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from Il quaderno del Cretino di Crescenzago

Scrivo questo articolo fresco da un mese di vacanze, in cui mi ero concesso di prendere le cose con calma, godermi le persone care, ponderare bene i miei impegni e decidere di staccare da quelli più stressanti che gratificanti, così da recuperare del sano tempo di gioco e scopat- ehm, godimento estetico.

Ma i tempi della Storia raramente ci lasciano fiato.

Perché il 26 agosto il governo statunitense ha classificato come organizzazione terroristica il collettivo italiano Autistici/Inventati, e ci ha scatenato contro una grandine di sanzioni economiche, atte a renderlo insostenibile e farlo collassare su sé stesso: la famosa tattica di primo assalto letale tanto cara alla dottrina del Pentagono, ed efficace solo contro bersagli piccoli, fragili e mal strutturati come l'Iraq baathista della I Guerra del Golfo o il regime personalistico di Maduro in Venezuela. Ma che ha fatto A/I di criminoso, agli occhi della cricca MAGA? In buona sostanza, delitti affini a quelli della relatrice ONU Francesca Albanese, che nell'ultimo anno è stata bersagliata da sanzioni discretamente simili: aver tenuto posizione contro la marea nera neofascista.

Facciamo un passo indietro. A/I nasce dal movimento No Global degli anni Novanta, quel momento di alta marea in cui speravamo di poter arrestare e invertire il cammino inarrestabile della Storia verso un mondo dominato dalle multinazionali e inquinato da far schifo, e credevamo che anche Internet potesse diventare uno strumento di liberazione: un mezzo di comunicazione accessibile, democratico e autogestito. Trenta e rotti anni fa, in Italia crescevano come funghi i progetti di attivismo hacker, e la fusione osmotica fra il collettivo milanese degli Autistici (sic) e quello fiorentino degli Inventati (sic) ha dato alla luce proprio A/I, il cui battesimo del fuoco venne a luglio 2001: tante persone del gruppo neonato erano a Genova durante il G8, per gestire l'ufficio stampa, anzi no, il centro media del Genoa Social Forum, e furono in prima linea nella grande opera di giornalismo popolare che ha ricostruito le violenze di quei giorni e bucato la propaganda della stampa ufficiale, quella che oscillava allegramente fra le “orde di manifestanti facinorosi” sobillate dal Social Forum, e le fantomatiche “cellule di infiltrati in mezzo alla gente perbene”.

Da allora è passato un quarto di secolo e lu compagnu di A/I hanno messo su qualcosa di clamoroso: un'infrastruttura informatica finanziata unicamente con donazioni e lavoro volontario, costruita su software libero in costante rifinitura e aggiornamento, e messa a disposizione di qualunque realtà nel mondo si riconosca nei principi di “antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antiomofobia, antitransfobia, antimilitarismo e non commercialità” (cito), così che tali realtà possano abitare il ciberspazio in modo, appunto, accessibile, democratico e autogestito... e soprattutto, il più possibile blindato contro le talpe e le ispezioni della forza pubblica, perché sappiamo benissimo che, quando le autorità si muovono contro un progetto antifascita/antirazzista/antisessista/antiqeerfobico/antimilitarista, probabilmente quelle autorità hanno la coscienza sporca e il portafogli pieno di mazzette. È grazie ad A/I se esiste un portale di coordinamento della campagna Free All Antifas, a supporto dell* compagn* accusat* di scontri coi neonazisti ungheresi nel febbraio '23, fra cui Ilaria Salis è scampata alla galera grazie a un miracolo elettorale, ma Maja Worach è stata estradata illegalmente e sbattuta a marcire fra gli scarafaggi (e adesso è tassativo mobilitarci per salvare Gino e Zaid); è tramite A/I che la compagna siculopiemontese Filomena “Filo” Sottile ci racconta dei suoi lavori meravigliosi di scrittura e teatro, con cui porta dritto nei nostri cuoricini quel nesso magico quasi tolkieniano che corre fra gli assalti ai cantieri della TAV e il furto dei farmaci ormonali per persone transgenere; è tramite A/I che la Rete Sotterranea Transfemminista raccoglie su scala nazionale articolate testimonianze di misoginia e queerfobia entro progetti che, evidentemente, sono “progressisti” a targhe alterne e guardano con favore, piuttosto, ora l'inciucio elettorale coi progetti centristi patinati, ora il machismo sanguinario dell'URSS stalinista.

E questo lavoro risulta tanto più fondamentale oggi, dopo 10 se non 15 anni di rimbambimento generale, in cui tropp* di noi hanno totalmente disimparato cosa fosse l'Internet dei piccoli siti e dei ritmi umani, e si sono fatt* infinocchiare dal miraggio di cambiare il mondo infiltrandosi nei social media delle grandi corporazioni, in un Internet ipnotico fatto apposta per succhiarci via la privacy, i dati personali e la salute mentale stessa.

Il regime trumpista negli USA ha già avviato da quasi un anno una campagna di criminalizzazione dei movimenti antifascisti, complementare alla pioggia di verdoni sui gruppi neo-hitleriani e neo-mussoliniani, e più che gradita agli amici putiniani con cui si gioca alle guerre per procura senza fine (un po' di Sudamerica a Washington, un po' di Sahel a Mosca, e siamo tutti felici); cecchinare in testa A/I è un altro tassello di questo progetto, perché vuol dire distruggere un angolo di ciberspazio creato da compagn* per compagn*, una piattaforma che dà la parola sia a un progetto secchione cileno di filosofia neo-marxista sia a un sito polacco che credo parli di geografia economica ed ecologia... oltreché, per quanto ne so io, a compagnu in Russia e Bielorussia che usano e-mail altamente cifrate per organizzare gli attentati incendiari contro fabbriche di munizioni e ferrovie militari, in modo da inceppare almeno un pochino la macchina bellica di regime e assistere oltreconfine lu loro compagnu in Ucraina.

Eh ebbene sì, lo ho detto. Su su, non scandalizzatevi. È inutile andare ogni 25 Aprile a omaggiare le lapidi dei bisnonni partigiani che hanno vinto per noi la guerra civile del '43-'45, ma poi fare finta che oggi, magicamente, non sia più necessario resistere con la forza e la violenza alle angherie dei potenti. O al più che sia necessario unicamente dove lo decidete voi, ed è tanto più accettabile quanto più è lontano da casa vostra. Non sarò io a dirvi che dovete assumervi personalmente il rischio di vestire i panni di Robin Hood o Luke Skywalker o Guglielmo Tell, e rischiare la pellaccia sulle barricate; sarò io a dirvi, però, che dietro ogni eroe rivoluzionario c'è una comunità intera che prende posizione e si ribella, anche disarmata, e anche con l'agire quotidiano. Lo sapevano bene i bisnonni partigiani, che hanno vinto la guerra civile anche grazie a chi li nascondeva nei pagliai e rifocillava di nascosto con pane e formaggio, e per questo ha pure subito stragi di rappresaglia da parte del regime.

Dopo quei giorni a Genova nel luglio 2001, in cui Carlo Giuliani morì in uno scontro con le autorità (autorità che si affrettarono seduta stante a inquinare le prove, alla faccia delle “regole di ingaggio pienamente rispettate”), è stato dipinto un murales dedicato a Giuliani, recante una massima di José Miguel Beñarán Ordeñana, nome di battaglia “Argala”, uno dei responsabili della famosa Operazione Orco: l'attentato dinamitardo che uccise il successore designato di Francisco Franco e agevolò il crollo della dittatura fascista in Spagna. Non so dirvi se quello specifico aforisma fosse davvero un motto personale di Carlo, ma, a quanto pare, è coerente con come lo ricorda chi lo conosceva:

«Ognuno di noi deve dare qualcosa, per per fare in modo che alcuni non siano costretti a dare tutto.»

Persone che mi leggete, la guerra non è laggiù in Donbass, in Cisgiordania, nel Minnesota, o in qualche foresta del Bengala Occidentale. La guerra è globale, è nelle vostre case, ed è guerra fra tutti i popoli della Terra e i tiranni che vogliono spappolarci. Distruggere Autistici/Inventati vuol dire distruggere un pezzo di comunicazione libera, indipendente e responsabile di sé stessa, e spingerci un altro po' nel ciberspazio-galera; difendere Autistici/Inventati, e riprodurre il loro lavoro a casa nostra, vuol dire nascondere in casa una partigiana dalle scarpe rotte che tira il fiato nella notte.

Vuol dire dare il vostro pezzetto, per non obbligare quella partigiana a dare tutto.

Non sappiamo come finirà questa storia, considerando che A/I si sta ancora riprendendo da un attacco hacker di sabotaggio apertamente firmato dai MAGA e, a quanto ne sappiamo, potenzialmente commissionato dalla polizia politica trumpista. Sappiamo che l* compagn* di Sabot Media hanno delineato in aiuto di A/I un'analisi della situazione, con tanto di primi spunti su come organizzarsi nell'arco di questo mese.

Sappiamo, so, che non vinceremo, se non ci schieriamo tutt* con serietà e disciplina, ciascuna persona nel suo modo, facendo il suo pezzetto.

Come tentammo di fare a Genova, in quei giorni di Luglio. Come tenteremo di fare oggi, con immutata rabbia e amore nel pugno.

 
Continua...

from Miceliø

CAPIRE LA PORTATA DI UN ATTACCO IMPERIALISTA [/su Autistici/Inventati e sul perché questa notizia riguarda anche noi e chiunque voglia continuare a pensare, organizzarsi e comunicare liberamente_]

/non pubblichiamo questa notizia per chiedere a chi ci segue di riconoscersi in una particolare tradizione politica, né perché pretendiamo di commentare ogni avvenimento internazionale_ /condividiamo questa vicenda perché ciò che sta accadendo ad Autistici/Inventati riguarda direttamente le condizioni materiali attraverso cui anche noi possiamo produrre cultura, conservare memoria, condividere conoscenze e costruire relazioni senza dipendere interamente dal permesso di uno stato, di una banca o di una multinazionale_ /il 26 agosto scorso l’amministrazione statunitense ha inserito Autistici/Inventati nel dispositivo sanzionatorio riservato al “terrorismo globale”_ /non in seguito a una sentenza, né dopo un processo nel quale il collettivo abbia potuto difendersi: attraverso un atto dell’esecutivo che produce immediatamente isolamento finanziario, congelamento dei beni e interdizione dei rapporti economici_ /le sanzioni possono investire non soltanto soggetti statunitensi, ma anche persone, banche e fornitori stranieri che continuino a intrattenere determinati rapporti con il collettivo_ /è una forma di interdizione civile globale pronunciata da Washington_ /nel proprio comunicato ufficiale ( https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0616/ ), il Dipartimento del Tesoro non attribuisce ad A/I l’esecuzione di uno specifico attentato_ /ciò che viene criminalizzato è l’aver fornito infrastrutture digitali — posta cifrata, hosting, mailing list, chat, videoconferenze e blog — a movimenti che gli Stati Uniti considerano nemici: organizzazioni anarchiche, antifasciste e palestinesi, gruppi impegnati contro l’ICE, Stop Cop City, Rose City Antifa e Jane’s Revenge_ /il passaggio è enorme: il fornitore di uno strumento viene trasformato nell’autore di ciò che attraverso quello strumento viene comunicato; la tutela della riservatezza diventa occultamento; la solidarietà tecnica diventa direzione operativa; la presenza di un utente “sgradito” diventa colpa dell’intera infrastruttura_ /Autistici/Inventati nasce nel marzo 2001 dalla costellazione degli hacklab, di Indymedia e dei movimenti anticapitalisti, pochi mesi prima del G8 di Genova_ /da venticinque anni una manciata di persone mantiene un bene comune digitale utilizzato, secondo le stesse cifre citate dal governo americano, da circa 16.000 caselle di posta, 5.500 mailing list, 1.500 siti e 10.000 Noblogs_ /non è una piattaforma commerciale: non fonda il proprio funzionamento sulla vendita dei dati degli utenti, non organizza la visibilità dei contenuti secondo il profitto pubblicitario e non costruisce algoritmi per trattenere le persone davanti a uno schermo_ /fornisce strumenti di autodifesa digitale attraverso i quali singole persone, collettivi, associazioni e movimenti possono comunicare, pubblicare documenti e conservare la propria memoria senza consegnarla alle multinazionali della sorveglianza_ /A/I conosce da tempo la repressione_ /nel 2004 la polizia copiò un suo server ospitato da Aruba, coinvolgendo i dati di migliaia di persone completamente estranee all’indagine_ /da quell’attacco nacque il Piano R*: un’architettura distribuita, cifrata e ridondante, costruita affinché il sequestro di una singola macchina non potesse distruggere l’intera rete_ /nel 2010, quando la polizia norvegese intervenne su un altro nodo, i servizi poterono continuare proprio grazie a quel metodo_ /oggi il salto di qualità è evidente: non si tenta soltanto di sequestrare un server, ma vengono colpite le condizioni che permettono alla rete stessa di esistere e di essere raggiunta_ /denaro, domini, sistemi di indirizzamento, fornitori, certificati e accesso pubblico_ /nella notte tra il 27 e il 28 agosto 'autistici.org' è stato posto in 'serverHold' dal registro statunitense del dominio '.org'_ /la causale formale non è stata ancora resa pubblica, ma l’effetto è concreto: il dominio viene sottratto al sistema mondiale degli indirizzi e diventa irraggiungibile, anche se le macchine alle quali conduce continuano a esistere_ /al momento in cui scriviamo, alcune infrastrutture collocate in Svizzera e nei Paesi Bassi risultano ancora operative e il collettivo è riuscito a ripristinare una parte importante del servizio di posta: chi possiede un indirizzo '@autistici.org' non può ancora inviare o ricevere nuovi messaggi, perché le caselle stanno venendo trasferite su un altro dominio, ma può però accedere al proprio account e ritrovare intatto tutto l’archivio_ /l’attacco ha sottratto il dominio, ma non ha cancellato la memoria custodita sui server_ /la rete è stata colpita, ma non è caduta; e mentre il potere statunitense tenta di cancellarne gli indirizzi, il collettivo sposta le caselle, riapre i collegamenti e continua a ricostruire_ /tenere duro, in questo momento, non è una metafora_ /è il lavoro materiale attraverso cui una rete sotto attacco continua a esistere_ /Noblogs è stato manomesso con una pagina filotrumpiana contenente la rivendicazione di avere sottratto e consegnato i dati degli utenti al governo americano: questa affermazione, al momento, non è sostenuta da alcuna prova e non costituisce fatto accertato_ /il monitor indipendente ( https://kuma.accol.li/status/aimonitor ) mostra una rete ferita e parzialmente operativa, non una rete già annientata_ /questa distinzione è importante_ /interessarsi a ciò che sta accadendo significa anche imparare a separare i fatti dalle rivendicazioni, un dominio irraggiungibile da un server distrutto, una pagina manomessa da una sottrazione dimostrata di dati_ /la confusione e il panico sono parte del danno che un attacco di questo genere può produrre_

/il paragone con un attacco imperialista a una rete partigiana internazionale non è una decorazione retorica_ /le reti perseguitate dal nazifascismo non erano costituite soltanto da chi impugnava le armi_ /erano tipografie clandestine, giornali, staffette, radio, archivi, fondi, documenti, case sicure e persone incaricate di mantenere i collegamenti_ [/'Combat', 'Libération' e 'Défense de la France' furono movimenti organizzati attorno ai propri strumenti di comunicazione prima ancora che semplici testate] /la repressione colpiva quelle infrastrutture perché era attraverso di esse che gruppi dispersi potevano riconoscersi, coordinarsi e diventare una forza politica /la grammatica repressiva è la stessa: colpire le connessioni, criminalizzare la prossimità, isolare i nodi, interrompere la circolazione delle informazioni e rendere pericoloso persino offrire ospitalità, strumenti o ascolto_ /oggi questa operazione viene condotta su scala digitale, attraverso il potere finanziario e infrastrutturale degli Stati Uniti_ /Washington non ha bisogno di entrare fisicamente in una sede italiana: può utilizzare la centralità americana nei circuiti bancari, nei registri dei domini e nelle filiere tecnologiche per rendere un soggetto “straniero” economicamente intoccabile e tecnicamente invisibile_ /e se tutto questo non fosse bastato per sentirsi coinvoltə direttamente, è qui che questa storia smette di riguardare soltanto A/I e comincia a riguardare anche noi_ /noi: chi scrive, disegna, suona, fotografa, traduce, cura, impagina, stampa, archivia, insegna, studia, organizza incontri, apre uno spazio, mantiene una biblioteca o fa arrivare un libro nelle mani di qualcun altro_ /quando raccogliamo un'esperienza in una pubblicazione, la sottraiamo alla dispersione e costruiamo una relazione tra opere, persone, luoghi e lettori_ /produciamo un oggetto, ma anche un archivio: rendiamo durevole qualcosa che, secondo i criteri del mercato, potrebbe essere considerato troppo piccolo, laterale o poco redditizio per meritare memoria_ /quando un testo viene reso liberamente accessibile, stampato a costo di produzione, acquistato collettivamente, depositato in un archivio digitale o fatto circolare attraverso librerie, centri, circoli e relazioni territoriali, la cultura smette di essere un prodotto calato dall’alto su un pubblico di consumatori_ /diventa qualcosa che molte persone contribuiscono a produrre, custodire, finanziare, raccontare e rimettere in movimento_ /questo è il significato di socializzare la conoscenza: non semplicemente pubblicare qualcosa gratuitamente su Internet, ma riconoscere che sapere e cultura sono il risultato di un lavoro collettivo e che anche i mezzi necessari alla loro diffusione devono poter essere condivisi, moltiplicati e sottratti al controllo esclusivo di pochi soggetti_ /A/I realizza sul piano infrastrutturale una delle condizioni necessarie a ciò che cerchiamo di rendere possibile sul piano culturale: l’esistenza di luoghi nei quali parole, immagini, documenti, relazioni e memorie possano circolare senza essere immediatamente trasformati in dati da vendere, contenuti da sorvegliare o prodotti da rendere redditizi_ /possiamo essere completamente liberi nella scelta di ciò che pubblichiamo; ma se il dominio, la posta elettronica, gli archivi, i pagamenti, le newsletter e il contatto con chi ci legge dipendono da soggetti capaci di interromperli unilateralmente, quella libertà rimane precaria_ /a dimostrazione che l’indipendenza editoriale senza indipendenza infrastrutturale è soltanto un permesso revocabile_ /questo non significa che ogni piccola realtà culturale sia oggi il bersaglio della stessa operazione_ /significa che abitiamo una medesima ecologia culturale e comunicativa, che viene impoverita ogni volta che una sua infrastruttura autonoma viene distrutta, intimidita o resa inutilizzabile; e significa che il precedente costruito contro A/I potrebbe essere applicato ad altre realtà, e non sulla base di un reato commesso, ma delle idee espresse da qualcuno che vi ha trovato ospitalità, delle persone con cui hanno collaborato o dei documenti che hanno contribuito a conservare_ /non diremo che questa vicenda non è politica_ /lo è profondamente: il bersaglio dichiarato è l’antagonismo internazionale e l’operazione serve precisamente a restringerne la capacità di organizzarsi_ /ma è il bersaglio ad essere politico, mentre il diritto che viene minacciato non appartiene a una parte partocolare, ma a tuttə noi_ /non è necessario essere qualcosa in particolare per comprendere il pericolo di cui stiamo parlando_ /e non è necessario approvare internamente ogni contenuto ospitato da A/I (così come difendere una biblioteca non significa condividere ogni libro presente sui suoi scaffali)_ /la questione non è stabilire se siamo d’accordo con tutte le persone che attraversano una rete, ma è decidere se accettiamo che un governo possa far scomparire quella rete perché considera alcune di quelle persone incompatibili con i propri interessi_ /per questo, prima ancora di chiedere a chi ci legge di difendere A/I, chiediamo di capire che cosa sta accadendo_ /queste operazioni riescono più facilmente quando appaiono troppo tecniche per riguardarci e troppo politicamente lontane per meritare la nostra attenzione_ /quando un dominio smette di funzionare, una mail non parte o un archivio diventa irraggiungibile, vediamo soltanto un malfunzionamento, dietro al quale possono invece nascondersi (e nemmeno troppo) decisioni politiche, rapporti di potere, sanzioni economiche e il lavoro cancellato di migliaia di persone_ /interessarsi significa dare un nome ai meccanismi, verificare le fonti, seguire gli aggiornamenti, conservare i documenti e non lasciare che una realtà venga isolata nel silenzio_ /capire non è mai un gesto passivo: è il primo modo per impedire che l’infrastruttura della comunicazione venga distrutta nell’indifferenza di chi non sapeva nemmeno che esistesse_ /non chiediamo quindi a chi ci legge e sostiene un’adesione preventiva, né di assumere come propria ogni posizione del collettivo_ /chiediamo invece di leggere questa storia e di comprenderne il precedente, perché la possibilità di parlare e pensare liberamente dipende anche dall’esistenza di persone disposte a costruire e mantenere i luoghi nei quali parole, opere, lotte e memorie possono incontrarsi_ /quando una rete scompare, è troppo tardi per domandarsi quali preziosi eventi rendeva possibile_ /il Collettivo Autistici/Inventati ha dichiarato ( https://cavallette.noblogs.org/2026/08/10076 ) : «L’antifascismo e l’anticapitalismo non sono terrorismo. Protestare non è terrorismo. E tutti hanno il diritto di prendere parola e di lottare per tutta l’umanità.»_ Per il momento A/I chiede di non effettuare donazioni e di attendere indicazioni, evitando iniziative economiche non concordate_ /le informazioni cambiano rapidamente: gli aggiornamenti verificati vengono pubblicati sul blog del collettivo ( https://cavallette.noblogs.org/ ), sul suo account Mastodon ( https://mastodon.bida.im/@cavallette ) e sul monitor indipendente dei servizi.

/per conoscere meglio la storia di questo progetto: +KAOS. Dieci anni di hacking e mediattivismo, Autistici/Inventati, Agenzia X, 2012 ( https://archive.org/details/kaosDieciAnniDiHackingEMediattivismo )_ /il motto è e rimane “socializzare saperi senza fondare poteri”_

POSTILLA — NON STA ACCADENDO LONTANO DA NOI

/l’attacco contro Autistici/Inventati può sembrare qualcosa di remoto: una decisione del governo statunitense, un dominio cancellato, dei server distribuiti in diversi paesi, un’infrastruttura conosciuta soprattutto da chi attraversa i movimenti antagonisti_ /ma negli stessi giorni, qui in Italia, il governo Meloni sta compiendo un’operazione che rende immediatamente visibile a tuttə la stessa centralità politica dei mezzi attraverso cui la conoscenza viene prodotta e fatta circolare_ /sì, perchè dal 1° ottobre Rai Scuola perderà il proprio canale sul digitale terrestre e al suo posto arriverà “Italiana”, una nuova rete dedicata all’identità nazionale, ai territori, alle tradizioni, ai borghi, al Made in Italy e alle “eccellenze produttive”_ /la Rai sostiene che non si tratti di una chiusura, perché i contenuti educativi rimarranno disponibili su RaiPlay, ma la questione non è se qualche video continuerà a esistere dentro un archivio: la questione è quale progetto culturale il potere abbia deciso di togliere dallo spazio pubblico e quale abbia scelto di metterci al suo posto_ /formalmente la decisione è stata presa dal CdA della Rai; politicamente appartiene al governo Meloni_ /la Rai è il servizio radiotelevisivo pubblico controllato dallo stato e il suo amministratore delegato, Giampaolo Rossi, è stato designato dal Consiglio dei ministri_ /non serve che Giorgia Meloni firmi personalmente un palinsesto: il potere si esercita attraverso le persone che nomina, le istituzioni che occupa, le risorse che distribuisce e l’immaginario che decide di alimentare_ /fingere che questa sia una semplice riorganizzazione aziendale significa nascondere la responsabilità politica di chi governa_ /rai Scuola, già da tempo impoverita e riempita in larga parte di repliche, conserva uno straordinario patrimonio di scienza, filosofia, storia, antropologia, lingue straniere, tecnologia, educazione civica, diritti e divulgazione_ /nel suo archivio si incontrano lezioni sul mondo arabo, sulle differenze di genere, sul cambiamento climatico, sul metodo scientifico, sulla sociologia, sull’Europa e sul Manifesto di Ventotene, eccetera_ /la conoscenza, quando è pluralista, mette continuamente in crisi l’idea che la nazione sia il confine naturale del nostro pensiero_ /sostituire quello spazio con una rete costruita attorno alle “emozioni identitarie” significa scegliere una direzione precisa: meno mondo e più patria, meno strumenti critici e più autorappresentazione nazionale_ /non c’è nulla di innocente nel proporre un’Italia raccontata attraverso borghi, tradizioni ed eccellenze mentre guerre, migrazioni, crisi ecologica e violenza coloniale attraversano il presente_ /non perché non si debbano raccontare i territori, ma perché un territorio privato delle sue relazioni con il resto del mondo diventa una cartolina; una tradizione ripulita dalle contaminazioni diventa propaganda; una nazione liberata dai propri conflitti diventa un mito utile a chi la governa_ /nessuna cultura è pura e nessun paese è autosufficiente_ /ciò che chiamiamo Italia è il risultato di migrazioni, traduzioni, reinterpretazioni, scambi, invasioni, lotte sociali, rapporti coloniali e continue contaminazioni_ /e il nazionalismo tiene molto a cancellare questa storia, perché una popolazione capace di riconoscere le relazioni che la legano agli altri è anche potenzialmente capace di vedere il lavoro migrante dietro le merci, lo sfruttamento dietro le “eccellenze”, la violenza dietro le frontiere e le responsabilità italiane in ciò che accade fuori dall’Italia_ /una popolazione educata a contemplare soltanto la propria immagine, invece, è più semplice da isolare e governare, gestire_ /il fascismo storico aveva compreso perfettamente che non bastava reprimere gli oppositori: bisognava occupare la scuola, la radio, la stampa e ogni luogo nel quale una società imparava a guardare se stessa_ /la costruzione del consenso passava attraverso una pedagogia nazionale capace di trasformare la patria nell’unico orizzonte possibile e di espellere dal racconto comune tutto ciò che la contraddiceva_ /è questa memoria che la sostituzione di Rai Scuola con “Italiana” inevitabilmente riattiva: non perché la storia si ripeta con le stesse forme, ma perché torna il progetto di restringere il mondo visibile e di presentare questa mutilazione come tutela dell’identità_ /e pure il trasferimento su RaiPlay partecipa a questa operazione_ /un canale pubblico non è un magazzino di file: è programmazione, continuità editoriale, produzione di nuovi contenuti, lavoro, accesso gratuito e possibilità di incontrare una conoscenza che non avevamo già deciso di cercare_ /un archivio digitale richiede invece una connessione, un dispositivo, competenze e una ricerca intenzionale; conserva ciò che è stato prodotto, ma non garantisce che continui a vivere, a essere finanziato e a raggiungere un pubblico_ /prima si indebolisce una rete, poi se ne misura il declino, infine si usa quel declino per giustificarne la scomparsa_ /è anche questo che la vicenda di A/I ci sta mostrando con brutale chiarezza: i dati possono essere ancora intatti sui server, ma se viene sottratto il dominio attraverso cui raggiungerli, la loro semplice sopravvivenza materiale non basta_ /allo stesso modo, lasciare dei programmi dentro RaiPlay non significa conservare Rai Scuola_ /la libertà della conoscenza non dipende soltanto dal fatto che qualcosa esista da qualche parte, ma dalla possibilità concreta di accedervi, incontrarlo, condividerlo e continuare a generarlo_ /per questo quanto sta accadendo alla Rai è importante anche per chi Rai Scuola non l’ha mai guardata_ /è un’operazione che avviene davanti a noi, dentro un’istituzione che conosciamo, attraverso decisioni che possiamo verificare e i cui effetti saranno visibili semplicemente accendendo il televisore_ /dimostra che il controllo delle infrastrutture culturali non è un problema astratto, né una minaccia confinata agli Stati Uniti o agli spazi antagonisti: sta già modificando quotidianamente il nostro accesso al sapere e l’orizzonte entro il quale ci viene consentito di pensare_ /quando il potere spegne le reti che ci mettono in relazione con il mondo e accende quelle che ci riconducono all’identità nazionale, sta cercando di cambiare noi_ /capire che cosa sta accadendo ad Autistici/Inventati significa anche imparare a riconoscere questa stessa lotta quando attraversa luoghi più vicini e familiari; significa difendere non soltanto dei contenuti, ma il diritto ad avere canali, archivi e infrastrutture attraverso cui poter conoscere ciò che il potere preferirebbe lasciarci fuori dallo sguardo_ /contro l’isolamento, realizziamo contaminazione_ /contro la propaganda identitaria, generiamo conoscenza condivisa_ /contro l’occupazione fascista della cultura, affrontiamo la ri-costruzione ostinata di tutte le nostre reti_ /liberə tuttə_

 
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from ordinariafollia

ordinariafollia-log_038-2026.jpg

io t'amo tu ami fifa 26 e la nostra canzone ora è un jingle di una banca.

tu m'ami io amo la passerina e il nostro posto è diventato un supermercato.

io t'amo tu ami il motore a quattro tempi e la nostra isola che non c'è la trovi con Google maps.

tu m'ami io non distinguo il ramo dalla foglia e il nostro asino lo monta Dio.

io t'amo tu mi venderesti e chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di socialutenti che non hanno vinto mai.

tu m'ami io so' paz' e non capiscono perché continui a chiamarmi Donatella.

io t'amo tu sei già troppo grande e il roxi bar è chiuso per ferie.

 
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from 𝑷 𝑨 𝑹 𝑹 𝑶 𝑪 𝑪 𝑯 𝑰 𝑬

(Dal Vangelo di Giovanni – Apparizione sul lago di Tiberiade)

*In seguito Gesù si manifestò nuovamente ai discepoli sulla riva del mare di Tiberiade. Ed ecco come. *Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto il gemello, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. *Simon Pietro disse: Vado a pescare. E gli altri risposero: Anche noi veniamo con te. Uscirono e salirono sulla barca. Ma quella notte non presero nulla.

*Sul far del giorno Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non sapevano che era Gesù. *Gesù domandò: Figlioli, non avete nulla da mangiare? Risposero: No. *E Gesù: Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su, tanta era la quantità dei pesci. *Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: E’ il Signore. Simon Pietro, sentendo che era il Signore, indossò la tunica, poiché era nudo, e si gettò in mare. *Gli altri discepoli invece vennero con la barca trascinando la rete piena di pesci: distavano da terra un centinaio di metri. *Scesi a terra, videro della brace con sopra del pesce, e del pane.

*Gesù disse: Portate qualche pesce che avete preso. *Simon Pietro salì sulla barca e trascinò a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. Sebbene fossero tanti, la rete non si ruppe. *Gesù disse: Venite a mangiare. Nessuno dei discepoli osava domandargli: chi sei? perché sapevano che era il Signore. *Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così fece del pesce. Questa era la terza volta che Gesù appariva ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

*Dopo aver mangiato, Gesù chiese a Simon Pietro: Simone di Giovanni mi ami tu più di questi? Rispose: Sì, Signore, tu sai che io ti voglio bene. E Gesù: Pasci i miei agnelli. *Gli chiese di nuovo Gesù: Simone di Giovanni, mi ami? Pietro rispose: Sì, Signore, tu sai che io ti voglio bene. E Gesù: Conduci al pascolo le mie pecore. *Gli chiese per la terza volta: Simone di Giovanni, mi vuoi bene? Pietro si rattristò che gli chiedesse per la terza volta: mi vuoi bene, e disse: Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene. Gesù soggiunse: Pasci le mie pecore.

*In verità in verità ti dico, quando eri giovane ti allacciavi da solo la cintura e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio stenderai le mani, e un altro te l’allaccerà, e ti condurrà dove non vorresti. *Disse questo per significare con quale morte avrebbe dato gloria a Dio.


Questo è uno dei brani del Vangelo che preferisco. Dopo la crocifissione e la morte di Gesù, i discepoli erano molto tristi e provati. Probabilmente pensavano che la loro avventura fosse finita lì. Invece Gesù non fa mai mancare la Sua presenza. In questo brano, mi hanno colpito due cose: la prima è l'invito di Gesù a mangiare con Lui. “Venite a mangiare”, è una frase che una madre o un padre dice spesso ai propri figli. Come stai? hai mangiato? quante volte nostra madre ce l'ha chiesto. Prima ancora di lanciare il Suo messaggio, Gesù si preoccupa se hanno mangiato. Se ci pensate, è un pensiero bellissimo.

La seconda cosa che mi ha colpito è la reazione di Pietro. Gesù gli chiede per tre volte se lo ama. Alla terza volta, Pietro si rattrista, e gli risponde: “Tu sai tutto, lo sai che ti voglio bene”. In realtà Gesù lo sapeva, ma restiamo su Pietro. Quante volte ci siamo rivolti al Signore, per chiedere aiuto. Anche se noi siamo consapevoli che Dio sa tutto e ci conosce nel profondo, noi presentiamo lo stesso le nostre richieste. Questo ci fa sentire meglio. Abbiamo bisogno di parlare con qualcuno che non ci giudica, e chi meglio della Misericordia di Dio?

Sentirsi amati da Lui è una sensazione stupenda, significa che non siamo soli, che anche se tutti ci abbandonassero, il Signore non ci abbandona e a volte soffre insieme a noi. Siamo figli amati, è questo messaggio che deve entrare nel nostro cuore.

Vi lascio un canto molto bello, composto da Antonio Napolitano, che racconta l'episodio vissuto in prima persona da Gesù.

Si accettano e si aspettano commenti. Namasté.

Ascolta “Il mio amore ti rialzerà”, ispirato al brano del Vangelo, scritto da Antonio Napolitano CLICCANDO QUI

 
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from AleF2050

Lascio Livellosegreto.it (e Mastodon)

per problemi legati alla mia salute mentale.

(Fuori i clickbait, facciamo questa cosa seriamente)

Attenzione: parolacce sfogatorie obbligatorie, perché sì.

Si, potevo semplicemente chiudere i conti rimanendo loggato fuori da LS, ma ho deciso di fare un resoconto della situazione finale prima di chiudere i battenti. Ieri ho dovuto fare questo articolo, ma non potete immaginare quante bestemmie volavano in aria mentre scrivevo che ho dovuto cancellare tutto. Ed oggi ci risiamo, ma stavolta ci ho messo di meno.

Mi risulta troppo difficile pensare che possa convivere al meglio da persona che attualmente è molto incazzata con la realtà. Ho voluto provare a trattenere i miei pensieri, ma non ce l'ho fatta, perché c'è troppo rumore nella mia mente e attualmente è in corso una grande difficoltà a cui non sono in grado di risolverlo semplicemente cercando aiuto da gente comune come quelli in Livellosegreto.it.

Ora, tempo fa ero molto elastico e potevo decidere cosa fare con quello che mi stava bene senza scrupoli, ma dopo la crisi del COVID le cose cominciavano a barcollare lentamente. Mi è morto due amici che frequentavo, uno era un collega di lavoro di cui lavoravo per un tirocinio che poi ho dovuto lasciare automaticamente dopo la sua morte, e poi un caro che faceva il preside di una scuola elementare che era anche un appassionato di scacchi. Ero ripieno di angoscia e tristezza, ma alla fine ero riuscito a trattenere ed andare avanti.

Ma però la mia vita cominciava lentamente a sgretolarsi addosso quando la mia procrastinazione, ormai diventato del tutto sempre presente ed la grande comfort zone, mi impedisce di svolgere attività, spesso causato dal disagio quotidiano che ho addosso: parlare con i miei genitori diventato praticamente difficile perché dimostro un atteggiamento sempre più scontroso, sono diventato molto critico nei confronti della vita, e di conseguenza sto provando poca gioia e poca soddisfazione che la sofferenza è diventato sempre più potente dentro di me. Tutto questo è successo perché per anni ho combattuto per il desiderio di unire ad un gruppo di ragazzi appassionati che si occupano degli stessi hobby, ma c'era diversi fattori molto grossi che ci hanno impedito. Non posso elencare tutti, ma uno notevole è che c'era in ballo i problemi del condominio in cui abitavo nelle Marche, e avevamo dovuto iniziare a traslocare in Sicilia perché mio padre e madre soffriva della puzza di gas e non erano in accordo con il comune che è sempre ignorante ed incapace di gestire la situazione del condominio.

L'anno scorso ho iniziato il trasloco in Sicilia. Ero convinto che potevo respirare aria fresca, ma mi sbagliavo. è passato un'anno da quando mi sono traslocato. Le stesse abitudini ce l'ho ancora, la stessa noia, e non riesco ancora a respingere le forti tentazioni che mi danno tanto disagio inutile. Il fatto che poi ho passato troppo tempo a scrivere post inutili che parla dello mio stato mentale non è servito a niente. Il mio obiettivo, se si poteva soddisfare, era che mi potevo procurarmi una psicoterapeuta, non una psicologa, ma la mia famiglia è un po' diventata a dir poco 'religiosa', o restrittiva, nei miei confronti di poter prendere un rischio: erano insicuri della mia proposta, non volevano che iniziassi a prendere i farmaci, però ho tentato di tutto a spiegargli dettaglio per dettaglio, fino ad ricevere un fangoso 'non possiamo farci niente, ti devi regolare'.

Il disagio è incontenibile, e di conseguenza sono rimasto a dover tenere questo casino per me stesso, ma non sono più in grado di condurre una vita più rilassante se non sono in grado di trovare un modo di connettermi con un esperto. Ma sai una cosa? La verità è che non sono ancora una persona completamente autonoma, e vivere con una famiglia che ti impedisce di intraprendere un rischio è palese gatekeeping famigliare. Peggio ancora è che ogni giorno vivo per la maggior parte solo con la mia famiglia ed la frequenza in cui incontro con un'altra persona al di fuori di utilizzare quel cazzo di telefono (miei genitori usano ancora quel fesso di Facebook come se fosse l'unica via di mezzo per sostituire alla vita attuale) è molto ridotta. Grazie al caldo estremo che è successo quest'anno, sembra di stare in lockdown di nuovo.

Un paese come l'Italia che non è in grado di sostenere costi per servizi pubblici sanitari è un paese fallito, che non ha fatto altro che attaccare al tram migliaia di gente. Una cosa a dir poco allucinante che avrei dovuto pensare meglio. Inoltre c'è anche il problema del fatto che mia famiglia soffre sempre il ribasso economico a cui combatto severamente da anni, eppure vittima del consumismo siamo comunque capaci di continuare a cadere nella stessa trappola.

Io vi devo dire che non sto veramente bene. Nonostante i miei genitori però negano passivamente il mio disagio che provo dentro di me. Gli racconto ripetutamente che sono di spettro autistico, e loro continuano a riferirmi come “autistico di alto livello”. Non essendo in grado di poter attualmente risolvere il problema, circondato da una famiglia troppo impegnata sulle manutenzioni in casa e di lavori di commissioni senza pensare attentamente al mio benessere (il mangiare attualmente non riesco a convincermi al meglio di come migliorare), sento il bisogno di chiudere la porta a Livellosegreto.it dopo che uno mi ha appena riferito di quanti post di rant sto facendo e mi ha consigliato di allontanarmi “un paio d'ore” dalla piattaforma.

Ma quello che penso sia necessario invece è che ho davvero bisogno di smettere di postare perché ho dato troppo spazio alla procrastinazione per farmi sfogare male in continuità.

L'Italia è un paese di merda e finché non se la fanno finita con la fottuta guerra e ritrovano i fondi per pensare seriamente alla salute mentale della nostra gente io non troverò pace, e di conseguenza potrei persino non toccare più internet anche dopo quello che quei ghoul tech americani stanno facendo contro di noi.

Per cui vorrei solo passare il tempo fuori da LS. Magari aiuterà un po' a farmi continuare gli hobby, ma non aiuta invece ad allentare la procrastinazione e la noia quotidiana che provo a vivere in una piccola cupola famigliare. Non so quando tornerò considerando al momento il caldo orribile del cazzo deve ancora finire, neanche se iniziasse Settembre. Di certo non mi piaccerà il fatto che loro vogliono mettermi al lavoro quando inizierranno a trovare la mia strada, siccome sono fottutamente stanco di attendere per un miracolo che non accadrà mai in un paese della minchia come l'Italia.

Ultima cosa: Quest'anno per me è stato il peggio del peggio. Oltre alla politica estera che mi ha fatto sentire un profondo dolore al mio cuore c'è stato un periodo di caldo estremo di una quantità di ondate allucinanti che mi ha fatto diventare una bestia incontrollabile. Il 2026 è un'altro anno da dimenticare ASSOLUTAMENTE.

Grazie a tutti per avermi fatto rimanere su Livellosegreto.it per 3 anni insieme. Ci rivedremo, forse.

 
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from 𝑷 𝑨 𝑹 𝑹 𝑶 𝑪 𝑪 𝑯 𝑰 𝑬

Lettera alla Comunità #3: Perché siamo così stanchi? + Il riposo che ci è stato donato

Cara amica, caro amico, bentornati.

Domenica scorsa, dopo la Messa, un uomo si è fermato sul sagrato e mi ha detto una frase a cui stavo pensando: “Sono stanco. Ma non saprei nemmeno dire di cosa”. Credo che quella frase la potremmo firmare in molti.

La società della stanchezza

Il filosofo Byung-Chul Han ha dato un nome a questa cosa che sentiamo sulla pelle senza saperla dire: viviamo nella “società della stanchezza”. Un tempo, dice, le società opprimevano le persone con divieti e comandi: non puoi, non devi. Oggi il meccanismo si è fatto più sottile. Nessuno ci vieta nulla; al contrario, tutto ci dice che possiamo. Puoi realizzarti, puoi migliorarti, puoi diventare la versione migliore di te stesso.

Sembra una liberazione, e invece è diventata una nuova prigione. Perché quando tutto è possibile, tutto diventa anche doveroso. E se non ce la fai, la colpa sembra essere solo tua. Così finiamo per diventare, come dice Han, i nostri stessi sfruttatori: nessun padrone ci frusta, ci frustiamo da soli. Ci portiamo il lavoro a letto, misuriamo la nostra giornata in prestazioni, e persino il tempo libero diventa qualcosa da ottimizzare.

Il riposo non è una ricompensa

In questa corsa senza padroni e senza traguardo, la fede custodisce una parola antica e rivoluzionaria: il sabato. Dio stesso, racconta la Genesi, il settimo giorno si riposò. Non perché fosse stanco, ma per consegnarci un segreto: la vita non è solo produzione. Il riposo non è il premio di chi ha fatto abbastanza; è un bisogno che nasce dal semplice fatto di esistere.

Fermarsi, allora, non è pigrizia. È un atto di fiducia: il mondo non crolla se per un giorno smetto di spingere. È anche un atto di libertà: dichiaro che il mio valore non coincide con la mia prestazione. Chi si ferma scopre di essere amato non per quello che produce, ma per quello che è.

E questa è forse la notizia più riposante che esista.

A quell’uomo sul sagrato lascio una sola domanda, e la lascio anche a te: come mai sei così esigente con te stesso?

Grazie per essere qui e per far parte di questo cammino.

Buon cammino e un caro saluto,

☩ Fra Stefano

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from 📦 Scatolone

Prima di tutto devo spiegarvi la mia situazione: quando fa eccessivamente caldo, io e i miei genitori ci riuniamo tutti in salotto per non tenere accessi 2 condizionatori ed evitare di consumare il doppio. È una cosa un po' fastidiosa, perché molti titoli li gioco con il computer, che nel mio caso è un fisso di dimensioni medie. Visto ciò, ho più volte pensato di prendere un apparecchio piccolino da mettere in pianta stabile in salotto, ma questo è l'anno in cui tutto costa troppo, tranne la vecchia tecnologia! Riflettendoci, la PlayStation 3 sembrava la scelta migliore, perché ha diversi videogiochi che mi interessano e non solo nativi. Con questa macchinina si possono giocare anche i titoli PS1, PS2 e PSP. Ben 3 piccioni con 1 fava!

Dopo un po' di ricerche, riesco ad accaparrarmi una PS3 Slim (CECH-2004A) in buono stato, ma priva di uno o più controller originali, con la polvere che sborda dall'unica presa d'aria e 2 piedini mancanti. Avrei dovuto cercare meglio, anzi! Avrei dovuto optare per tutt'altro. Nulla togliere al parco titoli di questa console, ma presenta diversi problemi che fanno lievitare il prezzo, soprattutto se, come me, fate acquisti a cazzo di cane.

Primo fra tutti, la memoria d'archiviazione: la PlayStation 3 ha un controller SATA 1 che non supporta dischi superiori a 1.86 terabyte. E voi dirette “Che problema c'è? Basta prendere un HDD o un SSD da 1 terabyte e mezzo”. No, ragazzi! Stando a ConsoleMods, è meglio non prendere un disco superiore ai 1000 GB. Tra l'altro, non conviene prendere nemmeno un SSD e questo ve lo possono confermare diverse discussioni su Reddit e PSX-Place.

Un altro problema è la safe mode, una modalità di ripristino utilizzabile esclusivamente con pad DualShock 3 e Sixaxis originali. In realtà, anche con alcuni di terze parti, però vai a capire quali sono compatibili. Ora, siamo nel 2026 e, ovviamente, i prezzi dei controller targati Sony sono fuori dalla grazia di Dio. Andando sull'usato non troviamo alternative migliori, perché quelli che costano meno di 30€ sono un misto di crepe e sudore. Non si può nemmeno tentare con un DualShock 4 o un DualSense originale, perché comunque non funzionano nella safe mode. Ah, nemmeno le chiavette USB come la NS Magic permettono di ripristinare la console con qualsiasi gamepad. Soltanto l'OGX-Mini (una NS Magic fai da te e open source) è in grado di farlo.

Pensate sia tutto? Certo che no! La PlayStation 3 non è famosa per le sue basse temperature, ergo, bisogna prendersene cura e più di qualsiasi altro dispositivo elettronico. Peccato che l'azienda giapponese sopracitata abbia usato delle viti torcs. Che poi, sono 4 viti in croce e per 4 viti sono stato costretto a comprare un set di cacciaviti. Va be', sicuramente mi torneranno utili anche per altro.

Insomma, Sony c'è l'ha messa tutta per renderti impossibile utilizzare la PS3 oltre la sua data di scadenza. Che stupido sono stato! Avrei dovuto informarmi di più, invece ho finito per spendere quasi 200€ fra console, controller, cacciaviti e hard disk. Il bello è che non sono nemmeno riuscito a giocarci, perché... boh! Nonostante sia riuscito a installare il CFW, né la scheda micro SD e né l'hard disk esterno funzionano con la console. Ho formattato in fat32 MBR, ma quando la console prova a leggere il loro contenuto smettono di essere nell'elenco dei dispositivi. Di nuovo, che stupido che sono stato!

 
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from « Divina Misericordia »

Santa Faustina con sullo sfondo l'immagine della Divina Misericordia
“Santa Faustina con sullo sfondo l'immagine della Divina Misericordia
(Ogni settimana verrà pubblicato un pezzetto del diario della Santa)

Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovarsi di fronte al tre volte Santo!

Gesù mi domandò: «Chi sei?». Risposi: «Io sono una tua serva, Signore». «Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: «Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra?». Risposi: «Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo». Gesù disse: «E' sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te».

Poco dopo mi ammalai. I disturbi fisici furono una scuola di pazienza per me. Solo Gesù sa quanti sforzi di volontà dovetti fare per adempiere i miei doveri. Gesù quando intende purificare un'anima, usa gli strumenti che vuole. La mia anima si sente completamente abbandonata dalle creature. Talvolta l'intenzione più retta viene interpretata male dalle suore. Questa è una sofferenza molto dolorosa, ma il Signore la permette e bisogna accettarla, perché questo ci fa assomigliare maggiormente a Gesù.

 
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from guerrilla stickers テッカー禁止

“Stickers disappear, ideas don't!”

It all began on an alchemical afternoon when, while searching for the Lapis Philosophorum in the swamp of cyberspace, I stumbled upon a visual fragment charged with latent memetic energy that began to layer itself within the psychosphere: “no adesivi grazie” (“no stickers thanks”). It was only later that I traced its origin: a grotesquely paradoxical campaign, a semiotic loop poised to collapse in on itself. By appropriating that signal, recoded by the hyperstition, I generated an antinomy capable of cracking the wear and tear of postmodern life. Thus was born the idea: “Ceci n’est pas un autocollant”, in an imaginary partnership with Magritte. “This is not a sticker”, it’s a provocation!

We live immersed in a world built on illusion: synthetic emotions in the form of pills, propaganda in the form of advertisements, brainwashing in the form of mass media. We are prisoners of glass bubbles we call social networks, while we try in vain to throw the ever-growing trash of the human condition into the trash can.

Surveillance capitalism is the latest mutation of an oppressive apparatus that devours life itself. A system that appropriates human experience, fractures it, encodes it, and transforms it into data-commodity—fuel for the relentless cycle of extraction and consumption. A self-replicating, ruthless, and unstoppable machine that metabolizes every fragment of existence to reinforce the asymmetrical domination of the few over the many: an intentional sabotage of the natural principles of mutual support, whose sole ultimate goal is the necrotic accumulation of power.

ステッカー禁止 / no adesivi grazie (“no stickers thanks”) thus becomes a conceptual hack, a memetic provocation poised to shatter the postmodern grid. A cry distilled from the hyperstition of the real, springing from a relentless dissection of the human condition and its socio-technical configurations. A paradox that tears through the veil of simulation, amplifying the urgency to unveil and decipher the profound contradictions that permeate our lives. A disruptive signal, a trigger, to sabotage the System’s loops with the pulsating intensity of art, with the surgical precision of critical knowledge, and with the rebellious will of those who reject the yoke of tyranny.

A creative impulse that dialectically evolves into a guerrilla stickers that will bury you, “because even if you think you’re off the hook, you’re still involved!” (F. De André). The spirit of humanity is a divine fire that, like the Ouroboros biting its own tail, perpetually consumes and renews itself. Unleash the creative anarchy within your hearts: from Nigredo to Consciousness, to subvert the established order!

The revenge of the symbol against the banality of consumption, the return of meaning against the inertia of the obvious. Against the preventive measures that hinder the spread of free art, urban saboteurs around the world, arm yourselves with paradox and join the guerrilla stickers ステッカー禁止!

 
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from ordinariafollia

ordinariafollia-log_037-2026.jpg

nell'ogni giorno, l'amore sopravvive preistorico alla propria candela e pur marcio s'avvia verso sera.

dalle finestre spifferano farfalle nere di male parole per fiori appassiti e stanchi di sé stessi immemori.

ai corpi avviliti in catene di tempo e di spazio rimane più facile abbaiare così come ciechi di fronte al sole.

 
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from The Analogue Dolphin

Manuali aggiuntivi in uso

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S1 Esplorazione

Giorno 1. 9:20

Il mondo, sin dai tempi antichi, prosperava durante un periodo pacifico fin quando le Cinque Lacrime di Deoir scomparvero improvvisamente. Questi cimeli ricoperti di un materiale paragonabile a diamanti da un valore poderosamente immenso, imparagonabile a qualunque minerale di valore tipico, mantenevano la stabilità del mondo contenendo fenomeni atmosferici, i rapporti fra gli esseri umani e le creature non umane e la magia.

La probabilità che sia stato rubato dai cultisti della Setta del Sangue circola fra le dicerie dei popolani è plausibile. In quel momento, nei vari angoli del continente di Jovrea appaiono orde di esseri vampirici che cominciano ad invadere villaggi ed città. Con la scomparsa di Deoir, il mondo inizia a vivere sotto uno spiraglio di caos che ogni giorno cresce lentamente.

[L:Jovrea]

Inizia la nostra avventura nel mezzo delle terre selvagge che circondano il continente di Jovrea, nella speranza che un gruppo di avventurieri, spinti dalla voglia di esplorazione, cercheranno risposte sulla scomparsa di questi cimeli.

gen: Generazione esagono a 013.051
	Terreno: 2d6 Hexmap Generation System 2d6=9 -> Forest
	Dettaglio: FORGE Terrain Feature d6=2 -> Water, d6=5 -> River
	Contenuto: FORGE Wilderness Discovery d6=3 -> Natural Feature, d6=1 -> Lair, d6=3 -> Cave
	Meteo: FORGE Weather, Dry season 2d6=9 -> Boiling, still

Cinque avventurieri provenienti da origini diverse, tra cui due umani, uno gnomo, un elfa ed infine uno che sembrerebbe un visone, ancora una volta, ripartono in viaggio dopo una pausa discostata in una radura di una foresta bagnata da fiumi. Appena usciti fuori dalla foresta, un caldo torrido lascia poco fiato agli avventurieri, che non avevano idea che quel caldo era arrivato così presto in una stagione primaverile. Killian Sadrizus, un uomo giovane e biondo ed il più alto di tutto il gruppo, di circa 1,54 metri, mette in mano sulla sua fronte per cercare di levare il sudore che gli stava dando fastidio.

[PC:Killian Sadrizus|Umano Guerriero|PF 7|CA 14|
FOR 14|INT 12|SAG 13|DES 8|COS 16|CAR 8]

(killian è il membro principale del party e verrà riferito principalmente con il simbolo @. tutti gli altri PG qualora dovessero eseguire azioni, saranno comandati dall'oracolo)

Killian non sembra del tutto affaticato, ma il vero sentimento che prova in questo momento è il ripensamento ad una scomparsa di un'amica fidata di nome Cosnel Mivilon.

? I compagni di Killian sono incuriositi sui suoi pensieri? (Very Likely) 
-> Sì (CF=5)
=> I compagni sono attirati dalla spensieratezza di Killian. Nannino è il primo a notare.

Nannino: "Che ti prende, Killian?"

@ Mi rivolgo verso Nannino e gli parlo.

Killian: "...non è niente, forse."
Nannino: "Strano, ci siamo conosciuti da poco e mi ritrovo già a vederti stanco. Puah, non posso stare vicino a lungo con una persona che pare di aver perso qualcuno."
Killian: "Si tratta di una amica. Una che avevo perso tempo fa ai tempi di quando abitavo a Brezca."

? Nannino conosce la città di Brezca? (Very Unlikely)
d: 1d100=4
-> Sì Critico (CF=5)
=> Nannino ricorda di essere stato a Brezca per una faccenda personale.

Nannino: "A Brezca... ci ero stato lì in un qualche periodo. Ricordo di aver visto una ragazza veramente bella che correva in cortile."
Killian: "Aveva capelli bianchi. Era sospettata di essere una strega."

Nannino alza un ciglio quando sentì quel dettaglio.

Nannino: "Sospettata come strega? Che strano..."
Killian: "Era innocente. Purtroppo è morta."
Nannino: "Oh... mi dispiace davvero."

continua...

 
Continua...

from Il quaderno del Cretino di Crescenzago

Questo pezzo è particolarmente dedicato a M. e G. (e alla loro prole), che mi hanno invitato con loro alla conferenza di presentazione di Nessun Rimorso Reloaded. Vi ringrazio gente, perché è in piccole situazioni tranquille così che si impara e ci si porta poi dietro, in quelle tese, cosa vuol dire partire e tornare assieme.

Sono passati 25 anni dai giorni del G8 di Genova in cui, per la prima volta nel XXI secolo, il blocco atlantico ha spezzato una mobilitazione popolare con pieno sfoggio di tutto il suo arsenale ultratecnologico e primordialmente sanguinario; fra chi, quel giorno, c'era e ha perso, ancora cinque lustri dopo, persistono certi soloni affranti di lacrime di coccodrillo, intenti a distribuire patentini per decretare chi ha giocato pulito e chi ha rovinato tutto, o viceversa chi era lì solo a passeggiare le passerelle e chi invece era maschiamente disposto a usare a ogni mezzo necessario. Soloni, al maschile, e, poco sorprendentemente, col culone al caldo sullo scranno dell'intervista con la stampa mainstream, o della scrivania segreta da cui dispensare controinformazione.

Sarà che i soloni mi hanno già rotto le scatole con le loro salmodie susseguite agli sgomberi del Leoncavallo e dell'Askatasuna; sarà che, seppur maschio, sono abbastanza frocio e matto da sentire di avere molto più da spartire con altrx compagnx frocix e mattx; sarà che sono almento cinque anni, da quando ho rimesso assieme i fatti del luglio 2001, che mi sale il groppo alla gola ogni volta che passo per Genova con il treno verso la Toscana, nella mia vacanza annuale con le amicizie toscane. Sarà quel che vi pare, ma io non ci sto a lasciare la memoria della generazione No Global a capetti e pap(p)oni che vivono come vampiri rimuginando meriti svaporati e forse nemmeno propri in partenza, capetti e pap(p)oni affatto diversi dai vampiri che si arroccano e infeudano nell'accademia dello Stato e del padronato.

Il 19 luglio, al corteo nazionale in ricordo del G8, io c'ero; sono arrivato a Genova con altru compagnu milanesi provenienti da varie frange e settori, ho incrociato con ammirazione delegazioni di altre città (ivi compresa la mia amata ex-GKN), ho sfilato col cuore in gola sotto le scuole Diaz e lungo via Tolemaide fino a piazza De Ferrari... ho pregato sul cippo per Carlo Giuliani in piazza Alimonda e vi ho lasciato sopra un dado a sei facce poggiato sul 6, un dado a sei facce che mi ero ritrovato in tasca per caso mesi e mesi fa e ora, a suo modo, là nel lugo più sacro di Genova, ora rappresenta il cifrario “161” dell'espressione “Anti-Faschistische Aktion”, lo stesso cifrario che appare pure nel CAP del mio quartiere.

Ora quel groppo alla mia gola è diventato un passaggio del testimone, quel “fuoco d'amore che avampa nel cuore di chi porta avanti la lotta”, un fuoco che ci sta motivando a migliaia, ora che lo Stato ha ammazzato il facchino Abderrahim Fakir e in suo nome, forse, finalmente, riusciremo a ravvivare la grande marea già smossa lo scorso anno dagli scioperi generali per Gaza.

Deviazione velocissima: PORCODDUE, quell'uomo si chiamava Abderrhaim di nome proprio e Fakir di cognome. Smettetela di fare finta di non capirlo e scrivere gli striscioni a cazzo, con il solo cognome “Fakir” o con “Fakir Abderrahjm” (la lettera j piazzata così non significa un cazzo, PORCODDUE), solo perché siete troppo razzist* dentro per scomodarvi a imparare l'onomastica arabofona. Merde opportuniste.

Io non ci sto, a lasciar fare chi vuole intestarsi il No Global come un successo personale che è andato irrimedabilmente perduto, sempre per colpa d'altri. Non ci sto al disfattismo frignone di chi afferma che dopo Genova sia andato tutto perduto. Se a ventisei anni mi sono dato una svegliata e ho preso posizione, è perché dopo Genova ci sono state le mobilitazioni contro la guerra e per i beni comuni, l'Onda Anomala e Occupy Wall Street, e sì, certamente, la fase di stanca precedente alla mazzata della quarantena pandemica, ma ora la Guerra Globale è qui e dobbiamo combatterla nell'ottica di vincere; dobbiamo mettere in campo tutto ciò che hanno elaborato i sindacati della logistica e le cooperative agricole e manifatturiere, le lotte indigene dal Chiapas all'Amazzonia fino al Kurdistan, le collettive di autodifesa separata per genere e di mutuo-aiuto finocchio e disabile, e chi più ne trova più ne metta graziemille. Perché il patrimonio di pratiche e risorse c'è, è plurisecolare e multilingue e in costante aggiornamento da Minneapolis a Mosca; serve il coraggio di prenderlo e applicarlo, nella diversità di tecniche e nella cooperazione reciproca fra classi oppresse. Il coraggio che ebbe chi, in via Tolemaide, osò resistere e respingere gli scherani del padronato, ivi compreso quel compagno di nome Carlo.

Ed eccovi, quindi, una mia poesia da leggere alle vostre proli, “a scuola e nei racconti che disegnano le sere”.

Notte prima del pellegrinaggio

18 luglio 2026, 22:44

È puerile, ne sono certo, ammantare di eroismo e mito città, persone, eventi di lutto ma non è forse il puerile, il sogno fanciullesco, la parte più bella, più onesta di quella strana bestia ch'è la creatura umana?

Per cui, va bene, ben vengano i miti e gli eroi Genova repubblicana in rivolta e l'odio per la mattanza digotta e cosa importa, se il mito fosse troppo bello, troppo largo?

Eroi, lo diventiamo nel ricordo di Carlo.

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... siete ancora qui?

Oh sono contento, perché c'è il seguito. Ne ho scritta un'altra il giorno dopo l'anniversario, grazie a delle bellissime chiacchiere con una compagna tolkienista come me, per rispondere alla pervicace ostinatezza dei neofascisti nostrani a rivendicarsi come cosa propria il Legendarium della Terra di Mezzo; l'ho scritta proprio ora, perché non ero mai stato prima a Genova, e appena sono entrato nel centro storico è montata potente la sensazione di trovarmi in una Minas Tirith costiera, e ho constatano quanto fosse esteticamente molto appropriato che l'ultima battaglia campale della scorsa guerra si sia combattuta proprio lì, e che noi orde di orchetti lanciati all'assedio siamo stati macellati dalle legioni gondoriane già schierate in vantaggiosissima posizione difensiva (sì potremmo parlare per ore della possibile metaforizzazione degli orchetti tolkieniani come classi operaie sobillate contro l'ordine costituito dall'ingannatore Sauron/Lenin, ma non adesso). Sia per le suggestioni tolkieniane sia per certe scelti lessicali della prossima poesia, tanti tanti ringraziamenti vanno a Filomena “Filo” Sottile, che da due anni è e resta una delle mie letterate viventi preferite, oltreché (o forse proprio per questo) una compagna (tolkienista) dalla schiena drittissima e dalla sensibilità rara.

Sicuramente io non sono una punkastorie alla maniera di Filo, ma credo stia entrando tanto del suo modello, in come scrivo molte delle mie “cantate cretine”, e la prossima non fa eccezione. Fa così:

Fanculo a Evola

20 luglio 2026, 00:15

I signori padroni e i loro leccapiedi quelli con le penne, e quelli coi bastoni, lo sappiamo, posseggono la scuola e scrivono la storia con libroni ponderosi e le sprangate sopra i denti pertanto è evidente (siamo noi scemetti) che il mondo gira attorno al soldo alla decenza e al rispetto fra ineguali... è un ordine insindacabile, ma certo! e non lo sradichi con grida sediziose, vandalismi, o un sindacato inetto. L'Ordine civico è quercia, è faggio, è palissandro.

E sapete quanto me ne frega, in casetta o dentro al raggio di un albero infestante e francamente purulento di marcescenze, il vostro senso del dominio? Non so se riuscirò, io, a vedervelo bruciare (ma magari!) so però dove li trovo i miei arbusti civici: in cella, in viuzza, al circolino, nello spazio occupato, sotto ogni targa, sopra ciascun cippo in via Zamenhof, in via Pinelli sul Lungarno, nella Vanchiglia, in un lontano villaggio in Siria e quaggiù sul Tirreno il cippo sullo spiazzo dedicato a un compagno eversivo ragazzo.

A voi padroni e lacché le radici marce vegliarde dei tronchi un po' fallici a noi, che fischiamo il vento, le radici rosse profonde di povere dolci piante che vi spaccano il cemento.

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Ehmbeh, siete ancora qui? Dài, andiamo a spaccare assieme il cemento.

 
Continua...

from CollettivoCasamatta

DI CALDO SI MUORE

«Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo», queste le lungimiranti dichiarazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa. La verità è che siamo arrivati al punto in cui è impossibile ignorare o, peggio, negare il cambiamento climatico. La Terra brucia perché il capitalismo ha bisogno di una crescita infinita per sopravvivere, anche a costo di consumare l'aria che respiriamo.

ALCUNI DATI

Mentre i dividendi degli azionisti crescono, la crisi climatica presenta il conto direttamente sulla carne delle classi subalterne. A livello globale, 7 lavoratori su 10 sono esposti a un calore eccessivo sul posto di lavoro, il che provoca 19 milioni di morti e 22,8 milioni di infortuni ogni anno (dati ILO). In Italia, le temperature estreme causano una media di 4.000 infortuni all'anno (dati INAIL), concentrati soprattutto nei settori di edilizia, agricoltura e logistica. Il sistema selvaggio dei subappalti frammenta i contratti e rende impossibile applicare persino le tutele basilari, costringendo operai e braccianti a spaccarsi la schiena sotto il sole a 40°C. A fine giugno si sono succeduti ben cinque decessi sul lavoro a distanza di poche ore.

IL DIVARIO NORD-SUD

Nel nostro Paese, poi, questa crisi accelera la storica “questione meridionale”. Mentre la povertà energetica nazionale si attesta all'8,5%, nel Sud e nelle Isole schizza oltre il 14% (dati OIPE). Le reti idriche meridionali — devastate da anni di privatizzazioni e tagli — disperdono il 50% dell'acqua (con picchi del 60% in Sicilia e Sardegna) contro il 30% del Nord. Inoltre, l’ISPRA avverte che ben il 70% del territorio a rischio desertificazione si trova proprio al Sud.

SCUOLE AL COLLASSO

La crisi climatica ha trasformato le scuole italiane in vere e proprie serre di cemento, svelando i danni storici causati dai tagli all'istruzione pubblica. Secondo i dati della Flc-Cgil, solo il 7% degli istituti ha un impianto di climatizzazione o raffrescamento funzionante. A fine giugno, durante gli esami di Stato, le aule hanno superato regolarmente i 35°C – 38°C, violando apertamente il D.Lgs. 81/08 sulla sicurezza, che raccomanda temperature estive tra i 24°C e i 27°C. Si sono così susseguiti malori e collassi dovuti al caldo estremo, sia tra gli studenti che tra gli insegnanti.

IL CASO ENI

I “Carbon Majors” — appena 57 entità commerciali e statali — sono responsabili dell'80% delle emissioni globali di CO2 dal 2016 a oggi. In Italia, il simbolo di questo estrattivismo speculativo è ENI. Calcolando le emissioni Scope 3 (quelle generate dall'uso effettivo dei combustibili che commercializza), l'impronta carbonica di ENI supera quella dell'intera nazione. Mentre l'azienda accumula utili netti miliardari grazie alle speculazioni geopolitiche sulle tariffe, lo Stato continua a garantirle miliardi di euro l'anno in Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD). Si tratta di risorse pubbliche sottratte a sanità, trasporti e scuola, utilizzate per finanziare chi sta distruggendo il futuro e che, nel frattempo, entra nelle classi per ripulirsi la coscienza con progetti di greenwashing educativo.

LA GENTRIFICAZIONE CLIMATICA

Nei centri urbani assistiamo alla gentrificazione climatica: i quartieri centrali vengono riqualificati con parchi, alberi e soluzioni architettoniche sostenibili, facendo però impennare i prezzi degli affitti. I lavoratori e le famiglie a basso reddito vengono così espulsi verso periferie sempre più cementificate, prive di verde e schiacciate dall'effetto “isola di calore”. Il diritto al fresco e a un ambiente salubre sta diventando lo status symbol delle classi agiate, mentre i quartieri popolari rimangono trappole d'asfalto invivibili.

NON C'È AMBIENTALISMO SENZA SOCIALISMO

Non esiste una soluzione di mercato a una crisi creata dal mercato stesso. I crediti di carbonio, le auto elettriche di lusso e le eco-tasse che colpiscono i consumi popolari servono solo a creare nuovi settori di speculazione. Per fermare il collasso climatico serve un programma politico radicale di rottura: 1. Nazionalizzazione e socializzazione senza indennizzo delle grandi multinazionali dell'energia, per sottrarle alla borsa e metterle sotto il controllo democratico dei lavoratori e delle comunità. 2. Riduzione drastica dell'orario di lavoro a parità di salario, per sottrarre i corpi dei lavoratori all'esposizione del calore estremo. 3. Piano strutturale di investimenti pubblici per rifondare l'edilizia scolastica, azzerare le dispersioni idriche al Sud e mettere in sicurezza i territori dal dissesto idrogeologico, finanziato interamente con l'esproprio degli extra-profitti fossili. La transizione ecologica o è una rivoluzione sociale, o sarà solo la ristrutturazione verde del capitale sulla pelle dei più deboli.

 
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from Riflessioni

Il seguente componimento è nato da un momento di complessa “malinconia” per dover andare via da un posto che, anche se per poco, si era chiamato casa. Malinconia che chiamo complessa perchè le emozioni hanno il loro talento per mescolarsi e perdere le etichette.

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Il mondo da questo piccolo angolo, quaggiù. Mi sembra una fila di confini ordinati, plagiati dalla propagazione umana.

L'aria accarezza il suono di un campanello nella sera. Questo posto ha un profumo indecifrabile, fatto di legno rosa, dipinto ceruleo, e cielo giallo sfumato.

Lucine ritmiche si ripetono “io qui più non tornerò” mentre i pipistrelli sussurrano agli insetti, alle nuvole, che ne so.

Caro profumo, so che ti scorderò. Ma non scorderò mai il tuo essere stato primo senso di casa.

L'affetto che provo per le travi un po' sbilenche, il canarino di cui non esiste più il canto, ed i ricordi di sorriso dimenticati nel tumulto dei grilli.

Domani qualcun'altra avrà la mia vista, ma un po' diversa.

In questa casa dove ho visto due lati del silenzio, uno voluto, cercato e mai trovato; l'altro trovato e mai cacciato.

 
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from CollettivoCasamatta

A.s. 2025/2026 – Obiettivo del Ministro Valditara: una scuola al servizio della propaganda reazionaria e del capitale

L’anno scolastico appena concluso ci consegna il triste quadro di un'ulteriore, feroce offensiva contro la scuola pubblica e contro tutti coloro che la abitano, a partire dalle nuove generazioni. Nell'ultima legge di Bilancio i finanziamenti alle scuole private sono notevolmente aumentati, mentre quelli dedicati alla scuola pubblica continuano a diminuire di anno in anno. Ci siamo talmente abituati a questo trend che abbiamo, purtroppo, smesso di stupirci. È dagli anni '90, infatti, che ogni governo, di centrodestra o di centrosinistra, taglia costantemente sull'istruzione pubblica. Gli stipendi dei docenti e di tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore scolastico, poi, sono ridicoli, a fronte di un mestiere che richiede un carico di responsabilità notevolissimo. L'ultimo rinnovo contrattuale è stato siglato con un aumento medio di circa 80€ in busta paga: un compenso vergognoso anche se non ci fosse l'inflazione galoppante, che lo rende però quasi criminale.

▪︎ Le Nuove Indicazioni Nazionali

Le nuove Indicazioni Nazionali del primo e del secondo ciclo sono state accolte con sconcerto praticamente unanime da parte dei docenti e delle varie associazioni di categoria. La centralità assoluta attribuita all’Occidente e all’identità nazionale risponde a una precisa visione reazionaria. L'insegnamento della Storia è stato ridotto a una narrazione eurocentrica e acritica. Si torna a proporre agli studenti di adottare uno sguardo coloniale sul mondo, attraverso la lente del suprematismo bianco. Le Indicazioni sono criticabili anche da altri versanti: c'è il tentativo, nemmeno troppo velato, di tornare ai Programmi, cioè di limitare fortemente la libertà di insegnamento. I documenti si presentano infatti ricchi di suggerimenti dettagliati che appaiono come prescrittivi. Le Indicazioni, invece, dovrebbero essere delle linee guida generiche che permettano poi a ogni insegnante di calare le direttive all'interno della propria classe, in base alle proprie modalità di insegnamento. Altro punto critico rilevato nei documenti del primo ciclo è la visione pedagogica incentrata sul talento. Non si fa menzione di quanto le differenze economico-culturali incidano sull'andamento didattico dell'allievo. Compito della scuola dovrebbe essere quello di azzerare o perlomeno diminuire queste disuguaglianze, invece nelle Indicazioni si parla soltanto di valorizzazione dei talenti, come se questi fossero avulsi dal contesto sociale. Infine, solo per citare i punti più macroscopici, nella prima bozza delle linee guida del secondo ciclo non vengono citati autori del calibro di Spinoza, Leibniz e Marx, e viene ridotto lo spazio di approfondimento dedicato ad Hobbes, Locke e Rousseau. La sollevazione dei docenti di Filosofia, però, ha costretto il Ministero a dirsi disponibile ad una correzione. Come spiegavamo prima, le Indicazioni non sono Programmi, quindi ogni docente è libero di approfondire l'autore che ritiene più adatto al proprio percorso, ma non possiamo nascondere il fatto che i libri di testo siano costruiti, a volte pedissequamente, in base alle disposizioni ministeriali. Inoltre, un giovane docente neolaureato sarà sicuramente più condizionato dalle Nuove Indicazioni rispetto ai colleghi con esperienza: questo porterà col tempo a un cambiamento inevitabile. Le risposte collettive, che pure ci sono state, non sempre hanno portato a risultati immediati, come nel più recente caso dei contenuti di Filosofia. Questo, spesso, ha determinato un riflusso individualista. Molti insegnanti tentano di resistere all'attacco ministeriale facendosi scudo con la propria libertà di insegnamento. Ma l'obiettivo politico e sindacale dovrebbe essere quello di ristabilire una dimensione collettiva permanente, che vada al di là della singola battaglia.

▪︎ Il “problema sicurezza”

Il tema della sicurezza, come sappiamo, è cavalcato da questo governo, ma anche dall'opposizione parlamentare. È stato al centro del dibattito e ha caratterizzato anch'esso quest'ultimo anno scolastico. I pochi, comunque gravi, casi di cronaca sono stati utilizzati per stigmatizzare un'intera generazione e, in particolare, i ragazzi di origine straniera. I dati, però, ci dicono altro. Una ricerca pubblicata dalla rivista Il Mulino (https://www.rivistailmulino.it/a/la-violenza-giovanile-e-la-sfida-della-prevenzione.it) dimostra con chiarezza che non esiste alcuna emergenza. Ma al ministro Valditara poco importa dei dati. Dopo aver creato il caso mediatico, con l'aiuto di stampa e opposizione, ha pensato bene a una risposta ad effetto, totalmente inutile e inutilizzata: l'introduzione dei metal detector! Quest'anno, però, è diventata pienamente operativa anche la riforma sul voto in condotta, molto più incisiva dei metal detector. Propagandata anch'essa per rispondere a un fantomatico quanto inesistente “problema educativo”, può in realtà essere usata come arma di ricatto nei confronti delle studentesse e degli studenti politicizzati, rendendo sempre più difficile l'organizzazione o la partecipazione ad occupazioni o autogestioni. La riforma ha reso molto più semplice mettere un'insufficienza, che si traduce automaticamente in una bocciatura. Prima della riforma Valditara per un 5 in condotta serviva l'unanimità del Consiglio di classe, mentre ora è sufficiente la maggioranza semplice. Alla fine dell'anno sono effettivamente aumentate le bocciature per il 5 in condotta, anche nei confronti dei giovanissimi studenti e studentesse delle scuole medie inferiori. Secondo i primi dati forniti dal Mim (Ministero dell'Istruzione e del Merito), i docenti hanno fatto soprattutto largo uso del 6 in condotta che, grazie alla riforma, genera un debito automatico (con l'obbligo di presentare un elaborato e fare un esame a settembre per non essere bocciati). Si tratta di una forma di ricatto che, di fronte a un reale problema educativo, non modifica di una virgola la situazione del ragazzo o della ragazza in questione. La riforma del voto in condotta ha fornito ai docenti una risposta punitiva a problemi (laddove realmente esistenti) che, invece, avrebbero bisogno di una risposta sistemica. Uno studente con comportamenti inadeguati mostra un malessere che andrebbe ascoltato e accolto, non soltanto punito. Servirebbero psicologi in ogni scuola, un numero maggiore di insegnanti in modo da poter seguire con cura tutte le necessità delle nuove generazioni. Servirebbe anche un tessuto sociale in grado di aiutare le famiglie in difficoltà e spazi in cui le ragazze e i ragazzi possano esprimersi liberamente. Ma è chiaro che tutto questo è molto lontano dal pensiero del ministro Valditara.

▪︎ Il consenso informato

Il disegno di legge sul consenso da parte dei genitori per i progetti di educazione sessuo-affettiva è un'altra testa d'ariete utilizzata dal Governo per far avanzare la propria visione conservatrice e retrograda. L'idea che sottende questa decisione ci fa fare un salto indietro di addirittura due secoli. In passato, infatti, i figli erano considerati proprietà esclusiva dei genitori, in particolare del padre. A partire dall'800, e poi più compiutamente durante il '900, i bambini e le bambine sono diventati soggetti di diritto e la loro educazione una responsabilità collettiva. In questo processo, l'istituzione della scuola pubblica, pur con tutte le storture dovute al sistema capitalistico, è stata una conquista fondamentale. Ora si tenta di tornare al primato dell'educazione impartita tra le mura domestiche. Inutile dire quanto, invece, sia importante che la formazione, intesa a 360°, resti e si rafforzi come patrimonio collettivo. La dimensione sessuo-affettiva fa parte dello sviluppo della persona, anche se non dobbiamo nasconderci che la scuola, così com'è oggi, non ha gli strumenti per seguire la crescita di studenti e studentesse in tutte le sue sfaccettature. Per poter affrontare adeguatamente la questione servirebbe una scuola pensata in modo diverso: con più ore, più docenti, più risorse e meno alunni per classe. Ma, anche se aggiungere un'ora di educazione sessuo-affettiva senza modificare null'altro non è la soluzione ideale, la scuola è senza dubbio il luogo deputato per affrontare certi argomenti.

▪︎ Il 4+2 di istituti tecnici e professionali

Un altro capolavoro di quest'anno scolastico è la controriforma degli istituti tecnici e professionali, che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo anno. È la rappresentazione più pura della subordinazione della scuola al capitale. Si taglia un anno di percorso scolastico per rispondere alla necessità dei distretti industriali di immettere precocemente i giovani nelle aziende. Inoltre, si mutilano le discipline culturali e storiche a vantaggio dell’addestramento aziendale e dei PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l'Orientamento, nella realtà il più delle volte è lavoro non retribuito). La differenziazione, di gentiliana memoria, tra licei e scuole tecniche e professionali viene acuita ulteriormente. I plessi scolastici si trasformeranno in anticamere della fabbrica. Le aziende locali potranno addirittura salire in cattedra e modificare i programmi in base alle loro esigenze. Contro questo attacco gravissimo docenti e studenti si sono subito mobilitati; ci auguriamo che possano vincere questa battaglia. Ogni ragazzo e ogni ragazza ha diritto a una formazione il più completa possibile, non a essere trattato, sin dalla più tenera età, come pura forza-lavoro.

▪︎ La “Maturità”

Il Ministro del cosiddetto Merito non ha mancato di modificare anche l'Esame di Stato, che è tornato a chiamarsi Esame di Maturità, così come era stato definito durante il ventennio fascista. Le commissioni sono state ridotte da 7 a 5 membri, a parità di compenso. È stata, poi, eliminata l'interdisciplinarietà: al colloquio orale si presentano soltanto 4 discipline. Ciò significa, ad esempio, escludere Storia negli Istituti tecnici e professionali. Valditara ha inoltre aggiunto, da quest'anno, l'attribuzione di 5 punti in base al “grado di maturazione personale, autonomia e responsabilità dello sviluppo dell'individuo”. Un parametro totalmente soggettivo e, naturalmente, classista. Pensiamo, ad esempio, a chi vive in condizioni di marginalità ed è privato dei mezzi materiali per coltivare le proprie inclinazioni e il proprio benessere: dovrebbe forse essere giudicato carente sul piano dello “sviluppo personale”? Ovviamente la gran parte dei docenti si è detta contraria a utilizzare questo parametro valutativo anti-pedagogico, per cui i 5 punti verranno in realtà attribuiti, nella stragrande maggioranza dei casi, in base al risultato della prova d'esame. Resta, però, il tentativo da parte del Ministro di umiliare ancora una volta le studentesse e gli studenti che non si allineano, per volontà o per necessità, ai suoi schemi reazionari.

▪︎ Un bilancio

Il bilancio di quest'anno scolastico non lascia spazio a interpretazioni: la scuola pubblica è sotto un attacco frontale che mira a scardinarne la residua funzione emancipatrice. È necessario e urgente ricostruire un fronte unico di classe che riunisca studenti, studentesse, docenti e lavoratori e lavoratrici del settore. Purtroppo finora le risposte, seppur presenti, non sono state all'altezza degli attacchi subiti. Serve un salto di qualità immediato, pena la perdita definitiva di una conquista fondamentale come lo è stata la scuola pubblica.

 
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from Il quaderno del Cretino di Crescenzago

Fra meno di tre settimane sarà il 25° anniversario del G8 di Genova, cioè la seconda sconfitta mai del tutto processata dalla sinistra extraparlamentare italiana (e non solo) assieme ai tumulti del 1977 (e di quelli se ne parla il prossimo anno), e dopo la quale non abbiamo più raggiunto strutture e numeri tali da fare davvero tremare il padronato. Stasera avrei dovuto spulciare tutti i siti web in chiaro ancora esistenti dei centri sociali di Milano per capire se qualcun* organizza una maledetta carovana per scendere a Genova, invece mi sono messo a frugare nella mia cloud Google, allo scopo di recuperare e salvarmi in locale tutto il materiale che non voglio lasciare in pasto ai tecno-plutocrati... e per combinazione ho ritrovato una poesia risalente a poco meno di 3 anni fa esatti: una riscrittura beffarda della canzone di rock neofascista “Claretta e Ben” dei 270 Bis, composta da un cretinodicrescenzago giovane ed entusiasta come inno a quel Movimento delle masse oppresse in cui credeva con tutto il cuore, prima di accumulare anche lui mazzate (metaforiche), esaurimenti (da assemblee incastrate su sé stesse) e candelotti di lacrimogeni (pochi ma forti).

Oggi la pubblico qui, come sputo limaccioso sul busto ebete del Duce, come prima preghiera del pellegrinaggio fino alla tomba di Carlo Giuliani, e come dono a chi vorrà remixare un po' la partitura della canzone originale per mettere in musica la mia versione senza rotture legali. Se lo fate, accreditatemi come paroliere, e o mandatemi una registrazione, o invitatemi direttamente; perché starci dentro “è difficile / ma ci credo!”.

O almeno, ci voglio ancora credere.

In Piazzale Loreto

Su svegliatevi riscuotetevi vedo in terra una rossa bandiera come un angelo tra le fabbriche che si lancia a colpire il cielo!

Forse è un inno o solo un sogno il ricordo di una canzone ma ora sale sai come il ritmo di una furia dentro al mio cuore.

Han ballato sui nostro corpi, han sputato sul nostro nome, han nascosto le nostre tombe, ma non ci possono cancellare!

Puoi vederli sai, sono qui con noi con le braccia levate al Sole; lottan qui con noi io le vedo, stan ballando in Piazzale Loreto

È una piazza piena di sogni un'armata di care amiche, mille anime di caduti ma nel ricordo per sempre vivi.

Son studenti di Valle Giulia e compagne in Alimonda, il picchetto di Sanremo le mondine di Molinella.

E ora sono qui, son per sempre qui, son tornate a marciare ancora dalle carceri dalle tombe dagli scrigni della memoria.

Mille innanzi a me mille dietro a te e altre mille per ogni lato è difficile ma ci credo! Ci si vede in piazzale Loreto! Ci si vede in piazzale Loreto!

E io ho il cuore rosso-nero e re Umberto io lo mando al cimitero. E io ho il cuore verde-nero perciò non cedo e difendo il mondo intero.

E io ho il cuore rosa-nero tripla luna brilla nel mio cielo. E io ho il cuore viola-nero o compagna, compagna io ti credo.

Insieme ora partiamo, insieme torneremo. (Ad libitum in dissolvenza)

 
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