Welcome to the Fediverse – Log#03

Quindi, dicevamo, sbucciarla ma non buttarla, ecc ecc. Vado dritto al punto con parole non mie (Rancore, “Basta!”, Tarek da colorare):
Vorrei dire cose ma il mondo è così in overdose che griderà “basta!”
È tutto talmente veloce che non puoi capire le cose, ma basta
La terrà si infuoca, il potere che gioca, la droga, la tecnologia
Ed un genocidio di cui neanche parlano i media
La guerra mondiale è un sospetto residuo di pandemia
Basta! Basta hit
Basta VIP, basta streaming, basta click
Basta brutti feat, gli extrabeat
E poi i remix, le playlist, i videoclip
E ora per un giorno basta sitcom, basta food porn
Basta social network, click, bot, scroll, screenshot, sponsor
Basta con pubblicità e fottuti spot
Basta
In realtà, dopo questa, temo che tutto ciò che potrei aggiungere sul tema sia superfluo, ma mi sono detto che devo scavare, credo di averne bisogno. E poi è un buon esercizio per tenermi allenato ad esprimermi, capacità che, ho notato, sembra quasi atrofizzarsi non appena abbasso un attimo la guardia. Quindi:
Mi sembra che non ci sia nulla di sostenibile, o quasi, nel modello Internet odierno. Sostenibile in varie accezioni: ambientale (tipo i consumi energetici delle AI), mentale (tipo il doomscrolling), etico (tipo come vengono gestiti i dati che regaliamo praticamente ad ogni sito che ci chiede se vogliamo accettarne i cookie). Non ho le conoscenze per affrontare in maniera rigorosa questi temi, e per questo lascio dei link in calce per chi volesse approfondire. Quello di cui posso e voglio parlare riguarda gli effetti di queste cose su di me.
Già anni fa, nelle mie fasi più attive sui social, avevo una costante sensazione di attrito. L'essere performante sui social mi era stato presentato come il compromesso a cui non potevo rinunciare per far decollare la mia carriera da artista emergente. Ma non mi è mai riuscito bene, i contenuti funzionavano poco e mai con continuità. Mettere la mia faccia davanti ad una camera, sia pure quella del mio smartphone, mi faceva cringiare (e credo che questo trasparisse, chissà, forse è per questo che la mia carriera d'artista non è ancora decollata, o forse semplicemente non sono abbastanza bravo. O ancora, più probabilmente, entrambe le cose al tempo stesso, e anche altre, alcune le sospetto e altre ancora che verosimilmente non immagino nemmeno).
Recentemente mi è capitato di ritrovare tra le note del cell una mia vecchia frase. Stava lì a fermentare, buona buona, l'avevo quasi dimenticata, ricordo che mi sembrava molto arguta quando l'ho scritta, poi meno, ad un certo punto scontata, ora non lo so più, ma chi sono io per giudicare, a* lettor* l'ardua sentenza: “Volevo essere un dio, un creatore contento / Ma in questa vita, sono content creator”.
Nuotare controcorrente è estenuante, ed io non ero allenato, avevo continuamente bisogno di rallentare. Ma la lentezza non è tra le virtù previste dal dio Algoritmo, un'entità volubile, capricciosa. Mi dicevano di fare le storie (format peraltro rubato a Snapchat) perché danno ai follower la sensazione di contatto “personale”, almeno una vv. al dì. Però poi sono esplosi i reels (format rubato a TikTok, inizio a intravedere un pattern) e le storie non sono più sufficienti caro, ora bisogna fare anche i reels, una capsula a sett., meglio due, che raggiungono più persone, vedrai. Però il format non deve essere troppo lungo, che non funziona, aspetta, anzi no adesso anche il long format è apprezzato dall'Unico Dio. Ma non scordarti anche i post normali, che abbiano un'identità estetica, perché il feed è quello che la gente vede quando finisce sulla tua pagina, da bravo. Ora, per favore, pubblica qualcosa. A cosa stai pensando?
Ho rivisto recentemente Hunger Games e mi sembra un paragone calzante: non sono i partecipanti ad essere nel torto; neanche i vincitori e le vincitrici. Sono gli Hunger Games come concetto ad essere disumanizzanti, e a portare il capitale sempre verso la capitale, mai in senso opposto. Fuor di metafora, ci tengo a specificare che non ho nulla contro le tante persone a cui questa cosa riesce bene, che portano avanti con successo la propria attività sui social, sia essa lavorativa, commerciale, artistica, divulgativa o altro. Alcune sono persone che stimo e/o a cui voglio bene. Dietro al loro successo c'è sicuramente uno studio ed un impegno che io non sono stato in grado di destinare alla faccenda, e tanto talento che comunque io non ho. Non ho intenzione di puntare il dito contro loro, spero che stiano bene, che siano felici.
O almeno questo è quello che mi dico per sentirmi un essere umano migliore. Ma la realtà è che non è sempre così, che a volte la stima si mischia col bisogno di paragonarsi e poi con un'invidia più o meno latente, meno o più rabbiosa. E la realtà è che questa è una precisa scelta di design. Perché la rabbia polarizza, e la polarizzazione crea engagement.
I social commerciali sono pensati per distrarti, per portare il tuo focus sempre altrove, sempre a qualcosa che non hai; perché non ti possono vendere quello che hai già. Ma il nostro cervello è grossomodo ancora quello dei primitivi nelle caverne, non ha fatto in tempo ad adattarsi ad essere ingozzato di stimoli, come la faringe delle oche non si è ancora evoluta ad assumere tutto il mangime che i produttori di foie gras ficcano loro dentro con l'imbuto fino a farne scoppiare lo stomaco. Per tanto tempo sono stato nutrito, per mezzo del feed, di così tanti desideri non miei che ad un certo punto mi sono reso conto di non sapere più cosa io desiderassi davvero, di cosa avessi bisogno realmente per percepire la mia vita come piena e degna di essere vissuta.
Tutto questo grumo informe di sensazioni complesse e a volte contraddittorie, pur crescendo nel tempo, mi è rimasta addosso senza che io fossi in grado di districarla e di definirla; fino a quando, un paio di anni fa, non mi sono imbattuto nel profilo IG di Kenobit.
Questa persona, che non conosco personalmente ma a cui mi piacerebbe tanto dire “Grazie!” anche a voce e non solo nei DM, aveva le parole giuste per descrivere quello che stavo provando. Se hai l'impressione che i social ti facciano male, è perché ti fanno male. Ti stanno sfruttando: quello che fai sui social è letteralmente lavoro non pagato. I tuoi dati e i tuoi contenuti sono il nuovo petrolio che alimenta le AI. Quello che ti propongono non è un compromesso, è un ricatto. Le alternative esistono già, bisogna solo popolarle.
Nel modello capitalista o sei consumatore o sei consumato; nel modello social-network-capitalista sei costantemente entrambe le cose. I social creano dipendenza, sono una droga; e lo smartphone è un pusher, l'unico capace di nascondersi nella tasca dei tuoi jeans, sempre a portata di mano per una scarica di dopamina&alienazione dal qui&ora. A pensarci bene, il sistema è perfetto nella sua diabolicità.
Ma avevo ancora bisogno di un po' di tempo, il vaso non era ancora pieno. Sapevo che i social, Google, Tiktok, Amazon, insomma tutti i colossi informatici, usano i miei dati per tracciarmi e per sapere le mie preferenze. Tanto la pubblicità la mettono lo stesso, e allora tanto vale che sia targettizzata sui miei gusti; e poi a fine mese potevo vedere il resoconto di tutti i miei spostamenti sul mio account Google, insieme a quello degli anni passati.
Poi ti capita che prendi una birra con un amico e parli con lui di una cosa a caso di cui non parli mai, magari neanche ti interessa tanto, di sicuro non sei andata a cercarla su Youtube, ne sei sicuro, e subito dopo apri il telefono e bam, banner pubblicitario proprio su quella cosa lì, esattamente lei, non un'altra simile. Quella lì. Ti dici che è solo una coincidenza, e col tempo te ne convinci. Uno scherzo del dio Algoritmo.
Poi scopri che tutto quello che pubblichi sui social (anche le mie poesie, le tue canzoni, le foto di tuo figlio, di tua madre, del cane, ti dicevano di postare la vita vera, perché di quella hanno bisogno) viene utilizzata per allenare le intelligenze artificiali. I dati. Posta spesso, altrimenti l'Algoritmo ti affossa. Più dati sacrifichi sul suo altare, più in alta considerazione ti terrà nel giorno del Giudizio.
Poi scopri che Google e Amazon hanno giri di affari con Israele (bello, qui sul Fediverso posso scriverlo senza censurarlo, ma a questo ci arriviamo tra un secondo), dove per affari si intende: Hey mister N., questa è la nostra piattaforma di cloud-computing esclusiva per voi, questi sono i nostri modelli AI di riconoscimento facciale, categorizzazione immagini, tracciamento di oggetti, ora vada e buon genocidio! E grazie per il miliardoeduecentomilioni. Grazie, davvero, no, a lei, mi stia bene.
Ad un certo punto non ho potuto far altro che gridare Basta!, per dirla come Rancore. Sto cercando di tirarmene fuori. Sono consapevole di contare appena più di nulla nel mare magnum del web, ma alla fine cosa è il mare se non una somma di goccioline, con dentro mondi complessi? Non ho più l'app di IG e FB sul cellulare, mi prendevano troppo e mi davano troppo poco in cambio. Le ho sul vecchio cellulare, che tengo spento in un cassetto nel mio comodino e che tiro fuori quando (poche volte, devo dire) ne ho bisogno. A volte mi annoio, e a volte è meraviglioso perdersi nella noia, è lì che nasce la creatività; a volte il vuoto invece mi spaventa, e mi viene comunque da prendere in mano il cellulare, poi mi ricordo che non ho più i social e allora gioco o vado sul forum della Lazio. Cerco di limitare il mio screentime, almeno fuori dal lavoro.
Senza social, a volte mi sento un po' tagliato fuori dal mondo, soprattutto vivendo all'estero e lontano dalla maggior parte de* mie* amic*. Mi manca sapere quello che fate, lo ammetto {e per ovviare sto cercando di essere un minimo più presente, anche solo con un messaggio o una chiamata [cosa che per indole mi riesce comunque con fatica (ma di questo magari ne parliamo un'altra volta)]}.
Anche se in alcuni momenti è difficile, nel complesso posso dire con assoluta certezza che la mia salute mentale ne stia beneficiando (colgo l'occasione per ringraziare anche qui E. che ha capito le mie motivazioni e cerca come può di selezionare le notizie più importanti, quelle che proprio non posso non sapere. Anche se questa cosa la fa un po' spazientire, le sono molto grato, anzi proprio per quello, perché anche questa è cura. Grazie, amore mio).
Sto provando a degooglizzare la mia vita. Alcune cose sono state semplici, altre meno; ho ancora tantissime caselle da spuntare nel mio personale percorso verso la libertà digitale, e chissà ancora quante ancora devo ancora aggiungere alla lista. Ma ogni piccolo passo è giusto, è bello, è una scoperta e come tale mi fa sentire vivo, come se recuperassi parti di me che ho svenduto in nome della comodità, comodità del poter leggere le recensioni di quella pizzeria, di poter rispondere alle mail in vacanza, dell'avere i contatti sincronizzati quando cambio telefono. Ma se è questa la vostra comodità io voglio essere scomodo, voglio tenermi questo telefono fino a consumarlo, e poi me ne comprerò uno ricondizionato che non sia né Android né Apple (sì, esistono, neanche io lo sapevo e ti dirò di più, esistono sistemi operativi progettati per lavorare bene anche senza spiarmi). E mi trascriverò a mano i numeri di quelle 20 persone che sento. Fanculo.
Mi sono fatto prendere la mano e mi sono dilungato, è sempre così, all'inizio non riesco a ingranare e alla fine non riesco a fermarmi, e sono quasi le nove e mezza di sera. Chiudo: come dicevo prima, le alternative esistono: il Fediverso è una di queste.
Immagina una rete di social media non in competizione ma interconnessi (come se io potessi leggere da X quello che tu hai postato su FB), free ed open source, senza big corp dietro e quindi senza monetizzazione, pubblicità, censure, guerra dell'attenzione e algoritmo che sceglie al posto tuo quello che vuoi vedere.
Immagina, se ne avessi la voglia e la capacità, di poter metter su e gestire la tua istanza privata di uno di questi social (come se potessi avere un IG con solo le persone che ti stanno a genio e con le regole che dici tu), oppure di poter iscriverti alle istanze altrui, che poi è quello che sto facendo io, anche se mi piacerebbe imparare.
Tutto questo sembra assurdo, e in realtà esiste già, ed è appunto il Fediverso. E non è altro che l'alternativa non-capitalista ai social. Non è bellissimo? Io lo trovo incredibile.
Ad esempio, lo spazio su cui sto scrivendo, log, è una istanza di writefreely, uno dei nodi della rete del Fediverso dedicato al blogging. Non mi dilungo perché ho fame, ma vi lascio alcuni link tra le risorse. Fatto sta che, per il momento, ho deciso che tutta la mia (comunque scarsa) attività social, incluse le cose che sto scrivendo e che ho scritto in questo anno e mezzo di silenzio quasi totale, sarà interamente sul Fediverso. Se vuoi, ci vediamo lì, dove non possiamo andare virali e non possiamo di conseguenza contrarre il virus.
E se questo realmente dovesse implicare che quello che scrivo avrà copertura minore (minima, zero, anzi meno mi diranno i techbro); beh, sono arrivato ad un punto in cui mi sta bene ripartire da meno di zero. Mi sembra che qui ci sia più spazio per crescere, e probabilmente anche una concentrazione maggiore di orecchie affini a me, di voci con cui mi piacerebbe collaborare.
Se ti serve una mano nel muovere i tuoi primi passi nel Fediverso, sarò felice di aiutarti al meglio delle mie conoscenze e capacità, che comunque non sono molte ma sai, una mano lava l'altra. Spero di averti incuriosit*, a me questa scoperta ha emozionato ed ha fatto tornare un pizzico di fiducia negli esseri umani. Internet potrebbe essere un posto bellissimo, se non lo è possiamo ancora cambiarlo.
Abbi cura di te,
Marco
3 maggio 2026, tra terrazzo e divano, Zurigo
Risorse:
. Consumo energetico delle IA: https://www.technologyreview.com/2025/05/20/1116327/ai-energy-usage-climate-footprint-big-tech/
. Doomscrolling: https://www.health.harvard.edu/mind-and-mood/doomscrolling-dangers
. Cosa sono i cookie: https://www.startpage.com/privacy-please/startpage-articles/why-cookies-are-bad-for-your-digital-well-being
. Profilo IG di Kenobit: https://www.instagram.com/_kenobit/
. Amazon, Google, Israele, pt1: https://time.com/6964364/exclusive-no-tech-for-apartheid-google-workers-protest-project-nimbus-1-2-billion-contract-with-israel/
. Amazon, Google, Israele, pt2: https://www.theguardian.com/us-news/2025/oct/29/google-amazon-israel-contract-secret-code
. Cosa è il fediverso: https://jointhefediverse.net/?lang=en-us
. Il mio profilo sul Fediverso: https://livellosegreto.it/@sirmarcoserra
. Email: serramarco6@protonmail.com