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from Pensieri di Pollo

Può un fumetto che parla di un torneo di wrestling interdimensionale indetto da un negromante cercare di dare un senso alla vita e alla morte?

Può farlo alternando momenti di croccanti botte da orbi e di immenso casino di sangue e onomatopee sparatissime ad altri di silenziosa intimità e riflessione?

Sì, se a dirigere il tutto è Daniel Warren Johnson.

Superando se stesso nella follia mostrata nel precedente “Murder Falcon”, DWJ non rinuncia a regalarci nuovamente un meraviglioso contrasto di trame, personaggi e vignette totalmente fuori di testa e riflessioni profondissime, in un consolidato schema che si traduce anche stavolta in un fumetto che essere definito solo con una parola: estremo.

Tutto questo, dame e cavalieri, è “Do a Powerbomb!”

«Un sacco di gente pensa che nel wrestling conti il risultato. La fine...che è predeterminata. E allora perché guardarlo? Lo sappiamo tutti come va a finire. Alla fine, si muore. Il risultato lo sappiamo sempre. Penso che l'importante è la storia. Ogni persona ha una storia che merita di essere raccontata.»

 
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from schizo

A partire da venerdì 17 maggio 2024, primo anniversario delle alluvioni che colpirono la Romagna e l’Emilia sudorientale, sulla piattaforma indipendente OpenDDB sarà disponibile Romagna tropicale, un documentario realizzato dall’antropologo e regista francese Pascal Berhnardt…

https://www.wumingfoundation.com/giap/2024/05/romagna-tropicale-documentario/

 
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from La cantina dell'appartamento al terzo piano (senza ascensore)

Chi mi conosce sa che ho un rapporto complicato con l'intelligenza artificiale. Ritengo sia qualcosa di eccezionale, ma usato non nel migliore dei modi. Diciamo che si può riassumere tutto al meglio con questo meme così non mi perdo in sproloqui:

fonte: https://twitter.com/AuthorJMac/status/1773679197631701238

Ora che abbiamo smarcato questo doveroso preambolo arrivo al punto: avevo bisogno di trascrivere degli audio in locale (sai com'è, la privacy e tutto il resto...) e mi son messo a guardare software e strumenti per farlo senza dovermi ascoltare ore di registrazioni. Ho così scoperto l'esistenza di un software Open Source chiamato Whishper che sfrutta l'AI per fare esattamente ciò di cui avevo bisogno.

Fantastico. Installiamolo!

GNU/Linux o Windows?

A prescindere dal sistema utilizzato l'installazione è molto semplice: basta avere Docker e Docker Compose sul PC (su GNU/Linux lo si installa dai repository o dal sito ufficiale, su Windows basta installare Docker Desktop che comprende entrambi). Mi raccomando se state installando sotto Windows attenzione a riavviare la macchina post-installazione di Docker Desktop (sì, nel 2024...) e lanciare l'applicazione dopo il riavvio per accettare i ToS. Se però sotto GNU/Linux basta lanciare uno script, su Windows è un filo più complicato perché lo script ufficiale può dare qualche rogna, ma vediamo al volo come installarlo anche lì.

Da Powershell scarichiamo il file di Docker Compose, il file environment, scarichiamo i container e lanciamo il Compose:

curl -o docker-compose.yml https://raw.githubusercontent.com/pluja/whishper/main/docker-compose.yml

curl -o .env https://raw.githubusercontent.com/pluja/whishper/main/example.env

docker-compose pull

docker-compose up -d

Fatto? Benissimo, ora andando su http://localhost:8082 dovrebbe rispondere la nostra istanza locale di Whishper prontissima a ricevere file (o URL) e trascriverne agilmente il contenuto.

Voglio saperne di più!

Se vi interessa l'argomento vi lascio un paio di link ufficiali per approfondire e comprendere al meglio alcuni concetti:

Aggiungo, giusto per ingolosirvi, che sulla documentazione ufficiale sono disponibili anche le informazioni per rendere l'istanza di Whishper visibile all'esterno (quindi Reverse Proxy e compagnia) e per modificare le trascrizioni in modo estremamente comodo.

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from Pensieri di Pollo

Leggere Zerocalcare, soprattutto nei suoi lavori intimisti come “quando muori resta a me” è pura psicoterapia a fumetti.

Si dà un nome e una forma alle sensazioni, si combattono i traumi, si spezzano le catene del dolore.

Si arriva infine a comprendere che non esistono eroi, ma solo persone, con a loro volta sensazioni, traumi, catene del dolore.

Queste però possono essere, appunto, spezzate. Perché diventare adulti significa questo: comprendere, accettare, mettersi in discussione e, infine, migliorare.

In questa ultima pubblicazione Zerocalcare si conferma l'artista generazionale italiano per eccellenza, un talento unico in grado di diventare il megafono di un' intera generazione e dei suoi problemi.

Un racconto “on the road” che ricorda per tematiche ed escamotage due opere di Kelly e Niimura, I Kill Giants e Sergente Immortale, e che rappresenta forse l'ennesimo picco di maturità e assoluta sincerità dell'autore di Rebibbia.

 
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from LKL

Consigli fondamentali per amicizie senza retrogusto amaro, amarissimo


Ovviamente, non ne ho; non avrei fallito, altrimenti. E ora, mi ritrovo così, avanti negli anni, senza la voglia e la forza di ricominciare con nuove amicizie. Col timore di rifare gli stessi sbagli, perché gli errori sono fatti per essere ripetuti, mentre saggezza e esperienza sono concetti volatili.

Ho un rapporto complicato col concetto in sè dell'amicizia. Non ho mai dato troppo peso, non so se sbagliando o meno, alle amicizie scolastiche: solitamente, è gente a caso, finita in una classe a caso, senza nulla che faccia da collante, tranne l'indirizzo scelto dalle superiori in su. Si diventa, più o meno amici, più per forza che per desiderio. Finito il ciclo scolastico, finita l'amicizia. C'è chi continua a vedersi, qualcuno che si fidanza o sposa attingendo a quel bacino casuale, nel mio caso niente di questo. Neanche le famose rimpatriate, per fortuna.

I miei amici, quelli di una vita, li ho conosciuti in sala giochi, qua il collante c'era, i videogiochi. Una passione che si accompagna spesso ad altre: i fumetti, l'animazione. Era il nostro caso, eravamo giovani, eravamo in sintonia e ne è scaturita un'amicizia, direi, naturale, non quella scolastica imposta dalla casualità.

Sono passati gli anni, i lustri, i decenni, quell'amicizia è rimasta più o meno salda, ha affrontato il tempo e una delle maledizioni del Sud, sopravvivendo come farebbe una lamiera alle intemperie: arrugginita, ammaccata.

Una delle maledizioni del Sud, perché ce ne sono troppe, è la diaspora giovanile: sono terre morte nel corpo e nell'anima, per vivere (piuttosto che sopravvivere) bisogna andarsene al Nord, all'estero. Lontano. Qualcuno si sposa, il matrimonio porta a cambiare frequentazioni. Quelli che una volta erano momenti insieme, avventure, diventano una chat di gruppo, da qualche parte.

E le chat di gruppo ti rivelano o riportano alla luce quelle realtà che volevi seppellire: che quegli amici, gli unici veri mai avuti, sono esattamente come la gente con cui non vorresti aver nulla a che fare. Omofobi, razzisti, fasci senza capire di esserlo, reazionari, fuori dal tempo che li circonda, incapaci di cogliere la necessaria mutevolezza della società. Irrecuperabili, inerti, gli unici interventi a durare più di due righe riguardano il calcio (e solo quello, altri sport non esistono) e qualche link a account femminili su questo o quel social, con relativi commenti adolescenziali e misogini, con insinuazioni da incel, pure da gente sposata e con figli.

E così resti in quella chat perché tanto, pur uscendone, sai che è contaminata; perché, uscendone, dovresti dare spiegazioni che non vale la pena dare. Ormai sai quel che dicono e quel che pensano, che tu ci sia o meno.

Quanta amarezza; pensare che, quando ho traslocato fuori regione, quando mi sono disperso anche io, non ho neanche preso in considerazione l'idea di nuove amicizie. Avevo già la mia compagnia, lo immaginavo come un tradimento.

Ora, ripeto, non ho più forza e voglia di cercarne altri, trovando nuove delusioni. Cosa farò in una nuova esistenze, dovesse esistere la reincarnazione? Potendo attingere alle vite passate, fonderò le mie amicizie PRIMA sui valori che reputo imprescindibili, DOPO, eventualmente, sulle passioni in comune: su quelle, si può trattare; sul resto, no, peccato averlo capito troppo tardi. Ecco, un consiglio forse l'avevo.

Quanta amarezza.

 
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from schizo

di Geert Lovink

Internet sta accelerando i problemi del mondo ed è ormai destinata a una morte prematura. Ma un’altra fine è possibile, se ammettiamo che c’è bellezza nel collasso

Può la cultura di Internet allo stato attuale resistere all’entropia e sfuggire alla registrazione infinita mentre fa fronte alla propria fine senza fine? Questa è la domanda che ci ha lasciato in eredità il filosofo francese Bernard Stiegler, scomparso nell’agosto 2020. Un’antologia su questo tema, intitolata Bifurcate: “There Is No Alternative”, è stata scritta durante i primi mesi del COVID-19: portata a termine poco prima della sua morte, è basata sul suo lavoro e redatta in consultazione con la generazione di Greta Thunberg. Bifurcate è anche un progetto per la giustizia climatica e l’analisi filosofica, firmato collettivamente sotto lo pseudonimo Internation. “Biforcare” significa dividere o bipartire in due rami. È un appello a ramificarsi, creare alternative e smettere di ignorare il problema dell’entropia, un quesito classico della cibernetica. Conosciamo il disordine nel contesto della critica di Internet come un problema dovuto al sovraccarico cognitivo, associato a sintomi psichici quali la distrazione, l’esaurimento e l’ansia, aggravati a loro volta dalle architetture subliminali dei social media estrattivisti. Stiegler chiamò la nostra condizione l’Entropocene in analogia con l’Antropocene: un’epoca caratterizzata dal “massiccio aumento dell’entropia in tutte le sue forme (fisiche, biologiche e informative)”. Come Deleuze e Guattari avevano già rilevato, “Non ci manca certo la comunicazione, anzi ne abbiamo troppa; ci manca la creazione”. Il nostro compito, perciò, è creare un nuovo linguaggio per comprendere il presente con l’aspirazione di fermare e superare l’avvento di molteplici catastrofi, esemplificate dal concetto plurimo di Extinction Internet…

https://www.sinistrainrete.info/cultura/28031-geert-lovink-extinction-internet.html

 
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from basseaspettativepodcast

Uno dei punti su cui l’UE si è concentrata particolarmente con le modifiche al regolamento europeo sull'informazione di cui abbiamo parlato nell'ultima puntata è quello di garantire informazione pluralistica e, nel caso dell’informazione pubblica, più imparziale possibile.

https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20240308IPR19014/liberta-dei-media-una-nuova-legge-a-tutela-di-giornalisti-e-liberta-di-stampa

Ma cosa significa “informazione imparziale”?

C’è un adagio nel giornalismo che recita più o meno: se ci sono due candidati e uno dice che fuori piove, mentre l’altro dice che fuori c’è il sole, il compito del giornalista non è di riportare entrambe le versioni, ma quello di aprire la finestra, guardare fuori e dire la verità agli spettatori.

È realmente possibile farlo, oggi?

Ammesso di avere un ottimo team per il fact checking – specialmente per i dibattiti in tempo reale – viviamo in un'epoca in cui basta opporre la minima resistenza alle dichiarazioni a ruota libera di politici e VIP per scatenare la ritorsione sia del soggetto, che non accetterà più di parlare col giornalista, la trasmissione o la testata, sia che del pubblico, con insulti, minacce, attacchi...

La conseguenza è che ci ritroviamo sempre più spesso ad osservare giornalisti che fungono da megafoni per qualsiasi messaggio i politici vogliano far passare, senza inquadrare e definire i contorni delle vicende, senza controllare la veridicità di quanto affermato, senza fare il loro lavoro.

Quando l'informazione non è libera di comportarsi onestamente nei confronti degli spettatori, la realtà viene plasmata dalla voce che urla più forte e più insistentemente.

Attenzione, però: non stiamo dicendo che i giornalisti dovrebbero essere al di sopra delle regole, in grado di dire qualsiasi cosa, perché a quel punto il rapporto di potere sarebbe sbilanciato nell'altro senso.

Questo è senza dubbio un equilibrio difficile da trovare. D'altra parte, poi servirebbe anche un pubblico più pacato, pronto ad accettare nuove informazioni ed integrarle nella propria opinione, invece di rigettarle come velenosi attacchi verso le proprie idee.

In effetti il punto sembra essere proprio questo: gran parte del pubblico ha rinunciato ad avere un'opinione “informata”, preferendo avere l'opinione “giusta”, quella confermata dai propri pari, dai politici che sono “dalla loro parte” e dai media che gli danno spazio.

Hanno rinunciato alla possibilità di avere una visione più chiara della realtà pur di non dover affrontare il disagio di ammettere di avere torto.

La puntata la trovate su:

https://podcasters.spotify.com/pod/show/basse-aspettative/episodes/11--Linformazione--morta-e-anche-noi-non-ci-sentiamo-tanto-bene-e2itkgv

 
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from schizo

Dal 2 giugno al 14 agosto 2024, MAGMA presenta la quinta edizione di ELEMENTI, la rassegna itinerante di musica, performance e arti visive contemporanee, ideata nel 2020 con l’intento di creare una dimensione performativa immersiva all’interno di paesaggi naturali dall’elevata potenza emozionale che caratterizzano il territorio romagnolo.

https://www.gagarin-magazine.it/2024/05/musica/elementi-quinta-edizione-a-cura-di-magma/

 
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from memorie

Un'altra storia di fantasmi: la sposa sulla scala


Prossimamente, scriverò dello zio Peppino, il primo evangelista del Catch in Italia. Non ora: è il momento di un fantasma. Non ricordo neanche, in verità, se la storiella che segue si sia compiuta sullo scalone dello zio Peppino o qualche altro prozio. Siamo ancora nei primi anni Cinquanta.

Mia nonna tiene per mano mia mamma, la più piccola delle figlie, poco dietro una mia zia. L'oscurità quasi totale di una scala senza finestre interrotta solo da un neon indeciso appollaiato sulla porta in cima, la loro meta.

Non l'ho mai sentito direttamente dalla mia nonna materna, perché ero troppo piccolo quando è morta, ma mia mamma e mia zia dicono la stessa cosa: a metà scala, spiccava un'apparizione evanescente, una figura umana lattiginosa, con quello che sembrava essere un abito da sposa. Mia nonna disse loro di non aver paura e di continuare a camminare, schiacciate contro il muro.

Si incrociano, la sposa dice “non dovete avere paura, non è voi che sto cercando”, poi la superano. Arrivate in cima, si voltano e non c'è più nessuno.

Non so se sia stata la fame anche stavolta, ma tant'è.

 
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from COSE NUOVE

Aprile dolce dormire cose nuove scoprire. Anche se devo dire che è stato un mese abbastanza povero rispetto al solito. Ma quantità non è qualità, quindi poche ciance e iniziamo!

GIOCHI

Il 2 aprile è uscito Saviorless, primo gioco indie prodotto in Cuba. Si tratta di un gioco d'azione 2D con elementi puzzle ambientato in un mondo dark fantasy. Dal punto di vista estetico mi piace tantissimo!

Il 2 è uscito anche Frogmonster, un fps in voxel art in cui si esplora un mondo pieno di strane creature.

Il 5 aprile è uscito Biomorph, un metroidvania in cui si può prendere le sembianze e i poteri dei nemici sconfitti.

Il 9 aprile è uscito in early access The Devil Within: Satgat, un gioco d'azione 2.5D ambientato in un mondo fantasy moderno.

Il 9 è uscito anche Yellow Taxi Goes Vroom, un platform 3D in cui si è un taxi a molla e si esplora un mondo super colorato alla ricerca di segreti e oggetti da collezionare, con una grafica in stile N64.

Il 10 aprile è uscito Turbo Kid, un metroidvania in cui si gira (anche) con la bici, una BMX per la precisione. È basato sull'omonimo film del 2015 e non manca quella sana dose di splatter. Questo lo aspettavo da un bel po' e non vedo l'ora di giocarlo.

Il 16 aprile è uscito Harold Halibut, un gioco narrativo in stop motion realizzato a mano il cui sviluppo ha richiesto ben dieci anni.

Il 18 aprile è uscito in early access No Rest for the Wicked, nuovo gioco di Moon Studios, studio austriaco già autore della saga di Ori. Si tratta di un rpg con visuale isometrica ambientato in un mondo fantasy. Le prime reazioni non mi sembrano entusiaste, ma come sempre aspetterò la versione 1.0 per provarlo.

Il 25 aprile è uscito Another Crab's Treasure, un'avventura soulslike ambientata sott'acqua in cui un paguro deve riacquistare la sua conchiglia e per farlo si imbarca in un'avventura in cui usa qualsiasi oggetto — per lo più spazzatura — come conchiglia temporanea. Non so perché quando ho visto l'annuncio ero convinto fosse il sequel di un gioco già uscito. Probabilmente è perché era in sviluppo da secoli forse. O forse mi ha ingannato Another nel titolo? Boh.

Il 30 aprile è uscito Dragon Ruins, un dungeon crawler che lɜ autorɜ definiscono a dungeon crawling microgame for tired people. Esteticamente mi piace un sacco.


FILM

L'11 aprile è uscito Robot Dreams, in italiano tradotto Il mio amico robot. È un film d'animazione che parla dell'amicizia tra un cane e un robot e che purtroppo non sono riuscito ad andare a vedere al cinema perché l'hanno dato solo per una settimana e a orari improponibili, tipo alle 16:00. Ancora non ci siamo tolti dalle palle lo stigma “film d'animazione = film per bambinɜ”.


SERIE TV

Il 10 aprile è uscita Fallout, basata sulla serie di videogiochi che... vabbè inutile che vi spiego. La serie è stata rilasciata per intero, per lɜ amanti del binge watching.

Il 13 aprile è uscita la prima puntata di Kaiju No. 8, adattamento anime dell'omonimo manga di Naoya Matsumoto, prodotto da Production I.G.. Il mondo è sotto la continua minaccia di mostri giganti, i kaiju, che sempre più spesso appaiono e distruggono tutto. Il resto potete immaginarlo, è un classico battle shonen. Io sto in pari col manga e devo dire che l'inizio mi è piaciuto parecchio, ma dopo un po' diventa abbastanza banale e ripetitivo, non so se consigliarvelo effettivamente.

Il 14 aprile è uscita la prima delle sette puntate di The Sympathizer, miniserie tv di A24 e prodotta da Park Chan-wook e Don McKellar, con Robert Downey jr. La serie è tratta da un romanzo che parla della storia di una spia vietnamita durante la guerra del Vietnam.


LIBRI

Il 19 aprile è uscita l'edizione italiana di The Will of the Many. La volontà dei molti dello scrittore australiano James Islington. Si tratta di un fantasy in cui la società è governata da un potere centrale, la Gerarchia, e il protagonista nasconde la sua vera identità e si infiltra nell'accademia facendo finta di farsi controllare dalla Gerarchia come tuttɜ, ma probabilmente ha altri piani.


FUMETTI

Il 3 aprile è uscito il primo numero di Rook: Exodus, miniserie scritta da Geoff Johns e disegnata da Jason Fabok (lo stesso team dietro Batman: Three Jokers) per Image Comics. È una serie fantascientifica in cui il protagonista è un semplice contadino che dalla Terra si trasferisce su Exodus, un pianeta terraformato che però sta vivendo una fase di crisi e di guerra per il controllo.

Il 24 aprile è uscito il primo numero di Spectregraph nuova serie di James Tynion IV (The Nice House on the Lake, Something is Killing the Children, W0rldtr33) e Christian Ward, pubblicata da DSTLRY, casa editrice di fumetti indipendente nata nel 2023. È una classica storia di fantasmi ambientata in una villa il cui proprietario, un grosso magnate americano con la passione per l'occulto e il paranormale, è appena morto.


Ho finito Shogun — serie che è uscita a febbraio ambientata nel Giappone feudale — e ve la straconsiglio, per me una delle migliori Cose del 2024 a mani basse.

Due Cose Vecchie che mi hanno deluso invece sono stati due film: The Menu e Melancholia, non mi hanno detto niente e avevo aspettative più alte.

Ora corro a giocare a Yoshi's Island sulla Retroid Pocket 3+ che mi è appena arrivata. Ciaooo!

Cose di marzo 2024

 
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from LKL

Il 25 aprile è una linea di confine, lo concedo


L'ANPI organizza una manifestazione in città, in giro per le strade della Liberazione. Diverse tappe nelle strade dedicate a momenti e eroi (perché questo sono) della lotta al fascinazismo, con una breve lettura sui fatti e la posa di una coccarda rossa. L'amministrazione locale, che patrocina, sul materiale promozionale ha vietato la frase, di purezza cristallina, “W l'Italia antifascista”.

Il percorso prevedeva una sosta lontana da via Martiri delle Fosse Ardeatine, via Pilo Albertelli... è una casa privata, vi abitava un compagno morto troppo giovane, portato via dalla malattia, in un lampo, l'anno scorso. Non lo conoscevo, sono relativamente nuovo della zona. Dal sentore comune, l'ho percepito come una persona molto amata e, di sicuro, lo era dalla sua famiglia.

Ci stavano aspettando all'ingresso, con un rinfresco troppo abbondante per il numero di partecipanti. Crostate, dolci, biscotti. Bibite, da consumare sul posto o in brick, da bere comodamente nel tragitto. I parenti erano tutti commossi, una persona che lo conosceva ne ha letto una breve dedica, poi ci han detto “ok, ora basta, venite a prendere qualcosa”. Solita titubanza iniziale, per qualche motivo la gentilezza intimidisce, poi la gente ha iniziato a farsi avanti: come dicevo, era troppo per i presenti, così quella che penso sia stata sua sorella ha iniziato a girare con un vassoio. Prendete ancora una fetta di torta, un succo, una bottiglietta, vi serviranno energie. Neanche dovessimo fare la maratona. Aveva la bocca tirata su, in un sorriso, da una forza che i fascisti non possono neanche concepire, che tutte le squadracce del mondo non riescono a eguagliare. I suoi occhi erano tristi, ma dietro c'era la gioia della condivisione con degli estranei uniti dagli stessi ideali del fratello, ideali di giustizia, comunità, resistenza, libertà.

Sconosciuti con cui entrare in risonanza, empatizzare, perché il rapporto con gli altri non può essere solo di diffidenza, sopraffazione e repulsione. Probabilmente, ci siamo sentiti così anche noi, in qualche misura.

Quindi, ci sono quelli che stanno dalla parte sbagliata, quelli che non riescono a dirsi antifascisti perché non lo sono e perché perderebbero il fondamentale supporto dei rigurgiti neri, queste ombre che avvelenano il mondo, fuori dal tempo e dalla razionalità.

Poi c'è il 25 aprile, che divide.

Oltre la linea, c'è quella gente che sa riconoscere il male, quando lo vede. E sa commuoversi davanti al bene.

 
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from Pensieri di Pollo

Non credo che Akira Toriyama abbia bisogno di presentazioni. Il papà di Dragon Ball e del Dr. Slump è stato purtroppo recentemente protagonista di migliaia e migliaia di commiati per la sua prematura scomparsa (a tal proposito consiglio vivamente di recuperare il numero di aprile di Linus, ricco di contributi e approfondimenti sull'autore).

Tra le sue opere, Sand Land non è certamente la più famosa. Scritta intorno al cambio di millennio e riproposta in questi giorni da Star Comics in una doppia edizione (economica o di lusso), Sand Land è frutto del periodo post Dragon Ball dell'autore. Dopo la conclusione dell'opera che l'ha consacrato come uno dei mangaka più importanti della storia, Toryiama non ha più avuto né la voglia né la forza di cimentarsi in un'opera di ampio respiro, infatti Sand Land si conclude in un singolo volumetto.

Sand Land, il racconto delle avventure del principe dei demoni Beelzebub in un mondo post-apocalittico in cui è praticamente finita l'acqua, è un'opera sì derivativa (non a caso è conosciuta come il Mad Max di Toryiama), ma anche una preziosa occasione per apprezzare un Toryiama maturo, politico e a tratti anche serioso. Pur non rinunciando alle sue follie più tipiche, in quest'opera l'autore parla di argomenti come la crisi climatica e la corruzione nella politica e anche i personaggi si fanno più realistici, mossi da senso di giustizia e voglia di redenzione.

Dal lato artistico c'è poco da dire: il design dei personaggi e soprattutto dei veicoli fa come sempre scuola. Tutto è armonioso, pulito, misurato, inconfondibile e carismatico; credo che il tratto di Toryiama possa essere definito solo con una parola banale ma precisa: bello.

Sono sempre dell'avviso che Dragon Ball dovrebbe trovarsi sulle librerie di chiunque, soprattutto di chi ha apprezzato quel fenomeno generazionale che è stata la serie animata (non lo dirò mai abbastanza: il fumetto è mille volte meglio!), ma Sand Land ha dalla sua il fatto di essere un volume unico e di presentare un lato inedito di Akira Toryiama, nonché un'occasione micidiale per portare a casa con pochi soldi (e spazio!) una sua opera autoconclusiva.

 
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from highway-to-shell

Si avvicina la data del Salone del Libro di Torino e come ogni anno torno a chiedermi perché dovrei spendere circa 35€ (1 adulto + 2 ragazzi) per entrare in una fiera dove poter comprare libri che posso trovare online allo stesso identico prezzo.

Se si tratta di partecipare agli eventi trovo curioso che si debba pagare per ascoltare autori che promuovono i loro libri.

In generale si tratta di una manifestazione di promozione della lettura che tradotto significa pagare per entrare in un posto dove di fatto fanno della pubblicità.

Penso che la maggior parte dei visitatori siano addetti ai lavori con pass dedicati o persone con ingressi omaggio altrimenti non so proprio come spiegare l'affluenza.

 
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from KSGamingLife

Quanto si guadagna con Twitch

Solitamente, quando capita di parlare della nostra attività su Twitch, ci viene chiesto “Quanto ci guadagnate?” Il motivo è ovviamente come sempre il capitalismo, radicato fin nel profondo della società in cui viviamo, che impedisce ai più di fare a meno di parlare di soldi. Ma ok, parliamo di soldi: quanto ci guadagniamo con Twitch?

Per i comuni mortali, ovvero quelli che rifiutano o non ricevono sponsorizzazioni, ci sono tre fonti di guadagno tramite Twitch: le iscrizioni, altresì note come sub (da subscription), i bit e la pubblicità, più ovviamente lo donazioni. Andiamo a vederle in dettaglio.

Quanto si guadagna con le sub?

Ci sono tre “livelli” di sub: tier 1, tier 2 e tier 3. Le sub tier 1 costano, in Italia (il costo è differente in paesi differenti), 3.99 euro. Le tier 2 costano 7.99, mentre le tier 3 costano 19.99. Di questa spesa, circa metà va a Twitch, e circa metà va allo/a streamer. Quindi, abbonandovi a un canale per circa 4 euro, darete circa 2 euro al canale. Il resto va a Twitch. Così succede anche per i tier più elevati: a fronte di un'iscrizione tier 3, il canale ottiene circa 10 euro. Questo accade anche per le sub donate: se un utente dona 5 sub, è come se 5 utenti si fossero abbonati spontaneamente. Amazon, tramite l'integrazione con Prime Gaming, permette agli abbonati di sottoscrivere una sub tier 1 “gratuitamente”, questa conta per il canale come se fosse una sub tier 1 pagata con soldi veri. Sottoscrivere un abbonamento a un canale ne permette la visione senza interruzioni pubblicitarie (ma ci sono potenzialmente eccezioni, vedi sotto), l'accesso alle emote riservate agli abbonati, e un badge di fianco allo username in chat.

Quanto si guadagna coi bit?

I bit sono monete virtuali, che gli utenti possono pre-acquistare. 1 bit costa 0.015 euro, cioè un centesimo e mezzo circa. Per fare i conti più facilmente, 100 bit costano 1,59 euro. Donare bit a un canale equivale a contribuire alle casse del canale per un importo pari a 0,01 euro per bit. Se donate quindi 100 bit a un canale, spendete 1,59 euro, e al canale arriva 1 euro. Ci sono alcune eccezioni a questo, ovvero i bit spesi tramite le estensioni come il Crowd Control, dove l'80% va al canale e il 20% a chi ha sviluppato l'estensione, ma si tratta di meccaniche non statisticamente rilevanti. Donare bit permette di ottenere alcune emote riservate ai donatori, e conferisce un badge di fianco allo username in chat.

Quanto si guadagna con la pubblicità?

Risposta facile: poco. Risposta complessa... dipende. La pubblicità su Twitch può essere pilotata dallo/a streamer, in questo modo: 1) Tramite il Gestore Annunci, che mostra un quantitativo schedulato di pubblicità ogni tot 2) Manualmente, ovvero lasciando allo/a stremaer l'onere di lanciare la pubblicità quando preferisce

Nel primo caso, il quantitativo minimo che il Gestore permette è 30 secondi ogni ora. In questo modo, Twitch non mostrerà i cosiddetti preroll ad, ovvero sia la pubblicità che viene mostrata a un utente che si collega allo stream per la prima volta. Nel secondo caso, comunque lo/la streamer deve lanciare manualmente almeno 30 secondi di pubblicità ogni ora, per evitare i preroll ad. I preroll ad durano 30 secondi, e appunto sono visualizzati solo alla prima connessione: se lo/la streamer non lancia altri annunci, e l'utente non si scollega, quelli saranno gli unici annunci che vedrà. Tutto questo, solitamente, si applica soltanto agli utenti che non hanno sottoscritto un abbonamento. Sebbene lo/la streamer ha comunque facoltà di far visualizzare la pubblicità anche agli utenti abbonati, raramente si fa questa scelta. Quanto alla resa, è davvero difficile a dirsi. Per il nostro canale KSGamingLife abbiamo deciso di non abilitare il Gestore, e di non lanciare pubblicità manualmente. Questo significa che un utente non abbonato vedrà solo 30 secondi di pubblicità per ciascuno dei nostri stream se non si scollega. Sostanzialmente, è il minimo. Da inizio 2024, cioè in tre mesi e 16 giorni (questo articolo è stato scritto il 16/4/2024), il canale ha registrato un introito di 6,61$ (Twitch esprime i valori economici in Dollari USA). Un guadagno irrisorio, ma è così volutamente per quanto ci riguarda. Di questo ne parliamo meglio dopo.

Quanto si guadagna con le donazioni?

Le donazioni sono volontarie, di entità volontaria, e non tracciate da Twitch in alcun modo. Non portano vantaggi diretti (cioè non eliminano la pubblicità, non conferiscono emote, ecc ecc) ma possono portare vantaggi a discrezione dello/a streamer (ad esempio, una certa donazione potrebbe essere scambiata con un'azione da parte dello/a streamer, ad esempio scrivere il nome del donatore su qualcosa).

E le tasse?

Le tasse si pagano! Nel senso, gli introiti di Twitch vanno dichiarati nell'ambito della dichiarazione dei redditi. Twitch rilascia regolarmente documenti di valenza fiscale, una sorta di CUD, e pertanto tutti gli introiti di Twitch sono tassati a norma di legge.

Considerazioni – Guadagni medi per mese

Nell'ambito della gestione del nostro canale, abbiamo scelto di non trattare l'utenza differentemente, tra chi può/vuole sottoscrivere un abbonamento e chi no, e abbiamo scelto di non mostrare a schermo widget di gamification come ad esempio una barra che conta quante sub mancano al raggiungimento di un “sub goal”. Questo ci porta comunque un guadagno mensile di circa 120-130, a volte 150 euro. Il nostro canale è attivo per 2 ore e mezzo a sera, dal lunedì al giovedì. Calcolatrice alla mano, si tratta di circa 40 ore di trasmissione ogni mese (senza contare le ore spese a preparare le live, gestire i social, e quant'altro), il ché significa un guadagno orario di 3,25 euro circa, sui quali dobbiamo poi pagare le tasse come spiegato sopra.

Considerazioni – Gestione della pubblicità

La pubblicità su Twitch può essere la migliore o la peggiore fonte di guadagno. Scegliendo di mostrarne tantissima, e avendo una media spettatori di gran lunga maggiore della nostra, si guadagna potenzialmente bene. Il problema sorge nel momento in cui si vuole ottenere o mantenere la propria audience. Se Twitch costringe a guardare la pubblicità invece dello stream, gli spettatori si spazientiranno e andranno altrove (oppure si iscriveranno, forse). È nostro parere che la pubblicità sia il maggiore ostacolo che gli/le streamer si auto-infliggono nel cammino verso l'aumento di popolarità. C'è da dire che l'equilibrio tra preroll ad e pubblicità durante lo stream è molto precario, e dipende tanto dal tipo di community ottenuta e che si vuole ottenere. Non esiste una soluzione che va bene per tutti. Quel che è certo è che nella misura descritta poco sopra, lo/la streamer ha facoltà di impostare la pubblicità come più preferisce: chi sostiene che non può fare a meno di mettere tanta pubblicità o è in malafede oppure non sa configurare il proprio canale. Il minimo impostabile sono 30 secondi di preroll per gli utenti non abbonati, in un canale affiliato o in un canale partner, non cambia.

Considerazioni – Vale la pena?

Non si vive di Twitch. Non è neanche ipotizzabile vivere di Twitch, solo con le proprie forze. Vive di Twitch chi già ha intorno a sè centinaia (CENTINAIA) di persone pronte a pagare continuativamente, tramite sub ma soprattutto tramite donazioni, e chi ha già contratti di sponsorizzazione stabiliti. In Italia, si contano sulle dita delle mani. Non ha il benché minimo senso iniziare a streammare per guadagnare. Si rientra del necessario investimento in termini di attrezzatura in anni. Per questo motivo, fa sorridere chi insiste col chiedere se lo si faccia per soldi. Allo stesso modo, fa sorridere chi inizia una carriera di stream per guadagnarci, o anche per arrotondare lo stipendio. Il motivo per cui viene da commentare “Chissà quanto ci guadagnano!” è perché molte persone (spettatori e emittenti) non sanno bene come funziona, perché come ogni ambito dove intervengono i soldi, è complesso. Va da sé che sapendo come stanno le cose, è evidente che una carriera di streaming non può basarsi sul guadagno monetario. Ognuno trae dalla propria attività il tornaconto che vuole, ma è sensato che esso consista di soddisfazioni, non di soldi nel conto corrente.

 
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