kipple

Considerazioni, ricordi e altre cose inutili che si accumulano. Contenuti di scarsa rilevanza.


È stata tormentata dagli schiamazzi per la “ritirata” del santo patrono; a parte questo, non ho vissuto il periodo degli esami come chissà quale momento mitologico di transizione. Era solo la fine di un ciclo scolastico.

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Tutti conosciamo Jojo: storie impossibili, combattimenti come partite a scacchi (le mazzate al posto delle pedine), con sfidanti che portano avanti strategie basate sulle possibili venti mosse successive degli avversari. Il tutto farcito dalle caratteristiche pose, dai vestiti più scemi dell'animazione giapponese e da una serie invereconda di stupidaggini. È per questo che Jojo ci piace, è un fenomeno di costume e riscuote un successo enorme da decenni.

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Ovviamente, non ne ho; non avrei fallito, altrimenti. E ora, mi ritrovo così, avanti negli anni, senza la voglia e la forza di ricominciare con nuove amicizie. Col timore di rifare gli stessi sbagli, perché gli errori sono fatti per essere ripetuti, mentre saggezza e esperienza sono concetti volatili.

Ho un rapporto complicato col concetto in sè dell'amicizia. Non ho mai dato troppo peso, non so se sbagliando o meno, alle amicizie scolastiche: solitamente, è gente a caso, finita in una classe a caso, senza nulla che faccia da collante, tranne l'indirizzo scelto dalle superiori in su. Si diventa, più o meno amici, più per forza che per desiderio. Finito il ciclo scolastico, finita l'amicizia.

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Prossimamente, scriverò dello zio Peppino, il primo evangelista del Catch in Italia. Non ora: è il momento di un fantasma. Non ricordo neanche, in verità, se la storiella che segue si sia compiuta sullo scalone dello zio Peppino o qualche altro prozio. Siamo ancora nei primi anni Cinquanta.

Mia nonna tiene per mano mia mamma, la più piccola delle figlie, poco dietro una mia zia. L'oscurità quasi totale di una scala senza finestre interrotta solo da un neon indeciso appollaiato sulla porta in cima, la loro meta.

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L'ANPI organizza una manifestazione in città, in giro per le strade della Liberazione. Diverse tappe nelle strade dedicate a momenti e eroi (perché questo sono) della lotta al fascinazismo, con una breve lettura sui fatti e la posa di una coccarda rossa. L'amministrazione locale, che patrocina, sul materiale promozionale ha vietato la frase, di purezza cristallina, “W l'Italia antifascista”.

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Non sono per il pensiero unico, saluterei con relativo, moderato sollievo l'esistenza di una destra sana (per quanto possibile), che nel mio paese non è mai esistita e mai esisterà, visti i trascorsi e il presente; un concetto assurdo, da riderne parossisticamente. All'estero, non so: ci sarà qualche eccezione virtuosa, probabilmente. Intanto, quanto deve essere più facile stare e votare a destra?

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Avete avuto un coniglio come animale da compagnia? Sicuramente il simpaticone di turno vi avrà posto la domanda, credendosi divertente, immaginandosi come un novello Woody Allen.

Lamù è stata la nostra seconda coniglia, arrivata all'improvviso. Stava per lasciarci ancor prima che la vedessimo, poi ha vissuto molto a lungo per un batuffolo della sua specie. Jack, battezzato così da mia sorella, all'epoca vittima delle smancerie di Titanic, l'avevamo voluto e ci ha lasciato molto presto, per un qualche problema intestiale, nel giro di poche ore, senza assolutamente nulla che lo desse a intendere.

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E, in genere, al paranormale? Per tutto quel che non si vede e non si tocca, sono tendenzialmente agnostico; l'idea che cose, fenomeni e esseri vari possano esistere su piani diversi dai nostri, però, mi affascina e un poco ci spero.

I settantenni, almeno, di oggi avranno di sicuro qualche storia del genere da raccontare: erano tempi più ingenui, in un certo senso, certi racconti giravano di paese in paese, mutando nel viaggio. La tradizione orale coinvolgeva e riuniva gente più semplice (nel senso puro del concetto), più disposta a risuonare con queste storie. Ne ho ascoltate alcune dai parenti e una, strana, l'ho vissuta.

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Del calcio me ne importa il giusto (nulla), non avrei mai versato lacrime per un mondiale o per qualsiasi altra competizione, a qualsiasi livello. Ai videogiochi di calcio, però, ci ho giocato e ci gioco ancora: gioco ancora a Mexico 86 (Kick and Run), SuperSidekick 2 e 3, Euro League (Tecmo World Cup). Le parentesi racchiudono i nomi dei giochi originali, ma da noi ne esistevano praticamente solo i bootleg. Ho giocato tantissimo pure a Sensible Soccer, ma ora non ci riesco proprio più: troppo difficile controllare i giocatori, col pallone che sguscia ovunque. All'epoca riuscivo a controllarlo benissimo, ma quanti anni sono passati?

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E anche questo testo, recuperato casualmente, non è recentissimo.

Cielo come latte affumicato, quasi scozzese. Tra un balcone e l’altro, conversazioni di massaie in uniforme, quei loro vestitini dai colori e motivi assurdi. Fiori, cuori, azzurro quasi fluorescente. Anche qualche merletto. “Mi son svegliata presto per battere i tappeti e andare alla prima messa”. Sono le 9.30 passate da poco, in queste strade semivuote a quell’ora è ancora presto.

Un motorino tutto scassato, un vecchio 50, è appoggiato a un muro tutto crepato, si reggono a vicenda. La scocca in plastica è tutta rotta, nessuno si degna di rubarlo: dovrebbero spingerlo, probabilmente. Mentre il cielo inizia a tendere all’azzurro, in una traversa ancora più spettrale annuso quel che sembra essere una frittata di cipolle, la colazione dei campioni. Staranno preparando la genovese, penso sia questa l’ipotesi più plausibile Uno stupido volpino da guardia mi abbaia contro, la padrona esce da una panetteria con un sacchetto e mi rassicura, “non fa niente”. Buon per lui.

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