slovenpergliamici

tutto quello che si può scrivere in un wall of text su ciò che più mi appassiona: teatro, volontariato europeo e - ovviamente - la Slovenia

wisemen say “only fools rush in”, but I can't help falling in love with....Ljubljana

come dicono gli sloveni, non puoi pronunciare la parola Slovenia senza la parola LOVE e, in quel dicembre del 2019, mi sono innamorato pazzamente di quella città fantastica che è Ljubljana (tra l'altro anche nel nome Ljubljana c'è la radice di ljubiti ,“amare” in sloveno)

Quando ho ricevuto il rimborso dell'ultimo training course in Lituania mi sono detto “ok, ora è il momento di prendere il toro per le corna e partire”. Così ho scritto a Blaž e gli ho detto “hey, che programmi hai per inizio dicembre?” e da lì ho preso la decisione di partire alla volta di Ljubljana, per quello che io ho chiamato Progetto SLOwe, cioè Slovenian Weekend. Così mi sono messo alla ricerca dei mezzi più facili per andare a Ljubljana e – dopo aver escluso l'aereo che mi avrebbe fatto fare un giro assurdo per l'aeroporto di Ljubljana – ho puntato su 17 ore di Flixbus da Matera alla capitale della Slovenia (con uno stop a Padova). Prenotato il bus sono andato alla ricerca di un bnb, finché Blaž mi ha detto “niente bnb, ti ospito io”. E quindi era tutto praticamente pronto, dovevo solo organizzarmi col mio bro sui posti da vedere. Io non avevo preferenze particolari, a parte il ponte dei draghi e la casa delle illusioni, poi avrei lasciato a lui la parte dei consigli e delle visite.

Il viaggio verso Ljubljana è stato come un blind date con una persona di cui avete sempre sentito parlare, ma che non avete mai incontrato: il cuore mi batteva all'impazzata e dei ragazzi alla fermata mi avevano detto “fidati, te ne innamorerai”. In quel periodo, poi, casualmente mi comparivano le foto degli amici che andavano in Slovenia, servizi in tv sulla Slovenia, insomma qualcosa mi spingeva prepotentemente lì. E appena sceso davanti la stazione di Ljubljana me ne sono innamorato follemente. La città, l'architettura, il clima, la stazione così old-fashioned: era tutto maledettamente bellissimo. Bro mi aveva spiegato come arrivare a piazza Prešeren – dove ci saremmo incontrati – e dove lasciare la valigia in stazione.

Diagon Alley?

Fatto tutto, mi incammino verso il centro e comincio a vagare senza meta in questa isola pedonale enorme che è il centro di Ljubljana, con strade in cui la musica era trasmessa da alcune casse appese per la via, questi negozi dalle sembianze di antichi negozi dell'epoca vittoriana, un po' come essere a Diagon Alley. E, mentre cercavo una testa bionda familiare, ad un certo punto i miei occhi notano qualcosa di strano: un uomo che cammina e al suo fianco una rhea sudamericana (in realtà avevo pensato ad un emù all'inizio). Libero, senza guinzagli, ma una cosa così particolare che mi ha lasciato a bocca aperta!

an ostrich!!

Poco dopo arriva il mio fratellino e cominciamo il tour per Ljubljana. O meglio, prima andiamo a pranzo col nostro amico Nejc, poi in giro per le varie bancarelle sul lungo fiume a bere dell'ottimo vino caldo e poi tutto il giro, tra casa delle illusioni, parco Tivoli, piazza del congresso, la cattedrale, il ponte dei draghi e un pub nascosto tra le vie del centro. Fin quando non tocca rientrare a casa e prendere l'autobus che ci porterà al suo paese natale, a pochi km dalla capitale.

Heaven on Earth

Sono stati dei giorni stupendi: a parte l'atmosfera meravigliosa dei luoghi in cui siamo stati, a cominciare dalle sorgenti del Kamniška Bistrica – un posto che definire paradisiaco non sarebbe abbastanza – per arrivare a Kamnik, Bled e, ovviamente, il Castello di Ljubljana dalla cui torre si gode di una vista a dir poco spettacolare (e sulla quale sono salito proprio con Blaž a farmi da guida per tutto il castello)! Tra l'altro ne ho approfittato per fare un free tour per altre parti di Ljubljana e conoscerla anche un po' meglio. Il tutto nel periodo precedente il Natale, quindi con tutti i posti addobbati a festa, i mercatini e l'odore del kuhani vino che ti inebriava.

E la cucina! Mamma mia che bontà! Sono stato trattato da re in casa del fratellino, con tutte le prelibatezze della cucina slovena: dai primi ai dolci (la torta di mele per colazione era qualcosa di spettacolare!) Non sono mai stato così felice di un viaggio ed è stato anche bello dal punto di vista sentimentale perché ciò che è partita come una crush è diventata sempre più la migliore amicizia che si potesse desiderare. Ed è così ormai da quattro anni a questa parte.

Il periodo successivo allo Youth Exchange con i miei nuovi “bros” per me è stato bellissimo da una parte, ma bruttissimo dall'altra. Non mi ero legato a qualcuno così tanto da un po' di tempo, avevo un fortissimo bisogno di affetto e quello che mi era stato dato da quei tre ragazzi era una cosa spettacolare. E non solo da loro. Perchè oltre a loro tre c'erano anche altre persone che mi han dimostrato il loro affetto e la loro vicinanza. Insomma, pur avendo avuto attacchi di panico- magistralmente curati dagli abbracci e le parole di conforto di Blaž – e avendo visto pioggia praticamente tutti i giorni, quel progetto per me è stato un nuovo inizio. Nei giorni successivi ricordo che ci siamo scritti moltissimo, sia con Blaž che con Ilias, col quale ci fu una telefonata la settimana dopo Pasqua perché ero preoccupato dal non ricevere messaggi del mio fratellino (non saprei nemmeno se definirla una “crush” alla fine...non avevo alcun tipo di impulso nei suoi confronti, se non quello di abbracciarlo...), poi però si è risolto tutto. Avevo conosciuto, tra l'altro, una nuova associazione : Sfera66-Italy e tramite loro ho iniziato di nuovo a partecipare ai progetti. Neanche un mese dopo ero a Bacoli, per un progetto su “genitori e imprenditoria giovanile”: l'unico italiano in mezzo a partecipanti da Ucraina, Armenia ed Azerbaijan, tutti poi che parlavano russo tra di loro, è stata una sensazione bruttissima! (non per il russo, quanto per il senso di esclusione che ho provato). Ma allo stesso tempo, che cosa bellissima aver potuto visitare sia Bacoli che la meravigliosa realtà di Parco Cerillo, questo parco enorme – più di 100 ettari, se non sbaglio – gestito interamente da dei ragazzi di una cooperativa che all'interno ci hanno costruito un bar e uno spazio di aggregazione e che, proprio poco tempo fa, ha rischiato di sfumare per una scarsissima visione dell'amministrazione.

al parco Cerillo

al Parco Cerillo

Un'esperienza che non dimenticherò mai in quel di Bacoli fu la cena a casa di alcuni amici di uno dei trainer assieme ad un ragazzo palestinese che vive attualmente in Svezia. Soprattutto per la convivialità del momento, l'allegria e anche per le storie che ha raccontato Alaa, rafforzando ulteriormente una mia convinzione sulla situazione delicatissima nel suo territorio d'origine.

Dopo qualche mese, sempre con Sfera66, ho partecipato ad una study visit (che è praticamente la APV di cui parlai nel primo post) in un posto meraviglioso in Lituania , dalle parti di Vilnius, che si chiama Daugirdiškes [https://www.daugirdiskes.lt/en/], in questo bellissimo training center assieme a ragazzi provenienti dalla Romania, dalla Bulgaria, dalla Lettonia , ovviamente dalla Lituania e dalla Norvegia. E là, seconda crush del periodo Erasmus+, stavolta un po' più pesante, per un ragazzo norvegese di nome Eirik. Ma, parlando del progetto, era sul mobility youthwork e quindi su come gestire il lavoro con i giovani quando non si ha una sede vera e propria perché si vive in aree rurali e quindi bisogna adottare altri sistemi per avvicinarsi ai giovani.

il primo gruppo in Lituania...

il primo gruppo in Lituania, qui alle prese con gli cepelini

Abbiamo visitato alcuni youth center in giro per la Lituania (tutti in un giorno, tra l'altro) e incontrato alcuni volontari. Poi il progetto sarebbe andato avanti ad ottobre. E infatti così è stato: ad inizio ottobre siamo ritornati in Lituania e – così come io ero l'unico a tornare del gruppo italiano – anche gli altri gruppi sono tornati con persone nuove (e quindi ciao Eirik, che nel frattempo si era eclissato anche sui social) .

...e il secondo

e il secondo!

Tornato dalla Lituania, riprendo il mio studio dello sloveno, che avevo iniziato tramite applicazioni, audio e quant'altro fosse recuperabile via Internet e mi dico: “quasi quasi un weekend in Slovenia non sarebbe male”. Così, attendo il rimborso del training course e scrivo un messaggio a l mio fratellino dicendogli “ma tu a dicembre come sei messo? Perchè volevo farmi un giro a Ljubljana”.

E quel weekend lungo è stato il viaggio più bello che potessi immaginare, perché lì mi sono davvero, davvero innamorato. Ma della Slovenia!

Però vi racconterò tutto la prossima volta!

photo by Nejc Kavka

photo by Nejc Kavka

Dopo la frattura e l'esser stato “fermo” tra stampelle e sedia a rotelle, arrivò la chiamata per un altro youth exchange. Questo stavolta sarebbe stato a un'ora e mezzo di auto da casa (sì, si possono fare Youth Exchange nella propria nazione) e ovviamente avrei fatto il team leader italiano. Pur essendo a un'ora e mezzo di auto, mi toccava prendere il treno e poi un bus, anzi due. Ricordo che avevo questo zainone sulle spalle, un materasso da campeggio ed un sacco a pelo (che ci avevan chiesto di portare). E una valigia. Il tema del progetto era il trekking, eppure di trekking non ne abbiamo fatto troppo, perchè ha piovuto quasi tutto il tempo e gli unici giorni in cui non ha piovuto non avevamo attività all'esterno. Nonostante questo, questo progetto è stato per me il mio 2.0, la mia rinascita, il mio nuovo inizio. Innanzitutto perché ho ricominciato a far progetti, a fare rete, a conoscere nuove persone, ad imparare nuove cose. Pur riscoprendomi man mano più fragile, più esposto ai triggers, ho dovuto rifare i conti con uno dei miei più temibili “nemici”: gli attacchi di panico. Ma è stato grazie a questo progetto che ho conosciuto l'amore della mia vita, la Slovenia. Nella camerata in cui dormivo eravamo in 8: divisi in spazi da quattro. Io ero insieme ai due ragazzi che, assieme ad Albert dalla Danimarca, io considero i miei bros, i miei fratelli da madri diverse, Ilias dalla Grecia e quello che poi ha ispirato il mio nick “slovenskibrat” ossia il mio fratello sloveno: Blaž.

da sinistra: Albert, io, Blaž e Ilias

da sinistra: Albert, io, Blaž e Ilias

Voi direte “ah, ecco la passione da dove viene!” e invece no! Pur essendo Blaž una delle persone più importanti per me in quel periodo e ancora oggi, la mia passione per la Slovenia non è dipesa del tutto da lui. Ma dal suo intero team e da una ragazza che, durante un'attività in cui eravamo nello stesso gruppo, viene vicino a me e mi mostra delle frasi in sloveno. Mi sono così appassionato a quella lingua, alla presentazione della loro nazione che me ne sono appassionato e – tornato a casa – ho cominciato a studiarne la storia, la lingua, la cultura...tanto che poi ci sono partito per la Slovenia, ma ve lo racconterò più in là!

Quel progetto sul trekking mi ha insegnato un sacco di cose: prima fra tutti il poter contare sui miei “bros”, a non arrendermi più di tanto, da Albert ho visto cosa vuol dire essere un team leader (specie dal suo modo di affrontare i problemi di un team) e quanto è bello poter essere un volontario IVS (in soli due anni aveva fatto qualcosa come 24 progetti). E mi ha lasciato delle belle sensazioni, legate alle bellissime persone conosciute, ai luoghi visti, ai momenti di divertimento (come il cantare “I want it that way” per strada, mentre eravamo di ritorno verso il nostro ostello all'una di notte, in una via di Maratea). Magari non è stato il migliore in assoluto a livello atmosferico, ma tutta quella pioggia mi ha insegnato quanto è importante il problem solving quando sei nell'organizzazione di un progetto e – porcaccia miseria! – i ragazzi di problem solving ne han dovuto fare un sacco! E, come ho già detto, quello è stato il mio 2.0, il mio punto da cui è ricominciato tutto e che mi ha fatto ancora di più rendere conto di quanto sia importante far parte del mondo IVS per me.

Arrivò il 31 ottobre 2015: ero di ritorno in Italia, con il magone perché – almeno così credevo – sarebbe stata la mia prima e ultima esperienza nel mondo Erasmus+. E invece no! It's not over till E+ says it's over! E finché non lo dice Erasmus+, non finisce! Fui chiamato dalla stessa associazione che mi aveva mandato in Francia pochi mesi dopo il mio rientro, per un “training day” rivolto ai futuri team leaders.

Eh, sì, davanti a me si prospettava tutto un altro mondo: non avrei potuto fare il volontario EVS, questo sì, ma non era mica finita così! C'erano tante e varie avventure ancora da vivere!

Play Different, 2016

Potevo accompagnare i ragazzi a fare gli Youth Exchange o partecipare ai Training Course, ai Dialoghi Strutturati, alle Study Visit, fare il camp leader...tutte esperienze che avrei scoperto negli anni a seguire. E la prima esperienza da team leader arrivò nel novembre 2016, a distanza di un anno, quando con dei ragazzi e delle ragazze – tutti pugliesi – partimmo alla volta di Puente Genil, un piccolo borgo a metà tra Malaga e Còrdoba, in Andalusia. Era il mio primo youth exchange in assoluto e il nome dello scambio era “Play Different” – perché gli YE ed i Training Course hanno tutti un titolo – quindi il focus dell'esperienza era il gioco, la dipendenza da gioco e droga ma anche la conoscenza di vari tipi di gioco (ricordo che fu la prima volta in cui mi interfacciai con Werewolf/Lupus in Tabula/Mafia, uno dei miei giochi preferiti), i LARP (live action role playing) e la prima esperienza di Escape Room. Senza parlare del fatto che vidi le due città vicine e fu una bellissima esperienza passeggiare in una città così multiculturale come Cordoba e vedere Malaga, seppure sotto la pioggia. Fu la mia prima esperienza come leader, poi ci fu un po' di pausa e nel 2018 altre due esperienze di cui mi ricorderò sicuramente: il mio primo dialogo strutturato e un altro YE. Sempre in Spagna, ma questa volta a Leòn.

Vi chiederete cosa sia un dialogo strutturato Erasmus+. Fa parte sempre dei progetti giovanili e prevede l'interazione di gruppi di giovani ed associazioni con amministratori locali o nazionali. Il tutto sempre utilizzando il metodo della #NFE, cioè l'Educazione Non Formale (mi son reso conto che nel post di prima non lo avevo specificato) e solitamente nei dialoghi strutturati gli argomenti sono meno generali e più specifici sul territorio. Infatti il nostro dialogo strutturato si chiamava Stay2 e abbiamo trattato il tema dello spopolamento nella mia regione. C'è stata un'attività fantastica, chiamata Human Library, dove chi voleva raccontava di una iniziativa sul proprio territorio e ricordo che io mi misi a parlare del progetto di rigenerazione urbana che portavamo avanti nel nostro centro storico. E come me tanti altri lo han fatto. Quello è uno dei lati positivi di questi progetti, in fondo: la possibilità di creare una rete di contatti di dimensioni che nessuno si aspetterebbe! E, se si vuole entrare nel mondo dell'IVS, è fondamentale avere una rete alle spalle.

Stay2, 2018

Due mesi dopo il dialogo strutturato è stato il momento del mio secondo youth exchange. Sempre in Spagna, ma dalle parti di Leòn. Uno scambio di cui ricordo poco, tranne che il target di età era leggermente minore rispetto al solito (non 18-30 come fascia di età , ma 13-18) e c'è un motivo per cui ricordo poco. Una sera, dopo una bellissima giornata passata in un parco avventura con il tiro con l'arco, la visita in una grotta, stavamo giocando tranquillamente nel giardino della struttura quando cado per terra e non riesco ad alzarmi. Frattura di tibia e malleolo. A Leòn, lontano da casa. Corsa in ospedale e nottata lì, la mattina dopo essere uscito dall'ospedale riparto per casa, lasciando i ragazzi del mio gruppo lì e mi ricoverano in ospedale per operarmi alla gamba. Da allora ho due barre di titanio nella gamba, ho passato tutto il resto dell'estate in carrozzina e con le stampelle, fino a marzo del 2019. Il periodo più brutto fino a quel momento: pensavo di aver “preso il giro”, essere entrato in qualcosa di bello e quella caduta mi ha buttato molto a terra. Anche se a dicembre ho comunque partecipato alla seconda parte del dialogo strutturato. A Matera, in mezzo al centro storico. Con le stampelle. Sì, lo so, sono un folle...

In quei momenti avevo pensato fosse finito tutto. Ma cambia tutto a marzo 2019, quando mi arriva un messaggio ed io avevo finito la fisioterapia e la riabilitazione. Ma ve ne parlo la prossima volta...

So che vi aspettavate un primo post sulla Slovenia, ma per farlo ho bisogno di partire dall'inizio e quindi parlare di come sono arrivato a conoscere la Slovenia. Vale a dire, di come sono entrato nel mondo del Volontariato Internazionale, altrimenti noto come IVS. Era il 2015 quando, tramite una conoscenza, mi viene suggerito di contattare una associazione di mobilità giovanile (più che altro, per rimediare al fatto che al loro infoday non si fosse presentato nessuno) e decisi di farlo. Si prospettava davanti a me l'idea di fare un progetto di volontariato in un'altra nazione europea, uno short-term, tra l'altro incentrato sul teatro – il mio argomento preferito! – e non potevo non coglierla! Soprattutto perché avrei compiuto 30 anni a giugno e – almeno così credevo – quella sarebbe stata la mia ultima occasione di poter partecipare al programma Erasmus+. Tutto pronto, sarei partito il 1° ottobre (o meglio, il 30 settembre dalla Basilicata alla volta di Torino, per poi prendere il bus notturno per Grenoble) e per un mese avrei fatto il volontario dello SVE (Servizio di Volontariato Europeo) tramite un'associazione del posto presso una compagnia teatrale. Non stavo più nella pelle! Pur non essendo la mia prima esperienza all'estero nè di convivenza fuori casa, tutto quel viaggio aveva qualcosa di entusiasmante! (che rischiava di sfumare dopo le ore di treno in uno scompartimento con l'aria condizionata rotta, la gente che lasciava rifiuti dappertutto, con la musica a palla e altro...ma vabbé, sorvoliamo!). Qualche giorno per adattarmi al nuovo ambiente, alla nuova casa, al mio nuovo coinquilino e al francese, soprattutto e poi l'avventura ebbe inizio. Ricordo bene l'incontro con i ragazzini a scuola, durante le lezioni pomeridiane, con le signore del laboratorio, i momenti con Loghan e Stephanie a studiare il loro copione e a cercare di pronunciare nel miglior modo possibile le parole in francese e le camminate con Mathieu in cui mi insegnava un po' di vocabolario utile. Ricordo il localino in un pied-a-terre, con un piccolo palco, il bar, una minuscola sala cinema e una stanza in cui si giocava a carte e giochi di società. Ricordo la sede dell'associazione e come il tragitto col bus per arrivarci mi ricordasse tantissimo il villaggio de La Bella e La Bestia. Le facce, gli incontri, la soddisfazione in alcuni incontri con il sindaco e alcuni delegati della comunità dell'Isère per aver messo insieme delle frasi di senso compiuto, non avendo mai studiato francese in vita mia. E poi arrivò la fine del mese, e con essa l'APV (o, come la pronunciavano loro, l' “APeVè”), l'Advanced Planning Visit, ovvero un preincontro in cui i team leader di uno Youth Exchange (ossia di uno scambio giovanile) visitano il luogo in cui lo scambio avrà luogo per capire come muoversi, gli spazi a disposizione e conoscersi preventivamente. E complice la pausa scolastica, l'APV divenne il mio terreno di prova per mettere alla prova ciò che avevo imparato in quel mese. E quindi mi fu affidato il compito di “responsabile degli energizer” per il gruppo, che era composto da due ragazzi macedoni, due italiani (tra cui la responsabile per il sending della mia associazione) più me e il mio coinquilino, tre ragazzi francesi di seconda generazione, una ragazza polacca e due ragazze dalla Slovenia (ma non è stato quello il momento in cui me ne sono innamorato!).

Grenoble, 2015

Furono dei giorni meravigliosi, soprattutto per come si concluse il tutto. Tornai a casa soddisfatto, con nuovo materiale da portare nel mio bagaglio culturale, nuova gente conosciuta con cui ancora oggi sono in contatto e la consapevolezza che quella che credevo sarebbe stata la mia prima ed ultima esperienza nel mondo dell'IVS e di Erasmus+ aveva totalmente cambiato il mio modo di essere. E di questo ne sarò sempre grato.