« P a r r o c c h i e »

Riflessioni per chi ha il coraggio di essere testimone della Verità

Signore Gesù, che ci hai lasciato il comandamento dell'Amore, che ci hai detto di amarci gli uni gli altri, che ci hai insegnato strade nuove, che sei stato un rivoluzionario, portando lo scompiglio nella tua epoca e nelle nostre coscienze, per introdurci alla vera essenza della fraternità universale, guida i nostri passi e benedici questo nostro progetto di comunione e condivisione.

Fa' che sia uno strumento di concordia, unione ed amicizia. Fà che serva ad aprire i nostri occhi verso il prossimo, ad accoglierlo, a conoscerlo, ad aiutarlo.

Aiutaci a non smarrire mai la strada indicata dalla tua Parola, per andare dietro a false illusioni.

Fa' che non ci tolga il tempo per le nostre attività di tutti i giorni, per lo studio, il lavoro, i nostri doveri quotidiani.

Signore Gesù, desideriamo mettere la nostra comunità sotto la protezione della Beata Chiara “Luce” Badano. Con il suo grande amore per Te, è stata di esempio per tutti quelli che l'hanno conosciuta e per quelli che hanno ascoltato o letto la sua storia. Chiara non è morta, Chiara è viva ed è sempre in mezzo a noi, e ci porta il Tuo messaggio di fede e di amore.

INNO PER LA BEATA CHIARA LUCE BADANO

Il tuo ricordo è sempre qui ma no, non è un ricordo perché tu, tu sei una presenza, un angelo che vive insieme a noi. Vorrei descrivere chi sei, ma poi non ho parole, perché tu, tu sei sempre più grande di quello che potrei dire di te. Ma proverò a descriverti guardando la tua immagine scolpita eternamente dentro me.

Chiara Luce, chiara alba tra le cime. Chiara Luce, alba limpida e serena. Donna forte, sempre viva nell’Amore, donna vera, doni tanta pace al cuore.

Dio mi ama, dicevi tu, abbandonata a Lui. Dio mi ama, diciamo noi con te, Chiara.

Un coro d’angeli era lì attorno al capezzale dove tu scioglievi le tue vele nel mare azzurro dell’eternità. S’illuminava il viso tuo: accolta dalla schiera di Maria. Con ogni tuo sorriso hai dato il paradiso che era in te. E tu, sei dentro l’invisibile, eternamente giovane. Sei nostra “Luce” e sempre lo sarai.

PREGHIERA PER LA PACE

Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch'io porti amore, dove è offesa, ch'io porti il perdono, dov'è discordia ch'io porti l'Unione,

dov'è dubbio fa' ch'io porti la Fede, dove è l'errore, ch'io porti la Verità, dove è la disperazione, ch'io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch'io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto. Ad essere compreso, quanto a comprendere. Ad essere amato, quanto ad amare Poiché:

Se è Dando, che si riceve. Perdonando che si è perdonati; Morendo che si risuscita a Vita Eterna. Amen.

Benedizione di fra Stefano Bordignon

Carissimo Luigi Ti ricordo nella preghiera, Dio ti illumini nel tuo progetto affinché tu possa fare del bene e favorire una comunicazione autentica nella verità e nella carità. Dio ti benedica Un abbraccio fraterno Pace e bene ☩ 𝒻𝓇𝒶 𝒮𝓉𝑒𝒻𝒶𝓃𝑜

PADRE NOSTRO

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

AVE MARIA

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

GLORIA AL PADRE

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo com'era nel principio, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

ORAZIONE Signore Gesù, Ti chiediamo, ora, la benedizione sulle persone presenti, su quelle che si uniranno a noi, e su quelle che contribuiranno in qualsiasi modo per portare questo progetto e la Tua Parola in ogni parrocchia e in ogni comunità cristiana.

Confidando nella Tua benedizione, preghiamo per la pace in ogni angolo del mondo.

Per Cristo nostro Signore

Amen

Gesù confido in te.

La preghiera è una delle cose più sottovalutate della religione e in generale della spiritualità. Ad un occhio esterno, può sembrare che la preghiera venga utilizzata come supplica per ottenere dei vantaggi personali. In realtà non è affatto così. La preghiera rappresenta il canale di comunicazione tra il nostro cuore e Gesù. E' un dialogo con il quale ci si conosce, piano piano, e si impara a riconoscere Cristo nelle vicende della nostra vita.

Seguire Gesù senza pregare, è come avere un amico e non parlarci mai. Non ci si può conoscere senza avere dialogo, continuo, ogni giorno. E' difficile trovare il tempo ed il luogo giusto. Di solito c'è bisogno di un attimo di calma, di silenzio, per rivolgere i pensieri esclusivamente al Signore. Però questa condizione non si avvera quasi mai. Viviamo le nostre vite in un continuo susseguirsi di eventi, impegni, cose da fare. Non sempre si può fare silenzio, non sempre si trova il posto giusto. Ed allora bisogna adeguarsi a pregare anche in mezzo al rumore, mentre si sta facendo qualcosa, sul posto di lavoro, mentre si cucina o si lavano i piatti.

Il Signore ci ascolta, basta avere un cuore aperto e un pensiero a Lui.

Recuperiamo il rapporto con Gesù entrando in chiesa. Conosco molte persone credenti che non frequentano la chiesa a causa del comportamento poco “etico” dei sacerdoti. Ma la fede è la sequela di Cristo, non dei sacerdoti. E nemmeno ci si può creare una religione personale. La religione cattolica non è una religione personale, ha bisogno di comunità, di amicizia, di preghiere insieme agli altri. Le comunità sono importanti, ci fanno sentire meno soli, ci aiutano, ci spingono ad uscire quando vorremmo chiuderci in noi stessi.

“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”, è questo che disse Gesù. E' un messaggio chiaro e semplice. Non ci isoliamo, cerchiamo gli altri, ascoltiamo le loro storie, facciamo gruppo.

Ci sentiremo di sicuro meno soli.

Namasté

O Beata Chiara Luce, che ci hai mostrato come si ama veramente Gesù Abbandonato, tu che ci hai salutato con un “Ciao”, segno che non te ne sei mai andata dalle nostre vite, aiutaci ad affrontare le piccole e le grandi sofferenze della nostra vita terrena, prendici per mano quando il dolore ci sta portando lontano da Gesù, fa che la tua presenza viva ci ricordi ogni giorno che un sorriso porta luce e gioia, come tu l’hai portata nel cuore di chi ti vuole bene.

Regalaci la tua benedizione e aiutaci a vedere il volto di Gesù.

Amen

Ieri ho assistito alla presentazione di un libro, scritto dal parroco della mia parrocchia. In realtà non è la parrocchia a cui appartengo, ma è la più vicina e la più “viva”. Intendo dire che è un ambiente giovane, con la presenza di diversi gruppi parrocchiali. Insomma, un ambiente dinamico e in continua crescita.

Ebbene, il libro è costituito da brevi pensieri, uno per ogni giorno dell'anno. Subito dopo averlo acquistato, prima della presentazione, ne ho letto qualcuno. Sono brevi pensieri, scritti con un linguaggio poetico, che fanno pensare. Niente di banale insomma, ma delle riflessioni in cui ognuno può ritrovarsi, nella vita di tutti i giorni.

Sono scritti che invitano alla meditazione su noi stessi, sui falsi miti della nostra esistenza. Una “guida” che ha un suo filo logico anche se in apparenza sembrano slegati tra di loro.

Purtroppo, e lo dico con dispiacere, la presentazione non è stata altrettanto genuina. Erano presenti le solite autorità, che hanno fatto i soliti discorsi di circostanza. Parole infiocchettate e discorsi altisonanti, i soliti complimenti di rito, ringraziamenti e frasi fatte.

Voglio bene al mio parroco, un uomo che ha saputo creare e mantenere una comunità di persone, soprattutto giovani, evitando che prendessero cattive strade. Eppure non è un uomo e un sacerdote perfetto, a volte lo vedo preso nelle cose del mondo, che inevitabilmente deve seguire, ma che lo prendono più di quanto lui vorrebbe.

Mi piacciono le persone imperfette, sanno di vita vissuta, sono dinamici, sbagliano perché stanno costruendo qualcosa.

Personalmente avrei fatto una presentazione diversa, leggendo ed approfondendo qualche pensiero del libro, insieme alle persone care, in modo molto simile ai gruppi di lettura. Ma io sono io e non conosco persone importanti.

In conclusione, è un libro che invita alla riflessione, che leggerò ogni sera dopo le mie preghiere. Un libro non perfetto e non famoso, ma che parla direttamente al cuore.

Grazie, don Filippo.

Signore Gesù, vengo a Te così come sono, in questo momento. Accogli la mia umanità, con le sue imperfezioni e la sua bellezza. Tu scegli il silenzio, non il clamore. La semplicità, non il potere. La notte più buia, per portare la luce più vera. In questi giorni di attesa, rallenta il mio passo. Sciogli la fretta che mi consuma, le paure che mi paralizzano, i rumori che soffocano la Tua voce. Trasforma la mia vita in un rifugio accogliente: un luogo dove la debolezza diventa forza, dove le ferite possono guarire, dove Tu trovi spazio per nascere di nuovo. Apri i miei occhi a riconoscere la Tua presenza, anche là dove non la cercherei. Ammorbidisci il mio cuore perché sia accogliente, rendi le mie mani capaci di custodire con tenerezza, fa' che la mia vita sia ricolma della tua grazia. Maria, che hai accolto l'impossibile con fiducia, insegnami ad arrendermi alla speranza. Giuseppe, che hai ascoltato lo Spirito nel silenzio della notte, insegnami a riconoscerne la voce e a lasciarmi guidare. Vieni, Signore Gesù. Perché ho bisogno della Tua luce, del Tuo amore, della Tua pace. Vieni Signore Gesù Adesso, che ho bisogno di te. Amen.

Cari amici della Comunità Digitale “Parrocchie”, nel mio percorso di costruzione di questa piccola isola di amicizia che è la nostra comunità, qualche mese fa ho sentito il bisogno di scegliere una figura di riferimento, un Santo protettore, un maestro di vita che potesse rappresentare un esempio da imitare per tutti noi.

Il mio primo pensiero fu San Carlo Acutis, un giovane canonizzato il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV. Dichiarato “protettore di Internet”, sarebbe stata la scelta più logica ed adatta per una piattaforma digitale in rete. Mi armai di una buona dose di sfacciataggine (una qualità che ultimamente non mi manca) e scrissi alla Fondazione che porta il suo nome, per avere l'autorizzazione di citarlo come nostro protettore “ufficiale”.

Dopo più di un mese, non ebbi alcuna risposta. O non avevano capito la mia richiesta, o non avevano mai letto l'email, o più semplicemente non rispondono a nessuno.

Poco male, non mi persi d'animo e passai al piano “B”. Una ragazza di nome Chiara “Luce” Badano, della quale conoscevo da tempo la storia, in quanto aveva fatto parte dei focolarini di Chiara Lubich. Sempre con la mia ormai proverbiale sfacciataggine, scrissi alla Fondazione Chiara Badano. Dopo qualche settimana, esattamente oggi, 23 novembre, mi è arrivata la risposta. Voglio condividere con voi una sola frase: “Per una vicinanza del cuore non serve indicare una guida in modo ufficiale, e neanche pubblicare preghiere o altro, sarà lei a farsi vicina senza intermediari, direttamente parlando al cuore di ciascuno”.

Avevo commesso un errore, perché non serviva un protettore di Internet, ma una ragazza che aveva basato la sua vita, fin dall'infanzia, sull'amicizia e sull'amore di Gesù. Una persona che non seguiva le mode, non si adeguava alla massa, ma era una buona amica per tutti. Se avete qualche minuto di tempo, andate a leggere la sua storia su chiarabadano.org

Io credo che c'è un motivo per il quale lo Spirito Santo mi ha indirizzato verso di lei, oppure, come scritto nella email, è stata lei a farsi vicina, parlando al cuore. In conclusione, da oggi la Beata Chiara “Luce” Badano, che chiamerò semplicemente Chiara Luce, sarà la protettrice di tutti noi di Parrocchie.

Benvenuta Chiara, abbiamo voglia di ascoltarti.

Namasté

Tanti anni fa, quando io avevo circa otto anni, tutte le persone del mio paese si professavano cristiane. Tanti andavano in Chiesa, facevano parte di gruppi parrocchiali, partecipavano alle processioni e alla festa del Santo Patrono. Non c'era quasi scelta, tutti ma proprio tutti appartenevano alla fede cattolica.

Poi con gli anni, con la venuta di immigrati e lavoratori stranieri, ci siamo resi conto che esistevano anche altre religioni ed altre fedi. All'inizio era buffo vedere queste persone vestite secondo la loro cultura, ma poi, piano piano, ci siamo abituati. Purtroppo però, anche in questo tempo attuale, non abbiamo instaurato quel rapporto di conoscenza reciproca, che porta arricchimento e comprensione, principi fondamentali per vivere in pace.

Man mano che passavano gli anni, con l'avvento degli smartphone e soprattutto dei social network, le pubblicità aggressive ci hanno portato a desiderare sempre più oggetti e a volerli subito. I negozi ed i centri commerciali cominciavano a fare aperture domenicali, e costringevano il personale a lavorare anche di Domenica. Di conseguenza anche la catena produttiva (fabbriche, laboratori, ecc.) era costretta a lavorare anche la Domenica.

La Domenica è diventata ormai un giorno qualsiasi, e il tempo per la fede non c'è quasi più.

Nei tempi attuali, la fede nel Signore è stata sostituita nella fede negli oggetti, nella fede nel danaro.

E così sono nati tanti dèi, il dio danaro principalmente, il dio lavoro, per guadagnare più danaro, il dio social network per guadagnare più followers e numeri, il dio calcio, che ci tiene sul divano a vedere tutte le partite del campionato.

Con tanti dèi in giro, il Signore è stato messo in un angolo. Anzi, ormai ci si vergogna a dire di essere cristiani praticanti. Non è raro incontrare persone che si recano in chiesa come se andassero ad un incontro di una associazione segreta. Ogni giorno devono sorbirsi le critiche alla Chiesa, al Vaticano, al Papa, al singolo sacerdote senza poter replicare perché apparirebbero ingenui, sempliciotti, pupazzi manipolati che si bevono qualunque favoletta.

La questione è abbastanza seria, forse non è ancora venuta fuori in modo completo, ma una verità è certa: ci si vergogna a dire di essere cristiani.

Per paura di essere attaccati, a volte preferiamo seguire Cristo in silenzio, di nascosto, evitando che gli altri se ne accorgano. Ma qual'è veramente il messaggio del Signore: “seguitemi di nascosto senza farvi scoprire?”.

Oppure il messaggio è: “aprite il vostro cuore ed annunciate il Vangelo al mondo?”.

“Non si accende una lampada per tenerla sotto il tavolo”. Queste sono le parole del Signore. Ma voi, vi sentite luce o tenebra? e se siete luce, perché vi nascondete sotto il tavolo?

Ci sono dei paesi in cui professarsi cristiani è pericoloso, ma per fortuna in Italia esiste ancora la libertà di parola e la libertà di culto. Ci sono religioni che lottano tutti i giorni per affermare il loro diritto all'esistenza, prendiamo esempio da loro. Testimoniamo la Parola senza vergogna, portiamola nei luoghi dove viviamo tutti i giorni. Perché non è vergogna essere cristiani, non è vergogna testimoniare la pace, non è vergogna insegnare il perdono, non è vergogna esercitare la carità.

Alla fine, se qualcuno deve prenderci in giro, lo farà lo stesso, solo perché i loro dèi non sono i nostri dèi, il loro smartphone non è come il nostro, la loro busta paga non è come la nostra e i loro vestiti firmati non sono come i nostri.

Noi abbiamo un unico Dio, misericordioso, che porta la pace. Abbiamo un unico cuore dove il primo posto è per Lui. Noi apparteniamo all'umanità libera e attenta al proprio prossimo. Non nascondiamolo, se possiamo.

Namasté

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. (1 Cor, 13:4-7)

Questi sono i principi sui quali si fonda la nostra Comunità:

1. Mettere al centro la Parola di Dio, meditandola e accogliendola nel proprio cuore. Se possibile, approfondirla mediante spunti di riflessione e percorsi di catechesi nella propria comunità cristiana. Testimoniare la propria fede nell’ambito familiare e lavorativo, diffondendo il Vangelo con cuore puro e gioioso.

2. Impegnarsi nel realizzare l’unità intorno all’Eucaristia, vero Corpo di Cristo, che ci ha donato per essere sempre tra noi.

3. Partecipare alla nostra comunità facendola diventare un luogo di accoglienza, di perdono, di tolleranza e di pace.

4. Coltivare la preghiera come forza che sostiene la vita cristiana e come dialogo con il Signore.

5. Seguire Maria come esempio di amore e di umiltà.

6. Operare sempre alla luce della carità.

Nella mia opera di divulgazione della Comunità Digitale “Parrocchie”, cerco sempre di coivolgere altre comunità cattoliche presenti in rete. Con cuore puro e tanta fiducia, contatto persone, visito siti, mi guardo video. Sono personalmente convinto che una comunità cristiana non debba essere chiusa, ma aperta per portare la Parola e la verità di Cristo a chiunque abbia un cuore aperto per ascoltare.

Purtroppo c'è la cattiva abitudine, ereditata dai social media centralizzati, di voler fare le cose senza impegno. Capiamoci, non è che deve diventare un lavoro, bisogna sempre tener presente le priorità, ma se si propone una collaborazione o un gemellaggio tra siti web, che si riflette sulle comunità reali, non ci si può limitare a dare l'amicizia in stile Facebook. Eppure sto sperimentando proprio questo. Fintanto che non ci si conosce, come dei perfetti sconosciuti, si accettano collaborazioni. Ma come si chiede un contatto umano, quelle stesse persone scompaiono.

E' la paura di non essere all'altezza, o il timore di venire coinvolti in un qualcosa di non meglio identificato?

E' l'abitudine di trattare le persone come follower, oppure è la ormai dilagante abitudine di avere rapporti tramite messaggio, senza mai conoscere nemmeno la voce dell'interlocutore?

In effetti il messaggio è immediato, breve, non impegna, tiene la persona ad una certa distanza, per cui quando si decide di troncare i rapporti, basta un messaggio e tutto è fatto.

Io non mi arrendo e continuo a contattare persone, associazioni, siti web cattolici. La nostra Comunità Digitale è fondata sui rapporti umani, sul rispetto e sull'ascolto della Parola. Invito tutti ad ascoltare il Vangelo del giorno, con i video di fra Stefano Bordignon, oppure più semplicemente a trovare 2 minuti di tempo per leggerlo. Il rapporto con il Signore non può essere sporadico, una volta alla settimana o una volta al mese. Se ho un amico, lo sento tutti i giorni, ci parlo, mi confido, chiedo consigli. Non si può essere amici solo per un'ora la Domenica, magari annoiati dall'omelia di quel sacerdote che non ci piace.

Io sono a mio modo radicale. A costo di rimanere in tre, non intendo riportare nella nostra Comunità le dinamiche tossiche e superficiali dei social media. Noi ci conosciamo, ci parliamo, ci incontriamo, ci telefoniamo.

Infine, rivolgiamo il nostro cuore al Signore, perché lui ci sta accanto ma non entra nel nostro cuore se noi non lo vogliamo. Dobbiamo fare noi l'ultimo passo verso di lui.

Namasté

Questa è una breve riflessione, più amara che dolce, sulla presenza della Chiesa in Internet. Cominciamo dai siti ufficiali, della CEI o del Vaticano. Grandi siti, fatti bene, che pubblicano grandi eventi, che interessano soprattutto a sacerdoti, religiosi, vertici di associazioni. Non c'è nulla per il semplice fedele, a parte la liturgia e il vangelo del giorno che ormai si trovano dappertutto. Inutile dire che è difficile interagire, non ci sono contatti a cui scrivere, e se anche si scrive, probabilmente non c'è nessuno che risponde. Sono delle belle vetrine, curate, che costeranno anche non pochi soldini.

Poi ci sono i siti delle comunità più piccole, dalle Diocesi alle parrocchie. Sono realizzati di solito da persone di buona volontà che se ne intendono di siti web. Ma una volta fatti, e passato l'entusiasmo delle prime settimane, è raro che vengano aggiornati. Ne ho trovati alcuni ad Agosto con le foto dell'albero di Natale. Anche lì, se vuoi scrivere a qualcuno, ammesso che esista uno straccio di email, non otterrai risposta.

Veniamo adesso alle pagine Facebook, Instagram, ecc. Qui le cose sono addirittura peggiori. Esistono profili abbandonati da tempo, molte volte anche di sacerdoti, che stanno lì non aggiornati e ci resteranno per sempre, perché probabilmente chi li apre non sa che deve chiuderli altrimenti resteranno pubblicati per l'eternità (o quasi). Anche su quei profili, ci si accorge che non si può interagire con nessuno, che sono stati aperti tanto per, e non sono né seguiti né utilizzati.

Cosa si evince da tutto questo? la conclusione è che la Chiesa ha grossi problemi di comunicazione, che la presenza in rete è un qualcosa di sporadico, casuale e non organizzato, che le notizie viaggiano a senso unico. In pratica, si parla, si scrive ma non si ascolta.

L'ascolto è fondamentale per una fede basata sull'ascolto della Parola di Dio. Sulla preghiera e sulla meditazione. E' inutile avere un sito web se non viene utilizzato per rafforzare l'unione della comunità, come è inutile avere una pagina Facebook per poi abbandonarla perché non è etico stare su Facebook. La rete non è un contenitore dell'indifferenziato, o il covo dei peccatori da redimere. Se tale strumento non si conosce, non si sa usare, fa ribrezzo, è peccato usarlo, non utilizzatelo. E' meglio avere una parrocchia senza pagina Facebook che con una pagina abbandonata a sé stessa.

La rete è una grande opportunità di comunicazione, va utilizzata nei modi giusti, da persone che conoscono quello che fanno. Può essere uno strumento di unione, di dialogo tra i sacerdoti e i fedeli. Ma non nello stile dei social media, pieni di video e frasi ad effetto. La rete deve unire, non dividere. Deve essere un prolungamento dei rapporti reali, un luogo di accoglienza e di comprensione reciproca, una estensione di una comunità raccolta intorno all'Eucaristia.

In questi tempi, dove l'AI sta mangiando tutto quello che trova a disposizione, c'è spazio per tornare alla base dei rapporti umani, all'origine di Internet, quando ci si confrontava e si dialogava sui vari temi del tempo. E' un'occasione che non possiamo perdere, perché non avremo una seconda chance. Bisogna rimboccarsi le maniche ed uscire dalla nostra “comfort zone”. Le comunicazioni in rete non possono più essere lasciate al caso, ma devono essere organizzate, gestite, indirizzate con una linea guida chiara e coerente.

Il mio augurio è che questo anno che sta per arrivare, possa portare a riflessioni più profonde e con l'aiuto e la guida dello Spirito Santo si possa iniziare con umiltà un cammino di coerenza e di coesione, anche utilizzando i giusti strumenti che la rete mette a disposizione.

Namasté