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Riflessioni per chi ha il coraggio di essere testimone della Verità

Sembra scontato, ma tante volte non lo è. Nella fede, si parte sempre dalle cose semplici, umili, che non fanno rumore. Gesù è nato in una grotta, messo in una mangiatoia e riscaldato dal fiato di animali.

Tutta la sua vita è stata semplice, povera. Ma anche adesso, Lui parla alle persone semplici, ai cuori aperti all'ascolto. Le grandi cerimonie, il rumore, allontanano la presenza di Dio. Non che siano sbagliate, ma di certo una preghiera detta in silenzio vale più di cento messe cantate. La semplicità, l'umiltà, la mitezza, la carità, il rispetto sono queste le qualità che ci avvicinano a Dio.

Non voglio fare prediche o sermoni, non sono nessuno per insegnare qualcosa, l'unico maestro è il Signore. Io sono solo un pennello consumato nelle sue mani, dipingo scarabocchi che Lui dovrà correggere. Non so dove andare senza lo Spirito Santo che mi apre la via. Io non faccio nulla, fa tutto Lui, io metto solo a disposizione un pò di tempo e le limitate capacità del mio fisico, finché ce la faccio. Quando non ce la faccio, dico chiaramente; “Signore, questa cosa non sono in grado di farla, è al di sopra delle mie capacità”, e Lui mi comprende, mi scusa, mi perdona.

Sono e voglio restare semplice, non è la mia voce che si deve sentire, ma quella di Gesù. Riparto dalle cose semplici. Una preghiera, un canto, un gesto di carità. E tanta gratitudine, per tutto ciò che il Signore fa per me, in modo particolare in questo periodo, per la forza che mi dà la Sua amicizia.

Buona serata comunità. Namasté.

Buona Domenica Comunità. Vi scrivo qui un pò di aggiornamenti riguardo alle cose che bollono in pentola.

Sto collaborando con il gruppo di preghiera della Divina Misericordia di Casapulla, per cercare di riformare un gruppo numeroso e trasformare il Tempio di San Luca Evangelista in un punto di riferimento per la provincia di Caserta. Il 12 aprile è prevista l'inaugurazione di una immagine di Gesù Misericordioso che sarà posta sulla facciata della Chiesa, illuminata e visibile dalla strada. Intanto ho messo mano alla cerimonia della Coroncina, che si recita ogni Venerdì alle 19:00, per cercare di animare la liturgia con qualche canto. Non va tutto liscio, ci sono intoppi, ovviamente, il maligno ci mette del suo, ma noi non abbiamo fretta, con o senza canti l'importante è pregare.

Per quanto riguarda la Comunità Digitale “Parrocchie”, dopo la partenza ufficiale di Domenica scorsa, sto distribuendo un pò di inviti a persone di cui mi fido e che mi sono vicine quasi tutti i giorni. Se volete una copia del foglio di invito, basta che me lo chiedete. Ogni aiuto è profondamente gradito. Purtroppo la semplice operazione di iscriversi ed impostare la app, sembra essere un'impresa titanica. Anche qui il maligno ci mette la coda, insieme a META, per scatenare l'angoscia ogni volta che si nomina una app diversa dalle solite note. Sappiate che non è colpa vostra, siete stati programmati in questo senso. Pensate di no? sono tutte sciocchezze? siete stati programmati anche per pensare che sono tutte sciocchezze. Intanto ricevo richieste di follow da persone che sono su altre istanze, quindi la famiglia si allarga lo stesso.

Ultima considerazione personale. Vedo in giro tanta devozione verso quel Santo, quel quadro o quella statua. Va bene pregare, fare del bene al prossimo, ma non dimenticate mai chi deve essere il centro della comunità: Gesù Eucaristia. Lui sta in Chiesa, quindi lasciate perdere le vostre esperienze personali (negative) con questo o quell'altro prete, entrate in Chiesa e pregate Gesù Eucaristia. La religione cattolica non è una religione del singolo, ma è profondamente comunitaria. Non si può dire: “Sono credente ma non praticante”. Se hai un amico, un vero amico, hai desiderio di vederlo, di parlarci, di conoscerlo meglio. Altrimenti diventa come un amico di FB, un numero tra i numeri. E poi non abbiate paura, il bello della religione cattolica è che “si può sempre ricominciare”, parole della nostra Chiara Luce Badano.

Buona Domenica a tutti. Namasté

La preghiera è una delle cose più sottovalutate della religione e in generale della spiritualità. Ad un occhio esterno, può sembrare che la preghiera venga utilizzata come supplica per ottenere dei vantaggi personali. In realtà non è affatto così. La preghiera rappresenta il canale di comunicazione tra il nostro cuore e Gesù. E' un dialogo con il quale ci si conosce, piano piano, e si impara a riconoscere Cristo nelle vicende della nostra vita.

Seguire Gesù senza pregare, è come avere un amico e non parlarci mai. Non ci si può conoscere senza avere dialogo, continuo, ogni giorno. E' difficile trovare il tempo ed il luogo giusto. Di solito c'è bisogno di un attimo di calma, di silenzio, per rivolgere i pensieri esclusivamente al Signore. Però questa condizione non si avvera quasi mai. Viviamo le nostre vite in un continuo susseguirsi di eventi, impegni, cose da fare. Non sempre si può fare silenzio, non sempre si trova il posto giusto. Ed allora bisogna adeguarsi a pregare anche in mezzo al rumore, mentre si sta facendo qualcosa, sul posto di lavoro, mentre si cucina o si lavano i piatti.

Il Signore ci ascolta, basta avere un cuore aperto e un pensiero a Lui.

Recuperiamo il rapporto con Gesù entrando in chiesa. Conosco molte persone credenti che non frequentano la chiesa a causa del comportamento poco “etico” dei sacerdoti. Ma la fede è la sequela di Cristo, non dei sacerdoti. E nemmeno ci si può creare una religione personale. La religione cattolica non è una religione personale, ha bisogno di comunità, di amicizia, di preghiere insieme agli altri. Le comunità sono importanti, ci fanno sentire meno soli, ci aiutano, ci spingono ad uscire quando vorremmo chiuderci in noi stessi.

“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”, è questo che disse Gesù. E' un messaggio chiaro e semplice. Non ci isoliamo, cerchiamo gli altri, ascoltiamo le loro storie, facciamo gruppo.

Ci sentiremo di sicuro meno soli.

Namasté

Cari amici della Comunità Digitale “Parrocchie”, nel mio percorso di costruzione di questa piccola isola di amicizia che è la nostra comunità, qualche mese fa ho sentito il bisogno di scegliere una figura di riferimento, un Santo protettore, un maestro di vita che potesse rappresentare un esempio da imitare per tutti noi.

Il mio primo pensiero fu San Carlo Acutis, un giovane canonizzato il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV. Dichiarato “protettore di Internet”, sarebbe stata la scelta più logica ed adatta per una piattaforma digitale in rete. Mi armai di una buona dose di sfacciataggine (una qualità che ultimamente non mi manca) e scrissi alla Fondazione che porta il suo nome, per avere l'autorizzazione di citarlo come nostro protettore “ufficiale”.

Dopo più di un mese, non ebbi alcuna risposta. O non avevano capito la mia richiesta, o non avevano mai letto l'email, o più semplicemente non rispondono a nessuno.

Poco male, non mi persi d'animo e passai al piano “B”. Una ragazza di nome Chiara “Luce” Badano, della quale conoscevo da tempo la storia, in quanto aveva fatto parte dei focolarini di Chiara Lubich. Sempre con la mia ormai proverbiale sfacciataggine, scrissi alla Fondazione Chiara Badano. Dopo qualche settimana, esattamente oggi, 23 novembre, mi è arrivata la risposta. Voglio condividere con voi una sola frase: “Per una vicinanza del cuore non serve indicare una guida in modo ufficiale, e neanche pubblicare preghiere o altro, sarà lei a farsi vicina senza intermediari, direttamente parlando al cuore di ciascuno”.

Avevo commesso un errore, perché non serviva un protettore di Internet, ma una ragazza che aveva basato la sua vita, fin dall'infanzia, sull'amicizia e sull'amore di Gesù. Una persona che non seguiva le mode, non si adeguava alla massa, ma era una buona amica per tutti. Se avete qualche minuto di tempo, andate a leggere la sua storia su chiarabadano.org

Io credo che c'è un motivo per il quale lo Spirito Santo mi ha indirizzato verso di lei, oppure, come scritto nella email, è stata lei a farsi vicina, parlando al cuore. In conclusione, da oggi la Beata Chiara “Luce” Badano, che chiamerò semplicemente Chiara Luce, sarà la protettrice di tutti noi di Parrocchie.

Benvenuta Chiara, abbiamo voglia di ascoltarti.

Namasté

Tanti anni fa, quando io avevo circa otto anni, tutte le persone del mio paese si professavano cristiane. Tanti andavano in Chiesa, facevano parte di gruppi parrocchiali, partecipavano alle processioni e alla festa del Santo Patrono. Non c'era quasi scelta, tutti ma proprio tutti appartenevano alla fede cattolica.

Poi con gli anni, con la venuta di immigrati e lavoratori stranieri, ci siamo resi conto che esistevano anche altre religioni ed altre fedi. All'inizio era buffo vedere queste persone vestite secondo la loro cultura, ma poi, piano piano, ci siamo abituati. Purtroppo però, anche in questo tempo attuale, non abbiamo instaurato quel rapporto di conoscenza reciproca, che porta arricchimento e comprensione, principi fondamentali per vivere in pace.

Man mano che passavano gli anni, con l'avvento degli smartphone e soprattutto dei social network, le pubblicità aggressive ci hanno portato a desiderare sempre più oggetti e a volerli subito. I negozi ed i centri commerciali cominciavano a fare aperture domenicali, e costringevano il personale a lavorare anche di Domenica. Di conseguenza anche la catena produttiva (fabbriche, laboratori, ecc.) era costretta a lavorare anche la Domenica.

La Domenica è diventata ormai un giorno qualsiasi, e il tempo per la fede non c'è quasi più.

Nei tempi attuali, la fede nel Signore è stata sostituita nella fede negli oggetti, nella fede nel danaro.

E così sono nati tanti dèi, il dio danaro principalmente, il dio lavoro, per guadagnare più danaro, il dio social network per guadagnare più followers e numeri, il dio calcio, che ci tiene sul divano a vedere tutte le partite del campionato.

Con tanti dèi in giro, il Signore è stato messo in un angolo. Anzi, ormai ci si vergogna a dire di essere cristiani praticanti. Non è raro incontrare persone che si recano in chiesa come se andassero ad un incontro di una associazione segreta. Ogni giorno devono sorbirsi le critiche alla Chiesa, al Vaticano, al Papa, al singolo sacerdote senza poter replicare perché apparirebbero ingenui, sempliciotti, pupazzi manipolati che si bevono qualunque favoletta.

La questione è abbastanza seria, forse non è ancora venuta fuori in modo completo, ma una verità è certa: ci si vergogna a dire di essere cristiani.

Per paura di essere attaccati, a volte preferiamo seguire Cristo in silenzio, di nascosto, evitando che gli altri se ne accorgano. Ma qual'è veramente il messaggio del Signore: “seguitemi di nascosto senza farvi scoprire?”.

Oppure il messaggio è: “aprite il vostro cuore ed annunciate il Vangelo al mondo?”.

“Non si accende una lampada per tenerla sotto il tavolo”. Queste sono le parole del Signore. Ma voi, vi sentite luce o tenebra? e se siete luce, perché vi nascondete sotto il tavolo?

Ci sono dei paesi in cui professarsi cristiani è pericoloso, ma per fortuna in Italia esiste ancora la libertà di parola e la libertà di culto. Ci sono religioni che lottano tutti i giorni per affermare il loro diritto all'esistenza, prendiamo esempio da loro. Testimoniamo la Parola senza vergogna, portiamola nei luoghi dove viviamo tutti i giorni. Perché non è vergogna essere cristiani, non è vergogna testimoniare la pace, non è vergogna insegnare il perdono, non è vergogna esercitare la carità.

Alla fine, se qualcuno deve prenderci in giro, lo farà lo stesso, solo perché i loro dèi non sono i nostri dèi, il loro smartphone non è come il nostro, la loro busta paga non è come la nostra e i loro vestiti firmati non sono come i nostri.

Noi abbiamo un unico Dio, misericordioso, che porta la pace. Abbiamo un unico cuore dove il primo posto è per Lui. Noi apparteniamo all'umanità libera e attenta al proprio prossimo. Non nascondiamolo, se possiamo.

Namasté

Nella mia opera di divulgazione della Comunità Digitale “Parrocchie”, cerco sempre di coivolgere altre comunità cattoliche presenti in rete. Con cuore puro e tanta fiducia, contatto persone, visito siti, mi guardo video. Sono personalmente convinto che una comunità cristiana non debba essere chiusa, ma aperta per portare la Parola e la verità di Cristo a chiunque abbia un cuore aperto per ascoltare.

Purtroppo c'è la cattiva abitudine, ereditata dai social media centralizzati, di voler fare le cose senza impegno. Capiamoci, non è che deve diventare un lavoro, bisogna sempre tener presente le priorità, ma se si propone una collaborazione o un gemellaggio tra siti web, che si riflette sulle comunità reali, non ci si può limitare a dare l'amicizia in stile Facebook. Eppure sto sperimentando proprio questo. Fintanto che non ci si conosce, come dei perfetti sconosciuti, si accettano collaborazioni. Ma come si chiede un contatto umano, quelle stesse persone scompaiono.

E' la paura di non essere all'altezza, o il timore di venire coinvolti in un qualcosa di non meglio identificato?

E' l'abitudine di trattare le persone come follower, oppure è la ormai dilagante abitudine di avere rapporti tramite messaggio, senza mai conoscere nemmeno la voce dell'interlocutore?

In effetti il messaggio è immediato, breve, non impegna, tiene la persona ad una certa distanza, per cui quando si decide di troncare i rapporti, basta un messaggio e tutto è fatto.

Io non mi arrendo e continuo a contattare persone, associazioni, siti web cattolici. La nostra Comunità Digitale è fondata sui rapporti umani, sul rispetto e sull'ascolto della Parola. Invito tutti ad ascoltare il Vangelo del giorno, con i video di fra Stefano Bordignon, oppure più semplicemente a trovare 2 minuti di tempo per leggerlo. Il rapporto con il Signore non può essere sporadico, una volta alla settimana o una volta al mese. Se ho un amico, lo sento tutti i giorni, ci parlo, mi confido, chiedo consigli. Non si può essere amici solo per un'ora la Domenica, magari annoiati dall'omelia di quel sacerdote che non ci piace.

Io sono a mio modo radicale. A costo di rimanere in tre, non intendo riportare nella nostra Comunità le dinamiche tossiche e superficiali dei social media. Noi ci conosciamo, ci parliamo, ci incontriamo, ci telefoniamo.

Infine, rivolgiamo il nostro cuore al Signore, perché lui ci sta accanto ma non entra nel nostro cuore se noi non lo vogliamo. Dobbiamo fare noi l'ultimo passo verso di lui.

Namasté

Questa è una breve riflessione, più amara che dolce, sulla presenza della Chiesa in Internet. Cominciamo dai siti ufficiali, della CEI o del Vaticano. Grandi siti, fatti bene, che pubblicano grandi eventi, che interessano soprattutto a sacerdoti, religiosi, vertici di associazioni. Non c'è nulla per il semplice fedele, a parte la liturgia e il vangelo del giorno che ormai si trovano dappertutto. Inutile dire che è difficile interagire, non ci sono contatti a cui scrivere, e se anche si scrive, probabilmente non c'è nessuno che risponde. Sono delle belle vetrine, curate, che costeranno anche non pochi soldini.

Poi ci sono i siti delle comunità più piccole, dalle Diocesi alle parrocchie. Sono realizzati di solito da persone di buona volontà che se ne intendono di siti web. Ma una volta fatti, e passato l'entusiasmo delle prime settimane, è raro che vengano aggiornati. Ne ho trovati alcuni ad Agosto con le foto dell'albero di Natale. Anche lì, se vuoi scrivere a qualcuno, ammesso che esista uno straccio di email, non otterrai risposta.

Veniamo adesso alle pagine Facebook, Instagram, ecc. Qui le cose sono addirittura peggiori. Esistono profili abbandonati da tempo, molte volte anche di sacerdoti, che stanno lì non aggiornati e ci resteranno per sempre, perché probabilmente chi li apre non sa che deve chiuderli altrimenti resteranno pubblicati per l'eternità (o quasi). Anche su quei profili, ci si accorge che non si può interagire con nessuno, che sono stati aperti tanto per, e non sono né seguiti né utilizzati.

Cosa si evince da tutto questo? la conclusione è che la Chiesa ha grossi problemi di comunicazione, che la presenza in rete è un qualcosa di sporadico, casuale e non organizzato, che le notizie viaggiano a senso unico. In pratica, si parla, si scrive ma non si ascolta.

L'ascolto è fondamentale per una fede basata sull'ascolto della Parola di Dio. Sulla preghiera e sulla meditazione. E' inutile avere un sito web se non viene utilizzato per rafforzare l'unione della comunità, come è inutile avere una pagina Facebook per poi abbandonarla perché non è etico stare su Facebook. La rete non è un contenitore dell'indifferenziato, o il covo dei peccatori da redimere. Se tale strumento non si conosce, non si sa usare, fa ribrezzo, è peccato usarlo, non utilizzatelo. E' meglio avere una parrocchia senza pagina Facebook che con una pagina abbandonata a sé stessa.

La rete è una grande opportunità di comunicazione, va utilizzata nei modi giusti, da persone che conoscono quello che fanno. Può essere uno strumento di unione, di dialogo tra i sacerdoti e i fedeli. Ma non nello stile dei social media, pieni di video e frasi ad effetto. La rete deve unire, non dividere. Deve essere un prolungamento dei rapporti reali, un luogo di accoglienza e di comprensione reciproca, una estensione di una comunità raccolta intorno all'Eucaristia.

In questi tempi, dove l'AI sta mangiando tutto quello che trova a disposizione, c'è spazio per tornare alla base dei rapporti umani, all'origine di Internet, quando ci si confrontava e si dialogava sui vari temi del tempo. E' un'occasione che non possiamo perdere, perché non avremo una seconda chance. Bisogna rimboccarsi le maniche ed uscire dalla nostra “comfort zone”. Le comunicazioni in rete non possono più essere lasciate al caso, ma devono essere organizzate, gestite, indirizzate con una linea guida chiara e coerente.

Il mio augurio è che questo anno che sta per arrivare, possa portare a riflessioni più profonde e con l'aiuto e la guida dello Spirito Santo si possa iniziare con umiltà un cammino di coerenza e di coesione, anche utilizzando i giusti strumenti che la rete mette a disposizione.

Namasté

Tempo

Cosa significa cambiare le regole dei social. Cosa significa cambiare il nostro atteggiamento nei confronti di un post, di un'immagine, di un video, di un commento.

Normalmente sui social di vecchia generazione, scorriamo il “rullo” con superficialità. Ci sono troppe cose da leggere, troppe inutilità pubblicate, che ci spingono a scorrere sempre di più per cercare il post interessante, la notizia scioccante, il video divertente, magari da far vedere a chi ci sta vicino, prima che venga risucchiato nella grande ruota delle inutilità.

Così facendo pian piano abbiamo assunto un atteggiamento di noiosa superficialità, leggiamo solo poche righe e passiamo avanti. Non c'è il tempo per approfondire, non c'è il tempo per conoscere la persona che ha scritto quella cosa. Come in un grande mercato, scaviamo nel cestone degli abiti usati cercando il vestito firmato, la maglietta originale. Qualche volta si trova, ma nella maggior parte dei casi abbiamo solo perso tempo a scavare.

Nella nostra comunità digitale non deve essere così. Facciamo uno sforzo di volontà ed iniziamo a leggere integralmente i post che ci interessano. Vediamo chi li ha scritti, magari commentiamo con garbo, chiediamoci se la persona che ha scritto in quel momento si trova in difficoltà o vuole trasmettere un messaggio particolare.

Si può fare, siamo in pochi, il “rullo” non è infinito. Se viene pubblicata una preghiera e non abbiamo tempodi leggerla in quel momento, mettiamola nei segnalibri, così da leggerla in seguito, quando potremo dedicarle il giusto tempo.

Lo stesso facciamo coi video, non guardiamo solo l'inizio, ma troviamo cinque minuti per vederli integralmente. Magari chi lo ha pubblicato voleva trasmettere un messaggio che si trova proprio alla fine.

Cerchiamo di essere profondi, di uscire dalle dinamiche tossiche dei vecchi social dei multimiliardari. Seguiamoci, capiamoci, ascoltiamoci anche con il cuore, non solo con il click su una stellina.

Namasté