La strada brucia cantava Alan Sorrenti nel 1981
La strada uccide scrivono i giornalisti nel 2026
E niente, non ce la fanno, è più forte di loro: la cultura auto-centrica li ha resi schiavi di una narrazione che si ripete sempre uguale
Non ce la fanno a scrivere che le persone uccidono altre persone, che il camionista in questione è un assassino: il semplice fatto di non avere usato una pistola o un coltello lo assolve automaticamente da quell'infamia.
Così dobbiamo leggere che in Italia esistono delle strade assassine e dei tragitti letali, parole che se venissero lette da un virus sai come ci rimarrebbe male? Ce lo vedo a mandare una mail di protesta alla redazione rivendicando per sè l'aggettivo letale.
Il rasoio di Occam non si applica mai a danno del traffico stradale, se in quel tratto di strada gli incidenti sono così frequenti perché non vietare l'accesso ad automobili e camion? Si risolverebbe il problema alla radice.
Quale sarà il prossimo titolo?
– Rotonda criminale
– La corsia del terrore
– Non percorrete quella strada
Mi sto chiedendo se sia possibile quantificare il danno che subirebbe l'informazione italiana in caso di vendita del Gruppo GEDI. E la risposta è si, è possibile: il danno sarebbe pari a ZERO.
Era più o meno il 2006 quando un luminoso Marchionne di cui è possibile ricordare solo i pregi senza evidenziare i difetti iniziava un lento ed inesorabile processo di deindustrializzazione della FIAT e di conseguenza di Torino, del Piemonte e dell'Italia (la delocalizzazione in Polonia e Turchia è antecedente ma la leadership italiana non era mai stata messa in discussione). Questi eventi si svolgevano nel silenzio più assoluto di sindacati, politici locali e nazionali e giornalisti che solo negli ultimi anni sembrano essersi accorti di un “problemino”. E qual è stato il ruolo del quotidiano in questione in questa vicenda? Nessuno, forse qualche sparuto trafiletto ma la mia personalissima opinione è che i dipendenti fossero tenuti a seguire una linea editoriale ben precisa, altrimenti non mi saprei spiegare il silenzio assordante che ha accompagnato l'Italia fuori dall'industria dell'automobile.
In definitiva se La Repubblica dovesse smettere di andare in edicola non ci sarebbe nessun impatto sulla libertà di informazione in Italia.