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from AtAbi

La politica del malessere Autrice: Alicia Valdes

Questo che scrivo é una recensione di quello che ho letto recentemente, di solito leggo poco e con poca attenzione, questo libro è una eccezione. Perchè? Presenta idee per me originali, non solo teoriche, propone cambi.

Alicia fa politica oltre che psicoanalisi.
Per lei la teoria psicoanalitica non è uno strumento diverso dalla analisi critica.

Prescinde dalla necessitá di una identitá completa, questo mi assolve dalla mia ricerca di essere sempre coerente.

annoto a margine alcune frasi durante la lettura:

La idea di una identitá completa è messa in discussione, nessuno é mai identico in ogni momento della sua vita, gusti, desideri e stati d'animo cambiano.

La forma in cui immaginiamo il futuro é fortemente condizionata dai prodotti culturali che consumiamo.

Un poco citando Gramsci, un poco Žiržek cerca di dare una risposta al perchè non siamo piú capaci di pensare ad un futuro migliore e perchè é piú facile desiderare la distruzione che il cambio.

 
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from Lelio

Questa sarà una condivisione probabilmente disordinata

Quando andavo alle medie coniai il termine “albero-luna” per definire il mio rifugio mentale, un luogo un po' come i palazzi della memoria, il mio angolo di solitudine protetta.

Da un bel po' non riesco a tornare all'albero-luna. È un bene per molti versi, visto che da lì poi partivo nei miei lunghi viaggi dissociativi, ma da un lato mi manca. Ora come ora la solitudine sa di angoscia, di pensieri intrusivi e sensazioni pungenti. Per tornare all'albero-luna forse dovrei mettermi in cuffia “The Piper at the Gates of Dawn” o “The End” in loop, magari dopo aver mangiato del cioccolato fondente e provando a disegnare o a scrivere versi nel mentre. Forse sono i farmaci che mi tengono coi piedi ancorati nella terra invece che lasciarmi fluttuare su un albero privo di radici. Forse per questa novità è scomodo stare.

Mi guardo dentro e mi trovo stritolato dai sensi di colpa. Perché non sono felice? Cosa c'è di sbagliato in me? Sono soddisfatto della vita che sto facendo, quindi perché non riesco a godermela? E poi arrivano come frecce i pensieri intrusivi, pensieri violenti e anticonservativi che non starò a riportare. L'immagine è quella di una sorta di San Sebastiano trans, stritolato dal serpente e trafitto da innumerevoli frecce mentre guarda il cielo cercando risposte. Le immagini cristiane si prestano sempre bene a descrivere i miei stati angosciosi, d'altronde si tratta dell'iconografia di una religione decadente e devota al dolore.

“Tu non soffri di depressione, ne ho viste tante e tu non ce l'hai” mi fu detto una volta dopo aver condiviso la mezza diagnosi del mio psichiatra con un mentore. Questa frase mi segna in modo incredibile. La rabbia con cui mi ci ribello quando passo ore e ore bloccato a letto a dormire, o quando non riesco a lavarmi i denti per giorni, o quando rimando infinitamente una doccia perché è troppo faticoso; il rammarico con cui ci ripenso quando invece sto bene, perché dovrei stare peggio, dovrei avere segni più evidenti, non posso mascherare così tanto, forse dovrei tentare questo o quell'altro metodo autolesionista; e poi il costante desiderio misto a timore di un nuovo ricovero, perché forse questa volta potranno aiutarmi davvero, potrebbe essere l'occasione per avere delle risposte più chiare, però dovrei saltare x lavori e forse è meglio tenere botta, resistere ancora un po', rimandare a quando davvero non ce la farò più... Menomale che domani vedo lo psichiatra, dai.

 
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from Signor Uscita

Commodore 64 Advent Show – Intro Theme

Commodore 64 Advent Show Logo https://www.youtube.com/watch?v=bXpV0hnUjJU

La mia amica Valeria informatica seria a otto anni aveva già il Sixty-Forough

E anche Massimiliano che abitava a Roiano programmava con il suo Sixty-Forough

Dissi ai miei genitori: “Dite NO ai dissapori, a Natale ne voglio uno anch'io!”

Ero molto contento e vivevo l'avvento come fosse del mio Sixty-Forough

Commodorough Sixty-Forough col suo basic trovo lavoro

Datasette, dischi floppy giochi pirata, no! non son mai troppi

Cantiamo in coro: Commodorough Sixty-Forough Advent Show

Ora il tempo è passato ma sto ancora inscimmiato a giocare con il mio Sixty-Forough

E anche Dan Dellafrana nella sua retro-tana ci dà forte con il suo Sixty-Forough

E anche Lindo Ferretti tra cavalli e capretti si trastulla con il suo Sixty-Forough

E Roberto Recchioni riceve dei doni per giocare con il suo Sixty-Forough

Commodorough Sixty-Forough Fossi a Venezia direi “Ghe sboro!”

Fossi sardo sarei di Nuoro per far rima con il Sixty-Forough

Cantiamo in coro: Commodorough Sixty-Forough Advent Show

Kenobisboch presenta: Commodorough Sixty-Forough Advent Show

 
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from ordinariafollia

ordinariafollia-log_029-2025.jpg

Sono andato a scuola scalzo nessuno mi aveva detto dei compiti da fare a casa e non avevo neppure una scusa, alla lavagna non sapevo cosa scrivere, e tutti guardavano i miei calzini bucati.

 Lasciate che le figuracce vengano a me

Me la sono fatta addosso sono timido e divento subito rosso, arrivo quando il gioco è terminato e rimango con il dito alzato.

Alla gola un nodo mi prende quando mi fanno certe domande, le altre hanno già fatto tutto e tutto sanno mentre io ho sempre paura di fare un danno.

 Lasciate che le poesie senza rima vengano a me

Alla festa dei tuoi diciotto anni sono arrivato già cotto ed ho vomitato sulla tua gonna ma ti ho dato il libro che avevo comprato.

Avevo i pantaloni sporchi di sangue lì sotto per questo non sono venuta in auto al mare con te ma ti ho dato il bacio che avevo sognato.

 Lasciate che le figuracce vengano a me

 
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from « P a r r o c c h i e »

Cari amici della Comunità Digitale “Parrocchie”, nel mio percorso di costruzione di questa piccola isola di amicizia che è la nostra comunità, qualche mese fa ho sentito il bisogno di scegliere una figura di riferimento, un Santo protettore, un maestro di vita che potesse rappresentare un esempio da imitare per tutti noi.

Il mio primo pensiero fu San Carlo Acutis, un giovane canonizzato il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV. Dichiarato “protettore di Internet”, sarebbe stata la scelta più logica ed adatta per una piattaforma digitale in rete. Mi armai di una buona dose di sfacciataggine (una qualità che ultimamente non mi manca) e scrissi alla Fondazione che porta il suo nome, per avere l'autorizzazione di citarlo come nostro protettore “ufficiale”.

Dopo più di un mese, non ebbi alcuna risposta. O non avevano capito la mia richiesta, o non avevano mai letto l'email, o più semplicemente non rispondono a nessuno.

Poco male, non mi persi d'animo e passai al piano “B”. Una ragazza di nome Chiara “Luce” Badano, della quale conoscevo da tempo la storia, in quanto aveva fatto parte dei focolarini di Chiara Lubich. Sempre con la mia ormai proverbiale sfacciataggine, scrissi alla Fondazione Chiara Badano. Dopo qualche settimana, esattamente oggi, 23 novembre, mi è arrivata la risposta. Voglio condividere con voi una sola frase: “Per una vicinanza del cuore non serve indicare una guida in modo ufficiale, e neanche pubblicare preghiere o altro, sarà lei a farsi vicina senza intermediari, direttamente parlando al cuore di ciascuno”.

Avevo commesso un errore, perché non serviva un protettore di Internet, ma una ragazza che aveva basato la sua vita, fin dall'infanzia, sull'amicizia e sull'amore di Gesù. Una persona che non seguiva le mode, non si adeguava alla massa, ma era una buona amica per tutti. Se avete qualche minuto di tempo, andate a leggere la sua storia su chiarabadano.org

Io credo che c'è un motivo per il quale lo Spirito Santo mi ha indirizzato verso di lei, oppure, come scritto nella email, è stata lei a farsi vicina, parlando al cuore. In conclusione, da oggi la Beata Chiara “Luce” Badano, che chiamerò semplicemente Chiara Luce, sarà la protettrice di tutti noi di Parrocchie.

Benvenuta Chiara, abbiamo voglia di ascoltarti.

Namasté

 
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from thornsinnercircle

Il cerro di Monte Fontane

ero andato in Sicilia attratto principalmente dall'Etna. Versante sud, e tutti gli alberi secolari che ci abitano. alcuni sono visitabili in tranquilli centri cittadini, come il Castagno dei Cento Cavalli visto mentre bevevo un caffé delle undici. l'Ilice di Carrinu invece prevede un sentiero lastricato di buone intenzioni di circa un'oretta, ripidino. vederlo è trascendentale, e curiosando vicino si scopre il fronte del magma che decise di fermarsi a pochi metri dall'albero risparmiandolo. Dialoghi fra il fuoco e la foresta.

questo è l'ultimo albero che volevo vedere. il cerro di Monte Fontane. al pomeriggio avevo il volo di ritorno, e dovevo anche restituire l'automobile. perché non complicarsi la vita? il sentiero per trovarlo appariva prima chiaro, poi mi sono trovato dopo un'ora e mezza ad aver compiuto un percorso circolare. era tardi, mollo tutto? ultimo tentativo. devio dal percorso che mi suggerisce il navigatore, giustamente. trovo una bella casetta abbandonata in pietra, ma mi sto allontanando dall'albero: quindi per una qualche legge che non conosco, sarà stavolta la strada giusta. imbocco un sentiero più boscoso. ci sono percorsi da mountain bike ripidi. anche qui mi perdo, torno indietro, piovicchia e c'è fango (il che mi compiace sempre, anche se sembra tutto così ostico adesso). ad un certo punto in un fianco della montagna, ripido da usare le mani, sento il bisogno di provare il tutto per tutto e salire! la pioggia ha reso l'erba ed il sottobosco scivolosi. i rami sono bassi, si intrigano nei capelli. dove sto andando non è dato sapere. e stranamente, ma prevedibilmente, arrivato in cima trovo l'indizio di un sentiero. se solo fossi capace di seguire le strade normali. seguendolo, trovo prima un piazzale con tre querce che mi fa sentire di essere vicino. mi piace immaginare le cose, sento quasi l'ebbrezza di luoghi che hanno una valenza sovrumana (è così). e finalmente, un po' nascosto, ecco l'albero. cerco come sempre per mezz'ora lo scorcio migliore per una foto, lo vivo, lo posso toccare. fra l'altro poco oltre c'è un dirupo, bisogna stare attenti.

stranamente, di quale via abbia scelto per tornare ricordo molto poco, se non che avendo visto una strada asfaltata distante solo qualche chilometro mi ci sono avvicinato, per scoprire poi che per raggiungerla c'erano alcuni metri di rovo alto, maturo e cattivo, e filo spinato. la mia impazienza mi fa andare dritto nel rovo. per pochi istanti ci nuoto come penso di saper fare, poi comincio a graffiarmi. vado avanti in bilico fra ostinazione e ansietta. arrivo al filo spinato, mi arrampico, mi ci incastro coi vestiti bloccandomi in cima. forse l'angelo custode degli sciocchini a quel punto mi fa scendere, e tutto si conclude felicemente.

 
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from Dal Nulla

“Se nelle cose dell'ingegno volessimo soppesare i successi dal Rinascimento in poi, non saranno quelli della filosofia a fermarci, oiché la filosofia occidentale non supera la greca, l'indiana o la cinese, tutt'al più le raggiunge in alcuni punti. Siccome rappresenta solo una varietà dello sforzo filosofico in generale, si potrebbe al limite farne a meno e opporle le meditazioni di Sankara, di Lao-zi, di Platone. Non è così per la musica, questo grande pretesto del mondo moderno, fenomeno che non ha confronti in un nessun'altra tradizione: dove trovare l'equivalente di un Monteverdi, di un Bach, di un Mozart? E' attraverso la musica che l'Occidente rivela la sua fisionomia e raggiunge la profondità. Se l'Occidente non ha creato una saggezza né una metafisica che gli fossero del tutto proprie, e nemmeno una poesia della quale si possa dire che non ha esempio, in compenso ha proiettato nelle sue produzioni musicali tutta la sua forza di originalità, la sua finezza, il suo mistero e la sua capacità di ineffabile. Ha potuto amare la ragione fino al pervertimento; eppure il suo vero genio fu un genio affettivo. Il male che più lo onora? L'ipertrofia dell'anima.

Senza la musica l'Occidente non avrebbe prodotto che uno stile di civiltà insignificante, scontato... Se depositerà dunque il suo bilancio, la musica sola testimonierà che non si è sprecato invano, che davvero aveva qualcosa da perdere.

(E. Cioran, La tentazione di esistere, Su una civiltà esausta)


Moreau - Angelo della morte

 
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from Super Relax


*Portoncini e cancelli, perlopiù.

Qualche tempo fa, in quanto rider, ho effettuato una consegna per conto di un famoso marchio di panini e patatine, la cliente una signora anziana di quelle ostiche: non la nonnina della pubblicità, insomma. Mentre si lamentava perché le erano capitati ordini incompleti, una volta mancava questo, una volta mancava quello, mi fa “visto che sei qua, mica sapresti aggiustare il portoncino?”

Do un'occhiata, c'era un sistema magnetico per agganciarlo a un piolo metallico nel pavimento: il magnete, svitatosi, era rimasto attaccato al portoncino, finendo col disinteressarsi del piolo, svito e avvito quel che c'è da svitare e avviare e riparto, arrivederci e grazie.

Stamattina (riferimento temporale senza senso assoluto, ne uso uno relativo: un'oretta prima che mi mettessi a scrivere questo articoletto) stavo gironzolando in Super Relax nella tranquillità delle campagne, stavolta percorrendo una stradina tra i campi coltivati mai fatta prima; vorrei sempre esplorare tutti i luoghi che mi ospitano, fin dove i miei mezzi lo permettano, così mi sono infilato in questa strada, un paio di chilometri, prima costeggiata da rade abitazioni, poi da serre e coltivazioni, infine dal nulla.

Un nulla rotto, infine, da un una sorta di grosso gazebo chiuso ai lati, a riparo dagli agenti atmosferici: ne esce un signore anziano e mi dice, più o meno, “che stai a fa'? Mi avvicino e, pensando che si stesse preparando a un rimprovero, questa è zona privata, non devi starci ecc., inizio a spiegare che sto facendo un giro in campagna, senza una meta... non gli interessa particolarmente, mi interrompe e mi chiede un aiuto per qualcosa.

Ora, non vorrei essere frainteso: non c'è alcuno scopo derisorio in quel che sto per dire, sto semplicemente constatando il fatto di aver dovuto superare lo scoglio linguistico, perché il signore di certo aveva un buon carico di anni sulle spalle, anni vissuti in campagna, anni di dialetto stretto, e io il dialetto locale lo capisco poco, pur abitando qui da anni e provenendo, più o meno, dallo stesso ceppo linguistico o da un ramo non troppo distante.

C'è un cancello da rimettere al suo posto, uno di quei cancelli abbastanza approssimativi realizzati dai fabbri con barre e tombini di ferro, e quel cancello si era sfilato dai cardini. Oltre a essere oggettivamente pesante per una persona media, c'era pure un listello di legno, in alto, che impediva una manipolazione agevole del cancello. Gli spiego che dobbiamo prima occuparci di quello, si allontana di un paio di metri e torna con un martello, una roncola e un solido utensile per staccare le assi inchiodate: tiè, spacca tutto, non me ne importa.

Nonostante l'autorizzazione, tento un approccio più soft e riesco a schiodare parzialmente il listello, abbastanza da riuscire, in un paio di sessioni, a sistemare. Un paio di sessioni perché, vista l'anzianità, il vigore residuo è quello che è; un paio di sessioni intervallate dalle domande “da dove vieni, chi si'?”

Avevo ben inteso, voleva sapere a chi appartenessi ma, non essendo del luogo, non avevo genealogie da riportare, al che anche lui mi ha detto di essere solo nato qui, ma di essere praticamente di un altro posto, più a sud di una cinquantina di chilometri. E, infine, mi ha offerto delle bibite dal frigobar del gazebo, ho rifiutato gentilmente perché non avevo voglia e ho chiesto cosa ci fosse oltre il ponticello a poca distanza.

“Niente.” Posso dire di aver raggiunto le locali colonne d'Ercole.

#Aneddoti

 
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from kipple


Faccio il giro largo, nulla di nuovo per me. Ai tempi di Usenet, quando eravamo giovani e il web con noi, in molti accedevano ai newsgroup con Forté Agent, storico newsreader legittimamente registrato da tutti quelli che legittimamente registravano mIRC per chattare.

Anch'io usavo Mirc e Forté Agent: il primo quasi esclusivamente per parlare di anime e fumetti e il secondo per temi più vari; non chiedetemi perché, non ho nessuna risposta sensata, ma seguivo anche quello che, probabilmente doveva essere it.cultura.filosofia (o qualcosa del genere). Un newsgroup di filosofia, insomma, materia di cui non ho mai saputo e capito nulla in ogni fase della mia vita.
Seguivo per curiosità, la stessa curiosità che spero continui ad accompagnarmi in ogni fase della mia vita. Mi sono imbattuto, una volta, in una conversazione sul linguaggio degli animali. I filosofi del gruppo (e non so se sia la posizione di tutti i filosofi del mondo, o di tanti filosofi) negavano categoricamente il semplice concetto. Per quegli individui, non c'era comunicazione possibile tra gli animali che non bazzicano Usenet, per certi credenti gli animali non hanno anima, la gente in generale dice che gli manca solo la parola. Sembra sempre mancare qualcosa, a questi animali.

Ho sempre frequentato lo stesso bar, negli anni in cui frequentavo i bar: una volta, mi capitò di traslocare e vivere, per alcuni anni, in un posto più lontano del solito dal nostro punto storico di ritrovo, una distanza tranquillamente percorribile a piedi, forzatamente percorribile a piedi perché giusto quelli avevo come mezzo di trasporto. Il bar chiudeva alle 22.30 circa, anche prima nelle serate più fiacche, e mi facevo tutto quel bel pezzo di strada in una cittadina che ben presto diventava un luogo di desolazione, movimentata giusto dai soliti criminali in macchina, a velocità proibite, sui rettilinei. La mia non è critica e non è rimpianto di una movida trascinata fino all'alba: preferisco la tranquillità e di tirar tardi non me ne importa nulla, è solo cronaca.

In queste serate buie e desolate, per qualche periodo, ero spesso accompagnato da un cagnolino randagio, piccino, silenzioso, amichevole, che mi trotterellava a fianco, non appena entravo nella sua zona di competenza. Tutto scodinzolante, mi seguiva fino a casa e poi se ne tornava da dove era venuto. Così non ero solo, ogni volta che ci incontravamo.

Una sera che ero solo, credevo di esserlo, con troppa leggerezza mi avvicino a due cani di taglia ben più importante, che dormivano sotto la veranda di un bar, anch'esso già chiuso a quell'ora. Si svegliano e fanno per avvicinarsi minacciosi, ringhiando e abbaiando, ovviamente ne ho paura e cerco di comportarmi come si dovrebbe fare in questi casi, quando sento trotterellare alle mie spalle, passettini veloci, leggeri e conosciuti: è il solito cagnolino, stavolta in una sua veste che non conoscevo, quella di salvatore. Senza agitarsi e senza che ne sia seguita una disputa sonora fisica, abbaia un paio di volte senza neanche agitarsi troppo: i due cagnoni smettono di ringhiare e se ne tornano al loro posto, lui pure torna al suo posto che è al mio fianco, trotterellando fino a casa.

Era forse un boss, quel cagnolino? I due cani, grandi abbastanza da ammazzarlo con un solo morso, ne hanno forse avuto paura? C'è stata una comunicazione tra loro, direi anche ben precisa? Fate voi, io non posso che escludere le prime due ipotesi.

Agli animali non manca la parola: mancheranno le nostre, di parole, quelle che abbiamo eletto a unica forma di comunicazione approvata e normata, ma di sicuro si comunicano tra loro tutto quel che deve essere comunicato, lo fanno da prima che esistessimo e continueranno a farlo quando come specie non esisteremo più; negar loro questa capacità non è filosofia e non so cos'altro non debba essere, di sicuro è solo presunzione e egocentrismo.

 
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from Dal Nulla

Sono dunque questi gli anni che s'apprestano? Le mattine che s'affastellano come lenuzola piegate e riposte nell'armadio ma senza l'odore dolce dei sacchetti di lavanda, quelle mattine in cui socchiudi gli occhi per indovinare i granelli di polvere che turbinano in controluce investiti dai raggi del sole del mattino: e conteremmo quei pulviscoli all'infinito piuttosto che sentire l'aria fredda che scivola lenta sotto i lembi del pigiama e ci carezza con la mano fredda della morte senza però la voluttà del nulla, dell'oblio del tutto. Sono qusti quindi i giorni che si apprestano? La processone delle ore e dei minuti che procede senza musica né banda dove ci conduce se non nelle bianche stanze degli uffici in cui scontiamo la pena di voler restare vivi? Il bianco delle pareti è come il bianco dei sepolcri ma senza odore acre senza l'umido di grotta e l'asfissiante biancore non è forse un crudele modo per ricordarci ciò che siamo? Questo discordante sottofondo, questo consueto e detestabile brusìo perché ci accompagna nei nostri tristi giorni? Perché non sono nostre di diritto le celestiali sinfonie, le arpe, i cori a cento voci? Chi volle per noi questo silenzio senza bellezza, questa noia senza requie, questa tenebra che non accoglie?


F. Bacon - Study for a portrait

 
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from ordinariafollia

ordinariafollia-log_028-2025.jpg

Forse c'era sotto dell'altro ed ora ha poca importanza le urla e quella porta sbattuta della mia vecchia stanza.

Forse c'era sotto dell'altro oppure ero io a provocare ma se uscivo così conciato avrei fatto meglio a non rientrare.

Forse c'era sotto dell'altro ma quei jeans strappati erano per me la cosa più importante del mondo nel mille e novecento ottantatré.

Forse c'era sotto dell'altro ma ora non ha più importanza tutta quell'acqua è passata e quanto rimane è pazienza.

 
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from Ore liete


Pezzettino già pubblicato altrove, ma il suo posto è questo.

Era il profumo dell'estate che finiva, con mio padre, quando ero piccolo.

La villeggiatura chiudeva l'estate, quando ancora a fine agosto il tempo cominciava a rinfrescare e nelle serate dei paesini di montagna spuntavano giubbini e maglioncini. Quando ad agosto si poteva dormire la notte, piuttosto che macerare in un bagno di sudore.

Andavamo in villeggiatura per due settimane o un mese. Due settimane in Abruzzo, perché due erano le sue settimane di ferie. Un mese, invece, quando andavamo più vicino e poteva lasciarci lì e raggiungerci nei fine settimana. Oppure, ci ospitavano degli zii in Toscana, per diversi giorni. E c'era sempre il profumo dell'origano, perché lo incontravamo selvatico, incustodito, libero ai margini della campagna.

Nei nostri giretti mattutini, ci fermavamo e ne raccoglievamo: a mio padre piaceva, più il semplice rituale dell'essiccazione che la spezia stessa. Lo facevamo seccare sulle stuoie e poi lo mettevamo nei barattoli di vetro, dove restava per tanto tempo. Quell'odore impregnava la casa.

Ora lui non c'è più, quel bambino che ero è morto da un pezzo, ma ho una piantina di origano in un vaso, che non depredo, e prendo l'origano del supermercato: riaffiorano quei momenti ed è una bella cosa.

 
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from Taccuini in versi

Ho le mani lorde di sangue posso lavarmi con la candeggina?

Gli artigli, le spine, calda una birra, bere piscio; devo rimediare e l'acqua e il sapone portan batteri - meglio le garze sterili ma ecco sangue già secco: le donai col primo proiettile e ora mi è passata la sbronza - meglio brutale, meglio pestar merda in infradito, meglio impiccarmi alla cintura del mio amante dopo ore di sesso sfrenato e mi flagella la sua – – - meglio pianger sangue da orifizi ad hoc creati appositamente specialmente immantinente col ventilatore a trapanarmi, sì? I timpani, che altro?

Meglio tumefatto e vivo che la carta morta che l'oblio educato post-clinica.

Viva i farmaci che mi salvano viva la voce e gli occhi che senton sproloquiare su perché io Pènteo son Dioniso ed Edìpo e mio padre e quella stronza immane con cui divido il sangue, viva la vita, ma che vita è questa?

Dove si trova ancora la luna? Dov'è il cadavere dell'inibizione? Lasciatemelo stuprare dilaniare profanare come un milite russo sulla linea di fuoco, come Napalm dugli alberi umani come veleno nelle mie viscere.

Mi frusto e vengo e piango.

 
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from KSGamingLife

Inktober 2025 – Però per scritto – 8/10 – Reckless

L'Inktober ( https://inktober.com/ ) è un'iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all'apatia. K&S quest'anno partecipano congiuntamente. K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social. S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un'iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.

Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.

8/10 – Reckless

Su internet se ne parlava sempre di più. All'inizio erano alcuni post qua e là, prontamente sommersi da commenti in disaccordo, ma col passare del tempo le voci che davano Ph0tonP0wer come “finito” si facevano sempre più insistenti, i commenti solidali col famoso streamer diminuivano di volta in volta, e ormai iniziava a crederci perfino lui.

Anzi, a dire il vero, le cose non stavano andando bene da anni. La piattaforma è in crisi, si diceva. Ormai, nessuno fa più successo. Gli investitori stessi non ci credono più. E poi, alla fine, chi diamine ha il tempo di guardare tutte quelle ore di live stream su internet? Ma in cuor suo, Ph0tonP0wer sapeva benissimo che quelli erano soltanto parte del motivo. Se così fosse, il successo di tutti quanti starebbe scemando, e invece pareva che il declino fosse principalmente suo. Nuovi canali lo stavano raggiungendo in quanto a popolarità, streamer più giovani, sicuramente spinti da chissà quale raccomandazione, e sicuramente anche qualche ragazza che si è guadagnata la popolarità a suon di “lavoretti”, per così dire. E allora, piano piano, il top streamer mondiale stava vedendo il suo successo svanire, e con esso naturalmente anche la fonte economica che finanziava il suo stile di vita fatto di eccessi e divertimento.

C'era bisogno di qualcosa di nuovo. Qualcosa che avrebbe scosso il suo pubblico, qualcosa che l'avrebbe fatto tornare sul “trono” del live stream globale. Si, ma cosa? Una collaborazione? Nah, non avrebbe funzionato: non sopportava nessuno dei creator che conosceva, ed era abbastanza convinto che il sentimento fosse corrisposto. Certo, se fosse stato una ragazza formosa, avrebbe aperto un profilo su quell'altro sito o avrebbe iniziato a fare stream in vasca da bagno. Le ragazze hanno tutti i vantaggi, si trovò a pensare.

Ci voleva qualcosa che nessuno aveva mai fatto. Qualcosa di estremo. Decise di chiamare il suo agente. Se vuoi sfondare devi affidarti ai professionisti, si ripeteva da sempre, e infatti con lui andò proprio così. Da essere uno streamer qualunque, una goccia nel mare di sfigati, all'essere il top mondiale in meno di 5 anni era un risultato incredibile, ma Ph0tonP0wer sapeva benissimo che buona parte del suo successo dipendeva dal marketing e dalle idee che provenivano dalla sua agenzia, a cui si affidava da sempre.

La call non durò molto, ma l'idea era geniale: uno stream interamente trasmesso dall'auto sportiva di Ph0tonP0wer, e ogni 10 iscrizioni al canale lo streamer avrebbe schiacciato il piede sull'acceleratore per 10 secondi.

L'agenzia iniziò dunque la sua campagna di promozione: post ovunque, stories, addirittura l'annuncio arrivò anche su qualche notiziario in TV. “Cos'altro s'inventaranno?” si chiese qualcuno. “La mamma degli stupidi è sempre incinta.” affermò qualcun altro. “Questi influencer fanno danni incalcolabili alla psiche dei nostri bambini” dissero in TV.

Sta di fatto che la gente ne parlava. Si parlava di nuovo della Piattaforma, della content creation, degli streamer, e soprattutto si parlava di Ph0tonP0wer.

Dopo settimane di hype, annunci, scambio di opinioni, venne finalmente il giorno. Con rinnovata fiducia, lo streamer entrò nella sua auto fiammante, accese l'apparecchiatura, e premette su Start Live.

Solita introduzione di rito: sorriso d'ordinanza, tono di voce alto e impostato, saluto a chi si è già collegato, reminder di iscriversi e attivare la campanella delle notifiche.

Pronti? Si parte!

Le prime iscrizioni non tardarono ad arrivare. Questi sono i momenti in cui si vede l'amore della propria community, pensò lo streamer. Alla decima iscrizione, scattò l'alert, e Ph0tonP0wer non tradì la promessa: piede in fondo, sorriso di chi è sicuro delle proprie abilità, e via! La chat era letteralmente impazzita. Come ai tempi d'oro, quando era al top. Macché top, si trovò a pensare: non sono mai stato al top come adesso! Adesso sì che il mondo si ricorderà di me!

Ancora iscrizioni, ancora soldi, ancora alert, e ancora piede sull'acceleratore. La risata dello streamer ben rappresentava l'esaltazione che stava vivendo in quel momento. Senza più remore, senza più dubbi, questa era la cosa giusta da fare, questo era ciò che il pubblico voleva!

La Piattaforma registrò un record di presenze nel suo stream quel giorno, proprio nel momento in cui la trasmissione si interruppe improvvisamente, per poi non riprendere mai più.

 
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from KSGamingLife

Inktober 2025 – Però per scritto – 7/10 – Starfish

L'Inktober ( https://inktober.com/ ) è un'iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all'apatia. K&S quest'anno partecipano congiuntamente. K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social. S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un'iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.

Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.

7/10 – Starfish

Il piccolo Timmy era il bambino più sfortunato del mondo. O per lo meno, è così che si sarebbe dichiarato a tutti coloro che glielo avessero chiesto. Le vacanze stavano per finire, e lui non aveva trovato nemmeno un tesoro. Neanche l'ombra, eppure aveva cercato in lungo e in largo. Gli altri bambini della spiaggia erano naturalmente stati più fortunati: chi aveva trovato un braccialetto, chi un vecchio camioncino di plastica, chi un secchiello rosso, e addirittura c'era chi aveva trovato una macchinina perfettamente funzionante.

Timmy niente. Ma certo: d'altronde, era il bambino più sfortunato di tutti. Quel giorno decise di tentare il tutto per tutto: i suoi genitori si erano addormentati sotto l'ombrellone, e c'era un'insenatura a sinistra della spiaggia, poco lontano, dove non era ancora andato. Il posto non gli piaceva più di tanto, c'era una specie di grotta da cui gli altri vacanzieri si tenevano alla larga per qualche ragione, probabilmente perché era buia e fredda e non prometteva niente di buono. Il posto perfetto per un tesoro! Maledicendosi per non averci pensato prima (chissà quante volte avrebbe potuto vantarsi del suo tesoro con gli amici del mare!), Timmy si allontanò velocemente dall'ombrellone, facendo attenzione a non svegliare i suoi genitori, e corse in direzione della grotta.

Se la ricordava bene: fredda, buia, e rocciosa. Niente spiaggia calda qua, e anche l'acqua sul fondo era decisamente gelida. Però Timmy lo sapeva benissimo: è nei posti più inospitali che si celano i tesori migliori, i suoi eroi della TV e dei videogiochi non avevano mai paura a cacciarsi nei labirinti più spaventosi, e ne uscivano sempre vittoriosi e con qualcosa di scintillante in più. Facendo attenzione a non scivolare, il piccolo Timmy si armò di coraggio e entrò nella grotta.

Pochi metri dopo, la luce del sole non era già più sufficiente per capire dove si potesse andare, ma dalle pareti poco più avanti arrivava una debole luce azzurra. Sarà sicuramente un cristallo luminoso preziosissimo, pensò Timmy, e con rinnovata fiducia fece ancora qualche passo.

Non erano cristalli.

Decine e decine di stelle marine adornavano le pareti della caverna, e ciascuna emetteva quella luce, qui decisamente più evidente, una luce fredda ma comunque confortante in tutto quel buio. Maledizione, pensò Timmy, questo non è un tesoro! Decise comunque che in ogni caso sarebbe stato qualcosa di interessante da mostrare agli amici, e allungò la mano verso una delle stelle marine. All'inizio non si accorse di niente, ma dopo poco divenne evidente che l'intensità della luce aumentava via via che le sue dita si facevano più vicine, come se quegli strani molluschi si concentrassero per identificare cosa si stesse avvicinando.

Non appena l'indice del piccolo Timmy toccò la superficie di una delle stelle marine, un silenzioso lampo di luce attraversò la caverna, e il piccolo Timmy perse i sensi.

Quando riaprì gli occhi, si rese conto di trovarsi su una sorta di tavolo metallico, freddo e umido. Una gelida luce bianca, emessa da un faro su quello che doveva essere il soffitto della stanza dove si trovava, lo investiva completamente, e rendeva difficile abituare la vista e scorgere tutti i dettagli. Riusciva a sentire solo un insopportabile fischio, e una sorta di borbottio provenire dal fondo della stanza. Provò a sollevare la testa per capire di più dove si trovasse, ma era impossibile: qualcuno lo aveva bloccato al tavolo, testa mani e piedi. Eppure non sentiva alcuna sorta di legaccio, o manette. Come se una forza nascosta lo tenesse fermo.

Il piccolo Timmy voleva naturalmente urlare, dimenarsi, scappare, ma riusciva a muovere soltanto gli occhi. Muto e immobile, non potè che assistere all'avvicinarsi di una figura dal lato del tavolo dove si trovavano i suoi piedi. Aveva la pelle come quella di un delfino, o forse di una foca (Timmy non poteva esserne certo, aveva visto questi animali soltanto in TV), di statura bassa, forse perfino più basso di Timmy, e con una testa perfettamente sferica. Dove Timmy si sarebbe aspettato di vedere gli occhi, non vi era nulla, ma poco più in basso si poteva scorgere una sorta di piccola fessura, da cui affiorava un corpo molliccio di colore giallo. La figura sollevò quello che poteva essere un braccio, seppur somigliasse di più a un tentacolo che si divideva in tre verso l'estremità. In quella sorta di mano teneva una specie di cubo perfettamente liscio, color acciaio. Lo posò sulla fronte di Timmy. Era gelido, e emanava una specie di debole vibrazione.

Nei pensieri del bambino comparve un messaggio. “Non fare parola con nessuno di ciò che hai visto. Torna dai tuoi simili. Non toccare le stelle marine.”

Timmy aprì gli occhi. Si doveva essere addormentato sulla spiaggia, sicuramente. Ancora il sole del pomeriggio era alto nel cielo. Le vacanze non erano finite, c'era ancora tempo per divertirsi. Se solo avesse trovato un tesoro da mostrare ai suoi amici!

 
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Inktober 2025 – Però per scritto – 6/10 – Pierce

L'Inktober ( https://inktober.com/ ) è un'iniziativa che ricorre ogni anno: 31 prompt per realizzare altrettante illustrazioni, così da stimolare la creatività e non soccombere all'apatia. K&S quest'anno partecipano congiuntamente. K, da brava illustratrice, posterà i propri disegni sui propri social. S, da totale inetto per quanto riguarda disegno e grafica, parteciperà realizzando brevi raccontini. Si, siamo al corrente che esiste anche un'iniziativa analoga per chi preferisce creare racconti. Ma siamo anticonformisti, che ci volete fare.

Ogni giorno verrà pubblicato qui un racconto, ispirato dalla parola del giorno.

6/10 – Pierce

Le luci sulla plancia non lasciavano spazio ai dubbi. Nemico a ore sei.

Bruce tirò verso di sé la cloche del motore con un movimento rapido, e con l'altra mano avviò una manovra di cabrata. L'aveva fatto mille volte all'accademia, una contromisura classica quando c'è un nemico in coda. Il motore del suo caccia diminuì conseguentemente la velocità, e i flap puntarono verso il cielo, con meccanica precisione. Guardandosi intorno, Bruce cercò di avvistare l'aereo nemico che risultava dal suo radar, e con la coda dell'occhio riuscì a vederlo uscire da una nuvola appena sotto di lui. Il briefing della missione ne segnalava la probabile presenza in zona, e ormai ne era certo: era stato scoperto.

L'addestramento dell'accademia permise a Bruce di identificarlo rapidamente: era un caccia di ultima generazione, modello SK-190, due motori a reazione, adatto al decollo da pista o da portaerei, 16 missili a tracciamento termico, cannone rotante a 6 canne. Un mostro di agilità e maneggevolezza, armato fino ai denti. Un vero osso duro, nelle mani di un pilota esperto.

Bruce strinse i denti, e riposizionò la barra di comando in posizione neutra, pronto a forzare il motore in una virata a sinistra. Come da manuale, aumentò lievemente il gas, e tornò a controllare la strumentazione. Il nemico sembrava essersi lievemente allontanato, ma Bruce ne era certo: ci sarebbe voluto altro per seminarlo.

Dopo pochi secondi, infatti, lo vide nuovamente apparire sul radar. Nemico a ore 6. Si accese un'altra luce sulla strumentazione, quella luce che nessun pilota vuole mai vedere. L'allarme di lock-on. Bruce allungò la mano verso la bottoniera sulla sua sinistra, e premette il tasto che comanda le contromisure. Contemporaneamente, iniziò la virata, e il suo caccia lasciò dietro di sé una nuvola di piccoli bengala, un'ottima contromisura per le testate a tracciamento termico.

Non sarebbe stato abbastanza, Bruce ne era certo. Riportò ancora una volta in orizzontale il suo caccia, e spinse in avanti la cloche del gas. Gli SK-190 erano agili, è vero, ma il suo aereo era più moderno, più potente. E soprattutto, aveva un motore supersonico.

Più veloce, pensò Bruce, più veloce, devi andare più veloce!

L'aereo prese a vibrare, e la velocità divenne l'unico pensiero di Bruce. Chiuse gli occhi, e spinse ancora più in avanti la cloche.

Il boato arrivò all'improvviso, quando meno se l'aspettava. Un tonfo secco, forte, e poi il silenzio. Durante l'allenamento ne aveva sentito parlare, ma non aveva idea che squarciare il muro del suono sarebbe stato così. Riaprendo gli occhi, venne colpito dalla luce che sembrava emanare dappertutto, non più soltanto dal sole all'orizzonte, ma dalle nuvole stesse. Istintivamente, guardò il radar per controllare la posizione del nemico. Nessuna spia, nessun allarme. Tutto tranquillo. Ce l'hai fatta un'altra volta, pensò, dandosi una metaforica pacca sulla spalla. Hai vinto anche stavolta.

Riportò in posizione neutrale la cloche, e puntò il suo caccia verso le montagne a est, come da piano. Poco contava per Bruce, ormai, che le montagne non ci fossero più, così come il radar, la cloche, l'aereo. Tutto era luce, ormai.

 
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