Senza l'ascolto, non c'è alcuna Chiesa
Questa è una breve riflessione, più amara che dolce, sulla presenza della Chiesa in Internet. Cominciamo dai siti ufficiali, della CEI o del Vaticano. Grandi siti, fatti bene, che pubblicano grandi eventi, che interessano soprattutto a sacerdoti, religiosi, vertici di associazioni. Non c'è nulla per il semplice fedele, a parte la liturgia e il vangelo del giorno che ormai si trovano dappertutto. Inutile dire che è difficile interagire, non ci sono contatti a cui scrivere, e se anche si scrive, probabilmente non c'è nessuno che risponde. Sono delle belle vetrine, curate, che costeranno anche non pochi soldini.
Poi ci sono i siti delle comunità più piccole, dalle Diocesi alle parrocchie. Sono realizzati di solito da persone di buona volontà che se ne intendono di siti web. Ma una volta fatti, e passato l'entusiasmo delle prime settimane, è raro che vengano aggiornati. Ne ho trovati alcuni ad Agosto con le foto dell'albero di Natale. Anche lì, se vuoi scrivere a qualcuno, ammesso che esista uno straccio di email, non otterrai risposta.
Veniamo adesso alle pagine Facebook, Instagram, ecc. Qui le cose sono addirittura peggiori. Esistono profili abbandonati da tempo, molte volte anche di sacerdoti, che stanno lì non aggiornati e ci resteranno per sempre, perché probabilmente chi li apre non sa che deve chiuderli altrimenti resteranno pubblicati per l'eternità (o quasi). Anche su quei profili, ci si accorge che non si può interagire con nessuno, che sono stati aperti tanto per, e non sono né seguiti né utilizzati.
Cosa si evince da tutto questo? la conclusione è che la Chiesa ha grossi problemi di comunicazione, che la presenza in rete è un qualcosa di sporadico, casuale e non organizzato, che le notizie viaggiano a senso unico. In pratica, si parla, si scrive ma non si ascolta.
L'ascolto è fondamentale per una fede basata sull'ascolto della Parola di Dio. Sulla preghiera e sulla meditazione. E' inutile avere un sito web se non viene utilizzato per rafforzare l'unione della comunità, come è inutile avere una pagina Facebook per poi abbandonarla perché non è etico stare su Facebook. La rete non è un contenitore dell'indifferenziato, o il covo dei peccatori da redimere. Se tale strumento non si conosce, non si sa usare, fa ribrezzo, è peccato usarlo, non utilizzatelo. E' meglio avere una parrocchia senza pagina Facebook che con una pagina abbandonata a sé stessa.
La rete è una grande opportunità di comunicazione, va utilizzata nei modi giusti, da persone che conoscono quello che fanno. Può essere uno strumento di unione, di dialogo tra i sacerdoti e i fedeli. Ma non nello stile dei social media, pieni di video e frasi ad effetto. La rete deve unire, non dividere. Deve essere un prolungamento dei rapporti reali, un luogo di accoglienza e di comprensione reciproca, una estensione di una comunità raccolta intorno all'Eucaristia.
In questi tempi, dove l'AI sta mangiando tutto quello che trova a disposizione, c'è spazio per tornare alla base dei rapporti umani, all'origine di Internet, quando ci si confrontava e si dialogava sui vari temi del tempo. E' un'occasione che non possiamo perdere, perché non avremo una seconda chance. Bisogna rimboccarsi le maniche ed uscire dalla nostra “comfort zone”. Le comunicazioni in rete non possono più essere lasciate al caso, ma devono essere organizzate, gestite, indirizzate con una linea guida chiara e coerente.
Il mio augurio è che questo anno che sta per arrivare, possa portare a riflessioni più profonde e con l'aiuto e la guida dello Spirito Santo si possa iniziare con umiltà un cammino di coerenza e di coesione, anche utilizzando i giusti strumenti che la rete mette a disposizione.
Namasté