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from Dal Nulla

Avanza il nero vessillo del tredicesimo arcano (Tredici foriero di sventura) Un fiore bianco a cinque punte rovesciate l'emblema della terribile innocenza: essere, cambiare, divenire, soffrire, morire. Le cinque punte del pentacolo, i cinque petali del fiore. Gli occhi rossi del destriero fissano un nuovo sole la morte cavalca con gli occhi vuoti. Giace per terra il re, rovina tra la polvere la corona, a nulla vale il candore della fanciulla, a nulla la bellezza del suo diadema di rose. Vane le preghiere, le invocazioni: il papa e la croce crolleranno e la città di Dio è un cumulo di rovine. Avanza la morte sul suo destriero, rovina la Storia sotto i suoi zoccoli. Al suo passaggio resta il nulla la steppa arida, la terra brulla. Possono i tuoi occhi vitrei guardare il giorno nuovo che nasce? Una barca lontana solca un ipotetico acheronte, la meta ignota di noi che trasmutiamo. Tutti ci accoglie la morte nel suo abbraccio dolce: un bambino, prima di essere fracassato, le offre un fiore.


La morte

 
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from stefanostaccone

Il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, promosso annualmente dall’ISTAT, nasce con un obiettivo apparentemente semplice: conoscere quante persone vivono in Italia, in quali tipi di abitazione risiedono e come sono strutturati i nuclei familiari. Quest'anno ho ricevuto la lettera dall'ISTAT che mi ha obbligato a partecipare al censimento. Si è obbligati a rispondere e a farlo in maniera corretta, pena una multa che va dai 250 a 2500 euro. Questa formula mi è sembrata subito anomala, ho deciso quindi di partecipare al questionario in maniera attiva, prendendo appunti e riflessioni su tutte le domande alle quali rispondevo. A valle delle risposte, ho analizzato in maniera dettagliata il questionario. A mio avviso si evince un livello di profondità informativa che va ben oltre la necessità di “contare” individui e case. Le domande, prese singolarmente, sembrano innocue; ciò che suscita interesse – e personalmente preoccupazione – è l'effetto cumulativo: un sistema di rilevazione che, pur rispettando la legge, è in grado di produrre un ritratto estremamente completo della vita delle persone.

Oltre l’anagrafe: le informazioni trasversali

La prima cosa evidente, immediatamente dopo aver iniziato a rispondere, è che il censimento contiene domande che non sono strettamente necessarie al solo scopo dichiarato, ma che contengono tanti piccoli elementi trasversali.

Indicatori indiretti della condizione economica

L’ampiezza dell’abitazione, il numero di stanze, la disponibilità di automobili, di box auto, la presenza di un ascensore nello stabile e persino l’anno di costruzione dell’edificio non servono a stabilire “chi vive dove”, ma a stimare il livello di benessere del nucleo familiare. Se l'intento fosse quello di giudicare sulla sola abitazione dal punto di vista energetico per esempio, sarebbe sufficiente attingere alle informazioni già esistenti e presenti in catasto, chiedere conferma dei metri quadri e della classe energetica dell'edificio. Il reddito in questa fase non viene mai citato. Tuttavia si tratta di elementi che, accumulati e incrociati tra loro, restituiscono informazioni socioeconomiche molto precise.

Routine quotidiane e mobilità individuale

La parte dedicata all'acquisizione di informazioni relative agli spostamenti per studio o lavoro sono estremamente dettagliate. Vengono richiesti orari di uscita da casa, mezzi di trasporto utilizzati, durata del tragitto, luogo di lavoro o studio, frequenza settimanale degli spostamenti. Il livello di dettaglio è tale per cui, ad esempio, laddove ci spostiamo in treno come pendolari per andare a lavoro, bisogna inserire tutti i mezzi che si usano (auto privata + treno + metropolitana). Non è sufficiente inserire il solo mezzo preponderante ma tutti quelli necessari da inizio a fine tragitto. Questi dati a mio avviso permettono di ricostruire vere e proprie abitudini quotidiane, mappandole in maniera precisa. Mi chiedo se queste richieste passino la linea oltre il perimetro legittimo del censimento.

Reti sociali e benessere personale

Si indaga anche sul benessere e in particolare sul livello di soddisfazione della vita, la percezione di sicurezza notturna e la presenza o assenza di amici, parenti o vicini che possano aiutarci qualora ne avessimo bisogno. Questi elementi innegabilmente costruiscono un quadro del supporto emotivo e sociale di chi compila il questionario. Sembra più un'indagine sociologica, ma non ho conoscenze o strumenti per poter giudicare sull'impatto che le risposte possono avere.

Storia migratoria personale e familiare

Vengono chiesti naturalmente i dati relativi alla propria cittadinanza, ai quali vengono aggiunti eventuali passaggi (migrazioni ad esempio), luogo di nascita dei genitori, trasferimenti all'estero. Queste informazioni potrebbero essere anch'esse dedotte dall'ufficio anagrafe; inserirle all'interno di questo contesto rafforza la capacità di tracciamento e individuazione del soggetto. Di anonimo a questo punto è rimasto ben poco.

Competenze digitali

Vengono fatte domande apparentemente innocue sull'uso di internet, sulla frequenza di utilizzo, sulla necessità di assistenza nella compilazione dello stesso questionario. Questo restituisce indubbiamente informazioni sulle * abilità digitali *, e quindi su quanto si potrebbe essere vulnerabili sotto questo profilo. Domande interessanti, ma non posso fare a meno di chiedermi quanto attinenti allo scopo del questionario.

A valle di queste domande per me il quadro è chiaro: la struttura complessiva del questionario mira non solo a conseguire gli scopi dichiarati, ma anche a capire e tracciare come viviamo, come ci muoviamo, come stiamo e quale è il nostro livello di integrazione nel tessuto sociale.

Analisi sui rischi per la privacy: quando i dati diventano profili.

Dopo aver compreso la portata e ampiezza delle informazioni, ora è necessario capire quali sono i rischi connessi. L'ISTAT naturalmente opera in maniera legittima e secondo normativa, ma questo non annulla i rischi strutturali generati dalla raccolta granulare e quantitativa dei dati raccolti.

Profilazione involontaria dettagliata

Immaginate di chiacchierare con un amico, in un piccolo paese.

Conosci quella ragazza...quella che lavora all'università come ricercatrice. La mamma fa la maestra, il papà pensionato, hanno una villetta su in paese.

In un piccolo paese, l'amico potrebbe rispondere con altissima probabilità beccando il nome al primo o secondo tentativo. Combinando informazioni su lavoro, abitudini di vita e condizioni abitative, rapporti familiari, salute percepita e benessere psicologico, il questionario produce un profilo estremamente completo di noi. Ci descrive in maniera multidimensionale e completa all'interno del nostro contesto di vita.

Combinando i dati di età, professione, residenza, struttura familiare e livello di istruzione, in particolare all'interno di comuni di piccole dimensioni è possibile essere identificati anche senza l'ausilio del nome e cognome. Più dettagli ci sono, meno siamo anonimi.

Function Creep

Non ricordavo questo inglesismo specifico, l'ho trovato durante una ricerca online mentre approfondivo il discorso sulla privacy. Questo termine indica quando l'uso di una tecnologia (in questo caso l'uso di dati) inizialmente definito per scopi specifici dichiarati, viene riutilizzata per finalità seppur legittime ma non previste originariamente. L'insieme dei dati potrebbe essere impiegato per altri fini o altre analisi, come politiche territoriali, indagini sulla qualità della vita, studi sulle vulnerabilità. Il punto critico per me non è l'uso in sé dei dati, quanto la consapevolezza di chi compila il questionario. Difficilmente un cittadino medio se ne rende conto, e comunque non può fare nulla perché obbligato dalla legge.

Collegamento potenziale con altri database pubblici

Anche se per definizione il censimento è isolato da altre basi dati, l'Italia dispone di achivi centralizzati. L'esistenza di molti punti di contatto rende teoricamente possibile correlare le informazioni provenienti da fonti diverse, aumentando il livello di dettaglio del profilo personale.

Conseguenze in caso di data breach

Data breach della pubblica amministrazione italiana ahimè sono abbastanza comuni. Un attacco in questo contesto implicherebbe non solo la grave diffusione di dati anagrafici, ma anche di routine quotidiane, condizioni abitative, economiche e sociali, vulnerabilità sociali e psicologiche. Si tratterebbe di materiale estremamente sensibile e sfruttabile per frodi o manipolazioni sociali malevole.

Conclusioni: La quantità che diventa qualità

Il censimento ISTAT dal punto di vista legislativo non è illegittimo. Il problema non sono le domande in se, ma la cumulata delle domande. Ogni domanda è un pezzo del puzzle. Una volta completato, viene fuori un'immagine nitida di te, una radiografia completa della tua vita. Questo pone a mio avviso due questioni principali: Quanto le persone comuni sono consapevoli del livello di dettaglio dei dati che si stanno fornendo? E' “proporzionato” l'obbligo, in termini di poteri dello stato, di raccolta di un tale quantitativo di dati vista la finalità dichiarata? Lo studio della società in profondità è legittimo, ma questo richiede trasparenza. In un mondo dove i propri dati digitalizzati rappresentano ricchezze per aziende a discapito di ignari cittadini, diventa fondamentale dibattere pubblicamente sul rapporto che c'è tra conoscenza statistica e diritti individuali.

 
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from Dal Nulla

La prima spada - Il buio sulla parete (Nella notte è la solitudine E l’angoscia dell’uomo) La seconda spada - La bianca veste (Un miraggio, forse, d’innocenza Un miracolo bambino) La terza spada - Le mani a coprire il volto (Nostra soltanto è la disperazione, La vita che ci abbandona) La quarta spada - Le lacrime (Soli siamo di fronte Alla morte di noi stessi) La quinta spada - Rosacroce e zodiaco tra le lenzuola (La fasulla responsabilità Delle stelle) La sesta spada - La morte violenta ai piedi del letto (Sei tu che tenzoni te stesso) La settima spada - Sfiora i capelli (Gli spettri dei dubbi Si annidano come forfora) L’ottava spada - Recide il collo (Dov’è la mia testa mortale? Appartiene a me stesso Al di fuori di me) La nona spada - Dritta al cuore. La nona spada dritta al cuore.

Se da te proviene il destino Che ti accarezza nel sonno Se sei tu l’inquietudine Che ti tiene sveglio Tra le lapidi dei tetti E sotto le stelle fugaci Se i tuoi occhi son quelli della morte E la tua pelle è quella di un cadavere Riposa con la gentilezza Della primavera che sfiorisce Lasciati andare come petalo appassito Come pomeriggio d’autunno che cede alla notte Sii la notte dell’anima che chiedi Sii la notte della morte che brami.

L’ombra di nove spade Aleggia su di te L’ombra di nove spade.


nove di spade

 
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from AtAbi

La politica del malessere Autrice: Alicia Valdes

Questo che scrivo é una recensione di quello che ho letto recentemente, di solito leggo poco e con poca attenzione, questo libro è una eccezione. Perchè? Presenta idee per me originali, non solo teoriche, propone cambi.

Alicia fa politica oltre che psicoanalisi.
Per lei la teoria psicoanalitica non è uno strumento diverso dalla analisi critica.

Prescinde dalla necessitá di una identitá completa, questo mi assolve dalla mia ricerca di essere sempre coerente.

annoto a margine alcune frasi durante la lettura:

La idea di una identitá completa è messa in discussione, nessuno é mai identico in ogni momento della sua vita, gusti, desideri e stati d'animo cambiano.

La forma in cui immaginiamo il futuro é fortemente condizionata dai prodotti culturali che consumiamo.

Un poco citando Gramsci, un poco Žiržek cerca di dare una risposta al perchè non siamo piú capaci di pensare ad un futuro migliore e perchè é piú facile desiderare la distruzione che il cambio.

 
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from Lelio

Questa sarà una condivisione probabilmente disordinata

Quando andavo alle medie coniai il termine “albero-luna” per definire il mio rifugio mentale, un luogo un po' come i palazzi della memoria, il mio angolo di solitudine protetta.

Da un bel po' non riesco a tornare all'albero-luna. È un bene per molti versi, visto che da lì poi partivo nei miei lunghi viaggi dissociativi, ma da un lato mi manca. Ora come ora la solitudine sa di angoscia, di pensieri intrusivi e sensazioni pungenti. Per tornare all'albero-luna forse dovrei mettermi in cuffia “The Piper at the Gates of Dawn” o “The End” in loop, magari dopo aver mangiato del cioccolato fondente e provando a disegnare o a scrivere versi nel mentre. Forse sono i farmaci che mi tengono coi piedi ancorati nella terra invece che lasciarmi fluttuare su un albero privo di radici. Forse per questa novità è scomodo stare.

Mi guardo dentro e mi trovo stritolato dai sensi di colpa. Perché non sono felice? Cosa c'è di sbagliato in me? Sono soddisfatto della vita che sto facendo, quindi perché non riesco a godermela? E poi arrivano come frecce i pensieri intrusivi, pensieri violenti e anticonservativi che non starò a riportare. L'immagine è quella di una sorta di San Sebastiano trans, stritolato dal serpente e trafitto da innumerevoli frecce mentre guarda il cielo cercando risposte. Le immagini cristiane si prestano sempre bene a descrivere i miei stati angosciosi, d'altronde si tratta dell'iconografia di una religione decadente e devota al dolore.

“Tu non soffri di depressione, ne ho viste tante e tu non ce l'hai” mi fu detto una volta dopo aver condiviso la mezza diagnosi del mio psichiatra con un mentore. Questa frase mi segna in modo incredibile. La rabbia con cui mi ci ribello quando passo ore e ore bloccato a letto a dormire, o quando non riesco a lavarmi i denti per giorni, o quando rimando infinitamente una doccia perché è troppo faticoso; il rammarico con cui ci ripenso quando invece sto bene, perché dovrei stare peggio, dovrei avere segni più evidenti, non posso mascherare così tanto, forse dovrei tentare questo o quell'altro metodo autolesionista; e poi il costante desiderio misto a timore di un nuovo ricovero, perché forse questa volta potranno aiutarmi davvero, potrebbe essere l'occasione per avere delle risposte più chiare, però dovrei saltare x lavori e forse è meglio tenere botta, resistere ancora un po', rimandare a quando davvero non ce la farò più... Menomale che domani vedo lo psichiatra, dai.

 
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from Signor Uscita

Commodore 64 Advent Show – Intro Theme

Commodore 64 Advent Show Logo https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU

La mia amica Valeria informatica seria a otto anni aveva già il Sixty-Forough

E anche Massimiliano che abitava a Roiano programmava con il suo Sixty-Forough

Dissi ai miei genitori: “Dite NO ai dissapori, a Natale ne voglio uno anch'io!”

Ero molto contento e vivevo l'avvento come fosse del mio Sixty-Forough

Commodorough Sixty-Forough col suo basic trovo lavoro

Datasette, dischi floppy giochi pirata, no! non son mai troppi

Cantiamo in coro: Commodorough Sixty-Forough Advent Show

Ora il tempo è passato ma sto ancora inscimmiato a giocare con il mio Sixty-Forough

E anche Dan Dellafrana nella sua retro-tana ci dà forte con il suo Sixty-Forough

E anche Lindo Ferretti tra cavalli e capretti si trastulla con il suo Sixty-Forough

E Roberto Recchioni riceve dei doni per giocare con il suo Sixty-Forough

Commodorough Sixty-Forough Fossi a Venezia direi “Ghe sboro!”

Fossi sardo sarei di Nuoro per far rima con il Sixty-Forough

Cantiamo in coro: Commodorough Sixty-Forough Advent Show

Kenobisboch presenta: Commodorough Sixty-Forough Advent Show

 
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from ordinariafollia

ordinariafollia-log_029-2025.jpg

Sono andato a scuola scalzo nessuno mi aveva detto dei compiti da fare a casa e non avevo neppure una scusa, alla lavagna non sapevo cosa scrivere, e tutti guardavano i miei calzini bucati.

 Lasciate che le figuracce vengano a me

Me la sono fatta addosso sono timido e divento subito rosso, arrivo quando il gioco è terminato e rimango con il dito alzato.

Alla gola un nodo mi prende quando mi fanno certe domande, le altre hanno già fatto tutto e tutto sanno mentre io ho sempre paura di fare un danno.

 Lasciate che le poesie senza rima vengano a me

Alla festa dei tuoi diciotto anni sono arrivato già cotto ed ho vomitato sulla tua gonna ma ti ho dato il libro che avevo comprato.

Avevo i pantaloni sporchi di sangue lì sotto per questo non sono venuta in auto al mare con te ma ti ho dato il bacio che avevo sognato.

 Lasciate che le figuracce vengano a me

 
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from « P a r r o c c h i e »

Cari amici della Comunità Digitale “Parrocchie”, nel mio percorso di costruzione di questa piccola isola di amicizia che è la nostra comunità, qualche mese fa ho sentito il bisogno di scegliere una figura di riferimento, un Santo protettore, un maestro di vita che potesse rappresentare un esempio da imitare per tutti noi.

Il mio primo pensiero fu San Carlo Acutis, un giovane canonizzato il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV. Dichiarato “protettore di Internet”, sarebbe stata la scelta più logica ed adatta per una piattaforma digitale in rete. Mi armai di una buona dose di sfacciataggine (una qualità che ultimamente non mi manca) e scrissi alla Fondazione che porta il suo nome, per avere l'autorizzazione di citarlo come nostro protettore “ufficiale”.

Dopo più di un mese, non ebbi alcuna risposta. O non avevano capito la mia richiesta, o non avevano mai letto l'email, o più semplicemente non rispondono a nessuno.

Poco male, non mi persi d'animo e passai al piano “B”. Una ragazza di nome Chiara “Luce” Badano, della quale conoscevo da tempo la storia, in quanto aveva fatto parte dei focolarini di Chiara Lubich. Sempre con la mia ormai proverbiale sfacciataggine, scrissi alla Fondazione Chiara Badano. Dopo qualche settimana, esattamente oggi, 23 novembre, mi è arrivata la risposta. Voglio condividere con voi una sola frase: “Per una vicinanza del cuore non serve indicare una guida in modo ufficiale, e neanche pubblicare preghiere o altro, sarà lei a farsi vicina senza intermediari, direttamente parlando al cuore di ciascuno”.

Avevo commesso un errore, perché non serviva un protettore di Internet, ma una ragazza che aveva basato la sua vita, fin dall'infanzia, sull'amicizia e sull'amore di Gesù. Una persona che non seguiva le mode, non si adeguava alla massa, ma era una buona amica per tutti. Se avete qualche minuto di tempo, andate a leggere la sua storia su chiarabadano.org

Io credo che c'è un motivo per il quale lo Spirito Santo mi ha indirizzato verso di lei, oppure, come scritto nella email, è stata lei a farsi vicina, parlando al cuore. In conclusione, da oggi la Beata Chiara “Luce” Badano, che chiamerò semplicemente Chiara Luce, sarà la protettrice di tutti noi di Parrocchie.

Benvenuta Chiara, abbiamo voglia di ascoltarti.

Namasté

 
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from thornsinnercircle

Il cerro di Monte Fontane

ero andato in Sicilia attratto principalmente dall'Etna. Versante sud, e tutti gli alberi secolari che ci abitano. alcuni sono visitabili in tranquilli centri cittadini, come il Castagno dei Cento Cavalli visto mentre bevevo un caffé delle undici. l'Ilice di Carrinu invece prevede un sentiero lastricato di buone intenzioni di circa un'oretta, ripidino. vederlo è trascendentale, e curiosando vicino si scopre il fronte del magma che decise di fermarsi a pochi metri dall'albero risparmiandolo. Dialoghi fra il fuoco e la foresta.

questo è l'ultimo albero che volevo vedere. il cerro di Monte Fontane. al pomeriggio avevo il volo di ritorno, e dovevo anche restituire l'automobile. perché non complicarsi la vita? il sentiero per trovarlo appariva prima chiaro, poi mi sono trovato dopo un'ora e mezza ad aver compiuto un percorso circolare. era tardi, mollo tutto? ultimo tentativo. devio dal percorso che mi suggerisce il navigatore, giustamente. trovo una bella casetta abbandonata in pietra, ma mi sto allontanando dall'albero: quindi per una qualche legge che non conosco, sarà stavolta la strada giusta. imbocco un sentiero più boscoso. ci sono percorsi da mountain bike ripidi. anche qui mi perdo, torno indietro, piovicchia e c'è fango (il che mi compiace sempre, anche se sembra tutto così ostico adesso). ad un certo punto in un fianco della montagna, ripido da usare le mani, sento il bisogno di provare il tutto per tutto e salire! la pioggia ha reso l'erba ed il sottobosco scivolosi. i rami sono bassi, si intrigano nei capelli. dove sto andando non è dato sapere. e stranamente, ma prevedibilmente, arrivato in cima trovo l'indizio di un sentiero. se solo fossi capace di seguire le strade normali. seguendolo, trovo prima un piazzale con tre querce che mi fa sentire di essere vicino. mi piace immaginare le cose, sento quasi l'ebbrezza di luoghi che hanno una valenza sovrumana (è così). e finalmente, un po' nascosto, ecco l'albero. cerco come sempre per mezz'ora lo scorcio migliore per una foto, lo vivo, lo posso toccare. fra l'altro poco oltre c'è un dirupo, bisogna stare attenti.

stranamente, di quale via abbia scelto per tornare ricordo molto poco, se non che avendo visto una strada asfaltata distante solo qualche chilometro mi ci sono avvicinato, per scoprire poi che per raggiungerla c'erano alcuni metri di rovo alto, maturo e cattivo, e filo spinato. la mia impazienza mi fa andare dritto nel rovo. per pochi istanti ci nuoto come penso di saper fare, poi comincio a graffiarmi. vado avanti in bilico fra ostinazione e ansietta. arrivo al filo spinato, mi arrampico, mi ci incastro coi vestiti bloccandomi in cima. forse l'angelo custode degli sciocchini a quel punto mi fa scendere, e tutto si conclude felicemente.

 
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from Dal Nulla

“Se nelle cose dell'ingegno volessimo soppesare i successi dal Rinascimento in poi, non saranno quelli della filosofia a fermarci, oiché la filosofia occidentale non supera la greca, l'indiana o la cinese, tutt'al più le raggiunge in alcuni punti. Siccome rappresenta solo una varietà dello sforzo filosofico in generale, si potrebbe al limite farne a meno e opporle le meditazioni di Sankara, di Lao-zi, di Platone. Non è così per la musica, questo grande pretesto del mondo moderno, fenomeno che non ha confronti in un nessun'altra tradizione: dove trovare l'equivalente di un Monteverdi, di un Bach, di un Mozart? E' attraverso la musica che l'Occidente rivela la sua fisionomia e raggiunge la profondità. Se l'Occidente non ha creato una saggezza né una metafisica che gli fossero del tutto proprie, e nemmeno una poesia della quale si possa dire che non ha esempio, in compenso ha proiettato nelle sue produzioni musicali tutta la sua forza di originalità, la sua finezza, il suo mistero e la sua capacità di ineffabile. Ha potuto amare la ragione fino al pervertimento; eppure il suo vero genio fu un genio affettivo. Il male che più lo onora? L'ipertrofia dell'anima.

Senza la musica l'Occidente non avrebbe prodotto che uno stile di civiltà insignificante, scontato... Se depositerà dunque il suo bilancio, la musica sola testimonierà che non si è sprecato invano, che davvero aveva qualcosa da perdere.

(E. Cioran, La tentazione di esistere, Su una civiltà esausta)


Moreau - Angelo della morte

 
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from Super Relax


*Portoncini e cancelli, perlopiù.

Qualche tempo fa, in quanto rider, ho effettuato una consegna per conto di un famoso marchio di panini e patatine, la cliente una signora anziana di quelle ostiche: non la nonnina della pubblicità, insomma. Mentre si lamentava perché le erano capitati ordini incompleti, una volta mancava questo, una volta mancava quello, mi fa “visto che sei qua, mica sapresti aggiustare il portoncino?”

Do un'occhiata, c'era un sistema magnetico per agganciarlo a un piolo metallico nel pavimento: il magnete, svitatosi, era rimasto attaccato al portoncino, finendo col disinteressarsi del piolo, svito e avvito quel che c'è da svitare e avviare e riparto, arrivederci e grazie.

Stamattina (riferimento temporale senza senso assoluto, ne uso uno relativo: un'oretta prima che mi mettessi a scrivere questo articoletto) stavo gironzolando in Super Relax nella tranquillità delle campagne, stavolta percorrendo una stradina tra i campi coltivati mai fatta prima; vorrei sempre esplorare tutti i luoghi che mi ospitano, fin dove i miei mezzi lo permettano, così mi sono infilato in questa strada, un paio di chilometri, prima costeggiata da rade abitazioni, poi da serre e coltivazioni, infine dal nulla.

Un nulla rotto, infine, da un una sorta di grosso gazebo chiuso ai lati, a riparo dagli agenti atmosferici: ne esce un signore anziano e mi dice, più o meno, “che stai a fa'? Mi avvicino e, pensando che si stesse preparando a un rimprovero, questa è zona privata, non devi starci ecc., inizio a spiegare che sto facendo un giro in campagna, senza una meta... non gli interessa particolarmente, mi interrompe e mi chiede un aiuto per qualcosa.

Ora, non vorrei essere frainteso: non c'è alcuno scopo derisorio in quel che sto per dire, sto semplicemente constatando il fatto di aver dovuto superare lo scoglio linguistico, perché il signore di certo aveva un buon carico di anni sulle spalle, anni vissuti in campagna, anni di dialetto stretto, e io il dialetto locale lo capisco poco, pur abitando qui da anni e provenendo, più o meno, dallo stesso ceppo linguistico o da un ramo non troppo distante.

C'è un cancello da rimettere al suo posto, uno di quei cancelli abbastanza approssimativi realizzati dai fabbri con barre e tombini di ferro, e quel cancello si era sfilato dai cardini. Oltre a essere oggettivamente pesante per una persona media, c'era pure un listello di legno, in alto, che impediva una manipolazione agevole del cancello. Gli spiego che dobbiamo prima occuparci di quello, si allontana di un paio di metri e torna con un martello, una roncola e un solido utensile per staccare le assi inchiodate: tiè, spacca tutto, non me ne importa.

Nonostante l'autorizzazione, tento un approccio più soft e riesco a schiodare parzialmente il listello, abbastanza da riuscire, in un paio di sessioni, a sistemare. Un paio di sessioni perché, vista l'anzianità, il vigore residuo è quello che è; un paio di sessioni intervallate dalle domande “da dove vieni, chi si'?”

Avevo ben inteso, voleva sapere a chi appartenessi ma, non essendo del luogo, non avevo genealogie da riportare, al che anche lui mi ha detto di essere solo nato qui, ma di essere praticamente di un altro posto, più a sud di una cinquantina di chilometri. E, infine, mi ha offerto delle bibite dal frigobar del gazebo, ho rifiutato gentilmente perché non avevo voglia e ho chiesto cosa ci fosse oltre il ponticello a poca distanza.

“Niente.” Posso dire di aver raggiunto le locali colonne d'Ercole.

#Aneddoti

 
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from kipple


Faccio il giro largo, nulla di nuovo per me. Ai tempi di Usenet, quando eravamo giovani e il web con noi, in molti accedevano ai newsgroup con Forté Agent, storico newsreader legittimamente registrato da tutti quelli che legittimamente registravano mIRC per chattare.

Anch'io usavo Mirc e Forté Agent: il primo quasi esclusivamente per parlare di anime e fumetti e il secondo per temi più vari; non chiedetemi perché, non ho nessuna risposta sensata, ma seguivo anche quello che, probabilmente doveva essere it.cultura.filosofia (o qualcosa del genere). Un newsgroup di filosofia, insomma, materia di cui non ho mai saputo e capito nulla in ogni fase della mia vita.
Seguivo per curiosità, la stessa curiosità che spero continui ad accompagnarmi in ogni fase della mia vita. Mi sono imbattuto, una volta, in una conversazione sul linguaggio degli animali. I filosofi del gruppo (e non so se sia la posizione di tutti i filosofi del mondo, o di tanti filosofi) negavano categoricamente il semplice concetto. Per quegli individui, non c'era comunicazione possibile tra gli animali che non bazzicano Usenet, per certi credenti gli animali non hanno anima, la gente in generale dice che gli manca solo la parola. Sembra sempre mancare qualcosa, a questi animali.

Ho sempre frequentato lo stesso bar, negli anni in cui frequentavo i bar: una volta, mi capitò di traslocare e vivere, per alcuni anni, in un posto più lontano del solito dal nostro punto storico di ritrovo, una distanza tranquillamente percorribile a piedi, forzatamente percorribile a piedi perché giusto quelli avevo come mezzo di trasporto. Il bar chiudeva alle 22.30 circa, anche prima nelle serate più fiacche, e mi facevo tutto quel bel pezzo di strada in una cittadina che ben presto diventava un luogo di desolazione, movimentata giusto dai soliti criminali in macchina, a velocità proibite, sui rettilinei. La mia non è critica e non è rimpianto di una movida trascinata fino all'alba: preferisco la tranquillità e di tirar tardi non me ne importa nulla, è solo cronaca.

In queste serate buie e desolate, per qualche periodo, ero spesso accompagnato da un cagnolino randagio, piccino, silenzioso, amichevole, che mi trotterellava a fianco, non appena entravo nella sua zona di competenza. Tutto scodinzolante, mi seguiva fino a casa e poi se ne tornava da dove era venuto. Così non ero solo, ogni volta che ci incontravamo.

Una sera che ero solo, credevo di esserlo, con troppa leggerezza mi avvicino a due cani di taglia ben più importante, che dormivano sotto la veranda di un bar, anch'esso già chiuso a quell'ora. Si svegliano e fanno per avvicinarsi minacciosi, ringhiando e abbaiando, ovviamente ne ho paura e cerco di comportarmi come si dovrebbe fare in questi casi, quando sento trotterellare alle mie spalle, passettini veloci, leggeri e conosciuti: è il solito cagnolino, stavolta in una sua veste che non conoscevo, quella di salvatore. Senza agitarsi e senza che ne sia seguita una disputa sonora fisica, abbaia un paio di volte senza neanche agitarsi troppo: i due cagnoni smettono di ringhiare e se ne tornano al loro posto, lui pure torna al suo posto che è al mio fianco, trotterellando fino a casa.

Era forse un boss, quel cagnolino? I due cani, grandi abbastanza da ammazzarlo con un solo morso, ne hanno forse avuto paura? C'è stata una comunicazione tra loro, direi anche ben precisa? Fate voi, io non posso che escludere le prime due ipotesi.

Agli animali non manca la parola: mancheranno le nostre, di parole, quelle che abbiamo eletto a unica forma di comunicazione approvata e normata, ma di sicuro si comunicano tra loro tutto quel che deve essere comunicato, lo fanno da prima che esistessimo e continueranno a farlo quando come specie non esisteremo più; negar loro questa capacità non è filosofia e non so cos'altro non debba essere, di sicuro è solo presunzione e egocentrismo.

 
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from Dal Nulla

Sono dunque questi gli anni che s'apprestano? Le mattine che s'affastellano come lenuzola piegate e riposte nell'armadio ma senza l'odore dolce dei sacchetti di lavanda, quelle mattine in cui socchiudi gli occhi per indovinare i granelli di polvere che turbinano in controluce investiti dai raggi del sole del mattino: e conteremmo quei pulviscoli all'infinito piuttosto che sentire l'aria fredda che scivola lenta sotto i lembi del pigiama e ci carezza con la mano fredda della morte senza però la voluttà del nulla, dell'oblio del tutto. Sono qusti quindi i giorni che si apprestano? La processone delle ore e dei minuti che procede senza musica né banda dove ci conduce se non nelle bianche stanze degli uffici in cui scontiamo la pena di voler restare vivi? Il bianco delle pareti è come il bianco dei sepolcri ma senza odore acre senza l'umido di grotta e l'asfissiante biancore non è forse un crudele modo per ricordarci ciò che siamo? Questo discordante sottofondo, questo consueto e detestabile brusìo perché ci accompagna nei nostri tristi giorni? Perché non sono nostre di diritto le celestiali sinfonie, le arpe, i cori a cento voci? Chi volle per noi questo silenzio senza bellezza, questa noia senza requie, questa tenebra che non accoglie?


F. Bacon - Study for a portrait

 
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from ordinariafollia

ordinariafollia-log_028-2025.jpg

Forse c'era sotto dell'altro ed ora ha poca importanza le urla e quella porta sbattuta della mia vecchia stanza.

Forse c'era sotto dell'altro oppure ero io a provocare ma se uscivo così conciato avrei fatto meglio a non rientrare.

Forse c'era sotto dell'altro ma quei jeans strappati erano per me la cosa più importante del mondo nel mille e novecento ottantatré.

Forse c'era sotto dell'altro ma ora non ha più importanza tutta quell'acqua è passata e quanto rimane è pazienza.

 
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from Ore liete


Pezzettino già pubblicato altrove, ma il suo posto è questo.

Era il profumo dell'estate che finiva, con mio padre, quando ero piccolo.

La villeggiatura chiudeva l'estate, quando ancora a fine agosto il tempo cominciava a rinfrescare e nelle serate dei paesini di montagna spuntavano giubbini e maglioncini. Quando ad agosto si poteva dormire la notte, piuttosto che macerare in un bagno di sudore.

Andavamo in villeggiatura per due settimane o un mese. Due settimane in Abruzzo, perché due erano le sue settimane di ferie. Un mese, invece, quando andavamo più vicino e poteva lasciarci lì e raggiungerci nei fine settimana. Oppure, ci ospitavano degli zii in Toscana, per diversi giorni. E c'era sempre il profumo dell'origano, perché lo incontravamo selvatico, incustodito, libero ai margini della campagna.

Nei nostri giretti mattutini, ci fermavamo e ne raccoglievamo: a mio padre piaceva, più il semplice rituale dell'essiccazione che la spezia stessa. Lo facevamo seccare sulle stuoie e poi lo mettevamo nei barattoli di vetro, dove restava per tanto tempo. Quell'odore impregnava la casa.

Ora lui non c'è più, quel bambino che ero è morto da un pezzo, ma ho una piantina di origano in un vaso, che non depredo, e prendo l'origano del supermercato: riaffiorano quei momenti ed è una bella cosa.

 
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from Taccuini in versi

Ho le mani lorde di sangue posso lavarmi con la candeggina?

Gli artigli, le spine, calda una birra, bere piscio; devo rimediare e l'acqua e il sapone portan batteri - meglio le garze sterili ma ecco sangue già secco: le donai col primo proiettile e ora mi è passata la sbronza - meglio brutale, meglio pestar merda in infradito, meglio impiccarmi alla cintura del mio amante dopo ore di sesso sfrenato e mi flagella la sua – – - meglio pianger sangue da orifizi ad hoc creati appositamente specialmente immantinente col ventilatore a trapanarmi, sì? I timpani, che altro?

Meglio tumefatto e vivo che la carta morta che l'oblio educato post-clinica.

Viva i farmaci che mi salvano viva la voce e gli occhi che senton sproloquiare su perché io Pènteo son Dioniso ed Edìpo e mio padre e quella stronza immane con cui divido il sangue, viva la vita, ma che vita è questa?

Dove si trova ancora la luna? Dov'è il cadavere dell'inibizione? Lasciatemelo stuprare dilaniare profanare come un milite russo sulla linea di fuoco, come Napalm dugli alberi umani come veleno nelle mie viscere.

Mi frusto e vengo e piango.

 
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