Back to the Beginning (2026)
Ritorno all'inizio
Il 22 Luglio 2025 il mondo della musica si è fermato. Il “Principe delle Tenebre”, uno dei padri fondatori dell'Heavy Metal, il leader di una delle band musicali più influenti del XX secolo, il leggendario Ozzy Osbourne, si è spento all'età di 76 anni. Nonostante lui stesso abbia predetto la sua dipartita innumerevoli volte, probabilmente il tempo per lui non era ancora arrivato prima di quel momento. Forse c'era bisogno di un evento, di un istante, di un episodio che lo consacrasse alla storia, che scolpisse la sua memoria in una lapide più di quanto le parole potessero fare. E quel momento è arrivato.
Il 5 Luglio 2025, a Birmingham, si è chiuso un cerchio, proprio lì dove è cominciato tutto alla fine degli anni '60. Uno dei più grandi concerti-evento della storia musicale, l'ultima occasione per celebrare un gruppo monumentale e il suo leader, insieme ad uno sconfinato numero di figure importantissime nella scena musicale degli ultimi 50 anni. Il 5 Luglio 2025 i Black Sabbath e Ozzy Osbourne si sono riuniti per salutare definitivamente il loro pubblico e finalmente congedarsi dopo decenni di successi e di storia in quello che è stato chiamato “Back to the Beginning”.
17 giorni dopo, Ozzy Osbourne moriva serenamente nella sua residenza, circondato dall'affetto della sua famiglia e dall'amore dei suoi fan in tutto il mondo.
A questo punto, il fatto che Sharon Osbourne avesse deciso di far registrare il concerto e di farlo diventare un documentario da proiettare al cinema, assume una connotazione ancora più speciale, perchè rimane a testimonianza dell'ultimo grande desiderio di Ozzy, e anche come tributo alla sua vita, alla sua carriera e alla sua figura da carismatico leader di un'epoca intera. Questo documentario-concerto è arrivato, in esclusiva al cinema e in sole due date, 28 e 29 Ottobre 2026.
Io sono andato a vederlo, e ora vi racconto com'è andata.
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L'uomo di ferro
Il documentario si apre direttamente sulle immagini del concerto e su un'esibizione in particolare, che non si è svolta esattamente all'inizio, ovvero “I don't know” con il nostro Ozzy, il sempre fedele Zakk Wylde alla chitarra, Mike Inez al basso e l'inossidabile Tommy Clufetos alla batteria. La scelta non è del tutto inaspettata, perchè storicamente Ozzy Osbourne amava aprire i suoi concerti con la “Carmina Burana” seguita proprio dal primo brano del suo primo album da solista “Blizzard of Ozz”.
Dicevo che nel documentario è stata inserita come prima performance, ma che in realtà non lo è. Questo perchè è stato scelto di “frammentare” il concerto mostrando le esibizioni in ordine sparso, probabilmente per non lasciare tutto il “meglio” alla fine ma diluirlo nelle 2 ore e 27 minuti di durata.
Nelle successive ore di film, tra un'esibizione e l'altra, sono stati raccontati alcuni retroscena dell'organizzazione dell'evento, voluta fortemente dalla moglie di Ozzy, Sharon, e affidata nella sua direzione artistica al leader e chitarrista dei Rage Against the Machine, Tom Morello. Morello ha dichiarato che avrebbe voluto renderlo il “più grande spettacolo heavy metal della storia” e importante almeno quanto il concerto-tributo a Freddie Mercury.
Tutto l'evento si è svolto nell'arco dell'intera giornata in quanto gli artisti contattati e presenti erano davvero tantissimi. A loro è stato chiesto di portare 2/3 brani della loro discografia e 1 o 2 brani dei Black Sabbath o di Ozzy Osbourne da portare come cover. La scelta delle canzoni è stata piuttosto interessante, sono stati portati molti brani iconici ma anche alcuni meno conosciuti, facenti parte della seconda parte della discografia dei Black Sabbath, quella ricordata meno nel periodo di declino della band alla fine degli anni '70 e sfociata poi nel licenziamento di Ozzy. C'è da dire che molte sono state anche le band o gli artisti che non hanno potuto partecipare per impegni concomitanti (tipo AC/DC) o perchè hanno rifiutato (tipo Robert Plant dei Led Zeppelin).
Cronologicamente parlando, tutta la parte “diurna” del concerto ha visto l'alternarsi di gruppi/artisti invitati all'evento, mentre la parte “notturna” ha visto prima esibirsi Ozzy Osbourne nella sua veste solista, per chiudere poi con 4 brani dei Black Sabbath nella sua formazione completa e originale: Ozzy, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward.
Ben 45000 fortunate persone hanno potuto assistere dal vivo a questo evento, e le telecamere si sono soffermate più volte sui fan urlanti o in lacrime, a testimonianza di un momento molto emozionante per tutti, forse consapevoli già che sarebbe stata l'ultima occasione per vedere il gruppo al completo e Ozzy Osbourne ancora vivo.

Treno pazzo
Per quanto riguarda gli artisti e la scaletta, e per ovvi motivi registici e di durata, le esibizioni delle guest star non sono state riprodotte integralmente (è possibile trovare la scaletta completa sulla pagina Wikipedia), ma si è dato spazio soprattutto ai brani coverizzati della discografia dei padroni di casa. Questa è la lista delle canzoni e degli artisti che è stato scelto di rappresentare in questo documentario:
- Mastodon – Supernaut
- Rival Sons – Electric Funeral
- Anthrax – Into the Void
- Halestorm – Perry Mason
- Lamb of God – Children of the Grave
- Tom Morello's All Stars (supergruppo A) – Shot in the Dark/Believer/Changes
- Alice in Chains – Fairies Wear Boots
- Gojira – Under the Sun
- Drum-off (Travis Barker/Danny Carey/Chad Smith) – Symptom of the Universe
- Tom Morello's All Stars (supergruppo B) – Snowblind/Flying High Again/Bark at the Moon/Train Kept A-Rollin/Walk This Way
- Pantera – Electric Funeral
- Tool – Hand of Doom
- Slayer – Wicked World
- Guns N' Roses – Never Say Die
- Metallica – Hole in the Sky
Alcune note per quanto riguarda queste esibizioni...
Qualche gruppo ha cantato anche altri brani dei Black Sabbath, come ad esempio i Pantera, che hanno portato la loro celebre cover di Planet Caravan, oppure i Metallica, che hanno portato anche Johnny Blade. E' quantomeno curioso che sia stato scelto di far vedere una seconda esibizione di Electric Funeral anzichè una canzone più iconica come Planet Caravan, oltretutto cavallo di battaglia della discografia dei Pantera. Inoltre, i due gruppi delle “All Stars” di Tom Morello, sono costituiti da tutti quei componenti di altri gruppi che non sono venuti insieme alla band, e sono stati uniti ad altri musicisti per formare dei “supergruppi” temporanei (si possono citare Nuno Bettencourt degli Extreme, Mike Bordin dei Faith No More, David Draiman dei Disturbed, Yungblud, Billy Corgan degli Smashing Pumpkins, Steven Tyler degli Aerosmith ecc..).
Personalmente, mi ha fatto strano non trovare alcuna canzone proveniente dall'album “Sabbath Bloody Sabbath” (nonostante tantissimi artisti sul palco portassero una maglia con il logo del disco), così come trovare ad esempio “Wicked World” (che tra l'altro è già una cover di suo) ma non “Black Sabbath” o “The Wizard”, notoriamente brani più famosi. Chiaramente tutti i pezzi più iconici di “Paranoid” sono stati lasciati ai Sabbath stessi per la loro esibizione finale.
Io personalmente ho apprezzato in modo particolare le esibizioni dei Mastodon, dei Gojira e dei Tool, notevoli anche gli assoli di batteria durante Symptom of the Universe. La cover di “Changes” di Yungblud è stata osannata dalla critica e premiata anche con un Grammy Award. Anche questa un'ottima esibizione, molto lontana dall'originale ma davvero molto sentita da parte dell'artista.
Nella tarda serata, è stato il turno di Ozzy, che ha cantato questi brani:
- I Don't Know
- Mr. Crowley
- Suicide Solution
- Mama, I'm Coming Home
- Crazy Train
E a chiusura del concerto, i Black Sabbath con:
- War Pigs
- N.I.B.
- Iron Man
- Paranoid
Come dicevo, “I Don't Know” è stata scelta come canzone di apertura del documentario, mentre gli altri brani sono stati eseguiti tra una cover e un'altra, tranne “Mama, I'm Coming Home”. Io ero a conoscenza del fatto che fosse stata eseguita, ma arrivato praticamente al termine del documentario pensavo la avessero tagliata, invece hanno deciso di metterla a chiusura di tutto quanto, anche dopo i quattro brani della discografia dei Black Sabbath. La motivazione mi è stata ovvia subito dopo: è stato il momento lacrima. Tutti, sia sotto al palco che al cinema, erano visibilmente commossi nel sentire la sua ballad più famosa a chiusura di tutta la sua carriera, e col senno di poi, della sua vita.

Non puoi uccidere il Rock 'n' Roll
Ozzy Osbourne era malato da tempo. Dopo decenni di abusi di sostanze stupefacenti e di alcol in maniera oltremodo smisurata, è stato già un miracolo che fosse arrivato alla sua età, ma qualche anno prima della sua morte lo aveva colto una particolare forma di Parkinson che lo aveva prima costretto a diminuire i live, e poi lo aveva ridotto alla sedia a rotelle in quanto non più in grado di stare in piedi. Ma questo non lo ha fermato.
Se c'è una cosa che ho imparato da Ozzy è che lui è il ritratto vivente della resilienza. E' caduto (metaforicamente e letteralmente) decine di volte e si è sempre rialzato, perchè la musica e il suo pubblico erano la sua passione, e la sua famiglia il suo appiglio più importante. Anche in questo caso, forse anche consapevole della fine imminente, ha tentato il tutto per tutto per esserci un'ultima volta, e ce l'ha fatta. Vederlo su quel palco in quelle condizioni è allo stesso tempo meraviglioso e straziante, se non altro perchè nel nostro immaginario collettivo, il Principe delle Tenebre soleva correre e saltare per il palco come fosse posseduto. Guardarlo quindi cantare seduto su un trono fa molta impressione, ma anche molta tenerezza. Più di una volta sembrava sul punto di volersi alzare, e in qualche occasione tutti hanno pensato che ce la potesse anche fare, ma alla fine ha dovuto arrendersi alla sua malattia, che comunque non gli ha tolto il sorriso o la voce, stanca ma lucida e forte.
E' stato difficile seguire quasi 2 ore e mezza di concerto del proprio idolo seduto su una poltrona senza potersi muovere, e difatti io non ce l'ho fatta. L'impulso di cantare e muoversi a ritmo delle chitarre e della batteria, seppur senza disturbare gli altri, è stata più forte della costrizione imposta dal cinema, che ha reso l'esperienza piacevole, seppur lontana dall'emozione provata sotto al palco, emozione che ho potuto provare nel 2013 quando ero in quarta fila al Gods of Metal di Rho, ad urlare a squarciagola le canzoni del suo repertorio.
Glielo dovevo. Mi ha dato tanto, mi ha dato troppo. I suoi dischi hanno accompagnato fasi fondamentali della mia vita e certe canzoni sono letteralmente la colonna sonora di alcune tra le mie più importanti esperienze. Essere lì, con tante persone che lo amano, per lui, mi è sembrato il più doveroso tributo alla sua incredibile carriera. E anche io, alla fine, ho pianto.
Proprio negli ultimi minuti del documentario, la famiglia di Ozzy ha deciso di inserire un contributo molto privato e molto toccante, di un Osbourne papà con suo figlio Jack ancora piccolo, a cui spiega come “ringraziare il pubblico alla fine di un concerto”. Onesta e malinconicamente divertente la risposta di Jack alla domanda di Ozzy “Cosa diresti alle persone che non amano Ozzy Osbourne?“:
“Si fottano, andiamo a casa papà”
Perchè c'è una cosa che tutti noi abbiamo imparato da lui... Per quanto i nostri corpi siano destinati all'oblio, nessuno può uccidere il Rock 'n'Roll!
