Lettera di fra Stefano alla comunità

Lettera alla Comunità #3: Perché siamo così stanchi? + Il riposo che ci è stato donato

Cara amica, caro amico, bentornati.

Domenica scorsa, dopo la Messa, un uomo si è fermato sul sagrato e mi ha detto una frase a cui stavo pensando: “Sono stanco. Ma non saprei nemmeno dire di cosa”. Credo che quella frase la potremmo firmare in molti.

La società della stanchezza

Il filosofo Byung-Chul Han ha dato un nome a questa cosa che sentiamo sulla pelle senza saperla dire: viviamo nella “società della stanchezza”. Un tempo, dice, le società opprimevano le persone con divieti e comandi: non puoi, non devi. Oggi il meccanismo si è fatto più sottile. Nessuno ci vieta nulla; al contrario, tutto ci dice che possiamo. Puoi realizzarti, puoi migliorarti, puoi diventare la versione migliore di te stesso.

Sembra una liberazione, e invece è diventata una nuova prigione. Perché quando tutto è possibile, tutto diventa anche doveroso. E se non ce la fai, la colpa sembra essere solo tua. Così finiamo per diventare, come dice Han, i nostri stessi sfruttatori: nessun padrone ci frusta, ci frustiamo da soli. Ci portiamo il lavoro a letto, misuriamo la nostra giornata in prestazioni, e persino il tempo libero diventa qualcosa da ottimizzare.

Il riposo non è una ricompensa

In questa corsa senza padroni e senza traguardo, la fede custodisce una parola antica e rivoluzionaria: il sabato. Dio stesso, racconta la Genesi, il settimo giorno si riposò. Non perché fosse stanco, ma per consegnarci un segreto: la vita non è solo produzione. Il riposo non è il premio di chi ha fatto abbastanza; è un bisogno che nasce dal semplice fatto di esistere.

Fermarsi, allora, non è pigrizia. È un atto di fiducia: il mondo non crolla se per un giorno smetto di spingere. È anche un atto di libertà: dichiaro che il mio valore non coincide con la mia prestazione. Chi si ferma scopre di essere amato non per quello che produce, ma per quello che è.

E questa è forse la notizia più riposante che esista.

A quell’uomo sul sagrato lascio una sola domanda, e la lascio anche a te: come mai sei così esigente con te stesso?

Grazie per essere qui e per far parte di questo cammino.

Buon cammino e un caro saluto,

☩ Fra Stefano

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