Lettera aperta al Dicastero per la Comunicazione – Città del Vaticano

Buonasera, ho letto con attenzione il documento “Verso una piena presenza”, nel quale vengono dettate le linee di comportamento delle persone di fede che utilizzano i social media. Sono una persona matura, ho 59 anni, e sono nel ramo dell'informatica da quando si usavano le schede perforate e gli elaboratori erano grandi come intere stanze. Vorrei dare il mio contributo, perché credo di avere l'esperienza necessaria per esaminare la questione dei social media in maniera oggettiva e senza preconcetti. Dirò una frase forte, ma tant'è, non ho paura di essere testimone della verità, anche se scomoda. Ebbene, non è possibile fare evangelizzazzione sui social media, almeno non su quelli centralizzati e più famosi. Si possono prendere tutti gli accorgimenti possibili, ma il messaggio del Vangelo sarà sempre svilito, ridicolizzato, nascosto, svuotato e reso vano dagli algoritmi del social stesso. Su queste piattaforme si scrive e poi non si sa dove finirà il proprio scritto. Non si ha il controllo di nulla. Il controllo è in mano alla piattaforma, che decide se mostrare o nascondere quello che si scrive. Il messaggio di salvezza va a finire in mezzo al video del maiale con le corna, o a quello di una crema miracolosa, ed è una cosa orrenda ed inaccettabile. Vogliamo parlare della coerenza? con quale coerenza un sacerdote, una persona di fede, che dovrebbe trasmettere il messaggio di Cristo, sta su una piattaforma il cui proprietario non riesce nemmeno più a contare i miliardi di dollari che possiede. Con quale coerenza si affida il messaggio evangelico a delle piattaforme che stanno coscientemente rovinando i nostri figli ed intere generazioni. Veramente ci stiamo convincendo che possiamo dare testimonianza alla Verità, stando sulla torre di Babele? o vogliamo rimboccarci le maniche e ricostruire Gerusalemme, come ha scritto il Santo Padre nell'ultima Enciclica?

Ricominciare da zero è possibile. Farci i “nostri” social, oggi è possibile ed è alla portata di tutti. Io ho messo una prima pietra, costruendo una “Comunità Digitale” che, semplificando molto, rappresenta un social a tema cattolico. Ma altre pietre si possono aggiungere, per costruire uno spazio veramente etico e pulito, dove le persone interagiscono senza algoritmi, pubblicità e vendita di dati personali. Queste piattaforme, che sono collegate insieme ed hanno un respiro internazionale, non hanno scopo di lucro e sono mantenute grazie a donazioni.

Ripartire è possibile, se si aprono gli occhi e si guarda oltre il proprio telefonino. Insieme possiamo veramente costruire una rete di social cattolici, che seguono i canoni del nostro essere cristiani, e magari trovare una fonte di acqua viva nel deserto della sterilità.

Con osservanza.