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from « Divina Misericordia »

Santa Faustina con sullo sfondo l'immagine della Divina Misericordia
“Santa Faustina con sullo sfondo l'immagine della Divina Misericordia
(Ogni settimana verrà pubblicato un pezzetto del diario della Santa)

Una volta Gesù mi disse: “Abbandonerò questa casa.. poiché vi sono cose che non Mi piacciono”. E l'Ostia uscì dal tabernacolo e si posò nelle mie mani, ed io con gioia la riposi nel tabernacolo.

Il fatto si ripeté una seconda volta e io feci lo stesso.

Ma la cosa si ripeté una terza volta e l'Ostia si trasformò nel Signore Gesù vivo, e Gesù mi disse: «Io non rimarrò qui più a lungo». Allora nella mia anima si risvegliò improvvisamente un grande amore per Gesù e dissi: «E io non Ti lascerò partire, Gesù, da questa casa». E Gesù scomparve di nuovo e l'Ostia si posò nelle mie mani. La riposi nuovamente nella pisside e chiusi il tabernacolo.

E Gesù rimase con noi. Per tre giorni mi preoccupai di fare l'adorazione riparatrice.

 
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from Il quaderno del Cretino di Crescenzago

Fra circa 9 ore, qui in Lombardia, inizia la scuola dell'obbligo. Io scalpito per conoscere le mie classi, sperando di riuscire a voler loro bene e a donargli un qualcosa di cui abbiano bisogno. In realtà, poche decine di ore fa, ero preso dal panico e dall'ansia dolorosa di dover diventare una volta per tutte il professore sbirro, come dice l'adagio

La disoccupazione ti ha fatto celerino ma senza manganello: professorino

Ne sono uscito, perché è andata avanti la vicenda di cui ho raccontato in «Prima poesia dei miei 31 anni»: fra venerdì sera e ora, domenica sera, ho trascorso in proporzione variabile, e con una qualità assurdamente alta, tanto tanto tempo sia con Lei (“Lety”) sia con Lui (“Giulio”), e non mi sentivo così felice, accolto e amato da tanto, tanto tempo. C'è stata, anzi, abbiamo scelto di creare, condivisione, ascolto sincero, espressione e rispetto di confini, compartecipazione sincera a rispettive questioni, quel tocco di arte che non guasta mai, e anche quel tocco di sconcio che a noi persone finocchie gaudenti piace. E c'è stato, da parte mia, anche del tempo in solitudine per visitare compagn* di lotte amic* di persone mie amic*, due compas che ci hanno tolto anzitempo, e per cui io ancora un po' piango, anche se Davide mica lo ho conosciuto e Rino mi conosceva vagamente solo di vista... però, se si ama forte, brucia sempre dentro.

Per cui, siccome brucia forte questo affetto, per chi non c'è più e per chi c'è ora, e per chi verrà poi, ho scritto questi versi. Che vi facciano compagnia, a voi studenti insegnanti persone lavoranti e chiunque avverta un senso di nuovo inizio a Settembre, e soprattutto chi vuole sbattere in faccia ai padroni un po' di autunno caldo... e a chi vuole tenere al caldo sé e le proprie persone care.

Amic*, non demordete, ci siamo dentro assieme. Vi voglio bene.

Spirito del '77

In memoria di Rino. Se puoi e vuoi, veglia su di noi, là dal parco Segantini.

13 settembre 2026, 22:31

Sono certo che infiniti professori compagnoni siano già tutti turgidi e pontefici per sciorinarci da imbarazzanti pulpiti che l'imminente mezzo secolo fu spranghe rivoltelle bombe siringhette gli autonomi gli indiani la mafia la P2 Deleuze Foucault Guattari.

Vecchi fannulloni, levatevi di torno.

Lo spirito di allora, già spirito di Stonewall, non sta là nei libroni non sta là nei cordoni nei festini al parco o nelle occupazioni.

Sta invece in ogni sogno che osiamo fare assieme, in ogni abbraccio caldo e scazzo con amore.

Sta in cucina, dentro al letto nei compagni di via Gola e in Casoretto, nel pianto condiviso, in ogni grammo di sorriso, in chi ami e ti confida, carino, che oggi ha detto un bel “Ti amo” e lo senti più vicino.

È in ogni passo avanti che vogliamo fare assieme affrontando mille intoppi i padroni e le sirene per seguire quel bel sogno: delle relazioni vere.

Per cui, non dirmi, idiota, che non c'è, lo spirito di allora: perché la decenza tua, non c'è.

Perché dentro a ogni cordone ogni sghemba occupazione ogni bel puntello al parco ogni ballo ed ogni piazzo ogni gioia ed ogni rabbia per spaccare un po' la gabbia... sì che c'è.

Ma certo che qui c'è.

 
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from Adry

Che cos'è? Un decluttering premorte, diciamo così. Decluttering significa liberarsi di tutto quello che ingombra la mia vita. Death decluttering significa liberarsi di tutto quello che ingombra la vita mia e quella di chi dovrà sistemare quello che resterà dopo di me.

Si poteva dire in italiano? Non esattamente. Non esiste una parola che esprima alla perfezione tutto quello che comprende clutter, a mio parere. Disordine, sì, ma anche groviglio e confusione. Non solo ingombro fisico ma anche mentale.

Diventare genitore ti porta a pensare inevitabilmente a cosa resterà di te. E non importa se sei ancora giovane e in salute. L'imprevisto è sempre dietro l'angolo. E più vedo i miei di genitori invecchiare più non posso fare a meno di pensare a cosa resterà a me. E mi rendo conto di gioire ogni volta che i miei annunciano di avere intenzione di buttare via cose. Cose vecchie, inutili, magari investite di un valore affettivo ma che è un valore per loro, non per me. So che quando sarà il momento sarà dura dover sgrovigliare tutto quel mucchio di ricordi che avevano un valore per i miei ma non ne hanno per me. E sarà devastante. Per questo li ringrazio quando mi annunciano che faranno loro quel lavoro anziché lasciarlo a me.

Per questo farò io quel lavoro anziché lasciarlo a mio figlio.

 
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from Miceliø

LA RACCOLTA FONDI LEGATA A CUPE VAMPE È STATA CHIUSA E noi vogliamo raccontare cos'è successo. Questa è la nostra restituzione pubblica sulla raccolta fondi per Gaza in collaborazione con A.O.I, sui fondi e sugli strumenti che non useremo più.

Care tutte e tutti,

dopo più di due anni abbiamo deciso, con molto dolore e molta rabbia, di chiudere definitivamente l’account GoFundMe di Cupe Vampe, la raccolta fondi per Gaza con A.O.I. Vogliamo dirlo subito nel modo più netto possibile: non è il progetto Cupe Vampe ad essere scomparso. Non pariscono le iniziative nate attorno, non svanisce il sostegno materiale che abbiamo costruito e non cambia la parte dalla quale abbiamo scelto di stare. Chiude una sua parte precisa: l’account e la pagina GoFundMe attraverso cui, dal 2024, abbiamo raccolto una parte dei fondi. Chiudiamo uno strumento che qualcun altro aveva già reso inoperativo e al quale non intendiamo più affidare la continuità, la memoria e le possibilità concrete di questa esperienza.

Cupe Vampe nasce nel 2024 da un gesto insieme artistico e politico, maturato da noi come singoli e come band, Le Piccole Morti (e in seguito come rete di cooperazione artistica e editoriale, Miceliø): riportare nel presente 'Cupe Vampe' del C.S.I., un brano nato dentro un’altra guerra, e rifiutare che quella scelta rimanesse soltanto una presa di posizione musicale. Non volevamo usare Gaza come sfondo simbolico di una canzone o come occasione per esibire un posizionamento. Volevamo che quel gesto producesse qualcosa di concreto. Da qui è nata la raccolta fondi con A.O.I.; da qui sono nate giornate, concerti, incontri, discussioni e iniziative di solidarietà per la Palestina, e non solo. La raccolta ha continuato a vivere oltre il primo evento. Nel 2025 è entrata nel percorso di SPORE, la rassegna culturale di Miceliø, intrecciando ancora una volta musica, cultura dal basso, pensiero politico, relazioni e sostegno materiale a Gaza. A portare avanti ostinatamente questa esperienza siamo stati noi, per chi ci conosce Eleonora e Alessandro, insieme a Le Piccole Morti, alle altre persone di Miceliø e a tutte quelle che hanno scelto di attraversarla, sostenerla, condividerla e farla circolare.

Attraverso GoFundMe, 31 donazioni hanno portato Cupe Vampe a raccogliere 1.660 euro complessivi. Dai movimenti registrati dalla piattaforma risultano 1.604,08 euro effettivamente accreditati e trasferiti sul conto aperto appositamente e destinato alla donazione. La differenza tra la somma donata e quella accreditata è quindi di 55,92 euro e consta in commissioni. Manteniamo distinte le due cifre per mostrare sia quanto le persone hanno affidato alla raccolta sia quanto è stato effettivamente trasferito. Quando abbiamo scoperto della sospensione, quei 1.604,08 euro erano già fuori da GoFundMe. Erano sul conto predisposto per la donazione e non sono stati congelati, bloccati o resi indisponibili. Questa è una cosa che oggi possiamo dire con sollievo: la piattaforma non ha potuto trattenere nessuno dei fondi già accreditati. I 1.660 euro rappresentano soltanto ciò che è transitato attraverso GoFundMe. Attraverso iniziative successive e modalità diverse abbiamo raccolto altri fondi, non compresi in questa cifra, che abbiamo progressivamente destinato allo stesso scopo, anche e soprattutto grazie alla collaborazione con Modena per la Palestina, un gruppo aperto di persone che organizza momenti dedicati alla stessa causa. Quelle iniziative non vengono chiuse: intendiamo mantenerle attive e continuare a costruirne altre senza dipendere da GoFundMe o simili. Abbiamo conservato la documentazione della raccolta, delle singole donazioni, degli accrediti e dei trasferimenti. Conserveremo e renderemo verificabili i passaggi economici necessari, proteggendo i dati personali di chi ha donato. La trasparenza verso chi ci ha affidato cinque, dieci, venti, cinquanta o centinaia di euro non è un adempimento accessorio: fa parte della stessa responsabilità politica da cui Cupe Vampe è nata.

Dietro questi numeri non stanno semplici transazioni. Ci sono anni di lavoro, energie, relazioni, serate organizzate, persone incontrate e fiducia ricevuta. E c’è una convinzione che non è cambiata di un millimetro: davanti al genocidio in atto, all’occupazione e alla violenza esercitata sulla popolazione palestinese, stare a guardare non era e non è un’opzione. Così come non lo è nei numerosi altri contesti in cui la sopraffazione domina.

Nelle ultime settimane è diventato impossibile continuare a trattare come neutrali le infrastrutture digitali e finanziarie attraverso cui costruiamo le nostre reti.

Il 26 agosto 2026, l’Office of Foreign Assets Control — OFAC — del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, guidato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, ha sanzionato Autistici/Inventati inserendolo nella Specially Designated Nationals and Blocked Persons List con la qualifica di Specially Designated Global Terrorist — SDGT, nell’ambito dell’Executive Order 13224. Non si è trattato di una sentenza pronunciata da un tribunale italiano o europeo, né dell’esito di un procedimento giudiziario nel quale il collettivo abbia potuto conoscere e contestare pubblicamente le prove a proprio carico. Si è trattato di un provvedimento amministrativo statunitense che, attraverso il peso internazionale delle infrastrutture tecnologiche e finanziarie americane e la minaccia di sanzioni secondarie, ha prodotto conseguenze materiali immediate anche in Europa. Nei giorni successivi il dominio autistici.org è stato posto in stato serverHold dal registro del dominio .org, diventando irraggiungibile. PayPal ha bloccato l’account usato dal collettivo per ricevere donazioni. Banca Etica, pur dichiarando che il conto di A/I aveva sempre avuto un’operatività regolare e non aveva mai destato particolari problemi sotto il profilo antiriciclaggio, ha comunicato la sospensione temporanea della sua operatività e la concreta possibilità di doverlo chiudere per non esporre l’intera banca alle conseguenze delle sanzioni secondarie. Poco dopo A/I ha annunciato la chiusura dei propri servizi, spiegando di non voler trasferire sulle persone che li utilizzavano rischi legali, finanziari e personali diventati ormai incontrollabili. Supportiamo e comprendiamo profondamente le ragioni delle persone che hanno coltivato A/I. La catena degli effetti è importante: una decisione amministrativa presa negli Stati Uniti ha inciso su un collettivo italiano, su un dominio internazionale, su un servizio di pagamento statunitense e sul rapporto con una banca italiana. Non perché in Italia o in Europa fosse intervenuta una sentenza equivalente, ma perché una parte decisiva delle infrastrutture da cui dipendono comunicazioni e pagamenti risponde direttamente o indirettamente al sistema statunitense.

Negli stessi giorni NoBlogs, la piattaforma gestita da Autistici/Inventati che per anni ha ospitato migliaia di blog di movimenti, collettivi e singole persone, ha subito una compromissione. Parallelamente Jennica Pounds, conosciuta online come DataRepublican, ha pubblicato ciò che ha chiamato TrumpBlogs: una banca dati interrogabile e una mappatura di circa 7.600 blog anarchici, antifascisti, ecologisti, anticarcerari, solidali con migranti e appartenenti ad altre aree di movimento. I blog sono stati classificati, geolocalizzati e messi in relazione attraverso mappe e grafi che mostrano prossimità, rimandi reciproci e reti di lettura. Pounds ha dichiarato di aver costruito autonomamente il progetto attraverso lo scraping dei contenuti pubblicamente accessibili di NoBlogs. Dal luglio 2026 è anche una Special Government Employee del Dipartimento della Difesa statunitense, circostanza confermata dal Pentagono alla stampa. Non abbiamo elementi per affermare che TrumpBlogs sia stato realizzato nell’ambito del suo incarico governativo: abbiamo però ogni ragione per considerare politicamente rilevante che chi ha costruito una simile mappatura delle reti anarchiche e antifasciste lavori contemporaneamente per l’apparato statale e militare degli Stati Uniti.

Non disponiamo dei documenti necessari per dimostrare che la compromissione di NoBlogs, TrumpBlogs, le sanzioni contro A/I e gli effetti successivi appartengano a un’unica operazione governata da una sola catena di comando. Ma non abbiamo nemmeno bisogno di immaginare una stanza segreta nella quale ogni decisione venga coordinata. Il potere non agisce soltanto attraverso ordini diretti. Agisce anche e soprattutto attraverso sistemi diversi che condividono interessi, classificazioni e criteri di rischio: un’autorità inserisce un soggetto in una lista; registri, banche e servizi di pagamento reagiscono; le piattaforme incorporano quelle regole nei propri termini e nelle proprie procedure; reti politiche e relazioni diventano insiemi di dati da analizzare, classificare e mappare. Che esista o meno una regia unica non cambia la convergenza concreta di questi effetti.

È dentro questo contesto che, oggi 11 settembre 2026, siamo entrati nel nostro account GoFundMe con l’intenzione di occuparci della raccolta e abbiamo scoperto qualcosa che non avevamo deciso noi: le donazioni erano già state sospese dalla piattaforma. Non avevamo messo in pausa e non avevamo chiesto che venisse bloccata. Non avevamo ricevuto, per quanto ci risulta, una comunicazione che ci rendesse consapevoli del provvedimento. Accedendo alla pagina abbiamo trovato semplicemente l’indicazione:

“Donazioni sospese. Questa raccolta fondi al momento non accetta donazioni.”

Fino a quel momento non sapevamo che la raccolta fosse stata resa inoperativa. Mentre scriviamo, GoFundMe non ci ha comunicato quale regola, segnalazione, verifica o procedura interna abbia prodotto la sospensione. Questo è tuttavia, l’unico elemento che non conosciamo. La causa politica non è misteriosa. GoFundMe si presenta come un’organizzazione globale con sede negli Stati Uniti. La sua informativa sulla privacy dichiara che i servizi sono ospitati negli Stati Uniti e che i dati di chi utilizza la piattaforma da altri Paesi possono essere trasferiti, conservati e trattati negli USA e altrove; precisa inoltre che, in determinate circostanze, quei dati possono essere accessibili alle autorità statunitensi incaricate dell’applicazione della legge e della sicurezza nazionale. Per chi utilizza GoFundMe dall’Italia, il contratto è formalmente stipulato con GoFundMe Ireland Limited. Gli stessi Termini stabiliscono però che GoFundMe Inc. può applicare il contratto ed esercitarne i diritti per conto della società europea. I Termini di servizio in vigore dal 23 giugno 2026 attribuiscono alla piattaforma poteri molto ampi. GoFundMe dichiara di poter modificare, sospendere o interrompere in qualunque momento una parte o la totalità dei servizi e ammette che, in alcuni casi, potrebbe non fornire un preavviso. Si riserva inoltre, a propria discrezione, il diritto di rifiutare, condizionare, sospendere, congelare o vietare donazioni, account, raccolte e trasferimenti quando ritenga che possano violare i Termini o esporre la piattaforma, i partner o altre persone a un rischio che considera inaccettabile. Gli stessi Termini vietano attività che coinvolgano Paesi, regioni, governi, persone o soggetti sottoposti a sanzioni economiche statunitensi o di altre giurisdizioni e richiamano espressamente le liste dell’Office of Foreign Assets Control. GoFundMe dichiara inoltre, nelle proprie pagine di assistenza, che in quanto società statunitense è soggetta alle leggi e ai regolamenti degli Stati Uniti, comprese le sanzioni amministrate dall’OFAC. C’è poi un elemento direttamente legato alla nostra esperienza: GoFundMe afferma che tutte le raccolte relative a Gaza vengono sottoposte a revisione. La piattaforma e i suoi partner di pagamento possono chiedere informazioni aggiuntive sull’identità dei destinatari, sul rapporto tra chi organizza la raccolta e chi ne riceverà i fondi, sui luoghi in cui il denaro arriverà e sulle modalità con cui sarà trasferito. Questo ci era già successo nel 2024, quando faticosissimamente siamo infine riusciti ad aprire la raccolta fondi. Sarebbe quindi falso raccontare GoFundMe come un supporto puramente tecnico sul quale compaiono notifiche inspiegabili. Le raccolte per Gaza si muovono dentro un sistema finanziario e tecnologico che le considera fin dall’inizio attività da sottoporre a sorveglianza e verifica rafforzate. Quel sistema aderisce esplicitamente all’apparato sanzionatorio statunitense, traduce le sue prescrizioni in procedure interne e conferisce alla piattaforma il potere materiale di decidere se una raccolta possa continuare a ricevere e trasferire denaro.

Non possiamo documentare che la sospensione del nostro account sia stata ordinata direttamente dal governo statunitense. Non sappiamo se l’interruttore sia stato azionato da una revisione automatica, da una segnalazione, da una verifica umana, da un partner di pagamento o da una specifica valutazione di rischio. Ma non serve un ordine rivolto personalmente a noi per riconoscere ciò che sta accadendo. La motivazione procedurale non ci è stata comunicata, ma la causa politica è davanti ai nostri occhi. La solidarietà con Gaza viene classificata come un’attività eccezionale, sottoposta a controlli speciali e condizionata da regole sulle quali non esercitiamo alcun potere. Nel momento in cui quelle regole o il margine di rischio della piattaforma cambiano, qualcun altro può togliere dall’alto a una rete costruita da noi, da chiunque, la possibilità di raccogliere denaro. È esattamente ciò che abbiamo trovato entrando nel nostro account. Noi non l’abbiamo deciso. E questo non è un problema informatico. Fortunatamente non hanno potuto bloccare ciò che ci era già stato affidato: i fondi accreditati erano stati trasferiti. Ma l’episodio ha mostrato con chiarezza quanta parte della nostra autonomia avevamo consegnato a un’infrastruttura per la quale non contiamo assolutamente nulla (e nei confronti della quale non possiamo nulla). Una raccolta ideata, costruita, curata e tenuta aperta da noi per anni è stata resa inoperativa attraverso una decisione alla quale non abbiamo partecipato. La piattaforma custodisce dati, relazioni, cronologia e flussi economici e si riserva di stabilire quando e in quale forma possano continuare a esistere al suo interno.

Questa dipendenza, però, non è un destino. La sospensione non ci lascia immobili e la chiusura dell’account non è la semplice presa d’atto di una sconfitta. È una nostra decisione: sottrarre per quanto possibile parte della memoria e il futuro tutto di Cupe Vampe a una piattaforma commerciale tutt’altro che neutrale e spostare altrove il terreno sul quale continueremo ad agire. Sappiamo che chiudere un account non cancella automaticamente tutti i dati che una piattaforma ha già raccolto e può conservare secondo le proprie regole. Non fingiamo di poter recuperare retroattivamente un controllo che non avevamo. Possiamo però smettere di alimentare quel sistema, conservare direttamente la nostra documentazione, rendere conto delle somme senza delegare alla piattaforma la memoria dell’esperienza e costruire i prossimi passaggi con strumenti differenti.

Per questo chiuderemo definitivamente l’account GoFundMe di Cupe Vampe, non Cupe Vampe. Continueremo le iniziative già attive. Continueremo a raccogliere e destinare fondi con modalità diverse. Continueremo a rendere verificabili le somme raccolte e la loro destinazione. Continueremo a costruire mutuo aiuto, complicità, relazioni e sostegno concreto insieme a Le Piccole Morti, a Miceliø e alle persone che in questi anni hanno deciso di esserci e continueranno a farlo. Non smettiamo di denunciare e non prendiamo le distanze dal genocidio. Non arretriamo di un passo nell'intento resistente. E non abbiamo intenzione di diventare meno solidali, meno antifascisti, meno ostili alla guerra, all’occupazione, al colonialismo, alle dinamiche capitaliste sfrenate e ai dispositivi di repressione perché gli spazi nei quali ci muoviamo stanno diventando sempre più ostili. Se qualcosa cambia, cambieranno gli strumenti. Mai la parte dalla quale abbiamo scelto di stare. Cominciamo da qui: riportare fuori dalle piattaforme commerciali la memoria delle iniziative; costruire strumenti più autonomi e meno centralizzati; moltiplicare i passaggi diretti; impedire, per quanto ci è possibile, che ogni relazione debba diventare un profilo, ogni comunità un grafo e ogni gesto di solidarietà una riga nel database di qualcun altro.

A chi ha donato, a chi ha condiviso, suonato, organizzato, parlato, lavorato e attraversato Cupe Vampe insieme a noi va il nostro grazie. Quei fondi sono stati molto più della cifra registrata da una piattaforma: sono una delle tracce concrete di persone che hanno espresso l'intenzione più lontana possibile dall'indifferenza. La rete di iniziative costruita attorno a Cupe Vampe continuerà a esistere e a produrre sostegno materiale.

Grazie per questa esperienza insieme. Avanti pure.

 
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from 𝑷 𝑨 𝑹 𝑹 𝑶 𝑪 𝑪 𝑯 𝑰 𝑬

Torta di compleanno con una candelina

Cari amici parrocchiani, il 13 settembre sarà un anno che la nostra comunità “Parrocchie” è attiva con l'istanza Mastodon.

Non è tempo di bilanci, perché siamo ancora agli inizi del nostro cammino e non sappiamo ancora dove ci porterà. Nata per ospitare i gruppi parrocchiali e ogni persona di fede, la nostra comunità si è sviluppata seguendo il sentiero indicato dallo Spirito Santo, diventando uno strumento di evangelizzazione, di fede, di rispetto e di pace.

Sono consapevole che il Fediverso (la galassia di social network della quale siamo una piccola stellina) rappresenta un ambiente per la maggior parte anticlericale, per cui non mi aspettavo accoglienze calorose e tappeti rossi, ma la nostra presenza rispettosa e mai sopra le righe, che ci ha sempre caratterizzato fin dall'inizio, non ha mai portato a chiusure o a scontri di idee.

Ogni comunità cristiana deve stringersi intorno all'Eucaristia, deve avere Gesù come maestro di vita e lo Spirito Santo come guida. Con questi riferimenti, possiamo anche cadere, ma ci rialzeremo sempre, perché abbiamo un Padre celeste che ci rialza ogni volta.

Approfitto per ringraziare Raffaele, mio riferimento spirituale, che mi ha sempre spronato a mettere in pratica le mie folli idee, e lo fa ancora. Ringrazio la mia famiglia, che deve sopportare i miei “sermoni” sulla tossicità dei social media centralizzati. Ringrazio le persone che ho incontrato lungo il cammino, che mi hanno dato consigli utilissimi. Ringrazio chi supporta questo progetto con piccole donazioni mensili. Ringrazio chi non fa parte di Parrocchie, ma ha trovato in noi delle persone rispettose e simpatiche.

Ringrazio don Fabio Rosini che mi scrisse di provarci, e fra Stefano Bordignon, con il quale feci discernimento prima di partire con il progetto.

Infine ringrazio chiunque abbia contribuito, anche solo con una parola di incoraggiamento. Le parole sono importanti, possono segnare il destino delle persone.

Prego e mi affido alla nostra beata Chiara “Luce” Badano, affinché ci dia la forza di seguire le orme di Gesù anche nelle difficoltà.

Cosa succederà nel futuro? e chi lo sa. Al momento l'ambiente della maggior parte delle parrocchie è molto chiuso, triste, e ognuno va per sé. Soprattutto dopo il Covid, non ci siamo più ripresi. Il mio intento, con voi, è di ricucire rapporti, di creare connessioni laddove c'è isolamento. Ricominciamo a parlare con le persone, a chiedere come va, a dare una mano a chi è in difficoltà. Alziamo la testa dal telefono e ricominciamo a guardare le stelle, lo sguardo di chi ci sta vicino. Non dobbiamo fare tutto da soli, il Signore ci aiuterà, il grosso del lavoro lo fa Lui, noi dobbiamo solo dire il nostro piccolo “si”.

Auguri parrocchiani. Namasté

 
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from highway-to-shell

L'universo

Faccio fatica ad addormentarmi poi mi risveglio a metà notte e rifaccio fatica a riaddormentarmi.

Penso al capo che domani mi chiederà di andare in ufficio per parlare con il nuovo collega del Sud Africa. Ma se lui sta in Sud Africa perché devo andare in ufficio? Non posso parlargli da casa? Penso al capo che mi chiederà come mai siamo in ritardo con il progetto P. Gli dovrò rispiegare che dopo avere contattato tutti i fornitori e pianificato le attività nel dettaglio sto ancora aspettando la sua approvazione per effettuare l'ordine. Poi vorrà dei nuovi KPI, perché quelli di prima sono andati fuori moda e comunque a fronte di ogni metrica non ci sarà nulla che lo farà spostare dalle decisioni già prese. Ma se le metriche non servono per prendere decisioni a cosa servono? A Febbraio ha mandato via un consulente che lavorava veramente bene perché i piani alti chiedevano di usare copilot. Dopo alcuni problemi tra Giugno e Luglio è venuto fuori che ci sono ancora dei limiti nell'utilizzo dell'AI ma siccome lui deve fare vedere che risolve problemi con l'AI i nuovi prompt dei dipendenti assomigliano a generami un problema che non ho e poi aiutami a risolverlo (ma risolvilo risparmiando soldi perché al capo non piace che poi spendiamo il doppio di prima in token)

Così siccome ho ancora un mutuo ed i figli all'università penso a quanto sia insignificante tutto questo nella totalità dell'universo

Secondo le più recenti e precise osservazioni, l'universo si è formato circa 13,8 miliardi di anni fa. Il dato si basa sullo studio della radiazione cosmica di fondo (CMB), una sorta di “bagliore” residuo del Big Bang che possiamo ancora osservare. Questa radiazione si è formata circa 380.000 anni dopo l'inizio dell'universo, quando il cosmo si è raffreddato abbastanza da permettere la formazione dei primi atomi e diventare trasparente alla luce. Mappando questa luce fossile con strumenti sempre più precisi, come il telescopio ACT (Atacama Cosmology Telescope), gli scienziati hanno potuto calcolare l'età del cosmo con una precisione dello 0,1%.

La Terra si è formata circa 4,54 miliardi di anni fa. Per metterla in prospettiva con la data precedente: l'universo ha 13,8 miliardi di anni, il che significa che la Terra si è formata quando l'universo aveva già circa 9,2 miliardi di anni. Il nostro pianeta è quindi “giovane” rispetto al cosmo, avendo meno di un terzo dell'età totale dell'universo.

Invece la vita sulla Terra è comparsa molto presto nella storia del pianeta, circa 3,5 – 4,2 miliardi di anni fa.

E l'uomo?

Ecco le tappe fondamentali dell'evoluzione umana: – La comparsa del genere Homo: La nostra storia evolutiva inizia circa 2,4 – 2,5 milioni di anni fa in Africa, con la comparsa della prima specie del genere Homo, l'Homo habilis. – La comparsa dell'uomo moderno (Homo sapiens): La nostra specie, l'Homo sapiens, è molto più recente. Le stime scientifiche più aggiornate, basate su fossili scoperti in Marocco nel 2017, ne fanno risalire l'origine a circa 300.000 anni fa. Questa scoperta ha spostato indietro nel tempo di circa 100.000 anni la datazione precedente, che collocava l'origine della nostra specie intorno ai 200.000 anni fa.

Il mio capo ha 39 anni e non può togliermi il sonno nella sua infinitesimalità.

#scienza #ansia #salute #lavoro

 
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from Il quaderno del Cretino di Crescenzago

In queste settimane appiccicose di fine estate, mi sono fatto piovere addosso una valanga relazionale. È successo che con due persone è accelerata vertiginosamente la costruzione di confidenza, in modi antipodici e speculari. Lui lo ho conosciuto un anno fa, mentre era incasinato, e ho battuto il ferro per tenerlo caldo, finché ora, effettivamente, ha trovato disponibilità anche per me. Lei me l'ha presentata di sfuggita una conoscenza comune e l'avevo derubricata ad “amica di...”, ma dopo parecchi mesi si è fatta sentire di sua iniziativa e mi ha braccato il giusto per accalappiarmi; non mi capita quasi mai, e già questo stimola. Con Lui sto parlando un sacco di pedagogia ed estetica, con Lei di etica e della fine del mondo (sì sto facendo una smaccata réclame occulta alla bella rivista di fumetti «La fine del mondo»); con ambedue di scopate sadomasochiste e di costruzioni sociali dissidenti. Mentre scrivo, sono appena tornato da uno spettacolo teatrale di Lui, e sulla via di casa ho ascoltato il nuovo album dei Bull Brigade e l'ho consigliato, con buon riscontro, pure a Lei; domani beccherò Lei per apericena vegano (sì sì lo so, “Milano c'ha la carota in ano”), invece Lui mi farà sapere che ne pensa del bigliettino di compleanno che gli ho recapitato in ritardo. Non avevo voglia di infilarmi in casa a ciondolare invano come uno scapolo medio, quindi ho girato per il mio isolato e sono rimasto apposta appeso alla recinzione della stazione, per guardare l'ultimo treno notturno transitare orrendamente lento. Alla fin fine, cena con yogurt di soia bianco cosparso di marmellata al limone; Lei stuzzicherebbe la mia paura di essere un cliché ambulante e direbbe che sì, è stereotipico, quanto ascoltare i Brigade e guardare L'odio. Lui invece spero sia rincasato, dal suo rientro spericolato in bici.

E in aggiunta a tutto questo, a questa mia serata media da cretinodicrescenzago, ho pure composto una poesia su Lui e Lei. La pubblico qui con i loro nomi sostituiti da pseudonimi metricamente equivalenti, perché se ambedue hanno ragione, non voglio il rimpianto di non aver cantato nell'etere, prima del collasso.

“Lety” e “Giulio”, spero di non aver detto troppo, e spero che sia a te sia a te non dispiaccia se, non avendo altro, ti e ti dedico questo pezzo.

Balletto finocchio di Apollo e Bacco

7 settembre 2026, 23:01

Lety mi ricorda dove stiamo andando: a ramengo, e lo sapevo da un sacco - – da quando, non dico, mi tagliavo però mi pestavo, viscido, marcendo.

Giulio mi scuote, mi sveglia, mi energizza, mi dice sincero “creativo” e io non so se illudermi se sono ancora in tempo per farvi tutt* ridere.

Non so se posso crederci o è una malattia se è tutto un grande inganno o resta dello spazio per un grammo di utopia.

 
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from 𝑷 𝑨 𝑹 𝑹 𝑶 𝑪 𝑪 𝑯 𝑰 𝑬

Lettera alla Comunità #4: Vivere senza sentirsi toccati + Il segreto della risonanza

Cara amica, caro amico, bentornati.

Quando il mondo diventa muto

Hai osservato una cosa? Ci lamentiamo tutti di non avere tempo, eppure abbiamo più tempo libero, più comodità e più strumenti di qualsiasi generazione prima di noi. Forse, il problema non è la quantità di tempo, ma la qualità del nostro rapporto con la vita. Potremmo chiamarla “risonanza”: quella capacità di sentirsi toccati dal mondo, di vibrare con ciò che incontriamo, come una corda che risponde a un’altra corda.

Quando la risonanza manca, tutto scorre ma niente ci raggiunge. Vediamo un tramonto e pensiamo alla foto da fare. Ascoltiamo un amico e intanto la mente è già altrove. Il mondo diventa muto, e noi con lui. Non è depressione, non è nemmeno tristezza: è una specie di vetro sottile tra noi e le cose.

Lo stupore è una porta

La tradizione cristiana conosce bene questo tema, anche se usa altre parole. I salmi sono parole che nascono dal cuore di un uomo che si lascia toccare: dai cieli, dal mare, da un filo d’erba, dal volto di Dio. Pregare, in fondo, è esattamente questo: uscire dal controllo e lasciarsi raggiungere. Non a caso Gesù indicava i bambini come maestri: loro non hanno ancora imparato a difendersi dallo stupore.

La risonanza non si può comprare né programmare. Ma si può preparare: rallentando, togliendo qualche cuffia dalle orecchie, guardando davvero la persona che ci parla. È un allenamento umile, quotidiano, alla portata di tutti.

Questa settimana ti propongo un esercizio semplice, quasi banale: una volta al giorno, una sola, fermati davanti a qualcosa, un volto, un albero, il pane sulla tavola, finché non ti dice qualcosa. Non ho una domanda da lasciarti, stavolta: solo questo minuto al giorno.

Buon cammino e un caro saluto,

☩ Fra Stefano

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from Adry

Il tempo è ciò che mi spaventa di più. Perché è l'unica cosa su cui non c'è modo di avere controllo. Per questo non sopporto di perderlo, di sprecarlo. Il tempo passa e non torna indietro. Eppure non posso fare a meno di vedermelo scivolare tra le dita come sabbia senza riuscire a fare niente per fermarlo.

Vivo nella costante paura di stare sprecando il mio tempo, che la mia vita sia vuota e senza senso. Così continuo a vagare tra mille idee in attesa di trovare quella giusta, quella che darà uno scopo alla mia intera esistenza. Ma sapere che più il tempo passa e più le possibilità si riducono mi riempie di angoscia. Non riesco a prendere una decisione. E resto paralizzata.

E intanto gli anni passano... e la mia vita scivola via.

 
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from @sirmarcoserra

La vita è quell'intertempo – Log#04

Ci sono capitoli della vita che neanche realizzi siano iniziati, sono già finiti.

Scrivo senza rileggermi, cammino lento via dall'RFL, razionalizzando emozioni ho le luci di un tramonto di fine estate dietro, davanti un bus che mi aspetta. Per una volta non corro: che parta pure senza di me, non mi interessa oggi. Anzi, quasi spero che mi lasci ancora un po' qui, in questo limbo: il campus semideserto nelle luci postapocalittiche, un crepuscolo un po' alticcio in cui non mi sento nulla, ma sento finalmente tutto.

Da quando vivo all'estero mi sembra di non sentire più le cose, solo un po' di fatica, a volte un po' di noia. Ma non è davvero così, credo di essermi solo isolato, ein bisschen. È la routine, mein Schatz (l'ho già scritto?), (forse anche detto?) che mi anestetizza un poco, però dentro sento ancora degli smottamenti, e prima o poi portano a eruzioni.

Ho detto a Tobi che lo porterò sempre con me, perché a volte basta un po' di gentilezza per lasciare il segno. Lui era ubriaco e forse per questo mi ha capito ancora di più. Poi il 69 parte, in un battito scende a Bucheggplatz e salto giù.

Mi sembra la magia stia scemando già. 7 minuti al 32, spero rosicchi tempo sulla tabella di marcia, voglio andare a casa, non ho più nulla da dare alla serata. Tra poco sarà settembre, sarà autunno; e non lo so se sono pronto, ma un modo lo si troverà: come sempre, come mai.


18 agosto 2026, la solita tratta ma stavolta in senso opposto, Zurigo

 
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from Il quaderno del Cretino di Crescenzago

Scrivo questo articolo fresco da un mese di vacanze, in cui mi ero concesso di prendere le cose con calma, godermi le persone care, ponderare bene i miei impegni e decidere di staccare da quelli più stressanti che gratificanti, così da recuperare del sano tempo di gioco e scopat- ehm, godimento estetico.

Ma i tempi della Storia raramente ci lasciano fiato.

Perché il 26 agosto il governo statunitense ha classificato come organizzazione terroristica il collettivo italiano Autistici/Inventati, e ci ha scatenato contro una grandine di sanzioni economiche, atte a renderlo insostenibile e farlo collassare su sé stesso: la famosa tattica di primo assalto letale tanto cara alla dottrina del Pentagono, ed efficace solo contro bersagli piccoli, fragili e mal strutturati come l'Iraq baathista della I Guerra del Golfo o il regime personalistico di Maduro in Venezuela. Ma che ha fatto A/I di criminoso, agli occhi della cricca MAGA? In buona sostanza, delitti affini a quelli della relatrice ONU Francesca Albanese, che nell'ultimo anno è stata bersagliata da sanzioni discretamente simili: aver tenuto posizione contro la marea nera neofascista.

Facciamo un passo indietro. A/I nasce dal movimento No Global degli anni Novanta, quel momento di alta marea in cui speravamo di poter arrestare e invertire il cammino inarrestabile della Storia verso un mondo dominato dalle multinazionali e inquinato da far schifo, e credevamo che anche Internet potesse diventare uno strumento di liberazione: un mezzo di comunicazione accessibile, democratico e autogestito. Trenta e rotti anni fa, in Italia crescevano come funghi i progetti di attivismo hacker, e la fusione osmotica fra il collettivo milanese degli Autistici (sic) e quello fiorentino degli Inventati (sic) ha dato alla luce proprio A/I, il cui battesimo del fuoco venne a luglio 2001: tante persone del gruppo neonato erano a Genova durante il G8, per gestire l'ufficio stampa, anzi no, il centro media del Genoa Social Forum, e furono in prima linea nella grande opera di giornalismo popolare che ha ricostruito le violenze di quei giorni e bucato la propaganda della stampa ufficiale, quella che oscillava allegramente fra le “orde di manifestanti facinorosi” sobillate dal Social Forum, e le fantomatiche “cellule di infiltrati in mezzo alla gente perbene”.

Da allora è passato un quarto di secolo e lu compagnu di A/I hanno messo su qualcosa di clamoroso: un'infrastruttura informatica finanziata unicamente con donazioni e lavoro volontario, costruita su software libero in costante rifinitura e aggiornamento, e messa a disposizione di qualunque realtà nel mondo si riconosca nei principi di “antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antiomofobia, antitransfobia, antimilitarismo e non commercialità” (cito), così che tali realtà possano abitare il ciberspazio in modo, appunto, accessibile, democratico e autogestito... e soprattutto, il più possibile blindato contro le talpe e le ispezioni della forza pubblica, perché sappiamo benissimo che, quando le autorità si muovono contro un progetto antifascita/antirazzista/antisessista/antiqeerfobico/antimilitarista, probabilmente quelle autorità hanno la coscienza sporca e il portafogli pieno di mazzette. È grazie ad A/I se esiste un portale di coordinamento della campagna Free All Antifas, a supporto dell* compagn* accusat* di scontri coi neonazisti ungheresi nel febbraio '23, fra cui Ilaria Salis è scampata alla galera grazie a un miracolo elettorale, ma Maja Worach è stata estradata illegalmente e sbattuta a marcire fra gli scarafaggi (e adesso è tassativo mobilitarci per salvare Gino e Zaid); è tramite A/I che la compagna siculopiemontese Filomena “Filo” Sottile ci racconta dei suoi lavori meravigliosi di scrittura e teatro, con cui porta dritto nei nostri cuoricini quel nesso magico quasi tolkieniano che corre fra gli assalti ai cantieri della TAV e il furto dei farmaci ormonali per persone transgenere; è tramite A/I che la Rete Sotterranea Transfemminista raccoglie su scala nazionale articolate testimonianze di misoginia e queerfobia entro progetti che, evidentemente, sono “progressisti” a targhe alterne e guardano con favore, piuttosto, ora l'inciucio elettorale coi progetti centristi patinati, ora il machismo sanguinario dell'URSS stalinista.

E questo lavoro risulta tanto più fondamentale oggi, dopo 10 se non 15 anni di rimbambimento generale, in cui tropp* di noi hanno totalmente disimparato cosa fosse l'Internet dei piccoli siti e dei ritmi umani, e si sono fatt* infinocchiare dal miraggio di cambiare il mondo infiltrandosi nei social media delle grandi corporazioni, in un Internet ipnotico fatto apposta per succhiarci via la privacy, i dati personali e la salute mentale stessa.

Il regime trumpista negli USA ha già avviato da quasi un anno una campagna di criminalizzazione dei movimenti antifascisti, complementare alla pioggia di verdoni sui gruppi neo-hitleriani e neo-mussoliniani, e più che gradita agli amici putiniani con cui si gioca alle guerre per procura senza fine (un po' di Sudamerica a Washington, un po' di Sahel a Mosca, e siamo tutti felici); cecchinare in testa A/I è un altro tassello di questo progetto, perché vuol dire distruggere un angolo di ciberspazio creato da compagn* per compagn*, una piattaforma che dà la parola sia a un progetto secchione cileno di filosofia neo-marxista sia a un sito polacco che credo parli di geografia economica ed ecologia... oltreché, per quanto ne so io, a compagnu in Russia e Bielorussia che usano e-mail altamente cifrate per organizzare gli attentati incendiari contro fabbriche di munizioni e ferrovie militari, in modo da inceppare almeno un pochino la macchina bellica di regime e assistere oltreconfine lu loro compagnu in Ucraina.

Eh ebbene sì, lo ho detto. Su su, non scandalizzatevi. È inutile andare ogni 25 Aprile a omaggiare le lapidi dei bisnonni partigiani che hanno vinto per noi la guerra civile del '43-'45, ma poi fare finta che oggi, magicamente, non sia più necessario resistere con la forza e la violenza alle angherie dei potenti. O al più che sia necessario unicamente dove lo decidete voi, ed è tanto più accettabile quanto più è lontano da casa vostra. Non sarò io a dirvi che dovete assumervi personalmente il rischio di vestire i panni di Robin Hood o Luke Skywalker o Guglielmo Tell, e rischiare la pellaccia sulle barricate; sarò io a dirvi, però, che dietro ogni eroe rivoluzionario c'è una comunità intera che prende posizione e si ribella, anche disarmata, e anche con l'agire quotidiano. Lo sapevano bene i bisnonni partigiani, che hanno vinto la guerra civile anche grazie a chi li nascondeva nei pagliai e rifocillava di nascosto con pane e formaggio, e per questo ha pure subito stragi di rappresaglia da parte del regime.

Dopo quei giorni a Genova nel luglio 2001, in cui Carlo Giuliani morì in uno scontro con le autorità (autorità che si affrettarono seduta stante a inquinare le prove, alla faccia delle “regole di ingaggio pienamente rispettate”), è stato dipinto un murales dedicato a Giuliani, recante una massima di José Miguel Beñarán Ordeñana, nome di battaglia “Argala”, uno dei responsabili della famosa Operazione Orco: l'attentato dinamitardo che uccise il successore designato di Francisco Franco e agevolò il crollo della dittatura fascista in Spagna. Non so dirvi se quello specifico aforisma fosse davvero un motto personale di Carlo, ma, a quanto pare, è coerente con come lo ricorda chi lo conosceva:

«Ognuno di noi deve dare qualcosa, per per fare in modo che alcuni non siano costretti a dare tutto.»

Persone che mi leggete, la guerra non è laggiù in Donbass, in Cisgiordania, nel Minnesota, o in qualche foresta del Bengala Occidentale. La guerra è globale, è nelle vostre case, ed è guerra fra tutti i popoli della Terra e i tiranni che vogliono spappolarci. Distruggere Autistici/Inventati vuol dire distruggere un pezzo di comunicazione libera, indipendente e responsabile di sé stessa, e spingerci un altro po' nel ciberspazio-galera; difendere Autistici/Inventati, e riprodurre il loro lavoro a casa nostra, vuol dire nascondere in casa una partigiana dalle scarpe rotte che tira il fiato nella notte.

Vuol dire dare il vostro pezzetto, per non obbligare quella partigiana a dare tutto.

Non sappiamo come finirà questa storia, considerando che A/I si sta ancora riprendendo da un attacco hacker di sabotaggio apertamente firmato dai MAGA e, a quanto ne sappiamo, potenzialmente commissionato dalla polizia politica trumpista. Sappiamo che l* compagn* di Sabot Media hanno delineato in aiuto di A/I un'analisi della situazione, con tanto di primi spunti su come organizzarsi nell'arco di questo mese.

Sappiamo, so, che non vinceremo, se non ci schieriamo tutt* con serietà e disciplina, ciascuna persona nel suo modo, facendo il suo pezzetto.

Come tentammo di fare a Genova, in quei giorni di Luglio. Come tenteremo di fare oggi, con immutata rabbia e amore nel pugno.

 
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from Miceliø

CAPIRE LA PORTATA DI UN ATTACCO IMPERIALISTA [/su Autistici/Inventati e sul perché questa notizia riguarda anche noi e chiunque voglia continuare a pensare, organizzarsi e comunicare liberamente_]

/non pubblichiamo questa notizia per chiedere a chi ci segue di riconoscersi in una particolare tradizione politica, né perché pretendiamo di commentare ogni avvenimento internazionale_ /condividiamo questa vicenda perché ciò che sta accadendo ad Autistici/Inventati riguarda direttamente le condizioni materiali attraverso cui anche noi possiamo produrre cultura, conservare memoria, condividere conoscenze e costruire relazioni senza dipendere interamente dal permesso di uno stato, di una banca o di una multinazionale_ /il 26 agosto scorso l’amministrazione statunitense ha inserito Autistici/Inventati nel dispositivo sanzionatorio riservato al “terrorismo globale”_ /non in seguito a una sentenza, né dopo un processo nel quale il collettivo abbia potuto difendersi: attraverso un atto dell’esecutivo che produce immediatamente isolamento finanziario, congelamento dei beni e interdizione dei rapporti economici_ /le sanzioni possono investire non soltanto soggetti statunitensi, ma anche persone, banche e fornitori stranieri che continuino a intrattenere determinati rapporti con il collettivo_ /è una forma di interdizione civile globale pronunciata da Washington_ /nel proprio comunicato ufficiale ( https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616/ ), il Dipartimento del Tesoro non attribuisce ad A/I l’esecuzione di uno specifico attentato_ /ciò che viene criminalizzato è l’aver fornito infrastrutture digitali — posta cifrata, hosting, mailing list, chat, videoconferenze e blog — a movimenti che gli Stati Uniti considerano nemici: organizzazioni anarchiche, antifasciste e palestinesi, gruppi impegnati contro l’ICE, Stop Cop City, Rose City Antifa e Jane’s Revenge_ /il passaggio è enorme: il fornitore di uno strumento viene trasformato nell’autore di ciò che attraverso quello strumento viene comunicato; la tutela della riservatezza diventa occultamento; la solidarietà tecnica diventa direzione operativa; la presenza di un utente “sgradito” diventa colpa dell’intera infrastruttura_ /Autistici/Inventati nasce nel marzo 2001 dalla costellazione degli hacklab, di Indymedia e dei movimenti anticapitalisti, pochi mesi prima del G8 di Genova_ /da venticinque anni una manciata di persone mantiene un bene comune digitale utilizzato, secondo le stesse cifre citate dal governo americano, da circa 16.000 caselle di posta, 5.500 mailing list, 1.500 siti e 10.000 Noblogs_ /non è una piattaforma commerciale: non fonda il proprio funzionamento sulla vendita dei dati degli utenti, non organizza la visibilità dei contenuti secondo il profitto pubblicitario e non costruisce algoritmi per trattenere le persone davanti a uno schermo_ /fornisce strumenti di autodifesa digitale attraverso i quali singole persone, collettivi, associazioni e movimenti possono comunicare, pubblicare documenti e conservare la propria memoria senza consegnarla alle multinazionali della sorveglianza_ /A/I conosce da tempo la repressione_ /nel 2004 la polizia copiò un suo server ospitato da Aruba, coinvolgendo i dati di migliaia di persone completamente estranee all’indagine_ /da quell’attacco nacque il Piano R*: un’architettura distribuita, cifrata e ridondante, costruita affinché il sequestro di una singola macchina non potesse distruggere l’intera rete_ /nel 2010, quando la polizia norvegese intervenne su un altro nodo, i servizi poterono continuare proprio grazie a quel metodo_ /oggi il salto di qualità è evidente: non si tenta soltanto di sequestrare un server, ma vengono colpite le condizioni che permettono alla rete stessa di esistere e di essere raggiunta_ /denaro, domini, sistemi di indirizzamento, fornitori, certificati e accesso pubblico_ /nella notte tra il 27 e il 28 agosto 'autistici.org' è stato posto in 'serverHold' dal registro statunitense del dominio '.org'_ /la causale formale non è stata ancora resa pubblica, ma l’effetto è concreto: il dominio viene sottratto al sistema mondiale degli indirizzi e diventa irraggiungibile, anche se le macchine alle quali conduce continuano a esistere_ /al momento in cui scriviamo, alcune infrastrutture collocate in Svizzera e nei Paesi Bassi risultano ancora operative e il collettivo è riuscito a ripristinare una parte importante del servizio di posta: chi possiede un indirizzo '@autistici.org' non può ancora inviare o ricevere nuovi messaggi, perché le caselle stanno venendo trasferite su un altro dominio, ma può però accedere al proprio account e ritrovare intatto tutto l’archivio_ /l’attacco ha sottratto il dominio, ma non ha cancellato la memoria custodita sui server_ /la rete è stata colpita, ma non è caduta; e mentre il potere statunitense tenta di cancellarne gli indirizzi, il collettivo sposta le caselle, riapre i collegamenti e continua a ricostruire_ /tenere duro, in questo momento, non è una metafora_ /è il lavoro materiale attraverso cui una rete sotto attacco continua a esistere_ /Noblogs è stato manomesso con una pagina filotrumpiana contenente la rivendicazione di avere sottratto e consegnato i dati degli utenti al governo americano: questa affermazione, al momento, non è sostenuta da alcuna prova e non costituisce fatto accertato_ /il monitor indipendente ( https://kuma.accol.li/status/aimonitor ) mostra una rete ferita e parzialmente operativa, non una rete già annientata_ /questa distinzione è importante_ /interessarsi a ciò che sta accadendo significa anche imparare a separare i fatti dalle rivendicazioni, un dominio irraggiungibile da un server distrutto, una pagina manomessa da una sottrazione dimostrata di dati_ /la confusione e il panico sono parte del danno che un attacco di questo genere può produrre_

/il paragone con un attacco imperialista a una rete partigiana internazionale non è una decorazione retorica_ /le reti perseguitate dal nazifascismo non erano costituite soltanto da chi impugnava le armi_ /erano tipografie clandestine, giornali, staffette, radio, archivi, fondi, documenti, case sicure e persone incaricate di mantenere i collegamenti_ [/'Combat', 'Libération' e 'Défense de la France' furono movimenti organizzati attorno ai propri strumenti di comunicazione prima ancora che semplici testate] /la repressione colpiva quelle infrastrutture perché era attraverso di esse che gruppi dispersi potevano riconoscersi, coordinarsi e diventare una forza politica /la grammatica repressiva è la stessa: colpire le connessioni, criminalizzare la prossimità, isolare i nodi, interrompere la circolazione delle informazioni e rendere pericoloso persino offrire ospitalità, strumenti o ascolto_ /oggi questa operazione viene condotta su scala digitale, attraverso il potere finanziario e infrastrutturale degli Stati Uniti_ /Washington non ha bisogno di entrare fisicamente in una sede italiana: può utilizzare la centralità americana nei circuiti bancari, nei registri dei domini e nelle filiere tecnologiche per rendere un soggetto “straniero” economicamente intoccabile e tecnicamente invisibile_ /e se tutto questo non fosse bastato per sentirsi coinvoltə direttamente, è qui che questa storia smette di riguardare soltanto A/I e comincia a riguardare anche noi_ /noi: chi scrive, disegna, suona, fotografa, traduce, cura, impagina, stampa, archivia, insegna, studia, organizza incontri, apre uno spazio, mantiene una biblioteca o fa arrivare un libro nelle mani di qualcun altro_ /quando raccogliamo un'esperienza in una pubblicazione, la sottraiamo alla dispersione e costruiamo una relazione tra opere, persone, luoghi e lettori_ /produciamo un oggetto, ma anche un archivio: rendiamo durevole qualcosa che, secondo i criteri del mercato, potrebbe essere considerato troppo piccolo, laterale o poco redditizio per meritare memoria_ /quando un testo viene reso liberamente accessibile, stampato a costo di produzione, acquistato collettivamente, depositato in un archivio digitale o fatto circolare attraverso librerie, centri, circoli e relazioni territoriali, la cultura smette di essere un prodotto calato dall’alto su un pubblico di consumatori_ /diventa qualcosa che molte persone contribuiscono a produrre, custodire, finanziare, raccontare e rimettere in movimento_ /questo è il significato di socializzare la conoscenza: non semplicemente pubblicare qualcosa gratuitamente su Internet, ma riconoscere che sapere e cultura sono il risultato di un lavoro collettivo e che anche i mezzi necessari alla loro diffusione devono poter essere condivisi, moltiplicati e sottratti al controllo esclusivo di pochi soggetti_ /A/I realizza sul piano infrastrutturale una delle condizioni necessarie a ciò che cerchiamo di rendere possibile sul piano culturale: l’esistenza di luoghi nei quali parole, immagini, documenti, relazioni e memorie possano circolare senza essere immediatamente trasformati in dati da vendere, contenuti da sorvegliare o prodotti da rendere redditizi_ /possiamo essere completamente liberi nella scelta di ciò che pubblichiamo; ma se il dominio, la posta elettronica, gli archivi, i pagamenti, le newsletter e il contatto con chi ci legge dipendono da soggetti capaci di interromperli unilateralmente, quella libertà rimane precaria_ /a dimostrazione che l’indipendenza editoriale senza indipendenza infrastrutturale è soltanto un permesso revocabile_ /questo non significa che ogni piccola realtà culturale sia oggi il bersaglio della stessa operazione_ /significa che abitiamo una medesima ecologia culturale e comunicativa, che viene impoverita ogni volta che una sua infrastruttura autonoma viene distrutta, intimidita o resa inutilizzabile; e significa che il precedente costruito contro A/I potrebbe essere applicato ad altre realtà, e non sulla base di un reato commesso, ma delle idee espresse da qualcuno che vi ha trovato ospitalità, delle persone con cui hanno collaborato o dei documenti che hanno contribuito a conservare_ /non diremo che questa vicenda non è politica_ /lo è profondamente: il bersaglio dichiarato è l’antagonismo internazionale e l’operazione serve precisamente a restringerne la capacità di organizzarsi_ /ma è il bersaglio ad essere politico, mentre il diritto che viene minacciato non appartiene a una parte partocolare, ma a tuttə noi_ /non è necessario essere qualcosa in particolare per comprendere il pericolo di cui stiamo parlando_ /e non è necessario approvare internamente ogni contenuto ospitato da A/I (così come difendere una biblioteca non significa condividere ogni libro presente sui suoi scaffali)_ /la questione non è stabilire se siamo d’accordo con tutte le persone che attraversano una rete, ma è decidere se accettiamo che un governo possa far scomparire quella rete perché considera alcune di quelle persone incompatibili con i propri interessi_ /per questo, prima ancora di chiedere a chi ci legge di difendere A/I, chiediamo di capire che cosa sta accadendo_ /queste operazioni riescono più facilmente quando appaiono troppo tecniche per riguardarci e troppo politicamente lontane per meritare la nostra attenzione_ /quando un dominio smette di funzionare, una mail non parte o un archivio diventa irraggiungibile, vediamo soltanto un malfunzionamento, dietro al quale possono invece nascondersi (e nemmeno troppo) decisioni politiche, rapporti di potere, sanzioni economiche e il lavoro cancellato di migliaia di persone_ /interessarsi significa dare un nome ai meccanismi, verificare le fonti, seguire gli aggiornamenti, conservare i documenti e non lasciare che una realtà venga isolata nel silenzio_ /capire non è mai un gesto passivo: è il primo modo per impedire che l’infrastruttura della comunicazione venga distrutta nell’indifferenza di chi non sapeva nemmeno che esistesse_ /non chiediamo quindi a chi ci legge e sostiene un’adesione preventiva, né di assumere come propria ogni posizione del collettivo_ /chiediamo invece di leggere questa storia e di comprenderne il precedente, perché la possibilità di parlare e pensare liberamente dipende anche dall’esistenza di persone disposte a costruire e mantenere i luoghi nei quali parole, opere, lotte e memorie possono incontrarsi_ /quando una rete scompare, è troppo tardi per domandarsi quali preziosi eventi rendeva possibile_ /il Collettivo Autistici/Inventati ha dichiarato ( https://cavallette.noblogs.org/2026/08/10076 ) : «L’antifascismo e l’anticapitalismo non sono terrorismo. Protestare non è terrorismo. E tutti hanno il diritto di prendere parola e di lottare per tutta l’umanità.»_ Per il momento A/I chiede di non effettuare donazioni e di attendere indicazioni, evitando iniziative economiche non concordate_ /le informazioni cambiano rapidamente: gli aggiornamenti verificati vengono pubblicati sul blog del collettivo ( https://cavallette.noblogs.org/ ), sul suo account Mastodon ( https://mastodon.bida.im/@cavallette ) e sul monitor indipendente dei servizi.

/per conoscere meglio la storia di questo progetto: +KAOS. Dieci anni di hacking e mediattivismo, Autistici/Inventati, Agenzia X, 2012 ( https://archive.org/details/kaosDieciAnniDiHackingEMediattivismo )_ /il motto è e rimane “socializzare saperi senza fondare poteri”_

POSTILLA — NON STA ACCADENDO LONTANO DA NOI

/l’attacco contro Autistici/Inventati può sembrare qualcosa di remoto: una decisione del governo statunitense, un dominio cancellato, dei server distribuiti in diversi paesi, un’infrastruttura conosciuta soprattutto da chi attraversa i movimenti antagonisti_ /ma negli stessi giorni, qui in Italia, il governo Meloni sta compiendo un’operazione che rende immediatamente visibile a tuttə la stessa centralità politica dei mezzi attraverso cui la conoscenza viene prodotta e fatta circolare_ /sì, perchè dal 1° ottobre Rai Scuola perderà il proprio canale sul digitale terrestre e al suo posto arriverà “Italiana”, una nuova rete dedicata all’identità nazionale, ai territori, alle tradizioni, ai borghi, al Made in Italy e alle “eccellenze produttive”_ /la Rai sostiene che non si tratti di una chiusura, perché i contenuti educativi rimarranno disponibili su RaiPlay, ma la questione non è se qualche video continuerà a esistere dentro un archivio: la questione è quale progetto culturale il potere abbia deciso di togliere dallo spazio pubblico e quale abbia scelto di metterci al suo posto_ /formalmente la decisione è stata presa dal CdA della Rai; politicamente appartiene al governo Meloni_ /la Rai è il servizio radiotelevisivo pubblico controllato dallo stato e il suo amministratore delegato, Giampaolo Rossi, è stato designato dal Consiglio dei ministri_ /non serve che Giorgia Meloni firmi personalmente un palinsesto: il potere si esercita attraverso le persone che nomina, le istituzioni che occupa, le risorse che distribuisce e l’immaginario che decide di alimentare_ /fingere che questa sia una semplice riorganizzazione aziendale significa nascondere la responsabilità politica di chi governa_ /rai Scuola, già da tempo impoverita e riempita in larga parte di repliche, conserva uno straordinario patrimonio di scienza, filosofia, storia, antropologia, lingue straniere, tecnologia, educazione civica, diritti e divulgazione_ /nel suo archivio si incontrano lezioni sul mondo arabo, sulle differenze di genere, sul cambiamento climatico, sul metodo scientifico, sulla sociologia, sull’Europa e sul Manifesto di Ventotene, eccetera_ /la conoscenza, quando è pluralista, mette continuamente in crisi l’idea che la nazione sia il confine naturale del nostro pensiero_ /sostituire quello spazio con una rete costruita attorno alle “emozioni identitarie” significa scegliere una direzione precisa: meno mondo e più patria, meno strumenti critici e più autorappresentazione nazionale_ /non c’è nulla di innocente nel proporre un’Italia raccontata attraverso borghi, tradizioni ed eccellenze mentre guerre, migrazioni, crisi ecologica e violenza coloniale attraversano il presente_ /non perché non si debbano raccontare i territori, ma perché un territorio privato delle sue relazioni con il resto del mondo diventa una cartolina; una tradizione ripulita dalle contaminazioni diventa propaganda; una nazione liberata dai propri conflitti diventa un mito utile a chi la governa_ /nessuna cultura è pura e nessun paese è autosufficiente_ /ciò che chiamiamo Italia è il risultato di migrazioni, traduzioni, reinterpretazioni, scambi, invasioni, lotte sociali, rapporti coloniali e continue contaminazioni_ /e il nazionalismo tiene molto a cancellare questa storia, perché una popolazione capace di riconoscere le relazioni che la legano agli altri è anche potenzialmente capace di vedere il lavoro migrante dietro le merci, lo sfruttamento dietro le “eccellenze”, la violenza dietro le frontiere e le responsabilità italiane in ciò che accade fuori dall’Italia_ /una popolazione educata a contemplare soltanto la propria immagine, invece, è più semplice da isolare e governare, gestire_ /il fascismo storico aveva compreso perfettamente che non bastava reprimere gli oppositori: bisognava occupare la scuola, la radio, la stampa e ogni luogo nel quale una società imparava a guardare se stessa_ /la costruzione del consenso passava attraverso una pedagogia nazionale capace di trasformare la patria nell’unico orizzonte possibile e di espellere dal racconto comune tutto ciò che la contraddiceva_ /è questa memoria che la sostituzione di Rai Scuola con “Italiana” inevitabilmente riattiva: non perché la storia si ripeta con le stesse forme, ma perché torna il progetto di restringere il mondo visibile e di presentare questa mutilazione come tutela dell’identità_ /e pure il trasferimento su RaiPlay partecipa a questa operazione_ /un canale pubblico non è un magazzino di file: è programmazione, continuità editoriale, produzione di nuovi contenuti, lavoro, accesso gratuito e possibilità di incontrare una conoscenza che non avevamo già deciso di cercare_ /un archivio digitale richiede invece una connessione, un dispositivo, competenze e una ricerca intenzionale; conserva ciò che è stato prodotto, ma non garantisce che continui a vivere, a essere finanziato e a raggiungere un pubblico_ /prima si indebolisce una rete, poi se ne misura il declino, infine si usa quel declino per giustificarne la scomparsa_ /è anche questo che la vicenda di A/I ci sta mostrando con brutale chiarezza: i dati possono essere ancora intatti sui server, ma se viene sottratto il dominio attraverso cui raggiungerli, la loro semplice sopravvivenza materiale non basta_ /allo stesso modo, lasciare dei programmi dentro RaiPlay non significa conservare Rai Scuola_ /la libertà della conoscenza non dipende soltanto dal fatto che qualcosa esista da qualche parte, ma dalla possibilità concreta di accedervi, incontrarlo, condividerlo e continuare a generarlo_ /per questo quanto sta accadendo alla Rai è importante anche per chi Rai Scuola non l’ha mai guardata_ /è un’operazione che avviene davanti a noi, dentro un’istituzione che conosciamo, attraverso decisioni che possiamo verificare e i cui effetti saranno visibili semplicemente accendendo il televisore_ /dimostra che il controllo delle infrastrutture culturali non è un problema astratto, né una minaccia confinata agli Stati Uniti o agli spazi antagonisti: sta già modificando quotidianamente il nostro accesso al sapere e l’orizzonte entro il quale ci viene consentito di pensare_ /quando il potere spegne le reti che ci mettono in relazione con il mondo e accende quelle che ci riconducono all’identità nazionale, sta cercando di cambiare noi_ /capire che cosa sta accadendo ad Autistici/Inventati significa anche imparare a riconoscere questa stessa lotta quando attraversa luoghi più vicini e familiari; significa difendere non soltanto dei contenuti, ma il diritto ad avere canali, archivi e infrastrutture attraverso cui poter conoscere ciò che il potere preferirebbe lasciarci fuori dallo sguardo_ /contro l’isolamento, realizziamo contaminazione_ /contro la propaganda identitaria, generiamo conoscenza condivisa_ /contro l’occupazione fascista della cultura, affrontiamo la ri-costruzione ostinata di tutte le nostre reti_ /liberə tuttə_

 
Continua...

from ordinariafollia

ordinariafollia-log_038-2026.jpg

io t'amo tu ami fifa 26 e la nostra canzone ora è un jingle di una banca.

tu m'ami io amo la passerina e il nostro posto è diventato un supermercato.

io t'amo tu ami il motore a quattro tempi e la nostra isola che non c'è la trovi con Google maps.

tu m'ami io non distinguo il ramo dalla foglia e il nostro asino lo monta Dio.

io t'amo tu mi venderesti e chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di socialutenti che non hanno vinto mai.

tu m'ami io so' paz' e non capiscono perché continui a chiamarmi Donatella.

io t'amo tu sei già troppo grande e il roxi bar è chiuso per ferie.

 
Continua...

from AleF2050

Lascio Livellosegreto.it (e Mastodon)

per problemi legati alla mia salute mentale.

(Fuori i clickbait, facciamo questa cosa seriamente)

Attenzione: parolacce sfogatorie obbligatorie, perché sì.

Si, potevo semplicemente chiudere i conti rimanendo loggato fuori da LS, ma ho deciso di fare un resoconto della situazione finale prima di chiudere i battenti. Ieri ho dovuto fare questo articolo, ma non potete immaginare quante bestemmie volavano in aria mentre scrivevo che ho dovuto cancellare tutto. Ed oggi ci risiamo, ma stavolta ci ho messo di meno.

Mi risulta troppo difficile pensare che possa convivere al meglio da persona che attualmente è molto incazzata con la realtà. Ho voluto provare a trattenere i miei pensieri, ma non ce l'ho fatta, perché c'è troppo rumore nella mia mente e attualmente è in corso una grande difficoltà a cui non sono in grado di risolverlo semplicemente cercando aiuto da gente comune come quelli in Livellosegreto.it.

Ora, tempo fa ero molto elastico e potevo decidere cosa fare con quello che mi stava bene senza scrupoli, ma dopo la crisi del COVID le cose cominciavano a barcollare lentamente. Mi è morto due amici che frequentavo, uno era un collega di lavoro di cui lavoravo per un tirocinio che poi ho dovuto lasciare automaticamente dopo la sua morte, e poi un caro che faceva il preside di una scuola elementare che era anche un appassionato di scacchi. Ero ripieno di angoscia e tristezza, ma alla fine ero riuscito a trattenere ed andare avanti.

Ma però la mia vita cominciava lentamente a sgretolarsi addosso quando la mia procrastinazione, ormai diventato del tutto sempre presente ed la grande comfort zone, mi impedisce di svolgere attività, spesso causato dal disagio quotidiano che ho addosso: parlare con i miei genitori diventato praticamente difficile perché dimostro un atteggiamento sempre più scontroso, sono diventato molto critico nei confronti della vita, e di conseguenza sto provando poca gioia e poca soddisfazione che la sofferenza è diventato sempre più potente dentro di me. Tutto questo è successo perché per anni ho combattuto per il desiderio di unire ad un gruppo di ragazzi appassionati che si occupano degli stessi hobby, ma c'era diversi fattori molto grossi che ci hanno impedito. Non posso elencare tutti, ma uno notevole è che c'era in ballo i problemi del condominio in cui abitavo nelle Marche, e avevamo dovuto iniziare a traslocare in Sicilia perché mio padre e madre soffriva della puzza di gas e non erano in accordo con il comune che è sempre ignorante ed incapace di gestire la situazione del condominio.

L'anno scorso ho iniziato il trasloco in Sicilia. Ero convinto che potevo respirare aria fresca, ma mi sbagliavo. è passato un'anno da quando mi sono traslocato. Le stesse abitudini ce l'ho ancora, la stessa noia, e non riesco ancora a respingere le forti tentazioni che mi danno tanto disagio inutile. Il fatto che poi ho passato troppo tempo a scrivere post inutili che parla dello mio stato mentale non è servito a niente. Il mio obiettivo, se si poteva soddisfare, era che mi potevo procurarmi una psicoterapeuta, non una psicologa, ma la mia famiglia è un po' diventata a dir poco 'religiosa', o restrittiva, nei miei confronti di poter prendere un rischio: erano insicuri della mia proposta, non volevano che iniziassi a prendere i farmaci, però ho tentato di tutto a spiegargli dettaglio per dettaglio, fino ad ricevere un fangoso 'non possiamo farci niente, ti devi regolare'.

Il disagio è incontenibile, e di conseguenza sono rimasto a dover tenere questo casino per me stesso, ma non sono più in grado di condurre una vita più rilassante se non sono in grado di trovare un modo di connettermi con un esperto. Ma sai una cosa? La verità è che non sono ancora una persona completamente autonoma, e vivere con una famiglia che ti impedisce di intraprendere un rischio è palese gatekeeping famigliare. Peggio ancora è che ogni giorno vivo per la maggior parte solo con la mia famiglia ed la frequenza in cui incontro con un'altra persona al di fuori di utilizzare quel cazzo di telefono (miei genitori usano ancora quel fesso di Facebook come se fosse l'unica via di mezzo per sostituire alla vita attuale) è molto ridotta. Grazie al caldo estremo che è successo quest'anno, sembra di stare in lockdown di nuovo.

Un paese come l'Italia che non è in grado di sostenere costi per servizi pubblici sanitari è un paese fallito, che non ha fatto altro che attaccare al tram migliaia di gente. Una cosa a dir poco allucinante che avrei dovuto pensare meglio. Inoltre c'è anche il problema del fatto che mia famiglia soffre sempre il ribasso economico a cui combatto severamente da anni, eppure vittima del consumismo siamo comunque capaci di continuare a cadere nella stessa trappola.

Io vi devo dire che non sto veramente bene. Nonostante i miei genitori però negano passivamente il mio disagio che provo dentro di me. Gli racconto ripetutamente che sono di spettro autistico, e loro continuano a riferirmi come “autistico di alto livello”. Non essendo in grado di poter attualmente risolvere il problema, circondato da una famiglia troppo impegnata sulle manutenzioni in casa e di lavori di commissioni senza pensare attentamente al mio benessere (il mangiare attualmente non riesco a convincermi al meglio di come migliorare), sento il bisogno di chiudere la porta a Livellosegreto.it dopo che uno mi ha appena riferito di quanti post di rant sto facendo e mi ha consigliato di allontanarmi “un paio d'ore” dalla piattaforma.

Ma quello che penso sia necessario invece è che ho davvero bisogno di smettere di postare perché ho dato troppo spazio alla procrastinazione per farmi sfogare male in continuità.

L'Italia è un paese di merda e finché non se la fanno finita con la fottuta guerra e ritrovano i fondi per pensare seriamente alla salute mentale della nostra gente io non troverò pace, e di conseguenza potrei persino non toccare più internet anche dopo quello che quei ghoul tech americani stanno facendo contro di noi.

Per cui vorrei solo passare il tempo fuori da LS. Magari aiuterà un po' a farmi continuare gli hobby, ma non aiuta invece ad allentare la procrastinazione e la noia quotidiana che provo a vivere in una piccola cupola famigliare. Non so quando tornerò considerando al momento il caldo orribile del cazzo deve ancora finire, neanche se iniziasse Settembre. Di certo non mi piaccerà il fatto che loro vogliono mettermi al lavoro quando inizierranno a trovare la mia strada, siccome sono fottutamente stanco di attendere per un miracolo che non accadrà mai in un paese della minchia come l'Italia.

Ultima cosa: Quest'anno per me è stato il peggio del peggio. Oltre alla politica estera che mi ha fatto sentire un profondo dolore al mio cuore c'è stato un periodo di caldo estremo di una quantità di ondate allucinanti che mi ha fatto diventare una bestia incontrollabile. Il 2026 è un'altro anno da dimenticare ASSOLUTAMENTE.

Grazie a tutti per avermi fatto rimanere su Livellosegreto.it per 3 anni insieme. Ci rivedremo, forse.

 
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from 📦 Scatolone

Prima di tutto devo spiegarvi la mia situazione: quando fa eccessivamente caldo, io e i miei genitori ci riuniamo tutti in salotto per non tenere accessi 2 condizionatori ed evitare di consumare il doppio. È una cosa un po' fastidiosa, perché molti titoli li gioco con il computer, che nel mio caso è un fisso di dimensioni medie. Visto ciò, ho più volte pensato di prendere un apparecchio piccolino da mettere in pianta stabile in salotto, ma questo è l'anno in cui tutto costa troppo, tranne la vecchia tecnologia! Riflettendoci, la PlayStation 3 sembrava la scelta migliore, perché ha diversi videogiochi che mi interessano e non solo nativi. Con questa macchinina si possono giocare anche i titoli PS1, PS2 e PSP. Ben 3 piccioni con 1 fava!

Dopo un po' di ricerche, riesco ad accaparrarmi una PS3 Slim (CECH-2004A) in buono stato, ma priva di uno o più controller originali, con la polvere che sborda dall'unica presa d'aria e 2 piedini mancanti. Avrei dovuto cercare meglio, anzi! Avrei dovuto optare per tutt'altro. Nulla togliere al parco titoli di questa console, ma presenta diversi problemi che fanno lievitare il prezzo, soprattutto se, come me, fate acquisti a cazzo di cane.

Primo fra tutti, la memoria d'archiviazione: la PlayStation 3 ha un controller SATA 1 che non supporta dischi superiori a 1.86 terabyte. E voi dirette “Che problema c'è? Basta prendere un HDD o un SSD da 1 terabyte e mezzo”. No, ragazzi! Stando a ConsoleMods, è meglio non prendere un disco superiore ai 1000 GB. Tra l'altro, non conviene prendere nemmeno un SSD e questo ve lo possono confermare diverse discussioni su Reddit e PSX-Place.

Un altro problema è la safe mode, una modalità di ripristino utilizzabile esclusivamente con pad DualShock 3 e Sixaxis originali. In realtà, anche con alcuni di terze parti, però vai a capire quali sono compatibili. Ora, siamo nel 2026 e, ovviamente, i prezzi dei controller targati Sony sono fuori dalla grazia di Dio. Andando sull'usato non troviamo alternative migliori, perché quelli che costano meno di 30€ sono un misto di crepe e sudore. Non si può nemmeno tentare con un DualShock 4 o un DualSense originale, perché comunque non funzionano nella safe mode. Ah, nemmeno le chiavette USB come la NS Magic permettono di ripristinare la console con qualsiasi gamepad. Soltanto l'OGX-Mini (una NS Magic fai da te e open source) è in grado di farlo.

Pensate sia tutto? Certo che no! La PlayStation 3 non è famosa per le sue basse temperature, ergo, bisogna prendersene cura e più di qualsiasi altro dispositivo elettronico. Peccato che l'azienda giapponese sopracitata abbia usato delle viti torcs. Che poi, sono 4 viti in croce e per 4 viti sono stato costretto a comprare un set di cacciaviti. Va be', sicuramente mi torneranno utili anche per altro.

Insomma, Sony c'è l'ha messa tutta per renderti impossibile utilizzare la PS3 oltre la sua data di scadenza. Che stupido sono stato! Avrei dovuto informarmi di più, invece ho finito per spendere quasi 200€ fra console, controller, cacciaviti e hard disk. Il bello è che non sono nemmeno riuscito a giocarci, perché... boh! Nonostante sia riuscito a installare il CFW, né la scheda micro SD e né l'hard disk esterno funzionano con la console. Ho formattato in fat32 MBR, ma quando la console prova a leggere il loro contenuto smettono di essere nell'elenco dei dispositivi. Di nuovo, che stupido che sono stato!

 
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from guerrilla stickers テッカー禁止

“Stickers disappear, ideas don't!”

It all began on an alchemical afternoon when, while searching for the Lapis Philosophorum in the swamp of cyberspace, I stumbled upon a visual fragment charged with latent memetic energy that began to layer itself within the psychosphere: “no adesivi grazie” (“no stickers thanks”). It was only later that I traced its origin: a grotesquely paradoxical campaign, a semiotic loop poised to collapse in on itself. By appropriating that signal, recoded by the hyperstition, I generated an antinomy capable of cracking the wear and tear of postmodern life. Thus was born the idea: “Ceci n’est pas un autocollant”, in an imaginary partnership with Magritte. “This is not a sticker”, it’s a provocation!

We live immersed in a world built on illusion: synthetic emotions in the form of pills, propaganda in the form of advertisements, brainwashing in the form of mass media. We are prisoners of glass bubbles we call social networks, while we try in vain to throw the ever-growing trash of the human condition into the trash can.

Surveillance capitalism is the latest mutation of an oppressive apparatus that devours life itself. A system that appropriates human experience, fractures it, encodes it, and transforms it into data-commodity—fuel for the relentless cycle of extraction and consumption. A self-replicating, ruthless, and unstoppable machine that metabolizes every fragment of existence to reinforce the asymmetrical domination of the few over the many: an intentional sabotage of the natural principles of mutual support, whose sole ultimate goal is the necrotic accumulation of power.

ステッカー禁止 / no adesivi grazie (“no stickers thanks”) thus becomes a conceptual hack, a memetic provocation poised to shatter the postmodern grid. A cry distilled from the hyperstition of the real, springing from a relentless dissection of the human condition and its socio-technical configurations. A paradox that tears through the veil of simulation, amplifying the urgency to unveil and decipher the profound contradictions that permeate our lives. A disruptive signal, a trigger, to sabotage the System’s loops with the pulsating intensity of art, with the surgical precision of critical knowledge, and with the rebellious will of those who reject the yoke of tyranny.

A creative impulse that dialectically evolves into a guerrilla stickers that will bury you, “because even if you think you’re off the hook, you’re still involved!” (F. De André). The spirit of humanity is a divine fire that, like the Ouroboros biting its own tail, perpetually consumes and renews itself. Unleash the creative anarchy within your hearts: from Nigredo to Consciousness, to subvert the established order!

The revenge of the symbol against the banality of consumption, the return of meaning against the inertia of the obvious. Against the preventive measures that hinder the spread of free art, urban saboteurs around the world, arm yourselves with paradox and join the guerrilla stickers ステッカー禁止!

 
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