Apertura e chiusura trasmissioni RAI / 1954-1986
È giunto finalmente il momento di descrivere le gloriose sigle di apertura e di chiusura dei programmi Rai degli anni '50, '60, '70 e '80 con gli arabeschi sul cielo nuvoloso e il logo "TV". Prima di buttarci a capofitto nell'analisi delle sigle, però, vi proponiamo una nostra congettura sull'esistenza di un'ipotetica sigla di inizio dei programmi RAI ancora più antica.
Sigla numero zero?
Maria Grazia Bruzzone, descrivendo la messa in onda dei primi Telegiornali nel 1954 a pagina 10 del suo libro L'avventurosa storia del TG in Italia. Dall'avvento della televisione a oggi (Milano, Biblioteca universale Rizzoli, 2002, ISBN 978-88-17-12797-3), parla della "[...] dicitura Rai-Radiotelevisione Italiana, che compare sullo sfondo della Mole Antonelliana nella sigla d'apertura dei nuovi programmi [...]".
È quindi possibile che, all'inizio dell'esperienza televisiva italiana, le trasmissioni si siano aperte per un breve periodo con questa sigla di cui parla Maria Grazia Bruzzone, con la Mole Antonelliana sullo sfondo.
Purtroppo non abbiamo né reperti audiovisivi, né altre testimonianze che ci aiutino a capire i dettagli di quest'ipotetica sigla d'apertura dei programmi. Tuttavia, dalla descrizione possiamo già notare un particolare significativo. Apparirebbero infatti le parole "Rai - Radiotelevisione italiana", che saranno presenti in tutte le successive sigle d'apertura e di chiusura dei programmi fino al 2012.
1a sigla (1954 circa - 1986)
Tipo di sigla: Sigla d'apertura e di chiusura delle trasmissioni RAI, in bianco e nero e a colori.
Descrizione breve: Un disegno composto da linee bianche scorre verticalmente su un cielo nuvoloso. Il marchio "TV" è visibile in primo piano.
Soprannomi: "L'inizio delle trasmissioni". "L'apertura delle trasmissioni". "La fine delle trasmissioni". "La chiusura delle trasmissioni". "Le nuvole". "Il traliccio". "L'antenna". "L'antennone". "Le linee bianche". "TV". "La sigla della TV". "La sigla della RAI".
PERIODO:
1954(stimato)-1986.
Fonti multiple su Internet lasciano intendere che la sigla sia andata in onda già nel 1954, primo anno di trasmissioni televisive in Italia. Il sito sordionline.com si spinge oltre e, in questo articolo del 3 gennaio 2020, afferma che questa sigla d'apertura delle trasmissioni sia stata addirittura il primo filmato mandato in onda nell'intera storia della TV regolare italiana, il 3 gennaio 1954, per aprire la giornata inaugurale delle trasmissioni regolari.
È della stessa opinione anche Aldo Grasso, che nel suo articolo Il concerto e quella sigla della Rai divenuto un secondo inno, pubblicato sul Corriere della Sera del 2 giugno 2004 a pagina 3 - consultabile liberamente all'epoca della prima scrittura di questo articolo, ma ora dietro paywall, afferma che la sigla è andata in onda dal 3 gennaio 1954 al 27 gennaio 1986. Abbiamo così anche la data della dismissione della sigla.
AGGIORNAMENTO 7 luglio 2026: Abbiamo trovato un altro articolo che conferma che "l'antennone" andò in pensione il 27 gennaio 1986: Buona notte col computer, di Silvia Garambois, uscito a pagina 15 dell'Unità di sabato 25 gennaio 1986.
È comunque certo che la maggior parte degli elementi grafici che compongono la sigla sono stati creati negli anni 1948-1954 (si veda anche la sezione Autori). Basandoci sulle registrazioni in nostro possesso, inoltre, sappiamo che a marzo 1986 veniva già usata un'altra sigla.
AUTORI:
Erberto Carboni per i logotipi "TV" e "Rai" (prima versione, a lettere squadrate), Tito Varisco per il disegno a linee bianche che scorre sullo schermo e lo studio grafico ARA per la seconda versione del logo RAI (a lettere smussate).
L'ottimo articolo Alle origini di una “visualità tecnologica”: percorsi di ricerca sulla grafica delle sigle televisive nel primo decennio di trasmissioni Rai di Chiara Mari, pubblicato sul sito dell'AIS/Design e ora consultabile su Wayback Machine (non vi fate spaventare dai warning), ci fornisce informazioni precise sulle origini della sigla. In particolare, il simbolo della Rai con le lettere ad angolo retto che compare nella sigla è stato creato da Erberto Carboni nel 1948. Il logo "TV" è ancora una creazione di Carboni, del 1953.
È invece di Tito Varisco il disegno a linee bianche che scorre nella sigla d'apertura dall'alto verso il basso (1953-54). Fa riferimento a Tito Varisco anche questo articolo di luoghisensibili.com.
Il logo RAI a lettere squadrate che compare nel cartello finale della versione originale è di Erberto Carboni. Il logo RAI a lettere smussate che compare invece nella variante di metà anni '80 del cartello finale è invece dello studio grafico ARA.
Come sottolinea Chiara Mari nel suo articolo, sappiamo chi ha composto alcuni elementi della sigla, ma non sappiamo invece attribure a nessun singolo autore la sigla nella sua interezza.
Potete vedere alcune varianti della sigla d'apertura su Youtube qui e qui. La sigla di chiusura, invece, è visibile su Youtube alla fine di questa sequenza e qui. Sottolineiamo inoltre che, su Wikipedia, nella voce Armonie del pianeta Saturno, è visibile una GIF della sigla di fine trasmissioni.
Sigla d'apertura
Descrizione
Versione originale, in bianco e nero
Vediamo sullo sfondo un cielo GRIGIO, con nuvole BIANCHE in continuo movimento. Dal lato superiore della visuale, entra in campo e scorre verso il basso un disegno composto da linee BIANCHE rette e curve. Alcune delle linee curve sono direttamente disegnate, mentre altre linee curve sono semplicemente inviluppi delle linee già disegnate.
Dopo pochi secondi, mentre il disegno a linee bianche continua a scorrere verso il basso, appaiono con una dissolvenza in entrata un rettangolo NERO con le lettere "T" e "V" in BIANCO, impilate una sull'altra, al centro dello schermo, e la scritta "r a i - radiotelevisione italiana", in caratteri BIANCHI nella parte bassa dello schermo.
Il marchio “TV” e la scritta “r a i – radiotelevisione italiana” scompaiono dopo pochi secondi, mentre il disegno a linee bianche continua a scorrere dall'alto verso il basso diventando sempre più complesso.Negli ultimi secondi della sigla riappaiono il marchio "TV" e la scritta "r a i - radiotelevisione italiana". Infine, il disegno a linee bianche smette di scorrere mostrando la sua parte finale, che è la rappresentazione stilizzata di un'antenna della televisione, dalla quale si dipartono raggi rettilinei verso sinistra e verso destra.
Varianti
- Almeno a partire dagli anni Settanta, dopo la fine della sigla appena descritta, veniva trasmesso un cartello muto e statico, che mostrava su uno sfondo NERO la vista in prospettiva di alcune decine di circonferenze GRIGIE (probabile rappresentazione stilizzata di onde elettromagnetiche), disposte su tre piani diversi. Tutte queste circonferenze erano centrate approssimativamente nel centro della visuale. In primo piano, appariva il logo della Rai di Erberto Carboni, con le lettere della parola "Rai" disegnate in modo da avere solamente angoli retti, in BIANCO. Sotto tale marchio e sempre in primo piano, compariva anche una nuova scritta "RADIOTELEVISIONE ITALIANA", in caratteri tutti maiuscoli BIANCHI.
- Dalla metà degli anni Settanta, con il passaggio della TV al colore, il cielo dello sfondo appare colorato di AZZURRO, mentre il rettangolo contenente le lettere "TV" diventa BLU SCURO. Vengono colorati con DIVERSE SFUMATURE DI BLU anche i cerchi concentrici nel cartello statico finale.
- Nel 1983 (approssimativamente), con l'introduzione del nuovo logo Rai a lettere arrotondate dello studio grafico ARA di Cusano Milanino (MI), il marchio Rai di Erberto Carboni ad angoli retti viene rimpiazzato dal nuovo logo nel cartello finale. Anche il nuovo logo è BIANCO. Viene inoltre cambiato il font della didascalia "RADIOTELEVISIONE ITALIANA" del cartello finale.
Altre informazioni
Colonna sonora:
Tutte le varianti della sigla animata sono accompagnate da una rivisitazione di Tutto cangia, il ciel s'abbella, finale del quarto atto del Guglielmo Tell di Gioachino Rossini. Il brano è condensato in circa quaranta secondi ed è privato della parte cantata.
Disponibilità:
La sigla è facilmente reperibile, a causa della mole di trasmissioni rievocative che l'hanno riproposta nei decenni successivi.
È invece più complicato il discorso sulle varie versioni del cartello statico finale. Le varianti con il vecchio logo squadrato di Erberto Carboni sono quelle più facilmente reperibili. La più difficile da trovare è invece quella col logo Rai post-1983, forse perché venne trasmessa solo per tre anni al massimo. Questa variante è praticamente estinta, anche se non del tutto. Vi sfido a trovarla su Internet!
Fattore Spavento:
Medio-basso. La sigla è solenne, ma è anche gioiosa. Soprattutto, questa sigla risulta abbastanza mansueta, se paragonata a quella di chiusura...
Citazioni in altri media e parodie
- Questa sigla è stata citata e imitata in chiave comica da Enrico Montesano nel suo spettacolo Bravo!, del 1981.
- La sigla è visibile nella parte iniziale di Buongiorno, notte, film di Marco Bellocchio del 2003 sul rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse. Nel film, la sigla di inizio trasmissioni è introdotta in modo diegetico tramite il televisore presente nell'appartamento dei brigatisti. La scena in questione si trova nei primi minuti del film, ed è ambientata nel giorno del rapimento di Aldo Moro. Nella scena successiva, tuttavia, l'audio della sigla continua a suonare in modo non diegetico, dato che l'ambientazione è cambiata.
Note
- Su Rai 3, subito dopo questa sigla d'apertura, andava in onda una seconda sigla d'apertura, specifica per la Terza Rete.
Chiusura delle trasmissioni
Descrizione
Versione originale in bianco e nero
Anche la sigla di chiusura, nella sua variante in bianco e nero, ha per sfondo un cielo GRIGIO, con nuvole BIANCHE in continuo movimento. Dal lato inferiore della visuale, entra scorrendo verso l'alto un nuovo disegno a linee BIANCHE, leggermente diverso da quello della sigla d'apertura. Diversamente da quello che succede nella sigla d'apertura, il disegno scorre stavolta dal basso verso l'alto.
Nella parte centrale della sigla, appaiono di nuovo con una dissolvenza in entrata il rettangolo NERO con le lettere "TV" BIANCHE e la scritta "r a i - radiotelevisione italiana" in BIANCO. Tali elementi rimangono visibili per qualche secondo, quindi scompaiono con una dissolvenza in uscita.
Nel finale, il disegno a linee bianche scorre completamente verso l'alto uscendo dalla visuale. Compare a questo punto, con una dissolvenza in entrata, l'indicazione "Fine delle trasmissioni", scritta in grandi caratteri corsivi BIANCHI, in stile molto anni '50, al centro dello schermo.
Varianti
- Come nel caso della sigla d'apertura, con il passaggio della TV al colore nella seconda metà degli anni Settanta, il cielo dello sfondo diventa AZZURRO, mentre il rettangolo contenente le lettere "TV" diventa BLU SCURO.
Altre informazioni
Colonna sonora:
La sigla è accompagnata da un brano di Roberto Lupi. Cercando su Internet, il titolo del brano appare a volte come Armonie del pianeta Saturno, altre volte come L'aria di Saturno oppure semplicemente come Saturno. Wikipedia ha una voce riguardante il brano.
Disponibilità:
Anche questa sigla è facilmente reperibile, sia nella variante in bianco e nero sia a colori, dato il grande numero di trasmissioni rievocative che l'hanno riproposta.
Fattore Spavento:
Incubo. Vuoi per la particolare colonna sonora, vuoi per l'ultimo accordo che è in realtà la sovrapposizione di due accordi maggiori diversi, vuoi per il silenzio alla fine della sigla, per il disegno in stil eanni '50, per il fatto che veniva trasmessa di notte, al buio, e che se la vedevi allora quasi tutti erano già a dormire, il solo pensare a tutte queste cose fa venire i brividi anche a me che non l'ho mai vista dal vivo in TV.
Ed è giusto che sia così. È una sigla di fine trasmissioni: deve fare quest'effetto!
Ricordiamo comunque che il Fattore Spavento è soggettivo e non va preso troppo alla lettera.
Cosa succedeva dopo la sigla di fine trasmissioni
Almeno dalla fine degli anni Settanta in poi, dopo la trasmissione della sigla, compariva un cartello muto che annunciava l'ora della ripresa delle trasmissioni il giorno seguente. Negli ultimi anni '70 e negli anni '80, il cartello aveva di solito uno sfondo BLU SCURO, e il messaggio visualizzato era scritto in grandi caratteri computerizzati BIANCHI, spesso con la formulazione "LE TRASMISSIONI RIPRENDERANNO ALLE ORE HH MM". Non mancano comunque esempi di cartelli con uno stile diverso, come testimonia La nuvola delle sigle.
Il cartello descritto nel paragrafo precedente rimaneva visibile per qualche decina di secondi. Seguivano quindi ore interminabili di schermate di test, con sfondi completamente bianchi o grigi, monoscopi e segnali per i test audio. (Anni fa, in un altro sito, usai l'espressione "il nulla televisivo".) Qualche decina di minuti prima della ripresa delle trasmissioni, i segnali per i test audio venivano sostituiti da brani musicali. Infine, all'ora stabilita, la sigla di inizio trasmissioni annunciava l'inizio di una nuova giornata televisiva.
Citazioni in altri media
- La sigla di fine trasmissioni ha una parte importante nel film I mostri, diretto da Dino Risi nel 1963. Nell'episodio L'oppio dei popoli, Ugo Tognazzi interpreta un uomo praticamente ipnotizzato dalla TV, tanto da non accorgersi nemmeno che la moglie (Michèle Mercier) lo sta tradendo nella stanza accanto con l'amante (Marino Masè). Solamente la sigla di fine trasmissioni è in grado di risvegliare il marito tradito dal suo torpore, quando però l'amante è già andato via.
- È possibile vedere la sigla di fine trasmissioni anche nel film Buongiorno, notte di Marco Bellocchio. Occorre posizionarsi immediatamente prima della scena citata in precedenza a proposito della sigla d'inizio trasmissioni. Qualche decina di minuti più tardi, l'audio della sigla di fine programmi si sente di nuovo, ma solo parzialmente, per alcuni secondi a volume basso.
Note
- Fino ai primi anni Ottanta, o forse gli ultimi anni Settanta, la sigla era di solito preceduta da un annuncio, che terminava con la fatidica frase “Signore e signori, buonanotte.”
- Su Rai 3, prima di questa sigla, andava in onda una particolare sigla di chiusura specifica per la Terza Rete. Tale sigla era identica a quella a cui si è accennato nelle Note sulla sigla d'apertura.
- Esiste una pagina Facebook dedicata alla sigla di fine trasmissioni Rai.
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