Ricostruire Gerusalemme
Cari amici ed amiche, nell'Enciclica Magnifica Humanitas, Papa Leone lancia una provocazione: cosa vogliamo fare del nostro futuro, della nostra umanità? vogliamo costruire la torre di Babele, confidando nella potenza e nell’orgoglio, o vogliamo avere la pazienza di ricostruire Gerusalemme, come ai tempi di Neemìa, “pezzo per pezzo”, custodendo l’umano e il bene comune?.
Durante l'omelia della Santa Messa di oggi, il mio parroco ha esposto le difficoltà del nostro secolo. Chiese che si svuotano, vocazioni sempre più rare, finto ateismo di comodo, cattolicesimo limitato alla Messa o poco più. Ma chi è responsabile di tutto questo? chi sta riducendo i numeri della fede ad una minoranza di persone che vengono anche prese in giro, come bambini che credono ad una favoletta infantile?
I primi responsabili sono i vertici della Chiesa stessa. Lo affermo con convinzione, nel rispetto di Santa Madre Chiesa. Perché la verità non può essere nascosta. Però, dobbiamo dire che anche in passato le cose non erano di certo migliori, anzi. Eppure la fede non ha mai vacillato, il messaggio di Gesù è riuscito ad attraversare i secoli e ad arrivare fino a noi. Quel Gesù di Nazareth, nato senza una casa, senza denaro, in un villaggio che era considerato l'ultimo delle città di Giuda. Quel Gesù amico dei piccoli e dei poveri, che guarda al cuore delle persone, viene celebrato oggi con grandi riti pomposi e sfoggio di stoffe e mitre e bastoni pastorali.
A che serve parlare di povertà, di carità, quando chi parla indossa una stoffa che è costata centinaia di euro. Ma non è questo il messaggio che voglio trasmettere stasera.
Stasera voglio fare una riflessione su coloro che si impegnano, sulle persone di fede, su quelli che materialmente fanno qualcosa per aiutare chi è in difficoltà. In un mondo che diffonde messaggi razzisti, di paura dell'altro, di chiusura, questi angeli sulla terra si impegnano ogni giorno per fornire un pasto caldo, una coperta, una carezza di consolazione. E' questa l'umanità di cui abbiamo bisogno, dalla quale dobbiamo ripartire per ricostruire Gerusalemme.
L'impegno laico sta diventando più trascinante e più convincente di quello religioso. Me ne accorgo tutti i giorni, in Chiesa, nelle strade, sul posto di lavoro. Ognuno pone il suo piccolo mattoncino. Ma c'è bisogno di unità, da soli non si fa molta strada. Solo in gruppo si cammina spediti e si va più lontano. C'è bisogno di aperture, di guardare il volto e il cuore dell'altro, di condividere scelte, paure e a volte anche delusioni e sconfitte. Perché lungo la strada si cadrà, e c'è bisogno di qualcuno che ci rialzi e ci dia la forza di continuare, insieme.
E' questo il tempo di ricostruire Gerusalemme, pezzo per pezzo, pietra su pietra, riallacciando rapporti, costruendo ponti, realizzando connessioni, ritornando a quei rapporti umani, quando parlando ci si guardava in viso e non in basso sullo schermo di un cellulare.
Ognuno di noi si può interrogare con una semplice domanda: cosa posso fare io?
Pace e serenità.