Poesia per l'inizio della scuola
Fra circa 9 ore, qui in Lombardia, inizia la scuola dell'obbligo. Io scalpito per conoscere le mie classi, sperando di riuscire a voler loro bene e a donargli un qualcosa di cui abbiano bisogno. In realtà, poche decine di ore fa, ero preso dal panico e dall'ansia dolorosa di dover diventare una volta per tutte il professore sbirro, come dice l'adagio
La disoccupazione ti ha fatto celerino ma senza manganello: professorino
Ne sono uscito, perché è andata avanti la vicenda di cui ho raccontato in «Prima poesia dei miei 31 anni»: fra venerdì sera e ora, domenica sera, ho trascorso in proporzione variabile, e con una qualità assurdamente alta, tanto tanto tempo sia con Lei (“Lety”) sia con Lui (“Giulio”), e non mi sentivo così felice, accolto e amato da tanto, tanto tempo. C'è stata, anzi, abbiamo scelto di creare, condivisione, ascolto sincero, espressione e rispetto di confini, compartecipazione sincera a rispettive questioni, quel tocco di arte che non guasta mai, e anche quel tocco di sconcio che a noi persone finocchie gaudenti piace. E c'è stato, da parte mia, anche del tempo in solitudine per visitare compagn* di lotte amic* di persone mie amic*, due compas che ci hanno tolto anzitempo, e per cui io ancora un po' piango, anche se Davide mica lo ho conosciuto e Rino mi conosceva vagamente solo di vista... però, se si ama forte, brucia sempre dentro.
Per cui, siccome brucia forte questo affetto, per chi non c'è più e per chi c'è ora, e per chi verrà poi, ho scritto questi versi. Che vi facciano compagnia, a voi studenti insegnanti persone lavoranti e chiunque avverta un senso di nuovo inizio a Settembre, e soprattutto chi vuole sbattere in faccia ai padroni un po' di autunno caldo... e a chi vuole tenere al caldo sé e le proprie persone care.
Amic*, non demordete, ci siamo dentro assieme. Vi voglio bene.
Spirito del '77
In memoria di Rino. Se puoi e vuoi, veglia su di noi, là dal parco Segantini.
13 settembre 2026, 22:31
Sono certo che infiniti professori compagnoni siano già tutti turgidi e pontefici per sciorinarci da imbarazzanti pulpiti che l'imminente mezzo secolo fu spranghe rivoltelle bombe siringhette gli autonomi gli indiani la mafia la P2 Deleuze Foucault Guattari.
Vecchi fannulloni, levatevi di torno.
Lo spirito di allora, già spirito di Stonewall, non sta là nei libroni non sta là nei cordoni nei festini al parco o nelle occupazioni.
Sta invece in ogni sogno che osiamo fare assieme, in ogni abbraccio caldo e scazzo con amore.
Sta in cucina, dentro al letto nei compagni di via Gola e in Casoretto, nel pianto condiviso, in ogni grammo di sorriso, in chi ami e ti confida, carino, che oggi ha detto un bel “Ti amo” e lo senti più vicino.
È in ogni passo avanti che vogliamo fare assieme affrontando mille intoppi i padroni e le sirene per seguire quel bel sogno: delle relazioni vere.
Per cui, non dirmi, idiota, che non c'è, lo spirito di allora: perché la decenza tua, non c'è.
Perché dentro a ogni cordone ogni sghemba occupazione ogni bel puntello al parco ogni ballo ed ogni piazzo ogni gioia ed ogni rabbia per spaccare un po' la gabbia... sì che c'è.
Ma certo che qui c'è.