un anno di distanza dall&#39;ultima partita (fatta sempre grazie a Livello Segreto con @janawhoopwhoop e @raxaes) c&#39;è voluto un po&#39; a perché riprendessi la mano, tant&#39;è che alla fine siamo riusciti a fare giusto un giro completo del tavolo, ma alla fine l&#39;importante è essere riusciti a far partire il tutto./p&#xA;&#xA;img src=&#34;https://ilbosone.com/wp-content/uploads/frankenstein-junior.jpg&#34; alt=&#34;Fotogramma di Frankenstein Junior con Gene Wilder in primo piano con gli occhi spiritati&#34; title=&#34;Si può fare.&#34; id=&#34;image04&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia04&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;Ma allora... Si! Può! Fare!/p&#xA;&#xA;h4 id=&#34;CaniNellaVigna&#34;i PisCani sbirri della Fede/h4&#xA;pAl secondo appuntamento GlassFrog ha facilitato a href=&#34;https://narrattiva.it/it/shop/libro/cani-nella-vigna/&#34; title=&#34;Link al manuale nello store di Narrattiva&#34;Cani nella Vigna/a, gioco &#34;giovanile&#34; di Vincent Baker, l&#39;autore del ben più celebre Apocalypse World./p&#xA;&#xA;img src=&#34;https://www.terradeigiochi.it/3823-largedefault/cani-nella-vigna-seconda-edizione.jpg&#34; alt=&#34;illustrazione in bianco e nero di una fanciulla armata di revolver che si nasconde dietro delle botti da una figura minacciosa in controluce, anch&#39;essa armata&#34; title=&#34;Una normale giornata nel vecchio west&#34; id=&#34;image05&#34; class=&#34;img-didascalia&#34;/p id=&#34;didascalia04&#34; class=&#34;testo-didascalia&#34;Qui qualcunə ha voluto escalare la situazione/p&#xA;sub(illustrazione del manuale italiano di Claudia Cangini linkata direttamente dalla rete, che trovarne una è un&#39;impresa)/sub&#xA;&#xA;pQui lascio che siano le parole di CretinoDiCrescenzago a descrivere il gioco in 500 caratteri:/p&#xA;blockquote class=&#34;mastodon-embed&#34; data-embed-url=&#34;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/115015043032356639/embed&#34; style=&#34;background: #FCF8FF; border-radius: 8px; border: 1px solid #C9C4DA; margin: 0; max-width: 540px; min-width: 270px; overflow: hidden; padding: 0;&#34; a href=&#34;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/115015043032356639&#34; target=&#34;_blank&#34; style=&#34;align-items: center; color: #1C1A25; display: flex; flex-direction: column; font-family: system-ui, -apple-system, BlinkMacSystemFont, &#39;Segoe UI&#39;, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, &#39;Fira Sans&#39;, &#39;Droid Sans&#39;, &#39;Helvetica Neue&#39;, Roboto, sans-serif; font-size: 14px; justify-content: center; letter-spacing: 0.25px; line-height: 20px; padding: 24px; text-decoration: none;&#34; svg xmlns=&#34;http://www.w3.org/2000/svg&#34; xmlns:xlink=&#34;http://www.w3.org/1999/xlink&#34; width=&#34;32&#34; height=&#34;32&#34; viewBox=&#34;0 0 79 75&#34;path d=&#34;M63 45.3v-20c0-4.1-1-7.3-3.2-9.7-2.1-2.4-5-3.7-8.5-3.7-4.1 0-7.2 1.6-9.3 4.7l-2 3.3-2-3.3c-2-3.1-5.1-4.7-9.2-4.7-3.5 0-6.4 1.3-8.6 3.7-2.1 2.4-3.1 5.6-3.1 9.7v20h8V25.9c0-4.1 1.7-6.2 5.2-6.2 3.8 0 5.8 2.5 5.8 7.4V37.7H44V27.1c0-4.9 1.9-7.4 5.8-7.4 3.5 0 5.2 2.1 5.2 6.2V45.3h8ZM74.7 16.6c.6 6 .1 15.7.1 17.3 0 .5-.1 4.8-.1 5.3-.7 11.5-8 16-15.6 17.5-.1 0-.2 0-.3 0-4.9 1-10 1.2-14.9 1.4-1.2 0-2.4 0-3.6 0-4.8 0-9.7-.6-14.4-1.7-.1 0-.1 0-.1 0s-.1 0-.1 0 0 .1 0 .1 0 0 0 0c.1 1.6.4 3.1 1 4.5.6 1.7 2.9 5.7 11.4 5.7 5 0 9.9-.6 14.8-1.7 0 0 0 0 0 0 .1 0 .1 0 .1 0 0 .1 0 .1 0 .1.1 0 .1 0 .1.1v5.6s0 .1-.1.1c0 0 0 0 0 .1-1.6 1.1-3.7 1.7-5.6 2.3-.8.3-1.6.5-2.4.7-7.5 1.7-15.4 1.3-22.7-1.2-6.8-2.4-13.8-8.2-15.5-15.2-.9-3.8-1.6-7.6-1.9-11.5-.6-5.8-.6-11.7-.8-17.5C3.9 24.5 4 20 4.9 16 6.7 7.9 14.1 2.2 22.3 1c1.4-.2 4.1-1 16.5-1h.1C51.4 0 56.7.8 58.1 1c8.4 1.2 15.5 7.5 16.6 15.6Z&#34; fill=&#34;currentColor&#34;//svg div style=&#34;color: #787588; margin-top: 16px;&#34;Post by @cretinodicrescenzago@livellosegreto.it/div div style=&#34;font-weight: 500;&#34;View on Mastodon/div /a /blockquote script data-allowed-prefixes=&#34;https://livellosegreto.it/&#34; async src=&#34;https://livellosegreto.it/embed.js&#34;/script&#xA;p(mi sa che l&#39;embedding dei toot ipubblici silenziosi/i non li fa vedere direttamente, quindi vi tocca aprirlo)/p&#xA;&#xA;pMettermi nei panni di una giovane sentinella della fede nel vecchio west è stata un&#39;esperienza abbastanza straniante per quanto distante dalla realtà fosse, ma ammetto che più si ingranavamo e più il gioco mi ha preso./p&#xA;pÈ un peccato che il sistema dei conflitti utilizzato non sia stato più ripreso da altri giochi, che è decisamente interessante e non mi dispiacerebbe riaverci a che fare. Certo, richiede una quantità spropositata di dadi o tanto lavoro di annotazione dei risultati, ma per fortuna avevamo dalla nostra Tabletop Simulator e potevamo spammare dadi in quantità industriale... per una volta godiamoci uno dei pochi vantaggi di giocare online 😅/p&#xA;&#xA;h4 id=&#34;AltriGiochi&#34;Uno sguardo nel futuro/h4&#xA;pOvviamente abbiamo una lunga lista di giochi da provare quando riprenderemo a settembre./p&#xA;pDi alcuni, come a href=&#34;https://log.livellosegreto.it/robercrantz/giochi-di-ruolo-musica-e-anni-90&#34; title=&#34;Una brutta dichiarazione d&#39;amore a Damn the Man!&#34;biDamn the Man, Save the Music!/i/b/a o a href=&#34;https://log.livellosegreto.it/robercrantz/notti-insonni-finestre-e-vite-altrui-immaginate&#34; title=&#34;Ricordi da vecchio millennial depresso e House of Reeds&#34;biHouse of Reeds/i/b/a ho già scritto qualcosa qui su Log; in futuro spero di aggiungerne altri (come quel biMicrofiction/i/b che spammo sempre), mentre altri ancora li lascerei descrivere direttamente a GlassFrog, che l&#39;abbr title=&#34;Old School Renaissance&#34;OSR/abbr non è proprio imy cup of tea/i... 😅/p&#xA;pIn ogni caso sappiate che tra quel che il vitreo ranocchio vorrebbe giocare trovate a href=&#34;https://www.needgames.it/giochi/ultraviolet-grasslands/&#34; title=&#34;Edizione italiana di Ultraviolet Grassland sul sito di Need Games&#34;biUltraviolet Grasslands/i/b/a, a href=&#34;https://osr-italia.itch.io/le-volte-di-vaarn-1&#34; title=&#34;Traduzione italiana di Vaults of Vaarn su itch.io&#34;biVaults of Vaarn/i/b/a, a href=&#34;https://byodinsbeardrpg.itch.io/we-deal-in-lead&#34; title=&#34;Edizione originale di We Deal in Lead su itch.io&#34;biWe Deal in Lead/i/b/a o a href=&#34;https://worldsbywatt.itch.io/cloudempress&#34; title=&#34;Cloud Empress su itch.io&#34;biCloud Empress/i/b/a./p&#xA;&#xA;h2 id=&#34;TLDR&#34;Sì, ma alla fine che volete da me?/h2&#xA;h5a href=&#34;#ref1&#34; title=&#34;Torna indietro.&#34;⬆ ⬆ No dai, non volevo saltare tutto, riportami all&#39;inizio del post ⬆ ⬆/a/h5&#xA;pMa niente; se ti piacciono i abbr title=&#34;Giochi di Ruolo&#34;GdR/abbr pazzarielli che i Nerd Alpha perculano perché deviano dall&#39;ortodossia iD&amp;Diana/i ma non hai con chi giocarli, se semplicemente odi D&amp;D e vuoi fare piangere i Nerd Alpha, o se questo papello ha stuzzicato la tua curiosità e vuoi provare &#39;ste robe strane che citiamo, tieni d&#39;occhio l&#39;hashtag #GenteCheFediGioca, e incrocia le dita che se gli dei della forgia ci arridono magari riusciamo a dare vita a qualcosa di bello e far giocare un po&#39; di gente qui sul fediverso :)/p]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><i>O quella volta che un Cretino di Crescenzago, un ranocchio di vetro e una tigre di pezza, in bilico tra nostalgia e speranze, cercarono di ricreare l&#39;humus adatto per giocare strani Giochi di Ruolo nel Fediverso e tirarono fuori un hashtag poco comprensibile ai più.</i></p>

<p>Se volete risparmiarvi i miei deliri e andare subito al sodo, <a href="#TLDR" id="ref1" title="Salta al riassunto" rel="nofollow"><b>⬇ ⬇ Qui ⬇ ⬇</b></a> trovate il <abbr title="Too Long; Didn&#39;t Read - Troppo lungo, non l&#39;ho letto">TL;DR</abbr> di questo post.</p>

<p><h2 id="Prologo">Prologo<h2>
<h3><i>In principio fu la Forgia</i></h3>
In un tempo remoto, almeno così si dice, alcune persone coraggiose decisero di ribellarsi alla tirannia dei draghi capitalisti e palazzinari dal gusto finto-medievale. Nella loro cerca salvifica decisero di edificare una Forgia che potesse fornire all&#39;umanità gli strumenti per debellare i giochi brutti che per essere giocati necessitavano di un dozzilione di costosi supplementi, manco fossero le uscite di <i>Esplorando il Corpo Umano</i> senza neanche il modellino per futuri chirurghi e/o serial killer in omaggio.</p>

<p>L&#39;umanità quindi si riunì, guardò alla Forgia e le sorrise amorevole.</p>

<p><q><i>Non rompeteci i coglioni, noi vogliamo <abbr title="Dungeons and Dragons">D&amp;D</abbr>, la regola d&#39;oro, le avventure pre-generate, i venti milioni di manuali che ripropongono sempre lo stesso gioco... E non provate a dire che un gioco senza GM, dadi e crescita numerica dei personaggi è un gioco di ruolo, luridi cani hippy!</i></q>
<img src="https://images2.imgbox.com/a7/45/sGU26ZRP_o.png" alt="linea di un fumetto che partendo dalla citazione qui sopra punta verso l&#39;immagine qui sotto" title="così parlò il mondo"/><img src="https://live.staticflickr.com/7377/10388600663_67820bcb62_b.jpg" alt="una donna dall&#39;espressione inquietante armata di torcia e forcone" title="Ci portano dei bei giochi, spezziamogli le gambe!" id="image01" class="img-didascalia"/><p class="attribution">“<a href="https://www.flickr.com/photos/67196253@N00/10388600663" rel="nofollow">angry mob</a>” by <a href="https://www.flickr.com/photos/67196253@N00" rel="nofollow">hans s</a> is licensed under <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/?ref=openverse" rel="nofollow">CC BY-ND 2.0 <img src="https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/cc.svg" style="height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;"/><img src="https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/by.svg" style="height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;"/><img src="https://mirrors.creativecommons.org/presskit/icons/nd.svg" style="height: 1em; margin-right: 0.125em; display: inline;"/></a>.</p>
<p id="didascalia01" class="testo-didascalia">(Nerd e geek in fondo sono sempre persone ragionevoli)</p></p>

<p>Principiò dunque a lapidarla e, quando le braccia indolenzite non le permisero più di dar seguito alla giusta indignazione, si disperse per tornare alle proprie case a giocare a <abbr title="Dungeons and Dragons">D&amp;D</abbr>.</p>

<p>Dentro la Forgia calò un po&#39; di mestizia – girarono perfino voci di danni cerebrali – ma questo non fermò i loro sforzi. Non tutto era perduto; un piccolo, minuscolo, gruppo tra coloro che evidentemente avevano scelto di non iscriversi a ingegneria non aveva mosso loro violenza e anzi sembrava perfino annuire alle loro parole. La speme non era ancora morta.</p>

<p>Poi successero altre cose, credo; non penso siano importanti al fine del racconto e poi me le sono dimenticate e come sarebbe a dire che siamo nel 2025, l&#39;ultima volta che ho controllato era il 2012 e avevamo tutta quella storia del calendario Maya a preoccuparci e...</p>

<p><img src="https://images2.imgbox.com/36/3b/mkQSLNLd_o.jpg" alt="Abe Simpson seduto su un tronco che racconta una storia ai bambini attorno" title="Hey ragazzi, sta parlando un vecchio!" id="image02" class="img-didascalia"/><p id="didascalia02" class="testo-didascalia">“Dai nonno, raccontaci un&#39;altra storia”</br>“Non vi abbasta mai” (cit)</p>
</p>

<p><h3 id="StoriaInBreve">La vera storia in breve</h3>
The Forge fu un forum rivoluzionario nato al cambio di millennio, dentro al quale si gettarono le basi per la maggior parte dei <abbr title="Giochi di Ruolo">GdR</abbr> indie moderni, in aperto contrasto col paradigma dominante di quelli che amiamo definire Giochi di Ruolo “tradizionali”.</p>

<p>A distanza di venticinque anni la maggior parte delle persone continua a giocare i giochi più mainstream, con il solo D&amp;D che occupa la quasi totalità dello spazio all&#39;interno di questo hobby; se però the Forge è nata è perché comunque, dispersa nel mare magnum di internet, c&#39;era un po&#39; gente a cui il mondo così com&#39;era cominciava a star stretto e per farla breve da allora esiste una nicchia di strani giochi indipendenti che, pur rimanendo marginale, nel corso degli anni ha assunto sempre più peso.
Essere una nicchia minoritaria all&#39;interno di una nicchia solo un po&#39; più grande però comporta dei problemi, in particolare riuscire a trovare altre persone della tua <i>tribù</i> con cui giocare. Un&#39;impresa il più delle volte disperata, ma per fortuna internet è giunta in soccorso di chi non riusciva a trovare anime ludiche affini attorno a sé.</p>

<p>Nel più classico degli effetti domino, in Italia la rivoluzione messa in moto da The Forge portò alla creazione di un forum chiamato <a href="http://www.gentechegioca.it/" title="Il forum di Gente Che Gioca" rel="nofollow">Gente Che Gioca</a>, in cui si poteva discutere di quegli strani giochi che cominciarono ad arrivare anche qui da noi grazie a Narrattiva e ad altre case editrici indipendenti più piccole che si aggiunsero nel corso degli anni, ormai purtroppo per la maggior parte cadute come mosche.</p>

<p>Fu però quando Google provò a fare concorrenza a Facebook col suo google+ che le cose cambiarono notevolmente per il gioco online: le <i>Communities</i> tematiche e gli <i>Hangouts</i> che permettevano di fare chat video con più persone in contemporanea di quanto permettesse skype gratuitamente erano la combinazione perfetta per popolare di una nutrita comunità di giocatorɜ indie un social che veniva percepito da moltɜ come una città fantasma in quella che in realtà fu un&#39;esagerata profezia auto-avverante.
Nacque così la Community <b><i>Gente Che G+</i></b> e finalmente in tantɜ cominciarono a giocare con altra gente dai gusti simili.</p>

<p><h2 id="BackToTheFuture">Back to the Future</h2>
<h4>o <i>vedi che ti combinano dei pisquani con troppo tempo libero</i></h4>
<p>Questo raffazzonato excursus nel passato più o meno spiega l&#39;origine del cacofonico hashtag #GenteCheFediGioca – scusateci, ma almeno io a trovare dei nomi sono una pippa e morirò prima di chiedere aiuto a chatGPT 😅</p>
<p>Il perché l&#39;abbiamo tirato fuori invece dipende da una conversazione su Livello Segreto con <a href="https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago" title="Profilo di CretinoDiCrescenzago su Livello Segreto" rel="nofollow">@cretinodicrescenzago</a> e <a href="https://livellosegreto.it/@lvl3GlassFrog" title="Profilo di GlassFrog su Livello Segreto" rel="nofollow">@lvl3GlassFrog</a>, quando parlando di giochi che ci sarebbe piaciuto provare è nato l&#39;insano proposito di riportare qui sul fediverso lo spirito di <i>Gente Che G+</i>. O morire provandoci (credo, in realtà non mi pare che alla fine si fosse accennato a un patto suicida ma sono anziano e potrei sbagliarmi).</p></p>

<p>Al momento abbiamo cominciato in piccolo tentando di organizzare qualche giocata <i>inter nos</i> direttamente su <abbr title="Extensible Messaging and Presence Protocol">XMPP</abbr>, ma <abbr title="OMEMO Multi-End Message and Object Encryption - vaffanculo, non è neanche un vero acronimo!">OMEMO</abbr>, severo dio della crittografia e della sincronizzazione, non ci è stato favorevole, scacciandoci con infamia e ignominia tra le braccia di un Discord ben felice di intrappolarci nel suo recinto proprietario.</p>
<p>Pazienza, non si può vincere tutte le battaglie; l&#39;antico vaso andava portato in salvo, c&#39;erano le cavallette, eravamo in crisi d&#39;astinenza... non giudicateci <i>por nuestra vida loca</i>, l&#39;importante era cominciare a giocare.</p>

<p>L&#39;ambizione però è un po&#39; più grande del ritrovarci giusto noi tre una volta la settimana o giù di lì: anche se non abbiamo ancora idea di come fare e quali piattaforme sarebbe meglio utilizzare, <del>se fonderemo una band che raggiungerà il successo in breve tempo per poi bruciarsi quando cominceremo a drogarci pesantemente</del>, idealmente ci piacerebbe trovare un modo per far incontrare chi vorrebbe giocare di ruolo ma ha gusti un po&#39; diversi dal mainstream. Soprattutto vorremmo che sia nel fediverso, lontano da recinti proprietari in cui devi iscriverti a qualche canale anche solo per poter vedere che cosa si dice da quelle parti - sì, sto pensando principalmente alla piaga di Discord utilizzato come forum/wikipedia che è una cosa che ho sempre odiato e... ok, la smetto con le lamentele da vecchio.</p>

<p><h2 id="CheGiochiFate">Sì, ma quindi cosa giocate voi hippy abbraccia-alberi con le vostre sigarette allegre?</h2>
<p>Come potete intuire, l&#39;idea di fondo è appunto esplorare l&#39;immenso mondo ludico che c&#39;è oltre l&#39;ingombrante montagna di D&amp;D. Io e CretinoDiCrescenzago seguiamo il lato indie della Forza (qualsiasi cosa significhi), mentre GlassFrog ama particolarmente l&#39;<a href="https://dismastersden.blogspot.com/2020/11/chiedimi-dellosr.html" title="Chiedete agli Stadio chi erano i Beatles, ma soprattutto a Dismaster FraNe cos&#39;è l&#39;OSR" rel="nofollow">OSR</a>.</p></p>

<p>Beninteso, questi sono i giochi che piacciono a noi tre ma chiaramente, se la cosa prendesse davvero piede, niente vi vieterebbe di proporre quel che più vi aggrada e giocarlo con altre persone interessate. Però ecco, diciamo che se finiste a giocare coi sottoscritti, è lecito che vi aspettiate di trovare qualcosa di molto più <i>matto in culo</i> di, che so, Vampiri.</p>

<p>Per inquadrarci meglio, ecco cosa abbiamo giocato nelle due one-shot che siamo riusciti a fare finora:</p>

<p><h4 id="Microscope">La Storia al Microscopio</h4>
<p>Il primo incontro ci è servito prevalentemente a capire cosa provare e nel poco tempo rimasto abbiamo improvvisato una partita a <a href="https://lamemage.com/microscope/" title="sito ufficiale di Microscope in inglese" rel="nofollow">Microscope</a> di Ben Robbins, un gioco di ruolo frattale in cui raccontiamo la <b>Storia</b> (proprio nel senso di <i>Historia</i>, non di racconto) di un concetto che a inizio partita decideremo di esplorare, muovendoci nel corso della partita avanti e indietro nel tempo, zoomando come più ci aggrada tra Periodi, Eventi e Scene.</p></p>

<p><a href="https://images2.imgbox.com/21/9f/nQUnH8mX_o.png" target="_blank" rel="nofollow noopener"><img src="https://thumbs2.imgbox.com/21/9f/nQUnH8mX_t.png" alt="screenshot della partita a Microscope, con una serie concatenata di Periodi, Eventi e Scene" title="La nostra partita a Microscope" id="image03" class="img-didascalia"/></a><p id="didascalia03" class="testo-didascalia">Nel caso dei vostri tre amichevoli pisquani del fediverso, le cronache riguardavano la caduta e la riunificazione di un impero accentratore</p></p>

<p>Non starò a parlarvi del gioco in dettaglio (magari vi ammorberò in futuro quando mi tornerà la voglia di riprendere a scrivere qualcosa su Log), ma già questo dovrebbe bastare a darvi un&#39;idea di quanto strano sia.</p>

<p>A più di un anno di distanza dall&#39;ultima partita (fatta sempre grazie a Livello Segreto con @janawhoopwhoop e @raxaes) c&#39;è voluto un po&#39; a perché riprendessi la mano, tant&#39;è che alla fine siamo riusciti a fare giusto un giro completo del tavolo, ma alla fine l&#39;importante è essere riusciti a far partire il tutto.</p>

<p><img src="https://ilbosone.com/wp-content/uploads/frankenstein-junior.jpg" alt="Fotogramma di Frankenstein Junior con Gene Wilder in primo piano con gli occhi spiritati" title="Si può fare." id="image04" class="img-didascalia"/><p id="didascalia04" class="testo-didascalia">Ma allora... Si! Può! Fare!</p></p>

<p><h4 id="CaniNellaVigna">i PisCani sbirri della Fede</h4>
<p>Al secondo appuntamento GlassFrog ha facilitato <a href="https://narrattiva.it/it/shop/libro/cani-nella-vigna/" title="Link al manuale nello store di Narrattiva" rel="nofollow">Cani nella Vigna</a>, gioco “giovanile” di Vincent Baker, l&#39;autore del ben più celebre Apocalypse World.</p></p>

<p><img src="https://www.terradeigiochi.it/3823-large_default/cani-nella-vigna-seconda-edizione.jpg" alt="illustrazione in bianco e nero di una fanciulla armata di revolver che si nasconde dietro delle botti da una figura minacciosa in controluce, anch&#39;essa armata" title="Una normale giornata nel vecchio west" id="image05" class="img-didascalia"/><p id="didascalia04" class="testo-didascalia">Qui qualcunə ha voluto escalare la situazione</p>
<sub>(illustrazione del manuale italiano di Claudia Cangini linkata direttamente dalla rete, che trovarne una è un&#39;impresa)</sub></p>

<p>Qui lascio che siano le parole di CretinoDiCrescenzago a descrivere il gioco in 500 caratteri:</p>
<blockquote class="mastodon-embed" style="background: #FCF8FF; border-radius: 8px; border: 1px solid #C9C4DA; margin: 0; max-width: 540px; min-width: 270px; overflow: hidden; padding: 0;"> <a href="https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/115015043032356639" target="_blank" style="align-items: center; color: #1C1A25; display: flex; flex-direction: column; font-family: system-ui, -apple-system, BlinkMacSystemFont, &#39;Segoe UI&#39;, Oxygen, Ubuntu, Cantarell, &#39;Fira Sans&#39;, &#39;Droid Sans&#39;, &#39;Helvetica Neue&#39;, Roboto, sans-serif; font-size: 14px; justify-content: center; letter-spacing: 0.25px; line-height: 20px; padding: 24px; text-decoration: none;" rel="nofollow noopener">  <div style="color: #787588; margin-top: 16px;">Post by @cretinodicrescenzago@livellosegreto.it</div> <div style="font-weight: 500;">View on Mastodon</div> </a> </blockquote> 
<p>(mi sa che l&#39;embedding dei toot <i>pubblici silenziosi</i> non li fa vedere direttamente, quindi vi tocca aprirlo)</p>

<p>Mettermi nei panni di una giovane sentinella della fede nel vecchio west è stata un&#39;esperienza abbastanza straniante per quanto distante dalla realtà fosse, ma ammetto che più si ingranavamo e più il gioco mi ha preso.</p>
<p>È un peccato che il sistema dei conflitti utilizzato non sia stato più ripreso da altri giochi, che è decisamente interessante e non mi dispiacerebbe riaverci a che fare. Certo, richiede una quantità spropositata di dadi o tanto lavoro di annotazione dei risultati, ma per fortuna avevamo dalla nostra Tabletop Simulator e potevamo spammare dadi in quantità industriale... per una volta godiamoci uno dei pochi vantaggi di giocare online 😅</p>

<p><h4 id="AltriGiochi">Uno sguardo nel futuro</h4>
<p>Ovviamente abbiamo una lunga lista di giochi da provare quando riprenderemo a settembre.</p>
<p>Di alcuni, come <a href="https://log.livellosegreto.it/robercrantz/giochi-di-ruolo-musica-e-anni-90" title="Una brutta dichiarazione d&#39;amore a Damn the Man!" rel="nofollow"><b><i>Damn the Man, Save the Music!</i></b></a> o <a href="https://log.livellosegreto.it/robercrantz/notti-insonni-finestre-e-vite-altrui-immaginate" title="Ricordi da vecchio millennial depresso e House of Reeds" rel="nofollow"><b><i>House of Reeds</i></b></a> ho già scritto qualcosa qui su Log; in futuro spero di aggiungerne altri (come quel <b><i>Microfiction</i></b> che spammo sempre), mentre altri ancora li lascerei descrivere direttamente a GlassFrog, che l&#39;<abbr title="Old School Renaissance">OSR</abbr> non è proprio <i>my cup of tea</i>... 😅</p>
<p>In ogni caso sappiate che tra quel che il vitreo ranocchio vorrebbe giocare trovate <a href="https://www.needgames.it/giochi/ultraviolet-grasslands/" title="Edizione italiana di Ultraviolet Grassland sul sito di Need Games" rel="nofollow"><b><i>Ultraviolet Grasslands</i></b></a>, <a href="https://osr-italia.itch.io/le-volte-di-vaarn-1" title="Traduzione italiana di Vaults of Vaarn su itch.io" rel="nofollow"><b><i>Vaults of Vaarn</i></b></a>, <a href="https://byodinsbeardrpg.itch.io/we-deal-in-lead" title="Edizione originale di We Deal in Lead su itch.io" rel="nofollow"><b><i>We Deal in Lead</i></b></a> o <a href="https://worldsbywatt.itch.io/cloudempress" title="Cloud Empress su itch.io" rel="nofollow"><b><i>Cloud Empress</i></b></a>.</p></p>

<p><h2 id="TLDR">Sì, ma alla fine che volete da me?</h2>
<h5><a href="#ref1" title="Torna indietro." rel="nofollow">⬆ ⬆ No dai, non volevo saltare tutto, riportami all&#39;inizio del post ⬆ ⬆</a></h5>
<p>Ma niente; se ti piacciono i <abbr title="Giochi di Ruolo">GdR</abbr> pazzarielli che i Nerd Alpha perculano perché deviano dall&#39;ortodossia <i>D&amp;Diana</i> ma non hai con chi giocarli, se semplicemente odi D&amp;D e vuoi fare piangere i Nerd Alpha, o se questo papello ha stuzzicato la tua curiosità e vuoi provare &#39;ste robe strane che citiamo, tieni d&#39;occhio l&#39;hashtag #GenteCheFediGioca, e incrocia le dita che se gli dei della forgia ci arridono magari riusciamo a dare vita a qualcosa di bello e far giocare un po&#39; di gente qui sul fediverso :)</p></p>
]]></content:encoded>
      <author>Rob&#39;s cabinet of mboh?</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/v5x1vmzpbe</guid>
      <pubDate>Thu, 14 Aug 2025 13:34:09 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Si nasce strava e si muore Komoot</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/si-nasce-strava-e-si-muore-komoot</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;La bicicletta è, probabilmente, l&#39;unica cosa nella mia vita che mi abbia dato un senso di progressione, almeno all&#39;inizio: la differenza tra un&#39;uscita e la successiva era tangibile, premettendo che ho iniziato a pedalare tardissimo.  &#xA;&#xA;Ho imparato, da piccolo, su un balcone minuscolo andando avanti e indietro, i miei volevano che imparassi ad andare in bici, ma senza troppa convinzione, tanto da non averme mai davvero una per un lasso di tempo soddifacente.&#xA;Dopo un trasloco in un&#39;altra regione, ormai decisamente adulto e libero da certe imposizioni, ne ho presa una. E poi un&#39;altra, finalmente ce le ho e me le tengo.  &#xA;&#xA;Come detto in apertura, tornare in sella dopo decenni è un crescendo, fisico e di sensazioni. Muscoli si riattivano in maniera diversa e dolgono per qualche giorno, la bici sembra dura anche con rapporti che poi scopri essere leggeri, alla prima salita del 3-4% ti aspettano fiatone e battiti accelerati, per non parlare di pendenza davvero importanti!&#xA;Il cuore inizia a battere così forte che sembra di sentirlo premere in gola, l&#39;ossigeno non basta mai e sembra di non poter respirare abbastanza in fretta da sopravvivere, meglio fermarsi cinque minuti.  &#xA;&#xA;Quella salita sembra impossibile, la prima volta. Poi ci si riprova e sembra che qualcosa si stia sciogliendo, possiamo farcela... invece no, dobbiamo prima fermarci a riposare tre volte, poi due, ma infine la cima è nostra. Quando riusciamo a farcela in una sola tirata, la soddisfazione è fuori scala. Tutto sommato, non siamo i catorci che credevamo di essere, chissà a quali prestazioni potremo presto ambire. È il momento di attrezzarci per registrare e analizzare le nostre uscite.  &#xA;&#xA;Ho iniziato con OsmAnd~, che ha un nome orrendo ma in fatto di GPS (e interfacce complicate) credo abbia pochi rivali nel suo campo. Successivamente, ho voluto provare gli smartband economici della Xiaomi e l&#39;esperienza è stata decisamente deludente; infine, son passato a un ciclocomputer economico della Bryton.&#xA;Per l&#39;analisi dei dati, ho creato un account su Strava, per quanto non sia sicuramente un amante dei servizi centralizzati nelle mani dei soliti noti, ma tant&#39;è... poi già c&#39;era un mio amico, che pedala da molto più tempo e da molti più chilometri, ho iniziato a seguirlo e ora ne seguo una decina.&#xA;Conto di provare una qualche istanza pubblica di Wanderer, prima o poi.  Edit: sto iniziando a disegnare qualche traccia sull&#39;istanza di gatti.ninja&#xA;&#xA;Strava usa i soliti mezzi, gamification compresa, per spingerci alla prestazione, al progress, &#34;la canzone è sempre la stessa&#34;. Carichi una traccia, rifai il percorso una volta, due. Strava confronta i tuoi tempi, sottolinea i miglioramenti, insinua che tu, come ciclista, possa farti notare in qualche modo, in mezzo a migliaia di altri account che incrociano i tuoi percorsi. Forse un poco ci credi, ma sono abbastanza disilluso e, nel frattempo, appena comprata la seconda bicicletta, quella buona, mi sono iscritto a Komoot, che è sempre altra roba proprietaria finita nelle mani dei soliti.  &#xA;&#xA;Tutto molto esaltante, fino a quando Strava non ci dice più che abbiamo battuto i nostri record, anzi: le prestazioni iniziano ad assestarsi, se non a diminuire. Siamo arrivati in cima, abbiamo già dato il nostro meglio, compatibilmente con età, forma fisica e allenamento. L&#39;unico modo per ricevere altre scariche di gratificazione da Strava, sarebbe mettersi sotto e iniziare ad allenarsi seriamente, curare l&#39;alimentazione come i pro... a che pro, dico io? Davvero abbiamo tempo e voglia, vogliamo cresce all&#39;infinito come si crede possa e debba fare il PIL?  &#xA;&#xA;Non io, non ho tempo, voglia e possibilità. Non ho voglia di rendere più eroiche le mie uscite, voglio renderle più soddisfacenti. Voglio fermarmi più spesso ad ammirare il paesaggio e scattare qualche foto, voglio fare la discesa godendomi un po&#39; di riposo dopo le pene della salita, senza badare alla velocità massima. Le salite voglio farle al ritmo che mi pare, per non scollinare mezzo morto, ma con quella sensazione di leggerezza mentale e beatitudine temporanea che dovrebbe accompagnarci per tutto il tempo. Sapete una cosa? Ci sto riuscendo: pazienza se perdo cinque minuti ogni ora, la soddisfazione non è riconducibile a una cifra, ma la so riconoscere benissimo.  &#xA;&#xA;Komoot è molto più interessante, dal punto di vista della pedalata in super relax. Non ci sono comparazioni, né con prestazioni passate né con gli altri, le statistiche sono quelle di base. Niente VAM e KOM, niente potenza stimata o rilevata.&#xA;Gli iscritti sono più propensi a caricare foto, a lasciare qualche testimonianza sulle proprie uscite, qualcosa che vada oltre la sterile precisione del numero. È più istintivo rendersi conto che c&#39;è una persona dietro quella traccia, una persona più interessata a godersi l&#39;attimo che a migliore in un segmento o alzare la velocità media. Una persona che potrei essere io.  &#xA;&#xA;Non ho cancellato l&#39;account di Strava, continuo a caricare le mie uscite e a cercare nuovi ciclisti in zona, ma la filosofia di Komoot è indubbiamente più vicina al Super Relax.&#xA;&#xA;Ah, se solo l&#39;avessi capito pri... no, non sarebbe cambiato nulla, perché della competizione non me ne è mai importato nulla e quel che voglio dalla bicicletta, ora, è recuperare tutte le sensazioni scivolatemi via in passato, fin quando avrò la forza e la voglia di pedalare.&#xA;&#xA;Pensieri]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>La bicicletta è, probabilmente, l&#39;unica cosa nella mia vita che mi abbia dato un senso di progressione, almeno all&#39;inizio: la differenza tra un&#39;uscita e la successiva era tangibile, premettendo che ho iniziato a pedalare tardissimo.</p>

<p>Ho imparato, da piccolo, su un balcone minuscolo andando avanti e indietro, i miei volevano che imparassi ad andare in bici, ma senza troppa convinzione, tanto da non averme mai davvero una per un lasso di tempo soddifacente.
Dopo un trasloco in un&#39;altra regione, ormai decisamente adulto e libero da certe imposizioni, ne ho presa una. E poi un&#39;altra, finalmente ce le ho e me le tengo.</p>

<p>Come detto in apertura, tornare in sella dopo decenni è un crescendo, fisico e di sensazioni. Muscoli si riattivano in maniera diversa e dolgono per qualche giorno, la bici sembra dura anche con rapporti che poi scopri essere leggeri, alla prima salita del 3-4% ti aspettano fiatone e battiti accelerati, per non parlare di pendenza davvero importanti!
Il cuore inizia a battere così forte che sembra di sentirlo premere in gola, l&#39;ossigeno non basta mai e sembra di non poter respirare abbastanza in fretta da sopravvivere, meglio fermarsi cinque minuti.</p>

<p>Quella salita sembra impossibile, la prima volta. Poi ci si riprova e sembra che qualcosa si stia sciogliendo, possiamo farcela... invece no, dobbiamo prima fermarci a riposare tre volte, poi due, ma infine la cima è nostra. Quando riusciamo a farcela in una sola tirata, la soddisfazione è fuori scala. Tutto sommato, non siamo i catorci che credevamo di essere, chissà a quali prestazioni potremo presto ambire. È il momento di attrezzarci per registrare e analizzare le nostre uscite.</p>

<p>Ho iniziato con <a href="https://fdroid.gitlab.io/jekyll-fdroid/packages/net.osmand.plus/" rel="nofollow">OsmAnd~</a>, che ha un nome orrendo ma in fatto di GPS (e interfacce complicate) credo abbia pochi rivali nel suo campo. Successivamente, ho voluto provare gli smartband economici della Xiaomi e l&#39;esperienza è stata decisamente deludente; infine, son passato a un ciclocomputer economico della Bryton.
Per l&#39;analisi dei dati, ho creato un account su Strava, per quanto non sia sicuramente un amante dei servizi centralizzati nelle mani dei soliti noti, ma tant&#39;è... poi già c&#39;era un mio amico, che pedala da molto più tempo e da molti più chilometri, ho iniziato a seguirlo e ora ne seguo una decina.
Conto di provare una qualche istanza pubblica di <a href="https://wanderer.to/welcome" rel="nofollow">Wanderer</a>, prima o poi.  Edit: sto iniziando a disegnare qualche traccia sull&#39;<a href="https://giretti.gatti.ninja/" rel="nofollow">istanza di gatti.ninja</a></p>

<p>Strava usa i soliti mezzi, gamification compresa, per spingerci alla prestazione, al <em>progress</em>, “la canzone è sempre la stessa”. Carichi una traccia, rifai il percorso una volta, due. Strava confronta i tuoi tempi, sottolinea i miglioramenti, insinua che tu, come ciclista, possa farti notare in qualche modo, in mezzo a migliaia di altri account che incrociano i tuoi percorsi. Forse un poco ci credi, ma sono abbastanza disilluso e, nel frattempo, appena comprata la seconda bicicletta, <em>quella buona,</em> mi sono iscritto a Komoot, che è sempre altra roba proprietaria finita nelle mani dei soliti.</p>

<p>Tutto molto esaltante, fino a quando Strava non ci dice più che abbiamo battuto i nostri record, anzi: le prestazioni iniziano ad assestarsi, se non a diminuire. Siamo arrivati in cima, abbiamo già dato il nostro meglio, compatibilmente con età, forma fisica e allenamento. L&#39;unico modo per ricevere altre scariche di gratificazione da Strava, sarebbe mettersi sotto e iniziare ad allenarsi seriamente, curare l&#39;alimentazione come i pro... a che pro, dico io? Davvero abbiamo tempo e voglia, vogliamo cresce all&#39;infinito come si crede possa e debba fare il PIL?</p>

<p>Non io, non ho tempo, voglia e possibilità. Non ho voglia di rendere più eroiche le mie uscite, voglio renderle più soddisfacenti. Voglio fermarmi più spesso ad ammirare il paesaggio e scattare qualche foto, voglio fare la discesa godendomi un po&#39; di riposo dopo le pene della salita, senza badare alla velocità massima. Le salite voglio farle al ritmo che mi pare, per non scollinare mezzo morto, ma con quella sensazione di leggerezza mentale e beatitudine temporanea che dovrebbe accompagnarci per tutto il tempo. Sapete una cosa? Ci sto riuscendo: pazienza se perdo cinque minuti ogni ora, la soddisfazione non è riconducibile a una cifra, ma la so riconoscere benissimo.</p>

<p>Komoot è molto più interessante, dal punto di vista della pedalata in <em>super relax.</em> Non ci sono comparazioni, né con prestazioni passate né con gli altri, le statistiche sono quelle di base. Niente VAM e KOM, niente potenza stimata o rilevata.
Gli iscritti sono più propensi a caricare foto, a lasciare qualche testimonianza sulle proprie uscite, qualcosa che vada oltre la sterile precisione del numero. È più istintivo rendersi conto che c&#39;è una persona dietro quella traccia, una persona più interessata a godersi l&#39;attimo che a migliore in un segmento o alzare la velocità media. Una persona che potrei essere io.</p>

<p>Non ho cancellato l&#39;account di Strava, continuo a caricare le mie uscite e a cercare nuovi ciclisti in zona, ma la filosofia di Komoot è indubbiamente più vicina al Super Relax.</p>

<p><em>Ah, se solo l&#39;avessi capito pri...</em> no, non sarebbe cambiato nulla, perché della competizione non me ne è mai importato nulla e quel che voglio dalla bicicletta, ora, è recuperare tutte le sensazioni scivolatemi via in passato, fin quando avrò la forza e la voglia di pedalare.</p>

<p>#Pensieri</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/igke24o4oy</guid>
      <pubDate>Tue, 12 Aug 2025 14:44:01 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>C&#39;era il Palio di Siena e bussarono i carabinieri</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/cera-il-palio-di-siena-e-bussarono-i-carabinieri</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Mio padre, quando decise di portarci in villeggiatura per la prima volta, fu categorico: &#34;se mi stanco della montagna, ci facciamo una decina di giorni e ce ne torniamo a casa. È sempre stato un tipo da mare, come mia sorella; il restante 50% della famiglia, invece, preferiva e preferisce la montagna.&#xA;A me il mare piace, sia detto: mi piace guardarlo, mi piace l&#39;atmosfera delle località di mare, mi piace camminare e averlo di lato; stare spiaggiati sulla sabbia in una calca di sconosciuti, a morir bruciati dal sole e accecati dal riverbero, a fare chissà cosa, proprio no.  &#xA;&#xA;Mio padre era impiegato comunale, autista di mezzi vari, e la montagna gli piacque così tanto che volle provare, per la prima volta questi &#34;giorni di malattia&#34; di cui tanto si parlava in certi ambienti. Niente di truffaldino, anzi: una leggera febbricola, accompagnata da sintomi collaterali vari, fu giudicata sufficiente dalla guardia medica per chiedere e ottenere quattro o cinque giorni di malattia. Questo era accaduto nel tardo pomeriggio di quel ferragosto.  &#xA;!--more--&#xA;&#xA;Il giorno dopo, stavamo guardando il Palio di Siena nel piccolo televisorino da 12&#34; che ci eravamo portati dietro: non che ne avessimo di più grandi, era l&#39;unico che avevamo in casa, chiaramente in bianco e nero. Ero ancora abbastanza piccolo da trovare divertente il Palio, già dopo pochi anni iniziai a chiedermi cosa avessero fatto quei poveri cavalli per trovarsi lì, a fare quello che facevano.&#xA;Bussarono alla porta ed erano i carabinieri.  &#xA;&#xA;Ebbi paura, che volevano? Era successo qualcosa a qualcuno? Qualcuno in famiglia aveva combinato un pasticcio di cui non sapevo nulla?&#xA;No, fortunatamente, erano solo venuti a controllare, e mio padre davvero stava in pigiama, con la voce nasale e le medicine in giro.&#xA;&#xA;Va bene, ma il 18 mattina dovete essere al lavoro: così si esaurirono rapidamente gli unici due giorni di malattia della vita lavorativa di mio padre. Ci avevano trovati, in un lampo, chiedendo un po&#39; in giro, al barbiere che ci aveva accorciato i capelli qualche giorno prima, &#34;stanno nella casa di...&#34;.   &#xA;&#xA;Hanno fatto il loro dovere, non c&#39;è nulla da dire in merito; tuttvia, ancora oggi ripenso a quella sollecitudine, con una punta di amarezza solcata da una striatura di facile populismo.&#xA;Penso ai latitanti che latitano per decenni nel paese dove sono nati e dove sono sempre vissuti, con le istituzioni che sembrano brancolare nel buio e i compaesani ignari di tutto, dietro quel muro di omertà del Sud che al Nord si chiama dignitoso silenzio.  &#xA;&#xA;La faccenda si concluse con mio padre che diventò un pendolare della villeggiatura: tornava a casa e andava al lavoro, poi il venerdì sera ci raggiungeva e la domenica pomeriggio ripartiva.  &#xA;&#xA;E stare soli con nostra mamma era un&#39;esperienza nuova, ma ugualmente bella.&#xA;E quando tornava mio padre, era sempre una piccola festa.  &#xA;&#xA;Questo pendolarismo fu possibile solo nelle nostre villeggiature sul Matese, a circa 80 km da casa: in Abruzzo si sarebbe trattato di un viaggio di oltre 200 km, ogni volta, quindi facevano i nostri 15-18 giorni e tornavamo nella bruttura del nostro quotidiano.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Mio padre, quando decise di portarci in villeggiatura per la prima volta, fu categorico: <strong>“se mi stanco della montagna, ci facciamo una decina di giorni e ce ne torniamo a casa.</strong> È sempre stato un tipo da mare, come mia sorella; il restante 50% della famiglia, invece, preferiva e preferisce la montagna.
A me il mare piace, sia detto: mi piace guardarlo, mi piace l&#39;atmosfera delle località di mare, mi piace camminare e averlo di lato; stare spiaggiati sulla sabbia in una calca di sconosciuti, a morir bruciati dal sole e accecati dal riverbero, a fare chissà cosa, proprio no.</p>

<p>Mio padre era impiegato comunale, autista di mezzi vari, e la montagna gli piacque così tanto che volle provare, per la prima volta questi <em>“giorni di malattia”</em> di cui tanto si parlava in certi ambienti. Niente di truffaldino, anzi: una leggera febbricola, accompagnata da sintomi collaterali vari, fu giudicata sufficiente dalla guardia medica per chiedere e ottenere quattro o cinque giorni di malattia. Questo era accaduto nel tardo pomeriggio di quel ferragosto.<br>
</p>

<p>Il giorno dopo, stavamo guardando il Palio di Siena nel piccolo televisorino da 12” che ci eravamo portati dietro: non che ne avessimo di più grandi, era l&#39;unico che avevamo in casa, chiaramente in bianco e nero. Ero ancora abbastanza piccolo da trovare divertente il Palio, già dopo pochi anni iniziai a chiedermi cosa avessero fatto quei poveri cavalli per trovarsi lì, a fare quello che facevano.
Bussarono alla porta ed erano i carabinieri.</p>

<p>Ebbi paura, che volevano? Era successo qualcosa a qualcuno? Qualcuno in famiglia aveva combinato un pasticcio di cui non sapevo nulla?
No, fortunatamente, erano solo venuti a controllare, e mio padre davvero stava in pigiama, con la voce nasale e le medicine in giro.</p>

<p><strong><em>Va bene, ma il 18 mattina dovete essere al lavoro:</em></strong> così si esaurirono rapidamente gli unici due giorni di malattia della vita lavorativa di mio padre. Ci avevano trovati, in un lampo, chiedendo un po&#39; in giro, al barbiere che ci aveva accorciato i capelli qualche giorno prima, “stanno nella casa di...”.</p>

<p>Hanno fatto il loro dovere, non c&#39;è nulla da dire in merito; tuttvia, ancora oggi ripenso a quella sollecitudine, con una punta di amarezza solcata da una striatura di facile populismo.
Penso ai latitanti che latitano per decenni nel paese dove sono nati e dove sono sempre vissuti, con le istituzioni che sembrano brancolare nel buio e i compaesani ignari di tutto, dietro quel muro di omertà del Sud che al Nord si chiama dignitoso silenzio.</p>

<p>La faccenda si concluse con mio padre che diventò un pendolare della villeggiatura: tornava a casa e andava al lavoro, poi il venerdì sera ci raggiungeva e la domenica pomeriggio ripartiva.</p>

<p>E stare soli con nostra mamma era un&#39;esperienza nuova, ma ugualmente bella.
E quando tornava mio padre, era sempre una piccola festa.</p>

<p>Questo pendolarismo fu possibile solo nelle nostre villeggiature sul Matese, a circa 80 km da casa: in Abruzzo si sarebbe trattato di un viaggio di oltre 200 km, ogni volta, quindi facevano i nostri 15-18 giorni e tornavamo nella bruttura del nostro quotidiano.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/0p6fk7mr52</guid>
      <pubDate>Sun, 10 Aug 2025 14:43:08 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Ogni ciclista avrà un suo motivo per andare piano</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/ogni-ciclista-avra-un-suo-motivo-per-andare-piano</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Io vado piano e i miei motivi sono molteplici, il primo è che più di così non ce la faccio. Mi piacerebbe andare più forte, per arrivare più lontano nel tempo che mi è concesso per pedalare, ma la lentezza mi porta al secondo motivo: inseguire la prestazione ti fa perdere di vista tutto il resto.  &#xA;&#xA;Relativamente alle velocità solite dei ciclisti, c&#39;è una sorta di posizionamento immediatamente visibile a chiunque abbia un minimo di consapevolezza del mezzo: un ciclista da strada mi supererà sulla gravel, io supererò un rider in mountain bike (di solito). E sarò sorpassato da un collega in gravel, ma va bene così.  &#xA;&#xA;Gli appassionati di MTB sono forse scarsi? Assolutamente no; hanno un motivo più che valido per andare alla loro velocità: non gliene importa niente della velocità media e i tratti pianeggianti, o dalle pendenze scarse, non sono altro che momenti di raccordo tra una salita che non potrei affrontare o un tratto sconnesso e irregolare che non saprei affrontare.  &#xA;&#xA;Quando incontriamo un ciclista, non sappiamo quanti chilometri e dislivello abbia già percorso o dovrà percorrere. Non sappiamo se abbia dormito bene, si sia nutrendo regolarmente durante lo sforzo, se stia facendo un esercizio specifico, se sia lì per un KOM o per godersi il paesaggio e la libertà della bicicletta. Ai ciclisti lenti, e a quello che non vediamo, vada il nostro incoraggiamento.  &#xA;&#xA;Stamattina, calda domenica estiva, stavo facendo una delle mie salitelle solite, adatte a tutti, quando ho incontrato un ciclista visibilmente più lento di me; non mi sono soffermato troppo sulla bici, ma sembrava una sorta di gravel col manubrio flat, non erano gomme da MTB. L&#39;ho superato, ci siamo salutati, io ho continuato il mio giro, lui il suo.&#xA;Dopo un&#39;oretta, ci siamo incontrati di nuovo, probabilmente al punto più alto delle nostre uscite. Su un passo, dove si scollina o si torna indietro, entrambi siamo tornati indietro. Mi ha rivolto un largo sorriso, ho contraccambiato, dicendomi &#34;ora inizia la discesa&#34;.  &#xA;&#xA;È stato un momento tenerissimo, ho capito che per lui quella salita era stata abbastanza impegnativa (ricordate: non sappiamo mai, con sicurezza, cosa ci sia dietro una pedalata) ma l&#39;aveva superata, ora poteva godersi il riposo della discesa e il piacere del vento sulla pelle, in una giornata caldissima. Così come si era goduto il panorama in salita, alla sua giusta velocità.  &#xA;&#xA;Il ciclismo amatoriale, lontano da Strava e dai watt, è bello anche per questi momenti.&#xA;&#xA;Pensieri]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Io vado piano e i miei motivi sono molteplici, il primo è che più di così non ce la faccio. Mi piacerebbe andare più forte, per arrivare più lontano nel tempo che mi è concesso per pedalare, ma la lentezza mi porta al secondo motivo: inseguire la prestazione ti fa perdere di vista tutto il resto.</p>

<p>Relativamente alle velocità solite dei ciclisti, c&#39;è una sorta di posizionamento immediatamente visibile a chiunque abbia un minimo di consapevolezza del mezzo: un ciclista da strada mi supererà sulla gravel, io supererò un rider in mountain bike (di solito). E sarò sorpassato da un collega in gravel, ma va bene così.</p>

<p>Gli appassionati di MTB sono forse scarsi? Assolutamente no; hanno un motivo più che valido per andare alla loro velocità: non gliene importa niente della velocità media e i tratti pianeggianti, o dalle pendenze scarse, non sono altro che momenti di raccordo tra una salita che non potrei affrontare o un tratto sconnesso e irregolare che non saprei affrontare.</p>

<p>Quando incontriamo un ciclista, non sappiamo quanti chilometri e dislivello abbia già percorso o dovrà percorrere. Non sappiamo se abbia dormito bene, si sia nutrendo regolarmente durante lo sforzo, se stia facendo un esercizio specifico, se sia lì per un KOM o per godersi il paesaggio e la libertà della bicicletta. Ai ciclisti lenti, e a quello che non vediamo, vada il nostro incoraggiamento.</p>

<p>Stamattina, calda domenica estiva, stavo facendo una delle mie salitelle solite, adatte a tutti, quando ho incontrato un ciclista visibilmente più lento di me; non mi sono soffermato troppo sulla bici, ma sembrava una sorta di gravel col manubrio flat, non erano gomme da MTB. L&#39;ho superato, ci siamo salutati, io ho continuato il mio giro, lui il suo.
Dopo un&#39;oretta, ci siamo incontrati di nuovo, probabilmente al punto più alto delle nostre uscite. Su un passo, dove si scollina o si torna indietro, entrambi siamo tornati indietro. Mi ha rivolto un largo sorriso, ho contraccambiato, dicendomi <em>“ora inizia la discesa”.</em></p>

<p>È stato un momento tenerissimo, ho capito che per lui quella salita era stata abbastanza impegnativa (ricordate: non sappiamo mai, con sicurezza, cosa ci sia dietro una pedalata) ma l&#39;aveva superata, ora poteva godersi il riposo della discesa e il piacere del vento sulla pelle, in una giornata caldissima. Così come si era goduto il panorama in salita, alla sua giusta velocità.</p>

<p>Il ciclismo amatoriale, lontano da Strava e dai watt, è bello anche per questi momenti.</p>

<p>#Pensieri</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/6hhpgi89v4</guid>
      <pubDate>Sun, 10 Aug 2025 14:42:41 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>La chiamavamo Sprecavitelli</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/oreliete/la-chiamavamo-sprecavitelli</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Non so, effetto Mandela o allucinazione collettiva in famiglia? Fatto sta che credevamo quella forra fosse in località Sprecavitelli. Non sapevamo neanche fosse una forra, per noi era un generico burrone.&#xA;La vera Sprecavitelli è una località nei pressi del Lago Matese, mentre il ponte di Arcichiaro, questo il vero nome, svetta sul torrente Quirino, che siamo sicuri di non aver mai visto. Per gestire queste acque, successivamente, è stata costruita una diga, di cui non so granché, a parte il fatto che sembra i lavori siano iniziati a fine anni Novanta e completati all&#39;italiana, solo parzialmente, almeno fino al 2023.  &#xA;&#xA;Allego un paio di foto d&#39;epoca, della mia epoca, così ci togliamo il pensiero e potete smettere di leggere. Scattate con la mia solita reflex delle vacanze, classicamente 36 esposizioni da far durare dalle due alle quattro settimane.&#xA;!--more--&#xA;&#xA;Imbocco di una brevissima galleria, visibile a destra un tratto di strada e a sinistra l&#39;esterno della stessa che si sporge sul vuoto ed è caratterizzata da alcune piante che crescono sulla nuda roccia.&#xA;&#xA;Protagonista della foto, la brevissima galleria che introduce al ponte, sulla SP 331, Strada Provinciale del Matese, in territorio già molisano, nello specifico territorio di Guardiaregia. Proprio Guardiaregia era, probabilmente, la meta di queste nostre escursioni in Molise, una regione vicina ma che non ci siamo mai presi la briga di esplorare, se non per visita a Venafro, Isernia, Bojano e Castelpetroso.  &#xA;&#xA;Sporgendoci dal lato roccioso, l&#39;impatto era impressionante, abituati come eravamo a panorami ben più cittadini: una profonda fenditura tra le rocce, un dislivello tale da dare le vertigini e esercitare quella morbosa attrazione per il vuoto, non penso sia solo una questione mia.&#xA;Credo sia un panorama interessante e pericoloso anche per gente più avvezza a montagne più imponenti.&#xA;&#xA;Profonda forra caratterizzata da una vegetazione alquanto scarsa, in una vecchia foto&#xA;&#xA;Ebbene, per molto tempo ho cercato quella galleria su Maps, per ripercorrere almeno immaginariamente quella strada sospesa su un piccolo, relativo nulla, per rivivere quei momenti ancora una volta, perché non sarà giusto abbandonarsi ai ricordi, ma capita che i ricordi siano l&#39;unico sprone a continuare.&#xA;Non sono mai riuscito a risalire al punto, intenzionalmente: in molti casi, quando si cerca una cosa e non la si trova, si sta cercando nel posto sbagliato; era uno di quei casi, e da un caso è arrivata la soluzione.  &#xA;&#xA;Ho una bicicletta e sogno di usarla per viaggiare, al momento è assolutamente impossibile. Dovessi vivere abbastanza a lungo, perché non si sa mai, nella migliore delle ipotesi ne avrò la possibilità quando non avrò più forza per pedalare e permettermi certe distanze. Non che oggi percorra chissà quanti chilometri, ma ho diversi limiti a cui attenermi, la libertà può essere costretta da troppe pareti.  &#xA;&#xA;Stavo fantasticando sul percorso da fare per pedalare fino a San Gregorio Matese: tragitto fattibilissimo, in un giorno, da una persona allenata e io non sono quella persona, quindi dovrei spezzare in due. Il problema è la salita finale, circa 11 km con una pendenza media del 5,5% circa, potrei farcela ma c&#39;è un &#34;ma&#34;.&#xA;Più di uno, in realtà: la salita è alla fine del percorso, quindi ci arriverei già stanco, la soluzione potrebbe essere quella di sopra, ovvero fare due tappe. Il &#34;ma&#34; grosso, diciamo il MA, sta nell&#39;irregolarità della pendenza e l&#39;ostacolo insormontabile sarebbe uno strappo di circa 400 metri al 14% medio e punte del 18%, a cui seguirebbero altri strappetti analogamente ripidi ma brevi. Non avrei la condizione fisica per quello strappo, dovrei scendere e spingere su una strada stretta.  &#xA;&#xA;Come le so queste cose, dov&#39;è che vado a fantasticare? Su Komoot, per esempio: è l&#39;universo immaginario delle cose che mi piacerebbe fare e non farò mai.&#xA;E sto fantasticando di tornare a Piedimonte, Castello, passare San Gregorio e raggiungere il lago, ormai ho perso la speranza di individuare la finta Sprecavitelli. Complice una zoomata non richiesta (ancora il caso), la mappa si rimpicciolisce e mi appaiono le altre icone dei punti di interesse, una delle quali con la dicitura &#34;Ponte del Diavolo (Arcichiaro)&#34;: di ponti del diavolo ne è pieno il mondo, ma fammici guardare... ed eccolo lì, il posto non può essere che questo. &#xA;La vegetazione è più folta che nella mia testa e in quelle due foto, scopro che sotto c&#39;è una diga, parte della montagna è stata grattata per ricavarne materiale da costruzione, i guardrail sono rinforzati nello scopo da griglie di contenimento.&#xA;Cambiamenti estetici, l&#39;essenza del ricordo è immutata.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Non so, effetto Mandela o allucinazione collettiva in famiglia? Fatto sta che credevamo quella forra fosse in località <strong>Sprecavitelli.</strong> Non sapevamo neanche fosse una forra, per noi era un generico burrone.
La vera Sprecavitelli è una località nei pressi del Lago Matese, mentre il <strong>ponte di Arcichiaro,</strong> questo il vero nome, svetta sul torrente Quirino, che siamo sicuri di non aver mai visto. Per gestire queste acque, successivamente, è stata costruita una diga, di cui non so granché, a parte il fatto che sembra i lavori siano iniziati a fine anni Novanta e completati all&#39;italiana, solo parzialmente, almeno fino al 2023.</p>

<p>Allego un paio di foto d&#39;epoca, della mia epoca, così ci togliamo il pensiero e potete smettere di leggere. Scattate con la mia solita reflex delle vacanze, classicamente 36 esposizioni da far durare dalle due alle quattro settimane.
</p>

<p><img src="https://pixelfed.social/storage/m/_v2/761788689458154436/33cc9b949-339791/iP3TNYkZnq4Q/owoHA8RQ6ct3zqDu50a94e0jPVYBMTvcnhG9OBmH.jpg" alt="Imbocco di una brevissima galleria, visibile a destra un tratto di strada e a sinistra l&#39;esterno della stessa che si sporge sul vuoto ed è caratterizzata da alcune piante che crescono sulla nuda roccia." title="Ponte Arcichiaro"></p>

<p>Protagonista della foto, la brevissima galleria che introduce al ponte, sulla SP 331, Strada Provinciale del Matese, in territorio già molisano, nello specifico territorio di Guardiaregia. Proprio Guardiaregia era, probabilmente, la meta di queste nostre escursioni in Molise, una regione vicina ma che non ci siamo mai presi la briga di esplorare, se non per visita a Venafro, Isernia, Bojano e Castelpetroso.</p>

<p>Sporgendoci dal lato roccioso, l&#39;impatto era impressionante, abituati come eravamo a panorami ben più cittadini: una profonda fenditura tra le rocce, un dislivello tale da dare le vertigini e esercitare quella morbosa attrazione per il vuoto, non penso sia solo una questione mia.
Credo sia un panorama interessante e pericoloso anche per gente più avvezza a montagne più imponenti.</p>

<p><img src="https://pixelfed.social/storage/m/_v2/761788689458154436/33cc9b949-339791/MviQvufQtdV3/GHxSWCakYhKTixMUvLzdwIMIz2oXA38nmqwwgsIH.jpg" alt="Profonda forra caratterizzata da una vegetazione alquanto scarsa, in una vecchia foto" title="Forra di Arcichiaro"></p>

<p>Ebbene, per molto tempo ho cercato quella galleria su Maps, per ripercorrere almeno immaginariamente quella strada sospesa su un piccolo, relativo nulla, per rivivere quei momenti ancora una volta, perché non sarà giusto abbandonarsi ai ricordi, ma capita che i ricordi siano l&#39;unico sprone a continuare.
Non sono mai riuscito a risalire al punto, intenzionalmente: in molti casi, quando si cerca una cosa e non la si trova, si sta cercando nel posto sbagliato; era uno di quei casi, e da un caso è arrivata la soluzione.</p>

<p>Ho una bicicletta e sogno di usarla per viaggiare, al momento è assolutamente impossibile. Dovessi vivere abbastanza a lungo, perché non si sa mai, nella migliore delle ipotesi ne avrò la possibilità quando non avrò più forza per pedalare e permettermi certe distanze. Non che oggi percorra chissà quanti chilometri, ma ho diversi limiti a cui attenermi, la libertà può essere costretta da troppe pareti.</p>

<p>Stavo fantasticando sul percorso da fare per pedalare fino a San Gregorio Matese: tragitto fattibilissimo, in un giorno, da una persona allenata e io non sono quella persona, quindi dovrei spezzare in due. Il problema è la salita finale, circa 11 km con una pendenza media del 5,5% circa, potrei farcela ma c&#39;è un “ma”.
<em>Più di uno, in realtà:</em> la salita è alla fine del percorso, quindi ci arriverei già stanco, la soluzione potrebbe essere quella di sopra, ovvero fare due tappe. Il “ma” grosso, diciamo il <strong>MA,</strong> sta nell&#39;irregolarità della pendenza e l&#39;ostacolo insormontabile sarebbe uno strappo di circa 400 metri al 14% medio e punte del 18%, a cui seguirebbero altri strappetti analogamente ripidi ma brevi. Non avrei la condizione fisica per quello strappo, dovrei scendere e spingere su una strada stretta.</p>

<p>Come le so queste cose, dov&#39;è che vado a fantasticare? Su Komoot, per esempio: è l&#39;universo immaginario delle cose che mi piacerebbe fare e non farò mai.
E sto fantasticando di tornare a Piedimonte, Castello, passare San Gregorio e raggiungere il lago, ormai ho perso la speranza di individuare la finta Sprecavitelli. Complice una zoomata non richiesta (ancora il caso), la mappa si rimpicciolisce e mi appaiono le altre icone dei punti di interesse, una delle quali con la dicitura <strong>“Ponte del Diavolo (Arcichiaro)”:</strong> di ponti del diavolo ne è pieno il mondo, ma fammici guardare... ed eccolo lì, il posto non può essere che questo.
La vegetazione è più folta che nella mia testa e in quelle due foto, scopro che sotto c&#39;è una diga, parte della montagna è stata grattata per ricavarne materiale da costruzione, i guardrail sono rinforzati nello scopo da griglie di contenimento.
Cambiamenti estetici, l&#39;essenza del ricordo è immutata.</p>
]]></content:encoded>
      <author>Ore liete</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/wijt122yfw</guid>
      <pubDate>Wed, 06 Aug 2025 10:25:23 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Una premessa doverosa.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/loredana/una-premessa-doverosa-wr0t</link>
      <description>&lt;![CDATA[Una premessa doverosa.&#xA;&#xA;Dato che qualcuno potrebbe anche incappare in quanto scrivo, meglio precisare che:&#xA;&#xA;1) scrivo per me, per una necessità di “mettere ordine”.&#xA;&#xA;2) scrivo delle mie esperienze personali nella ricerca della fede.&#xA;&#xA;3) scrivo di teologia perché mi appassiona.&#xA;Precisamente scriverò dei  miei studi di teologia.&#xA;&#xA;Quindi: non desidero mettermi in cattedra, diffondere verità assolute o insegnare niente a nessuno, ma se vorrete parlare con me di ciò che scrivo, ne sarò immensamente felice.&#xA;&#xA;Due note su di me:&#xA;56 anni, collaboratrice scolastica, diplomata in Ragioneria.&#xA;Neanche una parola di inglese.&#xA;Rapporto tumultuoso con la tecnologia. A dire poco...&#xA;&#xA;Visto: lo dicevo che non bisogna prendermi sul serio! :–)&#xA;&#xA;Un abbraccio al mondo.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Una premessa doverosa.</p>

<p>Dato che qualcuno potrebbe anche incappare in quanto scrivo, meglio precisare che:</p>

<p>1) scrivo per me, per una necessità di “mettere ordine”.</p>

<p>2) scrivo delle mie esperienze personali nella ricerca della fede.</p>

<p>3) scrivo di teologia perché mi appassiona.
Precisamente scriverò dei  miei studi di teologia.</p>

<p>Quindi: non desidero mettermi in cattedra, diffondere verità assolute o insegnare niente a nessuno, ma se vorrete parlare con me di ciò che scrivo, ne sarò immensamente felice.</p>

<p>Due note su di me:
56 anni, collaboratrice scolastica, diplomata in Ragioneria.
Neanche una parola di inglese.
Rapporto tumultuoso con la tecnologia. A dire poco...</p>

<p>Visto: lo dicevo che non bisogna prendermi sul serio! :–)</p>

<p>Un abbraccio al mondo.</p>
]]></content:encoded>
      <author>...ma di&#39; soltanto una parola.</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/s7rnk3gt7l</guid>
      <pubDate>Sat, 02 Aug 2025 22:07:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Le politiche di Livello Segreto sull&#39;AI</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/warp/le-politiche-di-livello-segreto-sullai</link>
      <description>&lt;![CDATA[Ciao Livello Segreto, buondì.&#xA;In queste torride giornate abbiamo pensato bene di tirar fuori un argomento in grado di sollazzare al meglio i nostri freschi cervelli: come gestire i contenuti fatti in AI nel nostro angolo di Fediverso.&#xA;&#xA;Aldilà di quella che è stata poi la decisione presa ci tengo a sottolineare come sia estremamente felice e soddisfatto di questo thread: https://livellosegreto.it/@ed/114879077658852032&#xA;&#xA;Non tanto per la posizione delle risposte (beh, un po&#39; sì a dirla tutta), ma soprattutto per il fatto che fossero motivate e con spunti interessantissimi.&#xA;&#xA;Però sì, dai, va detto che si gongola un po&#39; quando in occasioni come queste ci si rende conto che forse un posto popolato da persone con idee e ideali simili siamo riusciti tutt3 insieme a tirarlo in piedi.&#xA;&#xA;Andiamo al sodo.&#xA;I contenuti generati con AI non sono in linea con i valori attorno a cui è nato Livello Segreto e vi invitiamo a non postarli.&#xA;&#xA;Questo non significa che chi li pubblica verrà bannato per direttissima, ma che:&#xA;si scoraggiano le persone a pubblicare qualcosa di simile (lo spazio sul server non è infinito e preferiamo che venga usato per cose umane che da AI)&#xA;se proprio dovete pubblicare qualcosa di simile (per far passare un punto o per mostrare qualcosa) usate il CW.&#xA;ci riserviamo di richiedere la rimozione di eventuali contenuti simili qualora lo ritenessimo sensato (lato admin/mod, ma anche lato comunitario: i report funzionano e vi invitiamo nuovamente ad usarli)&#xA;&#xA;I discorsi sull&#39;AI vanno benissimo - anche senza CW -, ma vi chiediamo di usare gli hashtag #ai e #ia così da permettere a chi volesse di silenziarli preventivamente.&#xA;&#xA;È tutto, ora possiamo tornare a parlare di quanto sia bello fare il bagno in un laghetto fresco (o almeno pensarci così da avere un po&#39; di frescura nel cervello).&#xA;&#xA;Dubbi, domande o perplessità: scriveteci.&#xA;Ed &amp; Kenobit]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Ciao Livello Segreto, buondì.</em>
In queste torride giornate abbiamo pensato bene di tirar fuori un argomento in grado di sollazzare al meglio i nostri freschi cervelli: come gestire i contenuti fatti in AI nel nostro angolo di Fediverso.</p>

<p>Aldilà di quella che è stata poi la decisione presa ci tengo a sottolineare come sia estremamente felice e soddisfatto di questo thread: <a href="https://livellosegreto.it/@ed/114879077658852032" rel="nofollow">https://livellosegreto.it/@ed/114879077658852032</a></p>

<p>Non tanto per la posizione delle risposte (beh, un po&#39; sì a dirla tutta), ma soprattutto per il fatto che fossero motivate e con spunti interessantissimi.</p>

<p>Però sì, dai, va detto che si gongola un po&#39; quando in occasioni come queste ci si rende conto che forse un posto popolato da persone con idee e ideali simili siamo riusciti tutt3 insieme a tirarlo in piedi.</p>

<h2 id="andiamo-al-sodo">Andiamo al sodo.</h2>

<p><strong>I contenuti generati con AI non sono in linea con i valori attorno a cui è nato Livello Segreto e vi invitiamo a non postarli.</strong></p>

<p>Questo non significa che chi li pubblica verrà bannato per direttissima, ma che:
1. si scoraggiano le persone a pubblicare qualcosa di simile (lo spazio sul server non è infinito e preferiamo che venga usato per cose umane che da AI)
2. se proprio dovete pubblicare qualcosa di simile (per far passare un punto o per mostrare qualcosa) usate il CW.
3. ci riserviamo di richiedere la rimozione di eventuali contenuti simili qualora lo ritenessimo sensato (lato admin/mod, ma anche lato comunitario: i report funzionano e vi invitiamo nuovamente ad usarli)</p>

<p>I discorsi sull&#39;AI vanno benissimo – anche senza CW –, ma vi chiediamo di usare gli hashtag #ai e #ia così da permettere a chi volesse di silenziarli preventivamente.</p>

<p>È tutto, ora possiamo tornare a parlare di quanto sia bello fare il bagno in un laghetto fresco (o almeno pensarci così da avere un po&#39; di frescura nel cervello).</p>

<p>Dubbi, domande o perplessità: scriveteci.
Ed &amp; Kenobit</p>
]]></content:encoded>
      <author>Warp</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/d0ur6kymwj</guid>
      <pubDate>Fri, 25 Jul 2025 15:33:12 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Quando pedalare è come disporre di un pianeta personale</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/quando-pedalare-e-come-disporre-di-un-pianeta-personale</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Sono tornato da poco da un&#39;uscita infrasettimanale in super relax, di quelle che mi si addicono e che vorrei moltiplicare.  &#xA;Un&#39;uscita con poche decine di metri di dislivello, al passo spedito di noi ciclisti di poche pretese alle prese con pianure deserte: 25 km/h di media e ci sembra di volare, tutta la velocità in più è in eccesso.  &#xA;&#xA;Il giorno non è ancora rovente, siamo sui 28°, non soffia più che un venticello esile, ma la brezza artificiale della pedalata è gradevole; mezzi a motore pochi e ben distanziati tra loro. Gli unici suoni, per lunghi tratti, sono quelli della bicicletta, a cui ci si abitua dopo poche uscite, e quelli che non smettono mai di rapire gli amanti della natura: il canto degli uccelli, le cicale quasi impossibili da vedere, solitamente, ma impossibili da ignorare.&#xA;&#xA;E si va, sciolti e tranquilli, fino a cadere in una sorta di leggera beatitudine, la mente è finalmente libera dalle ossessioni e dalle preoccupazioni del quotidiano, i pedali sembrano non offrire resistenza, ci si sente come cullati da un pianeta fatto su misura, temporaneamente in un mondo simile al nostro ma mondato dai pesi, dalle brutture e dalla necessità della vita.  &#xA;&#xA;Certo, temporaneamente, ma meglio che mai.&#xA;&#xA;Pensieri]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Sono tornato da poco da un&#39;uscita infrasettimanale in super relax, di quelle che mi si addicono e che vorrei moltiplicare.<br>
Un&#39;uscita con poche decine di metri di dislivello, al passo <em>spedito</em> di noi ciclisti di poche pretese alle prese con pianure deserte: 25 km/h di media e ci sembra di volare, tutta la velocità in più è in eccesso.</p>

<p>Il giorno non è ancora rovente, siamo sui 28°, non soffia più che un venticello esile, ma la brezza artificiale della pedalata è gradevole; mezzi a motore pochi e ben distanziati tra loro. Gli unici suoni, per lunghi tratti, sono quelli della bicicletta, a cui ci si abitua dopo poche uscite, e quelli che non smettono mai di rapire gli amanti della natura: il canto degli uccelli, le cicale quasi impossibili da vedere, solitamente, ma impossibili da ignorare.</p>

<p>E si va, sciolti e tranquilli, fino a cadere in una sorta di leggera beatitudine, la mente è finalmente libera dalle ossessioni e dalle preoccupazioni del quotidiano, i pedali sembrano non offrire resistenza, ci si sente come cullati da un pianeta fatto su misura, temporaneamente in un mondo simile al nostro ma mondato dai pesi, dalle brutture e dalla necessità della vita.</p>

<p>Certo, temporaneamente, ma meglio che mai.</p>

<p>#Pensieri</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/2qfe8m06pn</guid>
      <pubDate>Fri, 25 Jul 2025 08:43:44 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Identità</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/signoruscita/identita</link>
      <description>&lt;![CDATA[Penso capiti a tutti di affezionarsi a qualcosa. Può capitare di affezionarsi anche alla propria identità. &#xA;&#xA;Non ho in generale una buona memoria, ma ricordo con chiarezza il momento in cui scelsi il mio primo “nickname” per la mia prima email. Parliamo di un’epoca ben diversa quando i computer andavano a pedali e non si trovavano molti altri utenti online.&#xA;&#xA;Mi ci affezionai. Solo recentemente mi son reso conto quanto possa essere liberatorio e rinvigorente cambiare nome, anche solo temporaneamente. &#xA;Offre una visione da un altra prospettiva, un altro angolo. &#xA;&#xA;È l’equivalente di quel signor Marco Rossi che per gli amici si fa chiamare Franco (storia vera).&#xA;&#xA;[…]]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Penso capiti a tutti di affezionarsi a qualcosa. Può capitare di affezionarsi anche alla propria identità.</p>

<p>Non ho in generale una buona memoria, ma ricordo con chiarezza il momento in cui scelsi il mio primo “nickname” per la mia prima email. Parliamo di un’epoca ben diversa quando i computer andavano a pedali e non si trovavano molti altri utenti online.</p>

<p>Mi ci affezionai. Solo recentemente mi son reso conto quanto possa essere liberatorio e rinvigorente cambiare nome, anche solo temporaneamente.
Offre una visione da un altra prospettiva, un altro angolo.</p>

<p>È l’equivalente di quel signor Marco Rossi che per gli amici si fa chiamare Franco (storia vera).</p>

<p>[…]</p>
]]></content:encoded>
      <author>Signor Uscita</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/dpy5jjsbeg</guid>
      <pubDate>Wed, 16 Jul 2025 08:14:55 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Non saprei far appassionare nessuno al ciclismo, però so quel che del ciclismo mi piace</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/superrelax/non-saprei-far-appassionare-nessuno-al-ciclismo-pero-so-quel-che-del-ciclismo</link>
      <description>&lt;![CDATA[---&#xA;&#xA;Intanto, non seguo sport di gente che diventa milionaria o milionaria ci nasce (per esempio, calcio nella prima categoria e automobili e motorette nella seconda).&#xA;Come no, ma sai i milioni che ha Pogačar?&#xA;Lo so, ma quelli che guadagnano quelle cifre saranno meno di dieci in tutto il mondo (e non un calciatore qualsiasi di serie A che, magari, resta in panchina per tutto il campionato). Poi ci sono quelli che guadagnano qualcosina in più, facciamo un centinaio, e tutti gli altri che si devono accontentare di qualcosa di simile a uno stipendio. A fine carriera, quindi prima dei quaranta anni, devono reinventarsi in qualche modo se vogliono continuare a mangiare.&#xA;Anche i tifosi non hanno bisogno (speriamo ancora per molto) di abbonamenti per seguire le competizioni più importanti, se passano dalle tue parti puoi assistere senza pagare un biglietto, non ci sono tifoserie gestite da malavitosi e fasci in genere. Non ho mai sentito di scontri tra gli ultrà del ciclismo, con le coltellate in prossimità del traguardo e i capibastone invischiati nel traffico di droga.&#xA;&#xA;È uno sport che, teoricamente, posso fare anche io per i fatti miei, a 1/50 dell&#39;intensità dei professionisti: ho una bicicletta (una gravel nello specifico), un abbigliamento sommario e le strade a disposizione. Le pendenze a doppia cifra diventano ben presto impegnative/infattibili, la velocità in pianura è quella che è e non posso fare centinaia di chilometri al giorno, ma in scala molto ridotta posso ricrearne un simulacro.&#xA;&#xA;Ci vedo la libertà che non ho mai avuto, perché non hanno mai voluto comprarmi la bicicletta e di quella libertà ho avuto un surrogato televisivo quando ho iniziato a seguire il ciclismo, ai tempi di Bugno, Chiappucci, Indurain e Pantani. Libertà che mi son concesso in questa grigia mezza età, libertà di allontanarmi fisicamente da un punto di partenza che sento come una prigione, solo con la scarsa forza dei miei muscoli.&#xA;&#xA;Il ciclismo su strada mi mostra panorami e luoghi, spesso bellissimi, che non avrò modo di vedere dal vivo. Mi piacciono le strade del Giro, perché l&#39;Italia è un posto che può essere bellissimo, nonostante gli italiani; mi piacciono anche le strade del Tour, su quelle della Vuelta non posso esprimermi nettamente perché la copertura video è scarsa e il paesaggio spagnolo è particolare, quindi penso che, per forza di cose, ci sarà un discreto chilometraggio in zone semidesertiche.&#xA;&#xA;Non tifo per nessuno: se mi piace uno sport, è lo sport in sé a piacermi, non perché sia trainato da Tizio o Caio. Se c&#39;è un bell&#39;attacco in salita, se una fuga va a buon fine, se vedo una discesa pennellata alla precisione... mi va bene tutto, non mi interessano i protagonisti.&#xA;&#xA;Pensieri]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<hr>

<p>Intanto, non seguo sport di gente che diventa milionaria o milionaria ci nasce (per esempio, calcio nella prima categoria e automobili e motorette nella seconda).
<em>Come no, ma sai i milioni che ha Pogačar?</em>
Lo so, ma quelli che guadagnano quelle cifre saranno meno di dieci in tutto il mondo (e non un calciatore qualsiasi di serie A che, magari, resta in panchina per tutto il campionato). Poi ci sono quelli che guadagnano qualcosina in più, facciamo un centinaio, e tutti gli altri che si devono accontentare di qualcosa di simile a uno stipendio. A fine carriera, quindi prima dei quaranta anni, devono reinventarsi in qualche modo se vogliono continuare a mangiare.
Anche i tifosi non hanno bisogno (speriamo ancora per molto) di abbonamenti per seguire le competizioni più importanti, se passano dalle tue parti puoi assistere senza pagare un biglietto, non ci sono tifoserie gestite da malavitosi e fasci in genere. Non ho mai sentito di scontri tra gli ultrà del ciclismo, con le coltellate in prossimità del traguardo e i capibastone invischiati nel traffico di droga.</p>

<p>È uno sport che, teoricamente, posso fare anche io per i fatti miei, a 1/50 dell&#39;intensità dei professionisti: ho una bicicletta (una gravel nello specifico), un abbigliamento sommario e le strade a disposizione. Le pendenze a doppia cifra diventano ben presto impegnative/infattibili, la velocità in pianura è quella che è e non posso fare centinaia di chilometri al giorno, ma in scala molto ridotta posso ricrearne un simulacro.</p>

<p>Ci vedo la libertà che non ho mai avuto, perché non hanno mai voluto comprarmi la bicicletta e di quella libertà ho avuto un surrogato televisivo quando ho iniziato a seguire il ciclismo, ai tempi di Bugno, Chiappucci, Indurain e Pantani. Libertà che mi son concesso in questa grigia mezza età, libertà di allontanarmi fisicamente da un punto di partenza che sento come una prigione, solo con la scarsa forza dei miei muscoli.</p>

<p>Il ciclismo su strada mi mostra panorami e luoghi, spesso bellissimi, che non avrò modo di vedere dal vivo. Mi piacciono le strade del Giro, perché l&#39;Italia è un posto che può essere bellissimo, nonostante gli italiani; mi piacciono anche le strade del Tour, su quelle della Vuelta non posso esprimermi nettamente perché la copertura video è scarsa e il paesaggio spagnolo è particolare, quindi penso che, per forza di cose, ci sarà un discreto chilometraggio in zone semidesertiche.</p>

<p>Non tifo per nessuno: se mi piace uno sport, è lo sport in sé a piacermi, non perché sia trainato da Tizio o Caio. Se c&#39;è un bell&#39;attacco in salita, se una fuga va a buon fine, se vedo una discesa pennellata alla precisione... mi va bene tutto, non mi interessano i protagonisti.</p>

<p>#Pensieri</p>
]]></content:encoded>
      <author>Super Relax</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/nlhe49i7e9</guid>
      <pubDate>Sat, 05 Jul 2025 09:00:36 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Cominceró con gli Aforismi scritti da Leonardo da Vinci.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atabi/comincero-con-gli-aforismi-scritti-da-leonardo-da-vinci</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cominceró con gli Aforismi scritti da Leonardo da Vinci.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cominceró con gli Aforismi scritti da Leonardo da Vinci.</p>
]]></content:encoded>
      <author>AtAbi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/m25ghdxboj</guid>
      <pubDate>Mon, 30 Jun 2025 04:37:43 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Vorrei condividere con Voi alcune mie letture, spero siano di Vostro interesse.</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/atabi/vorrei-condividere-con-voi-alcune-mie-letture-spero-siano-di-vostro-interesse</link>
      <description>&lt;![CDATA[Vorrei condividere con Voi alcune mie letture, spero siano di Vostro interesse.  Per questo ho deciso di iniziare un blog intitolato &#39;Note a margine&#39;.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei condividere con Voi alcune mie letture, spero siano di Vostro interesse.  Per questo ho deciso di iniziare un blog intitolato &#39;Note a margine&#39;.</p>
]]></content:encoded>
      <author>AtAbi</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/rvv13i6w5q</guid>
      <pubDate>Mon, 30 Jun 2025 04:34:19 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Mattias</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/manuel/mattias</link>
      <description>&lt;![CDATA[  Questo testo è il risultato di una sfida che ho fatto con degli amici. L&#39;obiettivo era di scrivere una storia lunga 3.600 caratteri partendo da un&#39;immagine. Buona lettura!&#xA;&#xA;Mattias fece schizzare la mano sopra la testa e volse lo sguardo dietro di sé. L&#39;omone, che per poco non lo scaraventò per terra, proseguì indifferente la sua strada.&#xA;&#xA;Perché ogni giorno doveva essere la solita storia? Digrignò i denti e strinse la mano libera alla bretella. Inveire contro di lui sarebbe stato inutile, controproducente.&#xA;&#xA;Sulla spalla destra, Ossuto gli diede un calcetto sul collo e fece un cenno verso l&#39;altra parte. Sì, i pacchi non si sarebbero consegnati da soli.&#xA;&#xA;Le vie del mercato erano intasate dalla mandria di gente. La luce calda del sole faticava ad affacciarsi su di loro a causa dei grandi edifici scuri e opprimenti costruiti attorno alla piazza. Sembravano lucciole vagare nel buio.&#xA;&#xA;Mattias dovette reprimere diverse volte l&#39;impulsi di sbraitare contro quegli adulti maleducati e presuntuosi. Se fossero stati più bassi di lui…&#xA;&#xA;Scattò in mezzo a due uomini alti e snelli, sfiorandoli come fosse il vento. Ossuto emise un grido terrorizzato, tenendo strette le sue piccole mani sul soprabito stropicciato.&#xA;&#xA;Ripeté le movenze precise e snodate per evitare il contatto, sia visivo che tattile, con altre cinque persone. Ignorò le loro imprecazioni mentre scompariva nello spazio stretto tra due bancarelle. Brontoloni senza cervello. Ecco cosa siete.&#xA;&#xA;«Ehilà!» annunciò tra un respiro e l’altro.&#xA;&#xA;Mattias sbirciò lo spazio minuto dietro al tavolo di legno su cui giacevano gingilli e cianfrusaglie ammassati come cumuli di terra. Aguzzò per bene lo sguardo: gioielli di dubbia qualità, ingranaggi malandati e stoviglie arrugginita. Roba di poco valore, oggetti che solo gli sprovveduti e i creduloni comprerebbero.&#xA;&#xA;«Arrivo!» disse una voce possente.&#xA;&#xA;Un teschio con una corona di tasselli e dagli occhi color dell’alba sbucò da sotto il telo rosso porpora. Pareva infastidito, quasi stizzito.&#xA;&#xA;Mattias fece scivolare Ossuto a terra e posò con cura la sacca, l’ultima cosa che voleva era danneggiare gli altri pacchi. Estrasse un oggetto coperto da un involucro di carta sottile e glielo porse. Le braccia gli tremavano dalla paura, non voleva incrociare quei puntini infuocati.&#xA;&#xA;L&#39;essere fece lievitare il pacco verso di sé. Lo fece girare su sé stesso in diverse direzioni: avanti, destra e sinistra. Lo guardò per un istante, poi annuì soddisfatto.&#xA;&#xA;«È perfetto» sancì contento la testa. «Grazie, giovanotto. Anche a te, fratello d&#39;ossa. In futuro saprò chi chiamare se avrò bisogno di fare una consegna.»&#xA;&#xA;Mattias dilatò le labbra un sorriso tirato. Prese Ossuto, alzò i tacchi e corse dritto dove era spuntato qualche momento prima. Con sua sorpresa, la marea di persone era aumentata e camminare in mezzo alla strada pareva impossibile.&#xA;&#xA;«Reggiti forte!»&#xA;&#xA;Si buttò nella mischia e strinse i denti. Spintoni, gomitate e piedi molesti misero a dura prova il suo corpo. Il vociare confuso e assordante delle persone attorno martellarono i suoi timpani senza alcuna pietà. Orientarsi nella penombra e nel frastuono imperterrito pareva un&#39;impresa.&#xA;&#xA;Scorse uno spiraglio alla sua destra, un faro di speranza. Fece un respiro profondo e cominciò a sgomitare e spintonare tutti quanti, senza guardarsi indietro. Scrollava le arrabbiature e gli insulti dei presenti di dosso. Si sentiva un cavaliere privo di scudo sotto un cielo pieno di frecce. Il pacco doveva arrivare a destinazione.&#xA;&#xA;Sgusciò via, stremato e vittorioso. Mattias si fermò per un momento, i polmoni stavano andando a fuoco e il cuore non la smetteva di galoppare. Inspirò ed espirò per tre volte, il battere ritmico e opprimente si acquietò man mano che lo faceva.&#xA;&#xA;Un ultimo pacco. Sospirò. Ancora uno e per oggi abbiamo dato abbastanza.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Questo testo è il risultato di una sfida che ho fatto con degli amici. L&#39;obiettivo era di scrivere una storia lunga 3.600 caratteri partendo da un&#39;immagine. Buona lettura!</p></blockquote>

<p>Mattias fece schizzare la mano sopra la testa e volse lo sguardo dietro di sé. L&#39;omone, che per poco non lo scaraventò per terra, proseguì indifferente la sua strada.</p>

<p>Perché ogni giorno doveva essere la solita storia? Digrignò i denti e strinse la mano libera alla bretella. Inveire contro di lui sarebbe stato inutile, controproducente.</p>

<p>Sulla spalla destra, Ossuto gli diede un calcetto sul collo e fece un cenno verso l&#39;altra parte. Sì, i pacchi non si sarebbero consegnati da soli.</p>

<p>Le vie del mercato erano intasate dalla mandria di gente. La luce calda del sole faticava ad affacciarsi su di loro a causa dei grandi edifici scuri e opprimenti costruiti attorno alla piazza. Sembravano lucciole vagare nel buio.</p>

<p>Mattias dovette reprimere diverse volte l&#39;impulsi di sbraitare contro quegli adulti maleducati e presuntuosi. Se fossero stati più bassi di lui…</p>

<p>Scattò in mezzo a due uomini alti e snelli, sfiorandoli come fosse il vento. Ossuto emise un grido terrorizzato, tenendo strette le sue piccole mani sul soprabito stropicciato.</p>

<p>Ripeté le movenze precise e snodate per evitare il contatto, sia visivo che tattile, con altre cinque persone. Ignorò le loro imprecazioni mentre scompariva nello spazio stretto tra due bancarelle. <em>Brontoloni senza cervello. Ecco cosa siete.</em></p>

<p>«Ehilà!» annunciò tra un respiro e l’altro.</p>

<p>Mattias sbirciò lo spazio minuto dietro al tavolo di legno su cui giacevano gingilli e cianfrusaglie ammassati come cumuli di terra. Aguzzò per bene lo sguardo: gioielli di dubbia qualità, ingranaggi malandati e stoviglie arrugginita. Roba di poco valore, oggetti che solo gli sprovveduti e i creduloni comprerebbero.</p>

<p>«Arrivo!» disse una voce possente.</p>

<p>Un teschio con una corona di tasselli e dagli occhi color dell’alba sbucò da sotto il telo rosso porpora. Pareva infastidito, quasi stizzito.</p>

<p>Mattias fece scivolare Ossuto a terra e posò con cura la sacca, l’ultima cosa che voleva era danneggiare gli altri pacchi. Estrasse un oggetto coperto da un involucro di carta sottile e glielo porse. Le braccia gli tremavano dalla paura, non voleva incrociare quei puntini infuocati.</p>

<p>L&#39;essere fece lievitare il pacco verso di sé. Lo fece girare su sé stesso in diverse direzioni: avanti, destra e sinistra. Lo guardò per un istante, poi annuì soddisfatto.</p>

<p>«È perfetto» sancì contento la testa. «Grazie, giovanotto. Anche a te, fratello d&#39;ossa. In futuro saprò chi chiamare se avrò bisogno di fare una consegna.»</p>

<p>Mattias dilatò le labbra un sorriso tirato. Prese Ossuto, alzò i tacchi e corse dritto dove era spuntato qualche momento prima. Con sua sorpresa, la marea di persone era aumentata e camminare in mezzo alla strada pareva impossibile.</p>

<p>«Reggiti forte!»</p>

<p>Si buttò nella mischia e strinse i denti. Spintoni, gomitate e piedi molesti misero a dura prova il suo corpo. Il vociare confuso e assordante delle persone attorno martellarono i suoi timpani senza alcuna pietà. Orientarsi nella penombra e nel frastuono imperterrito pareva un&#39;impresa.</p>

<p>Scorse uno spiraglio alla sua destra, un faro di speranza. Fece un respiro profondo e cominciò a sgomitare e spintonare tutti quanti, senza guardarsi indietro. Scrollava le arrabbiature e gli insulti dei presenti di dosso. Si sentiva un cavaliere privo di scudo sotto un cielo pieno di frecce. Il pacco doveva arrivare a destinazione.</p>

<p>Sgusciò via, stremato e vittorioso. Mattias si fermò per un momento, i polmoni stavano andando a fuoco e il cuore non la smetteva di galoppare. Inspirò ed espirò per tre volte, il battere ritmico e opprimente si acquietò man mano che lo faceva.</p>

<p><em>Un ultimo pacco.</em> Sospirò. <em>Ancora uno e per oggi abbiamo dato abbastanza.</em></p>
]]></content:encoded>
      <author>manuel</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/vywf3heth3</guid>
      <pubDate>Sat, 28 Jun 2025 20:10:15 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Content Warning, contenuti dell&#39;istanza e AI</title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/warp/cw-contenuti-ai</link>
      <description>&lt;![CDATA[Hey Livello Segreto (ma anche più in generale il Fediverso),&#xA;sediamoci un attimo e facciamo quattro chiacchiere insieme.&#xA;&#xA;L&#39;argomento è Livello Segreto, il suo presente e il suo futuro, ma essendo inseriti in un contesto fortemente sociale come il Fediverso la cosa può interessare anche al di là delle singole utenze qui sopra.&#xA;&#xA;Per prima cosa, parliamo di CW.&#xA;Se ci penso dal punto di vista della moderazione, quello del Content Warning è probabilmente il concetto più difficile da far passare. Chi lo tratta come censura, chi lo vede come una limitazione delle proprie libertà e chi come qualcosa di inutile in un contesto di protocollo Activity Pub. La verità - come a volte accade - è ben più semplice di qualunque ricamo che si possa fare su questo argomento ed è qualcosa che abbiamo ripetuto allo sfinimento.&#xA;&#xA;Il Content Warning è rispetto nei confronti delle altre persone.&#xA;È evitare di entrare in un bar e trovare la tele accesa sulle notizie di cronaca nera.&#xA;È aprire il proprio feed di notizie e non venire bombardati da... notizie sui bombardamenti.&#xA;È affrontare argomenti lasciando alle persone la scelta di affrontarli quando si sentono di farlo.&#xA;&#xA;Si torna sempre lì: Livello Segreto è una festicciola fatta da amic* a cui state partecipando con un bicchiere in mano.&#xA;Va bene che i Social ci hanno alienato, ma dal vivo dubito che a persone sconosciute che stan parlando di quanto son belli i prati vi accodiate parlando di quel che sta facendo Trump.&#xA;&#xA;Volete farlo? Va benissimo!&#xA;Ma prima usate il CW e sondate il terreno e lasciate che siano le persone a scegliere se affrontare l&#39;argomento.&#xA;Su cosa uso il CW? Su tutto ciò che A TUO AVVISO può urtare la sensibilità altrui (è in primis un esercizio di empatia) e sicuramente per &#34;NSFW, SPOILER, GUERRA, POLITICA&#34; (come recitano le regole).&#xA;&#xA;Ah ma quindi intendi che non devo usarlo per tutto ciò che non è videogiochi, musica, manga... ?&#xA;Okay, questo è il secondo punto. La descrizione di Livello Segreto recita:&#xA;&#34;Livello Segreto è un&#39;oasi social incentrata sul rispetto e la libertà.&#xA;La comunità è nata per parlare di videogiochi, fumetti, musica, diritti, underground, controcultura, arte. LS è uno spazio senza pubblicità, annunci commerciali e gossip. Più che un&#39;istanza generalista, è un&#39;istanza nata intorno agli interessi e ai valori della sua comunità. Frequentatela e scopritela!&#34;&#xA;Il fatto che LS sia nato per parlare di alcune cose non ne limita l&#39;utilizzo solo a determinati argomenti (non è mai stato così e mai lo sarà). Il punto di Livello Segreto - alla nascita così come ora - è dare alle persone un LUOGO diverso dove poter parlare e dove potersi interfacciare, ma senza per questo limitare gli argomenti di conversazione.&#xA;Si torna sempre all&#39;esempio della festa o del gruppo di amici: gioco a DnD con persone con cui parlo tranquillamente di film, politica, società, futuro... quel che ci interessa non è il contenuto - fino a un certo punto -, ma il modo di porsi.&#xA;&#xA;Vogliamo dire che Livello Segreto è un&#39;istanza generalista? Diciamolo.&#xA;Ha senso farlo su internet dove anche decenni fa quando si usavano forum &#34;settoriali&#34; si parlava comunque della qualunque? No, non davvero.&#xA;Ma se servisse a qualche persona per capire se Livello Segreto è il suo posto o meno allora... la risposta è questa e spero che la spiegazione sia soddisfacente.&#xA;&#xA;Iniziative e contenuti futuri.&#xA;Livello Segreto non ha alle spalle un&#39;azienda o una struttura che produce contenuti (o che paga persone per produrre contenuti). Non esistono gli influencer, detta brutta e schietta. Significa sì che siamo in un posto un po&#39; più libero, ma significa anche che dobbiamo essere noi (inteso in senso lato come utenza del Fediverso) a stimolarci vicendevolmente con contenuti interessanti e di qualità.&#xA;Proviamo a vivere questa sfera social online invece che approcciarci con la stessa filosofia con cui &#34;subiamo&#34; altri social (perché di fatto portati a comportarci in tal modo).&#xA;Un paio di esempi? Ecco qui:&#xA;https://livellosegreto.it/@Micolcosta/114732565646758695&#xA;https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/114731559957535194&#xA;Qualche idea per stimolare un po&#39; la nostra creatività collettiva c&#39;è, spero che con un po&#39; di tempo si riesca a imbastire e portare presto sui vostri schermi (allo stesso modo se avete qualche idea... scriveteci!).&#xA;&#xA;Un&#39;ultima cosa.&#xA;Internet è ormai irrimediabilmente (o quasi?) contaminato da contenuti prodotti da AI.&#xA;Abbiamo aggiunto tra le regole di Livello Segreto quella di NON pubblicare contenuti generati da intelligenze artificiali.&#xA;&#xA;Dubbi, domande o perplessità: scriveteci.&#xA;Ed &amp; Kenobit]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><em>Hey Livello Segreto (ma anche più in generale il Fediverso),
sediamoci un attimo e facciamo quattro chiacchiere insieme.</em></p>

<p>L&#39;argomento è Livello Segreto, il suo presente e il suo futuro, ma essendo inseriti in un contesto fortemente sociale come il Fediverso la cosa può interessare anche al di là delle singole utenze qui sopra.</p>

<p><strong>Per prima cosa, parliamo di CW.</strong>
Se ci penso dal punto di vista della moderazione, quello del Content Warning è probabilmente il concetto più difficile da far passare. Chi lo tratta come censura, chi lo vede come una limitazione delle proprie libertà e chi come qualcosa di inutile in un contesto di protocollo Activity Pub. La verità – come a volte accade – è ben più semplice di qualunque ricamo che si possa fare su questo argomento ed è qualcosa che abbiamo ripetuto allo sfinimento.</p>

<p>Il Content Warning è rispetto nei confronti delle altre persone.
È evitare di entrare in un bar e trovare la tele accesa sulle notizie di cronaca nera.
È aprire il proprio feed di notizie e non venire bombardati da... notizie sui bombardamenti.
È affrontare argomenti lasciando alle persone la scelta di affrontarli quando si sentono di farlo.</p>

<p>Si torna sempre lì: Livello Segreto è una festicciola fatta da amic* a cui state partecipando con un bicchiere in mano.
Va bene che i Social ci hanno alienato, ma dal vivo dubito che a persone sconosciute che stan parlando di quanto son belli i prati vi accodiate parlando di quel che sta facendo Trump.</p>

<p>Volete farlo? Va benissimo!
Ma prima usate il CW e sondate il terreno e lasciate che siano le persone a scegliere se affrontare l&#39;argomento.
Su cosa uso il CW? Su tutto ciò che A TUO AVVISO può urtare la sensibilità altrui (è in primis un esercizio di empatia) e sicuramente per “NSFW, SPOILER, GUERRA, POLITICA” (come recitano le regole).</p>

<p><strong>Ah ma quindi intendi che non devo usarlo per tutto ciò che non è videogiochi, musica, manga... ?</strong>
Okay, questo è il secondo punto. La descrizione di Livello Segreto recita:
“Livello Segreto è un&#39;oasi social incentrata sul rispetto e la libertà.
La comunità è nata per parlare di videogiochi, fumetti, musica, diritti, underground, controcultura, arte. LS è uno spazio senza pubblicità, annunci commerciali e gossip. Più che un&#39;istanza generalista, è un&#39;istanza nata intorno agli interessi e ai valori della sua comunità. Frequentatela e scopritela!”
Il fatto che LS sia nato per parlare di alcune cose non ne limita l&#39;utilizzo solo a determinati argomenti (non è mai stato così e mai lo sarà). Il punto di Livello Segreto – alla nascita così come ora – è dare alle persone un LUOGO diverso dove poter parlare e dove potersi interfacciare, ma senza per questo limitare gli argomenti di conversazione.
Si torna sempre all&#39;esempio della festa o del gruppo di amici: gioco a DnD con persone con cui parlo tranquillamente di film, politica, società, futuro... quel che ci interessa non è il contenuto – fino a un certo punto –, ma il modo di porsi.</p>

<p>Vogliamo dire che Livello Segreto è un&#39;istanza generalista? Diciamolo.
Ha senso farlo su internet dove anche decenni fa quando si usavano forum “settoriali” si parlava comunque della qualunque? No, non davvero.
Ma se servisse a qualche persona per capire se Livello Segreto è il suo posto o meno allora... la risposta è questa e spero che la spiegazione sia soddisfacente.</p>

<p><strong>Iniziative e contenuti futuri.</strong>
Livello Segreto non ha alle spalle un&#39;azienda o una struttura che produce contenuti (o che paga persone per produrre contenuti). Non esistono gli influencer, detta brutta e schietta. Significa sì che siamo in un posto un po&#39; più libero, ma significa anche che dobbiamo essere noi (inteso in senso lato come utenza del Fediverso) a stimolarci vicendevolmente con contenuti interessanti e di qualità.
Proviamo a vivere questa sfera social online invece che approcciarci con la stessa filosofia con cui “subiamo” altri social (perché di fatto portati a comportarci in tal modo).
Un paio di esempi? Ecco qui:
<a href="https://livellosegreto.it/@Micolcosta/114732565646758695" rel="nofollow">https://livellosegreto.it/@Micolcosta/114732565646758695</a>
<a href="https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/114731559957535194" rel="nofollow">https://livellosegreto.it/@cretinodicrescenzago/114731559957535194</a>
Qualche idea per stimolare un po&#39; la nostra creatività collettiva c&#39;è, spero che con un po&#39; di tempo si riesca a imbastire e portare presto sui vostri schermi (allo stesso modo se avete qualche idea... scriveteci!).</p>

<p><strong>Un&#39;ultima cosa.</strong>
Internet è ormai irrimediabilmente (o quasi?) contaminato da contenuti prodotti da AI.
Abbiamo aggiunto tra le regole di Livello Segreto quella di NON pubblicare contenuti generati da intelligenze artificiali.</p>

<p>Dubbi, domande o perplessità: scriveteci.
Ed &amp; Kenobit</p>
]]></content:encoded>
      <author>Warp</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/hw8nk5x3im</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Jun 2025 15:03:02 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Incompleto. </title>
      <link>https://log.livellosegreto.it/signoruscita/incompleto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Vi sarà capitato di avere delle idee, dei pensieri o dei progetti.&#xA;E vi sarà capitato che questi non trovino abbastanza spazio, o non abbiate e energie per approfondirli.&#xA;Per completarli. &#xA;&#xA;Ecco questo è quello che mi succede con lo scrivere. Ho delle idee che mi ronzano e che ritornano più volte. &#xA;Sotto la doccia, mentre lavoro, mentre cucino. &#xA;Vorrei produrre qualcosa, scriverci o anche solo parlare con qualcuno. &#xA;&#xA;Si tratterebbe di rilasciare la pressione, è come liberarsi di un peso. &#xA;Solo che, non lo faccio mai. &#xA;&#xA;Intendo dunque scrivere e non completare i post. Per vedere cosa succede.&#xA;&#xA;[...]&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Vi sarà capitato di avere delle idee, dei pensieri o dei progetti.
E vi sarà capitato che questi non trovino abbastanza spazio, o non abbiate e energie per approfondirli.
Per completarli.</p>

<p>Ecco questo è quello che mi succede con lo scrivere. Ho delle idee che mi ronzano e che ritornano più volte.
Sotto la doccia, mentre lavoro, mentre cucino.
Vorrei produrre qualcosa, scriverci o anche solo parlare con qualcuno.</p>

<p>Si tratterebbe di rilasciare la pressione, è come liberarsi di un peso.
Solo che, non lo faccio mai.</p>

<p>Intendo dunque scrivere e non completare i post. Per vedere cosa succede.</p>

<p>[...]</p>
]]></content:encoded>
      <author>Signor Uscita</author>
      <guid>https://log.livellosegreto.it/read/a/ukuk78d0is</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Jun 2025 11:50:17 +0000</pubDate>
    </item>
  </channel>
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